Questi ragazzi

QUESTI RAGAZZI

Commedia in tre atti

Di GHERARDO GHERARDI

PERSONAGGI

LUCIA

GIOVANNA

VINCENZO

GIANGIACOMO

ANDREA

NINETTA

(In Lombardia al tempo nostro).

Commedia formattata da


ATTO PRIMO

Un salotto in una villa di campagna. Gran porta a veranda nel fondo, due porte laterali, tavola nel centro, finestra nel fondo a sinistra.

Andrea - (medico condotto, cinquantenne, piuttosto calvo, d'aspetto rude, con grandi stivali. Quando si alza la tela in attesa, le gambe accavallate, seduto su una poltrona. A un tratto si alza e raccoglie qualche cosa dal pavimento: lo esamina: un medaglione con catena da portare al collo) To'! (Si sforza di leggere delle scritte).

Ninetta - (vecchia cameriera, passando in fretta vede l'atteggiamento del dottore e si ferma) Dottore, che cos'?

Andrea - Non so, l'ho raccolto l.

Ninetta - Oh, il medaglione della signorina. Me lo dia che glielo riporti.

Andrea - Che bisogno c'? Posso darglielo anch'io. Ora verr, no?

Ninetta - Ma non se ne dimentichi!

Andrea - Chi costui?

Ninetta - Mah...

Andrea - In tanto tempo che curo la signorina non avevo mai letto questa scritta.

Ninetta - Che cosa dice?

Andrea - Il tuo sogno, Lucia. La firma non si capisce. Io che credevo che fosse un ricordo di suo padre!

Ninetta - O perch deve essere suo padre?

Andrea - Gi, non so. Ma quando vedo sul petto di una donna che non vedova il ritratto di un signore con la barba, penso sempre che sia suo padre. Sicch, voi non lo sapete?

Ninetta - No.

Andrea - Non l'avete mai veduto costui?

Ninetta - No. Io sono con la signorina dal tre febbraio del mille e novecento quattordici... Insomma sono vent'anni e due mesi...

Andrea - E in tutto questo tempo, nessuna barba?

Ninetta - Oh, povera signorina! Con la vita che ha fatto! Con tutti quei nipoti che doveva allevare, educare... dei diavoli!

Andrea - Che c'entra! Si pu benissimo dedicarsi alla educazione della giovent e nello stesso tempo... Andate via, non avete niente da .fare?

Ninetta - Ma sa che strano lei? Prima d confidenza, poi all'improvviso...

Lucia - (compare: donna ben portante, elegante all'ottocento, cipiglio autoritario, cattedrattico) Ninetta! Non importunate il dottore! (Ninetta via) Caro dottore, mi scusi tanto se l'ho fatta attendere. Lei sa che non nelle mie abitudini. Si sieda la prego. Ma non posso uscire dalla mia camera se non sono completamente in ordine. La prima disciplina dev'essere esercitata sulla nostra persona. Ho perduto il medaglione e ho dovuto cercarlo per mezz'ora. Non l'ho trovato. (Suona un campanello) Ninetta! Qui! Il pensiero di essere priva del mio medaglione mi toglie assolutamente la possibilit di pensare.

Ninetta - Ha chiamato, signorina?

Lucia - Bada che oramai i miei ragazzi non possono tardare.

Ninetta - Tutto pronto, signorina. Oh, che emozione!

Andrea - Che ragazzi?

Lucia - I miei nipoti. Ah, lei non sa. Due dei miei nipoti, Vincenzo e Giovanna, si sono sposati in questi giorni. Vincenzo pittore: un bravo pittore, credo. il primogenito di mia sorella Antonietta e la Giovanna la secondogenita di mio fratello Carlo. Cari!... Una storia commovente il loro amore che nacque tra i giuochi d'infanzia e si mantenne vivo per tanti anni. Oh, io l'ho seguito passo passo il loro piccolo romanzo. Perch, ho educato anch'essi da quando balbettavano. Indovinai. Previdi tutto. Da cinque anni non li vedo...

Ninetta - Cinque anni e due mesi.

Lucia - Ninetta, sei ancora qui?

Ninetta - Devo andare?

Lucia - Ma naturalmente. Da quando in qua sei autorizzata a prendere parte alle conversazioni? Ah, no, aspetta. Volevo domandarti una cosa: hai trovato il mio medaglione?

Andrea - (porgendolo) Signorina, l'ho trovato io.

Lucia - (prendendolo) E non diceva nulla!

Andrea - Stavo per dirglielo.

Lucia - Ninetta, allaccia. (Ninetta esegue) Ora sto bene.

Andrea - Mi sono permesso di esaminarlo. (Ninetta via).

Lucia - Ebbene?

Andrea - Niente.

Lucia - Lei un timido dottore. frequente il caso di dottori timidi. forse un compenso morale alla loro imprudenza fisiologica.

Andrea - Sar.

Lucia - Veniamo a noi.

Andrea - Ha ricevuto? Ha letto?

Lucia - S, ho ricevuto e letto. Le dir di pi: ho letto prima ancora di ricevere.

Andrea - (felice) Intende dire?

Lucia - Intendo dire che me l'aspettavo. Quando la sua cameriera mi ha portato questa lettera (la trae di tasca) ho subito intuito di che si trattava.

Andrea - Grazie: questo significa in sostanza. ..

Lucia - Questo significa in sostanza che io sono una donna intelligente e basta. Non corra con la fantasia, dottore. Tutti cos i timidi: incapaci di agire, fantasticano.

Andrea - (mortificato e timido) Insomma...

Lucia - Ah, gi: lei attende una risposta.

Andrea - Permetta: prima di prendere una decisione...

Lucia - Vuole forse consigliarmi di riflettere? perfettamente inutile, sa. Per tutta la mia vita dalla et di venti anni a questa parte, io non ho fatto che educare dei ragazzi. Per sette ragazzi io sono stata la madre putativa ed ho sempre insegnato loro che prima di parlare bisogna riflettere. Dica, dica pure, che cosa voleva dire?

Andrea - Ah, io non ricordo pi. Probabilmente volevo dire che tutto quello che ho scritto in quella lettera e che non avrei mai osato esprimerle a voce, rigorosamente esatto.

Lucia - Le voglio credere.

Andrea - S, non si tratta, voglio dire, di fantasticherie, come dire?, di bollori. Perch legge? (Lucia infatti squadra col lorgnon una lettera).

Lucia - Niente: per ricordare alcune cose. (Sempre leggendo la lettera con l'aria di una maestra che esamina il componimento di uno scolaretto) S, s: non c' male. Ho trovato alcune espressioni abbastanza originali. (Legge forte) Ho passato tutta la mia vita al letto dei malati e non mi sono mai avveduto del male che avevo io . S, s, va bene. Per quanto avveduto sia qui fuori di posto. Meglio era accorto , ma non fa niente. Qui per... ecco il punto che lei dovrebbe spiegarmi. La sua lettera finisce cos: Se il desiderio pacifico, anche questo pacifico ha un significato poco chiaro, pacifico di formarsi una famiglia, di trovare una persona a cui interessarsi con tenerezza, e a cui interessare, se il desiderio di avere un cuore alleato per affrontare con pi coraggio l'ultima battaglia della vita, pu ancora chiamarsi amore, ebbene signorina Lucia, io l'amo e ho l'onore, eccetera, eccetera... . Che cosa vuol dire tutto ci?

Andrea - Ma, mi pare chiaro. S, dico. Sarebbe ridicolo che un uomo della mia et le si buttasse ai piedi piangendo.

Lucia - Ridicolo? Se lei amasse non penserebbe al ridicolo. Le dico di pi: assai difficilmente possibile giungere al cuore di una donna se si ha paura di attraversare la zona delle sciocchezze.

Andrea - Ma io, vede signorina, sono confuso... Come devo dire?... Insomma, io non oso parlare d'amore. Ho cinquant'anni. A venticinque, subito dopo la laurea, mi fidanzai con una signorina molto bella e seria che sarebbe stata certamente la mia felicit. Mor dopo un anno. Da allora io non ho pi potuto pensare all'amore. Da due anni, da quando lei, signorina Lucia, ha ripreso ad abitare questa villa, io ho avuto occasione di vederla tutti i giorni. E pi vedevo lei e pi mi pareva che la mia casa fosse vuota, la mia vita inutile. Amore?

Lucia - Vediamo, vediamo di chiarire le idee. Risponda a una mia domanda: che cosa farebbe lei se io la cacciassi di casa e le proibissi di vedermi mai pi?

Andrea - Non so, sarei molto addolorato... E poi...

Lucia - Penserebbe alla morte?

Andrea - Non dico questo.

Lucia - Non mediterebbe di uccidersi, di rinchiudersi in un convento, in un luogo solitario? Insomma, lei continuerebbe a curare le polmoniti come se niente fosse.

Andrea - Aspetti che ci pensi bene. Ecco: se lei fosse cos crudele con me, io mi sentirei definitivamente vecchio.

Lucia - Ma allora mi dica senz'altro che lei scrivendomi questa lettera non ha fatto altro che fare a s stesso una prescrizione terapeutica. S: lei si scoperto la malattia della vecchiaia e ha detto: recipe: una moglie, per illudermi di essere ancora giovane. A dosi. Agitare prima dell'uso. Lontano dai pasti.

Andrea - No, lei non mi ha capito.

Lucia - Ho capito benissimo.

Andrea - D'altra parte, anche lei per quanto ancora giovane, ha un passato.

Lucia - Si spieghi.

Andrea - Anche per lei, l'amore... S, anche lei ha gi amato, quando era tempo. Poi non ci ha pensato pi, come me. Lei ha curato degli spiriti, come io ho curato dei corpi ammalati. No?

Lucia - Finisca.

Andrea - E allora io ho pensato: ecco una vita che somiglia alla mia, ecco una vita, minacciata, come la mia, dalla solitudine. Salviamoci a vicenda. Io sono un uomo sano, ancora capace di lavorare, non privo di mezzi per la tranquillit... Ella ancora giovane, energica, colta, non priva di mezzi... S, io parlo chiaro... ho pensato a tutto.

Lucia - (con commiserazione) No, dottore, lei non ha pensato a tutto. Lei vede tutte le cose da un punto di vista puramente fisiologico: sano, capace, non privo di mezzi. un modo indubbiamente saggio di considerare la cosa, ma allora bisogna trovare un altro tipo di donna. Perch non cerca qualche infermiera? (Ride). Via, risponda a una mia domanda: Che cosa le fa pensare che io abbia amato quando era il tempo?

Andrea - Ma, quel medaglione...

Lucia - Questo medaglione? S... Io ho amato quest'uomo.

Andrea - Scusi... morto?

Lucia - Non lo so.

Andrea - Disperso in guerra, forse?

Lucia - Non lo so, non so.

Andrea - Come non sa?

Lucia - (pausa) Non so nemmeno se valga la pena di dirle tutto. Ma s. Cos lei potr comprendere la enorme distanza che passa tra me e lei. Io quest'uomo non lo conosco, non l'ho mai visto, non so chi sia.

Andrea - No?

Lucia - No.

Andrea - E l'ha amato?

Lucia - Lo amo ancora.

Andrea - (sempre pi stupito) Ah!

Lucia - Non faccia delle meraviglie e delle ironie. Lo sapevo che lei avrebbe preso questa strada, ma sbagliata. Basta, l'avverto che lei sta per diventare ridicolo.

Andrea - Dica quello che vuole, ma io sono stordito. Mi permetter almeno di essere stordito.

Lucia - S. Glielo permetto. Per lei deve essere come una pazzia, vero? Una cosa inverosimile. Ma nella vita dello spirito... No, ora basta. Mi pare che non abbiamo pi nulla da dirci. Non sia in collera con me. Vuole la sua lettera? (Gliela porge). Guardi che ho fatto alcuni segni in rosso. Non sono errori veri e propri, ma impropriet. Se vuole rendersi conto per un'altra volta... La parola filastrocca, per esempio, meglio levarla. In una lettera d'amore meglio dire: lunga chiacchierata, congerie di cose messe insieme, litania, tiritera, filatera, filatessa... Faccia lei.

Andrea - Grazie. Ma io non riesco a capire come mai...

Lucia - Che cosa?

Andrea - Mai visto?

Lucia - (sorridendo con compassione) No, mai visto. Guardi: mi segua. Lei stato innamorato, vero? Lo ha detto poco fa. Ha parlato anche di felicit. Bene, ci significa che quella signorina realizzava il suo ideale d' amore. Quando l'ha incontrata, lei ha detto a se stesso: ecco il mio ideale. Poniamo che lei non l'avesse incontrata. Che cosa sarebbe accaduto? Che lei sarebbe andato in giro per il mondo con questo ideale non realizzato.

Andrea - Un momento. La mia fidanzata realizzava il mio ideale, ma se non l'avessi incontrata il mio ideale sarebbe stato un altro.

Lucia - Si vergogni! Ci vuol dire che lei tradiva quella donna prima ancora di averla conosciuta.

Andrea - Oh, cielo! Non capisco. Io rinuncio.

Lucia - Ma che c' di strano? Io sentivo che non avrei mai potuto amare che un uomo nobile, studioso, ordinato, probo, poeta, silenzioso.

Andrea - Va bene. Fin qui, va bene.

Lucia - E devo dir tutto! Mi dia la sua parola che non ripeter questa cosa con nessuno. Badi: il segreto della mia vita. Glielo confido per darle una prova di amicizia. Promette ?

Andrea - Prometto.

Lucia - Prendevo il treno di qui per andare a Milano. Mia sorella si era ammalata e i bambini avevano bisogno di una assistenza materiale e morale. Salii in uno scompartimento di prima classe che era vuoto e mi disponevo a leggere qualche trattato che avevo preso con me per ingannare il tempo, quando, quasi subito l'occhio mi cadde su un quadratino bianco che giaceva sul sedile di fronte al mio. Lo raccolsi. Un ritratto: questo. Il cuore mi diede un balzo. Guardai lungamente questi occhi azzurri e malinconici, questo volto pallido e fine, questa bocca piccola e sottile, questa testa dal portamento fiero. No, dottore, non rida, io riconobbi in questa immagine l'uomo dei miei sogni. Lo guardi, lo guardi bene. Ecco una fronte che cela un alto tormento, un pensiero alato: i capelli a spazzola indizio d'ordine, di equilibrio e di disciplina. (Andrea si liscia la testa calva). Che c'?

Andrea - Io avevo i capelli tagliati a spazzola.

Lucia - L'occhio, lo guardi. Non dolce, tenero, sognante? La barba poi, alla nazarena, ma nera d l'ultimo tocco al quadro, portandovi un senso di solidit morale, di fermezza, di superiorit. Hanno torto gli uomini d'oggi a non portare la barba.

Andrea - Io l'ho tenuta fino a pochi anni fa... Era nera, alla nazarena. Mi stava bene.

Lucia - Ecco. Ho detto tutto.

Andrea - Ma poi, tutto finisce qui?

Lucia - E la dedica? Ma non osserva la strana coincidenza della dedica? Ha del misterioso, del fantastico. Il tuo sogno, Lucia. Il mio nome. Non strano? Io vidi in questa circostanza un segno del destino.

Andrea - E non lo cerc mai?

Lucia - Oh, pu pensarlo? Per anni. L'ho cercato per anni. (Commovendosi) E l'ho atteso sempre.

Andrea - Scusi, una domanda sola: se quest'uomo le comparisse dinanzi adesso, domani...

Lucia - E che importa quando? Lo vede, dottore, che non ci si intende? Oggi, domani, sempre.

Andrea - E va bene. E adesso io le confesso che non so pi che dirle...

Lucia - Ci ripensi...

Ninetta - (entrando in festa) Signorina, signorina, sono qui, sono qui...

Lucia - (emozionata) Oh, i miei ragazzi... Proprio adesso... Non posso, li riceva lei, dottore... Sono giovani, innamorati, due ideali che si sono incontrati... La prego, dottore, sono troppo agitata... (Via).

Ninetta - (rientra allindietro facendo mille inchini) Bene arrivati, bene arrivati! Che felicit per la signorina! Che felicit!

- (Entrano prima Giovanna e Vincenzo, quindi un terzo, Giangiacomo, che si mette a parte molto dignitoso. Giovanna e Vincenzo sono tutt'altro che allegri, ma il loro stato d'animo caratterizzato soprattutto dalla seccatura di non potere essere pi allegri).

Giovanna - (baciando Ninetta) Come va, Ninetta?

Ninetta - Come bella, signorina... Signora...

Giovanna - lo stesso, va'.

Vincenzo - (serio e autorevole, in contrasto col suo aspetto giovanilmente disinvolto) Ciao, ciao cara. E la zia dov'?

Ninetta - Ma... Era qui...

Andrea - (avanzandosi) Ora verr subito. Era tanto commossa...

Vincenzo - (al dottore) Scusi, lei ?...

Andrea - Sono il medico condotto del villaggio. Dottor Marini.

Giovanna - Oh, molto interessante.

Andrea - (a Giangiacomo) Lei lo sposo?

Giangiacomo - No. Io sono della comitiva. Lo sposo quello l.

Vincenzo - (presentandosi al dottore) Vincenzo Di Fassi, pittore.

Andrea - Mi scusi.

Vincenzo - Il mio amico Giangiacomo Pastori, detto Giangi. Ha viaggiato con noi.

Andrea - Come? In viaggio di nozze?

Vincenzo - In viaggio. L'abbiamo trovato l'altro ieri a Firenze. Doveva venire da queste parti. Un vecchio amico!

Andrea - Ah! (Imbarazzato) Hanno fatto benissimo di venire dalla loro zia... Una seconda madre, lo so. Mi ha detto che ha educato per quindici anni una mezza dozzina di nipoti.

Giovanna - Verissimo, esageratamente vero.

Vincenzo - (seccato, a Giovanna) Giovanna, fammi il piacere.

Giovanna - Be'? Che ho detto? Ho detto qualche cosa di sconveniente? Giangiacomo, dica lei.

Vincenzo - Non vedo perch tu vada cercando l'opinione di un altro, una volta che io ho espresso la mia.

Giovanna - Io ho piacere che Giangi mi approvi.

Vincenzo - Ma scusa, andiamo. Se lo fai per irritarmi... Nei rapporti fra te e me, non ci deve essere che una sola approvazione.

Giovanna - Quella del pubblico. (Indicando Giangiacomo) Eccolo. (Al dottore) Scusi, ora c' anche lei.

Vincenzo - (irritato) Giovanna.

Giangiacomo - Zzzz!

Vincenzo - Ma meglio non ascoltarti nemmeno. Io sono un artista e non un burattino. Dopo tutto...

Andrea - Su, su, via, piccole burrasche giovanili. Sciocchezze. Specialmente quando ci si ama, quando si finalmente realizzato il proprio sogno...

Giovanna - Oh... Ma lei pensa che noi siamo ancora ai sogni?

Vincenzo - (al dottore) Ecco, lei mi deve fare il piacere di stare zitto, perch sta per venire fuori un'altra delle sue trovate geniali. Di' pure, di' pure. A me oramai non fa pi nessuna impressione, sai. Al massimo il mio buon gusto che ci patisce.

Giovanna - Oh, il buon gusto.

Vincenzo - la sola cosa nella quale un artista non accetta lezioni. (Urtato) E poi...

Giangiacomo - Zzzz!

Vincenzo - Ma s, meglio non stare nemmeno a sentirla.

Andrea - (che capisce sempre meno) Bene, io posso anche andarmene.

Giovanna - (al marito) Vedi? Fai scappare la gente. Resti, dottore, non abbia paura. finita.

Andrea - No, grazie, preferisco andarmene. Ho da fare. Una sola cosa devo dire a tutti e tre: la zia... anche sua zia, vero? (a Giangiacomo).

Giangiacomo - No, mai vista.

Vincenzo - Non gliel'ho detto, che un amico? Un mio amico. Veniva da queste parti. Ha una villa.

Andrea - Una villa qui? E dove?

Giangiacomo - Alla Frana.

Andrea - Non molto lontana. Benissimo. Volevo dire che bisogner usare prudenza con la zia.

Giovanna - (con sincero trasporto) Che cosa ha? malata?

Andrea - Malata no. Ma per tutto un complesso di cose, il cuore... No, niente di grave. Ma meglio evitare di darle dei dispiaceri. Siano prudenti, ecc. Mi limito a raccomandare loro la prudenza. Ecco, permesso? Buon giorno... (Via).

Giovanna - Che buon uomo deve essere quello l. (Ride).

Vincenzo - Se credi d'essere di buon gusto...

Giovanna - Ma finiscila con questo tuo buon gusto.

Vincenzo - Io sono un artista.

Giovanna - Un artista che ha buon gusto un imbecille.

Vincenzo - (alza le spalle) Uffah! Io dicevo che ti fai conoscere subito.

Giovanna - E tu no? Hai trovato modo di dire due o tre volte in cinque minuti che sei un artista.

Vincenzo - Farsi conoscere per un artista non pu fare una cattiva impressione. Ma tu ti fai conoscere come una pazza.

Giovanna - Senti, Vincenzo, sono sempre stata costretta a mentire con mio padre, a mentire con mia madre, a mentire con la zia, a mentire con tutti i parenti: ora che sono sposata dovrei mentire anche con te e col medico del villaggio?

Vincenzo - (a Giangiacomo) La senti?

Giangiacomo - Vuoi che vada a fare due passi nell'orto?

Vincenzo - Per carit. Oramai... Le sue teorie le sai tutte: l'amore un divertimento di lusso, il matrimonio un risultato di coincidenze fatali, la vita sociale in comune un ballo al ritmo di una musica che suonano gli altri... Non credo, dopo tutto ci, che ci possa essere altro.

Giovanna - Scusi, Giangiacomo: lei ha ancora i suoi genitori? La mamma, il babbo?

Giangiacomo - No.

Giovanna - Da molto tempo?

Giangiacomo - S, nacqui il cinque aprile e la primavera sbocciava nel suo pi abbagliante fulgore...

Giovanna - Piano. Io non le ho chiesto la sua biografia.

Giangiacomo - Strano. Le donne la chiedono tutte...

Giovanna - Ah, per questo che lei ne aveva una pronta, di tipo romanzato?

Giangiacomo - S, ma ne ho un'altra. Tipo enciclopedia popolare.

Giovanna - Insomma, ha famiglia lei?

Giangiacomo - No. Solo e libero.

Giovanna - Allora non pu capire i discorsi che facciamo io e mio cugino.

Vincenzo - Marito.

Giovanna - Va bene. Lei, insomma, non ha avuto una famiglia, non ha dovuto vivere con persone amate...

Giangiacomo - Purtroppo.

Giovanna - Purtroppo? Ma ha mai pensato lei a ci che costerebbe essere, per esempio, il primogenito di Vercingetorige?

Giangiacomo - Ma chi era?

Vincenzo - Caro mio, la storia il suo forte.

Ninetta - (entrando) La signorina dice alla signorina Giovanna di entrare un momento.

Giovanna - Subito. Permette? (Via Ninetta e Giovanna).

Giangiacomo - Sai che quest'affare di Vercingetorige non l'ho capito?

Vincenzo - Ma s, ci vuol tanto?

Giangiacomo - Sar imbecille...

Vincenzo - Ma no, non sei abituato alla vita di famiglia, ecco tutto. La famiglia aguzza l'ingegno. Giovanna vuol dire in sostanza che tra la generazione passata e la nostra, tra i nostri genitori e noi, la differenza tale e tanta che la nostra generazione si trova a non potere risolvere la propria vita secondo le proprie idee e le proprie tendenze, senza sacrificare o i genitori o se stessa. Siamo a una svolta pericolosa del secolo, mio caro, e noi siamo capitati proprio a dovere sopportare il peso della sterzata.

Giangiacomo - (imbambolato) Ah, e queste cose le hai capite proprio tu? Tu hai pensato a queste cose?

Vincenzo - Io? Ma ti pare che io perda il tempo in queste bazzecole? stata lei. Tutta filosofia sua.

Giangiacomo - Ma tu le dai ragione.

Vincenzo - Naturale. Del resto tu devi avere capito una cosa, in questi due giorni. S, devi avere capito che noi, io e mia moglie, cio mia cugina... non siamo fatti per farci felici reciprocamente.

Giangiacomo - Infatti. Francamente... la signora mi pare abbia un carattere...

Vincenzo - Oh, ottima, sai? un'ottima creatura, ma non per me. Come io non sono per lei. Siamo delle pennellate sbagliate nel gran quadro della natura.

Giangiacomo - Ma allora perch vi siete sposati ?

Vincenzo - Perch otto anni fa, tra la gioia del parentado, ci fidanzammo.

Giangiacomo - E perch vi fidanzaste?

Vincenzo - Perch otto anni fa avevo diciassette anni e lei sedici. Poi ci fu qualcuno, mia zia per esempio, che mi insinu il sospetto che forse io ero innamorato di Giovanna. Non c' cosa pi pericolosa del sospetto. Ci convincemmo presto che eravamo innamorati. E forse lo fummo.

Giangiacomo - Oh, povero amico mio...

Vincenzo - Povero io? E lei no?

Giangiacomo - Ma perch giungere a questo . punto? Non potevate agire, provvedere?

Vincenzo - Una parola. Ma te lo immagini che cosa sarebbe successo se, dopo tanti anni di fidanzamento, l'avessi piantata? Si sarebbe scatenata una furibonda lotta fra le famiglie. Dolori, svenimenti, due o tre morti di crepacuore, lei in convento...

Giangiacomo - Lei in convento?

Vincenzo - Lo pensavo io. Ecco, vedi, il vero male che io non lo sapevo che la mia fidanzata era stanca di me, come io di lei. Io pensavo appunto che lei sarebbe finita in un convento e lei era convintissima che, una delle due: o mi gettavo da un quinto piano, o fuggivo ad arruolarmi nella legione straniera.

Giangiacomo - E quando vi siete spiegati?

Vincenzo - Otto giorni fa. La prima notte di matrimonio. Cio, si spiegata lei. Naturalmente di fronte alla sua spudoratezza, da prima io ho seguitato a tenere su il mio punto, perch sono un tipo orgoglioso e poi non si pu essere sinceri in due in una famiglia. Tu capisci bene che se mi spiegavo subito finivamo per odiarci... Poi a poco a poco ho lasciato correre... Ho smesso di piangere...

Giangiacomo - Hai pianto?

Vincenzo - S, ho ritrovato l'arte di piangere che mi aveva insegnato mia zia. Mia zia, fin che non mi vedeva piangere, non cessava di predicare e io piangevo subito. Effetto sicuro anche con mia moglie. Diceva delle verit la prima notte di matrimonio, delle verit che... Una delle due, o ridere o piangere. Non so perch ho preferito piangere. Mi pareva pi solenne, pi dignitoso dato il momento.

Giangiacomo - il colmo! E adesso? Che cosa intendete di fare?

Vincenzo - Ecco qua. Sto per dare battaglia.

Giangiacomo - A chi?

Vincenzo - Alla zia. Lei la responsabile del nostro matrimonio. Pensi lei a risolvere la situazione.

Giangiacomo - Adesso?

Vincenzo - Adesso.

Giangiacomo - Ma... Le vuoi dire la verit?

Vincenzo - Sicuro. Veramente il progetto non mio. di Giovanna, ma io l'approvo.

Giangiacomo - Ma la legge?

Vincenzo - La legge, la legge... Fin che non c' un fatto compiuto...

Giangiacomo - Come? Non...

Vincenzo - Te l'ho detto. Non abbiamo fatto altro che discutere.

Giangiacomo - (nervoso) Ma insomma, che vuoi fare?

Vincenzo - Annullare. Si pu. Se la zia vuole, si pu ancora.

Giangiacomo - Ma che c'entra la zia?

Vincenzo - La zia ha una grande autorit presso tutti i nostri genitori. Quando dice una cosa lei sacra. Se no, inutile. Siamo da capo con le tragedie. Muore mia suocera, mia madre mi maledice, mio padre si abbandona alla nevrastenia. Capisci? Il perno di tutto la zia, la zia la famiglia, la tradizione, la legge, il costume, il destino.

Giangiacomo - Oh, guarda!

Vincenzo - E tu mi devi assistere. Tu sarai il mio avvocato. Perch mia zia tremenda. Ma con te, siccome non ti ha educato...

Giangiacomo - Cattiva?

Vincenzo - No, ma dura. Quando si mette in testa una cosa... Hai mai bevuto il caffelatte col cacao, senza averne voglia?

Giangiacomo - Io no.

Vincenzo - Adesso, per esempio, hai voglia di caffelatte col cacao?

Giangiacomo - Niente affatto.

Vincenzo - No? Lo berrai. Una tazza cos. Mia zia ha sempre avuto questa idea: che nessuna coscienza umana possa resistere di fronte a una tazza di caffelatte col cacao. Non c' mai stato modo di farle credere che ci repugnava. Solo a pensarci mi vengono i brividi. E se tenti di ribellarti ti trascina di violenza nel senti-mento. Non c' niente da fare.

Giangiacomo - No, no. Non so storie io. Troppi pasticci.

Vincenzo - Lo so.

Giangiacomo - Io non mi occuper di questa faccenda. Per, potevi parlarmene prima. Ti avrei detto francamente che non potevi contare su di me. Ad un amico non si giuocano certi scherzi.

Vincenzo - Ma che ti piglia?

Giangiacomo - Scusa... Non c' nessuna ragione che per salvare te io debba mettere in pericolo me.

Vincenzo - E che pericolo?

Giangiacomo - So io... Niente, io me ne vado.

Vincenzo - Che pericolo?

Giangiacomo - Oh, insomma, franchezza per franchezza. Credi proprio che io mi sia accodato al tuo carro nuziale per la tua bella faccia?

Vincenzo - No?

Giangiacomo - No, naturalmente. Io ho veduto un amico e poi una giovane sposa, bella, intelligente, attraente... Mi spiego? Tutto questo non sar straordinario spero.

Vincenzo - Naturalissimo. Chi ti dice niente?

Giangiacomo - Grazie. Tu! Tu sapevi tutto. Ma io no. Se io avessi saputo come stavano le cose, gi non sarei venuto con voi, o anche se fossi venuto non mi sarei compromesso.

Vincenzo - Compromesso? Disgraziato, che hai fatto?

Giangiacomo - Niente d'irreparabile, si intende.

Vincenzo - Nemmeno tu. Allora?

Giangiacomo - Ma io ho fatto la corte a tua moglie. Era mio dovere no?

Vincenzo - Perfettamente. E lei ci stava, scommetto.

Giangiacomo - Be', adesso lasciamo andare. Il fatto che io ho detto delle cose, delle cose... Sai, quando si fa la corte a una donna si dicono delle cose...

Vincenzo - Avanti!

Giangiacomo - Ma, insomma, tu non capisci proprio niente...

Vincenzo - Che cosa hai detto?

Giangiacomo - E chi si ricorda. Certo devo averle detto che mi sentivo molto solo, non so, che se il destino mi avesse fatto incontrare una donna come lei... che con una donna come lei il matrimonio non era pi una istituzione sociale, ma un abbonamento permanente alla felicit. Sai, tutte cose che dette a una donna maritata e innamorata del marito non hanno un significato e dette a una donna infelice che sta per dividersi legalmente, ne hanno un altro.

Vincenzo - (pensoso) Per, strano. Tu sei riuscito a dire tutte queste cose a mia moglie ed io non me n'ero accorto...

Giangiacomo - Be', questo naturale.

Vincenzo - A pensarci bene, tu non sei poi quel gentiluomo che sembri.

Giangiacomo - Senti caro, se vuoi un duello...

Vincenzo - Ma ti pare! Io facevo una osservazione puramente astratta e generica.

Giangiacomo - Insomma, mi dispiace dirti che sbrigati i miei affari qui, io ti saluto e se vorrai farmi sapere come andata a finire, mi manderai una cartolina.

Vincenzo - Bell'amico!

Giangiacomo - Gi, ma che cosa vorresti da me?

Vincenzo - Assistenza, compagnia, sostegno morale. Tu sarai simpaticissimo alla zia. Ha una passione per i giovani che non hanno ancora scelto una carriera nella vita.

Giangiacomo - E tua moglie dove la metti?

Vincenzo - Ma scusa, ti ho forse pregato io di farle la corte?

Giangiacomo - No, ma io ero lanciato...

Vincenzo - Taci. Ecco la zia.

Lucia - (entrando al braccio di Giovanna) Oh, Vincenzo, mio caro Vincenzo.

Vincenzo - Zia, zia cara! Finalmente! (Si baciano).

Lucia - Ma come ti sei fatto bello! Guardatelo! Gli si legge in faccia la felicit. (Confusa alla vista di Giangiacomo) E il signore?

Giovanna - Oh, scusa, zia, avevo dimenticato di parlartene. un amico di Vincenzo. Veniva da queste parti per affari...

Vincenzo - Ho voluto che ti conoscesse... Mi sono permesso... Un vero amico. Giangiacomo Pastore.

Lucia - Di passaggio?

Giangiacomo - S, s...

Giovanna - Ma verr qui tutti i giorni perch ha ordinato un ritratto a olio a Vincenzo.

Vincenzo - Come? Gi... vero.

Giangiacomo - Per...

Lucia - (a Vincenzo) E ti pare un soggetto artistico ?

Vincenzo - Oh, certo. Scusa, guardalo bene. Mettiti di profilo. Cos. Guarda che linea.

Lucia - S, s, sar. Si accomodi, signore. Mi far l'onore di prendere qualche cosa con noi. Cinque minuti soli e poi lasceremo questi ragazzi un poco in pace a godersi queste ore di giubilo. (Suona un campanello) Ninetta, servi.

Ninetta - (che entrata) Subito, signorina, tutto pronto.

Vincenzo - Ci siamo.

Lucia - Come dici?

Vincenzo - Niente zia.

Lucia - No, tu hai detto qualche cosa. Niente bugie eh?

Vincenzo - stata Giovanna che ha parlato.

Giovanna - Io? Senti che sfacciato!

Lucia - Giovanna! Vergogna! Chiedi subito scusa a Cic.

Vincenzo - (a Giangiacomo) Da bimbo mi chiamavano Cic.

Giovanna - Scusami, Cic.

Lucia - E tu dalle un bacio, via.

Vincenzo - (esegue con fatica).

Lucia - Ah! (a Giangiacomo) E il signore ha fatto degli studi?

Giangiacomo - Dice a me? Sissignora, ho frequentato regolarmente l'universit.

Lucia - Dottore?

Giangiacomo - Non ancora... Cio, mai pi.

Lucia - Male, male... Solo valgono al mondo le opere compiute. Le opere lasciate a met sono... Che cosa sono, Cic, le opere lasciate a met?

Vincenzo - Delle battaglie perdute, zia.

Lucia - Bravo. (Entra Ninetta con un vassoio colmo di tazze e di biscotti) Meriti proprio il tuo caffelatte col cacao. Vedi che io ricordo le tue debolezze? Giovanna da brava, aiutami a servire.

Giangiacomo - Se la signorina permette...

Lucia - Signore, se non le dispiace...

Giangiacomo - Scusi. Se la signorina permette io non prenderei il caffelatte col cacao.

Lucia - Oh, ma il signore non sa che cosa il mio caffelatte col cacao. Non ne berr di simile da nessuna parte. Versagliene una bella tazza piena. Domandi un po' a Cic...

Vincenzo - S, veramente era molto buono, ma sai, non ho pi lo stomaco d'allora e se proprio non ti dispiace...

Lucia - Oh, ma se un tonico dello stomaco! Che cosa sono queste sciocchezze. Giovanna...

Giovanna - Ma non lo vedi che scherza? Anche stamattina venendo qui diceva: Chi sa se la zia si ricorda del mio caffelatte col cacao...

Lucia - Birbone! Meriteresti che non te lo dessi.

Vincenzo - giusto, non me lo merito. Non me lo dare.

Lucia - Ma per questa volta... (A Giangiacomo) sempre stato un discolo, sa? Ma era il temperamento d'artista che influiva sul suo carattere. Io previdi che sarebbe stato pittore fin da quando aveva quattro anni. Aveva gi un profondo senso del colore.

Giovanna - Gi, aveva sempre il muso sporco.

Lucia - No, non esageriamo. Per non dava a vedere di essere un omino cos elegante, cos ordinato... Mi sembri un figurino da sartoria...

Vincenzo - Cosa?

Lucia - Si sta attenti quando parla la zia. Ma che cosa quella cravattina, questi capelli impiastricciati, questa giacchetta striminzita? Un artista non un uomo come tutti gli altri. Si deve vedere subito : capelli fluenti, cravatta svolazzante, vestiti comodi e un po' strani... Non farai mai nulla con quella riga nei pantaloni. Domani in paese compreremo tutto quello che ti occorre...

Vincenzo - (che ha finito di ingoiare il caffelatte) Ma zia, non vorrai che io faccia della eccentricit. passato il tempo che gli artisti si distinguevano per la loro sporcizia.

Lucia - Ed appunto da quel tempo che i pittori sono scomparsi dalla faccia della terra. Del resto, dimmi tu, Giovanna, parla tu. Era forse questo il tuo ideale di sposo?

Giovanna - Oh, zia, io non posso pi giudicare Vincenzo.

Lucia - Cara, questa risposta merita un premio.

Vincenzo - Dalle un altro po' di caffelatte col cacao.

Giangiacomo - Oh, S, s...

Lucia - Prima al signore.

Giovanna - S, s...

Giangiacomo - Grazie, squisito, ma ora basta. Ecco, un poco solo...

Ninetta - (entrando) venuto l'autista del signor Pastore con l'automobile.

Giangiacomo - (alzandosi) Vengo, vengo subito... Signora, signorina...

Lucia - Sono molto contenta d'averla conosciuta. Solo mi duole per quella laurea. Avrebbe dovuto prenderla.

Giangiacomo - Ha ragione, sono stato un discolo.

Lucia - Domani, mentre Vincenzo incomincer il suo ritratto, mi riprometto di persuaderla a prendere finalmente la laurea...

Vincenzo - Mentre gli faccio il ritratto?

Lucia - S. Posare non gli impedir di ascoltare.

Vincenzo - Ma chi sa che faccia far.

Lucia - Non la faccia che importa: l'anima.

Giangiacomo - Ecco, io sono gi sistemato. Buona sera.

Giovanna - A rivederci Giangi.

Vincenzo - A domani. (Giangiacomo via).

Lucia - Era tempo che se ne andasse. Domani dovr sentirmi. Ora non perdiamo tempo. Ora dovete raccontarmi tutto, tutto di questi ultimi vostri giorni, giorni solenni e indimenticabili. Tu qui e tu qui... (Li fa sedere su due cuscini uno a destra e uno a sinistra della sua poltrona formando un quadro edificante) E adesso ricordatevi che io vi ho insegnato a fare le aste, a compitare, che io ho guidato i vostri primi passi, che vi ho raccontato le storie degli antichi eroi e delle antiche virt e poi ditemi la verit del vostro cuore. Siete felici? Uno alla volta. Sei felice?

Giovanna - (con fatica) Tanto.

Vincenzo - (con fatica) Tanto. (Chinano la testa come mortificati, mentre Lucia solleva cautamente il suo medaglione alle labbra e lo bacia).

Fine del primo tempo

ATTO SECONDO

La stessa scena.

- (Su una poltrona quasi sdraiata Giovanna che fuma una sigaretta guardando oziosamente il soffitto. Si ode il cinguettare degli uccelli e un canto agreste in lontananza. Giovanna si annoia e appena gettata via una sigaretta ne riaccende un'altra. Ninetta entra per faccende.)

Giovanna - (impaurita dall'ingresso furtivo della cameriera ha avuto il gesto di nascondere la sigaretta, che poi ostenta quando vede non trattarsi della zia) Ninetta, questa la pace dei campi?

Ninetta - Come dice?

Giovanna - Niente.

Ninetta - Eh? Fuma?

Giovanna - Fumo, ma non dirlo alla zia. Le daresti un grande dispiacere.

Ninetta - E allora non fumi.

Giovanna - Dispiacerebbe a me. S' visto nessuno stamattina?

Ninetta - Ho veduto il signorino.

Giovanna - alzato! Lo credevo in letto.

Ninetta - No, no. Si alzato presto. andato in paese con la signorina per delle compere. Ma non pu tardare. Tra poco suoner io stessa il gong della colazione.

Giovanna - C' ancora il vecchio gong?

Ninetta - S, signora. Un po' pi debole, naturalmente. Almeno io lo sento meno.

Giovanna - Filosoficamente la stessa cosa.

Ninetta - Signora, mi permette una domanda?

Giovanna - Certo.

Ninetta - Quanto al dormire, adesso, si usa cos come fanno loro, tra gli sposi?

Giovanna - Che cosa vuoi dire? Le camere divise?

Ninetta - S, la signorina zia si meravigliata. Aveva fatto preparare apposta una camera.

Giovanna - S. Si usa cos. Tutti cos.

Ninetta - E perch poi?

Giovanna - Per comodit. Quando si dorme se uno tira calci...

Ninetta - E quando non si dorme?

Giovanna - Ninetta! Sei sconveniente.

Ninetta - Ah, gi. Scusi. (Ride vedendo Vincenzo che entra) Oh, come vestito. Buon giorno, buon giorno! (Via ridendo).

Vincenzo - (indossa un cappello alla raffaella, un'ampia giacca di velluto alla cacciatora, calzoni a scacchi bianchi e neri ma non eccessivamente sfacciati. Deve avere qualche cosa di comune, ma molto alla lontana, col Marcello della Bohme. Osservandosi con irritazione) Ma fammi il piacere, guarda come mi ha conciato.

Giovanna - (ride) Bellissimo.

Vincenzo - Ma ti pare possibile?

Giovanna - S, veramente un po' forte. Dovevi trovare il modo di rifiutarti.

Vincenzo - Non si pu resistere. mutile. Veramente lei avrebbe voluto che io mi mettessi un cappello... Se avessi visto che cappello aveva scelto! No, quel cappello no! Ho gridato no con tanta forza che per un attimo io ho avuto il sopravvento. Questo, alla fine, pare un basco. Un po' abbondante... Il cappellaio ne ha parecchi perch sono di un tipo adottato dall'asilo infantile del paese. Ho dovuto farlo un poco allargare. (Se lo accomoda in testa davanti allo specchio) Pfu... Questo almeno... Che cosa hai da guardarmi?

Giovanna - Sembri un pittore.

Vincenzo - Sembro? Sono.

Giovanna - Voglio dire un pittore celebre.

Vincenzo - Lo sar. Naturalmente fin che ho moglie...

Giovanna - Grazie.

Vincenzo - Non siamo d'accordo? Vuoi che ti dica la verit o dobbiamo cominciare anche noi come si usava una volta a dirci delle frottole per pura cortesia? (Pausa) Oh, ma questo silenzio opprimente. Non hai portato gi il grammofono ?

Giovanna - l. Ma lascialo stare.

Vincenzo - Facciamo almeno un poco di musica. (Accenna).

Giovanna - Beato te. Tu sei felice.

Vincenzo - S, perch spero nell'avvenire.

Giovanna - Tu credi che la zia si render conto della nostra situazione?

Vincenzo - Perch no? Un po' alla volta.

Giovanna - Mah...

Vincenzo - Io ho cominciato ad accennare qualche cosa. S, stamattina in paese, per vendicarmi di questi pantaloni. Cominciato, bada. Ho detto, serio, proprio serio, tutto a un tratto: Senti zia, poi che siamo soli...

Giovanna - Bene, avanti.

Vincenzo - Niente, avanti. Mi sono fermato l. Cosa vuoi? Mi ha guardato con certi occhi e poi ha detto con un sussulto : Oh, Dio, c' qualche disgrazia? . Allora io ho detto che non c'era nessuna disgrazia e basta.

Giovanna - (sfiduciata) Lo vedi?

Vincenzo - Ma bisogna stare attenti perch sviene. Sviene di sicuro.

Giovanna - Cos noi dovremo vivere insieme sempre.

Vincenzo - Ma lavora anche tu. Tu ti limiti a mettere le mani avanti intessendo un piccolo romanzo d'amore...

Giovanna - Con chi, per esempio?

Vincenzo - Credi che sia cieco? Con Giangiacomo.

Giovanna - Te ne sei accorto? Io credevo di essere stata tanto prudente...

Vincenzo - Ma io intuisco. Ti leggo i pensieri negli occhi. Stai attenta. Fin che ci sono io, giudizio, se no... E lavora. Pensa, escogita qualche cosa di utile... Pensa che tra l'altro noi potremmo essere vittime all'improvviso delle debolezze della carne e allora addio salvezza.

Giovanna - Oh, per questo stai tranquillo.

Vincenzo - (pausa) Ma questo silenzio urtante. (Mette in moto il grammofono che suona un jazz negro. I due si mettono macchinalmente a ballare).

Lucia - (entra e rimane estasiata a guardare i due ragazzi che ballano e poich essi, vedendola, smettono) No, no, ballate, ballate. Se smettete per me, vado via subito.

Giovanna - No, zia, siamo stanchi.

Vincenzo - Si ballava perch non sapevamo pi che cosa dire.

Lucia - Senti qui, lo scontroso, che si vergogna di essere in paradiso.

Vincenzo - Ma che paradiso. Piuttosto, senti zia...

Lucia - Che cosa c'?

Giovanna - S, zia, se hai un momento di tempo...

Lucia - Di tempo? Perch?

Vincenzo - Mettiti a sedere qui. Qui stai pi comoda.

Lucia - Ma che cosa avete?

Giovanna - Vorremmo parlarti.

Lucia - Mio Dio!

Vincenzo - Ma non incominciare a impressionarti subito. Che cosa ti prende?

Lucia - S, avete ragione. Ma, sapete, non sono pi abituata ai ragazzi. Mi pare anzi impossibile di avere potuto vivere in mezzo a loro per tanto tempo. Mi fate l'impressione di proiettili che possono esplodere da un momento all'altro! S, strano, ma cos. Prova ne sia che il mio cuore galoppa. Ah, si vede proprio che invecchio. Dunque, sentiamo.

Vincenzo - Ma prima calmati. Se mai, possiamo aspettare un altro giorno.

Giovanna - S, zia. Domani. Domani faremo due passi all'aperto...

Vincenzo - No, niente all'aperto. meglio qui, nella sua comoda poltrona...

Lucia - Ma dunque, in nome di Dio che cosa avete? Parlate...

Giovanna - (butta in ischerzo il colloquio) Ah, ah, ci sei cascata. Ci sei cascata...

Vincenzo - Ci sei cascata!

Lucia - Che birbanti. E vi prendete gioco della vostra zia cos?

Vincenzo - (serio) Ah, che bello scherzo.

Lucia - Vi prego, non fatelo pi. M'aveva preso un affanno. (Ride) Cari... Come quindici anni fa... Ma io qui faccio tardi. Ho una casa da governare.

Giovanna - T'aiuto.

Lucia - No, niente, ferma l. Tu sei la regina perch sei la giovane sposa della casa. Ballate ragazzi, ballate... (Tenta di fare andare il grammofono) Come si fa con questo arnese?

Giovanna - (lo mette in moto).

Lucia - Ballate... (/ due ballano come prima) Cari! (Resta un attimo a guardarli come in estasi, poi offesa dai suoni che vengono dal grammofono) Ma che razza d'inferno questo? (Se ne va).

- (Rimasti soli i due smettono lentamente e cautamente di ballare fino a che non siano certi di non essere osservati dalla zia).

Vincenzo - Uffah!

Giovanna - No, no, cos impossibile...

Vincenzo - Due cannonate di commozione ed eccoci qui, sbaragliati. Ah, il sentimento!

Giovanna - Ma come facevano a vivere una volta ?

Vincenzo - Cos fragili!

Andrea - (mostrandosi al fondo) Disturbo? Permesso?

Vincenzo - Venga avanti, venga avanti.

Giovanna - Buon giorno. Vuole la zia?

Andrea - No, no, volevo proprio loro. So che la zia alla mattina ha molte cose da fare e ho pensato che era il momento migliore per avere un breve colloquio con loro. (A Vincenzo) Oh, guarda come vestito. la sua tenuta da lavoro?

Giovanna - Vero come sta bene?

Andrea - Bel giovanotto. Poi si vede l'estro.

Vincenzo - Bene, ora basta. Che cosa c'?

Andrea - (titubante) Ecco, so che loro si trattengono poco tempo e io non ho la comodit di fare il furbo e di aspettare l'occasione. una cosa molto importante e come devo dire? molto delicata.

Vincenzo - Si sieda, prego. Che cosa accade?

Giovanna - Malattie forse?

Andrea - Malattie, no.

Giovanna - Dunque?

Andrea - Strano, non so da che parte cominciare.

Vincenzo - Cominci dalla fine.

Andrea - Sar meglio. Si tratta di matrimonio. Del matrimonio della loro zia.

Vincenzo - La zia si sposa? Che stupida.

Andrea - Lei mi toglie il coraggio di parlare.

Giovanna - Non l'ascolti e venga al fatto.

Andrea - Ecco, vede? (Si pente) No, non possibile. Mi avvedo che non possibile. Parlare di queste cose con dei giovani! Con dei giovani innamorati! Che cosa terribile il tempo! Venti anni di differenza ed ecco, non pi possibile parlare insieme.

Vincenzo - Dottore, parli liberamente, non vede che ho un costume di cinquantanni fa?

Andrea - Lei scherza, ma io... (Reagendo) Insomma, io ho fatto sapere alla loro zia che io volontieri la sposerei. Se vogliono ridere, ridano pure.

Giovanna - Non c' niente da ridere.

Vincenzo - Naturalmente. Non mai tardi per farsi un focolare...

Giovanna - E allora? Come finisce questo romanzo?

Andrea - Niente romanzo, per carit. Siamo seri. Volevo sentire il loro parere in proposito.

Vincenzo - Insomma lei viene a chiederci ufficialmente la mano della zia.

Andrea - Ecco, press'a poco...

Vincenzo - Ma dico, ci ha pensato bene? Voglio dire ci sono delle intenzioni serie? Perch si fa presto a far girare la testa a una ragazza e poi...

Giovanna - No, Vincenzo, no...

Vincenzo - Tu stai zitta. Bisogna sapere le cose con chiarezza. Per esempio, pu dirci qualche cosa intorno alle sue condizioni economiche? Perch non so se lei sa che la vita in due pi economica; ma costa il triplo.

Giovanna - Ma no, ma no...

Andrea - No, signora, il signore parla assennatamente e io rispondo subito. Un po' la vita solitaria che costa la met, un po' la professione che in qualche periodo rende, un po' qualche cosuccia di famiglia, un mezzo milione di lire circa... Come vedono, sono preparato alla vita in due e anche in tre.

Vincenzo - Come in tre? un cinico lei?

Andrea - (vivace) Dico, se venisse un piccolo... Non lo spero, non lo spero...

Vincenzo - Per carit, povero bambino...

Andrea - Perch?

Vincenzo - Ma s, il cacao, Orazio Coclite...

Giovanna - Ma non perdiamoci in chiacchiere. Ha gi parlato alla zia?

Andrea - S, per lettera.

Giovanna - Ha risposto?

Andrea - Vagamente. Ma, vedono, la loro zia ha una psicologia, dir cos, un poco complicata per un medico. Ma insomma non mi pare che in fondo, in fondo, ci sia nulla che... come dire? mi precluda... Non so se dico la parola esatta... la speranza... (Sbuffa) Intendiamoci bene: io non amo la signorina Lucia.

Giovanna - No? Allora?

Andrea - Ma le voglio tanto bene. E per sposarsi, ci vuole appunto questo.

Vincenzo - S?

Andrea - Certo. La famiglia, secondo me, non un divertimento per due persone di sesso diverso. un'altra cosa, pi seria, pi complicata, pi nobile... Se non fosse cos non avrebbe resistito per tanti secoli, no?

Vincenzo - Gi... Non ci avevo mai pensato.

Giovanna - (interrompendolo) Va bene, lei vuole che l'aiutiamo a realizzare il suo sogno?

Andrea - Sogno...? Progetto!

Giovanna - Bene. Faremo quanto sta in noi. Per quanto, se lei sapesse tante cose, lei comprenderebbe che in questo momento il nostro aiuto...

Vincenzo - Perch? Ma appunto per questo. Anzi. Lei sar nostro zio. Deve essere nostro zio. Ce n'era bisogno perch non l'avevamo uno zio dottore... Avevamo uno zio colonnello, uno zio giudice... Ma uno zio dottore...

Andrea - Magari, magari...

Vincenzo - Ma lei deve incominciare ad essere nostro zio prima di esserlo. Abbiamo anche noi da realizzare...

Andrea - Un progetto?...

Vincenzo - Un sogno. Vero Giovanna? Un sogno. Noi aiutiamo lei a patto che lei aiuti noi...

Andrea - Ma certo. Di che si tratta?

Vincenzo - Ora le diremo. Una cosa seria, come la sua...

Andrea - Un matrimonio?

Vincenzo - Qualche cosa del genere, ma in un altro senso. Dunque noi aiutiamo lei e lei aiuta noi... Una mano lava l'altra. Benissimo. Ecco di che si tratta: lei uomo di mondo e sa come vanno certe cose.

Giangiacomo - (entrando) Si pu?

Giovanna - Avanti, avanti...

Vincenzo - (al dottore) Dopo, dopo. (Andrea va a salutare Giangiacomo mentre Vincenzo si avvicina a Giovanna per sollecitarne la approvazione).

Vincenzo - (a parte a Giovanna) Eh? Che ne dici?

Giovanna - Non ti illudere. Quello li non un alleato serio.

Vincenzo - Perch?

Giovanna - Perch sar nostro zio.

Vincenzo - Speriamo che non si affezioni subito. D'altra parte senza qualcuno che ci aiuti.

Giangiacomo - Buon giorno, signora.

Vincenzo - Ciao, bello.

Giangiacomo - Ma come ti sei conciato?

Andrea - Sa che cosa mi diceva questo signore? Che le manca una cosa per essere perfetto: una pipa.

Vincenzo - L'ho su in camera.

Giangiacomo - Benissimo, sarai un perfetto tipo di cantante.

Andrea - Gi da Bohme. L'ho vista una volta, ho pianto come un vitello.

Vincenzo - Benissimo. Ha fatto bene a dirmelo. La zia ama la gente sensibile alla musica.

Andrea - (a parte, a Vincenzo) Se le pu essere utile allo scopo l'avverto che io ho anche una discreta voce da baritono leggero, che tra l'altro in certi casi mi stata utile. Per la professione.

Vincenzo - Cosa?

Andrea - Avr letto in qualche parte che la musica un potente mezzo terapeutico. Quando scientificamente non c' una via chiara da seguire, si tenta di influenzare il sistema nervoso del paziente.

Vincenzo - Con una romanza da baritono leggero.

Andrea - In mancanza d'altro.

Vincenzo - E guariscono?

Andrea - No, ma muoiono serenamente. Bene, io vado. Chiedo scusa a tutti ma mi aspetta un malato a un chilometro di qui. Signora, ossequi.

Vincenzo - Dottore, l'accompagno. (Ai due che restano mentre il dottore gi uscito) Torno subito. Posso tornare da un momento all'altro. (Via).

Giovanna - Ha sentito che cosa ha detto mio marito ?

Giangiacomo - S. Non mi pare di molto buon gusto...

Giovanna - Oh, i mariti...

Giangiacomo - (muovendosi per uscire) Mi far la cortesia di dirgli che me ne sono andato subito.

Giovanna - No, via, non dia importanza a queste cose. Si sieda. Mi pu ascoltare?

Giangiacomo - (imbarazzato) Veramente le dir che sono venuto di passaggio. Volevo comunicare a Vincenzo che avevo ricevuto un telegramma da Milano che mi obbliga a partire presto. Sabato al pi tardi.

Giovanna - E dove va?

Giangiacomo - In Africa, alla caccia grossa. Era una cosa stabilita da molto tempo. Non c'era che da fissare la data. Ecco qua, i miei amici. (Mostra un telegramma) Vede? Tutto sommato meglio partire subito imbarco marted Napoli Conte Grande .

Giovanna - In Africa? Bene. Senta. Ho una ispirazione. Ieri, in treno, profittando dell'assenza di mio marito, lei mi ha accarezzato una mano. No?

Giangiacomo - (a disagio) S, ma....

Giovanna - Dieci minuti prima di arrivare alla stazione, profittando della distrazione di mio marito che si divertiva a gettare delle buccie d'arancio dal finestrino, lei mi ha passato un braccio dietro la vita e tric... ha stretto.

Giangiacomo - Le ho fatto male?

Giovanna - Non dico questo. Quando mi caduta la borsetta nell'andito oscuro di questa casa e ci siamo chinati tutti e due, lei ha trovato modo di darmi un bacio qui, dietro l'orecchio.

Giangiacomo - Trovato modo... Trovato l'orecchio. Ma insomma lei avrebbe dovuto protestare subito e non aspettare ventiquattro ore per sollevare dei reclami.

Giovanna - Io non sollevo reclami. Io domando semplicemente perch ha fatto tutto ci.

Giangiacomo - Ma, cos...

Giovanna - Si reso conto della importanza di queste cose e delle responsabilit che esse comportano ?

Giangiacomo - Responsabilit? Un po' di corte... Un dovere... Lei una bella signora... Suo marito un mio caro amico... Che responsabilit?

Giovanna - Ma io non conto niente? E se mi fossi innamorata di lei?

Giangiacomo - Non lo dica! Come potrei crederlo? Lei dice di essere una donna moderna; ora una donna moderna deve sapere che le storie che si raccontavano una volta sugli amori fulminei non sono pi credibili.

Giovanna - Innamorata, forse no... Ma turbata... Non c' nulla di romantico in tutto ci.

Giangiacomo - Benissimo. Allora lei turbata. E che cosa vuole da me?

Giovanna - (pausa) Una sigaretta? (Offre).

Giangiacomo - No, grazie.

Giovanna - Posso fumare io? Le d noia?

Giangiacomo - Per carit.

Giovanna - strano. Si direbbe che le ragioni per le quali lei mi fece l'onore di tante attenzioni siano scomparse del tutto. Forse non le piaccio pi?

Giangiacomo - Oh, che dice? deliziosa...

Giovanna - E allora?

GiAngiacomo - Vede? Voglio essere franco con lei. Lo merita. Io sulle prime avevo creduto di avere di fronte a me una coppia di sposi felici. Ecco perch...

Giovanna - Ma, dico, non le pare un po' forte?

Giangiacomo - Perch? Io sono scapolo. Ora, gli scapoli da quando esiste il matrimonio sono attratti dalle felicit coniugali come le farfalle dalle lampade accese. Ma voi due non fate che bisticciarvi ogni momento e per qualsiasi causa. Non si fa cos se ci si vuol fare amare. Ci vuole pace nelle famiglie. Insomma, signora, non fa piacere accorgersi di essere presi in considerazione da una donna soltanto perch stanca del marito e cerca un appoggio per sostituire il marito che intende piantare.

Giovanna - Ah, lei ha capito tutto questo? Ma come diventano intelligenti questi uomini!

Giangiacomo - Non mi vanto. Vincenzo si confidato.

Giovanna - Che imbecille! Non lo credevo cos vecchio stile.

Giangiacomo - Ma che vecchio stile, poveraccio! Si metta nei suoi panni. Del resto, in questa materia tutto vecchio stile. Anche lei.

Giovanna - Io?

Giangiacomo - Ma s. In sostanza, le donne di oggi come quelle di ieri quando sono stanche di un uomo o quando lo prdono ne cercano subito un altro. In tutto questo armeggio l'amore un puro caso. Per le donne, l'importante oggi come ieri trovare un padrone a cui dare degli ordini.

Giovanna - La sa lunga lei.

Giangiacomo - Il bisogno aguzza l'ingegno.

Giovanna - Il bisogno di liberarsi di me?

Giangiacomo - Ma santo cielo! Perch le donne quando non sanno come risolvere il problema della loro vita vanno a complicare la vita degli uomini? Insomma, lei ha un programma definito in testa?

Giovanna - S, io voglio vivere secondo la mia volont, le mie inclinazioni spirituali, il mio gusto...

Giangiacomo - E lei crede che io le permetterei tutta questa roba, pi di quello che non gliela permetta suo marito? Ma padrone per padrone, perch non si cerca un principale? Si trovi un impiego : conquisti la sua indipendenza sociale e poi faccia tutto ci che vuole.

Giovanna - Grazie del consiglio sentimentale. Ma insomma, lei parte.

Giangiacomo - Vado in Africa. Sabato sera.

Giovanna - Le chiedo un grande favore. Sabato sera lei mi rapisce.

Giangiacomo - Cosa?

Giovanna - Non fantastichi. Lei conosce la situazione. Ebbene devo dirle che io non ho alcuna fiducia nelle trattative diplomatiche. Non si verr mai a capo di nulla senza un colpo netto ed energico. Sabato sera lei viene qui sotto, fa un fischio, canta una canzonetta, io scendo e via. Poi mi deposita in qualche luogo e prosegue per conto suo. Mi basta l'aria dello scandalo. Non abbia paura perch sono capace di farle ottenere il nulla osta da mio marito.

Giangiacomo - (pausa) Bene, bene... Dopo tutto come un servizio di tass... E dove la sbarco?

Giovanna - Dove vuole, in Africa magari.

Giangiacomo - No. Preferisco prima. Ah... Che bel caso... La pi curiosa avventura della mia vita... Il rapimento bianco di una donna che avrebbe potuto essere la mia amante... (Interrompendosi) Ma dico, mi giuri che non sta facendo della caccia grossa.

Giovanna - Oh, lei crede di essere una bestia cos importante?

Giangiacomo - Grazie. Allora a sabato. Una canzone...

Giovanna - S, ma diamoci un contegno. Potrebbe venire qualcuno... Vuol sentire l'ultimo disco di musica negra? Non ne sentir di simili nemmeno al Congo. Colore locale.

Giangiacomo - Infatti la musica negra il colore locale del mondo civile.

- (Suonano e ballano).

Lucia - (compare di nuovo sulla porta e resta stupefatta) Ma come? Non ballavi con tuo marito dianzi?

Giovanna - (che ha smesso di ballare) Volevo fargli sentire un disco nuovo.

- (Il grammofono tace).

Lucia - Ma si ascolta con le gambe quella roba l?

Giangiacomo - Veramente io me ne stavo andando.

Lucia - Bel modo di parlare: me ne stavo andando.

Giangiacomo - Stavo...

Lucia - Niente stavo. Ero sul punto, sulle mosse. Ecco la giusta locuzione.

Giangiacomo - (seccato) Ma, senta, oramai, quel che ho imparato ho imparato.

Lucia - Comoda teoria.

Giangiacomo - (trattenendo un sospiro di impazienza) Insomma, ero sulle mosse per andarmene e porgo all'eletta comitiva i miei saluti. Parto.

Giovanna - Pensa, zia, va in Africa alla caccia grossa. Che fortunato!

Lucia - Fortunato perch va ad ammazzare delle povere bestie feroci? Io non approvo i divertimenti violenti.

Giangiacomo - Ma, signorina, creda che anche giuocare a sette e mezzo una ebbrezza che stanca, alla fine.

Lucia - S, s, capisco. Spero che lei vorr farmi la cortesia di ascoltare alcune cose che debbo dirle a quattr'occhi. Ho studiato il suo caso. Lei aveva bisogno che qualcuno mettesse in ordine la sua vita interiore e la indirizzasse.

Giangiacomo - Ma, vede... Ho molte cose da fare prima di partire.

Lucia - Non si tratta che di pochi minuti.

Vincenzo - (entrando) Eccomi qua.

Lucia - Dove sei stato?

Vincenzo - Io? Ho accompagnato il dottore.

Lucia - Il dottore era qui?

Vincenzo - S. Che caro uomo quel dottore...

Giovanna - Tanto caro.

Lucia - Ma che cosa voleva da te?

Giovanna - Ma niente, zia.

Lucia - Rispondi quando sei interrogata. Che cosa voleva?

Vincenzo - Ma niente. Abbiamo parlato del pi e del meno.

Lucia - Guardami in faccia.

Vincenzo - (mostrandosi a volto aperto) Eccomi. Non dico bugie. Guarda anche nella fronte, non si vede nulla...

Lucia - Bene, basta cos.

Vincenzo - Che caro uomo quel dottore.

Giovanna - S, tanto.

Vincenzo - Parliamo un poco del dottore.

Giangiacomo - Scusa... Stavo... Ero sulle mosse per andarmene.

Vincenzo - No, via, un momento.

Lucia - Ma se il signore non pu.

Vincenzo - Prendi almeno un vermouth. Zia, hai un vermouth?

Lucia - Niente vermouth. un veleno.

Vincenzo - S, ma per un amico...

Giangiacomo - Grazie, caro, sei pieno di pensieri delicati.

Lucia - Se il signore vuole restare a colazione.

Giangiacomo - Grazie, signorina Lucia. (Le si avvicina per salutarla).

Lucia - (con circospezione) Senta, non mi far, spero, lo scherzo di andarsene senza ascoltarmi. Mi guardi negli occhi. Bravo. Ho capito tutto, sa? Tutto.

Giangiacomo - (che non riesce a tenere un contegno molto serio) Mi scusi, tutto che?

Lucia - Tutto. Ma non questo il momento. Le dico soltanto che la sua decisione di partire, di allontanarsi per sempre, mi piace. La innalza ai miei occhi. Lei non va in Africa alla caccia grossa. Lei fugge il male che le insidia il cuore. Un amore infelice, non vero?

Giangiacomo - Ma che cosa pensa? Un amore? (Ride). No, signorina Lucia. Permetta che le dia a mia volta un consiglio. Non si fidi della pedagogia, non ha mai servito che ad educare i maestri. (Ride ancora, ma i suoi occhi cadono sul medaglione e immediatamente il riso si spegne sulle sue labbra). To'...

Lucia - (coprendo pudicamente con la mano il medaglione) Eh?

Giangiacomo - (imbarazzato) Niente... domandavo se antico...

Lucia - (mostrandoglielo) La rilegatura del Cinquecento.

Vincenzo - Insomma Giangiacomo, deciditi. Te ne vai o no?

Giovanna - Non faccia cerimonie, resti a colazione.

Giangiacomo - Come? A colazione? Ma, ecco, se proprio volete e non disturbo...

Giovanna - L'ha invitato la zia, dunque...

Giangiacomo - S, molto gentile. Allora, resto. Il permesso di mandare un avvertimento a casa. Un attimo solo. (Via di corsa mentre gli altri lo seguono imbarazzati e stupiti del muta' mento).

Vincenzo - Ma che cos'ha?

Lucia - Eh, capisco io. Quell'uomo ha un tormento segreto...

Vincenzo - Prima di colazione facile averne.

Lucia - No, no; so, io, capisco tutto...

Vincenzo - S? Allora spiegami il dottore.

Lucia - Il dottore? E che c' da spiegare?

Vincenzo - Mi sembra tanto strano... Pieno di interesse.

Giovanna - - A me pare un imbecille.

Lucia - Questo no. Un medico, specialmente in campagna, merita tutto il nostro rispetto. Porta per i casolari la luce della scienza e della carit. Solo, per lande sconfinate combatte contro i pericoli di tutti. una vita nobile. E non so poi quanti ne sentano la poesia come questo nostro dottore che tu definisci un imbecille, perch non capisci nulla.

Giovanna - Scusami, zia, hai ragione, non ci avevo pensato.

Vincenzo - Che uomini una volta!

Giovanna - Puoi dirlo! Voi giovani moderni, invece, non sapete nemmeno che cosa significhi amare una donna. Egoisti e presuntuosi, non pensate che a voi stessi e poi vi meravigliate se le vostre donne prendono il volo.

Lucia - (scandolezzata) Ma Giovanna, che cosa dici? Non ti vergogni?

Vincenzo - Lasciala dire, zia, se vuoi sentirne delle belle. Come se le donne d'oggi meritassero una particolare considerazione. Siete cos poco interessanti che la fate venire voi la voglia di essere traditi. Perch una liberazione finalmente.

Lucia - Oh, cielo! E io li ho benedetti tutte le sere col segno della croce!

Giovanna - Calmati zia, tutto questo per dire che dopo tutto capisco benissimo come un uomo del genere del dottore possa invece rendere felice una donna.

Vincenzo - Su questo siamo d'accordo. Non vero, zia, che cos?

Lucia - (imbarazzata) Ma, pu anche essere. Ma alla fine non ha preso moglie.

Giovanna - Potrebbe prenderla.

Lucia - (sospettosa) A quella et?

Vincenzo - Perch no? forte come una quercia.

Lucia - Potr essere abile alle fatiche di guerra, ma quanto all'amore inteso come sentimento sovrano... figli miei... Ma dico, si pu sapere perch abbiamo scelto questo strano argomento di conversazione?

Vincenzo - In campagna... Che cosa si fa in campagna? Si parla del pi e del meno...

Giovanna - E ci domandavamo come mai una donna come te, bella, colta, fine, non abbia mai pensato di profittare della sola cosa buona che avesse il tuo tempo: gli uomini.

Vincenzo - E sei ancora in tempo, zia...

Lucia - Ma,ma, ma... Che cosa imbrogliate? Che razza di discorsi vi permettete con me? Vi proibisco di mancarmi di rispetto, capite? Vi ho insegnato che la vecchiaia va rispettata. Sta' a vedere che a questa et mi devo sentir parlare del mio matrimonio proprio da voi.

Giovanna - E non mi hai sempre parlato tu del mio?

Lucia - Ma, grazie a Dio, io avevo qualche cosa da insegnarti. No?

Giovanna - Scusa, zia, credi proprio che non abbia nulla da insegnarti io? Se venisse al mondo Maria Stuarda non potrei forse darle degli ottimi consigli sul modo di comportarsi?

Lucia - Ma senti, senti...

Vincenzo - fatta: attacca con la storia.

Lucia - Ma benedetta ragazza, tu hai quattro secoli di vantaggio su quella sventurata.

Giovanna - Questo significa che io sono pi vecchia di lei di quattro secoli. Come sono pi vecchia di te di venti anni.

Vincenzo - S, s, ha ragione lei... Quando mi cullavi tra le tue braccia, credevi di avere a che fare con un bambino, non vero? Niente affatto: ero tuo nonno.

Lucia - Oh, la mia povera testa. Vi confesso che provo una profonda umiliazione nel sentirmi oramai incapace di tenervi testa. Siete cattivi... Non dovete burlarvi di me. (Si intenerisce) Non ho altro bene che voi, a questo mondo.

Vincenzo - No, zia, fammi il piacere di non piangere. Guarda-, piuttosto ti domandiamo scusa.

Giovanna - Credevamo di poter parlare di tutto con te. Si discuteva e ci si domandava, cos, accademicamente, come mai la zia rimasta sempre sola. Che male c'?

Lucia - Ve lo dir. Perch io non ho potuto realizzare il mio sogno come voi avete fatto. Io non ho mai potuto concepire il matrimonio che come la benedizione di Dio su un grande amore.

Giovanna - No, zia, il matrimonio non un divertimento per due persone di sesso diverso.

Vincenzo - una cosa pi seria, pi lunga... Dura da secoli.

Giovanna - Ci si sposa per avere qualcuno intorno a s, per avere dei bambini...

Vincenzo - Per avere un posto anche piccolo dove essere il padrone assoluto e comandare a bacchetta e far marciare in gamba i ragazzi, se ci sono.

Giovanna - Essere un aiuto per il marito.

Vincenzo - Per la moglie un sostegno.

Giovanna - Allearsi contro la vita.

Vincenzo - Volersi bene.

Lucia - (che ha ascoltato chinando la testa, si alza di scatto) Basta, adesso basta! Non ne posso pi. Mi avete confusa, stordita... (Via).

- (I due restano per un attimo silenziosi a guardarsi).

Vincenzo - Dico, sai che, a parte Maria Stuarda, hai detto delle cose belle? Mi hai quasi commosso.

Giovanna - S... Anche tu parevi convinto.

Vincenzo - Sai? Certe cose sono sorprendenti. Avevo come la intenzione di dire delle bugie e avevo come l'impressione di dire delle verit.

Giovanna - (dopo una pausa) Hai detto tutto al dottore?

Vincenzo - S. Saltava come un capriolo. Non voleva credere. Poi, quando si calmato, ha dichiarato solennemente che non ne far nulla fino a che non sia definitivamente nostro zio.

Giangiacomo - (rientrando sempre imbarazzato e incerto come quando uscito) Eccomi qua. Siete soli?

Vincenzo - La zia andata a preparare per te.

Giangiacomo - Dite un po' : da quanto tempo lo porta vostra zia quel medaglione?

Giovanna - E chi lo sa? Da quando mi ricordo, io, mi ha sempre fatto pregare tutte le sere per quel signore. Anzi, mi sono stupita che non abbia ripreso quell'abitudine ieri sera.

Giangiacomo - Ma... Quel signore...

Vincenzo - Ah, io non le ho mai chiesto nulla. Perch?

Giangiacomo - Cos, una curiosit. Domandavo se lo aveva da molto tempo, ecco tutto.

Vincenzo - Io me lo mettevo in bocca quando facevo i denti.

Lucia - (rientrando pi serena. A Giangiacomo) Oh, gi ritornato? Bravo. Ora parler con lei.

Vincenzo - S, s, sentiamo: per me una gioia sentir parlare la zia con un altro.

Lucia - Niente affatto. Voi due uscite. Andate nella vigna a prendere dell'uva. Prenderete anche un po' di sole. Credo che ne abbiate bisogno. Siete pallidi. Ecco due cestine: una a te e una a te. E non fate gli sciocchi. Potete darvi il braccio. Bravi. Potete anche stare pi stretti. bello vedere due giovani sposi che si amano e non si vergognano. Brava. Appoggia la tua testina sulla spalla di tuo marito e pensa che questa gioia che ti tocca, non di tutti. Andate.

Vincenzo - (che si docilmente prestato come Giovanna alla composizione del quadretto) Va bene cos? E adesso che cosa potremmo cantare? Quando di maggio...

Lucia - In fondo non sei che un burlone. Guardate di ritornare appena udite il gong della colazione.

Vincenzo - (da parte, a Giangiacomo, mentre esce) Povero amico mio, preparati ad affrontare Orazio Coclite. (Via canterellando).

Lucia - (sola con Giangiacomo) Dunque a noi due: lei sta per partire.

Giangiacomo - S, per...

Lucia - Mi lasci dire. Io credo che lei non ami affatto la caccia grossa.

Giangiacomo - Ma ecco, veramente non che un capriccio.

Lucia - Lei parte per fuggire mia nipote.

Giangiacomo - Ma, sa, veramente...

Lucia - Non mi si pu nascondere nulla. Lei ama appassionatamente mia nipote.

Giangiacomo - Io? Lei crede che sia per questo? Oh no! (Ride rispettosamente). No, signorina, le giuro!

Lucia - Non giuri. Sta male giurare. Non si deve mai giurare, specialmente quando non si dice la verit. Lei ama mia nipote al punto che da gentiluomo come , preferisce andare lontano per il mondo a cercare in qualche luogo l'oblio e la pace del suo cuore. Bravo. Fa bene. Bisogna sapere combattere contro le cattive tentazioni. Ebbene vada e che sia benedetto del bene che fa. Benedetto anche nel suo amore infelice. L'amore, anche quando non corrisposto, anche quando non si traduce in una tangibile felicit, ha sempre un suo raggio di bellezza che eleva l'anima verso l'alto.

Giangiacomo - Signorina... non creda... come devo dirle...

Lucia - Allora perch parte cos precipitosamente?

Giangiacomo - Ma, cos... Certo bene lasciare due giovani sposi nella piena libert di godersi la loro luna di miele.

Lucia - Lo vede che c'entra mia nipote? Oh, non mi sbagliavo. Quando un uomo si abbandona ad atti impulsivi come questa sua partenza, ci deve per forza essere di mezzo l'amore. Sempre. L'amore tutto.

Giangiacomo - Lei crede?

Lucia - Vedo. So.

Giangiacomo - Anche per lei?

Lucia - Ma scusi io che c'entro? Io sono vecchia.

Giangiacomo - Forse pi giovane di me. Lei ha amato.

Lucia - La prego...

Giangiacomo - Oh, non intendo mancarle di rispetto, signorina. Ma vedendo con quanto orgoglio e quanta fedelt ella porti al suo collo quel medaglione...

Lucia - (difendendo il medaglione con un rapido moto della mano) Si, ma non si tratta di questo. Non faccia il fanciullo ribelle e lasci che il tema della conversazione non muti. Lei vuol fare su di me del turismo psicologico.

Giangiacomo - Oh, no, mi creda. invece una cosa molto pi seria. La scongiuro di lasciarmi guardare quel ritratto. La prego.

Lucia - Ma che ha? Eccolo. Guardi.

Giangiacomo - (guarda il ritratto con reverenza) E lo ha amato?

Lucia - (vivace) Ma chi le d il diritto?...

Giangiacomo - L'ha amato?

Lucia - (sempre pi colpita dalla strana condotta del giovane) Si l'ho amato. Ma non una cosa come ella crede, sa. Si tratta di ben altro.

Giangiacomo - Posso rileggere quella dedica?

Lucia - No, adesso basta. Non vorrei che ella credesse... Perch vede stato pi che un amore.

Giangiacomo - Non tema signorina, non penso a nulla di irriverente. Un uomo come quello, pieno di cuore, un generoso, un sognatore...

Lucia - (scattando) Come? Ma lo conosce?

Giangiacomo - (fa un gesto come per dire : sfido).

Lucia - (con un gesto rapido) Zitto, zitto, non parli, non mi dica nulla.

Giangiacomo - Come crede. Per...

Lucia - No, adesso no. Sa, non mi aspettavo... Oh, la vita! Dovevo attendere, attendere. (A un cenno di Giangiacomo, spaventata) No, la prego: adesso tutte le volte che lei accenna a parlare, sento che il cuore mi scoppia. E per carit non dica nulla ai miei nipoti. Non c' nulla di male sa. Nulla che io non possa dire davanti a Dio, ma, non so perch, mi intimidisce chiunque, adesso... anche lei. Non mi guardi, la prego. Chi sa come sono brutta, scomposta... (Va allo specchio a rassettarsi).

Giangiacomo - Del resto... no, stia tranquilla, non dico nulla. Ma penso che, a giudicare almeno dal mio sentimento, anche lei dovrebbe avere piacere, invece, di parlarne. cos bello ricordare le persone che amammo quando erano in vita!

Lucia - (s - ( volge colpita) Quando erano?...

Giangiacomo - Anche la mamma, dopo la morte di mio padre diceva di sentire una voce che la chiamava di lontano: Lucia, Lucia. Gi, anche mia madre si chiamava Lucia.

Lucia - (alzandosi in piedi, con sforzo) No, zitto, zitto, la prego. Che vergogna, che vergogna, che vergogna! (Si stacca con moto subitaneo il medaglione dal collo e lo porge al giovane) A lei, non mio, sa. Il suo posto...

Giangiacomo - (interrompendola) Ma che fa? Nemmeno per sogno. Lo tenga, lo tenga. Non creda che io non sappia comprendere.

Lucia - Ma che cosa dice? Non c' nulla da comprendere e tanto meno da compatire, sa. Perch lei la verit non la conosce.

Giangiacomo - Non importa, signorina, non importa. Comunque sappia che io sono un uomo e che sono perfettamente in grado di valutare i casi della vita e di dare loro l'importanza che meritano.

Lucia - Ma come? Non ha importanza quello che lei pensa? Lei si trova o crede di trovarsi di fronte a una terribile rivelazione che potrebbe offuscare la memoria di suo padre...

Giangiacomo - Ma perch? Stavo appunto dicendole che per chi l'ha conosciuto, specie quando era giovane, con quel suo cuore tumultuoso, tutto ci quasi naturale. Il temperamento da un lato, poi l'epoca dall'altro. Era quello il tempo degli ideali d'amore. Si innamoravano allora.

Lucia - Ma che fa, che dice! Io non permetto, non per me sa, ma per lui che lei creda a ci che non vero.

Giangiacomo - Senta, signorina, io sono qui, pronto ad ascoltare e a credere a tutto ci che mi dir, ma vorrei che si rendesse conto che tutto ci inutile.

Lucia - (energica) Devo dirle!

Giangiacomo - (con condiscendenza ostentata) E dica!

Lucia - (smontata) Cos? Oh, allora ha ragione lei. inutile. Ma che cosa avete nel cuore? Di fronte a voi ci si vergogna anche della innocenza.

Giangiacomo - Ma perch? Perch ho trattato con mano leggera le generose tenerezze di mio padre?

Lucia - E come tratta dunque il pensiero di sua madre?

Giangiacomo - Questo non c'entra. Io dico che non bisogna considerare certe cose sotto un aspetto drammatico, se no, che complicazione diventa questa vita?

Lucia - Oh, io avrei voluto offrire qualche cosa di puro al suo cuore di figlio, ma lei non ne degno, non degno. Se ne vada, se ne vada, la prego.

Giangiacomo - Ma, signorina, io non capisco.

Lucia - Lo so benissimo che non capisce. per questo... Se ne vada.

Giangiacomo - (scuote le spalle e se ne va).

Lucia - (sola) Povera gente! (Guarda lungamente il medaglione e mormora) Niente. Che solitudine!... (Di lontano si odono le voci di Vincenzo e di Giovanna che cantano e il frastuono improvviso del gong).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena.

- (Vincenzo poco dopo che il sipario si alzato entra fischiettando, portando una scatola di colori, uno sgabello da pittore e un cartone dipinto in stile futurista che, dopo avere deposto gli altri arnesi, cerca di collocare in qualche luogo mirandone l'effetto di lontano. oramai sera).

Giovanna - (entra) Oh, bene arrivato! Non mi dirai che hai lavorato fino ad ora. Non ci si vede pi.

Vincenzo - Ho aiutato un contadino a tenere a bada un bue inferocito e ho fatto tardi. Che cosa guardi?

Giovanna - (accennando al quadro) Hai fatto quell'affare l?

Vincenzo - Si, non ti piace?

Giovanna - Non so.

Vincenzo - Senti, mi secca che tu dica non so con aria condiscendente, come se tu pensassi che una porcheria. Questo quadro molto... molto come dire? insomma una donna come te che balla la rumba deve almeno considerare la cosa con rispetto.

Giovanna - Ah, se hai inteso dipingere una rumba.

Vincenzo - Che spirito! Del resto che me ne importa della tua opinione? forse necessario che noi due ci si debba intendere? Sei forse tu la mia compagna, la mia ispiratrice?

Giovanna - Oh, io non sar mai niente per nessuno.

Vincenzo - Cos'? Hai la malinconia? Coraggio. Perch?

Giovanna - Io sar sempre una povera donna che avr sempre bisogno di qualcuno.

Vincenzo - Dico: sai che sei strana? Sei innamorata forse?

Giovanna - Di chi?

Vincenzo - Di Giangiacomo, per esempio.

Giovanna - E chi l'ha pi visto? scomparso misteriosamente senza nemmeno salutarci.

Vincenzo - Allora per questo.

Giovanna - No sai, proprio no.

Vincenzo - Allora sei innamorata di me.

Giovanna - (sorride con commiserazione).

Vincenzo - Oh, cara, non me ne stupirei.

Giovanna - Tu? poveretto, non sai nemmeno da che parte si cominci a farsi amare; eppoi tu non hai bisogno di me. Scommetto che se domattina trovassi che io sono partita per ignota destinazione non te ne importerebbe niente, anzi ne saresti contentissimo.

Vincenzo - Se dicessi che piangerei come un vitello?! Ma queste sono sciocchezze. Sai chi piange davvero? Il povero dottore.

Giovanna - Cos' accaduto?

Vincenzo - Ma, si sentono dire certe cose: oggi per esempio un contadino mi ha detto...

Lucia - (entra umile e sottomessa) Scusate, prendo il giornale e ritorno in camera mia.

Giovanna - Sempre in camera tua. Non bello, sai, scusa se te lo dico. Non so come tu faccia a star sola tutto il giorno.

Vincenzo - Con questo silenzio. Per me, due cose non sopporto : il buio e il silenzio. Mi fanno paura. Mi danno la sensazione di precipitare chi sa dove.

Giovanna - E poi cos'hai? Sei cambiata. Sei diventata umile, sottomessa, si direbbe che desideri nasconderti.

Lucia - No: che cosa pensate? Forse non sto bene.

Vincenzo - Allora chiamiamo il dottore.

Lucia - (vivamente) No, vi prego. Il dottore no. Non ne ho bisogno. Posso sentirmi pi o meno in forze senza per questo essere malata.

Vincenzo - Ma lo vedi che c' qualche cosa sotto? Parla, perdio!

Lucia - (con subita ripresa di autorit) Vincenzo!

Vincenzo - (smontato) Basta, basta.

Lucia - (abbandonandosi di nuovo) Scusatemi.

Vincenzo - (riprendendosi) O io come capo di famiglia sarei terribile. Deve essere piacevole avere un luogo anche piccolo dove poter essere padrone, comandare a bacchetta e far marciare in gamba i ragazzi.

Lucia - Che il Signore te li dia sani.

Vincenzo - (guarda di sfuggita alla moglie) Lasciamo andare. Dimmi piuttosto francamente e rispettosamente, come se fossi tuo zio, che cosa accaduto col dottore?

Lucia - Ma vi giuro...

Giovanna - Non giurare. Non sta bene.

Lucia - Scusate, mi sfuggito. Volevo dire che la cosa non vi pu interessare.

Giovanna - No zia, oramai che abbiamo incominciato meglio spiegarsi.

Lucia - Ma non lo capite che non posso parlare di queste cose per voi? Oh, mi sembra di commettere, non so, come una impudicizia.

Vincenzo - Insomma parliamoci chiari. Il dottore ci ha chiesto ufficialmente la tua mano.

Lucia - A voi?

Vincenzo - A chi doveva chiederla? Tu sei una signorina.

Lucia - E voi gliel'avete per caso accordata?

Giovanna - Noi abbiamo risposto come avresti risposto tu: che lo ringraziavamo dell'onore che ci faceva e che in ogni modo avremmo lasciato l'ultima parola a te. Va bene?

Lucia - Benissimo.

Giovanna - Comunque, adesso bisogna dirgli qualche cosa; tanto pi che il tuo contegno non chiaro.

Lucia - Ah, perch, avete anche deciso di dargliela voi la risposta?

Vincenzo - Noi? Ma dagliela tu se vuoi. Vorremmo semplicemente essere tenuti al corrente. Non si sa mai niente di te. Avr bene diritto di sapere se incontrando quel signore dal tabaccaio devo chiamarlo zio o no.

Lucia - Ma che cosa mi pu venire da voi? Un consiglio? Una parola saggia? Da voi?

Vincenzo - Oh, se i genitori la finissero di darsi tante arie e accettassero i consigli dei loro figliuoli!

Giovanna - E poi, zia, qui non si tratta di amore. Ci sono cose pi serie, meno poetiche, ma pi preoccupanti.

Lucia - Per esempio?

Giovanna - Sai, la gente chiacchiera... specialmente i contadini. vero che vuoi vendere questa villa per un vitalizio?

Lucia - Ah, te l'hanno detto?

Giovanna - vero?

Lucia - Si, ma che cosa significa? un piccolo patrimonio che nelle mie mani non serve pi nulla.

Vincenzo - To' to'... Ma come? Esiste una zia che vuol vendere una villa di nascosto dai nipoti?

Giovanna - Taci tu. Zia, tu sei in difficolt.

Lucia - Ma io non ve ne ho mai parlato.

Giovanna - L'ho saputo. E ti giuro, s lasciami giurare, che questa volta ci vuole, che io non ho mai tanto desiderato di essere ricca come oggi, per aiutarti.

Lucia - S? Hai pensato a questo? Mi compensi di tante pene in questi giorni.

Vincenzo - Zia, lo pensavo anch'io, proprio mentre lo diceva lei.

Lucia - (sospirando) Cari, avete fatto bene a parlarmi. S perch trovo il coraggio di dirvi una cosa. Effettivamente le mie poche rendite non bastano pi. Ma se invece di vendere questa casa che mi cara, che mi ricorda tante cose, io la affittassi...

Giovanna - Va bene. E poi?

Lucia - (con animo) Non ditemi di no. Non Non ho pi che voi. Se venissi a vivere con voi a Milano? (Incalzando) Mi occuperei dei vostri bambini. Io so come si fa. No? no? (Pausa).

Giovanna - L'idea non cattiva, ma, vedi... No zia, no zia, aspetta... ragioniamo.

Vincenzo - Non sappiamo nemmeno quello che succeder, perch sai...

Giovanna - S, ci sono molte cose da decidere. La vita non facile.

Vincenzo - E poi a Milano, zia, non ti troveresti bene. Un frastuono!...

Lucia - Oh, io non uscirei mai di casa, sempre con voi, coi bimbi.

Vincenzo - E dalli! Ma dove sono?

Lucia - Verranno. Siete giovani, sani, belli...

Giovanna - No, zia, adesso non possibile. Ti prometto che ci penseremo, ma fino a che la nostra vita non avr trovata una sistemazione...

Vincenzo - Campa cavallo! Perch sai, con la pittura...

Lucia - Ci vuole fede.

Vincenzo - Fede? Guarda come lavoro. (Le mostra il quadro).

Lucia - Oh, cielo! Che cos'hai fatto?

Vincenzo - Un bue in movimento.

Lucia - E dov'?

Vincenzo - Un occhio l, questo il vomere, le corna si prolungano fin tra i rami degli alberi... Movimento ascensionale.

Lucia - E con queste cose arriverai alla gloria?

Vincenzo - Gloria? Non scherziamo. L'importante non passare per un imbecille.

Lucia - Oh, s, la vostra vita davvero non ancora sistemata.

Vincenzo - Ma se per le tue faccende vuoi che noi tentiamo qualche cosa...

Lucia - No. Non importa, non vi nulla di urgente.

Giovanna - Urgente no, ma preoccupante. Perci quando il dottore...

Lucia - (vivace) Ah, no eh! Ho capito. Ma questa una via sbagliata.

Giovanna - Perch tu sogni. E i sogni tramontano.

Vincenzo - Vedi, zia, tu ti ostini a credere che la base del matrimonio ideale debba essere l'amore, come una volta. Levati questo chiodo. Levatelo. Un amore folle, proprio tipo eternit non dura pi di due anni al massimo.

Lucia - E voi due allora? Mi spiegherete. Voglio sapere. Ne ho diritto. Se cos, allora, voi due non vi amate pi.

- (/ due non sanno rispondere. Pausa).

Lucia - (tremando e quasi invocando) No, no, se fosse vero... se fosse vero tutta la mia vita sarebbe distrutta; e voi dovreste odiarmi, odiarmi... E io non voglio perch non ho che voi, non ho che voi...

Giovanna - Ma zia, non credere...

Vincenzo - Cerca di renderti conto delle cose.

Lucia - (sempre pi sovraeccitata) No, non pu essere, venite qui, guardatemi! Siete infelici? Non vi amate pi? E tutti i sogni che si sono fatti intorno a voi e alla vostra vita felice...

Vincenzo - Zia, inutile che dei nipoti affezionati dicano la verit ad una zia che piange. La verit non si dice che per dispetto.

Lucia - Ma allora vero?

Vincenzo - Ma qui adesso si parlava di te. Dobbiamo provvedere alla tua vita.

Lucia - (scattando affannosamente) Oh, la mia vita!... Ci avevo pensato alla mia vita! Correva tranquilla, eguale, serena... Siete stati voi a sconvolgere tutto, voi che avete portato qui dentro una confusione di pensieri pazzi e affannati, un tormento che non si capisce, una angoscia senza fondo... Io camminavo sul solido, sicura della mia coscienza e dei miei sogni, e voi mi avete dato la sensazione di avere sotto di me della sabbia o dell'acqua o nulla... Mi avete comunicato la vostra paura di vivere, quella paura che voi nascondete sotto la impudenza e la baldanza, mi avete ridotta a uno straccio come voi, meno la giovinezza. Ma andate via, andate via senza di me... Lasciatemi qui sola a morire di silenzio e di paura, andate via e dimenticatevi di chi vi ha dato il meglio della sua vita, dimenticatevi di me e perdonatemi di avervi insegnato ad avere una fede. Andate via! (Scoppia in pianto; Vincenzo la sostiene facendo cenno a Giovanna di tacere e la trascina via).

- (Giovanna resta sola. Dopo un attinto cade su una poltrona nascondendo il viso tra le mani. Dopo un poco si ode una voce canterellare un motivo che subito si tace, poi riprende sommessa, ma sensibile. Giovanna alza il capo, si guarda intorno, balza alla finestra e guarda in basso sempre guardinga di non essere scoperta).

Giovanna - lei?

Giangiacomo - (dall'interno) S.

Giovanna - Aspetti. (Rientra con la evidente decisione di fuggire: raccoglie la borsetta, il cappello e un pastrano e si incammina verso la porta. Questi suoi preparativi le impongono di andare e venire dentro la camera chiusa, come un passero in una gabbia. Quando presso la porta colta da un'ultima perplessit. Le sue energie l'abbandonano, le sue braccia cadono e i suoi indumenti si spargono a terra. Avvilita comprende che non potr mai fuggire. Ritorna lentamente verso la finestra, si affaccia e mormora) Buon viaggio! (Chiude rapidamente la finestra e vi si appoggia contro).

Vincenzo - (entrando) Hai sentito che roba?

Giovanna - Come?

Vincenzo - La zia non mai stata pi zia di cos. Imbattibile. A sentirla pare che abbia ragione lei.

Giovanna - (assorta) Gi.

Andrea - (entrando con cipiglio drammatico) Buona sera.

Vincenzo - Oh, dottore!

Andrea - (si siede affranto sulla poltrona).

Vincenzo - Che ha?

Andrea - Ho che non ne posso pi. Ah..., prima che mi dimentichi, ho incontrato quel giovanotto che va in Africa. Tanti saluti.

Vincenzo - partito? Pezzo d'animale. (A Giovanna) Hai sentito? Se n' andato.

Giovanna - Se n' andato...

Vincenzo - Dopo tutto, beato lui... Partire, partire... Oh!...

Andrea - Ma che storie, che storie! Partire! Partire per scappare, per fare qualche cosa, per non andare in galera, capisco... Ma partire per avere sempre gli stessi affanni, gli stessi pensieri. come star fermi. Sapete che cosa bisognerebbe poter fare? Partire per l'Africa e diventare un cinese... un selvaggio vorrei diventare...

Giovanna - Si calmi, dottore. La zia in camera sua.

Andrea - E che me ne importa? Tanto lo so, tanto lo so. Sono un lebbroso. Io sono un essere immondo. Non mi si pu ricevere, non mi si pu avvicinare...

Vincenzo - Stia calmo, dottore. Noi abbiamo fatto tutto quello che abbiamo potuto. Abbiamo detto anche alla zia che lei innamorato matto.

Andrea - Ecco che cos'hanno fatto. Mi hanno fatto diventare ridicolo.

Giovanna - Macch ridicolo! Alla sua et non si pu prescindere dal romanzesco in certe cose. Se un uomo della sua et non innamorato matto, come si spiega il matrimonio? Soltanto i giovani possono fare del buon senso nel matrimonio. Possono rifarsi.

Vincenzo - (alla moglie) Come rifarsi?

Giovanna - Ma s, hanno il tempo davanti a s. Se il marito sa essere affettuoso e delicato...

Vincenzo - Ma ci vuole la moglie che sappia essere buona, gentile...

Giovanna - Appunto per due giovani che si piacciono non difficile fare di un matrimonio non felice una convivenza serena e forse anche poetica.

Andrea - Lo dice a me lei?

Vincenzo - Giovanna, senti, riconosci onestamente che per quanto mi riguarda io ti ho sempre detto che noi due...

Andrea - Se disturbo me ne vado.

Vincenzo - Per carit, dottore, non venuto per sfogarsi? E si sfoghi. Ma non abbia quell'aria tragica.

Andrea - Cosa credono, che io non sappia ingoiare le pillole amare? Sono medico. Io guardo in faccia alla realt! Ah, dovevo capirlo! Ma come si fa? Ha un modo di fare, due occhi... Non sono due occhi meravigliosi? Paiono due finestre sopra un mare sereno. A proposito di finestre... Sanno che cosa mi disse una volta, proprio rivolta a me, con quel suo sorriso, guardandomi bene? La vita una bella casa bianca con le finestre a levante . Dico, quando una donna s esprime in questa guisa con un uomo che... Mi pare che debba essere per incoraggiarlo a sperare. Se no, che c'entra il levante? Maledizione, mi ha preso in giro, si burlata di me... Ah, ma non deve ridere, non deve godere, perch io non resisto. Dichiaro francamente che non resisto... Per quel che me ne importa di vivere. Che ci sto a fare a questo mondo?... Ah, un bel funerale di prima classe...

Vincenzo - Bravo, questo bello...

Giovanna - Andiamo, non si disperi. Lei ha i suoi malati, la sua missione...

Andrea - Va bene, ma sentano questa. Quando ritornai dalla guerra...

Vincenzo - No, lasci stare la guerra...

Andrea - In treno con me c'era un soldatino del '99 che era stato ferito sul Montello e che era appena uscito da un ospedale della zona di guerra. Appena smontato alla stazione, ecco la fidanzata. Abbracci e baci e via di seguito. Faceva una mania...

Vincenzo - Che cosa vuol dire?

Andrea - Si dava delle arie. Aveva appena finito di sbaciucchiare che, come se scoprisse i tesori di Golconda, alza la benda che gli fasciava la testa perch la sua bella potesse vedere la ferita. Bene. Bene: bisogna avere veduto in quel momento lo sguardo di quel ragazzo per capire: un lampo di gioia, di superbia, di strafottenza, scusate, insomma ai capiva che per quell'attimo di soddisfazione egli sarebbe andato a farsi spaccare le ossa un'altra volta. Ecco: lei dice i miei malati... i miei malati... ma quando ritorno a casa, dopo avere lottato con la morte, dopo avere salvato una vita, a chi le mostro io le mie ferite?... (Pausa). Che il diavolo mi porti, se esco di qui senza averla veduta. La vadano a chiamare. Non ho alcuna fretta adesso. La signorina pu ricevermi quando vuole, anche domani, anche fra un mese. Ma io aspetto qui un mese.

Giovanna - E i suoi malati?

Vincenzo - Quelli c' caso che guariscano.

Giovanna - Bene. Tenter. Ma non prometto. Un momento solo. (Via).

Vincenzo - Ha ragione, dottore. una cosa seccante. Anche per noi che eravamo interessati quanto lei...

Andrea - Oh, per questo, intendiamoci io avevo deciso di non farne niente. Ma che diavolo! Vuole che io avessi cominciato l'opera di far felice sua zia, facendole sapere questo po' po' di cataclisma che le scoppiava in famiglia? No, no; se la cavino per conto loro.

Vincenzo - Ah, certo...

Andrea - Come fanno?

Vincenzo - Non so. mia moglie che fa tutto. Quanto a me, dopo tutto, non mi dispiacerebbe... Mia moglie quando vuole carina...

Andrea - Ah, certo.

Vincenzo - Ha notato che l'aria della campagna le ha dato un occhio pi smagliante? L'ha notato?

Andrea - No.

Vincenzo - La guardi bene. Stia attento soprattutto se guarda in alto, cos...

Andrea - Ma le pare che io abbia la calma che ci vuole per certe osservazioni sperimentali?

Vincenzo - Capisco, ma, mi dica la verit. A lei che impressione le fece la prima volta che la vide? S, perch, dico io, non cattiva, creda. bizzarra. E alle volte la prima impressione la pi giusta. A lei che effetto le fece?

Andrea - Una rassomiglianza straordinaria con sua zia.

Vincenzo - Con la zia? No, senta, non me lo dica. Pu essere fatale...

Giovanna - (entrando) La zia sta per discendere.

Andrea - S?... Che cosa le ha detto?

Giovanna - Niente. Ha detto che scende e che vuole restare sola con lei.

Andrea - E lei, come interpreta la cosa?

Giovanna - Non saprei...

Vincenzo - E noi, che si fa?

Giovanna - Quello che vuoi. Se vuoi salire in camera tua... Se vuoi uscire...

Vincenzo - Adesso? Ma buio...

Giovanna - (con intenzione) C' la luna. Vieni...

Vincenzo - E andiamo a vedere la vecchia luna. (Escono),

Lucia - (entra accigliata e soletta) Sono usciti?

Andrea - S. Buona sera.

Lucia - (invitandolo a sedere). Prego.

Andrea - (scoppiando) Senta un po'...

Lucia - La prego, sottovoce. Potrebbero udirci.

Andrea - Ma che cosa vuole che me ne importi? Io non ne posso pi. Se vuol saperlo, io sto male, male.

Lucia - Un momento. (Va a vedere se c' nessuno). E adesso lasci parlare me.

Andrea - Ma se parla sempre lei.

Lucia - Lei vuol dirmi che non si sa dar pace del mio silenzio, della mia ostinazione, della mia decisione. Vero?

Andrea - Naturale.

Lucia - Vede? Le dico subito: anzitutto noi due avemmo un colloquio che io avevo tutto il diritto di ritenere definitivo.

Andrea - Storie.

Lucia - Ma in amore, lei dice, non c' nulla di definitivo. E ha ragione. Avrei preferito parlarle di queste cose con pi calma. Con pi tempo. Ora i miei ragazzi possono ritornare da un momento all'altro, ma cerchi di capirmi...

Andrea - Se per dirmi che lei ha deciso di consacrarsi ad un uomo che non esiste, non sa... In tal modo non capir nemmeno una parola. Lei mi deve dire che non ha... che non mi vuol bene insomma... che non mi pu vedere e che piuttosto che avere che fare con me preferisce la compagnia del primo manigoldo che passa per la strada. Ci vuol tanto a dire delle cose cos semplici e cos chiare? Me ne vado subito e poi...

Lucia - (con lieve ironia) E poi?

Andrea - So io. Vedr. Mi dica intanto.

Lucia - Ecco: io ho lungamente pensato a lei in questi ultimi giorni.

Andrea - Posso alzarmi di quando in quando ?

Lucia - Faccia pure.

Andrea - (in piedi) Che cosa ha pensato dunque?

Lucia - Ho voluto misurare la natura dei miei sentimenti verso di lei. Mi sono rivolta alcune domande. La prima questa: Che cosa farei io se il signor dottore se ne andasse, se non lo dovessi rivedere mai pi?. Che cosa farei? Mi ucciderei?

Andrea - (si protende nell'attesa della risposta).

Lucia - No. Penserei sempre a lui?

Andrea - (c. s.).

Lucia - No. Mi sentirei pi sola.

Andrea - No.

Lucia - Invece s.

Andrea - Ah..

Lucia - Un momento. Poi mi sono domandata: Se morisse?. Mi sono figurata di vederla sul letto di morte, coi fiori, poi il funerale...

Andrea - (preoccupato) Lasci andare...

Lucia - Ecco: una profonda malinconia mi prendeva e qualche lacrima spuntava nei miei occhi. Caro dottore, avrei messo tanti fiori sulla sua tomba, avrei tanto pregato, e con tanto fervore per la sua pace.

Andrea - Bene, grazie. E allora?

Lucia - Ma poi, s, non se ne abbia a male, la mia vita sarebbe andata innanzi come prima, con un altro dottore che avrei stimato meno di lei.

Andrea - Senta! (Si alza).

Lucia - Aspetti. Ho finito. Poi mi sono domandata. E se cadesse ammalato?

Andrea - Ma c' proprio bisogno di immaginare tutte queste disgrazie per sapere che cosa si sente?

Lucia - C' sempre bisogno di parlare con la propria coscienza. Se cadesse ammalato? Se si facesse del male? A questo pensiero le fiamme mi sono salite al viso, il cuore ha cominciato a battere...

Andrea - Oh, ma allora... (Fa per prenderle una mano, ma Lucia la ritira).

Lucia - E l'amore? Lei dimentica l'amore. Lo vede come sventato? E dire che non una settimana, proprio qui, io le confidavo un segreto, le dicevo una cosa che non avrebbe dovuto dimenticare, l'ha dimenticata?

Andrea - Dimenticata? Nemmeno per sogno, ma sa... Io non credo agli spiriti, ai fantasmi.

Lucia - Perch medico. troppo medico. (Pausa). Andrea...

Andrea - Mi ha chiamato Andrea. (Le prende la mano che ella gli abbandona).

Lucia - Andrea... Sto per dirle una cosa molto grave, molto importante per me e anche per lei. Si tratta di lui.

Andrea - Di lui, lo spirito?

Lucia - Esiste, esiste. L'ho trovato!

Andrea - Ah, cr... (Si alza e si mette a camminare su e gi). Anche i miracoli per farmi dispetto.

Lucia - Ma stia fermo; come possibile intendersi fino in fondo, se lei non sta fermo un minuto? Non capisce che proprio adesso io ho bisogno di lei?

Andrea - Io? E che c'entro io?

Lucia - E chi pu ascoltami se non lei? Perch non mi tiene pi la mano? S, s, cos ho pi coraggio. Ecco. Esiste. Io mi sono all'improvviso trovata dinanzi alla realt della sua vita. Avrei potuto forse pronunciare quella parola che mi avrebbe messo davanti a lui, come , o come era, non importa. Non l'ho fatto.

Andrea - Perch?

Lucia - Non so. Dapprima un'ansia, uno stordimento, quasi una ebbrezza. Eppoi... A un tratto... avevo appena teso la mano... Mi sono sentita vuota. M' parso di vederlo fuori di me, l, a guardarmi, curioso e straniero.

Andrea - E allora?

Lucia - La verit che mi sono sentita subito piena di buon senso. Proprio come i miei ragazzi... Il buon senso una cosa triste. Ora temo che il pensiero di quell'uomo possa tornare un giorno a tormentarmi, quando avr dimenticato la sofferenza di oggi. Lei mi deve difendere da quel pensiero. Ecco, lei sa tutto. Se lei mi vuol bene come dice, sa ci che pu essere per me e ci che posso essere io per lei. Non parliamo d'amore. Non diciamo cose ridicole. Io sar semplicemente la sua compagna... Andrea.

Andrea - Compagna? Moglie.

Lucia - (lieve) S.

Andrea - (scoppiando d'entusiasmo) Ah, senta!

Lucia - (frenandolo) Silenzio!

Andrea - Non c' nessuno.

Lucia - Andrea...

Andrea - Come dice bene il mio nome. Lucia. L'ho detto bene?

Lucia - (guardandosi intorno vergognosa) Credo di s.

Andrea - Ah, la vita! Una bella casa bianca con le finestre a levante. Quella l (indica la finestra a sinistra).

Lucia - Come ricorda bene ci che le dico!

Andrea - Ma sa che se lei continuava a non volermi vedere io morivo? Ma fortunatamente non ho l'arteriosclerosi. Se l'avessi avuta sarei scoppiato proprio qui quando lei parlava di tutte quelle disgrazie e non capivo dove volesse andare a parare. Lucia...

Lucia - Dica.

Andrea - Ho voglia di cantare.

Lucia - Canti.

Andrea - La musica il mio debole. Non musica moderna, sa. Puah! Ricorda le belle romanze di un tempo? Tosti, Denza... (Intona con tutta coscienza: Torna, caro ideal, torna un istante a sorridermi ancora ).

Vincenzo - (entrando in fretta) C' qualcuno che sta male, qui?

Lucia - Perch?

Vincenzo - Ma, ho sentito il dottore cantare e quando canta lui...

Lucia - (per tagliar corto) Via! Dov' Giovanna?

Vincenzo - in giardino che mi aspetta.

Lucia - E allora non farti aspettare troppo.

Vincenzo - Vado subito. Ma guarda che faccia allegra ha il dottore.

Lucia - Il dottore non ha niente affatto la faccia allegra. vero, dottore, che lei non ha nessuna ragione d'essere allegro?

Andrea - Io no.

Lucia - Cos'hai sulla spalla? Sei tutto bianco.

Vincenzo - (ripulendosi con una mano) Luna, un raggio di luna.

Lucia - Cipria! Non so perch le giovani donne debbano coprirsi di farina come dei mugnai.

Andrea - Allora diremo: luna di miele.

Vincenzo - (si avvicina al dottore e gli scuote a lungo la mano, scuotendo la testa, come per dire: Ci siamo capiti. Poi se ne va ridendo).

Lucia - Ma che fa?

Andrea - Scherza. Ma, dica un po', non potevano dirgli...

Lucia - Niente, non si deve dire niente.

Andrea - Ma ha capito, sa?

Lucia - Lo dice lei. Ha altro da pensare. Non vede? E adesso se ne vada.

Andrea - Torno domani mattina.

Lucia - Niente affatto. Lei ritorner quando i ragazzi se ne saranno andati. Verr io domattina alla chiesa: l'aspetto. Pregheremo insieme.

Andrea - Pregare, io?

Lucia - senza fede? Un uomo senza fede...

Andrea - S, s, va bene. Ho fede. Credo in Dio Padre. Ma me ne devo andare proprio cos, senza... (Accenna a un bacio).

Lucia - (pudicamente) Via, senza. (Prende dalla tasca il medaglione e glielo consegna) Tenga: la stessa cosa.

Andrea - (stringe la mano con sentimento a Lucia e se ne va).

Lucia - (sola, si guarda intorno e va ad aprire la finestra dalla quale entra la luna).

Andrea - (voce cantante) Torna caro ideal...

Lucia - Buona notte.

Andrea - Buona notte. (Il canto si allontana).

- (Lucia resta appoggiata allo stipite della finestra facendo con la mano un languido segno di saluto. In questo momento entra cautamente Vincenzo stretto al braccio di Giovanna: si fermano un attimo a guardare la romantica scena della zia, poi, andandosene:)

Vincenzo - Questi ragazzi!

FINE

Rappresentata con grande successo dalla Compagnia TOFANO RISSONE DE SICA.

I tre atti del Gherardi sono piaciuti battuta per battuta. Sono pensati con finezza e scritti con sottile sensibilit, con attenta scelta delle parole, con un cauto e trepido uso dei silenzi, con sobriet di e-spressione. La malinconia che li ispira nascosta da frequenti e spontanei sorrisi; ma anche nei momenti pi gai, brilla sempre il tremolar d'una lacrima. Dolce e mite lacrima che si dissolve subito, perch il dolore non esplode mai in parole acri e la gioia non prorompe dai cuori di questi personaggi con la festosit delle sonagliere. Tutto contenuto in un timido riserbo, eppure ogni cosa appare manifesta come se fosse urlata alle cantonate.

RENATO SIMON! (Corriere della Sera)

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