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SALUD

Dramma in tre atti

di NICOLA MANZARI

PERSONAGGI

BIANCA

GIOVANNA

MARIA

AGNESE

CELESTE

ANNA

MADDALENA

CHIARA

ALCUNE NOVIZIE

Mentre i personaggi, i luoghi dell’azione e l’Ordine delle religiose sono di fantasia, i riferimenti a eventi, versi, canzoni e nomi citati sono sempre autentici.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

 In qualche parte della Spagna, in un convento fem­minile di clausura, gli ultimi giorni della guerra civile. Prima che il sipario si apra si odono lon­tani rombi di cannone frammisti al canto rivo­luzionario :

Marchemos en la lucha unidos, En alto el pufio con vigor, Ya tiemblan nuestros enemigos, Ya triunfa la revolución... Lentamente al canto « rosso » si sostituisce la can­zone dei falangisti:

La camisa azul y portinera, El yugo y las flechas cartuchera, Sobre el hombro un nuevo mosquetón, Alla va por la bianca carretera Un valiente y gallardo mocetón A defender, dispuesto, la bandera De Falange Espanola de las Jons... Anche questo canto lentamente si spegne mentre l'eco del cannone si fa più vicino. Poi anche il can­none tace e si apre il sipario. La scena rappresenta la sala del « Capitolo » delle suore. Alcuni bassi stalli dominati da uno un po' più alto per la Priora. Arredamento poverissimo, vecchio e frusto ma luminoso per i finestroni aperti su un giardino vasto e fiorito. Alla parete di sinistra un grande ritratto a figura intera della fondatrice dell'Ordine. E sotto di esso un leggio con un gran libro aperto come un messale. E' un giorno di un'estate cal­dissima.

Primo quadro

(Le suore entrano e restano in attesa, chiacchie­rando sottovoce ma animatamente di qualche avve­nimento che le preoccupa. Ogni tanto tendono l'orecchio al rombo lontano del cannone che torna a farsi sentire. D'improvviso tutte tacciono e si alzano all'ingresso della Priora, vecchissima, al braccio della vice-Priora, un donnone vigoroso. La Priora, raggiunto il suo scranno, fa un segno di Croce a benedire le suore che si inchinano, poi ini­zia a mormorare una preghiera della quale non distinguiamo le parole. Ad essa fanno eco, som­messamente, tutte le suore. Finita la preghiera, la Priora siede, imitata dalle altre suore. Una pausa. La Priora sembra raccogliere le forze a fatica per parlare. La sua voce è alta e chiara però, in con­trasto col suo fisico malandato).

La Priora                       - Mie dilette figlie, anche se tutte voi immaginate il motivo della riunione del nostro Capitolo, io sono tenuta formalmente a informarvene per preciso mandato del nostro amato Arci­vescovo. (Un tempo) La guerra fratricida che per anni ha insanguinato il suolo della nostra patria è finita. (Il rombo del cannone più forte) Sì, è finita, E quella che udiamo è soltanto la sua ultima eco. Dio, nella sua misericordia, ha accolto le preghiere di tutti coloro, noi comprese, che l'hanno invo­cato perché su tanti lutti e rovine finalmente rina­scesse il fiore della pace, della fratellanza, dell'amore. (Un piccolo movimento fra le suore. La Priora le guarda severa ed esse subito si ricom­pongono immobili) E' stata una guerra dura e ingrata che non ci ha risparmiato angosce e sgo­menti d'ogni genere. Fino a quella terribile notte in cui il nostro convento dovette piegarsi alla cieca ferocia dei ribelli i quali non esitarono a violarne la clausura... (Cupa, rievocando) ...L'orrida notte in cui la più giovane e innocente fra noi, la cara suor Maria s'immolò per respingere gli assalitori... E anche di questo vi invito a rendere grazie a Nostro Signore... oh, non di aver risparmiato, per merito del sacrificio di Maria, le nostre povere vite perché le nostre vite appartengono a Dio dal giorno in cui prendemmo i voti... ma di aver salvato con questa casa la sacra reliquia che protegge la città... Per essa sola trepidammo dacché Monsignor l'Arcivescovo volle benignamente affidarcene la custo­dia nei giorni in cui più atroce infieriva la lotta fra le opposte fazioni... Ma è ormai giunto il mo­mento di restituirla... A tal fine Sua Eccellenza l'Arcivescovo ha disposto che una processione muo­va di qui domenica prossima per riportare la sacra Statuina alla cattedrale dalla quale fu prelevata perché il popolo possa tornare a venerarla.

Una Novizia                  - (sconvolta) Domenica prossima? Di già? (Anche le altre suore si guardano turbate ma una occhiata della Priora le immobilizza).

La Priora                       - (tagliente) Di nuovo nel nostro paese si può manifestare pubblicamente la fede! (Un tempo) Quest'è quanto volevo comunicarvi, figliole. E adesso date pure libero sfogo alla letizia che di certo invade i vostri cuori in quest'ora tanto attesa. Oggi è gran giorno per la Spagna. Per la Chiesa. Per la cattolicità tutta. (Le suore si rilas­sano e si abbandonano a commenti sottovoce men­tre la Priora vigile le scruta).

Agnese                          - Sì, reverenda madre, Gesù non ha ab­bandonato la Spagna.

Maddalena                    - E come avrebbe potuto? La Spagna è la sua pupilla.

Celeste                          - Non è forse la Spagna che ha dato al mondo il più gran numero di santi?

Chiara                           - Sì, Gesù era dalla nostra parte.

Anna                             - I nostri eserciti combattevano una cro­ciata.

La prima Novizia          - Voi ce l'avete sempre detto, reverenda madre.

La seconda Novizia      - Ora Cristo riprenderà pos­sesso della Spagna.

La terza Novizia           - E la Spagna ritroverà Cristo.

La Priora                       - (dominandole e conclusiva come par­lasse anche a loro nome) Sì, il Signore disse: « Non prevarranno! » (Con una strana fierezza) E oggi che gli spregiatori della fede, i profanatori delle chiese, gli uccisori dei preti, piegano nella polvere della sconfitta le bandiere della ribellione e dell'odio, noi finalmente comprendiamo che tanti lutti e rovine furono il prezzo che l'Onnipotente pose a riscatto dei peccati del popolo di Spagna. A noi non resta che ubbidire ai segreti disegni di Dio e abbandonarci a Lui con la tenera fiducia che le figlie debbono al Padre! (L'atmosfera distesa è d'improvviso raggelata dall'ingresso di suor Ma­ria, giovanissima, che si aggira come una son­nambula).

Maria                             - (tono di bimba che giochi) Dalla soglia di un sogno mi chiamava a volte la voce amata... e al mio cuore giungeva come una carezza... e io camminai nel sogno, la mia mano perduta nella sua... e tacendo sorridevo come un bimbo che si lascia guidare... (Una pausa. Le suore si guardano turbate).

La Priora                       - (dolce ma ferma) Maria!

Maria                             - (come destandosi in tono normale ora) Sì, madre.

La Priora                       - (sempre affettuosa) Perché avete la­sciato la vostra cella? Sapete che non state bene...

Maria                             - (subito docile) Si, madre... (Si avvia pas­sando fra le suore che le fanno posto con tenerezza ma giunta sulla soglia si ferma un attimo indicando nel cielo qualcosa che ella solo vede) Oh, uccellino di carta, aquila dei bambini... (Ed esce in fretta come inseguisse qualcosa. Una pausa di sospeso drammatico silenzio. Le suore appaiono sconvolte).

La Priora                       - (come rispondendo a una muta domanda della comunità ma con una punta di amarezza) Forse non potremo più tenere fra noi suor Maria... Sulla gravità del suo stato ho dovuto riferire al Vescovo che si è riservato di decidere... (Reazione delle suore ferite dall'eventuale allontanamento di Maria).

Agnese                          - (d'impeto) Maria s'è immolata per noi!

Celeste                          - E' lei che ha difeso la sacra reliquia!

Anna                             - E' Maria che ha tenuto testa agli assali­tori fino a subire...

La Priora                       - (troncando ma quasi con stanchezza) Sì, figliole... ma il turbamento del suo spirito dopo i fatti di quella notte non accenna a dissiparsi... Comunque l'Arcivescovo ha tutti gli elementi per giudicare... (Un tempo) E adesso tornate pure alle vostre occupazioni abituali... (Le suore si riti­rano lentamente. Solo Giovanna rimane accanto alla Priora).

Giovanna                      - (come a riportare il discorso su Maria) Uccellino di carta, aquila dei bambini... Anch'io da piccina quand'eravamo tanti fratelli a giocare sull'aia della fattoria, mi piaceva correre dietro gli aquiloni... (Con gioia rievocando) Aquila dei bambini... è vero, è vero... Ed erano verdi, rossi, gialli, con le lunghe code vive nel vento...

La Priora                       - (troncando) Non è più tempo di aqui­loni, Giovanna. Siamo anziane ormai...

Anna                             - Volevo dire che Maria è una bambina... non può dar scandalo se resta fra noi...

La Priora                       - (chiusa) Di Maria abbiamo già troppo discusso. E' del nostro giovane Ordine che dob­biamo tornare ad occuparci ora.

Giovanna                       - Oh, l'Ordine fiorirà poiché è nelle vostre mani.

La Priora                       - Io non ho alcun merito. Mi sforzo solo di attuare le costituzioni dettatemi dalla nostra venerata fondatrice. (Indica il libro sul leggio sotto il quadro) Ma il nostro Ordine per ora non ha che il quest'unico convento... Riuscirò a diffonderlo e ad aprire nuove case in Ispagna? Poiché questo è il compito che ci attende.

Giovanna                      - (con fede) Il sacrificio di Maria farà fiorire nuove vocazioni.

La Priora                       - (uno scatto) Spero che non parliate anche voi di martirio per Maria. Lasciate queste sciocchezze alle nostre novizie.

Giovanna                      - Ho la testa bene attaccata sul collo, io! E il rumore che si è fatto intorno a Maria non piace a me come a voi.

La Priora                       - Il nostro Ordine ha bisogno di silenzio per crescere e prosperare. Non dimenticate che le nostre costituzioni sono ancora all'esame di Roma. E fin quando Roma non le approva, noi, i per così dire, non esistiamo.

Giovanna                      - (con una certa insofferenza) Oh, Roma dovrà pur tener conto che vi siete spogliata di tutti i vostri beni per consentire la fondazione dell'Ordine... e che questo stesso convento sorge sulle vostre terre!

La Priora                       - Per Roma non è questione di ricchezze temporali... Ben altri sono gli elementi che pese­ranno sul suo giudizio. Ecco perché ho fretta di riprendere il nostro lavoro dopo la lunga sosta della guerra...

Giovanna                      - Sono con voi. Come sempre. Sino alla fine.

La Priora                       - Lo so, Giovanna. (Il dialogo è inter­rotto da un canto che scoppia vicinissimo. E' la canzone della Falange. Sono voci irose, aggressive, persino disumane. Si ode più lontano un rullio di tamburi).

Canto                            - (d.d.) La camisa azul y portinera, El yugo y las flechas por blasón... (La Priora e Giovanna si guardano un attimo senza lasciar trasparire i propri sentimenti).

Celeste                          - (d.d. con un grido acutissimo) No! Basta!

La Priora                       - (interdetta) E' suor Celeste?

Giovanna                      - Sì. Vado. (Si avvia ma si ferma perché Celeste irrompe in scena).

Celeste                          - (scossa da un lungo pianto irrefrenabile) Basta! Fateli tacere! (Si porta le mani alle orec­chie come per non udire il canto che continua).

La Priora                       - (dura) Suor Celeste! (Celeste non ri­sponde. Si lascia cadere su uno scranno singhioz­zando ancora più forte. E' una crisi a lungo re­pressa che scoppia irresistibile. A gruppi o isolate, tutte le altre suore irrompono in scena, meno Maria. Le suore restano immote, sconvolte, a guar­dare Celeste, ripiegata sul suo scranno in preda alla crisi. Ma nessuna muove in suo aiuto poiché lo sguardo della Priora le ha bloccate. La Priora fa un gesto alle suore perché vadano ognuna ad occupare il proprio scranno. Le suore dopo un attimo di esitazione ubbidiscono e vanno verso i loro scranni ma non seggono. La Priora fa un altro gesto per indicare loro di sedere. Le suore ad una ad una ubbidiscono e restano immobili come igno­rando la presenza di Celeste che continua a sin­ghiozzare in disparte sebbene con meno orgasmo. Il canto della Falange riempie di sé il silenzio della scena. Con tono più alto) Suor Celeste!

Celeste                          - (un po' ricomponendosi ma a fatica) Sì, Reverenda Madre!

La Priora                       - (tono fermo ma distaccato) Io attendo che confessiate alla comunità, secondo la nostra regola, i motivi del vostro comportamento da fem­minuccia...

Celeste                          - (un piccolo grido sommesso di ribellione)

                                      - No, no, vi prego. (Le suore hanno un piccolo ondeggiamento ma si riprendono e tornano impas­sibili al richiamo della Priora).

La Priora                       - Io sto attendendo, suor Celeste! (Le suore si voltano verso Celeste della quale intui­scono il dramma. Una pausa di tensione: tutte sono comprese dalla gravità del rituale che im­pone il « Pubblico processo» alla sorella che non è riuscita a dominare i propri sentimenti. La Priora immobile come una sfinge, attende ancora un at­timo, poi) Suor Celeste!

Celeste                          - (a fatica si alza e viene al centro del Capi­tolo. Qui si inginocchia, apre le braccia e poggia la fronte sul pavimento in direzione della priora)

                                      - Reverenda Madre... (Si rialza sul busto e sempre in ginocchio si rivolge verso le altre suore tutt'intorno, toccando il pavimento con la fronte) Dilette sorelle... (Rialza leggermente il capo) Umilmente prostrata, chiedo perdono a Dio, alla Reverenda Madre, alla Comunità... (è tremante, fa uno sforzo terribile per tenere l'esplosione del suo dolore) ... e mi accuso e confesso di debolezza per aver dimenticato per un momento che abbandonando il mondo noi rinunciamo alle nostre passioni e af­fetti terreni... per tale grave colpa imploro da voi la pena che merito ad assoluzione del mio peccato e a maggior gloria di Dio! (Si prostra ancora e resta così, la fronte a terra, le braccia aperte. Le suore guardano la Priora che con gesto stanco fa cenno di proseguire nella « pubblica confessione » indicando Agnese).

Agnese                          - (fa un breve inchino alla Priora poi si ri­volge a Celeste con voce incolore come si pie­gasse a un compito ingrato) Sorella, quali gravi motivi vi spinsero all'invettiva di poco fa?

Celeste                          - (si rialza vivamente come colpita dalla crudezza della domanda. Si volge intorno quasi a cercare pietà. Ma le risponde solo un silenzio glaciale. Finché, stremata, scoppia nella confes­sione) E' stato quel canto! (La Priora le fa cenno di tornare a inginocchiarsi. Si inginocchia lenta­mente).

Agnese                          - (incalzante) Quel canto, perché?

 

Celeste                          - (con sforzo) Avevo « qualcuno » nelle file dei « ribelli ». (E tace). Maddalena             - Qualcuno, chi? Vogliate precisare.

Celeste                          - (un tempo) ... un parente.

Chiara                           - Un parente... quale? (Celeste volge lo sguardo intorno come una bestiola che tenti sfug­gire alla muta degli inseguitori) Allora?

Celeste                          - (un tempo) Mio fratello.

Chiara                           - Avete detto « avevo ». Perché, ora non più? (Celeste è scossa da un violento singulto ma non risponde) Intendete dire che è... morto? (Cele­ste lotta contro i singhiozzi che la squassano sino a piegarla).

La Priora                       - (fredda) Ricomponetevi e... rispon­dete.

Celeste                          - (un soffio) Sì, Madre.

Anna                             - E' per lui che piangete?

Celeste                          - (esplode) Sì. Sì. L'hanno ucciso i nazio­nalisti.

Maddalena                    - Non temete che codesto vostro modo di sentire sia proprio di una vita secolare e provi che non vi siete ancora abbastanza distaccata dal mondo?

Celeste                          - (umile, vinta) Sì. E' vero. Mi pento. (Le accuse a Celeste ora si fanno più aspre, frutto non solo dell'acerba crudeltà tipica delle comunità religiose ma anche della ferita che la confessione di Celeste infligge alle loro convinzioni più care).

Agnese                          - E' esclusivamente per vostro fratello che piangete o per la sconfitta della fazione nella quale egli militava?

Celeste                          - (di slancio) No. No. Solo per lui. Con­fesso. (L'interrogatorio si fa più serrato. Ognuna delle presenti cerca le domande più atte a frugare nell'anima dell'accusata).

Maddalena                    - Avete mai pregato per vostro fratello?

Celeste                          - Sì.

Maddalena                    - Perché salvasse la sua vita fisica?

Celeste                          - Sì.

Anna                             - E perché salvasse la sua anima avete mai pregato?

Celeste                          - Anche. (Più forte) Sempre.

Chiara                           - E nelle vostre preghiere per lui avete mai associato il trionfo dei... rossi?

Celeste                          - No. Mai.

Agnese                          - Pensate che la sconfitta dei « ribelli » ha influito sulla sorte di vostro fratello?

Celeste                          - (un tempo) Sì.

Chiara                           - Mentre se i « suoi » avessero vinto, vo­stro fratello si sarebbe salvato?

Celeste                          - Forse...

Maddalena                    - Dunque avreste preferito che la guer­ra avesse una conclusione diversa?

Celeste                          - Oh, no, non l'ho mai desiderato!

Anna                             - Come avete potuto non pensare che la salvezza dell'uno non fosse legata alla vittoria della sua parte? Riflettete prima di rispondere.

Celeste                          - (un tempo) Non l'ho mai pensato.

Anna                             - Non l'avete pensato? O non avete « vo­luto » pensarlo?

Celeste                          - Non l'ho mai voluto. (In fretta) A me bastava solo la salvezza di mio fratello. Null'altro.

Chiara                           - Quando vedeste l'ultima volta vostro fratello?

Celeste                          - Il giorno della mia vestizione.

Maddalena                    - Siete mai stata di qui in corrispon­denza con lui?

Celeste                          - Egli mi scrisse spesso i primi tempi, quand'ero novizia... ma io consegnai sempre le sue lettere senza aprirle alla reverenda Madre, in ubbidienza.

La Priora                       - E' vero.

Agnese                          - E voi gli scriveste o tentaste di scri­vergli?

Celeste                          - Non ne ebbi il permesso. (La Priora fa cenno che è cosi).

Agnese                          - Dunque non avevate più rapporti d'alcun genere con lui?

Celeste                          - (come spenta) Oh, no. (S'è fatto intorno un silenzio di stanchezza. Ma la Priora, custode della regola, è subito pronta a spronare le suore).

La Priora                       - Altre domande?

La prima Novizia          - (quasi ilare) Oh, sì.

La Priora                       - (di nuovo, impassibile) Avanti, allora.

La prima Novizia          - (un tempo) Vostro fratello era dunque uno dei responsabili di tanti massacri?

Celeste                          - (reazione vivace) Oh, non so... non so... non chiedetemi questo!...

La Priora                       - (come irritata dalla frase incauta della Novizia) Credo che possiamo considerare l'in­terrogatorio concluso.. (Le suore chinano la testa in segno di assenso) E adesso passeremo alla pena. A stabilirla sarà suor... (Si guarda intorno. Le suore sembrano farsi più piccine sui loro scranni quasi ad esimersi dall'ingrato compito) ... sì, suor Anna.

Anna                             - (reagisce come avesse ricevuto un pugno ma si domina e si alza) Sì, reverenda Madre. (Poi con tono incolore) ... L'atto di suor Celeste rivela un'inquietudine e una fragilità che poco si addi­cono allo spirito della nostra comunità: che la pena sia dunque commisurata alla sua gravità af­finché nell'afflizione e nella mortificazione ella ritrovi quella pace che sola... (Viene interrotta da grida nella strada di folla che insegue qualcuno. Si distinguono invettive: «Prendilo!» «E' lui». Tutte le suore sono in piedi).

Le Suore                       - (a soggetto ma non pavide) Sono qui. -Vengono da noi. - Inseguono un uomo. - Non è la prima volta.

La Priora                       - (dominandole con la voce e l'autorità) ...con quella pace, dicevate suor Anna, che sola può... (Le grida si son fatte più violente e vicine. Si odono anche rumori di passi. Si direbbe che tutta la strada partecipi all'inseguimento. Si odono colpi ripetuti ed affannosi bussati con forza).

Giovanna                      - (sottovoce, alla Priora) Bussano al portone. Qualcuno che cerca asilo.

La Priora                       - (secca, a voce alta) Ho sentito. (Ancora i colpi e le grida).

Chiara                           - (un tremito nella voce) Madre... chiedono che si apra.

La Priora                       - (dolce) Quest'è un convento di clausura, figliola. Nemmeno io posso violarla. (Irrompe in scena Maria).

Maria                             - Aprite! Apritegli!

La Priora                       - Maria, tornate subito nella vostra cella!

Giovanna                      - (a Maria, con dolcezza) Venite, vi accompagno...

Maria                             - (sfuggendo a Giovanna, corre a buttarsi ai piedi della Priora) Madre, madre, salvatelo!

La Priora                       - (irrigidendosi) Mi dispiace, figliola. Noi possiamo solo pregare per la sua anima... (Intona forte) Ave Marie, gratia plena...

La Voce                        - (che grida dalla strada) Aprite! Aprite!

Maria                             - (abbracciando le ginocchia della Priora) Presto! Dite che gli aprano!

La Voce                        - (c.s. ma più rotta) Aiuto! Apri... (Il grido è spezzato da una raffica di fucileria).

Maria                             - (un grido di belva ferita a morte) No! (Esce di corsa)

Giovanna                      - (correndole dietro) Maria! Aspetta! Dove vai? (Esce inseguendola).

La Priora                       - (un'incrinatura nella voce, continuando la preghiera) ... Dominus tecum... (Fuori si è fatto un gran silenzio. Si ode solo la preghiera delle suore immobili mentre si fa buio a indicare la fine del quadro).

Secondo quadro

(La stessa scena. L'indomani mattina. Entra la Priora, sempre al braccio della vice-priora, Giovanna. La Priora sembra ancora più vecchia e I stanca. Finché resterà sola con Giovanna avrà modi più liberi e vivaci che rivelano una lunga confi­denza).

La Priora                       - (camminando) Che fa Maria?

Giovanna                      - S'è assopita. Le ho dato l'infuso.

La Priora                       - (poco convinta) Bene. (Giovanna si schiarisce la voce) Dicevate?

Giovanna                      - Non ho parlato.

La Priora                       - Se borbottate, è segno che avete da parlarmi.

Giovanna                      - Sì.

La Priora                       - Allora dite.

Giovanna                      - Ecco...

La Priora                       - Prima però accompagnatemi allo scranno. Da ieri le gambe si son fatte più pesanti. (Giovanna la conduce e la fa sedere) Vi ascolto. Ma datemi qualcosa da fare.

Giovanna                      - L'uncinetto?

La Priora                       - Sì. (Giovanna trae dalla capace tasca della gonna uno scialletto con un gomitolo di lana che la Priora lavorerà durante il dialogo) E allora?

Giovanna                      - E' per quel... miliziano... (La Priora J senza tradire emozione si limita a darle un'occhiata) E' ancora là. Tutta la notte il suo corpo è rimasto sul selciato, dietro il portone...

La Priora                       - Ho sentito. (Giovanna la guarda, sorpresa. Fissandola) Suor Giovanna, quanti anni di professione avete?

Giovanna                      - Lo sapete benissimo, reverenda Madre.

La Priora                       - Sì, lo so, so tutto di voi altre. Almeno, spero. Dunque, sono trentadue anni di professione e nove di vice-priorato. E' vero?

Giovanna                      - E' così.

La Priora                       - Io, invece, ho cinquantasei anni di professione... entrai qui dentro a diciotto anni. E ventotto che sono Priora.

Giovanna                      - La vostra costituzione è delle più forti. Ci guiderete ancora per molti anni.

La Priora                       - Grazie dell'augurio ma sapete benis­simo che non è vero. E mi accingo a lasciarvi le redini della comunità.

Giovanna                      - (come una formula) Il più tardi pos­sibile.

La Priora                       - (non le bada) Molte bufere in tutti questi anni si sono abbattute sulla nostra Casa, ma io sono riuscita, con l'aiuto dell'Onnipotente, a condurla indenne o almeno senza gravi scossoni, sino ad oggi. (Giovanna non risponde, impenetra­bile) Il nostro Ordine è un giovane germoglio ap­pena sbocciato fra tanti Ordini antichi di secoli. Dobbiamo adoperarci innanzi tutto perché esso da questa Casa si dirami e metta radici in ogni parte della Spagna. Questa fu la consegna che mi tra­smise la Reverenda Madre fondatrice. Ed è questa stessa consegna che io affiderò a voi. Presto dun­que toccherà a voi edificare la comunità con virtù più preziose delle mie... E' però da me intanto che essa è in diritto di attendersi l'esempio di una certa fermezza.

Giovanna                      - (impaziente) Sì... ma...

La Priora                       - (dominandola con la voce). ... Per quan­to riguarda Maria, devo dirvi che di tutte le mie figlie nessuna mi preoccupa di più. Non avrete certo dimenticato che fui io ad accoglierla in questa Casa.

Giovanna                      - Oh, no, ricordo benissimo che ce la trovavamo ogni mattina dinanzi al portone, sugli scalini... il suo solito biglietto nella « ruota »: ... Di qui non mi muoverò se non per entrare in con­vento »... (Sorride al ricordo) Finché un giorno - erano mesi che aspettava - voi non le faceste aprire la porta.

La Priora                       - Molte volte l'avevo respinta. Anche questo dovete ricordarlo... Ma dal momento in cui l'accettai mi resi, in un certo senso, garante della sua vocazione... Questo dovrebbe rendervi chiaro che lei, l'ultima arrivata, è per tale motivo la più cara al mio cuore, come la figlia della vec­chiaia, ed anche la più esposta, la più minacciata. Per stornare questa minaccia, volentieri darei la mia vita, quel po' di vita che mi resta. Ma io non posso far nulla per quel povero corpo che è nella polvere della strada... (Giovanna china il capo) ...come non potei fare nulla per salvargli la vita.

Giovanna                      - (come a se stessa) Pare che fosse un poeta di nome Pablito... e che le canzoni che il popolo canta, sono sue... (La Priora tace come non avesse udito) Sta tutto raccolto sul fianco, come un bambino... Qualcuno gli ha messo dei fiori sotto il capo come cuscino... ma altri gliel'hanno tolti...

La Priora                       - (colpita) L'avete visto?

Giovanna                      - Quando inseguii Maria e la trovai china sul muro di cinta li dove egli era venuto a morire... (La Priora si richiude nel silenzio) Non l'hanno nemmeno coperto con un lenzuolo... per­ché tutti lo vedano e sia d'esempio la sua morte.

La Priora                       - La morte è solo un inizio. (Una pausa).

Anna                             - (entra affannata) Madre, Maria s'è sve­gliata. E chiama... quell'uomo: Pablito!

La Priora                       - Chi è rimasta con lei?

Anna                             - Suor Chiara.

La Priora                       - Tornateci anche voi.

Anna                             - Sì, madre. (Si avvia ma si ferma prestando ascolto alle voci che si avvicinano nella strada) Sentite? (Turbata) Vengono a prenderlo.

La Priora                       - (troncando) Vi ho detto di tornare da suor Maria! (Anna fa un inchino di assenso e ra­pida esce. Le voci della strada sono divenute tra­mestio di passi in corteo. Di nuovo, il canto della Falange).

La Priora                       - (che non ha mai smesso l'uncinetto) Questo scialle! Non riesco più ad infilare le maglie come un tempo. E sì che si tratta di un lavoro semplicemente stupido. (Le sfugge il gomitolo. Giovanna si china a raccoglierlo).

Giovanna                      - (tendendo l'orecchio) No. Non ven­gono a prenderlo. Vengono solo a rallegrarsi della sua fine. (Si odono degli applausi e delle grida di trionfo. Qualcuno grida « Arriba Espana! » Altri rispondono, poi lentamente il corteo si allontana e le grida e il canto cessano. Un tempo) Sono an­dati! Chissà per quanto tempo lo lasceranno ancora lì. Non certo fino a domenica quando monsignor l'Arcivescovo verrà in processione a prendere la sacra reliquia... mi par di vederlo, Monsignore, che alza la tonaca per non sporcarla del sangue di Pablito!

La Priora                       - Suor Giovanna!

Giovanna                      - Scusatemi, reverenda Madre. Volevo solo dire che conoscendo com'è schizzinoso Mon­signore che si fa scrupolo anche di toccare con le dita i nostri pasticcini quando viene per la festa della nostra compianta fondatrice... (Tace morti­ficata) Sì, avete ragione: è meglio che stia zitta! (Una pausa. Anche Giovanna ha tratto un gomitolo di tasca e ha preso a lavorare. Per un po' le due donne tengono dietro il silenzio all'uncinetto e ai propri pensieri) Quell'uomo è nello stesso punto dove Maria attese per mesi e mesi che voi le apri­ste la porta del convento. (La Priora le dà un'oc­chiata. Giovanna tace, poi come se il pensiero di Pablito insepolto le divenisse insopportabile, smet­te di colpo di lavorare e si alza) Sarà meglio che vada a dare un'occhiata alle novizie. Che ne dite? (La Priora non risponde. Giovanna interpretando il silenzio come un assenso, depone il lavoro) Le novizie sono così giovani! (Esce in fretta. La Priora lavora meccanicamente. Ma adesso che è sola tende ogni tanto l'orecchio ai rumori della strada).

Agnese                          - (entra in fretta, affannata, come avesse corso) Reverenda Madre... (E' cosi emozionata che non riesce a proseguire).

La Priora                       - (fredda, al solito) Prima ricompone­tevi e poi parlate.

Agnese                          - (dominandosi un po') Punitemi, puni­temi, Madre, perché invece di far la guardia alla reliquia mi sono addormentata... e il santo Bam­binello... Oh! (Quasi piange).

La Priora                       - (subito ansiosa) Intendete dire che non è più nella sua custodia? (Accenna ad alzarsi).

Agnese                          - (c.s.) In sogno ho visto che l'altarino nel vano del muro ove lo nascondevano... era vuoto!

La Priora                       - (senza ironia) In sogno! (Si lascia andare sulla sedia).

Agnese                          - Sì, ho sognato che era sparito e io lo cercavo in tutte le celle, frugavo dovunque; niente, non riuscivo a trovarlo, pareva che il Bambinello fosse volato via... finché non lo scoprivo nella cella di Maria ma lei non voleva darmelo e lo difendeva, gridava che era suo... perché...

La Priora                       - (dura, troncando) Suor Agnese!

Agnese                          - (subito, smontata) 'Sì, è vero, è un sogno, perché stamattina il Bambinello è ancora lì, nell'altarino... e io stessa l'ho toccato con queste di­ta... (Quasi a se stessa) Ma sono certa che il mio sogno significa qualche cosa!

La Priora                       - (c.s.) Non significa nulla. (Torna Giovanna con due-tre novizie).

Giovanna                      - Reverenda Madre, Maria è tutta persa dietro le sue fantasie... Parla con... quell'uomo, voglio dire, con... Pablito come se egli fosse nella sua cella... E scherza con lui. E ride anche.

La Priora                       - (grave) Ride?

Giovanna                      - Sì. « E Pablito qua... e Pablito, là »... e gioca. Inginocchiata a terra come i bambini.

La Priora                       - E' meglio che io vada da lei.

Giovanna                      - Sì. (Le novizie sorreggono la Priora. Il gruppo, tranne Giovanna, si avvia. Un rullio di tamburi nella strada. Le novizie si fermano).

La Priora                       - Andiamo! (Tutte escono meno Giovanna).

Giovanna                      - (sola, in scena, tende l'orecchio al rul­lio) Eccoli. Questa volta... è per lui. Devono essere i suoi amici. Si sente dal silenzio che fanno. (Infatti c'è un improvviso gran silenzio nella stra­da e solo un rumore di passi strascicati sul ritmo dei tamburi) Chissà se li lasceranno passare! Ognuno dovrebbe poter seppellire i propri morti. Ognuno. Si sono fermati. Ecco che lo prendono, lo sollevano... Ma che fanno? Cosa aspettano? Perché non lo portano via? (Dalla strada som­messo ma nitido il canto dei miliziani:Marchemos en la lucha unidos, En alto el puno con vigor...) Cantano. Pazzi. Pazzi. Si faranno scoprire. (Porta le mani al petto, congiunte in una silenziosa preghiera) Ecco. Finalmente. Se ne vanno. (// canto sommesso si allontana).

Maria                             - (d.d. intonazione allegra, quasi di canto infantile) Pablito... uccellino mio!

ATTO SECONDO

(La stessa scena dei quadri precedenti. Tutte le suore sono riunite sugli stalli, intorno alla Priora. Solo il posto di Maria è vuoto. Un rumore festoso di campane, a tratti. Ogni tanto, grida eccitate di folla).

Terzo quadro

La Priora                       - (concludendo un discorso già avviato) ... mie dilette figlie, manca ormai un giorno solo a domenica. E già la città festeggia - udite? - l'evento tanto atteso: il ritorno della sacra statuina, sua Protettrice. Anche noi dobbiamo unirci alla gene­rale letizia e prepararci ad accogliere degnamente il nostro amato Vescovo. Tuttavia se vi ho riunite è perché... (uno sforzo) desidero farvi partecipi di alcune considerazioni che scaturiscono dagli eventi dei quali fummo testimoni. (Un tempo) E' evidente ancora una volta che le vie stabilite dal Signore per giungere al trionfo del suo Verbo sono tante ed oscure... e non sta a noi penetrarle o, tanto più, giudicarle... Certamente il Signore vorrebbe che il suo Verbo si diffondesse nella pace, nella serenità, nella gioia... e lo vediamo invece attuarsi attraverso il dolore, il lutto, la strage... ; Perché?... La risposta non può essere che una j sola: il mondo è troppo succube del peccato e non ha altra via per affrancarsene... Ed è così anche chiaro per noi, umili ancelle del Signore, recluse ad espiare il male degli altri, ad alleviare con la preghiera, con la sofferenza, con il sacrificio, le colpe degli uomini agli occhi di Dio! Ma noi stesse siamo troppo deboli e misere per non essere a nostra volta tentate... Ora se contro le tentazioni dei sensi abbiamo modo di difen­derci con la penitenza, le mortificazioni e persino col cilicio, sull'esempio della nostra beata Fonda­trice, come ci difenderemo dalle tentazioni più sottili dello spirito allorché il Maligno insinua in noi il dubbio che la giustizia di Dio si affermi pure fra gli orrori della guerra? Perdere fiducia nei disegni del Signore, dubitare della sua luce, del suo intervento, ecco le tentazioni. Per fortificarci contro di esse non ci resta che mortificare il nostro orgoglio. Comincerò io per prima. (Una pausa. Le suore si guardano sgomente) Suor Giovanna, prendete pure il mio posto. Vorrei confessarmi al Capitolo.

Giovanna                      - (un po' sgomenta) Lo ritenete indi­spensabile?

La Priora                       - Sì.

Giovanna                      - (un tempo) Vi ascoltiamo, suor Bianca. ( Un moto di sorpresa delle suore nell'udire per la prima volta il nome della Priora).

La Priora                       - (viene avanti, si inginocchia a stento, poggia la fronte sul pavimento e vi resta, prostrata dallo sforzo, fra il crescente sgomento delle suore che temono non debba più. rialzarsi. Finalmente, la fronte sempre a terra, la Priora parla) Mi accuso del peccato d'orgoglio. (Sensazione fra le suore. Ma a un gesto di Giovanna tornano immo­bili. Sempre a terra) Sì, ho peccato d'orgoglio spe­rando che l'Ordine traesse gloria e notorietà dall'episodio di Maria in quella notte in cui i nemici della fede osarono penetrare nel nostro convento.

Giovanna                      - Orgoglio, in che senso? Vogliate pre­cisare!

La Priora                       - (uno sforzo) Ritenni che fosse un particolare privilegio riservato da Dio al nostro giovane Ordine l'aver scelta una delle nostre sorelle a subire la violenza dei ribelli! (Sensazione fra le suore che ondeggiano come se una raffica di vento le avesse scosse. Quasi un grido a stento e trattenuto) Sì, lo so, è terribile che proprio io che tante volte vi ho richiamate all'umiltà della nostra missione, io... abbia potuto...

Giovanna                      - (troncando) Non dovete giustificarvi. Ma confessarvi.

La Priora                       - Sì. E' vero. (Tace in attesa).

Giovanna                      - (aprendo il varco alle accuse delle suore, secondo la regola) E' tutto?

La Priora                       - No. Ho ancora peccato d'orgoglio per aver creduto che 'Dio fosse dalla mia parte du­rante gli anni della guerra.

Giovanna                      - (incalzante, come a spronare le suore nell'interrogatorio) Quale parte? Vogliate spie­garvi.

La Priora                       - (umiliandosi ancora più) Appartengo a una famiglia dell'antica nobiltà terriera che per secoli ha servito con le armi la Spagna contri­buendo alla sua gloria e...

Giovanna                      - (ormai lanciata, la interrompe) Non siete qui per celebrare il vostro casato.

La Priora                       - Mi pento e mi umilio ancor più. (Si distende prona sul pavimento) Volevo solo spie­gare che mio padre, i miei fratelli, i miei parenti, furono e sono dei militari. E' quindi naturale che combattano nelle fila dei nazionalisti.

Giovanna                      - Naturale? Non spetta a voi giudicare.

La Priora                       - E' vero. (Un tempo) Mi accuso inol­tre di aver identificato la Spagna « eterna » con le ragioni della parte nella quale militano i miei. E mentre chiedevo a voi tutte di disinteressarvi delle vicende della guerra, io, la vostra Priora, ero dal profondo del cuore con i miei e ne auspi­cavo il trionfo.

Chiara                           - (atona) Tutte noi abbiamo pregato, come ci comandaste, per la sconfitta dei ribelli. In che differivano dunque le vostre preghiere dalle nostre?

La Priora                       - Io pregavo perché gli ideali nel cui culto fui allevata non fossero travolti dall'avvento dei nostri nemici.

Celeste                          - (acre) Ideali o privilegi? Chiarite il con­cetto.

 

La Priora                       - (in lotta con se stessa) Non me lo chiedevo. Ma temo che i diritti della mia casta, spregiati e derisi nei cinque anni di governo repub­blicano, dominarono talvolta i miei pensieri e il... mio risentimento.

Maddalena                    - Volete dire il vostro odio?

La Priora                       - (in fretta) Oh, no, Dio mi vede: odio, no. Non giunsi mai ad odiarli: nemmeno quando mio padre fu spogliato dei suoi beni, le sue terre bruciate, i miei fratelli proscritti e il nome della mia famiglia vilipeso e trascinato nel fango.

Anna                             - Quali beni, se faceste voto di povertà?

Celeste                          - Quali parenti, se questa è la vostra famiglia?

Chiara                           - Quale nome se l'abbandonaste col mondo?

Agnese                          - Quale padre, se uno è il Padre Nostro?

La Priora                       - (sempre più affannosamente) Sì. Mi pento. Mi pento. Mi pento. (Le suore tacciono come svuotate di ogni aggressività. Ma aizzate dalla vice-priora riprendono l'interrogatorio con mag­giore intensità).

Giovanna                      - (quasi con livore ancestrale) Dimen­ticaste dunque che la nostra Santa Regola ci vuole cieche, mute e sorde ai rumori del mondo?

Agnese                          - Dimenticaste che lo spirito del nostro Ordine ci vuole sole anche nella comunità?

Anna                             - Perché chi è con Dio, è solo dovunque?

Chiara                           - E null'altro esiste al mondo che Dio e noi?

Maddalena                    - (correggendo) No. Dio e me.

Celeste                          - Che la nostra dottrina ci vuole vuote di ogni affetto terreno, perché Dio tanto più ci ricolma di sé quanto più noi siamo vuote?

Giovanna                      - (riassumendo) Ci si attacca a deter­minate cose sotto il pretesto della devozione men­tre la vera devozione consiste nella negazione di tutto. Ecco la vostra colpa.

La Priora                       - (c.s.) Mi pento. Mi pento. Mi pento. (Le suore ormai sempre più libere del « complesso del rispetto » verso la superiora, si sfrenano nell'interrogatorio che sembra farsi sempre più per­sonale).

Agnese                          - Tante volte ci insegnaste che nulla più d'un affetto umano può portare ombra al sole di Dio.

Anna                             - E ci ricordaste che noi siamo le figlie della Luce.

Celeste                          - E di quella luce perenne debbiamo ardere.

Chiara                           - E voi invece vi ritiravate sotto l'ombra degli interessi terreni e così facendo vi separavate da noi, dalla comunità che i disegni di Dio vi avevano chiamata a dirigere...

Maddalena                    - Voi che tenevate le chiavi delle no­stre anime.

Anna                             - Voi che avevate il potere di legare e di sciogliere.

Celeste                          - E così ci avete tradite, noi che poggiavamo su di voi, come su una roccia: la roccia di Dio!

La Priora                       - (un grido. Si erge sul busto) No. Mai. No.

Giovanna                      - (quasi feroce) Non siete qui per di­fendervi. Ma per sentirvi accusare.

La Priora                       - (vinta) Sì. Sì. (Ripiomba giù).

Anna                             - Quante volte mi ripeteste le parole dell'Evangelo: « Prendete ciò che è vostro e andate! ». Ciò che è vostro. E voi intanto miravate ad appropriarvi della mia anima. Che è mia. Mia.

La Priora                       - (a terra, quasi mugolando) No, è in­giusto. No.

Celeste                          - Quante volte mi rifiutaste quel po' di carità che vi domandavo: offrire a Dio le mie sofferenze perché fossero risparmiati ai miei cari gli orrori della guerra!

Maddalena                    - Ed io cosa vi chiedevo io, se non di poter rispondere ad una almeno delle tante let­tere che mi sequestraste e nelle quali mi si chie­deva solo il conforto di non sapermi del tutto insensibile alla lotta che la mia gente conduceva?... Ma voi eravate rude con noi e dolce con voi stessa.

Chiara                           - Io ricordo la terribile notte dell'ira popo­lare quando questo convento fu assediato e la paura che sin dall'infanzia gonfia il mio sangue mi impediva di pregare semplicemente... e voi mi gridaste: « Dio non vuole le preghiere della paura ma quelle dell'adorazione! Pregare per domandar­gli qualcosa, sia pure d'allontanare una minaccia mortale, è offenderlo! ». E le parole mi si gelarono in gola e le preghiere che volevo fare mi si muta­rono in grida... Di questo vi accuso: della mia debolezza d'allora, voi che intanto pregavate Dio perché tenesse la sua mano sul capo dei vostri.

Agnese                          - Io vi accuso di avermi impedito di pro­nunciare il voto solenne del martirio affinché la mia povera vita valesse almeno a risparmiare un po' dei tanti lutti e rovine della guerra alla nostra dolce terra di Spagna.

Anna                             - Io vi accuso di avermi impedito d'invo­care la pace, quella pace che Nostro Signore pro­mise ai suoi discepoli, solo perché non concordava con la vostra pace che voleva la vittoria degli uni sugli altri!

La Priora                       - (supplice) Basta! Basta!

Giovanna                      - Basta, lo dico io, suor Bianca,

La Priora                       - (c.s.) Sì. Perdono.

Giovanna                      - Devo ancora formulare la mia accusa. (Tutte le suore si voltano, ansiose, verso Giovanna. Una pausa. Giovanna cerca le parole) E la mia ac­cusa è questa: di averci tenute nascoste le alterne vicende della guerra le cui notizie vi giungevano con i giornali, le lettere dell'Arcivescovo e lo spor­tello della Ruota. So bene che è privilegio della vostra carica mettere o meno la comunità a parte dei messaggi riservati che ricevete. Ma a noi non si chiede solo contemplazione, preghiera e peni­tenza. Ma anche carità. E carità cristiana voleva che non dimenticaste che ciascuna di noi ha fami Mari coinvolti nella lotta ,che brucia la Spagna Come vi discolpate?

La Priora                       - (leva il volto rigato di lacrime) Ho voluto preservare la comunità dai turbamenti, spe­ranze, timori, ansie che potessero scalfirne la saldezza spirituale della quale son responsabile di fronte a Dio.

Giovanna                      - Quando soffia la tempesta, è naturale che l'albero tremi in tutte le sue foglie ma non per questo il tronco ondeggia. No, voi avete voluto umiliarci, quasi non ci riteneste degne di dividere con voi la conoscenza degli eventi. Col risultato di porre delle anime semplici che volevano solo agire secondo coscienza, nella necessità di prendere partito su fatti che ignoravano. Vi accuso infine dell'inquietudine che il vostro comportamento ha suscitato nella comunità. Ho finito.

Chiara                           - (accenna a parlare) Ed io...

Giovanna                      - (prevenendola, con un gesto) L'interrogatorio è concluso, suor Chiara.

Le Novizie                    - (si guardano perplesse. Qualcuna protesta sommessamente) Di già? - Ma io... - Noi,.,

Giovanna                      - (riprendendo i modi abituali) Non abbiamo forse parlato abbastanza? E' bastato che la reverenda Madre ci lasciasse un po' le redini sul collo, perché la nostra natura pettegola ci prendesse la mano. (Alla Priora) No, Madre, se la comunità ha vacillato non è a voi che possiamo imputarlo. La terribile lezione di umiltà che ci avete appena data, vi pone al riparo da qualsiasi sospetto. Da questo momento rimetto a voi i poteri e l'autorità che temporaneamente mi cedeste. (Scende dallo scranno e va a sollevare la Priora accompagnandola al suo stallo. Poi le sii inginocchia davanti e a capo chino:) Imploro il vostro perdono per aver osato levare la mia voce contro di voi e accetto di buon grado la pena che vorrete infliggermi.

La Priora                       - (dolce ma di nuovo autoritaria) Vi mando assolta, Giovanna, perché il vostro fine era la mia edificazione spirituale. (Le porge lo scapolare con la croce che le pende sul petto. Giovanna lo bacia e torna al posto che le era abituale mentre la Priora la benedice col gesto. Una dopo l'altra, le suore adesso sfilano dinanzi la Priora, si inginocchiano e le baciano lo scapo­lare mentre mormorano: Perdono, Madre... - Per­dono... - Perdono... La Priora le benedice una per una col gesto. La scena muta viene interrotta da una risata agghiacciante. Le suore e la Priora, annichilite, si voltano verso Maria apparsa sul finestrone, in fondo. Indossa solo il saio. La testa, senza il velo e la cuffia, mostra i capelli tagliati corti che la rendono ancora più giovane).

La Priora                       - (superato il primo smarrimento, in un tentativo di imporre la propria autorità) Maria, tornate subito a letto!

Maria                             - (ignorando la Priora, avanza verso le suore, l'indice puntato contro ciascuna, a turno) Io ti assolvo, tu mi assolvi, noi ci assolviamo... (Ride) Vedete? L'aria s'è fatta di fuoco. Una nuvola nera copre il mondo. (Invece il sole splende e il cielo è d'un azzurro limpido) E' la terra che brucia. E il cielo si veste a lutto: per poveri di Spagna è cominciata la grande notte. (Le suore si guar­dano sgomente e scosse).

La Priora                       - (quasi furente) Mescolare cielo e terra è blasfemo. Tornate nella vostra cella!

Maria                             - (quasi cantando) ... « Nel grano è entrata la morte e le spighe piegano le teste d'oro puro poiché le falci tagliano le giovani vite »...

La Priora                       - (portando le mani agli orecchi) Tacete!

Maria                             - (imperterrita, risale la scena fermandosi dinanzi a ognuna delle suore) Concetta?... Dolo­res?... Isabella?... Bernarda?...

La Priora                       - Chi vi autorizza a chiamare le vostre sorelle con i nomi del secolo?

Maria                             - (ad Agnese) Tuo padre è sempre nella Guardia Civile?

Agnese                          - (agitandosi sullo scranno) Lasciami in pace. Vattene!

La Priora                       - Suor Agnese, non rispondete.

Maria                             - (sempre ad Agnese) Anche lui allora può aver fucilato Pablito!

Agnese                          - (un grido) No. Mio padre è entrato an­ziano nella Guardia.

Maria                             - Vecchio. Ma abbastanza forte per stran­golare con la garrotta!

Agnese                          - Io non so nulla di mio padre: sono anni che non lo vedo!

La Priora                       - Maria, chi vi dà il diritto...

Maria                             - (non badandole, a Chiara) La tua fami­glia è sempre padrona di miniere nelle Asturie?

Chiara                           - (soffocando) Io... qui sono povera nel Signore come te!

Maria                             - (recitando) « Salud », gridavano i mina­tori e i loro corpi si spezzavano come canne di granoturco sotto la mitraglia... e nel vento i tri­corni della Guardia ondeggiavano al fumo dei fucili...

La Priora                       - Taci, Maria, o io... Maria   - E tu, Bernarda... (S'è rivolta a Madda­lena).

Maddalena                    - A me non puoi dire nulla.

La Priora                       - (un grido) Suor Maddalena!

Maria                             - (implacabile) Ma tuo zio, il pubblico ministero, si sentirà defraudato di non poter soste­nere l'accusa contro Pablito... Perché non ci sarà processo!

La Priora                       - (riprendendosi) Adesso basta! Posso indulgere alla dissennatezza che vi fa parlare non all'agitazione che le vostre parole provocano! Suor Giovanna! (Fa un cenno alla vice-priora che, con­trovoglia, si avvicina a Maria ma questa le sfugge).

Maria                             - Non toccatemi. O anche voi siete con gli assassini di Pablito?

Giovanna                      - (fermandosi, interdetta) Io? Oh! Io, quelli non li ho potuto mai... Che mi fai dire! Adesso ho da eseguire un ordine e ti porterò in cella foss'anche di peso.

Maria                             - (con terrore) No. In cella, no. In cella, no!

Giovanna                      - (stupita) Hai paura? E dì che?

Maria                             - (sottovoce, tremante) E' piena di Guardie civili che frugano da per tutto.

Giovanna                      - (ancora burbera ma intenerita) Guar­die? Tu continui a delirare...

Maria                             - (un grido) No! Eccoli. Sono là. Tanti. Non vedete i mantelli sinistri... i luttuosi tricorni... le canne dei fucili?... Eccoli che avanzano, le vene gonfie di odio, le mani lorde di sangue... Vengono a strapparmi le carte di Pablito, perché egli muoia due volte! No, non voglio. (Si rifugia presso la Priora abbracciandole le ginocchia) Non mi restate che voi, Madre. Aiutatemi! Difendetemi!

La Priora                       - (tentando di divincolarsi dall'abbraccio ma scossa) Di quali carte intendi dire? E' nel delirio ancora che parli? O sai qualcosa? Spiegati!

Maria                             - (trae di sotto il saio un pacchetto sigillato) Eccole, le sue carte... le ho raccolte dal pugno chiuso che egli mi tendeva morente oltre il muro... i suoi occhi imploravano che le salvassi... le nascon­dessi...

La Priora                       - (colpita, indagando) Cosa conten­gono quelle carte? Parla!

Maria                             - (un tempo) Sono diari della vita del Par­tito... istruzioni per i compagni di lotta... e nomi, tanti nomi di combattenti...

La Priora                       - (respingendo Maria come un rettile) Cosa?! Tu hai un testo sacrilego ed osi...

Maria                             - (sottovoce) Parlate piano che le guardie non vi sentano!... Vedete come si ostinano a fru­gare in ogni angolo della mia cella per cercarli?... Vogliono quei nomi... e buttano all'aria ogni cosa con le loro sciabole!... Ma non li troveranno per­ché io li ho qui con me, nascosti... e non potranno strapparmeli... (Di colpo, tacendo, sconvolta dal terrore) Eccoli, sono qui, sono entrati, vengono... li sentite? (Consegnando il pacchetto alla Priora) Tenete! Nascondeteli... A voi non oseranno strap­parli... (Di nuovo, lirica) ... « Reclinò il capo mo­rente sul muro dove la lama del vento apriva una breve ferita nella pietra... per quella via remota vennero in salvo i suoi fratelli di lotta il giorno della sventura »... (Di colpo, di nuovo mutando, con accesa allegrezza) Se ne vanno... se ne vanno! Sconfitti... Sentite? Non me l'hanno presi, Pablito! (Riprende rapida il pacchetto dalle mani della Priora).

La Priora                       - (che non è riuscita a prevenire il gesto di Maria) Cosa fai? Ridammeli. Te l'ordino.

Maria                             - (stringendo il pacchetto al seno, di nuovo sotto il saio) Grazie, Madre... del vostro aiuto... ma essi sono ripartiti ormai senza trovarli... Sen­tite i loro passi che si allontanano?... (Siede sulle ginocchia coccolando a mani giunte il pacchetto sotto il saio come cullasse un bimbo) Buoni, buoni, non tremate... sono andati... (Quasi profetica) ... « Essi », non vi avranno... (Quasi a risposta dei colpi bussati forti al portone. Le suore suggestio­nate da Maria si guardano sgomente. Ma Maria continua a « cullare » il diario, sorda a tutto altro che ai propri pensieri. A un gesto della Priora suor Chiara è uscita. Maria canta sottovoce una nenia della quale non distinguiamo le parole. Fra le suore e nella strada un sospeso tragico silenzio).

Chiara                           - (tornando) Reverenda Madre...

La Priora                       - Ebbene?

Chiara                           - (abbassando la voce come temendo che Maria la oda) Sono guardie civili. Ho visto dallo spioncino.

La Priora                       - E che vogliono?

Chiara                           - Hanno lasciato un biglietto nella ruota. E aspettano. (Tende una busta).

La Priora                       - (impaziente) Date qua. (Legge l'inte­stazione senza aprirla) Governatore Militare? (Esi­ta un attimo poi strappa la busta e legge in silen­zio oscurandosi in volto).

Giovanna                      - (poiché le suore attendono ansiose) Brutte nuove?

La Priora                       - (una lunga pausa. Poi lentamente quasi scandendo) Vogliono le carte di Pablito. (Rea­zione muta delle suore che guardano ^Maria. Ma Maria sembra non aver udito. La Priora, senza guardare Maria) Suor Giovanna.

Giovanna                      - Sì, Madre.

La Priora                       - (calmissima, quasi distaccata e gentile) Scrivete due righe per il Governatore.

Giovanna                      - (traendo dalla capace tasca un blocco e una penna) Dite pure.

La Priora                       - Rispondete che io accetto ordini solo dal mio Vescovo.

Giovanna                      - (felice) Sì, Madre. (Scrive).

La Priora                       - (straccia la lettera del Governatore) Suor Anna, datemi il braccio che voglio riposare un po'.

Anna                             - (accorre e le porge il braccio. La Priora esce rigida fra il silenzio delle suore che si chinano lievemente al suo passaggio mentre Maria sempre accoccolata a terra continua la sua nenia. Adesso finalmente distinguiamo qualche parola) Pa­blito... Pablito... Siviglia per ferire... Cordova per morire...

Quarto quadro

(La stessa scena dei quadri precedenti. La Priora sta lavorando all'eterno scialle a uncinetto. Di fronte le siede la vice-priora che la spia. Un pe­sante silenzio divide le due donne e i loro pen­sieri. Una pausa).

Giovanna                      - (tentando di avviare un dialogo) E' venuto a buon punto l'acquazzone di ieri. Erano anni che non diluviava così. Dicono che tre volte Monsignore l'Arcivescovo ha spinto il naso fuori la Cattedrale sperando in una schiarita, prima di rinviare la processione a domenica prossima. (La Priora non risponde, impenetrabile) In una setti­mana possono accadere tante cose... Troppe cala­mità si sono abbattute sulla nostra Casa in questi ultimi giorni... E il chiasso che s'è fatto! (La Priora continua a tacere) Quando, tanti anni fa, nel deci­dere di farmi suora, scelsi un Ordine di stretta clausura come il nostro, fu anche per sottrarmi ai rumori e all'agitazione del mondo che m'infasti­divano persino fisicamente. Mai più avrei immagi­nato che, da vecchia, mi sarei trovata come ora proprio al centro di tante passioni scatenate: ci accusano, ci difendono, ci calunniano, ci esaltano... e tutto questo perché una delle nostre sorelle ha le carte di Pablito, la cui memoria viene al tempo stesso esecrata e venerata fino a divenire simbolo per gli uni e per gli altri.

La Priora                       - (che ha sempre intensamente ascoltato) Dimenticate che la nostra Regola non è un rifugio o un asilo per custodirci. Siamo noi a custodire la Regola e noi stesse.

Giovanna                      - D'accordo, d'accordo... ma convenite che è un po' troppo per chi è entrata in religione per conservare il silenzio col mondo... Perché il mio timore è proprio questo: che un giorno noi saremo ricordate non per la nostra beata Fonda­trice, non per quel poco o molto che operammo al servizio di Nostro Signore, ma come le « suore di Pablito »... perché di certo non ignorate che sono giunti a chiamarci così... e 'non si fan ritegno di imbrattare di notte con scritte di « viva » e « ab­basso » le mura della nostra Casa. (La Priora ha un trasalimento, sta per rispondere, poi preferisce tacere. Giovanna con foga improvvisa) E mentre gli uni ci chiamano responsabili della sua morte per non avergli aperto quando lo inseguivano, gli altri ci esaltano per averlo respinto... quasi che potessimo violare la clausura... Ma tant'è la pas­sione politica li acceca e fa loro dimenticare che non avevamo altra alternativa.

La Priora                       - Si direbbe che vi rammarichiate per non aver agito in modo da salvarlo.

Giovanna                      - (troppo in fretta) Io? (Ambigua) Al contrario, sono contenta che la Regola abbia risolto per me quel terribile dilemma. E' molto più facile ubbidire che decidere. (L'allusione colpisce in pie­no la Priora, al cui tremito delle dita sfugge l'un­cinetto. Giovanna lo raccoglie, senza nulla dare ci vedere) No, reverenda Madre, la mia preoccupa­zione ormai è una sola: come Maestra delle novi­zie io già mi rallegravo di essere giunta alla fine della guerra senza gravi turbamenti nella comu­nità... ed ecco che questa faccenda rimette tutto in gioco: da qualche giorno le più giovani mi sfug­gono un po' di mano.

La Priora                       - Non da ieri vi sono affidate le novizie e non da ieri ho apprezzato la vostra sagacia nel piegarle...

Giovanna                      - Questa volta è diverso. Sento che non riesco ad allontanarle da certi pensieri... Sorella Maria che non dà segni di ripresa... quei diari che si tiene stretti e si ostina a non voler consegnare neppure a voi... e l'ultimatum fissatoci dal Go­vernatore.

La Priora                       - (dura) Questa è faccenda che ri­guarda me.

Giovanna                      - Certo. Ma il pensiero di quello che potrà accadere, le rende inquiete... Il fatto poi che l'Arcivescovo si sia, per così dire, lavato le mani rimettendo a voi ogni decisione se consegnare o no quelle carte, col pretesto che solo voi potete giu­dicare delle conseguenze che la sottrazione del documento potrebbe avere sulle condizioni men­tali di Maria... Più d'una volta le ho sorprese a discutere sull'opportunità o meno di strapparle quell'ultimo filo che la tiene legata a un minimo di ragione!

La Priora                       - A sentirvi, sì direbbe che esse siano tutte di un'unica opinione. (La fissa per farle intendere che ha capito che parla per sé).

Giovanna                      - (pentita di essersi lasciata andare troppo oltre) Oh, no, naturalmente prendono partito pro e contro, con un calore che credevo spento da anni. E questo proprio mi impensierisce. La notte le sento agitate nelle celle.

La Priora                       - (evasiva) Per fortuna, le notti sono brevi in questa stagione.

Giovanna                      - Naturalmente c'è il fatto che i diari di Pablito, pare, contengano molti nomi. (La Priora le dà un'occhiata) Consegnandoli al Governatore non manderemo a sicura morte quegli uomini?

La Priora                       - La gloria della Spagna fu nei secoli il respingere e domare ogni invasore della sua anima, della sua fede.

Giovanna                      - Invasori... invasori... A quel che dice Maria, pare che i diari contengano tutti nomi di spagnoli...

La Priora                       - Ma le idee per le quali si battono sono straniere, ostili alle nostre istituzioni, ai nostri principi e sopra tutto alla nostra santa Religione. Mirano a sovvertire la Spagna voluta da Dio.

Giovanna                      - (freddissima) Devo dedurre che avete deciso di consegnare quegli uomini?

La Priora                       - (un tempo) Ci sono molte specie di coraggio: c'è il coraggio, senza dubbio, di affron­tare il plotone d'esecuzione... ma c'è anche il co­raggio di agire per l'onore della cristianità, della Spagna, anche se questo può portarci una parte di odio, di persecuzione. Avete riflettuto che se avessero vinto quegli... altri, noi avremmo potuto essere già morte? (Giovanna si limita a darle un'oc­chiata scrutatrice) Sì, capisco cosa pensate, che il martirio fa parte, per cosi dire, della nostra voca­zione. Ma convenite che non sta a noi decidere se avremo i nostri poveri nomi o no, nel martiro­logio, un giorno. Più che il Sacrificio delle nostre vite individuali, a noi deve stare a cuore la vita dell'Ordine appena fondato. E questa avrebbe ri­schiato di spegnersi se avessero trionfato i nemici della fede. Il nostro Ordine, per ora, non ha biso­gno di martiri ma d'essere diffuso in ogni angolo di Spagna e non restare la piccola Comunità che indegnamente dirigo.

Giovanna                      - (lievemente polemica) Insomma, l'Or­dine prima di noi.

La Priora                       - No. Noi, nell'Ordine. Per questo, « martirio » non è soltanto la dedizione cruenta e totale di sé ma la sublimazione della vita cri­stiana nel rigore d'una comunità che si affermi e duri nel tempo... e speriamo, nei secoli... (Giovanna sta per rispondere ma ne viene impedita da un rumore di folla, grida nella strada e colpì 'bus­sati al portone. Le grida, dapprima confuse, poi si precisano. Si distinguono frasi come « All'infer­no, le diavolesse!... Abbasso le suore amiche dei rossi!... Dateci i compagni di Pablito»).

Giovanna                      - (s'è levata, con sdegno) Sono i fascisti. Ci insultano per i diari. Vogliono quei nomi.

La Priora                       - (calma, sempre seduta) L'ultimatum del Governatore scade a mezzanotte. Ho ancora cin­que ore. Prima non darò nulla. (Continua a lavo­rare allo scialle. Grida della folla: « Sfondiamo il portone!... Dagli alle rosse! » Di nuovo, colpi più forti come battuti con una trave).

Giovanna                      - Sfonderanno il portone.

La Priora                       - (c.s.) L'esercito è tornato a ripristinare l'ordine e la legalità in Spagna. E a difendere i valori della fede. Non si lasceranno sopraffare da quattro facinorosi.

Giovanna                      - Vado dalle novizie. (Irrompono in scena alcune suore, emozionatissime).

Le Suore                       - Madre, assaltano il convento - Ci hanno chiamate « rosse ».Uomini, donne, ragazzi! -Hanno facce accecate! - Sono essi l'inferno!

Giovanna                      - (bonariamente scherzosa per riportare la calma) Ehi, sorelle, di che temete? Ormai la guerra è finita... e la clausura d'un convento non può più essere violata. State calme! (Voci alterne in strada delle opposte fazioni: Eretiche! - Spie -Arriba Espana! - Viva la Quince Brigada! - Viva legionarios! - Viva guerrilleros!. Colpi di fucile. Grida di comando: Indietro! Indietro! Soddisfatta) Ecco i militari! Non ce l'hanno fatta. (I colpi al portone sono infatti cessati e anche le grida. Solo una voce isolata urla: « Assassini! Assassini! » Di nuovo una scarica di fucili. La voce tace).

Una Suora                     - (irrompe in scena urlando) Hanno sparato sulla folla.

Giovanna                      - (convinta) No. Contro i miliziani.

La Priora                       - I fucili purtroppo sono fatti per spa­rare.

Giovanna                      - (per la prima volta affrontando negli occhi la Priora) Perché continuano a sparare se la guerra è finita? Non hanno forse vinto? (An­che le altre suore irrompono in scena, spaventate).

Una Novizia                  - No, non aprite. Non aprite.

Giovanna                      - Di che tremi? Nessuno può più entrare in convento: la rivoluzione è finita.

Chiara                           - (entrando) Sono Guardie Civili, reve­renda Madre. Ho visto dallo spioncino.

La Priora                       - E che vogliono?

Chiara                           - Hanno lasciato un biglietto nella ruota. E aspettano. (Tende una busta).

La Priora                       - (impaziente) Date qua. (Legge l'inte­stazione senza aprirla) Governatore Militare? (Esi­ta un attimo poi strappa la busta e legge in silen­zio oscurandosi in viso).

Giovanna                      - (poiché le suore attendono ansiose) Brutte nuove?

La Priora                       - (dopo aver letto, brontolando quasi ira sé) Che militari! Una volta la parola d'un sol­dato era una sola. Mezzanotte era mezzanotte. Se sono questi i nuovi capi della Spagna, c'è di che rallegrarsi. (Passa la lettera a Giovanna).

Giovanna                      - (leggendo) D'ordine del Governatore Generale alla reverenda Madre del convento di... Per motivi d'ordine pubblico, il termine concessovi per la consegna di tutto il carteggio del fu mili­ziano Pablito viene anticipato alle ore diciotto. Avete quindi venti minuti di tempo... (Nella strada s'è fatto un gran silenzio che non annuncia nulla di buono. Breve conciliabolo delle novizie. Emerge qualche voce:

E ora perché tanto silenzio?

Cos'altro si prepara contro di noi?

Quest'attesa è peggiore dell'azione!

Ma non saranno mai stanchi di uccidere?

Non mai sazi di sangue? Se prima facevano rumore per darci coraggio... adesso che tacciono, è segno che non hanno più paura di mettersi contro la Casa di Dio! Venti minuti!).

Una Suora                     - E adesso che accadrà?

Altra Suora                   - Chi ci salverà?

Terza Suora                   - (consultando un orologio) Sono passati tre minuti! (Movimento d'angoscia fra le suore).

Giovanna                      - (a parte, alla Priora) Le sentite? Che vi dicevo? Decidete, vi prego: sì o no. Ma presto. L'incertezza, no!

La Priora                       - (senza alzare gli occhi dall'uncinetto) Se i militari cambiano idea per paura di quattro facinorosi, io sto ai patti...

Giovanna                      - Ma le sorelle...

La Priora                       - (c.s.) Ho tempo. E poi di che si preoc­cupano le sorelle? Il carico di tutte loro, lo porto io fino alla fine. E non penso di sottrarmici... Altoparlante   - Attenzione, attenzione! Sono pas­sati cinque minuti. Ve ne restano solo quindici. (Accentuata agitazione ira le suore che ormai di­scutono sempre più animatamente e « scoperta­mente ». Voci concitate nel gruppo delle suore: Non possiamo denunciare degli uomini che sono sotto la nostra protezione. E' vero: è come se godessero del diritto d'asilo. Allora perché non abbiamo dato rifugio a Pa­blito? Perché la Regola vieta di accogliere in clau­sura un estraneo. Sono secoli che è stato abolito il diritto di asilo!).

Altoparlante                  - Attenzione, attenzione! Il colon­nello del « Tercio », il Duca Miguel De Aldemara, chiede di parlare alla Reverenda Priora.

La Priora                       - (si alza di scatto) No!

Altoparlante                  - (altra voce) Bianca, sono tuo cu­gino Miguel. Gli eventi della guerra ci hanno di­viso ma spero che tu riconosca la mia voce.

La Priora                       - (come se Miguel potesse udirla) Certo che la riconosco: è sempre così spocchiosa.

Altoparlante                  - Comando il reggimento dei « Moros » che s'è coperto, come saprai, di gloria dal giorno del suo « pronunciamiento » in Marocco e dal suo sbarco sul suolo di Spagna. Sono queste truppe meravigliose che adesso « tengono » la no­stra città. Ed è alla testa di esse che ti parlo per invitarti a darci i nomi di quegli assassini di preti e saccheggiatori di chiese. La tua cristiana pietà non può proteggerli. So che ubbidisci solo alle leggi della Chiesa: perciò io non ti citerò le pa­role del nostro Generalissimo: « In Spagna o si è cattolici o non si è! » ma quelle del Cardinale Goma y Toma: « Non ci può essere altra pacifica­zione che per mezzo delle armi! ».

La Priora                       - (c.s.) Io dipendo dal mio Vescovo e non da sua Eminenza il Cardinale.

Giovanna                      - Manca solo che citino il Vangelo! Perché non parlano del bombardamento di Guernica e del massacro dei preti baschi?

La Priora                       - Giovanna!

Giovanna                      - Fu il Generalissimo a ordinarlo. « Se sarà necessario, farò fucilare mezza Spagna! » disse.

La Priora                       - Chi vi ha detto tante eresie?

Giovanna                      - La voce del popolo, reverenda Madre.

Altoparlante                  - Cugina Bianca! Basterà che tu metta i diari nella ruota. Sono certo che lo farai: perciò mi sono reso garante di te presso il Go­vernatore. E per questo, aspetto. Arriba Espana!

La Priora                       - Sei sempre stato precipitoso, Miguel. Anche da piccolo. Suor Celeste, datemi il braccio... (Si allontana diritta sotto gli sguardi delle suore).

2° altoparlante               - (altra voce) Qui, la voce della Falange! Disse il generale de Llano: «Cercheremo i nostri nemici dovunque essi siano, anche sotto terra e li fucileremo di nuovo dovunque essi si trovino e se sono morti li uccideremo una seconda volta ». Così è stato fatto. Da ieri il fuorilegge Pa­blito non è più sotto la terra fresca dove i suoi compagni l'avevano proditoriamente sepolto. L'e­sempio è dato. Arriba Espana! (Seguono le prime note dell'inno nazionalista subito interrotte dalla voce di un altro altoparlante). 3° Altoparlante           - (altra voce) Qui, la voce del popolo!... Compagni, da stanotte sui monti ardono i falò perché noi ti ritroveremo Pablito... dovessimo percorrere mille volte mille miglia ti ritroveremo... e torneremo a deporre fiori sulla tua tomba fino al giorno in cui la Spagna spezzerà le sue catene e risorgerà libera e viva. Salud, Espana! (In scena e nella strada un grande silenzio tragico. Contro il cielo rosso-sangue del tramonto d'improvviso si staglia apocalittica la figura di Maria avvolta in un gran mantello nero. La scena si fa buia mentre il cielo s'accende di un bagliore di -fiamme come se la città bruciasse. Sola, in alto, la sagoma nera di Maria resta, come un simbolo, a dominare la scena).

ATTO TERZO

(La stessa scena dei quadri precedenti. La Priora sta finendo di dettare una lettera a suor Giovanna).

Giovanna                      - (legge) ...Inoltre, Monsignor Arcive­scovo, devo umilmente oppormi al trasferimento in ospedale di suor Maria della Concezione, stante la gravità del suo stato a giudizio delle sorelle in­fermiere che amorevolmente l'assistono... infine, sul punto della vostra « intimatio » di rimettere almeno nelle vostre mani i diari alla cui mancata consegna attribuite gli incresciosi disordini che da qualche giorno funestano la città, debbo umil­mente supplicarvi di voler riconsiderare i motivi del mio rifiuto... Se a voi sta a cuore come Pastore la tranquillità delle anime affidatevi, io devo preoc­cuparmi di difendere il prestigio dell'Ordine al quale ho l'onore di appartenere e della Comunità che dirigo...

La Priora                       - (approva col capo).

Giovanna                      - (sempre leggendo) ... che se già fu per noi impossibile cedere a un ultimatum sotto la minaccia delle armi, come potremmo consen­tirvi ora? Accettereste di barattare l'onore di uno solo dei vostri sacerdoti per contribuire a una tregua d'armi? So bene che la nostra Casa è ormai considerata da molti un covo di ribelli ma con­venite che nemmeno il timore di dar scandalo può indurci a compromessi...

La Priora                       - (riprendendo a dettare) ... E poiché concludete facendo appello all'obbedienza... (Si in­terrompe) Cosa dice esattamente Monsignore Arci­vescovo?

Giovanna                      - (trae di tasca un foglio e legge) ...che se poi le considerazioni di cui avanti non riescono a convincervi, non discutete più ma ubbidite al vostro Vescovo. Come respirerete meglio dopo aver ubbidito! Fatelo per me, per facilitarmi il compito della pacificazione dopo la sanguinosa guerra fratricida... Convenite che un Arcivescovo, vostro legittimo superiore, è nel suo diritto quando esige qualcosa da voi. E se egli agisce così è perché Dio stesso e la sua esperienza gli suggeriscono di farlo...

La Priora                       - (resta silenziosa a meditare).

Giovanna                      - Madre, ma una tale risposta non sem­brerà troppo tattica e temporeggiatrice?

Priora                            - (la guarda).

Giovanna                      - (fissandola, accusatrice) Non sarà in­terpretata come un semplice rinvio?

La Priora                       - Cedetti i diari sotto la minaccia delle armi? Non fu la mia resistenza all'ultimatum a determinare la ritirata dei soldati?

Giovanna                      - D'accordo. Ma perché rifiutaste? Per non mandare a morte quegli uomini? O non piut­tosto per una questione di principio: nella difesa di Maria riaffermare il prestigio dell'Ordine che rappresentate? Questo è il punto. E adesso che è Monsignore in persona a richiedervi i diari, perché esitate? Forse che consegnandoli a lui, i compagni di Pablito eviteranno il plotone di ese­cuzione? Al contrario: ci andranno con la bene­dizione dell'Arcivescovo.

La Priora                       - Monsignore nella sua lettera fa appello all'ubbidienza. A noi non spetta discutere gli ordini della Gerarchia. L'ubbidienza è cieca. Se s'incrina, la Chiesa stessa verrebbe meno.

Giovanna                      - Non è ubbidienza anche restare fe­dele ai principi di carità sui quali la nostra beata Fondatrice edificò questa comunità?

La Priora                       - Al di sopra delle costituzioni dell'Or­dine, c'è l'autorità dei Vescovi.

Giovanna                      - Mai, per nessun motivo vorrei met­termi contro tutto quello che amai e liberamente scelsi all'atto del prendere i voti.

La Priora                       - (con violenza) Suor Giovanna!...

Giovanna                      - (risentita, tenendole testa) So bene che sono una suora, dovrei abbandonarmi nelle mani dei miei superiori come un cadavere. Ma anche per i cadaveri viene il momento che non si lasciano più maneggiare. La loro rigidità è un ri­fiuto... (Fissa a sfida la Priora) E se obbedire deve significare porsi sotto l'ala del potere e liberarsi dell'assillo del dubbio e della tentazione della de­bolezza, io preferisco pormi sotto l'ala di Gesù e all'opportunità di dire sì agli uomini, scelgo l'op­portunità di dire sì a Dio, poiché è Lui che mi giudicherà un giorno e non l'Arcivescovo!

La Priora                       - Voi già parlate da ribelle!

Giovanna                      - (con strazio. La parola « ribelle » l'ha colpita) Dico solo che dobbiamo ormai deci­dere ciascuna della propria condotta per giusti­ficare di fronte a Dio la vita che qui scegliemmo un giorno di condurre.

La Priora                       - Di fronte a Dio? (Insinuante) O non piuttosto di fronte al mondo?

Giovanna                      - Sì. Diciamo: di fronte a noi stesse! Che altrimenti dovremmo all'istante strapparci di dosso quest'abito che testimonia d'un cristiane­simo immutabile, puro e intransigente, non di un cristianesimo che cambia per adeguarsi alle circo­stanze. E ai compromessi.

La Priora                       - Credo di capire. Anche voi mi accusate di essere un'aristocratica, di appartenere per na­scita al partito dei vincitori!... E giungete a so­spettare che io voglia mandare a morte quegli uomini perché lottano contro i privilegi della mia casta. E' questo che pensate? Avanti. E' l'ora della verità.

Giovanna                      - Delle verità. Ma anche del coraggio.

La Priora                       - Il coraggio è nell'ubbidire.

Giovanna                      - Non sempre. (Una pausa. Le due donne si scrutano) Lo sapete, io sento col popolo. Ma la mia nascita plebea non fa velo al mio giu­dizio. Io vi domando che sangue di innocenti non cada su di noi.

La Priora                       - Su di noi? Cosa possiamo fare noi? Cosa dobbiamo fare se non soffrire in silenzio? Noi siamo come le candele che si consumano sull'al­tare del Signore. Ad altri, l'agire... poiché a noi è solo concesso tener viva la fiammella perenne della preghiera. E in questo è già il nostro agire...

Giovanna                      - La nostra azione non si esaurisce nella devozione e nella preghiera... ma anche nella carità: e poiché la vita di quegli uomini dipende da noi...

La Priora                       - (troncando) Fate presto a parlare. Io ho la responsabilità, ed il dovere di difendere e salvare la comunità che mi fu affidata perché con­tinui a vivere il patrimonio di Fede che ci propo­niamo di diffondere nel mondo.

Giovanna                      - Esistere quando fosse compromessa la purezza dei principi, che vita mai sarebbe, Madre?

La Priora                       - Ma non capite che una sfida all'autorità del Vescovo potrebbe indurlo a togliere l'immu­nità al convento?

Giovanna                      - In tal caso cederemmo alla forza e non saremmo più noi responsabili degli eventi.

La Priora                       - Voi allora volete che il Vescovo ci di­sperda come ribelli, che distrugga il nucleo ori­ginario delle comunità? E' questa la conclusione che offrite alla mia lunga vita sofferta di suora? La sopravvivenza dell'Ordine non è più impor­tante della vita di pochi peccatori?

Giovanna                      - No. Anche una sola vita umana conta di più.

La Priora                       - Allora vi destituisco, uscite, abbando­nate la vita monastica!

Giovanna                      - Rifiuto!

La Priora                       - Rifiutate? Come osate...

Giovanna                      - Io qui lotto non per il prestigio o l'avvenire dell'Ordine ma per il bene e il futuro della religione stessa in Spagna. Giorno verrà in cui il popolo giudicherà la Chiesa di Spagna. Quel giorno sappia almeno che ci furono delle suore che dissero di no ai vincitori perché stettero con Dio e non con i Vescovi.

La Priora                       - E' l'orgoglio che parla in voi!

Giovanna                      - No. La carità: solo se resto qui posso aiutarvi a salvare quelle povere vite. Andando­mene tradirei quell'obbligo. E dinanzi a questo, non importa più chi ha torto o ragione, la vostra vita o la mia. E voi, che dell'ardore della carità avete sempre alimentato la vostra vita spirituale e siete stata d'esempio a noi nella professione, come potete non accendervi del fuoco che brucia me e tutte noi che vogliamo salvi quegli uomini? Qui non è più questione di nascita, di sangue, di chi ha combattuto da una parte o dall'altra... di chi era nel giusto e chi, no... Qui si tratta di pro­clamare che ha sempre torto chi abusa dell'uomo, chi usa violenza, chi commette stragi. E' a questo che bisogna dire di no. A questo Cristo ha sempre detto di no. Voi ci diceste che il Verbo di Dio può attuarsi anche attraverso la violenza, il dolore, la guerra perché i suoi disegni sono impenetrabili... io dico che noi siamo qui per testimoniare l'oppo­sto: ad un mondo che ha smarrito nell'azione il Verbo e la Verità noi dobbiamo rispondere che quel Verbo e quella Verità è solo nell'amore che si realizzano e sta a noi attuarli anche contro il Vescovo.

La Priora                       - (più debolmente) La Chiesa guarda a noi: ci invita a ubbidire.

Giovanna                      - Il popolo guarda a noi: ci invita a re­sistere.

La Priora                       - Sarà la fine del convento e... dell'Or­dine.

Giovanna                      - E' una fine degna: me l'auguro. Il no­stro Ordine vivrà nei cuori. Il nome del nostro convento diverrà più noto per aver detto di no. Conta più il giudizio di Dio o della Chiesa? Conta più la carità o l'ubbidienza? Io so che se stiamo col popolo siamo già più vicini a Dio!

La Priora                       - (combattuta, come a prendere tempo) Per fortuna è un problema non immediato: Maria difende quei diari e strapparglieli vorrebbe dire violentare quel residuo di volontà che è in lei e uccidere con essa quel po' di vita che le resta... (Si interrompe perché irrompono in scena alcune suore gridando mentre inseguono una novizia).

Suore                             - Fermati! Che fai? Perché l'hai fatto? Perché le hai strappato quelle carte? (Le inseguitrici vorrebbero trattenerla ma la novizia è svelta nel consegnare, traendoli di sotto il saio, i diari di Pablito nelle mani della Priora).

La Priora                       - (tiene i diari fra le dita come se le scot­tassero. Due suore appaiono lente, gravi).

Giovanna                      - (che ha intuito, un grido soffocato) Maria!

La prima Suora             - Le sue ultime parole sono state: « Oh, Spagna! Oh, Spagna! ».

La seconda Suora         - (cade in ginocchio) Dona ei pacem, Domine! (Un canto interno: è il De Pro­fundis).

Giovanna                      - (gli occhi al cielo, ispirata) Non il De profundis per Maria. Ma l'Alleluja!

La Priora                       - (la guarda ma non parla. Poi comincia a sfogliare assorta i diari).

Giovanna                      - (guarda la Priora ansiosa della deci­sione che prenderà. Ad una ad una le suore entrano ed attraversano la scena come in processione. Hanno delle candele accese e il velo che copre loro il volto. Recitano salmodiando).

Una suora                      - Suor Maria.

Tutte                             - (in coro) De profundis.

Altra suora                    - Maria!

Tutte                             - (in coro) De profundis.

Terza suora                    - Tu che credesti...

Tutte                             - (c.s.) De profundis.

Quarta suora                 - Tu che patisti...

Tutte                             - (c.s.) De profundis.

Quinta suora                 - Tu che agisti...

Tutte                             - (c.s.) De profundis.

(La Priora ha finito dì leggere. Ha deciso. Prende dall'ultima delle suore che sfilano la candela ac­cesa e comincia a bruciare le carte di Pablito. Giovanna si illumina in viso e porta le mani al petto intrecciate in gesto di ringraziamento. Tutte le suore sfilando sono uscite. Sono rimaste sole la Priora e Giovanna, una di fronte all'altra).

Giovanna                      - Vi ringrazio per la vita di quegli uomi­ni, Madre.

La Priora                       - (un tempo) Quelle carte non conte­nevano nomi. Ma solo versi.

Giovanna                      - (quasi un grido) No! (Si china a rac­cogliere qualche frammento bruciacchiato delle carte) E' vero. Versi. Solo versi. Il resto erano fantasie di Maria... Ma allora, perché, Madre? Perché?

La Priora                       - (finisce di bruciare le carte, impassibile).

Giovanna                      - Avete distrutto l'unica prova a nostro favore... E adesso che avverrà di noi... dell'Ordine? Crederanno che abbiamo voluto salvare degli uomini!

La Priora                       - (distaccata, quasi con fastidio) Oh, gli uomini! Cosa sono essi di fronte ai principi?

Giovanna                      - (un tempo) Ebbene, se non ci sono più prove, sarò io testimone!

La Priora                       - Voi... osereste?

Giovanna                      - Sì. Io griderò la verità a tutti.

La Priora                       - (fredda, autoritaria) Voi tacerete.

Giovanna                      - Non potete proibirmi di parlare.

La Priora                       - Sì. (Solenne) Da questo momento io vi vincolo al silenzio in nome dell'obbedienza.

Giovanna                      - (un urlo) No! Questo, no. (Cade in ginocchio) Vi supplico, Madre. Non lasciate che tutte noi paghiamo una colpa non commessa. (Abbraccia le ginocchia della Priora quasi scuotendole) Il nostro giovane Ordine! Vi fu affidato perché lo diffondeste; non per distruggerlo. In nome di Dio, scioglietemi dall'obbedienza.

 

La Priora                       - Lasciatemi andare, Giovanna... Sono un po' stanca. (Giovanna scioglie l'abbraccio. La Priora si avvia lentamente. Giovanna cade prona sul pavimento. La Priora esce senza voltarsi in­dietro).

Ultimo quadro

(La stessa scena dei quadri precedenti. Tutte le suore sono nei loro stalli, in piedi, a capo chino, i veli sul volto, ascoltano immobili la Priora unica seduta, a viso scoperto, che legge con voce atona un lungo documento. Lo stallo di Maria è vuoto).

La Priora                       - (leggendo) ...le accusiamo inoltre d'essere colpevoli di pubblico scandalo per aver fomentato con la resistenza passiva la sedizione e la rivolta contro i poteri costituiti; colpevoli di ribellione alla Chiesa per avere ripetutamente tra­sgredito gli ordini legittimi del loro Vescovo non ostante le di lui continue amorevoli sollecitazioni; colpevoli d'aver violato il voto d'ubbidienza per avere in più occasioni rifiutato di consegnare do­cumenti blasfemi in loro possesso già appartenuti a uno scomunicato detto Pablito; colpevoli di avere negato regolare sepoltura « extra moenia » conventuali a suor Maria della Concezione che si presume morta in peccato mortale... (Movimento fra le suore. Continua imperturbata) colpevoli di avere trattenuto presso di sé la Sacra reliquia del Bambinello, patrono di questa città; colpevoli di avere favorito il pubblico e non autorizzato culto della nominata suor Maria distribuendo tramite la Ruota brandelli del suo scapolare e del saio a vari sconsiderati che ne fecero richiesta; per tutte queste colpe e per le altre che involontariamente avessimo omesso, noi Arcivescovo titolare della Diocesi, con i poteri conferitici da Santa Madre Chiesa e con l'aiuto di Dio...

Una Suora                     - (a bassa voce) ...con l'aiuto di Dio!

La Priora                       - (c.s.) ... dichiariamo esse suore meri­tevoli di pena e in quanto indegne decretiamo che vengano separate da ogni cosa santa e pertanto private sin d'ora di tutti i sacramenti, ivi compreso quello dell'estrema unzione...

Un'altra Suora               - Noi, senza sacramenti!

La Priora                       - ...ne ordiniamo il trasferimento sin­golo a Case di ritiro che ci riserviamo di nomi­nare; togliamo l'immunità attiva e passiva delle quali il loro convento ha fin qui goduto, diamo di conseguenza alle autorità militari e civili fa­coltà d'intervenire per i provvedimenti di loro competenza. Cosi deciso nella sede del Vicariato il giorno dell'Ascensione dell'Anno Domini 1939 da noi Arcivescovo. (Ripiega il documento e lo pone dinanzi a sé su uno sgabello. Una pausa. Tutte le suore si scoprono i volti dai veli. Come libera da un peso, con tono insolitamente leggero, quasi ilare che stabilisce subito un'atmosfera se­rena e cordiale nella comunità, in contrasto con la tristezza dell'ora e degli addii) Care figliole, come avete udito, l'Arcivescovo è stato abbastanza espli­cito. L'unico particolare che ha taciuto è il luogo dove ognuna di noi sarà trasferita.

Una Suora                     - Per quanto tempo?

La Priora                       - Temo, definitivamente.

Seconda Suora              - (sgomenta) Per sempre?

La Priora                       - (un finissimo sorriso) Per sempre, su questa terra, si intende. Perché se il « dove » andremo ci è ancora ignoto; il « quando » torne­remo a incontrarci lo sappiamo già. In cielo, Dio permettendolo.

Terza Suora                   - Madre, perché ci dividono?

La Priora                       - Probabilmente per renderci innocue. Vero, Giovanna? (E' la prima volta che chiede il parere di un'altra suora).

Giovanna                      - (stesso tono) Evidentemente siamo un pericolo per la restaurazione! (Ride).

La Priora                       - Mio cugino, il duca, me l'ha scritto: « Ci vergogniamo di te! ». (Confidenziale) Pare che se fossi un militare sarei passibile di morte per diserzione e passaggio al nemico. (Quasi ride ma si riprende) E adesso, poiché questa è presumi­bilmente l'ultima volta che ci riuniamo e che m'è dato parlarvi, dovrei tenervi, come vuole la circostanza, un fervorino d'addio. Ma considerato che, grazie al nostro Arcivescovo, non sono più la vostra Priora ma una semplice suora che an­drà a vivere come voi in un'altra comunità, me ne ritengo dispensata. Mi limiterò quindi a con­fidarvi qualche conclusione che non più la carica ma l'esperienza mi suggerisce. Da sorella a sorelle. Potete sedere. (Le suore seggono) Si tratta di que­sto: che non ci venga mai in mente di conside­rarci delle martiri o sciocchezze simili per quello che ci accade. Sarebbe grave peccato d'orgoglio perché le persecuzioni sono il pane quotidiano di ogni vera cristiana. Che poi il provvedimento che ci colpisce sia ingiusto non tocca a noi discuterne perché la nostra vocazione non è di opporci al­l'ingiustizia ma semplicemente di espiarla. Infine non ci capiti d'insuperbire del rumore che si va facendo intorno a noi e della considerazione in cui molti ci tengono poiché la stima del mondo è faccenda che non ci tocca. E quest'è tutto. (Una pausa) Ah, un'ultima riflessione, del tutto perso­nale questa volta. Devo ammettere che mi spiace di non poter attendere la fine dei miei giorni fra voi come avevo sempre sperato. Ma poiché il Si­gnore ha disposto altrimenti, vi prego, dovunque andiate, di considerarmi tra voi come io farò nel mio cuore. In modo che, anche se fisicamente di­vise e disperso e finito come Ordine, noi si formi spiritualmente la Comunità che sempre fummo secondo i disegni della nostra Beata Fondatrice. « Le suore di Cordova ». Oppure, se più vi piace, « Le suore di Pablito », come il popolo comincia a chiamarci.

Una Suora                     - (con intenso fervore) Le suore di Pablito!

 

La Priora                       - E adesso salutiamoci perché da un momento all'altro i militari saranno qui. E non vorremo di certo che degli uomini ci sorprendano mentre ci scambiamo gli addii. (Scende dallo scan­no e muove verso Giovanna aprendo le braccia) Giovanna!

Giovanna                      - (scambiando l'abbraccio) Bianca. (Le due donne indugiano un po' luna sulla spalla dell'altra).

La Priora                       - (apre le braccia verso la suora che le è più vicina. La suora ricambia l'abbraccio. E così una dopo l'altra. Tutte, in silenzio. Infine la Priora si dirige verso lo stallo vuoto che era abitual­mente occupato da Maria e ne abbraccia lo schie­nale, con semplicità) Maria, prega per noi. Le Suore           - (una dopo l'altra abbracciano lo schie­nale dello stallo mormorando) Prega per noi. (Si sente dalla strada il suono di una fanfara militare).

Una Novizia                  - Eccoli. (Si sentono delle campane a stormo).

Seconda Novizia           - Ed eccoli. (Il rumore dei due cortei si avvicina. Comincerà fra poco a sentirsi il brusio delle voci).

La Priora                       - Muovono insieme.

Giovanna                      - Sì. Ma divisi, direi. (Ascolta, anche le altre suore ascoltano, tranquille) Al Vescovo non parrà vero d'avere una scorta simile per ri­portare la sacra Reliquia nella Cattedrale. Da quel che sento, devono esserci molti soldati. E cavalli.

Terza Suora                   - Devono esserci molti sacerdoti. Udite? (Si sente infatti un salmodiare lontano).

Quarta Suora                 - Tutto il clero della diocesi, natu­ralmente.

Quinta Suora                 - Chissà quanta gente nelle strade.

Prima Suora                  - Non molta, sembra, almeno dal brusìo.

La Priora                       - Sono certa che mio cugino Miguel marcia alla testa delle truppe. Non è tipo da ri­nunciare ad umiliarmi.

Giovanna                      - Sono certa che tutti i miei sono ri­masti al villaggio. Non è gente che ama di queste feste. E poi chi darebbe loro i soldi per muoversi? (Il rumore degli armati, i canti sacri e il brusio delle voci sempre più vicini. Ormai tacciono, tutte intente ad ascoltare quello che avviene in strada. Una pausa, in scena).

Giovanna                      - (d'improvviso) Ci siamo!

La Priora                       - Sì. (Infatti si odono dei colpi battuti con forza al portone. Un gran silenzio anche nella strada) Andate loro ad aprire. (Una suora si avvia ad aprire le porte del monastero. Va a riprendere il suo posto nello stallo, imitata da Giovanna e poi dalle altre suore. E, una volta sedute, tutte insieme attendono).

FINE

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