Stasera, arsenico!

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STASERA, ARSENICO!

Di Carlo Terron   

BICE                     - È ora, caro?

LORENZO            - Pazienza alcuni minuti.

BICE                     - Sei sicuro d'aver l'orologio giusto?

LORENZO            - Sì.

BICE                     - A novembre, ti restava indietro.

LORENZO            - E, a dicembre, s'è messo ad andar avanti.

BICE                     - Cos’è, cambia con le lune?

LORENZO            - Beato lui che qualcosa cambia.

BICE                     - Ma poi, scusa, che differenza fa? Sempre sbagliato è. Non cominceremo proprio stasera col sciupare tutto?!...

LORENZO            - L'ho regolato alle dieci, sul segnale orario. Mi hai veduto).

BICE                     - Come se la radio facesse legge!

LORENZO            - Se non crediamo nemmeno più alla radio, in che dobbiamo credere ara. Cerchiamo, almeno, di rimaner sulla zattera di qualche certezza).

BICE                     - Speriamo.

LORENZO            - Spera, spera.

BICE                     - Sì, perché, ti rendi conto? Brindare al nuovo anno, sia pur sbagliando solo i qualche secondo non ha più senso.

LORENZO            - Diventa un brindisi qualunque.

BICE                     - Lo capisci, questo, almeno?

LORENZO            - Mi sforzo.

BICE                     - Perde tutta la sua poesia, voglio dire.

LORENZO            - E tu pensi che mi permetterei mai di privarti, anche in minima parte, della razione di poesia a cui hai diritto?

BICE                     - Non per colpa tua, gioia. Si tratterebbe soltanto di una fatalità. Ma ciò non muta le cose.

LORENZO            - Certo, certo.

BICE                     - Ci tengo. In tanti anni non abbiamo mai sbagliato una volta.

LORENZO            - Ma siccome l'orologio va avanti!... alla peggio, per prudenza, si potrà sempre fare un altro brindisi dopo. Garantirci dall'imprevisto è sempre stata la nostra risorsa).

BICE                     - Dal momento che ci si accorge che il tempo scorre, non si riesce più a vivere.

LORENZO            - Basta lasciarlo scorrere lentamente, il tempo passa velocissimo. Lei riattacca a restaurare la corona, lui prosegue la sua solitaria partita a scacchi

BICE                     - Il "Corriere" valuta otto milioni e settecentomila le automobili circolanti sulle nostre strade tra l'ultimo dell'anno e il primo.

LORENZO            - Che organizzazione! Le ha contate una per una?

BICE                     - Il calcolo è stato fatto da un cervello elettronico. La cibernetica non può errare.

LORENZO            - Infelice!

BICE                     - Chi?

LORENZO            - La cibernetica.

BICE                     - Perché?

LORENZO            - In tal caso, possiamo star tranquilli, intendo dire.

BICE                     - Se farà sereno, prevede, per le prossime quarantott'ore, duecentoventisei incidenti stradali.

LORENZO            - Mortali?

BICE                     - Mortali, si capisce, mancherebbe altro!

LORENZO            - E se piove?

BICE                     - No lo dice.

LORENZO            - Pensa se nevica.

BICE                     - Saranno di più, naturalmente.

LORENZO            - Sembrava anche a me.

BICE                     - Dopotutto, nemmeno mica, poi, troppi.

LORENZO            - Bisogna sapersi accontentare.

BICE                     - Ma perché, a questo mondo, non si ha mai ciò che si desidererebbe avere? Me lo dici?

LORENZO            - No.

BICE                     - Perché?

LORENZO            - Perché non lo so.

BICE                     - Anche se lo sapessi, pur di farmi dispetto, non me lo diresti.

LORENZO            - È probabile.

BICE                     - A ferragosto furono trecentododici. Cinquantonove più dell’anno precedente.

LORENZO            - C'è stato un progresso. E a Pasqua?

BICE                     - Fammici pensare...Non mi ricordo.

LORENZO            - Dipenderanno mica, per caso, dalla menopausa in arrivo queste improvvise crepe nel ferro della tua memoria?

BICE                     - Perché, invece della mia memoria di ferro, hai detto il ferro della mia memoria?

LORENZO            - Così. Per poesia.

BICE                     - Fossi in te non mi distrarrei. Dopo. A momenti, dovrebbe essere ora.

LORENZO            - Ci restano ancora tre minuti e trentatré secondi.

BICE                     - In attesa del bello il tempo non passa mai.

LORENZO            - È ben da lì l'inutilità di tener regolato l'orologio.

BICE                     - Ad essere pessimisti, di questi duecentoventisei morti sulle strade, una decina dovrebbero spettare alla nostra città.

LORENZO            - E ad essere ottimisti?

BICE                     - Dodici, tredici.

LORENZO            - Soltanto.

BICE                     - C'è la congiuntura. La gente viaggia meno.

LORENZO            - Non ne avevo tenuto conto. E muore di meno.

BICE                     - E poi, qui, da noi, le strade sono sempre più sicure. È una mania del Comune.

LORENZO            - Coll'inconveniente della sovrapopolazione.

BICE                     - E l'aggravante della crisi degli alloggi.

LORENZO            - Senza tener conto della disoccupazione.

BICE                     - E a non far caso al rincaro della vita e all'aumento delle tasse.

LORENZO            - Certo, la spesa per la manutenzione della rete stradale incide sproporzionatamente sul bilancio pubblico.)

BICE                     - Di questi dieci o dodici morti, cinque o sei dovrebbero toccare a noi. Di solito la proporzione è il cinquanta per cento.

LORENZO            - Sei funerali in un paio di giorni, sarà una fatica mica male.

BICE                     - Ma anche un discreto profitto.

LORENZO            - È la volta che ci si libera delle due bare di ebano, stile impero.

BICE                     - Troppo care, con una clientela piccolo-borghese come la nostra, è come offrire il visone a chi non può permettersi che il castoro. La tua solita mania di grandezza.

LORENZO            - Che vuoi farci? Bisogna lasciar passare la congiuntura.

BICE                     - Quando sarà passata la congiuntura, sarà passato di moda anche il visone, volevo dire l'ebano. I colori scuri cominciano già a non andar più. Ho il presagio che, in avvenire, vedremo funerali verdi, rossi, gialli…

LORENZO            - Le maniglie d'argento resteranno pur sempre una tentazione, un segno di distinzione sociale.

BICE                     - L'argento porta male, hanno scoperto che, sottoterra, si ossida subito e non possono far nulla per lucidarlo. Il piccolo rimorso blocca la scelta:) oggi c'è l'ossessione del pulito. Capitale morto!

LORENZO            - Pazienza. Daranno sempre prestigio in vetrina.

BICE                     - Bene che vada, finiranno in un museo.

LORENZO            - È prestigio anche quello. Fa storia. Una pausetta.

BICE                     - Da bravo, comincia a stappare la bottiglia, che, magari, trovi un turacciolo carogna e la spesa dello sciampagne sarà stata inutile. Lento, pesante, torpido, dopo un'occhiata all'orologio, egli si alza e si mette all'opera. Perché vai così piano?

LORENZO            - Per non fargli fare il botto.

BICE                     - Ma il botto ci vuole. Fa parte della festa ed è compreso nel prezzo.

LORENZO            - Va bene  - col botto. Era una delicatezza nei tuoi riguardi. Serata di gala. Stasera cose grandi.

BICE                     - T'avevo avvisato che ti resisteva.

LORENZO            - Abbiamo ancora un minuto. Ne passa mezzo.

BICE                     - Viene?

LORENZO            - Viene.

BICE                     - E il botto lo farà?

LORENZO            - Niente paura, tesoro, alla peggio lo faccio io con la bocca.

BICE                     - Ma non è la stessa cosa!

LORENZO            - Non te ne accorgerai nemmeno. Ne so far così di cose, io, con la bocca! Passano altri dieci secondi.

BICE                     - Duecentoquarantasei!

LORENZO            - Cosa, duecentoquarantasei?

BICE                     - M'è venuto in mente      - i morti sulle strade, a Pasqua. A noi ne toccarono sette.

LORENZO            - Meno che a ferragosto.

BICE                     - Ma più che all'Epifania.

LORENZO            - Come vedi, in fondo, Dio è buono.

BICE                     - Può darsi. Però, per modestia, generalmente non lo dimostra.

LORENZO            - È, evidentemente, un carattere chiuso. Finalmente il turacciolo esplode e lo spumante viene versato nelle coppe. Dài!

BICE                     - Mi viene in mente un'altra cosa.

LORENZO            - Al tempo. Non c'è che mezzo secondo.

BICE                     - Cincin.

LORENZO            - Cincin. Un lungo, effuso, commosso e commovente abbraccio, mentre fuori suonano tutte le campane della città. Un anno felice, anima mia.

BICE                     - Intenderai dire un altro anno felice, amore.

LORENZO            - Come ti piace.

BICE                     - Ma certo. Insieme.

LORENZO            - Insieme, naturalmente.

BICE                     - Come i tanti anni meravigliosi che abbiamo passati, noi due soli, qui.

LORENZO            - E che passeremo.

BICE                     - Insieme.

LORENZO            - Insieme. E infamia a chi ne dubita. Meditazione.

BICE                     - Le senti le campane?

LORENZO            - Le sento.

BICE                     - Ascoltiamole.

LORENZO            - Ascoltiamole.

BICE                     - Però, checché ne dicano i miscredenti, anche le campane a festa hanno la loro bellezza.

LORENZO            - Non lo nego. In ventisette anni, sempre uguali, è una bellezza che ho imparato a memoria.

BICE                     - Cinico!

LORENZO            - Si capisce. Eppure, tu preferisci le campane da morto.

BICE                     - Purtroppo, tutti i giorni non può essere il due novembre. Frattanto, le campane hanno avuto tempo di smetterla.

LORENZO            - Cos’è la cosa che t'era venuta in mente?

BICE                     - Non me la ricordo più. Non me l'hai lasciata dire e me l'hai fatta dimenticare.

LORENZO            - Ma, cara, stava suonando mezzanotte. O ti sei dimenticata anche questo?

BICE                     - Sì, sì, come vuoi, devo sempre cedere io, pazienza.

LORENZO            - A te le cose vengono in mente sempre al momento meno opportuno.

BICE                     - T'ho detto           - pazienza. Non è la sera per litigare.

LORENZO            - E chi litiga? Sta a vedere che, adesso, è colpa mia se le cose ti vengono in mente alla mezzanotte dell'ultimo dell'anno. E, magari, si sarà trattato di qualcosa di spiacevole. Perché taci?

BICE                     - Perché mi va di tacere, oh bella!

LORENZO            - Non taci mai.

BICE                     - Adesso mi va di tacere.

LORENZO            - E allora taci.

BICE                     - Ah, cominciamo bene l'anno.

LORENZO            - Dici che ti va di tacere e parli. Sei tutta una contraddizione. Chiudi il becco! Silenzio continuo per diciassette minuti, che, oltretutto, è un numero che porta male. Bice...

BICE                     - Cosa?

LORENZO            - Così. M'ha assalito il desiderio di pronunciaie il tuo nome. È proibito?

BICE                     - M'avevi imposto di tacere...

LORENZO            - E adesso ti prego di parlare.

BICE                     - Chi ci stesse ad ascoltare, dovrebbe giudicarci degli imbecilli.

LORENZO            - Meglio, no? C'è più gusto e più sorpresa.

BICE                     - Bisognerebbe avere un pubblico.

LORENZO            - Si rischierebbe di guastar tutto. Dove non capisce, il pubblico fischia. Figurati, poi, dove si annoia!

BICE                     - In un certo senso è vero. Tu sai sempre dove vuoi arrivare.

LORENZO            - L'ho imparato da te.) Un'altra coppa?

BICE                     - Ma sì. Così ci si monta meglio.  Forse avrà voluto dire che stasera si recita a soggetto? Tornano a brindare. Lui si lascia andare su una poltrona e rutta ostentatamente. Il contrappunto dei toni assurdi si infittisce. Il cerimoniale di sbranarsi in tonalità alla Debussy è tutto un complimento. Prima hai detto     - ne so fare di cose, io, con la bocca…

LORENZO            - Ebbene?

BICE                     - Citamene una. Per esempio?

LORENZO            - Mordere.

BICE                     - Non leccare?

LORENZO            - Naturalmente. Anche. Dopo un po':

BICE                     - Sei stanco, per caso?

LORENZO            - No, cara.

BICE                     - Sai, tutto è possibile.

LORENZO            - Naturalmente. L'universo è più strambo di quanto si pensa. In realtà, noi viviamo all'interno di un animale sconosciuto del quale siamo i parassiti malvisti.

BICE                     - La tua tendenza a divagare! Intendevo soltanto dire    - è possibile che tu sia stanco.

LORENZO            - Cosa vuoi, la provvidenza si ripete. Non per altro è così noiosa.

BICE                     - Oh!… Dunque, sei stanco.

LORENZO            - Non sono stanco. Va bene?

BICE                     - Scusa, scusa. Mi pareva.

LORENZO            - Perché dovrei essere stanco? Proprio ora che comincia il meglio.

BICE                     - Così, un'impressione. Mi sembravi infastidito. Non era un rutto normale.)

LORENZO            - Ecco       - infastidito. L'hai detto. Non stanco  - infastidito.

BICE                     - Non è il caso che tu lo debba pronunciare sottolineato.

LORENZO            - Complimenti d'essertene accorta

BICE                     - Mi accorgo di tutto io. E cos'è ad infastidirti, se è lecito?

LORENZO            - Te lo posso confessare?

BICE                     - Me lo devi confessare.

LORENZO            - Il tuo modo di occuparti di me, se lo vuoi sapere.

BICE                     - Senti senti!... Ho dunque anche un modo, fastidioso, di occuparmi di te, adesso?

LORENZO            - Esattamente.

BICE                     - E da quando, caro, da quando?

LORENZO            - Da sempre. Per costituzione. Sempre per via che la provvidenza si ripete.)

BICE                     - Non me lo hai mai detto.

LORENZO            - Te lo dico ora.

BICE                     - Avevamo ancora qualcosa da dirci e non lo sapevamo, pensa un po' che bellezza!

LORENZO            - Non lo sapevi tu. Ci sono altre cose che non sai, tu.

BICE                     - Proprio a Capodanno. Hai scelto bene il giorno.

LORENZO            - Plagio! Questa battuta l'ho pronunciata simile, poco fa, io.

BICE                     - E io te la rubo. Nel matrimonio c'è comunanza di beni, no?

LORENZO            - Me ne ricorderò.

BICE                     - E di che modo si tratterebbe? Di' su, che ti sto a sentire.

LORENZO            - Il non dimenticarti mai, per esempio, di domandarmi se sono stanco, guardandomi come un bambino di salute cagionevole che covi dentro una malattia.

BICE                     - Se vuoi essere sincero con te stesso, sano sano non lo sei mai stato.

LORENZO            - Bice, (è da quel dì che son cresciuto). E mettiti in testa una cosa.

BICE                     - Cioè?

LORENZO            - Chi dei due seppellirà l'altro sono io non te.

BICE                     - Questo è da vedersi. Come si fa a dirlo? Colle malattie, non si può mai sapere.

LORENZO            - Di chi parli?

BICE                     - Ma di te, naturalmente.

LORENZO            - Ah, sarà dunque questo il tema di stasera? D'accordo. Avanti. Niente lussuria e tenerezza! morte e voluttà.

BICE                     - Ho notato, per esempio, che, da un po', sudi più del solito.

LORENZO            - Come sarebbe a dire più del solito?

BICE                     - Una volta, molti anni fa… quando eri ardito, forte e pulito…

LORENZO            - Ho capito. Quando eravamo giovani!

BICE                     - Bene, sudavi meno.

LORENZO            - Eppure, ho provato l'impressione che, in certi momenti, l’odore del mio sudore non ti dispiacesse.

BICE                     - C'è in giro l'errata convinzione che l'odore di sudore faccia maschio.

LORENZO            - Ti eccitava? Di' un po' su           - ti eccitava? Superate da due anni le nozze d'argento e non abbiamo ancora chiarito questo punto.

BICE                     - Lorenzo, non essere sconveniente          - è Capodanno.

LORENZO            - Rimandiamo a domani?

BICE                     - Continuiamo pure. Il maiale che è in te, ne soffrirebbe.

LORENZO            - E pensare che è una curiosità che mi tormenta da ventisette anni.

BICE                     - Come mai tanta memoria?

LORENZO            - Capirai, m'è venuta, subito, la prima notte del nostro matrimonio.

BICE                     - Quel che ti posso dire è che, dei cinque sensi, l’odorato, in me, è sempre stato il più sensibile.

LORENZO            - Già, già, uno ha l'orecchio, l’altro ha il naso musicale.

BICE                     - T'ho mai rimproverato, io, che a te piaccia quel castrato di Ciaikowskij?

LORENZO            - Ma nemmeno io, tesoro che tu vada matta per il formaggio fermentato. Pensa, Federico Schiller, dicono, spasimava annusando mele marce.

BICE                     - Si può trovar di meglio. Meglio cose in giro e meglio posti sul proprio corpo.

LORENZO            - Ed anche sull'altrui. Chi più competente di te?

BICE                     - Dopo i quarant'anni - è una frase tua - ognuno ha diritto di scegliersi i propri vizi.

LORENZO            - Peccato di presunzione  - promuovere a vizi le cattive abitudini antigieniche.

BICE                     - Alla fine, ciò che conta è volersi bene, no?

LORENZO            - Certo certo... Ma di' un po', e se si stringessero i tempi? Andremo per le lunghe con queste punte di spillo? Qualcosa di più forte, Bice! Almeno nelle feste comandate.

BICE                     - Calma. L'avrai, l’avrai. Lasciami un po' lavorare di ricamo. Sai pure che non so essere esplicitamente brutale.

LORENZO            - Quel che so è che sei una gran baldracca.

BICE                     - Ti spiace ripetere per cortesia?

LORENZO            - Sei una gran putrida baldracca.

BICE                     - Con che dolcezza lo sai dire!

LORENZO            - La brutalità delicata è una mia vecchia specialità. Dono di natura, lo sai. E ora, non si vede allungare un notes e una penna biro? Li prende, scrive qualcosa e glieli restituisce. Accadrà altre volte, in seguito.

BICE                     - E con che bella calligrafia. Lo sai scrivere!... Di colpo, silenzio, lei, lì, col documento in mano. Non meno di un quarto d'ora. Ti sei scaricato?

LORENZO            - Mi domando come siamo arrivati a provare il bisogno, di tanto in tanto, di scambiarci parole come quelle che ci scambiamo.

BICE                     - Alt! Proibito barare.

LORENZO            - ...Per sentirci più sicuri? Meno soli? Ma di che cosa abbiamo paura?

BICE                     - Vigliacco.

LORENZO            - E va bene. Aggiornate le meditazioni.

BICE                     - Sì,) ma intanto sei sfuggito alla mia domanda.

LORENZO            - Quale?

BICE                     - Se sei stanco, caro.

LORENZO            - Non era se sudo?

BICE                     - L'una coinvolge l'altra. Sono, come si dice, domande interdipendenti.

LORENZO            - Cos’è, precisamente, che ti preme di sapere? Se sono stanco o se sudo. Meno elusiva, per piacere.

BICE                     - Non fai che ripetere che il segreto della saggezza è saper amministrare la propria follia...

LORENZO            - Naturalmente. E anche viceversa. Ma tu non la amministri       - la risparmi. Cosa ci fai? Il conto in banca? Spendine un po', ogni tanto, se ti riesce.)

BICE                     - Credevo che, stasera, toccasse a me fare le domande.

LORENZO            - Pardon! Capitalizza pure. Io dissipo.)

BICE                     - Scommetto che hai già i tuoi due enormi cerchi di sudore sotto le ascelle che impregnano la camicia.

LORENZO            - Anche in altri posti.

BICE                     - Quali, quali?

LORENZO            - Deciditi a mettere un po' in azione il motorino della fantasia, anche tu, cara. Non farmi solo da spalla, o la smetto.

BICE                     - Sai bene che io arrivo sempre in un secondo tempo, tesoro. Ho bisogno di montarmi, io... anzi     - di farmi montare.

LORENZO            - È il termosifone che mi fa sudare. Lo tieni troppo alto.

BICE                     - Vuoi dire? A me non pare.

LORENZO            - Naturalmente. Tu sei sempre fresca come uscita da un frigorifero.

BICE                     - Perché non hai detto fresca come una rosa?

LORENZO            - Perché stasera creo.

BICE                     - Presuntuoso! Cos'è mai? Le tue frustrate ambizioni letterarie tornano a morsicarti?

LORENZO            - Sai, qualcuno ha lasciato detto che la vita o la si vive o la si scrive.

BICE                     - E tu ti limiti a parlarla. Lo so.

LORENZO            - Ti fai scrupolo a darmi del fallito?

BICE                     - Anzi. Sei originale. Hai trovato una terza soluzione.)

LORENZO            - Siamo andati fuori tema.

BICE                     - Torniamoci dentro.

LORENZO            - Sì            - sempre fresca, tu. Il contrario di me.

BICE                     - Stazzonato, molle, umido, maleodorante, con la barba lunga, con le unghie nere...

LORENZO            - ...Marcescente.

BICE                     - Ecco la parola che dice tutto. Grazie.

LORENZO            - Dovere, gioia. Mentre tu, perpetuamente a posto (come di mattina appena uscita di casa.) Coi tuoi collettini inamidati, candidi, che fan tanto giovinetta e distraggono (misericordiosamente) la vista del tuo petto affranto. Forse, non sei una contabile diplomata che sgobba dalla mattina alla sera ad accumular milioni, mandando avanti l'eredità del trust dei funerali della provincia.) Forse sei una di quelle oziose improduttive che stanno a letto fino alle quattro del pomeriggio con una bistecca - che più tardi servirà da cena - sulla faccia per via delle rughe; e si alzano per la sola fatica di prendere l’aperitivo.

BICE                     - Un po’ debole l’immagine. Hai trovato di meglio qualche giorno feriale. Meno sfilacciato, più conciso e graffiante.

LORENZO            - Aggiungiamoci   - per recarsi nella camera puzzolente di un albergo di quarta categoria, a farsi scozzonare da un emigrato calabrese, privo del sussidio di disoccupazione. Che, un giorno o l’altro, ti farà fuori a coltellate. E non si saprà mai se per farti uscire tutto l'oro che nascondi o perché non ce la fa più a coprirti.

BICE                     - Dài, dài, qualcos'altro.

LORENZO            - Che potrebbe avere l'età di tuo figlio, se il tuo utero non fosse stato arido come una pietra sacrificale, naturalmente. Ti va?

BICE                     - Basta così?

LORENZO            - Esclamativo o interrogativo?

BICE                     - Interrogativo, beninteso.

LORENZO            - Mi voglio sprecare          - e che paghi, naturalmente.

BICE                     - Ma solo per darti la soddisfazione di essere becco, caro.

LORENZO            - Pensiero delicato.

BICE                     - Ti dispiace?

LORENZO            - Sì.

BICE                     - Lorenzo... Non distrarti. Come fai a dire sì? È no che avresti dovuto dire.

LORENZO            - Cambio.

BICE                     - Ah, siamo in vena. E come lo spieghi?

LORENZO            - Che sia in vena?

BICE                     - No.

LORENZO            - Che mi dispiaccia di essere becco?

BICE                     - Neanche.

LORENZO            - Che paghi i tuoi prestatori d'opera?

BICE                     - Nemmeno.

LORENZO            - Straordinaria! Vuoi dire che mi avvilisca di essere impotente?

BICE                     - Mai più.

LORENZO            - E cosa, Cristo! Allora?

BICE                     - Ti arrendi, eh? Che io mi mantenga meglio di te. Come lo spieghi?

LORENZO            - Semplicissimo. Sei rimasta fedele a tutto il tuo egoismo ecco. Sai perché ti conservi più giovane, angelo? Lei tace. Su, animo, spremiti le meningi.

BICE                     - Le troppe variazioni mi distraggono e le sfumature mi estenuano.

LORENZO            - Dicesti di voler ricamare... E lei, di nuovo, muta. E dunque? Lo sai o paghi pegno?

BICE                     - Pegno.

LORENZO            - E premio. Si offre, e le offre un'altra mezza coppa di spumante. Mah!... Ti conservi più giovane perché, con tutta la tua buona volontà, rimarrai sempre costituzionalmente negata al piacere sottilmente abietto e oltremodo saggio di lasciarsi andare. Secondare saggiamente la spinta alla dissoluzione che è in ognuno di noi, dalla nascita, ha sempre incontrato la tua resistenza. A precipitare, c'è se non altro, la soddisfazione che ti distruggi. Ma scivolare vuol dire sopravvivere, cioè adattarsi.)

BICE                     - Andiamo nel sottile. Lusingata.

LORENZO            - Io non lo sarei troppo. Opporvisi, se ci pensi, è contro natura.

BICE                     - Bene. Sono contro natura. Qual miglior segno di distinzione?)

LORENZO            - Ma non è un contro natura di massa come tingerti i capelli. Alla fine, che ci ricavi, mio fiore mattutino?

BICE                     - Sembro più giovane, l’hai detto; e dò, a te, il gusto di demolirmi. I conti tornano. Tu non vuoi capire che tutto ciò che faccio, che penso e che dico è per amor tuo.

LORENZO            - "Sembri" - Esatto. Sembri, mica ti conservi più giovane. Più giovane di me che "sembro" tanto più vecchio di quello che sono, per dare, a mia volta, a te, eccetera pur avendo la stessa età, beninteso. Anche se, sulla carta d'identita ti sei tolta quattro anni. Ma perché, poi, quattro soli, una volta su quella strada?! Mica venti, dieci, nemmeno cinque - no, quattro. Ci sei tutta tu. No alla natura? Ma, allora, sia, almeno, un no clamoroso, eversivo, insultante!  Il tuo sottofondo avaro e prudente, prudente! Affiora sempre). Ti comunico che, per compenso, io me ne aggiungerò otto.

BICE                     - Per compenso o per dispetto?

LORENZO            - Per tutt'e due, si capisce. E, nei segni particolari, farò scrivere: impotente di moglie ninfomane e castratrice.

BICE                     - Masochista!

LORENZO            - Ce n'è voluto! Finalmente una parola che aiuta a capir qualcosa. Altro silenzio, altre strampalate dissonanze, altre ondate di ferocia, bonacce di patetismo, perverse gentilezze, ambigue galanterie.

BICE                     - Consenti un'osservazione?

LORENZO            - Come no?

BICE                     - Stasera, noto in te un difetto di naturalezza.

LORENZO            - Dipenderà da una maggiore sincerità.

BICE                     - E non sono la stessa cosa?

LORENZO            - Per niente. Anzi!

BICE                     - Sfumature, ancora sfumature.

LORENZO            - Che la tua testa ragioniera ti impedisce di percepire.

BICE                     - Eh già, tutto il contrario di una testa letterata come la tua.

LORENZO            - Non me ne vanto.

BICE                     - Ciononostante, insisto sulla mia carta.

LORENZO            - Quale?)

BICE                     - Manchi di naturalezza.

LORENZO            - Trovi? E pensare che, a fil di logica, avrebbe dovuto essere il contrario. Forza, Bice! È Capodanno... Stasera siamo a un livello un po' più su del solito. Sarà per quello.

BICE                     - Per quello che?

LORENZO            - Auff! Per quello che manco di naturalezza.

BICE                     - Non ci arrivo.

LORENZO            - Non abbastanza banali, voglio dire.

BICE                     - Trovi?

LORENZO            - Penso.)

BICE                     - E con ciò?

LORENZO            - Non abbastanza banali e, con ciò, meno naturali. È una gran risorsa.

BICE                     - Cosa?

LORENZO            - La banalità, la banalità, amore. La tua immaginazione si va coprendo di ruggine. Niente come la banalità fa essere naturali. Quasi tanto come la insincerità. E perché? Perché la banalità e la insincerità sono la condizione congenita dell'uomo. Oh, ma con te, è come tirar su un macigno da un pozzo!

BICE                     - Bravo. Continua così. Pare che la serata prometta discretamente.

LORENZO            - Per carità!... Piccolo cabotaggio... Ricamini, anch'io. Conto di poter far meglio in seguito.

BICE                     - Non prometter troppo. Che, poi, si finisce delusi.

LORENZO            - Dipenderà da te, sirena, se non hai fatto voto di povertà mentale.

BICE                     - Dài, da bravo. Essa torna ad allungargli notes e penna, dove lui si affretta a scrivere una parola sola, un'indecenza evidentemente impronunciabile. Prova ne è il rapimento onde lei la assapora, mormorandola a labbra mute. E, attraverso la tavola, fanno l’unica cosa che, ragionevolmente, non dovrebbero fare         - si stringono affettuosamente la mano. Tanto affettuosamente che lei grida dal dolore. Pazienza, si vogliono bene così. Ahi! Mi fai male.

LORENZO            - E stringi un po' anche tu! Ti si son trasformate le dita in lumache? Le unghie le hai pur per qualcosa. O vuoi riserbarle solo per le natiche?

BICE                     - Impaziente! Deve avergliele conficcate nella carne perché gli si vede diffonderglisi sul viso una smorfia di beatitudine. La vita non è che noia.

LORENZO            - L'ha già detto un certo Cechov.

BICE                     - Sì. Però si possono cercare delle distrazioni. Ha detto anche questo il tuo Cechov?

LORENZO            - Penso di no. In fondo, era un conformista.

BICE                     - Ma sicuro. Si può anche provar gusto a consumar la vita, innaffiando i semi dell'inesistenza.

LORENZO            - A proposito di innaffiare, se proprio ci tieni, prima di coricarmi farò una doccia.

BICE                     - Dispettoso!

LORENZO            - Ma li ho davvero, sai, i cerchi sotto le ascelle.

BICE                     - In bagno non c'è acqua calda. Il boiler è spento.

LORENZO            - Peccato. Dormirò sul divano.

BICE                     - Il divano è dal tappezziere.

LORENZO            - Mi coricherò in una cassa da morto.

BICE                     - Il tuo fetore la renderebbe, poi, invendibile. Purtroppo, il tuo non è ancora odor di cadavere!

LORENZO            - Non mi resta, dunque, che il letto di quella cloaca di mia moglie che si farebbe fottere anche da un caprone. E si mettono ad applaudirsi a vicenda e si scambiano inchini l’uno all'altro, come due attori alla ribalta, alla fine della rappresentazione. E, quindi, inaspettato, dissonante, l’urlo convulso di un momento di sincerità, se è sincerità, ma come si fa a dirlo?

BICE                     - Cialtrone! No e no. Non ci sto più. Così si diventa matti. Basta con queste buffonate. Basta. Per sempre! E lui gelido.

LORENZO            - Basta. Come vuoi tu, cara.

BICE                     - Non resisto più nell'incubo di questa vita. Vorrei lasciarmi trascinare. Mettermi a urlare. Ogni donna lo fa, è capace di farlo. Perché io no? Me lo dici perché io no?

LORENZO            - Chiedermi di suggerirti la parte. Non è da te, colomba.

BICE                     - Lo siamo già, Lorenzo.

LORENZO            - Cosa? Rispondere evitando, possibilmente, il melodramma.

BICE                     - Matti. Matti fantasmi. Morti da chissà quanto, tornati al mondo chissà perché. Forse a chieder conto perché non si è vissuto. Ecco.

LORENZO            - Stai mettendo, per caso, le mani avanti coll'invocare la seminfermità mentale? Ora sei tu che bari.

BICE                     - ...Creature prive d'avvenire, gente allo stato di rifiuto!...

LORENZO            - Certo. E anche peggio. Però, vedi, cara, due insieme, anche se non succede nulla, fanno sempre un dramma, bene o male.

BICE                     - Il dramma intollerabile che non succede nulla!

LORENZO            - Buttalo via!... Ci si sono scritti su dei capolavori.

BICE                     - Nulla. E l'illusione, tutta la vita, che questa sia la vita.

LORENZO            - Appunto. E la chiami niente, nel nostro niente? Allora, lei mite.

BICE                     - Scusa.

LORENZO            - Di che, cara? Di là, improvviso, il telefono chiama. Come nulla fosse accaduto, essa si reca nel negozio. Il quale, illuminandosi, attraverso i vetri della porta, lascia scoprire la sua macabra mercanzia. E la s’intravede rispondere, calma, alla chiamata. Lui è tornato a sedersi davanti all'eterna scacchiera e parla, parla, a chi parla? Basta!... E come si farebbe a tirar avanti quando ci mancasse anche tutto ciò? Delitti di logoramento. Lunghi, lunghi. Il cerimoniale della morte non ha né termine, né principio. Omicidi impuniti. Non premeditati o premeditatissimi. Comunque, non perseguibili dal codice. Gente piccola, mediocre e vile, ci si distrugge a vicenda con dei mezzi che ci rassomigliano. E una partita paziente, minuziosa, senza fine. Dura tutta la vita. E, in certi casi, non è nemmeno sufficiente per condurla a compimento.) Vite intere consumate così. Tutto dipende chi riesce a resistere un'ora di più. Volontà? Macché. Caso, fortuna. O sfortuna, beninteso.) Presenze senza senso, e guai se ne avessero uno. La pietà, ad esempio. Singola o reciproca. Ecco l'unico, fatale pericolo. Ti apposta trappole ad ogni angolo, ad ogni momento.) Ti salta al collo quando meno te l'aspetti. Basta una fessura di pietà da una parte e giù... Guardarsene. Finché sarà possibile. Sempre pronta lei     - la pietà. Ha alleata la stanchezza... Sei stanco, caro?... Guardarsene? Ma poi? Lo scopo? Vincere o perdere la partita che differenza fa. Chi è in grado di dire se la mossa sbagliata non sarebbe la più saggia? Tentazioni di lusso, allora... a portata di mano). Ma bisognerebbe conoscere, decidere, se la vocazione del torturatore non sarebbe stata quella della vittima, e la vocazione della vittima quella del torturatore. La confusione, l’imbroglio, sta nel recitare entrambe, e contemporaneamente, le due parti. Persi o salvi? Salvi perché ci si è persi; o persi perché s’è creduto di salvarsi in questo modo? La bramosia dell'annientamento è una sete che non si estingue mai.) Di là, è tornato buio. Essa ha cessato di rispondere al telefono ed è ricomparsa. Se ha sentito qualcosa bene, sennò, fa lo stesso. Ma, probabilmente, qualcosa ha sentito.

BICE                     - Dice che il Presidente della Cassa di Risparmio sta entrando in agonia.

LORENZO            - Bel colpo.

BICE                     - Non c'è male. È un buon Capodanno.

LORENZO            - Considerato il rango e la rendita, sarà un'agonia sontuosa e interminabile, come l'agonia dei sovrani e dei pontefici.

BICE                     - È prevista breve. È sempre stato un temperamento spiccio.

LORENZO            - Tutto a rovescio, stasera.

BICE                     - Raccomanda di tenerci pronti.

LORENZO            - Umili servitori della comunità, sempre!

BICE                     - Contano, se tutto va come dovrebbe andare, di poter esporre la salma in mattinata. Domanda se è il caso di fargli la barba. Ho risposto di sì.

LORENZO            - Hanno riflettuto che, così, qualcosa di lui rimarrà insepolta?

BICE                     - Sono finezze che vengono in mente soltanto a te, caro.

LORENZO            - Vorrà dire che la distribuiranno tra i suoi fedeli, in tante reliquie.

BICE                     - È solo una questione di decoro.

LORENZO            - Ne buttiamo via così di noi stessi in decoro! Ci pensi il giorno del Giudizio, la confusione nella valle di Giosafat, ognuno a cercar di riprendersi le cose che ha lasciato qui? Solo i capelli e le unghie che ci si è tagliati. Si rischia di arrivar di là con artigli lunghi un paio di metri e chiome a strascico. A proposito, dovrò ricordarmi di restituire la dentiera e darmi da fare a recuperare la mia appendice, quando verrà il momento.

BICE                     - Purché non ti sbagli con quella di un altro...

LORENZO            - Sicuro. C'è anche quel pericolo lì.

BICE                     - Pignolo come sei, ti sciuperesti l'eternità.

LORENZO            - Vuoi dire?

BICE                     - Non c'è dubbio. Devi star attento. Senza fretta.

LORENZO            - Data l'emergenza, non è il caso di coricarsi, penso.

BICE                     - Ciò disturba la nostra serata, intendi?

LORENZO            - Tutto considerato, penso di no.) Si tace. Mica poco. Poi, lei, scandito come una martellata.

BICE                     - Crepi l'avarizia, ti preparo un caffè.

LORENZO            - Perché, ora, un caffè? Questo spreco di immaginazione?

BICE                     - Solo per aiutarci a rimaner svegli. Per che altro? Prima di ottenere una risposta deve attendere cinque minuti riducibili a non meno di quattro.

LORENZO            - E sia. Visto che non è possibile allontanare questo calice, prendiamo il caffè.

BICE                     - Lo desideri sempre.

LORENZO            - Lo "aspetto" sempre. Non dovresti ignorarlo.

BICE                     - Non fai che ripetermi ogni sera  - non è il caffè che mi aspettavo, non è un caffè degno di te.

LORENZO            - Appunto. Speriamo che, quello di stasera, lo sia.

BICE                     - Ti farà bene, vedrai.

LORENZO            - È probabile.

BICE                     - Ti tirerà su.

LORENZO            - Ci conto.

BICE                     - Forte?

LORENZO            - Sei tu a sapere come devi prepararlo.

BICE                     - Fortissimo. Il miglior caffè della tua vita.

LORENZO            - Brava. Ti aiuto?

BICE                     - Mi distrarresti e basta.

LORENZO            - Ah già! E rimane solo. L'ha lasciata andare col solo accompagnamento d'una lunga occhiata obliqua che poi si trasferisce, lenta, a spennellare pareti, mobili e cose, che gli porta via del tempo. Come mai visto prima, ora, qui... Si alza, quindi, ma non subito; si appressa all'uscio donde lei è uscita, vi si sofferma soprappensiero, attraversa diagonalmente la stanza un paio di volte. Perché, evidentemente, è giunta la svolta che si cambia gioco. Viene un momento, nella vita, che non rimane niente altro da fare che capire.) Cava di tasca una moneta e la fa saltare sulla palma della mano. Vero, testa; surrogato, croce. La riprende con la palma dell'altra che chiude e riapre. Osserva la moneta, sorride ambiguo e si riavvicina all'uscio. Sei lì, cara? Di lei, solo la voce, ma chiara, vicina.

BICE                     - E dove dovrei essere?

LORENZO            - Mi senti?

BICE                     - Perfettamente.

LORENZO            - Sei proprio decisa a fare questo caffè?

BICE                     - Decisissima. Se non lo faccio adesso, non lo faccio più. Te l'ho lasciato aspettare già abbastanza.

LORENZO            - Che, almeno, sia buono. Mi raccomando. Devi superare te stessa.

BICE                     - Farò del mio meglio.

LORENZO            - Se non riesce come si deve, poi lo dovrò fare io e il giudice sarai tu.

BICE                     - Giudice o imputata, sarà lo stesso. Vai vai... Non se lo fa ripetere. Torna al posto di prima, dà un calcio alla scacchiera che si rovescia a terra sparpagliando i pezzi. E, monologando, par proprio che parli il vero e solo per se stesso.

LORENZO            - Infame! Sotto gli occhi. Però, brava. Indiscutibilmente geniale. Fare il gioco piccolo allo scopo di mascherare il gioco grande. E quello grande se lo riserva solo per sé, beninteso. Dire che ci si è sempre mentiti? Troppo semplice e troppo facile. No, anzi, semmai, il rovescio - le nostre menzogne sono state la nostra sincerità. È una menzogna sola quella che conta, il perno di tutto. Una menzogna sola, diretta a un fine conosciuto senza conoscerlo, abbagliante nella propria oscurità.) Il mentitore abituale non è che un piccolo imbroglione nato e niente più. Troppo volubile, troppo sempre occupato a breve scadenza, impigliato, com'è, nella rete di tanti minuscoli interessi. Starnazza nella polvere, incapace di volare.) La fedeltà a una sola menzogna, invece!... Ciò è, sì, ben più grande, profondo e fecondo! (Fecondo, soprattutto.) Ma, poi, menzogna. Si fa presto a dire.) Piuttosto, una lunga dissimulazione dalla quale, fatalmente, un giorno o l'altro, come un fiore malsano, sarebbe sbocciato il dramma che ognuno di noi si porta dentro senza saperlo. Niente di eccezionale.) Eccezionale, (caso mai, è riuscire a vederci chiaro. Bisogna sapersi accontentare. Le nostre non sono certo armi eroiche. Sarebbe come il diamante al dito di una portinaia o il frac sul corpo di un nano. Tutto quadra. Non c'è dubbio). È, dunque, per stasera. S'è decisa e siamo all'ultimo atto. Però, con che chiarezza, con che pertinacia, con che disinvoltura c'è arrivata. Un prodigio di pazienza. Nessun errore. Finora, nessun errore. Spendeva gli spiccioli per risparmiare il capitale). Piccola ma perfetta. Scelto il tempo, il modo... e il luogo, naturalmente. Non sarà certo la scenografia adatta che ci mancherà. Ritorna all'uscio. Sei un artista! La voce di lei:

BICE                     - Del caffè. È ciò che sto pensando anch'io. Un po' di pazienza.

LORENZO            - Fai, fai con comodo. E si allontana, tace, attende e spia per qualche minuto fin che essa si affaccia sulla soglia.

BICE                     - Ah, sei lì? Meno male.

LORENZO            - Pensavi che fossi fuggito?

BICE                     - Niente, niente. Avevo avuto solo l'impressione che ti fossi allontanato. E s'allontana lei, ma non per molto.

LORENZO            - Si potrebbe essere affiatati meglio. Non una stonatura. Come fosse inteso da sempre. Se ne potrebbe parlar esplicitamente. Ammirevole! Da mettere una pulce nell'orecchio; troppa perfezione per essere vero. Fin da diffidare). Anni che lo cova, che ci si prepara. Un lungo viaggio dell'immaginazione incontro alla realtà. Domando, sinceramente, se non è da invidiare. Non fosse altro d'una cosa    - l'esaltante angoscia che s’è saputa regalare per tutto questo tempo, assaporandosela, senza fretta e senza impazienza, tutta da sola, o, almeno, così crede. Una vera droga. Ogni giorno, ogni ora, una impercettibile dose di più.) Potrei indicare il momento preciso che tutto è incominciato. Il giorno, l'ora! (Forse non lo sa nemmeno lei, tanto fugace fu la saetta di quel pensiero, il germe di tutto.) Io sì, lo so. L'ho davanti agli occhi come una scena da teatro. Si stava chiudendo la bara di quell'assassinato, ne parlarono tutti i giornali... come si chiamava? Curioso, solo il nome m'è caduto dalla mente. Era l'uomo più bello e vigoroso della città, sportivo spericolatissimo, donnaiolo leggendario, e, naturalmente, il complice inevitabile delle inconfessate fantasie adultere di ogni donna. Sparpagliava figli come un altro distribuisce biglietti da visita. Che nome aveva?... Un momento... Tanto, ormai, ci si potrebbe prendere il gusto di giocare allo scoperto.) Ora, senza nemmeno spostarsi, solo alzando un po' la voce, chiama. Cara!... Immediatamente, eccola qui.

BICE                     - Sì...

LORENZO            - Stavi origliando?

BICE                     - Chi lo sa? Conoscendo che, tra tanti altri, non ti privi nemmeno del vizio di parlar da solo, è una tentazione che può anche venire. Dico bene?

LORENZO            -  Non  potresti  dir  meglio.  Ti  ricordi  che  nome  avesse quell'aristocratico assassinato dal suo giardiniere, un meridionale, che lo aveva scoperto a letto con sua moglie. Gli si fece il funerale nel cinquantuno, alla fine di settembre, un martedì, di pomeriggio, tardi, e piovigginava.)

BICE                     - Cinci. Adalberto Cinci. Perché lo vuoi sapere?

LORENZO            - Me n'ero dimenticato.

BICE                     - E poi trovi da dire sulle lacune della mia memoria di ferro. Anzi, sul ferro della mia memoria, scusa.

LORENZO            - Non c'è di che.

BICE                     - Altro?

LORENZO            - No. Altro.)

BICE                     - Cinci. Si chiamava Cinci. Marchese Adalberto Cinci. E rientra.

LORENZO            - Lo sa. Passati vent'anni e se ne ricorda ancora. Adalberto Cinci. Sì che aveva visto un bel mondo, quello, prima che gli uscisse un fiume di sangue dall'inguine. Oh, rimasto vuoto! Evirato con un colpo di rasoio. E dire che, se il marito non fosse tornato a casa per farsi la barba, forse sarebbe ancora vivo. Ma pare che entrasse anche un'antipatia per i rasoi di sicurezza.) Destino. È sempre lei che si occupa di coprire il viso ai nostri clienti prima di chiudere la bara. Quella volta, ebbe un'esitazione un momento di perplessità e rimase lì col fazzoletto in mano. Una seta gialliccia, lucida, scivolosa, incorniciata di pizzo. La vedo, me la risento sui polpastrelli.) "Peccato, un uomo cosi forte" mormorò. Un sibilo più che un vero mormorio). Disse forte, non disse bello. "Ecco uno che la sua vita l'ha saputa vivere", mi lasciai banalmente scappare, non so perché. "E far vivere" tagliò, secca, lei. Chissà cosa mi suggerì di aggiungere   - "Ha il volto che avrei voluto avere io". Mi guardò in faccia, un attimo, senza dir niente; poi lasciò scorrere lo sguardo giù lungo il mio corpo, da sentirselo premere addosso; e me lo tenne fisso, nel punto dove quel disgraziato aveva subito lo scempio. Fu allora. Ne sono sicuro. Nacque tutto allora. Non ci si inganna tra individui legati alla catena delle stesse abitudini, delle stesse occupazioni, degli stessi pensieri, delle stesse menzogne, delle stesse dissimulazioni. E della stessa solitudine. Fu, dapprincipio, una sensazione vaga. Ma, poi, non tanto. No no.) Provvide subito l'immaginazione a darle - e a farle dare - corpo. Il lampo di un'idea sconvolgente, trattenuta dentro, nutrita, cresciuta, allevata con fanatica disperazione, come si alleva una creatura. Certo! una creatura, ecco     - l'unica creatura che sia riuscita a generare in sostituzione di quelle che non seppe           - che non abbiamo saputo mettere al mondo, questo è il punto. E quell'idea mostruosa divenne nostro figlio, ma si          - nostro figlio, l’erede del nostro rancore, insomma. Dopo i feroci giochi bianchi della giornata - cominciarono presto. Per ingannare, qui, dentro, le nostre serate vuote si disse all'inizio! )– alla notte, distesa al mio fianco, con quel suo corpo cosi frigido e così corrotto       - corrotto perché frigido, insaziabile perché senza fame, glielo sentivo allattare, quel turpe, figlio, nato da un disgustoso parto del cervello. La vertigine di quelle ore buie!... E tuttavia volendo esser sinceri, sinceri fino in fondo all'abiezione, uno è tentato di dire  - le nostre ore più intime. Eh già, perché, bene o male, indefinibile, inconfessato, inconfessabile, distorto, criminale, folle quanto si vuole,) quel segreto era, almeno, qualcosa che ci accomunava. Dava un po' di pace alla sensazione di un vuoto invano colmato dal cerimoniale dell'affetto.) Amore!.. Incredibile. A suo modo, era amore. La viltà costituiva la nostra forza, il cemento di un'unione assurda. E, soprattutto, era la nostra fedele sentinella. Distraendoci, ci permetteva di vivere nell'unico modo possibile         - bloccando l'immaginazione nella fantasticheria di un crimine che sarebbe rimasto sempre prigioniero dell'immaginazione. Perché questo era il tacito patto, la condizione invalicabile posta dalla viltà per lasciar sfrenare le più infernali macchinazioni: il desiderio non sarebbe mai divenuto azione. E, quindi, tutto possibile, tutto concesso!... Altro!... Non avevamo che quello in comune! Delinquenti? Pazzi? Spettri di trapassati non vissuti reduci, da un altro mondo, da un altro tempo, come dice lei senza sapere ciò che si dice? Ah, può darsi. Può darsi. Ne son così possibili delle assurdità tra la gente!...) Il guaio è che, dall'esterno, niente è vero... No?... Ma chi, cosa, se non l'odio, la frenesia di distruggerci o lasciarci distruggere (avrebbe potuto difenderci dall'angoscia di non trovar ragioni alla malasorte di esserci incontrati,) di esserci messi insieme, di abitare insieme in una casa, di stare insieme, insieme, perennemente insieme in una stanza piuttosto che in un'altra, di scambiarci delle parole prive di senso. O, quando ne avevano uno, se l'avevano, il contrario di ciò che esprimevano.) E, spaventoso            - non potersi separare! Neanche pensarci     - noi siamo i coniugi siamesi. Perché io - è incredibile! - ad onta di tutto, io, quella donna, l’amo. E lei altrettanto. Non ci si odierebbe tanto se non ci si amasse. O viceversa. Ecco la nostra maledizione. Così? Così! !! Eh, capita! Non si è soli. L'unica cosa in cui non si è soli. Sarà il caso che si versi da bere, se ne è rimasto. Per capirla non basta tener a mente la tendenza nera della sua vocazione romanzesca. C'è dell'altro. Le viene dalle viscere. Il capitolo delle motivazioni, in questa storia, è tutto, ed è il più lungo. La croce è che capire, nove volte su dieci, vuol dire anche giustificare. E poi ti trovi inghiottito dalle sabbie mobili della pietà. Benché, ormai, che rischio c'è? Ma sì! Facciamo conto che si tratti della decima;) stasera è una sera fuori dell'ordinario. Noi dobbiamo essere preparati a tutto, tranne che a difenderci. La prova quale è stata la sua ossessione? Si fa presto. Attenzione!...Bice!.. Dovendo, per opportunità di rappresentazione, al caso, dividere la commedia in due tempi, lo si faccia qui, per rialzare il sipario sulle stesse posizioni e sullo stesso richiamo   - "Bice...!". La sua voce.

BICE                     - Dimmi.

LORENZO            - Vuoi affacciarti un momento, per cortesia?

BICE                     - Con piacere. È già qui.

LORENZO            - Scusa se ti disturbo di continuo.

BICE                     - Non farci caso.

LORENZO            - Sai dirmi, cara, perché noi due ci si odia perdutamente?

BICE                     - Ma, tesoro, perché tu mi credi sterile ed io, invece, so, inequivocabilmente che tutto dipende dalla tua impotenza.

LORENZO            - Ah, già!...

BICE                     - Ti serve altro?

LORENZO            - Per il momento, no, grazie. Essa rientra.

LORENZO            - Inequivocabilmente! Che sapienza nell'uso dell'avverbio! (Perfidie arrampicate sulle vette del sublime? Nemmeno per sogno). È in buonafede. Si crede. Un chiodo fisso. Mai scherzato mai giocato su questo argomento. È sacro. La sua ammirabile facoltà di ridurre le questioni all'osso!... Per esempio), chiamare impotenza altrui la propria incapacità di suscitar desideri. Oh, ma in principio non era così. La sposai... cioè cioè mi sposò, più esattamente - mi lasciai sposare - mai, io avrei ambito tanto!) - perché possedeva una biblioteca. Mica per i soldi, e ne aveva già tanti, mica per lei in lei           - solo perché aveva una biblioteca. La stregoneria dei libri. Responsabili, tra parentesi, anche di queste indigestioni di discorsi). Senza i libri, tutto sarebbe più semplice      - animale, e, quindi, vero. Ma questo non c'entra. Se fosse vero solo ciò che sembra vero, si starebbe freschi. Io, povero, in possesso di una laurea in lettere a trenta e lode, però sempre con la sensazione di non averla meritata. No, non è esatto. Meritata sì, sì sì - lo so, io, lo seppero i miei quanto ci costò! - ma col disagio, il vago malessere colpevole di essermi introdotto di soppiatto in un mondo che non mi competeva una sorta di frode, ecco, così. Sempre, per via di una congenita vocazione alla dipendenza, ereditata da generazioni di miseria servile. Povero di fuori e di dentro, insomma. Anche tutto il resto, il dopo, in fondo in fondo, è da lì che deriva. Cosa stavo dicendo? Ah sì.) Io così, per raggiungere una biblioteca, attraversai con gratitudine, con gioia, sì            - con gioia, la fabbrica, là, dei funerali, che aveva arricchito i suoi prima di lasciarla orfana. E che nessuno, nessuno! si era sentito e si sentiva l'animo di attraversare. Nemmeno i fornitori! Menagramo. Neanche mai furti. Si potrebbe lasciar la porta della bottega aperta giorno e notte.) Insomma, mi parve irraggiungibile solo perché era inaccostabile. Ragionando troppo, uno sragiona. Innamorarsi è il più economico dei sentimenti. Per due anime terribilmente denutrite come le nostre, fu facilissimo. Come non fu difficile lasciarmi risucchiare dalla maledizione della solitudine con le sue muffe velenose, in cui era stata relegata). Anche da piccola, anche a scuola le avevamo sempre girato al largo; ma non lo seppi da lei   - troppo superba, lei, per confidarlo. Dispiacermi preoccuparmi? Anzi, il contrario. Per uno fatto come ero fatto io era quanto di meglio     - un rifugio, una difesa. E così, morti in mezzo ai morti, condannati ad impacchettar cadaveri. Ma non bisogna, poi, nemmeno dar a tutto ciò un'importanza che non ha. È stato solo un dippiù. Ci vuol altro! Sarebbe accaduto lo stesso anche altrimenti, in una diversa scenografia. Stava dentro, veniva dal fondo di noi. Dio ci fa e poi ci accompagna, si dice. La coppia ideale, in altre parole        - una femmina col risentimento dell'esclusa e la frenesia del possesso e un maschio - maschio?!...- con l’antica insicurezza del miserabile e la timidezza dello scolaro che mendica l'approvazione del maestro anche quando ne sa più di lui. Chiaro? Punto e a capo. Forse è rimasto ancora mezzo bicchiere di spumante nella bottiglia. Se è rimasto, concediamoglielo. Lo aiuterà a inserire nella partitura un acconcio sogghigno. Già) stasera, deve venir fuori tutto. Il vizio di parlarsi addosso diventa diarrea.) Il primo anno, ogni mattina, al momento d'uscire per recarmi a scuola a far lezione -m'era stata affidata una classe femminile - filo ed ago, mi cuciva addosso la patta dei pantaloni. Anche questo succede, senza che sia necessario invocar la follia.) Ebbene, non ho vergogna a farlo sapere           - non mi dispiaceva. Mi lusingava. Vanità di maschio! Benché questa forma di gelosia costrittiva, non fosse priva di comprensibili inconvenienti. Mi ricordo una volta… Be', lasciamo stare. E dire che, né prima né dopo - è umiliante confessarlo - non ho conosciuto nessun'altra donna all'infuori di lei! Monogamo ad oltranza! Basta.) "In quella scuola sei sprecato... che bisogno ne abbiamo? Ringraziando la provvidenza, i mezzi non ci mancano. Né per noi, né per le creature che dovranno venire. Cosa stai a logorarti nell'insegnamento... Dovresti mostrar maggior fiducia in te stesso...) L'ingegno e il tempo che butti via ad imbottire il cranio di trenta stupide ragazze con cose che non capiscono e non apprezzano, lo potresti impiegare nello studio, nello scriver libri... Perché non tenti?...". Anche questo martellare mi faceva piacere. E tentai. Chi ci avrebbe resistito? Non era, forse, la mia, una natura tendente all'asservimento, anelante a sentirsi una cosa, un oggetto, uno strumento di possesso? Uno strumento    - la parola. Evidentemente, però, inservibile.) Le creature che avrebbero dovuto venire! Come i libri da scrivere! Il terzo, il quarto, il quinto, il sesto, il settimo anno... e si rimaneva sempre due, due soli. Mai parlarne. Soltanto provare. Tacitamente, febbrilmente provare, tentare, insistere, senza mai smettere. Con accanimento, con risentimento, con furore. Non la gioia, il tripudio, l'estasi di due corpi. Una rabbia, una guerra, una rissa di due nemici. Una lussuria finalistica, ecco. Lucida, gelida e improduttiva. A letto, ogni sera, come un esame           - l'antico complesso dell'esame. Sono i casi che la Natura si vendica e dice di no. Radici morte per viscere secche, avare.... Le sue stesse mestruazioni           - un filo di sangue.) Vedere come guardava, per la strada, i giovani padri così affettuosamente maldestri coi loro bimbi a mano o fra le braccia! Ma perché finisce gridando, quasi? Ciò che avvenne dopo era inevitabile, naturale            - certo, naturale. Arrivò a non farsi pagare i funerali dei bambini, lei, così taccagna! (Avesse potuto vuotarne le case, sarebbe stata felice). E giunse l’epoca dei consulti medici, ma, prima, c'era stato il pellegrinaggio a Lourdes. "Può dipendere da lei, signora; può dipendere da suo marito; può dipendere dall'incompatibilità biologica, fu detto proprio    - biologica, di due soggetti, singolarmente riproduttivi, purché con un diverso partner". Perfino partner ci si sentì chiamare. E allora, sotto con l'epoca dei partners    - la ricerca affannosa del partner... biologicamente intonato. Naturalissimo. Una cagna! (Se le fosse stato possibile esporre l'inguine alla finestra - abitiamo al pianterreno - per comodo del primo che passa, lo avrebbe fatto. Si fa presto a condannare!...) Una cagna famelica, ma senza voglia e senza piacere; meno ancora una macchina insensibile. E inservibile. Perfino un negro... No no, il razzismo non c'entra... Simpaticissimo... Fu solo per via della decantata prolificità della razza.) Un gigante! Ferocia della sorte! Quella volta, l’unica volta, povera donna, sperò e temette di essere incinta, con la paura che il colore della creatura che avrebbe voluto che nascesse e non nacque, le facesse perdere la faccia presso la gente... E poi, non ebbe più nemmeno quello... Che nome dare all'epoca che si sta chiudendo stasera? Badare soltanto una cosa  - non stupirsi di nulla. E piedi di piombo prima di condannare! Con noi, non è vero niente ed è vero tutto. Stare al gioco; (col diritto di interromperlo e riprenderlo, a seconda che faccia comodo.) E, tanto per lasciar respirare un po', si mette a raccogliere da terra la scacchiera e le sue pedine. Pare impossibile, sarà una combinazione, ma il silenzio di lui suscita subito l'intervento automatico di lei, senza nemmeno il bisogno di infilar dentro la testa a dare una occhiata.

BICE                     - Caro!

LORENZO            - Di' pure.

BICE                     - Son quasi pronta.

LORENZO            - A quest'ora, non un caffè avresti avuto tempo di preparare un pollo arrosto.

BICE                     - Il primo non m'è venuto bene. Ne sto facendo un altro. Avevo sbagliato la dose. Ho temuto che non fosse sufficiente.

LORENZO            - La dose di che?

BICE                     - Ma del caffè, naturalmente.

LORENZO            - Virtuosismi. Doppio salto mortale. Si parla apertamente di dose insufficiente. Pare impossibile, ma, per troppa viltà, viene il giorno che si diventa coraggiosi. Fino a quando l'azione si sarebbe accontentata di rimaner chiusa fuori dall'uscio del desiderio? Chi aveva badato a questo? Il problema è tutto qui.) Fantomatica, eppur diretta ed esplicita, ecco lei, incorniciata dalla porta, mezza di qua e mezza di là.

BICE                     - Mi sai dire una cosa?

LORENZO            - Non è escluso.

BICE                     - Tu, presentandotisi l'occasione, avresti l'animo di uccidere?

LORENZO            - Dipende ciò che si intende per occasione.

BICE                     - Non eludere la domanda.

LORENZO            - Se chiunque ha motivo, o anche solo desiderio, di uccidere, trovasse il coraggio di farlo, pochissimi morirebbero di morte naturale.

BICE                     - Proibito generalizzare. Tu, ho chiesto; tu, lo avresti, tu?

LORENZO            - Sì. Ma è stato troppo provocantemente perentorio per risultarconvincente.

BICE                     - Grazie.

LORENZO            - Di che?

BICE                     - Così. Cortesie che si rendono. E dilegua.

LORENZO            - E invece no. No. E s'è capito. Io, per me, so che non esistono delitti dei quali non mi riterrei capace. Eppure, a trovare il coraggio, doveva essere lei. Perché, da sempre, le parti le ha assegnate lei... Infame! Ma brava. Brava. Un urlo. Letteralmente. Sei brava, Bice!

BICE                     - Lo so. Apparsa e disparsa. Ed egli, subito, quasi sottovoce.

LORENZO            - Brava e stupida. Stupida perché non sa, non ha calcolato che io so. Ma, Cristo! come non accorgersene quando non si è più vissuto che per quello!. Non si rende conto, adesso, che, magari a rovescio, la stessa viltà dà lo stesso coraggio anche a me; come non si era resa conto, prima, che, proprio come di un figlio carnale, di quell'idea fui io a fecondarla. Sissignori    - io. L'unico nostro interminabile, sacrilego amplesso è stato impiegato a generare un omicidio. E sono rimasto qui ad attendere non meno di lei, in una disperazione non meno esaltante. Solo che, la mia, è stata una disperazione tranquilla. La rassegnazione amara e sorridente, la voluttà liberatrice, talvolta, di chi, vivendo fuori dalla realtà, attinge, o si illude di attingere, chissà quale serena saggezza. Soltanto trasformandole in giochi, certe realtà possono essere rese sopportabili. Lasciare tutte le porte spalancate ma difendendone, ferocemente l'accesso per poter lanciar reti a caso, nella speranza di catturare un dio ignoto. E così, anche l'inferno può avere i suoi, giardini. Ora mi domando      - chi dei due è più degno di compassione? A ognuno la sua parte, si sa. Però, dei due, la più infelice è forse ancora lei... Ma certo. Certo. Perché non riuscirà mai a capire che l'impulso verso la morte è indissolubile dall'impulso verso la vita. Se, qualche volta, solo qualche volta, l’uomo è artefice della propria elevazione, lo è sempre della propria demolizione. È un istinto che viene da lontano, dall'interno. Comincia già quando si aprono gli occhi e non allenta la presa che all'ultimo respiro. Un giro di corda al collo oggi, un altro domani... dalla nascita; stretta, via via, dall'imprecisione, dalla semicoscienza, dall'ambiguità dei sentimenti che si degradano loro malgrado, senza saperlo e senza volerlo         - le impercettibili alterazioni del morale che, alla fine, si traducono all'esterno, in fratture insanabili... Sicuro! E, dopo questa riflessione, mi devo stringere la mano. Senz'altro. Faccia pure. Chi ha compreso questo e lo ha accettato, può se non altro, guardare in faccia la propria desolazione. Non è poco. E, allora, c'è chi nel seppellire, o nel tentar di seppellire se stesso, acquista una veggenza sovrumana. Il divino rovesciato. Il sentimento crudele della propria degradazione ha il suo prezzo, ma ha pure il suo premio.) Imbecille! Non ha capito niente di niente. Si crede ancora in dovere di fingere, lei! Ma fingere che? La sua voce.

BICE                     - Sei pronto, tesoro?

LORENZO            - (Non rompere le scatole.) Lasciami fantasticare ancora un po'.

BICE                     - Non ne hai avuto abbastanza?

LORENZO            - Questo lo devo decidere io.

BICE                     - Incontinente.

LORENZO            - Fatti miei. Ora compare sull'uscio.

BICE                     - Cos'è? Stai redigendo, per caso, il tuo testamento?

LORENZO            - In un certo senso.

BICE                     - O non si tratterà del capitolo risolutivo del romanzo che ti avrebbe dovuto rendere famoso e del quale non sei riuscito, mai, nemmeno a buttar giù la prima riga?

LORENZO            - Non è escluso.

BICE                     - E lo componi tutto in una sera? Esorbiti.

LORENZO            - Prodigi dell'ispirazione! Ciò che non avviene in un secolo, avviene in un'ora.

BICE                     - Pensieri sublimi, immagino.

LORENZO            - Ci si ingegna.

BICE                     - Non ti sembra un'esagerazione, aspettando il tuo ultimo caffè?

LORENZO            - Il mio ultimo?

BICE                     - Il tuo ultimo della giornata, voglio dire.

LORENZO            - Ho bisogno di qualche minuto ancora.)

BICE                     - E io te lo concedo. Sfogati, sfogati pure, a cercar il finale. Però, non farmi aspettar troppo. In fondo, sono protagonista io quanto te. Va via col sorriso della Gioconda a prestito.

LORENZO            - L'impazienza di precipitarsi nella sua parte!... Sì. E allora il gioco con la morte. Fino in fondo. Farsi suicidare. È la chiave di tutto. Ecco ciò che non le è passato nemmeno per la testa. Ed era tanto semplice. Se lo avesse compreso, lei, fatta com'è, forse sarebbe stata salva. Invece niente. Ha voluto giocar sola, barando contro se stessa, senza lontanamente sospettare che a guidare la partita non era lei. Ma è possibile, mi chiedo, aver vissuto insieme una vita ad esser rimasti così sordi?! Non ha visto la trappola in cui si andava a cacciare. E, non avendola vista, non si rende conto che chi sta per assassinare non sono io; è l’ultima spaventosa, ma unica e necessaria ragione di vivere che le rimanga.) E dopo? S'è domandata dopo? Dopo non avrai più niente, povero amore mio. Ecco, esempio, un finale. Non c'è scampo    - anche lei il bisogno di distruggersi distruggendo. Il peso di rimaner vincitore toccherà, dunque, a me che ci tengo così poco. O, nella migliore delle ipotesi, la partita si chiuderà alla pari. Già perché può anche chiudersi alla pari. E forse, forse, sarebbe la soluzione migliore. Migliore? Meno peggio. Anche questo potrebbe essere un altro finale.) Sicuro alla pari. Ma non è prudente anticipare. Eccola. Reca, su un vassoio fastoso, due grandi tazze di caffè fumante.

BICE                     - Sei stato bravo?

LORENZO            - Ho fatto del mio meglio.

BICE                     - Presuntuoso.

LORENZO            - Ognuno s'arrangia come può. Il guaio è che, per quanta diligenza ci si metta, ciò che va fatto non si riesce mai a farlo come si dovrebbe. Te esclusa, beninteso.)

BICE                     - Ma questo finale l'hai poi provato, sì o no.

LORENZO            - Sto incerto fra due.

BICE                     - Ti sprechi.

LORENZO            - Sono tutto da indovinare, io, mia cara.

BICE                     - Ma sì, sei stato certamente bravo. Tu sbagli raramente le tue scene.

LORENZO            - Eh, questa è una scena eccezionale.

BICE                     - Pensi?

LORENZO            - Viene da lontano, molto lontano. Viene da tutte le immondizie del passato che ognuno di noi si porta dentro come un letamaio.

BICE                     - La gente rispettabile non ha passato!

LORENZO            - E quindi, niente letamaio. Complimenti. Buona battuta. Tanto da farsene addirittura appunto sul suo taccuino. ...Se si trattasse soltanto di una battuta.) Lei prende una delle tazze e gliela mette in mano con il più naturale dei gesti e il più innocente dei sorrisi.

BICE                     - A te, caro.

LORENZO            - Che buon profumo.

BICE                     - S'è diffuso per tutta la casa.

LORENZO            - Sembra proprio vero caffè.

BICE                     - E del migliore.

LORENZO            - Ma perché, a me, la tazza più abbondante?

BICE                     - A me il caffè, di sera, mi sbatte i nervi, o te ne sei dimenticato?

LORENZO            - Povera la mia memoria. E rimette giù la tazza. Ma la riprenderà e la rideporrà più volte,limitandosi ad annusarla. A proposito, sarà tempo che mi faccia la barba, no?

BICE                     - La barba?

LORENZO            - Al cospetto della morte, è una questione di decoro, l’hai detto tu.

BICE                     - Come ti viene in mente, proprio adesso?

LORENZO            - Se quello per cui han telefonato fa presto e me ne devo occupare subito, mica mi posso presentar così, abbi pazienza.

BICE                     - Fa lo stesso.

LORENZO            - No che non fa lo stesso. È poco decoroso esser sepolti con la barba lunga, ma lo è ancor meno recarsi a rasare un cadavere con la barba di due giorni. Dico bene?)

BICE                     - Bevi, bevi. Non sono ancora le due. Hai tutto il tempo.

LORENZO            - Ti comporti come se, stanotte, fosse una notte eterna.

BICE                     - È solo una notte un po' speciale.

LORENZO            - Sei proprio sicura che non ci scapperà il morto prima di domattina?

BICE                     - Penso di sì. Ora più ora meno…

LORENZO            - Però, dopo, non lamentarti se ti troverai un cadavere con la barba da fare.

BICE                     - Non mi lamenterò, te lo prometto.

LORENZO            - Su che me lo prometti?

BICE                     - Sulla tua testa, naturalmente.

LORENZO            - Contenta tu…

BICE                     - E butta giù, dunque, questo benedetto caffè. Altrimenti, ti diventa freddo e perde tutto il suo aroma. Gliel'ha, di nuovo, messo in mano e di nuovo egli lo depone.

LORENZO            - Ma se la tiro in lunga apposta per assaporarmelo?! L’aroma è la miglior cosa del caffè. Lo sanno tutti.

BICE                     - Fa come ti pare, già hai sempre voluto fare a modo tuo.

LORENZO            - E se decidessi di non berlo?

BICE                     - Te lo conserverò per domani, mica lo voglio buttar via. Prima o dopo lo dovrai bere.

LORENZO            - Sento un po' freddo, tu no?

BICE                     - No.

LORENZO            - Strano con sette gradi sottozero, fuori.

BICE                     - Li hai misurati?

LORENZO            - La radio, cara. Ti fa sapere, ogni momento, dove sei, come stai e anche di quante maglie ti devi coprire. Pensa se non ci fosse la radio. Saremmo abbandonati a noi stessi. Saremmo ancora più soli.

BICE                     - Qualche volta, soli si deve star meglio che in compagnia.

LORENZO            - Giusto! )Non sarebbe il caso, questo caffè, di correggerlo con un dito di cognac? Scalda e dà carica. Un po' ne abbiamo bisogno, mi pare. Piace anche a te il caffè corretto.

BICE                     - Pur che se ne veda la fine, è un'idea. Prende il vassoio e fa per avviarsi, ma lui glielo toglie di mano.

LORENZO            - Vado io. Non farò confusione. Tanto già, sappiamo che la mia è la più abbondante.

BICE                     - Come vuoi, caro.

LORENZO            - Davvero? Ti fidi?

BICE                     - Presumo che non mi vorrai avvelenare.

LORENZO            - Ah, presumi! Si sa mai…

BICE                     - Se non l'hai fatto in tanti anni, posso star tranquilla.

LORENZO            - Sarebbe difficile. Il cognac all'arsenico non è ancora in commercio.

BICE                     - È quello che penso anch'io.

LORENZO            - Però, come la vita sarebbe facilitata il giorno che ce lo mettessero.

BICE                     - Puoi sperare nell'avvenire. Ciò che non s’è fatto ieri, si può fare domani.

LORENZO            - O oggi. E s'avvia.

BICE                     - Tutto sta chi arriva primo.

LORENZO            - E perché ci arriva. Ogni nostro atto è un telegramma in cifra, indirizzato a un dio sconosciuto.

BICE                     - Bravo! E, dopo averlo contemplato uscire. È come un bambino. Si diverte con le parole. Alza la voce. La bottiglia è sulla credenza.

LORENZO            - L'ho già tra le mani.

BICE                     - Si aiuta da sé. Il cognac! Pensa a tutto lui. Avrebbe dovuto venir in mente a me. Col cognac se ne confonde meglio il sapore. Eccolo di ritorno. Depone il vassoio in mezzo alla tavola. Essa torna a prender su una tazza e torna a cacciargliela in mano.

LORENZO            - Sei sicura che si tratti proprio della mia?

BICE                     - Prendi prendi. Va bene così.

LORENZO            - Eh no. Controllato? Visto che non ti ho giocato lo scherzo di farti saltar i nervi?

BICE                     - Non m'è nemmeno passato per la mente, caro.)

LORENZO            - Patti chiari. Non sarà colpa mia se, poi, questa notte, scoprirai d'aver ucciso il sonno.

BICE                     - Non farci caso. Non te ne accorgerai nemmeno.

LORENZO            - Mi piace e te lo voglio dire. Mi piace, sai, Bice, la fiducia che, nonostante tutto, hai in me.

BICE                     - Vogliamo deciderci, una buona volta, a finirla con questo caffè?

LORENZO            - Mi sa, proprio, che non si possa più rimandare.

BICE                     - Allora?

LORENZO            - Non prima di te, cara. Eh, il minimo di educazione.

BICE                     - Mai stato così galante.

LORENZO            - E tu così perfetta.

BICE                     - Sei tu che non te ne sei mai voluto accorgere.

LORENZO            - Me ne accorgo; anche se non pare, me ne accorgo.

BICE                     - Meno male. E comincia a bere. Lui, per il momento, no. Cos’è, hai cambiato idea, per caso?

LORENZO            - Scusa, ero distratto. Dicevi?

BICE                     - Se hai cambiato idea.

LORENZO            - Vengo, vengo. Sai che troppo caldo non m'è mai piaciuto... Pensavo, è la notte di Capodanno, io ne ho la tazza piena, (qui se ne facessimo bere un po' anche al tuo adorato barboncino? Una jena.

BICE                     - Sarebbe veleno.

LORENZO            - Vuoi dire?

BICE                     - Come se non fosse già abbastanza nervoso!

LORENZO            - È la notte di Capodanno. Dài, associamolo anche lui ai nostri piaceri festivi.

BICE                     - Ebbene, non volevo dirtelo ma gliene ho già dato un po', io, prima.

LORENZO            - Non ti credo.

BICE                     - Quando mai m'hai creduto?

LORENZO            - Però, quello non aveva il cognac.

BICE                     - Peggio, caffè e cognac ad un cane! Lo vuoi ammazzare? Tu non ami gli animali.

LORENZO            - Mi arrendo, lasciamolo al mondo. Quanto bene gli vuoi!…

BICE                     - Puoi dirlo forte.

LORENZO            - E non è che una bestia!

BICE                     - Lui se lo merita. Non vive che per me.

LORENZO            - Naturalmente.)

BICE                     - Insomma, non me lo avrai fatto preparare per niente?!

LORENZO            - Ma no, ci siamo, ci siamo. E beve anche lui, senza fretta, sotto lo sguardo elettrizzato di lei

BICE                     - Oh, finalmente! Prende su un lavoro a maglia e si mette a sferruzzare.

LORENZO            - Scusa...

BICE                     - Dicevi?

LORENZO            - Niente, niente.

BICE                     - M'era parso… Scusa tu. E, ora, aspettiamo. Un colpo di silenzio.

LORENZO            - È per me quel pullover che stai facendo?

BICE                     - No. Beneficenza.

LORENZO            - Volevo ben dire. E ancora silenzio. Non trovi che avesse un sapore insolito, questo caffè?

BICE                     - Ma, veramente…

LORENZO            - Sì o no?

BICE                     - Un poco, appena. Sarà il cognac.

LORENZO            - Già, il cognac.

BICE                     - Sei un pasticcione. Non hai mai avuto palato. I veri intenditori il caffè lo preferiscono bollente, puro e amaro.

LORENZO            - E tu per giunta, lo hai riempito di zucchero da far nausea.

BICE                     - Volevo ben dire che, una volta tanto, trovassi che ho fatto qualcosa bene.

LORENZO            - Ma no, ma no. Questa l'hai fatta benissimo. Tanto bene che comincio ad avere dei dubbi.

BICE                     - Ciò che non ho mai potuto soffrire è la mollezza del tuo perpetuo sarcasmo.

LORENZO            - Un po' di pazienza, Bice, un po' di pazienza, ancora.

BICE                     - Ne ho avuta tanta, ma tanta, Lorenzo.

LORENZO            - E dire che quello che non ho mai potuto soffrire io è proprio la tua pazienza.

BICE                     - Una cosa compensa l'altra. Dopo aver taciuto abbondantemente.

LORENZO            - Quanto si dovrà tirare avanti ancora?

BICE                     - C'è tempo, ti ripeto.

LORENZO            - Nessuno può saperlo meglio di te.

BICE                     - Non è nemmeno un'ora che è entrato in agonia.

LORENZO            - Non mi riferivo a lui.

BICE                     - Ah no? E a chi?

LORENZO            - Credi che ci sarà da aspettar molto?

BICE                     - Aspettar cosa?

LORENZO            - Che, in agonia, cominci a entrarci io.

BICE                     - Non capisco. Le tue solite metafore?

LORENZO            - Scusa, sono io che non capisco. Eh Cristo!... Non capisco come, a questo punto, ti voglia privare del piacere di dirmelo, di gustarti la mia reazione. O ti vuoi riservare tutto per l'ultimo momento? Sarebbe sprecato.

BICE                     - Lorenzo, gli indovinelli non mi hanno mai divertita. Nemmeno all'asilo, quando, risolverli, significava ottenere in premio una caramella. E le caramelle mi piacevano.)

LORENZO            - Sta a vedere che mi sarei sbagliato. Sarebbe il colmo! Lascia passare dell'altro tempo. Che bestia! Ora ci arrivo. Prudenza. È unicamente la tua prudenza. Non aver timore non mi metterò un dito in bocca per vomitare. Quand'anche, forse, sarebbe tardi.) E nemmeno telefonerò in questura. E lei, con la stessa calma imperturbabile onde ha continuato a lavorare a maglia.

BICE                     - Per chi in questura.

LORENZO            - Per te, cara. Benché... perché no?... era la soluzione più semplice e non c'ero andato su. Si è alzato e ha già fatto qualche passo verso il fondo.

BICE                     - Telefona... Su, telefona.

LORENZO            - Però ti sei sbiancata. Tremi.

BICE                     - Sarebbe questo il tuo finale? Robetta. Neanche l'ultimo degli autori polizieschi. Mio Dio, se mi deludi!...

LORENZO            - Per la platea è pur sempre una soluzione.

BICE                     - Da fischi. La montagna che partorisce il topolino. Conservo una tua lettera, la traccia di uno dei tuoi tanti pasticci letterari, che è uno inno al suicidio. Non avrò che la fatica di tirarla fuori.

LORENZO            - Pensato a tutto.

BICE                     - Come vedi. Ci hai pensato tu.

LORENZO            - E allora, bisognerà cambiar finale.

BICE                     - Ti conviene.

LORENZO            - Conviene a me o a te?

BICE                     - Giudico a tutti e due. Stai annaspando, povero Lorenzo, cominci a recitare a soggetto. Ma, io, no. Io son anni che mi preparo.)

LORENZO            - Hai ragione. Sarebbe assurdo telefonare in questura dopo aver faticato tanto per farsi suicidare.

BICE                     - Come hai detto? Vuoi ripetere, per cortesia?

LORENZO            - Sì Bice. Apri bene le orecchie    - tu credi di assassinarmi. In realtà, sono io che mi faccio suicidare per mano tua. Come vedi, non recitavo a soggetto nemmeno io.

BICE                     - Ben trovata. Ma non ti credo.

LORENZO            - Sarei qui, altrimenti, a conversare tranquillamente in attesa di tirar le cuoia.

BICE                     - Cosa sei di perfidia. Maledetto! Anche questo m'hai tolto!

LORENZO            - Non avrei fatto, casomai, che riprendermi ciò che tentasti di togliermi tu. Tu ti vuoi liberare del passato, io mi voglio liberare dell'avvenire, ecco tutto. Era un punto, almeno questo, sul quale ci si poteva metter d'accordo. Come vedi, non ho che da essertene grato. Confessa che, se lo avessi saputo, non lo avresti mai fatto.

BICE                     - Serpente!

LORENZO            - Lo senti, che ora, la cosa perde ogni senso? Un rischio sprecato. Ed inutile... La vita, mia cara, è una breve estate dove l'uomo non è che un fiore effimero. Ma la voracità di vivere ti rende sorda e cieca.) Da qualche smorfia, dal premersi una mano sullo stomaco, fa pensare che cominci a patir degli spasmi. Padroni di non accorgersene, ma, quella che viene avanti, è una scena d'amore e col suo inevitabile sbocco nella nostalgia esclamativa della letteratura aggettivata, per giunta.

BICE                     - Soffri?

LORENZO            - Niente di eccezionale. Per ora è sopportabilissimo. Piuttosto, vorrei farti una domanda.

BICE                     - Sarà il caso di stringere i tempi, allora.

LORENZO            - Come farai, dopo.

BICE                     - Ti dai pensiero di questo?

LORENZO            - Naturalmente.

BICE                     - Cosa farò? Ah, non mi par ancora vero!...

LORENZO            - T'ho chiesto come, non cosa      - come farai?

BICE                     - Tanto per incominciare, non avrù più sotto gli occhi la tua decadenza, il perpetuo richiamo alla dissoluzione la morte di cui sembri esserti esaltato a fare da battistrada.

LORENZO            - Non sarà abbastanza.)

BICE                     - Venderò tutto, qui, uscirò da questa galera, cesserò di vestirmi di nero.

LORENZO            - Non sarà abbastanza.

BICE                     - Sarò libera. Cambierò città, viaggerò, potrò perdermi nella gente.

LORENZO            - Non sarà abbastanza.

BICE                     - Come ho comprato te giovane, un tempo, potrò comprarmi per marito, il figlio che non mi hai saputo far fare.

LORENZO            - Non sarà abbastanza! Nulla sarà abbastanza. Ti sarai privata, e per sempre, dell'unico scopo della tua esistenza distruggermi. Se tu avessi capito qualcosa di te stessa avresti fatto di tutto per farmi durare a lungo, il più a lungo possibile, fino all'ultimo giorno della tua vita. Prendi esempio da me. Io non avrei mai commesso il tuo errore. Io avrei continuato a consumarti poco a poco.

BICE                     - Le vittime, come i carnefici, possono venir sostituite.

LORENZO            - Non a certi livelli. Non sarà mai la stessa cosa. Coltivare orchidee non è come coltivar pomodori.

BICE                     - La pazienza è la mia unica virtù, dovresti saperlo.

LORENZO            - Sono connubi eccezionali. Non si ripetono. Edizioni uniche! Ci vogliono nature rare. Due come noi si incontrano una volta ogni secolo.

BICE                     - Cercherò di accontentarmi. Io sono modesta.

LORENZO            - Chi ha pasteggiato sempre a sciampagne, difficilmente si adatta alla gazosa.

BICE                     - Sei molto caro a prenderti tanto a cuore il mio futuro.

LORENZO            - Lo confesso in un momento insospettabile io, per esempio, senza di te non avrei più potuto vivere. Te lo dico coll’anima in mano.

BICE                     - E forse per questo che non è venuta a te l'idea di assassinarmi?

LORENZO            - Precisamente. Ossia, m'è venuta, eh come no? Ma l'ho dovuta scartare proprio per quello. Sono sicuro, guarda, che, se tu mi fossi mancata, avrei finito col suicidarmi.

BICE                     - Cos'è, un avvertimento, un'istruzione per l'avvenire?

LORENZO            - Un modesto consiglio. E ti accorgerai presto che consiglio saggio sia stato.)

BICE                     - I morti non mi fanno paura. Sono stati il mio pane. Dico, qui, ne abbiamo la prova! Ci ho fatto i soldi, coi morti! A me i morti non disturbano il sonno.

LORENZO            - È quello che ti sto dicendo io. Sono i vivi che ti fanno paura te, viva.

BICE                     - Non pensarci. Rimedieremo.

LORENZO            - Ti fai delle illusioni. E cominci già ad accorgertene.

BICE                     - Figurarsi!

LORENZO            - Non è piacevole andarsene con questa spina dentro! Proprio no.) Emette un impercettibile gemito.

BICE                     - È molto doloroso?

LORENZO            - Il minimo indispensabile.

BICE                     - Nemmeno questa soddisfazione mi vuoi lasciare.

LORENZO            - Faccio del mio meglio, credimi.

BICE                     - Mica tanto.

LORENZO            - Posso, come si dice, esprimere l'ultimo desiderio?

BICE                     - Come no?

LORENZO            - La bara di ebano, possibilmente.

BICE                     - Era già prevista. Puoi vivere, oh scusa   - puoi morire tranquillo.

LORENZO            - La sua gemella rimarrà scompagnata. Peccato.

BICE                     - Dovrà aspettare me. Vedi che finezze?!...

LORENZO            - (Ah, chiudo gli occhi rassicurato. Non avrà da attendere molto. Grazie.) È un pensiero delicato.

BICE                     - Lo faccio col cuore.

LORENZO            - Ciò mi dà l'ardire di rivolgerti un'altra domanda.

BICE                     - Però, hai una bella resistenza.

LORENZO            - Me ne stupisco anch'io.

BICE                     - E allora, quest'altra domanda?

LORENZO            - Levami una curiosità. Un momento, un momento di tenerezza vera, intendo; quella quando uno disarma, dimentica se stesso, prova la felicità di annullarsi in un'altra creatura... un momento così, l’hai mai avuto per me? E via, una dolcezza struggente, anche maggiore di quella che, loro malgrado, li ha avvolti finora.

BICE                     - Sì. Indimendcabile. Una notte, qualche tempo dopo il nostro matrimonio. Tu dormivi al mio fianco, colla schiena scoperta. Io mi svegliai e, nel riassettarti la maglia, scoprii che avevi un neo sotto la scapola destra, una lenticchia nera. Non so come, trovai il coraggio di svegliarti e di dirtelo. Non sapevi d'averlo. Nessuno te ne aveva mai parlato. Ed ebbi, improvvisamente, la certezza che io ero la prima donna della tua vita. Mi resi conto che eri venuto al matrimonio vergine. Non era un merito, lo ero anch'io! Ma per quella scoperta, i nostri rossori, i nostri corpi inesperti, le nostre mani maldestre grandi e calde, le tue; sempre umide e fredde, le mie l’abituale unione della carne, celebrata senza impeto e senza esultanza, sì, è vero; ma compiuta in una sorta di diligente spontaneità che la rendeva naturale, pulita, in vista di un fine misterioso e tuttavia trasparente, remoto ma sicuro mi parvero la promessa, la garanzia certa di una felicità regolata ed eguale. Se non s’era creata ancora l'intimità e la confidenza, se ne erano poste le premesse. In quel periodo, compresi, credo e mi parve giusto, che il matrimonio fosse considerato un sacramento Lui allunga una mano, lei pure, e se le stringono in silenzio. Poi, egli ha come un sussulto e sembra assopirsi sotto l'occhio finalmente pietoso di lei. ...Ti ho amato tanto. Non saprai mai quanto. Subito. Appena ti vidi. Prima ancora di conoscerti. Senza che tu te ne accorgessi. Con semplicità, con fiducia, con gelosia. Naturalmente, come si respira. Senza riserve, senza calcoli. Penso a quel tempo come al mio breve paradiso. Eri giunto, spaesato, dalla campagna, nella nostra vecchia città (universitaria, arcigna e sonnolenta, respinta in un tempo remoto e fermo; ma) tanto cara, carica di storia, fitta di conventi... Ti facevi notare per la tua invincibile aria di non farti notare. Quei tuoi occhi celesti e disarmati, dallo sguardo languido e lontano, spalancato su uno stupore antico, sotto il disordine del tuo ciuffo biondo. Sempre solo anche tu, sempre solo Iungo i portici umidi e deserti, (dai bassi archi di vecchio mattone, orlato di muschio, gonfi d'ombra e di silenzio, sotto i quali si estenua il suono grave delle campane.) Laggiù, intorno all'antica basilica, dove pregai anch'io per il mio miracolo    - quello di poterti avere, e, dopo averti avuto, di non doverti perdere... Mi attrasse subito la tua selvatica gentilezza, l’energia a disagio nell'impaccio di quel gran corpo dagli abiti sempre o troppo stretti o troppo larghi. Mi innamorai di te perché eri (biondo, ) timido, goffo, vergognoso e debole. Il mio orso spaventato ti chiamavo nell'ardimento delle mie fantasie segrete. I baci che lasciai impressi nel guanciale pronunciando il tuo nome, non ebbi mai il coraggio di restituirteli sulla bocca. Siamo giunti dove siamo giunti non per altro, non per altro, te l'assicuro, che per aver assistito al decadere del tuo bel corpo, al disfarsi della tua giovinezza, all'invilirsi dei tuoi slanci, al degradarsi delle tue speranze. Oh perché non si resta come nel momento che da qualcuno, ci viene dato tutto se stesso?! Mi credi?... Possibile che il paradiso sia sempre dove non siamo noi? Potrebbe anche aver confidato tutto ciò a un cadavere. E invece no. Prima di lasciar dissipare la commozione che, perforza, deve essersi lasciata dietro, egli esce dall'inerzia su cui le parole parvero scivolare, come se si risvegliasse per lanciarsi in una virtuosistica esibizione di gigionismo sodico.

LORENZO            - Bisogna esser morti per ascoltare certe cose da te.

BICE                     - Mi credi?

LORENZO            - Eccesso di aggettivi! Si sente che è stato preparato da troppo tempo.

BICE                     - Ma mi credi?

LORENZO            - Faccio di più. Ti faccio un regalo. Sai`che mi sembra di star meglio?

BICE                     - Come sarebbe a dire?

LORENZO            - Ma sì, certo, molto meglio.

BICE                     - Non sei nemmeno divertente.

LORENZO            - Non mi costa fatica crederlo. E s'è, naturalmente, tirato addosso un'occhiata omicida. L'odio ti ringiovanisce. Per quel poco che è possibile, ti rende persino eccitante. Ti preferisco così. Nel miele delle nostalgie navigo con difficoltà. Trovo più rassicurante il tuo sguardo da volpe in agguato un po' spaventata.

BICE                     - Oh bella, spaventata?

LORENZO            - Forse non hai compreso bene. T'ho detto che mi sento meglio.

BICE                     - Ti devo rispondere bravo?

LORENZO            - Non sarebbe che la verità.

BICE                     - Sei bravo. Gradisci un applauso?

LORENZO            - Credo proprio di meritarlo.

BICE                     - Per quello che mi costa!. To! Glielo concede.

LORENZO            - Non vorrei darti un dispiacere, ma devo insistere.

BICE                     - Insisti, insisti pure, visto che non sai trovar di meglio.

LORENZO            - (Non scherzo, te lo garantisco. Che ti debbo dire? O si tratta di un effetto a scadenza ritardata, o non se ne fa niente. Sono desolato per te.) Bice, non dirmi che ti sei messa a risparmiare sulla dose. Se c'era un’occasione per lasciar da parte l'avarizia, era questa. Lei ha deciso di non rispondergli. Le basta attendere. Dài, dì qualcosa!

BICE                     - Son qui in ammirazione. Che vuoi di più?

LORENZO            - Tu, non lo trovi strano?

BICE                     - Io non ho da far altro che attendere, ti ripeto. Si vede che il massacro dei sentimenti non è ancora giunto all'ultima scena.

LORENZO            - E non essere impaziente!

BICE                     - Va bene, scusa.

LORENZO            - Pensi che finga?

BICE                     - Commediante! (L'attore che rifiuta la parte!

LORENZO            - Tanto sicura sei! Ma che debbo fare per persuadertene? Non puoi negare che, da parte mia, ci abbia messo tutta la buona volontà. Io t'avevo presa in parola.

BICE                     - Lascia fare, non crearti preoccupazioni. Non è il momento di giocare. La dignità è una partita che bisogna giocare in due e io non ci sto più.)

LORENZO            - Da non credere! Tutto scomparso. Mi è addirittura venuto un po' di appetito.

BICE                     - Fai fai il gigione. Però non esagerare. Dà tempo al tempo.

LORENZO            - Che ne pensi? Che sia il miglioramento della morte. Sarebbe magnifico. Ossia, no      - preoccupante, crepi l'avarizia       - terribile. Per te e anche per me che ci contavo. L'uno e l'altro, non sono coraggi che si ripetono nella vita di due vigliacchi.)

BICE                     - Se vogliamo facilitare le cose, sarà meglio che ti cominci a coricare.

LORENZO            - A far del moto, vorrai dire. Come Socrate perché facesse effetto la cicuta.

BICE                     - Se provi il bisogno di andare al mondo di là citando i classici, accomodati pure.

LORENZO            - Mai sentito così, veramente. E si mette a passeggiare per la stanza. Mi sa proprio che hai tutto da ricominciare, povera cara. Dopo qualche altro giro, un pensiero improvviso. Sarebbe mai possibile? Guardami negli occhi. Si tratta mica, forse, di uno dei tuoi macabri giochi?

BICE                     - Ti guardo. I giochi sono finiti. Con questo si chiude.

LORENZO            - Sarà!… Dipende come si chiude           - il solito come! La tiene ancora un po' sulla corda. Poi, serio, secco. Ma tu, scusa, non senti ancora niente, tu?

BICE                     - E che dovrei sentire, io? Non sono mica io a dover recitare la parte dell'avvelenata. Sei tu.

LORENZO            - (Ah, già, la mia maledetta impazienza.) Sarà ancora presto.

BICE                     - Presto che?

LORENZO            - Non hai bevuto tutto in una volta come me, intendo; tu sei andata avanti a sorsi. Come le chiamano? A dosi frazionate.

BICE                     - Spiegati.

LORENZO            - Eh no, non si risponde con un misero spiegati ad un'insinuazione del genere.

BICE                     - Cerco di seguirti come so. Non è colpa mia se non riesco ad arrampicarmi sui balconi della tua fantasia nera. Arranco come posso, io. Va' pure avanti.)

LORENZO            - Niente niente. Stiamo a vedere. Una cosa è sicura        - uno dei due si sta sbagliando.

BICE                     - Mi piacerebbe conoscere chi.

LORENZO            - Va bene la fiducia fra marito e moglie, ma due errori in cinque minuti, scusa! (Tu non arranchi     - inciampi.)

BICE                     - E va bene, visto che ci tieni, continuiamo ad allungare il brodo. Semplice curiosità     - me li vuoi indicare questi due errori, se non ti disturba?

LORENZO            - Primo, un eccesso di astuzia - entrare con due caffè. Secondo, un difetto di prudenza - lasciarmi uscire senza venirmi dietro. Dovevi portarne uno solo e non perderlo mai di vista. Allora avresti potuto dire di andare a colpo sicuro. È l'abicì di questi casi.

BICE                     - Buffone. Cosa vuoi dire? Dài, dài che mi piace.

LORENZO            - Sai, di là, devo aver fatto un po' di confusione.

BICE                     - Escluso. Non ne saresti stato capace. Sei troppo vigliacco.

LORENZO            - Vigliacco salvar la pelle?

BICE                     - Se lo avessi sospettato, se lo avessi saputo!

LORENZO            - Non l'ho mai ignorato. Sì, Bice, anche la tua era una conclusione ovvia, prevista, banale. Non mi soddisfaceva. Non c'era sorpresa. All'ultimo momento, ho deciso di cambiarla. Licenze di letterato. Di regista, se preferisci.)

BICE                     - Non è vero, non è vero!

LORENZO            - Tu predisponi, io improvviso, dicesti.

BICE                     - Tu pasticci, altroché.)

LORENZO            - (Appunto. Te l'ho detto.) Il cognac. L'innocente cognac. Sai, nel versare, può scappar la mano.) Un po' di più da una parte, un po' di meno dall'altra e la tazza più scarsa diventa la più abbondante. Uno scherzo da bambini.) Io ho bevuto da quella che mi mettesti in mano tu. Scagionato anche di fronte alla giustizia, se ce ne fosse bisogno.

BICE                     - Menti, menti. Ti conosco troppo menti. Stai morendo e non vuoi darlo a vedere.

LORENZO            - E va bene. Lasciamolo credere. Anche questo fa, come si dice? Cristo! Come si dice?

BICE                     - Non bestemmiare, nel momento che sei.

LORENZO            - Fa suspence, ecco.

BICE                     - È così, non può essere che così!

LORENZO            - Tu continua pure con i tuoi punti esclamativi e le tue declamazioni operistiche e intanto aspettiamo. Con tutta la tua pazienza, non dovrebbe costarti fatica. Quanto ti ci vorrà, ancora, per renderti conto come stanno le cose? Cinque, dieci minuti?

BICE                     - Menti!

LORENZO            - A tuo piacere.)

BICE                     - La prova che menti è nelle tue parole di poco fa.

LORENZO            - Quali?

BICE                     - Che non potresti vivere senza di me. Che il giorno che ti mancassi, ti suicideresti.

LORENZO            - La tua logica! (A parte che potrei aver mentito anche prima,) chi ti dice che non lo farò?

BICE                     - Bugiardo, bugiardo! Ignobile e bugiardo.

LORENZO            - (L'uomo vive per contraddirsi, cara, non dovresti ignorarlo. Lasciami compiere il mio dovere e vedrai. Ah, già che non potrai vedere! Peccato.) Be', mi puoi credere sulla parola. Quando t'avrò sepolta con tutti gli onori - necrologi, fiori, preti, campane, incenso, acqua santa, messa cantata...

BICE                     - Mostro, mostro! Ah, che mostro!

LORENZO            - ...Le orfanelle dell'ospizio, la banda dei derelitti con la marcia funebre di Chopin... Stonano da disperati ma è quella che suonano meno peggio e, poi, Chopin è sempre Chopin... Ah, beninteso, il feretro di ebano con le maniglie d'argento, in un oceano di crisantemi bianchi e organo e canti…

BICE                     - Basta, ora basta!

LORENZO            - Basta? Mancherebbe altro! E il vedovo in gramaglie? Un monumento di inconsolabilità. Ci puoi far conto. Un'apoteosi, le tue esequie!

BICE                     - Smettila. Mi fai spavento. Non ci resisto più.

LORENZO            - (Due parole ancora per rassicurarti.) Più tardi    - il tempo di sistemare le rimanenze, qui; vale a dire metter fuoco alla bottega, e io ti verrò dietro. Senza pompa, senza sacramenti, deserto e miserabile, io. Però           - nella bara gemella. Quella che doveva attendere te, attenderà me. Questione di poco, e giaceremo fianco a fianco, come nel nostro letto matrimoniale, per l’eternità, nella tua tomba avita, enorme come una cattedrale e dove non entrerà più nessuno a farci compagnia. Anche se, personalmente, troverei più intonato rendermi alla terra nudo e squallido come son sempre rimasto dentro.) Contenta? Non ti dà i brividi? La fedeltà ai morti è il miglior modo di insultare la vita. Figurati se ci rinuncio! Tanto che lei si mette a urlare.

BICE                     - Aiuto! Aiuto!

LORENZO            - Muoviti, grida e, prima che ti abbia fatta fuori l'arsenico, strangolata io, con le mie mani.

BICE                     - Chiama un medico, te ne scongiuro. Fammi portare all'ospedale…

LORENZO            - Ah, finalmente sembra che ti si comincino a chiarire le idee.

BICE                     - Non ti denuncerò, ma fa presto. Sii buono. Per una volta         - sii buono. E si mette a respirare affannosamente come soffocasse.

LORENZO            - Ottimo. Su         - non voglio morire. È inutile che mi guardi così. Tu, sei tu che devi gridare - non voglio morire. E un passaggio obbligato, una battuta classica.

BICE                     - Non mi puoi sottoporre a questa tortura. Cosa ci siamo fatti per dilaniarci così?

LORENZO            - Niente. È ben questo. Tante tante tante piccole cose, tanti tanti tanti anni fa.)

BICE                     - Un medico!

LORENZO            - Non condivido tutta questa tua improvvisa fiducia nella medicina.

BICE                     - Imponimi qualsiasi castigo, ma la vita no, la vita no. Non ho altro che la vita!

LORENZO            - L'avevi.

BICE                     - Vuoi che sia la tua schiava? Sarò la tua schiava... Vuoi tutto qui? Ti intesterò tutto... Vuoi andartene? Potrai andartene... Ma non lasciarmi morire.

LORENZO            - Non c'è male. Dài dài che hai trovato il tono giusto. Meno controllo, più estro. Non trasformiamo tutto in un volgare dramma giallo. Investimi col tema del rimorso. Pensi che proverò rimorso?. Su! Sai che bella pagina quella del rimorso! Ma, d'altra parte, quando, come noi, si è virtuosi senza piacere, si può essere, poi, anche criminali senza rimorso. Escluso il rimorso! )

BICE                     - Presto, presto! Aiutami.

LORENZO            - Comincia? Non ne posso più di vederti morire. Comincia?

BICE                     - No. Ma mi ci sento vicina.

LORENZO            - Dài, su, questa è la tua grande serata. Devi superarti. Da brava            - una grande agonia. Lunga, magnificamente lugubre, all’antica spagnola. Su!

BICE                     - Non è vero. Dimmi che non è vero. Non puoi aver fatto questo...) Io ho conosciuto anche la tua bontà.

LORENZO            - (Coraggio. Attaccati alla speranza.) Non è, poi, nemmeno sicuro al cento per cento che tu debba soccombere. Sei piena di risorse, sei piena di sorprese, tu. Sei inesauribile. E inesorabile.) Ci sono anche casi, come li chiamano?

BICE                     - Non perder tempo a pensare come li chiamano.

LORENZO            - No. Fin che non mi viene in mente come li chiamano non si va avanti.

BICE                     - Resistenza ai veleni?...

LORENZO            - È un giro di parole, una sciocca perifrasi.

BICE                     - Immunità?

LORENZO            - Brava immunità. Meglio mitridatismo. Senti che bella parola?! Gustatela.

BICE                     - Non resisto più, mi si offusca la vista. Ah!

LORENZO            - Oh, ci siamo!

BICE                     - Un prete, almeno un prete!

LORENZO            - Stupendo. Non si trascura niente stasera.

BICE                     - Per carità, un prete…

LORENZO            - Non posso. Renditi conto non posso. Cerca di metterti d'accordo direttamente con Nostro Signore. Capirà. Io non me ne intendo troppo, ma, in caso di emergenza, dopo il Concilio, credo che sia consentito comunicare direttamente. Hanno installato il filo diretto col padreterno. E le si accomoda davanti, in una poltrona, come a teatro. Il mio palcoscenico. Qui, che ti contempli bene. Una bella agonia, Bice. Concedimi lo spettacolo, abbastanza facile, del resto, nel tuo stato, di un'agonia di grande attrice. Lunga, lunga.) Smemorato! La musica. Cosa sarebbe l'ultima scena priva della musica? Non ha che da stendere la mano verso una radio per farne uscir qualcosa. Ciaikovskij! La Patetica. Neanche a studiarlo apposta. Lo hai detestato tutta la vita. Chi t'avrebbe detto che avrebbe accompagnato il tuo transito? Il colmo! Ci dà una mano perfino la radio.) Tutto intonato, stasera. So io perché Ciaikovskij. Perfetto!

BICE                     - Criminale! (

LORENZO            - Perché parli al singolare, tesoro? Aspetta un po'. Ah, sì!.. Attenzione, Bice, ti getto la funicella di una speranza. Vuoi sapere una cosa? Parola d'onore, non so a chi due toccherà. M'è venuto un dubbio. Non vorrei aver fatto confusione con le tazze... Incapace anche in questo! A giudicare come sembra messa lei, il dubbio dovrebbe esser superfluo. Ormai dovrebbe andare a pochi minuti. Chi primo arriva, avverte l’altro. D'accordo? Sta lì, parecchio, davanti a lei disfatta. Poi si alza, la raggiunge e le batte, teneramente, su una spalla. Cara… Ma no! Sarà mica per caso troppo tardi? Ah, meno male. Non me lo sarei mai perdonato... Non me la sento, cara, di lasciarti spirare senza che tu lo sappia. Si sa mai, di là magari, poi, nemmeno ti avvertono. Ho il fuoco dentro anch'io hai sentito cosa ho detto? ) E quando è sicuro di essersi richiamato addosso il suo sguardo spento. C'era anche un'altra fine da prendere in considerazione (e tu, arida, non ci hai pensato... Eh, non la indovini?)

BICE                     - Assassino.

LORENZO            - Ma certo, amore, certo.

BICE                     - Assassino.

LORENZO            - Quando la saprai non dirai più così.

BICE                     - Assassino, assassino. Ti odio, ti ho sempre odiato! Per tutta reazione, egli si mette ad accarezzarla.

LORENZO            - Come tu non avresti potuto rimaner sola senza di me, a maggior ragione non lo avrei potuto io... Ma ti par possibile?... E allora?... Allora, ho pensato di poter contare che la dose sarebbe stata sufficiente per due mio povero groviglietto di serpi... Ce ne andremo insieme   - Lorenzo e Bice. Nessun omicidio; due suicidi. Sei contenta?)

BICE                     - Dio, Dio...!

LORENZO            - Niente Dio. Con noi, Dio non c'entra. Esonerato. Dio è un'ipotesi che non ci conviene prendere in considerazione. Guai, sennò! ) Gli risponde solo un flebile pianto senza resistenza.

BICE                     - No no no... non voglio...

LORENZO            - Bambina! ((vigliacco) Era l'unica conclusione. La più logica, la più semplice. La più naturale, nell'innaturalità di un'esistenza come la nostra: respingere finalmente l'angoscia e cessare, una volta per sempre, d'aver paura.) Su, su, consolati. E ringraziami.)

BICE                     - Vivere, comunque, ma vivere...

LORENZO            - Non dirlo. Che altro ci restava. Non eravamo che dei cadaveri insepolti, ora si provvede alla rimozione... La stessa catena qua, la stessa catena là. Non avremo nemmeno bisogno di essere imbalsamati, siamo già bell'e pronti. È da quel dì che ci siam bruciati l'anima! E l'amor nostro non muore.) Un non breve silenzio riempito da carezze.

BICE                     - Dammi la mano... Ti odio...

LORENZO            - Odiare stanca, Bice.

BICE                     - Le nostre povere anime denutrite, eh, Lorenzo!... Dammi la mano, ti dico. Ma certo che gliela dà. Signore Iddio, devi proprio fare questo? LORENZO:... E tutto perché ci si è voluti bene...) E restano a lungo, silenziosi, esausti, aspettando ciò che non hanno avuto il coraggio di far accadere. Sì, perché il finale vero, almeno per il momento è un altro ancora. A rompere il funereo incanto, improvvisamente, squilla il telefono. Una volta, due; alla terza, essa si alza sicura, disinvolta e sana, per recarsi a rispondere           - Prima che sia di ritomo, il consorte fa a tempo a risiedersi, tranquillo, davanti alla scacchiera.

BICE                     - È spirato dieci minuti fa. Devi andare. Egli si accosta ad un attaccapanni e, aiutato da lei, indossa un greve cappotto nero, si avvolge intorno al collo una spessa sciarpa di lana nera, prende dalle sue mani una rigida lobbia nera e un lugubre paio di guanti neri.

BICE                     - Mai una volta che si riesca a finire in pace i nostri giochi.

LORENZO            - Ricordati di fermare il registratore. Il quale se ne stava celato da qualche parte. Essa lo mette in vista, e stacca la corrente, non prima, magari, di essersi ascoltato qualche scampolo della precedente edizione, a sadico libito del regista.

BICE                     - Niente male. Meglio della sera di Natale.

LORENZO            - Il matrimonio, tesoro, è come un romanzo. Se comincia male è impossibile raddrizzarlo in seguito. Modestamente, noi abbiamo trovato il modo di rimediare.

BICE                     - E se comincia bene?

LORENZO            - Ah, lo stesso.

BICE                     - Proprio niente male. Sai che ho quasi finito coll'aver paura?

LORENZO            - Perché, io no? Se non c'è altro di rispettabile in noi, c'è la capacità di far sul serio per gioco.

BICE                     - Forse, sai, solo un po' lunghi i monologhi. La tua mania delle introspezioni.

LORENZO            - Naturalmente     - i punti dove non c'entri tu.

BICE                     - Si dovrà tagliare.

LORENZO            - Non si taglia una battuta delle mie.

BICE                     - Così bugiardo!

LORENZO            - Così sincero, vorrai dire.

BICE                     - Già… Ia nostra verità è la menzogna.

LORENZO            - Sempre ottimista, tu       - la menzogna è la nostra verità.

BICE                     - Sì, va bene, ma sei un gigione egualmente. E, quel che è peggio, un gigione intellettualista.

LORENZO            - Se vuoi, puoi aggiungere uno sfogo anche tu.

BICE                     - Ti son parsa davvero esclamativa ed operistica?

LORENZO            - Be' non puoi dire di non averci dato dentro.

BICE                     - Perché, tu no, forse?

LORENZO            - Che ora è?

BICE                     - Le tre passate.

LORENZO            - Spero di essere di ritorno fra un'ora.

BICE                     - Ti aspetterò in piedi. Prendi su il catalogo. Categoria lusso. Son gente fastosa; chissà che non sia la volta buona di farli incapricciare dell'ebano.

LORENZO            - Tenterò il possibile… (Oh, s'è messo a nevicare. Funerale sotto la neve, paradiso facile.) È già sulla soglia e si ricorda qualcosa. Torna indietro, prende la penna, scrive una parola su un biglietto del notes, lo stacca e glielo consegna, suscitando, alla lettura, prima di vederla riporselo in seno a raggiungere gli altri di prima, un gridolino estasiato.  (

BICE                     - La delizia!... Ma dove le trovi?

LORENZO            - Sui vecchi dizionari.

BICE                     - Caro.)

LORENZO            - Cara... Cosa sarebbe l'amore se non fosse arricchito col senso della colpa?...) Ah, al mio ritorno, fammi trovare un altro caffè ben caldo.

BICE                     - Ci puoi contare. Un bacio e la si smette (temporaneamente) prima che ci scappi il morto per davvero. Ma, una sera o l'altra, ci scapperà. È un dubbio che, essi stessi, cominciano ad accarezzare, prova ne è che, dopo un bel po' di tempo dacché egli è uscito, magari riascoltandosi uno scampolo della registrazione:

BICE                     - E così, se dovrà accadere, sarà come per gioco... E si rimette al suo lavoro a maglia.

SIPARIO

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