Stupidi Anni! Vita e morte di Cesare Pavese

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Giancarlo Loffarelli

Stupidi anni!

(Vita e morte di Cesare Pavese)

Depositato presso la SIAE

Giancarlo Loffarelli

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lecolonne79@libero.it

personaggi

CESARE, nato nel 1908

FERNANDA, nata nel 1917

GIULIO, nato nel 1912

TULLIO, nato nel 1908

LEONE, nato nel 1909

La vicenda abbraccia un arco di tempo che va dal 1927 al 1950. L’anno di nascita riportato accanto al nome di ognuno dei personaggi, così come la data con cui inizia la didascalia di apertura d’ogni scena, non ha l’intenzione di suggerire a chi mette in scena questo testo soluzioni naturalistiche, bensì agli attori un riferimento biografico utilizzabile per la loro interpretazione.

Analoga finalità hanno i luoghi indicati, contestualmente alle date, nelle didascalie.

SCENA PRIMA

(Cesare)

  Torino, Hotel Roma. Interno della stanza n° 43. Domenica 27 agosto 1950. Ore 20,30. Una luce fioca illumina la stanza. Cesare, in pantaloni e maniche di camicia, senza scarpe, è immobile, disteso sul letto. Tiene un braccio piegato sotto la testa, mentre un piede fuoriesce dal letto. Appena la luce fioca ha illuminato la stanza, si sente bussare alla porta, dapprima in maniera normale, poi, di fronte al silenzio, i colpi alla porta diventano più forti e un po’ più rapidi, mentre si sente la voce di una cameriera dell’Hotel.

VOCE CAMERIERA Dottore!... Dottor Pavese!... Dottore, mi sente?... Dottor Pavese, sono la cameriera dell’Hotel!... Dottore!...

La voce della cameriera va lentamente a scomparire, mentre si sente la voce registrata di Cesare.

VOCE REGISTRATA DI CESARE Verrà la morte e avrà i tuoi occhi/questa morte che ci accompagna/dal mattino alla sera, insonne,/sorda, come un vecchio rimorso/o un vizio assurdo. I tuoi occhi/saranno una vana parola,/un grido taciuto, un silenzio./Cosìli vedi ogni mattina/quando su te sola ti pieghi/nello specchio. O cara speranza,/quel giorno sapremo anche noi/che sei la vita e sei il nulla.//Per tutti la morte ha uno sguardo./Verrà la morte e avrà i tuoi occhi./Sarà come smettere un vizio,/come vedere nello specchio/riemergere un viso morto,/come ascoltare un labbro chiuso./Scenderemo nel gorgo muti.

  Buio.

SCENA SECONDA

(Cesare e Fernanda, poi Giulio)

  Roma, Hotel de la Ville. Sabato 24 giugno 1950. Quasi Mezzanotte. Cesare e Fernanda sono seduti a un tavolino e bevono un cocktail. Durante il loro colloquio, saluteranno a distanza dei conoscenti, con un rapido gesto del capo o della mano, lasciando intuire che si trovano in un ambiente pieno di tante persone.

FERNANDA (stringendosi le braccia) Non fa caldo, per essere fine giugno!

CESARE (brusco) A giugno è normale che la sera si abbassi la temperatura!

FERNANDA (pausa) Sei nervoso?

CESARE (subito) Perché?

FERNANDA Non sei un po’ in ansia per come andrà la votazione?

CESARE Tu credi che il valore di quello che ho scritto dipenda dal fatto che io riceva o meno questo premio?

FERNANDA Dio, Cesare, quanto sei pesante quando rispondi in questo modo!

CESARE Sarei io il nervoso?

FERNANDA La bella estate è un romanzo bellissimo. Anzi: sono tutti e tre, romanzi bellissimi.

CESARE Questo tuo giudizio, per me, conta più di questo premio.

FERNANDA Grazie! Ma allora perché ci hai concorso?

CESARE S’è incaponito Giulio!

FERNANDA Lui è l’editore: mi sembra normale. Venderà di più.

CESARE Quindi sarà lui nervoso, ti pare?

FERNANDA Divertiti, per una volta! Bevi! Tanto è tutto pagato, no!

CESARE Non lo so: metteranno sul conto di Giulio!

FERNANDA (pausa) Vuoi che ti dica quello che penso?

CESARE Se ti fa piacere!

FERNANDA Tu stai col broncio perché volevi Constance qui vicino a te, vero?

CESARE (pausa) L’ultima dolcezza l’ho avuta dalla sorella, non da lei.

FERNANDA Che, però, se n’è andata al bar!

CESARE Ci sei tu a farmi compagnia, no?

FERNANDA Ma per te non è la stessa cosa…

CESARE (fissandola) Avrebbe potuto esserlo…

FERNANDA (distogliendo lo sguardo da lui) Non ricominciamo, Cesare!

CESARE Hai ragione, scusa! (Beve)

FERNANDA Non devi scusarti, ma non ricominciamo!

CESARE Obbedisco!

FERNANDA (pausa) Mi sembrava che fra te e l’americana ci fosse tutto un feeling…

CESARE È scappata di notte dal mio letto, nell’albergo qui di Roma… Ed è andata nel letto di un altro, di quell’attore che pure tu conosci.

FERNANDA Io te l’avevo detto, però!

CESARE Che cosa?

FERNANDA Che non è la donna che fa per te!

CESARE Mi piacerebbe sapere chi è la donna che fa per me!

FERNANDA Non lo so! Ma lei no! Fidati di me che ti conosco!

CESARE Forse sono io che non faccio per le donne…

FERNANDA Non dire sciocchezze!

CESARE Eppure…

FERNANDA Devi soltanto essere…

CESARE Essere cosa?

FERNANDA Con le donne, devi essere meno…

CESARE Assillante?

FERNANDA Ecco!

  Si avvicina al tavolo Giulio: è chiaramente agitato, ma cerca di mascherare la propria agitazione ostentando buon umore.

FERNANDA (corregge il suo precedente “ecco”, di cui s’è pentita, virando su una nuova intonazione) Ecco Giulio!

GIULIO (sedendo anche lui al tavolo) Finalmente vi ho trovati!... Vi siete messi a fare i piccioncini!?

FERNANDA Sei scomparso!

GIULIO Io!? (Beve dal bicchiere di Cesare) Che roba è?... (Assaggia) Buono! Ci siamo quasi, eh!... Quanto vuoi scommettere che vinci tu?

CESARE Se vinco io, vinci pure tu che sei l’editore!

GIULIO Quello è chiaro! Ma chi vuoi che si ricordi il nome dell’editore? Alla storia ci passa l’autore, mica l’editore!

CESARE Non basta vincere un premio per passare alla storia!

GIULIO (a Fernanda, divertito) Lo vedi come fa?... Ma tu non gli dici niente!? Se perde, è triste perché ha perso! Se vince, non è contento perché ha vinto! Alla fine, sempre con quella faccia sta! È contento soltanto di star triste!

FERNANDA Prova il suo solito piacere scontroso a starsene in disparte, sapendo che a pochi passi, fuori dell’ombra, il prossimo si agita, ride e balla!

GIULIO Non ci va troppo per il sottile, la ragazza!

FERNANDA (allegra) Il fatto è che voleva un’altra compagnia!

GIULIO Chi?

FERNANDA Eh… chi?

GIULIO L’americana?

FERNANDA (ironica) Guarda un po’!

GIULIO È venuta la sorella, non è lo stesso?!... A proposito: ma dov’è finita?...

FERNANDA L’ho vista al bar con qualcuno…

GIULIO Cesare, lo vuoi un consiglio?

CESARE No!

GIULIO Lascia perdere le attrici!

CESARE Ecco!

GIULIO Sposati Fernanda!

CESARE Gliel’avevo chiesto.

GIULIO Già, è vero!...

CESARE Lei non ha voluto.

FERNANDA Giulio, non ti ci mettere pure tu!

GIULIO Va be’, trovatene un’altra, allora! Ma italiana!

FERNANDA È troppo innamorato di Constance… Purtroppo!

GIULIO (per cambiare discorso) Che aria fresca, eh? Non sembra mica che siamo a fine giugno!

CESARE Meglio così!

FERNANDA Meglio, invece, un po’ più caldo: comincio a sentir freddo!

GIULIO Non hai niente da metterti sopra?

FERNANDA Ce l’ho in guardaroba.

GIULIO (fa per alzarsi) In guardaroba?... Vado a prendertelo…

VOCE DELLO SPEAKER AL MICROFONO Signore e signori, un momento di attenzione!...

GIULIO (tornando a sedere) Zitti, zitti: è arrivato il momento…

  I volti di Cesare, Fernanda e Giulio si fanno attenti, rivolti verso un palco che intuiamo collocato a una certa distanza, dinanzi a loro.

VOCE DELLO SPEAKER AL MICROFONO Do lettura dei voti ricevuti dai cinque autori finalisti… Un momento di silenzio, per favore… Lisi, 21… Malaparte, 4… Marchesi, 5… Pavese, 121… Volpini, 45… Proclamo dunque vincitore della quarta edizione del Premio Strega, per l’anno 1950, Cesare Pavese con La bella estate, edizioni Einaudi!

GIULIO (alzandosi in piedi) Che t’avevo detto!

FERNANDA (anche lei si alza) È fatta!

GIULIO Lo sapevo…!

FERNANDA Bravissimo, Cesare!

CESARE Grazie!

FERNANDA Complimenti anche a te, Giulio!

GIULIO Lo sapevo!

Mentre Giulio e Fernanda stringono Cesare in un abbraccio congiunto, si fa buio.

SCENA TERZA

(Cesare, Tullio e Leone)

Nel buio, la voce registrata di Cesare:

VOCE REGISTRATA DI CESARE Avevamo allora l’età che si ascolta parlare l’amico come se parlassimo noi, che si vive a due quella vita in comune che ancora oggi io, che sono scapolo, credo riescano a vivere certe coppie di sposi.

  Torino, Collina. Settembre 1927. Mattina assolata. Cesare porta legato in testa un fazzoletto. Una rustica tovaglia poggiata a terra, sulla quale sono poggiati pane, formaggio, salame e un fiasco di vino, ci fa capire che i tre amici stanno facendo una scampagnata. Le loro giacche sono poggiate a terra, di fianco a loro. Tutti e tre si sono tolti le scarpe. Il loro dialogo si svolge mentre mangiano.

CESARE  Che vino hai portato?

TULLIO Che vino vuoi che porti? Un Nebbiolo.

CESARE Lo sai che il vino rosso non lo bevo!

LEONE Ma perché?

CESARE Perché mi ricorda troppo il sangue!

LEONE Il sangue!? Ma che ti viene in mente!

TULLIO Vino bianco se ne trova poco a Torino, lo sai! Prendi un po’ di questo!

CESARE I bicchieri?

TULLIO Ma che bicchieri!

LEONE Si beve dalla bottiglia!

CESARE Dovevi portarli tu, però! (Beve dalla bottiglia) Buono è buono!

TULLIO Che pensavi?! Il Nebbiolo è Nebbiolo!

LEONE (pausa) Che aria, ragazzi, eh!?

CESARE (guardando in lontananza) Come sono scure queste colline… scure di boschi… la mattina allungano le loro ombre su quei poggi gialli, tutti sparsi di cascinali…

TULLIO Le case sono quasi tutte basse… con le persiane verdi…

LEONE E i balconi sono tutti fioriti… glicini e gerani…

TULLIO I contadini non sanno che cos’è la benzina. Falce e zappa sono l’essenziale per loro. Per lavare una botte o tagliare un albero studiano ancora la luna. Quando minaccia grandine, distendono sull’aia due catene.

CESARE Io credo che questa luce e questi colori ce li porteremo sempre appresso, dovunque ci sbatterà la vita, perché ce li abbiamo nel sangue.

TULLIO Già!... La vita! Chissà quale sarà la nostra vita fra… dieci, vent’anni!

CESARE Io dico che qualcosa faremo. Tutto deve ancora venire.

LEONE A me piacerebbe scrivere per un grande giornale!

CESARE Io… io non lo so mica quello che vorrei fare a trent’anni!

TULLIO Magari ti sposi con la Pucci!

LEONE (scoppia in una fragorosa risata) La ballerina della Compagnia di Isa Bluette!? Ma dai, Cesare, non mi dirai che ti piace la Pucci!?

TULLIO Ti dico che se n’è innamorato!

CESARE Che innamorato!

TULLIO Innamorato, innamorato!

LEONE Capisco che a letto dev’essere uno spettacolo quella là, ma innamorarsene!…

CESARE Ma chi se n’è innamorato!?

TULLIO E allora perché ogni sera l’aspetti dopo che ha finito lo spettacolo?

LEONE Te l’ho detto: per portarsela a letto!

CESARE Magari!

TULLIO Lo vedi?

LEONE Ragazzi, mi raccomando, niente innamoramenti, almeno finché non abbiamo finito l’Università!

CESARE Ma chi ci pensa!

TULLIO Appena laureato, io voglio fare qualcosa nel cinema!

LEONE Vuoi fare l’attore, Tullio?

CESARE Ce lo vedi Tullio che fa l’attore?

TULLIO Ma che attore!

CESARE (come facendo un annuncio) Nel ruolo di protagonista principale: Tullio Pinelli!

TULLIO Scemo!

LEONE Vuoi fare il direttore, allora?

CESARE Il direttore si porta a letto tutte le attrici che vuole, lo sai?

TULLIO Io vorrei scrivere delle storie per il cinema.

LEONE (pausa) Ah sì!?... Sarebbe una bella cosa! A tutti e tre piace scrivere!

CESARE (tira fuori la pipa da una tasca e la mette in bocca senza accenderla) Si vede che siamo stati tutti e tre allievi del professor Monti! Quello ci ha messo in mente l’idea che il mondo lo si possa cambiare scrivendo!

TULLIO Perciò credo che il cinema sia la strada giusta: è l’arte del futuro!

LEONE Pure a Monti è piaciuto il cinema quando ce l’abbiamo portato!

CESARE Io, invece, vorrei scrivere come gli americani!

TULLIO Che ne sai tu degli americani?

CESARE Me li ha fatti conoscere Chiuminatto.

TULLIO Antonio Chiuminatto?

LEONE Ma chi? Quello che frequentava il Liceo musicale?

CESARE Sì, lui è vissuto tanti anni in America e s’è portato dietro dei libri che mi ha prestato. Ce n’è uno che parla della caccia alla balena…

TULLIO La caccia alla balena?!

CESARE Non proprio!... La storia è quella del comandante di una nave che s’è fatto una ragione che deve catturare e uccidere una balena bianca, ma quello è soltanto un pretesto. Il romanzo parla di tutto. E c’è il personaggio che racconta la storia, si chiama Ismaele, che m’è entrato nell’anima… Uno che dopo ore e ore di caccia alla balena, quando la caccia è terminata, si arrampica sull’albero più alto della nave e legge Platone.

LEONE Roba mai sentita da questa parti…

CESARE Qui è soltanto D’Annunzio e Futuristi!... Intendiamoci, a me piacciono, eh!… Però… però i Futuristi sono troppo… troppo sani.

TULLIO Sani, i Futuristi?!

LEONE E Monti diceva che l’arte è una pacificata attività dello spirito!

CESARE Su questo, il professore non l’ho mai condiviso! L’arte è travaglio e macerazione dello spirito, non pacificazione! Tanti tentativi che falliscono, prima di giungere al capolavoro. (Pausa) Io credo che l’arte sia un’attività antinaturale dell’uomo.

TULLIO Questa storia della balena sarebbe adatta per il cinema!

LEONE Chissà quanti soldi ci vorrebbero però, per girare un film in mezzo al mare con le scene della caccia alla balena!

CESARE (ridendo) A Tullio i soldi non mancano: lui è ricco!

TULLIO La mia famiglia è ricca!

LEONE E quindi pure tu!

CESARE No, lui fa quello a cui fanno schifo i soldi! Crede che lavorare e farsi strada – o anche soltanto lavorare per vivere – vale le qualità della gente che nasce bene.

TULLIO Infatti! Io voglio guadagnarmeli i soldi!

LEONE Col cinema?!

CESARE Scrivendo per il cinema?

TULLIO Scrivendo per il cinema, perché no!?

LEONE In effetti è più probabile che faccia i soldi lui col cinema che tu con la poesia!

CESARE E chi ti ha detto che voglio vivere scrivendo poesie!?

LEONE Non è quello che fai?

CESARE Scrivo qualche poesia, sì! Ma da qui a viverci!

LEONE Una cosa è certa, ragazzi!

CESARE Che cosa?

LEONE Nessuno di noi vuole lavorare, per campare! (Ride)

CESARE Lavoro dell’ingegno!

TULLIO Ma sempre lavoro!

LEONE Non è proprio il tipo di lavoro preferito dal Duce!

CESARE Che c’entra il Duce?

TULLIO Ssstt, state zitti!

LEONE Nemmeno qua su in collina possiamo parlare di politica!?

CESARE Chi vuoi che ci senta!?

LEONE Almeno qui!

CESARE A Torino dobbiamo stare zitti, qui diciamo quello che pensiamo!

TULLIO Ho capito: è stato un riflesso!

LEONE Son cinque anni che governa e guarda come ci ha ridotti il Duce! Che dobbiamo aver paura di dire quello che pensiamo pure se stiamo in mezzo alle vacche!

TULLIO Lo vedi perché preferisco non parlare di politica?

LEONE Perché?

TULLIO Perché eravamo tanto tranquilli e rilassati, Leone! Tranquilli e rilassati, finché non è uscito fuori questo discorso!

LEONE Hai ragione! Su questo hai ragione!

CESARE Tanto durerà poco!

TULLIO Mussolini?

LEONE Sì, anch’io penso che durerà poco.

TULLIO E chi gli toglierà il potere?

LEONE Non lo so.

CESARE Ma nessun potere dura a lungo!

TULLIO Non lo so…

LEONE E se dura a lungo, vorrà dire che noi ce ne andremo!

TULLIO Lasceresti il posto dove sei nato?

LEONE Se serve!

CESARE Un paese ci vuole. Non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

LEONE (pausa) Altro giro di bottiglia?

CESARE (afferrando la bottiglia) Altro giro di bottiglia! (Beve e passa la bottiglia a Tullio)

TULLIO E dicevi che il rosso non ti piaceva…! (Beve e passa la bottiglia a Leone, che beve a sua volta)

CESARE Ho detto che il rosso mi ricorda il sangue, non che non mi piaceva!

TULLIO E ora, sapete che vi dico?

LEONE Dicci!

TULLIO Ci si stende per una dormitina! (Si sdraia)

LEONE Ottima idea! (Si sdraia anche lui)

CESARE (sdraiandosi) Una mezz’oretta, però, eh! Poi si torna in città!

TULLIO Perché, che devi fare?

LEONE Deve studiare!

CESARE Tutti e tre dobbiamo studiare!

TULLIO Che ci avrebbe detto il professor Monti?

LEONE - CESARE - TULLIO (in coro) Primum: studere! (ridono)

CESARE E aveva ragione!

TULLIO Ssstt…

LEONE Manco questo si può dire?

CESARE E che esagerazione!

TULLIO Sssstt: ora si dorme!

LEONE Ma mica è un ordine?!

CESARE Obbedisco!

TULLIO Ssssttt…

LEONE (facendogli il verso) Sssttt…

  Buio.

SCENA QUARTA

(Cesare e Giulio)

  Torino, sede della Einaudi. Primavera 1934. Mattina. Una piccola stanza con una scrivania e un paio di sedie. Giulio è intento a leggere uno dei manoscritti poggiati sulla scrivania insieme a dei libri. Dopo qualche momento, entra Cesare. Nel corso della conversazione, Cesare e Giulio discuteranno animatamente e manifesteranno questa loro tensione muovendosi molto, sedendosi e alzandosi frequentemente.

CESARE (entrando) Hai saputo?

GIULIO Sì, stamattina presto.

CESARE Ma come può essere accaduto?

GIULIO Da stamattina non faccio che pensare a questo!

CESARE Sicuramente una spia!

GIULIO Quello che ho pensato pure io!

CESARE Qualcuno deve aver fatto una spiata! Non può essere che abbiano preso quasi tutto il gruppo di “Giustizia e Libertà”: Leone, Barbara, Carlo Levi, Segre…

GIULIO Stai attento perché se scoprono che a casa tua arrivano lettere di uno come Altiero Spinelli che sta in carcere a Civitavecchia…

CESARE Le lettere sono indirizzate a Tina.

GIULIO E che cosa significa!?

CESARE Che dovrei fare, secondo te? Tina mi ha chiesto di mettere a disposizione casa mia per ricevere quelle lettere e non ho saputo dirle di no!

GIULIO Comunque, sta’ attento!

CESARE Come fanno a saperlo!?

GIULIO Con l’aria che tira, quelli dell’OVRA hanno orecchie dappertutto!

CESARE Di Leone hai avuto qualche notizia?

GIULIO Niente di nessuno!

CESARE Anche il povero professor Monti hanno arrestato!

GIULIO Pure lui stava nel gruppo!

CESARE (pausa. Siede) Giulio…

GIULIO Eh?!

CESARE Dio quanto mi vergogno!

GIULIO Di cosa?

CESARE Di aver preso la tessera del Partito fascista.

GIULIO E che dovevi fare?

CESARE Non dovevo farlo!

GIULIO Non fare il cretino! Senza quella maledetta tessera non avresti preso la supplenza al Liceo D’Azeglio e adesso non avresti di che campare!

CESARE E quelli che non l’hanno fatto? Come Leone e gli altri?

GIULIO E allora vorrà dire che tutti noi che non siamo in carcere come Leone siamo fascisti!

CESARE Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirar le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già fascista!

GIULIO Ma che stai dicendo!?

CESARE Mi sento come San Pietro prima che cantasse il gallo! Ecco come mi sento!

GIULIO Lascia perdere questi discorsi da prete! La tessera è soltanto un pezzo di carta! E questo anche Leone l’aveva capito e non te ne ha mai fatto una colpa! Altrimenti non si sarebbe dato da fare con Carocci per farti pubblicare le poesie su “Solaria”. Soltanto che adesso, con Leone in carcere, la pubblicazione te la scordi!

CESARE E ti pare che sia questo il problema?

GIULIO Anche questo!

CESARE Tuo padre non può far niente?

GIULIO Mio padre?!

CESARE È sempre il Senatore Luigi Einaudi: Senatore del Regno!

GIULIO Mio padre è uno di quelli che nel ’25 ha firmato il manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce!

CESARE Sì, però tre anni fa ha giurato fedeltà al fascismo.

GIULIO E pensi che quelli non lo sappiano come la pensa mio padre? Credimi, Cesare, mio padre non può fare niente! Né per Leone, né per se stesso, né per noi!

CESARE Quanto tempo starà dentro?

GIULIO E che ne so?!

CESARE Anche per la tua casa editrice senza Leone sarà dura!

GIULIO Un anno che ho aperto e rischio di chiudere subito.

CESARE Lo sai che voci girano a Torino?

GIULIO (pausa) Lo so.

CESARE Che l’arresto di Leone mi ha fatto far carriera! Soltanto perché quelli della rivista “La cultura” mi hanno chiesto di dirigerla al posto suo.

GIULIO Non star a dar retta a queste chiacchiere!

CESARE Vorrei non starle a sentire!

GIULIO E non sentirle!

CESARE (pausa) Tu che ne pensi?

GIULIO Io?

CESARE Sì, tu. Sinceramente: pensi che debba accettare?

GIULIO Ma certo che devi accettare! Leone non esce mica dal carcere se tu non accetti! Tu continui il lavoro di Leone ed è come se fosse lui a continuarlo, per la sintonia che c’è sempre stata fra di voi!

CESARE Ma appena Leone esce, io mi dimetto e la rivista deve tornare a dirigerla lui!

GIULIO Ma certo!

CESARE Dico seriamente!

GIULIO Lo so che è così!

  Buio.

SCENA QUINTA

(Cesare, Tullio, Leone e Giulio, poi Fernanda)

Nel buio, si sente la voce registrata di Cesare.

VOCE REGISTRATA DI CESARE A Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia e Duce del Fascismo, cavalier Benito Mussolini. Il sottoscritto Pavese Cesare, condannato al confino presso Brancaleone Calabro, rivolge domanda di grazia onde curarsi a riprendere le occupazioni normali, assicurando che, in avvenire, ogni suo passo sarà calcolato a difendere quell’ordine e interesse nazionale, di cui Vostra Eccellenza è supremo assertore.

  Torino, Piazza Castello. Aprile 1936. Pomeriggio. Cesare, Tullio, Leone e Giulio passeggiano e, di tanto in tanto, si fermano, per poi riprendere a passeggiare. Cesare ha in mano una copia di “Solaria”.

GIULIO Hai anche lasciato un’offerta di cinquanta lire al segretario del Partito fascista di Brancaleone! Che esagerazione!

LEONE Lascialo stare, Giulio! L’obiettivo era uscirci da quel confino, no? E allora va bene anche l’offerta al segretario di Brancaleone!

GIULIO Ma tu il carcere te lo sei fatto tutto!

CESARE Giulio ha ragione…

TULLIO Sentite ragazzi, la situazione ormai è di totale emergenza. Pensavamo che il fascismo sarebbe caduto presto e invece guardate quello che succede: stringe patti con la Chiesa, vince una guerra in Abissinia, si prepara a un’alleanza con la Germania! Con un regime che si rafforza in questo modo, qualsiasi strada è lecita per sopravvivere!

LEONE Sono d’accordo con Tullio!

CESARE Non lo so…

GIULIO Chiariamo! Io non intendo accusare nessuno…

LEONE (brusco, per cambiare discorso, prendendo dalle mani di Cesare la rivista) “Solaria” ha fatto una bella edizione delle tue poesie, Cesare! (Sfoglia la rivista)

TULLIO Sì, è vero. Le avevo già lette, ma vedere Lavorare stanca sulla rivista mi ha fatto un grande effetto.

CESARE Tutto merito di Leone!

LEONE Merito tuo che le hai scritte! (Gli restituisce la rivista)

CESARE In tutti questi mesi di confino, pensare a queste poesie che avrebbero potuto essere pubblicate mi ha dato una forza in più per andare avanti…

LEONE Chiaro!

CESARE Andare al confino è niente. Tornare di là è atroce. Mi sembra di andare come un bue senza sapere dove. Non so se capite che un uomo, messo fuori un bel mattino, si trova scentrato e non sa cosa fare. Perché uno poteva anche aspettarselo ma, quando lo rilasciano, lì per lì non si sente ancora di questo mondo e batte le strade come uno scappato di casa.

GIULIO Che facevi a Brancaleone Calabro?

CESARE (ridendo) Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia.

TULLIO Va bene, ma c’era il mare…

CESARE Il mare era la quarta parete della mia prigione.

TULLIO Eppure, io sono convinto che, un giorno, tu rimpiangerai persino i giorni a Brancaleone Calabro!

GIULIO Adesso non esageriamo!

TULLIO Sì, è come quando uno pensa che è stato bambino e dice “L’avessi saputo, potevo giocare!”, ma se qualcuno ti dicesse “puoi giocare!”, non sapresti nemmeno com’è che si comincia.

CESARE Caro Tullio, ti ringrazio per il tentativo di consolarmi, ma ti assicuro che la situazione era ben diversa a Brancaleone Calabro!

GIULIO Non mi dire che non c’era una ragazza con cui scambiare quattro chiacchiere!

CESARE No.

GIULIO Impossibile!

CESARE È chiaro che non conosci il Meridione!

LEONE Immagino poi come poteva esser visto un confinato politico!

TULLIO Quindi niente ragazze!

CESARE Magari in pieno giorno e mai da sole!

GIULIO  Al proposito… Gliel’avete detto?

CESARE Che cosa?

LEONE (pausa) Io no.

TULLIO Io nemmeno.

CESARE Ma che cosa?

GIULIO Glielo devo dire io?

CESARE Ma che cosa mi dovete dire?

TULLIO (pausa) Tina sta per sposarsi!

CESARE (pausa) Con chi?

TULLIO Si chiama EnekRieser.

LEONE Un ebreo comunista polacco.

GIULIO Tina s’era interessata a te perché passavi per un duro, spregiatore di donne e poi tu che fai? Le chiedi di sposarla! Ma sei scemo!?

LEONE Tina, prima ti ha messo nei guai con le lettere di Spinelli che si faceva arrivare a casa tua – e ti sei dovuto fare il confino! Poi t’illude…

CESARE Non m’ha illuso!...

LEONE … e poi sposa un altro!

CESARE … sono io che m’illudo ogni volta che m’innamoro di una donna!

GIULIO (avviandosi per uscire, seguito dagli altri) Non metterti a piagnucolare, adesso!

TULLIO Aveva ragione il professor Monti, che ti chiamava “salice piangente”!

LEONE (ridendo, gli cinge una spalla) Non stare a sentirli, Cesare! Tutta invidia perché stai diventando famoso…

GIULIO Ma quale invidia!

TULLIO (sempre ridendo) Quattro poesie pubblicate su una rivistucola, che vuoi che siano…

  Mentre i quattro, pronunciando le precedenti battute si avviano a uscire, dal lato opposto della scena è entrata Fernanda, s’è fermata a guardarli e, quando essi stanno per uscire, chiama:

FERNANDA Professore!

  I quattro amici si arrestano e si voltano verso Fernanda.

FERNANDA Professor Pavese, posso parlarle?

  I quattro si guardano l’un l’altro, poi Leone, Tullio e Giulio, con qualche sorrisetto e dandosi di gomito, proseguono ed escono. Pausa. Poi:

CESARE Dica pure, signorina.

FERNANDA (avvicinandosi) Si ricorda di me?

CESARE (titubante) Sì… in effetti…

FERNANDA Lei è stato mio professore, per una supplenza al Liceo D’Azeglio…

CESARE Ah, sì! Mi scusi… e poi ci siamo incontrati di nuovo qualche settimana fa…

FERNANDA Ci ha presentati il professor Bobbio…

CESARE Sì, sì, Norberto, certo! Lei si chiama…

FERNANDA Pivano!

CESARE Fernanda Pivano, sì! Mi scusi, per due volte non l’ho riconosciuta subito: sono imperdonabile!

FERNANDA Si figuri…

CESARE E che fa qui in piazza Castello?

FERNANDA Niente di particolare, tornavo a casa quando l’ho vista con i suoi amici…

CESARE Già, mi voleva parlare. Dica pure.

FERNANDA Ecco… Ricordo che al Liceo lei ci dava tanti consigli su cosa leggere, su quali autori conoscere per una formazione completa…

CESARE Lei studia all’Università?

FERNANDA Sì.

CESARE Qui a Torino?

FERNANDA Sì. Io sono di Genova ma studio qui a Torino.

CESARE E cosa studia?

FERNANDA Letteratura inglese.

CESARE Letteratura inglese!? (Pausa) E perché non la letteratura americana?

FERNANDA Perché, che differenza c’è?

CESARE Nella letteratura americana io credo di aver trovato quello che ho sempre cercato nell’arte.

FERNANDA Sarebbe a dire?

CESARE Io credo che in arte ci voglia la ricchezza d’esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo. Tutta l’arte è un problema di equilibrio fra due opposti.

FERNANDA E questo c’è nella letteratura americana?

CESARE Io l’ho trovato.

FERNANDA La conosce molto, dunque!

CESARE Lei non sa che parla con chi l’ha tradotta in italiano, la letteratura americana?

FERNANDA Lei?

CESARE Io, sì. Almeno finché tradurre un’opera straniera non era guardato con sospetto!

FERNANDA No, non lo sapevo.

CESARE Vuole leggere qualcosa che ancora non viene tradotto?

FERNANDA Non saprei nemmeno cosa…

CESARE Hemingway, per esempio: A Farewell to Arms… oppure Whitman: Leaves of Grass… Ma forse, per lei vedrei più adatto Edgar Lee Masters.

FERNANDA E chi è?

CESARE Uno che ha scritto una cosa straordinaria che si chiama Spoon River Anthology.

FERNANDA E dove potrei trovare quei libri? In Italia in questo momento è impossibile!

CESARE Glieli procuro io.

FERNANDA Davvero!?

CESARE Glielo sto dicendo!

FERNANDA Gliene sarei davvero grata!

CESARE Si figuri!

FERNANDA E questa rivista che ha con sé?

CESARE Contiene mie poesie.

FERNANDA (siede su una panchina) Lei scrive poesie?

CESARE (siede accanto a lei) Provo a scriverle.

FERNANDA Ci riesce, visto che le hanno pubblicate.

CESARE Questo è ancora da vedere.

FERNANDA Me ne legga una.

CESARE Vuole che gliene legga una?

FERNANDA Sì.

CESARE (apre la rivista, la sfoglia, quindi comincia a leggere) Queste dure colline che han fatto il mio corpo/e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio/di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.//L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara/sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate./Era intorno il sentore di queste colline/più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonò/come uscisse da queste colline, una voce più netta/e aspra insieme, una voce di tempi perduti.//Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi/definita, immutabile, come un ricordo./Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà/ogni volta mi sfugge e mi porta lontano./Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:/mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto/dell'infanzia vissuta tra queste colline,/tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi/tutti i cieli lontani di quei mattini remoti./E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta/che abbia avuto mai l'alba su queste colline.//L'ho creata dal fondo di tutte le cose/che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

FERNANDA (pausa) Me ne legga un’altra.

CESARE No.

FERNANDA Perché?

CESARE Perché poi dimentica quella che le ho letta.

  Buio.

SCENA SESTA

(Cesare, Leone, Giulio e Fernanda)

  Torino, casa di Leone Ginzburg. Primavera 1940. Sera. Seduti attorno a un tavolo, Cesare, Leone, Giulio e Fernanda discutono animatamente bevendo del vino. Cesare fuma la pipa, Leone e Giulio una sigaretta.

GIULIO Ho dato un’occhiata a questo romanzo che stai scrivendo, Cesare…

FERNANDA La tenda! Cesare ne ha fatto leggere alcune pagine anche a me…

GIULIO Non lo so…

LEONE Come l’avete trovato?

GIULIO Un’impressione soltanto, eh…

CESARE Non è mica finito!

GIULIO Lo so…

CESARE Non ti è piaciuto?

FERNANDA Io lo trovo molto intenso!

GIULIO Sì, sì… è un romanzo intenso, ma… non so come dire… Troppo sesso! Ecco: ho trovato che la presenza del sesso sia troppo… (ridendo) presente.

FERNANDA Il sesso è presente, certo. Ma io trovo che ce ne sia quel che doveva essercene.

CESARE Il sesso, l’alcool, il sangue. I tre momenti dionisiaci della vita umana. Non si sfugge: o l’uno o l’altro.

LEONE Dionisiaco!... Ma come ti viene in mente! La frequentazione di Pintor ti fa male! È lui che traduce Nietzsche! Un filosofo pericoloso!

CESARE Al proposito! Come mai Giaime non è venuto, stasera?

GIULIO Sta traducendo Rilke.

LEONE Lo tieni in schiavitù quel ragazzo, che lo costringi a tradurre pure di notte!?

GIULIO Non gli ho detto mica io quando deve tradurre!

CESARE Gli avrai imposto chissà che tempi per la pubblicazione!

FERNANDA E Giaime non si concede un minuto, finché non finisce. Che non lo conosci?

GIULIO Lo conosco, lo conosco… E proprio perché lo conosco, ho in mente una bella cosa per Giaime.

LEONE Che cosa?

GIULIO Ho intenzione di aprire una sede della casa editrice a Roma e pensavo di proporre a Giaime di dirigerla.

FERNANDA Sarebbe la persona più adatta, non credete?

CESARE Sì. Anche se non è fascista, quelli del Gruppo Universitario Fascista lo hanno invitato a partecipare ai Littoriali della cultura e lui s’è piazzato bene! Giaime ti tiene lontani i controlli fascisti, Giulio!

LEONE Vuoi aprire una sede a Roma?!

GIULIO Sì, perché?

LEONE Ma ci hai pensato, Giulio?

GIULIO A cosa?

LEONE Le voci che circolano dicono che a breve anche l’Italia entrerà in guerra e non so se questo sia il momento migliore per allargare la casa editrice Einaudi.

GIULIO L’Italia non entrerà in guerra, sta’ tranquillo. Sono passati… (contando sulle dita) sette mesi da quando la guerra è scoppiata, e se Mussolini avesse voluto trascinarci dentro l’Italia lo avrebbe fatto subito e non si sarebbe dichiarato “non belligerante”!

CESARE Io non ne sarei così sicuro, Giulio! Anch’io sento sempre più spesso le voci che dice Leone e non vorrei che aprendo una sede a Roma ti vai a buttare in un fallimento.

GIULIO (facendo il gesto di toccarsi) Ma che è un ritrovo di jettatori?... Scusa Fernanda. La casa editrice deve allargarsi e io ho grandi progetti!...

LEONE Finché c’è Mussolini…

GIULIO Ma verrà! Verrà quel fulmine! Verrà su Palazzo Venezia e sui cieli di Roma, e quel giorno vedremo la morte del topo!

CESARE Speraci, tu!

GIULIO Nemmeno sperarlo si può?

CESARE La speranza non si paga!

GIULIO (pausa.Poi, a Fernanda) Gliel’hai detto ai tuoi amici jettatori?

FERNANDA Veramente non sapevo se volevi che glielo dicessi…

GIULIO Non ho mica segreti con questi due scemi!

LEONE Qual è quest’altra novità, adesso?

GIULIO Ho appena firmato un contratto con Fernanda. L’idea me l’aveva data Cesare, ma nemmeno lui lo sa che ho chiuso il contratto.

CESARE Quale idea?

GIULIO Non mi hai suggerito tu l’idea di pubblicare qualche testo americano tradotto da Fernanda?

CESARE Sì, ma mi sembrava non t’interessasse!

GIULIO Ci ho pensato bene, perché al Duce non piace mica che si traducano testi stranieri! Alla fine però ho deciso che valeva la pena tentare.

CESARE E che testo traduce?

GIULIO Ha scelto lei.

FERNANDA Hemingway.

CESARE A Farewell to Arms!?

GIULIO Esattamente!

LEONE Di che si tratta?

FERNANDA Un romanzo bellissimo ambientato durante la Grande guerra.

CESARE Io non credo che la censura ti lascerà passare un romanzo che parla in quel modo della Grande guerra!

GIULIO E io ci provo.

CESARE Uhm…

LEONE Cesare non è convinto.

CESARE Gliel’ho suggerito io!

LEONE E allora?

CESARE Allora non capisco perché prima non era interessato e adesso sì.

GIULIO Te l’ho detto!

CESARE Te lo dico io, invece.

GIULIO Cosa?

CESARE Tu hai saputo che Valentino Bompiani a Milano sta facendo qualcosa di simile e ha chiesto a Vittorini di tradurgli qualche americano…

FERNANDA Chi è questo Vittorini?

CESARE Un siciliano che ha pubblicato un romanzo su “Solaria”…

LEONE Lo conosci?

CESARE No, ma mi hanno detto ch’è bravo.

GIULIO Va be’, sapevo dell’idea di Bompiani, ma che c’entra? Ho sbagliato?

CESARE No, no, volevo capire…

GIULIO (versando il vino) E allora voglio un brindisi a questa idea di Cesare che Fernanda mette su carta per la mia casa editrice!

LEONE (brindando) Buon lavoro, Fernanda!

FERNANDA (brindando) Grazie, ne ho davvero bisogno.

CESARE (brindando) E speriamo che la guerra non blocchi tutto!

GIULIO (brinda ripetendo il solito gesto apotropaico) E no, eh!

  Buio.

SCENA SETTIMA

(Cesare e Fernanda)

  Casale Monferrato, dicembre 1943. Pomeriggio. Fernanda passeggia, sola, in attesa. Dopo qualche momento, entra Cesare a passo veloce e i due si abbracciano.

CESARE Aspetti da parecchio?

FERNANDA No, da pochi minuti.

CESARE Allora, come ti trovi qui a Casale?

FERNANDA Bene. Un posto tranquillo.

CESARE E la scuola?

FERNANDA Ho pochi alunni. Ragazzini di dodici anni, figli di commercianti, di artigiani. Bambini ben educati. Insegno con piacere.

CESARE Ci starai tutto l’anno?

FERNANDA Sì, ho l’incarico fino a giugno.

CESARE Vengo a trovarti ogni tanto.

FERNANDA Magari!

CESARE E come passi le giornate?

FERNANDA (cominciando a passeggiare) Adesso che fa freddo: da casa a scuola e da scuola a casa. Correggo i compiti, mi preparo qualcosa da mangiare e la giornata passa così. Chissà, quando sarà primavera ci sarà tempo anche per fare qualche passeggiata.

CESARE Giulio mi ha raccontato di quello che t’è capitato a Torino, prima che ti trasferissi qui.

FERNANDA Una brutta storia!

CESARE Ma raccontami tu.

FERNANDA I tedeschi avevano arrestato mio fratello Franco…

CESARE Sì, l’avevo saputo.

FERNANDA Io sono andata al comando delle SS a spiegare che il contratto che avevano trovato nella retata alla Einaudi, anche se era stato firmato da lui, era il contratto mio per la traduzione di A Farewell to Arms. Franco l’hanno rilasciato praticamente quasi subito, ma a me m’hanno trattenuta.

CESARE Che volevano?

FERNANDA M’hanno interrogata due ufficiali tedeschi… ma c’erano pure dei fascisti. Avevano sicuramente letto qualcosa delle pagine tradotte, perché volevano sapere come mai stavo traducendo un romanzo che parlava in quel modo di Caporetto; avevano anche capito che Hemingway non parlava bene dei militari…

CESARE T’hanno fatto del male?

FERNANDA No, no. M’hanno soltanto interrogato: erano molto aggressivi, ma non m’hanno torto un capello!

CESARE (abbracciandola) Sia ringraziato il cielo! Non sai che cosa mi passava per la mente, che t’avessero fatto!

FERNANDA A me non hanno fatto niente. Ma Giulio se lo può scordare di pubblicare il romanzo!

CESARE Ormai quello è il minimo!

FERNANDA (riprendono a passeggiare) Se non finisce la guerra, per noi qua al Nord Mussolini è sempre al potere. Anzi: adesso comandano i tedeschi!

CESARE Intanto, il re gli ha voltato le spalle.

FERNANDA Questo è vero!

CESARE Io non sono un politico e non ho niente da guadagnare dalla politica. Però: che bel capitombolo! Come una mela marcia è caduto Mussolini!

FERNANDA E gli altri?

CESARE Pintor e Vittorini l’ottobre scorso hanno partecipato a Weimar al Convegno degli intellettuali europei organizzato da Goebbels.

FERNANDA Davvero?

CESARE Davvero! Non li capisco.

FERNANDA Ma perché?

CESARE Perché? Per farsi una vacanza nella città di Goethe?

FERNANDA E alla Einaudi, come va?

CESARE Da quando Leone è al confino in Abruzzo, sono io che devo portare avanti il lavoro alla Einaudi!

FERNANDA Dev’essere dura, con la censura e con tutto il resto!

CESARE Dura è dura, ma almeno ho le giornate piene, da quando tu ti sei trasferita qui.

FERNANDA (sorridendo) La casa editrice mi ha sostituita, allora!?

CESARE (si ferma) A te non ti può sostituire niente. (La bacia e lei si lascia baciare. Poi:) Perché non mi sposi?

FERNANDA (ride) Ma che dici!?

CESARE Ho capito come vanno le cose: se vuoi bene a qualcuno, quell’altro ci ride.

FERNANDA (riprende a passeggiare) Oh Dio, Cesare!

CESARE Perché?

FERNANDA Quando con te parlo di letteratura, di arte, di politica… di tutte queste cose, mi sembra di parlare con un uomo che ha vissuto cento vite e potrebbe insegnarmi tutto.

CESARE E allora?

FERNANDA Poi, quando vengono fuori i sentimenti… mi sembra di parlare con un ragazzo… ecco, con uno dei miei alunni di dodici anni che ancora non sa cos’è l’amore.

CESARE Sono infantile, vero?

FERNANDA Che devo dirti?... Nei sentimenti… sì.

CESARE (pausa) Mia madre, dopo la morte di mio padre, che avevo sei anni, m’ha tirato su duramente, come avrebbe fatto un uomo. Il risultato è che tra noi non usavano né baci, né parole superflue… né sapeva che cosa fosse famiglia.

FERNANDA E tu pensi che sia per questo?

CESARE Le donne, io non le capisco! Se per loro ogni uomo è davvero lo stesso, tanto varrebbe che si dessero a uno solo, che gli andassero dietro come il cane al padrone. E invece, no! Vogliono sempre avere la scelta… e la scelta la fanno mettendoli insieme, giocando con tutti, cercando in tutti un tornaconto. Così stan male tutti quanti, e anche loro alla fine non hanno un amico.

FERNANDA Parli come se io non fossi una donna. (Pausa. Si ferma) O lo stai dicendo intendendo proprio me?

CESARE (allontanandosi da lei, resta in silenzio. Poi:) Io non lo so…

FERNANDA (resta in attesa che Cesare concluda la frase, poi, di fronte al suo silenzio:) Che cosa?

CESARE (pausa) No.

FERNANDA (attende nuovamente che egli parli, poi:) Che pensi?

CESARE Quello che penso l’ho pensato tante volte. (Pausa) È come i gradini di casa.

  Buio.

SCENA OTTAVA

(Cesare, Tullio, Giulio e Fernanda)

  Torino, Piazza Castello. Maggio 1945. Mattina. Cesare, Tullio, Giulio e Fernanda passeggiano. A prescindere dagli argomenti di cui discutono, l’aria che si respira e allegra e carica di energia; anche la critica ha più il tono dello sfottò e i momenti più malinconici, nonostante tutto, non sono cupi. Il loro passeggiare è estremamente dinamico e disordinato: si distanziano, si ricompattano, si prendono sottobraccio e così via.

TULLIO Ma come t’è venuto in mente d’iscriverti al Partito Comunista!?

CESARE Perché?

TULLIO Non ti sei mai interessato di politica! Adesso che la guerra è finita, t’iscrivi al Partito comunista?!

FERNANDA Così, è convinto di andare verso il popolo!

CESARE Oggi non abbiamo più bisogno di andare verso il popolo, perché già siamo popolo. Tutto il resto non esiste! Andremo, se mai, verso l’uomo! Perché questo è l’ostacolo più grande: la solitudine dell’uomo. Di noi, e degli altri.

GIULIO No, questa me la scrivo! Sembra sempre che parli per i posteri, quest’uomo!

TULLIO Pensa al professor Monti! Senza mai accennare a quello che accadeva nel mondo fuori del Liceo D’Azeglio, al fascismo o all’antifascismo, ci ha insegnato a leggere i grandi scrittori come classici della libertà. Siamo usciti da quel Liceo che manco sapevamo quale governo ci fosse in Italia, ma ne uscivamo come tanti piccoli Bruti, odiatori di tiranni!

GIULIO Sono passati nemmeno vent’anni da quando siamo usciti da quel Liceo, e sembra un secolo!

FERNANDA C’è stata di mezzo una guerra…

GIULIO Vent’anni di fascismo…

TULLIO E i morti. Troppi morti. Giaime, Leone…

CESARE Da quando ho saputo della morte di Leone vivo come in una nebbia, pensandoci sempre… ma vagamente. Finisce che si prende l’abitudine a questo stato, in cui si rimanda sempre il dolore vero a domani. E così si dimentica… e non si è sofferto.

FERNANDA (prendendo Cesare sottobraccio) Ora basta con questi pensieri!

CESARE Fra tutti i morti che ha fatto questa guerra c’è un fatto che mi porto sempre appresso: quando la morte la vedi in faccia.

TULLIO Quando?

CESARE Tornavo in bicicletta da Casale a Serralunga, quando arrivai a una svolta mi trovai di fronte a quello che restava di un’azione partigiana in cui avevano assaltato due autocarri con sopra fanti della Divisione San Marco. Un grosso autocarro era fermo, vuoto, per traverso. Una colata di benzina anneriva la strada… ma non era soltanto benzina. Lungo le ruote, erano stesi corpi umani… e via via che mi avvicinavo la benzina arrossava. Qualcuno si aggirava là attorno… delle donne, un prete. E sangue sui corpi. Uno era caduto dal camion con la faccia a terra, ma i piedi ancora sopra il camion. Da sotto la guancia gli usciva sangue insieme a cervello. Ce n’era uno in disparte sull’erba, ch’era saltato sulla strada per difendersi… era irrigidito, ginocchioni contro il fildiferro. Pareva vivo. Sangue gli colava dalla bocca e dagli occhi. Pareva un ragazzo di cera, coronato di spine.

GIULIO Erano fascisti!

CESARE Il bene e il male non stanno mai tutto da una parte o dall’altra!

TULLIO Ecco: questo mi sembra giusto. E molto poco comunista!

GIULIO Il fatto è che tu ti sei fatto influenzare da Vittorini: di’ la verità!

CESARE No, no. Su questo con Vittorini siamo agli antipodi!

TULLIO In che senso?

CESARE Lamentarsi, come fa Vittorini, che la cultura finora non ha avuto alcuna influenza civile sugli uomini, significa non capire che la cultura non è mai contemporanea all’azione e tantomeno una consolatrice postuma. La cultura precede la storia!

GIULIO (facendo finta di prendere appunti su una mano) “La cultura… precede… la storia”! Fatto: e chi se lo scorda più!

CESARE (dà un calcio a Giulio che lo schiva prontamente) Cretino!

FERNANDA Ehi, non cominciamo che poi finite a prendervi a botte!

TULLIO Io faccio l’arbitro!

CESARE (cambiando improvvisamente d’umore, siede su una panchina) Tanto, alla fine, lo so quello che pensate.

GIULIO (pausa. Restando in piedi, come gli altri due) Che t’ha preso adesso?

FERNANDA Cos’è che pensiamo?

CESARE Quello che pensano tutti qui a Torino.

TULLIO E sarebbe?

CESARE Mi rinfacciano di essermi nascosto in collina a scrivere e a chiacchierare con un Conte cocainomane mentre Giaime saltava su una mina tedesca e Leone lo massacravano i fascisti a Regina Coeli!

FERNANDA Cesare, per favore!

GIULIO Questo è quello che pensano in molti, hai ragione! Ma se credi che anche noi possiamo pensare un’idiozia del genere, allora vuol dire che in tutti questi anni abbiamo soltanto fatto finta d’essere amici!

TULLIO Cesare, stai un po’ depresso e non è giusto con la guerra ch’è finita da un paio di settimane!

CESARE Forse sarà proprio per questo.

FERNANDA Perché è finita la guerra?

CESARE Nel periodo clandestino tutto era speranza. Ora tutto è prospettiva di disastro.

GIULIO (toccandosi) No, eh!

TULLIO Questa frase non dovevi proprio dirla, Cesare.

CESARE C’è un solo piacere, quello di esser vivi. Tutto il resto è miseria.

FERNANDA Non è questo che conta. Le cose succedono. Basta volere veramente quello che fai.

CESARE Dovrei accettare il destino?

FERNANDA Non significa accettare il destino, quando sei capace di sorridere a qualunque cosa ti capiti.

CESARE Mi piacerebbe poterlo credere ancora.

GIULIO (spintonando Cesare e costringendolo ad alzarsi) Ma ti prendo io a calci adesso, se non la smetti di fare il menagramo!

CESARE Quand’è che mi paghi quello che mi devi?

GIULIO Adesso attacchi questo di discorso?

CESARE Rispondi!

GIULIO Sempre a batter cassa stai!

CESARE Son tre giorni che mangio soltanto insalata. L’altro giorno ho avuto un momento che stavo svenendo…

GIULIO Sì, beato te! Chi vuoi che ci creda!

CESARE Non hai mai un soldo per me, perché te li mangi tutti in imprese sbagliate. E io vivo di carità!

FERNANDA (ridendo) Chi è che ti fa la carità?

TULLIO Gliela faccio io! (prendendo sottobraccio Cesare, ma rivolgendosi a Fernanda) Non l’hai capito che tutta questa tirata era soltanto una scusa per farsi invitare a pranzo?

GIULIO (prendendo sottobraccio Fernanda) Ah, ma allora ci devi invitare tutti a pranzo!

TULLIO Guarda che sei tu che dovresti offrire!

FERNANDA Sentite, basta che alla fine non debba pagare io!

GIULIO Morti di fame, ma galantuomini! Mai far pagare una donna!

TULLIO Mai!

CESARE Mai!

GIULIO Beh… quasi mai!

  Ridendo, escono e si fa buio.Nel buio, la voce registrata di Cesare.

VOCE REGISTRATA DI CESARE Avevo temuto, venendo al mare, di dover trascorrere giornate formicolanti di sconosciuti e serrar mani e ringraziare e intavolare conversazioni con un lavoro da Sisifo. Invece, salvo le inevitabili serate in crocchio, vivevamo con una certa calma.

SCENA NONA

(Cesare, Giulio e Fernanda)

  Bocca di Magra, spiaggia. Luglio 1950. Mattina. Cesare, Giulio e Fernanda sono sdraiati al sole. Giulio legge un giornale, Fernanda legge un libro interrompendo spesso la lettura, mentre Cesare con un bastoncino disegna sulla sabbia; accanto a lui, poggiata a terra, una rivista. I tre stanno per qualche momento in silenzio. In lontananza, qualcuno sta ascoltando una canzone da una radio. Dopo un po’, Fernanda interrompe la sua lettura:

FERNANDA Ho saputo che Tullio sta lavorando alla sceneggiatura di un film.

GIULIO (continuando a leggere) Che film?

FERNANDA Non lo so come si chiama. So che è qualcosa ambientato nel mondo delle Compagnie di Varietà.

GIULIO E chi è il regista?

FERNANDA Una cosa strana… mi hanno detto che la regia la fanno in due.

GIULIO In due?

FERNANDA Uno è Lattuada, con cui Tullio ha già lavorato un paio di volte. E l’altro è uno che finora ha fatto lo sceneggiatore come Tullio e questo è il primo film che dirige. Si chiama Fellini, mi sembra.

GIULIO Un romagnolo?

FERNANDA Non lo so.

GIULIO Credo d’averlo conosciuto una volta.

FERNANDA Tullio è tutto contento!

GIULIO (pausa. Poi, sempre continuando a leggere) Cesare, non hai detto una parola!

CESARE (continuando a disegnare sulla sabbia) Ascolto.

GIULIO (interrompendo la lettura) Sai che se uno non lo sapesse, non lo direbbe che soltanto due settimane fa hai vinto il Premio Strega?

FERNANDA Giulio ha ragione! Un allegrone non lo sei mai stato, ma sembra che aver vinto quel premio ti abbia incupito ancora di più!

GIULIO Io credo che ancora non si renda conto di cosa significhi quel premio per il suo futuro.

CESARE Il premio è stato la solita cosa: un premio dato tra gente che se ne infischia.

GIULIO Va bene! Ammettiamo pure che sia così. Ma quello che conta è che te l’hanno dato. Tu non diventi certo un grande scrittore perché t’hanno dato quel premio, ma per i lettori sì. Tanti che non hanno mai sentito il nome di Cesare Pavese, adesso cercheranno i tuoi romanzi.

CESARE E aumenteranno le vendite.

GIULIO E aumenteranno le vendite! Certo! Dovrei dispiacermene? Questo è il mio lavoro. Io faccio l’editore!

CESARE (a Giulio) Tu sembri uno di quelli che impara a esser furbo, perché fa una vita che non lo contenta!

GIULIO Bell’ingrato che sei!

CESARE (smette di disegnare sulla sabbia, prende la rivista poggiata a terra, la sfoglia e legge) “La preoccupazione quasi esclusiva di questi giovani non è più quella di cambiare il mondo, ma di cambiare il marxismo”.

GIULIO Che roba è?

FERNANDA (prendendo la rivista dalle mani di Cesare) “Rinascita”?

CESARE Un articolo sull’ultimo numero di “Rinascita”.

GIULIO Chi l’ha scritto?

FERNANDA Non è firmato.

CESARE Significa che l’ha scritto Togliatti!

GIULIO Ce l’ha con te?

CESARE Ce l’ha con tutta la redazione di “Cultura e realtà”, quindi anche con me.

GIULIO Ma lascia perdere!

CESARE Del Noce, Guerrieri, Fedele D’Amico vengono dalla sinistra cristiana e quindi già sono eretici agli occhi di Togliatti, ma è chiaro che il bersaglio principale sono io!

GIULIO Questa è mania di persecuzione!

CESARE Cosa mi si rimprovera? Di non essere un buon compagno? Che non riesca a scrivere di eroi positivi senza che siano compromessi da conflitti di coscienza? O di averti fatto pubblicare Jung, uno che fu incaricato da Hitler della successione alla scuola freudiana in Germania? O di averti fatto pubblicare MirceaEliade, senza tener conto delle pressioni dell’ambasciata rumena che voleva impedire che i testi di quel fuoriuscito venissero pubblicati? O mi si rimprovera di leggere Nietzsche?

FERNANDA (poggiando la testa sulla spalla di Cesare) Non ti arrabbiare!

GIULIO Togliatti ragiona con categorie politiche: non mi sembra strano che scriva quello che ha scritto. Tu devi ragionare con altre categorie: tu devi pensare a entrare nella storia della letteratura!

CESARE (pausa) C’è la mamma del mio amico Pinolo, su al paese, ha più di settant’anni e non s’è mai mossa da Santo Stefano: tutta una vita dentro un paese; senza mai uscirne. Lei… ignora la storia… è come se abbia vissuto in una lunga infanzia… C’è qualcosa che dà i brividi… A volte, desidero di tornare a quel mondo, alla mia infanzia… quando ancora tutto doveva succedere.

GIULIO Sentite, ho capito io quello che ci vuole. Per stasera organizzo una bella festa in villa, invito un mucchio di gente, un po’ di belle donne e ci si diverte! Che ne dite?

FERNANDA Bello! Dai, organizza!

CESARE Non ho voglia di vedere nessuno… E pagherei a peso d’oro un assassino che mi accoltellasse nel sonno.

GIULIO (alzandosi) È tutta una vita che parli di suicidio; fallo, no! Oppure smettila!

CESARE Eppure, donnette lo hanno fatto.

FERNANDA “Nessuno si uccide. La morte è destino. Non si può che augurarsela”. Non sei stato tu a scriverlo nei Dialoghi con Leucò?

GIULIO Io vado a organizzare la festicciola. Siete tutti e due invitati. Al tramonto in villa, da me! (Fa per uscire)

CESARE Vivete allegri e speriamo di vederci… chi sa, magari in cielo.

GIULIO (toccandosi) Uh! (Esce)

  Cesare prende nuovamente a disegnare sulla sabbia. Un po’ in imbarazzo, Fernanda torna a leggere il libro. In lontananza, dalla radio si sente un’altra canzone. Dopo qualche istante di silenzio:

CESARE Non parole. Un gesto. Non scriverò più.

FERNANDA (smette di leggere, guarda Cesare, che ha lo sguardo al suo disegno sulla sabbia. Poi:) Ma che dici? (Attende una risposta che non giunge; quindi:) Adesso basta, Cesare! Dovresti soltanto goderti questo momento di gloria…

CESARE Non mi curo della gloria. Io sono come Laocoonte: mi inghirlando artisticamente coi serpenti e mi faccio ammirare. Poi, ogni tanto, mi accorgo dello stato in cui sono… e allora scrollo i serpenti, gli tiro la coda… e loro strizzano e mordono.

FERNANDA Perché non riesci a goderti la vita per quello che ti dà, come cercano di fare tutti?

CESARE Quanto accade a un uomo è condizionato da tutto il suo passato. Insomma, è meritato!... Ma chi ci ha detto che la vita sia da godere?

FERNANDA Non sarà mica da soffrire?

CESARE E la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente. Per giunta è sempre colpa nostra. I Greci lo avevano capito. In tutte le loro grandi opere vive sempre una condizione tragica: ciò che deve essere, sia!

FERNANDA Sai cosa dovresti fare? Andartene! Torna per qualche tempo al tuo paese, alle tue colline. Fatti una lunga vacanza nei posti della tua infanzia: non potrà che farti bene!

CESARE Nulla è più inabitabile di un luogo dove si è stati felici.

FERNANDA Vuoi che ci andiamo insieme?... Eh, la vogliamo fare insieme questa vacanza?

CESARE A che titolo?

FERNANDA Che significa?

CESARE Potrei farla questa vacanza se tu fossi la mia donna!

FERNANDA Sono una tua amica. Non basta?

CESARE (pausa) No.

FERNANA Perché?

CESARE Ciò che dà senso alle cose non sono le cose stesse, ma la possibilità di una condivisione intima, esclusiva con qualcuno… in un’unione fisica e spirituale.

FERNANDA (cupa, tornando a leggere) E allora non posso aiutarti.

CESARE Purtroppo, no!

FERNANDA Forse potrebbe aiutarti Constance!

CESARE Constance è partita! E per me era già partita da tempo.

FERNANDA Lo so.

CESARE (pausa) Posso dirti che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco. Io ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo, dopo che hanno trascorso una notte d’amore… La ragione per cui le donne sono state sempre amare come la morte è, in fondo, soltanto questa… L’uomo raggiunge sempre il piacere, se non è un eunuco, con qualunque donna. Mentre voi giungete raramente al piacere liberatore. E non con tutti. Spesso non con l’uomo amato, proprio perché amato. E se ci giungete una volta, non sognate altro. Per la smania – una smania legittima – per la smania di quel piacere, siete pronte a commettere qualunque iniquità. Attenzione: siete costrette, a commetterla. E quell’uomo che raggiunge il piacere troppo rapidamente… sarebbe meglio non fosse mai nato. È un difetto per cui vale la pena di uccidersi.

FERNANDA Questa è una generalizzazione che non ti fa onore. Tutte le donne, per te, sono così?... Io sono così? Questo tuo desiderio di amore esclusivo mi sembra… malato, Cesare! Una bella vacanza dalle tue parti io potrei farla con te soltanto se fossi la tua donna, non se sono una tua amica! Non è malato, questo?

CESARE Ma una gita come amica tu potresti farla con tutti.

FERNANDA Non capisci che ognuno è una cosa diversa e che quello che faccio riguarda me sola? Tu non hai degli amici?

CESARE Li ho piantati.

FERNANDA Come hai fatto con me! Come hai fatto con me da quando ho rifiutato di sposarti! Ma non serve. Con ognuno è una cosa diversa. C’è il suo bello con tutti.

CESARE C’è il suo bello con tutti!... Questo non capisco! Per me il bello c’è soltanto con la donna che amo.

FERNANDA (lascia a terra il libro e torna a poggiare il capo sulla spalla di Cesare) Mi fai una colpa se non è amore quello che provo per te!

CESARE No. Nessuna colpa. È la natura. Questo è quello che provi: questa è la tua natura. Come questo mare, che in questo momento è calmo. Non è colpa sua se è calmo, come non lo sarebbe se fosse agitato.

FERNANDA È la natura.

CESARE Prima di Cristo e del Logos greco, la vita era un continuo contatto e ricambio magico con la natura. E di qui uscivano forze, determinazioni, destini; a lei si tornava, ci si rigenerava. Dopo Cristo e dopo il Logos, la natura si è staccata dalla sorgente mistica della forza e della vita - che ora viene dallo Spirito. È pronto il campo per la scienza moderna che della natura conosce soltanto la sua materialità e la sua indifferenza.

FERNANDA (pausa) Stamattina, quando siamo scesi in spiaggia… tu andavi avanti con Giulio, ho sentito dei signori che ti avevano riconosciuto e commentavano fra loro.

CESARE Che dicevano?

FERNANDA Commenti di ammirazione per il grande scrittore, per l’uomo importante che ha vinto un premio importante…

CESARE Sì, ma… conto qualcosa per qualcuno?

  Buio. Nel buio, si sente la voce registrata di Cesare.

VOCE REGISTRATA DI CESARE Ho vinto il Premio Strega. Nel mio mestiere, dunque, sono re. In dieci anni ho fatto tutto. Non importano i nomi. Resta che ora so qual è il mio più alto trionfo. Ma a questo trionfo manca la carne, manca il sangue, manca la vita. Non ho più nulla da desiderare su questa terra, tranne quella cosa che quindici anni di fallimenti ormai escludono. Questo il consuntivo di questo 1950 non ancora finito. Che non finirò.

SCENA DECIMA

(Cesare)

  Torino, Hotel Roma. Interno della stanza n° 43. Domenica 27 agosto 1950. Poco prima delle 20,30. Cesare ha in mano un bicchiere vuoto da cui ha appena bevuto. Lo poggia, si toglie la giacca e le scarpe, dalla giacca estrae una stilografica, quindi prende un libro poggiato sul letto, si siede e scrive sulla prima pagina bianca del libro. Terminata la scrittura, rilegge lentamente quanto scritto.

CESARE Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.

  Poggia il libro e la penna accanto al letto, quindi si sdraia nella stessa posizione in cui lo abbiamo visto nella scena prima. Mentre si fa, lentamente, buio, sentiamo la voce di Cesare.

VOCE REGISTRATA DI CESARE A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matti, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanchi morti, speravamo ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all’improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline.

SCENA UNDICESIMA

(Cesare, Tullio e Leone)

  Torino, Collina. Settembre 1927. Mattina. Cesare, Tullio e Leone si trovano nelle stesse posizioni in cui li avevamo visti nella scena terza, sdraiati a terra addormentati. Dopo un po’:

TULLIO (tirandosi su e stiracchiandosi rumorosamente) Ahhh!... Ma quanto abbiamo dormito!?

LEONE (ancora sdraiato) Dormiamo un altro po’!

TULLIO Dai, un ultimo sorso e si va a casa! (prende la bottiglia del vino, beve e la passa a Cesare)

CESARE (si solleva a sedere e beve) Sei un rompiscatole! (Passa la bottiglia a Leone)

LEONE Si stava troppo bene! (Anche lui si alza a sedere e beve)

TULLIO (ridendo) Guardate che la bellezza di questo momento è data anche dal fatto che finisce e non è eterno!

CESARE Gustare l’istante! Non è questa l’immortalità?

LEONE Forse sì.

CESARE Questo sasso qui davanti… Quel pioppo… Quelle foglie lì a terra… Non hanno il fastidio di ciò che avviene tutti i giorni. Vorrei essere come loro… E ora, se ci penso, questo istante, simile a tanti del passato, mi riempie di una felicità… come se fossi un dio.

TULLIO Poco fa, mentre dormivamo, forse un po’ lo eravamo.

LEONE Io stavo addirittura sognando…

CESARE Che sognavi?

TULLIO Allora dormivi della grossa!

LEONE Non ce l’ho proprio chiaro… Però stavamo tutti insieme a Torino… C’erano anche delle ragazze… Veramente erano proprio delle donne perché noi tutti avevamo… che so, almeno cinquant’anni. E si faceva festa!

CESARE Perché si faceva festa?

LEONE Era successo qualcosa di grosso… come… come se qualcuno che mancava da tempo fosse ritornato… o come se fosse finita una guerra…

TULLIO E noi che facevamo?

LEONE Si ballava!

CESARE Io non so ballare.

TULLIO In un sogno sapevi ballare pure tu!

LEONE Sì, ballavamo tutti… e poi, però, le gambe s’erano fatte pesanti. Ma non a me soltanto! Tutti avevamo le gambe pesanti. Ma le ragazze, no: loro erano leggere e ci dicevano… “Ballate! Ballate!... Perché non ballate?”… E poi è diventato giorno, ma un giorno con una luce così forte che bisognava chiudere gli occhi… Eravamo felici, però… Felici come quando ci si sente vivi… Eravamo vivi.

  Restano tutti e tre in silenzio a guardare in lontananza, catturati dalle parole di Leone. Poi:

CESARE Vivi!... Certo che eravamo vivi. Come dovevamo essere?

TULLIO Strani, i sogni!

LEONE E poi m’hai svegliato tu, altrimenti sapevo come andava a finire!

CESARE (a Tullio, ridendo) Hai visto che hai combinato? Adesso come facciamo a sapere se eravamo vivi oppure no!?

TULLIO Vorrà dire che stanotte, a casa, Leone si sogna il secondo capitolo!

LEONE (alzandosi) Va be’, tanto vale andare!

CESARE (si alza anche lui) Abbiamo una bella camminata da fare.

  Continuano a parlare raccattando la bottiglia e le cibarie.

TULLIO (alzandosi) Facciamo la stessa strada?

LEONE Sì, perché?

CESARE Possiamo pure passare dall’altra parte del ruscello.

TULLIO Infatti!

LEONE Però è un po’ più lungo.

CESARE Sì, ma è più bello!

TULLIO Intanto, andiamo: decideremo giù al bivio.

LEONE (avviandosi a uscire, seguito dagli altri due) Ma pensate quanto sarebbe bello se potessimo starcene sempre su queste colline!

TULLIO E l’Università?

LEONE Ah, lascia stare l’Università!

CESARE Ha ragione Tullio: dobbiamo riprendere a studiare.

LEONE Questi anni di Università mi sembrano persi. Come se la vita, per noi, inizierà soltanto quando avremo finito gli studi e comincerà la vera vita.

TULLIO Stupidi anni, sì!

CESARE Tutti gli anni sono stupidi. Una volta passati, diventano interessanti.

  Escono e, lentamente, si fa buio.

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