Parole dal cielo


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Parole dal cielo

Parole dal cielo

(Atto unico)

di Mariaelena Masetti Zannini

Parole dal cielo

LA VOCE DI ALICE FUORICAMPO PREANNUNCIA L’INCIPIT DELLA STORIA: IL FRONTE DELLA CARTOLINA ANIMATA DA UN SOGNO D’AMORE.

Alice: Tempo fa mi scrissi una cartolina.

            Inviandomela a casa quasi volessi preservarne i diritti, la firmai, imitando la firma di Viola.

            Quello struggente “per sempre” tatuato in quel ricordo mi celebrava, dedicandomi la storia di una vita.

            La cartolina è ancora in vendita. Per chi fosse interessato la può trovare in un tabaccaio qualunque in un luogo qualunque; ma senza firma.

Un lunghissimo fermo immagine su un dolcissimo bacio apre la scena.

Alice si racconta nel ricordo e rivive l’abbandono al sentimento.

Al centro del palco vibra lo scambio d’umori: l’unico canale vivo in una fredda piazza morta.

Viola toglie il respiro ad Alice che, in quell’istante, sembra soffrire di una sinestesia acuta.

Le due forme combaciano perfettamente e, lasciandosi inghiottire da un’armonia che sfuma, si intensificano.

Rapite così dal loro trasporto, affidano l’arduo compito di rammemorare alla didascalica nostalgia di Alice.

Tutto ruotava attorno a noi. Viola girava nella mia testa ed io mi attorniavo nella sua.

Ma due emisferi diversi occupavano lo stesso spazio, diviso a metà tra il retro punteggiato per l’indirizzo senza nome e il bianco da riempire.

Un circolo perfetto il nostro, ma isolato, volutamente isolato; lontano anni luce da un mondo che si è spento, che ha chiuso gli occhi per la vergogna o per l’invidia che l’ha accecato. Ma io e Viola di questo non volevamo occuparcene; già dovevamo occuparci di noi… che sforzo inutile pensare ad altro!

Delicatamente i loro volti ad occhi chiusi si separano, baciandosi ancor più profondamente con lo sguardo.

Sempre al centro del mondo, sempre in silenzio, Alice e Viola si affidano sempre a quella voce che le presenta, dando priorità, com’è giusto che sia, a chi prima se ne è andata.

Di Viola mi colpì quel suo respiro, affannoso e isterico allo stesso tempo, quasi fosse perennemente in preda a un’emozione, quasi volesse bruciarlo quel tempo, precederlo ed allungarlo.

Era curiosa, tremendamente curiosa.

Aveva le ciglia corte: greche sottili di marcamento confinanti il suo sguardo che, per contenerlo, guardavano all’ingiù. Ma, ripeto, era curiosa, tremendamente curiosa e si nascondeva in questo suo essere tremendamente curiosa affascinandomi, ogni giorno di più.

Io, invece, ero incazzata, tremendamente incazzata o, forse, tremendamente incazzata d’essere curiosa … e d’esserlo di lei.

Prendendo teneramente le distanze tornano, da perfette estranee, al primo giorno del loro primo inizio. Si avviano, l’una lontana dall’altra, verso il portone dello studio del prof. ”Diosolosaquant’èonnipotente” che, come suo solito, non si fa vedere.

L’avviso affisso all’ingresso non è chiaro.

Alice nervosamente scarabocchia il suo quaderno, sfiduciata e tremendamente incazzata per non avere avuto alcuna informazione esauriente. Viola divertita la guarda, con aria curiosa.

Alice: Scusa, sai per caso qual’è l’aula di ricevimento?

Viola: La vera incognita è il professore, non l’aula.

Dopo la lezione, che si svolge ogni martedì nell’ammezzato D, verso l’ingresso di Via Porpora, dovrebbe apparire, seduto in sala conferenze, per i colloqui. Ma come appare scompare altrettanto velocemente ed è quasi impossibile riuscire a parlargli.

Alice: Forse proiettano la sua immagine sulla parete e forse noi ci illudiamo di assistere alle lezioni del professor “Diosolosaquant’èonnipotente” dal vivo. Ma lui non esiste, qualche pazzo l’ha inventato per soddisfare la nostra sete di sapienza … gli facevamo così pena!

Viola: Ipotesi interessante ….

Alice: Macabra, direi. Qualcuno gioca sporco con le nostre aspettative, noi paghiamo le tasse con la speranza d’essere rimborsate, almeno con la cultura, per poi ritrovarci più ignoranti di prima.

Viola: Certo che se si degnasse di concederci la grazia di un incontro … uno almeno! Nell’arco di un semestre! Non gli si chiede poi molto …

Alice: Bisogna inseguirlo, imporgli la nostra presenza e attendere pazientemente che ci rivolga un freddo: “Hai bisogno di qualcosa?”.

Viola: Mi toccherà frequentare dunque …

Alice: e toccherà anche a me!

Ma, ora che ci penso … martedì, martedì … ecco! Ho lezione di filosofia contemporanea il martedì a quell’ora, e perlopiù nella sede sud ai bordi del labirinto est di questa maledettissima metropoli universitaria!

Viola: E io no?

Alice: Anche tu?

Viola: Non mi riconosci? Sono quella rompiscatole dell’ultima fila, quella che continua a parlare, parlare …

Alice: Ed io quella della penultima, quella che scrive e che sta sempre in silenzio e scrive, scrive … (LE PORGE LA MANO PRESENTANDOSI)  Alice.

Viola: Viola, lieta di conoscerti. (STRINGENDOLE FORTE LA MANO)

Alice: Dunque … ti ricordi di me …

Viola: Strano! Di solito non mi ricordo di nessuno!

Alice: Certo che … di tutta quella gente …

Viola: Non mi ricordo nessuno, appunto, fatta eccezione di una disperata che, come me, non ha nessuna voglia di frequentare ne, suppongo, di studiare, almeno adesso, visto che mi farà compagnia al bar …

Alice: Veramente a lezione io scrivo!

Viola: Non mi dirai che prendi appunti …

Alice: Se così li vuoi chiamare …

           Da grande vorrei fare la scrittrice!

Viola: Appunto!

Alice: Ora spiegami perché ti dovrei accompagnare …

           … nemmeno ti conosco!

Viola: Perché siamo unite da un tragico destino. Dovremo pur sostenerci in qualche modo!

Alice: E un caffè sicuramente ci allevierà il dolore. Non posso darti torto.

Dall’alto dell’aula sul primo gradino all’ingresso del portone spalancato, il professor “Diolosolosaquant’èonnipotente” illustra la scena fulcro del film culto favorito al festival internazionale di cinema d’essay.

Il suo commento avvolge gli studenti e in parte li sconvolge.

Alice e Viola entrano silenziosamente nell’aula.

Professor “Diosolosaquant’èonnipotente”: Questo che ora vedrete rappresenta la sintesi più emblematica del nucleo psicologico del protagonista.

Qualche piccolo problema tecnico …

Scusate, ancora un secondo … ecco, ci siamo!

Le immagini finalmente si attaccano alla parete

Il professore con la bacchetta si avvicina al suo alunno … ecco … gli chiude il libro, gli sorride …

La tensione dello studente si attenua.

Ricambia il sorriso, si lascia accarezzare …

Vi pregherei di prestare attenzione alla naturalezza dei gesti e all’intonazione particolarmente raffinata che il regista ha volutamente mantenuto nella scena.

Si potrebbe parlare di un rimaneggiamento contemporaneo di CORAX.

Una ragazza dai capelli rossi ed una dai capelli blu abbandonano i banchi. Con i libri in mano escono da dove sono entrate.

La lezione prosegue indisturbata dal loro disturbo. Il professor “Diosolosaquant’èonnipotente” non si interrompe.

Le due giovani donne si dirigono verso il bar della piazza dove, pronte ad attenderle, due sedie le invitano ad accomodarsi.

L’oggetto trattato è talmente inverosimile, per quanto attuale, da risultare estremamente verosimile.

E’ inverosimile ovviamente nel senso di incomprensibile (il pregiudizio non è ancora appianato si sa); la verosimiglianza, dunque, diventa automaticamente sinonimo di normalità, capibile e non giudicabile. Prendete appunti ragazzi, scrivete, è importante, l’oblio dell’omossessualità, ricordatevi, è anche l’oblio del tempo presente.

Il cinema può e deve trattare questi temi, documentando anche la realtà. Non si vive di sola fantascienza. Nell’antica Grecia si sarebbe parlato di elogio della sapienza, oggi si parla di ignoranza. Ma perché? Per capire noi stessi dobbiamo indagare gli antichi, non denigrarli o contraddirli.

Caliamoci in un pozzo di cultura, rispolveriamo le ceneri di Platone, prendiamole in mano per un secondo …

L’orologio della torre fa tic tac … e suona la campanella.

La lezione è finita.

Vorrà dire che approfondiremo l’argomento durante la prossima lezione …

Nell’aula temporeggia la confusione dei commenti, sottofondo indisturbato dal disgusto della donna dai capelli rossi e da quella dai capelli blu.

Loro erano il pubblico eterosessuale (solo loro). Loro si sentivano diverse. Loro non erano gli altri. E per fortuna! (A sentir loro).

Donna dai capelli rossi: Orribile, non me ne parlare!

Donna dai capelli blu:    Non riesco a capire perché sia così necessario farci assistere a quelle porcherie!

Donna dai capelli rossi: … Forse, perché anche il professore è gay …

Donna dai capelli blu:    Il festival del cinema con tematiche omosessuali è la nuova frontiera della pornografia. E’ un dato di fatto ormai.

Donna dai capelli rossi: Vanno lì per eccitarsi, vero?

Donna dai capelli blu:    Per difendere la causa sui loro diritti, dicono.

                                       Ma … è molto più accreditante l’ipotesi che godano nel mostrarsi.

Donna dai capelli rossi: E chissà che succede dopo …!

                                       Quel variopinto ermafrodita che mi stava accanto si toccava.

Donna dai capelli blu:    Chi? Quel mosaico bizantino?

Donna dai capelli rossi: Proprio lui!

Donna dai capelli blu:    Guarda, se sapevo prima che si sarebbero toccati …

Donna dai capelli rossi: Toccati?

Donna dai capelli blu:    No, scusa, guardavo quelle due. (ALICE E VIOLA).

                                       Dicevo, se sapevo prima che si sarebbero toccati certi temi … Oddio, lo immaginavo ma non credevo in quel modo …

Donna dai capelli rossi: E di quelle due, a proposito, che mi dici?

Donna dai capelli blu:    Zitta, zitta, stanno venendo verso di noi …

Alice e Viola, ignare di quella discussione, camminano interrompendosi, chiacchierano e camminano, si interrompono e riprendono a chiacchierare, sempre camminando.

Sono ormai diventare grandi amiche.

Durante il lasso di tempo di una breve pausa pomeridiana, le loro vite si intrecciano, sintetizzando i punti cardine della loro sempre più approfondita conoscenza.

Si siedono al tavolo adiacente al vociferio petulante della donna dai capelli rossi e quella dai capelli blu che, per fortuna, azzittiscono.

Alice:   Che impresa titanica captare quei versi! L’illusione di comprenderne almeno una virgola, mi fa convincere del fatto che, forse, una testa, anche se piccola, ce l’ho.

Viola:  Alice, prova a pensare alla testa del professore, invece. Sai come me la immagino io? Come un involucro d’aria compressa all’interno della quale violenti venti d’erudizione si scontrano in un turbine di niente che … gli esplode dalle orecchie!

Alice:   Dici che sono fortunata, allora, ad avere meno spessore?

Viola:  Lo spessore è direttamente proporzionale alla deficienza; però (e questo è un valore aggiunto da me, fidati) è inversamente proporzionale al tuo cervello.

            Quindi, stai tranquilla, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Mentre il cameriere si avvicina, il tempo si dilata.

Ore, giorni e mesi ritornano, evolvendosi, in questa ripetutissima scena.

Alice:   Un caffè, grazie, sempre macchiato freddo.

Viola:  Anche a me, grazie, macchiato caldo.

Alice:   Come puoi ben vedere sono un’abitudinaria …

Viola: Io non direi. E’ un anno che ti aggiri sempre sola tra le aule e invece, da quando ci conosciamo non solo non sei più sola, ma sei quasi diventata allergica ai libri.

Alice: Forse, mi è venuta voglia di scriverli i libri da quando ti conosco.

Viola:  Ed hai pensato a come intitolare il libro della tua vita?

Alice:   Prima dovrei cominciare a scriverlo …

Viola: Lo stai già facendo.

DALLA CORTECCIA DI UN ALBERO  PRENDE FORMA  UN  VOLTO … PARLANTE.

Volto di quercia:   Ogni storia è un mosaico di flashback, tasselli che dal passato progettano un disegno … nel presente.

Viola:  E … nei tuoi pensieri? Dimmi, nei tuoi pensieri che c’è scritto?

Alice: Ultimamente ho qualche problema di vista, vedo tutto sfumato.

Viola: Per questo stai in silenzio?

Alice: Non immagini quanto vorrei leggertelo questo silenzio … Ovvio, solitamente non soffro d’amnesia ma … non so …

           Potrei dirti che proprio in questo istante è finito l’inchiostro ed ho appena girato pagina; che tutto questo finire l’inchiostro e girare pagina mi ha fatto perdere il filo che, ritirandosi, chissà in quale gomitolo è finito! Non so … potrei dirti che non c’è più filo e nemmeno inchiostro e che, guarda caso, è finito pure il quaderno!

Viola: Ti ho chiesto semplicemente perché stavi in silenzio

Alice:  Se è per questo il mio silenzio continua

Viola, prendendo per mano Alice, la invita ad alzarsi.

Viola: Sono in punta di piedi, vedrai, non sentirai nulla.

Alice:  Infatti non sento nulla … o nulla di più della tua presenza …

           Tra amiche non si deve sentire nulla

           Alice chiude gli occhi stringendole i polsi

           Forza! Proviamo a sentirlo …

           Anche Viola chiude gli occhi

           Lo vedi anche tu il cartello?

Viola: Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori

Alice:  Nel mio cuore ci entro quando voglio e soprattutto con chi voglio! Metti pure via la carta d’identità, non serve.

Una voce stridula rompe l’incanto

Veronica:   Alice! Tesoro!

Alice: Veronica!

Veronica:   Non ti ho più vista, nemmeno al circolo, ma dove si sparita?

Alice: (rivolgendosi a Viola) Veronica è una mia carissima amica d’infanzia.

Stringendosi freddamente la mano:

Viola: Piacere

Veronica:   Piacere.

Veronica:   Domenica scorsa ho incontrato i tuoi al raduno annuale dei golfisti, a Lione, ma li ho visti di sfuggita, non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli come stavi …

Alice: E come mi trovi?

Veronica:   Quale occasione migliore di questa per fermare l’istante del nostro incontro evitando d’essere scontata?

Alice: Sii scontata …

Veronica:   Sarai anche diventata la donna più introvabile del mondo … ma resti comunque un incanto!

Viola: Alice non è un oggetto prezioso!

     Una perla rara, forse, ma non introvabile. Introvabile lo è piuttosto per chi non la cerca …

Alice: Viola ama scherzare …

           Dai, parlami un po’ di te, della tua vita.

Veronica:   Lì al golf tutto procede insopportabilmente come al solito: tra lo sfoggio dell’ultimo completo di Ralph Lauren e una pompatina al seno piuttosto che un’aggiustatina al naso … bè, le solite facce!

                  Come mi manca la piccola Alice ignara del mondo delle ferraglie … senza un gioiello, un filo di trucco e con la battuta pronta sempre azzittita dal suo magico sorriso! Mi manchi tanto piccola…

                  Hai proprio deciso di chiudere con quel mondo, vero?

Alice: Chiuso … bè, diciamo che gli interessi sono cambiati!

Viola: Che peccato … mi sembri così nostalgica! Se vuoi una domenica ti accompagno ma, ti prego, abbi pazienza con me, abituata come sono ad alternarmi tra vernissage di plebee riunioni dell’associazione culturale e del centro sociale sai, potrei trovarmi in serie difficoltà. Dovrai consigliarmi sull’abbigliamento più adatto a quegli ambienti e imprestarmi qualcosa … che so, uno di quei simpatici completi che hai sbattuto in soffitta in attesa di regalarli ai poveri …

Veronica:   Un clochard in tenuta da golf … curioso!

Alice: Piantala Viola!

Viola: Mi dispiace, ma questo è davvero troppo!

Alice: Ma si può sapere che cosa ho detto di male?

Viola, profondamente delusa, esce di scena.

Il riverbero del suo affannoso respiro, colpisce Alice; la contagia e la turba.

Veronica:   Soffrirà di qualche complesso d’inferiorità! Poverina … la capisco!

                  D’altronde, gente del nostro ambiente …

Alice: Ti prego di lasciarmi sola anche tu!

Veronica:   Ma, Alice, stai tranquilla …

Alice: Vattene!

Veronica:   Sei proprio cambiata, sai? Prima non ti saresti mai permessa di …

Alice: E adesso si! Vattene!

Veronica: (uscendo di scena) Non ti riconosco davvero più.

In quella piazza gremita di gente, Alice si sente sola, come non mai

Alice:   Ecco il mio passato, ecco il nemico.

           Potrei decidere di seguirlo, scusandomi per le cattive maniere, facendo l’inchino; ma non posso decidere di seguirlo, se l’ho appena calpestato.

            Potrei stampargli un dito medio sulla schiena e fargli male, come una molla che salta, colpendolo ad un occhio … ed è quello che sto facendo.

            Ecco il mio passato, un gobbo mezzo cieco, che non parla la mia stessa lingua e che è ormai lontano.

            Che me ne faccio di un passato mancino, ora che posso godere di un braccio destro? Questo braccio destro è la parte più attiva del mio cervello, è autore di una biografia senza inizio e stilista della mia nuova forma.

Alice è irriconoscibile ma non è mai stata così bella. E’ sempre lei, ma sembra un’altra persona. Il trucco? E’ sempre lei (riferito a Viola), non è un’altra persona.

Ho imparato a darmi del Lei da quando c’è Viola.

In passato c’erano i soldi, ora non so.

In passato ho vissuto in ricchezza, adesso … chissà! Facevo parte dell’alta società, ora sono parte di lei; e se in passato avevo un mondo tutto mio … ora lotterò per difendere tutto il nostro mondo. Incominciando da adesso.

Di Viola mi colpì quel suo sogghigno, ironico e minaccioso allo stesso tempo, quasi fosse perennemente in collera con qualcuno, quasi volesse precederlo e spaventarlo.

Era incazzata, tremendamente incazzata.

Aveva il naso storto: una scala armonica al centro del suo sguardo che, per contenerlo, guardava all’ingiù.

Ma, ripeto, era incazzata, tremendamente incazzata o, forse, tremendamente incazzata d’essere in collera, e d’esserlo con me.

Viola, la Giustizia, marcia verso il suo ideale.

Viola: Ciao Alice.

Alice:   Ciao Viola.

Viola:  Ho avuto l’onore di conoscere uno spezzone della tua infanzia e uno spezzato d’adolescenza. Commovente.

            Ora, non sono certo venuta qui con l’intenzione di ascoltarti, ma per farmi sentire.

Alice:   Io ti vorrei parlare …

Viola:  Troppo tardi, mi toccherà precederti. Non ci si può dilungare su un sentimento. Troppo semplice sentire e celarsi.

            Troppo comoda la tua posizione.

            Troppo scomoda, a questo punto, la mia.

            Ho voglia di toccarti, e questo mentre terribile in cui le zolle della mia pelle salgono e scendono non è lontanamente rassomigliabile a un tormentato moto del cuore …

            Se riguardasse il cuore, almeno, questo mentre sarebbe un dolcissimo tramite, ma sfortunatamente riguarda te, che ora come non mai, sei il più atroce dei terremoti.

            Perché mi fai questo?

Alice:   Se vuoi, in un batter di ciglio, potrò dar fine a questo tuo turbamento.

            Non è poi così difficile chiudere una parentesi …

Viola:  Sarebbe meno difficile schiudere le mie labbra con un bacio.

Alice:   Bel consiglio!

            Dunque, alla fine del primo capitolo, potrei inserire la scena del bacio … ma come messa in scena o messa tra parentesi? Tu dici che sarebbe più d’effetto la messa in scena vero? … vediamo … sì, potrebbe andare, sicuramente d’effetto. Sputtanato, ma, senza ombra di dubbio, d’effetto.

            E’ questo quello che vuoi?

Viola:  Sì, vorrei sputtanarmi, sputtanandoti, così il mondo capirebbe che la vergogna nulla può fare contro la gioia.

            Alice, insieme potremmo conoscerla questa tanto sospirata felicità. Perché ti ostini a sfuggirle?

Alice:   Perché ora non sospiro e non aspiro a quella che tu chiami felicità. Ovvio, ci penso, ma non credo di essere ancora pronta per affrontarla.

Viola:  Cosa fai adesso? Operi al riciclo delle frasi fatte? Ti contamini di luoghi comuni? Scopiazzi parole altrui e modi di dire efficaci?

            Ti credevo una futura scrittrice di successo e non una cronista da strapazzo!

Volto di quercia: I luoghi comuni sono parte integrante del nostro patrimonio culturale

Viola:  Gli altri la pensano così. Io non voglio credere che tu sia come gli altri

Alice: Vuoi forse sentirti dire che sono diversa?

Viola:        Dimmelo, ma non in quel modo.

Alice:  Dov’è finito il mio coraggio?

Viola: Ti aiuterò a cercarlo

           Nel frattempo le si avvicina sussurrandole Fuoco!

           Alice le si allontana Acqua! Oceano!

Alice: L’oceano è insidioso …

Viola: e non ti andrebbe di esplorarne le leggende?

Alice:  Preferirei inventarne una io …

Viola: E allora scrivi, scrivi, o se preferisci, stai in silenzio, che poi, alla fine, è la stessa cosa.

Alice:  Prima però vorrei sapere se anche tu vuoi scrivere …

Viola:        Ma se non sono mai riuscita a trovare nemmeno le parole adatte per una cartolina...

Alice:  L’importante è che tu ci abbia pensato.

Viola:        Il pensiero è solo l’abbozzo di un quadro … non ha valore!

Alice:  Il suo contenuto?

Viola: Un giorno te ne parlerò.

Alice:  Non c’è poi tanto spazio in una cartolina …

Viola: Appunto, basta il pensiero … lasciami da sola con lui.

Alice:  Sono in grado di leggerlo

Viola:        Ma se devo ancora scriverlo?

Alice:  Lo stai già facendo.

Volto di quercia: Viola avrebbe voluto scriverlo quel suo pensiero e dirle quelle due                        parole, ma era troppo ricca di immagini per scremarle con la povertà di                        inchiostro, sprecandole, senza imprimergli un senso.

Alice si allontana.

Al numero dispari fronteggiante il bar della piazza – suo seguitante pari – un bruto tatuatore attira l’attenzione di Viola, che gli sorride e si dirige verso di lui.

Nel frattempo la sua metà si posiziona con aria pensosa sulla stessa sedia del solito bar.

Viola:  Preferisco lasciar scrivere agli altri cosa sia l’amore.

Viola estrae dalla tasca un foglietto e lo mostra al tatuatore

Viola:  Questo è il mio disegno

Tatuatore: Un’iniziale!

Viola:  Arzigogolata ed evidente …

Tatuatore: … Non lineare, morbida, leggermente barocca …

Viola siede sullo sgabello

Viola:  … E che se ne stia silenziosa dietro al mio orecchio … ben nascosta!

Tatuatore: Evidente e nascosta …

Viola:  Evidentemente privata!

Tatuatore: L’Amore è la prima lettera del suo alfabeto!

Viola:  Solo la mia, al contrario di ciò che si pensa

Tatuatore: Tanto qui non c’è nessuno che può sentirla …

Viola:  Non ho paura degli altri

Tatuatore: Procedo?

Viola:  La prego …

Il palco è sdoppiato: sulla sinistra Viola, immersa nel tentativo iconodastico di imprimersi una dedica d’amore; sulla destra la sua destinataria, in balia di una profonda autoanalisi.

Alice:   Chissà che fine farà l’a priori di ogni mia congettura …

            Chissà se poi è servito fare la pudica se questa mia perversione è così trasparente … Forse sono tra le poche persone al mondo che si vergogna delle sue perversioni o forse sono semplicemente una come tante …

            Una come tante è sinonimo di normalità; l’una come tante delle perversioni è umana, ma non per me, segnata com’è dalla lettera scarlatta d’Amore o di A-normale, piuttosto. Sarò una ma a parte, più in disparte, lontana da lei per non sentirmi in due, ma una come tante.     

           Vesto i panni di una puttana e ho un nome fiabesco.

           Fingo che questo sia il paese delle meraviglie e di conseguenza mi comporto, ingannandomi. Vorrei essere il suo uomo, continuando a chiamarmi Alice, ma questo è impossibile. La gente trova più divertente un cappellaio matto di una donna con la passione per le parrucche; nella realtà è più ammissibile la follia che l’anomalia; un ubriacone fa sorridere, un handicappato disturba, chissà perché …

           La legge è uguale per tutti, fatta eccezione che per me, o per quelle come me.

           Come spogliarsi da un pregiudizio tanto ingombrante provando a comportarsi da buon selvaggio se non ho nemmeno una natura con cui conformarmi?

           Se nessuno se ne fosse accorto, io vado contro natura, persino lo specchio rigetta la mia immagine e, sgretolandosi sui miei piedi senza scarpe, si fa sentire ad ogni mio passo.

           Ed ogni mio passo a questo punto sarebbe per lei e verso di lei, per appiccare il fuoco sui segnali di fumo.

           E che ogni mio passo a questo punto abbia inizio …

           Camminerò in modo tale che le mie impronte, viste dall’alto, compongano il suo nome. Anche a costo di dilaniarmi le dita non scroccherò passaggi da Caronte, preferisco farmi del male da sola. A piedi nudi mi sento più libera …e più sicura.

Volto di quercia: Il primo passo di Alice è all’indietro, guardate!

…. E ritorna alle origini andando incontro alla madre

Alice: Ti aspettavo …

Madre di Alice: A cosa devo l’onore di riabbracciarti?

Alice:  All’”ESSENZA DI VIOLA”, il mio primo libro. E’ da un anno che ci lavoro.

Madre di Alice: E’ forse una scusa per non esserti più fatta sentire?

Alice:  Sì, ma giustificata. Ti chiedo di perdonarmi, se puoi, includendoti nella premessa.

Madre di Alice: E mi includeresti anche nella dedica?

Alice:  No, quella è per il mio coraggio …

Madre di Alice: E’ una storia d’amore?

Alice: Autobiografica.

Madre di Alice: E cosa c’entra il profumo?

Alice: L’essenza di Viola non è un profumo … Mi meraviglia quella tua scarsa capacità di cogliere la sottigliezza … anzi, non mi meraviglia per niente come non mi sorprende neppure quel tuo scarso entusiasmo nel ritrovarmi!

Madre di Alice: Sei un’artista amore, l’ho sempre capito! Non mi attaccare se la mia predisposizione nel vederti felice è legata più ad una tua realizzazione sentimentale che ad una professionale!

Alice:   Non ambisco a nessun riconoscimento letterario

Madre di Alice: E a cosa allora?

Alice:   Ad essere accettata anche da te anche per le parole che non sono mai riuscita a dirti.

Madre di Alice: E perché omettermele?

Volto di quercia: Dai, fuori il dente fuori il dolore!

Alice:   Perché amare Viola, fino ad ora, ha significato per me rinunciarvi.

            Tu saresti la mia liberatoria

Madre di Alice: Puoi firmarla sulla mia tomba se vuoi …

                           La madre di allontana

                           Preferisco non farmi vedere piangere.

Alice:   Ma se non ti ho mai vista piangere! Come me tu piangi solo di gioia, vero? Come me hai torto solo se sei nel giusto, vero?

            Vero è l’amore sbagliato od ho sbagliato tutto a dirti che è vero?

            La madre esce di scena.

            La falsità è un’aggiunta fittizia su un piano reale, originariamente vero.

            Non è per trasgressione ma per pormi sul possibile che ora vado a contraddire parte di me …controbilanciando natura e artificio.

            Mi tatuerò l’essenza di Viola per avvicinarla al mio volto, lasciandomi accarezzare il collo per scoprire che è lei, in quel suo marchio, che richiamo al mio indirizzo.

Viola esce di scena

Al numero tredici, fronteggiante il suo seguitante pari, il bruto tatuatore è in attesa di clienti.

Alice è la seconda della giornata.

Un inaspettato deja’ vu assalirà presto il vecchio incisore d’epidermidi.

Alice estrae dalla borsa un foglietto e glielo mostra.

Nel frattempo, da un’aula di via Porpora, è in atto una lezione.

Alice:   Questa è la mia iniziale

Tatuatore: Un’altra?

Alice:   Lineare e ben nascosta

Tatuatore: marcata, semplice e diretta

Alice:   E che se ne stia silenziosa dietro al mio orecchio

Tatuatore: Nessuno potrà sentirla

Alice:   Non è che ho paura degli altri sa?

Tatuatore: Procedo?

Alice:   Proceda …

Il professore “Diosolosaquant’èonnipotente” ha appena tenuto una lezione sul Simposio di Platone, a cui Viola e le sue compagne hanno assistito.

Le due compagne si differenziano da lei per il colore dei capelli: una li ha blu, l’altra rossi. La loro conoscenza è talmente limitata che evitano persino di chiamarsi per nome. Insieme si dirigono verso il bar della piazza.

Viola: Anch’io conosco Afrodite, sapete? Ma la sorella buona, celeste … quella più anziana!

Donna dai capelli rossi: Pausania voleva la tua attenzione.

                                       Il professor “Diosolosaquant’èonnipotente” ne è stato il suo portavoce, e con tutta la sua potenza e onnipotenza …

Donna dai capelli blu:    o impotenza?

Donna dai capelli rossi:  … sarebbe capace di fulminarti spezzandoti l’anima se ti sentisse parlare così!

Viola:  C’è un po’ di confusione credo …

            Zeus ha già operato sul mio corpo, come si fa per le sorbe prima di metterle sotto sale …

Donna dai capelli rossi: Buon per te! E, dimmi, come hai fatto per restaurare la tua unità dato che, se la vista non mi tradisce, sei già bella ed integra nel tuo corpo di donna?

Viola:  Capovolgendo la teoria di Aristofane a mio gusto e piacere: invertendo i sessi e lasciando immutato il messaggio.

            Il mio è l’amore per la vita.

Donna dai capelli blu:    Non riproduttivo?

Viola:  Solo del mio ideale.

            Il mio accordo è un’armonia di arco e di lira, due sonorità che combaciano, ma che a molti danno fastidio.

Donna dai capelli blu:    A me danno fastidio

Donna dai capelli rossi:  A me non credo, ma non credo nemmeno di aver capito.

Viola:  Hai mai provato a farti fare un tatuaggio?

Donna dai capelli rossi: No.

Viola:  Più o meno è la stessa sensazione.

Integrandosi con loro, Alice si disgrega.

La conversazione si espande e si ritira per poi riemergere più estesa.

Alice:   Farsi cucire addosso un’iniziale è come farsi etichettare dai più.

Viola:  Più o meno.

Alice:   I meno sono quelli che più si avvicinano

Donna dai capelli rossi: Mea culpa per essere parte dei più.

Alice:   Deo gratias per essere tra i pochi. Sarebbe un sacrilegio rendere tutti così partecipi…

Donna dai capelli blu:    E come potremmo mai sentirci partecipi di una mensa senza pane? Ma che razza di lingua parlate? E che collegamento mai potrebbe esistere tra un tratto del simposio riadattato e un tatuaggio?

Viola:  Un’impronta che tende all’eterno

Donna dai capelli rossi: Ma se noi vacilliamo …! Non vedi? Se potremmo morire da un momento all’altro …!

                                       Se siamo solo burattini nelle mani di Dio …! Ma come puoi parlarmi di eterno?

Donna dai capelli blu:    Magari Platone ci è riuscito …

                                       … ma era Platone!

                                       Siamo anni luce lontani dalla sua … luce!

Alice:   I più, forse.

Donna dai capelli blu:    Bè, allora ti senti come lui? Lui ne ha scritti di libri sai? Stampando il tempo sopra cumuli cartacei ha ben provveduto a procurarsi tutti gli indirizzi del mondo. Li ha spediti a tutti, proprio a tutti e anche chi non li ha mai letti li ha comunque trovati dentro di sé. Tu invece … è già tanto se riesci a scrivere una cartolina come si deve!

Donna dai capelli rossi:  Come eternarti ….

Alice:   Veramente sarei già al secondo libro

Donna dai capelli rossi: rivolgendosi a Viola  E tu?

Alice:   Lei fa parte del primo

Donna dai capelli blu:    Sarei, veramente bla bla, sono come Platone, difenderò tutto questo, lei fa parte di me …

                                       Ci sono! Soffri di allergia allo sperma!

Donna dai capelli rossi:  Causa impossibilità di ottenerlo da fonte maschile, ricerchi la sua presenza nel tuo piccolo ego. Ricostruisci poi la sua assenza in tre D ed ottieni: una dimensione nel tuo cervello, una nelle stronzate che produce e l’altra in mezzo alle gambe! …

Donna dai capelli blu:    … Realizzando così la sua santissima trinità, sentendosi Dio, tanto inviolabile da permettersi di ribaltare i valori della storia, da parlare di Platone quasi fosse un suo amico o, peggio ancora, di sfotterlo.

Volto di quercia: Ad una provocazione io risponderei con una provocazione.

Alice:   Amo il mio essere lesbica in tutte le mie forme: da quelle che assumono il gonfiore dei seni di Viola a quelle che si riducono alla morbidezza del suo pube.

Viola:  Vorrei che ci guardaste a fare l’amore.

Alice:   Fareste indigestione di invidia, credo.

Donna dai capelli rossi: Ci ammaleremmo di AIDS, credo.

Alice:   Mai sentito che si prendesse con la vista e ancora meno con l’immaginazione.

Donna dai capelli blu:    Si può prendere di tutto a guardarvi.

Viola: Fino ad ora non avete fatto altro.

Alice:   Sarete come minimo diventate omosessuali pure voi.

Viola:  Occhio a guardarvi dentro …

Alice:   Potreste abituarvi a godere da sole!

Donna dai capelli rossi: Guarda che questa è la vostra recita e sammai dovessimo farne parte saremmo comunque fedeli all’estraniamento, dunque consapevoli ma lontane da voi, se non addirittura opposte.

Viola:  Piantarla di porsi sulle difensive sarebbe la ricetta più adatta a guarire di invidia

Donna dai capelli blu:    Noi siamo sanissime.

Viola: Vi credo, vi credo!

            A questo punto non mi resta che augurarvi di continuare a stare così bene.

Donna dai capelli rossi: Cos’è? La maledizione di una zingara? Attenzione!

Viola:  Non si scherza sulla malattia, quella vera. Un sentimento può sfumare in forme nuove, rivestirsi di sapori antichi o black out mentali, ma quando si tratta di cuore, non è mai malato.

            E’ quando la testa non lavora che rischia di impazzire, ma quando si interroga allora può confondersi fino all’esaurimento, comunque sia si indirizzerà sempre alla chiave di volta del suo dramma interiore.

Donna dai capelli rossi: Definizione di amore lesbo: sentimento sano fluttuante in acque tempestose.

                                       Ma se la confusione rischiara, anche l’amore si rafforza. Dunque, sguazza felice tra le dighe del suo pianto.

Alice:   Ah! Ah! Ah! Definizione errata: l’amore non è né una classificazione né una confusione.

            E’ chiarezza, e più che navigare tra le lacrime e i pensieri, si innalza, vola e libera il suo fiato … si fa aria nell’aria e si compenetra, con la naturalezza di chi prima si bacia e poi si ritrova in un unico corpo.

Donna dai capelli blu:    C’è chi pesta la merda e si ritiene fortunato.

Donna dai capelli rossi:  Le due signorine lo fanno insieme – dico – pestare la merda!

                                       Pensa a quanto sono fortunate loro … sempre sempre sempre e per sempre insieme!

Volto di quercia: Fortunate sì! A me solitamente la fanno addosso.

Viola:  Sempre insieme, è vero; nell’utile e nel dilettevole.

Donna dai capelli blu:    Ah! Un’altra visione alterata! Volevi dire nell’inutilità e nello schifo?

Viola: (rivolgendosi ad Alice) Vai a sciacquare i tuoi panni in Arno, tesoro, che aspetti?

Donna dai capelli rossi: Purificati!

Alice: (guardando Viola) Tu conosci la purezza della mia lingua, non serve nasconderla sotto false ironie …

Viola:  Anche quello è un gioco!

Alice:   Sì, ma quando si cresce si smette anche di giocare e a volte basta una discussione per farlo.

            Io continuerò a scrivere questo libro con la stessa lingua del primo.

            Non esiste linguaggio più puro dell’esperienza.

Donna dai capelli blu:    E chi te l'ha insegnato?

                                       Il professor “Diosolosaquant’èonnipotente” o Platone?

Alice fa finta di non sentire e, vedendo Viola allontanarsi …

Alice:   Viola!

Viola:  Aspettami …

Viola si incammina verso l’espositore di cartoline posto all’esterno dell’edicola.

Alice, incredula, la guarda silenziosa.

Le due donne dai capelli finti borbottano e più borbottano più si allontanano … da Viola, da Alice, dal palco, dal pubblico, dal loro se stesso ormai autoingannato.

Volto di quercia: Quando la scena tenta l’inganno emerge sempre la verità.

Quest’ultima disturba come può disturbare un accordo d’arco e di lira e per questo scaccia chi non è in grado di accettarla.

Viola sceglie con cura la fotocopia della scena: una cartolina rappresentante quel luogo che ingloba sorrisi, insulti, fraintendimenti, timidezze e desideri di un anno d’amore appena cominciato. La prende in mano, la osserva, la dirige verso il suo destinatario ed avvicinandosi a lei, le parla, come non mai.

Viola:  Quando mai mi scrissi una cartolina?

Rivolgendosi ad Alice che la guarda sempre più sbigottita

            Cos’è quella faccia?

            Per ora l’ho presa. Era in vendita, ma non l’ho pagata.

            Credo che ognuno di noi abbia il diritto di assistere ad uno spettacolo, d’essere partecipe per un attimo a un per sempre, senza per forza ricambiare il piacere … no?

            Poi, rivolgendo il suo sguardo alla cartolina che ha in mano – Toh! Due emisferi diversi occupano lo stesso spazio, diviso a metà tra il retro punteggiato per l’indirizzo senza nome e il bianco da riempire!

            Ecco … è il bianco da riempire che mi preoccupa! (l’indirizzo non l’ho ancora scritto ma quello è scontato). E’ il bianco …

            Alice saprebbe cosa scrivere … lei sì che si adegua ad ogni linguaggio conformandosi col suo senso, lei sì che sa coniugare parola scritta e orale nella forma più consona, senza smentirne il contenuto, lei sì che saprebbe che scrivere.

            Io no.

            Cosa diavolo si può scrivere in una cartolina?

            Una dedica è un contenitore troppo piccolo per un messaggio tanto grande …

            E poi, una dedica! Qui ci vorrebbe un elogio lungo almeno quanto un libro! Lei sola può farlo. Per me è anche una questione di tempo, non è poi così semplice quando ne hai poco!

            Due righe soltanto per un ti amo manoscritto, e una firma. Ma la mano, starà ferma o tremerà impossibilitandomi nella scrittura?

            E’ così facile parlare … ed io in questo sono maestra: l’ho persuasa a tal punto di liberarla ma … com’è difficile lasciare il ricordo, materialmente, su un pezzo di carta.

            E’ questo il coraggio che mi manca, quello stesso coraggio di ogni potenziale scrittore che invece di creare si gira i pollici per un’esistenza rinunciando ad esprimersi, a lasciare un segno tangibile nel cuore della gente.

            Non basta un tatuaggio per parlare di segno, quello è piuttosto una prova, una dedica mascherata, un simpatico disegno leggermente più profondo di … ma non è in fondo. Forse il mio amore non è abbastanza profondo e in fondo anch’io mi maschero.

            Sì, perché una cosa è amare e un’altra parlare d’amore.

Dal cielo improvviso un libro si schianta sul palco. E’ l’essenza di Viola, la verità.

Alice si inginocchia per raccoglierlo e glielo porge.

Volto di quercia: L’essenza di Viola!

Alice:   Questo può esserti di aiuto.

            Puoi rubarmi qualche frase se vuoi … quello che è mio è anche tuo.

Viola:  Preferisco stare in silenzio per ora, o incominciare a scrivere che poi, alla fine, è la stessa cosa.

Delicatamente i loro volti ad occhi chiusi si incontrano.

Un lunghissimo fermo immagine su un dolcissimo bacio chiude la scena, momentaneamente.

La voce di Viola fuoricampo continua a raccontarsi e a raccontare di lei, che vibra nel ricordo della sua anima pronta a spegnersi.

Viola:  Di Alice mi colpì quel suo silenzio, pronto a vivere nel tempo. Io, invece, sono solo pronta a spegnermi.

            E per questo sono incazzata, tremendamente incazzata o, forse, tremendamente incazzata di lasciarla … senza averle dedicato nemmeno due righe.

            Sono ancora in tempo, lo so, ma ho finito l’inchiostro. E tutto questo finire l’inchiostro e avere davanti una cartolina su cui scrivere e non sapere cosa scrivere per paura di amare facendosi odiare … sta per farmi morire.

La scena si riapre subitamente sul luogo del delitto … divino.

Volto di quercia: E … nove mesi più tardi …

Simultaneamente i responsabili delle botteghe danno un’occhiata fuori, verso l’interno della piazza.

L’edicolante:   La fuga è una corsa all’indietro che a volte inciampa sbadatamente nelle sue stesse ragioni.

La segretaria universitaria: Viola ha le ginocchia piene zeppe di lividi …

Il tatuatore: … E una lesione interna da farsi controllare

Il suo cliente: Lei odia i medici come chiunque sia in grado di fornirle spiegazioni

Il barista: Per autodifesa, così si giustifica.

Il professor “Diosolosaquant’èonnipotente”: (sbucando dall’ingresso secondario di via Porpora) Ammettere gli errori altrui significa, in fondo, ammettere anche i propri.

Alice ritorna nella cartolina e le comparse si ritirano nel loro guscio.

Impoverita dalla sua disperazione, siede ai bordi del marciapiede, mentre Viola … è ricca di speranze e finalmente la trova.

Viola:  L’elemosina non serve, amore

Alice:   Dimmi come hai fatto a trovarmi

Viola:  Perché si scompare?

Alice:   Per stare al centro dell’attenzione

Viola: Per farsi trovare?

Alice:   E’ lo stesso, esattamente lo stesso.

Viola:  Sei al centro del mio mondo.

            Vedi, anche se lontanissimo mi è apparso il tuo faro, l’ho semplicemente seguito, come ho inseguito il tuo sguardo tra le sconosciute impressioni delle donne; ma mai l’ho ritrovato come adesso, nella tua sosia barbona elegantemente distante, nella tua piega distinta alla ricerca disperata di un gesto.

Viola: Alice, ti prego, lasciami sola

Alice:   Mai più, lo giuro.

Viola:  Lasciami sola

Alice:   Vuoi dirmi qual è il tuo problema?

Viola:  Una sclerosi facciale

Volto di quercia: Ed io, allora, cosa dovrei dire?

Alice:   Non è vero

Volto di quercia: Ah, bè! Se si trattava di una semplice metafora …

Alice:   Dimmi cos’è che ti turba.

Viola: Lasciami sola

Alice:   Ora, ti prego di ascoltarmi.

            Tu mi hai cercata, mi hai voluta, mi hai compromesso una vita normale regalandomi un sogno.

            La solitudine è esistita soltanto nella premessa, quando vagavamo nella disorientata ricerca della nostra unità. L’abbiamo trovata, percorrendo l’impervio cammino dell’accettazione. Non l’abbiamo trovata, ma ci siamo trovate.

            Ho persino finito l’inchiostro nella tua essenza, ti ho dedicato un libro, proclamandoti padrona di ispirarmene un altro e, mentre ho rotto il silenzio, tu non sei stata in grado di darmi neanche una risposta. Inoltre, la tua cartolina non mi è mai arrivata.

Viola:  Perché si scompare?

Alice:   Per fuggire o per morire

Viola:  Prova a pensare alla seconda possibilità.

            E se fossi morta?

Alice:   Una parte di te lo è di sicuro

Viola: No, concretizza l’astrattezza

Alice:   Va bene, sei morta … - il suo volto cambia espressione e la sua bocca ride –

            Ma non farmi ridere!

Viola:  Uh! La grande scrittrice non sa come riprodurre con fedeltà un dato di fatto. Ma come?

Alice:   Va bene, sei viva.

Viola:  Una parte di me lo è di sicuro, ma ancora per poco.

Alice:   Cos’è che ti turba?

Viola:  Ho un tumore

Alice:   Ma ti è forse partito un embolo?

Viola: Non ancora; l’ho trattenuto nello stomaco

Alice: E quale sarebbe il suo colore?

Viola:  Nero, come quando sei incazzata

Alice:   Scherzi?

Viola:  Per nulla.

Cala improvvisa un’annebbiata oscurità.

Le pareti dei palazzi sono tristi.

Volto di quercia: Non è l’ora esatta! Il sole tramonta più tardi!

La nebbia respira, lasciando passare galantemente prima le donne.

Avanza la morte, segue sua madre e, anche se il resto non conta, è comunque presente.

L’intera processione attraversa la piazza, per metà abitata da Alice, per l’altra metà dal corpo di Viola.

La tomba, retta dai becchini, interrompe i loro sguardi, tagliandogli la strada … ma un respiro, forse l’ultimo esalato, resiste, prendendo la parola. Viola è nera, anche se è impallidita.

Alice osserva il suo simulacro e, impietrita, la ascolta.

Viola:  Di Alice mi colpì quel suo sorriso, ironico e pensoso allo stesso tempo, quasi fosse perennemente incredula e cosciente, quasi volesse entrare in quel tempo, coprirlo ed esporlo.

            Era curiosa, tremendamente curiosa.

            Aveva lo sguardo triste e l’allegria di un pagliaccio divertito che, per contenersi, guardava all’ingiù. Ma, ripeto, era curiosa, tremendamente curiosa o, forse, tremendamente curiosa d’essere incazzata, e d’esserlo con me.

            Anch’io ero incazzata, tremendamente incazzata o, forse, tremendamente incazzata per non esserlo mai più …

Viola sfuma ….

Alice:   Dove sei? Non ti vedo più, non ci vedo più … la mia bussola! Che qualcuno mi restituisca la mia bussola!

            E rivolgendo il suo sguardo al cielo … Ladro, ladro di sogni, dove me l’hai nascosta? Attende invano una risposta.

            Ho fatto una domanda! Rispondimi!

            Ora mi siedo, cerco di stare calma e attendo un tuo cenno. Siamo d’accordo?

            Si siede ai bordi del marciapiede, giocherellando nervosamente con dei sassi.

            Quello che ho appena visto è stata una proiezione delle mie paure, vero?

            Un soffio al cuore ma nulla di grave, vero? Una festa en plain air di dubbio gusto, vero? Un’invenzione? Un miraggio? Uno scherzo? Vero o falso?

            Se mi sbaglio, ti prego di dirmelo, reggerei meglio il colpo se fossi stato tu a scriverlo. Dicono che sei l’artefice del nostro destino … Vediamo! Dicono che sei tu che fai il buono e il cattivo tempo … vediamo!

Io ho conosciuto l’amore, l’odio non credo … vediamo se tu li conosci entrambi!

Se poi tu me lo insegnassi, l’odio, saprei come gestirlo, non temere, ma, smettila, ti prego, di stare in silenzio o continuare a scrivere, che poi, alla fine, è la stessa cosa.

Volto di quercia: Alice, Alice!

                            La verità è evidente, è nel sogno! Prova a giocare il quarantotto e non aspettare segnali dell’alto. I segnali arrivano solo da terra.

La madre si inserisce nuovamente nel quadro, avvicinandosi alla figlia.

Madre di Alice: C’ero anch’io al funerale.

Alice: Ero convinta che l’appuntamento fosse per il tuo …

Madre di Alice: Non avrei voluto vederti piangere

Alice: Lo sai che piango solo di gioia, non ti ricordi?

Madre di Alice: Basta che il tuo pianto non valga anche per la pazzia … contro chi imprecavi pochi secondi fa?

                                        

Alice: Ho sempre adorato anch’io origliare dietro alle porte, non ti ricordi?

Volto di quercia: Io, invece, mi nascondevo tra i cespugli

Madre di Alice: Alice, tra madre e figlia non dovrebbero esistere segreti; tu me ne hai nascosto uno, il più grande forse ed io …

Alice:   E tu sei scappata per la vergogna lasciandomi sola.

            Di Viola mi colpì quel suo essere il tuo esatto contrario sai? Una parte di lei così forte da compensare la tua parte mancante …

Madre di Alice: … Quasi volesse occupare il mio posto, invaderlo e inghiottirlo

Alice:   Era incazzata con te, tremendamente incazzata o, forse, tremendamente incazzata d’essere curiosa … del fatto che tu te ne fossi andata.

            Dopo di te la mia vita è stata solo per lei

Madre di Alice: Dopo di lei, forse, la tua vita sarà ancora per me

Volto di quercia:   E’ ancora tremendamente incazzata con te. Lasciarla in pace? Proprio non ti riesce?

Alice:   Ho imparato a darmi del Lei quando l’ho conosciuta.

            Alice, lei ha davanti a sé una donna che, invece, non è mai esistita.

            Puoi venire a pregare sulla mia tomba se desideri … là almeno, potrò starmene in silenzio.

Volto di quercia: tale madre, tale figlia

Madre di Alice: Mi stai dando un appuntamento con la morte?

Alice:   Te l’ho già prenotato

Madre di Alice: E dove l’hai scritto?

Alice:   Guarda in alto …

Madre di Alice: Non vedo nulla a parte il cielo

Alice:   C’è chi dice che c’è qualcuno lassù, qualcuno che l’ha già scritto al mio posto

Madre di Alice: E tu, ci credi?

La cartolina piove dal cielo, finendo tra le mani di Alice

Alice:   Credo proprio di sì.

La scena si chiude ma al primo saluto finale un libro scaraventato sul palco spaventa i personaggi, che scappano via.

Qualcuno, come al solito, si prende gioco di noi.

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