PRIMAVERA SULLA NEVE
Commedia in tre atti
di Giuseppe romualdi
PERSONAGGI
DONNA MARIA
MINDA
FILOMENA LA MERLA
DON CARLO
LORENZO
SCIARRONE
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Una vastissima stanza di una vecchia casa signorile. Mobili antichi, solidi, massicci, di quell'arte paesana che gloria di artigiani ignoti, e ricchezza delle vecchie case d'Abruzzo. La stanza il luogo dove la famiglia vive tutta la sua giornata. Vi sulla parete di sinistra il grande camino. Su quella di fondo la comune e una grande vetrata. A destra un uscio che d adito alle camere interne; a sinistra un altro uscio che d sulla cucina. Una grande credenza con piatti di ceramica di Castelli. Cassoni nuziali. Lucerne di ottone a tre becchi.
Maria - (scuotendosi la neve di dosso e battendo i piedi) La mula non ferrata bene. Zoppica.
Lorenzo - L'ha ferrata Ciccopaolo.
Maria - Beve troppo Ciccopaolo. Metti un po' di legna, fa freddo. Ma qui non c' nessuno? (Sollevando da una sedia una specie di mantello nero) E questo di chi ? ancora bagnato. (Chiamando) Filomena! (A Lorenzo) Tu va' per la mula. Falla sferrare.
Lorenzo - E sia fatta la volont di Dio! (Esce).
(Dalla porta di destra dopo un po' appare la domestica).
Maria - Dove eri? La casa abbandonata?
Filomena - (impacciata) Ero l con la signorina.
Maria - Il tuo posto in cucina. Non lo sai?
Filomena - Mi ha chiamato la signorina.
Maria - (mostrando il mantello) Questo che ?
Filomena - Io non lo so.
Maria - Come non lo sai? ancora bagnato dalla neve. Chi venuto?
Filomena - di l.
Maria - Chi di l?
Filomena - Io non lo so.
Maria - Insomma, chi c'?
Filomena - rnia donna.
Maria - Una donna?
Filomena - malata.
Maria - Ma chi ?
Filomena - Il nome non l'ha detto?
Maria - E che fa di l?
Filomena - La signorina l'ha fatta mettere a letto.
Maria - A letto? Ma che siete ammattite? (Chiamando verso la porta di destra) Minda! Ammattite vi siete.
Filomena - Io che c'entro?
(Sulla soglia stessa su cui apparsa Filomena, ora appare Minda, che fa segno alla sorella di tacere).
Minda - Parla piano; ora riposa un po'.
Maria - Ma chi ?
Minda - giovane.
Maria - Cerea l'elemosina?
Minda - Credo di no.
Filomena - Ha biancheria fine, di lino.
Maria - Tu sta' zitta. Cos fate entrare in casa una vagabonda. Cos! La prima che passa scambia la casa mia per l'albergo o per l'ospedale.
Minda - Tu pure l'avresti fatta entrare.
Maria - La casa la casa! Non si sa mai chi entra quando apri la porta.
Filomena - Il portone era chiuso. Ha bussato.
Maria - E voi subito ad aprire.
Minda - L'abbiamo trovata stesa, in mezzo alla neve. E si lagnava, senza parlare... come una bestia malata.
Maria - E pure a letto l'hai messa.
Minda - Eh! abbiamo tanti letti noi che non ci dorme mai nessuno!
Maria - Che ne sai che porta con s quella donna?
Minda - Ha una faccia buona.
Maria - Se fosse buona non andrebbe in giro la sera, cercando ricetto dove capiti capiti.
Minda - Pu essere una disgraziata.
Maria - Non ci sono disgraziate ; ci sono donne buone e donne triste. Le buone stanno a casa loro e le triste girano come le lupe.
Minda - Che lupe! Quella ha le mani bianche che pare una madonna.
Maria - Peggio! Mani che non lavorano. Mani di ozio; mani di vizio. Bisogna che se ne vada.
Minda - Perch ti fai pi cattiva di quello che sei?
Maria - In casa mia non la voglio.
Minda - Se ne andr domani, falle prendere un po' di respiro. Dove vuoi che vada a quest'ora?
Maria - Ha la febbre?
Minda - Mi pare di no. Non brucia.
Maria - E allora che ha?
Minda - Non lo so. Deve soffrire assai.
Maria - Ha preso niente?
Filomena - Macch, neanche il latte ha voluto.
Maria - Non parla? niente dice?
Minda - Piange, poi mormora: Perdonatemi... me ne andr... me ne andr... e non aggiunge altro.
Maria - Don Carlo l'avete chiamato?
Filomena - Era fuori del paese. Era andato al Plavignano. Ho lasciato detto che venga subito.
Minda - Ha gridato? No? Mi pare di s... (e corre via per la porta da cui entrata in iscena. Filomena fa per correre anche lei).
Maria - Sta' qui tu, scimunita. Mia sorella una stupida. A trent'anni pare che ne abbia quindici. Ma tu, tu che conosci il mondo, tu hai aperto la porta e non sai a chi. La disgrazia entra come il vento.
Filomena - Ma no, signoria; se la vedi pure tu ti convinci. E poi come si fa? una creatura sperduta... come una pecora per la montagna.
Maria - E che ne sai tu se non una pecora rognosa? In casa mia! Deve andarsene...
Filomena - Ma dove pu andare a quest'ora?
Maria - Va' da Sciarrone. Lui ha la carrozza chiusa.
Filomena - Con tutta questa neve?
Maria - Dove sta tutta questa neve? Due dita saranno, non di pi... Sciarrone ha le catene... pago quello che crede.
Filomena - Signoria, comandami quello che vuoi, ma no questo.
Maria - Ohe! qui la padrona sono io.
Filomena - Lo so; la padrona sei tu... ma questo contro la coscienza... parli cos perch non l'hai vista... valla a vedere, signoria, valla a vedere...
Maria - come se l'avessi vista. Biancheria fine e mani di madonna. Per questo non la voglio.
Filomena - Ma perch, signoria, non capisci...
Maria - Se fosse una cenciosa, una senza pane, ne tetto. Ma quella, quella... come si pu trovare a piedi in questo paese sperso?... Deve andarsene... Ora, appena sta meglio. Se ne vada dove vuole!
Minda - (sulla porta) Filomena, il latte... ora lo vuole...
Filomena - Come sta?
Minda - Io non lo so. Tiene gli occhi chiusi. Mi ha baciato le mani. Poveretta... (Minda esce).
Filomena - Che debbo fare?
Maria - Va' da Sciarrone tu.
(Filomena fa per uscire, poi si arresta quasi sulla soglia della porta).
Filomena - Perch non entri, signoria, non la guardi?
Maria - Fa' quello che t'ho detto. (Un picchio al portone) Aspetta, va' ad aprire. Domanda prima chi . Hai capito?
Filomena - Sar don Carlo.
Maria - Di' a Sciarrone che deve venire lui, capisci? (Filomena va per la comune. Maria si avvicina al camino e tende i piedi verso il fuoco a scaldarli uno dopo l'altro, senza sedere. Dalla comune don Carlo; barba quadrata, ma non curata, mantello, berretto di lana, da cui scuote la neve).
Don Carlo - Buona sera.
Maria - Buona sera, don Carlo.
Don Carlo - Neve, donna Maria.
Maria - Tempo suo, don Carlo.
Don Carlo - Che c'? Credevo che voi non vi sentiste bene.
Maria - Io? io vengo dal trappeto.
Don Carlo - Con questo tempo?
Maria - Perch? Ci sono andata con tempi peggiori, don Carlo.
Don Carlo - Eh! lo so! Ma allora chi ma lata?
Maria - Sentite, don Carlo, mi dovete rendere un favore.
Don Carlo - Io? a donna Maria Vincenti Mi pare strano, ma se posso, eccomi qua.
Maria - Potete. La malata una donna entrata in casa mia col vento e con la neve.
Don Carlo - Toh! Il portone di casa Vincenti sempre chiuso!
Maria - Sempre chiuso! Credete che sia per durezza di cuore?
Don Carlo - Io non giudico nessuno, donna Maria.
Maria - Sempre chiuso, perch la disgrazia entrata sempre di l in casa mia. Di l mi riportarono mio padre su una barella di rami quando precipit dal ponte di Vena a Corvo. Di l mi riportarono mio fratello crivellato di ferite... Nelle altre case i morti escono dal portone, nella casa mia entrano di l, don Carlo!
Don Carlo - Capisco, capisco... e questa volta?
Maria - Non so che sia entrato questa volta. Ma non certo la buona nuova. Non c'ero io, c'era quella testa leggera di Minda. Hanno bussato, ha aperto e sono entrati vento, neve ed una vagabonda.
Don Carlo - Chi era?
Maria - Una donna. Era caduta sulla neve dinanzi al portone.
Don Carlo - Una mendicante...
Maria - Non pare. Ha biancheria fine.
Don Carlo - Come si chiama? Di dove viene? Come ha fatto a giungere quass? Nulla ha detto?
Maria - Nulla. E questo mi fa paura, don Carlo. Non lo so. Mi pare che non sia una creatura viva.
Don Carlo - Paura! paura! ecco la parola di tutti quass. Andiamo! Donna Maria della razza delle querce e pensa a certe cose!
Maria - Qua son cresciuta io. A queste cose ci credo. E poi... non so... ho un dubbio... Di dove potuta venire quella? da oggi che nevica, poi si alzato anche il vento, come ci arrivata a piedi, dinanzi al portone di casa nostra?
Don Carlo - Domani sapremo chi . State tranquilla che lo sapremo. il favore che mi chiedete?
Maria - Mandarla via.
Don Carlo - A quest'ora?
Maria - Don Carlo... ho un dubbio... se quella donna incinta deve andarsene. C' Sciarrone che ha la carrozza chiusa a quattro posti.
Don Carlo - Con questa neve?
Maria - La strada tutta in discesa. Posso mandare con lui due contadini con le pale; nei punti pi difficili possono spalare la neve... che ci vuole ad arrivare ai Paladini? L pu trovare ricetto quanto ne vuole.
Don Carlo - Fatemela vedere... e se possibile... questa casa vostra. Ma non si pu aspettare domani?
Maria - No; stanotte, stanotte! Io sento che domani troppo tardi. Voi pure, don Carlo, la potrete accompagnare. Qui no, don Carlo, qui no. Siamo due zitelle! (Sulla soglia appare Minda).
Minda - Oh! Don Carlo; grazie a Dio, siete venuto. Soffre ora, soffre assai. Venite.
Don Carlo - Eccomi qua. (Esce preceduto da Minda, dalla porta a destra. Restata sola Maria passeggia nervosamente; e spesso si ferma a tendere l'orecchio sulla porta di destra. Minda esce dalla camera).
Maria - Beh?
Minda - (allarga le braccia) Chi lo sa! Don Carlo ha voluto che uscissi dalla camera.
Maria - Domani la Pasquetta, ma noi facciamo la notte di Natale! Per una vagabonda Signore Iddio, per una vagabonda!
Minda - Perch non la vuoi vedere?
Maria - No.
Minda - Si direbbe che l'odii senza averla vista.
Maria - Nella tua testa leggera non c' quello! che c' nella mia. Perci parli.
Minda - (scrolla le spalle) Il latte Filomena non l'ha preparato? (Un picchio alla porta),
Minda - Chi sar? (Fa per uscire dalla comune).
Maria - Il latte sul fuoco, in cucina. Ad aprire ci vado io. (Maria esce per la comune Minda va in cucina, poi riattraversa la scena con una tazza di latte, ed esce a destra. Poco dopo Maria precede Filomena e Sciarrone. Questi k, sotto il mantello, un vestito di fustagno marrone, giacca alla cacciatora; grande catena d'argento con pelo di tasso e dente di cinghiale pett-dente. Filomena va direttamente in cucina).
Sciarrone - All'ordine, donna Maria.
Maria - Grazie. T'ha detto niente Filomena!
Sciarrone - M'ha detto che vossignoria mi voleva.
Maria - Posso chiederti un favore?
Sciarrone - La figlia di don Alessandro Vincenti mi pu cercare qualunque cosa.
Maria - Puoi arrivare ai Paladini stanotte?
Sciarrone - Nevica forte, donna Maria, e la neve molle.
Maria - Non si tratta di andare a piedi.
Sciarrone - Con la carrozza?
Maria - S.
Sciarrone - E come possibile, signoria?
Maria - Se tu avessi tuo figlio in pericolo di vita, e dovessi andare ai Paladini per una medicina che potesse guarirlo, non ci andresti?
Sciarrone - A piedi, s. Ci proverei...
Maria - E se dovessi portare un medico con te, non ci andresti?
Sciarrone - Ma chi malato? Donna Minda l'ho vista oggi alla finestra. Vossignoria qua.
Maria - E questo tutto! Hai ragione. La casa dei Vincenti eccola qua, due donnette... questa tutta la famiglia.
Sciarrone - O che forse, donna Giovanna?
Maria - Sta' zitto! Quel nome qua non si fa., mai... morta. Ed dei morti che non si ricordano. Sta' zitto.
Sciarrone - Signoria, scusami. Ma chi malato?
Maria - Non te ne curare. Puoi andare stanotte con la carrozza ai Paladini?
Sciarrone - Con la carrozza? Io ho quattro figli, donna Maria.
Maria - Tanto ti pare difficile?
Sciarrone - Eh! se fosse difficile! ma impossibile, capisci, signoria, impossibile.
Maria - Perch?
Sciarrone - Come perch? Perch nevica. Viene da mare, e per andare ai Paladini la strada che porta a valle si deve prendere...
Maria - tutta in discesa...
Sciarrone - E che significa? Anzi peggio. Non si vede pi neanche la strada.
Maria - Non hai i fanali?
Sciarrone - difficile di giorno e col tempo buono, signoria. Solo io ho il coraggio d portarci una carrozza a due cavalli, ma di notte, con la neve... neanche Belzeb salverebbe l'osso del collo.
Maria - Tu mi devi seimila lire in cambiali...
Sciarrone - Lo so, signoria, tu sei la padrona mia e di tutto il paese...
Maria - Non mi paghi neanche un soldo d'interessi...
Sciarrone - Carit fu... che non lo riconosco?
Maria - Beh! Va' ai Paladini stanotte con la carrozza e le cambiali le straccio. Ti va?
Sciarrone - Se potessi andarci ci andrei per niente... io sono il servitore di Casa Vincenti.
Maria - Faccio venire con te due contadini con le torce e con le pale...
Sciarrone - Ma non si vede niente, signoria, non si pu vedere niente. Nevica a vento, per andare verso il piano si piglia la neve in faccia. Acceca tutti, uomini e cavalli. Credimi, signoria.
Maria - E tu sei un uomo? Dicevano Sciarrone, per dire un uomo sul serio! Tu?
Sciarrone - Ma dovrei essere il diavolo, dovrei! per arrivare ai Paladini con una notte come questa.
Maria - Quanto ti costano cavallo e carrozza?
Sciarrone - Signoria, lo sai. Per questo feci il debito.
Maria - Sei mila lire? Sta bene, portami la carrozza gi al portone.
Sciarrone - Che vuoi fare, signoria?
Maria - La carrozza e i cavalli li compro io. Non ti fidi?
Sciarrone - Come non mi fido! Ma che vuoi fare?
Maria - Andare ai Paladini.
Sciarrone - Stanotte?
Maria - Adesso.
Sciarrone - Signoria s' ammattita.
Maria - Se resto qua .ammattisco. La neve e il vento a me mi conoscono. Non ho paura. (Un picchio al portone. Filomena esce dalla comune per andare ad aprire).
Sciarrone - Signoria, io non posso permettere...
Maria - Che cosa?
Sciarrone - Non lo sai che stai per fare; non lo sai.
Maria - Lo so; lo so. Con due uomini e magari quattro che vanno avanti con le torce...
Sciarrone - I cavalli cascano a ogni passo.
Maria - Cascano se le redini non li reggono... ma io li reggo.
Sciarrone - La neve si appallotta sotto i ferri.
Maria - Lo so. Perci si sferrano.
(Entra Lorenzo. Filomena va in cucina).
Lorenzo - Ciccopaolo l'ho trovato. Dove? mai ti pensi? disse al re Bertoldo.
Maria - Hai bevuto.
Lorenzo - Signoria...
Maria - Sta' zitto. Hai bevuto. Quando cominci con Bertoldo segno certo. Ma ora devi scordartene. Va' da Cancr, che venga qua col figlio e portino le pale da neve...
Lorenzo - Adesso?
Maria - Adesso. Da' una voce a Mand che venga anche lui; e tu va' al magazzino e piglia un fascio di torce a vento. Stanno sotto la cassa del formaggio.
Lorenzo - Ma che vuoi fare, signoria, che vuoi fare?
Maria - Andiamo ai Paladini...
Lorenzo - Stanotte?
Maria - Stanotte!
Lorenzo - Ma io no, eh; io no! Signoria mi puoi cercare tutto, ma non la pelle.
Maria - Tu no, per te pronto in cucina il pane cotto e la zuppetta di latte.
Lorenzo - Ora ci vorrebbe Bert... (Si d un colpo sulla bocca) Oh! Madonna dei sette dolori... (Esce).
Sciarrone - Signoria.
Maria - Bene?
Sciarrone - Io non posso, credimi, signoria non possibile.
Maria - Tu che c'entri? La carrozza e i cavalli io te li pago se non li riporto...
Sciarrone - Ma sei tu che non torni, e sono quelli che vengono con te che non tornano.
Maria - E io ti dico che torno... sta' tranquillo.
Sciarrone - No; non li do.
Maria - Non li dai? (La donna fa un passo verso l'altro aggressiva... poi si arresta; fredda) Fa' come vuoi, ma domani protesto le cambiali.
Sciarrone - Eh! se signoria mi piglia pel collo cos...
Maria ........................... - Ti piglio come posso. Andiamo. E ricordati che la casa mia stata sempre aperta per te...
Sciarrone - Ma appunto per questo, signoria, appunto per questo...
Maria - Io stanotte debbo mandare uno ai Paladini... tu non puoi... ci vado io... portami la carrozza dinanzi al portone.
Sciarrone - Ma io non ne voglio sapere niente...
Maria - Tu non ne sai niente.
Sciarrone - E signoria scrivi che io non volevo... che ho dovuto cedere per forza... ho dovuto.
Maria - Lo scriver... Va', sbrigati. Prima si parte, meglio .
Sciarrone - Io ho quattro figli, se no andrei io.
Maria - Certo. Hai ragione. Io non ho nessuno!
Sciarrone - La figlia del barone Vincenti sei; nata e sputata.
Maria - S, sono la figlia di don Alessandro Vincenti... hai ragione. (Sciarrone via. Chiamando) Filomena!
Filomena - (sulla soglia della porta a sinistra) Che vuoi, signoria?
Maria - Il cappotto pesante e il cappuccio.
Filomena - Per domattina?
Maria - I guanti e le scarpe da neve.
Filomena - Domattina pure vuoi andare al trappeto? E noi sole qui come facciamo?
(Sulla soglia della porta di destra il dottore).
Don Carlo - Donna Maria!
Maria - Che ha?
Don Carlo - Non pu partire.
Maria - Perch?
Don Carlo - Non c' niente da fare... la necessit pi forte di ogni convenienza.
Maria - Che vuol dire, insomma?
Don Carlo - Voi avevate capito.
Maria - Incinta? (La donna sbalordita) E volete che resti in casa nostra? Mia sorella... voi non capite che c' mia sorella... Ha trent'anni...
Don Carlo - Lo capisco... certo un caso disgraziato.
Maria - (chiamando) Minda... Che fa di l mia sorella?
Don Carlo - Chi volete che l'assista quella sventurata?
Maria - Voi la chiamate cos... Minda! Che fai?... io no. Perch venuta a bussare il portone nostro se era in quelle condizioni?
Don Carlo - stata presa dai primi dolori, l... caduta l innanzi...
Maria - Dai primi dolori? Ma allora?
Don Carlo - Eh! s! Donna Maria, perci vi dico che non si pu muovere pi di qua...
Maria - Si sgrava?... in casa nostra si sgrava? (Correndo verso la porta di sinistra) Minda... Minda... vieni qua, tu l non ci puoi starevieni qua, ti dico... Signore Iddio! in casa mia!..,
Minda - (appare sulla soglia) Che hai? perche gridi cos? Io non ti ho visto mai come stasera.
Maria - Tu l non ci puoi stare... se nona volete farmi impazzire stanotte... l non ci entrare pi.
Don Carlo - Donna Maria, qualcuno mi deve I aiutare... non si pu lasciare una disgraziata senza aiuto... da solo io non posso... La levatrice! so che restata al Plavignano. Anche l c' unparto difficile. Filomena vecchia.
Maria - In casa mia... voi volete dettar legge in casa mia?
Don Carlo - Donna Maria... questa casal vostra, ma il caso o la Provvidenza l'ha aperta ad una creatura che ha bisogno d'aiuto, chiunque sia. Io sono un medico... non posso guardare I ad altro che al mio dovere. Su, non c' tempo da perdere.
Maria - Voi siete ubriaco, ecco che siete, I Un ubriaco... la mattina pi della sera.
Don Carlo - Certo, donna Maria, vero. Anche adesso, vedete, anche adesso... ho bevuto... Ma quello che debbo fare tanto chiaro, tanto semplice, che neanche un ubriaco come me, in un paese sperduto come questo, non l'ha ancora dimenticato... Su, su, far bollire qualche panno.
(Minda presa come da una specie di gioia per quel che di nuovo e di inaspettato avviene nella sua casa e nella sua vita. Corre da un punto all'altro, aprendo i cassoni, entrando ed uscendo dalla cucina, portando panni nella camera della degente, preparandone altri sul tavolino. Ed ha sempre sul viso come un sorriso di gioia. Mark intanto si ritirata in fondo alla stanza e guarda sbalordita dalla vivacit improvvisa della sorella).
Minda - (chiamando) Filomena!
Filomena - (sulla porta) Signoria!
Minda - Acqua calda non ce n'?
Filomena - Poca.
Minda - Metti su la caldaia, ti porto subito i panni per farli bollire. (Filomena via). C' tutto, dottore, c' tutto. State tranquillo. In casa dei baroni Vincenti si conservato tutto. Ci sono ancora le fasce di seta che servirono per me. Queste sono le chiavi, vedete; che tavolata di chiavi, eh! (Mostrando una tavola al muro, da cui pendono chiavi di ogni dimensione con i relativi cartellini) E non siamo che due, noi, due donnette, e ci basterebbe una cameretta, un terzo di questa. Invece tante camere abbiamo, che non apre mai nessuno, e le chiavi sono qui... e guai a toccarle... Ecco qui, questi sono dei cassettoni... c' tutto l dentro... quasi tutto il corredo di mia madre intatto... anche la veste da sposa c'... di raso celeste... (Intanto apre il cassone di destra).
Don Carlo - (andando verso la camera della sconosciuta) Un po' di cotone idrofilo... c' in casa?
Minda - C', c'... anche quello.
Don Carlo - Un pacco non aperto...
Minda - Non aperto? No, questo non l'abbiamo.
Don Carlo - E un po' d'alcool? un po' di spirito, magari quello da ardere.
Minda - Neanche quello.
Don Carlo - Bisogna mandarlo a prendere, signorina. necessario. (Esce per la porta di destra).
Minda - Subito! Lorenzo non c' di l? Filomena!
Filomena - (voce dall'interno) L'acqua l'ho messa.
Minda - Non c' Lorenzo?
Filomena - (c. s.) No; l'ha comandato donna Maria.
Minda - Appena torna, avvertimi. (Traendo fuori dal cassone biancheria di ogni genere e ponendola, per sceglierne i capi, sul tavolo. A Maria) E tu ti lagni che questa poveretta venuta in casa nostra. Ma almeno una volta questa biancheria sar stata utile a qualche cosa... Era qui, vedi... l'avevamo conservata come se lo sapessimo che un giorno sarebbe servita a qualcuno... lo spiconardo secco, ma ancora odora... chi fu che pens a metterci lo spiconardo? Tu? Sempre cos sei tu... gridi... fai la faccia dura... tutti hanno paura di te... e invece, dove passano le mani tue ci lasciano il profumo. L'avevi preparata per te, o per me, quella biancheria... vero Maria? e invece... ecco qua... passa una sconosciuta... e il Signore vuole che serva per lei... Le fasce di seta di Casa Vincenti per un bastardelle che il destino ci fa nascere in casa... e tu ti lagni? Per noi il Signore non ha voluto... che ci vuoi fare?...
Maria - (seduta, ha tenuto prima la testa alta, il busto eretto, ostile nel volto, muta, ha seguito gli atti della sorella. Poi a poco a poco stata vinta dal tono rassegnato della sorella) Perch mi dici questo, Minda? perch me lo dici come se volessi piangere?
Minda - Piangere? Macch! Lo dico cos...
Maria - Non siamo state in pace, qui in casa nostra?... Non meglio cos? (Un grido dall'interno).
La voce del dottore - Signorina! Donna Minda!
Minda - Lasciami andare... su.
Maria - No! tu no! Prepara la biancheria... tu l dentro no...
Minda - Ma perch? Maria, perch?
Maria - Tu no... Filomena.. .
Voce del dottore - Donna Minda... (Un grido dall'interno).
Maria - Filomena!...
Filomena - (appare sulla soglia della cucina con un calderotto) Eccomi...
Maria - Va di l... va di l... (La sospinge verso l'uscio di destra, nervosamente, poi chiude la porta con rabbia e si appoggia ad essa col dorso, come per impedire che altri entri. Rivolta a Minda) Tu, no!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
La stessa scena. Le finestre sono chiuse, ma gli scuri aperti. la fine di marzo, fuori si vedono gli alberi ancora spogli di verzura e l'ampia distesa della neve. sera, ma i lumi non sono ancora accesi. Vicino al focolare una culla.
Filomena - Perch, signoria, non vuoi?
Maria - No.
Filomena - Sempre cos, signoria? Non ti ho veduto pi un lume di riso sulla faccia.
Maria - Debbo mettermi a ballare?
Filomena - Pensa che una croce che ci ha mandato la Madonna.
Maria - Troppe me ne ha mandate! (A Lorenzo) Nella legnaia c' restata poca legna.
Lorenzo - Eh! fuoco e fuoco! che credevi, signoria, ch'era eterna? Sono quindici giorni che si fanno focaroni.
Maria - Alla masseria ci sono cinque tronchi di quercia... domani falli portare.
Lorenzo - Pure quelli?
Maria - Pure quelli. Perch hai paura che manchi la legna in casa nostra?
Lorenzo - Ma con quelli si tiravano cinque tavoloni a regola d'arte.
Maria - E invece li mettiamo al fuoco.
Lorenzo - E sia fatta la volont di Dio!
Maria - Dimmi un po', chi ti ha detto che il bambino...?
Lorenzo - Che cosa?
Maria - Ah! non hai capito?
Lorenzo - S, ho capito... ma signoria, pensi sempre a quello...
Maria - Chi che te l'ha detto?
Lorenzo - Ma era una chiacchiera, Madonna benedetta!
Maria - Chi te l'ha detto? e sono tre!
Lorenzo - Quando signoria si mette in mente una cosa!...
Maria - Voglio saperlo...
Lorenzo - Io non lo so chi proprio l'ha detto...
Maria - Ah! voce di popolo, allora?
Lorenzo - Eh! voce di popolo!... pare che l'abbiano detto al forno.
Maria - Come dicevano?
Lorenzo - Che saccio... che...
Maria - Che il bambino l'aveva fatto mia sorella, vero?
Filomena - Uh! Madonna mia! La lingua si seccasse loro, la lingua!
Lorenzo - E chi ci ha creduto?
Maria - Tutti ci hanno creduto, tutti! Perch il male si crede da tutti... perch non parlano che di porcherie dalla mattina alla sera... non sanno parlare di altro... pare che nel mondo non ci sia altro che corna e puttanizie.
Lorenzo - Vangelo!
Maria - E tu dove eri?
Lorenzo - A me me l'hanno raccontato, io non c'ero.
Maria - E non gli hai chiusa la bocca coni uno schiaffo, babbeo?
Lorenzo - Eh! come fai presto, signoria!
Maria - Perch a me non me ne parla nessuno del bambino? Nessuno mi domanda come sta quella? Perch?
Lorenzo - Perch di signoria hanno paura.
Maria - No, perch credono tutti, tutti... che l'affare della vagabonda una favola... che mia sorella Minda che si sgravata... e quella scimunita... (Indicando Filomena).
Filomena - Sempre scimunita sono io...
Maria - Quella scimunita vorrebbe pure fare.) il battesimo. Che bellezza, eh? il bambino, li comare, la levatrice... tutti con le vesti a fiori, in pompa magna, dal portone di casa mia alla chiesa... Una bella festa!
Filomena - Ma quell'innocente di Dio che! c'entra? Lo fai stare cos?... finch non ha avuto il santo battesimo... una bestiola , solo una bestiola!
Lorenzo - La chiesa a due passi dalla casa...
Maria - la prima volta che un bambino battezzato dopo mesi? legge di Dio che sia battezzato appena nato?
Filomena - E se muore in questo tempo?
Maria - Muore? I bastardi sono come la gramigna, come l'erba cattiva!
Filomena - Povera animuccia santa!
Maria - Tu pure muori di tenerezza, vero?
Filomena - Signoria, non lo guardi mai,., tanto bellino.
Maria - Sei tu che metti in mente a mia sorella tutte quelle storie...
Filomena - Io?
Maria - S, tu, tu... con tutto il desiderio dei figli che t' restato in corpo... Ammattite vi siete per questo bastardello!
Lorenzo - lo pure?
Maria - Oh! tu pure! A chi le puoi raccontare pi le storie di Bertoldo tu? Noi le sappiamo a mente.
Lorenzo - E sempre con Bertoldo!
Maria - Che bellezza, eh! vicino al fuoco! La vagabonda seduta l... il bambino sulle ginocchia... io e mia sorella rimbecillite... e tu a raccontare di Bertoldo a gente nuova...
Lorenzo - Perch? ti pare pi bello cos...?
Maria - Cos, come?
Lorenzo - Cos! le querce bruciano nel camino e intorno ci stiamo noi soli; sempre noi...
Maria - Non ti ci trovi bene?
Lorenzo - Eh! io ci sono nato... come non mi ci trovo bene?... ma dico... il focolare di Gasa Vincenti!... te lo ricordi, signoria?
Maria - (reclina il volto; ricorda).
Lorenzo - Che era qua, quando campava la felice memoria del barone! Castagne, vino e risate! E io castravo le castagne, e Filomena sempre pronta col Locale.
Maria - (risollevando il volto con uno scatto) Sta' zitto!
Lorenzo - S, sto zitto... ma ora un'altra cosa... se la guardi di fuori questa casa nostra... pare...
Maria - Che pare?
Lorenzo - Che non ci abita nessuno. Tutte quelle finestre chiuse... quelle pietre annerite... e qua dentro hai voglia a mettere rocchi di quercia... pare che non si scalda mai...
Maria - colpa mia? di'.
Filomena - Volont di Dio, .
Maria - E allora?
Lorenzo - S, ma pure si dice aiutati che Dio t'aiuta.
Maria - E che dovremmo fare per aiutarci? manco tu lo sai! Sta' zitto.
Minda - (uscendo dall'uscio di destra) La Merla non venuta?
Filomena - Quella ha pure il figlio suo, signoria.
Minda - S, ma quando si promette, si deve mantenere. Valla a chiamare Lorenzo.
Lorenzo - Ora viene, signoria.
Maria - E d uno sguardo da Caporipa. Vedi se arrivano le mule. tardi.
Lorenzo - D uno sguardo. E poi? Se non le vedo vuol dire che ancora non vengono; se le vedo le faccio affrettare con gli occhi?
Maria - Bravo il dottore! Se le vedi mi avverti e chiami Peppe lo stagnaro.
Lorenzo - Perch?
Maria - Perch un cassone dell'olio perde. Ma tu se non si tratta di barili non te ne occupi. Va', va'!
Lorenzo - E sia fatta la volont di Dio! (Esce).
Minda - (a Filomena) La minestra per la Merla l'hai preparata?
Filomena - L'acqua bolle, signoria, faccio in un momento.
Minda - (a Maria) Perch ti sei intestata a non volere il battesimo?
Maria - (non risponde).
Minda - Quella poveretta pu morire da un momento all'altro.
Maria - Non muore, non muore; sta' tranquilla.
Minda - Non muore? che ne sai tu?
Filomena - Giovina cos fece, tale e quale... stette tra la morte e la vita venti giorni, e poi... Dio l'abbia in pace.
Minda - Pure don Carlo l'ha detto.
Maria - Quando? quando stava ubriaco?
Minda - Sono quindici giorni che la febbre non la lascia...
Maria - morta? Nessuna avrebbe resistito. Una quercia avrebbe stroncato quella febbre...
Minda - E non ti pare miracolo questo? Cos bianca che pare senza sangue, e quel cuore non si schianta...
Maria - Vedi dunque? Sta' tranquilla che non muore.
Filomena - Don Carlo dice che non pu durare a lungo.
Minda - La fai morire disperata, Maria.
Maria - Ho fatto tutto quello che hai voluto tu.
Minda - Che hai fatto?
Maria - Hai voluto il corredo... e hai avuto il corredo.
Minda - Figurati! Lo serbavamo pel museo!
Maria - Hai voluto prendere la culla...
Minda - Va' l, che non mangiano quella.
Maria - Era la cosa pi santa della casa. Ci hanno dormito tutti i morti nostri, Minda. Ci hanno dormito il primo sonno.
Minda - E che credi che si offendono se ci dorme pure quella creaturella di Dio?
Maria - Don Carlo qua, giorno e notte.
Minda - Senza aiuto la volevi lasciare? La volevi far morire come in mezzo alla strada?
Maria - Il consulto col medico di fuori. Ho fatto tutto. Ma il battesimo no!
Minda - Ma perch? (Maria non risponde) Il perch vorrei sapere.
Filomena - Si vergogna, questo .
Maria - Di che mi vergogno? di che?
Filomena - L'hai detto, signoria. Ti vergogni che esca dalla casa...
Maria - Va' di l tu. Va' di l a preparare la minestra per la Merla.
Filomena - In tempo di un'avemaria la faccio.
Maria - Va' di l t'ho detto. (Filomena esce).
Minda - Ti vergogni?
Maria - Ma pu essere che tu non lo capisca?
Mlnda - No, io non lo capisco.
Maria - Noi siamo due zitelle, Minda. Te ne sei scordata?
Minda - E che importa?
Maria - Bello ti pare vedere uscire da casa nostra la levatrice, la comare... Ma la gente sar tutta per la strada a ridere.
Minda - Facciamo venire il prete qua.
Maria - No.
Minda - Allora non per la gente.
Maria - Non per la gente.
Minda - E perch, allora?
Maria - Per te! vuoi capirla? per te!
Minda - Per me?
Maria - Lasciami stare, Minda. Sono quindici giorni che quella... resiste alla febbre, e sono quindici giorni che io inghiotto veleno e non casco. Due miracoli sono!
Minda - No; ora me lo devi dire, perch per me.
Maria - Lo sai che si dice per il paese?
Minda - Che si dice?
Maria - Che la levatrice fu chiamata per te.
Minda - E lasciali dire.
Maria - Lasciali dire? sei impazzita?
Minda - Ma tu sei impazzita che credi di chiudere la bocca a tutti gli scanzafatiche, a tutti gli scioperati che non hanno altro pane che la calunnia. Questo diventato il paese nostro.
Maria - Ma il paese nostro, Minda.
Minda - Beh! e che significa?
Maria - Tutti quegli scanzafatiche, sono i giudici nostri; ne puoi ridere, ma, se vogliono, ti soffocano... non ti difendi... questo significa...
Minda - E col non fare il battesimo, che concludi?
Maria - Dovranno capirlo che non ce ne importa niente del bastardo... e quando quella se ne andr, dovr andarsene in presenza di tutti, e il bambino dovr portarselo in braccio.
Minda - E se muore?
Maria - La vedranno nella chiesa.
Minda - E il bambino?
Maria - Come il bambino?
Minda - Che ne farai del bambino? non glie lo metterai in braccio nella bara, credo.
Maria - E tu che intenzioni hai, tu?
Minda - Tenercelo.
Maria - Qui, in casa nostra?
Minda - Perch? hai paura?
Maria - Ma il padre chi ? un ladro? un vagabondo?
Minda - Che ce ne importa a noi?
Maria - Lo vedi che non rifletti. Mai rifletti. Una bambina di trent'anni sei.
Minda - Oh! tu, con tutta l'esperienza tua... Quello che deve succedere succede lo stesso.
Maria - E se quando questo bambino ci fosse cresciuto qui in casa... e tu ci avessi posto affezione... si presentasse il padre...
Minda - Gli diremmo che pazzo! Che il padre nessuno mai ha saputo chi fosse.
Maria - E se avesse lettere di quella... lettere chiare, che dicessero che il padre lui? Se fosse il marito? che le sappiamo noi?
Minda - Allora gli ridaremmo il bambino.
Maria - No; se il padre si presenta, e tu ti sei attaccata al bambino, non lo dai, e cominci a cedere su tutto... e il bambino te lo devi comprare a peso d'oro!
Minda - E beh! se la dote mia serve per questo... santa e benedetta!
Maria - Del resto, queste sono chiacchiere inutili. Quella guarir e se ne andr col figlio... e ripiglier la strada sua. Chi sa quale sar?
Minda - E la strada nostra? Eccola qua la strada nostra. Una casa antica col portone chiuso!
Maria - Meglio sarebbe andare camminando per le strade del mondo, vero? Bella vita, no?
Minda - Meglio di questa nostra, che non n morte, ne vita.
Maria - E dormire sulle prode dei fossi, sulla paglia delle stalle, e raccogliere pidocchi e figli. Meglio, vero? (Minda non risponde) E una sera che il cielo non c' una stella e nello scuro calano i lupi, fermarsi alla porta di una casa onorata, e bussare e posare il figlio come si posa un fagotto, e andarsene dal mondo, bruciata dalla febbre, senza poter dare un nome da mettere sulla croce... oppure cominciare a cercar la paglia di un'altra stalla, e la carit di un'altra casa. Meglio, vero, Minda?
Minda - Ma perch campiamo noi? perch? me lo dici tu? Io non lo so perch campiamo.
Maria - Neanche io lo so! Campiamo! Perch questa la volont di Dio! Un albero lo pianti in un giardino e campa con le rose che gli si arrampicano sopra, o nasce su un greppo, solo, e campa l; e non c' che il rumore dei fosso e del vento. Cos per noi; lo stesso. E dobbiamo campare qua come i vecchi nostri, ma rispettati e ubbiditi come loro.
Minda - E morire cos a poco a poco.
Maria - Invecchiare, vuoi dire. S, invecchiare cos a poco a poco, qua dentro, se questo il destino tuo, come stato il mio...
Minda - Eh! oramai... (Allarga le braccia).
Maria - Va bene, va bene; sia pure. E per questo? Che vuoi fare?
Minda - Voglio tenermi il bambino. come se lo avesse mandato nostro Signore! Promettimi questo, Maria! (Picchio alla porta).
Maria - Questa la Merla. (Chiamando) Filomena!
Filomena - (da dentro) Ho sentito, ho sentito.
Maria - Va ad aprire, sbrigati.
Filomena - (attraversa la scena ed esce per la comune) la Merla!
Minda - Me lo prometti? Anche per quella disgraziata...
Maria - Che cosa?
Minda - Se io le dico che il bambino resta con noi... muore in pace.
Maria - Te lo ha chiesto lei?
Minda - S; mi guardava, mi guardava, si vedeva che voleva parlarmi e non aveva il coraggio... poi me l'ha detto... Posso prometterglielo? Maria?
Maria - Sta zitta ora, ecco la Merla.
La Merla - Buona sera, signoria.
Minda - Cos tardi stasera?
La Merla - (a Filomena) Eh! te l'ho detto! La prima cosa... Paf!... troppo tardi!
Filomena - Veramente un po' tardi hai fatto!
La Merla - E gi! ho perduto tempo, si capisce! Prima ho dovuto provare un vestito che mi ha regalato mio marito; e tira di qua e tira di l, e taglia di su e accorcia di gi...
Filomena - Ah! tuo marito!
La Merla - Tanto buono ! tanto gentile! sempre mi regala qualche cosa. (Fa il gesto di chi riceve bastonate).
Filomena - Non la Merla, la matta ti dovrebbero chiamare!
Maria - Ti batte? e tu?
La Merla - E io le piglio. Marito, padre e padrone, han sempre ragione.
Minda - Rocco un buon uomo!
La Merla - E dico che cattivo? Mah! (Fa il gesto del poco guadagno e della fame) A maggio ce ne andiamo.
Maria - Dove?
La Merla - Verso la marina.
Minda - Voi pure?
La Merla - Eh! In questo paese nostro non c' pi niente da fare. Con che si campa? Tutte case vecchie piene di stipi, piene di cassoni antichi... a che serve pi un falegname qua da noi? Manco le casse per dormire a le Tre croci si fanno pi.
Maria - Gi! E Rocco invece di batter chiodi, batte te.
La Merla - E che ci vuoi fare, signoria? Meglio me che un'altra, no?
Minda - E al bambino, gliel'hai serbato un po' di latte?
La Merla - Un po'? Una poppa piena! Ma per levarmi dal petto la citola mia ce ne voluto! certi strilli!
Maria - Quanti ne hai?
La Merla - Sei, signoria. Tre maschi e tre femmine.
Maria - E vi lagnate della miseria? Non sapete fare che questo, come i conigli. Sette anni di matrimonio! sei figli!
La Merla - No, signoria, sette! Il primo mi mor.
Maria - E come li campi?
La Merla - E chi lo sa? Certo che crescono. E stanno bene, grazie a Dio. Quest'ultima me l'ha dipinta S. Luca... il ctolo, signoria... Ho da fare a casa.
Minda - Non mangi?
Filomena - La minestra quasi pronta.
La Merla - Ho mangiato un tozzo. Non ho fame ora. Piuttosto...
Minda - Te la porti a casa.
La Merla - Ecco. Grazie, signoria.
Minda - Preparala, Filomena, in una zuppiera. (Filomena via).
Maria - La Merla, ci sei entrata mai dalla madre del bambino, tu?
La Merla - Io no, signoria.
Maria - Non l'hai vista mai, allora?
La Merla - Donna Minda non ha voluto mai.
Maria - (alla sorella) E perch?
Minda - Quella se vede un'estranea a prenderle il bambino, Madonna mia! Quando lo prendo io mi guarda come se non dovesse vederlo pi. (Minda esce).
Maria - Sicch non l'hai vista mai?
La Merla - Mai, signoria. Ma...
Maria - Che vuoi dire?
La Merla - Io? niente.
Maria - Lo so che vuoi dire, tu pure, la Merla, come gli altri.
La Merla - Che cosa, signoria?
Maria - Che non si sa come nato questo bambino nella casa nostra. Vero? cos, non negarlo. Ed hai ragione. Che si deve pensare? Questo si deve pensare! come se fosse nato dal sangue nostro... tutta la casa vive per lui...
La Merla - La gente dice...
Maria - Che figlio di Minda...
La Merla - No; che dici, signoria? Questa bestemmia!
Maria - Ah! no?
La Merla - No. Se c' chi bestemmia cos, io non lo so.
Maria - E tu che sai?
La Merla - Che la mamma deve essere la moglie di don Giovanni...
Maria - Di mio fratello? quella? quella? E tu credi che sarebbe entrata qui?
La Merla - Cos si dice.
Maria - E io avrei aperta la porta a quella svergognata? Io avrei dato ricetto ad un bastardo, a un mulo?
La Merla - Scusami, signoria.
Maria - Ah! questo si dice! Ma che fogna diventata questo paese nostro? Ma don Carlo, quell'ubriaco l'ha vista, la vagabonda, sempre qua sta. Pare che dalla vita di quella dipenda la sua. Beh! non l'ha vista lui che quella non la vedova di mio fratello?
La Merla - Don Carlo venne quand'era scappata... Non l'ha conosciuta...
Maria - Ah! gi! Vacci tu; vacci di l, guardala bene in faccia... la febbre se l' divorata... ma questa ha gli occhi buoni... te li ricordi tu gli occhi falsi di mia cognata?
La Merla - Bella era, signoria.
Maria - Falsa la faccia, come l'anima... Questa no... sar quel che sar... ma la faccia sincera. Va', va', guardala bene.
La Merla - No, signoria. Io ti credo. L non ci vado.
Maria - Perch? hai paura?
La Merla - Ho paura di spaurirla... non Io so... non ci vado.
Maria - Non questo. che vi siete messo in mente chi sa che... cento cose pensate... Va', va', entra... guardala bene... non fantasia... una femmina viva, e non mia cognata., .va... (La Merla quasi spinta verso l'interno. Mentre le due donne parlano e Maria volge le spalle alla comune, entrato don Carlo, che intanto si toglie il cappotto e il cappello).
Maria - Ah! qua siete voi? e come siete entrato?
Don Carlo - Mi ha aperto Lorenzo. Donna Maria, dovete perdonarmi, ma io qua sono costretto a venirci.
Maria - Io non vi ho chiuso mai la porta, don Carlo.
Don Carlo - Debbo venire, donna Maria.
Maria - E chi parla?
Don Carlo - Gi, ma voi dovete saperlo il perch.
Maria - C' una malata, no? La casa mia prima fu albergo, poi ospedale; il medico il padrone.
Don Carlo - Non per questo. (Filomena porta una piccola zuppiera che appoggia sulla tavola. Poi esce di nuovo di scena). Una malata non ha sempre bisogno di assistenza continua...
Maria - S, s, capisco.
Don Carlo - E non sempre la sorte di una malata mi ha tolto il sonno...
Maria - Come? Che volete dire?
Don Carlo - Ho la sensazione che se quella poveretta muore, i responsabili siamo un po' tutti qua.
Maria - Noi pure?
Don Carlo - Eh!voi pure.
Maria - Avete bevuto.
Don Carlo - E lasciate stare il vino, donna Maria... o almeno cambiate qualche volta...
Maria - Ma, scusate, vi debbo prendere sul serio, quando mi dite...?
Don Carlo - Che siamo un po' tutti responsabili, ve lo dico proprio sul serio.
Maria - Ma come?
Don Carlo - Ricordatevi la sera dello sgravo...
Maria - Oh! me la ricordo...
Don Carlo - Voi non voleste che donna Minda ci aiutasse.
Maria - Venne Filomena; poi io...
Don Carlo - S, s, veniste voi... ma voi foste l, fredda, passiva, ostile... Io dovetti fare tutto quasi solo... Filomena tremava, non poteva... e il parto era difficile...
Maria - Io non ho mai fatto la levatrice... E per questo s' ammalata?
Don Carlo - Non son sicuro di aver preso tutte le precauzioni, almeno le elementari... un'infezione arriva presto.
Maria - Avete voluto il consulto.
Don Carlo - Eh! s! il consulto! Per sgravio di coscienza... mah!... che conclude un consulto?
Maria - Neanche questo ha concluso?
Don Carlo - (scrollando le spalle) Oh! Donna Maria, mi credete? sono quindici, giorni che non bevo pi.
Maria - Gi; infatti...
Don Carlo - Ve ne siete accorta anche voi? Il vino per me quello che per gli altri il fumo. Il fumatore che non fuma malato.
Maria - State tranquillo che se la caver.
Don Carlo - Ho paura di entrare, stasera,
Maria - Anche voi? perch?
Don Carlo - Sono due sere che la febbre) diminuisce di due decimi regolarmente... anche stasera fosse diminuita ancora.., allora si potrebbe sperare. Purch il cuore regga. meraviglioso quel cuore. Pare che tutta la forza si sia rifugiata l. Tutta la vita l, tutta raccolta per non farsi scacciare. Nel cuore e negli occhi.
Maria - Ohe! siete innamorato, don Carlo?
Don Carlo - Saremmo assortiti bene, vero, donna Maria! Due vagabondi... venuti non si sa di dove...
Maria - Entrate... entrate...
Don Carlo - S, ma ho paura! Questa sera pu decidere. (Mentre don Carlo si avvia verso l'uscio di sinistra, ne escono la Merla col bambino alla mammella e Minala).
Minda - Andate, don Carlo. Vi aspetta.
Don Carlo - Ha chiesto spesso da bere?
Minda - No; mi pare che bruci meno dell'altra sera...
Don Carlo - Ah! s? (Entra come rianimato a sinistra).
La Merla - (a Maria) Hai ragione, signoria, Poveretta!
Maria - L'hai guardata bene?
La Merla - Pare una Madonna.
Filomena - (sulla soglia di destra) Signoria, Lorenzo dice che le mule stanno arrivando.
Maria - Lui dov'?
Filomena - Aspetta gi innanzi al magazzino. Ha chiamato lo stagnaro.
Maria - Meno male (A Filomena) Vieni pure tu. Porta uno straccio pulito. (Stacca una chiave dal quadro delle chiavi ed esce dalla comune, seguita poco dopo da Filomena. La Merla siede e dondola il bambino mentre gli d la poppa. Minda si appoggia alla tavola e guarda. La Merla canta sottovoce).
La Merla - Sonno, sonno che vien gi dal monte, con una palla d'oro dagli in fronte.... (Da questo momento le voci saranno pi basse),
Minda - Sempre pieno hai il petto, la Merla?
La Merla - Eh! m'aiuta S. Anna, signoria, Con quello che mangio...
Minda - Non fa male il bambino?
La Merla - Male?
Minda - S, adesso, quando poppa.
La Merla - Ora? Macch! Pi tardi, quando comincia a mettere i denti, qualche volta strinse...
Minda - Stringe?
La Merla - S; ma appena, appena... Come se volesse scherzare.
Minda - Come ti guarda! Ti conosce?
La Merla - Si sa... Ha gli occhi della madre.
Minda - Lo sai che ho imparato a fasciarlo?
La Merla - E come no? sst! si addorme. (Ripiglia il canto) E dagli in fronte e non gli fare il male, piccolino e non lo pu contare... .
Minda - Guarda, gli cola il latte dalla bocca. Puliamolo!
La Merla - Sst!... non serve. E dagli in fronte e non gli far la bua - piccolino della mamma sua .
Minda - (sottovoce) S' addormentato?
La Merla - (si leva; s'avvia verso la culla; Minda scopre le piccole coperte; il bambino adagiato nella culla; fa Merla fa su di esso il segno della croce) Se si sveglia stanotte, acqua e zucchero.
Minda - S, lo so. Vieni presto domattina.
La Merla - Appena posso scappo qua. Buona notte a signoria.
Minda - Buona notte. (La Merla prende la zuppiera ed esce per la comune. Minda resta in piedi, vicino alla culla; fissa il bambino; poi prende una sedia, l'avvicina alla culla stessa, e a poco a poco comincia a dondolarla, e riprende sottovoce, arrestandosi spesso, come per imparare, la ninna-nanna delta Merla) Vento, vento che vieni dal monte - con una palla d'oro dagli in fronte.,.
Don Carlo - (sulla soglia di sinistra, dopo avere guardato un po' la donna) Donna Minda!
Minda - (si volge con un dito sulle labbra) Sst... dorme! Parlate piano!
Don Carlo - gonfio di latte... state tranquilla... non si sveglia... Sta meglio.
Minda - Davvero?
Don Carlo - Ieri sera la febbre era 39.5 stasera 39.2.
Minda - Che significa?
Don Carlo - La febbre cade a poco a poco... giorno per giorno. E poi lo stato generale migliore. Donna Minda, scusatemi, ho sete.
Minda - D'acqua?
Don Carlo - Di vino; stasera di vino... dopo quindici giorni che non bevo. Oh! ma non vi disturbate troppo... qualunque vino! (Minda apre l'enorme armadio, ne trae un bacale e un bicchiere che posa sul tavolo, e versa dal bacale un bicchiere).
Minda - Ecco, don Carlo; alla salute di quella poveretta!
Don Carlo - (solleva il bicchiere) S; alla salute di quella poveretta e alla vostra, donna
Minda - (Beve avidamente) Magnifico! Permettete... (Se ne versa un altro bicchiere).
Minda - Tanto vi piace, don Carlo?
Don Carlo - Che volete dire?
Minda - Domandavo... cos.
Don Carlo - Vostra sorella pi sincera di voi, donna Minda...
Minda - Perch?
Don Carlo - Eh! s; me lo ripete sempre e molto chiaramente.
Minda - Ma che cosa?
Don Carlo - Che sono un ubriacone.
Minda - No, io...
Don Carlo - Non protestate; cos. Ed vero. Solamente quando me lo dite voi mi dispiace.
Minda - Ma io non l'ho detto.
Don Carlo - Lo pensate; peggio. Ma non stato sempre cos, donna Minda. Sapete com'? Si comincia e non ce se ne accorge; poi, a poco a poco, non se ne pu fare pi a meno... Si dice: domani, stasera, quando vorr potr smetterla... e non vero... e si diventa schiavi... senza la gioia della vera schiavit.
Minda - Non capisco, don Carlo.
Don Carlo - Eh! gi! difficile capire. Vedete, c' lo schiavo senza rivolta, senza il desiderio della rivolta, che si abbandona al suo stato, lo crede necessario, naturale, e finisce per averne qualche gioia.
Minda - Ma che dite! Volete scherzare!
Don Carlo - Ma s; in ogni rassegnazione c' qualche gioia; abbandonarsi, significa non lottare pi, perci non soffrire; anche per chi anneghi, credo che sia lo stesso. Io l'ho provato. Gi! pu sembrare un'ironia che io sia stato per annegare nell'acqua... Ma cos. Perch io sono nato vicino al mare, donna Minda.
Minda - E stavate per annegare?
Don Carlo - S, da giovinetto, oh! molti anni fa! Bene, fino a quando nuotai, ed annaspai per tenermi a galla, il pensiero della morte fu uno spasimo... quando mi abbandonai, ne ebbi come un senso di sollievo, di riposo, non so dire, una impressione piacevole... ecco... Invece qui non ancora mi sono lasciato andar gi del tutto... Mi capite ora?
Minda - Tanto meglio, allora, baster che non vogliate pi...
Don Carlo - Gi, non vogliate pi. Ecco la parola. Ma me lo dite voi per otto mesi dell'anno come potrei vivere quass? Tutto l'inverno gli uomini vanno via... e neve, e ghiaccio, e vento... Io non ci sono nato, donna Minda, ve l'ho detto... la mia infanzia ha sgambettato nell'acqua come una piccola anatra.
Minda - Perch ci siete venuto, allora?
Don Carlo - Per caso. Gi, io non posso dire nemmeno di essere venuto per fuggire un romanzo d'amore. Neanche questo. Tutto banale nella mia vita. Proprio per caso ci sono venuto. Laggi eravamo troppi; nel mio paese eravamo in cinque medici a morire di fame... mi fu offerta la condotta quass... non voleva venirci nessuno... ci venni io... ecco tutto.
Minda - Il paese non era cos una volta.
Don Carlo - Gi, me l'hanno detto.
Minda - Ma ora che se ne vanno tutti verso il mare...
Don Carlo - E le case si chiudono ad una ad una. E restano come cose morte. Nessuno le abita e nessuno le distrugge.
Minda - Anche questa casa nostra un po' cos. Certe volte se apro la porta di qualche stanza, di quelle chiuse da tanto tempo, sento come un soffio gelato.
Don Carlo - Gi! Ma perch non vi siete maritata?
Minda - Cos! Nessuna m'ha richiesta. E poi chi potevo sposare qui in paese? Quasi tutti artigiani e contadini.e Vedete, anche ora vi sembri noi... siamo nobili sapete.
Don Carlo - Capisco. Ma fuori di qui...
Minda - Maria non lascia nemmeno il portone aperto... figuratevi un po'... Il mondo le fa paura.
Don Carlo - quasi un delitto! Eh! s... quasi un delitto. Stare qui ad appassire...
Minda - Che volete farci, don Carlo? Ognuno ha la sua sorte.
Don Carlo - Io vi vedevo in questi giorni... sempre intorno a quel bambino.. Abuso vero? (Si versa ancora un bicchiere).
Minda - Fate il comodo vostro, purch...
Don Carlo - Non mi faccia male? State tranquilla. Stasera ho veramente bisogno di bere. come se mi fossi tolto un peso... un peso grosso assai... perch, sapete, la sera in cui mi chiamaste per quella poveretta... io avevo bevuto un po'... perci ho sempre pensato che fosse stato per colpa mia... che la febbre le saltata addosso.
Minda - Quella sera? No; non mi pareva.
Don Carlo - Non pareva... ma avevo bevuto. Dopo, il vino mi ha ripugnato... stasera, invece... Sono proprio un bruto, vero donna Minda?
Minda - Perch vi buttate tanto gi?
Don Carlo - Ma non ero cos, vi dico, non ero cos. Prima, anche quass, leggevo molto... non volevo diventare come gli altri... poi, a poco a poco, si sa, senza un amico con cui scambiare un'idea...
Minda - E voi perch non vi siete sposato?
Don Carlo - Veramente, una volta ci avevo pensato.
Minda - E allora, perch non avete sposato?
Don Carlo - Avevo pensato a voi, donna
Minda.
Minda - (con sincero stupore) A me?
Don Carlo - Vedete, anche ora vi sembra impossibile.
Minda - No; mi fa un'impressione curiosa.,, qualcuno ha pensato di sposarmi... di sposarmi...
Don Carlo - Io credevo che ve ne foste corta.
Minda - Io? e come avrei potuto?
Don Carlo - Se non ve ne siete nemmeno accorta, ho fatto proprio bene a non pensarci pi. Ma una volta ci pensavo, forse un troppo.
Minda - Come strano tutto questo!
Don Carlo - Io potrei dirvi tutte le volte che siete uscita di casa il primo anno, allora vestivate di nero.
Minda - Per mio fratello, vero.
Don Carlo - Poi metteste una veste nera ed una camicetta bianca.
Minda - S.
Don Carlo - Ci pensavo davvero... nei primi tempi mi pareva possibile... poi vostra sorella se ne dovette accorgere...
Minda - Maria? no; non mi ha detto mai nulla.
Don Carlo - Oh! se ne era accorta, perch mi guardava come un nemico. Ma perch cos gelosa di voi, donna Maria?
Minda - Non gelosa. Mi ha fatto da madre... e crede che tutti siano cattivi... perci mi vuole con lei, per sempre.
Don Carlo - Deve essere cos. Ci somigliamo un po', donna Minda. Anche per voi la vita passa cos... si cerca di prendere qualche cosa.,, le braccia si allargano col bisogno di stringere qualcuno... e ricadono gi... niente, sempre niente. E ogni mattina si esce di casa e si pensa; oggi! come se dovesse accadere qualche cosa. E la giornata passa. Niente! E avete il cuore pieno di tenerezza... Io vi ho vista in questi quindici giorni... ed anch'io prima di abbrutirmi...
Minda - Parlate piano, il bambino si mosso...
Don Carlo - E si ha bisogno di darla a qualcuno la propria tenerezza... Ecco: il bambino! ed ogni vostro gesto un gesto di mamma. (Si mette il cappotto e si avvia verso la porta, seguito da Minda) Lo sapete com' la vita nostra? Come l'uva della pergola mia... innanzi alla casa... non matura mai... perch non ha sole. Ogni anno dico: quest'anno, quest'anno, almeno un grappolo maturer, macch! si raggrinza tutta e rimane l, inutile, finch marcisce... e invece... con un po' di sole... (Improvvisamente stringe la testa di Minda, e la bacia sulla bocca a lungo. La danna ha le braccia abbandonate, senza resistenza, sbalordita, ma vinta).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
All'alzarsi del sipario gli sportelli della grande finestra di fondo sono chiusi. Sul tavolo di centro un candeliere a tre becchi, ad olio, con un solo becco acceso. Lorenzo entra dalla comune, non ha pi il mantello; veste di fustagno, e porta ima sola sciarpa di lana attorno al collo. Appena entrato, si toglie il cappello e la sciarpa. Si avvicina alla porta di sinistra, e chiama a bassa voce.
Lorenzo - Filomena! Filomena! (Attende una risposta sempre restando sulla porta) Come? Non ti sei alzata ancora? Qua c' un lume acceso... Non sei stata tu? No-o-o? E come si spiega? (Si avvicina alla porta di destra ed origlia) Macch! Dormono. (Filomena esce dalla sinistra allacciandosi il grembiule).
Filomena - C' un lume acceso?
Lorenzo - Sono entrato adesso. L'ho trovato cos. Te ne sei scordata tu, ieri sera.
Filomena - L'ultima ad andarsene a dormire deve essere stata la padrona.
Lorenzo - Donna Maria?
Filomena - S, la padrona. Ieri sera qua ci fu una scenata!
Lorenzo - Una scenata?
Filomena - Tra la padrona e la signorina. Se ne vuole andare.
Lorenzo - Chi?
Filomena - Donna Minda.
Lorenzo - Sono andate sempre d'accordo... come mamma e figlia.
Filomena - stato per quella...
Lorenzo - Ecco, lo sapevo. S' messa qua dentro e non se ne va pi.
Filomena - Tu pure ce l'hai con quella poveretta?
Lorenzo - Io non ce l'ho. Ma la padrona ha la testa a posto... la signorina troppo buona e non pensa alle conseguenze. (Filomena spegne il lume. Apre gli sportelli, ha mattina entra chiara, fresca luminosa. Non c' ancora il sole. Gli alberi di mandorlo, quasi a contatto coi vetri, sono tutti fioriti).
Filomena - Eh c'! tanta roba qua dentro!
Lorenzo - Non per la roba. La padrona, ti dico, ha la testa sulle spalle.
Filomena - (guardando attraverso i vetri) Tempo buono!
Lorenzo - S; ma non dura; la neve si squaglia.
Filomena - Ha la testa sulle spalle; ma ieri sera non doveva fare cos...
Lorenzo - Che fece?
Filomena - Lo disse chiaro e tondo: o via quella dalla casa, o via io.
Lorenzo - E la signorina?
Filomena - Si mise a piangere. E quella poveretta di l forse sent tutto.
Lorenzo - Ma, insomma, la signorina che vorrebbe, che quella stesse qua tutta la vita?
Filomena - Tu come sei entrato?
Lorenzo - Dal portone, perch?
Filomena - E chi l'ha aperto?
Lorenzo - Non sei stata tu?
Filomena - T'ho detto ch'io mi stavo vestendo quando mi hai chiamata.
Lorenzo - Ieri sera ti scordasti di chiudere! Ecco tutto.
Filomena - Il portone? Sei matto!
Lorenzo - E allora come si spiega?
Filomena - Uhm! Aspetta; fosse gi uscita la padrona?
Lorenzo - A quest'ora? E dove andava?
Filomena - Alla masseria.
Lorenzo - Gi! alla masseria!
Filomena - Perch? la prima volta? Che ci trovi di strano, dopo la scena di ieri sera? Anzi, credo che stato proprio cos. Aspetta... accendi un po' di fuoco tu, fa freddo. (Filomena via).
Lorenzo - Che freddo e freddo! La neve squaglia, i fossi sono pieni. Manco il fuoco hanno coperto ieri sera. Tutta cenere . (Esce dalla sinistra e torna subito con una bracciata di sarmenti, che dispone sul focolare. Si accinge ad accendere).
Filomena - (con voce strozzata dall'emozione)
- Lorenzo...
Lorenzo - (volgendosi, mentre resta ancora inginocchiato vicino al focolare) Eh?
Filomena - Se ne andata.
Lorenzo - Chi?
Filomena - Quella...
Lorenzo - (alzandosi) Se ne andata?
Filomena - Il letto freddo... Stanotte se ne andata...
Lorenzo - E il bambino?
Filomena - Se l' portato. E chi la sente la signorina, ora?
Lorenzo - La padrona la de'vi avvertire subito. Chiamala.
Filomena - Sta zitto. Eccola. (Maria entra).
Lorenzo - Buongiorno a signoria.
Maria - Sei gi qui, tu? Tanto meglio. Va da Sciarrone subito. Digli che prepari la carrozza per le dieci, e tu preparati ad arrivare ai Paladini. La strada buona, vero?
Lorenzo - C' rimasta la neve attaccata ai lati, ma in mezzo pulita.
Maria - Tanto meglio. (A Filomena) Il caff.
Filomena - Signoria...
Maria - Che vuoi? La scena di ieri sera non deve ricominciare pi. Qui la padrona sono solamente io... ricordatevelo... Chi non ci sta bene la porta aperta; al mondo c' posto per tutti.
Filomena - Signoria, se n' andata...
Maria - (affannosamente) Minda?
Filomena - No; quella... Ha lasciato il lume acceso e se n' andata... stanotte... il letto freddo... A quest'ora da un pezzo che cammina. (Una pausa).
Maria - Ecco che si guadagna a dar ricetto alle vagabonde. Alla vigilia dell'Epifania la trovaste al portone, vero?
Filomena - S, alla vigilia.
Maria - Oggi siamo alla vigilia di San Giuseppe; due mesi e mezzo stata qui... e se ne va cos, di notte, senza neanche dire grazie. Questo si guadagna. Del resto... tanto meglio. Vagliela a dire a mia sorella, la bella novit!
Filomena - Lasciamola stare la signorina...
Maria - Perch? Quando lo deve sapere?
Filomena - Pi tardi, meglio.
Maria - No, no; prima si mette a posto questa faccenda e meglio . Fa quello che comanda la padrona, va'.
Filomena - Ma se dorme io non la sveglio.
Maria - Non dorme... l'ho sentita tutta la notte... Non aveva pace... Com' diventata! (Filomena via a destra).
Lorenzo - Un po' di caff, signoria, non te lo pigli?
Miri A - Lascia stare il caff. Corri da don Carlo, vedi se in casa. Che venga qua subito. Se ti domanda di quella, fingi di non saper nulla. Mi hai capito?
Lorenzo - Va bene.
Maria - Sbrigati. Bussano al portone.
Lorenzo - Apro io. (Esce).
Filomena - (rientrando) Ora viene.
Maria - Gliel'hai detto?
Filomena - Gliel'ho detto.
Maria - Beh?
Filomena - Niente! non ha risposto niente.
La Merla - (entra dalla comune. Ha sul volto la curiosit e l'ansia) vero? Signoria?
Maria - Per il servizio tuo, la Merla, penseremo noi.
La Merla - Ma davvero se n' andata?
Filomena - Chi te l'ha detto a te?
La Merla - Lorenzo, gi al portone.
Filomena - S, se ne andata.
La Merla - E non ha lasciato detto niente? per nessuno?
Filomena - Niente! Se n' andata cos com' venuta... io non lo capisco... (La Merla si asciuga gli occhi col grembiule).
Maria - Che hai?
Filomena - Che ha? S'era affezionata, si era... Che , di pietra? A vedere la culla vuota...
Maria - Tu hai la figlia tua, la Merla.
La Merla - S, s... hai ragione, signoria.
Maria - E ti ripeto che per la gentilezza che I ci hai fatto...
La Merla - No, no, signoria... Non voglio I niente. Lascia stare... (Si asciuga di nuovo gli occhi).
Maria - V'aveva stregato tutti, v'aveva.
La Merla - Signoria non pu capire.
Maria - Perch non posso capire? Che cosa!
La Merla - Quando si d il latte a un piccino, e non per mestiere...
Filomena - Si diventa un po' come la mamma. Questo vuol dire.
La Merla - Ecco, s.
Maria - E io non posso saperlo questo, la I Merla? Hai ragione.
La Merla - E come fa ora quel mescili nello? I Da ieri sera senza latte.
Maria - Non ti affannare per questo. Trover qualche altra Merla lungo la strada. Qui intorno un solo mestiere resiste sempre... fare figli. Non esisteva pi nessuno in questa casa, Tutti intorno a quel bastardo.
Filomena - Pure tu, signoria...
Maria - Io'
Filomena - Eh! s! pure tu. Io t'ho visto quando non c'era nessuno qua...
Maria - Che hai visto?
Filomena - L, vicino alla culla...
Maria - L'avr guardato un momento; e che significa?
Filomena - E perch gli ridevi?
Maria - Sta' zitta...
Filomena - Una volta l'hai pure carezzato, Io ti ho visto.
Maria - Finiscila.
Filomena - Vuoi parere cattiva... ma non cos.
Maria - Ma pu essere che nessuno qui dentro ha un dito di cervello? Le abbiamo dato ricetto per due mesi e mezzo; guarita. Se ne doveva andare.
Minda - (che entrata e si fermata un momento ad ascoltare sulla porta) Ma non cos.
Maria - Brava; non cos. Chi l'ha scacciata?
Minda - Se non l'hai scacciata, hai parlato come se la scacciassi.
Maria - E ho fatto bene. Io per volevo che fosse accompagnata in carrozza fino ai Paladini... non volevo che se ne andasse di notte... Ma ho fatto bene a parlare come ho parlato.
Minda - E perch? Che male era per te se fosse restata qua, fino alla stagione buona?
Maria - Il freddo passato.
Minda - passato? L'altra notte caduta l'ultima neve...
Maria - Che significa? Guarda la finestra... li vedi i mandorli fioriti? Va' in campagna... a centinaia sono i fiori... a centinaia...
Minda - No, Maria. Tu ieri sera hai parlato come se avessi saputo qualche cosa di nuovo
Filomena - S, signoria... appena tornasti... di l... in cucina eri di buon umore... poi...
Maria - Poi, entrata qua non lo fui pi, vero?
Filomena - S, signoria, proprio cos.
Maria - Vuol dire che sono diventata mezza pazza... Non cos? E allora compatitela questa povera rimbambita.
La Merla - Io me ne vado... che faccio pi qui?
Maria - Va', la Merla, va', e non credere che io non l'apprezzi quello che hai dato.
La Merla - No, no, signoria, non voglio niente...
Maria - Lo so; tu non vendi il latte, ma se qualche volta, o tu, o tuo marito... ricordati che la casa nostra sempre aperta.
La Merla - Grazie, signoria.
Minda - La Merla, me lo fai un piacere?
La Merla - Comandami, donna Minda!
Minda - Porta la bambina tua, qualche volta.
Maria - Ecco, brava. Almeno si sa da chi nata.
La Merla - S, donna Minda. Se ti piace vederla... Stasera stessa.
Minda - Grazie; s, stasera.
La Merla - Buongiorno a signoria.
Maria - Buongiorno. (La Merla via).
Minda - Ora me lo puoi dire, Maria.
Maria - Che cosa?
Minda - Perch hai voluto che se ne andasse.
Maria - Non ti pareva che fosse tempo?
Minda - Don Carlo diceva che il cuore era ancora debole.
Maria - Gi; ma quella, sai, stata sempre cos; ha avuto sempre il cuore troppo debole.
Minda - Perch parli cos, ora che non c' pi? Davvero non senti piet, ora che ha ripreso a camminare pel mondo?
Filomena - Prima che arrivi alla valle ce ne vuole!
Maria - Ho il cuore duro, lo sapete.
Filomena - Non vero; ci fu qualche cosa che l'impression, signoria.
Maria - Vuoi stare zitta, tu?
Filomena - Mi sto zitta; ma cos .
Maria - Ma che pensi? si pu sapere che pensi?
Filomena - Signoria, quando risal dal magazzino era allegra... venne in cucina, mi domand se quella aveva mangiato. Ma era contenta... io la conosco... poi, entr qua...
Maria - E cambiai d'umore... sono matta, v'ho detto, come il vento di marzo...
Filomena - No, non sei matta... Ma quello che dico la verit...
Minda - Vorrei che avessi il petto di vetro per vederti il cuore. Vorrei vedere dentro che cos'hai.
Maria - Dopo tanti anni! Se non ci hai visto dentro, vuol dire che tutto nero.
Minda - Per me stato d'oro sempre.
Maria - E allora non ti curare di come per gli altri.
Filomena - Per gli altri lo stesso.
Maria - Ohe! che credete? di ammollarmi a furia di parole melate? Quello che stato stato... se n' andata? Buon viaggio. Io vi capisco a voi! (Filomena entra ed esce per la porta di sinistra, prepara sul tavolo il necessario per il caff).
Minda - Che hai capito?
Maria - Tu pensi che quella non pu essere lontana dal paese, e vorresti mandarla a riprendere.
Minda - No! Se ha fatto cos, vuol dire che cos doveva fare. Non ha voluto che perdessimo la pace.
Maria - Poteva aspettare oggi, questo solo, dico io.
Minda - Per passare in mezzo a tutta la gente del paese? Lo sapeva, sai, che qui non si aspettava altro che uscisse dalla casa... ha fatto bene, venuta con lo scuro e se n' andata con lo scuro.
Maria - Perch? fuori del paese non lo stesso?
Minda - No; fuori di qua ridiventa una persona qualunque... una poveretta di pi... che se ne va col suo bambino sulle spalle.
Maria - Bello ti pare questo? Minda. Ti pare bello che chi non ha neanche una casa, metta al mondo una creatura?
Minda - Eh! beata lei, se, una volta, ha avuto un'ora di sole!
Maria - Minda!
Minda - Che ne sai tu, se, quello che credi un peccato, non la sola ricchezza della sua vita?... Eh! s, ti pare strano che ti parlo cos. Ma se ci pensi bene, non strano. Ho capito tante cose da quando quella entr qua.
Maria - Lo vedo.
Minda - Tu credi che ci ha portato male? No, Maria; bene ci ha portato, bene! Mi pare, qualche volta, quando ci penso, che ce l'ha mandata la Madonna...
Maria - Non bestemmiare.
Minda - E non mi pare di bestemmiare ; questo il bello! Mi pare che non dovrei confessarmelo; questo non peccato.
Maria - Non ti pare peccato che una donna... cos... senza marito.
Minda - Non era una donna di strada, quella... non ha mai avuto una parola brutta... mai una volta che mi avvicinassi e non mi prendesse la mano... e me la tenesse stretta guardandomi con quegli occhi... che chiedevano piet... Non ha mai detto chi fosse; mai ha raccontato la sua storia; ma io la sapevo da quegli occhi la storia sua... Quanto erano belli, Madonna santa!
Maria - Tutti innamorati, eravate, tutti!
Minda - E non ti pare che significa tanto, questo? Tutti quelli che si avvicinavano a quel letto...
Maria - Rimanevano incantati...
Minda - Ecco; dici bene, incantati. Perch? Siamo forse cattivi noi? cattiva Filomena? cattiva la Merla?
Maria - Non conoscete il mondo. Questo .
Minda - E tu credi di conoscerlo? Macch! Ho capito pi io, accanto a quel letto, che non tu con tutta l'esperienza della tua vita.
Maria - Che hai capito? Che potevi capire, tu, povera Minda?
Minda - Che si pu essere buona, buona, fino alla radice del cuore, e che si pu cadere...
Maria - Non vero.
Minda - E che c' una cosa che vale pi di tutte le masserie, di tutti i palazzi, e di tutta la roba. Avere un figlio. Questa la verit, Maria. Non ce n' un'altra.
Maria - Eh!... lo sapevo io...
Minda - Ma pensa un po'; quella non aveva niente, quei panni che portava addosso e la febbre che la divorava, e basta. Che poteva vedere innanzi a s? O la morte, o la miseria! Ma, quando aveva il bambino vicino, gli occhi le ridevano come due soli... Noi abbiamo tutto, noi, fuoco per il freddo, neve per il caldo, pane che potremmo sfamare un reggimento, e depositi gi alle banche... eppure puoi dire che mai una giornata... una giornata sola... sia passata senza un sospiro... almeno uno di quelli che ti vengono senza sapere perch? Io prima me lo dicevo:... ma perch sospiro? Che ci manca? Ora lo so.
Maria - Ah! s? E allora devi sapere un'altra cosa... Lo sai perch diventai cos ieri sera? Filomena aveva ragione. Ero tornata di buon umore dal magazzino... (S'arresta).
Minda - Beh! e poi? perch non continui?
Maria - Perch mi pare impossibile che qui, in casa nostra... e mi pare impossibile che lo debba raccontare a te...
Minda - Io ho trent'anni, Maria. Tu sempre te ne scordi.
Maria - Per me ne hai sempre sedici.
Minda - Eh! gi! Sempre come una ragazza m'hai trattata... una ragazza un po' svanita... e non ti sei accorta che gli armi passano pure per me... e quasi neanche io me ne accorgevo!... Adesso...
Maria - E adesso invece, venuta la vagabonda e te ne sei accorta. Non vuoi dir questo?
Minda - S, questo voglio dire.
Maria - Ma di ci che faceva quella nella casa nostra, te ne sei accorta?
Minda - Che faceva?
Maria - Perch don Carlo stava sempre qua? Mattina, giorno, sera. Perch?
Minda - Ti sei scordata che qui c'era quasi! una morta?
Maria - S; ma da pi di un mese quella] stava meglio... giorno per giorno...
Minda - - E che significa questo?
Maria - Significa che una visita al giorno sarebbe bastata... e invece...
Minda - Non te l'ha detto a te che gli pareva di essere lui responsabile di quella febbre?
Maria - Storie! se si fosse trattato di uni contadina...
Minda - Ma questa era in paese; non gli costava niente a visitarla tutte le volte che avesse voluto...
Maria - Ma l'hai veduto tu come la guardava quando stava vicino al letto?
Minda - Io pure la guardavo. E con ci?
Maria - Quando la prima volta s'alz, l'hai veduto come gli ridevano gli occhi?
Minda - L'ho veduto, si capisce. Fu come una festa... non solo per lui...
Maria - Quando scese nell'orto la prima volta? che fece portare la scala per coglierle le violacciocche fiorite sul muro?
Minda - E non c'ero io? Fui io che glie lo dissi di coglierle quei fiori.
Maria - Che cavaliere eh! che cavaliere era diventato l'ubriacone!
Minda - Non dire cos, Maria. Mi dispiace,
Maria - Che ti dispiace?
Minda - Che tu parli cos di don Carlo.
Maria - Ah! s?
Minda - Pare rozzo, ma buono... da quando viene qua da noi non beve pi...
Maria - E tu dici che conosci il mondo? E non hai capito che quei due se la intendevano?
Minda - Non vero.
Maria - Se la intendevano.
Minda - Non vero.
Maria - Tu non l'hai vista come guardava la porta quand'era passata l'ora della visita e don Carlo tardava. Come le ridevano gli occhi quando lui entrava.
Minda - Era il medico suo... l'aveva salvata...
Maria - E perch pianse quella sera, quando don Carlo era rimasto in campagna? E domand due volte se proprio non poteva venire?
Minda - Era innamorata di lui? questo vuoi dire?
Maria - Tutti l'avevano capito... tutti... e la Merla... e Filomena... e Lorenzo... tutti... e non tu. E lo sai perch se n' andata? Perch ieri sera, dopo che tutti eravate a dormire io gliel'ho detto. Senza tante storie gliel'ho detto.
Minda - No, Maria.
Maria - Ieri sera entrai qui nella cucina improvvisamente, e non lo feci apposta; anzi Filomena mi stava preparando il caff, e io mi ero seduta accanto al fuoco, di l... poi, non so perch, fu come una mano che mi spinse qua dentro. Ero per entrare quando sentii il rumore di un bacio... e poi correre; entrata qui, vidi quella porta l che si chiudeva... e don Carlo l in mezzo che non sapeva pi che faccia dovesse fare...
Minda - Gli hai detto niente? Che gli hai detto?
Maria - A lui? niente. Feci finta di non aver sentito e di non aver veduto, ma a quella, ieri sera, quando andaste a dormire...
Minda - Poveretta! poveretta!
Maria - Ma sei impazzita, Minda?
Minda - No; non sono impazzita; e ti dico che quella una poveretta... e mi fa una compassione che mi duole qua dentro (Toccandosi il cuore).
Maria - Ah! s?
Minda - Ora s che vorrei correrle dietro, a piedi nudi per cercarle perdono, per asciugarle gli occhi, povera disgraziata!
Maria - Ah! senti, se qualcuno mi avesse detto che tu saresti diventata cos, accanto a quella, gli avrei strappato la lingua con le mani.
Minda - Va, va. Una cosa crudele hai fatto. Hai ingiuriato una disgraziata senza ragione.
Maria - Ma l'ha confessato a me, capisci? Me l'ha confessato.
Minda - Che ti ha confessato? Che ti poteva confessare?
Maria - Che era innamorata di don Carlo.
Minda - Lei?
Maria - Glielo dissi quello che avevo sentito e quello che avevo veduto.
Minda - E lei?
Maria - Neg. Poi quando le dissi che ce ne eravamo accorti tutti che era innamorata del dottore, non parl pi; mi guard a lungo, come faceva lei, e non volle parlar pi - (Pausa).
Minda - Ora capisco perch se n' andata cos!
Maria - Meno male...
Minda - Ma non come ti pensi tu, sai... Non che fosse una svergognata, come ti credi tu. pi buona ancora di quello che credevo.
Maria - Ah! s?
Minda - Se n' andata cos, non per disprezzo verso di te... se n' andata per non dare ombra a me...
Maria - A te? Che c'entri tu?
Minda - Quella che ieri sera corse via di qui... mentre tu stavi per entrare... ero io, Maria.
Maria - Tu?
Minda - Io! s!
Maria - E t'aveva baciata, don Carlo?
Minda - M'aveva baciata!
Maria ........................... - Tanto t'ha stregata che non ti vergogni di dire quello che dici, per scusarla? Ma ti ripeto che non ha risposto una parola quando le ho detto che era innamorata. Non confessare questo?
Minda - No; che fosse stata lei qui, col dottore, l'ha negato e non poteva non negarlo. T'ha confessato che era innamorata... questo, forse, vero... e perci se n' andata, perch ha capito che tra me e il dottore...
Maria - Che tra te e il dottore? finisci...
Minda - Ci vogliamo bene. Ecco.
Maria - Minda... guardami bene... guardami negli occhi... E non cerchi di scusare lei? vero quello che dici? Guardami prima di rispondere. Pu essere che di tutti avete piet e non di me? Vi credete che sono di ferro io? che mi si pu battere sul cuore a nudo, senza che senta nulla? Non vero...
Minda - vero, Maria.
Maria - vero? (Una pausa di stupore doloroso) Ah! s? te l'ha messa la branca sopra, c' riuscito... (Si avvicina alla cucina) Filomena! Filomena! Ecco che cosa entr quella notte nella casa nostra! (Va verso la comune e chiama) Filomena!
Minda - Che vuoi fare?
Maria - C' riuscito, eh? O meglio, crede lui! ma non ha pensato a me; non ha pensato a donna Maria. Eh! no! Mia sorella no!
Minda - Ma perch? Maria, scusami, perch? Se un medico vuole sposarmi...
Maria - No.
Minda - Che ci vedi di male, tu?
Maria - No. Te l'ho detto che hai la testa svanita. E io dovevo prevederlo... Ma non avrei potuto credere mai che tu... (Torna verso la comune) Filomena!
(Sulla porta appare don Carlo. Anche lui non porta pi il mantello. vestito di scuro, e calza gli stivali, camicia con colletto molle. Ora dalle finestre si vedono i mandorli che cominciano ad essere illuminati dal sole).
Don Carlo - Buon giorno, donna Maria. Filomena restata con Lorenzo fuori del portone.
Maria - Voi cercavo; non Filomena.
Don Carlo - Eccomi qua, donna Maria.
Maria - vero quel che mi ha detto mia sorella?
Don Carlo - Che io le voglio bene, v'ha detto? vero.
Maria - Sta bene. E poi?
Don Carlo - Volete sapere che intenzioni ho, donna Maria?
Maria - S, questo voglio sapere.
Don Carlo - Su questo siamo gi d'accordo. Minda e io.
Maria - Cio?
Don Carlo - Quando due si vogliono bene, mi pare che sia chiaro, no?
Maria - Sar chiaro, ma io non lo capisco.
Don Carlo - Sposarci. tanto semplice.
Maria - Ecco. Ho voluto sentirla la parola. Ma non tanto semplice come credete voi.
Minda - No, Maria. Bada. Io ti ho rispettato sempre come una madre.
Maria - E hai fatto bene. Perch mamma ti sono stata da quando nascesti e nostra madre mor.
Minda - E ti ho rispettata e ti ho voluto bene e ti voglio bene...
Maria - Ma la prima volta che un uomo ti avvicina vuoi diventarne la moglie... questo il bene...
Minda - la sola volta che ho sentito una parola d'amore, io.
Maria - D'amore? T'ha riempito la bocca! D'amore? chi? lui? Quello venuto nel paese nostro con un fagotto di panni... come la vagabonda... e mise subito gli occhi addosso a te.... per amore? povera stupida! Questo t'ha detto lui! La figlia del barone Vincenti, l'ereditiera! Terre, case, mulino trappeto e denaro alle banche! Per amore!
Don Carlo - Ecco. Vedete, donna Maria. Voi mi avete sempre guardato come una specie di lupo salito dalla marina, invece che sceso dalla montagna... perci vi mettete accanto a vostra sorella come un cane da pastore.
Maria - E a che servito? Una sera, una sera soltanto, aprirono il portone di casa mia...
Don Carlo - E il lupo entr.
Maria - Entr il peccato e col peccato la disgrazia.
Don Carlo - E quel povero lupo era come una bestia smarrita, che non riusciva a trovarla una strada... Voi credevate che avesse zanne per la sua fame... macch, al primo grido che gli lanciarono contro si rintan come se gli avessero tirato una pietra nei fianchi.
Maria - Non mi pare.
Don Carlo - Eh! s! Cos fu con Minda. La guardai subito? Si capisce, io avevo trenta anni... non c'erano stati ancora quattr'anni di segregazione dal mondo, quass... mi parve che Minda fosse il dono della Provvidenza per me...
Maria - Ecco!... dite bene... Il regalo della Provvidenza!
Minda - Perch devi pensare sempre al male, tu? Non capisci che un'offesa per me, questa?
Maria - Perch un'offesa per te?
Minda - Ma s; ma s! un'offesa!
Don Carlo - Donna Maria, io volevo parlarvi con sincerit... volevo farvela vedere la mia vita...
Minda - No; finisci, finisci... Non deve credere quello che crede... diglielo che m'hai voluto bene fin d'allora...
Don Carlo - E quando l'avr detto? Non ci creder! Creder sempre ch'io sono entrato qua dentro deciso a profittare della fortuna.
Maria - Gi!
Don Carlo - Vedete! E non cos. Quei sera che mi chiamaste per quella poveretta, entrai qui con la sicurezza di trovare in voi uni nemica; in Minda, vostra sorella, un esse inerte... Ma c'era un'altra cosa, oramai, qui c'era, ecco, adesso voi riderete...
Maria - Non ne ho voglia.
Don Carlo - C'era come un profumo...
Maria - Profumo di strada maestra! L'aveva portato quella!
Don Carlo - Di strada maestra! Come l'avete detto bene! Profumo caldo di vita! Certo! e l'aveva portato lei. Minda non mi parve pi come prima. Quella che ardeva di febbre pei aver dato la vita a un piccolino, quel batuffolo di carne nuda nella culla, la mammella piena ili latte de la Merla... non lo so... ma tutte queste cose insieme...
Maria - Beh! Tutte queste cose insieme.., finite...
Don Carlo - La mia vita ricominci a scorrere, donna Maria.
Maria - Cos, tutto accomodato. Ma io so molte cose, don Carlo.
Minda - Senti... se vuoi parlare del padre... inutile perch me l'ha detto.
Maria - Ah! te l'ha detto?
Minda - S.
Maria - Si capisce. Non poteva supporre che io non lo sapessi... ha preferito dirtelo lui. E tu hai accettato di essere la nuora di uno che sta in galera, eh, Minda?
Minda - Il dottore un galantuomo... non debbo sposare suo padre.
Maria - Galantuomo perch chiamato come medico, penetra in casa nostra... e finge di curare una malata... mentre cura la vita sua.
Don Carlo - Mio padre, donna Maria, un disgraziato...
Maria - Eh! si capisce...
Don Carlo - Un disgraziato che sta scontando la sua pena... voi non avete il diritto d'insultarlo, almeno in presenza mia. Badate, questo non lo permetter.
Maria - Insultarlo? no! ma quando il figlio entra in una casa onorata... a caccia di dote..,
Minda - Vattene; vattene... non puoi restare qui... non posso sentirti insultare cos... Io non credevo che mia sorella fosse questa che conosco ora per la prima volta.
Maria - Io, invece, t'ho conosciuto da quando sei nata, Minda, e non mi sono stancata mai di starti vicino.
Minda - Un carcere hai fatto della mia vita, un carcere.
Maria - Non dire questo, non lo dire!
Minda - Perch pure tu lo pensi; per questo hai paura che io te lo dica.
Maria - No; perch se tu dici questo, come se prendessi tutta la vita mia, tutta quanta, da quando ti vidi l dentro, nella culla, fino a oggi, fino a questo momento... la prendessi, come un cencio, la buttassi via.
Minda - stata una casa, questa nostra, dalla disgrazia di pap in poi? Un convento stata. Prima mio fratello... chiunque pensava a me... a cento miglia di distanza... non era buono... mai nessuno mi ha fatto vedere...; poi tu... mi hai chiusa qua dentro... perch?... perch...
Maria - Che pensi? Che c' in fondo a quello che dici? che nostro fratello ha allontanato tutti per non darti la dote?
Minda - Questo l'hanno detto. Non l'ho pensato io.
Maria - Ed io, allora? io perch? Per gelosia, forse? perch non ho sposato io, non devi sposare neanche tu? O per la dote? io pure per la dote? Quale dote, Minda, quale dote? Tu non hai che un pezzetto di terreno sotto il mulino. Non terra, pietrisco.
Minda - La roba non a met fra me e te?
Maria - Non a met. mia, Minda, perch la ricca di casa Vincenti era zia Giuditta, e zia Giuditta ha lasciato tutto a me.
Minda - Pure la casa?
Maria - Pure la casa!
Don Carlo - Questa la Provvidenza, donna Maria.
Maria - Gi, ma non per voi.
Don Carlo - Per me; per me! Solo cos vi potrete convincere che non cercavo una dote.
Maria - E a chi debbo lasciarla io la roba se non a mia sorella? E voi lo sapevate.
Don Carlo - Non sapevo niente.
Maria - E che uomo siete voi, allora?
Don Carlo - Sono un disadatto alla vita. Avete ragione.
Maria - E credete di diventare simpatico per questo? Gli uomini di questa casa, don Carlo, quello che hanno preso, lo hanno voluto. E quelli che c'entrano debbono essere come loro.
Don Carlo - Entrare qui? Non questa la mia intenzione.
Maria - Non era, dovete dire. E dove vorreste portarla Minda? A casa vostra? E dove ? qui non l'avete. Al paese vostro l'hanno mangiata i debiti.
Minda - Non rispondere... devi andartene. Va' via! Non posso sopportarlo pi questo. Non mia sorella. Sono io che debbo regolarmi... Va' via, ora. Che stai pi a fare qui? Non ti posso vedere umiliato cos. Va' via.
Maria - meglio, s, meglio per tutti.
Minda - Lo senti? Vattene.
Don Carlo - Ma io debbo parlarti, Minda.
Minda - S, dopo.
Don Carlo - Quando? Ho da parlarti subito.
Minda - S, subito. Aspettami gi.
Maria - Dove? Dove vuoi andare tu?
Minda - Aspettami gi. Verr subito.
Don Carlo - Bada, non mi muovo dal portone se tu non vieni.
Maria - Il disadatto alla vita! Come l'ha capita bene. Credete d'impormi la volont vostra! Eh! no! Non mi avete conosciuta bene, n voi, n mia sorella.
Don Carlo - (scrolla le spalle) Allora, Minda, t'aspetto. (Via).
Minda - Dunque la roba tutta tua?
Maria - Quello che mio tuo... Sempre cos stato... e sempre cos sar.
Minda - No; non pu essere pi cos.
Maria - Dobbiamo dividerci?
Minda - S.
Maria - E perch, Minda?
Minda - Perch fino a quando ho creduto che avessi met... ma cos non possiamo vivere alle tue spalle.
Maria - Ma tu dici sul serio?
Minda - Sul serio.
Maria - Come t'hanno cambiata!
Minda - Sono cambiata; molto, s.
Maria - E preferisci uno sconosciuto...
Mijnda - Non pi uno sconosciuto per me.
Maria - A tua sorella che t'ha raccolta bambina?
Minda - Se il destino di noi donne, che ci posso fare io?
Maria - Ma credi tu che anch'io non abbia avuto la chiamata di questo destino che dici tu?
Minda - Dovevi rispondere.
Maria - Non potevo.
Minda - Perch?
Maria - Perch c'eri tu. Prima eri troppo piccola per lasciarti... quando avrei potuto... ero troppo vecchia io. Ecco perch. Ed ora tu te ne vai con il primo uomo che entra in casa e che ti dice una parola...
Minda - Debbo andarmene, Maria.
Maria - Tanto gli vuoi bene?
Minda - Gli voglio bene... ma se anche non gliene volessi... ora debbo andarmene...
(Maria prende la sorella per le spalle precipitosamente; le figge gli occhi negli occhi. Minda reclina il capo).
Maria - Tu? Non vero. Lo dici per costringermi a cedere. Ma non lo capisci che se perdo te, io sono vissuta per niente? Ora, ti sei intestata cos, ma domani mi darai ragione. Credimi non fatto per te.
Minda - Debbo sposarlo, Maria.
Maria - Allora vero. Ah! s? T'ha presa come ha voluto. E crede di aver ragione lui? No. Non importa. Mi ti tengo cos. Ma a lui no. Non ti do a lui, a costo di tutto. Bada.
Minda - Io gli voglio bene, Maria.
Maria - Passa, passa! Io pure ho voluto bene, ed passato. E lui se ne andr dal paese, vedrai. Se no, peggio per la sua vita.
Minda - Non dirle queste parole. Perch parli della sua vita? Gli voglio bene con tutto il sangue mio, gli voglio bene. E poi... Debbo sposarlo, credimi. Perch vuoi torturarmi cos?
Maria - Devi sposarlo?
Minda - S, Maria... capiscimi... debbo... perch...
(Maria ha come un lungo brivido di commozione; con la destra si comprime la bocca, come per impedire di prorompere di un grido. Poi la mano lascia scoperte le labbra, mentre continua a stringere convulsamente le guance, e la donna ha nella voce uno spasimo che non fatto per il dolore).
Maria - Minda!... Minda!...
Minda - Ecco... debbo andarmene con lui...
Maria - Chiamalo! chiamalo!
Minda - Se per avvilirlo ancora...
Maria - No, no, chiamalo.
Minda - Che gli vuoi dire?
Maria - Che la casa vostra.
Minda - Maria...
Maria - Zitta, ora; non dirmi niente; chiamalo.
Minda - (fa per andarsene, poi si ferma sull'uscio) Ti senti male, Maria?
Maria - No, no. Va'... chiamalo... (Minda esce. Appena uscita la sorella, Maria congiunge le mani, mormora con infinita dolcezza) Minda! Minda! (Vede la culla vuota. La guarda e stende una mano come per toccare un bambino che vi fosse dentro. Poi, improvvisamente, le si inginocchia accanto, si stende col corpo su di essa, e scoppia in un pianto lungo, dov' tutta la nostalgia della sua vita isterilita; tutta la dolcezza per la maternit impensatamente fiorita nella casa).
FINE
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