THOM PAIN
(basato su niente)
di
Will Eno
(traduzione di Noemi Abe)
Dramatis Personae
THOM PAIN Maschio, 30-40 anni, freddo, serio, una persona spigolosa. Un tipo pelle e ossa, ferito, un cane randagio, ma con uno strano aspetto intellettuale, forse persino un po gracile. Dovrebbe apparire come una persona capace di terribili crudelt; dovuto, forse, al fatto di aver sofferto lui stesso terribili crudelt. Deve essere anche carismatico, capace di tenere lo spettacolo, un misto tra Riccardo II e Riccardo III di Shakespeare. Detto questo, lattore deve comunque creare un personaggio che sia molto simile e fortemente ispirato a se stesso.
PUBBLICOUomini e donne di et diversa
Ambientazione
Un palco vuoto, il teatro
Abbigliamento
Abito nero semplice, camicia bianca, cravatta scura. I vestiti dovrebbero essere anonimi: leggermente consumati, che non calzino alla perfezione, ma comunque non degli stracci.
Accessori di scena
Un fiammifero, un foglio di carta, un orologio, una sigaretta che non si riesce ad accendere, una sedia, un fazzoletto, una busta stropicciata contenente una lettera stropicciata, occhiali da vista, una brocca dacqua, un bicchiere, volendo un tavolino.
Annotazioni generali sulla messa in scena
Tutto nella produzione dovrebbe essere il pi semplice possibile, con tutto il lavoro e lattenzione rivolti sullattore e la sua interpretazione. Nel testo si parla di umilt nel teatro e nella vita, il che dovrebbe rispecchiarsi nella messa in scena. Luci e effetti sonori o scenografici non necessari invaliderebbero questa umilt e confonderebbero il senso del testo, rendendo lintera esperienza meno efficace. Un uso sottile delle luci, invece, va detto, pu ottenere un buon risultato.
Annotazioni generali sullinterpretazione
Lattore dovrebbe essere cos a suo agio e avere cos familiarit con il testo che le parole pronunciate risultino veramente come le sue, come se le stesse creando strada facendo. Dietro alle parole, non c tanto un pensiero ma delle emozioni: paura, ansia, tristezza, desiderio, amore, odio. Il testo pieno di zigzag e cambi di direzione. Pensa e sente tutto in maniera repentina e spesso cambia idea; tutti lo facciamo. Ogni direzione intrapresa da Thom vera: ogni direzione il risultato di una reale sensazione e un reale bisogno di dirigersi in quella direzione, in quel preciso momento. Thom sente e crede quasi tutto quello che dice, nel momento in cui lo dice. Succede semplicemente che le sue emozioni a volte cambino tutto qui. Anche se nel testo sono presenti molte parti che hanno lo scopo effettivamente di essere divertenti, per la maggior parte di esse, THOM PAIN non ne cosciente o incurante del fatto che quello che sta dicendo potrebbe risultare buffo. E realmente serio, si sta sforzando: , per usare una parola pericolosa, sincero sincero nella sua repulsione, sincero nella sua comprensione; sincero nel suo desiderio di instaurare un contatto con il pubblico, e, sincero nella sua frustrazione di non riuscirci. Le persone provano tante cose, tante cose allo stesso momento, sensazioni opposte anche. Lattore dovrebbe rispettare questo aspetto, rispettare la grandezza, la complessit degli esseri umani e trovare un modo per recitare il tutto nella maniera pi semplice e vera possibile. Thom ha sofferto tutte le pene e il dolore descritti nella storia del bambino da lui raccontata, e quindi, essendo pieno di ferite, racconter la storia del bambino con reale padronanza. E anche in qualche modo indurito, arrabbiato, e forse cercher di infliggere parte della sofferenza vissuta sul pubblico. Ma non per il puro scopo di essere crudele. Tutto quello che ha sofferto lo ha reso, in una sua parte segreta, sensibile alle sofferenze altrui, alla sofferenza delluniverso. Vuole dare un senso alla sua vita, trasformare nella sua vita la rovina in salvezza, creare qualcosa di nobile, per s e per il pubblico. E consigliabile che a un certo punto, pi in l nelle prove, lattore inizi a lavorare di fronte a degli spettatori. Thom ha bisogno di qualcosa da loro, come loro da lui, e, ha qualcosa che vuole dare a loro, e queste cose diventano pi chiare quando Thom si confronta con un pubblico e un pubblico si confronta con Thom.
Linterpretazione dovrebbe possedere unintensit maniacale, che non lasci mai intravedere veramente dove Thom stia andando a parare. Anche se questa intensit maniacale dovrebbe essere velata da uno strato sottile e precario di una pesante e rigida formalit (spesso caratterizzata da freddezza).
Infine, molto importante che Thom Pain non sia mai antipatico, annoiato, o eccessivamente cervellotico. N mai cattivo. Crudele, forse, ma non cattivo. E austero e severo, spesso, e lo in maniera quasi naturale. Prova emozioni grandi e intense, che in genere capace di convertire in parole, o, di nascondere e negare attraverso le parole. O semplicemente cambiando discorso. Dovremmo riuscire a sentire le emozioni di Thom pi nel suo tentativo di sopprimerle che di esprimerle. Dovremmo quasi sentire la loro irrefrenabile pressione, come fossero una lattina, di una bevanda gasata, che stata energicamente agitata. Ed l posata. Esploder? Era un fremito quello che abbiamo appena visto?
THOM PAIN
Entra al buio, l'intera scena ancora al buio. Si sente il rumore di passi. Pausa. Viene acceso un fiammifero, per accendere una sigaretta. Si spegne, per sbaglio, senza che la sigaretta si sia accesa.
Che bello vedervi tutti.
Un secondo fiammifero viene acceso e, di nuovo, si spegne per sbaglio.
Dovrei smettere.
Pausa.
Prima di tutto, definiamo alcune parole. Poi magari vi racconto una breve storia. Allora. Dal nuovo dizionario italiano (nel buio, rumore di pagine che vengono sfogliate.):
Leggo, "Paura:
1. Una qualsiasi parte non evidente della faccia come gli occhi o la bocca, o gli occhi.
2. La capitale di Lower Meersham, nell'angolo sud-est centro nord. Popolazione 8.000.001, approssimativamente.
3. Paura.
4. Vedi il numero tre.
5. Non c nessun sette. (Pausa.) Colloquiale. Arcaico. Un sostantivo ma a volte anche un verbo. Dipende." Fine definizione.
(Rumore di pagine sfogliate. Le battute successive sono dette quasi tra s e s.) Per! guarda che vedo. "Pazzeggiare. Dare sfogo alla propria allegria in modo sfrenato, con atti bizzarri, chiassosi e smodati." (Con tono delicato e tenue) Pazzeggiare.
Comunque. Adesso. E' meglio iniziare. Vi piacciono i giochi di
prestigio? A me no. Basta parlare di me. Passiamo adesso alla nostra storia. Vi
va di ascoltare una storia? Avete bisogno di vedermi per sentirmi? Perch se
cos, mi dispiace. Ancora non il momento. Ho paura che vi mettereste a ridere
del mio costume indigeno. Promettetemi di non ridere. Lo so che non lo farete,
cari amici, mi fido di voi. Non perch me l'avete promesso. Mi vedrete, ben
presto, sicuramente. Ma non ancora.
Un lampo di luce, potrebbe essere un unico lampo di una luce intermittente; quindi, luci su THOM PAIN. Questa sequenza di luci dovrebbe avvenire in una frazione di secondo: un lampo e poi le altre luci. Dovrebbe sembrare come discorde e casuale; comunque, il tutto dovrebbe accadere in una frazione di secondo. Mentre la luce su di lui aumenta, Thom inizia a recitare le battute successive pulendo un paio di occhiali, tenendoli alti, alitandoci sopra, strofinandoli con la manica. Poi pu metterli via o indossarli.
Eppure. Certe cose non siamo noi a deciderle. La forma del viso, ad esempio, o se veniamo perdonati o la nostra altezza. Dove morire e quando.
Pausa.
Aspetto che smettiate di ridere.
Pausa.
Sento ancora delle risate.
Pausa.
Finalmente. No. Un attimo. Ecco, finalmente.
Oh, io.
Quindi. La nostra storia. Cercate di non rendervi le cose troppo difficili. Non preoccupatevi di quelle cose che sentite come oscure, difficili, preoccupanti. Ricordatevi solo della semplice figura umana di fronte a voi. Questa.
Breve pausa.
Un ragazzino vestito da cowboy, che scrive in una pozzanghera con un bastone e un cane che si avvicina.Sordo o muto, il bambino , b, un po' come tutti, un po' timido, in parte stupido, vergognoso, pauroso, come noi, come voi. Il nostro bambino ha indosso un paio di calzoni corti, scarpe senza calzini, niente stivali da cowboy. Sta l. A fantasticare della vita vera, questa qui. Immaginatevi questo ragazzino. E' appena terminata una terribile tempesta. Una nuvola, sopra di lui, un leggero tuono. Il ragazzino scrive le sue parole acquose. Guardategli gli occhi. Provate tenerezza per i suoi piccoli indumenti. Ora, rompetegli un braccio, procurategli una lesione, un problema all'anca che lo fa stare in piedi male, non pu camminare "a mille". Ora immaginatevi che il bastone con cui sta scrivendo un archetto da violino.
Visualizzate una sezione di violini. Immaginatevi che ogni persona sia un elemento di quella sezione e tutti abbiamo l'archetto sopra le corde, pronto a suonare. Immaginatevi un uccellino che si posa su un ramo. I violini sono in fiamme. Sentite il mondo che inspira. Immaginatevi la prontezza, la calma, il virtuosismo. E nel mezzo, il bambino. Immaginatevi ceneri che si librano in un cielo fresco di blu.(La frase successiva detta quasi senza rabbia, come se fosse solo unaltra richiesta come Visualizzate una sezione di violini.) E poi andatevene a fanculo.
Pausa. Tira fuori una bustina di uvetta e ne mangia alcune, fissando il pubblico.
Immaginatevi, che ne so io, un uccellino. O il ragazzino, il bambino. Immaginatevi quello che vi pare. Siete liberi di fare almeno questo, no? Chi lo sa in fondo. Di certo non io.
Breve pausa.
Sapete di chi che non sento improvvisamente il bisogno?
La prossima battuta, come se stesse chiedendo al pubblico.
Nessuno?
Breve pausa come se stesse aspettandosi una risposta.
No, non lo so nemmeno io. Fa niente. O - per usare la popolare espressione che usiamo oggi per manifestare la nostra stupida e codarda accettazione di qualsiasi cosa, lo sparire delle distinzioni, la decadenza della nostra anima nazionale - "boh"
Disinvoltamente.
Cos sono io, boh.
Accentuato, come se fosse una grave ammissione.
No ma veramente sono boh.
THOM PAIN si avvicina al pubblico.
Vi spaventa? Trovarvi di fronte faccia a faccia con la mente moderna? Dovrebbe. Non c' nessun motivo per non averne. Proprio nessuno. O... che ne so. (Dolcemente) Volete che vi salvi la vita? Volete che vi ami lentamente e sia sincero? Che vi carezzi la guancia, leggermente, sfiorandovi, e che vi porti un bicchiere d'acqua freddo nella notte umida senza tregua? Boh.
Pausa. Si gira e ritorna nel fondo del palcoscenico. Mentre inizia le battute successive, un uomo del pubblico, seduto nella quarta o quinta fila, fa per andarsene. Luomo dovrebbe essere seduto in modo che sia costretto a passare di fronte al pubblico. Non n arrabbiato n offeso, e se ne va abbastanza velocemente e silenziosamente. E come se avesse appena capito di trovarsi nello spettacolo sbagliato e che il teatro giusto quello dallaltra parte della strada.
Intanto, stavamo parlando dell'infante, il bambino vestito da cowboy, che si fa strada nel mondo degli affari. Un racconto per tutti i tempi, che si svela come un fiore, che vi lascer bramosi di quella vecchia brama che -.
(Alluomo che se ne sta andando) Ciao.
L'uomo se ne andato.
Au revoir, stronzo. Scusate il francesismo.
THOM PAIN sta per riprendere il racconto di prima ma qualcosa lo colpisce, in relazione alluomo che se ne appena andato.
Io sono come lui. Per la gente non sono che uno che se n' appena andato.
Ma tornando alla nostra piccola performance, il nostra piccolo numero, sui temi della paura, della giovent, della natura, dell'odio, sulla natura della messa in scena e viceversa, il cuore dell'uomo, della donna, eccetera.
Breve pausa.
Vedete, forse veramente era meglio che seguivate i vostri cuori e vi alzavate e ve ne andavate come il nostro amico, che ci ha lasciato, che ha seguito il suo di cuore. E tutti gli altri organi. Ma che ne so. Chiusa parentesi. Fate finta che non abbia detto niente. Ora non vi mettete ad immaginare un elefante rosa.
Breve pausa.
S insomma, la nostra storiella, il ragazzino vestito da cowboy. L'avevo detto che era vestito da cowboy? Fa niente. L'avevo detto che aveva il cuore e il corpo straripanti di meraviglia e amore? Fa niente. Comunque sia, c' il nostro ometto, davanti alla pozzanghera, nella quiete dopo la tempesta. Si sente un tuono leggero ma ha smesso di piovere. E' importante sottolineare che il cielo adesso tutto blu. Un cielo blu per Childe Harold, il cui nome non Harold. Sono caduti degli alberi, ci sono rami dappertutto. Il cane, anzi la cagnetta, tanto amata dal bambino, trotterella verso di lui, evitando accuratamentele altre pozzanghere ancora tutte da scrivere. Ha appena fatto il suo giro di perlustrazione, raspando alle basi degli alberi e annusando nell'aria le farfalle che si asciugano al vento. Ah, il cane. Per farla breve, il bambino ama il cane, il cane ama il bambino, nessun dubbio, nessun emendamento, niente da aggiungere. La cagnetta si avvicina, si ferma a grattarsi. (Senza fermarsi, nota dei fili di stoffa sulla manica della giacca o da qualche altra parte sui suoi vestiti e si mette a sfilarli distrattamente, mentre pronuncia le due righe successive.) Poi abbassa la testa per bere dell'acqua da una pozzanghera e viene colpita da una scossa. Era caduto un cavo elettrico aperto ed era finito nell'acqua. La cagnetta viene sbalzata di un bel po', fa un volo come quello di un uccello creato in tutta fretta. Gli occhi le erano rimasti spalancati, fumanti, il sotto delle zampe completamente bruciacchiato. Morta sul colpo, avrebbero poi concordato i veterinari e gli ingegneri elettronici. Povera bestia. Il bambino si mette a ridere e ridere e a scrivere ossessivamente nella pozzanghera. Nessuno sa il perch. Credetemi, tutto ci veramente successo, ed successo... esattamente cos. Le andato vicino e le si inginocchiato accanto. Le ha aperto le mascelle e ha provato a metterci l'orecchio, in quella bocca. Il cane ha delle macchie bianche sulle zampe. Lui la accarezza. Oh, il cielo blu limpido, il dorso bianchiccio delle foglie nel vento, la sensazione del mondo rinnovato ma sempre lo stesso. Il bambino sbadiglia. Passa una macchina, rallenta e poi prosegue. Un momento come un altro. Il bambino inghiott e sopravvisse.
Domande?(Una pausa molto breve, mentre aspetta la risposta.) No?
Io ne ho una.
Quand' che finita la vostra infanzia? Quanto profondamente siete stati feriti, quando eravate piccoli cos, quando eravate quella cosina piccola vulnerabile, nient'altro che degli occhioni, un cuore, e qualche centinaia di parole? Non meraviglioso come non ci riprendiamo pi? Ferite e piaghe, signore e signori. Insulti e soprusi, oh, che paradiso. Vivere nella paura, aggiustarsi al dolore secondo bisogno. Non sto scherzando. Che vita felice. Che bel gioco. Chi riesce a sopportare pi di tutti, pi vita possibile, e ancora sorridere, continuare a ghignare nella notte che scende dicendo di pi, di pi, bis, bis, fato bastardo, dammene ancora di questa roba di merda. (Breve pausa. Improvvisamente.) O... ma che ne so, ma che ne posso sapere io?
Pausa, mentre riprende compostezza.
Ogni tanto qualcuno mi fa domande sul mio nome. "Thom Pain". Io non rispondo. O se no dico, "E' da un po' che gira nella nostra famiglia" O altrimenti "Childe Harold", cos senza motivo. Poi uno dei due lascia perdere e se ne va.
Comunque, il bambino si sdraia dietro alla cagnetta, tenendola a s. Si chiude gli occhi da solo con le dita. Il bambino steso in una pozzanghera dietro al suo cane morto, bisbigliando "S. S." Dopo se ne torna a casa, senza bastone n cane. Nessuno ci fa caso, a lui, al suo cambiamento. Il bambino prende le forbici e si taglia met capelli. Si disegna un osso sulla pancia con il rossetto della madre e si infila a letto alla meglio. Poi si mette a cantare una canzoncina senza parole n melodia. Se ne sta sdraiato, sveglio, respira a fatica, mentre mordicchia un pastello, cercando di tenersi tutto dentro. Il bambino puzza di cane bagnato morto. Le gambe gli tremano, si fa la pip addosso. (Breve pausa.) Tutto questo non altro che un esempio di quello che succede in un giorno come tanti altri, di come la vita, o la relazione tra animali e esseri umani.
Ora, immaginatevi un elefante rosa. Basta cos.
Pausa.
Bene. Un attimo. Ecco. Grazie, signore.
Pausa.
(Con sincero entusiasmo.) Ora mi sembra il momento giusto per la lotteria. Spero che abbiate tenuto il biglietto, sul retro c' un numero. Abbiamo in serbo dei bei premi.
Si guarda intorno come per verificare che sia tutto pronto per la lotteria, si controlla le tasche, guarda indietro verso la cabina luci, ecc.
Bene, siete pronti? Okay. Procediamo. Chi che stasera ha la fortuna dalla sua parte? Sar divertente.
Pausa. Normale ma in qualche modo pesante.
Non c' nessun a lotteria. Chi che ha detto che ci sarebbe stata una lotteria? La buona notizia che nessuno ha perso. Avete giusto perso del tempo, quello che avete impiegato per scoprirlo. Che un bel po'. Un giorno, ci sar un minuto in cui avrete solo 30 secondi di vita. Allora pensate a me, al mio numero comico della lotteria. Pensate a me che mi fotto un pezzo della vostra vita e provate a sorridere.
Fidatevi, c' gente l fuori che non vi vuole bene. Che non vi vuole bene abbastanza da sputare sulle vostre piccole speranze cos da lasciarvi tutti soli con quelle pi grandi. Le vostre speranze pi grandi. E quali sono? (Breve pausa. A un uomo del pubblico.) Signore? Le va di condividere con noi le sue pi grandi speranze? (Subito dopo.) No? Va bene. La capisco, sa. Non le va di rischiare di portarsi sfiga. O non ha pi speranze. O non le piace condividere. Ah, la variet delle possibilit. Sentitevi liberi di provare qualsiasi cosa: Estasi religiosa, Anarchia, Cose da far rabbrividire, Niente, Sangue, Il Tuo Vicino, Lo sconosciuto o La sconosciuta che hai sposato. Quante possibilit abbiamo tutti noi, modi e mezzi per vivere e morire. Il cancro, per esempio, o la depressione. Intrighi politici, Ansia, Insicurezza, Buchi nella vostra conoscenza, Macchie nei polmoni, Oblio totale. Ancora? Crisi finanziarie, Oltrespazio, Pace interiore, Vergogna, Lussuria, Guerra, Io, Odio, Voi, Odio, Parole, Amore, Niente, Pi, Emicranie, Voi, Dio. Tutte cose che potreste provare. E la lista continua. Poi la lista finisce.
(Le due righe successive sono dirette a una persona precisa in prima fila) Fossi in te, mi sarei gi stufato. Sarei irrequieto. Mi verrebbe voglia di mangiare o pisciare. O uscire e vomitare,sdraiarmi sull'erba o sulla strada e raggomitolarmi. O magari mi verrebbe voglia di comprare un bel fiore e appiccicarlo su una donna. O mi sentirei dispiaciuto, per me, fossi in te. La verit che non lo so. Ma, ripeto, hai il diritto di provare quello che ti pare. Come se te lo dovessi dire io. La vita la tua, no?
(Potrebbe volendo indirizzarsi di nuovo alluomo in prima fila a cui THOM PAIN ha rivolto la domanda sulle pi grandi speranze.) E se avesse solo un giorno di vita? Che cosa farebbe? Semplice. Sarebbe coraggioso e vero e spericolato. Amerebbe la vita e le persone con un abbandono nuovo e selvaggio. Se avesse un giorno solo. (Breve pausa.) E se invece ne avesse solo quaranta di anni? Che farebbe? Se lei come me - e, senza offesa, ma probabilmente lo - non farebbe proprio niente. Non triste? La vita non che un cavallo morto che continuiamo a colpire sempre pi forte e pi lo colpiamo e pi si fa morto. (Nelle righe precedenti, THOM PAIN ha mostrato un po troppo la sua visione disperata della vita e ora vuole ridimensionarla o mostrarsi pi positivo nei confronti della vita. Seriamente.) D'altra parte, ci sono dei bei negozi qui in zona. Oggi ho comprato un candelabro e una sedia. Il candelabro l'ho perso da qualche parte.
Pausa. Annuncia la parte successiva esattamente come aveva fatto prima.
Ora mi sembra il momento giusto per la lotteria. Spero che abbiate tenuto il biglie... No, scusate, dov'ero rimasto? Stavo facendo una riflessione sulla vostra vita. E' che mi fa distrarre. Okay. (Battute pronunciate velocemente, mentre cerca di ricordarsi dov'era) Oggi ho comprato un candelabro e una sedia. Il candelabro l'ho perso da qualche parte. Okay. Scusate. Oggi ho comprato un -. Ah.
Breve pausa.
B, mentre aspettiamo. Allora, un cavallo entra in un bar. Il barista fa, "Muso lungo oggi?" E il cavallo, "Sto morendo di AIDS e mi sa che sono un po' triste per me stesso." E allora il barista dice, " Oh mio Dio, terribile. Quanto mi dispiace".
Breve pausa.
Mi sa che mi sono scordato un pezzo. Ma tanto l'avete capita lo stesso, avete capito l'ironia. Fa ridere perch vera.
Breve pausa.
Che bel pubblico. Non vedo nessuna differenza, sul serio. In un mondo fatto di differenze, differenze che fanno schifo e fanno stare male, io non ne vedo nessuna. Tra il tu e il me. Sembrate tutti cos stupendi e sembro anche io cos stupendo, e allora non faccio distinzione, non vedo separazione, nessuna distanza insormontabile tra di noi, noi stupendi. O nessuno che valga la pena di notare, visto che il solo pensarvi mi fa cos schifo. Il pensarvi non che mi faccia cos schifo, anzi, siete tutti cos stupendi che vorrei portarvi a casa mia, lasciarvi l e andarmene da qualche altra parte. No, seriamente. La verit? Non mi frega quale che sia. Non vero, mi frega invece.
Sono quel tipo di persona che magari non sentite da un po' e poi, all'improvviso, bum, non mi sentite pi per sempre.
Siamo tutti pi o meno cos, no? Pi o meno.
Nota una donna tra il pubblico.
A parte te. Tu sei diversa. Sei bella. La tua diversit mi piace sul serio, cos meravigliosa e incantevole e diversa. (Si avvicina a lei, magari scendendo dal palco.) Di dove sei, mi domando, o meglio mi sono domandato, circa due secondi fa. (Si tira indietro.) Ma ora tutto passato, siamo gi storia. Scusa, ci si vede. Puoi buttare via le mie cose. Cambierei la serratura, fossi in te. (Contegnoso.) Ciao ciao.
La realt buffa a volte. Altre volte, mica tanto.
Parliamo un po' d'amore.
Breve pausa. Il suo sguardo potrebbe essere rivolto alla donna a cui si rivolgeva poco prima, come se lui si aspetti che lei inizi la conversazione.
Hm. E va bene, inizier io. Vi piacciono i giochi di prestigio? A me s. E' da poco che ce l'ho questo amore per l'illusionismo. Una volta ho fatto crollare ai miei piedi una donna facendo trucchi con le carte, con un mazzo a cui era rimasta una solo carta. "Pesca una carta", dicevo. Lei si leccava le labbra, si toccava o toccava me, magari ridevamo o magari no. Non era di qui. Cos con lei dovevo parlare la lingua internazionale dell'amore: l'inglese. Al che, lei aveva poco da ridire. Ce la cavavamo abbastanza, nell'arrabattarci per l'affitto o per metterci qualcosa addosso, cercando di accontentarci, nonostante fossimo preda di ogni tipo di disturbo alimentare, sociale, del sonno.E non avevamo problema di soldi, perch non ce n'erano. Avevamo brutte scarpe e brutti denti. Ma nella nostra povert e miseria ci siamo fatti qualche risata - due, forse tre. Ci capivamo, senza neanche capirlo. Una notte siamo rimasti svegli insieme fino a tardi e poi ancora pi tardi ci siamo addormentati insieme. Eravamo abbastanza compatibili, almeno per un po', vista la presenza di un cazzo e una fica. Comunque, eccoci insieme - a mangiare, dormire, a tenerci l'un l'altra. Il gergo dell'amore persino troppo preciso: "Stare insieme, Vedersi, Uscire insieme". Ci vuole una buona dose di stare insieme male, vedere tutto nero e un anno senza andare da nessuna parte, per comprendere la bellezza di queste espressioni, la sofferenza di queste parole. Comunque, questi eravamo noi, una coppia, compagni, non-separati. Due sussurri come non li avete mai sentiti.
"Sei cambiato", mi ha detto la notte che ci siamo conosciuti. Aveva occhi attenti, a volte pure sobri, una specie di naturale circospezione animalesca, un comportamento cagnesco che mi faceva scodinzolare. Ti capita a volte di incontrare qualcuna che capisci subito che fatta di miliardi di cellule, e lei era una di queste. Una cosina tremolante, un buon vocabolario, belle gambe, begli occhi, un culo. Chiedo scusa per la parolaccia. Ma se ci fate caso, in fondo sono tutte parolacce.
Tornando alla nostra storia, se vi siete persi anche solo un po', sappiate che non siete gli unici. Non pensiate che io sia chiss dove pi avanti di voi, o da qualsiasi altra parte e che abbia un piano. Io sono proprio qui accanto a voi, o dietro di voi, che mi nascondo, e come voi soffro, nel tentativo di dare un senso alla mia vita. Scherzo. Siete veramente soli. O... che ne so. Mi domando dove siamo esattamente, secondo i vostri calcoli, o i miei.
Terra sempre una buona risposta.
Siamo sul pianeta Terra, uno dei pianeti del sistema solare, uno dei miliardi di sistemi della nostra galassia, che una delle miliardi di galassie dell'Universo. E voi che pensavate di essere speciali. La matematica. Ci sono un sacco di zeri l fuori. Un uomo solo che pu fare?
Proprio niente. O... non so.
Ultimamente prendo delle vitamine. A - no, s - A. B. D. Zinco. In realt lo zinco un minerale. Ma che vi frega. C. E. L'ho detto B? Ma che mi frega.
Fatemi un favore. Se avete una casa, quando pi tardi siete a casa, che cercate di evitare la vostra famiglia e fissate il cane e vi chiedono dove siete stati, per favore, non dite che siete stati da qualche parte a vedere uno che si atteggiava a intelligente, uno stronzo sputa sentenze che da bravo coglione si perdeva nei suoi stessi discorsi. Dite invece, per favore, quando non direte niente visto che nessuno ve lo chieder, che avete visto uno che ce la stava mettendo tutta. Ho scelto quest'espressione con cura. Ce la sto mettendo tutta. Uno che ce la mette tutta. Uno sensibile, in un corpo pieno di parole. Povero Thom, ce la sta mettendo tutta. Povero Thom ha un freddo da cani. Secondo me voi ve ne intendete di elisabettiani. E pure del freddo.
Vabb.
Quindi, il bambino. Anzi, la donna. Lasciatemi indugiare ancora un po' sulla donna. Aveva ancora le tonsille, l'appendice, i denti del giudizio, tutte quelle inutili parti extra. Queste, pi i buchi, del corpo, dell'infanzia, e le parti mancanti, i punti ciechi. Tutte le parti insieme, con i pi e i meno, una vera donna completa. (Breve pausa.) Quanto l'ho amata. Mio Dio, era cos bella. Aveva -. (Si sposta verso un punto laterale, buio, magari davanti ad una tenda forse cerca un angolo privato e tranquillo dove parlare di profonde verit. Come se si rivolgesse al direttore di scena.)Potrei avere un po' di luce qui? (Attende. Non arriva nessuna luce. Ritorna esattamente dov'era prima, e riprende il discorso esattamente come prima.) Quanto l'ho amata. Mio Dio, era cos bella. Aveva tutto. Aveva le pulci, che mi sa le ho attaccato io, e ni e voglie di cui era gi fornita in partenza. Un sano dare e ricevere. Eravamo molto uniti. Sentiva, e qui si sbagliava, che mi poteva dire tutto. Di sera penso a lei. Se sento uno starnazziolamentoso e, quando alzo gli occhi, scorgo nel cielo all'imbrunire una Vu di anatre che si dirige verso nord, allora mi misuro il polso e mi tornano in mente quelle
Alla stessa donna del pubblico a cui Thom si era rivolto prima.
Di nuovo, devo proprio dire che mi piace veramente la tua unicit. Tutta fatta di gentilezza e luce e lealt. O cos m'immagino io. (Va verso di lei, potrebbe ad un certo punto scendere dal palco in un punto senza luce. Si rende conto, a volte, della presenza del pubblico, sentendosi, quindi, imbarazzato della sua conversazione con la donna, davanti a tutti; ma va comunque avanti.)Magari ci potremmo vedere pi tardi. Dopo? Non so dove sar. Forse meglio lasciar perdere. A meno che non ti vada a te. Ci andiamo a prendere qualcosa da bere. E in caso dovessero i tuoi modi intelligenti e femminili trasformarsi in quelli di una rozza ubriacona, fredda e ripetitiva, non ti preoccupare, ti vorr bene lo stesso, ma in un modo in cui non te ne accorgeresti. Comunque, a seconda di come sei messa nella vita e di quanto ti sei rovinata, con le tue stesse mani, potrei persino rappresentare per te qualcosa di buono. Forse non era manco necessario dire tutto ci. (Ritorna sul palco.) Tuttavia, non so. E poi potrei anche avere degli altri programmi. Per cui fa' come se non t'avessi detto niente. O immaginata affatto. Fa' come se non avessi pensato o provato niente.
(Tornandosi a rivolgere all'intero pubblico.) Quindi, la donna. Quella della nostra storia. No, in culo la donna per un po', magari. Permettetemi di fare a questo punto un salto. Molto gentili. Torniamo al bambino interiore. Il bambino storpio col cane morto fulminato. Ve l'avevo detto che aveva la faccia sfigurata? Anche se non l'avevo detto, riuscite a immaginarvi la faccia di un ragazzino, senza comunque deformarla? Riuscite a immaginarvene una di cosa senza che appaia indistinta e sfocata? Riuscite a immaginarvi anche solo un semplice quadratino senza che questo diventi obliquo, storto, triangolare? (Brevissima pausa. Nota che una persona del pubblico sta in quel momento vedendo limmagine mentale di un quadrato farsi storto.) Fatto? Non sono mica convinto che ci riuscite. Vabb, andiamo avanti, nonostante i nostri evidenti difetti. Qui mi rivolgo a quelli tra di noi con evidenti difetti, naturalmente. E a quelli tra di noi le cui deformazioni o i cui fallimenti sono pi segreti. (Ad una persona in terza o quarta fila a cui Thom non si mai rivolto in precedenza.) Salve.
Quindi, il bambino. Che diventa uomo, nella pozzanghera. O... no, stavamo molto pi avanti.
E' tardi. Torna a casa, una casa buia. Sale le scale, senza cena. Qualcosa non va. Qualcosa d'importante. Ma chi che poteva dire cosa di preciso, che capiva ed era in grado di spiegare quale fosse il problema nelle notti silenziose, di un silenzio che ti entra nelle ossa, dentro quella casa ordinata a Garden Street? Chi che l'aveva visto il bambino, il figlio unico, andare di stanza in stanza, alla ricerca di qualcosa che gli facesse da madre o da sorella? Proprio nessuno direi. La personalit di un individuo si forma al buio. Forse ecco qualcosa di vero. La percezione del mondo si costruisce di notte, senza nessun testimone. Cos quella del bambino, mentre cresceva, cambiava, lontano dalla gente, nel bagno, nella pioggia, nelle entrate dei luoghi quotidiani, familiari. Scommetto che... no invece. So per certo che nessuno gli ha mai accarezzato la testa: nessuno gli ha scompigliato i capelli, dicendogli, Sei un bravo bambino. Va e viene, senza essere mai toccato da nessuno, l'infanzia che scorre via, mentre diventa uno straniero, un immigrato nel luogo dov' nato.
A un uomo del pubblico.
Anch'io ho quella stessa camicia.
Comunque. Quella notte, la notte del giorno della tempesta, l'ultimo giorno di vita della sua cagnetta morta, quella notte fa, con quel nuovo taglio di capelli disumano, un cosiddetto sogno bagnato: un'eiaculazione notturna. Chiss che sogno era. Sicuramente, una di quelle cose imperscrutabili dell'animo umano. Qualcosa che esce fuori dal vocabolario e dal mondo notturno di un bambino. Forse una donna piegata, ad occhi aperti, gentile, le ginocchia in mezzo all'acqua fangosa, un esserino rurale vulnerabile, che si schiude al sognatore che sta dietro di lei; o forse l'immagine ingenua e sfocata di una ragazza che dice una parole che gli piace. "Coupon". O, "Caviglie". Che sussurra una di quelle buffe paroline che non hanno significato proprio, "Quanto". Forse ha solo sentito un fastidiorallegratore, una piccola piacevole sensazione notturna, e viene, senza parole. Il lettino e le lenzuola con gli areoplanini sono ricoperti di sperma e capelli tagliati di fresco. Che scena piena di mistero. E da qualche parte, quella stessa notte, a un'altra giovane esce del sangue tra le gambe, e guarda fuori dalla finestra, domandandosi a chi dirlo e che cosa dire. Che cosa misteriosa. L'inizio degli anni della riproduzione. Lo sviluppo. I tumori sono quasi tutti al loro posto. Ultima ride la natura, signore e signori, ride pi forte e meglio di tutti e per ultima, nelle profondit della notte, ride di voi. (Delicatamente, a bassa voce, in tono solenne.) Ma pensate a tutto questo. Che paradiso, come ho gi detto. Che sorpresa avere un corpo.
Il che vuol dire che in tutto il mondo quasi nessuno dorme. E come potrebbero? Ogni notte passata dentro il corpo una notte agitata. Lottare contro la gravit e continuare a perdere. Notte dopo agitata notte a combattere contro tutto.
Comunque, quella mattina, la mattina appiccicaticcia dopo la notte appiccicaticcia, quella mattina, mentre attraversava un prato, il bambino venne attaccato dalle api. Un alveare era caduto per terra e lui per sbaglio gli aveva dato un calcio, aveva gli occhi chiusi per colpa del sole e forse anche per qualche altro motivo tutto suo. (La prossima frase dovrebbe essere proferita come una momentanea deviazione dalla storia.) Si capisce oramai, che gli voglio bene al mio piccolo soggetto, e che per questo non indago troppo nei suoi motivi, nella sua testa vuota, nel suo stupido piccolo scopo sulla terra?
Comunque, le api. Gli s'infilarono negli occhi e nella bocca, pungendogli tutto il corpo pelle e ossa. Il bambino, all'inizio, non emise nemmeno un suono. Il poveretto non riusciva a capire. Pensava, l sul prato, che doveva aver fatto qualcosa di male. Che il dolore era gi dentro, nel suo corpo e ora stava solo uscendo fuori per punirlo, e le api erano arrivate solo in seguito e stavano solo cercando di aiutarlo. Il corpo gli scoppiava di ferite doloranti, che le api stavano cercando di placare, di lenire. Secondo lui era cos. Non ha mai capito niente. Ed quasi bello, se vi piace questo tipo di cose. Se vi piace l'idea di un bambino piccolo che disperatamente si sparge le api pungenti per tutto il corpo, che sanguina. E urla disperato, "Aiutatemi Api, Aiutatemi", mentre infila la mano nell'alveare per prenderne di pi.
Pausa.
A tutti ci successo di fare sbagli simili. Prendere un'ape per un fiore, innamorandoci del primo stronzo o stronza portati gi dalla corrente. Comunque, il bambino riusc a trascinarsi via abbastanza lontano, quasi morto, rimase l sdraiato fino a sera, senza n piangere o ridere, una creatura della natura, sofferente in mezzo a grilli e rane.
Pausa.
Insomma, questo era l'episodio delle api.
Pausa.
Ho una ricchissima vita interiore.
Lunga pausa. Trenta secondi, un minuto. THOM PAIN guarda il pubblico. Forse fissa per un attimo la donna del pubblico a cui si era rivolto prima. Non fa praticamente niente, si limita a stare l a viversi la sua ricca vita interiore.
S.
Breve pausa.
Voi s che siete indulgenti. Lasciate che mi perda cos. Gli altri non mi fanno fare niente. Hanno tutti sempre qualche piccolo consiglio per la mia anima e critiche banali per la mia psiche. "Insomma, e se ti tagliassi un po' quei capelli? Ma devi proprio essere cos alto? Potresti parlare in un altro modo. Perch guardi a est? Ma cos che mangi le arance? Lavati i denti. Vedi di cambiare. Non sopporto come respiri". (Breve pausa.)
THOM PAIN si di nuovo lasciato andare e, probabilmente, ha inavvertitamente mostrato come gli altri lhanno trattato, come ha percepito il mondo. Cos deve unaltra volta cercare di ricomporsi.
Quindi, in paragone, voi siete proprio un bel gruppo. Cos tranquilli, che mi guardate cos gentili. A guardarvi tutti, vengo colpito da questa specie di-
Fissa una donna nel pubblico.
Noo! Sara?... ma sei proprio tu? No, non ci posso credere.
Quasi immediatamente.
Maria? Vabb, adesso, far questo:
Tira fuori un fazzoletto e si soffia il naso. Mentre lo rimette via, nota qualcosa tra le pieghe che gli fa venire unidea.
Contemplate. Esaminate. Usate la vostra testa e immaginate che questo sia un cervello. O la mente. Eccola, nel teschio di un bambino nell'utero, grigio topo e in crescita, mentre si fa strada a calcetti nel mondo. Meraviglioso. Un bambino piccolo che impara ad andare a carponi, i nervi a mille, la mente che fa affidamento sulle mani e sulle ginocchia. Un bambino un po' meno piccolo che viene introdotto ad uno sconosciuto, imbarazzato, il cervello che manda sangue al viso, la mente che gli dice, "Guarda in basso, piccolo. Senti un dolore dentro. Sii timido". Eccetera eccetera. Finch c' un vecchio seduto su una sedia, l'udito andato, la vista pure e il corpo quasi - ma la mente ancora cammina, insiste, si fa sentire, e non fa che causare problemi. L, il cervello, o la mente, su una sedia, in un campo, o sotto le stelle, sotto il sole acceso d'Egitto, a Beantown, Whoville, per tutto il tempo, per tutto il tempo combatte, ripensa, e pianifica la sua prossima sconfitta. O un uomo che sta in piedi di fronte a voi, non importa di che et, la bocca che si muove, le cose grandi che vanno male, ma un milione di cose piccole che vanno bene - il cervello che fa il suo lavoro. Ma la mente, un'altra storia. E' un mostro. Non lo sanno i medici, o gli autori importanti, ma, oh, i ricordi sono l dentro. La sua mano gentile sulla tua spalla, sugli scalini di un museo. La cagnetta che gioca con un millepiedi. L'insonnia, la nausea, le onde dell'oceano. La pioggia, il sapore del rimmel, la sensazione della notte, il suono che pu avere il mondo. La vita, che sensazione, una cosa straordinaria, non vero? Poi ammucchiateci sopra le parole. E guardatele mentre affondano. Rifletteteci. Il cervello e la mente. Tutto l dentro. Sposi, felici o non. Immaginate.
Pausa.
O semplicemente pensate al moccio. Immaginate che questo un fazzoletto e che mi ci sono appena soffiato il naso.
Appallottola il fazzoletto, con un movimento svolazzante da mago, lo rimette in tasca.
Ricapitolando: vi preoccupate, vi fate prendere dalle ansie, i vasi sanguigni si contraggono, il fazzoletto si stropiccia, il mal di testa, l'emicrania, un colpo alla testa e ora, provate a vivere. Tutto sembra cos inutile, cos inutilizzabile. La casa in cui vivete, i mari, i monti, le forze di pace. I ristoranti e gli anniversari, le fabbriche e i giardini, inutili. Fanculo a tutto, morte e fuoco a tutti e tutto, gli viene da dire a uno, quando ha un leggero mal di testa.
Allora forse proprio un leggero mal di testa quello che ho io. Forse ci sono nato, con un leggero mal di testa. Forse solo questo. E' solo una pressione sbagliata da qualche parte. C' un motivo se sto parlando a bassa voce. E' che spero che voi... non so.
Pausa.
Ripercorriamo il terreno enorme e ricco d'informazioni che abbiamo attraversato fino adesso. Abbiamo parlato di -o meglio, io ho parlato- di una bambina, anzi un bambino, che stato punto da un'ape e una volta aveva una cane. Poi, di una donna. Ricordate? Ho tirato quindi fuori un fazzoletto e ho cercato con voi di usare dell'immaginazione. Il che ci porta fin qui, mi pare.
Pausa.
Bene. La lotteria fatta, la barzelletta sul cavallo pure. Ah, adesso ho capito. Un'altra barzelletta. Perch una ragazza grassa come una piccola motocicletta? (Pausa. Aspetta per un attimo per vedere se qualcuno sa la risposta.) Ma dai, certo che no, certo che non lo . Dovreste farvi schifo da soli per aver pensato, anche solo per un secondo, che potesse esserlo. Mi faccio schifo da solo. E questo mi fa incazzare, mi fa scattare la violenza, verso gli altri.
Pausa.
O verso me stesso. Dipende.
Pausa. A bassa voce.
O verso me stesso. Dipende.
Vabb, ritornando a prima. La donna, il mio amore, quella di prima. Una bella settimana, ci siamo svegliati tutti e due con un herpes che ci spaccava in due il labbro. Immaginatevi questa scena: stiamo a letto, io, confuso e non infelice; lei che pensa a chiss cosa. Eravamo cos pieni di vita, pieni l'uno dell'altra. Ma l'amore bieco. Un gioco di parole. Grazie grazie. Aveva questi occhi bellissimi, ne sono quasi sicuro. Li devo aver guardati e scommetto che lei ha sorriso, o almeno ci ha provato, nonostante il dolore che l'attanagliava, la secchezza che le avevo causato.
Era ancora pi complicato di cos, il nostro amore. In pi, dicevo cazzate su ogni cosa. Ma tutto questo successo parecchio tempo fa, un bel po' di tempo ormai - forse stamattina, o forse ancora prima, stamattina presto. La poesia delle ore pi piccole. Le vecchie stelle brillavano sulla scena, non si vedeva nessuno, cani randagi ossuti che vagavano per la strada. Stelle e cani circondavano la casa e noi innamorati dormivamo, o eravamo svegli. L'una o l'altra cosa.
Ti fanno fermare a riflettere, questi momenti senza tempo. Quanto tempo ci vuole per ogni cosa? Per quanto tempo l'ho baciata, quella volta in cui ho perso traccia del tempo, le mie labbra rosse di vita, senza dire niente, mentre la ricoprivo di me stesso, della mia saliva? E per quanto tempo rimasto il nostro piccolo eroe, di cui comincio a stufarmi, disteso su quel prato, a sbavare, nel letto, o nel parco, a cui adesso arriviamo? Abbastanza, direi. Abbastanza da imparare qualcosa.
Ma torniamo allherpes. Dopo tutti gli sforzi messi nella comunicazione, qualcosa eravamo riusciti a dirci. Sarebbe bello riuscire ad avere un simile impatto su di voi, una piccola crescita, una chiazza di vita vera. Non pensate che ci creda davvero. (Allo stesso tipo di pi grandi speranze di prima.) Le viene in mente niente? Sente qualcosa? (Subito dopo, ma con pi gentilezza.) Ne sono sicuro.(A tutto il pubblico.) Comunque. La donna e l'uomo, io. Bei bei tempi davvero. A parte tutti i nostri problemi irrisolvibili, e tutto quello che tra noi non andava bene, tutto era perfetto. Una storia d'amore epica nelle corsie dei supermercati aperti tutta la notte. Non pi solitudine, finalmente le stupide nuvole se n'erano andate. Da allora, non ho pi mangiato cos bene o guardato al mondo con tanta leggerezza. Baciarsi la mattina, pisciare insieme nei bagni spaziosi per gli handicappati, di musei adesso dimenticati. Un milione di piccoli matrimoni. La mia vita fino ad allora era stata solo una serie di sventure. Prima di lei non ero nient'altro che una massa di incidenti e strade sbagliate. Ma poi, ho ritrovato quello che avevo perduto. La felicit. La perfezione, con un asterisco. E' che lei trovava il mio desiderio un po' incontrollabile, esasperato, troppo un caso bisognoso. Ma nel nostro fonderci - non proprio un fusione - non so come dire. (Breve pausa.) Abbiamo tutti avuto pi o meno le stesse esperienze. No? Che ne so.
Pausa.
Quindi, tornando al ragazzino, l'errorino. E' ormai diventato un errore un po' pi grande. Le ossa gli fanno male per lo slancio della crescita, la pelle di un unto pauroso, timido al punto di non accorgersi nemmeno della sua presenza. Se ne sta l a guardare la parata della vita che gli passa accanto. Era arrivato a qualche erronea conclusione, aveva detto poco. Nessuno gli aveva mai chiesto che cosa pensava, per cui non lo faceva spesso.
Anche se poi ha iniziato a farlo di pi.
Mi piace pensare ogni tanto.
Anche se non sempre stato cos.
(Fissa un punto preciso, e rimane a fissarlo, perso nelle sue emozioni.) Proprio adesso sto pensando. S, proprio. La nostra altezza era perfetta. Guardate, sto pensando. Dovevamo essere cos belli. Che fortuna essere me, allora. Le notti sconce, i giorni magici alla lavanderia. Usare la stesse forchetta, togliersi i vestiti, senza provare alcun timore. (Rivolgendo di nuovo la sua attenzione verso il pubblico) Sono sparito dentro di lei e lei, domandandosi dov'ero finito, se ne andata. Cosa sia realmente successo non proprio chiaro. Per cui voi cercate solo di...
Pausa.
A voi vi piacciono i giochi di prestigio? A me s. Almeno credo. E' un po' ambiguo, questo mio amore.
Pausa.
Una volta c'era una falena che volava nella mia stanza. Io ero spaventato. Io e una schifosa falena svolazzante. Sicuramente tutto ci deve aver avuto un certo effetto. Grazie grazie. Fine della riflessione.
Comunque.
Ora, ho bisogno, non di un volontario, ma di un argomento da parte vostra. Non alzate le mani urlando "io, io" anche se comunque vi capisco. Sceglier io qualcuno. Sappiamo chi siete. Non sarebbe male se la persona scelta indossasse dei vestiti leggeri. Se lui o lei parlasse anche una lingua straniera e amasse un po' di violenza, allora sarebbe perfetto. Bene, vediamo.
Cerca con gli occhi in mezzo al pubblico. Le luci in sala aumentano (con movimenti quasi bruschi, come se il direttore di scena non si aspettasse quello che stava per succedere), mentre lui cammina lungo il corridoio centrale, osservando attentamente la faccia degli spettatori. Pu inoltrarsi fino al fondo della sala. Alcune battute, dovrebbe dirle direttamente ad uno/a spettatore/trice. E rilassato e conversevole, ma dietro a questo aspetto si dovrebbe sentire un certo pericolo, dellansia, una minaccia, che lui sia forse in procinto di fare qualcosa di orribile a qualcuno.
Mi dovete scusare, lo so che non piace a nessuno questo genere di cose, ma davvero mi serve un argomento, per dimostrarvi fino in fondo quello che dico, speronare ogni dubbio. Un volontario, seriamente. Uno di voi osservatori. uno di voi, cuoricini pulsanti. Ora. Chi, chi, chi.
O... a chi.
Certo che un attimo fa sembravo proprio un gallo. Vabb. Che ne dite del tempo? Eh? Una giornata da starsene all'aperto. Oggi ho visto uno che portava a spasso otto cani. Tutti belli, di razza, tranne uno, bastardino, brutto, cattivo e malato, meno amato ergo meno amabile. (Ad una persona) Spero che mi stia seguendo. Visto che io soffro, ho deciso di far soffrire qualcuno altro, ma in un modo sproporzionato. Visto che io non mi sto vivendo il mio sogno di lei in fiumi pigri, e che mi manca la sua gamba intorno al mio collo, qualcuno la deve pagare. I guinzagli erano tutti intrecciati. Chiedo vivamente scusa, ma... Quindi. Il nostro volontario, il nostro coscritto... Va bene qualsiasi persona basta che sia qualcuno. (Va davanti e si ferma di fronte allintero pubblico.) Chi tra voi che se lo merita di pi? Chi che mi raggiunger qui? Vedo che alcuni ci starebbero pure.
Lunga pausa. Osserva ancora una volta i volti del pubblico. Forse ha paura di andare avanti o, forse, non ha trovato nessuno che valesse la pena, e sente di non essere preso, per quanto seriamente, mai abbastanza.
Sapete che vi dico? Lasciamo perdere. (Seriamente) Grazie lo stesso.
Pausa. Si guarda un secondo l'orologio, si ferma un momento a pensare. Inizia a tornare verso il palco. Si spengono le luci in sala.
E cos la vita del ragazzino, oramai un ometto, si fa sempre pi veloce. Finisce gli studi, senza nessun risultato, e se ne va di casa, dicendo solo "Ora me ne vado da qualche altra parte". La madre piange, ma per un'altra cosa che non c'entrava niente con lui. Il padre, che ancora in vita, che Dio benedica la sua anima, lo salutava con la mano. E cos, il nostro giovane, arriva in citt. Si trova dei lavori. Forse l'avete visto, o uno proprio come lui. E' il tipo che sventola la bandiera con su scritto PARCHEGGIO, accanto all'insegna con scritto PARCHEGGIO. Quello vestito da telefono che distribuisce volantini inerenti alla telefonia. Raccatta l'immondizia, mangia davanti ai portoni, occhi bassi, un'espressione senza espressione. E' uguale a voi, o, proprio voi, o non lo affatto e nemmeno gli piacete. Guardate l'uomo che una volta era il nostro bambino. Odiato dalla vita, la corporatura come la mia, che dimagrisce a fare lavori pagati di merda, non possiede niente tranne un dizionario.
Una notte, immaginatevi una notte d'inverno, una notte in un parco, mentre cammina per smaltire l'avvelenamento da cibo beccato durante il giorno, calpesta un vomito, vomita e poi collassa. Si domanda, mentre se ne sta l tremante sul terreno ghiacciato, ricoperto di succhi gastrici, saliva e bile, se esiste qualcosa di meglio nella vita. Vicino, una pista di ghiaccio ben illuminata. E lui l a terra, nella fanghiglia, sente la musica natalizia e si mette a cinguettare elegie alle renne e alla neve. Gli torna il tremolio che aveva d'infanzia, poi se ne va, poi gli ritorna peggio di prima e poi sparisce del tutto. Si alza, va alla pista di pattinaggio, si appoggia alla balaustra. Famiglie gli slittano accanto. Coppiette. Insomma, chiamatelo spirito natalizio, chiamatela coincidenza, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che, improvvisamente, in quella luce intensa e in quella bella musica, vomit e collass di nuovo.
Il giorno dopo, all'obitorio comunale, dove stava ripitturando i bagni, vede lei. Si sente leggero e nauseato, triste ma reale, sotto l'effetto delle esalazioni della pittura. La guarda mentre piange. E' cos perfetta nel suo lutto. Una vedova nata, o un'orfana, una persona colpita da una perdita recente, grave. Il resto ve lo immaginate, potrei anche finirla qui, ma ve lo racconto lo stesso. Lei non lo vide, mai, e questa la fine della storia. Forse era meglio che non ve la raccontavo. Ma quello fu un inizio.
Pausa. Contempla il pubblico, con uno sguardo gentile e benevolo.
Siete proprio un pubblico di bell'aspetto. Vedo che ci sono delle coppie stasera. E avanti salirono gli animali, due a due. Buon per voi. (Seriamente, con gentilezza.) Veramente lo dico, buon per voi.
Breve pausa.
Comunque, qualche stagione pi avanti, immaginate il nostro uomo seduto in un posto qualunque, una bella giornata per quanto riguarda il tempo, sta leggendo il suo dizionario, come fosse un romanzo, saltando delle pagine per vedere come va a finire. Non dimenticatevi che l'uomo il ragazzo di prima. In realt non che sia proprio fatto per questa vita, non vestito bene, non ha abbastanza pelle. Continua a leggere, senza pensarci si gratta una crosta sul un lato della testa, mentre fissa la parola "quando". All'improvviso, come un bellissimo cane davanti alla porta sbagliata, o, no, la neve leggiadra nella mattina, eccola. Appare lei.
THOM PAIN guarda nel vuoto, verso lentrata del teatro, come se fosse appena entrata Lei. Indugia. Poi forse guarda dietro le quinte, indugia, guarda in basso e soffermandosi un altro po prima di continuare con la seguente seria presa di coscienza.
Ogni tanto capita di guardare lontano. C' qualcosa che uno vuole vedere. Uno si aspetta che questo momento melodrammatico capiti nella vita, che qualcosa appaia. E tutto quello che c' quello che c'era prima. E tu che guardi. Allora che fai? Forse c' veramente stata una lotteria. Forse abbiamo tutti vinto. O perso, tutti insieme. Parlo a tono basso di nuovo. Perch voglio essere sentito. Perch voglio essere delicato. Essere, rispetto a me, falso.
Scuote la testa, lentamente, solo un piccolo movimento; probabilmente non riesce a credere a come diventata la sua vita, come i suoi semplici bisogni e desideri sembrino impossibili. Pausa. Rivolge di nuovo l'attenzione al pubblico, senza per essere sicuro di riuscire a continuare; decide, comunque, di continuare.
Vado avanti. Eccola che arriva. Tutti erano d'accordo sul fatto che lei fosse quella giusta. Non la vedova, non una vedova, ma quasi. Una cosina modesta, comprensiva, una rottura, una complicazione. Un essere umano. Immaginatevi una gazzella, una zebra, una giraffa. Adesso smettete di immaginarvi animali e immaginate una donna. Dio, se poteste vederla. Immaginate che lui non abbia paura. Immaginate che senta qualcosa. Immaginate che si mette la mano in tasca per prendere qualcosa. "Pesca una carta", fa lui. "Ma ce n' solo una" fa lei, in un modo femminile, timido.
"Gi", dice lui, sintetico come al solito, ma sorprendentemente coerente. Era chiaro per tutti. E via se ne vanno insieme. Verso lavanderie, cappelle, e bagni, posti che conoscete, dove siete stati anche voi. Scalinate dei musei. Mano nella mano nella mano nella mano. Lei gli scriveva lettere, una delle quali lui se l' conservata. Amore, punto e a capo, forse. Se non siete molto felici o avete una fervida immaginazione, non potete capire quanto fossero felici. Erano molto uniti. Non ancora completamente. Ma quasi. Sentiamo spesso la parola amore, sparata a destra e a manca, sempre meno ma ancora abbastanza spesso. La parola amore. Intendiamo cos tante cose con essa. (Breve pausa. E probabilmente distratto dalla scoperta di essere stato un completo fallimento nella vita, nellamore, nella sua capacit di capire.) Non so. In realt ... si tratta di questo immobilizzarsi.... come fa uno a... o probabilmente eravamo... ma che cazzo. (Pausa.) Non riusciva ad andare fino in fondo a quella storia. Lui non l'amava troppo o troppo bene, ma l'amava con troppo sudore, merda, paura, con troppe parole lunghe, troppe virgole. Forse. (Breve pausa.) Che ogni animale possa trovare il proprio animale! Trovare un po' di cibo, il proprio animale consorte, una roccia calda e un posto buio dove dormire.
E solenne, e, anche se ancora controllato, pi indifeso e esposto di quanto lo abbiamo visto finora.
Dov' che dovremmo impararle le cose della vita? Cos' che succede in questo breve scatto? Nel breve tempo, immagino, che ci viene dato?
Breve pausa Tira fuori dal taschino una busta stropicciata, da cui estrae una lettera stropicciata.
Forse questa serve a spiegare tutto.
Fa per leggere la lettera da alta voce, poi sembra vedere qualcosa che non ha mai notato prima. Sorride, legge la lettera tra s e s per qualche attimo. E ulteriormente emozionato. E' vicino alle lacrime, o forse in lacrime, ma rimane trattenuto, ancora frenato.
Invece no.
Pausa. Magari d le spalle al pubblico per un attimo, mentre decide cosa fare adesso, e se ha il coraggio di farlo. THOM PAIN va sul fondo del palcoscenico verso la sedia. Porta la sedia pieghevole davanti.
Ho preso questa. Laggi in fondo.
Non mi piacciono i giochi di prestigio, non sono bravo e non mi piacciono, ma mi riesce un trucchetto di Sparizione. Mi servir un altro volontario. Sul serio questa volta, non scherzo. (Ad un uomo in prima fila) Grazie, posso? Lei va benissimo, grazie.
THOM PAIN porta sul palco un uomo che un attore piazzato tra il pubblico. Lo porta accanto alla sedia pieghevole e lo fa stare l in piedi. Luomo dovrebbe esitare un po prima di accondiscendere a salire sul palco. Luomo dovrebbe rimanere fermo in piedi, abbastanza paziente, anche se in grande attesa, un po nervoso. Luomo dovrebbe sorridere, essere incerto, guardare verso il pubblico, fare tutte quelle cose che una persona farebbe veramente in una situazione del genere.
Il trucco della Sparizione. Iniziamo. (All uomo sul palco.) Adesso, chiuda gli occhi. (Luomo sorride, forse, indugia, poi chiude gli occhi.) Deve fidarsi completamente che non - (Si interrompe, fa una pausa, fa un passo verso il pubblico, lasciando la persona dietro di lui, sul fondo.) Ma sapete, poi tornata da me, diciamo. Ho fatto un sogno terribile l'altra notte. Vi risparmio i dettagli. E le parti fondamentali. Ma quando mi sono svegliato, sono andato a fare una passeggiata.
(Nella parte successiva, la persona sul palco dovrebbe rimanere quasi sempre con gli occhi chiusi, o guardare in basso, magari muoversi leggermente sul posto, mantenere una postura neutrale e naturale.) Mi piaceva il tempo. Era bello fuori, freddo, con una specie di pioggerellina. Mi sono messo a riflettere sul mondo. Mi piace guardare le finestre buie. Ho lasciato che tutto scorresse liberamente. Ho smesso di pensare. E ho lasciato che le parole andassero da sole. Venivano, andavano, sparivano. Come le cose a cui si riferivano. (Le battute successive, tutte fino a E ora sono qui scatenano in lui ondate di forti e turbolenti emozioni, a cui lui cerca di opporre resistenza. Non riesce a capire cosa stia succedendo. Cerca di evitare di crollare, cerca di andare avanti, mentre rivive pezzi fatti di bellezza, orrore e solitudine della sua vita, della vita in generale, e li consegna a noi.) Lei mi manca cos tanto. Veramente, veramente. Aiutatemi, api, aiutatemi.Ora me ne vado da qualche altra parte. La mia faccia era cos gonfia. Ero sdraiato su un prato, dietro di lei. Sentii dei crampi. I nostri ultimi. Mi piacciono i violini. Avrei dovuto mettercela di pi. Delle macchie bianche sotto la zampa. Le sue belle caviglie, i vestiti che indossava. Mi sono sdraiato l. Mi sdraiavo dappertutto. Lo sguardo sempre verso l'alto. Si fermata a grattarsi. Tremava. Hai solo un giorno. Non riuscivo ad accendere i fiammiferi. L'ho grattata dietro l'orecchio, le ho baciato le labbra, il collo. L'alveare era pieno di api. Mi ha detto ti amo. Ho sentito un ronzio. Avevo gli occhi chiusi, il sole era forte. Le ho detto ti amo. E non volevo guardare. Ho passeggiato in giro. Me ne sono andato di casa. In giro le canzoni di Natale, sentivo l'odore del mio vomito. Ero l sdraiato. La mamma che piangeva, il pap che salutava. Annusavo le farfalle. Pisciavo sulle cose. La mia povera faccia. Ho mangiato gli avanzi. Volevo essere un cowboy. Mi sono preso un avvelenamento da cibo. E lui mi fa, "Sarah? Maria?" io non ho detto niente. Pensavo che mi avrebbe trascinata sul palco. Me la prendo con gli altri. Chi sono io adesso? Che differenza fa? La portavo a spasso. Correvamo nella natura. Abbaiavamo alle macchine. Pos la sua bocca su di me e io, una vera donna, ho messo la mia gamba intorno al suo collo. Mi sono tagliato met capelli. Lui mi ha ferito. Lei mi ha ferito. Mi uscito del sangue di notte. Le ho fatto male. Non ero niente. Poi ero innamorato. E ora sono qui.
Pausa.
Siete stati molto pazienti.
Alla donna del pubblico a cui Thom si rivolto per tutto lo spettacolo.
Sarebbe potuto succedere qualcosa tra noi due. Non sarebbe stato bello? E via vanno gli animali, due a due. Lamore.
A tutto il pubblico.
Sono stato fortunato in amore, una volta. Ho lasciato un biglietto con su scritto, "Grazie di cuore, ti lascio, la chiave sotto il tappetino". Avevo le mie ragioni, nessuna valida. Volevo lasciare prima di essere lasciato. Anche lei lo voleva, o avrebbe voluto, prima o poi. Forse.Non ho mai capito niente. Confondevo e basta. Ho sempre fatto le cose per paura, ma di che cos' che avevo tanta paura? Avevo del potenziale. Ora non ho pi niente.
Ce l'ho veramente un dizionario. Ha i sinonimi sul retro. Nomi diversi per la stessa cosa, per far sembrare la vita pi piena. Ha anche frasi in altre lingue. Dati biografici. Cose che riguardano persone morte.
Va in fondo a bere un bicchier dacqua e vede che la persona sul palco ancora l. Unocchiata veloce verso il pubblico.
(Alluomo sul palco.) Pensavo che se ne fosse gi andato oramai. Che vuole? Non di certo sparire. E allora cosa? (Gli si avvicina, con il bicchiere dacqua.)Vuoi che ti ami lentamente e sia sincero? Vuoi che ti carezzi la guancia, leggermente, sfiorandoti, e ti porti - (Molto forte, per spaventarlo) Bu! (THOM PAIN in qualche modo sorpreso e spaventato anche lui. Si riprende.) Scusa. Prendi il mio bicchiere d'acqua. La gola ti sar diventata secca, per tutte le cose che non avrai mai l'occasione di dire.
Gli porge il bicchier dacqua, che luomo, stupito, accetta malgrado e terr in mano fino alla fine. Al pubblico.
Poi ci siete voi. Non dite niente. Non pensate a niente. Siate voi stessi e basta. Tenete bene a mente quanto poco il tempo, quanto sempre stato poco il tempo. Poi cercate di essere coraggiosi. Cercate di essere qualcun altro. Qualcuno migliore.
Paaaa. Uuuu. Raaaaa. Una parola senza definizione. "Paura" Niente di cui aver paura. Bello. Giusto. E cos il ragazzino - la cosa persino divertente- non mai riuscito a - (Molto forte, un urlo finale.) Bu! (Di nuovo, THOM PAIN sorpreso, persino spaventato da questo Bu. E forse lo spasimo finale del suo s crudele morente.) Scusate di nuovo. Ora basta. Devo andare. Voi dovete andare. Forse c' qualcuno che aspetta. Per favore fa che ci sia qualcuno ad aspettare. Ho finito qui. Ora succederanno cose importanti. Lo prometto. Rimanete stabili, rimanete stabili, rimanete stabili, rimanete stabili.
Breve pausa. THOM PAIN si dirige verso luomo sul palco, si ferma accanto a lui e lo fissa, come se lo sfidasse a recitare,a rispondere. Luomo non fa niente, magari accenna dei sorrisi. THOM PAIN ammorbidisce il suo atteggiamento e d dei colpetti al gomito delluomo, con cordialit ma anche imbarazzo. THOM PAIN fa qualche passo in avanti per parlare al pubblico.
Lo so che questo non era granch, ma fatevelo bastare. Basta cos. (Detto con un tono normale e a bassa voce.) Bu. (Breve pausa.) Non fantastico essere vivi?
Si spengono tutte le luci.
FINE
2005 Will Eno
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