DON
QUALCUNO AL CANCELLO
Commedia in tre atti
di EZIO DERRICO
PERSONAGGI
REANA
IL SOLDATO
VENTURELLA
IL DOTTORE
IL COLONNELLO
EDMEA
IL SIGNOR DAULI
IL PROFESSORE DI VIOLINO
UN AUTISTA DI PIAZZA
IL GIUDICE ISTRUTTORE
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Un cortile a pianta trapezoidale con molti ballatoi frangiati da stalattiti viscide di umidit. I ballatoi comunicano fra loro per mezzo di scalette antincendio. Gli spettatori potranno vedere il primo, il secondo e parzialmente il terzo piano. Al centro del cortile si erge un albero morto di color carbone fossile, circondato alla base da una panchina di ferro. In fondo un po' a sinistra di chi guarda, una porta carraia chiusa da un cancello, la cui serratura rinforzata da una catena e da un grosso lucchetto. Nella fiancata di destra, un altro ingresso molto pi piccolo, quello pedonale, che mette in comunicazione il cortile con la strada. Contro la fiancata sinistra sono allineati dei grossi bidoni di zinco per la raccolta delle spazzature. All'aprirsi del velario albeggia. Buia la porta carraia e quasi invisibile il cancello. Poi comincia a schiarirsi il ballatoio del primo piano a destra, dove Reana (prostituta quarantenne in vestaglia e pantofole) sta percuotendo fiacca mente col martello una stalattite che si formata proprio davanti all'uscio del gabinetto situato all'estremit. Ne risulta un rumore ovattato come quando un palombaro picchia in fondo al mare. Un giovane soldato, indossante una logora tenuta di guerra senza elmetto, sta seduto sullo stesso ballatoio, con le gambe penzolanti di tra i ferri della ringhiera. Il Soldato manca del braccio sinistro e s vede la manica afflosciata. Il suo viso ha un'espressione infantile che contrasta con la voce piuttosto rude e coi modi scontrosi.
Reana - (smettendo di picchiare sulla stalattite) Giu... (Il Soldato non risponde) Giu... Il Soldato - (senza volgere il capo) Cosa c'?
Reana - Questo affare... (Il Soldato non risponde).
Reana - (dopo aver tentato invano di svellere la stalattite afferrandola a due mani) Potresti aiutarmi, no?
Il Soldato - A far che cosa?
Reana - A rompere questa. Non vedi che quasi non si pu pi aprire? (Tira a s l'uscio del gabinetto, ma riesce appena a socchiuderlo per l'impedimento della stalattite).
Il Soldato - Io ci passo.
Reana - (incominciando a stizzirsi) Anch'io, ma faccio fatica.
Il Soldato - (placido) Perch hai fianchi grossi.
Reana - Macch fianchi grossi. E' che non te ne vuoi occupare. Tu soltanto guerra, eh? Niente martellate.
Il Soldato - Darei anche delle martellate se servissero a qualche cosa. (Lieve pausa) Ci vorrebbe un martello pneumatico, e naturalmente due braccia per manovrarlo.
Reana - Un martello...
Il Soldato - (staccando le sillabe) Pne-u-ma-ti-co.
Reana - Che roba ?
Il Soldato - Non hai mai visto? (A pugno teso e imitando con la voce) Ta, ta, ta, ta... ta, ta, ta, ta... Volerebbe tutto in schegge.
Reana - (guardando cogitabonda nel cortile) E se una scheggia va a finire in testa a qualcuno?
Il Soldato - Dipende su che testa va a finire.
Reana - Hai delle preferenze?
Il Soldato - No. (Lunga pausa. Il chiarore dell'alba si diffonde. Reana ha lasciato il martello e si messa a scopare. Poi s'interrompe).
Reana - Giu...
Il Soldato - (senza voltarsi) Che c'?
Reana - Sei sempre stato cos?
Il Soldato - Cos, come?
Reana - (resta un poco immobile a osservare il Soldato, poi raduna la spazzatura in una pattumiera e gliela porge con un sospiro) Fa' qualche cosa di utile! (Rientra in casa ciabattando).
Il Soldato - (scende in cortile, si avvia verso i bidoni delle immondizie, ne scoperchia uno, vi rovescia dentro il contenuto della pattumiera, lo ricopre, poi si fruga in tasca, ne cava una sigaretta che mette fra le labbra e accende un fiammifero strofinandolo sotto la scarpa. Dal ballatoio del primo piano a sinistra, scende Venturella, una ragazzina sui tredici anni, magra, dal visetto pallido, dall'espressione a volte dolce e triste, a volte sfrontata e un po' viziosa. La luce aumentata. Una luce verdastra da acquario. Il Soldato, senza degnare di uno sguardo la bambina che pettina i capelli stopposi di una sua bambola di cenci, si avvia fumando verso il cancello e resta immobile, investito dai primi raggi di un sole brumoso e rossastro che filtra di tra le sbarre. Venturella lancia due brevi fischi di richiamo. Il Soldato si volta e la ragazzina gli sorride con ingenua civetteria ma anche con tristezza. Il Soldato, imbronciato) Che vuoi?
Venturella - Niente. Si fa per dire. (Il Soldato le volta le spalle. La bimba un po' delusa va a sedere sulla panchina e si rimette a pettinare la bambola. Ogni tanto sbircia verso il Soldato. Finalmente s decide a riattaccare) Aspetti qualcuno?
Il Soldato - (senza voltarsi) Perch dovrei aspettare qualcuno?
Venturella - (sogghignando) Tutti cos dicono.
Il Soldato - (voltandosi lentamente) Tutti chi?
Venturella - Quelli del palazzo. (Ironica) I signori inquilini. (Lieve pausa) Fanno finta che non gliene importa niente.
Il Soldato - D che cosa?
Venturella - Va l che hai capito...
Il Soldato - (stringendosi nelle spalle) lo non ho capito niente.
Venturella - Non parliamone pi. (Il Soldato si limita ad osservare la ragazzina con blanda curiosit. Venturella, con buffo sussiego accavallando le gambe magre) Passiamo ad altro... Mi chiamo Venturella.
Il Soldato - M'importa assai di come ti chiami.
Venturella - B, un nome piuttosto raro. (Il Soldato non risponde) Tu ti chiami Giu... (Pausa) Perch stai sempre seduto sul ballatoio? Sei l'amico di Reana? (Il Soldato continua a tacere) Hai perso la lingua?
Il Soldato - Non sono amico di nessuno. E non mi piacciono i ficcanaso.
Venturella - (scattando con la sua vocetta agra) Va bene, io non devo sapere mai niente! Devo giocare con la bambola. Eccola qua. Vuoi vederla? (La mostra, poi di colpo le rialza la sottana e la porge con le gambe stecchite e divaricate) Toh! Te la faccio vedere anche nuda, se vuoi! (Mostra la lingua con uno sberleffo al Soldato. Dall'alto a sinistra, voce d'uomo in avvicinamento: Venturella! Venturella! . La ragazzina scappa a nascondersi fra i bidoni delle immondizie. Il Dottore, un tipo allampanato dal viso grigiastro con grandi borse sotto gli occhi e i baffi rossicci, appare alla ringhiera del primo piano infilandosi un camice di dubbio candore).
Il Dottore - (al Soldato) Avete visto mia figlia?
Il Soldato - (dopo un attimo di esitazione) No. (Dall'alto scendono le note lamentose di un violino. Qualcuno agli ultimi piani ha attaccato un solenne preludio verdiano).
Il Dottore - (alzando il capo) Professore! Si era detto dopo le otto... (Il suono del violino cessa. Il Dottore termina di abbottonarsi il camice borbottando) Appena si sveglia incomincia a pisciar musica. (Sbirciando verso il Soldato) Siete un nuovo inquilino?
Il Soldato - Dipende.
Il Dottore - (cavando di tasca uno stetoscopio antiquato con auricolari e mettendoselo al collo) Siccome non vi ho mai visto... E' vero che la casa grande e io sono miope.
Il Soldato - Pi alta che grande, direi.
Il Dottore - (armeggiando con lo stetoscopio, ripulendo gli auricolari col fazzoletto, soffiandogli dentro, borbotta) ...e la gente accatastata, ingabbiata, insaccata... Anche quando dormono. Letti sopra letti... Poi si alzano, tossono, sputano, acqua che corre... E sempre uno sopra l'altro. (Mettendosi una mano sul cranio) Si finisce per sentirne il peso qua.
Il Soldato - (ritornando pigramente verso il centro) Succede dappertutto, immagino.
Il Dottore - Qui si sente di pi. Perch siamo isolati.
Il Soldato - (cogitabondo) Un fungo...
Il Dottore - (aguzzando gli occhi) Dove?
Il Soldato - La casa, dico... Vista dal di fuori, cos isolata nella pianura, sembra un fungo.
Il Dottore - Velenoso.
Il Soldato - Non lo dobbiamo mica mangiare.
Il Dottore - Lo dite voi. (Sogghignando) Dobbiamo ingoiare tutto, musica e sputi, acqua sporca e piagnistei... Il cortile un tubo digerente.
Il Soldato - (messo di buon umore) Perci ci sono quei cosi...
Il Dottore - Non sono cosi, sono stalattiti. Dal greco stlactos, stillicidio.
Il Soldato - Per me un bel cortile.
Il Dottore - Bello in che senso?
Il Soldato - Non so... mi ricorda un altro cortile. (Come fra s) Non potete capire.
Il Dottore - Un altro cortile con stalattiti?
Il Soldato - (con un sospiro) No, quello no... Ma c'era l'albero. In primavera fioriva. (Lieve pausa) Questo invece secco.
Il Dottore - Non secco, morto. E si sta fossilizzando. (Si ficca negli orecchi le cannucce dello stetoscopio che appoggia al petto restando in ascolto)
Reana - (apparendo sul ballatoio col ferro dei ricci) Come va il tic e tac?
Il Dottore - (fa un gesto per imporle silenzio, poi dopo aver ascoltato) Tartaglia... balbetta, farfuglia... (Ironico e triste) Ho un cuore balbuziente.
Reana - (al Soldato, facendo frullare il ferro dei ricci) Sta inguaiato...
Il Soldato - Cardiopalmo?
Reana - Peggio. (Al Dottore) Come si chiama?
Il Dottore - (togliendosi lo stetoscopio) Angina pectoris.
Reana - (al Soldato) Hai sentito?
Il Soldato - Pericoloso?
Il Dottore - Abbastanza.
Reana - (al Soldato) Gli piglia un dolore qua. (Si tocca il petto) Come una spada... e resta senza fiato. Ogni volta dico fra me: ora ci resta... Invece con le due cartine che ha in tasca. (Al Dottore) Fategliele vedere.
Il Dottore - Non sono cartine.
Reana - Fategliele vedere lo stesso.
Il Dottore - (cavando un astuccio) Una siringa e due fialette... La bianca per bocca, la gialla per iniezione. (Mostrando un cartoncino) E qui ci sono tutte le istruzioni per l'uso.
Reana - (al Soldato) Se gli capitasse all'improvviso. Capisci?
Il Soldato - Se gli capitasse che cosa?
Reana - L'attacco. Se gli si inceppa il cuore per la strada, in tram, che so io... basta che lui faccia segno alla tasca, e trovano tutto, anche la spiegazione. Pratico, no?
Il Soldato - (guardando con ammirazione il Dottore) Accidenti!
Reana - (al Dottore, indicando il Soldato) Dovrete insegnare anche a lui a fare le iniezioni. (Al Soldato) Tutti abbiamo imparato a farle... (Al Dottore) Pu fare le iniezioni con un braccio solo?
Il Dottore - (un po' infastidito) Ma non ce n' bisogno.
Reana - (ostinata) Tutti abbiamo imparato a farle.
Il Dottore - Meno il professore di violino.
Il Soldato - (ammiccando verso l'alto) Quello...
Il Dottore - S... un pusillanime. (A Reana, cambiando tono) Avete visto la piccola?
Reana - No. Che ha combinato?
Il Dottore - Chi pu saperlo. Ne inventa una tutti i giorni. (Intasca l'astuccio, cava la pipa e la borsa del tabacco).
Il Soldato - Quanti anni ha?
Il Dottore - Dovrebbe averne tredici. Ma oggi tutto spostato, provvisorio, opinabile. (Accendendo la pipa) L'infanzia scomparsa, o forse non mai esistita... E' stata una invenzione degli adulti per risolvere un caso imbarazzante. (Accende, tira qualche boccata) Perci difficile fare il padre, anzi assurdo. Io poi devo badare ai clienti. I clienti se ne infischiano se l'assistente mi ha piantato in asso, se ho l'angina pectoris e se sono rimasto vedovo. (Frugandosi nelle tasche) A proposito, quanti ne abbiamo?
Reana - Dite a me?
Il Dottore - (spazientito) Dico a tutti. Domando quanti ne abbiamo del mese.
Reana - E chi lo sa... Non ho memoria per le date. Tanto non mi servono. (Rientra in casa canticchiando).
Il Soldato - Ne abbiamo dodici.
Il Dottore - Ma allora domani l'anniversario? (Cavando un calendarietto e leggendo mentre lo sfoglia) Scadenze inutili... incontri tardivi... occasioni mancate... anniversari... Ecco qua! Avete ragione, domani tredici. (Facendo un segno col lapis sul calendario) Devo portare i fiori al Cimitero... (Volgendosi verso l'interno) Al diavolo! (Al Soldato) Il telefono... Qualche cliente che mi consulta a distanza per risparmiare l'onorario. (Rientra).
Venturella - (sbucando fuori dal suo nascondiglio) Uffa!
11 Soldato - Perch fai disperare tuo padre?
Venturella - (stringendosi nelle spalle) Non diciamo parole grosse. (Andando a sedere sulla panchina e mettendosi a giocare con la bambola) E poi matto...
Il Soldato - Tuo padre?
Venturella - Ammesso che lo sia... perci litigava sempre con mia madre. Poi scappata...
Il Soldato - Ma come, non morta?
Venturella - (ridendo) Ma va... E' scappata con l'assistente.
Il Soldato - E tuo padre vuol portarle i fiori?
Venturella - Quella la moglie. Io manco l'ho conosciuta. (Pensosa, poi a se stessa) Come ha fatto poi a perdere la testa per l'assistente che fra l'altro strabico...
Il Soldato - Chi?
Venturella - Mia madre, uffa!
Il Soldato - (riprendendo la pattumiera) Troppo complicato. (Risale sul ballatoio mentre dall'alto giungono due voci confuse e concitate che altercano).
Reana - (sbucando sul ballatoio con uno specchietto ed il piumino della cipria) Ci siamo!
Il Soldato - (rimettendosi a sedere con le gambe ciondoloni di tra i ferri della ringhiera) Che succede?
Reana - Il colonnello.
Il Soldato - C' anche un colonnello? (Con un sospiro) Non ci libereremo mai dai colonnelli!
Reana - Questo in pensione.
Venturella - (strillando) Sua moglie contessa, si chiama Edmea.
Reana - (con un'occhiataccia alla ragazza) Nessuno ha chiesto il tuo parere. (Rientra in casa).
Venturella - (strillando pi forte) E siamo molto amiche, io e la contessa. (Al Soldato ridacchiando) Gli fa rabbia! (Pausa, durante la quale s ode ancora in lontananza qualche confusa battuta del litigio).
Il Soldato - (a Venturella) Che cosa fa questo colonnello?
Venturella - (con indifferenza) Beve.
Il Soldato - Perci litiga con la moglie?
Venturella - Anche per altro... (In tono confidenziale) Un grande amore...
Il Soldato - Del colonnello?
Venturella - Ma no, della contessa... Molti anni fa, quando... (Si interrompe perch riapparsa Reana).
Reana - (guardandosi nello specchietto e dandosi il rosso alle labbra) Che hai deciso per oggi? Vai a fare due passi?
Il Soldato - Dove?
Reana - (stizzita) Che ne so? In citt... Ci sono strade, piazze, gente che cammina.
Il Soldato - (rabbuiandosi) Non mi piace. N strade, n piazze, n vedere gente che cammina.
Reana - E allora va' in campagna. Alberi, prati, aria buona.
Il Soldato - Non siamo gi in campagna? (Sbadigliando) Che idea di fabbricare una casa qua...
Venturella - E' stata una speculazione sbagliata del signor Ottavio. Credeva che la citt sarebbe venuta avanti da questa parte, invece la citt si allontanata dalla parte opposta e lui fallito.
Reana - (continuando a disegnarsi le labbra) E si sparato in testa.
Venturella - Brutto posto. Lo disse anche il dottore.
Reana - (al Soldato) Allora? Vuoi staccarti da quella maledetta ringhiera? Pu venire qualcuno a trovarmi.
Il Soldato - Ti ho mai detto di non ricevere i clienti? Quando stavo con mia madre...
Reana - Per l'amor di Dio, lascia stare tua madre.
Il Soldato - Lasciamola stare. (Dal secondo piano, ballatoio centrale, scende il Colonnello, un tipo pletorico, con baffi bianchi arricciati e i pomelli rossi. Il Colonnello indossa una giacca d'alpaga marrone scuro e intorno al collo ha un foulard. In capo un panama ingiallito, in mano una antiquata canna da passeggio. Edmea, una donna anziana, mingherlina, agghindata con una certa eleganza vecchio stile, si affacciata al ballatoio e lo segue con lo sguardo).
Edmea - Maurilio...
Il Colonnello - S.
Edmea - Non ti sei messo il colletto.
Il Colonnello - Ma se non esco, quante volte te lo devo dire. (Sosta all'altezza del ballatoio di Reana per accendere il sigaro).
Edmea - Ho fatto cenno al colletto soltanto per...
Il Colonnello - (interrompendo) Soltanto per, d'accordo. Ma che cosa dovrei fare? Drappeggiarmi nella mantella azzurra rosicchiata dai tarli? Inforcare i cavalli dei monumenti?
Edmea - (con un sospiro) Ubbie, sta bene. Illusioni... Un cristallo da tempo sbriciolato.
Il Colonnello - Non motivo per farne carta vetrata. (Il Colonnello scende in cortile e la moglie lo segue a distanza. Il Colonnello si ferma fronte al pubblico, Edmea va a sedere vicino a Venturella che si alza e le fa un piccolo inchino strisciato).
Edmea - Quando eravamo in Africa, ogni giorno ti facevi la barba e ti mettevi il colletto. E non c'era che un muro bianco davanti a cui passeggiare.
Il Colonnello - (fra s) Bianco... il colore della follia. Anche il cielo era bianco, e la sabbia... (Ridacchiando) Naturalmente c'era anche l'esotismo... Le cantilene degli indigeni, le mosche, le pulci, il vento del deserto...
Edmea - Non dire pi nulla, ti prego. Dietro quel muro c' un passato.
Il Colonnello - Se passato non c' pi.
Edmea - Non fraintendermi. Voglio dire che abbiamo avuto un passato.
Il Colonnello - Abbiamo, appunto. Ma tu sempre aggrappata alla zattera della mantella azzurra. (Alzando il capo verso Reana) Ricordate le mantelle azzurre, voi?
Reana - (un po' seccata) Vagamente. Non sono poi cos vecchia.
Il Colonnello - (borbottando fra s) Le mantelle azzurre, gi... Grandi ruote di un panno speciale, lucido e morbido... Si andava in giro imbacuccati... Pezzi di medioevo con l'elmo in testa, fantasmi col sigaro in bocca e gli speroni-in un mondo oggi impensabile... Mantelle azzurre... Valtzer. (A mezza voce solfeggia qualche battuta del Bel Danubio blu ).
Edmea - (sognante) Tu aprivi la mantella, cos... (allargando le braccia) Io mi ci tuffavo dentro, e tu mi stringevi, mi avviluppavi in quel pezzo di cielo... Non eravamo forse felici?
Il Colonnello - (seccamente) No, no, no! (In tono neutro) Volevamo un figlio, e non venuto. Non ti piaceva la piccola guarnigione alla quale venni destinato di ritorno dalla colonia. Eri gelosa della ragazza che si affacciava alla finestra dirimpetto. Aborrivi la generalessa che riceveva in un salone con tre lampadari di cristallo per mortificare, dicevi tu, le mogli degli ufficiali in sottordine. (Lieve pausa) Poi venne il periodo dell'equitazione. Le giovani signore non vollero pi montare all'amazzone ma a califourchon...
Edmea - (con un sospiro) Debolezze di giovane sposa. (Sorridendo tristemente) Si vorrebbe aver tutto, si pretende, con la spavalda incoscienza dei vent'anni... Poi si accetta, ci si rassegna. A pensarci oggi, viene da ridere. (Incomincia a rdere a piccoli scatti).
Il Colonnello - (battendo il bastone per terra) Frenati, Edmea. (Edmea prorompe in risate ancora pi folli, piegandosi in due. Il Colonnello guardando sconsolato Reana) Ci siamo... (Edmea ride in modo convulso, alternando scoppi isterici a guaiti simili a singhiozzi. Venturella le batte dei colpetti sulla schiena, le regge la testa con la mano. Edmea manda ululati dolorosi, si asciuga gli occhi col fazzoletto, e finita la crisi resta impietrita ancora scossa da piccoli singulti, dopo ognuno dei quali mormora: Pardon... hup... Pardon... hup!).
Reana - (al Colonnello) Che cosa ha detto lo specialista?
Il Colonnello - Distone neuro-vegetative... o qualche cosa di simile. Col tempo passeranno.
Edmea - (in tono improvvisamente svagato e salottiero) E' tutto quello che abbiamo. Il tempo che passa voglio dire... Albe e tramonti, le stagioni che si susseguono... (risatella e subito al Colonnello) Niente paura. (Riprendendo) Gennaio, febbraio, marzo eccetera... E noi morti in piedi, noi fossilizzati come l'albero che non potr mai rifiorire e non ospiter pi un nido. (Pausa) Noi ci muoviamo. Abuliamo. Ecco l'unica differenza, ma per ripetere tutti i giorni gli stessi gesti; la sera si carica l'orologio e subito lo si deve ricaricare. Sono passate altre ventiquattr'ore. Incredibile! (Con uno scatto improvviso) E va bene, passate giorni, stagioni, anni, passate! E noi con loro. (Smorzando un po' affannata) Noi con loro.
Il Colonnello - Diagnosi esatta. Noi di corsa, col tempo... E' l'unica certezza ma anche una consolazione. Guai se fossimo eterni. Sarebbe spaventoso. Sempre io, sempre tu. (Indicando Reana) Sempre lei. (Indicando il Soldato) Sempre un... un non so chi... Quello l insomma.
Reana - (al Soldato) Alzati. Giu! T'ho detto che un colonnello. (Il Soldato si alza mettendosi goffamente sull'attenti).
Il Colonnello - (con un gesto di fastidio) Riposo! (Il Soldato si rimette a sedere con le gambe ciondoloni nel vuoto.
Reana - (un po' imbarazzata) E' un reduce.
Il Colonnello - Vedo.
Reana - Passava di qui.
Il Colonnello - Era stanco.
Reana - (con un sospiro) E si seduto.
Il Colonnello - Ha fatto bene.
Reana - (scattando) Ma non se n' pi andato! Tutto il giorno appiccicato alla ringhiera a far ciondolare le gambe nel vuoto.
Il Soldato - Che cosa potrei fare d'altro?
Reana - Potresti uscire, andare in citt. Ci sar sempre da vedere qualche cosa di meglio che un cancello chiuso.
Il Colonnello - Ah... Guarda il cancello?
Reana - Dico per dire. Guarda da quella parte...
Il Colonnello - E' segno che lo trova interessante.
Reana - Ma se non ci passa mai nessuno.
Il Soldato - Non vero. Ogni tanto qualcuno passa.
Il Colonnello - (insinuante) Magari si ferma...
Il Soldato - Infatti.
Il Colonnello - E che cosa fa?
Edmea - (scattando) E' forse indispensabile che faccia qualche cosa? Se mi capitasse di passare davanti a un cortile con stalattiti mi fermerei anch'io a guardare. E con questo? Vorresti abolire anche la curiosit dei passanti?
Il Colonnello - Ti fermeresti a guardare una volta, due volte, tre volte. Poi ti stancheresti.
Edmea - Gi, perch per te sempre lo stesso individuo.
Il Colonnello - Non soltanto per me.
Reana - E va bene, ammettiamo pure che sia un mendicante.
Il Soldato - Perch mendicante? (Con un minimo di tristezza) Non chiede nulla. Non stende la mano.
Reana - E allora sar un venditore girovago.
Il Soldato - Non ha sacchi n valigie, non grida la sua merce.
Reana - (stizzita) E allora chi , sentiamo.
Venturella - (con la sua vocetta acuta) Anch'io l'ho visto, anch'io!
Il Colonnello - Quando?
Venturella - (in tono misterioso) Di sera... Ma viene anche di mattina presto, quando c' poca luce, oppure quando piove.
Il Colonnello - E che cosa fa?
Venturella - Guarda di tra le sbarre. Da principio ho creduto che fosse uno di quelli... sapete?
Il Colonnello - Di quali?
Venturella - Uno di quei tipi che quando vedono le ragazzine fanno dei brutti gesti, magari fingendo di leggere il giornale. L'anno scorso c'era un barbuto con un pacchetto di caramelle che...
Il Colonnello - Basta! E vergognati!
Venturella - (scattando) Mi devo vergognare perch al mondo ci sono degli sporcaccioni?
Il Colonnello - Ti devi vergognare a parlarne.
Edmea - (con un sorriso triste) Non ha ancora imparato a vergognarsi. Quando sar pi grande terr la bocca cucita. Come tutti...
Il Colonnello - (ironico) Vuol dire che aspetteremo.
Venturella - (cupa) Non ce n' bisogno. Io non sar mai grande.
Edmea - Ma s, cara. Il tempo passer anche per te. Magari tutto d'un colpo. (Come fra s) Una mattina ci si sveglia vecchi... cos...
Il Dottore - (apparendo sul ballatoio) Venturella! Si pu sapere dove ti sei cacciata?
Venturella - In nessun posto. Domandalo! (Ad Edmea) Mi sono mai mossa?
Il Colonnello - (al Dottore) Ci sono! La vostra apparizione mi ha illuminato.
Il Dottore - Su che cosa?
Il Colonnello - Si parlava di quel tipo. (Con un cenno verso la porta carraia) Mi capite, no? Si facevano delle congetture, tanto per occupare il tempo. Si cercava di indovinare... E nessuno ha pensato all'ipotesi pi semplice. (Pausa) Un cliente timido.
Reana - (candidamente) I miei clienti non sono mai timidi.
Il Colonnello - (severo) Chi sta parlando di voi? Alludo ai clienti del dottore. (Squadrando la donna dal basso) Mi concederete che c' un tal quale differenza.
Reana - (seccamente) Certo, i miei stanno bene di salute.
Il Dottore - E i miei conoscono perfettamente l'indirizzo. Sanno che l'ingresso sul viale dove c' una targa d'ottone grande cos.
Il Colonnello - D'accordo; tutti abbiamo un ingresso verso la strada. Perci ho detto timido . Uno di quei clienti che vorrebbero farsi visitare, e che al momento buono non osano; hanno paura, rimandano, temono una diagnosi infausta. Allora ronzano attorno alla casa del medico, passano e ripassano davanti al cancello, sbirciano di tra le sbarre... Entro, non entro...
Reana - (al Colonnello) Un momento. Ora che mi ci avete fatto pensare potrebbe anche essere un mio cliente. (Al Soldato) Che ti dicevo?
Il Soldato - E dlie...
Reana - C' poco da spazientirsi. (Agli altri indicando il Soldato) Possono credere che sia il mio amante. E ci sono delle persone anziane che quando vedono un giovanotto si vergognano.
Il Soldato - Ti ho detto e ripetuto che non ho mai ostacolato i clienti. Quando era viva mia madre...
Reana - (scattando) Non mi seccare con tua madre. Che cosa vuoi che ne sappiano i clienti?
Il Soldato - Avranno occhi per vedere.
Reana - Che cosa?
Il Soldato - Che potrei essere tuo figlio.
Reana - (stizzita) Ma siccome non lo sei...
Il Dottore - Non un vostro parente?
Reana - N figlio, n parente. Mio figlio morto quando aveva otto anni.
Il Soldato - (caparbio) Ma se fosse vivo avrebbe la mia et.
Reana - (al Colonnello) Avete capito?
Il Colonnello - No.
Reana - Siccome la madre faceva il mio mestiere...
Il Colonnello - Come lo sapete?
Reana - Me lo ha detto lui.
Il Colonnello - Ah...
Il Soldato - (al Colonnello) Notate- che se mia madre fosse viva avrebbe la stessa et di Reana.
Il Colonnello - (al Dottore) Ci capite qualche cosa voi?
Il Dottore - (brusco) No, e non m'interessa. (A Venturella) E tu vieni su che c' da far bollire gli aghi. (Rientra brontolando) Al diavolo i soldati, le sgualdrine e questo fungo di casa.
Il Colonnello - (a Reana con un cenno verso il Soldato) Insomma, dove lo avete pescato?
Reana - (sbuffando) Mi venuto tra i piedi ieri mattina, non so neanche io come.
Il Colonnello - E si installato in casa vostra con armi e bagagli?
Reana - N armi n bagagli. E' arrivato come lo vedete.
Il Soldato - Ne ho colpa io se sono rimpatriato dalla prigionia soltanto adesso? Ah, questa bella!
Reana - (scattando) Non n bella n brutta. La verit che la tua presenza mi crea dei fastidi.
Il Soldato - (al Colonnello) Non esatto, signore.
Reana - Ti ho gi detto che un colonnello in pensione.
Il Soldato - Non esatto, signor colonnello in pensione, non disturbo i clienti, non li guardo nemmeno. So come debbo comportarmi. (A Reana) Non sto forse con le spalle voltate?
Il Colonnello - Eh gi... se guarda verso il cancello...
Reana - Sta bene, ma da che mondo mondo, a guerra finita, i soldati ritornano a casa. A casa loro, beninteso.
Il Soldato - Perch una volta le case non facevano la guerra e i soldati le ritrovavano. La mia non c' pi.
Il Colonnello - Bombardamento?
Il Soldato - Spezzoni incendiari. Almeno cos mi stato detto. (Fra s) Si che so che diavolo hanno combinato mentre ero in trincea.
Edmea - (in tono salottiero) E vostra madre bruciata insieme alla casa? Forse carbonizzata con le suppellettili?
Il Soldato - No, signora. E' morta d'appendicite molti anni fa.
Reana - (al Soldato sbuffando) Quando tu avevi otto anni, d'accordo. Ma che c'entro io.
Il Soldato - Neanche io c'entro con la guerra. Non so nemmeno perch l'abbiano fatta.
Edmea - In realt nessuno stato consultato.
Il Colonnello - In che reparto avete prestato servizio?
Il Soldato - Non lo so. Ero dell'Armata Nord-Est, che poi stata aggregata al Gruppo corazzato orientale, ma il mio battaglione servito a ricostituire un reparto delle truppe da montagna... E cos nessuno ci ha capito pi niente. Gli ordini e i contrordini s'incrociavano... Noi andavamo avanti e indietro... Un casino...
Il Colonnello - Saprete almeno la localit dove avete combattuto.
Il Soldato - E chi ha combattuto? Ci hanno messo in treno e siamo scesi a una stazione diroccata. C'era scritto... VIANA... Non so se fosse il principio o la fine di una parola. Di l, coi camion, ci hanno trasportato in una specie di grande buca con tante buche pi piccole. Appena scesi scoppia un inferno di cannonate. Mi sono buttato in una buca e ci sono rimasto un giorno e una notte. Quando sono uscito, si parlava gi un'altra lingua.
Il Colonnello - Come sarebbe a dire?
Il Soldato - Erano arrivati gli altri... E quelli ancora vivi sono stati dichiarati prigionieri. (A Reana) Buffo no? Io mi ero figurato tutto diverso.
Edmea - E il braccio?
Il Soldato - Ah... quello l'ho perduto dopo, in navigazione. Ci avevano ammucchiati sul ponte di una petroliera. Arrivano gli aeroplani, e gi bombe su bombe. Ma lo ritrover.
Il Colonnello - Che cosa?
Il Soldato - Il braccio. Ce l'ha mia madre.
Il Colonnello - Non avete detto che morta?
Il Soldato - Appunto. L'ho vista in sogno col mio braccio sulle ginocchia. Quando morir andr a trovarla e me lo restituir.
Edmea - (compiaciuta) Bello! Sembra un ex voto.
Il Colonnello - (con sospiro) Ritorniamo a quel tale che avete visto al cancello.
Venturella - (con uno strillo) Eccolo l! (Tutti si voltano e la ragazza scoppia a ridere, felice che la burla le sia riuscita).
Il Colonnello - (severo) Non fare scherzi sciocchi.
Venturella - (sfacciata) Non ho scherzato affatto. Mi era sembrato che ci fosse qualcuno. Sar stato un'ombra.
Il Colonnello - Quando non si sicuri si sta zitti.
Venturella - Se fosse un'ombra sarebbe ancora peggio, no?
Il Colonnello - (perentorio) Non esistono ombre. Tutto solido e tangibile. Minerali, vegetali, animali. (Al Soldato) Che si stava dicendo? Ah, ecco... Perch dopo la prigionia siete venuto qui?
Reana - (scattando) Dice che il cortile come quello di casa sua.
Il Soldato - Tale e quale... ma l'albero fioriva a primavera. (Battendo la mano su una stalattite) E non c'erano queste. (Sorride infantilmente).
Il Colonnello - (in tono di sopportazione) Sono i serbatoi che perdono. In questa zona l'acqua calcarea, e gocciolando forma delle stalattiti. Un fenomeno conosciutissimo, anche se noioso. (Cambiando tono) Comunque, andiamo avanti.
Reana - E dice che quando era bambino stava seduto nello stesso modo con le gambe ciondoloni tra i ferri della ringhiera, mentre sua madre aspettava i clienti.
Il Colonnello - Che tipo.
Reana - E notate che non gli ho mai detto una parola buona.
Il Soldato - (stringendosi nelle spalle) Neanche mia madre.
Reana - Ma lui niente! Incrostato su questo ballatoio come un'ostrica.
Edmea - Tutto sommato non mi sembra che vi dia troppo fastidio.
Reana - Ma non mi di nessuna utilit. Almeno sapesse cantare. (Al Colonnello) I soldati cantano, no?
Il Colonnello - Effettivamente ai miei tempi cantavano.
Reana - E adesso non pi?
Il Colonnello - Carri armati invece di cavalli. Come si fa a cantare dentro un carro armato?
Reana - (sovrappensiero) Non pi cavalli... Perch poi?
Il Colonnello - Perch mangiano troppo e rendono poco.
Reana - (al soldato) Ma tu non sei di fanteria?
Il Soldato - E infatti so cantare. (In tono cavernoso e a ritmo di accompagnamento) Um papa... Um pa-pa... Um...
Reana - E questa la chiami una canzone?
Il Soldato - Io facevo l'accompagnamento. La canzone la cantavano gli altri.
Reana - (con un sospiro) Doveva capitare proprio a me.
Edmea - Non affliggetevi, un soldato pu far sempre comodo. Se non altro come difesa.
Reana - So difendermi da sola. E poi di che cosa dovrei aver paura? Il cancello chiuso con catena e lucchetto. E per di pi la catena arrugginita e ha fatto blocco con la serratura.
Il Soldato - (a se stesso) Forse una volta era aperto.
Il Colonnello - (stizzoso) Mai! Mia moglie ed io siamo stati i primi inquilini e l'abbiamo visto sempre chiuso. (Alla moglie) Ricordi le discussioni col padron di casa?... Come si chiamava? Demostene. Crisostomo, o qualche cosa di simile.
Edmea - Il signor Ottavio.
Il Colonnello - Ecco, Ottavio... Mi manca l'orecchio musicale per i nomi. Comunque questo Ottavio prima disse d'aver dimenticato la chiave, poi mand l'amministratore a cercarla e l'amministratore non la trov.
Edmea - Erano tutti e due molto mortificati. Si frugavano le tasche e ne uscivano un mucchio di cose, magari carine, ma non la chiave.
Il Colonnello - Poi promise che ne avrebbe procurata una nuova. Mi fece intendere che l'avrebbe fatta costruire da un artigiano abilissimo.
Edmea - Ma la chiave non venne mai.
Il Colonnello - E tu non hai insistito.
Edmea - Non sarebbe stato di buon gusto metterlo nell'imbarazzo.
Il Colonnello - (a Reana) Cos siamo rimasti nell'imbarazzo noi. A cominciare dai mobili che si dovettero far entrare dall'altro ingresso.
Reana - Parlate di mobili... E quando c' qualcuno da portar via? Non ancora peggio?
Il Soldato - (girandosi verso Reana) Portar via chi?
Reana - Quando muore qualcuno. (Sbuffando) Non capisci mai niente!
Edmea - Il signor Ottavio, per esempio.
Reana - Pensavo proprio a lui. Grosso com'era.
Edmea - E sul nostro ballatoio s' impuntato per via di una stalattite che rendeva difficile il passaggio. S'impunt la cassa, voglio dire. E quando si dov farla passare per l'ingresso piccolo... Ricordi, Maurilio?
Il Colonnello - Dovetti dare anch'io una mano ai portatori e mi schiacciai un dito contro lo stipite. (Sulle ultime battute sceso dai ballatoi pi alti il signor Dauli, un tipo magro, vestito di grigio, dal viso emaciato. Ha gli occhi senza espressione, spalancati e vitrei, ma se non tentasse il terreno col bastone prima di avanzare, e se non camminasse sbilanciato all'indietro, non ci si accorgerebbe che cieco).
Dauli - E il signor Ottavio scoppi a ridere.
Edmea - Ma che dite mai, signor Dauli... Fu uno dei becchini. Molto inopportunamente, beninteso.
Dauli - Ah, fu uno dei becchini? Be', io ho sempre creduto che fosse stato il morto. Era un tipo dispettoso il signor Ottavio sotto la sua apparenza bonacciona. Ricordate la sua voce?
Il Colonnello - Che cosa aveva?
Dauli - Era una voce untuosa, ma con delle vibrazioni acide in sordina.
Edmea - (ridendo) S, s... untuosa, ma con sottoaceti di contorno. Solo un esperto di voci come voi, poteva accorgersene.
Dauli - Quando si fa il centralinista, e soprattutto in un grande albergo...
Edmea - Centralinista in un grande albergo... Un salotto invisibile, fiabesco...
Dauli - Come fiaba forse pu andare. Come realt meno piacevole.
Edmea - Ma come fate con tutte quelle spine che saltano come diavoletti? (Fa il gesto) Io ci perderei la testa. E la baraonda delle voci sconosciute...
Dauli - (come a se stesso) Sconosciute, ma con una fisionomia precisa, inconfondibile. Ci sono voci grandufficiale e voci cavaliere. Voci tarchiate e voci longilinee, voci sanguigne e anemiche. (Lieve pausa) E poi la folla... le conversazioni delle ore di punta, il cicaleccio dei convegni, le confidenze bisbigliate, l'intrico degli affari, il labirinto delle cifre.
Il Colonnello - (con un minimo di sottinteso) E voi, sempre in ascolto...
Dauli - Per forza, ci vivo in mezzo. E' come stare a un quadrivio dove soffia il vento. Le parole m'investono a raffiche da tutte le parti. Certe volte mi par d'essere un giocoliere... Le sonore rimbalzano agilmente, le sibilanti bisogna coglierle al volo... Ma guai a lasciarsi sorprendere. Quelle con l'accento sull'ultima colpiscono come frustate, e intanto le sdrucciole ne approfittano per scivolar via come anguille e si resta in dubbio sul loro significato segreto. (Una pausa) E poi le parole false, dal suono sordo come una moneta di stagno...
Il Colonnello - Se ho ben capito, dovete interessarvi ma non distrarvi.
Dauli - Proprio cos. Ma ci si sdoppia... Le mani eseguono gesti meccanici, il cervello resta vigile.
Edmea - E la memoria?
Dauli - In che senso?
Edmea - Sareste in grado di riconoscere anche una voce che ritorna dopo molto tempo?
Dauli - Certo. E saprei dirvi se ritorna sconfitta o vittoriosa. (Pausa) Il secondo caso piuttosto raro.
Il Colonnello - (visibilmente infastidito) Ecco un mestiere che per me sarebbe una tortura. Vivere in mezzo al chiacchiericcio di ignoti.
Dauli - Perch ignoti? Conosco tutti. Attraverso la voce naturalmente. (Come fra s) Questa eco di noi stessi che serba quasi il calore del sangue e scaturisce da abissi fuligginosi... Un miracolo che atterrisce!
Venturella - Ci saranno anche quelli che non telefonano mai.
Bauli - (sorridendo) S, bambina, ed come udire il silenzio del mondo. Ma appena qualcuno stacca il ricevitore, anche se non parla lo riconosco.
Venturella - In che modo?
Dauli - Alla respirazione... C' gente che respira coi bronchi e col naso, gente massiccia, dal collo corto, seduta a gambe larghe... Par di vederli. C' il respiro subdolo di chi prepara le risposte prendendo tempo, tossicchiando, raschiando la gola... Gente vigile che misura il fiato... Capita anche che qualcuno stacchi il telefono. E io subito. (Tono professionale) Pronto centralino . (Lieve pausa) Nessuno risponde. Ma io sento il respiro all'altro capo del filo. Pu essere un respiro di smarrimento, d'improvvisa timidezza, persino di paura. Allora mormoro. (Tono professionale) Il signore, oppure la signora, desidera? . Tac... Ball'altra parte il microfono stato posato sulla staffa.
Edmea - Forse un pentimento?
Dauli - Forse un destino ha cambiato strada. (Un silenzio).
11 Colonnello - Vorreste farci credere che capite anche quelli che non parlano?
Dauli - Cos , infatti.
Edmea - E che percepite la loro presenza dal respiro?
Bauli - (con un mezzo sorriso) Anche senza respiro. Qui per esempio siamo in... (Agitando il bastone intorno come se contasse) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei...
Il Colonnello - Voi compreso.
Dauli - (rifacendo silenziosamente il conto col bastone) No, con me sette. (Un silenzio pesante).
Il Colonnello - Potreste nominare queste persone?
Dauli - Quelle che mi sono note, certo... Ci siete voi, vostra moglie, la bambina... Un po' pi in alto Reana. (Lieve esitazione) Poi un'altra persona che non conosco, vicino a Reana...
Venturella - (divertita) E' un soldato.
Il Colonnello - (stizzito) Vuoi tacere una buona volta?!
Dauli - (alzando il bastone verso il cancello) Poi... qualcuno pi lontano. (Con ansia improvvisa) Chi siete?! (Lieve pausa, poi girando il capo come in attesa) Nessuno vuol dirlo?
Il Colonnello - (un po' imbarazzato) Bi preciso non lo sappiamo neanche noi... Viene qualche volta.
Dauli - (muovendo un passo verso il cancello) Ma se l, lo sento... (Fermandosi deluso) Se n' andato... Non vuol farsi notare. (Tutti guardano il cieco in preda a una specie d angoscia. Dauli con un'espressione di sofferenza sul viso) Che cosa vuole?
Il Colonnello - Come possiamo saperlo? Non parla.
Dauli - (in preda a una vaga eccitazione) Ma sono proprio i suoi silenzi che dovete ascoltare. Se tace segno che non vuole o non deve... (Come fra s) Proprio cos... non vuole o non deve. (Pausa) Se tace segno che aspetta.
Il Colonnello - (innervosito) Che cosa dovrebbe aspettare?
Dauli - Non lo so.
Edmea - (fissando il marito) Una confessione. (Scoppia a ridere nervosamente)
Il Colonnello - (stringendosi nelle spalle) Non siamo ancora al resurrexit.
Dauli - E allora?
Il Colonnello - (ironico) Ba poveri diavoli quali siamo, abbiamo fatto delle ipotesi modeste, terra terra...
Dauli - Per esempio?
Reana - Si pensato a un mendicante, a un venditore girovago.
Il Colonnello - Persino a un cliente timido.
Dauli - (con malcelata impazienza) Non alludevo al suo aspetto esterno. E' libero di truccarsi come vuole. (Pausa, poi come a se stesso) Ecco, libero... lui fuori del cancello, noi dentro.
Edmea - (come a se stessa) Carceriere e carcerati.
Il Soldato - (con una specie di orgasmo) Non vero! Anche noi siamo liberi di uscire.
Dauli - (alzando il capo) Oh, la vostra voce... Finalmente!
Il Soldato - (imbronciandosi) La mia voce, s. Che cosa ha di speciale?
Dauli - (sorridendo) E' un mondo. Il vostro mondo. (Pausa) Volete ripetere la frase?
Il Soldato - (spazientito) Ho detto che anche noi siamo liberi di uscire.
Dauli - Voi uscite?
Il Soldato - (con lieve imbarazzo) Be', se volessi...
Dauli - Ma non volete. (Con un sogghigno) La vita pietrificata come una stalattite.
Il Soldato - (cupo) Voi uscite perch avete qualche cosa da fare. Siete la rotella di una macchina... Io sono una rotella smontata e buttata in un angolo. Fin dalla nascita.
Dauli - Non vi affliggete troppo. Esco per passare da una cella buia a un'altra cella buia. (Una risatella, poi cavando di tasca l'orologio) Non drammatizziamo. (Accosta l'orologio all'orecchio e premendo un pulsante fa agire la piccola suoneria) Si fatto tardi e devo prendere due tram. Buona giornata a tutti. (Gira su se stesso come un automa, ed esce impettito dalla destra, picchiettando il pavimento col bastone).
Edmea - (balzando in piedi) Signore! Signore!
Il Colonnello - (con un'occhiata gelida) Ancora?
Edmea - (rimettendosi a sedere) Gi... inutile!
Il Colonnello - (ironico) Temi di non arrivare in tempo? (Sogghignando) Un processo non si esaurisce in un'unica udienza.
Edmea - (in un soffio) Aspetter.
Il Dottore - (apparendo al ballatoio) Venturella!
Venturella - (sussultando) Eccomi. (Un attimo di esitazione, poi sale rapidamente la scaletta, e scompare).
Il Colonnello - Io vado fino all'angolo... (Beffardo) Dal giornalaio, s, senza colletto. (Via per la destra. Edmea non risponde e a testa bassa risale in casa. Anche Reana, dopo un'ultima occhiata verso il cancello, rientra. Il soldato resta solo, con le mani e la fronte appoggiate ai ferri della ringhiera. Probabilmente sono le otto, perch dall'alto giungono le note del violino che ha attaccato il preludio verdiano).
Il Soldato - (immobile fa l'accompagnamento) Um pa-pa... Um pa-pa... Um...
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
A velario chiuso si ode uno strano cicaleccio infantile. E' la voce di Venturella che pronunzia delle frasi apparentemente prive di senso: Voce di
Venturella - (dietro il velario) Coche coc cos coh code cotto? (Uno scoppio di risa infantili poi sempre pi rapidamente) Col cove codi coche conon coh coi coca copi cot conin cot? (Altro scoppio di risa). (Il velario si apre. Stessa scena del primo atto. Notte tarda con luna piena che investe il centro e la fiancata sinistra, lasciando in ombra la destra. Sui ballatoi, persiane serrate e non un filo di luce. Venturella in piedi saltella davanti a Dauli che, seduto sulla panchina, l'ascolta divertito).
Dauli - Vuoi vedere che ho capito? Ripeti la frase.
Venturella - Vi dir una frase in fa. (Rapidamente ) Faqu fasta fama fatti fan fas fan fa fand fata fa fasqu fal. Dauli (ridendo) Piano... corri troppo. (Concentrandosi) Dunque...
Venturella - (ridendo e senza lasciargli il tempo di riflettere) Ve lo dir in p. (Rapidamente) Poqu posta poma pott pon pos pon po pond pota po posqu pol.
Dauli - Un momento, un momento... (Con lentezza) Questa mattina... sono stata a scuola.
Venturella - (ridendo) Benissimo! Ma avete fatto uno sbaglio. Io ho detto: Po pond pota.
Dauli - Va bene... andata a scuola. (Sulle ultime battute il Soldato entrato dalla destra e si fermato ad osservare la scena).
Venturella - (come se avesse sentito lo sguardo, s'interrompe e si volta) Be'. (Imbarazzata pur senza volerlo mostrare) Guardalo l.
Dauli - (al Soldato) Da quando in qua si entra durante una lezione di lingua in co e di lingua in fa?
Il Soldato - (avanzando pigramente) Siete il maestro o l'allievo?
Dauli - L'allievo, naturalmente.
Venturella - (ravvivandosi i capelli scarmigliati) Siete odiosi.
Dauli - Ma spero di far progressi. (Al Soldato ridendo) Ogni tanto bisogna saper ritornare ragazzi. (Lieve pausa) Anche voi da scolaro avrete parlato in gergo, spezzettando le parole con l'intromissione di una sillaba convenzionale.
Il Soldato - (brusco) Non sono mai stato a scuola... So appena leggere e scrivere. E l'ho imparato da me.
Dauli - (gaiamente) Non mai tardi per migliorare.
Il Soldato - Vorrei sapere quello che ne pensano gli inquilini.
Venturella - (sprezzante) M'importa assai degli inquilini. (Scattando) E poi non c' nessuno! Non vedi che tutte le finestre sono chiuse? (Lieve pausa) E il violinista allora, che miagola come un gatto scorticato?
Dauli - Bada che un gatto professore. E per di pi al Teatro dell'Opera.
Venturella - Povero Teatro dell'Opera! Il dottore spera sempre che s'impicchi con le corde del suo strumento.
Il Soldato - (placido) Non bisogna aver fretta.
Dauli - (sorridendo) Saggia riflessione. (Pausa) Ma non sarebbe male sentire anche il suo parere.
Il Soldato - Di chi? Del professore?
Dauli - Be'... direi...
Venturella - Oh, non ci pensa nemmeno. Va sempre in giro per i prati con qualche suo allievo... (Il Soldato fa un gesto e si allontana) Ho detto qualche cosa di male? (Il Soldato non risponde) Vanno a spasso, s... e qualche volta bisticciano. Non si capisce che cosa dicono perch parlano in fretta. Il professore fa - (voce femminea) ui... ui... ui... ui... E l'allievo (voce cavernosa) uo... uo... uo... uo... (Rdendo) Sono buffi!
Il Soldato - (con un sospiro) Vuoi farla finita?
Venturella - (con stizza) Va bene, non parler pi. (Sogguardando in tralice il Soldato) Ma tutta gelosia, credi che non lo capisca? (A Dauli) Perch potremmo parlare senza che lui intenda una parola. E lui creper dalla stizza.
Dauli - (sorridendo) Meraviglioso!
Venturella - (corrucciata) Che cosa?
Dauli - Niente. (Lieve pausa) Che fa l'albero?
Venturella - Quale albero?
Dauli - Non ce n' che uno.
Venturella - Che cosa dovrebbe fare? Sapete bene che morto.
Dauli - (fra s) Fossimo al tempo dei miracoli, sarebbe sbocciato un fiore.
Venturella - (resta assorta a guardare la bambola; poi a bassa voce) Giu... (Il Soldato non risponde e Venturella ripete) Giu...
Il Soldato - (dirigendosi verso il ballatoio d destra) Reana!
Venturella - (ridacchiando) Non pu risponderti. E' occupata.
Il Soldato - (scattando) Ohe, ragazzina, la vuoi smettere?
Venturella - (sibilando) E tu chi credi d'essere? Sei un ragazzino grande, ecco che cosa sei! Guardalo l... sto soldato senza guerra... E anche figlio d'ignoti! (Portandosi una mano alla bocca un po' spaventata) Non l'ho detto per male. (Gaiamente) E poi anch'io sono figlia d'ignoti.
Dauli - (come fra s) Effettivamente non si pu mettere la mano sul fuoco per nessuno...
Venturella - (con indifferenza) Per me la verit. E manco vorrei essere la figlia di un medico. E' un mestiere schifoso.
Dauli - Forse ignori che Esculapio fu divinizzato.
Venturella - Bella roba... puzzare sempre d'acido fenico... Le donne che strillano...
Dauli - Quali donne?
Venturella - Quelle che non vogliono avere il bambino. (Lieve pausa) Perci stiamo in una casa isolata. Una volta sono venute anche le guardie, per via di una lettera anonima. E invece, proprio quella volta il dottore non ne aveva colpa. Era una che aveva la nefrite.
Il Soldato - (a Dauli con un sospiro) Non c' modo di tapparle la bocca, oh...
Venturella - (col pianto in gola) Ti d proprio tanto fastidio? Va bene, non parler pi. (Va a sedere vicino al cieco).
Dauli - (bonariamente) Lasciatela parlare. Venturella una sfida alla natura... al mondo... all'universo.
Il Soldato - E' una strega.
Venturella - Non sono vecchia e non vado a cavallo a una scopa.
Dauli - Anche le streghe prima di invecchiare sono state bambine.
Venturella - Bambina fino a un certo punto. Ho tredici anni e mezzo. E ce ne sono che a quattordici anni si sposano. Con questo non voglio dire che mi sposer. So benissimo che poi incominciano i pasticci.
Dauli - Nientemeno.
Venturella - Eh gi... Una crede d'essere innamorata del marito e poi incontra l'uomo del suo destino.
Dauli - (ridendo) In quale romanzo l'hai letto?
Venturella - Macch romanzo. E' successo anche a mia madre... E la moglie del colonnello, dove la mettete? Altro che romanzo quella...
Il Soldato - (a Venturella) E' vero che... (S'interrompe imbarazzato e guarda in alto). Voce di
Edmea - (dal ballatoio) Maurilio... (Tutti si ricompongono).
Dauli - (alzando il capo) Non c' vostro marito.
Edmea - Scusate... m'era parso d'udirne la, voce. (Scende in cortile) Disturbo?
Dauli - Come potete pensarlo... Ogni donna porta con s un viluppo di graziosi messaggi.
Edmea - Siete molto gentile. Ma viviamo in una strana confusione... Pesano su noi schiavit secolari. Odalische, madri, serve... (Con un sospiro) Sapeste come vi invidio!
Dauli - Incredibile!
Edmea - Vi assicuro... Vorrei avere il dono della vostra fantasia.
Dauli - (sorridendo) Oh, un motore che riprende a sbalzi. O corre troppo o troppo poco... Si vorrebbe gridare, perch non rallenti? Oppure, perch non acceleri? O addirittura, perch non ti fermi?
Edmea - (ridacchiando) Come avete ragione! (Socchiudendo gli occhi tenta di ripetere) ... Si vorrebbe gridare perch non rallenti? Oppure... (Crollando il capo) No. Non mi riuscir mai di pronunziare una frase con tre interrogativi ipotetici. (A Venturella, cambiando tono) E tu? Ancora in piedi a quest'ora? Non hai sonno?
Venturella - Quando il dottore esce mi chiude fuori. Dice che se sto sola in casa combino dei guai. (Lieve pausa) A parte il fatto che non ho mai sonno.
Edmea - Perch dovresti combinar guai? Sei gi una donnina.
Venturella - (con sussiego) Appunto. Avr paura che ingoi qualche veleno.
Edmea - Non ne vedo il motivo.
Venturella - Per suicidarmi... (Con un sorriso infantile) Volar via...
Dauli - Impossibile per chi parla in fa...
Venturella - Tutti possono avere delle delusioni.
Edmea - Strano mondo. Ai miei tempi le ragazze si chiudevano in casa, oggi si chiudono fuori casa.
Venturella - In casa o in cortile, se voglio esco lo stesso.
Edmea - Che cosa speri di trovare fuori?
Venturella - Non lo so. (Con lentezza) Partenze e arrivi, scontri e spari... (Sognante) Luminarie... magari funerali...
Il Soldato - (che stato sempre vicino al cancello, impone silenzio con un gesto energico) Sissst... (Pausa) Avete udito? (Tutti tacciono restando tesi in ascolto. Il Soldato a Dauli) Non avete sentito gridare?
Dauli - (stringendosi nelle spalle) Tutt'al pi il presentimento di un grido.
Edmea - (ansiosa) Forse qualcuno...
Dauli - (come fra s) Ha inciampato nella notte.
Venturella - (gaiamente) Com' bello aver paura quando ci si trova tutti insieme. Ci si stringe uno all'altro...
Il Soldato - (con un altro gesto energico) Vuoi far silenzio?! (Resta in ascolto. Lontanissimo, un leggero vocio seguito da risatelle femminili).
Edmea - (sollevata) Qualche comitiva che ritorna da una gita.
Il Soldato - (di cattivo umore) Questi... ma non prima. (A Dauli) Voi che conoscete tutte le voci...
Dauli - Se una donna che ha gridato, non c' molta differenza fra la gioia e il dolore.
Edmea - Credete che ci sia pericolo?
Dauli - Ma no... Il cancello chiuso, e nessuno sa la parola magica. (Assorti in vario modo, i personaggi non s'accorgono del Colonnello che sulle ultime battute entrato silenziosamente dal passaggio pedonale. Il Colonnello avanza impettito, mentre gli altri continuano a dialogare, e si ferma al limite della zona illuminata dalla luna. AU'infuori di una certa fissit nello sguardo, niente rivela in lui l'ubriaco. Anche la voce non sar pastosa, ma soltanto un po' rauca).
Edmea - (trasognata) La parola magica... Non ci avevo mai pensato. (Come fra s) Una volta, quando ero bambina, una porta s'apr da sola.
Venturella - (eccitata) Una storia di fantasmi? Raccontatela, per piacere...
Il Colonnello - (con voce bassa e grave) Non siamo nella caverna del tesoro. (Tutti meno Dauli si voltano sorpresi. Il Colonnello, avanzando lento) Anche se abbiamo le stalattiti e i cavernicoli. (Lieve pausa) E qualcuno che ci osserva di dietro le sbarre...
Edmea - Ti prego, Maurilio.
Il Colonnello - (continuando per conto suo) Ci osserva e magari sorride nell'ombra con piccoli denti gialli, crudeli (sorride) nient'altro che dei piccoli denti sospesi nella notte...
Edmea - (con un sospiro) Nessuno ha sorriso. E' stato un grido.
Il Soldato - (andando a sedere) Ma no, un falso allarme.
Il Colonnello - E che ha fatto il Corpo di guardia?
Edmea - (ridendo) Ha avuto paura.
Dauli - Non stato un vero grido. Tutt'al pi un tentativo di ribellione contro il buio.
Il Colonnello - (pensieroso) Che ha il compito di ristabilire il silenzio nel mondo.
Edmea - (al marito) Di dove vieni? (Il Colonnello non risponde) Non parli per non rattristarmi.
Il Colonnello - No, niente toni drammatici. Li detesto. Che cosa vuoi sapere? Se ho bevuto? S, ho bevuto. Punto fermo.
Edmea - Sai pure che...
Il Colonnello - Mi fa male, naturalmente. Ma l'uomo ha scarsi mezzi per differenziarsi dalle bestie. Fra questi mezzi c' l'alcool. Anche la risata, ma non ho voglia di ridere.
Edmea - Volevo soltanto dire che hai fatto tardi, e che io...
Il Colonnello - Eri preoccupata.
Edmea - (con sussiego) Qualunque moglie lo sarebbe stata al posto mio.
Il Colonnello - (scattando) Ma non si possono pi dire queste cose! Non usa pi! E' un dialogo da antenati. (Calmandosi) Scusami... La collera un lusso che non mi posso permettere. (Pausa) E poi non successo niente. Non succede mai niente... Si va, si ritorna. (Bonariamente) S, s, ho bevuto. Non molto. Quel tanto che basta per allentare la catena. O per lo meno per illudermi. (Ridacchiando) Credo d'aver dormito con la testa sul tavolo... Mi giungevano i tonfi di quelli che giocavano a carte vicino a me, ma smorzati, lontanissimi... come se qualcuno picchiasse alla porta di un sotterraneo. Forse ero io stesso che picchiavo. (Lieve pausa) Come hai detto?
Edmea - Non ho parlato.
Il Colonnello - Non sei pi in carattere. Era il momento di gridare: Orrore . (Pausa, poi fra s) La testa sul tavolo. (Ridacchiando) Uno di quei tavoli ignobili, con la tela cerata e le macchie di vino... Credo di avere anche sognato. Ero in un treno che correva nella notte, e io sapevo che avrebbe deragliato. Vedevo il macchinista che agitava le braccia, volevo gridare, suonare il campanello d'allarme ma non riuscivo a raggiungere l'anello... Che cosa me lo impediva? Delle sbarre... ecco, delle sbarre fra me e la salvezza.
Edmea - (con un sospiro) Veniamo al risveglio.
Il Colonnello - (bonariamente) Be'... quando ci si risveglia si resta incerti. Ci si guarda intorno... Sembra di non riconoscere le dimensioni del locale, la forma degli oggetti. Intanto le mani annaspano alla ricerca della testa... la rimettono sul collo. Per fortuna nella parete di fronte c'era uno specchio che mi ha aiutato. Mi sono messo in capo il panama, ho raccolto il bastone che era ruzzolato a terra... Insomma ho incollato i cocci di me stesso, e cos ho ritrovato anche la mia tranquilla indifferenza che pu valere quello che pu valere, un po' rosicchiata ai bordi, un po' sfrangiata lo riconosco, ma mia e non la cederei per nulla al mondo.
Edmea - (tamponandosi gli occhi col fazzoletto) Non essere crudele. Avevamo detto di smetterla... di rifugiarci in quel tanto di infantile che rende innocente la vecchiaia... Se non proprio di tenerci per mano davanti al buio che avanza, almeno non incrudelire inutilmente.
Il Colonnello - S, hai ragione, sono noioso... o anche volgare e magari le due qualit insieme, anzi le tre, le quattro, le cinque, tutte le altre che puoi pensare, e aver la piet di non dire. Ma, mio malgrado, resto maledettamente lucido. Vorrei uniformarmi al gusto comune, al tipo medio di morale corrente. Impossibile. Quando ho bevuto mi tocca percepire tutto, devo registrare ogni impulso segreto, analizzare i tentativi pi assurdi.
Il Soldato - (in tono insolente) Volete approfittare di questa lucidit per dirci chi ha gridato?
Il Colonnello - (stancamente) E' molto semplice. Un cavallo.
Venturella - (scattando) Stavo per dirlo! Siamo vicino al mattatoio. (Con indifferenza mentre si occupa della bambola) Li vedo passare anche in sogno i cavalli. Vanno in processione... hanno i denti color zafferano e gli occhi di vetro. Vanno a testa bassa, fanno taratatac taratatoc con gli zoccoli.
Il Colonnello - (come fra s) Ogni tanto nitriscono.
Dauli - E le lingue pendule leccano la morte.
Venturella - (a Edmea) Io so anche come fanno per ammazzarli. Gli legano le zampe, poi con un coltello affilato...
Edmea - (coprendosi gli occhi con le mani) No!
Venturella - (alzandosi e accompagnando la bambola a due mani tenta di farle compiere dei passi barcollanti) U... n... du... ... U... n... Du... ...
Il Colonnello - (andando verso il cancello) Seguitiamo a scavare in una montagna di cenere che ci frana addosso da tutte le parti.
Dauli - E noi combattuti fra la paura di trovare, e la delusione di restare a mani vuote.
Il Colonnello - Finch, almeno per voi, viene l'ora di mettersi la cuffia d'ascolto.
Dauli - E di rifugiarmi nelle voci degli altri. Ma sono tentazioni anche quelle. Si comincia con delle modeste curiosit. Un appuntamento insolito... una frase eccitante... Poi diventa un vizio come guardare per il buco della serratura. E finalmente...
Il Colonnello - No, basta! Abbiamo promesso di non scavare pi nella cenere. Qualunque cosa accada. (Un tumulto di voci fuori scena fa s che tutti si volgano verso l'ingresso pedonale. Le parole del diverbio giungono confuse ma si riconosce la vocetta del professore d violino che squittisce: .Vigliacchi, aiuto!. Poi l'ometto entra precipitosamente dalla destra. Ha la cravatta di traverso, il panciotto sbottonato, e stringe a due mani l'astuccio dello strumento quasi per farsene scudo. Accorgendosi che nel cortile c' gente, tace ansimando, cerca di darsi un contegno, si sforza di sorridere).
Il Professore - Buona... buona sera... Fa caldo, eh? C' un'afa come... come se dovesse scoppiare un temporale. (Ridacchiando) Sar anche per questo che siamo tutti un po' su di giri... I nervi, voglio dire... e un nonnulla sufficiente per allarmarci. (Abbottonandosi il panciotto e accorgendosi che qualche bottone saltato) Guardate un po' come mi sono ridotto per uno stupido equivoco. (Lieve pausa) Come? (Poich nessuno risponde) Stupido equivoco, s... non trovo altra definizione. (Un silenzio pesante. Tutti osservano il Professore di violino restando immobili e senza parlare. Il Professore cercando di apparire disinvolto) Ecco qua... si spezzata anche la catenina dell'orologio... per fortuna non vale gran che... (Un'occhiata circolare nella vana attesa che qualcuno rompa il silenzio) Pu darsi che io stesso, nel tentativo di divincolarmi... (Sorridendo) Che sciocco... Dimenticavo il principio... Non avrete creduto, spero, a un'aggressione? (Frugandosi in tasca e cavandone il portafogli) Ecco il portafogli, a prova che non mi hanno derubato... Perci dicevo, non si tratta di teppisti o roba del genere... I soliti ragazzacci di periferia... (Lieve pausa) Eh? (Ridacchiando) Scusate... mi era sembrato che qualcuno... (Cavando di tasca il fazzoletto e tamponandosi una guancia) Ah, capisco forse mi sono graffiato... Deve essere stata la fibbia dell'astuccio. Sapete come succede... Eh gi... perch quando quei due. (Lieve pausa) S, erano due... Ah, non l'avevo detto? Forse due ubriachi, i quali camminando a sghimbescio mi sono venuti addosso... Allora istintivamente ho alzato l'astuccio del violino... e certo mi sono graffiato la guancia. Devo avere anche gridato qualche cosa... Oppure sono stati loro a gridare.... Non ricordo. (Altro pesante silenzio. Il Professore gira gli occhi intorno e il suo sguardo si incattivisce) Ah, cos? (Indietreggiando lentamente verso l'albero) Debbo allora supporre che lor signori si sieno messi d'accordo per... per formare una specie di barriera... per stringermi in un cerchio di ostilit e magari di disprezzo. Per godere del mio presunto smarrimento, nella speranza che come un povero scorpione senza via d'uscita, avrei finito per mordermi con la coda... (Con voce sempre pi fremente per la rabbia) E con che diritto poi? Non sono forse un uomo libero? Anzi, un artista, e perci doppiamente libero. (Gridando con voce d pianto) Non c' nessuna legge... (Smorzando in un sogghigno) Ma lasciamo andare le leggi, per favore. Sarebbe far dell'ironia parlar di leggi a gente come voi pratica di processi e tribunali, anche se sempre riuscita a sgusciare dalle maglie. (Ridacchiando) E ora, chiss perch volete far blocco col vostro silenzio, volete pesare con la vostra presunta rispettabilit. (Raccattando l'astuccio del violino) Eh no, cari signori... mi dispiace, ma non posso prestarmi al gioco. Sarebbe troppo stupido... (Avviandosi verso le scale dei ballatoi d centro) Credete forse che lo stillicidio di pettegolezzi rimbalzanti fra le mura di questo lurido cortile, riguardino me solo? Eh no... siamo tutti dentro al pozzo... perch un pozzo fangoso, questo... (Incomincia ad inerpicarsi per la scaletta di sinistra) Una fogna, ecco... Una fogna...
Dauli - (alzando il bastone) Un momento-signor professore... sapete che la cecit non mi impedisce di vedere sino in fondo... e anche oltre.
Il Professore - (scattando) No, no, no! Voi occupatevi della registrazione delle telefonate compromettenti. (Ridacchiando mentre continua a salire) Mi capite, vero? Alludo al vostro piccolo spionaggio privato... Redditizio, lo riconosco, redditizio!
Il Colonnello - Sentite... la vostra interpretazione unilaterale, o per lo meno soggettiva.
Il Professore - (affacciandosi al ballatoio) Non una parola di pi, signor colonnello ampiamente deplorato da un giur d'onore. Non una parola di pi.
Edmea - Vi assicuro professore... Insomma avevamo preso impegno di non scavare... (Al marito) Com' quella faccenda della montagna di cenere? Spiegaglielo tu che hai maggior facilit di eloquio.
Il Professore - (dal ballatoio del secondo piano) Ecco, brava, non scavate. Ognuno lasci le sue tombe tranquille e si tenga i suoi vizietti, va bene? (Ridacchiando mentre la voce si perde nel dedalo delle scale e dei ballatoi) Proprio cos... Ognuno coltivi i suoi vizietti. Colonnelli e sgualdrine, soldati e contesse. E non se ne parli pi, una volta per sempre. (Durante la scena fra il professore di violino e gli inquilini, Venturella, scivolando nell'ombra, scomparsa, uscendo dall'ingresso pedonale, e Reana apparsa sul ballatoio. Questi due movimenti, a breve distanza l'uno dall'altro, devono verificarsi in modo che gli spettatori quasi non se ne accorgono).
Reana - (accendendo una sigaretta) Che cosa ha detto quell'imbecille?
Dauli - (con un sospiro) Ha detto che il tempo vuol cambiare. (Infatti la luna si andata gradatamente velando e dalla parte del cancello il cielo palpita di rosati lampi estivi. Pi tardi si udr qualche lontano rullo di tuono).
Edmea - (nel solito tono salottiero) E' vero, c' un temporale nell'aria. Sar questo che ci rende un pochino nervosi. Io poi che soffro di turbe psico motorie... D'altra parte riconosco che anche d'estate un po' di pioggia ci vuole. Bisogna pur pensare a quei buoni villici che attendono con ansia il raccolto innaffiato col sudore della fronte (riprendendosi) le zolle innaffiate, volevo dire. Insomma, mi avete capito.
Reana - (scendendo in cortile) Ho l'impressione d'essere arrivata tardi. (Dirigendosi mollemente verso il cancello) Ma avevo un cliente sentimentale. Niente di pi noioso. Vogliono raccontare la loro vita, piagnucolano, salvo a ritornare lucidissimi al momento di tirar fuori il portafogli.
Dauli - Credevo che fosse lusinghiero ricevere delle confidenze.
Reana - Macch confidenze. Si tratta di piagnoni che racconterebbero le loro pene anche a un paracarro. E poi io ho una mentalit sindacale e non voglio rubare il mestiere ai confessori. (Pausa) Allora? Si pu sapere che cosa aveva il violinista? Ho sentito degli strilli. Le ha buscate?
Edmea - A me ha fatto pena. (Come a s stessa) Quel ribollire di parole che venivano su dal fondo e gorgogliavano come bolle d'aria. (Lieve pausa) Deve succedere qualche cosa di simile a chi annega solo, e tuttavia grida aiuto.
Il Colonnello - Non cercava aiuto. Voleva una complicit collettiva per tranquillizzarsi. (Ridacchiando) Un bambino furibondo perch sorpreso con le dita sporche di marmellata, che si ribella al muto rimprovero degli adulti.
Reana - (in tono falsamente distratto) Forse perch gli adulti non avevano la coscienza pulita.
Il Colonnello - E' un'insinuazione?
Reana - No... Ma lui certo la pensava cos.
Edmea - (con un sospiro) Si ricomincia.
Il Colonnello - (sbuffando) E smettila!
Reana - (conciliante) Se non si fanno quattro chiacchiere in una notte d'estate...
Edmea - (alzandosi disperata) Si potrebbe avere un po' di piet.
Dauli - (rivolgendosi al cancello) Ehi, voi, avete sentito? Una signora invoca piet.
Reana - Ah, arrivato?
Dauli - Non si mai mosso... Ogni tanto sorride all'ombra.
Reana - Sta ai primi posti.
Il Colonnello - Auguriamoci che si diverta.
Dauli - Io credo di s. Certe volte spero persino che applauda, ma deve essere uno spettatore difficile. Chiss che cosa pretende da noi.
Edmea - (volubilmente) Forse la scena madre. E non detto che non ci si debba arrivare. (In tono provocatorio) Su, bravi, visto che smaniate dalla voglia di buttar fuori tutto... (Al Soldato) Peccato che siate ritornato dalla guerra senza un fucile, una pistola, magari soltanto una baionetta. (Ridendo, convulsamente) Mi par gi di leggere i titoli a piena pagina... Strage in un cortile della periferia... Un reduce fa giustizia sommaria.
Il Soldato - (scattando) Io non ho mai ammazzato nessuno! Sar stato un vigliacco, mi sar nascosto, ma giuro sulla memoria di mia madre. (S'interruppe perch Reana sorridendo gli ha messo una mano sulle labbra).
Reana - Basta. Credi che sia un merito non aver ammazzato nessuno?
Il Colonnello - (a Reana) Lasciatelo dire. Sono i residuati di onor militare che galleggiano nello stagno della sua coscienza.
Edmea - E' una sfida?
Il Colonnello - Perch una sfida?
Edmea - Nessuno ha parlato di onore e tu sputi questa parola che dovrebbe bruciarti le labbra.
Il Colonnello - (stancamente) Appunto per questo. Non ti sei ancora accorta che qui hanno importanza soltanto le cose di cui nessuno parla? (Dirigendosi verso il cancello e indirizzandosi ironicamente all'invisibile nel tono meccanico di un grammofono) L'onore, il decoro, il disdoro, la parola d'ordine e gli onori funebri, l'onor di capitano e l'onorata societ. (A Dauli cambiando tono) Ah, ora capisco. Avete ragione voi. Le parole hanno sempre un significato magico nascosto. Sapete perch non ci ha mai degnato di una risposta? Perch non lo abbiamo chiamato Vostro Onore. (Agli altri) io falso mendicante o rivendugliolo, covava in segreto l'ambizione della parrucca e della toga. (Togliendosi il panama e facendolo roteare verso il cancello in un saluto ampolloso) Vostro Onore... Eccovi ossequiato alla moschettiera. Oppure preferite un saluto borghese ventesimo secolo? (Si rimette il cappello e se lo toglie inchinandosi soltanto col capo in modo secco e grottesco) Vostro Onore! (Battendo col bastone sui ferri del cancello) Avanti! Leggete l'atto d'accusa...
Edmea - Sta bene... Vuoi il processo? (Dirigendosi rapidamente verso il cancello) Him... che buon odore di rivoluzione e di barricate. (Con veemenza e in crescendo) Eccoci qua... Autocritica come davanti ai Tribunali del popolo! C' nessuno che voglia fischiettare la Carmagnola? Ho peccato, lo riconosco e non me ne pento. La carretta non mi fa paura; non per nulla sono nata contessa. Dunque... ero giovane... anche lui era giovane, buono e generoso! (A Bauli) Immaginate di chi parlo, non vero?
Il Colonnello - (ritornando verso il centro e accendendo il sigaro) Sarebbe bella che non avesse avuto tutte quelle doti. (A Bauli) Era l'amante... (A Edmea) E con questo? Credi che non si sappia gi tutto di quella vecchia storia ammuffita? Ma andiamo... fa parte dello stillicidio quotidiano fra ballatoio e ballatoio.
Reana - (sbadigliando) Una faccenda di mantelle azzurre, se non erro, anzi uno scambio di mantelle azzurre. (A Bauli ridendo) Deve essere stato divertente. (Imitando la voce) Signor tenente, ho trovato nella camera da letto di mia moglie la vostra mantella azzurra, e voi, per distrazione, avete preso la mia! (A Edmea) La vostra fissazione delle mantelle poi... O azzurre o niente! (Scoppiando a ridere) Va bene che discendete da una nobile famiglia. Toghe e uniformi, feluche e pennacchi... Avete i quadri degli antenati?
Dauli - (indicando il cancello col bastone) Finch non sapremo quello che ne pensa lui...
Reana - Non siate impaziente. Verr anche la sua volta. Ora sono in ballo il signor colonnello e la contessa sua moglie. (Al Colonnello) Dunque... a quanto si dice gli avete messo la pistola sul tavolo...
Edmea - (scattando come contagiata dalla follia collettiva) Un momento... Troppo facile... E poi sono i precedenti che contano. C'era stato un debito di gioco. (Con un riso stridulo) Duemila lire. (A Reana) Fate pure la rivalutazione in base al valore della moneta del tempo, e poi mi direte se la vita di un giovane... Ma lasciamo andare. (Al Colonnello) Tu non gli hai parlato del tuo onore... (A Bauli gridando) Non ha parlato n di me, n dello scambio delle mantelle. Ha puntato diritto sulle duemila lire che quel povero ragazzo aveva momentaneamente sottratto dalla cassa dello squadrone.
Reana - (sedendo a gambe larghe sulla panchina) Val quanto dire, ha puntato sull'onore militare.
Edmea - Proprio cos! E l'altro ci ha creduto. (Al Colonnello) Tu no... tu non ci credevi. (A Bauli) Ma sparare sull'amante della moglie significa far sapere a tutti di essere un marito ingannato... Invece lasciare una pistola sul tavolo e far leva sull'onore della divisa... (Andando a sedere affannata) Non c' altro. (A Reana) Vi mancavano i particolari? Eccovi servita. Ne avete avuto per duemila lire... oggi svalutate naturalmente!
Il Colonnello - (stringendosi nelle spalle) Anche l'onore era dell'epoca.
Edmea - Quale onore?
Il Colonnello - Il suo come il mio. E perci anche tutta la storia svalutata. Ricaschi sempre nello stesso sbaglio di restare aggrappata al passato. Io, lui, tu, la mantella azzurra, la pistola... Non ti accorgi che tutto questo ciarpame oggi fa ridere?
Edmea - (scattando in un urlo) Ma lui morto! (Un bagliore livido e un rullo di tuono sottolineano la battuta, ma subito si ode fuori scena il ridicolo p-p-p di una cornetta d'automobile).
Il Colonnello - (con un cenno verso l'ingresso pedonale) Senti? Non pi possibile fare del melodramma. La motorizzazione non lo consente. (Si ode ancora il grottesco p-p-p che sembra chiedere aiuto nello squallore notturno della periferia).
Il Soldato - (scattando) Ma che diavolo c' ancora? (Si dirige verso l'ingresso pedonale, e si ferma sorpreso) Un tass che chiama. (Girandosi verso gli altri) Portano qualcuno... (Il Soldato si ritrae, e dalla destra entra un autista di tass che sorregge di sotto le ascelle il Bot-tore semisvenuto).
L'Autista - C' nessuno? A questo qui gli ha preso un colpo.
Reana - (dirigendosi tranquillamente verso il Bottore) Ci siamo.
L'Autista - E' dei vostri?
Reana - S, mettetelo a sedere su quella panchina. (L'Autista trascina come pu il corpo inerte del Dottore).
Edmea - Ma non un sacco di patate, un professionista!
L'Autista - E allora datemi una mano perch non ce la faccio pi. Pesa come il piombo. (L'Autista abbandona il corpo inerte del Dottore alle due donne che lo afferrano per le braccia, ma il corpo scivola e l'uomo resta in ginocchio con le braccia alzate, come crocefisso. E' evidente che cerca di parlare, ma dalle sue labbra non esce alcun suono ed egli continua a fare delle orribili smorfie).
Il Colonnello - (alzando il viso) Ricomincia anche a piovere!
Edmea - E io che mi sono fatta la permanente ieri.
Il Soldato - (avvicinandosi) Siamo al famoso inceppamento, eh?
Reana - Ma se state tutti a guardarvi a bocca aperta... (Il Colonnello si avvicina al gruppo senza mostrare troppa curiosit. Dauli resta seduto sulla panchina).
Edmea - Che facciamo?
Reana - Bisogna frugargli le tasche e tirar fuori l'astuccio con le fialette. Non ricordate pi le sue raccomandazioni? (Il crocefisso fa disperati segni affermativi strabuzzando gli occhi).
L'Autista - Per me questo bell'e andato.
Edmea - (al Soldato) Volete avere la cortesia di guardare nella tasca interna della giacca?
Il Soldato - (mettendosi a frugare con l'unico braccio nella tasca destra e nominando gli oggetti a mano a mano che li estrae) Un notes... (Lo butta via) Una penna a sfera... (La butta via) Un paio di occhiali... (Li butta via) Non c' altro.
Reana - (sbuffando) Prova nella tasca di sinistra.
Il Soldato - (frugando nella tasca di sinistra) Un altro notes. (Lo guarda) Pi piccolo. (Lo butta via) Un mazzetto di chiavi. (Lo butta via, poi mostrando una scatoletta) E' questa?
Reana - Se contiene due fialette quella.
Il Soldato - (dopo aver controllato) Infatti ci sono due fialette.
Reana - Ci deve essere anche il cartoncino con la spiegazione.
Il Soldato - (consegna la scatoletta all'Autista, poi strilla in un orecchio al Dottore) Dove avete messo quel maledetto pezzo di carta?!
Reana - (strillando nell'altro orecchio) Spiegatevi a segni! (Il Dottore continua ad ansimare e a fare smorfie).
L'Autista - Signori, qui si va per le lunghe.
Edmea - Credete che ci divertiamo?
L'Autista - Per me, fate pure... ma il tassametro gira.
Reana - Andate al diavolo! (Poi con improvvisa decisione) Mettiamolo sdraiato. (Aiutata da Edmea, dal Soldato e dall'Autista, cerca d rovesciare all'indietro l'infermo, ma questi manda spaventosi ruggiti, inarcandosi e puntellandosi per non farsi spezzare le reni).
Edmea - Che razza di ostinato!
Reana - E se provassimo a pancia in gi? Sar anche pi comodo per fargli l'iniezione.
Edmea - Forse avete ragione. (Spinto in avanti il Dottore si divincola e finisce per cadere con la faccia a terra rimanendo immobile a braccia spalancate mentre i soccorritori si asciugano il sudore).
Il Soldato - (alle due donne) Avete fatto un bell'affare! Adesso come gli leviamo il biglietto con le spiegazioni?
Reana - (scattando) Ma se non ne ha voluto sapere di farsi rovesciare sulla schiena.
Edmea - (salottiera) Non vi perdete d'animo. Non c' paziente pi difficile di un medico.
L'Autista - Signori, io vorrei andarmene... Chi che paga?
Reana - (all'Autista) Un accidente che ti pigli. La vuoi capire che se non gli facciamo l'iniezione ci resta secco?
Edmea - Voi siete addetto a un pubblico servizio e non potete andarvene. E se dovessimo trasportarlo all'ospedale?
L'Autista - (sbuffando) Mi pareva di sentirlo. Non si dovrebbe mai imbarcare un cliente con quella faccia.
Il Colonnello - (all'Autista) Su, aiutatemi a girarlo. (Afferra il Dottore per i piedi mentre l'Autista lo prende per le spalle e fra tutti e due rovesciano il Dottore che ricade sulla schiena con un tonfo. L'oscurit aumentata. La scena visibile soltanto per il rapido susseguirsi dei lampi che solcano il cielo mentre il tuono rumoreggia).
Il Colonnello - (al Soldato) Frugategli anche le altre tasche.
Il Soldato - Frugategliele voi che avete due braccia. Oh!
Il Colonnello - (curvandosi e frugando le tasche del Dottore) Eccolo qua! (Agita un cartoncino poi lo mette sotto il naso di Edmea) Leggi.
Edmea - (allontanando il capo) Sai pure che sono presbite?
Reana - (afferrando il biglietto) Date a me! (Leggendo alla luce dei lampi) La bianca per bocca... la gialla per... per iniezioni. (Agli altri) Qual la bianca? Accendete un fiammifero. (Il Colonnello accende un fiammifero e tutti guardano le fialette che l'autista ha tolto dall'astuccio e mostra sul palmo della mano).
Il Soldato - E' questa!
Il Colonnello - No, questa!
Edmea - E' questa, questa!
Reana - Questa che cosa?
Il Soldato - Questa la gialla e questa la bianca.
Il Colonnello - Nossignore! Questa la bianca e questa la gialla.
Edmea - (sbuffando) E va bene... vuoi sempre aver ragione tu.
Il Colonnello - Ma scusate, bisogna essere daltonici per non vedere che questa la gialla!
Reana - Anche per me questa la gialla. (All'Autista) Per voi?
L'Autista - (imbarazzato) Che vi posso dire... a me sembrano tutte e due verdastre.
Il Colonnello - Benissimo! Se cos che vedete i semafori...
Reana - Insomma qui bisogna prendere una decisione. La maggioranza ha detto che questa la gialla.
Edmea - E va bene, fategliela ingoiare.
Il Colonnello - Ma no, la gialla per l'iniezione!
Edmea - Ma se la bianca!
Il Colonnello - Mi farete impazzire! Dov' il biglietto?
Reana - Il biglietto, presto... (Al Soldato) Dove hai messo quel dannato biglietto?
Il Soldato - Ma se non l'ho mai avuto! Non mi scocciate pi col vostro biglietto!
Il Colonnello - (frugandosi nelle tasche) Dove diavolo si cacciato? (Mentre tutti si agitano il Dottore mugola delle frasi indistinte).
Reana - Un momento! Silenzio! (Inginocchiandosi) Che cosa volete dire? Coraggio!
Il Dottore - (in un rantolo) Vee...enturella... Vc.enturella...
Reana - (balzando in piedi) Ah gi... Ventu-rella... la ragazza, sa certamente tutto.
Il Colonnello - (guardandosi intorno) Dov' andata a cacciarsi? (Gridando) Venturella!
Edmea - (correndo qua e l) Venturella!
Il Soldato - (in preda a un'improvvisa agitazione) Ma dove si nascosta? (All'Autista) Avete visto una ragazzina?
L'Autista - Non ho visto un accidente! ho abbastanza di tutta questa storia.
Reana - (gridando) Venturella! (Mentre il temporale aumenta di violenza, la piccola folla si sbanda. Alcuni si arrampicano per le scale, altri escono per l'ingresso di destra. S odono le grida di richiamo fuori scena in allontanamento: Venturella... Venturella... Venturella...).
Dauli - (rimasto solo, si alza, avanza tentando il terreno col bastone, inciampa nel Dottore, gli si accovaccia vicino, gli prende il polso, poi borbotta) Be'... Anche i medici muoiono...
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stessa scena degli atti precedenti. Pomeriggio piovoso, cielo grigio con pennellate gialle nel breve tratto dal basso orizzonte visibile attraverso il cancello. Dalla destra entrano Reana con l'ombrello aperto e il Soldato zuppo d'acqua che si scrolla come un cane. Reana in abito da passeggio, ha un fazzoletto di seta a fiorami bianchi e neri annodato sotto il mento e scarpette con i tacchi a spillo.
Reana - (chiudendo l'ombrello) Che cosa ti ho detto? Appena a casa non piover pi.
Il Soldato - (andando a sedere sulla panchina) Avresti preferito che continuasse?
Reana - Che discorsi! Si fa per dire che ai funerali piove sempre. (Dirigendosi verso la scaletta dei ballatoi di destra) Vieni a cambiarti?
Il Soldato - Con che cosa?
Reana - Ti dar una camicia delle mie. Non vorrai buscarti una bronchite.
Il Soldato - Macch bronchite... (Cava il fazzoletto strofinandosi la testa e il collo) Non l'ho presa neanche in guerra la bronchite.
Reana - (arrampicandosi sul ballatoio) E va bene, fa il cocciuto! Come se non si sapesse che la pioggia d'estate fa rientrare il sudore. (Scompare in casa borbottando) Sudore rientrato malanno assicurato. (Il Soldato si fruga in tasca, cava una sigaretta, sta per strofinare il fiammifero sotto a una scarpa, ricorda che le suole sono infangate, e dopo qualche tentativo riesce ad accenderlo sul tronco dell'albero. Aspira una boccata, si alza, d un'occhiata al cancello, poi si rimette a sedere. Chiacchiericcio fuori scena in avvicinamento. Entrano in gruppo il Colonnello, Edmea in abito da passeggio con un cappellino pretenzioso, e il Dottore. Tutti hanno il parapioggia).
Edmea - (chiudendo l'ombrello e guardando il cielo) Ha smesso di piovere. (Al Soldato) Avete preso il sessantacinque barrato, vero?
Il Soldato - Che ne so? Ho preso un tram.
Edmea - (al Colonnello) E' la nuova linea. Si paga un biglietto unico per due percorsi, e si fa pi presto. (Si dirige verso il ballatoio di centro e sale nel suo alloggio borbottando) Ma se le cose le dico io...
Il Colonnello - (cavando un sigaro dal taschino) Perch poi dovremmo far presto?
Edmea - (affacciandosi al ballatoio) Perch alle cinque arriva il giudice istruttore per il sopraluogo. Te lo sei gi dimenticato? (Rientra borbottando) Anche il giudice istruttore ci voleva...
Il Colonnello - Ma s, s... lo sappiamo. (Il Dottore va a sedere stancamente sulla panchina. Un silenzio. Il Colonnello cerca di accendere il sigaro inumidito che non tira. Ne osserva la punta, borbotta, accende un altro fiammifero, finalmente riesce a pompare qualche boccata).
Il Soldato - Che cos' questo sopraluogo?
Il Colonnello - La parola stessa lo dice. A completamento dell'inchiesta il giudice istruttore deve recarsi sui luoghi dove avvenuta... la faccenda.
Il Soldato - Per fare che cosa?
Il Colonnello - Come posso saperlo? Non sono mai stato giudice istruttore.
Il Soldato - In caserma avevamo il sergente istruttore ed era un fetente.
Il Dottore - In linguaggio giuridico istruire ha un altro significato.
Il Soldato - Va bene, ma continueremo ad essere interrogati?
Il Colonnello - E' molto probabile.
Il Soldato - Io incomincio ad averne abbastanza. Almeno si riuscisse a capire che cosa vuole.
Il Colonnello - Chi?
Il Soldato - Il giudice. Fa delle domande incomprensibili.
Il Colonnello - Certo non siamo stati molto fortunati. (Con un sospiro) Un giudice che non ha fatto carriera.
Il Dottore - A me hanno detto che stato saltato a tutti gli avanzamenti...
Il Colonnello - C' di peggio. Scrive poesie... l'ho saputo dal cancelliere.
Il Dottore - Un fallito.
Il Colonnello - (con un sospiro) Mah... (Dalla destra entra il Professore di violino).
Il Professore - Buon giorno signori. (Dirigendosi verso il Dottore) Vi faccio tutte le mie scuse. Oggi c'era la prova generale e mi stato impossibile ottenere un permesso.
Il Dottore - Non ha importanza.
Il Professore - Vi prego comunque di accettare le mie condoglianze pi sentite.
Il Dottore - Grazie.
Il Professore - (rivolgendosi un po' a tutti) Abbiamo provato un'opera buffa con danze e balletti... E io vedevo passare funerali. (Lieve pausa) Sul palcoscenico, nella platea vuota, dappertutto... Funerali.
Il Colonnello - Ah, un funerale pi funerale del nostro, sarebbe stato difficile organizzarlo. Pioggia, fango, ombrelli gocciolanti. Non mancava nulla.
Reana - (affacciandosi in vestaglia) Giu. (Mostrando una camicia rosa tutta pizzi e nastri) Vuoi cambiarti? (Nessuno risponde, anzi nessuno alza il capo) E va bene, fa sempre di testa tua! (Rientra).
Edmea - (dall'alto) Maurilio!
Il Colonnello - (scaraventando lontano il sigaro che non tira) Non mi cambio, non ho fame, non ho sete, non ho bisogno di nulla. (Cava dal taschino un altro sigaro e dopo averlo smozzicato coi denti ricomincia i suoi tentativi di accensione. Dalla destra entra Dauli, ma nessuno gli bada. Il cieco si ferma come per orientarsi, poi si dirige verso il Colonnello picchiettando il terreno col bastone, ma capisce d'aver sbagliato e devia verso la panchina fermandosi davanti al Dottore).
Dauli - L'avete vista prima che...
Il Dottore - (dopo una lieve pausa) S.
Dauli - Come... come vi sembrata?
Il Dottore - In che senso?
Dauli - Voglio dire... Era tranquilla?
Il Dottore - (stringendosi nelle spalle) Tutti i morti sono tranquilli.
Il Soldato - (al Dottore) Sembrava che...
Il Dottore - (girandosi lentamente verso il Soldato) ... che dormisse? No. (Lieve pausa) Il cadavere non ha niente a che fare con una persona che dorme. Sono fanfaluche buone per le donnette. (Come fra s) Il cadavere un oggetto. Un oggetto incomprensibile. (Altra pausa) Sembrava persino pi lunga... il viso, invece, pi piccolo... raggrinzito. Un viso da vecchietta.
Il Soldato - (aggrottando la fronte) Come si spiega?
Dauli - (fra s) Forse la natura non ammette che una vita venga spenta prima d'aver compiuto il suo ciclo. E allora, il momento del trapasso, la fa invecchiare; quasi per ristabilire l'equilibrio turbato, l'armonia offesa.
Il Soldato - (come fra s) Quando morta mia madre non me l'hanno lasciata vedere.
Il Dottore - Non avete perso niente.
Il Soldato - (scattando) E invece s! Ero un bambino, capite? Non si pu portar via la madre a un bambino senza fargliela nemmeno vedere... E' una truffa... Proprio cos, una truffa. (Tace e si volta di scatto. Anche gli altri si girano verso l'ingresso pedonale dal quale entrato il Giudice. Capelli grigi, espressione rassegnata e stanca. Lo sguardo spento si ravviva ogni tanto per qualche lampo di amara ironia. In mano ha un ombrello da poco prezzo, sotto il braccio un pacchetto oblungo avvolto in carta di giornale. Un attimo di silenzio e di immobilit, poi).
Il Giudice - Buon giorno signori.
Il Colonnello - Buon giorno signor giudice. (Il Dottore e il Soldato si alzano, gli altri restano un po' imbarazzati e salutano a fior d labbra).
Il Soldato - (rivolto al ballatoio di destra) Reana! (La donna si affaccia) C' il giudice. (Reana scende aggiustandosi alla meglio i capelli).
Il Colonnello - Edmea!
Edmea - Eccomi, eccomi... (Scende rapidamente) Buon giorno, signor giudice. Dovete scusarci, siamo appena ritornati da una mesta cerimonia. Non so se capite...
Il Colonnello - Come vuoi che non sappia? Ha dato il permesso di inumazione...
Edmea - Ah, siete stato voi?
Il Giudice - (modesto) Lo stabilisce la procedura.
Edmea - Scusate. Il meccanismo burocratico sempre stato per me un po' misterioso.
Il Giudice - Anche per me.
Edmea - (sorpresa e divertita) Davvero?
Il Giudice - (bonario) Sono come quegli automobilisti che guidano senza sapere com' fatto un motore.
Edmea - (al Colonnello) Che persona di spirito!A
Il Giudice - Be'... (Con un'occhiata circolare e in tono distratto) Questo il famoso cortile.
Edmea - Nulla stato toccato. (Indica) Le stalattiti... il cancello... l'albero.
Il Giudice - E i bidoni della spazzatura.
Edmea - (un po' smontata) Eravamo seduti qui. (Indica la panchina).
Il Giudice - (con un sospiro) La sera del, alle ore tot, vedasi deposizioni giurate del secondo fascicolo, allegato quattro, numero di protocollo duemilaseicentocinquanta diviso due.
Edmea - (intimidita) Avete una memoria formidabile.
Il Giudice - (stancamente) E' l'unica qualit che mi stata sempre riconosciuta. (Pausa) Nello stesso incartamento ci sono i rilievi della Scientifica, il grafico con le indicazioni... e ritratto parlato che dir si voglia. C' anche il referto medico. Tutto ci insomma che, nel caso si giungesse al dibattimento, costituirebbe la verit processuale.
Dauli - Che sta alla verit vera come un fiammifero sta al sole.
Il Giudice - (stringendosi nelle spalle mentre gironzola qua e l) Il sole entra difficilmente nelle aule giudiziarie. Perci i giudici hanno facce pallide.
Il Colonnello - Tuttavia la legge non pu prescindere...
Il Giudice - Esatto. Non pu prescindere. Ma ci sono i decreti, le disposizioni transitorie, le sentenze passate in giudicato che fanno testo. E poi ogni legge ha i suoi commenti, le sue glosse, le sue chiose, le aggiunte e varianti, e talvolta, le dissuetudini... (Sorride divertito) Proprio cos, le dissuetudini...
Il Professore - Se ho ben capito, quella che conta l'interpretazione.
Il Giudice - ... che pu essere estensiva, restrittiva, analogica...
Il Dottore - (sbuffando) L'essenziale che si giunga a una sentenza definitiva.
Il Giudice - Naturalmente. Ma per essere definitiva bisogna che sia omologata. E pu anche essere sospesa, rinviata, appellata o cassata.
Edmea - Che ammirevole babilonia! (Toccandosi la fronte) D le vertigini. Tutto stato previsto.
Il Giudice - S, tutto stato previsto. Persino il dubbio, la cui ombra rimane come una nube minacciosa su ogni deliberato della giustizia. (Un silenzio).
Il Colonnello - Eppure il nostro paese la culla del Diritto. Cos almeno si dice.
Il Giudice - (sorridendo) E' la verit; ma il diritto ha molte facce. Ha un aspetto poliedrico... Pu essere acquisito, caduco, derivato, eccezionale, inalienabile, inconcusso, ipotetico... (Con un sospiro) Parliamo d'altro se non vi dispiace. (Al Dottore) Che cosa fate voi la domenica?
Il Dottore - Non ho mai avuto domeniche. Ho avuto clienti, visite, consulti, preoccupazioni, tutto fuorch domeniche.
Il Giudice - (con voce sognante) A me sarebbe piaciuto una casetta in campagna. Magari con un fiumiciattolo...
Edmea - Per pescarvi le trote.
Il Giudice - No... per ascoltarne il mormorio.
Edmea - (soddisfatta) Siete un temperamento georgico. Come vi capisco...
Il Giudice - Invece, nelle giornate festive debbo smaltire il lavoro arretrato. Fatica del tutto vana, perch anche se le mie giornate fossero di quarantotto ore, non riuscirei nemmeno a intaccare la montagna di processi lasciata dalle generazioni di giudici che mi hanno preceduto. Una montagna che ogni anno si accresce, e talvolta frana e dilaga, mettendo a dura prova i miei dipendenti.
Il Colonnello - Tuttavia bisogner pur trovare un rimedio per risalire la corrente.
Il Giudice - Il rimedio non mai stato trovato. Ma non mi scoraggio. Ogni giorno avanzo di qualche metro nella marea di scartafacci. (Con un sorriso triste) A volte mi sembra di essere un vecchio battello su un fiume di polvere e inchiostro. (Lieve pausa) E gli avvocati spingono, si agitano, ronzano attorno a noi come mosche, scovano nuovi testimoni, presentano ricorsi, invocano perizie, chiedono rinvi...
Il Colonnello - Provocando nuovi ritardi.
Il Giudice - S, ma tutto sommato aiutano la macchina, o forse sono le bielle di quelle ruote a pale che permettono al vecchio battello di risalire il fiume della giustizia. (Altra pausa, poi al Dottore) Be', lasciamo le divagazioni e veniamo alla vostra infelice figliuola.
Il Dottore - (brusco) Non ho mai avuto figlie. L'avevo adottata.
Il Giudice - Gi, ricordo... Ho detto figlia da un punto di vista...
Il Dottore - Non c' nessun punto di vista. E' stato un ripiego burocratico. Diciamo una corda, un cappio, quello che volete.
Il Giudice - Spiegatevi meglio.
Il Dottore - Ho adottato la bambina per tener legata la madre. Ecco! Ma non servito a nulla.
Il Giudice - Non potevate sposarla?
Il Dottore - L'avrei fatto, ma lei non ne ha mai voluto sapere. Era volubile, instabile, frenetica.
Il Giudice - Comunque non vedo che relazione abbia tutto questo con la morte della bambina.
Il Dottore - E invece ha relazione. Quando la donna se ne and col mio assistente, ho desiderato con tutte le forze che ritornasse.
Il Giudice - (educatamente annoiato) Un desiderio legittimo dal punto di vista soggettivo. Quella donna era per voi un'abitudine.
Il Dottore - Peggio. Una droga.
Il Giudice - (in tono rassegnato) E ogni suo gesto, ogni sua parola, provocava nella vostra sfera sessuale un riflesso condizionato. (Con un gesto vago) Sono stati scritti volumi su questo argomento.
Il Dottore - Pu darsi. Ma per indurla a ritornare ho tentato tutti i mezzi. Telepatia... radioestesia... onde corte... (Pausa) E ogni tanto pensavo... Se la bambina si ammalasse, forse la madre ritornerebbe.
Il Giudice - Va bene... E nel vostro subconscio nasceva, naturalmente repressa dai freni inibitori, la mostruosa speranza che la bambina morisse. Unico mezzo per costringere la donna a ritornare. E' questo che volevate dire? Ma io non sono un medico psicanalista, sono un giudice, e i vostri conflitti, le vostre inibizioni, i vostri complessi, non mi interessano.
Il Dottore - Supponevo...
Il Giudice - Supposizione errata. Per il giudice hanno valore soltanto i fatti. Esiste la deposizione del conducente del tass targato 22-475, il quale la sera del giorno tot, alle ore tot, vi ha raccolto mentre gi sul vostro viso apparivano i sintomi di una crisi anginosa, e vi ha trasportato qui, allorch la bambina, vedasi referto medico, era morta da circa mezz'ora. Voi non avete avuto la possibilit materiale di uccidere la bambina. Tutto il resto della vostra vita non mi riguarda e non mi interessa.
Il Dottore - Capisco. Per voi una contabilit.
Il Giudice - Non pu essere altro. Le prove si raggiungono attraverso un calcolo esatto dei tempi. Del resto anche le pene si irrogano in base a una tariffa... Il Codice.
Reana - (che ha seguito attentamente il dialogo) Signor giudice, anch'io in questi giorni non ho fatto che riflettere sul mio caso.
Il Giudice - ... che ancora pi semplice, perch non vi siete mai mossa dal cortile. Le deposizioni degli inquilini sono assolutamente concordanti su questo particolare.
Reana - (in tono ansioso) Non importa. Dovete ascoltarmi. Debbo dirvi tutto... Ho bisogno di dirvi tutto, di vuotarmi...
Il Giudice - (con un gesto sconsolato) Non posso impedirvelo.
Reana - Neanche io amavo quella ragazzina... Non che la odiassi beninteso, ma mi era antipatica.
Il Soldato - (brontolando) Qualche cosa di pi.
Reana - (scattando) E va bene... una specie di avversione.
Dauli - (come fra s) Forse un inconscio sentimento di rivalit femminile.
Reana - (cupa) Forse...
Il Giudice - (visibilmente infastidito) Sentite... tutte le perizie escludono che l'assassino sia stata una donna. Perci i vostri scrupoli non possono interessare il magistrato inquirente.
Edmea - Allora anch'io sono fuori causa? No, signor giudice. Io avr sempre il rimorso di non essermi accorta che la bambina era uscita, e non faccio che chiedermi... Perch se n' andata senza dir niente a nessuno?
Dauli - (in tono sommesso) A chi avrebbe dovuto dire qualche cosa? La morte le ha fatto cenno, e lei ha ubbidito.
Edmea - Be', una versione molto poetica.
Il Dottore - Ma non risolve nulla.
Il Professore - D'altro canto se il signor giudice si scomodato a venir sin qui...
Il Giudice - (stancamente) Era il mio dovere. Non si pu chiudere un'istruttoria senza il sopraluogo. (Come fra s) Uno dei tanti inutili atti del nostro mediocre rituale.
Il Professore - Ma un sopraluogo presuppone una nuova indagine, nuove ricerche, magari nuovi orientamenti.
Il Giudice - Nel nostro caso, no. (Pausa) Tutto stato detto... e ci che non stato detto, facilmente intuibile. L'ambiente, voglio dire, l'atmosfera... A meno che...
Il Professore - A meno che?
Il Giudice - A meno che la verit non giungesse dal di fuori... Da un'altra dimensione.
Il Colonnello - Credevo che foste venuto qui per rendervi conto...
Il Giudice - Gi, ma non ho trovato niente di nuovo... Nei verbali d'interrogatorio, perch non dimenticate che io debbo attenermi a quelli, c' tutto... Il cortile, le stalattiti, l'albero morto...
Edmea - (a bassa voce) Anche la nostra disperazione ?
Il Giudice - S, c' anche quella. (Pausa, poi come se avesse assistito alla scena) Vi siete messi a chiamare la piccola, a cercarla tutto intorno alla casa sotto la poggia. Strazianti grida nella notte fonda... e il vento le portava via. (Va a sedere sulla panchina).
Dauli - Forse chiedevamo aiuto anche per noi.
Il Dottore - (cupo) Ma nessuno ha risposto ai nostri richiami.
Il Giudice - Chi avrebbe dovuto rispondere? (Lieve pausa) Prima, bisognava cercarla.
Il Colonnello - Prima quando? Non sapevamo nemmeno che fosse uscita dal cortile.
Il Giudice - (come fra s) Non mi riferivo a quella sera.
Il Colonnello - E' un rimprovero?
Il Giudice - (stringendosi nelle spalle) Una semplice constatazione. (Lieve pausa) Sia come non detto. (Altra pausa) E finalmente avete trovato il cadavere... (Un silenzio).
Il Dottore - Era a cento metri dal cancello, e nessuno l'ha vista.
Il Colonnello - C' un avallamento, lo sapete bene.
Il Soldato - Con l'erba alta cos.
Il Giudice - (cogitabondo) C' sempre qualche cosa di diverso attorno a noi. Crediamo di conoscere tutto, di sapere tutto. (Pausa) Il cancello per esempio...
Reana - Ecco, il cancello. Anche la ragazzina un giorno disse d'aver visto qualcuno dietro le sbarre. (Al Colonnello) Ricordate?
Il Giudice - Pura coincidenza. D'altronde non c' ragazzina che almeno una volta non sia stata insidiata, c' tutta una letteratura in proposito... letteratura giudiziaria, voglio dire.
Il Colonnello - I giornali hanno parlato di un bruto...
Il Giudice - S, lo so... E' il cavallo di battaglia di ogni cronista. II bruto, i prati della periferia. (Pausa) E poi che significa un bruto? E' come dire un malvagio, un maniaco, un incosciente. Parole... (Altra pausa) Qualunque sconosciuto che ci passi davanti, coperto di stracci o chiuso in un'automobile fuori serie, pu essere un bruto.
Il Professore - Tuttavia l'assassino doveva pure avere un volto e soprattutto delle mani.
Il Giudice - (guardando nel vuoto) Un volto conosciuto soltanto dalla vittima, ossia dall'unico teste che non dir a nessuno il suo segreto. (Pausa) In questo genere di delitti, c' una strana interdipendenza fra l'uccisore e l'uccisa. Starei per dire un patto di mutua complicit. Sembra quasi che la vittima favorisca l'alibi dell'assassino. Infatti molto raro che l'autore di questo genere di crimini venga scoperto. (Pausa, poi come fra s) Ed proprio per questo che me ne stata affidata l'istruttoria.
Il Colonnello - Se ho ben capito...
Il Giudice - (con un sorriso amaro) S, avete capito. (Pausa) Ma non il caso di drammatizzare. In ogni grande agglomerato urbano, fra i moltissimi cortili, ce n' sempre uno simile a questo. E... naturalmente c' anche un giudice fatto su misura per questo genere di cortili.
Edmea - (in tono di educato rammarico) Ci molto spiacevole.
Il Giudice - (sorridendo) E' il termine esatto. (Pausa) Che cosa stavamo dicendo?
Il Colonnello - Che non facile identificare il colpevole di un delitto come questo.
Il Giudice - Ecco, gi... il colpevole.
Dauli - Figuriamoci poi se colpevoli fossero parecchi. (Il Giudice si volta verso il cieco con improvviso interesse).
Edmea - Parecchi come?
Dauli - Non lo so. Un'idea che mi balenata.
Edmea - (volubilmente) Oh, signor giudice, non l'ascoltate. Il signor Dauli si destreggia con le immagini create dalla sua inesauribile fantasia, come quei giocolieri che riescono a far vorticare nell'aria dei piatti o delle fiaccole accese. Figuratevi che era riuscito a convincere un po' tutti che in certe ore del giorno veniva qualcuno al cancello.
Il Giudice - Invece?
Edmea - Invece non c' mai stato nessuno, guardate! (Cos dicendo si volta a indicare la porta carraia e la frase le muore sulle labbra. Meno il cieco, tutti istintivamente guardano in quella direzione e restano stupefatti. Dietro le sbarre del cancello apparsa una figura femminile. E' una donna di mezza et, dal viso pallido, ma dagli occhi ancora pieni d fulgore giovanile. Indossa un corto impermeabile che non permette di stabilire se si tratta di una donna elegante o di una popolana. La figura femminile resta un po' immobile, poi cava una mano di tasca e imprime una leggera spinta al cancello che subito si apre. Venturella divenuta adulta entra nel cortile, e agli spettatori non sar difficile riconoscerla perch la parte sostenuta dalla stessa giovane attrice. I personaggi invece la osservano con un vago sgomento. Il Giudice si avvia verso destra come se volesse andarsene, poi si ferma).
Il Giudice - (volgendosi agli altri nel puerile tentativo di impedire che si esca dalla normalit) Ebbene? Cosa c'? (Nessuno risponde, ma dal modo con cui indietreggiano volgendo occhiate smarrite verso Venturella e poi guardando il Giudice, chiaro che tutti attendono da lui una spiegazione).
Il Giudice - (ostinatamente) Non c' nessuno!
Dauli - (con lieve angoscia) Signor giudice...
Il Giudice - (a Dauli, quasi rabbiosamente) Non c' nessuno, ho detto! Potete chiederlo agli altri.
Edmea - (cercando di dominarsi) Signor giudice... non negando che...
Il Giudice - Che cosa? Vi avverto che accetto soltanto domande di carattere giuridico. Non posso ammettere interventi che non abbiano attinenza con gli Atti del mio ufficio.
Il Dottore - Tuttavia dovete ammettere...
Il Giudice - (ostinatamente) Mi rifiuto.
Il Colonnello - (in tono cortese ma grave) Le assicuro che non siamo in nessun modo responsabili di quanto accade. D'altro canto-se lei proprio convinto di aver terminato il suo compito...
Il Giudice - (stizzosamente) Non ho detto questo. E poi una procedura istruttoria non mai finita. Pu sempre essere riaperta. (Lieve pausa) L'incartamento pu essere avocato da un magistrato di grado superiore.
Il Dottore - (quasi suggerendo) Se un fatto nuovo...
Il Professore - (nello stesso tono) Un cancello che si apre per esempio...
Il Colonnello - Un cancello chiuso da tempo immemorabile.
Il Giudice - (corrucciato) Va bene, ammettiamolo. (Lieve pausa) Ma pu trattarsi di un caso fortuito. (Con un'occhiata in tralice a Venturella) Avevate... che so... un appuntamento?
Venturella - (sempre con lo sguardo fisso nel vuoto) Forse... In ogni caso dovevo venire.
Il Giudice - (come a se stesso) Gi... mancava la vittima. (Pausa di riflessione, poi in tono burbero) Beninteso mi limiter alle domande di rito... Et?
Venturella - Aveva tredici anni... i tredici anni di allora.
Il Giudice - (spazientito) I tredici anni di pochi giorni fa.
Venturella - Per voi... Per lei, lontanissimi.
Il Giudice - (sempre senza guardare Venturella) Comunque... un'et difficile.
Venturella - Ma lei non lo sapeva.
Il Giudice - Naturalmente... Era... era anche maldestra come un cucciolo... e qualche volta, agitando le zampette, graffiava senza volerlo.
Venturella - (con lieve fastidio) Ma s che lo voleva. Era divertente ferire i grandi. Vendicarsi.
Il Giudice - (sbuffando) Ammettiamo pure che una ragazzina vissuta fra gli adulti, senza la protezione materna, abbia potuto provare sentimenti confusi, sentirsi smarrita, vagamente spinta alla ribellione. (Decidendosi a guardare Venturella) Sbaglio? (Venturella non risponde) E poi questa gente chiusa nel cortile-questa gente che litigava, che si calunniava a vicenda. Tutte queste voci irose, pettegole... Le ignobili vicende raccontate fra un ballatoio e l'altro, costituivano per la bambina...
Venturella - Uno spettacolo.
Il Giudice - (disorientato) Be'... ammettiamolo pure.
Venturella - (nel tono distaccato di un medico che fa la diagnosi) Il suo spettacolo. Diciamo il suo divertente spettacolo quotidiano.
Il Giudice - (imbarazzato) Divertente poi..
Venturella - (implacabile) Divertente, s... e la bambina ai primi posti, tutta tesa ad assorbire ogni battuta, ogni sfumatura, ogni espressione dei volti... avida di scoprire la vita attraverso la verit dei grandi, attraverso i visi dei grandi. (Col solito sorriso triste) E intanto bisognava fingere, per non mettere gli altri in allarme, per non interrompere la rappresentazione. (Lieve pausa) Ma i bambini sanno simulare meravigliosamente. Quasi per istinto...
Il Giudice - (fra s in tono scoraggiato) L'infanzia... Questa specie di ingenua barbarie-Questo ritorno agli albori dell'umanit... Un mondo sconosciuto. L'embrione di quell'altro sconosciuto che sar l'adulto.
Venturella - (come a se stessa) E i silenzi... Lo stillicidio delle stalattiti... Il vuoto. Un vuoto che bisogna riempire in qualche modo. E cos si creano i fantasmi... e si prende il vizio della paura... (S fa un gran silenzio nel quale si ode il rumore dell'acqua che gocciola. Questo ticchettio lieve riprender a tratti in ogni pausa del dialogo).
Venturella - (guardando fissa davanti a s) Udite? Viene da quel tempo... Da quando la bimba aveva tredici anni, e aveva paura e godeva di aver paura.
Il Giudice - (lentamente ma con segreta ansia) Tuttavia... (Scartocciando il pacco che aveva sotto il braccio e cavandone la pupazza di cenci) Questa per esempio... Questa che la bambina talvolta appoggiava alla guancia.
Venturella - Per inventare una carezza...
Il Giudice - (aggrappandosi alla parziale ammissione) Appunto... per inventare una carezza... perch aveva bisogno d'amore, di affetto. (Agli altri nel pietoso tentativo di ottenere un consenso) Non sempre stillicidio. (Guardando in alto) Il cielo lass... magari soltanto un pezzetto per far da coperchio al cortile. (A Venturella) Il sole anche... E in primavera i passeri che pispigliano. (Come a se stesso) E di notte la luna, le stelle, i sogni... un povero soldato che diventa un cavaliere con lancia e corazza... e i vaneggiamenti di un cieco che si fanno poesia. (A Venturella) Non cos?
Venturella - Pu darsi... In ogni caso non mi sembra che abbia importanza.
Il Giudice - (in tono accorato) Gi... Non ha importanza... (Avviandosi alla panchina e deponendovi la bambola come si adagia un morto nel sepolcro) Forse io invento tutto... il sole, il cinguettio dei passeri, l'infanzia. (Lieve pausa) Una fabulazione ridicola, soprattutto per un giudice.
Edmea - (con un sospiro) Che dovrebbe unicamente scoprire l'autore del delitto.
Il Giudice - (a Venturella con un sussulto) Ah ecco... il delitto, il bruto.
Venturella - (con un gesto vago) No, no... Nemmeno quello ha importanza. Un brivido... un soffio... nient'altro.
Il Giudice - (avviandosi verso destra, poi fermandosi e come parlando a se stesso) Difficile... molto difficile per noi. (A Venturella) Voi stessa... (S'interrompe come timoroso) Voi stessa che avete compiuto il ciclo, suppongo vi renderete conto della difficolt da parte nostra...
Venturella - (stringendosi nelle spalle) Un giuoco...
Il Giudice - Tremendo.
Venturella - Tutti i giuochi lo sono. (Al Soldato) Dove sei stato ieri? Cod cove cose coi cost cot coi cori? Oppure... Fod fov fos fo fost foto foie fori? (Un silenzio. L'angoscia sui volti. Il giuoco infantile assurto a simbolo dell'incomunicabilit col mistero dell'universo).
Il Colonnello - (avviandosi verso la scaletta di fondo) In Africa c'era la luce che mi abbacinava... e io perseguitato dalla luce, bucato nelle pupille... Muri bianchi, sabbia di fuoco, follia bianca... (Volgendosi distrattamente a Venturella) Sognavo le nebbie, magari lo stillicidio della pioggia, balbettavo strane parole...
Venturella - (senza guardarlo ma nel tono di chi risponde approvando) Rod rov ros ro rosta rot roi ror?
Il Colonnello - (ha appoggiato stancamente il capo sulla ringhiera della scaletta e borbotta a bassa voce come per s solo) La follia bianca, l'arsura bianca, i denti bianchi delle fiere... le voci degli indigeni al mercato, lo sghignazzare delle iene... perch? Perch? (Continuer a farneticare ripetendosi, spostando le parole, confondendo i periodi in un farnetichio di domande insensate).
Il Soldato - (guardando nel vuoto) Signor giudice, io sono un povero diavolo... Ricordo il nome di una stazione diroccata... Viana... non so se fosse il principio o la fine di una parola... Mia madre sul ballatoio aspettava i clienti... mia madre... Perch? La guerra... perch?
Venturella - (impassibile) Pod pov pose poi posta pot poi pori? (Il delirio si comunica a tutti i personaggi del cortile).
Edmea - (camminando avanti e indietro e in tono affannoso) I cavalli in fila verso il mattatoio... anche noi in fila, e il tempo che passa... dicembre, gennaio, febbraio... estate, inverno, mezzogiorno, mezzanotte. (Con un dietrofront improvviso) Si ricomincia daccapo... Tutti in fila, noi e i cavalli verso il mattatoio... (S'immobilizza e continua a farneticare a bassa voce spostando le parole e confondendo i periodi) Perch il tempo passa sui cavalli? Perch le stagioni verso il mattatoio? Perch i giorni, la notte, le stagioni tutte in fila? (Mentre continua in sottofondo il borbottio di Edmea e del Colonnello, si inserisce nel dialogo astratto il Professore).
Il Professore - I funerali sul pentagramma camminano come un treno lento... Io sono salito sul treno per allontanare una maledizione nata dentro di me... Sono partito per una citt qualunque, lasciando il violino dentro la sua bara di velluto, ma la maledizione era cucita dentro di me, ribadita nel mio cervello. (Guardando fisso nel vuoto continua in un mormorio confuso mescolando le parole in varie lingue e creando involontari calembours) J'ai pris le trein... le trein m'a pris... Je suis surpris... From time to time... to time from time... Datemi una ragione di tutto questo... una ragione qualunque...
Reana - (allargando le braccia e guardando in alto) Eccomi qua... sono pronta. Suonano all'uscio, vado ad aprire, entra un uomo senza faccia... dov' la faccia degli uomini? Dov' la mia faccia? La faccia sfacciata... Io affacciata al balcone... il denaro rinfacciato, buttato in faccia. (Prendendosi il viso tra le mani e continuando in un borbottio indistinto) Suonano all'uscio... presto il trucco sulla faccia... buttati fra le braccia poi cambia faccia...
Venturella - (avviandosi lentamente verso il cancello) Modo move mos mo most moto moie mor?
Il Dottore - La portavo a spasso qualche volta... Triste cosa il silenzio di due esseri che camminano fianco a fianco senza guardarsi mai negli occhi. (Con un sospiro di scoraggiamento) Non so chi di noi due fosse l'aguzzino e chi la vittima... E intanto sorrisi a destra e a manca, scappellate, buon giorno signor dottore, buona sera, signor dottore, oh che bella bambina, sua figlia? Nessuno capiva e noi non ci capivamo... Paro a paro, tenendoci per mano, io e lei nel silenzio... una piccola mano gelata nella mia sudaticcia... e nell'aria parole non dette...
Venturella - (uscendo) Lod love los lo lost loto loie lori... (Il cancello si chiude silenziosamente alle spalle dell' apparizione. Si fa un gran silenzio. Tutti cessano dal borbottare, restando immobili come manichini abbandonati).
Il Giudice - (con un sospiro) Il sopraluogo finito. (Si avvia stancamente per la destra, poi si ferma) Oh, un'ultima cosa... (Un po' imbarazzato, ritornando ad essere il piccolo burocrate della giustizia) Di tutto quanto avvenuto, vi pregherei... (Lieve pausa) Insomma... nel nostro ambiente, fra noi giudici, voglio dire, basta un nonnulla... basta una piccola indiscrezione per screditare il buon nome di un magistrato. (A bassa voce) Perci mi raccomando. (Confuso) Chiedo scusa... Buona sera. (Esce frettolosamente dalla destra. Silenzio. Lo stillicidio si fatto pi distinto e sonoro. Il Soldato va verso la panchina, prende la bambola, la osserva un momento, poi la lancia stancamente verso i bidoni delle immondizie).
Dauli - (con un grido d'angoscia) Signor giudice! (Picchiando irosamente col puntale del bastone a terra) Signor giudice! (Poi smarrito) Soli... soli. Per sempre!
FINE
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