Sera d’autunno

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SERA D’AUTUNNO

SERA D’AUTUNNO

Commedia utopistica sulla fenomenologia dello scrittore

Semplice descrizione psicologica o avvertenza introduttiva

AUTORE  Signore e signori! Per prima cosa vorrei descrivere il luogo in cui avviene questa strana, ma (ve lo giuro) veridica istoria. Certo, non è senza pericolo raccontar fatti realmente accaduti: qualcuno della polizia, o addirittura un pubblico accusatore, potrebbe essere presente, anche se non per servizio; eppure mi posso permettere questo rischio, perché so che lor signori non prenderanno per vera questa mia verissima storia, almeno ufficialmente: poiché in realtà (non ufficialmente), se così posso esprimermi -voi sapete tutti benissimo (compresi l’eventuale pubblico accusatore o il poliziotto), che io racconto soltanto fatti realmente accaduti.

E adesso, signore e signori, posso chiedervi un piccolo sforzo di fantasia? Vogliate immaginare il salone dell’appartamento di un grande albergo. Prezzi proibitivi, da ladri. Modernissimo, allestito per un soggiorno piuttosto lungo. Ci siamo? Alla vostra sinistra (dovete solo chiudere gli occhi e vedrete chiaramente la stanza, coraggio, anche voi avete fantasia, come tutti gli uomini , anche se ne dubitate), alla vostra sinistra vedete diversi tavoli accostati insieme. V’interessa la fucina di uno scrittore? Prego, avvicinatevi. Siete delusi? Lo ammetto, anche lo scrittoio di uno scrittore assai meno illustre può avere questo aspetto. Una montagna di carte, una macchina per scrivere, diversi dattiloscritti formicolanti di correzioni in diversi colori, e poi matite, penne a sfera, gomme per cancellare, un grosso paio di forbici, un barattolo di colla. Un pugnale, capitato qui per sbaglio (SI SCHIARISCE LA VOCE). Dietro questo guazzabuglio di roba una specie di bar domestico improvvisato: cognac, whisky, assenzio, vino rosso, eccetera.

Anche questo non ci dice nulla sulla grandezza, la qualità , il genio dello scrittore in questione: non depone a suo favore, ma nemmeno contro di lui.

Ma rassicuratevi: la parte destra della camera è molto ordinata. O meglio: è relativamente ordinata se sistemo questi… bè, si, indumenti femminili in un angolo… e questo revolver… ecco, mettiamolo nel cassetto.

Poltrone spaziose, morbide, comode, di linea modernissima, e dovunque, sparpagliati, libri e ancora libri, e alle pareti, fotografie, ritratti di… ma questo lo saprete tra poco. Ma il più bello è lo sfondo. Una grande porta aperta, un balcone, una vista d’incanto, corrispondente al prezzo, un lago luminoso, ancora poche settimane fa coperto di vele bianche e rosse, ma ora deserto, una distesa azzurro cupa, più oltre colline, boschi, promontori. Cielo serale. Anche la spiaggia deserta, tutto sommato è tardo autunno, un’orgia di giallo e rosso, ma sui campi da tennis c’è ancora vita, ticchettio di palline da ping pong. Sentite?

Ma torniamo dentro. E adesso osserviamo due personaggi principali del dramma. Cominciamo da me… si, avete inteso bene: uno dei personaggi principali sono io, mi dispiace, non so che farci. Ma voglio cercare di non spaventarvi, così, a botta calda. Perciò mi sposto pian piano verso destra, esco proprio ora dalla mia camera da letto, evidentemente la notte scorsa ho… bè, quel che è successo la notte scorsa non riguarda nessuno, anche se lo si potrà leggere su svariati giornali, nel -Giornale della sera-, ad esempio, o in –Figura-, se ne leggono tante, sul mio conto, in certi giornali! La mia vita è disordinata, dissoluta, tutta un bagliore di scandali, non mi sogno affatto di negarlo, e, del resto, poi, basta dire il mio nome: Korbes… si, avete inteso bene anche adesso. Sono Massimiliano Federico Korbes, romanziere, premio Nobel ecc. ecc.: grasso, abbronzato dal sole, la barba di qualche giorno, un possente cranio calvo. Le mie qualità: sono brutale, bado al sodo, mi ubriaco. Come vedete, sono sincero, anche se mi limito a riferire l’impressione che il mondo ha di me. Può darsi che sia un’impressione giusta, che io sia proprio come mi sono appena descritto e come voi, signore e signori, mi conoscete dal cinegiornale, dai rotocalchi. Se non altro, la regina di Svezia -quando mi fu conferito il premio che dicevamo- mi disse che ero tale e quale. E si che ero in frac, anche se per distrazione avevo versato un bicchiere di Bordeaux sull’abito da sera di sua maestà. Ma chi può dire di conoscere un uomo, di conoscere se stesso? Non facciamoci illusioni. Io, almeno, non mi conosco che vagamente. Ed è logico. Le occasioni di conoscere se stessi sono rare, mi è capitato ad esempio quando precipitai da un pendio ghiacciato del Kilimangiaro, quando la famosa… ma si, sapete chi voglio dire… mi fracassò in testa la madonna gotica, non quella che sta a destra della stanza, no, l’altra, oppure… be’, a questo episodio voglio far assistere voi stessi. E vi auguro buon divertimento. Ma prima un’ultima osservazione circa il mio abbigliamento. Anche stavolta vi chiedo scusa, specialmente alle signore. Indosso i calzoni del pigiama e una giacca da casa aperta: il mio petto nudo, coperto di peluzzi bianchi, è mezzo visibile. In mano ho un bicchiere vuoto. Sto per recarmi al mobile bar, ma poi mi arresto, sorpreso, vedendo un signore in piedi nel mio studio. Quel tipo è presto descritto. Borghesuccio dalla testa ai piedi, piccolino, secco, qualcosa come un vecchio viaggiatore in assicurazioni, una borsa di pelle sotto il braccio. Non occorre soffermarci di più su questo signore, basti dire che, finita la nostra storia, sparirà nel più naturale dei modi e perciò verrà ma perdere ogni interesse. Ma ora basta. Il visitatore comincia a parlare, ci siamo.

VISITATORE (TIMIDO) Non dubito di trovarmi al cospetto del famoso e ammirato scrittore Massimiliano Federico Korbes.

AUTORE (VILLANO) Al diavolo, che state facendo nel mio studio?

VISITATORE Mi ha introdotto il vostro segretario. E’ più di un’ora che aspetto.

AUTORE (DOPO UNA PAUSA, UN PO’ AMMANSITO) E voi chi siete?

VISITATORE Il mio nome è Hofer. Timoteo Hofer.

AUTORE (DIFFIDENTE) Mi sembra di avervi gia visto. (CON ILLUMINAZIONE IMPROVVISA) Non sareste, per caso, quel mezzo matto che mi bombardava di lettere?

VISITATORE Precisamente. Da quando risiedete a Iselhohebad. Ho tentato, da prima, con le lettere. Poi mi feci annunciare, ogni mattina, dal portiere dell’albergo. Non mi voleste ricevere. Finalmente appostai il vostro segretario. Un giovane austero.

AUTORE Studente in teologia. Povero in canna. Deve pagarsi gli studi.

VISITATORE Solo a prezzo d’infinita pazienza riuscii a convincerlo che questo nostro incontro sarebbe stato, per entrambi, di portata incalcolabile, illustre maestro.

AUTORE Mi chiamo Korbes. Lasciate da parte “l’illustre maestro”.

VISITATORE Egregio signor Korbes.

AUTORE Giacché siete lì vicino al bar, passatemi la bottiglia del whisky: li a sinistra, quella.

VISITATORE Prego, tenete.

AUTORE Tante grazie (SI VERSA DA BERE). Ne volete uno anche voi?

VISITATORE E’ meglio di no.

AUTORE Un assenzio? Un Campari? Qualche altro liquore?

VISITATORE Nemmeno, grazie.

AUTORE (DIFFIDENTE) Astemio?

VISITATORE No, solo prudente. In fondo, mi trovo dinanzi a un gigante intellettuale. Mi sento come San Giorgio prima della lotta col drago.

AUTORE Siete cattolico?

VISITATORE Protestante.

AUTORE Ho sete.

VISITATORE Dovreste riguardarvi.

AUTORE (VILLANO) Tenete per voi i vostri consigli!

VISITATORE Sono svizzero, signor Korbes. Permettete che osservi più da presso la stanza in cui lavora il poeta?

AUTORE Lo scrittore.

VISITATORE In cui lavora lo scrittore? Dovunque i libri, manoscritti. Posso guardare le fotografie appese alle pareti? William Faulkner. Con dedica autografa:”Al mio caro Korbes”. Thomas Mann: “Al mio ammirato Korbes, il suo intimidito Thomas”. Hemingway:”Al mio incomparabile amico Korbes, il suo Ernest”. Henry Miller:”Al mio fratello spirituale Korbes. Solo nell’amore e nell’omicidio siamo ancora sinceri”. E ora la veduta dalla finestra. Superba, la vista sul lago, con le montagne la dietro e, di sopra, le mutevoli forme delle nubi. Ed ecco che sta tramontando il sole. Vermiglio. Possente.

AUTORE (DIFFIDENTE) Scrivete, per caso?

VISITATORE Leggo, signor Korbes. Conosco a memoria tutte le vostre novelle.

AUTORE Siete insegnante?

VISITATORE Sono contabile. Contabile in pensione della ditta Oechesli e Prost, di Ennetwyl presso Horck.

AUTORE Sediamoci.

VISITATORE Grazie, grazie infinite. Confesso che ho una certa soggezione di queste sedie ultramoderne. Un appartamento di lusso, il vostro.

AUTORE Son di lusso anche i prezzi.

VISITATORE Lo immagino. Iselhohebad è una località molto cara. Per me è un disastro. E si che abito assai modestamente alla Pensione Miralago. (SOSPIRANDO)

Adelboden era un po’ più accessibile.

AUTORE Adelboden?

VISITATORE Adelboden, si.

AUTORE Ci sono stato anch’io, ad Adelboden.

VISITATORE Lo so. Voi stavate al Grand Hotel Wildstrubel, io al pensionato Pro Senectute. Ci siamo incontrati qualche volta. Ad esempio, sulla funicolare che porta all’alpe di Aengstli, sulla terrazza delle terme di Baden Baden…

AUTORE Eravate anche a Baden Baden?

VISITATORE Sissignore.

AUTORE Durante il mio soggiorno lassù?

VISITATORE Appunto. Al Focolare Cristiano Siloe.

AUTORE (IMPAZIENTE) Ho poco tempo a disposizione. Il mio tenore di vita è di dispendiosissimo. Sono costretto a lavorare come un negro, signor…

VISITATORE Timoteo Hofer.

AUTORE Signor Timoteo Hofer. Non posso dedicarvi più di un quarto d’ora. Siate breve: ditemi che cosa desiderate.

VISITATORE Vengo per uno scopo molto preciso.

AUTORE (ALZANDOSI IN PIEDI) A chiedermi un prestito? Non mi avanzano soldi per nessuno. Esiste una tal quantità di persone che non sono scrittori a cui ci si può rivolgere per danaro, che sarebbe il caso di lasciare in pace chi esercita la mia professione. Del resto, il premio Nobel è gia sfumato da un pezzo. E adesso permettetemi di salutarvi, il quarto d’ora è gia trascorso.

VISITATORE (SI E’ ALZATO ANCHE LUI) Illustre maestro…

AUTORE Korbes.

VISITATORE Illustre Signor Korbes…

AUTORE Andatevene!

VISITATORE (DISPERATO) Ma c’è un equivoco. Non sono venuto da voi per spillarvi dei soldi, ma perché… (DECISO) Perché da quando sono andato in pensione faccio il detective.

AUTORE (DA’ UN RESPIRO DI SOLLIEVO) Ah si? La cosa cambia aspetto. Torniamo a sederci. Mi date un bel sollievo. Dunque siete nella polizia?

VISITATORE No, illustre signor…

AUTORE Korbes.

VISITATORE Illustre signor Korbes. Faccio l’investigatore privato. Già da contabile dovevo scoprire parecchie cose, e non senza successo. Più di una associazione mi nominò revisore onorario. Anzi in qualità di revisore ausiliario della città di Ennetwyl, riuscii persino a mandare in galera il cassiere comunale per appropriazione indebita di fondi pupillari. Se nonché, giunto a una certa età, avendo da parte qualche risparmio e dato che mia moglie era morta senza figli, decisi di dedicarmi totalmente alla mia inclinazione, e ciò grazie alla lettura dei vostri libri.

AUTORE Dei miei libri?

VISITATORE Dei vostri libri immortali. La mia immaginazione si accese alla loro lettura. Li divorai con interesse spasmodico, febbrile, fui addirittura travolto dagli stupendi delitti che lei descrive. Diventai detective come uno, in campo religioso, entusiasta del modo magistrale con cui il diavolo fa il suo lavoro, potrebbe diventare teologo. Sappiamo infatti che ogni pressione provoca una pressione in senso contrario. Dio del cielo, e adesso eccomi qui seduto accanto a un Premio Nobel, mentre il sole tramonta dietro la cresta dell’Hutli e voi bevete whisky…

AUTORE Avete una certa vena poetica, caro Timoteo Hofer.

VISITATORE Lo devo alla lettura delle vostre opere.

AUTORE Mi dispiace. Siete vestito piuttosto poveramente. Si direbbe che non abbiate troppo da scialare, nella vostra nuova professione.

VISITATORE Certo, la mia vita non è rose e fiori.

AUTORE Il ministro della polizia è mio amico. Quali conoscenze avete? In che branca della criminalità vi siete specializzato? Spionaggio? Adulterio? Traffico di stupefacenti, tratta delle bianche?

VISITATORE Mi sono specializzato in campo letterario, signore.

AUTORE (ALZANDOSI IN PIEDI, SEVERO) Quand’è così, devo pregarvi per la seconda volta di uscire immediatamente da questa stanza!

VISITATORE (ALZANDOSI ANCHE LUI) Egregio signor Korbes!…

AUTORE Siete diventato critico letterario.

VISITATORE Permettetemi di spiegarvi…

AUTORE Fuori di qui!

VISITATORE (DISPERATO) Ma io ho esaminato le vostre opere solo dal punto di vista prettamente criminale!

AUTORE (CALMANDOSI) Ah bè… se è così, restate pure torniamo a sederci.

VISITATORE Con permesso.

AUTORE I critici ma hanno gia interpretato in chiave psicanalitica, cattolica, protestante, esistenzialistica, buddistica, marxista, ma nessuno mi ha mai interpretato alla vostra maniera.

VISITATORE Infatti vi debbo una spiegazione, illustre maestro…

AUTORE Korbes

VISITATORE Illustre signor Korbes. Ho agito in base a un preciso sospetto. Ciò che esisteva nella fantasia- in questo caso: nei vostri romanzi- doveva esistere anche nella realtà, dato che mi pareva del tutto impossibile inventare una cosa che non esistesse in alcun luogo.

AUTORE (SORPRESO) Una riflessione tutt’altro che sciocca.

VISITATORE Basandomi su tale riflessione, cominciai a cercare nella realtà gli assassini dei vostri romanzi.

AUTORE (ELETTRIZZATO) Voi pensavate che tra i miei romanzi e la realtà ci fosse un certo nesso, è vero?

VISITATORE Esattamente. Il mio procedimento fu di una logica stringente. Analizzai per prima cosa le vostre opere. Voi siete non soltanto lo scrittore più ricco di scandali del nostro tempo, i cui divorzi, le cui avventure amorose e le cui cacce alle tigri vengono riferiti da tutti i giornali, ma voi, soprattutto, siete famoso come l’autore delle più belle scene di omicidio della letteratura mondiale.

AUTORE Non ho mai esaltato il solo omicidio: il mio intento è sempre stato di rappresentare l’uomo nel suo complesso, e in questo complesso si ritrova anche la sua capacità di uccidere.

VISITATORE Come detective m’interessa non tanto ciò che volete fare, ma ciò che otteneste in effetti. Prima di voi, nell’omicidio si vedeva in generale qualcosa di tremendo, dopo di voi, anche questo lato oscuro della vita- anzi, della morte- ha acquistato un che di grande e di bello. Vi si chiama comunemente il “Vecchio Ammazzatutti”.

AUTORE Non è che un segno della mia popolarità.

VISITATORE E della vostra arte nel crear figure di grandi criminali su cui nessuno riesce a metter le mani.

AUTORE (CURIOSO) Intendete dire la mia… singolarità… di far si che il criminale non venga scoperto?

VISITATORE Esatto.

AUTORE Leggete dunque i miei romanzi come referti polizieschi?

VISITATORE Sì, come referti di omicidi. I vostri eroi non uccidono né per interesse né per motivi passionali. Uccidono per gusto psicologico, per edonismo, per raffinatezza, per sete di emozioni: tutti moventi che la criminologia tradizionale non conosce. Poiché, riassumendo, i vostri assassini sono troppo… troppo profondi, troppo sottili per la polizia, per il pubblico ministero. Queste autorità, pertanto, non sospettano nemmeno l’esistenza di un omicidio, perché non c’è movente, non c’è delitto. Se ora supponiamo che i delitti che voi descrivete siano realmente avvenuti, non potevano sembrar altro, alle autorità pubbliche, che suicidi, disgrazie o anche semplici casi di morte naturale.

AUTORE E’ logico.

VISITATORE A questo punto della mia ricerca mi parve quasi di essere quel cavaliere spagnolo, don…

AUTORE Don Chisciotte.

VISITATORE Don Chisciotte, che voi citate così spesso nei vostri romanzi. Don Chisciotte si mise in cammino perché aveva creduto alla realtà dei romanzi cavallereschi; e io, dal mio canto, mi disponevo a scoprire la realtà dei vostri romanzi. Ma nulla valse a trattenermi. Il mio motto era: “ Avanti sempre, anche se il mondo brulicasse di diavoli!”

AUTORE (ENTUSIASTA) Magnifico! Un’impresa stupenda, la vostra!

SUONA IL CAMPANELLO.

AUTORE Sebastano! Sebastiano!

SEGRETARIO Il signor Korbes desidera?

AUTORE Dovremo lavorare tutta la notte. Offrite un sigaro al signor Hofer. Vorrà pur gradire qualche cosa, no? Brasile? Avana?

VISITATORE No. No. No. Se permettete, fumo questo mezzo sigaro svizzero che ho portato con me

AUTORE Ma certo, fatte pure. Potete andare, Sebastiano e prendete questo pugnale. Non ne ho bisogno, adesso.

SEGRETARIO Bene, signor Korbes. (ESCE)

VISITATORE L’ ho gia notato, quel magnifico pugnale, illustre signor…

AUTORE Korbes

VISITATORE Illustre signor Korbes. Una scoccata, e si fa fuori qualcuno. E’ affilatissimo.

AUTORE Fuoco?

VISITATORE Grazie! Ah, è un vero godimento.

AUTORE Godete, caro Hofer, godete pure. Ma soprattutto continuate il vostro racconto.

VISITATORE Non mi fu facile arrivarci. Bisognava fare un minuziosissimo lavoro preparatorio. Per prima cosa studiai punto per punto il vostro romanzo “Incontro all’estero”.

AUTORE Il mio primo libro.

VISITATORE Pubblicato undici anni fa.

AUTORE Che mi fruttò il premio Bollingen e da cui Hitcitchcok trasse un film.

VISITATORE Che concezione! Una cannonata. Un avventuriero francese, grasso, abbronzato dal sole, la barba di qualche giorno, un possente cranio calvo, straccione, geniale e ubriacone, conosce una signora. “Una donna che lèvati”, come dice lui. Moglie di un addetto diplomatico tedesco. Lui la attira in un alberguccio di Ankara, un sozzo luogo di appuntamenti, la seduce, e riesce a convincerla, in un poderoso sproloquio da ubriaco che fa di lui un Omero, uno Shakespeare, che la più alta felicità si trova in un suicidio in comune. Lei crede alla passione che l’ ha presa, si lascia abbagliare dalle sue selvagge tirate e si toglie la vita. In un’ebbrezza d’amore. Ma lui si guarda bene dall’ammazzarsi. Al contrario, si accende una sigaretta ed esce da quel sordido luogo. Dopo di che gira per strade malfamate, bastona un predicatore delle missioni turche, gli ruba la cassetta delle elemosine e ai primi chiarori dell’alba si mette in viaggio per l’Iran. In cerca di petrolio.

AUTORE (DIVERTITO) Non mi vorrete dire che siete andato in Turchia a svolgere indagini intorno a questa storia?

VISITATORE Non avevo altra scelta. Con spesa non indifferente mi feci arrivare da Ankara dei giornali del 1954, anno in cui si svolge il vostro romanzo, e li feci scorrere da uno studente turco del Politecnico federale di Zurigo.

AUTORE Risultato?

VISITATORE A suicidarsi non era stata la moglie di un addetto dell’ambasciata tedesca ma svedese, una bellissima bionda di carattere un po’ riservato. Il fatto era avvenuto in un albergo di infima categoria.Per motivi sconosciuti, come avevo giustamente supposto.

AUTORE E l’uomo col quale si era recato in quell’albergo?

VISITATORE Rimase ignoto… Ma, a detta del portiere, doveva trattarsi di un individuo di lingua tedesca. Inoltre risultò che effettivamente avevano bastonato un predicatore delle missioni turche, ma il poveretto era in condizioni troppo pietose per poter fornire dati precisi circa la sparizione della cassetta delle elemosine. Dopo di che esaminai “Mister X si annoia.

AUTORE La lettura preferita di Churchill.

VISITATORE Il vostro secondo romanzo. Un capolavoro. Mister X, un ex vagabondo, oggi uno scrittore arrivato, presidente del Pen Club americano, incontra a Saint Tropez una ragazza di sedici anni. Resta subito incantato dalla bellezza e dalla naturale ingenuità della fanciulla. La natura strapotente, lo specchio del mare, il sole implacabile fanno di lui un maschio primitivo, un uomo delle caverne, ed egli si comporta in conseguenza: violenza, assassinio, nello scrosciante acquazzone di un temporale. Forse le pagine più incantevoli e tremende che siano mai state scritte. Il linguaggio secco, nervoso, mai di un’altissima, trasparente densità. Poi la gran macchina della polizia che si mette in movimento: motociclette, sirene di automezzi forniti di radio, la ricerca dell’assassino, i sospetti che si arrestano unicamente dinanzi al colpevole, troppo celebre e ammirato per lasciar supporre la verità. AL CONTRARIO! Mister X, prima di partire per Londra, dove gli verrà conferito il Premio Byron, assiste alla sepoltura della ragazza: scena che chiude l’opera come una tragedia antica.

AUTORE (SORRIDENDO) Caro Hofer, vi state montando la testa a forza di entusiasmo.

VISITATORE Nel 1957, dieci anni fa, venne violentata e uccisa, a Saint Tropez, una fanciulla inglese di sedici anni.

AUTORE E l’assassino?

VISITATORE Sconosciuto.

AUTORE Come l’assassino della svedese?

VISITATORE Esattamente. (ESITANTE) Ad onta di un massiccio spiegamento di forze di polizia.

AUTORE (FIERO) Ad onta!

VISITATORE Le autorità ufficiali non hanno il minimo punto di riferimento.

AUTORE Avete fatto altre scoperte?

VISITATORE Permettete che vi presenti una lista completa? Una lista delle persone in cui riscontrai una, diciamo così, consonanza con personaggi delle vostre opere. Prego.

AUTORE Sono… ventidue nomi.

VISITATORE Non avete forse scritto ventidue romanzi, illustre signor Korbes?

AUTORE E tutte queste persone sono morte?

VISITATORE Morirono in parte suicide, in parte per fortuite disgrazie, eccezion fatta per l’inglesina sedicenne.

AUTORE Perché dietro il nome di Juana, la multimilionaria argentina, c’è un punto interrogativo?

VISITATORE Questa donna corrisponde alla Mercedes che, nel vostro romanzo “Notti orribili”, viene strangolata dal vostro protagonista. Invece la multimilionaria è morta a Ostenda di morte naturale.

AUTORE Una lista … impagabile!

VISITATORE Il risultato di due lustri di lavoro criminologico. A ciò si aggiunge un altro fatto degno di nota. Tutti questi suicidi, tutte queste disgrazie avvennero in località dove avete soggiornato anche voi, egregio signor Korbes.

AUTORE (PIU’ O MENO COME UNO SCOLARETTO COLTO SUL FATTO) Ah…

VISITATORE Voi eravate ad Ankara quando morì la svedese, a Saint Tropez quando fu uccisa la ragazza inglese, in tutte le altre venti località quando morirono le altre venti persone. Citerò soltanto il ministro Von Wattenwil a Davos, la principessa Windischgratz a Biarritz, Lord Liverpool a Spalato…

AUTORE Tutti coloro, insomma, che vedo elencati su questo foglio.

VISITATORE Senza eccezioni.

AUTORE Mi avete dunque seguito, signor Hofer?

VISITATORE Se non volevo essere un dilettante, dovevo seguirvi per forza. Da un luogo di villeggiatura all’altro, da una costosa stazione termale all’altra.

AUTORE Dunque non solo ad Adelboden e a Baden Baden?

VISITATORE Vi ho seguito dovunque andaste.

AUTORE (INCURIOSITO) Ma dite un po’, non vi è costato un occhio?

VISITATORE Un vero disastro. E i miei mezzi, poi, sono limitati; la mia pensione, se pensiamo alle enormi somme che guadagna la ditta Oechsli e Trost, è addirittura irrisoria. Dovetti fare economia, privarmi di molte cose. Più di un viaggio, illustre mae…

AUTORE (AMMONITORE) Korbes!

VISITATORE… Illustre signor Korbes, l’ho pagato risparmiando sul pane. Solo il sud America, sette anni fa, mi rimase inaccessibile, e poi, naturalmente, le vostre escursioni annuali nella jungla indiana e africana…

AUTORE Non importa, caro Hofer. Nella jungla mi limito a cacciare tigri ed elefanti.

VISITATORE Se no, vi fui sempre vicino.

AUTORE Evidentemente.

VISITATORE Dovunque soggiornassimo, voi in un albergo di lusso, io in una scalcinata pensione, accadeva sempre una disgrazia, che voi, più tardi, descrivevate come un assassinio.

AUTORE Caro Hofer! Voi siete una delle persone più sorprendenti che io abbia mai incontrato.

VISITATORE Allora, finalmente, cercai di spiegarmi come si fossero potute formare queste affinità tra le vostre opere e il mondo reale.

AUTORE E già.

VISITATORE Esaminata la materia con la necessaria penetrazione logica, sono arrivato ad ammettere due possibilità. O voi prendevate a modello dei vostri racconti dei personaggi reali, oppure i vostri racconti si svolgevano, nella realtà, precisamente come voi li narravate.

AUTORE Lo ammetto.

VISITATORE (CON UNA CERTA IMPORTANZA) Accettata questa seconda ipotesi, i vostri romanzi, che tutti ammirano come creazioni della vostra fantasia effervescente non sarebbero in realtà che semplici ragguagli, semplici cronache di fatti reali. Ho esitato a lungo prima di abbracciare questa tesi, ma oggi so che è l’unica possibile. Ed ecco che nasce un nuovo problema: se questi romanzi non sono che cronache di fatti reali, anche gli assassini devono essere personaggi reali, il che fa sorgere, insopprimibile, la domanda: chi sono questi assassini?

AUTORE E che cosa avete scoperto?

VISITATORE (INESORABILE) Che dobbiamo ridurre i diversi assassini a un unico personaggio. I vostri eroi hanno indiscutibilmente la fisionomia di una sola persona. Possente, quasi sempre col petto nudo nell’ora decisiva del delitto, un gigantesco cranio calvo, trasfigurato da un’estasi selvaggia, il bicchiere di whisky in mano e sempre un po’ brillo, eccolo attraversare, violento, il mare barocco della vostra prosa. (SILENZIO)

L’assassino siete voi.

AUTORE Vorreste affermare che più di una volta…

VISITATORE Ventun volte.

AUTORE Ventidue volte.

VISITATIRE Ventuno. La multimilionaria argentina fa eccezione.

AUTORE Avrei dunque commesso quasi ventidue omicidi?

VISITATORE Ne sono fermamente convinto. Mi trovo di fronte non solo a uno dei più grandi scrittori, ma anche a uno dei più grandi assassini di tutti i tempi.

AUTIORE (SOPRAPENSIERO) Ventid…

VISITATORE (OSTINATO) Ventun volte.

AUTORE Ventun volte. A sentirlo dire…

VISITATORE Viene come un senso di devozione, illustre maestro. (SILENZIO)

AUTORE (SORRIDENDO) Ebbene caro Timoteo Hofer: ammessa la vostra tesi, che cosa volete ora da me?

VISITATORE Egregio signor Korbes, vi ho confessato la mia scoperta. Posso trarre un sospiro di sollievo. Tremavo, pensando a quest’istante, ma non mi sono ingannato. Vedo che non avete perso la calma, che continuate ad ascoltarmi con benevolenza. Permettetemi, dunque, di parlarvi ancora con la più tremenda sincerità.

AUTORE Ma certo.

VISITATORE La mia intenzione, a tutta prima, era quella di consegnarvi alla giustizia.

AUTORE Avete mutato avviso?

VISITATORE L’ho mutato, si.

AUTORE E perché?

VISITATORE Sono dieci anni, ormai, che vi osservo. Ho visto con che maestria seguivate la vostra passione, con che superiorità sapevate scegliere le vostre vittime, con che calma compivate le vostre imprese.

AUTORE Voi mi ammirate?

VISITATORE Infinitamente.

AUTORE Come assassino o come scrittore?

VISITATORE Sia dal punto di vista criminalistico che da quello letterario. Quanto più scopro le vostre astuzie criminali, tanto più imparo ad apprezzare le vostre finezze poetiche. Sono perciò disposto a recare all’arte vostra un sacrificio immenso.

AUTORE Cioè?

VISITATORE (CON TRANQUILLA SEMPLICITA’) Sono pronto a rinunciare alla più alta delle felicità: alla gloria.

AUTORE Dunque non mi denuncerete?

VISITATORE Ci rinuncio.

AUTORE E cosa vi aspettate in cambio?

VISITATORE Un piccolo riconoscimento.

AUTORE I n che forma?

VISITATORE Mi trovo… propriamente al verde. Ho sacrificato tutto alla mia arte. Non sono più in grado di reggere il tenore di vita cui mi sono assuefatto al servizio della criminologia. Non posso più permettermi di trasferirmi da una stazione balneare all’altra. Sono costretto a tornarmene, con grave scorno, ad Ennetwyl presso Horcok, un uomo fallito, se voi non… (ESITA)

AUTORE Continuate…

VISITATORE…Se voi non mi assegnate una modesta pensione, egregio signor Korbes, seicento o settecento franche svizzeri al mese, in modo che io possa, con tutta discrezione, partecipare ancora alla vostra vita, nella veste di chi ammira e di chi sa. (SILENZIO)

AUTORE Mio caro Timoteo Hofer, anch’io voglio confessarvi una cosa, anch’io voglio parlarvi con la più tremenda sincerità, come dite voi. Voi siete indubbiamente il più gran detective ch’io abbia mai incontrato. Il vostro acume, il vostro talento criminologico non vi hanno ingannato. Confesso.

(SILENZIO)

VISITATORE Lo riconoscete?

AUTORE Lo riconosco.

VISITATORE La svedese?

AUTORE La svedese.

VISITATORE L’inglesina sedicenne?

AUTORE Anche quella.

VISITATORE La principessa Windischgratz?

AUTORE Idem. E anche la multimilionaria argentina.

VISITATORE Mi dispiace. Quella devo escluderla.

AUTORE Signore…

VISITATORE Voi sapete benissimo che state barando, illustre maestro.

AUTORE E va bene. La multimilionaria no.

VISITATORE Ma gli altri ventun omicidi li avete commessi tutti?

AUTORE Tutti e ventuno. Non voglio essere spilorcio.

(SILENZIO) 

VISITATORE (CON RELIGIONE) Questa è l’ora più solenne della mia vita.

AUTORE Avete ragione. E’ l’ora più solenne della vostra vita. Ma in un senso forse un po’ diverso da quello che pensate. (DALLA CAMERA DA LETTO ESCE DI CORSA, DISPERATA, UNA GIOVANE DONNA CHE ATTRAVERSA TUTTA LA SCENA E SCOMPARE)

LA GIOVANE Massimiliano Federico, non c’è niente da fare, bisogna che vada da papà.

VISITATORE Questa deliziosa creatura che è appena passata correndo a piedi nudi, non è la figlia del colonnello inglese che abita nella stanza accanto?

AUTORE Certo.

VISITATORE La vostra prossima vittima?

AUTORE Credo proprio di no. La mia prossima vittima è un’altra persona. Non dimenticate, signor Hofer, che nonostante l’esatezza della vostra indagine avete commesso un errore.

Non avete mai pensato che poteva essere molto pericoloso presentarsi a me allegando la vostra conoscenza della mia… vita privata?

VISITATORE Intendete dire che potreste… uccidermi?

AUTORE Precisamente.

VISITATORE Ma certo, egregio signor Korbes, che ho pensato a tale pericolo. E ho preso, con la massima freddezza, tutte le precauzioni del caso studiando attentamente la situazione. Sopra di voi alloggia una famosa attrice cinematografica americana, a destra un colonnello inglese, a sinistra una vedova borghese.

AUTORE Scusate, è una duchessa.

VISITATORE errore, mi sono informato: suo marito era portiere in uno stabilimento ginevrino. Sotto di voi, infine, abita l’arcivescovo di Cernowitz malato di polmoni. Basta un mio grido di aiuto e scoppia uno scandalo che commuoverà il mondo intero. Perciò dovreste uccidermi in silenzio. L’unica sarebbe avvelenarmi.

AUTORE Ah! E’ per questo, dunque, che non avete bevuto nulla?

VISITATORE Per questo. Non mi è riuscito facile. Io stravedo per il whisky.

AUTORE Ed è anche per questo che non avete fumato neanche una sigaretta.

VISITATORE Considerate che il tenore Lorenzo Hochstrasser lo avete ucciso con un leggerissimo sigaro avana imbevuto di un veleno indiano.

AUTORE Mio caro Timoteo Hofer, voi dimenticate che venite da Ennetwyl presso Horck.

VISITATORE Non sottovalutate questo paese Ennetwyl ha una mentalità molto aperta, e ha una vita culturale intensa.

AUTORE Sia pure. I paesi che hanno una vita culturale intensa vivono sulla luna, se no avreste saputo quant’erano vane e assurde le vostre indagini (SI VERSA DEL WHISKY)

Avete solo dimostrato ciò che non richiede nessuna dimostrazione.

VISITATORE (ALLIBITO) Volete dire…

AUTORE Si. Quello che voi considerate il vostro segreto, il mondo lo conosce da un pezzo.

VISITATORE (FUORI DI SE) Ma non è possibile! Ho esaminato con la massima attenzione tutti i giornali più importanti ma non ho trovato niente di niente, a questo proposito.

AUTORE Oggigiorno la verità si trova solo sui giornali scandalistici, Timoteo Hofer. E quelli sono pieni dei miei omicidi.

Credete forse che il mondo divorerebbe i miei romanzi, se non sapesse che io descrivo unicamente omicidi che non ho commesso io medesimo?

VISITATORE Illustre mae…

AUTORE Korbes.

VISITATORE Illustre signor Korbes… Ma in tal caso vi avrebbero arrestato da un pezzo.

AUTORE (STUPITO) E perché?

VISITATORE (DISPERATO) Ma perché avete ucciso! In massa!

AUTORE E con ciò? Secondo la morale borghese, noi siamo sempre stati dei mostri. Pensate solo a Goethe, a Balzac, a Baudelaire, a Verlaine, a Rimbaud, a Edgar Poe. Ma non basta. Se il mondo, a tutta prima, ne ebbe spavento, più tardi cominciò ad ammirarci sempre più, proprio perché siamo dei mostri. Salimmo a tal punto nella scala sociale, che si finì per guardare a noi come a esseri superiori. La società non solo ci ha accettato, ma ormai si interessa quasi esclusivamente della nostra vita privata. Siamo diventati la proiezione del desiderio di milioni di uomini, un essere che può e deve permettersi ogni cosa. La nostra arte non è che il lasciapassare dei nostri vizi, delle nostre avventure. Credete che avrei avuto il premio Nobel per “L’assassino e la fanciulla”, se quell’assassino non fossi io stesso? Guardate quelle lettere. Ne ho la camera piena. Signore dell’alta società,donne della borghesia, cameriere mi scrivono offrendosi di farsi uccidere da me.

VISITATORE Sto sognando.

AUTORE Allora svegliatevi, una buona volta. Che lo scrittore lavori intorno al linguaggio, alla forma, lo credono solo i critici, ormai. La vera letteratura non ha a che fare con la letteratura, deve soddisfare l’umanità. E, l’umanità non sente il bisogno di una nuova forma, di nuovi esperimenti stilistici, e meno che mai di nuove conoscenze: ha sete di un’esistenza che possa fare a meno della speranza, perché la speranza ormai non esiste più; di un’esistenza più turgida di realtà, di presente, di contrasto, di avventura, come alla massa, nel nostro mondo tecnologico, non può più fornirlo la realtà, ma soltanto l’arte. La letteratura è diventata una droga, che sostituisce una vita divenuta ormai impossibile. ;a per fabbricare tale droga è necessario che gli scrittori vivano la vita che descrivono. Mi creda, con l’andar del tempo, specialmente se uno ha ormai una certa età, è una fatica d’inferno.

(SULLA PORTA D’INGRESSO APPARE UN’ALTRA GIOVANE DONNA)

LA SECONDA GIOVANE Massimiliano Federico.

AUTORE Fuori!

(SCOMPARE ANCHE LA SECONDA DONNA)

AUTORE Era l’attrice cinematografica americana. Da giovane tentai anch’io di far dello stile. Alcuni redattori di provincia mi complimentarono battendomi sulla spalla, ma tranne quelli non ci fu un cane che si occupasse di me. E a ragione. Rinunciai alla letteratura, e , da perfetto uomo fallito, andai in Persia in cerca di petrolio. Ma feci fiasco anche qui. Allora non mi rimase altro che descrivere la mia vita. Pensai che mi avrebbero arrestato. Il primo che si congratulò con me e mi prestò una somma considerevole fu l’addetto all’ambasciata svedese, e la mia avventura con sua moglie fu il mio primo successo internazionale. Ecco, e adesso prendete anche un whisky visto che ne andate matto. (VERSA DA BERE)

VISITATORE Grazie… sono… non so… grazie…

AUTORE Quando compresi che cosa volesse il mondo, cominciai a fornirgli regolarmente ciò che desiderava. Parlai solo più della mia vita. Lasciai perdere lo stile per scrivere senza stile, e, guarda un po’!, tutt’a un tratto mi trovai ad avere uno stile. Così divenni celebre: se nonché la mia fama mi costrinse a condurre una vita sempre più sfrenata, perché il pubblico voleva vedermi in situazioni sempre più spaventose, voleva sperimentare, attraverso di me, tutto ciò ch’è proibito. Fu così che divenni omicida, un omicida plurimo! Dall’ora in poi, tutto ciò che accadde favorì la mia fama. Hanno distrutto i miei libri, il Vaticano li mise all’Indice: ebbene, le vendite non fecero che aumentare. E ora mi venite avanti voi, con la vostra ridicola dimostrazione che i miei romanzi corrispondono alla verità! Non la spuntereste davanti a nessun tribunale del mondo, perché il mondo mi vuole così come sono.  Vi si dichiarerebbe pazzo, come hanno dichiarato pazzi tutti coloro che hanno gia tentato di farlo. Credete di essere il primo? Madri, mogli, mariti, figli si sono gia precipitati, furenti di vendetta, dai loro legali. Eppure tutti i processi sono rientrati: pubblici accusatori, ministri della giustizia, persino presidenti di Stato sono vittoriosamente intervenuti in mio favore a nome dell’arte. Chiunque abbia cercato di trascinarmi dinanzi ai giudici ha fatto ridere alle sue spalle. Siete un povero sciocco, Timoteo Hofer. Avete sperperato i vostri risparmi in una maniera imperdonabile. Non aspettatevi da me che vi rifonda le spese. Aspettatevi qualcos’altro, piuttosto! Su, gridate, chiamate aiuto!

VISITATORE (SPAVENTATO) Chiamare aiuto?

AUTORE Ho bisogno di un nuovo soggetto.

VISITATORE Un nuovo soggetto?

AUTORE Il nuovo soggetto siete voi.

VISITATORE Che cosa intendete dire?

AUTORE Non posso più perdere un minuto, devo mettermi al lavoro

VISITATORE (INNORIDITO) Perché tirate fuori quella rivoltella?

AUTORE Non avete ancora capito?

VISITATORE Vado via, vado via subito.

AUTORE Non ho estratto la rivoltella perché ve ne andiate, ma perché moriate.

VISITATORE Vi giuro per tutto ciò che ho di più caro al mondo che abbandonerò immediatamente Islhohebad e farò ritorno a Ennetwyl.

AUTORE Voi mi avete suggerito l’idea per un radiodramma, e ora dovete morire, perché io scrivo solo ciò che ho provato, perché manco al tutto di fantasia, perché posso scrivere soltanto ciò che ho provato. Grazie a me entrerete nella letteratura universale, Timoteo Hofer. Milioni di persone vi vedranno come vi vedo io in questo momento: tremante di paura, gli occhi e la bocca spalancati, abissi in cui precipitano le cataratte dell’orrore, una smarrita, sconvolta grinta di povero piccolo contabile dinnanzi al quale la libertà si strappa di dosso il corsetto.

VISITATORE Aiuto!    (SILENZIO) 

AUTORE Ebbene! Si precipita nessuno in vostro soccorso! Non vengono, dunque, a darvi man forte, la diva del cinema, il colonnello inglese, l’arcivescovo di Cernowitz?

VISITATORE Voi… voi siete il demoni!

AUTORE Sono uno scrittore che ha bisogno di soldi. Il radiodramma che scriverò sul vostro assassinio verrà trasmesso da tutte le emittenti del globo. Io devo uccidervi, non fosse che per ragioni finanziarie. Credete che lo faccia per divertimento! Sa il cielo se non preferirei mille volte scolarmi con voi una bottiglia di vino, giu nella hall, e poi giocare un po’ a bocce, invece che trascorrere la notte a descrivere la vostra morte.

VISITATORE Pietà egregio maestro!

AUTORE Korbes.

VISITATORE Egregio signor Korbes, pietà! Vi scongiuro.

AUTORE Non c’è pietà per chi si impiccia di letteratura. (IL VISITATORE ARRETRA SUL BALCONE)

VISITATORE! Aiuto!

AUTORE (CON VOCE POSSENTE) Siete voi il ventitreesimo caso.

VISITATORE Il ventidu… (TRAMBUSTO POI UN LUNGO GRIDO CHE SI SMORZA)

Aiuto! (SILENZIO)

AUTORE Che schiappa.

SEGRETARIO Signor Korbes! Santo cielo, che cosa è accaduto?

AUTORE Il mio visitatore si è precipitato dal balcone, Sebastiano.

Tutt’a un tratto è stato colto come da un timor panico. Chissà mai perché! Ah ma ecco il direttore dell’albergo.

DIRETTORE Egregio signor Korbes, sono inconsolabile! Siete stato infastidito da un ignobile figuro! Si è sfracellato al suolo, in mezzo ai roseti. E’ da un pezzo che il portiere aveva notato quell’uomo, giudicandolo un pazzo. Dio mio che fortuna che cadendo non ha ferito nessuno.

AUTORE Fatte in modo che nessuno mi disturbi.

DIRETTORE (ritirandosi) Ma certo egregio signor Korbes, ma certo.

AUTORE E adesso al lavoro Sebastiano. Ma prima voglio accendermi un sigaro.

SEGRETARIO Ecco il fuoco.

AUTORE Accendete quella lista là sul tavolo.

SEGRETARIO Che cosa sono questi nomi?

AUTORE Nomi qualunque. Date qua. Così si accende meglio. Grazie. Dobbiamo fare in fretta. Domani si parte. Iselhoebad ha assolto il suo compito, ora si va a Maiorca.

SEGRETARIO A Maiorca?

AUTORE Un po’ di mediterraneo fa bene. Siete pronto?

SEGRETARIO Agli ordini, signor Korbes.

AUTORE Ma prima un altro whisky.

SEGRETARI Prego.

AUTORE E allora cominciamo… signore e signori! Per prima cosa vorrei descrivere il luogo in cui avviene questa strana, ma –ma ve lo giuro- veridica istoria. Certo, non è senza pericolo raccontar fatti realmente accaduti: qualcuno della polizia, o addirittura un pubblico accusatore, potrebbe esser presente, anche se non per servizio; eppure mi posso permettere questo rischio, perché so che lor signori non renderanno per vera questa mia verissima storia, almeno ufficialmente; poiché in realtà –non ufficialmente, se così posso esprimermi- voi sapete tutti benissimo (compresi l’eventuale pubblico accusatore o il poliziotto), che io racconto soltanto fatti realmente accaduti. E adesso, signore e signori, posso chiedervi un piccolo sforzo di fantasia? Vogliate immaginare il salone dell’appartamento di un  grande albergo…

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