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ONDINA

Titolo originale: ONDINE

Commedia in tre atti

Di JEAN GIRAUDOUX

Versione italiana di SERGIO MORANDO

PERSONAGGI

AUGUSTO - EUGENIA - ONDINA

IL CAVALIERE - IL RE DELLE ONDINE

IL CIAMBELLANO - IL SOPRINTENDENTE

L'AMMAESTRATORE - IL PRESTIGIATORE

IL POETA - BERTA - BERTRAM

IL RE - LA REGINA ISOTTA -SALAMMBO

MATHO - IL PORCARO - 1° PESCATORE

II PESCATORE - 1° GIUDI­CE

II° GIUDICE - ULRICO - GRETA

LA SGUATTERA - Ondine, dame cavalieri,

paggi, servi, il boia.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Una capanna di pescatori. All'esterno un temporale.

SCENA I

Augusto                             - (alla finestra) Che diamine può fare ancora fuori con questo buio!

Eugenia                              - Perché stai in pensiero? Lei ci vede an­che di notte.

Augusto                             - Con questa tempesta!

Eugenia                              - Come se non sapessi che la pioggia non la bagna.

Augusto                             - Adesso canta. Credi che sia lei a can­tare? Non riconosco la voce.

Eugenia                              - Chi vuoi che sia? Siamo a venti leghe dalla casa più vicina.

Augusto                             - La voce viene a volte dal bel mezzo del lago, a volte dall'alto della cascata.

Eugenia                              - È sempre lei, a volte in mezzo al lago, a volte in cima alla cascata.

Augusto                             - Hai voglia di scherzare!... Tu, alla sua età, ti divertivi a saltare ruscelli in piena?

Eugenia                              - Una volta ho tentato. Mi hanno ripe­scata per i piedi. Ho appunto tentato una volta tutto quello che lei fa mille volte in un giorno: saltare gli abissi, raccogliere le cascate in una ciotola... Ah! Mi ricordo la volta che provai a camminare sull'acqua.

Augusto                             - Siamo troppo buoni con lei, Eugenia. Una ragazza di quindici anni non dovrebbe andare in giro per le foreste a quest'ora. Le parlerò seriamente. Non vuole rammendare la biancheria altro che in ci­ma alle rocce, vuole recitare le preghiere solo con la testa sott'acqua. Dove saremmo noi, oggi, se tu avessi avuto una simile educazione!

Eugenia                              - Non mi aiuta forse in casa?

Augusto                             - Ce ne sarebbe da dire...

Eugenia                              - Che pretendi? Non lava i piatti? Non lucida le scarpe?

Augusto                             - Per l'appunto. Non lo so.

Eugenia                              - Non è pulito questo piatto?

Augusto                             - Non si tratta di questo. Ti dico che non l'ho mai vista né lavare né lucidare. E tu nemmeno.

Eugenia                              - Preferisce lavorare fuori.

 

Augusto                             - Sì, sì! Ma i piatti siano tre o dodici, abbia una scarpa o tre paia, ci mette sempre lo stes­so tempo: un minuto e ritorna. Lo strofinaccio non è stato usato, il lucido è intatto. Però tutto è pulito, tut­to brilla. La faccenda dei piatti d'oro, tu ne sei venu­ta in chiaro? E non ha mai le mani sporche. Sai che ha fatto oggi?

Eugenia                              - C'è stato un giorno, in quindici anni, in cui abbia fatto la cosa che ci aspettavamo?

Augusto                             - Ha tolto la cateratta del vivaio. Le tro­te che mettevo insieme da questa primavera, se ne sono andate. Sono riuscito per miracolo a riacchiap­parne una per cena, (la finestra si è aperta brusca­mente) Che c'è ancora?

Eugenia                              - Lo vedi! È il vento.

Augusto                             - Ti dico che è lei. Purché non ricomin­ci a far la commedia con quelle teste che compaiono alla finestra nelle notti di tempesta. Quella del vecchio tutto bianco mi mette i brividi nella schiena.

Eugenia                              - A me piace la donna con le perle. Però se hai paura, chiudi la finestra, (alla luce di un lam­po è apparsa nel vano della finestra una testa di vec­chio incoronato con la barba grondante acqua).

La testa                              - Troppo tardi, Augusto.

Augusto                             - Vedrai, Ondina, se è troppo tardi! (Au­gusto chiude la finestra che si riapre bruscamente: appare, illuminata, una deliziosa testa di najade).

La testa                              - Buonasera, cara Eugenia! (scompare).

Eugenia                              - Ondina, tuo padre si sta inquietando. Vieni dentro!

Augusto                             - Vieni in casa, Ondina! Conto fino a tre. Se al tre non avrai ubbidito, metterò il catenaccio. Dormirai fuori, (un tuono).

Eugenia                              - Non scherzare!

Augusto                             - Vedrai se scherzo! Ondina, uno! (tuono).

Eugenia                              - Che fastidio questi tuoni in fin di frase!

Augusto                             - È colpa mia?

Eugenia                              - Sbrigati prima che tuoni di nuovo. Lo sanno tutti che sai contare fino a tre!

Augusto                             - Ondina, due! (tuono).

Eugenia                              - Sei insopportabile!

Augusto                             - Ondina, tre! (nessun tuono).

Eugenia                              - (aspettando il tuono) Finisci in fretta, povero Augusto.

Augusto                             - Ho finito, io. (mette il catenaccio) Ecco! Ora possiamo cenare in pace, (la porta si spalanca. Augusto ed Eugenia si voltano al fracasso. Un cavaliere, rivestito dell'armatura, è sulla soglia).

SCENA II

Cavaliere                            - (battendo i tacchi) Ritter Hans von Wittenstein zu Wittenstein.

Augusto                             - Io mi chiamo Augusto.

Cavaliere                            - Mi sono permesso di mettere il caval­lo sotto il portico. Il cavallo, come ognun sa, è la parte più importante del cavaliere.

Augusto                             - Vado a strigliarlo, signore.

Cavaliere                            - Già fatto, grazie. Lo striglio da me all'ardennese. Qui li strigliate alla sveva. Li spazzo­late contropelo, il che li rende opachi. Soprattutto i roani. Posso sedere?

Augusto                             - Consideratevi a casa vostra.

Cavaliere                            - Che tempesta! Da mezzogiorno l'acqua mi entra nel collo. Scola via dalle gronde per il san­gue. Ma il peggio è fatto. È la nostra maggior paura, di noi cavalieri, quando portiamo l'armatura... la piog­gia... La pioggia e una pulce.

Augusto                             - Potreste forse toglierla, signore, se pas­sate qui la notte.

Cavaliere                            - Hai mai visto i granchi cambiar gu­scio, mio caro Augusto? È altrettanto complicato! Pri­ma mi riposo. Hai detto che ti chiami Augusto, vero?

Augusto                             - E mia moglie Eugenia.

Eugenia                              - Scusateci, non sono nomi per cavalieri erranti.

Cavaliere                            - Buona donna, non puoi immaginare che gioia sia per un cavaliere errante, che per un me­se intero ha cercato invano Faramondo e Osmunda nella foresta, imbattersi all'ora di cena in Augusto e Eugenia.

Eugenia                              - Difatti! Non sta bene far domande all'ospite, ma forse mi perdonerete questa: avete fame?

Cavaliere                            - Ho fame. Ho una gran fame. Dividerò volentieri la cena con voi.

Eugenia                              - Noi non ceneremo, signore. Ma ho una trota. Magari la mangereste...

Cavaliere                            - Naturalmente. Vado pazzo per le trote.

Eugenia                              - La volete fritta o in gratella?

Cavaliere                            - Io? La voglio al bleu. (spavento di Augusto e di Eugenia).

Eugenia                              - Al bleu? A me riescon bene special­mente alla mugnaia, con del burro bianco.

Cavaliere                            - Avete chiesto la mia opinione. A me la trota piace solo al bleu.

Augusto                             - Eugenia fa miracoli alla graticola.

Cavaliere                            - Vediamo! Non è al bleu che si gettano vive nell'acqua bollente?

Augusto                             - Proprio, signore.

Cavaliere                            - E che la carne rimane soda e più sa­porita perché l'acqua bollente le ha sorprese?

Augusto                             - Sorprese è la parola giusta.

Cavaliere                            - Allora non c'è dubbio: la voglio al bleu.

Augusto                             - Va, Eugenia. Falla al bleu.

Eugenia                              - (sulla porta) Sono molto buone anche farcite di magro.

Augusto                             - Va... (Eugenia va in cucina, il cavalie­re si è messo comodo).

Cavaliere                            - Vedo che i cavalieri erranti sono amati da queste parti.

Augusto                             - Li preferiamo a quelli armati. Un ca­valiere errante è segno che la guerra è finita.

Cavaliere                            - A me piace molto la guerra. Non sono cattivo e non voglio male a nessuno, ma mi piace molto la guerra.

Augusto                             - Ognuno ha i suoi gusti, signore.

Cavaliere                            - A me piace chiacchierare. Sono ciar­liero per natura. In guerra si trova sempre qualcuno con cui far conversazione. Se i compagni sono di cat­tivo umore, si prende un prigioniero, un cappellano: sono i più discorsivi. Oppure si raccoglie un nemico ferito : raccontano sempre la loro storia. Mentre come cavaliere errante, eccettuata l'eco, non vedo con chi avrei potuto scambiar parola da un mese che mi ac­canisco a percorrere questa foresta... Nemmeno un'anima. E Dio sa quante cose ho da dire...

Augusto                             - Dicono che i cavalieri erranti riescano a intendere il linguaggio degli animali?

Cavaliere                            - (barbugliando un po') Non nel senso che credi... Senza dubbio, ci parlano. Per il cavaliere ogni animale selvaggio è un simbolo, quindi il suo ruggito o il suo richiamo diventano una frase simbo­lica che si imprime a caratteri di fuoco nel nostro spirito. Più che parlare, gli animali scrivono, per così dire. Il tutto non è molto vario. Ogni specie dice una sola frase e da lontano; a volte con un accento terri­bile... Il cervo sulla purezza, il cinghiale sul disprez­zo dei beni terreni. È poi sempre il vecchio maschio a parlare. Dietro a lui stanno delle incantevoli cerbiat-te, degli amori di cinghialette... Ma sono sempre o il vecchio cervo o il cinghiale solitario a fare la pre­dica.

Augusto                             - E gli uccelli?

Cavaliere                            - Gli uccelli non rispondono. Sono stato molto deluso dagli uccelli. Recitano al cavaliere la stessa litania sui danni della menzogna. Io tento dì interessarli domandando loro come stanno, se l'anna­ta è buona per mutar le penne o deporre le uova, se è faticoso covare; niente affatto. Non si degnano.

Augusto                             - Mi fa specie l'allodola, signore. All'allo­dola dovrebbe piacere confidarsi.

Cavaliere                            - La gorgiera impedisce al cavaliere di parlare alle allodole.

Augusto                             - Ma allora chi ha potuto spingervi in una regione come questa di dove ben pochi sono tor­nati?...

Cavaliere                            - E chi può essere: una donna!

Augusto                             - Non vi farò domande!

Cavaliere                            - Anzi! Fammene e subito! Sono trenta giorni, Augusto, che non parlo di lei! Non penserai che incontrando due esseri umani, mi lasci sfuggire l'occasione di parlare finalmente di lei!... Interroga, domandami il suo nome e presto.

Augusto                             - Signore...

Cavaliere                            - Domandalo se desideri davvero cono­scerlo!

Augusto                             - Qual è il suo nome?

Cavaliere                            - Si chiama Berta, pescatore. Che bel nome!

Augusto                             - Magnifico, sinceramente.

Cavaliere                            - Le altre si chiamano Angelica, Dia­na, Violante! Tutti possono chiamarsi Angelica, Dia­na, Violante. Ma lei sola merita questo nome solenne, vibrante, tenero. E tu, Eugenia, vorrai certamente sapere se è bella?

Augusto                             - Stiamo parlando di Berta, moglie mia, della contessa Berta.

Eugenia                              - Ah, sì! È bella?

Cavaliere                            - Eugenia, il nostro re mi incarica di acquistargli i cavalli. Questo per dirti che io conservo qualcosa del sensale di cavalli anche con le donne. Nessun difetto mi sfugge. L'Angelica di cui parlavo ha l'unghia del pollice destro scannellata. Violante ha una pagliuzza d'oro nell'occhio. Berta è perfetta.

Eugenia                              - Ne siamo davvero felici.

Augusto                             - Dev'essere graziosa una pagliuzza d'oro in un occhio!

Eugenia                              - Di che t'immischi, Augusto!

Cavaliere                            - Una pagliuzza? Non pensarlo, caro ospite. Una pagliuzza ti potrà divertire per un giorno, per due. Ti divertirai ad inclinare il volto della tua Violante sotto la luna, la abbraccerai alla luce delle torce. Il terzo giorno la odierai, preferirai un mosce­rino nell'occhio della tua dama.

Augusto                             - Com'è? Come un granello di mica?

Eugenia                              - Ci secchi con codeste pagliuzze! Lascia parlare il cavaliere.

Cavaliere                            - È vero, mio buon Augusto! Perché questa parzialità per Violante? Violante, se ci accom­pagna a caccia, spela le ginocchia della giumenta bianca. È carina una giumenta bianca coi ginocchielli, specialmente quando la ferita è impolverata di car­bone! Violante, se porta un candelabro alla regina, tro­va modo di scivolare e cadere lunga distesa sul pa­vimento. Violante, quando il vecchio duca le prende la mano e le racconta una storia divertente, si met­te a piangere...

Augusto                             - Violante? Piange?

Cavaliere                            - Se ti conosco bene, vecchio, tu stai per chiedermi che aspetto prendono le pagliuzze nell'occhio di Violante quando piange.

Eugenia                              - Ci pensava certamente, signore. È coc­ciuto come un mulo.

Cavaliere                            - E ci penserà fino al giorno in cui ve­drà Berta... Perché voi verrete alle nostre nozze, buo­ni ospiti. Vi invito! Berta aveva posto come unica condizione al matrimonio, il mio ritorno da questa foresta e se io ne ritornerò, sarà merito vostro... E vedrai la tua Violante, pescatore, dalla grande bocca e dalle minuscole orecchie, col suo nasino greco, tutta castana, che cosa sembra accanto a quel grande an­gelo nero! E adesso, cara Eugenia, vammi a prendere la trota... Cuocerà troppo, (si apre la porta e appare Ondina).

SCENA III

Ondina                               - (immobile sulla porta) Come siete bello!

Augusto                             - Che cosa dici, sfacciatela?

Ondina                               - Dico: come è bello!

Augusto                             - È nostra figlia, signore. Non conosce le buone maniere.

Ondina                               - Dico che sono felice di sapere che gli uo­mini sono così belli. Mi si ferma il cuore...

Augusto                             - Vuoi star zitta!

Ondina                               - Ho i brividi!

Augusto                             - Ha quindici anni cavaliere. Scusatela...

Ondina                               - Sapevo che doveva esserci una ragione per essere donna. La ragione è che gli uomini sono belli...

Augusto                             - Stai annoiando il nostro ospite...

Ondina                               - Non l'annoio affatto: gli piaccio... Vedi come mi guarda?... Come ti chiami?

Augusto                             - Non si dà del tu a un signore, povera bambina!

Ondina                               - (che si è avvicinata) Com'è bello! Guar­da quest'orecchio, padre, è una conchiglia. Pensi che io possa dare del « voi » a quest'orecchio?... Come si chiama, lui?

Cavaliere                            - Si chiama Hans...

Ondina                               - Dovevo immaginarlo. Quando si è felici e si apre la bocca si dice Hans...

Cavaliere                            - Hans von Wittenstein...

Ondina                               - Quando c'è la rugiada, al mattino, e ci si sente oppressi e un vapore ci esce dalla bocca, senza volerlo diciamo Hans...

Cavaliere                            - Von Wittenstein zu Wittenstein...

Ondina                               - Che bel nome! E com'è bello l'eco in un nome!... Perché sei qui?... Per prendermi?

Augusto                             - Basta! Va in camera tua...

Ondina                               - Prendimi! Portami via. (Eugenia ritorna con il piatto).

Eugenia                              - Ecco la vostra trota al bleu, signore. Mangiate. Sarà meglio che ascoltare la nostra pazza...

Ondina                               - La sua trota al bleu!

Cavaliere                            - È magnifica!

Ondina                               - Madre, tu hai avuto il coraggio di cuoce­re una trota al bleu!

Eugenia                              - Zitta. Ormai è cotta...

Ondina                               - O mia diletta trota, dalla nascita tu nuo­tavi verso l'acqua fredda!

Augusto                             - Non ti metterai a piangere per una trota!

Ondina                               - Dicono di essere i miei genitori... E ti hanno presa. E ti hanno gettato viva nell'acqua bol­lente!

Cavaliere                            - Sono io che l'ho chiesto, bambina.

Ondina                               - Voi?... Avrei dovuto immaginarlo. A guar­darvi da vicino si capisce tutto... Siete una bestia, non è vero?

Eugenia                              - Perdonateci, signore.

Ondina                               - Non capite niente di niente, vero? È que­sta la cavalleria, questo il coraggio! Andate in cerca' di giganti che non esistono e se una piccola creatura viva guizza nell'acqua chiara, la fate cuocere viva.

Cavaliere                            - E la mangio, ragazza mia! E la trovo succulenta!

Ondina                               - Vedrete com'è succulenta... (getta la tro­ta dalla finestra) Mangiatela adesso... Addio.

Eugenia                              - Dove vai di nuovo?

Ondina                               - C'è là fuori qualcuno che ha gli uomini in orrore e vuol dirmi quello che sa di loro... Mi son sempre tappata le orecchie, avevo un'idea mia... Ba­sta, lo ascolto...

Eugenia                              - Esce di nuovo a quest'ora...

Ondina                               - Fra un minuto saprò tutto, saprò quel che sono, tutto quel che sono, tutto quello che pos­sono fare. Tanto peggio per voi.

Augusto                             - Dovrò trattenerti a forza?           - (Ondina lo evita con un balzo).

Ondina                               - So già che mentono, so che i belli sono brutti e i coraggiosi, codardi... So che li detesto.

Cavaliere                            - Essi ti ameranno, bambina... .

Ondina                               - (fermandosi, ma senza voltarsi) Che ha detto?

Cavaliere                            - Niente... Non ho detto niente.

Ondina                               - (sulla porta) Provate a ripetere.

Cavaliere                            - Gli uomini ti amano, bambina.

Ondina                               - Io li odio, (scompare nella notte).

SCENA IV

Cavaliere                            - Complimenti. La educate bene...

Augusto                             - Eppure Dio sa se la sgridiamo...

Cavaliere                            - Bisogna picchiarla.

Eugenio                             - Acchiappatela, se potete!

Cavaliere                            - Rinchiuderla, lasciarla senza frutta.

Augusto                             - Non mangia niente.

Cavaliere                            - È una bella fortuna. Io muoio di fame. Fatemi un'altra trota al bleu. Solo per punirla.

Augusto                             - Era l'ultima, signore... Ma abbiamo affumicato un prosciutto. Eugenia ve ne taglierà qual­che fetta...

Cavaliere                            - Vi permette di uccidere i maiali? Siete fortunati! (Eugenia esce).

Augusto                             - Vi ha fatto inquietare, cavaliere. Ne sono mortificato.

Cavaliere                            - Mi ha fatto inquietare perché sono una bestia, come dice lei. In fondo noi uomini siamo tutti uguali, vecchio pescatore. Vanitosi come una gallina faraona. Quando mi diceva che ero bello, so di non esserlo, ma mi faceva piacere. Mi è dispiaciuta quando ha detto che ero vigliacco e so di non essere vigliacco...

Augusto                             - Siete gentile a prenderla così...

Cavaliere                            - Oh! Ma io me la prendo... Sono fu­rente. Sono sempre furente con me stesso, quando gli altri hanno torto!

Eugenia                              - Augusto, non trovo il prosciutto! (Augu­sto la raggiunge).

SCENA V

Ondina avanza piano piano fino alla tavola dietro il cavaliere che tende le mani al fuoco e non si volta subito.

Ondina                               - Io mi chiamo Ondina.

Cavaliere                            - È un bel nome.

Ondina                               - Hans e Ondina... Sono i nomi più belli del mondo, non è vero?

Cavaliere                            - Oppure Ondina e Hans.

Ondina                               - Oh no! Hans prima. È l'uomo. Deve pre­cedere. Comanda... Ondina è la ragazza... Lo segue di un passo... Sta zitta.

Cavaliere                            - Sta zitta! Come diavolo fa!

Ondina                               - Dovunque Hans la precede di un passo... Nelle cerimonie... A corte... Nella vecchiaia. Hans muo­re per primo... È orribile... Ma Ondina lo raggiunge subito... Si uccide...

Cavaliere                            - Che vai dicendo!

Ondina                               - C'è un attimo tremendo da passare. Il minuto che segue la morte di Hans... Ma non è lungo...

Cavaliere                            - Per fortuna non si arrischia niente a parlare di morte alla tua età...

Ondina                               - Alla mia età... Provate ad uccidervi. Ve­drete se non mi uccido anch'io.

Cavaliere                            - Non ho mai avuto meno voglia di uccidermi.

Ondina                               - Dite che non mi amate! Vedrete se non mi uccido...

Cavaliere                            - Un quarto d'ora fa non mi conoscevi e vuoi morire per me? Credevo che non fossimo più amici, dopo la faccenda della trota.

Ondina                               - Oh, tanto peggio per la trota! Sono un po' sciocche le trote. Doveva soltanto evitare gli uomini, se non voleva essere presa. Ma anch'io sono sciocca. Anch'io sono presa...

Cavaliere                            - Nonostante quello che ti ha detto il tuo amico sconosciuto, là fuori, sugli uomini?

Ondina                               - Mi ha detto delle sciocchezze...

Cavaliere                            - Capisco. Facevi da sola domande e risposte...

Ondina                               - Non scherzate... Non è lontano... È ter­ribile...

Cavaliere                            - Non vorrai farmi credere che hai pau­ra di qualcuno o di qualcosa?

Ondina                               - Sì, ho paura che mi abbandoniate... Ha detto che mi avreste abbandonata... Ma ha anche detto che non siete bello. Essendosi sbagliato sulla seconda cosa, può aver sbagliato anche la prima.

Cavaliere                            - Tu, come sei, bella o brutta?

Ondina                               - Dipenderà da voi, da ciò che farete di me. Io preferisco essere bella. Preferirei che voi mi amaste... Preferirei essere la più bella...

Cavaliere                            - Sei una piccola bugiarda. Eri ancor più bella un momento fa quando mi odiavi... Non ti ha detto altro il tuo amico?

Ondina                               - Mi ha detto anche che se vi 'baciassi, sa­rei perduta... Ha fatto male... Io non pensavo affatto a baciarvi...

Cavaliere                            - Adesso ci pensi?

Ondina                               - Ci penso disperatamente.

Cavaliere                            - Pensalo soltanto.

Ondina                               - Oh, non perdete niente. Entro questa se­ra sarete baciato... Ma è così dolce l'attesa... Ci ricor­deremo di questo momento più tardi... Il momento in cui non mi avete baciata...

Cavaliere                            - Mia piccola Ondina...

Ondina                               - Il momento in cui non mi avete detto di amarmi... Non aspettate più... Ditemelo... Eccomi, ho le mani che tremano... Ditemelo!

Cavaliere                            - Pensi che si possa dirlo così: ti amo?

Ondina                               - Parlate, ordinate! Come è lento un uomo! Ditemi come bisogna mettersi, non chiedo di meglio... Sulle vostre ginocchia, vero?

Cavaliere                            - Prendere una ragazza sulle ginocchia con questa armatura? Occorrono dieci minuti soltanto per svitarmi gli spallacci.

Ondina                               - Io conosco un mezzo per smontare le armature, (l'armatura si scioglie d'un tratto. Ondina si precipita sulle ginocchia di Hans).

Cavaliere                            - Sei pazza! E le mie braccia? Credi che si aprano alla prima venuta?

Ondina                               - Ho anche modo di farti aprire le brac­cia... (il cavaliere improvvisamente vinto apre le brac­cia) E di richiuderle, (il cavaliere chiude le braccia. Si sente fuori una voce femminile).

La voce                              - Ondina!

Ondina                               - (voltandosi furente verso la finestra) Zitta tu! Chi ti ha chiamata!...

La voce                              - Ondina!

Ondina                               - Mi immischio nei tuoi affari, io? Mi hai mai chiesto consiglio per il tuo matrimonio!

La voce                              - Ondina!

Ondina                               - È bello davvero tuo marito! Un tricheco coi buchi del naso senza naso! Ti ha avuta per una collana di perle!... E non erano nemmeno assortite.

Cavaliere                            - Con chi parli, Ondina?

Ondina                               - Con delle vicine.

Cavaliere                            - Credevo che la vostra casa fosse isolata.

Ondina                               - Ci sono invidiosi dappertutto. Sono ge­lose di me.

Altra voce                          - Ondina!

Ondina                               - E tu! Ti sei gettata fra le pinne del pri­mo cetaceo che t'ha mostrato il getto d'acqua!

Cavaliere                            - Sono voci incantevoli.

Ondina                               - Il mio nome è incantevole, non la loro voce. Abbracciami, Hans, voglio finirla per sempre con loro... Non hai scelta del resto!

Voce d'uomo                     - Ondina!

Ondina                               - Troppo tardi. Vattene.

Cavaliere                            - È l'amico di cui parlavi?

Ondina                               - (gridando) Sono sulle sue ginocchia! Mi ama!

Voce d'uomo                     - Ondina!

Ondina                               - Non ti ascolto più. Non ti si sente più di qui... E poi è troppo tardi. È fatta! Io sono la sua amante, sì, la sua amante. Non capisci? È così che essi chiamano la loro donna, (rumore alla porta di cucina).

Cavaliere                            - (spingendo dolcemente a terra Ondina) I tuoi genitori, Ondina!

Ondina                               - Ah, lo sai? Peccato! Credevo di non aver­telo insegnato!

Cavaliere                            - Che cosa?

Ondina                               - Il modo di aprire le braccia.

SCENA VI

Eugenia                              - Scusate. Non trovavamo più il prosciutto!

Ondina                               - L'avevo nascosto io, per restare sola con Hans...

Augusto                             - E non ti vergogni?

Ondina                               - No! Non ho perduto tempo. Miei cari, mi sposa. Il cavaliere Hans mi sposa!

Augusto                             - Aiuta tua madre invece di dire stu­pidaggini!

Ondina                               - Sì. Madre, dammi la tovaglia. Servo io Hans. Da questo momento sono la serva del mio si­gnore Hans.

Augusto                             - Cavaliere, ho portato una bottiglia dal­la cantina. Se permettete, dopo berremo con voi.

Ondina                               - Uno specchio, signor Hans, per aggiu­starvi i capelli prima di mangiare?...

Eugenia                              - Dove hai preso questo specchio d'oro, Ondina?

Ondina                               - Un po' d'acqua sulle mani, maestà?

Cavaliere                            - Che brocca stupenda! Nemmeno il re ne ha di uguali...

Augusto                             - È la prima volta che la vediamo...

Ondina                               - Bisognerà che mi mostriate tutto quello che dovrò fare, mio sire. Bisogna che dall'alba al tra­monto io sia la vostra serva modello.

Cavaliere                            - Dall'alba al tramonto, piccola Ondina? Svegliarmi sarà la cosa più difficile. Ho il sonno duro...

Ondina                               - (seduta e stretta al cavaliere) Che for­tuna! Ditemi come debbo tirarvi i capelli per farvi uscire dal sonno e come aprirvi gli occhi con le mani, mentre la vostra testa si dibatte, come schiudervi le labbra per baciarvi e darvi il respiro!

Eugenia                              - I piatti, Ondina.

Ondina                               - O madre, apparecchia tu. Il signor Hans mi sta insegnando come si fa a svegliarlo... Proviamo signor Hans! Fate come se dormiste...

Cavaliere                            - Impossibile, con questo buon odore di cucina!

Ondina                               - Svegliati, mio piccolo Hans... È già l'alba! Ricevi questo bacio nella notte e questo all'aurora...

Augusta                             - Perdonatele queste fanciullaggini, si­gnore...

Eugenia                              - È giovane. Si affeziona...

Cavaliere                            - Questo sì che è prosciutto!

Augusto                             - L'abbiamo affumicato al ginepro.

Ondina                               - Ho torto a svegliarti! Perché svegliare chi si ama? Nel sonno tutto lo spinge verso di noi, ma appena gli si aprono gli occhi, ci sfugge. Dormite, dormite, mio signore...

Cavaliere                            - Volentieri. Un'altra fetta.

Ondina                               - Come sono maldestra! Ti addormento in­vece di svegliarti... E la sera, lo so benissimo, ti sveglierò invece di addormentarti.

Eugenia                              - Oh, sì! Sarai una bella massaia!

Augusto                             - Sta zitta un momento, Ondina, vorrei dire una parola.

Ondina                               - Certo che sarò una buona massaia! Ti credi brava perché sai arrostire il maiale! Questo non significa essere massaia!

Cavaliere                            - Ah sì? E che occorre?

Ondina                               - Essere tutto ciò che il mio signore Hans ama, tutto ciò che egli è. Essere la sua cosa più bella e la più umile. Io sarò i tuoi calzari, marito mio, e il tuo respiro. Sarò il pomo della tua sella. Sarò il tuo pianto e i tuoi sogni... Quello che stai mangiando sono io...

Cavaliere                            - E' salato a puntino. E' squisito...

Ondina                               - Mangiami. Finiscimi.

Eugenia                              - Ondina! Tuo padre vuol parlare.

Augusto                             - (alzando il bicchiere) Signore, poiché ci fate l'onore di passare in casa nostra una notte...

Ondina                               - Diecimila notti... Centomila notti...

Augusto                             - Permettetemi di augurarvi il più gran­de trionfo che cavaliere abbia avuto, e di bere a co­lei che amate...

 

Ondina                               - Sei gentile, babbo...

Augusto                             - A colei che vi attende in ansia...

Ondina                               - Non lo aspetta più... È finita l'ansia...

Augusto                             - E che porta un nome che voi avete proclamato il più bello di tutti, benché io preferisca quello di Violante, ma per Violante riconosco di essere un po' parziale a causa...

Eugenia                              - Sì, sì, lo sappiamo, va' avanti...

Augusto                             - Alla più bella, alla più degna, all'angelo nero, come voi la chiamate; a Berta, la vostra dama!

Ondina                               - (che si è alzata) Che dici?

Augusto                             - Dico quello che il cavaliere stesso ha detto.

Ondina                               - Menti! Mente anche lui! Mi chiamo Ber­ta, adesso?

Eugenia                              - Non si tratta di te, cara.

Augusto                             - Il cavaliere è fidanzato con .la contessa Berta. La sposerà al suo ritorno. Non è così cavaliere? Lo sanno tutti...

Ondina                               - Mentono tutti.

Cavaliere                            - Mia piccola Ondina...

Ondina                               - Guarda, ha smesso di mangiare prosciut­to! Esiste una Berta, sì o no?

Cavaliere                            - Lasciami spiegare!

Ondina                               - Esiste una Berta, sì o no?

Cavaliere                            - Sì. C'è una Berta. C'era una Berta.

Ondina                               - Dunque è vero quel che l'altro mi ha detto degli uomini! Ti attirano con mille insidie sulle ginocchia, ti baciano da farti male alla bocca, ti pas­sano le mani addosso ovunque trovano pelle e intanto pensano a una donna nera chiamata Berta...

Cavaliere                            - Non ho fatto nulla di simile, Ondina!

Ondina                               - (mordendosi un braccio) L'hai fatto tu. Ne porto ancora i segni... Guardate questo morso al braccio, è stato lui a farlo.

Cavaliere                            - Brava gente, non le crederete...

Ondina                               - Io sarò ciò che hai di più umile e di più bello, diceva. Sarò i tuoi piedi nudi. Sarò la tua be­vanda e il tuo cibo... Sono parole sue, madre! E che cosa non avrei dovuto fare per lui! Trascorrere tutta la giornata fino a mezzanotte a svegliarlo, morire per lui nell'istante che seguirà la sua morte!... Me lo hai chiesto, sì o no? E intanto essi portano in cuore l'im­magine di una specie di demonio di cera che chiamano il loro angelo nero.

Cavaliere                            - Cara Ondina!

Ondina                               - Ti disprezzo, ti sputo via!

Cavaliere                            - Ascoltami...

Ondina                               - Lo vedo di qui l'angelo nero, con un'om­bra di baffi. Lo vedo tutto nudo quell'angelo nero con le sue frange pelose. Questo genere di angelo nero ha una coda arricciata in fondo alla schiena, si sa.

Cavaliere                            - Perdonami, Ondina...

Ondina                               - Non avvicinarti... Mi getto nel lago, (ha aperto la porta; piove paurosamente).

Cavaliere                            - (si è alzato) Credo che non ci sia più alcuna Berta, Ondina.

Ondina                               - Sì! Tradisci anche Berta! I miei poveri genitori arrossiscono per la tua condotta.

Augusto                             - Non credetele, signore!

Ondina                               - Lascia questa casa all'istante o io non ci tornerò... (si volta) Che hai osato dire poco fa?

Cavaliere                            - Credo che non ci sia più alcuna Berta, Ondina.

Ondina                               - Menti. Addio! (scompare).

Cavaliere                            - Ondina! (corre alla ricerca di Ondina).

Augusto                             - Ho combinato un bel guaio.

Eugenia                              - Sì... hai combinato un bel guaio.

Augusto                             - Sarà meglio che gli dica tutto.

Eugenia                              - Sì. Sarà meglio dirgli tutto.

SCENA VII

Cavaliere                            - Non è vostra figlia, vero?

Eugenia                              - No, signore.

Augusto                             - Avevamo una figlia. Aveva sei mesi quando ci fu tolta.

Cavaliere                            - Chi vi ha affidato Ondina? Dove abita chi ve l'ha affidata?

Augusto                             - L'abbiamo trovata in riva al lago. Nes­suno l'ha reclamata.

Cavaliere                            - Si deve chiedere a voi, insomma, la sua mano?

Augusto                             - Ci chiama suoi genitori, signore.

Cavaliere                            - Amici miei, vi domando la mano di Ondina!

Augusto                             - Parlate da senno?

Cavaliere                            - Da senno? Non pretenderai che il tuo vinello mi abbia dato alla testa!

Augusto                             - Oh no! È un modesto vino della Mosella che non fa scherzi.

Cavaliere                            - Non ho mai avuto maggior senno. Non ho mai saputo meglio quel che dicevo. Ti domando la mano di Ondina, pensando alla mano di Ondina. Vo­glio stringere questa mano, voglio che mi conduca alle nozze, alla battaglia, alla morte.

Augusto                             - Non si possono avere due fidanzate, si­gnore... Sarebbero troppe mani...

Cavaliere                            - E qual è la prima fidanzata, Berta forse?

Augusto                             - L'abbiamo saputo da voi.

Cavaliere                            - Conosci Berta per difendere così la sua causa? Io la conosco. La conosco da quando ho visto Ondina.

Augusto                             - Da voi abbiamo saputo che è perfetta.

Cavaliere                            - Sì, a parte un po' di schiuma all'ango­lo della bocca, a parte quella sua risata stridula, è perfetta.

Augusto                             - Credevo che la prima legge di un ca­valiere errante fosse quella di essere fedele...

Cavaliere                            - Fedele all'avventura, sì. Ed io sarò il primo ad esserlo perché fino ad oggi siamo stati dav­vero ingenui, noi cavalieri erranti. Scoprivamo palaz­zi per tornarcene ad abitare nei nostri manieri. Libe­ravamo Andromeda e questo ci dava diritto a una pensione a sessant’anni. Conquistavamo il tesoro dei giganti per essere dispensati dal magro il venerdì... Per me è finita! L'avventura non sarà più per me quella specie di noviziato nella cavalleria e nell'im­maginazione che si impone persino ai futuri cancel­lieri. Ormai io scopro, saccheggio e sposo per conto mio: sposo Ondina.

Augusto                             - Fate male.

Cavaliere                            - Male? Rispondimi francamente, pesca­tore. Una volta un cavaliere girava il mondo cercando qualcosa che non fosse logoro, consueto, sciupato. Egli incontrò sulla riva di un lago una fanciulla chiamata Ondina. Una fanciulla che trasformava i piatti di sta­gno in piatti d'oro, che usciva nella tempesta senza bagnarsi. Non solo era la più bella fanciulla ch'egli avesse visto, ma sentiva che era piena di gaiezza, di tenerezza, di sacrificio. Sentiva che poteva morire per lui, fare per lui cose impossibili ad ogni altro essere umano: attraversare le fiamme, buttarsi negli abissi, volare... Egli s'inchinò profondamente e ripartì per sposare una bruna chiamata Berta!... Chi era costui?

Augusto                             - Voi impostate male il problema.

Cavaliere                            - Ti domando che cos'era. Non osi ri­spondere. Un idiota, non è vero?

Eugenia                              - Vi siete già impegnato, signore!

Cavaliere                            - Mia cara Eugenia, non penserai che, rifiutandomi voi Ondina, io me ne vada a sposare Berta.

Augusto                             - Se Berta vi ama, cavaliere, imparerà anche lei a nuotare, a tuffarsi, a volare...

Cavaliere                            - Storie. Quando una ragazza ama, di­venta anzi più torpida, più umida sotto la pioggia. Più soggetta al catarro e alle storte... Basta vedere in chie­sa la faccia della sposa innamorata... lo sposo si chiede di dove venga, a un tratto, quello spaventoso cambia­mento: essa ama.

Eugenia                              - Parla, Augusto.

Cavaliere                            - Sì, parla. Se c'è una ragione per rifiu­tarmi Ondina, dimmela!

Eugenia                              - Signore, voi ci chiedete Ondina. È per noi un onore. Ma vi daremmo quello che non ci appartiene.

Cavaliere                            - Chi supponi che siano i suoi genitori?

Eugenia                              - Non si tratta di genitori. Nel caso di Ondina è proprio superfluo parlare di genitori. Se noi non l'avessimo adottata, Ondina avrebbe ugualmente trovato il modo di crescere e di vivere. Non ha mai avuto bisogno delle nostre carezze, ma appena piove è impossibile tenerla in casa. Non ha mai avuto bisogno di un tetto, ma quante volte l'abbiamo sorpresa addor­mentata sul lago. Forse perché i fanciulli indovinano istintivamente la natura, forse la natura di Ondina è la natura stessa: ci sono grandi forze intorno a Ondina!

Cavaliere                            - Le forze della giovinezza!

Augusto                             - Vi pare! Quando ti ho sposata, mia po­vera Eugenia, avevi la stess'a età, anche tu eri gra­ziosa e intrepida e il lago rimaneva come l'avevo sem­pre conosciuto : ottuso, cieco, e l'inondazione quanto vi è di meno intelligente e la tempesta quanto di più brutale. Da quando Ondina è con noi tutto è cambiato...

Cavaliere                            - Perché sei un pescatore più esperto, perché sei vecchio.

Augusto                             - Un lago che non distrugge più le reti; che dà sempre la quantità giusta di pesce, non uno di più né uno di meno; che non entra nella barca anche se nel fondo c'è una falla che non avete visto, come ieri, è una cosa insolita! È la prima volta che mi ca­pita di calafatare una barca con dell'acqua...

Cavaliere                            - Dove vuoi arrivare? Devo chiederla in moglie al lago?

Augusto                             - Non scherzate!

Cavaliere                            - Accetto con gioia che tutti i laghi del mondo mi siano suoceri, e tutte le correnti dei fiumi suocere. Sono in ottimi rapporti con la natura.

Eugenia                              - State in guardia. È vero che la natura non osa mettersi contro l'uomo. Ha un debole per lui. C'è qualcosa in lui che la seduce o la diverte. Essa è fiera di una bella casa, di una bella barca, come un cane del suo collare. Da parte dell'uomo tollera quello che non ammette da nessun'altra specie, e gli altri esseri subiscono lo stesso ricatto. Il tossico e il veleno dei fiori e dei rettili all'avvicinarsi dell'uomo fugge verso l'ombra o si scopre a causa del suo stesso co­lore. Ma se l'uomo dispiace una sola volta alla natura, è perduto!

Cavaliere                            - Ed io le dispiacerei sposando Ondina? Voi non le siete dispiaciuti adottandola? Datemi On­dina, amici!

Augusto                             - Darvi Ondina? Dov'è Ondina, in questo momento? Ritornerà mai più Ondina? Spesso, quando scompare, pensiamo che sia per sempre. E guardate e cercate, non ne rimane traccia. Non ha mai voluto altri vestiti che quelli che ha indosso; non ha mai avuto giocattoli, cofanetti... Quando se ne va, tutto di lei se ne va. Quando è andata, è come se non fosse mai venuta. Ondina e un sogno! Non esiste, Ondina. Tu ci credi a Ondina, Eugenia?

Eugenia                              - Credo che tu stia diventando un po' matto, povero Augusto. Dev'essere quel tuo vino della Mosella. E' così traditore! E' come la faccenda delle pagliuzze...

Augusto                             - Ah, le pagliuzze!

Cavaliere                            - Stai efarneticando con le tue pagliuzze! Quanto a Ondina, mi chiedo se tu non abbia ragione. Io sono come te... Mi par di essere in sogno...

Augusto                             - È chiaro che ricordo di averla vista, la mia piccola Ondina. Ne ricordo la voce, la risata; la vedo ancora gettare la vostra trota, una trota di mezza libbra; ma se anche non comparisse più, se non ci desse altri segni che con brevi lampi e piccole tempe­ste, se ci dicesse che ci ama solo più con le onde che ci lambiscono i piedi o con la pioggia sulle nostre guance, oppure con un pesce di mare finito nella mia rete da lucci, la cosa non mi stupirebbe...

Eugenia                              - Scusatelo. Ogni volta che beve un bic­chiere, sragiona.

Augusto                             - E non ho detto tutto al cavaliere! Non gli ho detto com'era la spiaggia intorno al luogo dove trovammo Ondina: segnata dappertutto da quelle im­pronte che lasciano due amanti distesi sulla sabbia. Ma ce n'erano cento, mille... Come se mille coppie si fossero avvinte in riva al lago e Ondina ne fosse la figlia...

Eugenia                              - È partito!

Augusto                             - E nemmeno la traccia di un alluce, mi capite? Centinaia di corpi e nemmeno un piede!...

Eugenia                              - Signore, con vostra licenza, andiamo a dormire!

Augusto                             - Impronte fresche, incrostate di madre­perla, di mica...

Eugenia                              - Ricomincia con la mica... È proprio stan­co... Vieni Augusto! Parleremo domani di Ondina.

Augusto                             - Se ritornerà!

Cavaliere                            - Ritorni o no... io l'aspetto... (si stende sulla poltrona).

SCENA VIII

Il fondo della capanna diventa trasparente. Appare un'ondina.

L'ondina                            - Prendimi, bel cavaliere!

Cavaliere                            - Come?

L'ondina                            - Baciami!

Cavaliere                            - Che avete detto?

L'ondina                            - Baciami!

Cavaliere                            - Perché dovrei baciarvi?

L'ondina                            - Devo spogliarmi nuda, bel cavaliere?

Cavaliere                            - Non mi riguarda. A piacer vostro.

L'ondina                            - Devo sdraiarmi sul dorso, sul fianco?

Ondina                               - (comparendo improvvisamente) Che cer­vellino! Hai un'aria così stupida! (l'ondina scompare).

Cavaliere                            - (prendendo Ondina fra le braccia) Che cos'è questo scherzo, piccola Ondina?

Ondina                               - È una di quelle vicine gelose. Non vo­gliono che ti ami. Dicono che ti dai alla prima venuta, che la prima sfrontata può sedurti...

Cavaliere                            - Ci si provi, amore! (nuova apparizione).

IP ondina                           - Non prendermi!

Cavaliere                            - Che cosa dice questa?

IIa ondina                           - Non prendermi, bel cavaliere! Non mi servo di certi mezzi io.

Cavaliere                            - Di quali mezzi?

Ondina                               - Sono convinte che se non ti ha vinto la sfacciataggine, il pudore potrà sedurti in un attimo-Esse dicono che tutti gli uomini, poveretti, sono fatti così...

IIa ondina                           - Non sciogliermi i capelli, bel cavaliere, non accarezzarmi le reni!

Cavaliere                            - Questa non c'è male. Mi mandano la più bella?

Ondina                               - No! La più intelligente. O Hans caro, ab­bracciami. Guarda quell'idiota... Com'è stupida una donna che si offre!... Ebbene, puoi andartene anche tu! Hai perduto! (l'ondina scompare; ne compare un'altra).

Cavaliere                            - Un'altra!

Ondina                               - Eh, no! Voi non state al gioco! Dovevano venirne solo due.

Cavaliere                            - Aspetta. Vuol parlare.

Ondina                               - Se ne vada! È il canto delle tre sorelle. Da noi, nessuno può resistervi.

Cavaliere                            - Parla ragazza.

IIIa ondina                         - Hans Wittenstein zu Wittgenstein Senza te la vita è morte. Alles was ist dein is mein. Non lasciarmi. Tienimi forte...

Cavaliere                            - Brava. È delizioso.

Ondina                               - Perché delizioso?

Cavaliere                            - È semplice, è delizioso. Doveva essere all'incirca così il canto delle sirene.

Ondina                               - Infatti. L'hanno copiato... Ecco la seconda sorella! Non ascoltarla, (una seconda ondina si è mes­sa vicino alla prima).

Cavaliere                            - Non hai fiducia?

Ondina                               - O amor mio, non ascoltare!

Cavaliere                            - Che cosa erano in confronto alle tue braccia, le funi con cui fu legato Ulisse!

Ondina                               - (alla IVa ondina) Su, comincia! E sbrigati!

IVa ondina                         - Qualche volta ti penso così forte Che ne sei scosso nel letto ove giaci. Se la bocca dormendo tu mi baci Vicina a te mi sveglio dalla morte!

Ondina                               - È finita, no?

Cavaliere                            - Non ancora, per fortuna. Ecco la terza...

Ondina                               - Non vedi che non ha gambe, gambe se­parate, che ha una coda... Chiedile di fare la spaccata, tanto per provare... Io sono una vera donna... So far­la... Guarda!

Cavaliere                            - Che cosa stai dicendo! A voi, signorina!

Ondina                               - Se pensi che sia divertente sentir dire da altri quello che pensiamo noi senza poterlo dire!

'

Cavaliere                            - È il destino d'ogni uomo; eccetto Wolfram von Eschenbach, che sa dire quello che non pensa... Zitta!

Va ondina                           - All'imbrunire quando accendo il fuoco Sento i cani ed il pastore rientrare. E penso a te che m'ami forse un poco... Piango. La fiamma arrossa il focolare.

Cavaliere                            - È stupendo! Faglielo ripetere. Lo im­parerai a memoria per le nostre serate...

Ondina                               - Non restare un minuto di più, vattene!

Un'ondina                          - Hai perduto, Ondina, hai perduto!

Cavaliere                            - Che cosa hai perduto?

Un'ondina                          - La scommessa. Ti tiene fra le braccia e guarda me. Ti bacia e ascolta me. Ti tradirà.

Ondina                               - Non sai che per gli uomini è uso corrente far dire il proprio amore da degli stupidi come te, che cantano o recitano? Li chiamano poeti. Tu sei un poe­ta. Sei una stupida...

Un'ondina                          - Se vuoi permettergli di tradirti con la musica, con la bellezza, fai pure. Hai perduto!

Ondina                               - No. Si sta burlando di voi. Ho vinto.

Un'ondina                          - Allora posso dire che accetti? Il patto è valido?

Cavaliere                            - Che patto?

Ondina                               - Sì. Puoi dirlo. Dillo all'invidia, alla ge­losia, alla vanità...

Un'ondina                          - Benissimo!

Ondina                               - Ad ogni cosa che brulichi, nuoti, faccia l'ambra, abbia lische, deponga uova a miliardi...

 Un'ondina                         - T'accorgerai se è più interessante es­sere vivipara!

Cavaliere                            - Ma che diamine state dicendo!

Ondina                               - Vaglielo a dire! Vattene...

Un'ondina                          - Fra un minuto sia lo sapranno. Anche chi intendo io?

Ondina                               - Sia maledetto! (l'ondina scompare).

Cavaliere                            - Che modi! Che furia!

Ondina                               - Sì, è la famiglia!

SCENA IX

Ondina e il cavaliere sono seduti. Ondina lo ab­braccia.

Ondina                               - Questa volta sei preso, eh?

Cavaliere                            - Anima e corpo.

Ondina                               - Non ti dibatti più. Non fai più gli effetti di voce e i giochetti con le gambe.

Cavaliere                            - Sono paralizzato dalla gioia.

Ondina                               - Ci son voluti venti minuti... Per il luccio ce ne vogliono trenta.

Cavaliere                            - C'è voluta tutta la mia vita. Dall'in­fanzia un amo mi strappava dalla sedia, dalla barca, dal cavallo... Mi tirava verso di te...

Ondina                               - Si è conficcato proprio nel cuore? Non nelle labbra o nel grasso della guancia?

Cavaliere                            - Troppo a fondo perché tu possa stac­carlo.

Ondina                               - È pretendere troppo chiederti di uscire da queste metafore di pesci e dirmi che mi ami?

Cavaliere                            - (in ginocchio) No, ecco. Dico che ti amo.

Ondina                               - L'avevi già detto?

Cavaliere                            - A tutte quelle che non amavo.

Ondina                               - Racconta! Parla delle mie vittorie! Dim­mi chi abbandoni per me!

Cavaliere                            - Quasi nulla... Nulla... Tutte le donne...

Ondina                               - Quelle malvagie, indegne, barbute?

Cavaliere                            - Quelle buone, quelle belle!

Ondina                               - O Hans, vorrei offrirti l'universo e già ne tolgo la metà più bella. Un giorno me lo rinfaccerai...

Cavaliere                            - Non sono nulla vicino a te. Le vedrai...

Ondina                               - Dove potrei vederle?

Cavaliere                            - Dove si trovano. Nei maneggi. Sulla sponda dei pozzi. Dai mercanti di velluti. Partiremo domani...

Ondina                               - Vuoi già lasciare la nostra casa, il lago?

Cavaliere                            - Voglio che il mondo veda la sua crea­tura più perfetta... Non sai che tu sei la cosa più perfetta che il mondo possegga?

Ondina                               - Lo immagino. Ma il mondo ha occhi per vedere?

Cavaliere                            - E anche tu vedrai il mondo. Non po­tete continuare ad ignorarvi l'un l'altro. È molto bel­lo, Ondina!

Ondina                               - O Hans, del mondo c'è una sola cosa che vorrei sapere. Ci si lascia nel mondo?

Cavaliere                            - Che vuoi dire?

Ondina                               - Supponiamo un re e una regina che si amino; si lasciano?

Cavaliere                            - Ti capisco sempre meno.

Ondina                               - Mi spiego. Prendi i pescecani, non che io li ami particolarmente; sembra sempre che siano rauchi. Non sono rauchi. Hanno le corde vocali. E siccome aprono sempre la bocca, il sale si incrosta sui loro bronchi...

Cavaliere                            - C'entrano i pescecani?

Ondina                               - No, no! È un esempio. Una volta accop­piati, Hans, i pescecani non si lasciano mai più. A due dita uno dall'altro nuotano per migliaia di leghe senza che la testa della femmina rimanga mai indietro più di una testa... Vivono così vicino il re e la regina? La regina un po' più indietro del re, come si conviene?

Cavaliere                            - Sarebbe difficile. Il re e la regina han­no ciascuno i propri appartamenti, le proprie vetture, i propri giardini...

Ondina                               - Ciascuno... che spaventosa parola! Perché?

Cavaliere                            - Perché ciascuno ha le proprie occupa­zioni e i propri ozi...

Ondina                               - Anche i pescecani hanno delle occupazio­ni terribilmente diverse! Devono nutrirsi. Devono cac­ciare, inseguire talvolta branchi di miliardi di arin­ghe che si disperdono davanti a loro in un miliardo di lampi... Hanno dunque miliardi di ragioni per an­darsene uno a destra e l'altro a sinistra. Eppure vi­vono vicini e paralleli per tutta la vita. Nemmeno una sogliola passerebbe tra loro.

Cavaliere                            - Temo molto che fra il re e la regina possano passare le balene venti volte al giorno. Il re sorveglia i ministri, la regina i giardinieri. Sono tra­scinati da correnti diverse.

Ondina                               - Appunto, parliamo delle correnti: i pe­scecani devono combattere contro venti, contro cen­to correnti. Correnti gelide, correnti calde. Il pesce­cane potrebbe preferire le fredde, la pescecagna le tiepide... Correnti più forti del flusso, del riflusso... che squarciano le navi, ma che non separano d'un pollice maschio e femmina pescecane.

Cavaliere                            - Il che dimostra che uomini e pesceca­ni appartengono a specie diverse.

Ondina                               - Ma tu, beninteso, non mi lascerai mai, neppure per un secondo, neppure d'un metro. Da quando ti amo, la solitudine comincia a due passi da te.

Cavaliere                            - Sì, Ondina.

Ondina                               - Farà più male darsi degli urti o non vedersi?

Cavaliere                            - Dove vuoi arrivare, Ondina?

Ondina                               - O Hans, ascoltami. Conosco qualcuno che potrebbe unirci per sempre, uno potentissimo che po­trebbe far sì che noi venissimo saldati uno all'altro come certi gemelli, vuoi che lo chiami?

Cavaliere                            - E le braccia, Ondina, non ne tieni conto?

Ondina                               - Le braccia servono agli uomini soprat­tutto per sciogliersi. Oh no, più ci penso e più trovo che è l'unico modo perché marito e moglie non siano alla mercé di un desiderio, di un umore. L'amico che ci unirà è fuori, accetterà. Devi dire solo una parola.

Cavaliere                            - Quei tuoi famosi pescecani sono forse saldati?

Ondina                               - È vero. Ma non vanno fra gli uomini. Sarebbe una cintura di carne che ci tenga allacciati alla vita. Ci ho pensato. Sarebbe flessibile, non impe­direbbe che ci abbracciassimo.

Cavaliere                            - Ondina, e la guerra?

Ondina                               - Appunto. Andrò in guerra con te. Sarem­mo il cavaliere dai due volti. Il nemico fuggirà. Di­venteremmo celebri. Lo chiamo, vero?

Cavaliere                            - E la morte?

Ondina                               - Appunto. La cintura non si potrebbe scio­gliere. Ho previsto tutto, vedrai come sarò discreta. Mi tapperò le orecchie, chiuderò gli occhi. Non ti ac­corgerai che sono saldata a te... Lo chiamo?

Cavaliere                            - No. Prima proviamo così, Ondina. Poi vedremo... Hai paura per questa notte?

Ondina                               - Sì... Se credi che non veda quel che pen­si... Naturalmente, pensi, lei ha ragione, e io la terrò stretta tutto il giorno e tutta la notte, ma di tanto in tanto la lascerò un attimo per respirare una boccata d'aria, per giocare a dadi...

Cavaliere                            - Per andare a trovare il mio cavallo...

Ondina                               - Sì, sì, canzonami. Ne sono sicura, tu aspetti che mi addormenti, per andarlo a vedere, il tuo cavallo... Quando quest'angelo dormirà, dici fra te, quest'angelo che non lascerò mai, nemmeno per un minuto, uscirò cinque minuti per dare un'occhiata al cavallo... Aspetterai un pezzo che mi venga son­no!... Dormirai tu...

Cavaliere                            - Dubito di no, Ondina adorata... La felicità mi terrà sveglio per tutta la notte... D'altra parte bisognerà pure che vada a vedere il cavallo. Non solo perché partiremo all'alba... ma anche perché gli racconto tutto.

Ondina                               - Ah, sì? Benissimo!

Cavaliere                            - Che fai?

Ondina                               - Per questa notte mi faccio la cintura da sola. Non ti dà noia se lego intorno a noi questa cordicella?

Cavaliere                            - No, cara.

Ondina                               - E questa catena?

Cavaliere                            - No, cara.

Ondina                               - E questa rete? La toglierai appena dor­mirò. Guarda, sbadiglio già. Buona notte, amore.

Cavaliere                            - Intesi... Uomo e donna non furono mai legati così stretti in questo mondo. (Ondina si raddrizza di colpo).

Ondina                               - Ah, sì! Ebbene, dormi adesso! (con un ge­sto delle mani getta il sonno sul cavaliere, che cade addormentato).

Un'ondina                          - Addio, Ondina...

Ondina                               - Abbi cura tu dei duecento salmoni fe­riti e occupati degli avannotti. All'alba portali sotto la cascata marina e a mezzogiorno sotto i sargassi. Stai attenta al fiume detto Reno. Li stancherebbe troppo.

Un'ondina                          - Addio, Ondina...

Ondina                               - Tu mi sostituirai nella sorveglianza delle perle. Le troverai tutte nella sala delle grotte... Ne ho composto un disegno, non guastarlo per qualche giorno... Per te non significa niente. Bisogna saper leggere... È un nome...

Il re delle ondine               - Ti tradirà... Ti abbandonerà...

Ondina                               - Non ti credo.

Il re delle ondine               - Allora il patto vale, piccola scema. Accetti il patto, se ti tradisce! Sei la vergogna del lago!

Cavaliere                            - (girandosi nel sonno) Ondina!... Glo­ria del lago!

Ondina                               - Come è comodo avere due bocche per ri­spondere!

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Salone d'onore nella Reggia.

SCENA I

Ciambellano                       - Signori, mi rivolgo alla vostra fan­tasia come alle vostre qualità estemporanee. Tra po­chi minuti il re riceverà in questa sala il cavaliere di Wittenstein, il quale, dopo tre mesi di luna di miele, si è finalmente deciso a presentare la sua giovane sposa a corte. Sua Maestà desidera che un piccolo spet­tacolo chiuda la solennità... Voi, signor soprintendente dei teatri reali, che cosa ci proponete?

Soprintendente                  - Salammbò!

Ciambellano                       - È triste, Salammbò. E lo avete già fatto rappresentare domenica per l'anniversario fune­bre della margravia.

Soprintendente                  - È triste, ma è pronto...

Ciambellano                       - - Più dell'Orfeo per cui i serragli rea­li forniscono lupi e tassi? Più della rappresentazione di Adamo ed Eva che non richiede costumi?

Soprintendente                  - Eccellenza, la mia fortuna teatrale deriva dall'aver capito per primo che ogni teatro ha attitudini e inibizioni proprie, ed è inutile usare violenza...

Ciambellano                       - Soprintendente, il tempo stringe!

Soprintendente                  - In realtà ogni teatro è stato co­struito per una sola opera, e l'unico segreto per diri­gerlo è di scoprire quale. Il compito è arduo, soprat­tutto quando l'opera non è ancora scritta; perciò so­pravvengono mille accidenti, fino al giorno in cui, na­scosta fra i capelli di Melisenda o nell'armatura di Ettore, nella scena s'introduce una chiave, un'anima e, con licenza, un sesso...

Ciambellano                       - Soprintendente...

Soprintendente                  - Ho diretto un teatro, vuoto coi classici, che conobbe l'euforia con una farsa da sol­dati: era un teatro femmina... Un altro soltanto con i cori della Sistina, era un teatro invertito. E se l'an­no scorso dovetti chiudere il teatro del Parco, fu per ragioni di Stato e superiori convenienze, poiché non poteva tollerare altro che drammi incestuosi...

Ciambellano                       - E la chiave della scena reale è Sa­lammbò?

Soprintendente                  - Precisamente. Al solo nome di Salammbò, l'astringenza, purtroppo costitutiva, delle faringi dei nostri coristi, si rilassa e ci dà voci un po' discordi, ma squillanti. Gli argani, che il Faust ar­rugginisce e aggroviglia, di botto girano a velocità giusta; le colonne che dieci squadre riuscivano ad al­zare solo impigliandole nei sipari e urtando nei corni­cioni, si rizzano più esili d'un fuscello, al cenno di un solo macchinista. La tristezza, l'insubordinazione, la polvere volano via insieme alle famose colombe. A vol­te, quando rappresento un'opera tedesca, vedo dal mio palco un cantante che, sprizzando gioia, lancia le no­te a voce spiegata, dominando l'orchestra con petu­lanza, suscita nel pubblico applausi e soddisfazione; sta di fatto che, mentre i suoi colleghi cantano dili­gentemente lo spartito nordico, quello distrattamente canta la sua parte in Salammbò... Sì, eccellenza, il mio teatro ha rappresentato mille volte Salammbò, ma è la sola opera che gli possa chiedere di improv­visare.

Ciambellano                       - Mi spiace. Sarebbe sconveniente mostrare a due innamorati la misera fine dell'amore. A te! Chi sei?

L'ammaestratore                - L'ammaestratore di foche, Ec­cellenza.

Ciambellano                       - Che cosa fanno le tue foche?

Ammaestratore                  - Non cantano Salammbò, Eccel­lenza.

Ciambellano                       - Delle foche che cantassero Salamm­bò sarebbero un intermezzo adattissimo. D'altra parte mi dicono che il tuo tricheco ha una barba che lo fa assomigliare al suocero del nostro re?

Ammaestratore                  - Eccellenza, posso radergliela.

Ciambellano                       - Per una deplorevole coincidenza, proprio ieri il suocero del re si è fatto radere la sua... Evitiamo anche l'ombra di uno scandalo... Sentiamo l'ultimo. Chi sei?

Prestigiatore                       - Il prestigiatore, Eccellenza.

Ciambellano                       - Dove hai gli arnesi?

Prestigiatore                       - Sono un prestigiatore senza arnesi.

Ciambellano                       - Non scherzare. Non è possibile, sen­za arnesi, far sfilare comete con tanto di coda e fare emergere dalle acque la città di Ys, specie con tutte le campane a stormo.

Prestigiatore                       - Ma sì. (si vede passare una co­meta. Emerge la città di Ys).

Ciambellano                       - Non c'è sì che tenga. Senza attrezzi non si fa comparire il cavallo di Troia, specie se deve mandar fumo da un occhio; non si innalzano piramidi, tanto meno coi cammelli tutto intorno, (entra il ca­vallo di Troia. Si innalzano le piramidi).

Prestigiatore                       - Ma sì.

Ciambellano                       - Che testardo!

Poeta                                  - Eccellenza!...

Ciambellano                       - Lasciatemi stare!.. Non si fa spun­tare l'albero di Giuda e non si può far apparire, ac­canto al primo ciambellano, Venere completamente nu­da senza attrezzi! (Venere nuda appare a fianco del Ciambellano ).

Prestigiatore                       - Ma sì.

Poeta                                  - Eccellenza!... (si inchina) ... Signora! (Ve­nere è scomparsa).

Ciambellano                       - (sbalordito) Mi son sempre doman­dato chi siano le donne che i maghi fanno apparire... Delle complici?

Prestigiatore                       - Oppure Venere in persona. Dipen­de dalle qualità del prestigiatore.

Ciambellano                       - Tu a ogni modo sembri averne di ottime... Che cosa proponi?

Prestigiatore                       - Se vostra Eccellenza permette, la­scerò che le circostanze mi diano l'ispirazione.

Ciambellano                       - È una grande prova di fiducia.

Prestigiatore                       - Sono ai vostri comandi per offrir­vi immediatamente un piccolo spettacolo riservato a titolo di prova.

Ciambellano                       - Vedo che sai anche leggere il pen­siero.

Prestigiatore                       - Non fatemene troppo merito, giac­ché il pensiero che preoccupa voi è lo stesso per tutta la corte. Sì, Eccellenza, come voi desiderate e come ogni dama della città desidera, posso fare in modo che un uomo e una donna, che da tre mesi si evitano, si trovino faccia a faccia.

Ciambellano                       - Proprio qui?

Prestigiatore                       - In questo stesso istante. Il tempo di far accomodare i curiosi.

Ciambellano                       - Ti illudi. È vero che fa parte del tuo mestiere... Ma pensa che l'uomo in questione sta dando gli ultimi tocchi all'abito di corte della sposa e la contempla affascinato. La donna dal canto suo, per risentimento e gelosia, ha giurato che non si mo­strerà a Corte.

Prestigiatore                       - Bene. Ma supponete che un cane rubi un guanto della sposina e lo porti verso questa sala... che farà lo sposo? Supponete che l'uccello della dama fugga dalla gabbia e voli qui? L'uccello che essa ama...

Ciambellano                       - Ti servirebbe a poco... La prima consegna dell'alabardiere è di tener lontani i cani da­gli appartamenti reali. I due falchi del principe sono liberi e senza cappuccio, nei pressi della gabbia.

Prestigiatore                       - Bene... Ma supponete che l'alabar­diere scivoli su una buccia di banana, e che una gaz­zella distragga i falchi dal fringuello.

Ciambellano                       - Banane e gazzelle sono sconosciute in questo paese.

Prestigiatore                       - Sì... No... Da un'ora non più. L'in­viato africano sbucciava uno di quei frutti, mentre vi seguiva per l'udienza e tra i suoi doni ho proprio visto animali del deserto. Eccellenza, non l'avrete mai vinta con la magia! Credete a me... Date il segnale, sistemate i curiosi e vedrete giungere qui Berta e il cavaliere...

Ciambellano                       - Avvertite le dame.

Poeta                                  - Eccellenza, perché rendere questo cattivo servizio?

Ciambellano                       - Accadrà ugualmente, un giorno o l'altro. Conoscete le male lingue di Corte.

Poeta                                  - È affar loro. Non riguarda noi.

Ciambellano                       - Caro poeta, quando avrete la mia età, troverete che la vita è un teatro che langue trop­po. È incredibilmente male organizzata. Ho sempre vi­sto ritardare le scene, attutire la catastrofe. Chi deve morire d'amore, quando vi giunge, vi giunge a fatica e da vecchio. Dal momento che ho un mago sotto ma­no, voglio finalmente togliermi il gusto di vedere la vita svolgersi alla velocità e nelle proporzioni non sol­tanto della curiosità, ma delle passioni umane.

Poeta                                  - Scegliete una vittima meno innocente.

Ciambellano                       - Questa innocente vittima, giovane amico, ha distolto un cavaliere dai suoi giuramenti. La sua punizione deve venire, presto o tardi. Se il cavaliere e Berta si incontrano e si spiegano oggi, evi­tando di farci attendere un semestre, come esigerebbe la vita, se si danno la mano al mattino, si baciano in serata invece di rimandare quel bacio all'inverno o all'autunno, la trama del loro intrigo non subirà mutamenti ma sarà più vera, più forte, e più fresca anche. In questo il teatro è superiore alla vita: non diventa rancido... Comincia, mago... Cos'è questo ru­more?

Un paggio                          - È l'alabardiere che cade.

Ciambellano                       - Tutto procede per il meglio.

Poeta                                  - Eccellenza! È una cattiva azione accele­rare la vita. Se ne sopprimono le due vie di scampo: la distrazione e la pigrizia. Chi vi dice che, per ne­gligenza o per abitudine, il cavaliere e Berta non si sarebbero mai incontrati per tutta la vita?... Che co­s'è questo grido?

Un paggio                          - La gazzella, che i falchi stanno acce­cando.

Ciambellano                       - Benissimo! Nascondiamoci... E voi, credete di poter continuare con questo ritmo per tutto il giorno?

Prestigiatore                       - Arriva il fringuello...

SCENA II

Cavaliere                            - (raccogliendo un guanto) Eccolo fi­nalmente!

Berta                                  - (acchiappando l'uccello) Ti ho preso final­mente! (escono ciascuno dalla propria parte senza es­sersi visti).

SCENA III

Gli spettatori nascosti mettono fuori la testa e si agitano.

Poeta                                  - Ah! Respiro!...

Le dame                             - Volete prenderci in giro, ciambellano?

Ciambellano                       - Che scherzi sono, mago?

Prestigiatore                       - - Un errore organizzativo, come di­te voi. Rimedio subito.

Ciambellano                       - Si incontreranno, sì o no?

Prestigiatore                       - Perché non ci sian dubbi sul loro incontro, farò addirittura in modo che si scontrino. (tornano tutti a nascondersi dietro le colonne).

SCENA IV

Cavaliere                            - (raccogliendo l'altro guanto) Ecco l'altro!

Berta                                  - (prendendo l'uccello) Ah, scappi di nuovo! (si scontrano brutalmente. Berta sta per cadere. Hans le prende le mani. Si riconoscono).

Cavaliere                            - Scusate, Berta.

Berta                                  - Scusate, cavaliere.

Cavaliere                            - Vi ho fatto molto male?

Berta                                  - Non ho sentito assolutamente nulla.

Cavaliere                            - Sono un villano?

Berta                                  - Sì... (fanno per uscire, lentamente, cia­scuno dal proprio lato. Berta si ferma) Bello il viag­gio di nozze?

Cavaliere                         - Meraviglioso!...

Berta                                           - Una bionda, vero?

Cavaliere                         - Bionda. Dove passa lei, passa il sole.

Berta                               - Notti assolate... Io preferisco l'ombra.

Cavaliere                         - Ciascuno ha i suoi gusti.

Berta                               - Allora dovete aver sofferto, il giorno del­la vostra partenza, quando mi baciaste all'ombra di quella quercia?...

Cavaliere                         - Berta!...

Berta                               - Io non soffrivo... Mi piaceva molto.

Cavaliere                         - Mia moglie è qui vicino, Berta!

Berta                               - Stavo bene fra le vostre braccia. Stavo bene per sempre.

Cavaliere                         - Foste voi a sciogliere quell'abbraccio! Senza perdere un minuto mi avete portato dalle vo­stre amiche, per vanità, per fare la ruota...

Berta                               - Ci si toglie anche l'anello, quello di fi­danzamento, per farlo vedere...

Cavaliere                         - Mi spiace. L'anello non ha capito.

Berta                               - Ha fatto quel che fanno gli anelli... È ro­tolato... Sotto un letto...

Cavaliere                         - Che linguaggio!

Berta                               - Senza dubbio sbaglio, parlando di letto... I villani dormono sopra la cascina, nel fieno... Ave­te dovuto spazzolarvi, risvegliandovi dalle vostre not­ti d'amore?

Cavaliere                         - Da come parlate, immagino che non abbiate ancora avuto le vostre.

Berta                               - Non preoccupatevi. Verranno.

Cavaliere                         - Non ne dubito. Ma, se volete un consi­glio, preferite il vostro amore a voi stessa, non la­sciate più che vada lontano... Qualunque cosa possia­te credere, da lontano la vostra immagine sbiadisce.

Berta                               - State tranquillo, non lo lascerò più...

Cavaliere                         - Chiunque sia, non lo spingete più egoi­sticamente lontano da voi, verso sterili pericoli e in­contro alla molte...

Berta                               - Si ha da pensare che abbiate avuto molta paura in quella foresta?

Cavaliere                         - Dicono che siate superba. Non esitate, quando lo vedrete, a corrergli incontro e a baciarlo davanti a tutta la corte.

Berta                               - Era mia intenzione... Anche se fossimo stati soli! (Berta bacia il cavaliere e vuole -fuggire. Il cavaliere la trattiene).

Cavaliere                         - Oh! Berta! Voi piena di dignità! d'or­goglio!

Berta                               - Io, piena d'umiltà!... d'impudenza!...

Cavaliere                         - A che giuoco giocate adesso? Che co­sa volete?

Berta                               - Non stringetemi la mano. C'è un uccello.

Cavaliere                         - Amo mia moglie. Nulla mi separerà da lei.

Berta                               - Un fringuello. Lo soffocherete!

Cavaliere                         - Se la foresta mi avesse inghiottito, non avreste avuto neppure un pensiero per me. Ritorno felice e non potete sopportare la mia felicità... Libe­rate questo uccello!

Berta                               - No, ha un cuore che batte. Accanto al mio, ho bisogno del suo piccolo cuore in questo momento.

Cavaliere                         - Che segreto nascondete? Confessatelo!

Berta                               - (mostrandogli l'uccello morto) Ecco!... Lo avete ucciso.

Cavaliere                         - Perdonatemi, Berta! (si è inginocchia­to, Berta lo guarda un momento).

Berta                               - Il mio segreto, Hans? Il mio segreto e la mia colpa? Pensavo che l'aveste capito. Ho creduto alla gloria. Non alla mia. A quella dell'uomo che ama­vo, che avevo scelto fin da bambina, che una sera ho attirato sotto la quercia, sulla quale, fanciulla, avevo inciso il suo nome... Anche il nome cresceva ogni anno!... Ho creduto che la donna non fosse soltanto la guida, che accompagna alla mensa, al riposo, al sonno, ma il battitore che porta a tiro del vero cac­ciatore quanto il mondo comprende in sé di indoma­bile, di imprendibile. Mi sentivo capace di scovare il liocorno, il drago e persino la morte. Io sono bru­na. Ho creduto che in quella foresta il mio fidanzato sarebbe stato nella mia luce, e in ogni ombra avreb­be visto la mia forma, in ogni oscurità il mio gesto. Volevo spingerlo nel cuore dì quell'onore e di quella gloria delle tenebre di cui io non ero altro che il ri­chiamo e il più modesto simbolo. Non avevo paura. Sapevo che avrebbe trionfato della notte, poiché ave­va vinto me. Volevo ch'egli fosse il cavaliere nero... Potevo supporre che tutti gli abeti del mondo, una sera, avrebbero schiuso i rami di fronte ad una testa bionda?

Cavaliere                         - Ed io potevo supporlo?

Berta                               - È questa la mia colpa... L'ho confessata!... Non se ne parlerà più. Non inciderò più nomi altro che sulle querce da sughero... Un uomo solo con la gloria, è già stupido. Una donna sola con la gloria è ridicola... Peggio per me... Addio...

Cavaliere                         - Perdonatemi, Berta...

Berta                               - (prendendogli il fringuello dalle mani) Date... Lo porto via... (escono ciascuno dalla propria parte).

SCENA V

Prestigiatore                    - Ecco!... Ecco la scena che avreste visto soltanto il prossimo inverno, se non foste ricor­si ai miei servigi.

Poeta                               - È più che sufficiente!... Fermiamoci!

Ciambellano                    - No davvero! Ho fretta di vedere quella successiva!...

Le dame                          - La successiva, la successiva!

Prestigiatore                    - Ai vostri comandi; quale?

Una dama                        - Quella in cui Hans, chinandosi sul cavaliere da lui ferito, ne vede il petto e riconosce Berta.

Prestigiatore                    - Signora, quella è riservata ad al­tri secoli!

Ciambellano                    - Quella in cui Berta e il cavaliere parlano per la prima volta di Ondina.

Prestigiatore                    - La scena dell'anno venturo? Pron­ti! (tutte le dame guardano improvvisamente il volto del ciambellano).

Ciambellano                    - Che cos'ho sulle guance?...

Prestigiatore                    - Ah! Inconvenienti del metodo. Ave­te una barba di sei mesi, (si nascondono di nuovo).

SCENA VI

Hans e Berta entrano con passo disinvolto, uno dal giardino, l'altra dalla corte.

Berta                               - Hans, vi cercavo!

Cavaliere                         - Cercavo voi, Berta!

Berta                               - Hans, bisogna che fra noi non rimanga nemmeno un sospetto. Non posso essere vostra amica se non sono amica di Ondina. Affidatemela per que­sta sera. Copio, illustrandoli da me, l'Eneide e i Tristia. Mi aiuterà a stendere l'oro sulle lacrime di Ovidio.

Cavaliere                         - Grazie, Berta. Ma dubito...

Berta                               - Ondina non scrive volentieri?

Cavaliere                         - No, Ondina non sa scrivere.

Berta                               - Come ha ragione! Così può dedicarsi libe­ramente alle opere altrui. Può leggere romanzi senza invidiarne l'autore.

Cavaliere                         - No. Non li legge.

Berta                               - Non le piacciono i romanzi?

Cavaliere                         - No. Non sa leggere.

Berta                               - Come la invidio! Che ninfa in mezzo a queste saccenti e a queste bigotte!... come sarà ripo­sante vedere finalmente la natura in persona abban­donarsi incurante alla musica e ai ballerini!

Cavaliere                         - Non la vedrete.

Berta                               - Siete così geloso?

Cavaliere                         - No. Non sa danzare.

Berta                               - Volete canzonarmi, Hans! Avete sposato una donna che non legge, non scrive e non danza?

Cavaliere                         - Sì. E non recita e non suona il flauto e non va a cavallo, e a caccia piange.

Berta                               - Che cosa fa?

Cavaliere                         - Nuota... un po'...

Berta                               - Che angelo! Ma state attento! Non è rac­comandabile essere ignoranti a corte. I professori pul­lulano. Come si presenta Ondina?

Cavaliere                         - Com'è, come l'amore.

Berta                               - Come l'amore muto o come quello discor­sivo? Se saprà tacere, le sarà lecito ignorare tutto.

Cavaliere                         - È un punto, Berta, su cui non sono senza timori. Ondina chiacchiera, e, avendo avuto la natura come unica maestra di corte, ha imparato la sintassi dalle ranocchie e i legamenti dal vento. È or­mai la stagione dei tornei e delle cacce: io tremo all'idea delle parole che strapperanno a Ondina questi spettacoli dove ogni assalto, ogni evoluzione, ogni vol­ta ha un nome. Io glieli insegno, ma senza successo. Ad ogni termine tecnico, ad ogni parola nuova per lei, mi bacia. Ce ne sono trentatre solo nella prima presa di ferro che ieri tentavo di spiegarle.

Berta                               - Trentaquattro!...

Cavaliere                         - È vero: con il cartoccio, trentaquat­tro! Dove avevo la testa! Brava, Berta!

Berta                               - Vi siete sbagliato di un bacio... Affidatemi Ondina, Hans. Con me non avrete più da temere un tale pericolo. Io conosco la giostra e la caccia.

Cavaliere                         - Quello che soprattutto deve conosce­re, Berta, sono le caratteristiche e i privilegi dei Wittenstein, e sono segreti.

Berta                               - Sono stati quasi i miei. Fatemi delle do­mande.

Cavaliere                         - Se rispondete, vi dovrò un pegno! Che colore deve portare lo scudo dei Wittenstein, entrando nell'arena?

Berta                               - L'azzurro principesco inquadrato dallo scoiattolo con la coda mozzata.

Cavaliere                         - Cara Berta! E la tenuta dei Witten­stein, oltrepassando lo steccato?

Berta                               - La lancia a squadra. Il destriero all'ambio.

Cavaliere                         - Berta, che moglie di cavaliere sarete un giorno! (escono insieme).

SCENA VII

Ciambellano                    - Bravo! E ha ragione Wittenstein. La contessa Berta fa di tutto, sa tutto. È la moglie ideale: si sta rovinando con le rilegature!... Su, mago, la terza scena, stiamo in ansia!...

Dama                               - Quella in cui Berta vede Ondina danzare nuda al chiaro dì luna con i gnomi?

Prestigiatore                    - Confondete di nuovo, signora.

Ciambellano                    - La lite fra Berta e Ondina?

Poeta                               - Che ne direste di un anno di tregua?

Paggio                             - Eccellenza, si avvicina l'ora del rice­vimento.

Ciambellano                    - È vero, ahimè! Ho appena il tempo di andare a prendere questa giovane signora e di darle, giacché è tanto ciarliera, quei consigli che evi­tino, almeno per oggi, ogni sproposito... Ma voi, mago, non approfitterete della mia assenza per mostrare qualche altra scena?

 Prestigiatore                   - Una piccola piccola.

Ciambellano                    - Che suppongo non ha alcun nesso con questa storia?

Prestigiatore                    - Che non ha nesso con niente. Ma farà piacere ad un vecchio pescatore che mi è caro. (il ciambellano esce. Entra da un lato Violante, dall'altro Augusto).

SCENA VIII

Augusto                          - (dirigendosi verso la contessa) Siete la contessa Violante?

Violante                          - Sì, buon uomo... (si china verso di lui. Augusto la vede la pagliuzza d'oro nell'occhio) Che volete?

Augusto                          - Nient'altro... Avevo ragione... È mera­viglioso... Grazie... grazie... (scompaiono).

SCENA IX

Il ciambellano scende le scale dando la- mano a Ondina e facendole ripetere gli inchini.

Ciambellano                    - Assolutamente impossibile!

Ondina                            - Mi piacerebbe tanto!...

Ciambellano                    - Sostituire con una festa nautica un ricevimento ordinario di terza classe, è praticamente impossibile... D'altra parte il ministro delle finanze lo proibirebbe: portare l'acqua nella piscina costa ogni volta un patrimonio.

Ondina                            - Ve la farei avere gratis.

Ciambellano                    - Non insistete! Quand'anche il no­stro re ricevesse il principe dei pesci, dovrebbe, per ragioni di economia, riceverlo all'aria.

Ondina                            - L'acqua mi donerebbe talmente di più!

Ciambellano                    - Non a noi... non a me...

Ondina                            - Ma sì. A voi specialmente. Avete la ma­no umida. Nell'acqua nessuno se ne accorgerebbe.

Ciambellano                    - La mia mano non è umida.

Ondina                            - Lo è. Toccatela.

Ciambellano                    - Signora, vi sentite la forza di ascol­tare per un minuto quei consigli che vi risparmieranno, oggi pomeriggio, spropositi e scandali?

Ondina                            - Per una, due ore, se volete!

Ciambellano                    - Di ascoltare senza interrompere?

Ondina                            - Ve lo giuro. Niente di più facile...

Ciambellano                    - Signora, la corte è un luogo sacro...

Ondina                            - Scusate! Un secondo! (va verso il poeta che stava in disparte e che le viene incontro) Siete il poeta, vero?

Poeta                               - Dicono.

Ondina                            - Non siete molto bello...

Poeta                               - Dicono anche questo... Lo dicono più pia­no... Ma poiché le orecchie dei poeti non sono sensi­bili che ai bisbigli, io lo sento ancora meglio.

Ondina                            - Non abbellisce lo scrivere?

Poeta                               - Ero molto più brutto! (Ondina ride. Il poeta si ritira).

Ondina                            - (ritornando dal ciambellano) Scusate!

Ciambellano                    - Signora, la corte è un luogo sacro dove l'uomo deve controllare le due spie di cui non può liberarsi: la parola e il volto. Se ha paura, essi devono esprimere coraggio. Se mente, franchezza. E non è sconveniente, quando fossero sinceri, che abbian l'aria di mentire. Dà alla verità quell'aspetto equivoco che la pregiudica meno di fronte all'ipocrisia... Pren­diamo l'esempio che voi stessa innocentemente avete scelto. Rinuncio all'esempio dell'odore di bruciato che uso di solito... Sì, la mia mano è umida... la destra, la sinistra è un modello di secchezza. D'estate brucia... Sì, fin dall'infanzia, lo so e ne soffro. La nutrice quan­do le toccavo il seno non sapeva se facevo con le dita o con le labbra; e non mi consola la leggenda secondo la quale questo particolare mi deriva dal mio antenato Onulfo, che avrebbe immerso per sbaglio una mano nell'olio santo... Ma per quanto umida sia la mano, ho le braccia lunghe, giungono fino al trono, possono ottenere ricompense e provocare disgrazie... dispiacermi, significa giocarsi il proprio favore, quello del proprio marito, soprattutto se si scherniscono le mie tare fisiche, la mia tara fisica!... D'altronde io non ne ho di morali... dunque, bella Ondina, se avete seguito il mio ragionamento, ditemi, da esperta dama di corte, come è la mia mano?

Ondina                               - Umida... come i vostri piedi.

Ciambellano                       - Non ha capito niente! Signora...

Ondina                               - Un attimo, permettete?

Ciambellano                       - Niente affatto! (Ondina va di nuovo verso il poeta che a sua volta le va incontro).

Ondina                               - Qual è stato il vostro primo verso?

Poeta                                  - Il più bello.

Ondina                               - Il più bello dei vostri?

Poeta                                  - Il più bello di tutti. Eccelle sugli altri quanto voi sulle altre donne.

Ondina                               - Siete modesto nella vostra vanità... Svel­to, ditelo...

Poeta                                  - Non lo so più. Lo composi in sogno. Al risveglio, l'avevo dimenticato.

Ondina                               - Bisognava scriverlo subito.

Poeta                                  - È appunto quello che mi sono detto. Ma l'ho scritto anche troppo presto... L'ho scritto in sogno. (Ondina gli sorride gentilmente, il poeta si allontana).

Ciambellano                       - Signora, ammettiamo che io abbia la mano umida. Può darsi però che quando avrete toccato tutte le mani della corte, cambierete opinione... ammettiamolo, e ammettiamo che io l'ammetta... ma andreste a dire al re che ha la mano umida?

Ondina                               - Certamente no.

Ciambellano                       - Benissimo. Perché è re?

Ondina                               - No! Perché è asciutta.

Ciambellano                       - Insopportabile! Vi sto facendo il caso in cui lo fosse!

Ondina                               - Non potete! Non lo è.

Ciambellano                       - Ma se il re vi interroga sul porro che ha sul naso! Ce l'ha un porro, il nostro re! Non fatemi gridare così forte, per favore! E se vi chiede a che cosa assomiglia?

Ondina                               - Sarebbe molto strano che un monarca che mi vede per la prima volta, pensasse di chiedermi a che cosa assomiglia il suo porro.

Ciambellano                       - Ma, signora, stiamo facendo un'ipo­tesi! Tento soltanto di farvi capire che cosa si do­vrebbe dire del vostro porro, per farvi piacere, nel caso che ne aveste uno!...

Ondina                               - Non avrò mai porri. Potete aspettare...

Ciambellano                       - È pazza...

Ondina                               - Sapete, i porri vengono quando si toccano le testuggini...

Ciambellano                       - Non importa.

Ondina                               - D'altronde sono meno gravi del bottone d'Oriente che viene quando si sfrega il pesce gatto.

Ciambellano                       - Per favore!...

Ondina                               - Meno anche della servilità che viene a chi uccide l'anguilla soffocandola. L'anguilla è nobile. Bisogna che il suo sangue scorra!

Ciambellano                       - È insopportabile!

Poeta                                  - Signora, il ciambellano vuole semplice­mente farvi capire che non bisogna mortificare chi è brutto parlandogli della sua bruttezza.

Ondina                               - Basta che non lo sia. Lo sono io?

Ciambellano                       - Cercate dunque di capire che la cortesia è una specie di investimento, e il migliore. Grazie ad essa, quando invecchierete, vi diranno che siete giovane, quando diventerete brutta, che siete bel­la; e tutto questo in cambio di un versamento minimo.

Ondina                               - Io non invecchierò mai...

Ciambellano                       - Che bambina!...

Ondina                               - Volete scommettere?... Oh, scusate! (corre verso il poeta).

Ciambellano                       - Signora!...

Ondina                               - È la cosa più bella del mondo, vero?

Poeta                                  - Senza confronto, quando precipita dalle rocce spruzzando la belladonna e l'aquilegia!

Ondina                               - La cascata è la cosa più bella del mon­do? Siete ammattito!

Poeta                                  - Capisco. Voi parlate del mare.

Ondina                               - Il mare? Quella salamoia? Quel ballo di san Vito? Mi insultate!

Ciambellano                       - Signora!

Ondina                               - Sta chiamando un'altra volta. Peccato! Ci capivamo così bene! (ritorna accanto al ciambellano)

Ciambellano                       - Che hanno da dirsi! Signora, ri­prenderemo la lezione un altro giorno. Ho appena il tempo di dirvi che, come ad ogni dama che venga presentata a corte, il re vi farà oggi una domanda sull'eroe di cui porta il nome, Ercole. Venne chiamato così perché nella culla schiacciò sotto il sedere un serpentello che sbadatamente vi si era smarrito. Voi siete la sesta debuttante dell'anno. Vi domanderà la sesta fatica. Ascoltatemi bene, ve la farò ripetere e, per San Rocco, vi supplico di non distrarvi andando a chiacchierare col poeta.

Ondina                               - A proposito! Dimenticavo! Grazie di ri­cordarmelo!... È una cosa urgentissima.

Ciambellano                       - Vi proibisco!

Ondina                               - (corre incontro al poeta) Mi piacete.

Poeta                                  - Mi confondete, ma il ciambellano aspetta. Cosa dovete dirmi di così urgente?

Ondina                               - Questo...

Ciambellano                       - Credo che siano ammattiti! Signora!

Ondina                               - Mi riferivo alle sorgenti, poco fa, alle sorgenti sottomarine, quando la primavera sboccia in fondo al lago... Il gioco sta nel trovarle al loro scatu­rire. È un'acqua improvvisa che si dibatte in mezzo all'acqua. Si cerca di comprimerla con le mani. Si è inondati da un'acqua che non ha toccato altro che acqua. Ce n'è una qui vicino, nello stagno. Andateci, guardate la vostra immagine riflessa. Vi vedrete come siete, il più bello...

Poeta                                  - Le lezioni del ciambellano danno frutti.

Ciambellano                       - Walter, vi considero responsabile! Quando Ercole ebbe ucciso il pesce...

Ondina                               - Ercole ha ucciso un pesce?

Ciambellano                       - Sì, il più grande: l'idra di Lerna.

Ondina                               - Allora io mi tappo le orecchie! Non voglio saper niente degli assassini.

Ciambellano                       - È diabolica! (si sente un gran ru­more; dall'esterno compare il prestigiatore). Che scena c'è adesso?

Prestigiatore                       - La prossima? Io non c'entro.

Una dama                          - Il primo bacio di Hans a Berta?

Prestigiatore                       - No, molto peggio : il primo screzio tra il cavaliere e Ondina. Accade a tempo debito. (entra Hans).

Paggio                                - Vostro marito, signora.

Ondina                               - Hans caro, vieni presto, il gran maestro mi insegna a mentire.

Cavaliere                            - Lasciami stare, devo parlargli.

Ondina                               - Toccagli la mano. Sentirai come è asciut­ta!... Mento bene, vero, ciambellano?...

Cavaliere                            - Zitta, Ondina.

Ondina                               - Sei brutto, ti odio. Non mento adesso!

Cavaliere                            - Vuoi star zitta! Eccellenza, che signi­fica il mio posto a tavola? Mi avete messo dopo Salm?

Ciambellano                       - Infatti, cavaliere.

Cavaliere                            - Io ho diritto al terzo posto dopo il re e alla forchetta d'argento.

 Ciambellano                      - L'avevate. Ed anche al primo posto e alla forchetta d'oro se un certo progetto si fosse attuato. Ma il vostro matrimonio vi assegna il quat­tordicesimo posto ed il cucchiaio...

Ondina                               - Che importa, Hans caro! Ho visto le por­tate... Ci sono quattro buoi interi. Sono certa che ve ne sarà per tutti, (risate).

Cavaliere                            - Che avete da ridere, Bertram?

Bertram                              - Rido quando il mio cuore è lieto, ca­valiere...

Ondina                               - Hans, non vorrai impedire alla gente di ridere!

Cavaliere                            - Ride di te.

Ondina                               - Non ride con malizia. Ride perché mi trova divertente. Lo sono senza volere, ma lo sono. Ride per simpatia.

Bertram                              - È vero.

Cavaliere                            - Mia moglie non deve provocare il riso, nemmeno per simpatia.

Ondina                               - Allora non riderà più, perché non vuole farmi dispiacere, vero cavaliere?

Bertram                              - Mi terrò lontano da quanto non sia nei vostri desideri, signora.

Ondina                               - Non serbate rancore a mio marito. È lusinghiero per me che egli badi tanto a quello che mi riguarda... Non vi pare?

Bertram                              - Gli invidio d'essere il solo a poterlo fare.

Cavaliere                            - Chi ha chiesto la vostra opinione, Bertram?

Ondina                               - Ma io, caro, io... Avresti bisogno delle lezioni del ciambellano, Hans. Non essere nervoso. Fa' come me. Né tuono, né diluvio mi cancelleranno più questo sorriso dalle labbra, (il prestigiatore si è avvi­cinato a Ondina che riconosce lo zio).

Ondina                               - (sottovoce) Sei tu? Perché questo trave­stimento? Stai preparando qualche cattiveria?

Prestigiatore                       - Vedrai. Lo faccio per il tuo bene. Scusa se sembro importuno.

Ondina                               - Ti perdono a un patto.

Prestigiatore                       - Ascolto.

Ondina                               - O zio! Ho bisogno di calma! Concedimi, soltanto durante questa festa, di non vedere ciò che gli altri pensano. Ci si rimette sempre!

Prestigiatore                       - Che cosa penso io?

Ondina                               - (leggendogli il pensiero, terrorizzata) Vattene!...

Prestigiatore                       - Mi richiamerai fra un minuto, On­dina... (annunciano il re).

SCENA X

Re                                      - Salve, cavaliere! Salve, piccola Ondina!

Ondina                               - (ha scorto Berta e sembra non vedere altri che lei).

Ciambellano                       - La riverenza! (Ondina fa auto­maticamente l'inchino senza smettere di guardare Berta).

Re                                      - Come tutti quelli che voglio amare, io ti ac­colgo, bella fanciulla, in questa sala dedicata ad Er­cole: mi piace Ercole, fra i miei nomi è il più caro. Io non sono di quelli che lo fanno derivare da Ercele, colui che raccoglie raganelle... Non vi sono raganelle nella storia di Ercole. La rana è anzi il solo animale inimmaginabile nella carriera di Ercole. Il leone, la tigre, l'idra van benissimo. La rana mai. Vero, mes­sere Alcuino?

Alcuino                              - Se cosi fosse sarebbe occorso lo spirito aspro, sire, e non un età. Ma un epsilon.

Re                                      - Ma io divago, Ondina... Le fatiche. Tu sai, penso, quante fatiche condusse a termine Ercole?

Ciambellano                       - (suggerendo) Nove...

 Ondina                              - (sempre guardando Berta) Nove, maestà.

Re                                      - Benissimo. Il ciambellano suggerisce un po' forte, ma la tua voce è incantevole anche in una pa­rola così breve. Gli sarà difficile suggerirti la descri­zione completa della sesta fatica. Ma ce l'hai sopra il capo in quel medaglione, guarda!... Chi è quella donna che vuol sedurre Ercole, bella in volto e falsa nel cuore...

Ondina                               - (sempre fissando Berta) È Berta...

Re                                      - Che cosa dice?

Ondina                               - (rivolgendosi a Berta) Non l'avrete!

Berta                                  - Che cosa non avrò?

Ondina                               - Non sarà mai vostro, mai!

Re                                      - Che cos'ha questa bambina?

Cavaliere                            - Ondina, il Re parla con te...

Ondina                               - Se gli dite una parola, vi uccido...

Cavaliere                            - Vuoi star zitta!

Berta                                  - È pazza!

Ondina                               - O re, salvateci!

Re                                      - Salvarti da che cosa, ragazza mia? Che pe­ricolo corri in questa festa data in tuo onore?

Cavaliere                            - Scusatela... scusatemi...

Ondina                               - Zitto tu! Tu sei già con loro, con tutte! Senza volere, fai già il loro gioco...

Re                                      - Spiegati, Ondina...

Ondina                               - O re, non è spaventoso? Avere un marito per cui si è dato tutto... E' forte... E' leale... E' bello...

Cavaliere                            - Ti supplico, Ondina...

Ondina                               - Taci. So quel che dico... Sei stupido, ma sei bello. E lo sanno tutte e tutte dicono fra sé : è una fortuna che essendo così bello sia così stupido. Sarà dolce stare fra le sue braccia e baciarlo perché è bello. Sarà facile sedurlo, perché è stupido. Essendo bello, avremo da lui tutto quello che non possono darci i nostri mariti dalle spalle curve o i nostri fidanzati tremanti. Ma il nostro cuore non correrà nessun ri­schio, perché è stupido!

Bertram                              - È deliziosa!

Ondina                               - Vero che ho ragione, cavaliere?

Cavaliere                            - Ondina, a che stai pensando?

Ondina                               - Come vi chiamate, voi che mi trovate deliziosa?

Bertram                              - Bertram, signora.

Cavaliere                            - Tacete!

Bertram                              - Cavaliere, quando una donna mi chiede il nome, io lo dico.

Re                                      - Di grazia!

Ciambellano                       - Visconti e viscontesse avanzano per il baciamano!

Berta                                  - Padre, non vi sembra eccessivo che, in questo palazzo, la vostra figlia adottiva venga insul­tata da una contadina?

Cavaliere                            - Maestà, permettetemi di chiedere con­gedo per sempre... Ho una moglie adorabile, ma non adatta a tutti...

Ondina                               - Guardate come se la intendono! Sono pieni di falsità!

Re                                      - Berta non è falsa, Ondina.

Ondina                               - Lo è. Ha osato una volta parlarvi del...?

Ciambellano                       - Signora!

Re                                      - Dal fatto che discendo da Ercole per via della mia antenata Onfale? Non me ne vergogno, piccola Ondina.

Ondina                               - No, del porro semplicemente, del vostro porro che è il più bello che re abbia avuto. Potete averlo preso soltanto da una testuggine di là dal mare. (si accorge della goffaggine e tenta di rimediare) Dove l'avete incontrata? Alle colonne d'Ercole?

Ciambellano                       - I Margravi avanzano per la ceri­monia della giarrettiera.

Re                                      - Sta' tranquilla, Ondina. Mi piaci. È raro che accada a questi soffitti di risonare sotto la voce dell'amore, e non mi è sgradito; ma, per la tua felicità, segui i miei consigli...

Ondina                               - Oh, a voi crederò senza discutere.

Re                                      - Berta è una fanciulla mite, leale e chiede soltanto di amarti.

Ondina                               - Eh no! Tutto sbagliato.

Cavaliere                            - Ti prego, sta zitta!

Ondina                               - Secondo te è mite una fanciulla che uc­cide fringuelli?

Re                                      - Che cos'è questa storia dei fringuelli? Perché Berta dovrebbe uccidere fringuelli?

Ondina                               - Per turbare Hans!

Re                                      - Posso giurarti che Berta...

Berta                                  - Padre, avevo riacchiappato il mio fringuel­lo, quando Hans nel prendermi la mano, per salutarmi, ha stretto troppo.

Ondina                               - Non ha stretto troppo. Il pugno della donna più debole diventa un guscio di marmo quando vuol proteggere un fringuello vivo. Se io ne avessi uno in mano, Maestà, il vostro Ercole potrebbe strin­gere con tutte le forze. Ma Berta conosce gli uomini. Sono mostri di egoismo che la morte di un uccello sconvolge. Il fringuello era al sicuro nella sua mano, e lei l'ha allentata...

Cavaliere                            - Sono stato io a stringere troppo forte.

Ondina                               - È stata lei ad ucciderlo!

Ciambellano                       - Maestà, baroni e baronesse...

Re                                      - Sia stato lui o lei, devi giurarmi che d'ora in poi lascerai Berta tranquilla.

Ondina                               - Se lo ordinate, giuro. .

Re                                      - Te lo ordino.

Ondina                               - Giuro!... A patto che lei stia zitta!

Re                                      - Ma sei tu che parli!...

Ondina                               - Lei parla fra sé, io sento tutto... Tacete, Berta!

Cavaliere                            - Chiedile scusa, Ondina!

Ondina                               - I mie capelli? Che ha da dire sui miei capelli! Preferisco i miei capelli di stoppa, come lei li chiama, alle sue trecce che assomigliano a serpenti. Guardatela, Maestà, ha delle vipere per capelli.

Cavaliere                            - Chiedi scusa!...

Ondina                               - Dunque non la senti? Non la sentite? Dice che con questo scandalo mi sto perdendo da sola, che una settimana di simili sciocchezze mi strappe­ranno a mio marito, poi basterà aspettare che io muoia di dolore... Questo dice la mite Berta, questo grida! Oh Hans caro, abbracciami davanti a lei per umiliarla...

Cavaliere                            - Non toccarmi!

Ondina                               - Baciami davanti a lei! Ho risuscitato il fringuello. È di nuovo vivo nella gabbia.

Berta                                  - Che pazza!

Ondina                               - Voi l'avete ucciso! Io l'ho risuscitato! Chi è pazza di noi due, chi colpevole?

Regina                               - Povera bambina!

Ondina                               - Non lo sentite?... Canta.

Re                                      - Eccellenza, è pronto l'intermezzo? Nessun in­termezzo è mai venuto più a proposito.

Ondina                               - Sei arrabbiato, Hans?

Cavaliere                            - Non sono arrabbiato, ma mi hai co­perto di vergogna. Ci hai resi ridicoli davanti a tutta la corte.

Ondina                               - Non restiamo più qui. Solo il re è buono e solo la regina è bella... Andiamo via...

Ciambellano                       - (a cui il prestigiatore ha fatto un cen­no) Il vostro braccio alla contessa Berta, cavaliere.

Ondina                               - Il suo braccio a Berta, mai...

Ciambellano                       - È il protocollo...

Cavaliere                            - La vostra mano, Berta.

Ondina                               - La sua mano, mai! Ora saprai tutto, Hans. Ascolta che cos'è Berta... Voi tutti, fermatevi, ascolta­te, ascoltate che cos'è la contessa Berta e che cosa le deve il protocollo!

Cavaliere                            - Ondina, è troppo!...

Regina                               - Lasciatemi. Voglio parlare con questa bambina...

Ondina                               - Oh, sì. Ho un segreto da confidare alla regina.

Re                                      - Ottima idea, Isotta.

Ondina                               - Isotta? O re, vostra moglie è la regina Isotta?

Re                                      - Non lo sapevi?

Ondina                               - E Tristano? Dov'è Tristano?

Re                                      - Non vedo che rapporto ci sia, Ondina... Cal­matela, cara Isotta, (escono tutti, tranne la regina e Ondina).

SCENA XI

Regina                               - Ti chiami Ondina, vero?

Ondina                               - Sì. E sono un'ondina.

Regina                               - Quanti anni hai? Quindici?

Ondina                               - Quindici. E sono nata da secoli. E non morirò mai...

Regina                               - Perché sei venuta a perderti in mezzo a noi? Come ha potuto piacerti il nostro mondo?

Ondina                               - Dalle sponde oblique del lago sembrava meraviglioso.

Regina                               - Lo è ancora da quando vivi all'asciutto?

Ondina                               - Ci sono mille modi di avere acqua da­vanti agli occhi.

Regina                               - Ho capito! Perché di mondo ti sembri di nuovo splendido, pensi alla morte di Hans? Perché le nostre donne ti sembrino ancora meravigliose, pensi che ti prendano Hans?

Ondina                               - Vogliono prendermelo, non è vero?

Regina                               - Ne hanno l'aria. Tu gli dai troppa im­portanza.

Ondina                               - O regina, c'è un segreto! È il mio segreto : se me lo prenderanno, morirà! È spaventoso!

Regina                               - Rassicurati. Non sono così crudeli.

Ondina                               - Sì! Sì! Morirà perché io ho accettato che muoia, se mi tradisce.

Regina                               - Che cosa dici? È questa la pena che ap­plicano le ondine?

Ondina                               - Oh no! Fra le ondine non c'è mai stata una sposa infedele, se non per confusione o per ecces­siva rassomiglianza o perché l'acqua era torbida. Ma le ondine si mettono d'accordo perché il traditore in­volontario non lo sappia mai.

Regina                               - Come possono sapere allora che Hans può tradirti? Capire la parola tradire?

Ondina                               - L'hanno imparata all'improvviso. Veden­dolo. Prima non avevano mai parlato di tradimento fra loro. Mai, prima della venuta di Hans. Ma hanno visto un bell'uomo a cavallo, con la lealtà in viso, la sincerità sulle labbra, e allora la parola tradire è cor­sa in fondo alle acque...

Regina                               - Povere ondine!

Ondina                               - E allora tutto ciò che in Hans dava fi­ducia, lo sguardo franco, la parola chiara, tutto que­sto sembrava loro un presagio inquietante, una ipo­crisia. Vien da pensare che la virtù degli uomini sia già una menzogna orrenda. Mi ha detto che mi avreb­be amata sempre...

Regina                               - E la parola tradire è nata nelle acque.

Ondina                               - Persino i pesci la compitavano. E ogni volta che uscivo dalla capanna per narrare loro l'amo­re di Hans e schernirli, tutti mi gridavano quella pa­rola con bolle d'aria o con suoni. È furente perché gli ho gettato via la trota - dicevo - Ha fame. - Certo - rispondevano ì lucci - Ti tradisce. - Ho nascosto il prosciutto. - Sì - dicevano i salmoni - ti tradi­sce... Vi piacciono i salmoni bianchi?

Regina                               - Non ho opinioni in merito.

Ondina                               - Piccole sudice spie. Lingue di vipera. Ne so qualcosa io dei salmoni! E l'hanno tentato per mezzo delle ondine. Da quel che ci dicevano degli uomini, pensavo che si sarebbe precipitato loro addosso, tanto più che mio zio le aveva scelte senza branchie e senza pinne. Non le ha né toccate né baciate. Ero fiera di lui. Le ho sfidate. Ho detto loro che non mi avrebbe mai tradita. Ma essi sogghignavano. Allora, ho avuto torto. Ho stretto il patto.

Regina                               - Che patto?

Ondina                               - Il loro re, mio zio, ha detto : « Tu ci per­metti di ucciderlo, se ti tradisce? ». Dire di no, era umiliare Hans davanti a loro, era come dire che di­sprezzavo Hans. Era come disprezzare me stessa! Ho detto sì.

Regina                               - Dimenticheranno. Cambieranno idea.

Ondina                               - Credete? È molto piccolo in tutto l'uni­verso il luogo in cui si dimentica, si cambia idea, si perdona: l'umanità, come dite voi... Per noi, è come per gli animali selvatici, come per le foglie del fras­sino, come per i bruchi, non c'è rinuncia né perdono.

Regina                               - Ma che potere hanno su di lui?

Ondina                               - Ogni onda, ogni acqua ora sorveglia Hans. Se si avvicina ad un pozzo, subito il livello sale. Se piove, la pioggia cade due volte più fitta su di lui. È furente. Vedrete, quando passerà vicino alle fontane del giardino, come gli zampilli si alzeranno sdegnati fino al cielo.

Regina                               - Vuoi un consiglio, cara piccola Ondina?

Ondina                               - Sì, io sono un'ondina.

Regina                               - Puoi ascoltarmi, hai quindici anni.

Ondina                               - Quindici anni tra un mese. E sono nata da secoli, e non morirò mai.

Regina                               - Perché hai scelto Hans?

Ondina                               - Non sapevo che gli uomini si scegliessero. Da noi non si sceglie; siamo scelti noi da grandi sen­timenti e il primo venuto sarà, per sempre, il solo. Hans è il primo uomo che ho visto, non c'era altra scelta.

Regina                               - Ondina, fuggi! Vattene!

Ondina                               - Con Hans?

Regina                               - Se non vuoi soffrire, se vuoi salvare Hans, tuffati nella prima fonte che trovi... Vattene!

Ondina                               - Con Hans? È così brutto in acqua!

Regina                               - Hai avuto tre mesi di felicità con Hans. Devi accontentarti. Fuggi finché sei in tempo.

Ondina                               - Lasciare Hans? Perché?

Regina                               - Perché non è per te. Perché ha l'anima gretta.

Ondina                               - Io non ho anima. È ancora peggio!

Regina                               - Non è questo il punto, per te come per nessun'altra creatura non umana. L'anima del mondo inspira ed espira attraverso le narici e le branchie. Ma l'uomo ha voluto un'anima per sé. Stupidamente egli ha frantumato l'anima universale. Non c'è un'ani­ma degli uomini. C'è solo una serie di piccoli lotti d'anima, dove crescono fiori sparuti e legumi aridi. Anime d'uomo, con le stagioni complete e i venti, con tutto l'amore, questo ti occorreva ed è terribilmente raro. Ce n'era una per caso in questo secolo ed in questo universo. Mi spiace. È già occupata.

Ondina                               - A me non spiace affatto.

Regina                               - Perché tu non sai che cosa sia un ondino d'animo nobile.

Ondina                               - Lo so benissimo. Ne abbiamo avuto uno. Nuotava solo sul dorso per vedere il cielo. Prendeva crani di ondine tra le pinne e li contemplava. Aveva bisogno di undici giorni di solitudine e di riservatezza prima di amare. Ci ha annoiate tutte. Persino le più anziane lo evitano. No, il solo uomo degno di essere amato è quello che assomiglia a tutti gli uomini, che si distingue dagli altri solo per i difetti e le goffaggini in più...

 Regina                              - Hans.

Ondina                               - Hans.

Regina                               - Ma non ti accorgi che Hans ha amato tutto ciò che in te è grande, perché lo vedeva piccolo! Tu sei la luce e lui ha amato una bionda. Tu sei la grazia e lui ha amato una ragazzina impertinente. Tu sei l'avventura e lui ha amato un'avventura... Quando si accorgerà dell'errore, lo perderai.

Ondina                               - Non se ne accorgerà. Se fosse Bertram, Bertram se ne accorgerebbe. Ma io sospettavo quel pericolo. Fra tutti i cavalieri ho scelto il più stupido...

Regina                               - L'uomo più stupido vede sempre tanto chiaro da accecarsi.

Ondina                               - Allora gli dirò che sono un'ondina!

Regina                               - Sarebbe peggio. Forse in questo momento tu sei per lui una specie di ondina, ma solo perché non crede che tu lo sia. La vera ondina, per Hans, non sarai tu, ma Berta con una guaina di scaglie, in qual­che ballo in maschera.

Ondina                               - Se gli uomini non possono sopportare la verità, io mentirò!

Regina                               - Puoi dire la verità o mentire, bambina mia, non ingannerai nessuno e offrirai agli uomini la cosa che odiano di più.

Ondina                               - La fedeltà?

Regina                               - No. La trasparenza. Ne hanno paura. Sembra loro il peggior segreto. Quando Hans vedrà che non sei un rimasuglio di ricordi, un cumulo di progetti, un mucchio di impressioni e di volontà, avrà paura e tu sarai perduta. Credimi. Vattene, salvalo!

Ondina                               - Oh regina, non lo salverei partendo. Se ri­torno fra le ondine, tutti i maschi mi si affolleranno in­torno attratti dal sapore umano. Mio zio vorrà che ne sposi uno. Io rifiuterò. Dalla rabbia egli ucciderà Hans... No! Devo salvare Hans in terra. Devo trovare qui il modo di nascondere a mio zio che egli mi tra­disce, se un giorno non mi amerà più. Ma mi ama ancora, non è vero?

Regina                               - Certamente. Con tutte le forze.

Ondina                               - Allora, perché cercare, regina? Possedia­mo già il rimedio! Mi è venuto in mente poco fa, durante la disputa. Ogni volta che cercavo di allon­tanare Hans da Berta, riuscivo solo a spingerlo verso di lei. Quando ne dicevo male, subito ne prendeva le parti... Farò il contrario! Venti volte al giorno gli dirò che Berta è bella, che Berta ha ragione. Allora gli diventerà indifferente, avrà torto; ogni giorno farò in modo che la incontri, che ella sia attraente il più possibile, al sole, in abito di corte. Allora egli non vedrà altri che me. Berta verrà ad abitare con noi, nel castello di Hans... Così trascorreranno tutta la vita insieme: sarà come se lei fosse lontana. Io cercherò ogni pretesto per lasciarli soli, la passeggiata, la cac­cia: sarà come se fossero tra la folla. Leggeranno in­sieme i loro manoscritti gomito a gomito; egli la guar­derà dipingere le maiuscole faccia a faccia, si sfiore­ranno, si toccheranno: allora si sentiranno divisi e non avranno alcun desiderio. Io sarò tutto per Hans... So capire gli uomini, non è vero? Questo è il mio ri­medio... (la regina si è alzata e viene ad abbracciarla) Regina Isotta, che cosa fate?

Regina                               - Isotta ti dice grazie.

Ondina                               - Grazie?

Regina                               - Grazie per la lezione d'amore... Sia giu­dice il cielo. Lasciamo che operino le ricette di Ondina.

Ondina                               - Sì, io sono un'ondina.

Regina                               - E il filtro dei quindici anni...

Ondina                               - Quindici anni tra un mese... E sono nata da secoli. E non morirò mai.

Regina                               - Vengono...

Ondina                               - Che fortuna! Potrò chiedere scusa a Berta!

SCENA XII

Ondina                               - Vi chiedo perdono, Berta!

Re                                      - Molto bene, bimba imia...

Ondina                               - Avevo ragione io. Ma poiché si chiede perdono solo quando si ha torto, io avevo torto, Berta... Perdonatemi.

Cavaliere                            - Molto bene, Ondina cara... (in quel momento compare il mago e Ondina lo vede).

Ondina                               - Molto bene... Però potrebbe rispondere!

Cavaliere                            - Come?

Ondina                               - Mi abbasso davanti a lei, io che sono tanto più in alto, mi umilio davanti a lei, io che mi sento tanta fierezza addosso da credere di esserne in­cinta, e lei non risponde nemmeno.

Bertram                              - È vero, Berta potrebbe rispondere...

Ondina                               - Vi pare, Bertram!

Cavaliere                            - Immischiatevi nelle cose che vi ri­guardano...

Ondina                               - Se ne immischia! Io lo guardo.

Cavaliere                            - Ce la vedremo fra poco, Bertram!

Re                                      - Berta, questa fanciulla riconosce i propri torti. Non prolungare un incidente penoso per ognuno di noi.

Berta                                  - D'accordo. Le perdono.

Ondina                               - Grazie, Berta.

Berta                                  - A patto che mi regga lo strascico nelle cerimonie.

Ondina                               - Sì, Berta.

Berta                                  - Lo strascico di dodici piedi.

Ondina                               - Più piedi mi separeranno da voi, Berta, più contenta sarò.

Berta                                  - Non mi chiamerà più Berta, ma Altezza.

Re                                      - Berta, hai torto.

Berta                                  - E dichiarerà pubblicamente che io non ho ucciso il fringuello.

Ondina                               - Lo dirò. Sarà una bugia.

Berta                                  - Sentite che impudenza, padre!

Re                                      - Non ricomincerete...

Ondina                               - Sua Altezza Berta non ha ucciso il frin­guello. Hans non le ha preso la mano... Non prenden­dole la mano, Hans non l'ha stretta...

Berta                                  - Mi insulta!

Ondina                               - Sua Altezza Berta non passa il tempo ac­cecando (fringuelli perché cantino. Al mattino, scen­dendo dal letto, Sua Altezza Berta non posa i piedi su un tappeto di centomila fringuelli morti!

Berta                                  - Padre, sopporterete che io venga ingiuriata così in presenza vostra?

Re                                      - E tu perché la provochi?

Cavaliere                            - Ondina, stai parlando alla figlia adotti­va del re!

Ondina                               - Alla figlia del re! Vuoi sapere chi è la figlia del re? E voi, voi tutti che tremate davanti a lei, volete saperlo?

Cavaliere                            - Oh, Ondina, tu mi ricordi che vizio sia l'essere plebei!

Ondina                               - Plebei, povero cieco! Vuoi sapere chi è plebeo? Credi che sia nata da eroi la tua Berta? Io conosco i suoi genitori! Sono pescatori del lago e non si chiamano Parsifal né Kudrun. Si chiamano Augusto e Eugenia!

Berta                                  - Hans, fatela tacere, o non vi rivedrò mai più!

Ondina                               - Tu sei qui, zio! Aiutami!

Cavaliere                            - (cercando di trascinarla) Vieni con me!

Ondina                               - Mostra loro la verità, zio! Trova il modo di mostrare la verità. Ascoltami almeno una volta. Aiuto! (la luce si spegne improvvisamente mentre il ciambellano annuncia).

Ciambellano                       - Maestà, l'intermezzo...

SCENA XIII

 Sul fondo, la sponda del lago con la capanna di Augusto. Il re delle ondine guarda in una culla di canne, una bambina che le ondine gli portano. Un attore ed una attrice nei costumi di Salammbò e Matho si affacendano sulla scena.

Prestigiatore                       - Chi sono quei due? Non c'entrano affatto.

Ciambellano                       - Sono i cantanti di Salammbò. Im­possibile fermarli.

Prestigiatore                       - Fateli tacere.

Ciambellano                       - Far tacere i cantanti di Salammbò? Sarebbe l'ottava fatica di Ercole.

SPETTACOLO

Un'ondina                          - (guardando la bimba) :

Eccola. Che cosa dobbiamo fare? Il re delle ondine:

Quella croce le dovete lasciare. Matho                   - (cantando) :

Mercenario son, debbo guerreggiare! Una piccola ondina:

Re dell'onda, costei mi ha morsicato!... Il re delle ondine:

Il suo dentarolo le sia ridato.

Che Augusto rozzamente ha ritagliato

In una zanna di narvalo nero. Salammbò                - (cantando) :

Di Annibale io sono nipote, è vero! Un'ondina :

Demonio! Questa mano mi ha graffiato! Il re delle ondine:

Ogni segno addosso le sia lasciato

Col quale si sveli, per mio decreto,

Della sua nascita intero il segreto... Salammbò       - (cantando) :

Questo corpo indegno è da me adorato! Matho     - (cantando) :

Adoro questo corpo consacrato! Un'ondina :

È vero che un giorno un principe vede

Il paniere nascosto nel canneto

E lo porta nella reggia ove siede?... Il re delle ondine:

Sì, ma dell'acque per tutte le genti.

O fanciullina dall'anima vana,

Tu perdi molto in dignità umana.

Da pescatrice regina diventi...

Forse innanzi a te la gioia si spiega... Tutte le ondine:

Nel suo stesso orgoglio il malvagio annega!... Il re delle ondine:

Ma se un dì contro le ondine fai lega,

Piova o splenda il sole, ovunque succeda... Salammbò          - (cantando) :

Prendimi! E con me Cartagine ceda! Il re delle ondine:

Bertilde, Claramonda o Nicoletta,

Quale che sia il nome che ti aspetta,

Croce e dentarolo prova saranno

Dell'esser tu plebea, e lo diranno. Matho                - (cantando) :

Ah, nuda ti veggo! Ahimè, quale affanno! Un'ondina :

Ma una croce si rompe o viene presa... Altra ondina:

Per un ladro è facilissima impresa... Salammbò      - (cantando) :

Fresca è la sera. Ne sono sorpresa. Matho             - (cantando) :

Metti quel velo, di tue grazie degno.

Il re delle ondine:

E questo 'vi spiega, mia schiera ondina, Perché su queste spalle di bambina Con dito che di pece lascia un segno Croce accanto a narvalo ora disegno. Matho       - (cantando) :

Infin l'ottengo! Salammbó - (cantando) :

Chi, me? Matho                 - (cantando) :

No, il velo Di Tanit! Salammbó          - (cantando) :

Ah, tutto si svela, o cielo! Il re delle ondine:

Qui vicino, in lettere trasparenti,

Aggiungo le iniziali dei parenti

Perché in nessun caso sia rinnegato

Il latte che mamma Eugenia ti ha dato!

Dunque, fra questi splendori mondani,

Gloria di ieri, vergogna di domani,

Alzati, Berta, e non tenere ascose

La bella nuca e le spalle di rose!

(la luce si accende. Costernazione in sala. Berta si è alzata).

Ondina                               - Coraggio, Berta!

Berta                                  - Abbiate voi coraggio!

Ondina                               - Ecco! (strappa il velo di Berta e sulla sua spalla si vedono i segni). Salammbó e Matho:

Tutto è amore in questo basso mondo! Soltanto amore!...

Ondina                               - Sono qui, zio?

Prestigiatore                       - Stanno arrivando. (Augusto e Eu­genia entrano nella sala e si precipitano verso Berta).

Augusto                             - Figlia, figlia cara!

Berta                                  - Non toccatemi, voi! Puzzate di pesce! Tutte le ondine  - (disapprovando) Oh! Oh!

Eugenia                              - Bimba mia!... Quante volte ho pregato Dio!

Berta                                  - O Dio, io vi chiedo di rendermi orfana, almeno!

Re                                      - Vergogna! Ecco a che cosa dovevo il tuo af­fetto, al trono. Non sei altro che una pretensiosa e una ingrata. Chiedi perdono ai tuoi genitori e a On­dina.

Berta                                  - Mai!

Re                                      - Come vuoi! Se non mi obbedirai, sarai allon­tanata dalla città e finirai la vita in convento!

Berta                                  - La mia vita è finita... (escono tutti meno Ondina, Berta, il cavaliere).

SCENA XIV

Augusto e Eugenia sono in piedi in fondo alla sala. Corone d'oro sembrano posarsi sul loro capo, quan­do Ondina parla della loro sovranità.

Ondina                               - Perdonami, Berta!

Berta                                  - Lasciatemi...

Ondina                               - Non rispondete. Non ho più bisogno di risposta.

Berta                                  - La pietà mi fa più male della vigliac­cheria.

Cavaliere                            - Non vi abbandoneremo, Berta.

Ondina                               - Mi metto in ginocchio davanti a voi, Ber­ta. Siete nata da un pescatore! D'ora in poi sarete la mia regina. Le ondine chiamano Augusto Altezza.

Cavaliere                            - Che farete ora, Berta?

Berta                                  - Ho sempre fatto ciò che la mia condizione mi imponeva...

Ondina                               - Come vi invidio! Farete quello che fan­no le figlie dei pescatori.

Cavaliere                            - Non insistere, Ondina.

Ondina                               - Insisto Hans! Dobbiamo far intendere a Berta che cos'è lei adesso. Cerca di capire anche tu. Augusto è il grande re di un grande regno. Quando Augusto aggrotta le ciglia, miliardi di trote rabbrivi­discono.

Cavaliere                            - Dove andate, Berta?

Berta                                  - Dove posso andare? Già tutti mi abban­donano.

Ondina                               - Venite con noi. Hans, prenderai mia so­rella con noi? Perché Berta è mia sorella. La mia sorella maggiore. Rialzate il capo, Berta. La vostra dignità vi viene da Eugenia. Eugenia è regina fra noi. Nobile come Eugenia, dicono i ghiozzi.

Cavaliere                            - Berta, noi non vogliamo più vivere a corte. Ondina ha ragione. Venite con noi questa se­ra stessa.

Ondina                               - Perdonatemi, Berta. Scusate la mia col­lera. Dimentico sempre che per gli uomini ciò che è accaduto non può non essere accaduto. Com'è dif­ficile vivere per voi, con queste parole che una volta dette non si possono più ritirare, con questi gesti che, una volta compiuti, lo sono per sempre. Sarebbe tan­to più vantaggioso se le parole di odio degli altri vi arrivassero come parole d'amore! A me accade cosi, per tutto quello che vi riguarda...

Ciambellano                       - (sporgendosi) Il re vorrebbe sa­pere se è stato chiesto perdono.

Ondina                               - Sì, in ginocchio.

Cavaliere                            - Venite, Berta, il mio castello è gran­de. Potrete vivere come vorrete, sola - se preferite vivere sola - nell'ala che guarda sul lago.

Ondina                               - Ah! C'è un lago vicino al tuo castello? Allora Berta abiterà nell'altra ala.

Cavaliere                            - L'ala sul Reno? Come vuole lei.

Ondina                               - Il Reno? Anche il Reno costeggia il tuo castello?

Cavaliere                            - Soltanto ad est. A sud ci sono le ca­scate. Venite, Berta!

Ondina                               - O Hans, non hai un castello nelle lan­de, senza stagni né fonti?

Cavaliere                            - Andate, Berta, vi raggiungo, (voltan­dosi verso Ondina) Perché tanta paura dell'acqua? Che c'è fra te e l'acqua?

Ondina                               - Fra l'acqua e me, niente.

Cavaliere                            - Credi che non veda? Non mi lasci più avvicinare ad un ruscello. Ti metti fra il mare e me. Se mi siedo sull'orlo di un pozzo, mi trascini via.

Ondina                               - Attento all'acqua, Hans.

Cavaliere                            - Sì, il mio castello è in mezzo alle ac­que e la mattina farò la doccia sotto le cascate, a mezzogiorno pescherò nel lago e la sera mi tufferò nel Reno. Ne conosco ogni gorgo, ogni vortice. Se l'ac­qua crede di farmi paura, si sbaglia. L'acqua non capisce niente, l'acqua non sente niente. (Hans esce. Tutti i getti d'acqua attorno alla sala si alzano subi-tamente).

Ondina                               - L'acqua ha sentito! (lo segue).

Ciambellano                       - (al prestigiatore) Ah, bravo dav­vero! Non vedo l'ora di sapere come finisce. A quan­do il seguito?

Prestigiatore                       - Subito, se volete.

Ciambellano                       - Ma che faccia ho? Ho le rughe, adesso! Sono calvo!

Prestigiatore                       - Ve lo siete voluto. In un'ora sono passati dieci anni.

Ciambellano                       - Ho la dentiera? Balbetto?

Prestigiatore                       - Devo continuare, Eccellenza?

Ciambellano                       - Ne! No! Intervallo! Intervallo!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

SCENA I

1° servo                              - La corale già si dispone nel coro.

Hans                                  - Cosa hai detto?

II0 servo                             - Parla dei cantori per i vostri sponsali.

Hans                                  - E non potresti esprimerti diversamente? Non hai un linguaggio più semplice?

1° servo                              - Lunga vita a Berta! Viva la sposa!

Hans                                  - Vattene!

Berta                                  - Perché tanto ti inquieti in un tal giorno?

Hans                                  - Come? Anche tu?

Berta                                  - Sto per diventarti moglie e fai questo viso?

Hans                                  - Anche tu! Anche tu parli come loro!

Berta                                  - Che dicevano tanto di male! Si rallegra­vano d'ogni nostra felicità.

Hans                                  - Ripeti quella frase... Svelta! Senza cambiare una parola!...

Berta                                  - Che dicevano tanto di male! Si rallegra­vano d'ogni nostra felicità...

Hans                                  - Finalmente! Grazie!

Berta                                  - Mi fai paura Hans! Da qualche giorno mi fai paura...

Hans                                  - Tu, che sai tutto dei Wittenstein, sappi an­che questo: il giorno in cui la sventura deve visitarli, senza motivo i servitori cominciano ad adoperare un linguaggio solenne. Le loro frasi sono ritmate, i ter­mini ricercati. Tutto ciò che in questo mondo è riser­vato ai tuoi amici poeti, d'improvviso se ne servono lavandaie e palafrenieri. Di colpo la gente più umile vede le cose che non ha mai visto: le anse dei fiumi, l'esagono dei favi di miele. Pensano alla natura. Pen­sano all'anima... La sera giunge la sventura.

Berta                                  - Le loro frasi non erano versi. Non ri­mavano.

Hans                                  - Quando i Wittenstein sentono all'improv­viso uno di loro parlare in rima, recitare poesie, la morte è già prossima.

Berta                                  - O Hans, nelle ore solenni, l'orecchio dei Wittenstein nobilita i suoni. Ma accade certamente per le feste come per i lutti!

Hans                                  - Persino il porcaro, sembra. Ora vedremo. (a un servitore) Sai dov'è il porcaro?

1° servo                              - Il colle dei giunchi...

Hans                                  - Chiudi quella bocca. Vammi a cercare il porcaro...

II0 servo                             - Sotto una acacia...

Hans                                  - Di corsa...

Berta                                  - O Hans, io ringrazio le serve di avermi lasciato stamane le parole umili per dirti che ti amo. Mi tieni fra le braccia, Hans. Perché fai questo viso? Che cosa ti manca in questo giorno?

Hans                                  - Non essermi vendicato, non averla costretta a confessare, davanti a tutta la città riunita, la pro­pria natura e il delitto commesso!

Berta                                  - Da'sei mesi che Ondina è scomparsa, non hai potuto scordarla? Oggi a ogni modo è giorno d'oblio.

Hans                                  - Non oggi. Se hai davanti a te un fidanzato diffidente, immiserito, umiliato, è opera sua!... Come mi ha mentito!

Berta                                  - Non ti ha mentito. Chiunque altro avrebbe indovinato che non era una di noi. Si è lamentata una volta? Una volta che si sia opposta alla tua volontà! L'hai vista una volta in collera o ammalata o altez­zosa? Da che cosa riconosci dunque le donne vere?

Hans                                  - Dal fatto che tradiscono... Lei mi ha tradito.

Berta                                  - Tu solo non te ne accorgevi. Non hai mai notato che non usava la parola donna. Le hai sentito dire una volta: non si parla così a una donna, non si agisce così con una donna?... No... tutto in lei diceva: non si parla così ad un'ondina, non si agisce così con un'ondina.

Hans                                  - Dimenticare Ondina! Ma lei stessa permette che la dimentichi? Quel grido da cui fui svegliato il mattino della sua fuga: ti ho tradito con Bertram... non si alza ancora, ogni mattina, dal fiume, dalle sor­genti, dai pozzi!... Il castello e la città ne risuonano ad ogni ora, le fontane, gli acquedotti! L'ondina di legno dell'orologio non lo grida a mezzogiorno? Perché si accanisce a proclamare che mi ha tradito con Bertram!...

L'eco                                  - Con Bertram!

Berta                                  - Siamo giusti, Hans. Noi l'avevamo già tradita. Forse ci ha sorpresi e si è vendicata.

Hans                                  - Dov'è? Che fa? I miei cacciatori, i miei pescatori, tutti la inseguono invano da sei mesi. Ep­pure non è lontana. All'alba, sulla soglia della cappella, hanno trovato questo mazzo di stelle marine e di ricci. Solo lei ha potuto lasciarlo, per scherno...

Berta                                  - Non devi crederlo. Le avventuriere non si accaniscono. Una volta scoperte, spariscono, si ri-tuffano... Penso che l'espressione serva anche per le ondine... Si è rituffata.

Hans                                  - Ti ho tradito con Bertram!... Chi ha parlato?

L'eco                                  - Con Bertram!

Berta                                  - Noi scontiamo il tuo errore. Che cosa ha potuto sedurti in quella ragazza? Chi ha potuto la­sciarti credere che tu fossi nato per le avventure! Tu, cacciatore di fate! Ti conosco. Sii sincero con te stesso, ammetti che a farti palpitare il cuore nelle foreste incantate era la vista di qualche capanna abbandonata dal boscaiolo, il piacere di entrare chinando il capo, e di trovare, insieme all'odore di mobili ammuffiti, un fuoco di legna non ancora spento dove arrostire un tordo e accendere la pipa... Ti vedo nei cosiddetti ca­stelli incantati... Sono sicura che indugiavi ad aprire armadi, a staccar mantelli, a metterti in testa vecchi elmi... Credevi di cercare gli spiriti, ma non hai fatto altro che seguire le peste umane...

Hans                                  - Le ho seguite male.

Berta                                  - Le hai perdute, ma le hai ritrovate. Le hai ritrovate quella notte d'inverno in cui mi dicesti che mi amavi ancora ed io fuggii, quando hai visto le mie orme sulla neve. Erano larghe e profonde; por­tavano il peso della mia fatica, della mia angoscia, del mio amore. Non erano come le impronte appena visibili di Ondina, che neppure i tuoi cani distinguono, nient'altro che scie sulla terra ferma. Erano quelle di una donna incinta di vita umana, incinta di tuo figlio; erano quelle della tua donna! Non vi furono impronte al ritorno. Mi riportasti in braccio.

Hans                                  - Sì, come Bertram deve aver portato lei... Tu che vuoi?

1° servo                              - È il porcaro, signore. L'avete chiamato voi.

Hans                                  - Ebbene, vieni avanti; come stanno i tuoi maiali?

Porcaro                              - Il mio zufolo è di salice e di bosso il mio coltello!

Hans                                  - Sto parlando dei maiali, delle scrofe!

Porcaro                              - Sotto un'acacia...

Hans                                  - Sta zitto!

1° servo                              - Badate, è sordo!

Porcaro                              - La cui ombra è...

Hans                                  - Tappagli la bocca con una mano!

1° servo                              - Mi parla nella mano. Parla di esagoni...

Hans                                  - (od un altro servo) Fate tacere anche lui...

II0 servo                             - (che ha messo la mano sulla bocca del primo) Non so che cosa abbiano! Parlano tutti in versi!

Hans                                  - Andate a chiamare la sguattera. Avete ca­pito? Voglio sentire che cosa dice la sguattera!

SCENA II

1° pescatore                       - Signore! Mio signore!

Hans                                  - Dillo un'altra volta e avrai fatto un verso!

II0 pescatore                      - È nostra, l'abbiamo presa!

Hans                                  - Presa Ondina?

1° pescatore                       - Nel Reno, mentre cantava!

II0 pescatore                      - È come il gallo di montagna, la si può accostare quando canta.

Hans                                  - È lei? Siete sicuri?

1° pescatore                       - Più che sicuri. Si è tirata i capelli sul viso, ma ha una voce meravigliosa, ha la pelle di velluto, ed è incantevole: è lei il mostro.

11° pescatore                     - I giudici stanno salendo con lei.

Berta                                  - Che giudici?

1° pescatore                       - I giudici vescovili e imperiali che giudicano i casi soprannaturali. Stavano facendo il solito giro.

11° pescatore                     - Venivano da Bingen.

Berta                                  - Perché le sedute si tengono al castello? Non è libero il tribunale?

1° pescatore                       - Dicono che le ondine si giudicano sempre su un'altura, contessa.

11° pescatore                     - E lontano dal fiume e che inoltre bisogna stare attenti perché possono raggiungerlo stri­sciando, come l'anguilla lo stagno, e che d'altronde il cavaliere è attore in giudizio.

Hans                                  - Lo sono... Da sei mesi aspetto di esserlo... Berta, lasciaci soli.

Berta                                  - Hans, non rivedere Ondina!

Hans                                  - Non rivedrò Ondina. Li senti... Rivedrò una ondina, un essere privo di vita umana, di voce umana, che non mi riconoscerà neppure.

Berta                                  - Hans, quando ero piccola sono stata in­namorata di un lupo cerviere. Era immaginario. Non esisteva. Ma dormivamo insieme. Avevamo bambini. Ancora adesso, nel serraglio, io mi fermo con un bri­vido davanti alla gabbia del lupo cerviere. Anche lui mi ha dimenticata. Ha dimenticato che gli mettevo mantelli di porpora, che mi ha salvata dai nani gi­ganti, che le nostre gemelle, Ginevra e Bertalinga, hanno sposato il re dell'Asia. Se ne sta là col suo pelo, la barba e l'odore. Ma a me batte il cuore. Mi sentirei in colpa se andassi a trovarlo in questo giorno di nozze.

1° servo                              - Signore, i giudici.

Hans                                  - Un minuto, Berta, e poi staremo in pace.

SCENA III

1° giudice                          - Magnifico! Altezza media. Siamo esat­tamente al di sopra del regno liquido e al di sotto di quello aereo.

11° giudice                        - Su un'altura come questa, brava gen­te, si fermò la nave verso la fine del diluvio e a Noè toccò appunto di giudicare i mostri marini le cui cop­pie infernali avevano violato l'arca entrando dai fine­strini... Ossequi, cavaliere...

Hans                                  - Arrivate in buon punto.

1° giudice                          - Il fatto di vivere nel regno sopran­naturale ci dà una prescienza ignota ai nostri colleghi del diritto comune o di quello di caccia.

II0 giudice                          - La nostra missione è peraltro più dura.

1° giudice                          - Certo è più facile sentenziare sui con­fini fra le vigne di due borghesi che sui confini fra uomini e spiriti.

II0 giudice                          - Ma nel nostro caso l'interrogatorio si presenta facile... È questa la prima volta che giudi­chiamo un'ondina che ammette di essere ondina. Perché, cavaliere, non esiste sotterfugio al quale questi esseri non ricorrano per sfuggire alla nostra inchiesta. E, talvolta, non si peritano di cogliere in fallo la nostra scienza...

1° giudice                          - Difatti. Han riprovato anche ieri l'al­tro, caro collega, in quel caso di Kreuznach, quando giudicammo la sedicente Dorotea, fantesca dello sca­bbie. Voi eravate abbastanza convinto che fosse una salamandra. L'abbiamo messa al rogo, tanto per prova. È bruciata. Quindi era un'ondina.

II0 giudice                          - Anche ieri, caro presidente, con quella Geltrude, la rossa dagli occhi vetrini, che serviva la birra a Tubinga. I boccali si riempivano da soli e, prodigio senza pari, senza tanti riguardi. Voi ritene­vate che fosse un'ondina. L'abbiamo fatta gettare in acqua, tenendola con un filo d'acciaio. È annegata. Dunque era una salamandra.

Hans                                  - Ondina è salita con voi?

1° giudice                          - Prima d'introdurla, cavaliere, ci sa­rebbe prezioso, essendo voi parte lesa, sapere quale pena pretendete per l'accusata.

Hans                                  - Che cosa pretendo? Pretendo quello che questi servi, queste ragazze pretendono. Pretendo il diritto per gli uomini di stare un po' soli su questa terra. Non è poi così grande quel che Dio ha concesso loro, questa superficie con due metri in altezza fra cielo e inferno! Non è poi così attraente la vita umana con le mani da lavare, i nasi da soffiare, i capelli che cadono!... Io chiedo di vivere senza sentire brulicare intorno queste vite extra umane, che si accaniscono, queste aringhe dal corpo di donna, queste vesciche dalla testa di bambino, queste lucertole dagli occhiali, bianche e rosa... La mattina delle mie nozze io do­mando di restar solo, in un mondo libero dalle loro visite, dai loro umori, dai loro accoppiamenti, solo con la mia fidanzata, finalmente solo.

1° giudice                          - È la pretesa suprema.

II0 giudice                          - Senza dubbio. A noi può sembrare sconcertante che provino tanto piacere nel vederci quando facciamo il pediluvio, quando abbracciamo la moglie o la domestica e sculacciamo, i bambini. Ma è innegabile che attorno ad ogni gesto degli uomini, il più triviale come il più nobile, infagottati alla svelta in qualche carcassa o in pelli di velluto, col naso a grugno o col sedere a pungiglione, essi si accalcano e fanno il girotondo...

Hans                                  - C'è stata un'epoca, un secolo che non ab­biano appestato?.

1° giudice                          - Un'epoca? Un secolo? Che io sappia, cavaliere, c'è stato al massimo un giorno, un giorno solo. Un solo giorno ho sentito il mondo liberato da codeste presenze, da codesti doppioni infernali. Lo scorso agosto, dietro Augusta. Era l'epoca della mieti­tura ed ogni spiga non aveva il suo loglio, accanto al fiordaliso non cresceva la nigella. M'ero steso sotto un sorbo, in alto vedevo una pica che non era la con­trofigura di un corvo. La Svevia si stendeva fino alle Alpi, verde e azzurra, senza che scorgessi, al di so­pra, la Svevia dai cieli popolati d'angeli beccuti, né, sotto, la Svevia infernale con le sue diavolesse rosse. Sulla strada cavalcava un lanzichenecco e non l'ac­compagnava il cavaliere armato di falce. Sotto i mai, i mietitori danzavano a coppie e nelle coppie non si insinuava un terzo vischioso dalla faccia di luccio. La ruota del mulino girava sulla farina, senza che la cin­gesse una ruota di molto più grande che coi raggi percuotesse dannati nudi; tutti lavoravano, gridavano, danzavano, eppure io gustavo per la prima volta una solitudine, la solitudine umana... Echeggiava il corno della diligenza senza che lo sostituisse la tromba del giudizio universale... È stato l'unico momento della mia vita in cui abbia sentito che gli spiriti abbandonavano la terra agli uomini, in cui un altro appello li avesse convocati verso altri asili, altri pianeti... Sen­za dubbio, caro collega, era la fine della nostra pro­fessione, se durava. Ma non rischiamo niente. Di colpo il lanzichenecco fu raggiunto dalla morte, le coppie si trovarono in tre, scope e lance pendevano dalle nuvole... L'altro pianeta li aveva delusi, tornavano. In un secondo erano tornati tutti. Avevano lasciato tutto, comete, firmamento, divertimenti in cielo, per tornare a veder me che m'asciugavo il sudore e mi soffiavo il naso con un fazzoletto a losanghe... Ecco l'accusata! Una guardia la tenga diritta. Se si mette bocconi, accadrà come per la donna anguilla di do­menica, arriverà al Reno prima di noi...

SCENA IV

II0 giudice                          - Non ha le mani palmate. Ha un anello.

Hans                                  - Toglieteglielo.

Ondina                               - Mai! Mai!

Hans                                  - È un anello matrimoniale. Ne ho bisogno fra un momento.

II0 giudice                          - Cavaliere...

Hans                                  - Anche la collana. E quel medaglione, che contiene il mio ritratto!

Ondina                               - Lasciatemi la collana!

1° giudice                          - Posso chiedervi di dirigere io il di­battito? La vostra indignazione, giustificatissima, po­trebbe recar confusione... Si proceda innanzitutto a identificare...

Hans                                  - È lei!

1° giudice                          - Sì, sì! Ma dov'è il pescatore che l'ha presa? Venga avanti il pescatore che l'ha presa!

Ulrico                                 - È la prima volta che ne pesco una, signor giudice. Ah, sono molto contento!

II0 giudice                          - Ci congratuliamo. Che cosa faceva?

Ulrico                                 - Sentivo che ne avrei presa una. Da trent'anni me lo sentivo. Ma questa mattina, ero sicuro.

IP giudice                          - Ti chiedo che cosa stava facendo, testone!

Ulrico                                 - E l'ho presa viva! Quella di Ratisbona l'avevano accoppata a colpi di remo. Io le ho appena fatto battere la testa contro il bordo, tanto per stor­dirla.

Hans                                  - È vero, bestia, esce il sangue.

1° giudice                          - Rispondi alle domande. Stava nuo­tando quando l'hai presa?

Ulrico                                 - Nuotava, mostrava il petto, le natiche. Può rimanere sott'acqua dieci minuti, li ho contati.

II0 giudice                          - Cantava?

Ulrico                                 - No. Fa un piccolo latrato, un po' rauco. O meglio, guaisce. Ricordo benissimo le cose che guaiva. Guaiva: ti ho tradito con Bertram.

1° giudice                          - Vaneggi. Tu capisci i guaiti?

Ulrico                                 - Di solito no. Un guaito è solo un guaito. Ma quello, sì.

1° giudice                          - Puzzava di zolfo quando l'hai pescata?

Ulrico                                 - No. Odorava di alga, di biancospino.

II0 giudice                          - Non è proprio la stessa cosa! Odorava di alga o di biancospino?

Ulrico                                 - Odorava di alga, di biancospino.

1° giudice                          - Procediamo, caro collega.

Ulrico                                 - Aveva un odore che diceva: ti ho tra­dito con Bertram.

1° giudice                          - Gli odori parlano, adesso?

Ulrico                                 - È vero. Avete ragione. Un odore è solo un odore. Ma quello parlava.

1° giudice                          - Si divincolava?

Ulrico                                 - Anzi. Si lasciava prendere. Tremava sol­tanto. Un tremito alle reni che voleva dire: ti ho tra­dito con Bertram!

Hans                                  - Hai finito di gridare, imbecille!

 1° giudice                         - Scusatelo, cavaliere. Non fa meraviglia che vaneggi. L'anima semplice vien meno in simili in­contri. Ma la testimonianza di un pescatore professio­nista è d'obbligo per identificare il mostro acquatico... Sembra che non abbia dubbi.

Ulrico                                 - Giuro davanti a Dio che lo è. Testa e petto, è fatta come quella di Norimberga che tenevano nella piscina. Le avevano dato un tricheco : giocavano a palla insieme... Hanno anche avuto figli... Chi sa che non sia la stessa... La taglia viene raddoppiata per quelle vive, non è vero?

1° giudice                          - Torna questa sera a ritirarla. Grazie.

Ulrico                                 - E la rete? Posso prendere la mia rete?

1° giudice                          - Ti sarà restituita alla data prescritta. Due giorni dopo il dibattito...

Ulrico                                 - Ah no! La voglio subito. È uno strumento di lavoro. Devo pescare questa sera!...

II0 giudice                          - Molto bene. Vattene. La rete è con­fiscata.

1° giudice                          - Portate a termine gli accertamenti, caro collega!

Hans                                  - Fermo! Dove andate?

11° giudice                        - Sono anche medico, cavaliere; esa­minerò il corpo della ragazza.

Hans                                  - Ondina non sarà esaminata da nessuno.

1° giudice                          - Il mio collega è di un'esperienza senza confronti. Fu lui ad assodare l'integrità dell'elettrice Josefa per l'annullamento del matrimonio, ed ella ha saputo apprezzarne il tatto.

Hans                                  - Certifico io che questa persona è Ondina, deve bastare.

II0 giudice                          - Capisco quanto per voi sia penoso il veder auscultare colei che vi fu compagna, ma senza toccarla io posso studiare con una lente quelle parti del suo corpo in cui cominciano le differenze con un corpo umano.

Hans                                  - Guardate ad occhio nudo, e da dove siete.

II0 giudice                          - Non mi sembra operazione fattibile guardare ad occhio nudo il reticolo di venette tribolate che sotto l'ascella delle ondine disegnano il serpente della tentazione. Non potrebbe almeno camminare qui davanti, togliersi la rete, allargare le gambe!

Hans                                  - Non muoverti, Ondina!

1° giudice                          - Sarebbe scortese insistere; l'inchiesta, tutto sommato, è sufficiente. Fra di voi, buona gente, vi è qualcuno disposto a negare che questa donna fosse un'ondina?

Greta                                  - Era tanto buona.

II0 giudice                          - Era tanto buona.

Porcaro                              - Ci amava. Noi l'amavamo.

IP giudice                          - C'è una specie affettuosa anche nelle lucertole...

1° giudice                          - Si passi dunque al dibattito. Così voi, cavaliere, citate in veste di marito e padrone questa ragazza, accusandola di avere provocato, in qualità e sotto spoglie di Ondina, mille disordini nella vostra famiglia?

Hans                                  - Io? Mai!

1° giudice                          - Non l'accusate di avere introdotto in casa vostra il bizzarro, il soprannaturale, il demoniaco?

Hans                                  - Ondina demoniaca? Chi ha detto una tale sciocchezza?

1° giudice                          - Cavaliere, interroghiamo noi. Che c'è d'anormale in questa domanda?

Re delle ondine                 - (travestito da popolano) Ondina demoniaca!

1° giudice                          - Tu chi sei?

Ondina                               - Fatelo tacere! Mente!

IP giudice                          - Vi è libertà di parola in questi pro­cessi.

Re delle ondine                 - Ondina demoniaca! Questa ondina anzi rinnega le ondine. Le ha tradite. Poteva ser­barne la forza, la scienza. Poteva fare venti volte in un giorno quello che chiamate miracoli, far crescere una proboscide al cavallo di suo marito, dare ali ai suoi cani. Il Reno ed il cielo potevano rispondere ad un suo richiamo e compiere prodigi. No, ella ha accet­tato le storte, il raffreddore da fieno, i cibi al lardo! È vero, cavaliere?

1° giudice                          - Se capisco bene, voi l'accusate perciò di avere ipocritamente rivestito l'apparenza più favo­revole e lusinghiera, per trafugare i segreti umani?

Hans                                  - Io. No davvero! Re delle ondine , I vostri segreti? Ah, se qual­cuno si infischiava dei segreti umani, era proprio lei. Gli uomini hanno dei tesori senza dubbio : oro, gioielli, ma Ondina preferiva gli oggetti più umili: uno sga­bello, un cucchiaio. Gli uomini hanno il velluto, la se­ta; lei preferiva il cotone più ispido. Sorella degli ele­menti, li tradiva bassamente: amava il fuoco per i mantici e gli alari, l'acqua per le brocche e gli acquai, l'aria per i panni stesi fra i salici. Se qualcosa devi scrivere, cancelliere, scrivi così: è la donna più uma­na che ci sia stata, proprio perché lo era di sua scelta.

1° giudice                          - Certi testimoni assicurano che si chiu­deva per ore col catenaccio.

Re delle ondine                 - È vero. Greta, che faceva la tua padrona, quando si chiudeva col catenaccio?

Greta                                  - Dolci, signor testimonio.

IP giudice                          - Dolci?

Greta                                  - Ha lavorato due mesi perché le riuscisse la pasta frolla.

II0 giudice                          - È uno dei segreti umani più gustosi... Ma allevava animali, si dice, in un cortile inacces­sibile..

Porcaro                              - Sì, conigli. Portavo io il trifoglio.

Greta                                  - E galline. E lei stessa strappava loro la pelle della lingua quando avevano la pipita.

IP giudice                          - Piccola mia, i suoi cani non parlavano, ne sei certa, i suoi gatti?

Greta                                  - No. Io parlavo loro. Mi piace parlare ai cani... Non mi hanno mai risposto.

1° giudice                          - Grazie, testimone. Terremo conto di questo comportamento nel nostro giudizio. Se succubi, incubi ed altri visitatori importuni riconoscono l'eccel­lenza della condizione e dell'ingegno umano, se apprez­zano la nostra pasticceria, la stagnatura, la carta gom­mata per l'eczema e le ferite, davvero non sono cose che si possano imputare a loro carico.

II0 giudice                          - Quanto a me, mi piace moltissimo la pasta frolla. Deve averne usato di burro prima di riuscire.

Greta                                  - A zolle!

1° giudice                          - Silenzio!... Adesso abbiamo afferrato il nocciolo. Finalmente vi capisco, cavaliere. Donna, que­sto signore ti accusa di avere introdotto nella sua casa, invece della donna innamorata a cui poteva preten­dere e che tu hai soppiantata per un po', un essere unicamente dedito agli atti meschini e ai diletti spre­gevoli della vita, un essere egoista e insensibile...

Hans                                  - Ondina non mi amava? Chi osa asserirlo?

1° giudice                          - Cavaliere, davvero non è facile tenervi dietro...

Hans                                  - Ondina mi ha amato come nessuno è stato mai amato...

II0 giudice                          - Ne siete così sicuro? Guardatela: tre­ma di paura ascoltandovi.

Hans                                  - Va' a guardare quella paura con la lente, giudice! Non trema di paura; trema d'amore!... Sì, poiché ora tocca a me accusare, io accuso. Prendi il calamaio, cancelliere! Giudice, mettiti il berretto! Si giudica meglio con la testa al caldo. Io accuso questa donna di tremare d'amore per me, di avere me come unico pensiero, come nutrimento, come Dio. Io sono il dio di questa donna, capite!

1° giudice                          - Cavaliere...

Hans                                  - Non ci credete! Qual è il tuo unico pensiero, Ondina?

Ondina                               - Sei tu.

Hans                                  - Qual è il tuo pane? Qual è il tuo vino? Quando presiedevi la mia tavola e alzavi la coppa, che cosa bevevi?

Ondina                               - Te.

Hans                                  - Chi è il tuo dio?

Ondina                               - Tu.

Hans                                  - La sentite, giudici! Spinge l'amore fino alla bestemmia.

1° giudice                          - Non esageriamo. Non complicate il processo: essa vuol dire che vi onora.

Hans                                  - Niente affatto So quel che dico. Ho le pro­ve. Tu ti inginocchi davanti alla mia immagine, non è vero, Ondina? Tu baciavi la stoffa dei miei abiti! Tu pregavi nel mio nome!

Ondina                               - Sì.

Hans                                  - Tenevo il posto dei santi per lei. Invece delle feste aveva me. La domenica delle Palme, chi ve­devi entrare in Gerusalemme sull'asino, strascicando i piedi per terra?

Ondina                               - Te.

Hans                                  - Che cosa agitavano le donne sul mio capo, gridando il mio nome? Non erano palme, che cosa erano?

Ondina                               - Eri tu.

1° giudice                          - Ma così dove si va a finire, cavalie­re! Dobbiamo giudicare un'ondina e non l'amore.

Hans                                  - Tuttavia è questo il vero processo. Venga a questa sbarra, l'amore, coi nastri sul sedere e la fa­retra. Lui è accusato. Io accuso l'amore più sincero di essere il più bugiardo, l'amore più scatenato di essere il più vile, perché questa donna che viveva solo d'a­more per me, mi ha tradito con Bertram.

L'eco                                  - Con Bertram!

1° giudice                          - Stiamo sguazzando nell'incoerenza, ca­valiere. Una donna che vi ama a tal punto, non può avervi tradito.

Hans                                  - Rispondi tu! Mi hai tradito con Bertram?

Ondina                               - Sì.

Hans                                  - Giuralo! Giuralo davanti ai giudici!

Ondina                               - Giuro che ti ho tradito con Bertram.

1° giudice                          - Allora non vi ama. Le sue affermazio­ni non provano niente: non le lasciate davvero mol­ta libertà nelle risposte. Caro collega, voi che riu­sciste a cogliere in fallo anche Genoveffa di Brabante, quando affermava di preferire la propria cerva al marito, le narici della cerva alle gote del marito, fate a questa Ondina le tre domande prescritte... La pri­ma...

II0 giudice                          - (indicando Hans) Ondina, quando quell'uomo ha corso, tu che fai?

Ondina                               - Mi manca il fiato.

1° giudice                          - La seconda...

IPgiudice                           - Quando si schiaccia un dito?

Ondina                               - Sanguino.

1° giudice                          - La terza...

IP giudice                          - Quando parla, quando russa, nel let­to... Scusate, signore.

Ondina                               - Sento cantare.

II0 giudice                          - Le sue parole non fanno una grinza. Sembra sincera!... E quell'essere che per te è tutto, l'hai tradito?

Ondina                               - Sì, l'ho tradito con Bertram...

Re delle ondine                 - Non gridare così, ho sentito...

II0 giudice                          - Non ami che lui. Esiste lui solo. E l'hai tradito?

 

Ondina                               - Con Bertram.

Hans                                  - Ecco! Sapete tutto!

11° giudice                        - Tu sai qual è il castigo della don­na adultera? Sai che la confessione, invece di atte­nuare la colpa, l'aggrava?

Ondina                               - Sì, ma l'ho tradito con Bertraim.

Re delle ondine                 - Ti rivolgi a me, vero Ondina? Te la prendi con me. Come vuoi. Il mio interroga­torio sarà più serrato di quello dei giudici. Dov'è Bertram?

Ondina                               - In Borgogna. Devo raggiungerlo.

Re delle ondine                 - Dove hai tradito tuo marito con lui?

Ondina                               - In una foresta.

Re delle ondine                 - Di mattino o di sera?

Ondina                               - A mezzogiorno.

Re delle ondine                 - Faceva freddo? Faceva caldo?

Ondina                               - Gelava. Bertram ha persino detto: il ghiaccio conservi il nostro amore!... Sono parole che non si dimenticano.

Re delle ondine                 - Molto bene... Conducete Ber­tram... La verità nasce sempre da un confronto.

1° giudice                          - Bertram è sparito da sei mesi. La giustizia umana non ha potuto trovarlo.

Re delle ondine                 - Non è potente davvero la giu­stizia umana... Eccolo! (Bertram appare).

Ondina                               - Bertram, amore

1° giudice                          - Siete il conte Bertram?

Bertram                              - Sì.

1° giudice                          - Questa donna afferma di aver tra­dito il cavaliere con voi.

Bertram                              - Se lo dice lei, è vero.

1° giudice                          - Dove accadde?

Bertram                              - Nella sua camera, qui.

1° giudice                          - Di mattina? Di sera?

Bertram                              - A mezzanotte.

1° giudice                          - Faceva freddo? Caldo?

Bertram                              - I ceppi ardevano nel focolare. Ondi­na ha persino detto: Fa caldo vicino all'inferno. So­no parole che non s'inventano.

Re delle ondine                 - Benissimo. Tutto è chiaro, adesso.

Ondina                               - Che cosa vedi di chiaro! Perché dubi­tare delle nostre parole? Le nostre risposte non con­cordano perché ci siamo amati senza ritegno e sen­za scrupolo, perché la passione ci ha lasciati senza memoria... Solo i falsi colpevoli, che si mettono d'ac­cordo, rispondono con le medesime parole!

Re delle ondine                 - Conte Bertram, prendete quel­la donna fra le braccia e baciatela...

Bertram                              - Ricevo ordini solo da lei.

1° giudice                          - Non ve lo ordina il cuore?

Re delle ondine                 - Chiedigli di baciarti, Ondina. E come potremmo crederti, se non ti lasci baciare!

Ondina                               - Come vuoi. Baciatemi, Bertram.

Bertram                              - Volete?

Ondina                               - Lo esigo. Baciatemi... Un momento, un momento! Quando vi avvicinate, se dovessi trasalire e divincolarmi, sarà senza volere. Non fateci caso.

Re delle ondine                 - Stiamo aspettando.

Ondina                               - Potrei avere un mantello, un abito?

Re delle ondine                 - No.. Resta con le braccia nude.

Ondina                               - Benissimo... Tanto meglio... Mi piace che Bertram mi baci accarezzandomi le spalle nude. Vi ricordate quella sera, Bertram!... Aspettate!... Se, quando mi abbraccerete, griderò, è colpa dei nervi, di questa giornata. Non serbatemi rancore. D'altronde è possibile che non gridi...

Re delle ondine                 - Decidetevi!

Ondina                               - Anche se svenissi. Se svenissi potrete baciarmi quanto vi pare, Bertram, quanto vi pare!

Re delle ondine                 - E' ora.

Bertram                              - Ondina! (l'abbraccia).

Ondina                               - (divincolandosi) Hans, Hans!

Re delle ondine                 - La prova è fatta, giudici. Per il cavaliere e per me, il processo è finito.

Ondina                               - Che prova? (i giudici si sono alzati) Che hai? Che credi? Se grido Hans, mentre Bertram mi bacia, è una prova che non ho tradito Hans? Grido Hans ad ogni proposito, proprio perché non l'amo più! Perché il suo nome svapori da me! Ogni volta che dico Hans egli si smorza un poco in me. E perché non sarei innamorata di Bertram? Guardatelo. Ha la stessa statura di Hans! La stessa fronte!

IP giudice                          - Parla la corte!

1° giudice                          - Cavaliere, il nostro compito in que­sta causa sembra finito. Permetteteci di pronunciare la sentenza. Questa Ondina ha avuto il torto di indur­ci in errore, di abbandonare la propria natura. Ma si scopre che portò qui solo bontà e amore.

IP giudice                          - Un po' troppo: non si rende la vita facile amando a quel modo...

Pgiudice                             - Perché abbia voluto farci credere ad un amore con Bertram, è cosa che ci sfugge e che non vogliamo approfondire, giacché riguarda i rapporti coniugali e il vostro riserbo. Tortura e pubbli­co supplizio le saranno risparmiati. Le sarà mozza­to il capo questa notte senza testimoni, e fino a quel momento designamo quali suoi guardiani il boia e quell'uomo, per ringraziarlo dell'aiuto dato alla giu­stizia, (indica il re delle Ondine).

IP giudice                          - E poiché il corteo nuziale aspetta da­vanti alla cappella, permetteteci di seguirvi e di por­gervi i nostri auguri, (entra la sguattera; agli uni sembra bellissima, ad altri una straccione).

Hans                                  - Chi è costei?

1° giudice                          - Come, cavaliere?

Hans                                  - Chi è costei che mi viene incontro come una cieca, come una veggente?

1° giudice                          - Lo ignoriamo.

Servo                                 - E' la sguattera; l'avete chiamata.

Hans                                  - Com'è bella!

Pgiudice                             - Bella, quella nanerottola?

Greta                                  - Com'è bella!

Servo                                 - Bella? Se ha sessant’anni!

1° giudice                          - Fateci strada, cavaliere.

Hans                                  - No. Prima conviene ascoltare la sguattera. Sapremo da lei la fine di questa storia. Ti ascoltiamo, sguattera.

IP giudice                          - E' pazzo...

1° giudice                          - Lo compiango. Ma basterebbe meno a far perdere la testa.

Sguattera                           - Sono una sguattera indegna di tutto. L'anima ho bella, ma il mio corpo è brutto.

Hans                                  - Fa rima, vero?

1° giudice                          - Niente affatto.

Sguattera                           - Ai lavori umili devo accudire E' un onore le calze ricucire.

Hans                                  - Non direte che questi versi non rimano?

1° giudice                          - Versi? Vi fischiano le orecchie. Do­ve sono i versi?

Porcaro                              - Ma sì, sono versi.

Servo                                 - Per i maiali, è possibile! Per noi è prosa.

Sguattera                           - Vivo di burro rancido, di pane Ma il mio dolore nobile rimane... Nelle mie lacrime c'è tanto sale Come in quelle dei re, delle sovrane. Lo stalliere gridando mi fa male Come ad una regina fa male il re Quando la sera lasciandola dice: Fino a mezzogiorno non sarò da te. Gesù, vorrai distinguermi da essa Alle soglie del tuo regno felice, Vedendo il segno sulle nostre fronti Delle stesse spine, di uguali affronti? Gesù, confondici nella tua festa, Anche a me metti una corona in testa. E dirai: a voi il cielo è aperto, Regine, che tanto avete sofferto!...

Hans                                  - E' davvero una poesia? E' una poesia?

1° giudice                          - Una poesia? Io ho sentito soltanto una sudicia sguattera che si lamentava perché l'accusa­vano d'aver rubato un servizio d'argento.

II0 giudice                          - E perché da novembre le sanguinano i geloni.

Hans                                  - Non ha una falce al fianco?

1° giudice                          - No. Una conocchia!

Greta                                  - Una falce, una falce d'oro!

Servo                                 - Una conocchia.

Porcaro                              - Una falce. E molto affilata. Me ne intendo!

Hans                                  - Grazie, sguattera. Non mancherò all'appun­tamento!... Venite, signori.

Servo                                 - Comincia la funzione... (escono tutti, tran­ne Ondina, suo zio e il boia).

SCENA V

Re delle ondine                 - (che con un gesto ha cambiato il boia in una statua di neve rossa) La fine è prossi­ma, Ondina...

Ondina                               - Non ucciderlo...

Re delle ondine                 - Lo esige il nostro patto. Ti ha tradita.

Ondina                               - Sì, mi ha tradita. Sì, ho voluto farti cre­dere che l'avevo tradito io per prima. Ma non giu­dicare i sentimenti degli uomini col nostro metro di ondine. Spesso gli uomini tradiscono le donne che amano. Spesso sono i più fedeli a tradire. Molti tradisco­no la donna amata per non essere orgogliosi, per ab­dicare, per sentirsi piccoli di fronte ad esse, che so­no tutto. Hans voleva fare di me il giglio della casa, la rosa della fedeltà, colei che ha ragione, che non sbaglia mai... Era troppo buono... Mi ha tradita.

Re delle ondine                 - Sei quasi una donna, povera On­dina!

Ondina                               - Non c'erano altri mezzi... io non ne vedo altri.

Re delle ondine                 - Non hai mai avuto molta imma­ginazione.

Ondina                               - Spesso, la sera di una festa, vedi i ma­riti tornare a casa con le spalle curve, portando re­gali. Hanno tradito. Le spose sono raggianti.

Re delle ondine                 - Ti ha resa infelice.

Ondina                               - Sicuro. Ma siamo sempre fra gli uomini. Essere infelice non è una prova che io non sia feli­ce. Tu non capisci: scegliere, su questa terra coper­ta di cose belle, il solo luogo in cui si debba incontra­re tradimento, equivoco, menzogna, e precipitarvisi con tutte le forze, proprio questa per gli uomini è la feli­cità. Si è notati non facendolo! Più si soffre, più si è felici. Io sono felice. Sono la più felice.

Re delle ondine                 - Sta per morire, Ondina.

Ondina                               - Salvalo!

Re delle ondine                 - Che t'importa! Solo per pochi minuti avrai ancora una memoria umana. Le tue so­relle ti chiameranno tre volte e dimenticherai tutto... Son disposto a concederti che muoia nello stesso istan­te in cui dimenticherai. Sarà abbastanza umano. D'al­tronde non ho neppure bisogno di ucciderlo. È in fin di vita.

Ondina                               - È così giovane, così forte!

Re delle ondine                 - È in fin di vita. L'hai ucciso tu, Ondina. Tu, che ti servi di metafore solo se no­minano i pescecani, ricorda quelli che un giorno, nuo­tando, hanno compiuto uno sforzo! Attraversavano l'Oceano senza fatica nel forte della tempesta, e un giorno, in un bel golfo, su un'onda quieta, s'è rotto un organo all'interno. Tutto l'acciaio del mare stava chiuso in un lembo dell'onda. Per otto giorni han­no avuto gli occhi più pallidi, il labbro inferiore pen­dente... Non avevano niente, dicevano... Morivano... Co­sì gli uomini. Non le querce, i delitti, i mostri richie­dono lo sforzo maggiore a boscaioli, guerrieri, cava­lieri erranti, ma un vimine, l'innocenza, una ragazza innamorata... Gli resta un'ora...

Ondina                               - Ho ceduto il posto a Berta. Tutto si ac­comoda.

Re delle ondine                 - Davvero? Ormai tutto gli gira in testa. Sente nel cervello la musica dei moribondi.I discorsi della sguattera sul prezzo delle uova e del formaggio, li ha sentiti squillare. Non è con Berta, invano lo aspettano in chiesa; è vicino al suo cavallo. II cavallo parla: padrone caro, addio, gli dice il ca­vallo, sarò con te in dio!... Perché il suo cavallo oggi gli parla in versi...

Ondina                               - Non ci credo. Ascolta i canti. Si cele­bra il matrimonio.

Re delle ondine                 - Se ne infischia del matrimo­nio!... Il matrimonio gli è scivolato via, come l'anello da un dito troppo magro. Si aggira per il castello. Parla da solo. Delira. È il modo con cui gli uomini se la cavano, quando sono colpiti da una verità, da una cosa semplice o preziosa... Diventano quello che da loro si dice pazzi. Improvvisamente logici, non rinunziano più, non sposano colei che non amano, ra­gionano come le piante, come le acque, come Dio : sono pazzi.

Ondina                               - Mi maledice!

Re delle ondine                 - È pazzo... Ti ama!

SCENA VI

Hans è alle spalle di Ondina, come Ondina gli era venuta alle spalle nella capanna dei pescatori.

Hans                                  - Mi chiamo Hans!

Ondina                               - È un bel nome,

Hans                                  - In fatto di nomi, Ondina e Hans è quanto si trova di meglio, vero?

Ondina                               - Oppure Hans e Ondina.

Hans                                  - Oh, no! Prima Ondina! Ondina è il titolo... Poiché si intitolerà Ondina la favola in cui compaio di tanto in tanto come un povero sciocco, stupido co­me un uomo. C'entro molto davvero in questa storia! Ho amato Ondina perché lei lo voleva, l'ho tradita perché bisognava. Ero nato per vivere tra la scuderia e i cani... No. Sono stato preso in mezzo fra natura e destino, come un topo.

Ondina                               - Perdonami, Hans.

Hans                                  - Si chiamino Artemisia, Cleopatra o Ondina, chi sa perché commettono sempre lo stesso errore! Gli uomini fatti per amare sono i piccoli professori na­suti, i grassi benestanti dalle labbra spesse, gli ebrei occhialuti : costoro hanno il tempo di sperimentare, go­dere, soffrire... No!... Esse si avventano sul povero ge­nerale Antonio, sul povero cavaliere Hans, su un mi­serabile uomo medio... Da quel momento è finita per lui. Io non avevo un momento libero nella vita, tra guerra, scuderia, caccia a cavallo e con le trappole! No, vi si è aggiunto il fuoco nelle vene, il veleno ne­gli occhi, aromi e fiele in bocca. Dal cielo all'inferno m'hanno scrollato, sconquassato, scorticato! senza con­tare che io non sono portato a vedere l'aspetto pit­toresco delle avventure... Non è molto giusto.

Ondina                               - Addio, Hans!

Hans                                  - Ecco! Un giorno se ne vanno. Il giorno in cui tutto vi è chiaro, il giorno in cui scoprite che avete amato solo loro, che morireste se per un minuto se ne andassero, quel giorno se ne vanno. Il giorno in cui le avete ritrovate, in cui tutto è ritrovato per sempre, quel giorno infallibilmente la loro nave sal­pa, spiegano le ali, sbattono le pinne e vi dicono addio.

Ondina                               - Sto per perdere la memoria, Hans.

Hans                                  - La sentite, è un vero addio. Gli amanti che di solito si dicono addio in punto di morte, sono de­stinati a rivedersi continuamente, a dar di petto l'un nell'altro all'infinito, a star gomito a gomito senza posa nella vita futura, a compenetrarsi senza posa, poiché saranno ombre di uno stesso regno. Si lascia­no per non lasciarsi più. Ma Ondina ed io ce ne an­diamo per l'eternità ciascuno dalla sua parte. A sini­stra il nulla, a destra l'oblio... Non dobbiamo far ci­lecca, Ondina... È il primo addio che si sia detto in questo basso mondo.

Ondina                               - Cerca di vivere... Dimenticherai anche tu.

Hans                                  - Cerca di vivere! È facile dirlo. Se soltanto mi importasse vivere! Da quando te ne sei andata, le cose che il mio corpo faceva da solo, devo ordinar­gliele. Io vedo solo dicendo ai miei occhi di vedere. Io non vedo l'erba verde se non dico ai miei occhi di vederla verde. Se credi che sia amena l'erba ne­ra!... È una responsabilità estenuante. Devo dare ordi­ni a cinque sensi, a trenta muscoli, persino alle ossa. Un momento di distrazione e dimenticherei di senti­re, di respirare... È morto perché gli dava noia respi­rare, diranno... È morto d'amore... Che cosa sei venuta a dirmi, Ondina? Perché ti sei lasciata prendere?

Ondina                               - Per dirti che sarò la tua vedova Ondina.

Hans                                  - La mia vedova? Infatti ci pensavo. Sarò il primo dei Wittenstein a non avere una vedova che mi porti il lutto e dica: devo essere bella anche se non mi vede... Devo parlare anche se non mi sente... Ci sarà solo un'ondina, sempre uguale, che mi avrà dimenticato... Anche questo non è molto giusto...

Ondina                               - Appunto. Rassicurati... Ho preso delle precauzioni. Tu mi rimproveravi a volte, di non varia­re i miei andirivieni in casa, di fare sempre gli stessi gesti, di camminare a passi contati. Avevo previsto il giorno in cui, priva di memoria, sarei dovuta ridi­scendere in fondo alle acque. Educavo il mio corpo, imponendogli un percorso immutabile. In fondo al Reno, anche senza memoria, esso potrà solo ripetere i movimenti che compivo accanto a te. Andrò da una grotta ad una radice con lo stesso slancio che mi por­tava dalla tavola alla finestra; il gesto col quale av­volgerò una conchiglia nella sabbia sarà lo stesso con cui impastavo le mie torte... Salirò in soffitta... Spor­gerò il capo. Ci sarà sempre un'ondina borghese fra quelle pazze di ondine. Che cosa hai?

Hans                                  - Niente, dimenticavo.

Ondina                               - Che cosa dimenticavi?

Hans                                  - Di vedere azzurro il cielo... Continua!

Ondina                               - Mi chiameranno l'umana. Perché non mi tufferò più a capofitto, ma scenderò scale nell'ac­qua. Perché nell'acqua sfogherò libri.,. Perché aprirò finestre nell'acqua. Già si prepara ogni cosa. Non hai ritrovato i miei lampadari, la pendola, i miei mo­bili. Li ho fatti gettare nel mare. Ognuno è al suo posto, allo stesso piano. Non sono più abituata. Mi sembrano instabili, fluttuanti... Ma questa sera, ahi­mè, li vedrò fissi e per me inevitabili come i risuc­chi e le correnti. Non saprò esattamente che cosa significhino, ma ci vivrò intorno. Sarebbe molto strano che non li usassi e non mi venisse l'idea di seder­mi sulla poltrona, d'accendere coi candelabri il fuoco del Reno. Di guardarmi negli specchi... Di tanto in tanto la pendola suonerà... Eternamente ascolterò le ore... La nostra camera sarà in fondo alle acque.

Hans                                  - Grazie, Ondina.

Ondina                               - Così, separati dall'oblio, dalla morte, da­gli anni, dalle razze, noi ci intenderemo e resteremo fedeli.

Ia voce                                - Ondina!

Hans                                  - Ti vogliono!

Ondina                               - Devono chiamarmi tre volte. Solo alla terza dimenticherò! O Hans, lasciami approfittare di questi ultimi attimi, fammi delle domande! Ravviva i ricordi che fra poco saranno cenere. Che cos'hai? Sei molto pallido...

Hans                                  - Chiamano anche me, Ondina; un grande pallore e un gran freddo mi chiamano! Riprendi l'a­nello e sii davvero la mia vedova in fondo alle acque.

Ondina                               - Presto, fammi delle domande!

Hans                                  - Che cos'hai detto, Ondina, la prima sera che ti ho vista, mentre aprivi la porta nella tem­pesta?

Ondina                               - Ho detto: com'è bello!

Hans                                  - E quando mi hai sorpreso che mangiavo la trotta al bleu?

Ondina                               - Ho detto: com'è stupido...

Hans                                  - E quando ho detto: pensaci soltanto!

Ondina                               - Ho detto: ricorderemo questo momento più tardi. Il momento in cui non mi avete baciata.

Hans                                  - Non possiamo più concederci il piacere di aspettare, Ondina: baciami.

IP voce                              - Ondina!...

Ondina                               - Chiedi! Chiedi ancora! Già tutto si con­fonde dentro di me!

Hans                                  - Bisogna scegliere, Ondina, baciarmi o par­lare.

Ondina                               - Sto zitta.

Hans                                  - Viene la sguattera... Brutto ha il corpo... La sua anima è bella... (è entrata la sguattera. Hans cade morto).

Ondina                               - Aiuto! Aiuto!

SCENA VII

Sulla lastra di pietra che si è sollevata Hans ha le mani incrociate.

Berta                                  - Chi chiama?

Ondina                               - Hans sta male! Muore!

IIIa voce                             - Ondina!

Berta                                  - Tu l'hai ucciso! Sei stata tu ad ucciderlo?

Ondina                               - Ho ucciso chi? Di chi parlate? Chi siete?

Berta                                  - Non mi riconosci, Ondina?

Ondina                               - Voi, signora? Come siete bella!... Dove sono? Qui non si può nuotare! E tutto fermo, tutto vuoto... È la terra?

Re delle ondine                 - È la terra...

Una ondina                        - (prendendola per mano) Andiamo­cene, Ondina. Presto!

Ondina                               - Oh sì, andiamocene... Aspetta! Chi è quel bel giovane, sul letto... Chi è?

Re delle ondine                 - Si chiama Hans.

Ondina                               - Che bel nome! Perché non si muove?

Re delle ondine                 - È morto...

Una ondina                        - (sopraggiunge) È ora... andiamo!

Ondina                               - Quanto mi piace!... Non si può ridargli la vita?

Re delle ondine                 - È impossibile!

Ondina                               - (lasciandosi condur via) Peccato! L'avrei amato tanto!

FINE

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