PER UNA GIOVANETTA
CHE NESSUNO PIANGE
Commedia in due tempi e due quadri
di RENATO MAINARDI
PERSONAGGI
BARTOLO
GILDA
LORENZA
GIOVANNI
GIULIO
ELVIRETTA
Oggi a Venezia
Commedia formattata da
PRIMO TEMPO
Lo studio del pittore Bartolo Bartolucci, in un'iso-letta della laguna veneta. sera. Il vasto ambiente illuminato da una forte luce, a piombo su un tavolino da lavoro. Gilda, cinquantenne, ancora bella, sta bevendo il t continuando una conversazione telefonica.
Gilda - (al telefono) Allora, Giovanni, hai capito? Ti lascio i soldi dentro alla cassettina del contatore... e ricordatene, mi raccomando!... Ma no, ma no, non ti preoccupare, anzi, sapessi quanto gli fa piacere! Qual il pittore che ha un ammiratore tanto convinto? ...Va bene. Se puoi stasera ancora meglio. (Bartolo si affaccia alla porta senza far rumore - resta ad ascoltare le ultime parole di Gilda) Tanto noi non ci si muove. Allora, a pi tardi e grazie, grazie. Ciao, Giovanni, ciao. (Posa il ricevitore e si sposta al suo tavolino da lavoro, senza scoprire la presenza di Bartolo).
Bartolo - Beh?
Gilda - (sussultando) Bartolo!... Mi hai fatto paura! E' tanto che sei qui?
Bartolo - Sono stato al vaporetto. Ho aspettato un po' ma sceso un nebbione... non vorrei riammalarmi.
Gilda - C' del t bollente, prendine una tazza con un'aspirina. (Gli versa il t) Vado a prendere il tubetto... (Si alza).
Bartolo - (la rimette a sedere) Non la voglio.
Gilda - Ti fa bene!
Bartolo - (siede accanto a Gilda e incomincia a sorseggiare il t) Con chi parlavi?
Gilda - (impaurita) Hai sentito?... Non hai sentito?...
Bartolo - Dal momento che te lo chiedo!
Gilda - (sollevata, ridendo) Era Giovanni. Voleva coglierti di sorpresa.
Bartolo - (urtato) Gli hai parlato del paesaggio?
Gilda - Mi ha chiesto se lo avevi finito... Va matto per le tue lagune. (Pausa) Quanto pensi di chiedergli?
Bartolo - Niente.
Gilda - Sei triste?
Bartolo - Non si vende. Non voglio separarmene, per il momento.
Gilda - Ma l'hai fotografato!
Bartolo - (alza le spalle, infastidito) Hai finito? (Indica il telaio).
Gilda - No.
Bartolo - Occupati del tuo lavoro, allora! Lasciali stare i miei quadri.
Gilda - Certo, come vuoi.
Bartolo - Sei rimasta da capo senza soldi?
Gilda - No, no.
Bartolo - E allora?
Gilda - Ma Giovanni se ne va, torner soltanto a primavera... L'inverno brutto per noi a Venezia. Anche il mio lavoro scarseggia... Le turiste americane torneranno fra molti mesi.
Bartolo - Non m'importa. Non mi va di venderlo.
Gilda - (rassegnata) Telefona a Giovanni, allora, digli di non venire.
Bartolo - Ma no, perch?
Gilda - Farlo uscire per niente con questo nebbione...
Bartolo - Deve vedere il quadro finito. Poi parte.
Gilda - Gi, non ci pensavo.
Bartolo - E' un ottimo giudice. Ha molto istinto.
Gilda - Te Io sei coltivato bene. Una volta non capiva niente di pittura.
Bartolo - Lui sente che un quadro bello, ma non lo capisce. E' proprio inutile vendere a uno cos.
Gilda - Per vede molta gente: come se tu avessi un'esposizione permanente a casa sua.
Bartolo - Poi se li rivender a chiss quali prezzi, i miei poveri quadri. E' un furbo quello!
Gilda - Ma che cosa dici? Non metterti in testa di queste cose, non cos. Non sapr discuterle le tue opere, ma le ama in modo veramente commovente, credimi, Bart!... Vedrai quando gli metti davanti il paesaggino...
Bartolo - (interrompendo, con collera) Non lo chiamare paesaggino, te l'ho detto mille volte! Non si usano diminutivi e vezzeggiativi quando si parla della mia roba, cretina!
Gilda - Ma tanto piccolo...
Bartolo - Gi. Per te tutto misura e quantit. La qualit non ti tocca.
Gilda - Ma no, perch dici cos?
Bartolo - (rabbonito) Va bene, avanti, che cosa mi stavi dicendo?
Gilda - (dopo una pausa, mortificata) Oh, Dio, Bart!... non me lo ricordo pi...
Bartolo - Ti sei rimbambita!
Gilda - M'hai fatto perdere il filo del discorso... (Si concentra) No, no, m'hai fatto perdere il filo del discorso.
Bartolo - Devi smetterla di dar sempre la colpa agli altri! Per questo tuo difetto non hai combinato mai nulla di buono nella vita. Ha paura delle responsabilit, lei!
Gilda - Ma mi hai interrotto mentre parlavo!
Bartolo - Perch non voglio vezzeggiativi! Si dica orribile, mostruoso, bestiale, ma non carino, bellino... Mi offende, mi offende!... Il paesaggino!... Che cosa volevi dire del paesaggino?
Gilda - Non ricordo pi.
Bartolo - Lo fai apposta!... Si offesa!... Non ti si pu mai dire niente, mai che accetti una osservazione.
Gilda - Ma no, non cos! Non mi ricordo.
Bartolo - Ti ricordi benissimo. E' che non mi vuoi dare soddisfazione. Sei sempre noiosa e per una volta che incominci un discorso che mi interessa!...
Gilda - (illuminandosi, con un gridolino) Ecco, ecco! Lo so, m' tornato in mente!... Volevo dire che a Giovanni piacer pazzamente il... quadro. Mettiglielo davanti e vedrai: se lo berr con gli occhi!
Bartolo - (placato) Beh, mi pare una cosa riuscita, Elviretta un termometro perfetto: se una cosa le piace, stai pur tranquilla che bella. (Siede) Ma che doveva fare a Venezia?
Gilda - Un mucchio di commissioni, poverina. I colori per te, l'acqua ragia, l'olio, il corniciaio...
Bartolo - Non ho bisogno dei tuoi elenchi, maniaca! Sei diventata una vecchia maniaca! Le cose importanti le dimentica subito, ma le sciocchezze le si incidono in testa per tutta la vita! Fissata con gli elenchi! Chiedile che cos'ha mangiato il giorno di Pasqua e ti dir tutto il men, dal primo piatto al dolce!
Gilda - (umile) E' una malattia, (Le scappa da ridere) Me lo ricordo davvero il men di Pasqua... Le cose messe in fila mi fanno effetto: rosa rosae; marittime cozie graie; Brema Lubecca e Amburgo... (Ride).
Bartolo - (si alza, ridacchia, passa dietro a Gilda, la carezza goffamente sui capelli) Testona!
Gilda - (raggiante) Son proprio stupida, vero? Non capisco che le filastrocche. Infatti, piaccio solo ai bambini.
Bartolo - (illuminandosi a un ricordo) Come fa quella dei mesi?
Gilda - Gennarin canuto e bianco?
Bartolo - No, quella che piaceva a Elviretta.
Gilda - (facendo la buffona) Toc, toc, chi picchia lieve lieve? Sono Gennaio e porto la neve. Chi si attacca al tuo mantello? E' Febbraio, mio fratello. Cosa porta il bricconcello? Balli e neve. II tempo bello vien con Marzo pazzerello. Perch mai Marzo cos? Sai, gli manca un venerd...
Bartolo - (interrompendola) Com'era intelligente fin da bambina, Elviretta!... Ti ricordi che cos'ha detto quando gliela recitasti per la prima volta?
Gilda - No!
Bartolo - (ironico) Eh, gi!...
Gilda - Che cos'ha detto?
Bartolo - Disse che, caso mai, a Febbraio che manca un venerd.
Gilda - E che cosa voleva dire?
Bartolo - Non hai capito?
Gilda - No.
Bartolo - Quanti giorni ha Marzo?
Gilda - Trenta d conta Novembre con April Giugno e Settembre, di ventotto ce n' uno...
Bartolo - Appunto.
Gilda - (ovvia) Marzo ne ha trentuno.
Bartolo - Hai visto? E' per pigrizia mentale che non capisci mai le cose!
Gilda - Mi sgridi e io mi confondo. Non ho ancora capito...
Bartolo - (sospirando) Se Marzo ne ha trentuno e Febbraio ne ha solo ventotto...
Gilda - Ma qualche volta anche ventinove!
Bartolo - Che c'entra?!... Significa che il venerd manca a Febbraio e non a Marzo! Quindi la filastrocca sbagliata.
Gilda - Beh, si sa! Son cosette, per tener buoni i bambini... Mia madre ne aveva sempre una pronta per quando ero irrequieta.
Bartolo - E cos ti ha rimbambita per sempre,
Gilda - Mi offendi.
Bartolo - Mi difendo, tu sei contagiosa. A lasciarti dire si corre il rischio di rimbecillire con te. (La guarda: Gilda sta per piangere) Se piangi esco di nuovo, ti avverto!
Gilda - Ma no, chi piange?
Bartolo - Credevo.
Gilda - Non piango. (In lontananza il suono rauco di un vaporetto).
Bartolo - Ecco il vaporetto. Le vado incontro.
Gilda - Non uscire con questa nebbia, gi non stai troppo bene.
Bartolo - (esita) Ma sar piena di pacchi, povera bambina. E' meglio che vada.
Gilda - Ma no, tutta roba piccola!
Bartolo - Mi cercher, vedrai.
Gilda - Pensa alla salute, non uscire... E poi, oramai saresti gi in ritardo. La troveresti per la strada.
Bartolo - Per colpa tua! Se tu non la facessi tanto lunga per ogni sciocchezza!...
Gilda - Magari saresti uscito per niente... non ha detto a che ora sarebbe tornata.
Bartolo - Come non l'ha detto?
Gilda - No. Come avrebbe potuto saperlo?... Con tutte quelle commissioni!
Bartolo - Ma uscita alle tre, sono quasi le sette. In quattro ore si fa in tempo a comperare tutta Venezia.
Gilda - Non sono ancora le sette.
Bartolo - Ho detto quasi.
Gilda - Scusa.
Bartolo - E fa gi buio.
Gilda - Siamo a met settembre.
Bartolo - Non lavori pi?
Gilda - (tornando al suo ricamo) S, s, lavoro... Accendo l'altro lume. (Fa per alzarsi).
Bartolo - (la ferma) Faccio io. (Accende un piccolo abat-jour e lo posa di fianco al telaio di Gilda) Ora ci vedrai, spero!
Gilda - La luce dall'alto proietta l'ombra della mano... cos va meglio. (Lunga pausa: Gilda riprende a lavorare, Bartolo si versa dell'altro t, siede e lo beve in silenzio).
Bartolo - Quando non c' lei, non si sa che cosa dire.
Gilda - Abbiamo parlato finora.
Bartolo - S, s. Un sacco di sciocchezze.
Gilda - Ci vogliono anche quelle... per rompere il ghiaccio. Abbiamo perso l'abitudine di parlare.
Bartolo - Niente romanticherie, per favore, mi fanno senso. Alla tua et!...
Gilda - (sospira) Lo so, lo so.
Bartolo - Dunque non era sul vaporetto.
Gilda - Verr col prossimo.
Bartolo - Sei sempre apprensiva, tu, per ogni sciocchezza... per, pur di stare un po' sola con me, lasceresti scoppiare il mondo senza scomporti. D lei te ne freghi, non ci pensi! Potrebbe essere caduta, aver perduto i soldi e non sapere come tornare, potrebbe essersi ferita, essere morta... ma tu non ci pensi, non ti preoccupi! Ti basta che io sia qui per potermi guardare mentre bevo il tuo t e intontirmi a furia di stupidaggini!
Gilda - Se avesse perduto i soldi, avrebbe telefonato.
Bartolo - Insomma, io non sto tranquillo. (Gilda va da Bartolo).
Gilda - Sei troppo apprensivo. E' uscita alle tre e alle quattro eri gi ad aspettarla. Ti preoccupi anche quando non serve.
Bartolo - Mi snervi.
Gilda - Perch non leggi?
Bartolo - Perch non leggo. Se stessi leggendo, starei leggendo, ma, dato che non sto leggendo, non sto leggendo.
Gilda - Che risposte. (Torna al telaio) Io lavoro.
Bartolo - Fai quello che ti pare e non mi rompere le scatole! Lo vedo, no, che lavori? A che cosa serve dirlo? Non pu stare un minuto in silenzio! Chiss come devi invidiare quella del telefono, quella dell'ora esatta: otto ore al giorno a dire dei numeri tutti in fila! (A Gilda scappa da ridere) Eccola che ride, la scema!
Gilda - Rido perch vero! (Riprende a lavorare). Ahi!...
Bartolo - Che cosa c'?
Gilda - La caviglia.
Bartolo - Se fossi stata pi prudente, ora saremmo tutti pi tranquilli: staresti bene, ti saresti fatta le tue commissioni e Elviretta sarebbe qui!
Gilda - Non fa niente.
Bartolo - La tua impassibilit mi snerva.
Gilda - Tutto ti snerva, oggi.
Bartolo - Tutto!
Gilda - (sta in ascolto) Ecco, sta arrivando qualcuno.
Bartolo - (dopo un attimo d'attenzione) Ti pare che questo possa essere il passo di Elviretta?!
Gilda - Gi. Sar il nipote di quella signora che ha preso lo studio in fondo. (Va alla finestra) S. E' il soldatino.
Bartolo - E come lo sai che questo soldatino nipote di questa signora?
Gilda - (rimettendosi al telaio) Me l'ha detto Elviretta.
Bartolo - E lei come lo sa?
Gilda - E' passato di qua e le ha chiesto quale fosse lo studio di sua zia. Elvira gliel'ha detto.
Bartolo - Ha imparato da te a ficcare il naso nei fatti degli altri! Come mai io non ne so niente di questa signora?
Gilda - Ma passa d qui venti volte al giorno! Un saluto...
Bartolo - Un saluto niente! Non voglio che si parli cogli estranei! Soprattutto con quelli degli studi. Noi abbiamo le nostre amicizie, le nostre relazioni.
Gilda - Ma chi parla? Chi parla? Solo buongiorno e buonasera.
Bartolo - Eh, gi! Chiss che terribili giornate avrebbe avuto quella donna e che tragiche notti, senza il tuo augurio.
Gilda - Ma no, che...
Bartolo - Finiamola! Che impressione le ha fatto?
Gilda - Come?
Bartolo - Il soldato, a Elviretta.
Gilda - Ma che ne so, l'ha appena visto.
Bartolo - Non si riesce mai a sapere la verit, in questa casa.
Gilda - Non vero.
Bartolo - Che ora ?
Gilda - Le sette.
Bartolo - Se mi alzo e guardo l'orologio, qui va a finir male. Non voglio che mi si imbrogli! Non sono un vecchio rimbambito. Che ore sono?
Gilda - Solo di un quarto d'ora, te lo giuro, solo di un quarto d'ora ti ho imbrogliato!... Per non agitarti di pi.
Bartolo - Vedrai che cosa succede quando torna a casa!
Gilda - Avr incontrato Susanna.
Bartolo - Non voglio che frequenti quella donna, non voglio!
Gilda - Non ti arrabbiare. E' la prima volta che te lo sento dire!
Bartolo - C' bisogno che ti dica tutto? Tre mariti ha avuto, quella donna! Che cosa pu insegnare di buono a una bambina una che ha avuto tre mariti?
Gilda - Non detto che le donne che si sposano pi volte...
Bartolo - (interrompendola) Io ho avuto rapporti con Susanna! Ecco che provato.
Gilda - E invece no, con te diverso. E' umano che le donne si innamorino di te. Non colpa loro se ti cedono subito... Susanna poi sempre stata innamorata di te... era ancora una bambina e gi... ti beveva con gli occhi!
Bartolo - (placato) Non ricordo. Non le ricordo queste stupidaggini.
Gilda - Ma io s!
Bartolo - Chiss quanto ci hai sofferto!
Gilda - Susanna ancora innamorata di te.
Bartolo - Susanna?!
Gilda - S.
Bartolo - E tu ne sei ancora gelosa?
Gilda - Non ha importanza... bella compagna sarei stata se ti avessi impedito le esperienze che ti erano necessarie!
Bartolo - Macch necessarie! Ho fatto solo quello che mi faceva piacere, mai quello che mi era necessario: artisti si nasce! Non sono le esperienze che ti ci fanno diventare.
Gilda - Hai ragione.
Bartolo - Certo che ho ragione.
Gilda - Ma s, ho detto appunto che ti approvo.
Bartolo - Non ho mai chiesto l'approvazione di nessuno, io, figurati, che cosa m'importa di quella delle donne!
Gilda - Della mia poi!... Non mi sono mai illusa di poterti essere utile, lo sai. Anzi!
Bartolo - Anzi niente! Se sei qui, vuol dire che ti ci ho tenuta...
Gilda - Ma tu non sei felice, non lo sei mai stato. Ci sono donne pi in gamba di me.
Bartolo - Gli artisti veri hanno sempre fatto da soli.
Gilda - Non parlo di personalit, di genio... mi riferivo solo alla fortuna. Non hai mai ottenuto il riconoscimento che ti meriti.
Bartolo - Gesuiti, ebrei e pederasti! Ecco chi ha fortuna al giorno d'oggi: loro! Perch trafficano, seguono le mode, si raccomandano, accettano ogni tipo di compromesso, ogni tipo di umiliazione... Io sono l'unico che non ho reso omaggio a quel fottuto di Mussolini. Non ho mai dipinto oggetti patriottici e la camicia nera non me la sono mai messa, io! Mi servisse adesso, almeno! E invece no! e sai perch? Perch io dipingo per me stesso, per me solo! Sono l'unico pittore che non abbia almeno un cardinale fra le sue amicizie, nemmeno un pretino! Non voglio sottane che mi sventolino intorno, quando lavoro. I miei quadri si asciugano lo stesso, al vento della libert!
Gilda - (rapita) Bravo Bart!
Bartolo - Eccola che si esalta, la scema!
Gilda - (felice, con un sorriso radioso) Sicch, tu, niente preti, vero? Tanto al Louvre ci sei arrivato lo stesso, e alla National Gallery e al Jeu de Paume anche... Non ti manca che il Prado! (Ride) Dovresti essere grato a Eleonora... se non fosse rimasta incinta, ora faresti il prete.
Bartolo - Fissata colle romanticherie! Per fare il pittore me ne sono andato dal seminario, non perch ho messa incinta una donna! Se lo avessi fatto per Eleonora, l'avrei sposata, poi, non ti pare?
Gilda - Gi.
Bartolo - E allora? Lo vedi che farnetichi?!
Gilda - Veramente pensavo che non ti fossi sposato solo perch non hai trovato una donna che ne fosse all'altezza.
Bartolo - Non ho mai voluto essere schiavo di una gonna, n addosso a me n addosso alle donne che ho praticato, - (ride) Gliel'ho sempre tolta, la gonna alle donne, prima di incominciare un discorso!
Gilda - Non dire cos, non vero! Tu hai avuto molte passioni, ma le awenturette non le conosci.
Bartolo - Macch passioni! Non ho mai concesso pi di una nottata alle mie vittime. Mai perso tempo, mai pregate, mai corteggiate, io, le donne. O s o no, o la va o la spacca!
Gilda - Non vero! Lo dici per farmi arrabbiare. Non cos!
Bartolo - La natura non ti ha dotata di un eccessivo intuito psicologico, povera Gilda! (Ride).
Gilda - Questo lo so.
Bartolo - Beh, non ti avvilire. E' sempre stato il tuo fascino.
Gilda - Che cosa?
Bartolo - La tua dabbenaggine. E poi, magari, non ti fidi... (Gilda lo interrompe).
Gilda - Con quello che mi toccato da ragazza figurati se posso ancora fidarmi della gente! Avevo paura anche di te, nei primi tempi.
Bartolo - Eh, m'hai fatto sudare un bel po'!
Gilda - Sei stato molto buono con me, molto paziente.
Bartolo - Molto curioso. Non volevo venire a letto con te. Volevo solo sapere perch eri cos spaurita, cos scontrosa. Poi la Soliman mi ha detto tutto e cos mi sono spiegato il tuo strano comportamento.
Gilda - (allibita) Sei stato in intimit anche con la Soliman?
Bartolo - (offeso) Io?!... Io non sono mai andato a letto con le mie allieve!
Gilda - (confusa) Ma perch allora si permessa di raccontarti una cosa tanto grave e segreta? Non capisco.
Bartolo - (facendole il verso, stizzosamente) E perch l'hai raccontata proprio tu una cosa tanto grave e tanto segreta?
Gilda - Solo a lei! E' la mia sola amica.
Bartolo - Una ragazza non deve raccontare a nessuno che lo zio l'ha violentata a tredici anni.
Gilda - Gliel'ho detto perch mi aiutasse a superare: appena mi si avvicinava un uomo, incominciavo a sudare freddo, mi sentivo male... mi si riempiva la bocca d'acqua, mi si chiudeva lo stomaco e incominciavo a piangere. Tutti mi facevano schifo.
Bartolo - Anch'io?
Gilda - S.
Bartolo - E quando ti passato lo schifo ?
Gilda - Quella volta che mi hai preso la mano per insegnarmi come vanno tenuti i pennelli.
Bartolo - Ah!
Gilda - Tu non lo ricordi, lo so, ma io si... Poi mi hai tenuta in aula...
Bartolo - (interrompendola) Dico!! C'ero anch'io, no, quella volta? Non ho bisogno dei tuoi racconti.
Gilda - Beh, stato allora che me ne sono accorta... Quant'ero stupida! Mi vergognavo come una ladra. Mi sono dimessa dalla scuola proprio perch mi vergognavo.
Bartolo - Eccola che delira! Ma perch non riesci a raccontare le cose come sono avvenute? Senza aggiunte! Hai rinunciato al corso per rendere possibile la nostra relazione, appunto perch era nota la mia seriet nei confronti delle allieve. (Ride) Dopo, magari, una volta diplomate, incominciavo volentieri...
Gilda - (interrompendolo) No, non dire cos, non vero! (Bartolo non risponde, si sdraia su una poltrona e resta immobile per alcuni secondi) Che cosa c'?
Bartolo - Non verr pi. Non verr mai pi.
Gilda - Chi?
Bartolo - Lei.
Gilda - Elviretta?! Ma che cosa dici?
Bartolo - S' stufata di stare con due vecchi. Non torner pi.
Gilda - Ma andiamo! Che discorsi! Perch doveva stufarsi di stare con noi? Le abbiamo sempre voluto bene come a una figlia.
Bartolo - La tormenti sempre, la sgridi, la spii! Non le lasci un attimo di respiro! Non le hai permesso mai di avere delle amicizie sue!...
Gilda - Per amor tuo.
Bartolo - Per paura, per paura, non per amor mio! Non sono un tiranno, io!
Gilda - Ho cercato di educarla nel migliore dei modi, forse ho sbagliato, ma non l'ho oppressa n mortificata. Non mi pare. Ho solo cercato di difenderla. Volevo solo che avesse una vita pi bella della mia...
Bartolo - Se uno di noi due non ha avuto una bella vita, quello sono io! Io solo ho avuto un'esistenza completamente rovinata! Solo io!
Gilda - Era alla mia infanzia che alludevo, fino a prima di conoscere te. Del resto mi rendo conto, lo so fin troppo bene che avresti avuto ben altra vita lontano da me.
Bartolo - Maledette tutte le donne, tutte, tutte! Dannate!... Anche lei, dannata, dannata, dannata! Mi vuol distruggere, vuole farmi morire come un cane! L'ho strappata a quei sudici bovari e me la sono portata a casa per rovinarmi la vita. Le ho svegliata l'intelligenza e ora l'adopera per torturarmi!
Gilda - Non ti agitare cos!
Bartolo - Vattene!
Gilda - Ma che cosa ti fa credere che non torni?
Bartolo - Levati dai piedi!
Gilda - Ti fa male...
Bartolo - Vattene, mi snervi, vattene!
Gilda - S. (Non si muove).
Bartolo - E non piangere!
Gilda - No. (Reprime un singhiozzo).
Bartolo - Ti ho detto di non frignare!
Gilda - Non piango, te lo giuro.
Bartolo - (urlando) Insomma, levati di torno, ti dico!
Gilda - (uscendo) Vado.
Bartolo - (compone un numero al telefono) Pronto, Susanna! E' da te Elviretta?... Non successo proprio niente!... Ma che m'importa d te! (Butta gi. il ricevitore).
Gilda - (dall'altra stanza) Hai chiamato, Bart?
Bartolo - (urlando) No, no, dannata!
Gilda - (cs.) Credevo...
Bartolo - Non credevi proprio niente, lo fai apposta! Vuoi sapere con chi stavo parlando!
Gilda - (cs., gaiamente) Con chi stavi parlando?
Bartolo - Con Cangrande della Scala! (Ride istericamente).
Gilda - (si affaccia, fingendo di divertirsi molto) Con chi?
Bartolo - Me l'hai rotte, hai capito? Mi hai rotto le scatole!
Gilda - (smarrita) Ma ridevi tanto!...
Bartolo - (scandendo le sillabe) Non ti voglio fra i piedi! Chiaro? Non ti voglio fra i piedi! (Gilda esce in silenzio; Bartolo compone un nuovo numero) Pronto... (Emozionandosi) Elviretta!... Stavi accanto al telefono. Aspettavi che ti chiamassi?... Ti ho cercata anche da Susanna... Ma che cosa ci fai da Lorenza?... Su, non fare la bambina!... Non mi perdoni? (Sottovoce) Abbasso la voce, c' quella che mi spia... Ma, in fondo, che cosa ti ho fatto? Voleva essere un complimento... una mano scivola facilmente... una manona impertinente che dimentica i patti... (Facendo il bambino) Ma l'ho sgridata tanto, sai? La sgrido ancora e la picchio! (Tiene il microfono fra la spalla e l'orecchio e con la mano destra schiaffeggia la sinistra) Ecco! Ecco! Ancora, ancora! (Facendo il vocino) Ahi! Basta. Non lo faccio pi... (Con voce normale) L'hai sentita? Ha detto che non lo far mai pi... (Mortificato) Non ridi? Non ci perdoni?... Sei cattiva... Se torni a casa... Ti iscrivo alla scuola di recitazione... poi ti disegno i pi bei costumi che si siamo mai visti... Non essere cattiva! Tu sei la mia bambina... E' colpa di quella brutta manaccia... un giorno o l'altro me la faccio staccare!... No, non chieder pi soldi a nessuno, se torni, te lo prometto. Non ti umilier mai pi! e poi... (patetico) ...morir presto... solo pochi anni. Poi lascio tutto a te... tutto tuo! Posso adottarti adesso! A Lorenza non lascio niente. Neanche a Gilda. (Ride) Tanto muore subito dopo di me: non regge al dolore... (Atterrito) No, no!... No, non dire cos!... Ahi!... (Porta una mano al petto come se soffocasse) Non insultarmi cos!... Ti prego, Elviretta, sto male! Mi fai morire!... Non sono senza cuore... Non voglio bene a mia figlia perch come se non fosse mia figlia... non l'ho vista mai! Come posso voler bene a una figlia che non ho mai visto?... Tu sei la mia bambina, non Lorenza... Lorenza mi odia!... Sto male... Sto male!... Basta, basta, Elviretta, basta! Non dire cos!... Mi manca il fiato, mi manca il fiato... (Ansima) Vuoi farmi morire?... No... No, non andartene!... Non mi lasciare cos!... Dimmi che tornerai!... Elviretta!... Ahi!... (Suona il campanello. Gilda riappare e guarda Bartolo senza capire). (Smaniando) Apri...
Gilda - Ma che cos'hai? Che cosa successo?
Bartolo - Va... (Il campanello riprende a suonare) Apri!
Gilda - Che cosa ti ha detto?
Bartolo - Apri!... Ahi!... Ahi, ahi!... aiuto, muoio!
Gilda - Oh, Dio, sta male!... Me lo fa morire... me lo fa morire! (Apre la porta) Me lo fanno morire, aiuto! (Compare Lorenza) Vieni, Lorenza, vieni! Tuo padre sta male!... Me lo fa morire!
Bartolo - (tentando di sbottonarsi il colletto) Sto male... Ahi, ahi!...
Lorenza - (viene avanti senza neanche guardarlo. Siede, accende una sigaretta. Bartolo continua a lamentarsi) Non far commedie! Non ti crede pi nessuno!
Bartolo - Lorenza, sei tu?
Lorenza - Gi.
Bartolo - (con un filo di voce, in falsetto) Sei tu, Lorenza?...
Lorenza - (ridendo) S... S...
Gilda - Lorenza! Tuo padre sta male!
Lorenza - (ridendo sempre pi forte) E tu ci credi?...
Bartolo - (con voce cavernosa) Rinnegata!... Ahi!... Ahi!... (Sottovoce) Non respiro pi... non respiro... Mi manca il fiato... (Implorando) Acqua... aria!...
Lorenza - Sole!... (Ride).
Gilda - (va a spalancare la finestra) Acqua!... s, s, vado!... Acqua! (Esce di corso).
Lorenza - (calmandosi) Ora puoi smettere, tanto con me non attacca! Riposati fin che lei sta di l... Tanto a Elviretta non lo racconto... Non voglio impressionarla, povera bambina! Gi ne ha viste anche troppe, qui dentro!
Bartolo - Credimi, Lorenza, sto male!... Sto male... ahi!...
Lorenza - Non fare quel vocione... quello che mi fa ridere!
Gilda - (rientrando con un bicchiere d'acqua, facendo bere Bartolo che continua ad agitarsi) Dovresti vergognarti, Lorenza! Come puoi essere cos insensibile!?...
Bartolo - (calmandosi) Ecco... grazie... passato...
Lorenza - (a Gilda) Hai visto? E' gi passato.
Bartolo - Che cosa sei venuta a fare qui?
Lorenza - Niente.
Bartolo - Perch a quest'ora? Con questo buio?
Lorenza - Per portarvi delle notizie... tanto per ricollegarvi col resto del mondo.
Gilda - (allarmata) Che notizie? Bada, Lorenza, tuo padre sta male sul serio!...
Bartolo - Che cosa devi dirmi?
Lorenza - Certe cose.
Bartolo - Quali cose?... Ahi!...
Gilda - Bart, ti riprende?
Bartolo - (furioso) Ma non capisci che non c'entri, tu? Te ne vuoi andare un buona volta?!... Voglio parlare con mia figlia!
Lorenza - (ironica) Gilda, che mancanza di tatto! C' un padre che vuol parlare a sua figlia!
Gilda - (allontanandosi) Non essere cattiva, eh, Lorenza!... (Esce).
Lorenza - Eccoci soli. Padre e figlia si ritrovano e parlano.
Bartolo - (interrompendola) Smettila con quel tono. Dimmi quello che devi dire, senza sarcasmi e ironie.
Lorenza - Cercher.
Bartolo - (inghiotte) Allora?
Lorenza - Ma c' proprio bisogno che ti dica io quello che sta succedendo? Penso che tu sappia tutto.
Bartolo - Tutto che cosa?
Lorenza - (con finta indifferenza) Dov' Elviretta?
Bartolo - A casa tua. Mi ha telefonato poco fa.
Lorenza - Lei ti ha telefonato?!
Bartolo - (innervosendosi sempre di pi, ma sforzandosi di apparire calmo) Io, lei... non lo so... L'abbiamo cercata io e Gilda.
Lorenza - Gilda sa che cosa successo?
Bartolo - E tu lo sai?
Lorenza - Io s.
Bartolo - Te l'ha detto lei?
Lorenza - Gi.
Bartolo - Che cosa ti ha detto esattamente?
Lorenza - Non credo che abbia inventato nulla.
Bartolo - S, ma vorrei sapere proprio che cosa ti ha detto. (Pausa) Di'!...
Lorenza - No!... Mi ripugna.
Bartolo - Allora ha inventato.
Lorenza - No.
Bartolo - Non vuol pi tornare.
Lorenza - Lo credo bene!
Bartolo - Tu non sai, non puoi giudicare.
Lorenza - Io non so?! (ride) I tuoi gusti sono leggendari!... Tutta Venezia conosce le tue prodezze!
Bartolo - Non ridere! Non ridere, tu lo sai quanto tenga a quella bambina. Ti vuoi vendicare.
Lorenza - Ma no! Ma no! Ci mancherebbe altro che stessi pensando ai torti che mi hai fatto! Dovrei ringraziarti, invece. Cos ho avuto modo di crescere forte, lontana dalle tue smancerie e dalle tue smorfie...
Bartolo - Basta! Vattene!
Lorenza - Non vuoi pi sapere come me l'ha detto?
Bartolo - Non voglio sapere niente da te.
Lorenza - Allora me ne vado.
Bartolo - Tanto Elviretta torner.
Lorenza - Credo proprio che ti sbagli.
Bartolo - S che torner!
Lorenza - No, pap. Non la vedrai mai pi.
Bartolo - Allora vattene.
Lorenza - No. Me ne andr quando ti avr detto perch sono venuta qui. Anche Giulio mi ha pregata di avvertirti... stasera stessa.
Bartolo - Di cosa deve avvertirmi tuo marito?
Lorenza - Noi due non andiamo pi d'accordo. 0 si litiga o non ci si parla: che siamo due persone tristi, senza scopi... senza figli, in casa...
Bartolo - Mi dispiace per voi... ma io che cosa c'entro?
Lorenza - C'entri, pap. (Pausa) Abbiamo deciso di adottare Elviretta... cos te la togliamo dalle grinfie e serviremo, anche noi, a qualche cosa.
Bartolo - (atterrito) Ma che cosa dici? Mi farai morire.
Lorenza - Non sei mai morto per cos poco.
Bartolo - Mi farai morire. E' questo che vuoi?
Lorenza - M'importa ben poco di te. E' di lei che devo preoccuparmi.
Bartolo - Ma son cose che ti devono riguardare! Son fatti miei!
Lorenza - Elviretta mi ha chiesto di aiutarla... e lo far.
Bartolo - Ma io?... Io non conto?
Lorenza - No. Non conti. Non conti pi.
Bartolo - (scuote la testa sconsolatamente) Ma perch? Che cosa ti ho fatto?
Lorenza - A me niente. Proprio niente niente... e niente un po' troppo poco per una figlia. Non ti pare?
Bartolo - Ma non colpa mia!
Lorenza - (dura) E' colpa mia, lo so. Non ho saputo farmi amare da te. Non ne avevo la possibilit. Nessuno me l'ha insegnata quest'arte.
Bartolo - Di tua madre il torto, non mio!
Lorenza - Certo, anche suo. Piangeva per te, lei, pensava soltanto a te. Io le davo noia. Quando mi succedeva qualcosa e correvo a cercarla, la nonna mi sbarrava la strada e mi ordinava di lasciarla in pace.
Bartolo - Tua nonna, ecco! E' stata lei la rovina di tutto. Minacciava di denunciarmi per adulterio, lo sai, non appena chiedevo di vederti.
Lorenza - S. Una volta l'avr fatto: perch tu ti sei rassegnato subito all'idea di vivere senza di me.
Bartolo - Macch una volta!
Lorenza - Facciamo due.
Bartolo - No. Pi di due!... Ma insomma, cosa mi fai, il processo?
Lorenza - Certo. Io non ti piacevo, ti ero antipatica. Ma i figli si prendono come sono, quando si fanno... Avessi avuto io un figlio!... E invece no... Per, adesso, me lo posso scegliere senza ledere nessuno e scelgo Elviretta. Lei ha bisogno di me, di noi... e noi faremo per lei tutto il possibile.
Bartolo - Non recitare! E' solo per vendetta che vuoi portarti via quella bambina. Se sentissi davvero questo bisogno, andresti a scegliertelo al brefotrofio, un bambino piccolo. A trent'anni non si pu far da madre a una ragazzina di quasi sedici.
Lorenza - (arrabbiandosi) Ma non possibile lasciarla a te, a uno come te che abusa della situazione di pseudo-padre... innamorato! A uno che la insulta...
Bartolo - (la interrompe gridando) Non ti permetto, capito? Non ti permetto!
Lorenza - (gelida) Abbassa il tono, per piacere. Tu non hai proprio nulla da permettere o non permettere a me! (Restano un attimo in silenzio. Bartolo si alza e cammina in su e in gi per la stanza. Sta per esplodere di nuovo, ma si domina, anzi, si sforza per apparire pi vecchio, pi stanco).
Bartolo - Non vuoi cercare di capire anche me? Sarebbe cos bello se non si litigasse continuamente. Possibile che sia tanto difficile capirsi e scusarsi?
Lorenza - E' difficile, pap. Del resto, io non posso e non voglio perdonarti.
Bartolo - Non puoi, vero?
Lorenza - Non posso.
Bartolo - (dopo un lungo silenzio) Anche se stessi per morire, Lorenza?
Lorenza - Lo sai che non sopporto il patetico. Non sono Gilda, io.
Bartolo - (non si arrende) E' vero: ho incominciato a morire...
Lorenza - (roca) Io sto morendo dal giorno in cui sono nata, figurati!
Bartolo - Per te diverso. Non hai mai amato la vita come l'ho amata io.
Lorenza - Non me l'hai permesso tu.
Bartolo - Sii buona. Solo per pochi minuti. Sii buona con me. Cerca di capirmi. Ho paura di morire e cerco tutti i pretesti per credermi vivo... sii buona!
Lorenza - Sii buono tu, per una volta.
Bartolo - (spia Lorenza. Sorride stranamente. Le si avvicina e la rimette a sedere. Anche lui siede) Mi piacerebbe, sai che cosa, Lorenza? Mi piacerebbe stare un po' con te, con Gilda, con Elviretta... una bella cenetta. Tutti intorno a un tavolo, sotto una luce calda, forte... una luce che valorizzi tutti i colori... Un gran vassoio di mele rosso-Delacroix... un bel dolce giallo... i bicchieri colmi di vino viola... le castagne... Mi piacerebbe brindare con voi e ridere... esservi simpatico. (Pausa, patetico) All'ultimo brindisi... potresti far cadere nel mio bicchiere una pillolina bianca... ma di nascosto!... Io sentirei la bocca amara, bevendo, ma penserei a tutti quei ricordi che ho rimosso: il sapore della fine, mi direi... e sarei cos stanco... piegherei la testa sul tavolo e mi addormenterei, beatamente, per sempre... (Cambia tono, melodrammatico) Io ti ho dato la vita, per sbaglio, vero... ma, lo stesso, tu mi devi qualcosa... Fammi morire, ti prego! Aiutami, Lorenza!
Lorenza - (si alza) Bisogna che vada a casa. Mi aspettano.
Bartolo - (deluso) Ma allora?
Lorenza - (con una risata rauca) Non credo proprio che ci saranno di queste cenette.
Bartolo - Sono rimasto solo.
Lorenza - Prenditi un gattino. Lui s che ti capirebbe. Quasi quanto Gilda. Noi non possiamo pi: io sono troppo vecchia, Elviretta troppo giovane. Lei chiede tutto per s, io non voglio pi niente. (Con un sorriso quasi dolce) Cerca di rassegnarti.
Bartolo - (astioso) Perfino tuo marito ti odia!
Lorenza - (scoppia a ridere) S, s, va bene. Buona notte. (Va verso la porta).
Bartolo - Giulio non ti ama!
Lorenza - (fermandosi) Se credi che al mondo esista qualcuno che ami qualcun altro!
Bartolo - Tu lo ami. Io ho amato.
Lorenza - No, tu, no. Non hai mai amato nessuno, tu. Hai sempre cercato gente da stupire, da far rimanere a bocca aperta. Hai sempre avuto bisogno di qualcuno che ti credesse un genio e quando l'hai trovato non te lo sei lasciato scappare, l'hai spremuto come un limone. E ti pare di avere amato Gilda, Susanna e tutte le altre, fino a Elviretta. Tu credi di amare quelli che credono di capirti.
Bartolo - Se cercassi tu di capirmi, modificheresti molto queste tue opinioni.
Lorenza - Se credi che capirti significhi renderti Elviretta, ti sbagli: non l'avrai mai pi! mai pi!
Bartolo - Ma tu mi odii.
Lorenza - No. Mi occupo di lei: ecco tutto. Elviretta non deve continuare a vivere con una vecchia scema e con... (cerca la parola).
Bartolo - ... e con un vecchio satiro.
Lorenza - Proprio, grazie. Buonanotte. (Esce rapidamente).
Bartolo - Aspetta! Aspetta! (Si alza con fatica e gira per la stanza cercando il soprabito) Mi vuol far morire quella carogna! (Afferra il soprabito e spalanca la porta, si affaccia e chiama, dolcemente) Lorenza! Lorenza, scusami!... Aspettami, Lorenza!... (Esce).
Gilda - (si affaccia alla porta, timidamente) Sono usciti insieme... si sono riconciliati... Vieni, Giovanni, vieni pure di qua. E' andato a prendere Elviretta... Speriamo che non si ammali con quel nebbione...
Giovanni - (cinquantenne, distinto, timido) Tieni i soldi.
Gilda - No. (Restituendo dei fogli da diecimila) I tuoi no! Bastano i miei, ti giuro!
Giovanni - Ma come farete a tirare avanti per tutto l'inverno con trecentomila lire? Tu non hai lavoro. Bartolo non in condizione di dipingere... e, anche se lo fosse, cos difficile vendere in questo momento!
Gilda - Noi spendiamo tanto poco.
Giovanni - Ma perch questa volta vuoi rifiutare?
Gilda - E' un brutto momento anche per te, lo so.
Giovanni - (scrollando le spalle) Sar difficile far passare l'inverno, ma poi... (Siede affranto) Poi!...
Gilda - Che cos'hai? Non stai bene?
Giovanni - (turbato) S. Perch?
Gilda - Non lo so. Mi pareva... E' che sono una ansiosa. Divento vecchia e mi allarmo anche per un'inflessione di voce. Ho sempre paura che mi sfugga qualcosa. Sono diventata troppo fragile, troppo sensibile... sono sempre cos tesa... verso gli altri... il loro dolore... la loro vita...
Giovanni - Sei la solita romantica. La donna pi romantica che abbia mai conosciuto.
Gilda - No, no. Sono soltanto una vecchia e nessuno ha pi bisogno di me.
Giovanni - E io?
Gilda - No.
Giovanni - Avrei avuto una vita ben diversa se tu mi fossi stata vicino.
Gilda - (si sforza di ridere) Lo sai che sono proibiti questi discorsi fra noi!
Giovanni - (con un sospiro) Poi si muore e cos non ti avr mai detto quello che avrei voluto dirti.
Gilda - Le parole che non diciamo sono l'unica cosa che resta veramente nostra, per sempre.
Giovanni - E pensare che Bartolo non ti conosce! Ti apprezzerebbe infinitamente di pi. Perch cambi tanto quando sei con lui?
Gilda - Ma io non cambio! Lo dite voi che cambio.
Giovanni - Si vede che lui ti vuole cos. (Alzandosi) Ecco i soldi. (Rimette i fogli da diecimila sul tavolino da lavoro) Sar meglio che me ne vada. Non avr certo voglia di vedermi, Bartolo. E neanch'io, del resto. Chiss le scene, gli urli... Ciao.
Gilda - Ma che cosa dici? Non hai visto che uscito con Lorenza? E' andato a prendere Elviretta. Aspettalo, voleva mostrarti il quadro.
Giovanni - No, scusami, non ne ho voglia.
Gilda - Nessuno lo capisce, povero Bart.
Giovanni - Serve a tanto poco capirsi. Noi due ci capiamo, infatti... eppure! Bartolo invece non ti capisce e tu sei sprecata per lui.
Gilda - Mi dai troppa importanza. Non sono che una donnetta da due soldi. Non so come abbia fatto a sopportarmi per tutti questi anni.
Giovanni - Per me, invece, saresti stata indispensabile.
Gilda - Eppure hai potuto farne a meno.
Giovanni - Si soffre, ma si riesce a fare a meno di tutto. Siamo pi docili e remissivi di un asino. (Pausa) Temo che non ti vedr pi. Non lo so se ce la far a tornare a Venezia.
Gilda - Ma perch? La odii tanto, Venezia? (Tenera) E dove andrai?
Giovanni - A nascondermi in qualche buco.
Gilda - (si alza di scatto, elettrizzata) Eccolo! E' gi qui! (Si precipita verso la porta).
Giovanni - Io non ho sentito niente. Come fai a sapere che lui?
Gilda - (eccitata) E' lui, lo so! (Spalanca la porta grida) Siete gi qui? Chi ?... Che cos'?
Bartolo - (da fuori) Un colpo che ti straccoppi!
Gilda - (fra s, gemendo) Oh, mamma mia! (Compare Bartolo, torvo, stravolto).
Bartolo - (imprecando) Mi faranno morire queste tre puttane! (Vede Giovanni e cerca di dominarsi) Ah, sei qui!
Giovanni - Volevo prendermi il quadro prima di partire. Ma se non vuoi staccartene, non importa. Lo prender al mio ritorno.
Bartolo - Prendilo, prendilo! Non dar retta alle chiacchiere di quella l!
Gilda - Io non ho fiatato. Non ho detto niente, io, vero Giovanni?
Bartolo - S, s... (Si toglie il soprabito).
Gilda - (ride) Sai, Bart, si vergognava, Giovanni! Non dispone troppo in questo momento e non pu darti che quattrocentocinquantamila lire... Glielo dai lo stesso, vero Bart? (Prende i soldi sul tavolino e li porge a Bartolo) Ecco.
Bartolo - (scattando) Ma ti pare il momento?!... Non pensa che ai quattrini, lei!
Gilda - (quasi piangendo) Ma dove li metto?
Bartolo - Tappatici la bocca! (A Giovanni) Resti a cena?
Giovanni - No, grazie, scappo.
Gilda - Resta, ti prego! Quel poco che c'... si divide in quattro, tanto per fare due chiacchiere... cinque minuti di serenit.
Giovanni - No, grazie, no. Non vi disturbate.
Gilda - Disturbo? Una cenetta da tre soldi.
Bartolo - (esasperato) Accetta, te ne prego, se no questa conta fino a cento: - (Facendole il verso) due chiacchiere, cinque minuti, una cena da tre soldi divisa in quattro... (Amaro) anzi, in tre. Elviretta non viene.
Gilda - Resta l?
Bartolo - Resta l. (Pausa) Non restare l anche tu, per piacere, scendi dal tuo pianeta, vedi di preparare! (Ride) Da nimbi argentati, da nuvole rosa...
Gilda - ...discende radiosa, dal sole la sposa!...
- (Ride felice e scodinzola per la stanza togliendo le sue cose dal tavolino) Due minuti e sono pronta! Son vecchia ma sono svelta, io!
Bartolo - Quanto parli!
Gilda - S. Sono contenta. E' nata un'intesa straordinaria fra Elvira e Lorenza.
Bartolo - (nero) Gi.
Gilda - (stende la tovaglia) Sono subito pronta. (Esce),
Giovanni - (dopo un silenzio) Ti sei riconciliato con Lorenza. Sono molto contento: cos diversa da come vuol sembrare.
Bartolo - S, s, lo so.
Giovanni - Sei fortunato, tu. Io ti invidio.
Bartolo - (scuotendosi) Mi invidi?
Giovanni - S. (Gilda rientra coi fiaschi dell'acqua e del vino. Lancia uno sguardo di raggiante commozione ai due uomini e torna in cucina).
Bartolo - E perch?
Giovanni - Che cosa?
Bartolo - Perch mi invidi?
Giovanni - Te ne stai qui, tranquillo... lavori in pace, coccolato da tre donne meravigliose... Sei al sicuro come in un acquario.
Bartolo - In una vasca di vetro con delle meduse, altroch! (Giovanni ride) Provati a toccarle e vedrai: ti rovinano le mani e l'anima.
Giovanni - Sei caustico! Ti vergogni di dire che ci stai bene e ti difendi con le parole. Hai paura. E hai ragione: chiunque, con un urtone, potrebbe spaccarla la tua bella vasca. (Rientra Gilda con un vassoio fumante).
Gilda - (facendo la spiritosa) Sapere, sapere, sapere! Quale vasca?
Bartolo - La vasca da bagno che ho fatto costruire per affogartici dentro! (Ride) Tutta di vetro! Voglio vedere che faccia fai mentre mi dici addio! (Ride convulsamente) Finalmente la spalancherai per dire qualcosa di bello, quella tua boccaccia!
Gilda - (mortificata) Intanto la spalanco per mangiare... sar ancora pi bello. (Siedono a tavola) Speriamo che sia venuto bene.
Giovanni - Poco, a me.
Gilda - (lo serve, poi serve Bartolo) Anche a te poco?
Bartolo - Basta!
Gilda - Non mi mangia pi.
Bartolo - Tu, in compenso, ti abbotti vergognosamente.
Gilda - E' vero. L'autunno mi mette una fame! (Allegra) Mangerei sempre. Peccato che non ci sia Elviretta: va matta per questo piatto.
Bartolo - Mangia!
Gilda - Magari gliene serbiamo un piattino.
Bartolo - (cattivo) Non sputare nei piatti! Non parlare quando mangi! Mi basta quello che ho preso, non le voglio le tue biascicature!
Gilda - Scusami. (Mangiano in silenzio) Vino? (Mesce a tutti) E' meraviglioso, sai, Giovanni, questo vino. Non dovresti mandarcene pi: non ci si controlla... ne bevo sempre un dito pi del necessario e poi mi gira la testa. (Ride) Cos intervengo a sproposito e lo faccio arrabbiare. Vero, Bart?
Bartolo - Hum!
Gilda - (allegrissima) Mi mette un'euforia addosso!... Divento allegra... ho voglia di ridere per ogni sciocchezza... Rido come una scema! (Ride).
Bartolo - (esasperato dall'ilarit di Gilda) E' l'essere pi vergognoso e abbietto che uno possa incontrare!
Giovanni - Chi?
Bartolo - Questa qui! Questa strega disumana che s diverte a sembrare una fatina!
Gilda - Ma perch? Che cos'ho fatto, adesso?
Bartolo - Non ha voluto darmi dei figli per paura di perdermi. Non mi ha permesso di vedere Lorenza, per paura che togliessi qualcosa a lei. Cos mi sono impuntato e ho voluto prendere Elviretta, ma lei ha incominciato a odiarla fin da quando arrivata. Era gelosa di una bambina di sette anni, capisci? Mi ha messo in croce, martirizzato in tutti i modi. Ha fatto d tutto per guastare questo affetto. L'unica cosa bella che avevo!... Ha distrutto la mia vita! (A Gilda) Alza gli occhi, guardami! (Le solleva il viso) Sentimi bene: (Urlando) Elviretta non torner pi! Mai pi! E sai perch? Perch stufa di essere umiliata da te, trattata peggio di una serva, distrutta dalla tua volgare gelosia! Si ha il dovere di sparire dalla faccia della terra quando si meschini e cattivi come te!
Giovanni - Basta, Bartolo, ti prego. Cerca di calmarti.
Gilda - Lascialo dire, ti prego, lascialo dire.
Bartolo - (che ormai non riesce pi a controllarsi) E' l'unica, l'unica donna al mondo alla quale mi sono mostrato fino in fondo... Nudo, nudo! Nudo senza piet! Tutto, le ho detto di me, anche le cose che non confessavo a me stesso! A lei sola ho chiesto di aiutarmi, di capirmi... e questa qui, lei, che doveva aiutarmi, ha tramato per rovinarmi. Mi ha fatto pi male lei dei miei peggiori nemici. (Gilda si alza da tavola e va a sedersi sull'ottomana, piangendo. Bartolo si agita per la stanza).
Gilda - (piangendo) Ho cercato sempre di stare nell'ombra per non darti fastidio, ho lavorato sempre come una somara, non ho chiesto mai niente per me...
Bartolo - Hai sempre preso senza chiedere: la tua tattica.
Gilda - Ma se le ho sempre voluto bene...
Giovanni - Zitta, zitta, Gilda... non serve a niente che tu parli. (Bartolo continua a smaniare, camminando per la stanza) Non dovreste fare cos: il vostro rapporto una cosa troppo importante... Non aggreditevi. Cercate di parlare con calma.
Bartolo - (distrutto, sincero, con un filo di voce) Senza Elviretta io muoio. Per me era la vita. Solo per lei sapevo lavorare. E ora, che cosa faccio? (Con un nuovo accesso di collera violenta) Che cosa me ne faccio di questa ridicola burattina vecchia e scema?! (La scuote).
Gilda - (sottovoce) Abbi piet di me, te ne supplico.
Bartolo - (c. s.) Che cosa me ne faccio di te?! (La lascia) Due figlie mi hai fatto morire! Con la calunnia e l'infamia! Mi ha diffamato sempre con Lorenza...
Gilda - Ma se non l'abbiamo mai vista Lorenza!
Bartolo - Zitta, scema!
Giovanni - (energico) Insomma, basta! Non gridare! Smettila di fare scene!
Bartolo - Questa casa mia. Se non ci vuoi stare, vattene!
Giovanni - Non puoi trattarla cos, n a casa tua n altrove! Non ne hai il diritto!
Bartolo - Difendila, difendila, questa carogna, quest'assassina!
Gilda - Bartolo, ti prego! Bartolo, basta...
Bartolo - Mi hai rovinato! S, mi hai distrutto, divorato, succhiato, sfruttato e ora mi hai tolto l'ultimo bene che mi fosse rimasto... io l'amavo! L'amavo come una figlia!
Gilda - (perdendo la testa, sfidandolo) Come una figlia? Proprio? Proprio come una figlia, Bartolo? Bada che... (Bartolo non la lascia finire, l'aggredisce e incomincia a schiaffeggiarla con violenza. Giovanni, dopo un attimo d smarrimento, si intromette fra i due e, con un urtone, manda a terra Bartolo; prende Gilda per una mano e la trascina verso la porta).
Giovanni - (a Bartolo) Schifoso vigliacco, verme! Questa la paghi. Stavolta la paghi per tutte! (A Gilda) Tu vieni via con me. Prendi il cappotto, svelta.
Gilda - No, no. No, non posso.
Bartolo - (a bassa voce) Vattene, vattene, meglio.
Giovanni - Avanti, forza.
Gilda - No. Ora ha bisogno di me.
Giovanni - Non mi muovo di qui finch non sarai disposta a seguirmi.
Bartolo - (con un grido) Andatevene! Andatevene! (Scoppia a piangere e si lascia cadere sulla poltrona. Gilda corre verso di lui. Timidamente gli prende una mano e gliela accarezza. Poi gli carezza i capelli).
Gilda - (come si fa ai bambini) Scissi... sciss! Basta... basta... ti fa male... (Gli siede sulle ginocchia. Giovanni li guarda sconfitto. Esce in silenzio. Il rumore della porta richiusa fa trasalire la coppia).
Bartolo - (con voce rotta dal pianto) Perdonami!
Gilda - Amore!
Bartolo - Perdonami, aiutami! (Si stringono forte. Piangono tutti e due senza ritegno).
SECONDO TEMPO
Primo quadro
Casa di Lorenza. Lo studio di Giulio. E' sera. Giulio sta sviluppando delle fotografie. Elviretta gli siede accanto e lo aiuta. La stanza, molto disadorna, illuminata solo da una lampadina rossa che manda una debole luce sulle tre bacinelle da fotografo, poste al centro del tavolo. Dei due vediamo solo le facce, rosate dal riverbero della lampada.
Giulio - Passami un foglio.
Elviretta - Trenta per quaranta?
Giulio - S. Provo a sviluppare quella sovra-esposta.
Elviretta - (toglie il foglio da una busta e lo passa a Giulio) Ecco.
Giulio - Capisci, se sovraesponi, le facce vengono pi luminose. Spariscono le rughe, gli occhi hanno pi risalto e la pelle pi giovane, pi levigata.
Elviretta - E, invece, se sottoesponi succede esattamente il contrario, vero?
Giulio - Proprio. Rendi tutto pi cupo. Mi controlli l'acido?
Elviretta - (prende il termometro dalla vaschetta dello sviluppatore e lo accosta alla lampada) Venti gradi.
Giulio - Allora vado. (Posa il foglio sul piano dello sviluppatore, prende il cronometro e lo fa scattare in sincronia con l'interruttore: un fascio di luce bianca scende sul foglio da impressionare. I due restano in silenzio per alcuni istanti) Dovrebb'essere buona. (Spegne l'interruttore e immerge il cartone nella prima bacinella).
Elviretta - Quanto ci mette a venir fuori?
Giulio - Venti, trenta secondi.
Elviretta - In queste altre bacinelle, che cosa c'?
Giulio - Acido acetico e fissatore. (Ride) Cos'? Vuoi imparare a fare la fotografa?
Elviretta - E' molto divertente. (Emozionandosi) Ecco, ecco la faccia! Dio mio, com' bella! Sfido che ha fortuna una che nasce con quel viso.
Giulio - La faccia conta fino a un certo punto... dopo il concorso di bellezza o il centro sperimentale... se non trovi il produttore che ti porta a letto... Dico, non sar che stai covando... (Ride) Non dirmi che ti piacerebbe fare l'attrice!
Elviretta - (offesa) Perch, non potrei? (Giulio immerge il foglio nella seconda bacinella e, infine, lo affonda nella terza).
Giulio - Puoi accendere.
Elviretta - (si alza e accende le altre luci) Ma tutte insieme si accendono da questo interruttore? Accecano!
Giulio - Vuoi fare l'attrice e hai paura della luce.
Elviretta - Io starei bene qui, invece...
Giulio - Che cosa vuol dire quel condizionale?
Elviretta - (seria) Lo sai, lo sai...
Giulio - Questa casa tua, ormai. Sto per adottarti. Fra pochi giorni ti partorir. (Ride).
Elviretta - Sciocchezze!
Giulio - (sorpreso) Cosa dici?
Elviretta - Lorenza non ha ancora trent'anni. Te lo dar lei un figlio vero.
Giulio - Lo sai che non pu.
Elviretta - Ma io non sono adatta per quel ruolo, non posso riempire quel vuoto.
Giulio - Perch no?
Elviretta - Perch a ottobre mi presenter al centro di cinematografia e, fra due o tre anni, andr a letto col produttore... Bella figlia, avreste!
Giulio - (candido) Ma che cosa dici? Io scherzavo, prima.
Elviretta - Tutti credono di poter scherzare con me. Poi si accorgono che non possibile.
Giulio - Ma non penserai davvero a tutte queste stupidaggini?
Elviretta - Perch no? Se mi va bene, bene; se mi va male... Non voglio fare il cinema per il gusto di sentirmi una diva, una donna importante. Voglio solo essere libera, non dovere pi niente a nessuno. Sono stufa di pitoccare affetto e soldi; e soprattutto che altri mendichino per me.
Giulio - Ma chi? Noi?!
Elviretta - Oh, no! Alludevo a Gilda e a Bartolo: hanno chiesto soldi a mezza Venezia con la scusa che non ce la facevano a mantenermi. Per mandarmi a scuola hanno fatto una colletta, questuando da tutti i loro amici. Sono anni che campano alle mie spalle. Gilda un'accattona nata, senza un minimo di pudore, nessuna dignit, nessun orgoglio.
Giulio - Sei dura... e ti sbagli: Bartolo, cos superbo, non potrebbe mai...
Elviretta - Ha sempre finto di non sapere, anche con Gilda: tutta qui la sua superbia.
Giulio - A me ci credi?
Elviretta - S. Perch?
Giulio - Ti assicuro che ti sbagli.
Elviretta - E invece no. Io so che Giovanni, Susanna e tutte le amiche di Gilda e perfino voi avete sborsato un sacco di soldi colla scusa del mio mantenimento.
Giulio - E se anche fosse? Tu non c'entri. Era cos quando ancora non eri nata. Per alcuni anni Bartolo stato il pittore alla moda, poi non ha guadagnato pi una lira. E' per piet per Gilda che tutti hanno finto di andar matti per quei quadri e li hanno comprati.
Elviretta - Tanto peggio.
Giulio - Ma perch?
Elviretta - Se non mi devono niente, sono io che devo a loro.
Giulio - Non ti mettere di queste idee in testa! Sono loro che hanno voluto portarti via. Hanno chiesto loro di aiutarti, di farti del bene.
Elviretta - S! Di farmi del bene! (Amara, a bassa voce) Mi hanno umiliata in tutti i modi.
Giulio - Non di proposito, Elviretta. Magari non se ne sono neanche accorti di tutti questi torti. Sei troppo sensibile.
Elviretta - Ma non si sono proprio resi conto che difficile fare il bene senza fare anche del male?... Infatti Gilda ha preteso di essere compianta a spese mie, poi ha preteso di segregarmi nella sua tomba e di sfogare su d me tutto il suo risentimento. Parlando di me, lo sai come diceva? Diceva la mia protetta . Bartolo no, per lui ero la sua pupilla . Capisci la differenza?
Giulio - Son due modi di dire, non ti formalizzare.
Elviretta - Stasera torner l a pagare il mio debito.
Giulio - Non fare la stupida. (Pausa) Ma quale debito?!
Elviretta - Non lo sai che cosa vuole Bartolo da me? Tutti pretendono una ricompensa, prima o poi. Ebbene, l'avr. L'avr! Cos poi potr andarmene, senza dover pi nulla a nessuno, liberata!
Giulio - Sei sconcertante. (Duro) Ma tu non ti muovi di qui.
Elviretta - Perch, che cosa te ne importa?
Giulio - Tu vivrai con noi e ti libererai di tutte queste fisime! (Stende la fotografia ad asciugare su un filo teso in un angolo della stanza) Sei proprio una bambina!
Elviretta - Una bambina centenaria.
Giulio - Non ne hai davvero l'aspetto.
Elviretta - Non scherzare. Non trattarmi cos. Ho gi visto e patito troppo per sopportare che mi si tratti come una bambina. Sono gi una che vuole. Che cosa non lo so, ma non tollero di avere debiti e cerco qualcosa che non mi faccia affondare.
Giulio - (irritato) Troppe parole! Le donne esagerano sempre e tu ti senti gi troppo donna.
Elviretta - Non offendermi. Non sottovalutarmi. Potresti pentirti.
Giulio - (impacciato) Ma no, no! Sto solo cercando un modo. Un modo di intenderci. Visto che dovremo vivere insieme... Bisogner pure che ci capiamo, no?
Elviretta - Altrove potremmo capirci. Non qui.
Giulio - Sei sibillina.
Elviretta - (ride enigmatica. Si accosta di pi a Giulio) Mi trovi bella?
Giulio - (imbarazzato) S.
Elviretta - Sei molto infelice, vero?
Giulio - Non lo so. Io sono... troppo semplice per accorgermene.
Elviretta - Quant' che non vai a letto con Lorenza?
Giulio - Ma che domande fai?
Elviretta - Vuoi un figlio e non ci vai mai a letto!
Giulio - Ma chi te lo dice?
Elviretta - Ci vai o non ci vai?
Giulio - Ora esageri. Sei indiscreta.
Elviretta - Non ci vai. (Prende una sigaretta dal pacchetto di Giulio, l'accende con calma. Va a sederglisi di fronte, gli sorride con dolcezza) Per questo non rendi quanto potresti. Non vi siete capiti, tu e Lorenza. Non avete trovato il punto di intesa...
Giulio - Perch parli come Bartolo? Queste sono parole sue.
Elviretta - (assentendo col capo) Siete rimasti due tiepidi, due ripiegati. Potresti essere un fotografo importante, guidato da qualcun altro... Anche Lorenza potrebbe avere una carriera pi importante, lontano da te... Io non mi far incastrare da nessuno: ora mi libero di tutti e mi cerco da sola quello che mi ci vuole.
Giulio - Sei antipatica quando fai la saputa e non sei spontanea.
Elviretta - Che me ne importa? Volevo darvi dei consigli per ricompensarvi dell'ospitalit.
Giulio - Sei presuntuosa, saccente e indelicata... e ti credi un po' troppo furba.
Elviretta - No. Sono semplicemente una che vi ha capito.
Giulio - Ma dove credi di parare? Dove?
Elviretta - Ero una bambina troppo intelligente per restare fra i montanari, no? Ebbene, ti pare che possa rassegnarmi a fare la figlia adottiva? Non ti pare un po' poco? Vorrei essere, per lo meno, la vostra amica, la vostra compagna. Ognuno di noi ha in s qualcosa di bello da tirar fuori... (Lui la interrompe, infastidito e offeso).
Giulio - Manchi completamente di personalit: non fai che ripetere, come un pappagallo, tutte le stupide teorie di Bartolo.
Elviretta - Pu darsi. Ma non sono poi cos stupide.
Giulio - Imparerai a tue spese quanto sia importante l'umilt. Quanto sia importante conquistare la comprensione e l'affetto di qualcuno.
Elviretta - Lorenza una buona moglie?
Giulio - S. E' una buona moglie.
Elviretta - Ma convinta davvero che in te ci sia cos poco?
Giulio - Come cos poco? Sono uno dei reporter pi pagati e lo sai. Anche Lorenza lo sa ed a lei che lo devo.
Elviretta - (ironica) Siete troppo modesti voi due.
Giulio - (urtato) Ma insomma, che cosa ci rimproveri?
Elviretta - Non dovresti stare a Venezia. Tolto il festival, che cosa ti resta?
Giulio - E altrove, che cosa potrei fare?
Elviretta - La fotografia anche cinema. I documentari sono anche fotografia... Chiss le cose che potresti raccontare, tu, con una macchina da presa... Sono quarant'anni che ammucchi. Non vorrai morire con le soffitte piene di cimeli?
Giulio - Sputi sentenze a suon di frasi fatte.
Elviretta - Mi esprimo come posso. (Continua imperterrita) Vi siete scambiati due povere vite, tu e Lorenza... Non siete stati sinceri uno con l'altro... Andate avanti a forza di cachets... non guarirete mai e nel vostro intimo vi fate gli stessi rimproveri: Non hai fatto abbastanza per me . La tua tenerezza stata tutta inutile .
Giulio - Non affatto cos.
Elviretta - Pensaci.
Giulio - Non cos... ci penser.
Elviretta - Ci stai gi pensando. (Ride) Oh, non credere che mi sia innamorata di te! Non mi passa neanche per la testa!... E' che... posso essere sincera?... che mi fai un po' pena e un po' rabbia.
Giulio - Hai il dente avvelenato... (Tenta di ridere) Sai infierire... Meriteresti di essere presa a ceffoni. Sei una strega.
Elviretta - Per questo non voglio vivere con te: fra un mese o due saresti innamorato matto di me... Porterei lo scompiglio in un'altra casa... Non lo voglio questo destino. Posso essere disonesta verso me stessa, ma non verso gli altri. Per questo ho parlato anche a costo di dire troppo, di rendermi antipatica... Ora, dato che i buoni propositi finiscono sempre cos male, me ne vado, prima che sia troppo tardi.
Giulio - Ma dove vai? Vieni qui. (Elviretta ha gli occhi pieni di lacrime) Spari e scappi. Se tu avessi un po' di pazienza, capiresti come sono in realt le persone e le cose...
Elviretta - (parla a fatica) Quello che ho detto mezzo minuto fa e che io credevo buono... gi... (Piange).
Giulio - (carezzandola sui capelli) Sono stato stupido... ti ho trattata male... ma non piangere adesso... ti prego... Non farmi questo... io non so che cosa fare... non so... non sono pratico...
Elviretta - (asciugandosi gli occhi) Scusami. Sono un po' scossa e allora...
Giulio - Povera bambina... Ti hanno fatto soffrire tanto?
Elviretta - Ora sono libera.
Giulio - Solo una cosa vorrei: che tu non avessi fretta! Qui da noi sei al sicuro. Lorenza pu esserti d'aiuto. Io anche... lo spero. Lascia passare del tempo... poi deciderai.
Elviretta - Dopo mi sar sempre pi difficile. Meglio andarsene subito.
Giulio - Sii umile. Lasciati guidare da chi ti vuol bene.
Elviretta - E chi che mi vuol bene? Caso mai proprio lui, a modo suo, solo Bartolo.
Giulio - Noi ti vogliamo bene.
Elviretta - Vi faccio pena.
Giulio - Anche.
Elviretta - E paura.
Giulio - Paura?
Elviretta - Hai paura perch ti capisco.
Giulio - Mi capisci?
Elviretta - S, purtroppo.
Giulio - Non ricominciare.
Elviretta - Meriteresti d'essere felice.
Giulio - Lascia perdere!
Elviretta - Vorrei che al mondo tutti fossero felici!
Giulio - Ma che cosa vuoi da me?
Elviretta - Perch dici questo? - (Giulio le si vicina e la bacia).
Giulio - E' quello che volevi, no?
Elviretta - Mah!... Non lo so...
Giulio - (dopo una lunga pausa) Dovresti saperlo. Sai tutto degli altri, dovresti sapere tutto anche di te.
Elviretta - (come in sogno) Tu ti occupi di Lorenza con amore... Lei si sente sicura... la proteggi... anche lei ti protegge... Hai qualcuno che ti capisce... Un giorno le hai portato una rosa... In questi dieci giorni trascorsi qui con voi io sono morta di solitudine... e di invidia...
Giulio - Ma io non voglio. Non posso. Mi devo difendere. Dovr mandarti via. Ma dove, dove?
Elviretta - (smontata) Non preoccuparti. Trover.
Giulio - Bisognerebbe essere liberi e forti per poterti aiutare. Io voglio bene a Lorenza.
Elviretta - S, s, tutto giusto.
Giulio - Non possibile parlare con te, non servirebbe a niente. E poi...
Elviretta - (interrompendo) Arrivo tardi! Arrivo sempre troppo tardi.
Giulio - E ti credi troppo...
Elviretta - (c.s.) Basta. Mi vergogno come una ladra. Lasciami andare. Non voglio incontrarmi con Lorenza. (Esitando) Non dirglielo.
Giulio - No.
Elviretta - Trova una scusa. Io torno da Bartolo... di' a Lorenza che mi ero sbagliata... che avevo equivocato un gesto d'affetto. (Trillo del campanello) Chi sar?
Giulio - Andiamo a vedere. (Esce. Fuori scena si sentono, appena un borbotto, le voci di Giulio e di Gilda, e i due entrano dopo un secondo).
Gilda - (buttando le braccia al collo di Elviretta) Elviretta!
Elviretta - Non piangere. Ero gi pronta.
Gilda - L'ho sempre saputo che sei buona.
Elviretta - Noto con piacere che ti sei ingrassata in questi dieci giorni!
Gilda - Ma tu, tu, come stai?
Elviretta - Non mi vedi?
Gilda - Sei dimagrita. Hai gli occhi un po' pesti.
Elviretta - (con sarcasmo) Credi che mi vorr anche cos o ci farei una brutta figura?
Giulio - La sola cosa sensata sarebbe rimandare Elviretta dai suoi.
Gilda - Ma che cosa dici? La sua casa la nostra.
Giulio - No, no, dovrebbe tornare dai suoi.
Elviretta - Non preoccupatevi. Non c' bisogno che si disturbi pi nessuno per me. Ne ho mille di posti dove andare.
Giulio - Ah, s?! E dove? Da chi vorresti andare?
Elviretta - Cos'? Sei gi geloso? (Ride).
Giulio - (dopo un attimo di smarrimento, a Gilda) Portatela via, per piacere. Subito, prima che torni Lorenza. (Esce).
Elviretta - (gridandogli dietro) Me ne vado, me ne vado! (Si muove. Gilda fa per seguirla) No, tu puoi anche restare. Non ci vengo pi da voi. Ho cambiato idea.
Gilda - Lo farai morire, lo sai? Dopo il collasso che ha avuto quella sera non ha neanche pi la forza di alzare una mano. Io devo imboccarlo, ma lui non vuole pi mangiare. Non giudicarlo solo per le sue colpe. Tutti abbiamo delle colpe. Io pi di tutti, forse. Cerca di perdonarci e torna a casa con me. Vedrai che non succeder mai pi nulla che possa dispiacerti o offenderti. Noi abbiamo bisogno di te.
Elviretta - Perch lui ne ha bisogno! Per te sarebbe una liberazione se mi sapessi morta. Sei qui per te, non per lui o per me. Perch se lui non contento, ti tratta male e tu sei infelice.
Gilda - Anche per me, lo confesso. Bartolo stato tutta la mia vita. Cerca di capirmi.
Elviretta - Cercher di essere comprensiva quanto lo sei stata tu con la madre di Lorenza.
Gilda - Che cosa vuoi dire?
Elviretta - Credi che non lo sappia che si suicidata per colpa tua?
Gilda - Ma chi ti ha detto una simile infamia? Chi?
Elviretta - Lo so io.
Gilda - Un giorno ti dir com' andata.
Elviretta - Gli intrusi portano sempre scompiglio: allora lo hai cercato tu e adesso io.
Gilda - Intrusa tu?
Elviretta - Intrusa e prigioniera: che controsenso. (Rientra Giulio) Hai ragione tu, Giulio. Torner a casa mia.
Giulio - Prima per andrai a spiegarti con quel vecchio. Non puoi lasciarlo cos. Qualsiasi cosa ti abbia fatto, non giusto lasciarlo morire come un cane.
Elviretta - Va bene. (Entra Lorenza e si ferma sulla porta, non vista).
Gilda - Grazie.
Elviretta - Perch? Non per te che lo faccio. A te non devo niente.
Gilda - Qualche cosa ho fatto anch'io, mi pare...
Elviretta - S. Mi hai spinta verso di lui, fingendo di non capire che la paternit non c'entrava pi. Come hai fatto sempre, del resto, con tutte le donne che ha voluto portarsi a letto.
Gilda - No. - (Scoppia a piangere) Con le altre, con le altre vero! Ma con te no!... (Piange).
Giulio - Smettila di dire cattiverie!
Gilda - ...mi sono tirata da parte e ho lasciato che facesse lui quello che voleva, senza intervenire... Con te no! Non puoi dirlo. Lo sai che non cos. Non prendertela con me se sono stata cieca. Se non ho capito in tempo.
Elviretta - Spogliati, su, non ti vergognerai di Bartolo?... E' il tuo pap!... Il nudo ha un altro valore nella pittura. E poi, di che cosa ti vergogni, hai un corpo da maschietto, due senini piatti piatti! . (Dura) Te ne ricordi?
Gilda - Ma eri una bambina!
Elviretta - E intanto il vecchio mi metteva in posa! (Ride) Non trovava mai la posizione giusta.
Gilda - Senza malizia, te lo giuro... fino a dieci giorni fa.
Elviretta - Zitta, per piacere, zitta! Non mi far dire quello che non vorrei!... Nudo con fiori!... Che poi toglieva...
Gilda - Travisi tutto perch gli serbi rancore adesso... Ma non come dici tu. Non cos!
Lorenza - (venendo avanti) E' proprio cos, invece.
Giulio - Lorenza!
Gilda - (terrorizzata, supplicando) Ti prego, Lorenza, tu non c'entri! Ti prego!... Viene solo a salutarlo, poi se ne andr via... forse muore...
Lorenza - Ci verr con me a salutarlo.
Giulio - Poi torna a casa sua, Eiviretta.
Lorenza - Davvero?
Giulio - Cos ha deciso. (A Elviretta) Diglielo tu.
Elviretta - S. E' meglio, credimi.
Lorenza - Come mai questo cambiamento?
Elviretta - Cos.
Giulio - E' giusto.
Gilda - Ma no, perch?
Giulio - Penseremo noi a farla studiare. A Vicenza. Ci andr coll'autobus, tutte le mattine.
Lorenza - Non mi convince.
Giulio - Almeno sar a casa sua, fra gente che le vuol bene... Ritrover sua madre: ne ha bisogno, credimi. Ne ha bisogno!
Lorenza - Non lo so... non lo so.
Elviretta - E non porter pi iella a nessuno. Tanto meno a voi.
Giulio - A te, soprattutto.
Gilda - (a Lorenza) Lasciaci andare da sole, Lorenza, ti prego. Non umiliamolo pi di cos. Non fare la carceriera, ci sono io... e lui sta cos male: la prima volta oggi che si alza, dopo questi dieci giorni di inferno.
Lorenza - (a Elviretta) Vacci con lei. Oramai sei grande, prendilo per quello che : un vecchio arteriosclerotico maniaco sessuale! Difenditi, se ti viene addosso, a furia di schiaffi sulle mani! Peccato che non sia in grado di capire che quello che gli capita giusto.
Gilda - Ma tu sei molto cattiva! E' tuo padre!
Lorenza - E' soprattutto quello che ha fatto morire mia madre, dopo averla rinscemita come ha fatto con te e con tutte le altre. Sono anni che aspetto di vederlo crollare!
Gilda - (gemendo) Mi fai male... mi fai male...
Lorenza - Bisogna essere Modigliani, Renoir, Van Gogh, per potersi permettere tutto quello che ha fatto quell'imbrattatele di mio padre. E poi no: nessuno pu concedersi di agire cos. In certi momenti era anche lucido: sapendo quel che c'era in lui, sarebbe dovuto correre in una clinica per malati mentali e farcisi rinchiudere.
Gilda - Ma insomma, qualsiasi cosa uno possa aver fatto, non ci si pu accanire cos!... Tua madre si suicidata per colpa mia, dici... e va bene. Elviretta scappata perch lui le ha messo le mani addosso... vero anche questo. Ma umano se non comprensibile: in fondo non sua figlia e a un certo momento ha realizzato che cos bella, cos donna... e che, appunto, non sua figlia!
Lorenza - (gridando) Ma ha spogliato anche sua figlia e tu lo sai. Come lo giustifichi? Ha rovinato anche la mia vita, non solo quella di Elviretta... sempre in nome dell'arte! E con mia madre? Era una contadinella quindicenne quando lui l'ha sedotta su un mucchio di fieno. Tu eri una sua allieva di sedici anni... Susanna non ne aveva che quattordici... (Fuori di s) Devo continuare o ti basta?
Gilda - Ora vecchio... lasciamolo morire in pace.
Lorenza - Ma merita di morire in pace uno che ha distrutto tante vite?! Lo merita, rispondi!
Gilda - E' mia la colpa! E' tutta colpa mia! Io non ho capito, non sono intervenuta... Gli ho creduto... Con me, prenditela con me, non con lui!
Giulio - (a Gilda e a Elviretta) Vi prego di andarvene... Voi due avete la pelle pi dura; per Lorenza un nuovo trauma ogni volta che ne parla.
Lorenza - Quel vecchio satiro!... quel vecchio!...
Gilda - Tutti abbiamo una tara. Tutti abbiamo una croce... la sua pi pesante...
Lorenza - E tu l'hai aiutato a portarla chiudendo gli occhi e preparando i letti... pur di non perderlo. Mi fai ribrezzo anche tu.
Giulio - Non ti accanire con Gilda. Anche lei una vittima. Se l' tirata su come ha voluto.
Lorenza - E pensare che avevo previsto tutto e non ho agito. Mi sono lasciata abbindolare! Quando ho trovato questa bambina installata in casa vostra gli ho predetto tutto, a quel pazzo!... Ma lui ha pianto, ha detto che ormai era vecchio e che certe cose non lo attiravano pi... mi ha detto che aveva bisogno di un affetto genuino... che io non potevo pi darglielo... Tu, (a Gilda) tu lo asfissiavi con le tue premure, le tue ansie... Ha detto che aveva bisogno di un esserino da stringersi al petto... Un vero padre, insomma! Pensare che mi sono commossa! Pap, finalmente, sarebbe stato per qualcuno quello che non era stato per me... cos ho dimenticato che Elviretta sarebbe cresciuta e che ben presto avrebbe dovuto posare nuda.
Giulio - Dimentichiamo. Speriamo sempre che non succeda pi nulla.
Lorenza - Ma ora basta. Basta con la piet, la comprensione. Basta con tutto! Che vada all'inferno! (A Gilda) Te lo chiudo in manicomio, io! Ti giuro, Gilda, che questa volta ce lo mando!
Gilda - Allora, prima, ammazza me.
Elviretta - Tutto veleno sprecato. Parole inutili. Ormai quel che stato stato... Io me ne vado e il capitolo si chiude qui, per lui!
Lorenza - Hai ragione. E' a te che bisogna pensare adesso.
Giulio - Elviretta ha risolto da sola e benissimo.
Lorenza - Non dire assurdit. Non potrebbe pi vivere coi suoi Elviretta: c' un abisso ormai fra lei e i suoi. (Incerta) Elviretta rester qui. (Alla ragazza) Vero?
Elviretta - No.
Lorenza - Anche i capricci, adesso?! Ma dove vorresti andare, dove?
Gilda - Ma da noi! Lei ha capito che ora sarebbe diverso. Vero?
Elviretta - Fate un po' come volete... tanto per pochi mesi. Appena potr me ne andr per i fatti miei, a qualsiasi costo.
Giulio - Se sei davvero intelligente, accetti la mia proposta.
Elviretta - No. Basta con le elemosine! Lavorer, mi sposer, qualsiasi cosa, pur di essere libera... magari anche il marciapiede...
Lorenza - (un po' stanca) Quante sciocchezze!... Non essere orgogliosa. Un giorno ci ripagherai di tutto.
Elviretta - Potrei crearmi dei debiti... dei debiti-che non si possono pagare... (Guarda l'orologio)Vado. Devo correre, non arriver pi in tempo per l'ultimo pullman.
Lorenza - Fa' come vuoi. Non ce la faccio pi a discutere.
Elviretta - (avviandosi alla porta) Scusami, Lorenza. (Lorenza scuote la testa sconsolatamente) Vado a fare la valigia.
Lorenza - (seguendola) Allora aspetta! Devo darti delle cose.
Gilda - (dopo che sono uscite, guardando Giulio con aria smarrita) E io? E noi?... (Gilda esce, Giulio riprende a trafficare con le fotografie. Ricompare Elviretta).
Elviretta - Il mio golfino. L'ho lasciato qui, mi pare... (Piange).
Giulio - Che fai? Piangi?... (Sono uno di fronte all'altra, ai due lati opposti del tavolo).
Elviretta - S, piango.
Giulio - Lo sai che l'unica soluzione possibile.
Elviretta - Lo so.
Giulio - I miei rapporti con Lorenza sono gi cos difficili...
Elviretta - Lo so.
Giulio - Ti auguro tanto bene, credimi.
Elviretta - Ti credo.
Giulio - Grazie. (Pausa).
Elviretta - Tu mi ami, vero?
Giulio - S.
Elviretta - Anch'io.
Giulio - Lo sapevo.
Elviretta - Da tanti mesi.
Giulio - S.
Elviretta - Che far?
Giulio - E io?
Elviretta - Non si pu, vero?
Giulio - No.
Elviretta - Non possibile.
Giulio - Non possibile.
Elviretta - Che far?!...
Giulio - Andrai a casa davvero?
Elviretta - Stai tranquillo.
Giulio - In fondo l'hai scampata bella... e sei tanto giovane...
Elviretta - Certe volte si nasce centenari. Te l'ho gi detto.
Giulio - Ti rivedr guarita.
Elviretta - Ti dispiacer.
Giulio - Lo so. Lo so.
Elviretta - Vorrei che tu mi dessi un bacio.
Giulio - No.
Elviretta - L'ultimo.
Giulio - Ricorderemo solo il primo.
Elviretta - (esita) Torno di l.
Giulio - Ciao, Elviretta. (Un lungo trillo di campanello).
Elviretta - Vado io?
Giulio - (vede passare Gilda nel corridoio) Ci sta andando Gilda.
Gilda - (fuori scena) Tu! Ma sei matto? In quello stato?...
Lorenza - (fuori scena) Chi ?
Bartolo - (fuori scena) Dov'?
Elviretta - ( molto agitata) E' lui!...
Bartolo - (entrando, a Elviretta) Che cos'hai deciso?
Giulio - Torna dai suoi.
Bartolo - (sedendo) Non deve. Non pu.
Lorenza - (entrando con Gilda) S che pu.
Bartolo - Fra due anni avr il diploma di maestra. Deve continuare a studiare. Sono venuto per questo, non per me.
Giulio - Studier a Vicenza.
Bartolo - Perch non qui? Vi faccio ancora tanta paura?
Lorenza - S.
Bartolo - Io morir, mi toglier dalle scatole.
Gilda - Tenetela con voi... verr a trovarci ogni tanto... a noi baster, vero Bart?
Bartolo - Portandola a Venezia, ho giurato di darle una vita migliore di quella che avrebbe avuto restando coi suoi... e l'avr! Lo far e nessuno di voi me lo potr impedire... (Calcando) Nonostante tutto! (Toglie dalla tasca un rotolo di banconote e lo porge a Elviretta) Tieni. Qui c' mezzo milione. Ne trover degli altri, stai tranquilla. Continuerai a studiare. Scegliti il pensionato che vuoi.
Elviretta - No, no, no. Non posso.
Bartolo - (rauco) Negli ultimi tempi ti ho fatto molte promesse che non ho saputo mantenere, ma prima ero leale e buono con te. Di' la verit.
Elviretta - E' vero.
Bartolo - Grazie. Ora ti scongiuro di credermi... credimi ancora!
Elviretta - Dimmi.
Bartolo - (scandendo) Nonostante tutto! Nonostante tutto io ti amo come si ama una figlia... il resto non conta. Riguarda solo me... (Agli altri) Ridete pure, se ne avete voglia... mi rendo conto di essere ridicolo. (A Elviretta) Comunque, Elviretta, per tutto quanto ho fatto per te, prima, non andartene da Venezia. Lascia che ti incontri, una volta ogni tanto. Cerca di vedermi con gli occhi di prima. (Agli altri) Ho parlato con Susanna, si occupata lei della cosa. Ha trovato un ottimo pensionato, molto serio...
Gilda - Ti va, Elviretta?
Elviretta - No. Basta con le elemosine. Far da me.
Lorenza - Smettila con l'elemosina, ti prego!... Un giorno o l'altro ti sdebiterai. E poi... abbiamo tanti debiti noi, verso di te! (La carezza sui capelli) Mi pare la prima idea buona di tutta la sua vita. Accetta!
Gilda - Verrai solo la domenica da noi.
Lorenza - E poi ci sono io. Non ti abbandoner.
Giulio - Lasciatela riflettere.
Elviretta - (a Giulio) Tu che cosa faresti al mio posto?
Giulio - Sei tu che devi decidere.
Bartolo - Toglimi di dosso un po' di rimorsi. Lascia che ti aiuti ancora un po'.
Gilda - Ti prego, Elviretta.
Elviretta - Quando dovrei entrare?
Bartolo - Anche subito... o domani... le scuole incominciano domani.
Elviretta - Allora subito. Preferisco.
Bartolo - Ti accompagno.
Gilda - No, tu no, Bartolo. Non stai bene. E' meglio che torni a casa. Ci andr io.
Bartolo - Desidero accompagnarla.
Lorenza - Ma non stai bene!
Bartolo - Che cosa temete? Non posso mica aggredirla per la strada!
Lorenza - Non questo. Non intendevo dire questo.
Bartolo - E allora? Non vedi l'ora che crepi e ti preoccupi per la mia salute!...
Lorenza - (a Elviretta) Domani mi chiami e mi dici tutto; d'accordo, Elviretta? E se non ti trovi bene cercheremo qualche altra soluzione.
Elviretta - Grazie.
Bartolo - Beh, muoviamoci.
Elviretta - S.
Gilda - Avevo un cappello... (Gira per la stanza facendo finta di cercare il cappello, voltando le spalle agli altri per non far vedere che sta piangendo).
Lorenza - Andiamo anche noi, Giulio?
Giulio - (sforzandosi di ridere) Ma no, perch fare la processione!
Lorenza - Gi!
Elviretta - E' distante?
Bartolo - No.
Lorenza - Dov'?
Bartolo - (inghiottendo) In Campo San Bartolomeo.
Elviretta - (a Gilda) L'hai trovato questo cappello?
Gilda - No.
Lorenza - Forse non l'avevi.
Bartolo - E' molto probabile.
Gilda - (ride e piange) E' molto probabile, s!
Bartolo - (a Elviretta) Salutali.
Elviretta - S. (Scoppia a piangere).
Lorenza - Beh?! Perch piangi adesso?
Bartolo - Non far la bambina, su! E' gi tanto penoso cos. (Pausa) Al mondo succedono tante cose che ne provocano altre... che noi, magari, non vorremmo... ma intanto succedono. Vengono in mente non si sa come, tu le fai... e perdi tutto.
Gilda - Noi cercheremo di non perdere tutto... (Bartolo la interrompe).
Bartolo - Niente retorica! Sciocca!
Gilda - No, niente retorica, no! Retorica no, niente, niente retorica...
Giulio - Ti prego di non piangere, Elviretta. Non piangere.
Elviretta - No. Basta. Non piango pi.
Bartolo - Se non vi ci foste messi di mezzo voi, avremmo sistemato tutto, noi due, senza tante scene!
Lorenza - Basta, pap.
Bartolo - E gi! Voi seppellite i vostri morti sotto badilate di parole. Credete di coprirli per sempre e, invece, restano l... Se non foste intervenuti, io e lei ci saremmo capiti subito, senza fare tanti discorsi.
Lorenza - (che non riesce a dominare l'ironia) S. Bisogna vedere in che senso!
Gilda - Per carit, Lorenza! Non ricominciate a litigare!
Bartolo - (sgarbato) Ma chi litiga? Chi litiga? Nessuno litiga! Non te la do questa soddisfazione. Ti piacerebbe, in fondo, vero amore? (Gilda sorride).
Elviretta - Basta. Andiamocene.
Bartolo - Scusa! Ancora un secondo... gi che ci siamo. (Serio) Vorrei aggiungere un'altra parola... l'ultima... Davanti a tutti. (A Elviretta) Voglio chiederti scusa... anche a Lorenza. Anche a te, Gilda... Perdonatemi tutti... Ecco!... (Elviretta esce in silenzio).
Gilda - (a Lorenza) Non vuoi dare un bacio a tuo padre, Lorenza? Fate la pace!
Lorenza - Fosse la prima volta che fa di queste scene, ci cascherei, ma ora... (Si accosta al padre e gli batte sulla spalla) Su, su, vecchio satiro!...
Bartolo - (amaro) Gi.
Lorenza - Tanto noi due lo sappiamo che non senti assolutamente niente, neanche una parola di quello che hai detto... Ti piacerebbe, commuoverti sul serio, questo magari s!
Giulio - Ma, Lorenza!
Lorenza - Tanto la piccola non c'. A lui preme che lei resti bene impressionata: beh, c' riuscito. E' scappata di l con gli occhi gonfi e ora si sta chiedendo se, in fondo, non sia tutta colpa sua.
Bartolo - Meglio che tu non abbia voluto baciarmi: sarei stramazzato a terra avvelenato secco.
Lorenza - Cobra non ammazza cobra! (Ride, scarruffando i capelli di Bartolo) Non vuoi aspettarla qui Gilda? Accompagna Elviretta e poi ripassa a prenderti. C' umidit stasera.
Bartolo - (alzandosi) No. Ci vado anch'io.
Lorenza - (insistendo) Volevi parlarmi, hai detto. Ci mettiamo di l e discorriamo.
Bartolo - Quella sera non hai voluto. Ora perch vorresti?
Lorenza - Perch l'uomo mutevole e incoerente.
Bartolo - La donna, non l'uomo! La donna! E poi, adesso non servirebbe pi a nulla.
Lorenza - (acida) Lo dicevo che miravi ad altro quando mi chiedevi di fare la pace! (Bartolo, uscendo, alza le spalle).
Bartolo - (sulla porta) La diffidenza una pessima arma da difesa: ti prende troppo sul serio e finisce col difenderti anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Buonanotte. (Esce).
Gilda - Scusateci. (Esce. Giulio risponde appena e riprende il suo lavoro. Lorenza esce nel corridoio: si sentono gli ultimi saluti poi il tonfo della porta. Lorenza ritorna nello studio).
Giulio - Se ne sono andati.
Lorenza - (lasciandosi cadere su una poltrona) S. Se ne sono andati. Che baraonda! Non c' mai stato tanto movimento in casa nostra.
Giulio - Eh, gi!
Lorenza - Gilda fa proprio pena.
Giulio - Non solo lei.
Lorenza - Gi.
Giulio - E' molto giusto quel discorso di Elviretta sui buoni propositi che finiscono male.
Lorenza - Quale discorso?
Giulio - Un discorso che ha fatto uno di questi giorni.
Lorenza - Io non c'ero. Non lo so.
Giulio - Secondo lei impossibile fare il bene senza fare anche del male. Dice che altri fattori subentrano non appena incominci ad agire, altri sentimenti, altre cause che rovinano tutto.
Lorenza - Per questo non hai permesso che restasse qui. Per lei o per noi due?
Giulio - Gi.
Lorenza - Il nostro castello oscilla gi abbastanza, vero?
Giulio - Non ho detto questo.
Lorenza - Ma lo pensi.
Giulio - S.
Lorenza - Non ci si capisce pi come prima.
Giulio - Io non ti capisco pi.
Lorenza - Lo so, lo so. (Giulio spalanca la finestra: rumori).
Giulio - Ma tu mi capisci.
Lorenza - S.
Giulio - Dovrai stare con gli occhi aperti anche per me.
Lorenza - Se ti perdessi sarei veramente sola.
Giulio - Non succeder.
Lorenza - Lo so e ti ringrazio.
Giulio - Ma che cosa dici?
Lorenza - Soffri molto?
Giulio - Quanto un uomo qualsiasi, in questi casi.
Lorenza - Non posso aiutarti, vero?
Giulio - Non credo. Per ora, non credo.
Lorenza - Spero di poterti dire presto qualcosa che ti far bene.
Giulio - Che cosa?
Lorenza - E' troppo presto.
Giulio - Ma perch presto? Non mai troppo presto per parlare.
Lorenza - Bisogna essere sempre sicuri di quello che si dice. (Si alza e gira per la stanza, va alla finestra e si affaccia) Eccoli. Stanno salendo sul vaporetto. Vorrei che Dio desse un po' di pace a quel dannato.
Giulio - E' vero che ha tentato anche con te?
Lorenza - Non l'ho mai capito bene. Ho cercato di capirlo oggi, accusandolo. Speravo che Gilda negasse.
Giulio - Allora non ne sei sicura?
Lorenza - Ci ho pensato spesso. Ogni tanto, rivedendo certi suoi sguardi e quelle mani tremanti... E' un ricordo che mi ossessiona... un incubo. (Si interrompe).
Giulio - Quanto ci sei stata da loro? Poco, vero? Molto poco.
Lorenza - Appena un mese, per fortuna! Dopo la morte di mia madre. Poi la nonna mi ha sbattuto in collegio. (Ride) Chiss come li deve odiare i collegi, povero vecchio! Son sempre stati i suoi veri rivali. (Un silenzio).
Giulio - Vieni via da l.
Lorenza - (immobile) S.
Giulio - Ti far male. C' umidit.
Lorenza - Ci sono dei colori incredibili. Lividi... Avrei voglia di uscire un po'.
Giulio - Forse dovremmo andarcene da Venezia.
Lorenza - (voltandosi) Perch?
Giulio - Per tentare di fare qualcosa di pi.
Lorenza - (chiudendo la finestra) Te l'ho detto sempre.
Giulio - Ora l'ho capito.
Lorenza - Hai paura di rovinarti, qui, vero?
Giulio - S, ho paura di un certo torpore...
Lorenza - Pensaci ancora, poi decideremo.
Giulio - E' una citt che ti smonta, poco a poco.
Lorenza - (terminando la frase) ...e affonda i pezzi nei suoi canali! (Sorride).
Giulio - Proprio cos...
Lorenza - Ti sei fatto pigro, indolente, privo di entusiasmi e di interessi.
Giulio - Gi. Non ho avuto mai molte aspirazioni, non ho mai guardato molto lontano, ma ora...
Lorenza - Parliamo troppo poco. Sono stata pigra anch'io... Non ti son servita a nulla...
Giulio - No, non vero.
Lorenza - Forse saremmo dovuti scappare subito da Venezia... Dovevo liberarmi di tutti i rancori. La smania di vendetta mi ha inchiodata a questa citt.
Giulio - Tu lo ami troppo tuo padre. Sei stata sempre respinta, mortificata, delusa... cos hai sempre covato la tua rivincita... Io non so impormi. Io non so interessare, non son servito a distrarti, a guarirti.
Lorenza - Pensi che ti perder?
Giulio - No. Stai tranquilla.
Lorenza - Hai finito di sviluppare?
Giulio - Non ancora. (Lorenza riaccende la luce rossa poi spegne le altre).
Lorenza - (a voce pi bassa) So a quanto hai rinunciato per me.
Giulio - Mi leggi dentro.
Lorenza - (carezzandolo sul capo) Grazie di tutto.
Giulio - Ce ne andremo da Venezia. Bisogna farlo.
Lorenza - S, bisogna.
Giulio - Ti aiuter.
Lorenza - Anch'io ti aiuter.
Giulio - Perch non riprendi a scrivere? Ti libererebbe di tutto, ne sono sicuro. (Una voce di soprano canta una canzone veneziana).
Lorenza - Senti i turisti che si ostinano a voler sentire caldo. Come fanno a resistere su quel barcone? (Con un sorriso) Quanto daresti per fare il canal grande insieme a loro, sorbettandoti questa cornacchia?
Giulio - Sto bene qui... con te.
Lorenza - Davvero?
Giulio - Qual la cosa che volevi dirmi?
Lorenza - Poi ci resti troppo male, se non si realizzer.
Giulio - Dimmela lo stesso. E' ora che ne ho bisogno. (Lorenza lo guarda a lungo, poi gli si avvicina e gli sussurra qualcosa all'orecchio. Giulio la stringe a s teneramente.
Secondo quadro
Il cortiletto della casa di Bartolo. Sul lato di destra la facciata dello studio: una porta e un finestrone completamente spalancati. Sul lato sinistro, un muretto di due metri circa. In fondo un cancellino oltre il quale si indovina la laguna- Un tavolo di pietra e delle sedie di vimini fanno centro sotto al balcone. E' una notte di fine estate. Giovanni, Bartolo e Giulio sono ancora seduti ai loro posti, dopo la cena, e continuano a bere.
Gilda - Lo volete tutti il caff?
Giovanni - Dormo gi cos male.
Bartolo - Porta la grappa.
Giulio - Un po' di ghiaccio.
Gilda - Saranno serviti. (Fa un goffo inchino e rientra in casa).
Giovanni - (si sposta su una poltrona a sdraio e ci si lascia cadere estenuato) Settembre afoso, non d riposo!
Giulio - Con la laguna che ti bolle addosso... ti spossa.
Bartolo - Questa porca Venezia!
Giovanni - Non parlarne male.
Bartolo - Senti il milionario!
Giovanni - Che cosa c'entrano i soldi, adesso?
Bartolo - D'inverno tagli la corda! Sfido che ti piace. Anch'io ci sto bene a Venezia in primavera e d'estate, ma quando incominciano quelle puttane di nebbie, vorrei scapparmene in Africa. Mi fanno cos male.
Giovanni - Io me ne andr, purtroppo. Non le vedr pi, non le toccher pi. Ci avete fatto caso? Sanno di nafta e di limone. A me piaceva camminare nella nebbia: ti entra dentro e ti fa compagnia. Confonde tutto e ti permette di non pensare pi a nulla... L'estate, invece... bisogna essere giovani per amare l'estate.
Giulio - E lo siamo una volta sola.
Giovanni - Gi.
Bartolo - Gi un accidente! Ne ho avute, di estati, a strafottere!
Giovanni - Ma tu sei un superficiale.
Bartolo - (sorpreso, poi divertito) Mi hanno accusato di tutto, ma questa non me l'aveva mai detto nessuno! (Ride).
Giovanni - Hai amato troppe donne.
Bartolo - Ioo?!
Giovanni - S.
Bartolo - Ma com', secondo te, uno che non superficiale?
Giovanni - Non vorrai mica discutere?
Bartolo - Mi accusi...
Giovanni - Ma no, scusami. M' uscito di bocca. Se vuoi, lo ritiro.
Bartolo - Ma lo pensi o non lo pensi?
Giulio - Lascia andare, Bartolo!
Bartolo - S o no?
Giovanni - Cerchiamo di essere allegri.
Bartolo - (arrabbiandosi) Allora?!
Giovanni - Prima non ci pensavo... ma m' venuta voglia di dirlo: vuol dire che in fondo, sotto sotto, quest'idea ce l'avevo.
Bartolo - Se tu non mi conoscessi e ti mettessero davanti i miei quadri pi significativi, che idea ti faresti di me?
Giovanni - Non lo so, non lo so. Ti conosco troppo bene.
Bartolo - Tu?! Perch mai dovresti conoscermi, tu? Mi sono mai sfogato con te? Ti ho mai detto qualcosa di me?
Giulio - Lascialo in pace, Bartolo! Non vedi che non ne ha voglia?
Giovanni - (con un sorriso malizioso) No. No. Mi interesserebbe la cosa. E' che sono stanco. (Rientra Gilda; porta la bottiglia di grappa, il secchiello del ghiaccio e il vassoio coi bicchieri, serve gli uomini poi siede su una poltroncina accanto a Giovanni).
Gilda - Lorenza sta lavando i piatti. Io non avrei voluto, ma lei ha insistito tanto: dice che le fa da sfogo.
Bartolo - (sempre in tono polemico) Allora, grande giudice, me lo dici che cosa pensi di me?
Giovanni - (serio penetrante) Esattamente quello che ne pensi tu.
Bartolo - Che cosa vuoi dire?
Giulio - Tutti noi sappiamo quanto si vale. Anche se cerchiamo di apparire quello che non siamo. E' cos, vero Giovanni?
Giovanni - Proprio cos.
Gilda - Che storia vecchia!
Giovanni - Certo. Vecchia come la morte.
Gilda - La smetti con questa morte?! (lo minaccia con un pugno, ridendo) Ti picchio, sai! (Giovanni si alza ed entra in casa) Dove vai? (Agli altri) Ma che cos'ha? S' offeso?
Giulio - Va a farsi l'iniezione.
Bartolo - Quel fallito! Vorrebbe vomitarci in faccia tutti i suoi livori! Non lo voglio pi fra i piedi. (A Gilda) Chiaro? Guai a te se ti permetti di chiamarlo ancora! (Gilda si alza) Chiaro?!
Gilda - (rientrando in casa) Chiaro, chiaro.... Va bene.
Bartolo - (con un sospiro) Respiro solo se non la vedo, quella vecchia cretina!
Giulio - (con un sorriso) Lo dici! Vorrei proprio vederti senza di lei.
Bartolo - Faccio presto a riempire i vuoti.
Giulio - Tutti?
Bartolo - Tutti. Un artista pieno di risorse.
Giulio - Beato te! Io non posso.
Bartolo - Ti senti artista, tu?
Giulio - No. (Perfido) E tu?
Bartolo - Non fare il cretino.
Giulio - (divertendosi) Gi! In fondo, sentirsi artisti non difficile.
Bartolo - Che cosa vuoi dire? Che mi credo artista e non lo sono?
Giulio - Volevo farti arrabbiare. Scherzavo.
Bartolo - Bisogna essere spiritosi per scherzare. Non basta ripetere le cose che dice Lorenza. (Lorenza compare sulla porta seguita da Gilda e da Giovanni, vengono avanti) Questo sempliciotto vuole imitarti e non ne capace. Ci fa certe figure!
Gilda - (apprensiva) Che cosa successo?
Lorenza - Che cosa ti ha detto?
Bartolo - (ridendo) Che mi sento artista e non lo sono.
Giovanni - Ha ragione. Non dovresti ridere, Bartolo, una cosa molto penosa.
Bartolo - (esasperato) Dico, branco di cafoni, siete venuti qui a sputare il vostro veleno?
Giovanni - Io s. Ce l'avevo proprio questa idea.
Bartolo - (fra i denti) Se fossi sano, ti piglierei a calci. (Cammina in su e in gi per il cortiletto) Ma dimmi tu!... Bisogna starsene soli! Io l'ho sempre detto. Non si riesce ad andare d'accordo con nessuno! Nessuno che ti capisca... E, del resto, giusto: io non ho nessuna voglia di capire gli altri. Perch dovrebbero gli altri sforzarsi per cercare di capire me?
Lorenza - Stai buono, pap. Vieni, bevi. Stiamo tutti buoni. Non litighiamo.
Bartolo - Te le cavano dalla bocca!
Lorenza - E' meglio salutarsi piuttosto che litigare.
Giulio - Come abbiamo fatto noi.
Lorenza - Esattamente.
Giovanni - Come, come?
Gilda - Voi due?
Bartolo - Che cos' questa storia?
Giulio - Ci siamo separati.
Lorenza - Noi due non stiamo pi bene insieme... uno di noi due... ecco tutto.
Gilda - E lo dici cos? Tu non ti rendi conto... Non sai cosa fai.
Lorenza - (interrompendola) Niente prediche, Gilda.
Giulio - Non ci sono riuscito neanch'io a persuaderla.
Lorenza - Appunto.
Gilda - (a Giulio) Ma non dovete: tu hai bisogno di lei.
Giulio - (umilmente) Io, s.
Lorenza - Che cosa c'entra? Cosa c'entra il bisogno!
Gilda - Ma come, Lorenza?!
Lorenza - Ha bisogno di me perch l'altra non c' pi.
Bartolo - (trasecolato) L'altra?! Esiste un'altra?
Giovanni - Elviretta.
Lorenza - Lei.
Bartolo - Elviretta? (Gilda scuote Giovanni, come fuori di s).
Gilda - Ma che cosa stai dicendo, tu?
Lorenza - Non ti agitare, Gilda. E' cos.
Bartolo - (a Giulio) E' vero?
Giulio - S.
Gilda - (a Giulio) Vorresti andartene con Elviretta?
Lorenza - (scoppiando a ridere) No, no, tu non capisci mai! Non pu! Lei ha gi tagliato la corda. Se ne andata per conto suo.
Bartolo - E non mi dicevate niente!... Dov' andata?
Giovanni - Che te ne importa?
Bartolo - Zitto, per piacere.
Giovanni - Da quando entrata in collegio non te ne sei mai pi occupato. Ti dava noia sentire il suo nome.
Bartolo - Dov' andata?! Ho chiesto dov' andata!
Giovanni - (a Giulio) Non dirglielo. Quello che lu vorrebbe che fosse finita male, che morisse di fame... Dopo le odia, lui, non vero? Prima fa tragedie, rompe le scatole a tutti, tormenta la povera Gilda... Poi le odia. Poi dimentica: gli passa. (Fissando Bartolo) Non colpa tua, del resto: sei un superficiale. Ora non ti sforzare a interessarti all'umanit, ormai sei vecchio: l'egoismo e l'indifferenza sono l'appannaggio dei vecchi.
Bartolo - (gridando) La smetti?
Giovanni - No. Preferisco finire il discorso.
Bartolo - Beccamorto! (Si allontana verso la porta, fa per entrare ma non pu, la curiosit lo trattiene).
Giovanni - Quand'eri giovane e ne perdevi una, crepavi di bile. La odiavi con tutte le tue forze fino a smaltire la sbornia. Poi ricominciavi con un'altra. (Con un sorriso velenoso) Ora non ce la fai pi, non hai pi forza. Uscita di qua, non hai pi voluto sapere nulla di Elviretta. (Gilda va verso Bartolo) Ti sei accorto, con infinita sorpresa, che non te ne importava pi nulla. Ora, vorresti che ti dicessero mille cose atroci per vedere se soffri e se senti ancora qualcosa per lei. Ma, secondo me, sei finito, stanco...
Gilda - (sottovoce a Bartolo) Non farci caso, Bart... poi ti dir io perch...
Bartolo - (con uno strattone si libera di lei e entra in casa gridando) La smetti di tormentarmi?!...
Gilda - (tornando verso Giovanni) Hai visto? Hai visto che cosa hai fatto? Che dolore! Mi hai dato un grosso dolore.
Giovanni - Non fa niente, Gilda. Sono stanco.
Lorenza - (con voce rotta) Io sto male da quando sono stanca. Vorrei dormire... solo dormire... Meno male che Dio ha inventato anche la morte. Come si potrebbe vivere se non si sapesse che un bel giorno tutto finisce? Per questo, soprattutto, Dio grande. Anche se non mi ha dato dei figli. Che cosa importa se le altre promesse non le mantiene quando con la morte di parola sempre, con tutti?
Giulio - T'ho resa tanto infelice?
Lorenza - (calma) Smettila, Giulio, con la tua piet. Ti fanno pena tutti. Sapessi quanto fai pena tu!
Gilda - Non essere cattiva.
Lorenza - Come si pu essere buoni? Ditemelo voi!
Giulio - (si avvicina a Lorenza) Io non vorrei andarmene.
Lorenza - Basta, Giulio, ti prego.
Gilda - Ma non capisci che ha bisogno di te?
Lorenza - Per scaricarmi addosso le sue sudice delusioni.
Giovanni - Scusa, stammi a sentire.
Lorenza - No! Proprio no! Non ne ho nessuna voglia. Tanto siamo cos diversi che parlarci non ha senso. Se lui, perfino lui, cos diverso da quello che credevo... Sto male, ho la nausea. (Si alza di colpo e scappa in casa seguita da Gilda).
Giulio - Sta male.
Giovanni - L'hai umiliata. Non hai avuto nessun riguardo per lei, in tutta questa faccenda.
Giulio - Ero disperato.
Giovanni - Non vero.
Giulio - E quel figlio che non nato? Quell'aborto mi sembrato un tradimento.
Giovanni - Una liberazione. Ti sei sentito giustificato.
Giulio - Ho fatto di tutto per non vederla Elviretta... per pi di un mese dopo che Lorenza stata in clinica.
Giovanni - Quando l'ha saputo?
Giulio - Lorenza?
Giovanni - S. Quand' che ha deciso di piantarti?
Giulio - Quindici giorni fa. Proprio quando mi ha piantato Elviretta.
Giovanni - Forse aspettava proprio quel momento per farlo!
Giulio - Non pu perdonare. Lo sapevo, del resto. E' una di quelle persone che ricordano per sempre.
Giovanni - (con un sospiro) E' pi difficile vivere che morire. Son venuto qui, stasera, col preciso proposito di parlare, di prendermi delle rivincite. Ho sbagliato tutto. Dovevo restarmene dov'ero. A che serve parlarne? Crei solo del disordine, poi, tutto ricomincia come prima. Non avrei dovuto. Ma tu s che devi parlare: Lorenza pu crederti ancora, ha bisogno di te.
Giulio - E' stata tradita da tutti.
Giovanni - Dille che hai bisogno di lei come prima.
Giulio - Non mi crede pi.
Giovanni - Finger di crederti.
Giulio - No.
Giovanni - Ma che far? E tu che cosa farai senza di lei? Come potrai vivere?
Giulio - Non lo so.
Giovanni - Te lo dico che cosa farai: tenterai di riacchiappare Elviretta.
Giulio - No. Lascer che il tempo passi...
Giovanni - Sbagli. Perch aggiungere il vuoto al vuoto? Peggiori le cose... deformi la realt. Non devi.
Giulio - Perch? Il tempo sbiadisce tutto... le cose, man mano, appaiono sempre pi piccole e lontane, come quando impugni un cannocchiale alla rovescia...
Giovanni - Lorenza sa come va tenuto un cannocchiale.
Giulio - Ma lei che non mi vuole! Mi ha detto perfino che mi avrebbe privato del figlio, se fosse nato.
Giovanni - Non vuole piet.
Giulio - Forse Bartolo riuscirebbe a convincerla. Nonostante le apparenze l'unica persona che Lorenza ami ancora. Lui troverebbe le parole adatte, ne sono certo.
Giovanni - Provaci.
Giulio - Tu non credi?
Giovanni - Io no.
Giulio - Perch?
Giovanni - Non ha pratica, non mai stato umano. E' completamente disarmato.
Giulio - Ma cambiato.
Giovanni - Non cambiato. Continua a occuparsi solo di s. Ancora non si accorto che esistono gli altri. Semmai ha cambiato tattica: ora si difende coll'assoluta astenia morale, prima la sua arma era l'aggressione. E' il tramonto del fauno che lo coglie pi caprino che mai... Le corna, gli zoccoli, quest'appannaggio coriaceo delle nature rinsecchite dall'assoluta pratica dell'egoismo, si vedono ancora: non cambiato! E' indebolito dalla paura: ha la morte alle spalle e la sente. Non si salver. Non pu salvare pi nessuno, neanche sua figlia. L'umano, la sofferenza, lo stupore, tutte le cose di cui fatta la nostra vita interiore, sono i sassi nei quali sempre inciampato... ha inciampato anche in Lorenza... (Lorenza compare sulla porta. E' molto pallida, sorride).
Lorenza - E' passato. (Viene avanti e va a sedere fra i due uomini) Per mi domando se si pu rifiutare una fetta di torta senza offendere quei due.
Giulio - Certo che puoi! Se non stai bene...
Lorenza - Gilda ha trafficato tutto il giorno per far buona figura. Ora stanno infilando le candeline felici come due bimbi.
Giovanni - (ridendo) Ne avranno per un'ora almeno! Hanno mobilitato tutte le cererie di Venezia!
Lorenza - Pap non Matusalemme!
Giovanni - Ci manca poco.
Lorenza - Gilda una pessima pasticciera, ma non dobbiamo sciuparle la serata.
Giovanni - Stai tranquilla che ci pensa tuo padre a sciupargliela, se la torta non come vuole lui.
Lorenza - Diventa sempre pi goloso.
Giovanni - Deve sostituire altre cose, poveretto.
Giulio - Ma quali cose? Erano solo dei tentativi, ormai. Non gliene andava pi bene una!
Giovanni - Meglio non approfondire. (Lorenza si alza e va al tavolo. Si versa un bicchiere d'acqua e ne beve un sorso. Tornando al suo posto, vacilla. I due uomini arrivano in tempo per sorreggerla) Ma allora stai male davvero!
Lorenza - Ho bevuto un bicchiere di vino.
Giulio - Non beve mai.
Lorenza - E poi sto male. (Siede) Che figura! Ho perso l'equilibrio.
Giovanni - (indicando Giulio) Ecco, appoggiati a lui... (Spinge Giulio verso di lei, ma Lorenza lo ferma con un gesto secco).
Lorenza - (infastidita) Smettila! Non ti intromettere!
Giovanni - Lasciami dire solo una cosa, sii buona.
Lorenza - Non ho nessuna voglia di essere buona. Sai che cosa significa essere buoni ? Significa che, prima o poi, devi chiedere scusa a qualcuno o a te stesso. In ogni modo. Noi due ci siamo capiti e abbiamo risolto senza fare tante storie.
Giulio - Non lo so se ci siamo capiti, questa volta, Lorenza.
Lorenza - Forse non sei soddisfatto di quello che hai capito, ma questa un'altra faccenda.
Giulio - (isolando le parole) Lei se ne andata perch io non potevo lasciarti.
Lorenza - (colpita) Fatti vostri!
Giovanni - Sei orgogliosa.
Lorenza - Vivo di quello che ho.
Giulio - Anch'io, per, devo poter vivere!
Lorenza - S. Non di me.
Giulio - Poi ti passerebbe, come hai fatto con tuo padre.
Giovanni - In tutti i matrimoni, a un certo punto, ci si accorge di adoperare ognuno un linguaggio ermetico, che ci isola l'uno dall'altro. Tutti i ponti sembrano tagliati. Se uno dei due, per, getta un nuovo ponte, tutto torna come prima.
Lorenza - E' proprio questo il male! Continueremmo a gettar ponti, a fingere di conoscerci e di capirci... (A Giulio) E invece dovrei chiederti scusa per quegli stupidi dodici anni che abbiamo passato insieme, per aver gettato fra le nostre due rive un ponte che non poteva reggere...
Giulio - Ma che cosa dici?
Lorenza - Ti ho anche sottovalutato, perch avevo bisogno di sentirmi superiore! Ti ho sposato solo per questo. La tua ribellione era inevitabile. Nei momenti di lucidit me lo dicevo. Ora non devi sentirti in colpa, Giulio, non devi avere rimorsi. Se ti togli di dosso questo complesso che ti ho imposto io, potrai vivere serenamente anche lontano da me.
Giulio - (umilmente, a bassa voce) In queste due settimane ho creduto di impazzire. (Indica Giovanni) Sono io che ho pregato Giovanni di combinare questa serata, per rivederti, per riparlarti. Non posso stare senza di te. Non posso star solo.
Lorenza - Non ti ho detto di star solo. Dovevi andartene con lei.
Giulio - Con lei non ero felice.
Lorenza - (colpita) Cosa?!... (Vince l'emozione e scoppia a ridere) Cercavi la felicit? Ci vuol altro! Ma una parola priva di senso, inventata da qualche ebete!
Giovanni - Perch fai cos? Non mentire.
Lorenza - Mentire? Ma sei mai stato felice, tu? E pap? E Gilda? (A Giulio) E tu?
Giulio - Io s.
Giovanni - Anche tu, Lorenza.
Lorenza - Io?!... Fortunata, magari, contenta, serena, allegra, ho avuto delle gioie, dei buoni momenti... ma felice!...
Giulio - Mai?
Lorenza - E neanche tu. Ciononostante, il meglio della mia vita lo devo a te.
Giovanni - (accalorandosi sempre pi) Ma non si pu essere cos stupidi, cos superbi, cos borghesi! Ma come ti permetti? Cos orgogliosi! Soli si vive per colpa del proprio stupido orgoglio! E tu non sai cosa significa vivere soli!
Lorenza - (gridando) Tu non sai che cosa significhi vivere in due! Ci siamo fatti pi male che altro, noi due! Lui voleva un figlio e io non ho saputo farglielo, voleva amore ma io non sapevo dimostrarglielo, aveva delle ambizioni e io gliele ho spente tutte, a una a una... Per paura... per vilt... sempre tutto per paura... Ma che cosa se ne fa di una come me?
Giulio - Ora saprei capirti.
Lorenza - Insomma finiamola!
Giovanni - Lascialo dire!
Lorenza - (a Giulio) Ma me che ami? O quell'altra? E' con lei che ti senti vivo, no? E allora? Perch tutta questa scusa? Perch tanti discorsi?
Giulio - Perch con te che voglio vivere.
Lorenza - S! Dal momento che quella sudicetta se n' andata chiss con chi, piantandoti in mezzo alla strada. E' cos o non cos?
Giovanni - Tu sei pi importante per lui. Devi aiutarlo.
Lorenza - Io non lo voglio pi vedere! Non lo voglio pi! Non lo voglio! Non ti voglio pi fra i piedi! Hai capito? Se non gli servo, lui non mi serve... lui non mi serve... (Scoppia in un pianto dirotto) Non ho bisogno di nessuno, io. Non voglio compromessi, io! So come andrebbe a finire... Non ti voglio!... (Compaiono Gilda e Bartolo spingendo un carrello su cui troneggia una grossa torta con sei candeline accese).
Gilda - (trionfante) Sono le dieci precise. Sessantacinque anni fa, a quest'ora, nasceva il grande Bartolo Bartolucci! (Applaude; anche gli altri applaudono) Auguri, Bart! (Gli butta le braccia al collo).
Bartolo - Niente smancerie! (Se la stacca di dosso) Approfitta di ogni occasione per sbavarmi addosso, quest'appiccicosa. (Gilda ride).
Giovanni - Tanti auguri.
Bartolo - O sinceri, o niente.
Giovanni - Sinceri, sinceri!
Gilda - (raggiante di commozione) Grazie tante, Giovanni.
Bartolo - Non ti immedesimare, cretinetta! (Agli altri, ridendo) Lei si crede me! Crede di compirli lei gli anni!
Giulio - Tanti auguri.
Bartolo - Grazie, grazie. (Si china su Lorenza) E la mia bambina? Non mi fa gli auguri? (Lorenza gli butta le braccia al collo, piangendo) Ma che cos'hai? Che cosa successo?
Giovanni - E' stato il vino.
Gilda - Cos adesso non potr brindare... peccato!
Bartolo - (dolcemente) E' davvero per il vino, Lorenza?
Lorenza - Ma no, ma no. E' per isterismo. Lo dici sempre che siamo tutte isteriche... Forza, facciamo questo brindisi. (Afferra un bicchiere e lo porge al padre. Ne prende uno per s. Bartolo stura la bottiglia e mesce a tutti).
Gilda - (posa la torta sul tavolo) Devi sbrigarti a soffiare sulle candeline, Bart, altrimenti... si sta alzando un venticello!
Giovanni - Cos lo aiuta.
Bartolo - Tanto sfiatato mi credi? (Soffia sulla torta fino a spegnere tutte le candeline meno una) Porca puttana farabutta la miseria! (A Giovanni) Hai visto, corvo?!
Gilda - E' rimasto solo il mozzicone... le altre sei si sono spente. Che cosa vuoi che sia?
Bartolo - E' un sogno che non si realizza.
Giovanni - Mezzo sogno, semmai. (Un risolino) Fai tutto a met!
Bartolo - Non finisce mica bene qui, stasera.
Gilda - Mi hai promesso una cosa, Bart. Te ne ricordi?
Bartolo - (con uno scatto) Ma chi lo provoca?! Chi lo provoca? Sono io che lo provoco?
Giulio - Lo facciamo questo brindisi? Stiamo aspettando da un'ora.
Bartolo - Meglio berci sopra, hai ragione. (Alza il bicchiere).
Gilda - Parla tu, Giovanni.
Giovanni - Auguri!
Gilda - (enfatica) A Bart, con tutto il mio cuore.
Giulio - (quasi sottovoce) A noi due, Lorenza.
Gilda - (urtata e sorpresa) Ma cosa dici?
Giulio - (a Bartolo) Scusami. So che fa piacere anche a te.
Lorenza - Tanti auguri, pap. (Bevono. Sul cancellino compare Elviretta).
Elviretta - (venendo avanti, con voce incolore) Io vi ho reso ad ognuno quel che avevo preso. (Pausa) Domani parto. (Viene ancora un po' avanti) Non ho resistito a non venire...
Giovanni - (porgendole un bicchiere) Vieni, vieni avanti! Nessuno ti manger.
Elviretta - Volevo dirvi delle cose, prima di andarmene. A Lorenza soprattutto.
Lorenza - A me?
Elviretta - S, ma non ne sar capace.
Lorenza - Meglio cos.
Elviretta - So che ho fatto male a venire, ma non ho resistito.
Bartolo - Gi detto.
Elviretta - S... lo so.
Giovanni - (sforzandosi di essere gioviale) E dove vai, se non sono indiscreto?
Elviretta - A Roma. Faccio un film!
Bartolo - Bella carriera! (Ride disgustato).
Giovanni - E cos, hai deciso?
Elviretta - Veramente hanno deciso loro. (A Bartolo) Allora, tanti auguri - (Bartolo le strappa di mano il bicchiere e lo scaraventa per terra).
Bartolo - Come ti permetti? Ma come ti permetti? Non voglio auguri da una puttana. Vattene. Va' via di qua. (Ride) Vai, vai a Roma, io sono contento: ti distruggeranno in poche ore. L non hanno piet di nessuno! Solo qui usa la piet!
Elviretta - Che altro avrei potuto fare, del resto? Non mi avete insegnato che a spogliarmi. Almeno quelli mi pagano e fingono di rispettarmi.
Bartolo - Anch'io, non ricordi?
Giovanni - (scandalizzato) Ma che cosa siete, tutti voi? Che cosa siete? Ma si pu trattare cos una che viene a scusarsi per quello che non ha fatto?!
Bartolo - (fra i denti) Ora me la sistemo io, questa qui. (A Giovanni) Tu non c'entri. (A Elviretta) Anch'io t'ho pagata. Pagata! Una bella liquidazione! Non ricordi? Pa-ga-ta!
Giovanni - Tu non hai pagato proprio un bel niente! Neanche le scarpe che hai addosso hai pagato e lo sai! (Indica Gilda) Eccola quella che ha pagato: sgobbando, pietendo e scroccando!
Gilda - No, Giovanni, no!...
Giovanni - (alzando la voce) E' l'ora di finirla! A un passo dalla tomba ancora fingi di non sapere che cosa sei! Ancora accusi, insulti. Vieni a casa mia se vuoi le prove di quel che dico: casa, cantine, soffitte rigurgitano delle tue croste!
Bartolo - (con un filo di voce, come una bestia ferita) Io ti accoppo... lo accoppo!...
Giovanni - Hai passato la vita fregando la gente, approfittando di tutti quelli che ti hanno voluto bene. (Indica gli astanti) Sei la causa di tutti i loro guai. Questo sporcaccione truffatore camuffato da pittore!
Gilda - Basta! Basta (Velenosa) Parli per rabbia. Perch ti ha portato via le due donne che avresti voluto amare.
Giovanni - Sei impazzita?
Gilda - (indica Elviretta) Non hai tentato anche con lei, come hai fatto con me per tutti questi anni?
Giovanni - Ma ti d di volta il cervello?
Gilda - Le hai o non le hai chiesto di sposarti pochi giorni fa?
Giovanni - (fuori di s) Io sono divorato dal cancro, idiota! Vuoi capirlo che aspetto solo di morire?
Gilda - Ci non toglie che anche tu, come tutti gli altri, come Giulio, come Bart, hai dei pruriti...
Giovanni - (la interrompe con disperazione) Possibile, possibile, possibile che nessuno capisca, che nessuno capisca, che nessuno, nessuno capisca? Mai, mai, neanche per un secondo ho pensato di approfittare di questa giovanetta che tutti sfruttano e nessuno piange...
Elviretta - Voleva che lo sposassi solo perch sa di morire... per aiutarmi.
Giovanni - (a Giulio e a Lorenza che stanno vicini) Voi due non potete pi occuparvi di lei. I suoi genitori nemmeno. Di Gilda non mi fido. Io non ci sar pi... Ora deve cavarsela da sola e deve cercare di essere felice. Ha gi sofferto anche troppo per colpa vostra. (A Gilda) Per assicurarle l'avvenire, le ho chiesto di sposarmi e tu lo sai. L'unico gesto buono della mia vita lo vuoi insudiciare per difendere questo mostro. (A Elviretta) Te lo avevo detto che non avrebbero capito. Dovevo impedirti di venire qui. (La prende per la mano e si avvia verso il cancello) Andiamo via, vieni. Dimenticateli. (Escono dal cancello e spariscono nel buio).
Gilda - (dopo una lunga pausa, accostandosi a Bartolo) Ci odia perch vivremo: impazzito di disperazione. Non bisogna credergli, non dobbiamo farci caso, sai Bart.
Bartolo - Quella vipera! Ma guarda che razza di distruzione ha saputo creare coi suoi occhietti innocenti...
Lorenza - I fiordalisi!
Bartolo - (a Gilda) Ti avevo detto di non invitarlo quel menagramo!
Gilda - Ma chi poteva immaginare...
Bartolo - (entrando in casa, seguito da Gilda) Pi cocciuta di un'asina... asina! (Escono).
Lorenza - Ecco fatto!
Giulio - Vuoi che andiamo?
Lorenza - (con un sorriso) Devi avere il cuore a pezzi, povero Giulio!
Giulio - Non umiliarmi. Io non ho parole, non ho difesa. Ma tu lo sai come sto. Mi conosci.
Lorenza - (scotendo la testa) Non lo so, non lo so.
Giulio - Ho tentato di volare anch'io, e sono caduto, come la scimmia.
Lorenza - Non giustificarti, ti prego. (Chiamando) Gilda! Pap! Noi ce ne andiamo. (I due compaiono sulla porta).
Gilda - Andate via?...
Lorenza - Scusatemi, non sto bene.
Gilda - Ancora un po'!
Giulio - E' meglio di no, Gilda.
Bartolo - (sospira) Quando una serata nasce male... (Abbraccia Lorenza poi Giulio).
Lorenza - (prende la borsa) Buonanotte ancora e tanti, tanti auguri, pap.
Bartolo - Macch auguri... (Gilda e Bartolo accompagnano la coppia al cancello) A presto.
Gilda - Quando ci vediamo?
Giulio - Venite da noi domenica.
Gilda - Bene. A domenica. (Lorenza e Giulio spariscono. Bartolo torna alla sua poltrona e resta immerso nei suoi pensieri).
Bartolo - (che non sa che cosa dire, con un sospiro) S, Palamede, alla regal Messene - di pace appor-tator Sparta m'invia!
Gilda - Qualcosa che non va, Bart?
Bartolo - (sopra pensiero) No, no.
Gilda - (sottovoce, con un sorrisino ambiguo) Posso farti gli auguri a modo mio?
Bartolo - (sospettoso) Che cosa vuol dire a modo mio ? (Gilda gli si avvicina, lo cinge al collo e gli mordicchia un orecchio).
Gilda - Ecco, cos.
Bartolo - Vecchia ciabattona gonfia di lussuria! (Gilda ride) Ma non ti vergogni?
Gilda - (bamboleggiando) Pochino pochino... stasera la tua festa.
Bartolo - Beh?
Gilda - Ti ho dato fastidio?
Bartolo - Sempre mi dai fastidio quando fai la stupida.
Gilda - Non ho niente da darti. Solo il mio bene.
Bartolo - Ce n'era fin troppo di miele nella torta!
Gilda - Sono un'espansiva.
Bartolo - Appiccicheresti tutto il mondo, tu!
Gilda - Che m'importa degli altri?
Bartolo - Basta che mi veda appena un po' distratto che, subito, mi salti addosso. Non neanche estetico: questa vecchia lubrica e quest'altro rudere (indica se stesso)\ Non lo vuoi capire che passata la stagione delle ciliege?
Gilda - Se si vuole ci sono sempre le ciliege! (Ride) Basta metterle sotto spirito'
Bartolo - S! Come i feti.
Gilda - Come sei cattivo!... Pensi ancora a tutte quelle bugie?
Bartolo - Giovanni ha ragione. Non dipinger mai pi.
Gilda - Ma se i tuoi ultimi quadri sono fra i pi belli che abbia mai visto?!
Bartolo - Una volta ero bravo, ma ora...
Gilda - Ma ti pare che Susanna ti farebbe inaugurare la sua galleria se le tue tele non fossero pi che splendide?
Bartolo - Oh, le donne non capiscono mai niente! Susanna un'altra come te. Non riesco a scrollarmela di dosso.
Gilda - Questo un altro discorso. Sei bravissimo, invece, bravissimo!
Bartolo - Non ho bisogno dei tuoi incoraggiamenti.
Gilda - S.
Bartolo - Tutte queste dannate che mi strisciano addosso come lumache! Mi avete rovinato. Credono di darti la vita e non fanno che divorarti. Sanguisughe!
Gilda - Perch parli al plurale?
Bartolo - Parlo come mi pare. Non a te che parlo.
Gilda - E a chi, allora?
Bartolo - A me! A me!
Gilda - (gli si avvicina e lo carezza) Bartolo! Non voglio vederti cos.
Bartolo - Allora vattene.
Gilda - Non posso aiutarti?
Bartolo - No.
Gilda - Lasciami fare qualcosa per te.
Bartolo - (fa un grosso rutto) Corrigli dietro e riportamelo! (Ride come un pazzo) Cos non ti vedr mai pi!
Gilda - Ma guarda che cosa ha saputo combinare quell'invidioso cattivo! Tutto per Elviretta!...
Bartolo - Ora gli fa la festa alla piccola, che cosa credi?
Gilda - No. Neanche per sogno! Non ti mettere di queste idee in testa!
Bartolo - Per quel che me ne importa! Non sono geloso! Testa di rapa! Non hai capito mai nulla, tu: era lei che mi provocava, che cosa credi? E tutti l a difenderli questi angioletti! Nascono gi in calore, come le cagne! Se ci caschi e ti affezioni come un padre, loro esultano. II sapore dell'incesto le esalta. Se sei artista poi, perdono addirittura la testa: si sentono subito delle muse, queste porcel-line! Eccoti qui, tu sei la dimostrazione pi riuscita!
Gilda - Io?!
Bartolo - Tu, tu! A cinquant'anni hai ancora voglia di sbaciucchiare!
Gilda - Ma io ti amo!
Bartolo - Macch amore e amore! Lussuria, foia, calore, altro che amore!
Gilda - No! Giuro di no.
Bartolo - Spudorata bugiarda! Quanto daresti per poterti sedere sulle mie ginocchia? Di' la verit!
Gilda - (abbozza un sorriso) Che c'entra?
Bartolo - E per potermi baciare sul collo?
Gilda - (ride) Magari...
Bartolo - (suadente) Potrei sollevarti fra le mie braccia e stenderti sul letto, eh?
Gilda - (inebetita, ridendo) Eh!...
Bartolo - Ti piacerebbe?
Gilda - Eh!
Bartolo - Quanto mi dai se lo faccio?
Gilda - (ride) Quanto vuoi?
Bartolo - Quanto hai da parte?
Gilda - Niente niente.
Bartolo - Vedi la bugia che ti corre sulla fronte! (Gilda ride) Su, su, di' la verit... poi ti prendo in braccio...
Gilda - Duecentomila lire. Ma sono per l'inverno!...
Bartolo - Ne trovi degli altri per l'inverno. (Allarga le braccia e le fa cenno di avvicinarsi) Allora? Me le dai?
Gilda - (vola fra le braccia di Bartolo) S, s.
Bartolo - (s alza di colpo e la fa cadere per terra) Hai visto che ho ragione?
Gilda - (rialzandosi) Che cosa dici? Che cosa ho fatto? Che cosa c' che non va?
Bartolo - Vedi che avevo ragione? Sudiciona!
Gilda - Scherzavi?
Bartolo - Lo credo bene.
Gilda - Cattivo!
Bartolo - (le mette in mano il carrello e la spinge verso la porta dello studio) Fila via!
Gilda - (minacciandolo con aria scherzosa) Fai sempre cos! Sei cattivo! Sempre cos fai!... Ma io mi vendico!...
Bartolo - Pussa via!
Gilda - Poi, invece, piace anche a te... E' lo scherzo pi bello che abbiamo inventato. (Furbetta) Ora vado a riordinare un po' in cucina, poi preparo il letto... Vedremo se la formichina ha messo qualche soldino sotto al tuo guanciale!... Vedremo!... Chiss!... (Esce ridendo).
FINE
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