Tredici a tavola

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TREDICI A TAVOLA

Commedia in un atto

di Jean ayard

Traduzione di Vittorio Guerriero

PERSONAGGI

OMFREVILLE

CHAUDROY

DURANDAL

PERIDOINE

MOREAU

CARENTIN

LA SIGNORA OMFREVILLE

LA SIGNORA CHAUDROY

LA SIGNORA DURANDAL

LA SIGNORA PERIDOINE

LA SIGNORA MOREAU

LA SORELLA DI OMFREVILLE

LUISA

Commedia formattata da

Un villino nei dintorni di Versailles. Il signore e la signora Omfreville, proprietari del villino, danno un pranzo m loro amici intimi, verso la metà di ottobre.

Omfreville      - (sottovoce, a sua moglie) Naturalmente, Carentin arriverà per ultimo.

La signora Omfreville   - Speriamo almeno che venga cori sua moglie!

Omfreville                     - Ah, se almeno venisse anche sua moglie!

La signora Omfreville   - E' quasi certo che sua moglie non verrà. Ha telefonato apposta questa mattina per avvertire che si sentiva poco bene.

Omfreville                     - E da questa mattina non sei riuscita a trovare nessuno? Allora facciamo mangiare Luisa in cucina.

La signora Omfreville   - Non è possibile. L'abbiamo fatta venire apposta da Clermont Ferrand, per questo pranzo... Cre­do anzi che se ne sia accorta, che l'abbiamo invitata solamente per fare da quattordicesimo a tavola.

Omfreville                     - Come quattordicesima persona, la cugina Luisa poteva anche passare. Ma come tredicesima è impossibile.

La signora Omfreville   - Zitto! Speriamo che nessuno si accorga che siamo in tredici...

Carentin                        - (entra sbuffando) Buongiorno, signora Omfrevil­le... Mille scuse, prima di tutto... Naturalmente sono l'ultimo ad arrivare...E poi arrivo senza mia moglie... Poverina, scu­satela: è a letto con una febbre terribile! La signora

Omfreville                     - La vostra signora ha fatto benissimo a rimanere in casa, dal momento che si sentiva poco bene. Stamane al telefono le ho detto di venire lo stesso, semplicemente perché non credevo che la cosa fosse grave. Ma dopo quello che mi dite, sono contenta che non abbia com­messo un'imprudenza. Con la febbre non si scherza! (Presentazioni, in attesa che il pranzo finalmente cominci. La signora Omfreville sii allontana per andare a far scomparire il quattordicesimo coperto. Quell'imbecille di Carentin sarà messo, per punizione, vicino alla cugina Luisa. Poi la signora torna in giardino e annuncia che ci si può mettere a tavola. Il cielo si è intanto coperto di nuvole. Come nelle cattive commedie, un vecchio domestico annuncia: «La Signora è servita ». Tutti si siedono. Il pranzo comincia come tutti ì pranzi eleganti del mondo: con tre cucchiai di minestra fred­da in un piatto. La cugina Luisa, il ministro della Marina e altri tre invitati sorbiscono la minestra, facendo un rumore infernale. La signora Omfreville è terrorizzata dal pensiero che gli invitati si accorgano di essere tredici e cerca di intavo­lare una conversazione gaia qualsiasi).

La signora Omfreville   - Ebbene, mio caro Ministro, siete stato contento del vostro soggiorno a Tolone? Al banchetto degli ufficiali di marina avete fatto un bellissimo discorso.

Il Ministro                     - Non esageriamo! Ho detto quello che dicono tutti i ministri della Marina: ho esaltato l'idea di eroismo e l'amore del mare.

La signora Omfreville   - Avete visitato le corazzate?

Il Ministro                     - Naturalmente. I giornali di opposizione hanno insinuato che io vedevo una corazzata per la prima volta in vita mia. Invece sono stato tre volte in Inghilterra... Ora, che io sappia, è materialmente impossibile andare in In­ghilterra senza traversare il mare. Dunque ho anch'io la mia esperienza. (Ride, ricambiato da piccole risate senza convin­zione).

La signora Omfreville   - E' giusto. Non capisco perché si cerca sempre di diminuire i grandi uomini.

Il Ministro                     - E notate che, nonostante il mare in burrasca, io non ho sofferto.

La moglie del Ministro           - Questo è vero... Gastone non soffre il mal di mare. Una volta dal­la finestra del nostro albergo, a Finistère, ab­biamo assistito a una tempesta spaventosa. Nes­suno aveva più voglia di mangiare. Invece Ga­stone si è seduto, come se niente fosse.

Omfreville                     - Meraviglioso! (Si accorge che bisogna assolutamente far deviare la conversa­zione e far partecipare a essa anche gli altri in­vitati). Ma che cosa volete? Su ogni persona un po' in vista, si creano delle strane leggende. Im­possibile poi di smentirle.

Durandal                       - E' inutile smentirle: basta i-gnorarle.

Il Ministro                     - E' esatto, caro professore. Stessa cosa per voialtri chirurghi. Quando un ma­lato qualsiasi vi muore sotto i ferri, si parla su­bito di assassinio. (Brivido invisibile fra gli in­vitati, che intanto si sono già accorti di essere tredici in tutto. I domestici servono il pesce).

Durandal                       - Nessun malato muore di ope­razione chirurgica.

Il Ministro                     - (che non ha capito) E allora, di che cosa muore? Delle conseguenze dell'ope­razione?

Durandel                       - Nemmeno. Non si operano che i malati in condizioni disperate e si operano per offrir loro un'ultima possibilità di vivere, di non morire. Sarebbe troppo bello, per la chi­rurgia, se il colpo riuscisse tutte le volte. Nella maggior parte dei casi, la malattia è più forte del chirurgo più abile. E la morte trionfa. (Le parole del chirurgo, pronunciate con voce secca e autoritaria, non aggiungono nessuna cordialità dì'atmosfera generale).

Peridoine                       - (del quale si sa che è membro dell'Accademia, ma di cui si ignora a quale titolo sia diventato accademico) Tutto ciò è verissi­mo... Capita la stessa cosa in archeologia. Si crede sempre che gli archeologi non sappiano scoprire nulla. Qualche volta, effettivamente, si ingannano; ma alcune volte indovinano, come in Egitto.

La signora Omfreville   - (entusiasta di aver finalmente trovato un nuovo tema un po' più allegro di conversazione) E' vero! Siete stato in Egitto anche quest'anno! Professore, raccon­tateci qualcosa del vostro viaggio.

Peridoine                       - E' stato un viaggio drammaticissimo. Sono stato con due colleghi a visitare la famosa tomba di Tutankamen... Voi sapete quello che si dice... Per colpa di una strana coincidenza, tutti coloro che si sono trovati mescolati alle operazioni di scavo di quella tom­ba, sono morti in maniera improvvisa fulminan­te misteriosa. Noi però, io ed i miei due amici, non eravamo affatto impressionati. Nessuno di noi era superstizioso. Tuttavia, quando siamo entrati nella camera mortuaria del celebre Fa­raone, ci siamo tutti e tre sentiti un po' tur­bati. Un mese dopo, eravamo di ritorno in Fran­cia. Ebbene, quindici giorni or sono, i due a-mici che erano con me in Egitto hanno trovato la morte nella recente catastrofe ferroviaria, di Serquigny. Naturalmente si tratta di una sempli­ce e banale coincidenza. (La piccola storia dell'Accademico non produce effetto comico).

La Signora Omfreville - E' spaventoso! Mi ricordo perfettamente della catastrofe ferrovia­ria di Serquigny... Naturalmente, quella notizia, vi ha fatto una grande impressione.

Peridoine                       - Naturalmente, cara signora, ma si è trattata di una coincidenza in più. Queste coincidenze possono evidentemente impressiona­re sfavorevolmente un cervello debole. Ma io non credo alla iettatura. Le prime sedicenti vit­time di Tutankamen sono morte di malattia. I miei due colleghi invece sono morti in una ca­tastrofe ferroviaria. Non è quindi la stessa cosa. Si tratta di casi di morte troppo differenti, per poter avere una origine comune. E poi ammet­tiamo pure, per un istante, che il fantasma del faraone defunto possa inoculare delle malattie mortali nei suoi visitatori. Rimane tuttavia dif­ficile credere che lo stesso fantasma possa ucci­dere i suoi visitatori, a distanza, sotto forma di accidente ferroviario. Del resto, altra prova con­vincente. Nella catastrofe di Serquigny sono mor­te venticinque persone. Di queste venticinque persone, solamente due avevano visitato la tom­ba di Tutankamen. Le altre ventitré non erano mai state in Egitto. Allora, che cosa dobbiamo credere? Dobbiamo forse ritenere che, causando la catastrofe ferroviaria di Serquigny, il fantasma di Tutankamen abbia ecceduto e abbia ucciso ventitré persone in più? Una coincidenza... Una semplice coincidenza... Del resto, è stupido es­sere superstiziosi.

Il Ministro                     - (con veemenza) Sì, è stupido, ma io al vostro posto, caro professore, non sarei niente affatto tranquillo. Io trovo che il vostro racconto è un qualche cosa di formidabile. Se fossi in voi, avrei paura di mangiare, di dor­mire, di respirare, di vivere. Farei analizzare tutti i miei alimenti... Io, lo confesso, sono ter­ribilmente superstizioso. Del resto, mi sarebbe difficile non esserlo. Ascoltate... Si dice che non bisogna mai passare sotto una scala, perché por­ta sfortuna. Ebbene, io sono passato una sola volta in vita mia sotto una scala, distrattamente, perché pensavo ad altro, senza accorgermene. A quell'epoca, ero sottosegretario alle Poste e Te­legrafi. Ebbene, la sera stessa, il Ministero di cui facevo parte era rovesciato.

La moglie del Ministro           - Gastone ha la ma­lattia della superstizione. Fa sempre attenzione a non mettere mai le forchette in croce, non viag­gia mai di venerdì, crede alla iettatura del numero 13, al cappello sul letto, al gatto nero, all'ombrello aperto in casa, al piede sinistro, a tutto. La superstizione ha sempre un fondo di verità. Per fortuna, poi, esistono i feticci: i fe­ticci che portano fortuna. E in politica la for­tuna è quasi tutto il successo. Per diventare mi­nistro bisogna, prima di tutto, essere fortunato.

Omfreville                     - (vivacemente) Non esageriamo e non dimentichiamoci dell'esistenza dei valori personali, dell'esistenza dell'ingegno. In politi­ca, in medicina, in archeologia, in commercio, è sempre la stessa cosa: ci vuole un grande ingegno capace di profittare di una piccola fortuna.

Il Ministro                     - Niente affatto... La fortuna è  quasi tutto, specialmente in politica. Tutti sanno che non bisogna mai costituire un Ministero di tredici membri e che una maggioranza di tredici voti è di cattivo augurio.

Omfreville                     - (per fare lo spiritoso) Una maggioranza di dieci voti porta ancora più sfortuna, non è vero?

Il Ministro                     - Amico mio, vi consiglio di non scherzare troppo su questi argomenti misteriosi. Tutti credono a queste cose, anche quelli che fanno finta di non crederci. Domandate al professore Durandal la sua opinione a propo­sito delle operazioni del venerdì.

Durandal                       - Le operazioni chirurgiche del venerdì vanno male, quasi quanto quelle degli altri giorni. Ma personalmente, lo confesso, quando opero al venerdì, io sento sempre in me una specie di apprensione. E' molto probabile che questa apprensione stessa tolga alla mia tec­nica chirurgica una parte del suo effettivo valo­re. Ecco quindi spiegato perché le mie opera­zioni del venerdì sono sempre un po' meno fe­lici del solito.

Il Ministro                     - (trionfante) Dunque, per una ragione o per l'altra, voi al venerdì operate me­ no felicemente degli altri giorni.

Durandal                       - (per fare lo spiritoso) Si, ma io opero al venerdì solamente quegli ammalati che non sono assolutamente in condizione di aspettare fino al sabato. Del resto, credete a me, si tratta di cose misteriose, ma che in realtà hanno quasi sempre una spiegazione logica.

Il Ministro                     - In ogni modo bisogna riconoscere che ci sono dei giorni in cui la sfortuna...

La signora Omfreville   - Naturalmente, la sfortuna esiste.

Il Ministro                     - Lo vedete, signora, che siete superstiziosa anche voi?... Tutti gli esseri umani sono superstiziosi, tutti... Scommetto che voi, signora, andate talvolta a farvi fare le carte.

La signora Omfreville   - Mai!... Se mi deve capitare una disgrazia, preferisco non saperlo , prima.

Il Ministro                     - (sempre più trionfante) E' ap­punto quello che sostenevo: anche -voi siete su­perstiziosa,

 

 La signora Omfreville - Non credo alle carte, ma ho paura di finire per crederci... Ecco perché non vado mai a farmi fare le carte...

La bella signora Moreau         - Avete perfetta­mente ragione, amica mia. Le previsioni sono una cosa terribile. Una mia amica si trovava un giorno in un salotto mondano. Un giovanotto propose di leggere le linee della mano. Il gio­vanotto era abilissimo in questa lettura, soprat­tutto perché conosceva molto bene i presenti. Poi, dopo aver letto parecchie mani, il giova­notto in questione arrivò davanti alla mia ami­ca, che vedeva per la prima volta. Dopo una breve esitazione, la mia amica rispose alla pri­ma domanda del giovanotto: «Sì, signore, po­tete dirmi tutto, perché io non ho paura di nulla ». Il giovanotto cominciò con delle rive­lazioni d'indole generale e piuttosto insignifican­ti; poi precisò: « Vedo una persona alla quale voi tenete moltissimo. Ditegli di diffidare dei gatti neri. A questa persona capiterà una grave disgrazia per colpa del gatto nero ». La mia a-mica aveva un fidanzato, al quale teneva moltis­simo, e cominciò a ridere della profezia del gio­vanotto. Fra le altre cose, era una profezia di stilò troppo comune. La mia amica raccontò la cosa al fidanzato. I due fidanzati si burlarono della chiromanzia. Qualche mese dopo, il fidan­zato della mia amica partì: era ufficiale degli aviatori. Al momento- di dirgli addio, la mia amica mormorò: «Attento ai gatti neri!». Il fidanzato promise, sorridendo, di evitare i gatti neri. Tre giorni dopo, l'aeroplano che il fidan­zato della mia amica pilotava, si frantumò con­tro il suolo. L'ufficiale fu raccolto sotto le ma­cerie del velivolo, con il petto sfondato e il cranio in frantumi. Alcuni operai stavano già per portar via il cadavere dalle rovine dell'ali-parecchio, quando a un tratto un piccolo gatto nero uscì dalla carlinga: un gattino, che aveva fatto l'ascensione tragica insieme al pilota e, mol-to probabilmente, a sua insaputa. (1’atmosfera della sala non si è affatto rallegrata).

Durandal                       - (rompendo il silenzio) La cosa è spiegabilissima. Il disgraziato aviatore ha, in pie. no volo, scoperto l'esistenza del gatto a bordo. Si è ricordato della profezia, si è impressionato e ha eseguito una falsa manovra.

La belli signora Moreau         - Lo so, profes­sore, tutti dicono la stessa cosa e credono nella spiegazione che voi stesso avete formulato. Ma il fatto in sé continua a rimanere là, nella sua tremenda realtà, implacabile, incomprensibile.

La vecchia signora Peridoine             - (con ingenuità) E il gattino è rimasto vivo, spero?

La bella signora Moreau         - Sì, signora, nem­meno una scorticatura.

La vecchia signora Peridoine             - Meno ma­le! Insomma, anche la vostra storia è una di quelle che per fortuna finiscono bene,

 La bella signora Moreau        - (stupita) Ma...

La signora Omfreville   - (sottovoce, alla bella signora Moreau) La signora Peridoine ci sente poco. E''probabile che abbia udito soltanto una parte della storia.

Carentin                        - Questo è molto bello. Insomma, ciò che ha portato disgrazia all'aviatore della vostra storia è, alla fine dei conti, un feticcio. Perché in generale il gatto nero non è conside­rato, credo, come un portafortuna. Io mi do­mando se i feticci non siano una cosa material­mente funesta. Uno dei miei amici si è schiac­ciato un occhio contro un feticcio di bronzo che egli aveva avuto l'imprudenza di collocare vi­cino al volante.

La signora Omfreville   - Questo non ha nien­te a che fare con la superstizione.

Carentin                        - Ma sì, cara amica. Da piccino ho conosciuto una vecchia amica dei miei genitori, clic aveva in campagna un villino vicino al no­stro. Una brava donna, che aveva una paura orribile dei ladri, degli spettri, degli animali feroci, dei ragni, dei temporali, e di tutto ciò di cui una vecchia signora sola può aver paura. La vecchia signora, per calmare in certo qua! modo la sua paura, si procurava continuamente dei feticci. Ne aveva tutta una collezione. Oltre ai feticci classici conosciuti in Francia, come corda dell'impiccato, amuleti negri, feticci in­diani e siamesi, la vecchia signora aveva anche tutti i giocattoli più o meno cretini, che «otto il nome commerciale di feticci, si sono confezio­nati in questi ultimi anni. Ma la vecchia signora credeva soprattutto ai feticci naturali. Per dieci anni di seguito la povera signora ha affannosa­mente cercato, camminando a quattro zampe sull'erba del giardino, il famoso trifoglio a quat­tro foglie. Ogni giorno, due o tre ore di accanita ricerca. La povera signora tornava stanca morta da quelle ricerche, ma sempre senza aver tro­vato nulla. Un mattino trionfò. La signora trovò il quadrifoglio così ardentemente desiderato. Pianse dalla gioia e raccontò con entusiasmo la cosa a tutti i suoi vicini. Per la prima volta in vita sua, andò a dormire con l'animo tranquillo. Durante la notte, la povera signora fu bru­talmente assassinata da un bandito che la Polizia non è mai riuscita a identificare. La testa della vittima fu trovata martirizzata a colpi di martello e il suo collo era stato tagliato da un colpo di ascia. Debbo soggiungere che il qua­drifoglio che la vecchia signora prima di cori­carsi aveva accuratamente deposto sul comodi­no, era misteriosamente scomparso. (La storia non realizza nessun effetto di ilarità).

La signora Omfreville   - Ma questa è una banale storia di briganti, come ce ne sono tante! Carentin       - E' una storia autentica, capitata a una signora della quale vi potrei anche pre­cisare il nome.

Il Ministro                     - Ma sì, non ne dubito affatto. Anche nella mia provincia di Finistère, sono ac­caduti drammi strani ed abbominevoli, ai quali il vostro racconto, senza volerlo, mi ha fatto i pensare.

La moglie del Ministro           - Ti ricordi l'assassinio della signora Couzinac nella sua fattoria?

Il Ministro                     - Precisamente... Ecco un'altra sinistra avventura, nella quale la superstizione   recita una parte importante. La signora Couzinac era una ricca proprietaria di fattorie e aveva i preso con sé, a lavorare, un contadino che in paese passava per iettatore. Tutti in paese erano convinti di questa facoltà diabolica del giovane contadino; ma la signora Couzinac gli diede del lavoro lo stésso, perché aveva bisogno di mano d'opera per i lavori della fattoria. Ebbene, la seconda sera, la signora Couzinac è stata misteriosamente assassinata. Il contadino iettatore, da quella notte, è scomparso. Nessuno lo ha mai più riveduto.

Durandal                       - E' perfettamente inutile moltiplicare gli esempi. Tutto è chiaro e logico. L'aviatore s'impressiona quando vede un gatto nero nella carlinga. La vecchia signora maniaca! attirava l'attenzione dei ladri precisamente con  la sua paura dei ladri. Il giorno in cui ha tro­vato il quadrifoglio tanto desiderato, che cosa è I accaduto? Dalla gioia, non ha più preso le sue solite precauzioni e avrà lasciato, che so, una finestra socchiusa o una porta aperta.

Il Ministro                     - Spiegate un po' tutto quello che volete, ma la verità è una sola: siamo circondati da forze misteriose, invisibili, e incom­prensibili. Noi, per esempio, siamo adesso qui, intorno a questa tavola, e siamo tutti molto se­reni. Ma se qualcuno venisse a dirci quello che ì sarà il nostro prossimo avvenire, saremmo tutti terrificati. Ognuno di noi, caro professore, è alla mercè di un aneurisma, di una embolia, I che ci può uccidere nel giro rapido di un se­condo. Può anche darsi che, ritornando a Parigi, le nostre automobili vadano a frantumarsi contro gli alberi. Può darsi ancora che questa i notte un terribile terremoto distrugga Parigi. ; Può darsi ancora che questa medesima notte un orribile assassino venga a sgozzarci durante il sonno. Chi lo sa?

La signora Omfreville   - (cercando di sorride­re) Le vostre prospettive di avvenire sono molto divertenti.

Il Ministro                     - Io non predico niente, cara signora. Io non sono personalmente iettatore. Se I lo fossi, i miei concittadini non mi avrebbero eletto deputato. Io spero invece che a noi per­sonalmente non,succederà nulla... Lo spero... Ma riconoscete, in via teorica, che tutto è possibile,

Durandal                       - Se si pensasse continuamente a tutto ciò che è possibile, non si respirerebbe più.

La moglie del Ministro           - Non dico di pen­sarci sempre; ma di pensarci qualche volta. Per il giorno in cui si decide di fare un'assicura­zione sulla vita.

                                      - (A forza di propositi allegri del genere, il pranzo finisce. Gelati. Frutta. Quasi tutù rifiu­tano il dolce, come se fosse avvelenato. La con­versazione non trova il modo di riaccendersi. Fi­nalmente il supplizio termina e si passa in salone, dove è servito il caffè).

La signora Omfreville   - Carentin, una tazza di caffè?

Carentin                        - Volentieri, ma a condizione che mi lasciate andar via fra due minuti. Ho pro­messo a mia moglie che sarei tornato a casa presto, per avere sue notizie.

La signora Omfreville   - Ma certo!

Carentin                        - Siete una padrona di casa sempli­cemente adorabile. E scommetto che mi permet­terete persino di andarmene senza dire arrive­derci a nessuno.

La signora Omfreville   - Inteso, ma voi pro­mettetemi a vostra volta di non fare della velo­cità con la vostra vettura nel tornare a casa.

Carentin                        - Sapete bene che io sono l'auto­mobilista più prudente del mondo!

La signora Omfreville   - Allora arrivederci e tanti saluti alla vostra signora. Ditele che do­mani passerò da lei. (Carentin bacia la mano della signora Omfreville e se la svigna. Tuttavia la sua partenza non riesce a passare inosservata, perché due minuti dopo gli invitati odono un brontolio di motore).

Omfreville                     - (sottovoce, a sua moglie) Il pranzo è stata una catastrofe. Si debbono essere accorti che eravamo in tredici. Non si è parlato che di iettatura.

La signora Omfreville   - Cercherò di orga­nizzare qualcosa di allegro. (/ due coniugi cir­colano fra i loro ospiti e cercano di far gradire delle storie allegre, ma tutti naturalmente le conoscono già. Come se la Fatalità volasse nell'aria, la conversazione fa sempre ritorno ai sog­getti più lugubri. A un tratto un domestico dal volto agitato entra nel salone e invita Omfreville a uscire. Pochi minuti dopo ritorna nel salone con la faccia sconvolta).

Omfreville                     - Amici miei, una notizia terribile... Mi hanno telefonato proprio in questo momento... Carentin ha avuto un incidente automobilistico a un chilometro da qui. Ho man­dato il mio chauffeur... Professore Durandal, posso pregarvi di seguirmi?

Durandal                       - Ma certo... Il tempo di andare a prendere la valigia dei ferri nella mia vettura e sono da voi.

La signora Omfreville   - (sottovoce a suo ma­rito) Si tratta di cosa grave?

Omfreville                     - Al telefono non hanno saputo precisarmi nulla. In ogni modo ho dato ordine di portarlo qui. Fai immediatamente preparare una camera e telefona alla moglie che suo panfilo passerà la notte da noi. Insomma, trova un pretesto qualsiasi. (Si precipita fuori del salone, insieme al chirurgo).

Il Ministro                     - (a sua moglie) Lo vedi che mi sono ingannato? Ero sicuro che sarebbe succeduto qualche cosa.

Peridoine                       - Esattamente la stessa cosa che è succeduto ai miei due colleghi. La stessa cosa...

                                      - (/ mormorii continuano. Cinque minuti dopo, si sente il brontolio di una vettura. Si sentono porte che si chiudono e alcuni passi lungo le scale. Tutti nel salone fanno silenzio, per udire meglio ciò che accade. Finalmente la signora Omfreville apre la porta del salone).

Il Ministro                     - (precipitandosi) Ebbene, che cosa succede?

La signora Omfreville   - (estremamente ner­vosa) Non so... Credo che sia ferito alla te­sta, ma non credo che si tratti di cosa grave... Per fortuna, il professore Durandal era qui.

Omfreville                     - (un po' più calmo di sua moglie, ma molto pallido) Sentite, amici miei, io sono letteralmente desolato di questa tragica avven­tura e penso che voi serberete di questa serata un cattivo ricordo.

Il Ministro                     - Andiamo... La colpa non è mica vostra... Ma spero che si riuscirà a sal­varlo.

Omfreville                     - Naturalmente... Non credo che si tratti di cosa importante. La vettura ha urtato in un albero. Carentin è caduto sui vetri rotti. Ecco perché ha perso molto sangue... Ma Du­randal esclude che ci sia frattura. Del resto, ecco il professore!

Durandal                       - (rientrando) Ecco...

Omfreville                     - (avidamente) Ebbene, profes­sore, che cosa è successo esattamente?

Durandal                       - Prima di tutto, l'ho fatto rin­venire con del cognac. Poi gli ho medicato le ferite alla testa e ho fatto cessare l'emorragia. Non c'è stata frattura di cranio. Qualche con­tusione sul corpo, ma senza eccessiva gravità. Ma il colpo è stato forte e ci vorranno alcuni giorni di assoluto riposo. Naturalmente, possono poi sopraggiungere delle complicazioni, possono esserci delle lesioni interne. Tutto è possibile, però non è molto probabile che queste lesioni interne ci siano effettivamente.

                                      - (La dichiarazione di Durando}, sebbene for­mulata con voce molto gelida, rassicura un po' tutti. Si sentono dei sospiri di sollievo. Tutti, senza volerlo, pensano con gioia alla supersti­zione dei tredici a tavola, secondo la quale bar sta il verificarsi dì una sola disgrazia, anche non molto grave, per eliminare per sempre l'influen­za nefasta. La legge dei tredici a tavola ha quin­di già avuto in Carentin la sua vittima. Quindi, più nulla da temere. Questo pensiero riscalda un poco gli animi).

Omfreville                     - Professore, sono desolato di avervi costretto a lavorare in casa mia. In com­penso, accettate un buon cognac e un sigaro.

Durandal                       - Con vero piacere.

Il Ministro                     - (amabile) Sento anch'io in questo momento una viva simpatia per le qua­lità intrinseche del vostro cognac.

La signora Omfreville   - Liquori per tutti!

Durandal                       - (bevendo il cognac e fumando il sigaro) Non bisogna mai esagerare, nella vita. Gli accidenti automobilistici sono la cosa più frequente di questo mondo. Del resto, Carentin se la caverà con poco. D'altra parte, la colpa è anche un po' sua. Non si circola impunemente lungo le strade ad una velocità da nevrastenico e con un bolide come quello di Carentin. Lui stesso se n'è reso conto, quando ha aperto ali occhi e quando ha compreso la situazione. Era un po' indebolito dall'urto, ma ha avuto la for­za di dirmi: ce Professore, non sarà nulla. Fate le mie scuse alla padrona di casa e soprattutto non voglio che, per colpa mia, la serata diventi triste ».

Il Ministro                     - (con gaiezza) Che pensiero gen­tile! Bravo Carentin!... Propongo di bere an­cora un cognac alla sua salute.

La signora Omfreville   - Carentin è ecces­sivamente coraggioso per temperamento. D'al­tra parte, in guerra, ha avuto tre medaglie per le sue tre ferite.

Il Ministro                     - (sempre più sollevato) Ma al­lora è una specie di professionista dell'eroismo,

Durandal                       - A proposito di guerra e di eroi, mi ricordo di un vecchio colonnello che ho operato nel 1915. Il colonnello aveva avuto l'arteria femorale spezzata da una pallottola e ho dovuto amputargli la gamba destra. Il colonnello sop­portò l'operazione con un coraggio impressio­nante, ma un'ora dopo l'amputazione, lo trovai sul letto che singhiozzava come un bambino. Cercai di consolarlo, di dirgli delle buone pa­role; ma il colonnello rispose: « E' spaventoso... Otto giorni fa mi ero comperato un magnifico paio di stivaloni... Una meraviglia... Che cosa ne farò adesso che non servono più?... Duecento franchi buttati via!...

Il Ministro                     - (scoppiando a ridere) E'' gra-ziosissimo. Delizioso!... E adesso voglio raccon­tarvi qualcosa anch'io. Uno dei miei elettori mi aveva pregato di mettere a posto suo figlio. Offrii un posto negli uffici del Ministero della Marina. Non appena mi udì pronunciare la parola ce ma­rina», il povero padre esclamò: ce Per carità, Qualunque posto, purché non si tratti di marina, n famiglia soffriamo tutti di mal di mare ».

Peridoine                       - Divertentissima. Del resto, un mio amico egittologo ha avuto una volta un'av­ventura che mi ricorda un poco l'accidente che è capitato a Carentin. Il mio amico, facendo de­gli scavi, trovò un magnifico sarcofago contenen­te una mummia di circa trenta secoli or sono. Nel disfare le bende della testa, si accorse che la mummia aveva una piaga sulla fronte. Nella piaga c'era una scheggia di vetro d'automobile, ì, d'automobile! Naturalmente, l'egittologo concluse che la mummia doveva essere morta in un accidente automobilistico dell'epoca e si ac­cinse a fare un rapporto della sua sensazionale scoperta. L'automobile dei faraoni!... C'era di che alimentare i giornali di tutto il mondo per un mese di seguito. Quando poi seppe che gli era stato fatto uno scherzo, il mio amico diventò furioso. Infatti era accaduto semplicemente questo; la mummia era stata portata nelle località degli scavi su un'automobile. Durante il tras­porto era accaduto un accidente e una scheggia di vetro si era conficcata nella testa della mum­mia. L'egittologo dovette riconoscere che la sua scoperta era un po' meno sensazionale di quan­to aveva in un primo tempo supposto. Mi ri­cordo che all'Accademia abbiamo riso molto della cosa.

Durandal                       - Il caso di Carentin non ha di comune, con quello del vostro egittologo, che l'automobile... Eppure poco fa, quando ho vi­sto Carentin tutto pallido, steso sul letto, mi so­no ricordato, chissà poi perché, subcoscienza probabilmente, di quei cadaveri con i quali fa­tavamo tanti simpatici scherzi, quando eravamo studenti di anatomia. Per fortuna, Carentin si è affrettato a rinvenire e ad aprire gli occhi. Altrimenti, a forza di ricordarmi allegramente dei miei anni di università e dei miei studi di anatomia, avrei finito, senza accorgermene, col tagliargli una mano, per farne uno di quei gra-ziosissimi scherzetti, che erano la gioia di tutti gli studenti della mia epoca. Ma ripeto, per for­tuna Carentin ha aperto subito gli occhi.

Il Ministro                     - (ridendo) Sarebbe stato poco grazioso per Carentin. Già, voialtri medici a-mate molto gli scherzi di carattere macabro. Del resto, gli scherzi macabri sono macabri, ma so­no anche degli scherzi. Carentin è un amico molto simpatico, ma fra parentesi, quello che è capitato gli spettava. Noi abbiamo parlato poco fa di superstizione. Ebbene, voi sapete meglio di me che in tutte le superstizioni si ammette che una vittima sola è sufficiente per calmare l'ira degli dèi. Non è vero?

Peridoine                       - Verissimo. Una vittima basta a mettere in fuga l'influenza malefica. E' talmente vero che in tutte le religioni, egiziana, greca o latina, si offriva una vittima, una sola, per cal­mare gli dèi. Bisogna ritenere che con una vit­tima, una sola, gli dèi si calmassero effettivamente, perché questo sistema della vittima unioa ha resistito ai secoli.

La signora Omfreville   - E noi poco fa, con i nostri discorsi sulla superstizione, abbiamo probabilmente irritato gii dèi. Carentin, poveretto, non è stato quindi che la vittima espiatoria. Povero Carentin!

Peridoine                       - Perché, povero Carentin? An­zi... il ruolo della vittima da offrire agli dèi era molto onorifico. Lo si dava quasi sempre a una ragazza vergine e di rara bellezza op­pure a una pecora di grande valore. In fondo, è molto lusinghiero per Carentin, essere parago. nato a Ifigenia.

Il Ministro                     - (ridendo rumorosamente) Ifigenia Carentin... Delizioso!... In questo caso Omfreville sarebbe Agamennone... E io, pro­babilmente, sarei Menelao...

La moglie del Ministro           - Preferisco essere paragonata a Elena che al cavallo di Troia.

Il Ministro                     - Sempre vanitose le donne!... Non temere, cara, non ti ho mai preso per un cavallo di legno.

Omfreville                     - Questa scena mitologica è de­liziosa... Signor Ministro, voi siete senza dub­bio un uomo di molto spirito.

Il Ministro                     - Quando si è ministri, biso­gna averne un poco, non foss'altro per poter rispondere sorridendo alle interpellanze.

La bella signora Moreau         - Martedì scorso ero alla Camera, quando avete così genialmente risposto ai deputati comunisti.

La moglie del Ministro           - Il deputato comunista ha rimproverato a Gastone di consu­mare troppo carbone per le corazzate. E Ga­stone ha risposto: « Evidentemente, una flotta con il riscaldamento centrale sarebbe molto più economica ». (Tutti ridono).

Il Ministro                     - E adesso voglio raccontarvi l'ultima storiella ebrea: un capolavoro. Dunque, Levi incontra Isacco e gli dice: Ho fatto un magnifico affare... (Il resto della storiella si perde fra le risate).

Omfreville                     - Facciamo troppo chiasso... Non dimentichiamoci che Carentin sta dormen­do nella stanza disopra.

Il Ministro                     - E' vero!... L'avevo comple­tamente dimenticato... Povero Carentin!... Si vede che è destinato a fare sempre da vittima espiatoria... A proposito, amici miei, avete no­tato che a tavola eravamo tredici?

Tutti                              - (quasi in coro) Ancora di queste stu­pidaggini di superstizioni!... Andiamo!... Non ci credono che le serve di provincia... Sentite piuttosto l'ultima storia marsigliese che si rac­conta... Marius, dice a Olive... (Risate frene­tiche. La serata continua fra la massima allegria)

FINE

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