Quande Zena a s’addescia

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“QUANDE ZENA A S'ADDESCIA...”

AZIONE STORICA IN DUE ATTI  E TRE QUADRI

in genovese

 di

                                                                   

ENRICO SCARAVELLI

Musicata

 da

                                                    

GIUSEPPE LERTORA

Personaggi storici:                                                             

MESSER RANIERO GRIMALDI

MESSER AGOSTINO LOMELLINI

S.MO DOGE GIAN FRANCESCO BRIGNOLE SALE

MESSER MARCELLINO DURAZZO

PRINCIPE CESARE IMPERIALE

PADRE VISETTI S.J.

Altri nobili:                                 

MESSER LUIGI PICARDO

MARCHESA GERONIMA D’ASSERETO

Popolani:

NICOLO’ GIOVO

BACICCIA

ROSIN

FANNY

BALILLA

PIER MARIA CANEVARI

PITTAMULI

MICHELE COSTA

MARTINA

GIOPPO

SBRINCIO

TERESA

Generici:

UN SERVITORE

PRIMO AUSTRIACO

SECONDO AUSTRIACO

Comparse:

Popolani – Ragazzi – Soldati

SITA IN GENOVA NEL SESTIERE DI PORTORIA NELL’ANNO DI GRAZIA D. 1746

(L’aggiornamento grafico del dialetto è stato curato da ROBERTO DELLA VEDOVA)

“QUANDE ZENA A S'ADDESCIA...”

            

PRIMO TEMPO

                             

Interno del Palazzo dei Gesuiti in Via Balbi. Mobili d'epoca, tendaggi, tavolo con sedie o panche. Fra i personaggi storici vi sono Gian Francesco Brignole Sale, Raniero Grimaldi, Agostino Lomellini, il Principe Cesare Imperiale, Marcello Durazzo ed altri, nonchè personaggi di contorno come la marchesa D'Assereto, il consigliere Picardo ed altri nobili e gente del popolo.

SCENA I

(Raniero Grimaldi)

(All'apertura del sipario il fondo è buio, oppure si agisce a sipario chiuso. Nel proscenio appare  RANIERO GRIMALDI, in abiti moderni o con un soprabito che copre gli abiti di scena)

GRIMALDI :- "Ogni votta che passo pë Portöia no posso fâ a meno de pensâ ai palazziche son staeti demolìi; tûtto l'é cangiòu.. o Monastero de Monachette.. e tintorie de Mignone, de Vallebonn-a, Becchi, Rolla, Villa e quanti ätri ancon. Pammatòn, e case de vico Capriata, a vëgia ostàia.. Me ricordo i bardasciammi che zûgavan ä lippa o tiavan de prionnae cö cacciafrûsto. E donne, faxeivan cäsette a l'aguggia e o caigà o travaggiava a l'averto. Chì, s'è faeto a stöia.. Perchè quande ai zeneixi ..ghe gîa.. ghe gîa e alloa, Zena a s'addescia e cazzan potenti e.. governi. Me vegne in cheu o mae antenato Grimaldi, ch’o se ciammâva Raniero comme mì. Se dïxe sempre che allòa éan ätri tempi ma, a stöia a se ripete. Scì, l'è véa, o progresso o l'ha e seu esigenze, ma assemme a-e nostre vëge case l'è sparîo 'na parte da nostra stöia" (pensoso) "..chissà quanti de noiätri ä conoscian a nostra stöia, quella da Ligûia, quella de Zena.. Me domando perchè no l'insegnan in te scheue.. Capiscio che de votte a stöia, quella vera, a l'è scomoda.. e convegne dagghe.. 'n'ätro indirizzo.. regiâla ai comodi de chi in quello momento ne comanda. Ma, se voemmo, poemmo informâse pe' conto nostro.. andà in te biblioteche e lëze anche fra e righe. Informaeve in sci rivolgimenti politici che ghe son staeti.. a-e invaxoìn de armate de tûtti i colori.. de tûtte e razze.. dai Saraceni a-e battaglie contro i piemonteixi... Semmo staeti occupae da françeixi, spagnolli, unghereixi, croati, tedeschi, austriaci e ätri mercenari ancòn. Semmo ben poco de Zena.. però.." (ironico) "..semmo tûtto de l'apòlogo de Menenio Agrippa.. de Muzio Scevola, ch’o s'è brûxòu 'n brazzo pèrchè o no l'ha sacciûo mantegnì a seu promissa .. perchè o l'ha sbagliòu bersaglio.. pensae 'n po', se ne parla ancòn ä giornà d'ancheu tanto a l'è 'na cösa raea l'onestae" (ironizzando) "Ma ghe pensae se tûtti quelli ch'àn 'n posto de responsabilitae.. de comando.. se brûxessan solo che 'na man pë no avei mantegnûo e promisse faete?.. Aviescimo 'n'invaxòn de invalidi.. e de quelli veri.." (amareggiato) "Se a scheua insegnessan a stöia da nostra taera, a Zena se ghe vorrieiva ciù ben. In to maeximo tempo savieivan chi l'éa o mae bezâvo.. chi l'éa Lomellin.. o Botta, Marçelìn Dûrazzo, Pittamuli, Canevari e tanti ätri che no ve staggo a nominà.. savieivan di cannoìn in scî nostri forti, de quelli da Cava; savieivan da rivolta de San Tomäxo e de Portöia.. Me saieiva cäo poei rivive pë ‘n momento quelli tempi.. intrà de personn-a in ta stöia de allòa.." (riflettendo) "A stöia a l'è na reua ca se ripete in to tempo e dovve l'ommo o no l'impara mai.." (inizia un crescendo musicale mentre si fa buio. Rullio di tamburi e alla fine uno schioccare di piatti d'orchestra. Poi, il dolce suono di un piffero. Un faro illumina la posizione in cui si trova Grimaldi. Questi, si alza da terra e si accorge di vestire i panni della nobiltà genovese del 1746. La musica prosegue e Grimaldi inizia il suo canto)

(1)                         "Ma cose l'è sûccesso?" (si guarda l'abbigliamento)

                                                  Che strionezzo

                                          o l'è mai questo?

                                          Questo vestì.. perchè l'ho mì?..

                                          Che confûxòn gh'ò-ò in testa..

                                          Foscia me son assûnnòu" (si pizzica una mano)

                                                   "No.. son proppio mì..

                                                  Ma cöse ghe fasso chì-ì

                                                   vestîo coscì.."

POPOLANI  :- (dietro le quinte)

                     (2)                          "Raniero Grimaldi

                                           t'aspëta o conseggio do Dûxe

                                           do popolo fanni sentî

                                           a sêu vôxe.."

              

SCENA II

(Grimaldi-Lomellini- Doge - Durazzo - Picardo - Principe Imperiale - D'Assereto - popolani)

(Si accendono gradatamente le luci ed appare l'interno del Palazzo già detto. I personaggi sono immobili, come in un dipinto. Grimaldi si volta adagio e si avvede di essere in un’altra epoca)

GRIMALDI :- "No, no l'è véa.. o l'è 'n scherzo!.. Mi l'ho dïto pe' rîe che avieiva vösciûo intrâ in ta stöia de quell'epoca.. no l’é poscibile.." (si guarda attorno imbambolato)

                                                     

POPOLANI :- (dietro le quinte) (3)   "Raniero Grimaldi

                                                     t'aspëta o conseggio do Dûxe,

                                                     do popolo fanni sentî                  

                                                     a seu vôxe.."

         (i personaggi, che erano dapprima immobili cominciano a muoversi con naturalezza)

LOMELLINI:-  "Oh, Raniero.. t'é arrivòu finalmente"

GRIMALDI :-   "Ma.. dove son? .."

LOMELLINI:- "Che domande! In to palazzo di Gesuiti in via Balbi.. da padre Visetti comme a-o solito. T'aspëtavo pë riferì a-o nostro Dûxe, Sereniscimo Gian Francesco Brignole Sale, appenn-a nominòu.." (gli rivolge un inchino, seguito dagli altri) "..a situaziòn militare da nostra Repûbblica e rende conto anche a-o conseggio chì riûnîo..'

GRIMALDI :- (si avvicina, frastornato, incredulo. Si guarda attorno stupito)

LOMELLINI:- ".. che doppo a vittöia de nostre trûppe, ottegnûa assemme ai spagnolli e ai françeixi che aveivan occupôu Serravalle, Tortonn-a, Piaxenza, Parma, Pavia, Lûxandria e Casà, e sorti de 'sto 1746 se son, poscit’ëse, inversae a vantaggio di austriaci che in zûgno se son repiggiae tûtto. Ma, parla tì Raniero che ti sae comme stan e cöse mëgio de mì.."

GRIMALDI :- (a disagio e ancora frastornato) "Mì?... Scûsae nobili scignori ma.. son 'n po' confûxonòu me pà d'ëse 'n'ätro.. comme se.. comme se ne vegnisse da 'n'ätra epoca" (riflettendo)"Ma questo.. evidentemente, no l'è poscibile.."

DOGE          :- "Semmo tûtti sciätae e avvilìi"

GRIMALDI :- (entrando gradatamente nel personaggio)"Ehm.. comme dixeiva.." (cerca di ricordare il nome)

PICARDO   :- "Lomellìn"

GRIMALDI :- "Appunto.. Agostìn Lomellini, e nostre trûppe.. " (cerca nella memoria) "..han dovûo retiäse verso Sann-a e verso Zena, lasciando coscì a nostra çittae indifeiza"

DURAZZO  :- " ..o quattro de ottobre 'QUELLI' han occupòu San Pê d'Aenna"

PICARDO    :- "Durazzo o sa ben che noiätri no poemmo difende a çittae, tanto ciù che òua o Generale von Brown o tegne a porta da Lanterna e quella de San Tomäxo.."

D'ASSERETO:- (entra in scena) "Scusae nobili scignori se me intrometto in cöse che son da ommi ma..vorrieiva informave che i mae villaen me mandan a dì che i austro-unghereixi arröban tûtto quello ch'accàpita.. pretendan di dinae che quelli meschinetti no han mai avûo " (abbassa la testa e anche la voce si fà grave)".. violentan e donne.."

DOGE        :- "Aveivo mandòu o nostro generale Escher da-o generale Von Brown, ma quello o n'ha imposto de condizioìn imposcibili da accettâ.." (accorato) "Però.. o beive o negâ.. gh'ò faeto dî che a Repûbblica ha l'ha DOVÛO piggiâ e armi contro de loiätri in quanto noiätri éivimo forze ausiliare e che l'emmo faeto solo pë a nostra difeiza, che no l'éa NOSTRA INTENZION de fa a guaera a Maria Teresa d'Austria"

GRIMALDI :- "No l'éa nostra intenziòn?.. Ma se ne veuan fâ diventà 'n possedimento austriaco!"

PRINCIPE   :- "Ne conscideran pëzo che a regiòn do Mogòl"

DOGE        :- "O generale Botta o n'ha mandòu a dî che no gh'è ätra lezze che a seu!"

PRINCIPE  :- "Pretéize imposte pé ûmiliane, pé vendicâse di torti, a seu moddo, subîi"

D'ASSERETO:-"O Botta o fà parte do patriziato zeneize e òua o se sta vendicando in scië de noiätri perchè seu poae o l'è staeto condannòu a morte pe' 'n'attentato de quarantesette anni fà; e poi, semmo tûtti comme o l'ha trattôu Marçellìn Durazzo e Agostin Lomellini.."

LOMELLINI:- "..o pretendéiva a consegna da çittae entro unz’ôe de séia.."

DURAZZO   :- (incalzando)"..a réiza da fortezza de Gavi e o pagamento de çinquantamilla genovine in scë l’ungia"

LOMELLINI:- " Ma.. tornando ä questiòn da riûniòn, dovemmo réndise conto che a nostra misciòn a l'è fallîa"

GRIMALDI  :- "Quello che no me va zù l'é ch'emmo perso l'ocaxiòn de eliminâ quarche çentanâ de sordatti quande o Ponçeivia o l'è stracuòu"

PRINCIPE   :- "Son da maexima.. con l'inondaziòn o Ponçeivia o l'ha inondôu i loro accampamenti tra Ruijeu e-o Boschetto.. miggëa de sordatti, ûn centanâ de cavalli, tendie e 'n'infinitae de cantàri[1] de proviande son andaete a finì in mâ"

GRIMALDI :- "Foscia e nostre sorti saieivan cangiae o forse no.. chi o sà.. ma sta de faeto che semmo chì a dosso e bardosso e o popolo o ne sûbisce e conseguenze, comme sempre"

LOMELLINI:- "E no se peu manco contâghe de longo de micce"        

PRINCIPE   :- "Se pêu dighe però 'na parte da veitae.. quella che ne interessa ch’o sacce"

PICARDO   :- (con un po'di disprezzo)"Quella gente lì, o popolasso.. l'é mëgio lascialo da 'na parte.. o stà solo con chi ghe ìmpe a pansa"

NICOLO' GIOVO:- (consigliere) "Creddo che dovemmo ûn po' de rispetto a quello che tì, ti ciàmmi popolìn.. in fondo l'emmo sempre addeuviòu"

D'ASSERETO:- "Me pâ che o nostro conseggë Giovo o no segge de l'avviso do conseggë Picardo" (a Picardo) "Scià temme a reaziòn popolare?"

PICARDO      :- (scrolla le spalle) "Figûremmose"

DOGE          :- "O popolo o deve savei solo quello che ghe dimmo.. quello che ne interessa ch’o sacce, come dïva o Prinçipe Imperiale" (a Picardo, con diplomazia) "E no poemmo manco tegnîlo a-o basto solo co-e parolle o generale Botta.. dovemmo dimosträghe comprensciòn " (sottile) "No l’è vea conseggë Picardo?"

PICARDO   :- (che sta dalla parte austriaca)"No gh'é ätra solûziòn che quella de domandâ pietae a Maria Teresa"

GIOVO          :- (con disprezzo) "E o l'é ancon ûn zeneize!

PRINCIPE  :- (alludendo a Picardo)''O nostro illûstre conseggë o no vedde l'òa de mollà tûtto.."

PICARDO  :- (punto sul vivo) "Mi veuggio solo evità troppi guai ä nostra Repûbblica"

PRINCIPE  :-  "Ma se l'è comme dïxe o Grimaldi, Maria Teresa a ne veu fa diventà 'na colonia e a Repûbblica a l'andieiva a remengo.."

DOGE        :- "Scignori illûstriscimi.. visto comme stan i faeti, no veddo ätra via che obbedî a-o ciù forte.. cöse Scià ne dïxe conseggë Picardo?"

PICARDO :- "Parolle pinn-e de saeximo e degne de rispetto!"

DOGE        :- (con astuzia in modo che senta Picardo)"Principe Cesare Imperiale, avieiva bezêugno che Scià desse.. quell'incarego de fidûccia e de prestiggio a-o nostro illûstre conseggë" (con un inchino, indica Picardo)

PRINCIPE :- (stupito) "Quae incarego?"

DOGE     :- (ammiccando) "Quello che Scià m'aveiva suggerîo.. Scià se ricorda? Coscì o nostro Picardo.." (fa cenno che si toglierebbe dai piedi)

PRINCIPE:- "Ah, zà.. no me sovvegnîva.. domando scûsa " (a Picardo)"Conseggë Scià saieiva coscì corteïze de vegnimme appreuvo de de là.. devo dâghe 'n'incarego de fidûcia.." (si allontanano parlando) ".. e l'é mëgio che i ätri no sentan.." (escono)         

DOGE     :- "Scignori! Dovemmo preparà e giûstificazioìn pë 'n'eventuale rivolta popolare, rivolta pë a quae noiätri, natûralmente, no ne saviemo ninte.. me spiego?"

D'ASSERETO :- "Solito doppio zeugo"

DOGE     :- "Coscì son sempre andaete e cöse e coscì andian anche in avvegnì..Tûtti, o quaexi tût-

                     ta a nobiltae a l'é contro questa occupaziòn ch’a ne sciûga e nostre càsce e a limita i nostri commerci. Semmo serrae pe' taera e pe' mâ.. semmo prexonê, ma.. se o popolo o se ribellesse.. cöse ne poemmo noiätri?.."

D'ASSERETO: -(4)                        "Attenti però..

                                                       bezeugna ëse prûdenti,

                                                       quando sc-ceuppa a rivolta,

                                                       ghe rimette o nemigo,

                                                       ma anche innocenti.           (vede gli altri perplessi)

                                                             .................................

                                                            Veddo che sei tûtti imbarlûgae,

                                                       tegnî meno ä pelle che ai vostri dinae;

                                                       a Repûbblica a no deve moî

                                                       e i tedeschi i faiemo corrî.

                                                       .......................................

                                                       O nostro porto o rivivià

                                                       e do travaggio o daià,

                                                       e-o nemigo o dovià treppâ.

                                                       Coraggio, quarcösa ormai se remescia,

                      (con enfasi)                         Sciû e bandée gente,

                                                       Zena.. a s'addescia!"

                                                       Quarcösa se remescia..

                                                       e vediei cöse a fâ Zena

                                                       quande a s'addescia!"..

DOGE          :- (pensoso) "Questo o l'è anche 'n crûzio"

GRIMALDI :- "Ma armeno a l'é a nostra gente ch’a se mescia. Sereniscimo, sûggeriscio de ciammâ o Baccicin.. o l'è 'n capopolo.. 'n'ommo coraggioso ch’o l'ha autoritae in sciä gente.. o l'é 'n'ommo de parolla e.. sorviatûtto, o sà tegnî a bocca serrâ.. ma no bezeugna contaghe de micce.. no dovemmo ingannälo.. semmo ben che a disonestae, o ciù de vòtte a l’é..da tûtt'ätra parte"

DOGE       :- "Marcheiza D'Assereto, questo o l'è 'n compito che solo e donne san fâ" (ironico) "Comme attrovâ st'ommo... coraggiöso.."

D'ASSERETO:-"Basta attrovâ a donna giûsta.. compermisso.." (esce)

DURAZZO :- "Bezeugna organizzäse comme se deve.. fäghela pagà a-o Botta..O m'ha piggiòu a pesci in faccia e o veu quelle çinquantamilla genovine che no gh'emmo ancòn daeto e in ciù o veu a consegna de sei senatoî, oltre o Dûxe, comme ostaggi da mandâ in Austria.. " (amareggiato) "L'è con sti müri chì ch'emmo da fâ. Natûralmente gh'ò risposto pë rimme.. gh'ò dïto che palanche no n'emmo ciù e lê o l'ha minacciòu de mandâ in gîo i seu sordatti a fäse o bottìn de guaera...O séi ben comme son quelli biforchi quande fan quello che ghe pâ….."

GRIMALDI:-  "L'eutto de settembre o conte Cotek o n'ha intimòu de consegnà ätri trei milioìn de genovine.."

PRINCIPE :- (rientrando) "Ma se no ghe l'ha manco o Banco de San Zorzo.." (al Doge, accennando a Picardo) "O se n'è andaeto contento da misciòn che gh'ò daeto.."

DOGE         :- "Mài ben.." (agli altri)''Ûn milion o Banco de San Zorzo o l'ha daeto ma òua dovemmo ricorrî solo ai privae, ai nobili e ai commercianti.. o popolo pë òua bezeugna lasciälo quëtâ.. o no l'ha manco o necessäio da mangiâ!.."

LOMELLINI :- "I ciù affortunae gh'an solo micchette e stoccafiscio, fainà e pignolin..”

         {inizia la musica e poi il canto del Doge, fatto in parte alla finestra guardando Genova)

DOGE           :- (5)                            "Pövia Repûbblica zeneize..

                                                    strangoâ pë taera e pe' mâ..

                                                    con quelle assûrde preteize

                                                    a gente a no porrià mangià…..

                                                    Zena, gloriosa Sûperba

                                                    issà a testa ti sae-e,

                                                    streppa questa mal'erba

                                                    piggite a libertae"

POPOLANI  :- ( quelli in scena e dietro le quinte)

                          (6)                          "Zena, gloriosa Sûperba

                                                   issà a testa ti sae-e,     

                                                   streppa questa mal'erba

                                                   Viva Maria e viva a libertae.

                                                   Viva Maria e Viva a libertae

GRIMALDI :-  (7)                             "Da Vötri a Spéza

                                                    o Botta

                                                    o ne veu dominâ.

                    (sguaina la spada)      Armemmo a nostra gente

                                                   ch’a no se fa pestâ"

                                                   Adesciaeve zeneixi,

                                                   faeghela pagâ. 

                                                   Quande s'addescia Zena

                                                   quarchedûn o ne cianziâ-â!"

POPOLANI     :- (8)                       "Adesciaeve zeneixi,

                                                   faeghela pagâ.

                                                   Quande s'addescia Zena

                                                   quarchedûn o ne cianziâ-â!"

LOMELLINI:-  "O popolo o l'ha raxòn.. Armemmo a nostra gente"

DOGE          :- "Calma, calma.. aspëttemmo o Baciccia primma.. l'é pericoloso armâ o popolasso.. ghe faiemo avei quarche archebûxo.. pochi pë caitae.. maniman..no se sa mai"

 D'ASSERETO:- (chiede di poter entrare) "Posso?"

 DOGE            :- "Prego, Scià marcheiza"

 D'ASSERETO:- (si avvicina al Doge e riferisce) "L' ommo o l'é staeto avvertîo"

 DOGE           :-"Stimabili scignori.. ve preghieiva de andâ in te l'ätra sala 'n momento.. l'è mëgio che o Baciccia o no l'àgge troppi riferimenti.. no se sa mai che l'acciàppan i austriaci e.. sotto e tortûe se peuan fâ di nommi"

TUTTI          :- (escono con una certa celerità)

SCENA III

(Doge - D'Assereto - Picardo)

DOGE       :- (alla nobildonna) (9)    "Allòa?"

D'ASSERETO:- (10)                        "O sai chì

                                                     in scie l'imbrûnî

                                                     gh'ò faeto dî,

                                                     prûdenza ûsâ,

                                                     perché nisciûn

                                                     l'ha da avvistà…"

DOGE          :- "Beniscimo. Se vegne o conseggë Picardo Scià fasse in moddo che o no s’incontre cö Baciccia"

D'ASSERETO:- (sorridendo)"Scià no dûbite.. son cöse che noiätre donne semmo fâ" (esce)

                                                            

                                                           ................

DOGE:- (pensieroso )(11)                     "Doviòu dî,

                                                       senza dî..

                                                       doviòu fâ

                                                       senza fâ

                                                       e sempre all'erta

                                                       mi devo stâ.

                                                       De nisciûn

                                                       me posso fiâ,

                                                       Zena ti

                                                       dài, fatte önô..

                                                       Pë tì che t'ê

                                                       a nostra moae,

                                                      .......................

                                                       tûtti in pê

                                                       a lottâ

                                                       pë l'amô

                                                      da libertae.."

        

                       "In to mentre, se riûscimmo a mandâ via i tedeschi con l'aggiûtto do popolo, ä gente ghe parriâ d'ëse ciù libera perché a l'è comandâ da zeneixi.. ma o potere o saià sempre in te nostre moen. O popolo o no porrieiva rëze e sorti da çittae...pë fortûnn-a o no l'ha a capaçitae de fälo.. Do resto dovemmo tegnìse avvardae da 'n'eventuale eccesso.. ne andieiva de sorti do nostro casato.. de nostre proprietae"

D'ASSERETO:- (entra con circospezione) "Sereniscimo, gh'è zà de là o conseggé Picardo.. l'ho trattegnûo ma.."

DOGE            :- "N'aççidente, che lesto ch’o l'è staeto.. Scià o fasse intrâ e.. m'arraccomando, Scià trattegne o Baciccia quande o l'arrîa, finn-a a che no và via o Picardo"

D'ASSERETO:- "Saiâ faeto" (esce e fà entrare Picardo)

PICARDO      :- (visibilmente irritato) "Protesto Sereniscimo .. m'han faeto fâ anticamera"

DOGE            :- (con diplomatica affabilità) "Scià l'é staeto ûn fûrmine, me congratulo "

PICARDO       :-"Gh'ò 'n cavallo veloce e-o lasciapassâ di austriaci de andâ donde me pâ"

DOGE             :- "Perdincolinn-a, che amixi sti austriaci .. ma ghe domando 'pardòn' se Scià l'ha äspëttòu, no son staeto avvisòu sûbito do so arrivo.. se donca.."       

PICARDO    :- (calmandosi) "Voeivo ben dî.. tanto ciù che doveivo da ä Scignoria vostra Sereniscima o resoconto do mae operato, in relaziòn a l'incarego che m’aveiva daeto o Prinçipe Imperiale"

DOGE         :- (diplomatico) "Conseggë Picardo, amigo mae..ho tanta stimma do sò operato e con Voscià me posso confiâ perché Scià vedde.. vorrieiva che o generale Botta o savesse che ghe semmo fedeli e donca fedeli anche a Maria Teresa e che sorviatûtto femmo  o poscibile pë calmâ e teste cäde che, Dio 'n'avarde, se ne piggessan a man ghe rimettiescimo tûtti.. potere, palanche e foscia.. anche a testa" (così dicendo colpisce leggermente il collo di Picardo col palmo della mano a mo' di coltello. Questi ha uno scatto e si sposta di lato ranicchiandosi goffamente)

PICARDO     :- (massaggiandosi il collo) "Che man Dûxe.. a pâ ‘na messùja.. Finalmente sento de  parolle con saeximo.. s'accapisce che se o popolo o l'avesse i sc-ceuppi in te moen o diventieiva malemmo e andieva a finî che ghe rimettiescimo tûtto, anche l'osso do  collo" (si asciuga visibilmente il sudore) " ..e natûralmente a reazion di austriaci a saieiva GIÛSTAMENTE violenta.. l'è mëgio che sàccian..” (si guarda attorno) "chi l'è loro amigo e chi no"

DOGE           :- "Ma Voscià scià l'ha sacciûo tegnì lodevoli contatti con o Botta e quindi Scià saià  anche a-o corrente de quarche loro intenziòn in ti nostri riguardi, intenziòn che mi no vêuggio savéi pé rispetto do segreto nevvéa..." (pausa)"Però son segûo che se se poesse savei quarcösa.. pé facilità a reciproca convivenza..  pé poeighe andâ incontro.. Scià  me ne faieva parte.. o saviescimo solo noiätri duî s'intende cäo amigo  mae.. se porrieiva evitâ e.. "

PICARDO  :- (con cattiveria)" ..prevegnî, asmortâ, arrestâ, frustâ, impiccâ i ribelli e fagghe vedde che Zena a l'é in te moen ai fedeli de Maria Teresa.."

DOGE          :-  (sornione) "Scià m'ha levòu a parolla di'n bocca.. e allòa.. Scià me digghe.."

PICARDO    :- (confidandosi; con sufficienza)"Ho sacciûo da di uffiziäli, che piggiàn di cannoìn da-e nostre batterie in ti forti e anche quelli da Cava" (in tono misterioso) "N'hàn de bezeugno pë fâ a guaera in Provença.. e sciccomme Scià l'aveiva risposto coppe a-o Botta, quande o ghe l'ha domandae, quello o se i piggià ö maeximo" (appare soddisfatto della conclusione)

DOGE          :-  (minimizzando) "Ma mì ho solo risposto che ne servivan pe' a nostra difeiza territoriale.. sorviatûtto contro a 'n'eventuale rivolta popolare"

PICARDO    :- "Zà.. però o no s'è fîòu, perchè i cannoìn sparan donde ûn o i gîa.. in scià fin comanda chi a forza ghe l'ha e..  loiätri..  ghe l'àn"

DOGE           :- (ironico) "E noiätri ghe l'emmo.."

PICARDO    :- (sospettoso) "Donde?"

DOGE          :- (pronto)"In te quello posto!"

PICARDO    :- "Ma cose Scià dïxe?"

DOGE         :- "Diggo che se ne levan i cannoìn de prepotenza.. in te quello posto.. i cannoìn no ghe son ciù"

PICARDO   :- "In sciä fin ghe saieivan de longo loiätri a diféndine"

DOGE          :- "Che stondäio.. no gh'aveivo riflettûo. E quande l'è che ne levan..o crûzio de quelli mortae…?"

PICARDO     :- (misterioso) "L'uffiziale o m'ha dïto da-o o ciù a-o meno o çinque de dexembre.. appenn-a arrîa a brigata Piccolomini comandâ da-o conte D'Adda. Provvediàn piggiândo da gente de forza pe' smantellà e nostre guarnigioìn e poi trasportiàn tûtto passando pë San Tomaxo e Portöia finn-a ä Porta da Lanterna.. Ah, veuan ascì ûn bastimento pe' o trasporto..ma .. m'arraccomando.. bocca cûxia, eh?"

DOGE      :- "Ma mae fedele amigo, ghe pâ? Scià no digghe ninte a nisciûn e quande Scià gh'à notizie segûe saiò sempre pronto a riçeivilo" (intanto lo accompagna alla porta ed attende che esca) " ..ghe o daggo mì o bastimento a quello spiòn!"

SCENA IV

(Doge - D'Assereto - Baciccia )

D'ASSERETO:- (entra furtiva)"Sereniscimo.. Ghe de là….."

DOGE            :- "Scià o fasse intrà..  ghe son molto obbligòu"

D'ASSERETO:-"Son cöse troppo segrete pé fiäse di ätri... compermisso" (esce)

BACICCIA     :- (popolano genovese, sui trent'anni circa, vestito con un certo garbo. Berretto al-la genovese, pantaloni stretti al polpaccio, ecc. entra con una certa spavalderia guardandosi attorno con sospetto)

DOGE        :-  (se ne avvede) "No avei puïa zoenotto, végni avanti.. no te mangio mïga"

BACICCIA   :-  "Scignorîa, Sereniscimo.. " (fa un garbato inchino spagnolesco)

DOGE         :- "Ah.. a quante veddo conoscemmo e bonn-e mainée.. vegni.. vegni avanti" (si siede dietro il tavolo e scruta l'uomo) "Coscì tì.. ti saiesci o Baciccia.."  

BACICCIA :- "Servo so.. Scià m'ha faeto ciammâ?"

DOGE         :- "Ciammâ.. proppio ciammâ no.. perché aviae dovûo fälo..?"

BACICCIA :- (con scaltrezza) "Allòa saià staeto 'n 'errô e ghe domando licenza de retiäme"

                       (accenna a retrocedere ma viene fermato)

DOGE         :- "Ti me paggi anche fùccao[2]... cöse se dïxe in Portöia?"

BACICCIA :- "Ninte che a Sereniscima Vostra a no sacce.. i vostri sbîri gïan comme quelli di crûcchi"

DOGE         :- "Ma mì veuggio avei notizie dirette da tì..."

BACICCIA :- (togliendosi con rapidità il berretto, gli si avvicina) "A gente a no ne peu ciù de ëse subaccâ e-a no ne peu ciù de sûbì a famme e de ëse mâ trattâ.." (con tono di rimprovero) "E no solo dai sordatti do Botta, ma anche da quelli da Repûbblica.."

DOGE         :- "Dovéi ben capì che dovemmo fâ vedde che ve contrastemmo"

BACICCIA :- (ironico) "E ghe riûscì anche ben.. ma intanto, o da ûn o da i ätri, chi o piggia in te quello posto semmo de longo noiätri"

DOGE         :- (si alza) "Quello che te diò, neghiòu d'aveitelo dïto.. Mì no t'ho mai riçevûo e manco te conoscio.."

BACICCIA  :- (con sottile ironia) "A no saieiva 'na novitae"

DOGE          :- (ignorando l'interruzione)"Ho sentîo dì che i tedeschi çerchiàn de portà via i nostri cannoìn.. i nostri mortae, dai forti e dä Cava.."         

BACICCIA :- (salace) "No porriéi ciù sparäne addosso"

DOGE         :- "Saià ciù façile pe' loiätri fälo contro a gente ch’a no l'é a seu.. In sciä fin pare che passiàn proppio d’in Portöia o çinque de sto meize"

BACICCIA :- "E noiätri cöse doviescimo fâ… dagghe 'na man?"

DOGE         :- "Me mäveggio de tì.. Credeivo che ti fisci ciù asperto.. che ti sentisci o dovéi de difende a teu çittae"

BACICCI A :- "A mae çittae?" (scrolla il capo. Inizia la musica)

                                                       

                        (12)                             "E cöse gh 'é che n'appartegne

                                                 in questa çittae?.

                                                 Son vostri i palazzi,

                                                 di commercianti son e bûtteghe..

                                                 E barche in porto de chi son?

                                                 Da nobiltae e de chi ha i dinae..

                                                 Cöse dovieiva fâ

                                                 a nostra gente..

                                                 difende e vostre proprietae

                                                 pë continuà a famme a fâ?.."

DOGE         :- "Ma no sentî a necessitae de liberave da queste armate prepotenti?.. Cöse gh'éi in to sangue.. aegua?"

BACICCIA :- "Messé Dûxe parlemmose ciaeo.. cöse ghe guagnieiva o popolo.. libertae? Quae? Quella de poei dî ch’o l'ha famme?.. Ma lé o no veu a libertae de dïlo, o no veu avéi famme, ecco tûtto. O veu ëse segûo de poei vive comme o Segnò o l'ha faeti e no comme bestie sempre in to timô d'ëse arrestaê. O popolo o ghe n’à assae de avéi solo di dovéi.. o veu anche di diritti"

DOGE         :- "No son ancon i tempi. Ciùnimeno s'accapisce che.. quande saià o momento, se porriâ discûtte anche de questo.. entro çerti limiti, s'accapisce"

BACICCIA :- "Dipende dai limiti.. çerto, anche noiätri semmo zeneixi e se semmo angosciae da prepotenza di tedeschi.." (facendosi intendere) "E no solo da loro prepotenza.. Ma no emmo de armi, semmo a man nûe"    

DOGE        :- "Poei disarmâ… e guardie do Prinçipe.."

BACICCIA :-  "Coscì 'ne sparan sûbito"

DOGE        :-  "Aggi, fidûccia.. ti vediae che se lasciàn disarmâ e doppo faiàn finta de çercäve coscì o Botta o vedià che noiätri no gh’intremmo.. Ma quello che m’interessa de ciù l'è attrovà o moddo de fâ rivoltâ o popolo contro de loiätri.. ma che, in cäxo de necessitae.. saccéi tegnïlo a badda.. ch’o no scange de obbiettivo perché, i nemixi, no semmo noiätri.. ti m'hae ‘nteizo?"

BACICCIA  :- “No saià façile.. a sfidûccia a l' è reciproca, comme dïxe Pier Maria Canevari.  Ma quello che convegne a tûtti l'é de mandâ a cà seu questi armae, poi e nostre strasse se-e laviëmo tra de noiätri.. d'accordio?"

DOGE          :- "D'accordio" (gli porge la mano)

BACICCIA  :- "Me fîo solo da Scignoria Vostra Sereniscima e do Grimaldi.." (esce speditamente)

         

SCENA V

(Doge - servitore - Grimaldi - padre Visetti)

DOGE          :- "O l'é ciù asperto de çerti mae collaboratoì" (schiocca le mani ed appare un servo)

SERVITORE:- (con un inchino) "Ai sò ordini, Sereniscimo"

DOGE         :- "Tì no t'hae visto sciortî nisciûn, capîo?"

SERVITORE:- "Scià no dûbite.. A Scià Marcheiza d'Assereto a l'e andaeta co-o Marcheize Adorno a parlà co-o comandante de guardie do Prinçipe"

DOGE          : - (pensando)"Bene.. e pedinn-e son in zeugo.." (al servitore)"E òua vorrieva parlà co-o Paddre Visetti, ti l'hae visto?"

SERVITORE :- "O l'é in cappella"

DOGE           :- "Ciàmmilo appenn-a o l'ha finîo e fanni intrâ o nobile Grimaldi. Avverti i ätri scignori de de là, che son liberi e che ghe faiò savei e mae decisioìn"

SERVITORE:- (fà un inchino retrocedendo)"Ai so ordini "(esce)

DOGE            :- "Preparémmose anche noiätri"

GRIMALDI   :- (entra) "Scià m'ha faeto ciammà?"

DOGE            :- "Grimaldi, Scià deve mettise d'accordio co-a marcheiza d'Assereto pë fâ 'na festa invitando i nostri.. protettoî..come ne dixan loiätri. Devan vedde a nostra disponibilitae in moddo da dagghe da intende che.. de quello che porrieiva sûccede in çittae .. noiätri no ne semmo ninte"

GRIMALDI   :- "De quello che porrieiva sûccede?"

DOGE        :- (si guarda attomo furtivo) "Ho parlòu co-o Baciccia e.. chi o peu savéi?..Porrieiva commensà 'na rivolta popolare.. 'n boggi boggi e noiätri dovemmo ëse chì, con chi ne comanda, pë fâ vedde che semmo staeti piggiae de sorpreiza. Parliò ascì con Paddre Visetti perchè o ne dagghe, 'na man.. Quelli no gh'àn rispetto manco pe' a nostra Gëxa"

GRIMALDI    :- "Ma.. e armi?"

DOGE             :- "Quarcösa daiemo sottobanco e quarcösa se piggiàn"

PADRE VISETTI :- (Gesuita, entra) "Scià m'ha faeto ciammà?"

DOGE           :- "Padre Visetti, o boccòn o l’é pronto.. emmo bezeugno de rifûggi pë quelli che doviàn scappâ e de poeli mantegnî finn-a a che e aegue se calmiàn e vorriescimo ûsà, comme sempre, o vostro palazzo pe' e nostre inteïze feua da euggi indiscreti e poi ne faiéi avéi notizie dai vostri confrae da situaziòn e tûtto deve confluî chì da voiätri... Sò che ne daiéi 'na man.."

PADRE VlSETTI:-"Come a-o solito do resto.. e se tûtto andià come spero e con meno lûtti poscibili.. questo Päxo o porrià ëse anche a sede do proscimo quartier generale.. comme quello de San Giölamo.. Ma.. ninte soprûsi da parte de nisciûn.. me raccomando"

DOGE          :- "I subaccâmenti purtroppo ghe saiàn da ogni parte.. Quande a raggia a sc-ceuppa no l'é façile fâ raxonnà ..ma, çerchiemo de agî pe' o mëgio.."

PADRE VISETTI:- "Ho sentìo ch'éi intenziòn de dâ 'na festa con quelli.. ammassapraevi, e comm’a l’é?.. Tegnì o pê in due scarpe?"

DOGE          :- (scherzando)"Se mai ho impréizo da voiätri.. e poi, chi veu sta in bonn-a cö prinçipâ, co-e man da festa o l'ha da manezzà…"

PADRE VIS:- (sorridendo) "Se vedde che sto posto.." (indica il palazzo) "..o ve dà l'ispiraziòn e pë mâ ch’a vadde l'é sempre mëgio cazze da'n schaen che da 'na scâ.. Sempre a Vostra disposiziòn" (esce)

                         (da fuori si sentono degli schiamazzi, delle grida e poi un canto corale)

POPOLANI    :- (13)                     "Abbasso i tedeschi.

                                                      E chi ghe tegne man

                                                   Se no ne dae e armi

                                                      chì sc-ceuppa 'n ramaddàn.

                                                      Corrimmo pë a çittae,

                                                      pë e stradde e pe' caruggi

                                                      ûnimmo e nostre forze

                                                      mettemmo a beretta rossa

                                                      issemmo barricate              (il canto si allontana)

                                                      e Zena a s'addéscia…

                                                      e Zena a s'addéscia…

DOGE         :- "Se fan scrovî sti mincioìn e allòa va tûtto all'äia" (esce sveltamente)

SCENA Vl

(Servitore - D'Assereto, alcune dame e signori, Grimaldi)

SERVITORE:- (fa entrare la marchesa D'Assereto, Grimaldi, dame e signori.) "Padre Visetti o se raccomanda discreziòn.. compermisso" (esce)

         (il gruppo si apparta chiacchierando e ridendo mentre la marchesa e Grimaldi parlano)

GRIMALDI :- "Allòa o cappo de guardie do Prinçipe o l'é d'accordo.. o l'ha indicòu ascì quali son e guardie fedeli da disarmâ .. Avvertiemo o Canevari"

D'ASSERETO:- "O Baciccin o l'ha avvertîo anche o Gioanìn Carbon, o garsòn de l'ostàia, che o se impadroniâ da Porta de San Tomaxo pé consegnala a-o Dûxe..anche Maria Sapeto a l'è con noiätri. Ho sacciûo che Pier Maria Canevari o riçeviâ de armi e do çibbo da Gian Battista Ottone, o negoziante, ch’o provvedià tûtto a seu speize.. "

GRIMALDI :-(con voce grave) (14)        "Semmo arrivae a-o dunque?

                                                          O saià 'n'ätra delûxòn?

                                                          L'è questa a mae penn-a

                                                          de sarvà a nostra Zena

                                                          o de cazze in zenoggiòn"

                      

D'ASSERETO:- (15)                              "Ho sentìo l'indovinn-a

                                                         de sotto a-o mae barcon

                                                         e a l'implorâva a lûnn-a

                                                         ch’a ghe desse raxòn...

                                                         ch’armeno pé 'na votta

                                                         s'arvisse a prexòn

                                                         pë o generale Botta.."

GRIMALDI :- "Fantaxîe da Rosinn-a l'indovinn-a.. L'é a realtae che conta, ma stavotta gh'ò fidûcia" (si guarda attorno furtivo)

D'ASSERETO:- (rivolgendosi al gruppo) "Allòa voemmo fâ e preuve do ballo che daiëmo o çinque de dexembre?"

UNA DAMA :- "Semmo pronti.. començemmo" (si dispongono a fare il ballo o a vedere due danzatrici mentre Grimaldi se ne esce)

D'ASSERETO:- (dando il via) "Mûxica.. "

          (Sl ODE LA MUSICA Dl UN BALLO E TUTTO IL GRUPPO ESCE PER ANDARE     ALLE DANZE, OPPURE ACCENNA AD ALCUNI PASSI Dl DANZA DELL'EPOCA O GUARDANO IL BALLETTO MENTRE IL SIPARIO PIAN PIANO Sl CHIUDE)

fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

QUADRO PRIMO

Sestriere di Portoria - (5 dicembre 1746). Si intravvede l'ospedale di Pammatone, un'osteria, vico Capriata ed altri "caruggi". Costumi dell'epoca, tavolini davanti all'osteria dove alcuni avventori giocano alla "morra". Donne sedute cuciono o fanno la maglia chiaccherando. Rosin, l'indovina cerca di guadagnarsi da vivere predicendo l'avvenire.

SCENA I

(Popolani e popolane - Rosin - Martina - Gioppo - Giovo)

GIOPPO      :- (gioca alla morra con Nicolò Giovo) "Duî, quattro, pesso, ûn.. l'é mae" (segna i punti sull'altra mano)

GIOVO        :- "Quattro, tûtta, trei.. l'è mae" (continuano a giocare sottovoce)

MARTINA   :- (col grembiulino, si avvicina a Rosìn, l'indovina) "Ehilà… bella zovena.. semmo zà in sciò spellagente?" (segna ai quattrini ed alla sua sfera su di un banchetto)

ROSIN       :- (strano tipo di fattucchiera, copre la sfera con un panno) "Chì, se gh'é ûn ch’o spella séi propprio voì cà-a a mae donna, che benedî o vin da vostra ostàia con 1'aegua do Bezagno.. mi çerco de sbarcà o lûnäio e de mette 'na micchetta in to steumego pë levame armeno o rosiggio"

MARTINA   :- (con fare furtivo e guardandosi attorno)"Rosìn, voì che sei 'n'indovinn-a, contae 'n pittinin..  i austriaci se n'andiàn o ghe mettian e réixi?"

ROSIN         :- "Séi 'n po' de bello tipo.. che me paghae de genovinn-e.. e poi ve saviò dî"

MARTINA   :- (prende dei soldi a malincuore dalla saccoccia e li pone con forza sul tavolino)       "Piggiae.. sei a solita sanguetta"

ROSIN         :- "Gh'ò o vizio de mangià tûtti i giorni se posso. No gh'ò nisciûn che insa o pan pë mì"

GIOPPO     :- (che giocava prima alla morra, si avvicina ai due e dopo essersi guardato attorno, si rivolge ad entrambi) "Savéi a novitae?.. Gh'è do baillamme in gîo, a gente a n'ha e stacche pinn-e e a commensa a strinâ i tedeschi" (fa il gesto di menar botte)

ROSIN        :- (incuriosita) "Novitae?.. Sciù Gioppo, parla"

MARTINA  :- "Scì, còntighe, coscì poi a l'ammîa in te quella balla de vreddo e a dixe ch’a l'indovinn-a"

GIOPPO      :- "Han acciappòu di zoveni e l'han tortûrae.. aveivan cacciòu de fascinn-a sott’a-o barcòn de l'ostàia de Santagà, donde gh'éan di austriaci e poi gh'àn daeto feugo pë stanäli e l'é scappòu anche quarche sc-ceuppettà"

MARTINA  :- "Visto che questo no l'éi indovinòu.. riveuggio a mae palanche.."  (li riprende)

 ROSIN      :- (non si fà sorprendere e glie li sottrae prima che le intaschi) "Ûn pö de faccia de tolla, primma a me i dâ e doppo a se i repiggia.. Voei savéi tûtti comme a l'andiâ a finî?.. Son tempi grammi e a gente a n’à e stacche pinn-e"(guarda dentro alla sfera come a ispirarsi) "Veddo.. veddo 'na gran confûxòn, xeuan botte e sc-ceuppettae..Veddo 'na gran nebbia .. de ciù no posso dî ma.. vixin gh’é a libertae"

MARTINA     :- (con ironia)"Ma questa a no l'é 'na novitae, me ca-a Rosìn.. questo o sò anche mi e senza ammià in te quella balla"

SCENA II

                              (Popolani - Rosìn - Martina - Gioppo - Baciccin - Fanny)

BACICCIN      :- (entra in scena abbracciando alla spalle Fanny, la sua donna)

                      "Salûte a tûtti, salve Rosìn..Stae lezzendo quello che saià?.. E allòa dìnne 'n po' o nostro destin.. cöse faiàn i zeneixi.." (passano in quell'istante sul fondo della piazza, due soldati austriaci e Baciccin li additta) "..contro a 'stì mangia kartòfen?"

ROSIN      :- "Gh'éi 'n bello dî.. tûtti voei savéi se i tedeschi se 'n'andian e se ritorniàn i françeixi.. o se i spagnolli e i napoliten cacciàn via i piemonteixi.. ‘ntanto o ûn o l'ätro, sempre foresti son"

POPOLANI:- (si avvicinano lentamente e cantano in coro)

           

                       (16)                             "Sciù, sciù, vëgia imbriaegonn-a,

                                                 lëzi 'n po' in to teu cristallo

                                                 se a sorte a saià bonn-a

                                                 se saiemo sempre in ballo..

                                                 se sc-ceûppià o ramaddàn

                                                 e i nemixi se n'andiàn"

                     

ROSIN      :- (con malagrazia) "Ma che me lasciae quetà, mangiapan a tradimento.. Voéi savéi tûtto ma séi di spilorci.. e poi.. voei savéi troppe cöse e ogni cösa a l'ha 'n prexo!"    (con gesto plateale ricopre la sfera)

GIOVO        :- "Ma noiätri voemmo savéi.. Sciù.. avanti parlae che poi ve demmo quarcösa"

MARTINA  :- "..de bacchae"

ROSIN         :- "Séi di gran villén... Pronti a cegäve se ve pagan.."

MARTINA  :- "E scì, perchè tì no?" (si avvia alla sua osteria)

ROSIN        :- (17)                        "Fae tanto i coraggiosi

                                                  a parolle ghe sei fâ,

                                                  ma sei di pigoggiösi

                                                  e poi, ormai a se sà..

                                                  Mesciae a cöa comme i chen

                                                  anche ai sbïri se ve dan

                                                  due palanche pë agiûttà

                                                  i cannoìn a trasportà"        (li sbircia in malo modo)

BACICCIN :- (adirato) "Taxéi 'n po', vëgia bacûcca, gh'éi solo a lengua inviperîa. Nisciûn de noiätri se permette de aggiûttà 'sti pelandroìn a portà via e nostre cöse"

FANNY       :- "Perdingolinn-a, in parte a l'ha raxòn.. quelli ne stan fregando tûtti i nostri mortae, fan razzîa de nostre bestie, do pan, vin, òu.. e noiätri.. no femmo ninte"

GIOPPO      : - "Quaddri.. argenterìa.. vestì.. tûtto... ne veuan proppio lascià in miande"

FANNY       :- (18)                 "Forza gente issemmo a testa,

                                           tiémmo feua a nostra arbaxîa..  (gesti di assenso della folla)

                                                    Son andaeti via i franzeixi

                                           han lasciòu posto ai croati,

                                           a 'na banda de unghereixi,

                                           ai austriaci e socci vari,

                                           a spagnolli e piemonteixi,

                                           tûtti d'accordio p'arranfâ

                                           e-a nostra gente comandâ!"

GIOVO        :- "Allòa, Rosìn.. òua che v'emmo dïto tûtto, no fae manco fadïga a ‘ndovinà comme a l'andià a fini sta stöia"

ROSIN         :- "A stöia a l'é zà incommensà ma, comme a l'andià a finì, solo o Segnô ö sà. Mi son solo 'na pövia donna ch’a çerca de buscâse a vitta mesc-ciando ‘n pö de veitae con ûn pö de fantaxia.. e de votte se gh'indovinn-a..'' (tristemente) "Voiätri voei savéi troppo da ûnn-a comme mì ch’a no sa ni lëze ni scrive"

FANNY       :- "E no séi a sola"

POPOLANI:- (che possono cantare dei pezzi separatamente)

                       (19)                    "Lasciae sta a malinconìa

                                         ghe n'é zà in abbondanza"

                                          "Sciù, sciù vëgia tarlûcca,

                                          dïne a bella e dïne a brûtta.."

ROSIN       :- (legge nella sfera)"I zeneixi han puïa d'ëse abbandonae da-o governo in te moen di austriaci... gh'è tanta mäfienza in gïo.. Doppo i franzeixi, i spagnolli e unghereixi, che con i croati veuan spartîse Zena, veddo i tedeschi sempre ciù padroìn..” (guarda con interesse la sfera) “Ma.. ecco..i zeneixi s'addescian e allòa.. ghe n'é pë tûtti"

BACICCIN :- "Beneitossae, bella scoverta.. Ste chì son cöse che o san finn-a e prîe" (la invita a rileggere la sfera) "Ammiaeghe ciù ben, donna"

ROSIN       :- (esegue e in un'atmosfera di suspence e quasi in trance, legge la sfera) "T’òu chì!.. Ghe semmo!..'' (agitata) "Ghe saià 'n’insamento... Veddo de prionae.. de bandée.. Veddo di morti, ma o nemigo o se a daià a gambe. Ghe molliemo 'n berlendòn e o l'andià a fa o fanfaròn da 'n'ätra parte.. Veddo battaglie verso Montoggio.. a Scoffera.. Oh, no!"(come avesse una visione)

BACICCIN:- "Rosìn.. cös' èi visto?..

ROSIN       :- "O Pittamuli.. ä Scoffèra.. ghe spàran, no.. no posso continuà" (ricopre triste la sfera) "Zena a se scrollià de dosso l'aquila imperiale"

POPOLANI:- (che possono cantare a turno)

 

                        (20)                                "Viva Maria, viva Maria,

                                                    se l'anima portan via;

                                                    de nostre stradde,

                                                    di nostri caruggi,

                                                    ritorniemo padroìn"

                                      

                 (un ragazzo infastidisce Rosin prendendole il panno coprisfera e passandolo agli altri)

ROSIN       :- "Ehi..voiätri balilla e bardasciammi, mollaeme o mae panno" (qualcuno glie lo ridà)"No faeve piggià da e smanie.. faiei solo tribulà e vostre moae"

                     

SCENA III

(detti - Sbrincio)

                    (Appare lo Sbrincio, un losco figuro; zoppica ed ha una benda su di un occhio. Ha un cappellaccio in testa. Si avvicina lentamente, incuriosito dall'assembramento. Gli altri se ne avvedono e si aprono ad ala zittendo)

SBRINCIO    :- (insinuante) (21)    "Cös'a l'é 'sta confûxòn?....

                                                   Ghe son de novitae?

                                                   Chi éi misso a-o landòn..[3]

                                                   dimme ‘n pö se peu savèi?.."

                        (si avvede della presenza di Baciccin che gli voltava le spalle)

                                                          "Ah, l'immaginavo

                                                   séi voì Baciccia" (minaccioso e cupo)

                                                            dove séi voì s'aççende a miccia..."

BACICCIA :- (gelido, senza voltarsi)

                        (22)                            "Chi de micce no ghe n'è,

                                                 ghe son solo quelle

                                                 che voî contae.."

 

SBRINCIO :- (sordidamente) (23)    "Attenti a tûtti...

                                                   son tempi brûtti.."

POPOLANI :- (sottovoce) (24)      "Son tempi brûtti.."

.                   

BACICCIN :- (si volta e si avvicina puntando contro Sbrincio un dito accusatore) "Attento a voì Sbrincio.. parlae troppo... e ve pàgan troppo.. O piggiä o saiâ anche döçe ma quande ve tocchiä de pagâ.. saià amäo. ." (si ritrae voltandogli le spalle)

FANNY    :- (la ragazza di Baciccin, con aria da prendere in giro lo Sbrincio, gli gira attomo)

                     "Se proppio o voei savéi se parlava.. se parlava do tempo che faiä.. e òua che o savéi poéi anche taroccâ" (fà il gesto indicandogli la strada)

SBRINCIO :- (con una smorfia satanica, guarda tutti facendo pesare il proprio ruolo di spìa)"Eh zà, do tempo che faiä.. Fanny a mi no ti m’imbroggi e manco voiätri.. Attenti.. attenti perché quelli.. gh'àn a man pesante.. ve l'ho zà dïto"

                      (25)                              "Son tempi brûtti

                                                 e quelli fan parlâ

                                                 i drïti e i sordomûtti.."

GIOVO      :- (cerca di allontanare gli amici) "O dïxe finn-a ben. O l'è sempre lì ch’ò l'aggueita comme 'n fuîn. O l'é 'n spiòn e no convegne parlâ troppo con lê"

                    (Passa una ronda austriaca. Lo Sbrincio si avvicina a loro, parlotta con un graduato e poi se ne va. Fanny spinge Baciccin a squagliarsela e questi, coperto dagli amici se ne và seguito dalla ragazza. Due austriaci si avvicinano minacciosi al gruppo)

          

SCENA IV

(Gioppo - Popolani - due austriaci - Balilla - Pittamuli - Teresa - Balilla)

I° AUSTRIACO: -"Chi di foi essere tale Baciccia?"

II° AUSTRIACO:- "Agitatore, banditen, ricercato, uomo da picca" (accenna al taglio della gola)

TUTTI         :- (si guardano e fingono di nulla)

I° AUSTRIACO:- (che nel frattempo ha tirato fuori un foglio) "Amico di Pier Maria Canevari, di tale Pittamuli e.. altri ancora.. " (mette via il foglio ed a Gioppo)"Sei tu?"

GIOPPO       :- "Mi?.. No so manco chi o l'è sto.. come ha detto?.. Salsiccia?"

II° AUSTRIACO:- (Con tono adirato) "Afere detto Baciccia e no salsiccia.. Hast do verstanden? Capito?"

GIOPPO       :- (ironico)''Chì se ciamman tutti Baciccia, Gio Batta, Gianbattista.. Comme se fâ a savéi chi o l'è quello che voéi. Domandaelo a-o vostro spiòn"

POPOLANI :- (26)                           "Orbo, rango e diacolòn

                                                    Che pë quattro sporchi dinae

                                                    o vendieiva finn-a a moae"

I° AUSTRIACO: - (infastidito) "Alles farfluten.. non capire" (fà cenno all'altro di andarsene)

II° AUSTRIACO:- (minaccioso, si avvicina ad una popolana e cerca di stringerle il mento per spaventarla. Si fà avanti Giovo che toglie sgarbatamente la mano del soldato) "Noi ritornare e Baciccia.. acchiappare!" (guarda minaccioso Gioppo ed escono di scena)

TERESA        :- (apprensiva e guardinga)

                           (27)                         "O Baciccin o faiéiva ben

                                                 a lasciâ fïto a çittae

                                                 primma che i sbïri

                                                 mettan in cröxe anche seu moae"

ROSIN           : (inizia a far buio e Rosin, raccolte le sue cose, si accinge ad andarese) ''Se fâ scûo se veddiemo doman.. se o Segnô o vorrià….." 

BALILLA :- (entra in scena furtivo con l'amico Pittamuli, più grande di lui; gli altri gli fanno segno di scappare) "Attento Pittamuli.. te çercan in ti caruggi, dai amixi..in gîo.."

PITTAMULI:- "Calmaeve gente e fae attenziòn .. stae ‘n guardia..” (grave)“Gh'é do remescio.." (con circospezione) "Stae attenti; l'é probabile che passan di mangiapatatte chì a Portöia con di nostri mortae.. e anche dä Porta de San Tommäxo.. i piggiemo a prionnae se no gh'emmo ätro"

TUTTI       :- (ridono dandosi pacche sulle spalle) "Ah, ah, ah.."

TERESA    :- (avvicinandosi rapida al gruppo che ride)

                       (28)                     "Ehi, voiätri! Balilla e bardasciammi,

                                           perditempo e rattaieu,

                                           s'arrìan quelli, son malanni..

                                           o séi ben che gh'è ciù cäo piccâ

                                           che di strüdel andâ a mangiâ"

BALILLA     : - "Moae no te aximà che chì l'è d'accordio tûtta a zoentû..  che se no             se ne van con e bonn-e.."

PITTAMULI :- (interrompendo) "..I piggiëmo a cäsci in to cû" (esce sveltamente)

SCENA V

{Detti - Baciccia, Fanny)

BACICCIA :- (entra guardingo seguito da Fanny che cerca di indurlo ad andarsene)

TERESA      :- (apprensiva)"Baciccin, vattene via.. ascòndite. O Sbrincio o l'ha faeto a spîa" (accorata) "Han zà çercòu o Canevari, o Pittamuli.. e va a finî che çerchian anche tî, e ätri ancòn.. gh'àn i nommi"

BACICCIA :- "Staiö attento ma.. devo parlà con di amixi e no posso mollà tûtto pë andäme a méttime a-o segûo"

FANNY     :- "Bacci.. a l'ha raxòn .. gh'è spûssa de brûxôu"

BACICCIA:- ".. staiò attento.. no sciätaeve.."

FANNY      :- (29)                            "Baciccin vàttene via

                                                   quarchedûn t'ha faeto a spîa..

                                                   se t'acciappan quelli là

                                                   con tortûe te fan parlà"                             

 

POPOLANI  :- (30)                         "Baciccin, vàttene via

                                                   quarchedûn t'ha faeto a spîa..

                                                   se t'acciappan quelli là

                                                   con tortûe te fan parlà"

FANNY         :- (31)                        "Vanni mae ommo cäo,               

                                                   mi no te veuggio perde,

                                                   in bocca gh'ò l'amäo

                                                   in cheu gh'ò solo tì..

                                                   No te abbimà

                                                   se o "sbrincio" o t'ha tradîo.

                                                   Se o destin o vorriâ

                                                   ti ritorniae a-o teu nîo.

                                                   De Zena faiemmo a stöia,

                                                   partindo da Portöia

                                                   Ma ti te devi sarvâ..

                                                   fàllo anche pë mì

                                                   perché son a teu donna,

                                                   mi son a teu Fanny.."

BACICCIA    :- (32)                      "Oh mae Fanny,

                                                   no te aximà,

                                                   chi ha tradîo

                                                   dovià pagâ..

                                                   No däte penn-a

                                                   ognûn ha o seu destìn"

DUETTO      : - (33)                       "Se o Segnô o vorriâ,

                                                   restiemo sempre vixìn

                                                   se o Segnô o vorriâ..

                                                   Zena a rinasciâ 

                                                   Zena a rinasciâ”

FANNY       :- (quasi singhiozzando, a Baciccia) "Vanni.. vanni primma che me pente. ."

BACICCIA :- (l'abbraccia, poi rivolto a tutti)"Vaddo ma no scappo.. veddiei che da chi a'n po' sc-ceuppa o ramaddàn" (esce di corsa)

                       (si sente il passo cadenzato, di corsa, dei soldati, passo che si perde lontano)

TERESA     :- (si fa il segno della Croce)"San Zorzo, fanni che no l'acciappan"

BALILLA    :- "Quaeta moae.. o i porta a spasso in ti caruggi e poi.." (fa segno che li menano)

TUTTI         :- (parlottano, commentano e guardano)

SCENA VI

(Detti - Martina - Rosin - un drappello di austriaci)

MARTINA :- (accompagna Rosin) "A Rosìn a l'é vegnûa a dïne che son corrîi appreuvo a-o Baciccin e a di ätri sêu amixi.. però son riuscîi a semenäli.. "

ROSIN        :- (con soddisfazione) "Se son infiae in ti caruggi e no saveivan ciù da che parte sciortî e comme ai tempi di saraceni, ghe cacciävan zù dai barcoìn finn-a da rûmenta" (con aria da cospiratrice) ''O m'ha dïto de avvertive che da chi a'n pö passiàn i austriaci con ûn cannòn.. blocchaeli se poei che poi arrian i ätri.. ma òua me ne vaddo e.. mì no ne sò ninte, eh?"

MARTINA :- (con sfottò bonario) "Rosìn.. l'éi mïga letto in ta balla de veddro, eh?"

ROSIN       :- (misurandole uno scappaccione) "Ma l'acciantae ûn pö de piggiäme in gîo? Ciûttosto, accompagnaeme a-o dormitöio che l'è neutte"

MARTINA :- "E dappeu me riaccompagnae chì e coscì andiemo avanti e inderrê" (sorridono e se ne vanno)

FUORI CAMPO:- "Ein, zwei, drei, vir.. ein, zwei, drei, vir.." (si ode il comando imperioso e tutti si scostano per vedere che accade) "Ehi. . Halt" (si ode uno sparo. Un drappello di austriaci armati attraversa la scena rincorrendo qualcuno)

POPOLANI :- (a voci alterne) "Stan passando.. cöse femmo?" - "Insemmoghe quelle sûcche" -"Dài attenti ch'arrìan.. t'èi là" - (arriva di corsa qualcuno) "Bòssa.. son derrè a-o cantòn"

FUORI CAMPO:- "Schnell, schnell. ." (appare un drappello di austriaci che spinge un mortaio. Ad un tratto il cannone affonda con una ruota nella melma. Il comandante del drappello si guarda attorno a cercare aiuto)

BALILLA    :- "Ammiae, no ghe a fan ciù, son sc-ciûppae" (risatine di sarcasmo tra i presenti)

I° AUSTRIACO:- (comandante del drappello, infuriato, mena bastonate e ordina a Giovo) "Tu che riti.. tu aiutare" (lo acchiappa in malo modo e lo spinge verso il mortaio)

GIOVO      :- (traballante per la spinta, ma ancora ironico) "Va ben, va ben.. " (spavaldo) "Ma quante me dae?"

II° AUSTRIACO:- "Qvesto ti diamo!" (mena una bastonata a Giovo il quale si ribella e sferra un pugno all'austriaco che cade a terra. Ne nasce un parapiglia al grido di "daghhe, dagghe", al quale partecipano quasi tutti. Le donne si scostano e stanno a vedere apprensive)

BALILLA :- (si era discostato per cercare dei sassi assieme agli altri) "Forza figgieu I'é o momento bon. ." (prende la mira col sasso) "CHE L'INSE?"

POPOLANI :- "Insemmo, insemmo"

BALILLA    :- (scaglia il sasso e il comandante, che si era appena alzato, ricade a terra. Lancio di sassi da parte di molti. Botte fra tutti. Altrove si sentono spari e colpi di cannone. La regia mostrerà singoli episodi di battaglia prima del ritiro disordinato degli austriaci che lasciano a terra il mortaio)

POPOLANI :- "Dài, forza" (alcuni, fra i quali Balilla e Pittamuli, rincorrono gli austriaci uscendo di  scena)  "Han taruccòu!" (presi da euforia cantano)

                   (34)                                         "Viva Maria, viva a Libertae"

                                                       sti coraggiösi son scappae,

                                                       viva Maria, viva a Libertae

                                                       sti coraggiosi son scappae"

                      

SCENA VII

(detti - Pittamuli - Baciccia - Grimaldi - Canevari)

PITTAMULI:- (entra di corsa con Baciccia)"L'è andaeto tûtto comme stabilîo.. ma òua calmave, no femmo confûxòn.."

BACICCIA :- "Organizemmose."

(35)                              "L'é o momento bon,

                                                       no staeve a invexendâ

                                                       corrì da-e nostre guardie

                                                       e de armi faeve dâ.

                                                       ...............................

        (rintocco di campane)                      Seunna mëzaneutte

                                                       e doman.. brûtta giornà

                                                       perchè no staeve a credde

                                                       o nemigo o reagiâ.

                                                       Sciù, alleughae o mortà

                                                       lasciû pë a montà

                                                       se inderré tornian

                                                       pë sempre se pentiàn.."

POPOLANI         :- (36)                     "A-e armi...

                                                       a-e armi

                                                       e armi andemmo a piggiâ

                                                       tûtti insemme a l'arsennà… ." (escono cantando)

                       

GRIMALDI :- (entra in scena vestito da popolano e con lui Pier Maria Canevari) "Bravo Baciccia finalmente a rivolta a l'è inizià"

BACICCIA     :- (sorpreso)''O nobile Grimaldi co-o nostro Canevari? No l'aveivo conosciûo travestîo da ommo do popolo"

GRIMALDI   :-" Fïto, riûnì e forze perchè doman tentiàn torna l’attacco pë repiggiäse e posizioìn perse. Ghe son zà di prexonné austriaci e croati a Nervi e Recco.. Se riûnimmo tûtti a-o collegio di Gesûiti in via Balbi e a San Giölamo"

PITTAMULI:- "In Val Bezagno ghe son i nostri bezagnin che çerchiàn de fermâ i sordatti nemixi che arriviàn de rinforzo"

GRIMALDI  :- "Emmo sacciûo pé vie traverse.. dai nostri informatoì, che.."

BACICCIA   :- (interrompendolo)"..vie traverse.. do conseggë Picardo immagino, ch’o fa vedde biscebaggi.. o tegne in pê in due scarpe.. no gh’é da fiäse"

GRIMALDI  :- (sorridendo) "Comunque lé o no deve fiäse manco de noiätri, te pâ? Ma vegnimmo a-o dunque.. ve ne parlià o Canevari"

CANEVARI :- "Preparemmose perché arriviàn çento granatieri do generale Botta, con baionetta in canna, pé ripiggiäse o cannòn.. saiä mëgio fälo sparî.. Ho sentîo dî che se faiàn aggiûttà da 'na çinquantenn-a de ommi disarmae pe' portà via o mortà…"

BACICCIA  :- "Dovian passà dä porta de San Tomäxo e là gh'emmo a nostra gente pronta. Armi n'emmo poche pe' leväve e rostîe da-o feugo.. semmo costreiti a addeuvià e armi che ûsa de longo a gente in rivolta: e prîe!"

CANEVARI :- "I nostri son andaeti a vedde se riescian a piggiä di ätri mortae" (a Grimaldi) "Emmo sacciûo che in te ste proscime òe i panduri de Maria Teresa han intenziòn de occupâ o monasté de San Tomäxo e do Spirito Santo a-e porte da çittae .."

GIOVO        :- "E anche a Commenda a San Giovanni de Pré.."

GRIMALDI :- "Nicolò Giovo, Voì stae sitto ma me paggéi ciù informòu do Dûxe e do Prinçipe e alloa.. sotta a chi tocca.. i proscimi giorni saiàn quelli decisivi.." (colto da un dubbio) "I ätri cannoìn no andiéi mïga a piggiäli in Päxo eh?.. Quelli no devan ëse toccae.." (esce rapidamente mentre le luci si abbassano fino al buio. Musica del caso e fine del primo quadro del secondo atto)

          

QUADRO II

(CINQUE GIORNI DOPO)

SCENA VIII

(Musica del caso. Le luci piano piano, si riaccendono)

(Baciccia - Canevari – Popolani)

BACICCIA :- "E çinque giorni son passae tra sparatöie, morti e ferîi.. l'emmo mìssi 'n po' a Pammatòn, ûn po' in te case e in ti conventi.." (a Canevari) "E òua, cäo Canevari tocca a voiätri formâ o governo da neuva repûbblica"

CANEVARI :- "Semmo zà d'accordio cö Dûxe.. co-o nostro governo provvisöio se stabilimmo dai Gesuiti de via Balbi"

POPOLANI :- (da fuori si ode un canto corale che poi si avvicina. Entrano in scena con bandiere, stendardi, gente del popolo che attraversa la scena uscendo dalla parte opposta)

         

                         (37)                                     "Cantemmo allegramente,

                                                         viva ra libertae!

                                                         Sciù, sciù tûtti contenti

                                                         corrimmo pe' a çittae

                                                         seunnando ri istrumenti

                                                         cantando in re contrae,

                                                         viva ra nostra Zena,

                                                         viva ra libertae!"

                                                         ...........................

FANNY      :- (38)                                  "Viva ri çittadin,

                                                         viva ogni sorte d'ommi

                                                         e graendi e piccenin,

BACICCIA :- (39)                                 tûtti ri galantommi

                                                         che s'én adoverae!

POPOLANI :- (40)                                  Viva ra nostra Zena,

                                                         viva ra libertae!" (*)

         

TERESA      :- (41)                                 "Mortae, bacchae, sasciae, gnaere, Portöia

                                                         gloriosa caxiòn dro nostro ben,

                                                         per voì ra Libertae Zena manten

POPOLANI  :- (42)                           con avrei daeto a Botta in sciù ra groria

                                                         Benéita e benexîa quella vittoria

                                                         che ha riportòu sto popolo da ben;

BACICCIA - FANNY:- (43)              maledetti sempre quelli chen

                                                         di quae ne farà sprëxio l'istoria

                                                         o quanto è giûsto che ro dexe sée

FANNY      :- (44)                             de dexembre a gran lettere stampòu

BACICCIA :- (45)                             sciù tutti ri cantoin de sta çittae!

PPOLANI   :- (46)                             E in sciù ra porta de San Tommau

                                                          pe' ri tempi a vegnì ghe scriverè:

                                              <L'AQUILA I GRIFFOÌN HAN SPENAGGIÒ>"  (**)

                        

           (Adagio adagio le luci si abbassano fino al buio totale. Si ode un rullio di tamburi e poi il

            suono di un piffero. Un faro illumina il proscenio dove una persona giace raggomitolata

            a terra. Indossa panni modemi. E' Raniero Grimaldi)

 GRIMALDI :- (si alza frastornato, attonito e si guarda attorno stupito)“Ma... cöse l'é sûccesso?.. E comme mai son chì.. vestîo coscì?.." (cercando nella memoria) "Ah.. me pâ de ricordâ: Portöia.. i tedeschi.. Ma quae tedeschi quelli de l'ûrtima guaera o quelli do mae bezâvo?" (cercando di ricordare) "O Dûxe!..O Baciccia, o Canevari!.. No, no.. me se sc-ceuppa a testa.. Però.. l'é comme se mì fïse intròu veramente in ti vestî do mae antenato Raniero Grimaldi.. che o se ciammâva comme mì.. No.. veramente son mì che me ciàmmo comme lê.." (si guarda attorno stordito) "Me saiò assûnnòu.." (titubante) "Mame scigôa ancon in te oëge quella esortaziôn.." (pensa) "<Attenti gente, perché quande Zena a s'addescia..>" (rimane immobile a capo chino mentre i popolani si voltano adagio, adagio andando verso il proscenio cantando)

 

POPOLANI :- (47)                          “Zena, gloriosa Süperba

                                                 issà a testa ti saê,

                                                 streppa questa malerba

                                                 viva Maria e viva a libertae

                                                 viva Maria e viva a libertae…

                                                        

                                                         

                                                         

(IL SIPARIO SI CHIUDE AL CANTO DEL CORO CHE VA LENTAMENTE A SCEMARE)

  

                                   F i n e          

NOTE:

(*)           - Dal libro di Dario G. Martini: "GENOVESI, MALELINGUE"- Sonetto attribuito a    Stefano De Franchi.

(**)           - Dal libro di Dario G. Martini: "GENOVESI, MALELINGUE"- Sonetto attribuito a   Gaetano Galliano

                                


[1] Cantari : circa 48 Kg.

[2] Fùccao: scaltro, astuto

[3] landòn: ludibrio

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