UCCELLI NERI
Titolo originale: "Cernye Pticy"
Dramma in tre atti
di NICOLAJ POGODIN
Versione italiana di MILLY DE MONTICELLI
PERSONAGGI
PERVOZVNOV
OSKLKOV
VALENTIN OSIPOVIC KRUTOJROV
ANNA IVNOVNA
EVGNIJ OSIPOVIC
ANDREJ
MRIJA MICHJLOVNA
UN UFFICIALE DEL SERVIZIO SEGRETO
NINA
KAPKA
KORMLICYN
ZIO SANJA
L'azione si svolge negli anni dal 1948 al 1956. Tra il primo e il secondo atto intercorrono otto anni.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
QUADRO PRIMO
Una panchina in un vecchio parco davanti a un grande edificio di pietra. Andrej, poi Zio Sanja.
Andrei - (estraendo dalla tasca un pacchetto di sigarette vuoto) Finite... E nessuno a cui chiederne! (Compare Zio Sanja) Oh, Zio Sanja, dammi una sigaretta.
Zio Sanja - Io fumo le "Sver".
Andrej - E io cosa fumo?... Avanti dammene una. (Accendono)
Zio Sanja - Che stai a fare qui con questo tempaccio? E cosi vestito. Ti prenderai un raffreddore!
Andrej - Io, caro mio, il raffreddore l'ho preso per l'eternit, a quanto pare.
Zio Sanja - Che faccia hai oggi... non ti si riconosce pi. T' successo qualche guaio?
Andrej - Il fatto , caro il mio zio Sanja, che m'hanno buttato fuori dall'istituto: io non sono necessario a nessuno, sono un elemento negativo, un nemico del popolo in potenza. Non ti fa ridere?
Zio Sanja - Non scherzare.
Andrej - Non sto scherzando.
Zio Sanja - a causa di tuo padre?
Andrej - Si. Io pensavo che tutto ormai fosse passato, dimenticato. E invece no, non han dimenticato niente. Del resto la colpa mia. Non dovevo chiacchierare tanto con gli amici.
Zio Sanja - Questo vero. Tuo padre non era cattivo, per...
Andrej - Lo so.
Zio Sanja - Cosa sai?,.. Eri piccolo, a quei tempi.
Andrej - So tutto di mio padre.
Zio Sanja - Son cose... Comunque, non devi scoraggiarti.
Andrej - quel che sto cercando di fare.
Zio Sanja - Che intenzioni hai...
Andrej - Pensavo di arruolarmi per i lavori invernali nel Nord. Ma temo che non mi prenderanno.
Zio Sanja - E no, non ti prenderanno.
Andrej - E in fabbrica? Neanche li mi prenderanno?
Zio Sanja - No, neanche in fabbrica.
Andrej - E allora cosa devo fare? Una corda da impiccarmi, quella me la daranno?
Zio Sanja - Non gridare. E togliti dalla testa scemenze simili. Sei giovane, robusto... in un modo o nell'altro te la caverai. Abbi solo un po' di pazienza... anche il Signore ne ha avuta e ha ordinato anche a noi di averne.
Andrej - S, il Signore... Tu sei bravo a parlare. Il tuo posto nella vita ce l'hai, sei il portiere della nostra casa. Per me no, posto non ce n'. E mi vieni a parlare di raffreddore: magari me ne prendessi uno da creparci!
Zio Sanja - Non dire stupidaggini. E una bella disgrazia, certo, una cosa che brucia, lo capisco, ma... Senti, andr a parlare con certi miei parenti. Sono dei pezzi grossi. Be', non proprio grossi, comunque... Forse loro ti sistemeranno.
Andrej - Grazie, zio Sanja. Cosa mai si pu fare se non ti d una spintarella qualche pezzo grosso!
Zio Sanja - Ecco come sei tu... Togliti dalla testa certe stupidaggini invece. Va' a casa e aspetta. Vuoi delle sigarette?
Andrej - E tu non hai paura?
Zio Sanja - Non fare lo stupido!
Andrej - Va bene, dammele. Grazie, zio Sanja.
Zio Sanja - Allora intesi: va' a casa e aspetta... (Esce)
Andrej - (solo) Ieri eri uno studente, ti davano perfino dei premi per il profitto, eri nel "Komsoml"... ed ecco che di colpo ti trovi davanti un muro e se ne va tutto al diavolo... In che anno siamo?... Non riesco a ricordarmi pi niente. Nel quarantotto, si... nel cinquantadue avrei dovuto finire l'Istituto. E adesso non ho la minima idea di cosa fare. Ho paura! (Si guarda attorno) Eccoli che arrivano... Il paparino con la sua cara figliola... La cara Nina! stata lei, la carissima Nina, a rovinarmi, a distruggermi. E perch poi?... Almeno me l'avesse detto prima, mi avesse spiegato. E invece no, subito via di corsa a fare il suo rapporto. Che cosa gliene verr in tasca a lei poi: che non mi lasceranno finire gli studi e che sar rovinato per tutta la vita. Non ne verr in tasca niente a nessuno. (Entrano Krutojrov e Nina)
Krutojrov - In quali grandiosi sogni sei perduto, eroe?
Andrej - Sogni! Sarebbe bello, ma non mi vengono!
Krutojrov - in casa Mrija Michjlovna?
Andrej - E da stamattina che son fuori.
Krutojrov - Tu fumi troppo, giovanotto.
Andrej - Son gli altri che mi fan fumare,
Krutojrov - Gli altri... Di, piuttosto la tua stupidit.
Andrej - Ma la fonte della stupidit sono gli uomini... e di qualcosa di peggio, anche.
Krutojrov - Buona questa filosofia fatta in casa. Del resto, tu, bel tipo, sei uno specialista in materia. Quindi avanti, prego, esibisciti pure... Vieni a trovarci oggi. (Esce)
Andrej - Grazie per l'invito. Nina puoi farmi l'onore di fermarti un momento?
Nina - Certamente. (Pausa) Ma di' qualcosa, almeno!
Andrej - E spaventoso il modo in cui iniziamo la nostra vita, Nina... Non trovi?
Nina - Dici in generale, o personalmente?
Andrej - No, non un discorso generico. Dico come viviamo noi... io... te...
Nina - Ma da dove ti saltan fuori queste idee funeree?
Andrej - Tu non te lo immagini?
Nina - Mi sembra che esageri un po'.
Andrej - Vuoi che ti racconti come fu arrestato mio padre?
Nina - Andrja... Perch?
Andrej - Cos... interessante... Non aver paura, non mi fa pi soffrire. Le cose andarono cosi: a quell'epoca noi vivevamo nella stessa casa, proprio come adesso. Una domenica io stavo facendo i compiti a casa nostra, nella sala da pranzo, e mio padre stava pulendo una pistola che gli avevano regalato all'arsenale.
Nina - Tuo padre lavorava anche per l'esercito?
Andrej - Faceva delle consulenze. Ne aveva un sacco allora. Cos, dicevo, stavo facendo i compiti. D'un tratto entr tuo padre e chiese un bicchierino di vodka. Disse che era di cattivo umore. Disse anche altre cose che non ricordo pi. La notte seguente fui svegliato dal pianto della mamma, mentre stavano portando via pap...
Nina - Non capisco che cosa serva continuare a rovistare nel passato. Quel che successo nel trentasette... un tristissimo argomento... ci sono state anche lezioni a scuola in proposito. Ti consiglio di non pensarci pi.
Andrej - E se sono gli altri a ricordarmelo, allora cosa mi consigli?
Nina - Chi "gli altri"? Parla pi chiaramente.
Andrej - Aspetta un momento, non aver tanta fretta. Lasciami finire. Poco tempo fa ho trovato una cartella con delle carte di mio padre. Una specie di diario, brutte copie di lettere, testi di relazioni, di memorandum per il governo. Ho letto un po' di tutto. E mi sono detto che non avrei mai rinnegato mio padre, vivo o morto che sia. Sono convinto che sia un uomo onesto.
Nina - Questo, forse ti fa onore.
Andrej - Onore... perch dire ipocrisie, Nina?
Nina - Ho detto... "forse".
Andrej - Questo "onore" intanto mi manda in malora.
Nina - Stupidaggini. Sai bene che "i figli non rispondono delle colpe dei padri".
Andrej - Ma quando i figli vanno in giro a dire che i loro padri sono innocenti e che li hanno condannati senza la minima colpa, allora i figli oltre a rispondere delle colpe dei padri rispondono anche della loro di difenderli.
Nina - Scusami, ma questi discorsi mi irritano. Sei andato male in fisica, e ora c' il pericolo che ti espellano... E tu, adesso, vai in cerca di qualche ragione immaginaria...
Andrej - Tutto successo perch ho preso le difese di mio padre, un "nemico del popolo". Lo sai meglio di me.
Nina - Io? Io non so niente... Ma posso parlarne con i membri dell'ufficio del comitato regionale del "Komsoml".
Andrej - E perch mai? L'hai gi fatto!
Nina - L'ho gi fatto?... Pu anche darsi che abbia davvero gi parlato con loro, ma a che proposito?
Andrej - A proposito del fatto che io non rinnego mio padre, un "nemico del popolo". Ho parlato solo con te< di quelle carte. E tu... tu sai bene quello che hai fatto poi. Dimmi solo, perch! (Nina scoppia in lacrime)
Nina - Io sono membro dell'ufficio del comitato regionale.
Andrej - Questo proprio non riesco a capirlo.
Nina - Quando diventerai grande lo capirai.
Andrej - M' passata la voglia di diventar grande. Nina hai fatto una brutta cosa.
Nina - Era il mio dovere, Andrej.
Andrej - Il dovere, sempre il dovere... Il dovere di una persona quello di denunciare i veri delinquenti. Ma che delinquente sono io? Che delitto ho commesso? Pensa un po', sono venuto a raccontarti l'impressione che avevano prodotto su di me le carte di mio padre! E tu ne hai fatto una mostruosit, hai pronunciato un discorso alla riunione, hai richiesto la mia espulsione formalmente... Chi ti ha spinto a farlo? Nessuno.
Nina - Andrej, cerca di liberarti dello snobismo intellettuale che sempre stato la tua caratteristica. Altrimenti non so quali altre enormit arriverai a dire.
Andrej - Non cercare di farmi paura! Non c' pi niente che possa farmi paura: peggio di cosi non mi potrei sentire. Non credo alla tua amicizia.
Nina - Smettila, smettila.. Viviamo in tempi duri.
Andrej - Tempi duri. Sono gli uomini che fanno i tempi... io... te... e migliaia d'altri come noi.
Nina - Sei semplicemente un borghesuccio risentito.
Andrej - Basta, Nina! Ho capito esattamente come stanno le cose. Battermi contro di te non posso, e vendicarsi non avrebbe nessun senso. Ma perlomeno non facciamo finta di essere amici. Tu amici non ne avrai mai, amici come me, intendo, che possano pensare di confidarti ogni loro pensiero... Non ne avrai mai. (Entra Kormlicyn)
Kormlicyn - Andriuska, aiutami a portare fin su a casa mia questi sacchi. Ho qui dei meloni dolci come il miele.
Andrej - Ma perch cosi tanti, Kormlicyn?
Kormilicyn - Perch? Ce li mangeremo noi! Vero, Nmocka? Durante il mio giro son passato da Tasknt. L di meloni come questi ce n' a montagne e costano una kopeka l'uno. (Andrej solleva i sacchi) Forza, forza, che roba da niente, se no chi ti vede dice che a lavorare sei un bambino, ma quando l'ora di mangiare un uomo intero. Bisogna mettere la testa a posto Andrjuska. Lavora, lavora, che con me si va sul sicuro. Questa merce che va via in un batter d'occhio (Andrej e Kormlicyn escono. Entra Kapka)
Kapka - Nink, sei tu? Cosa fai qui in giardino con un tempaccio come questo? Ti fa soffrire, Nink? Ascoltami, lascialo perdere. Non ne vale la pena.
Nina - Lasciami stare, nonna Kapa.
Kapka - Nonna Kapa?... Gli uomini che se ne intendono mi danno si e no trentacinque anni, e lei "nonna Kapa". Nina, lo so bene che tutto il vostro istituto mi chiama Kapka, io sono una donna alla buona, senza pretese. (Ride) Senti parlare di me, eh?
Nina - Cosa?... Ancora?
Kapka - Ho dato un altro colpetto d'acceleratore... Cosa c' di strano? La guerra mi ha rovinato, cara Nina. Durante la guerra avevo un forno e mi sono guastata. E ora cosa posso fare? Sono una donna anziana, non mi manca niente... Mio marito direttore di un vagone ristorante. Vivi, divertiti! Ma come vuoi divertirti?...
Nina - arrivato vostro marito. Ha portato dei meloni da Taskent.
Kapka - arrivato? Buon pro gli faccia... me ne importa tanto di lui. Entre n, Ninocka, mi del tutto indifferente. un uomo cos poco intellettuale... Io vivo come se non ci fosse... Come mi trovi? Non mi sta bene questo vestito? Dimmelo sinceramente!
Nina - Lasciami stare, nonna Kapa.
Kapka - Ma la vuoi smettere con questa tua... con questa tua... boria? L'idealista! Va l che ti conosco io, Nink! E ti far scomparire sai... Mi sono comperata una treccia. Guarda, (tira fuori una treccia da una valigetta) una treccia di capelli veri e proprio del mio colore. Un sogno... Basta attaccarsi in testa questa coda e si ringiovanisce di settantanni. Potessi vivere tu anche solo un'ora come vive Kapka. E invece te ne stai qui in giardino con questo tempaccio... Andiamo a mangiare il melone. Ti dar un liquorino e poi mi aiuterai a mettere la treccia. Ci faremo quattro risate.
Nina - Sono di cattivo umore.
Kapka - Peccato... vorr dire che la treccia me la metter da sola... muoio dalla voglia. Ma perch di cattivo umore? Non capisco. Io sono sempre di buon umore... sono contenta di tutto. Rispetto e onoro il potere sovietico. Non come questi rompiscatole-questi "intellettuali", Mrija Michjlovna e anche il tuo Andriska, dio ne liberi. Come mai, quella, l'hanno lasciata qui? Non questo il suo posto... Ma, pazienza, resti pure, io non voglio male a nessuno. Sono contenta di tutto. (Esce)
Nina - (sola) Ho fatto bene. Che senso c' a frugarsi nell'anima?
QUADRO SECONDO
Sala da pranzo nell'appartamento dei Pervozvnov.
Evgnij sipović - (solo) Sto aspettandola! Sembrano due parole comunissime, e invece che significato, che valore, che gioia e che speranza racchiudono per me queste due parole. Sto aspettandola... (Entra Krutojrov)
Krutojrov - Evgnij, sei proprio tu? Possibile!?
Evgnij sipović - Non riconosci neanche tuo fratello!
Krutojrov - Un fratello che arriva e non va dal fratello, ma in casa di estranei. Eppure le porte sono vicine. Forse ti sei sbagliato.
Evgnij sipović - No, non mi sono sbagliato. (Si baciano)
Krutojrov - Io e mia moglie appunto pensavamo...
Evgnij sipović - Cosa pensavate?
Krutojrov - Pensavamo: "Ma perch mai il nostro Evgnij sipović la tira tanto in lungo? molto ormai che ha perso la sua famiglia, bisogna che le ferite si cicatrizzano. Ha un'ottima posizione, ma solo. E perch mai? Be', non voglio farti un interrogatorio.
Evgnij sipović - Non ce n' bisogno, te lo dico subito senza tante storie: sono innamorato di questa donna. Ho aspettato tre anni e ora...
Krutojrov - Ne sono felicissimo... felicissimo per te e per lei.
Evgnij sipović - Be', vuoi che andiamo da te, o ci sediamo un po' qui?
Krutojrov - Sediamoci pure qui... (tra s) Nessuno sa quanto io detesti questa stanza.
Evgnij sipović - Te ne stai zitto, Valentin? Pensa, pensa pure...
Krutojrov - (tra s) Fu proprio qui che vidi Aleksndr Valerinovic l'ultima volta. Questi penosi pensieri continuano a tornarmi alla mente. Detesto questo ricordo!
Evgnij sipović - (tra s) Certe volte mi viene da pensare che sia stato lui a far arrestare Pervozvnov. No, non pu essere. troppo sciocco per fare delle porcherie simili. Troppo sciocco, pieno di senso pratico e di piccole vilt. Sei proprio insignificante, caro fratellino mio... anche d'aspetto! Sembra che abbia appena ingoiato del chinino. Eh, Valja, Valja, cosa vivi a fare? (Forte) A che cosa stai pensando, eh?
Krutojrov - Pensavo che proprio in questa stanza, dieci anni fa, ho visto per l'ultima volta Pervozvnov.
Evgnij sipović - E allora?
Krutojrov - Sono ricordi penosi, ecco tutto. Perch mi fissi a quel modo, Evgnij?
Evgnij sipović - Stavo pensando a te, Valja... Per che cosa vivi tu?
Krutojrov - Una domanda stupida, se mi permetti.
Evgnij sipović - Se non ci fosse stata la rivoluzione di ottobre, Valentin, saresti diventato un mugnaio. Saresti vissuto del pane altrui, non di quello guadagnato col sudore della tua fronte...
Krutojrov - 2enja, puoi ascoltarmi un momento seriamente?
Evgnij sipović - Nessuno pi attento di me.
Krutojrov - Avresti dovuto fare il poeta.
Evgnij sipović - E tu il mugnaio.
Krutojrov - Smettila con questo scherzo. Perch poi il mugnaio?
Evgnij sipović - Perch tu non sei un poeta.
Krutojrov - Sposa Mrija Michjlovna. Mi farebbe molto piacere, non finirei mai di approvarlo.
Evgnij sipović - Bene. Ma che vantaggi ne avresti?
Krutojrov - Tu, ne avresti dei vantaggi, non io.
Evgnij sipović - E no, non pu essere, tu, nella tua vita non pensi che a una persona sola, che proteggi amorosamente, difendi, veneri: a te stesso. E anche ora, naturalmente, devi avere un interesse, solo che, per il momento, non riesco a capire quale.
Krutojrov - Te lo dico subito. Desidero che Mrija Michjlovna abbia la felicit che si merita. Ecco il mio interesse.
Evgnij sipović - E tu sai quel che le occorre per essere felice?
Krutojrov - Un uomo all'altezza della sua intelligenza. Lei non riesce a sopportare gli stupidi... E poi, un uomo energico, dinamico, vivo... e con una buona posizione.
Evgnij sipović - Oh! Non so lei, ma certo per te, la posizione prima di tutto!
Krutojrov - Senti, Evgnij, la vuoi smettere? Sempre punzecchiature, sempre critiche... offensivo... Tu sei una persona importante e io un povero diavolo, ma non si pu guardare cosi dall'alto il proprio fratello. umiliante, impedisce la confidenza reciproca. I miei difetti... dilli. Mi sforzer di correggermi,
Evgnij sipović - Solo la fossa raddrizza il gobbo...
Krutojrov - Ma dove sono gobbo?
Evgnij sipović - Nell'anima.
Krutojrov - Degnati di spiegare al popolo. Sai che mi sono fatto strada da solo.
Evgnij sipović - Per l'appunto... C' gente che si fa strada e altra, che si fa furba. I furbi sono sempre inquieti al pensiero che prima o poi possano essere scoperti e cacciati. Anche tu sei sempre inquieto. Tieni a mente, Valja, le preoccupazioni fanno invecchiare prima del tempo. Tu morirai prima del tempo.
Krutojrov - Io ti parlo seriamente e tu fai dello spirito.
Evgnij sipović - Il guaio che sto parlando anche troppo seriamente.
Krutojrov - Ma perch diavolo avrei fatto il furbo? Sai bene che la laurea di professore me la sono conquistata con le mie forze.
Evgnij sipović - Ma che razza di professore sei, Valja? La laurea ce l'hai, d'accordo, ma la cultura? Eppure il tuo lavoro Io svolgi in modo ineccepibile: tu sei sempre stato ineccepibile... sempre in evidenza... sempre in cover-coat. Ma anche in questo, vedi, non riesci a stare al passo: (indica l'abito) roba che non si porta pi!
Krutojrov - Ti sopporto soltanto perch sei tu. Ma fammi almeno il piacere di spiegarmi cosa significa per te che non riesco a stare al passo!
Evgnij sipović - Ah, ho trovato il punto debole, finalmente, ti ho toccato nel vivo!
Krutojrov - Punto debole un corno. Te lo ripeto: sono un uomo modesto, che per ha sempre marciato nelle prime file. Ma basta con questi discorsi. Dimmi piuttosto da dove vieni.
Evgnij sipović - Sempre dallo stesso posto. Ma probabilmente presto verr trasferito.
Krutojrov - Come al solito: gli altri vengono dimessi da un posto per essere abbassati di grado, per punizione e tu invece... Ogni trasferimento una promozione! Che sar mai, Stalin che ti vuol tanto bene?
Evgnij sipović - Stalin non vuol bene a nessuno!
Krutojrov - La pensi in modo libero, anche, e... pericoloso.
Evgnij sipović - E tu... Non pensi?
Krutojrov - Senja, smettila con la tua ironia. Veramente! Ci vediamo cosi di raro... Sarebbe bello parlare un po' a cuore aperto.
Evgnij sipović - E di che? Dei nostri pensieri, naturalmente. Avanti, parliamone. Sentine uno: non sei stato tu, per caso, a mandare in prigione il professor Pervozvnov?
Krutojrov - Ma di chi parli?... Cosa dici?
Evgnij sipović - Parlo del marito di Mrija Michjlovna.
Krutojrov - Ma una domanda da fare? Come puoi pensare una cosa simile?! Ritorna in te, ricorda in casa di chi sei! E perch, poi?
Evgnij sipović - Ti dir io il perch... Se sei stato tu a mandare in Siberia il marito di Marija Michjlovna, la mia felicit con lei diventerebbe incerta, se non addirittura indecente.
Krutojrov - Che sottigliezze!
Evgnij sipović - Qui non s tratta di sottigliezze ma semplicemente di un po' di pudore.
Krutojrov - Non aver paura, non ho fatto andare in galera nessuno. Come t' potuta venire in testa un'idea simile? un'offesa.
Evgnij sipović - Non offenderti, Valentin, ma vedi, tutta la tua disgrazia consiste nel fatto che non conosci la differenza tra lealt e subordinazione. Il tuo spirito di subordinazione avrebbe anche potuto portarti a questo... Non offenderti, fa parte del tuo carattere.
Krutojrov - E anche del tuo. Dimentichi che siamo fratelli.
Evgnij sipović - Gi, fratelli.. E con questo?
Krutojrov - facile parlare quando si occupano posti di comando. Semidei! Provati un po' a metterti al mio posto, nelle condizioni di un subalterno!
Evgnij sipović - Aspetta un momento... Tempo fa m'hai scritto che Pervozvnov era morto.
Krutojrov - S.
Evgnij sipović - Ne sei veramente sicuro?
Krutojrov - Ha tentato di fuggire dal suo campo...
Evgnij sipović - Come mai lei non ne sa nulla? Gliel'hai tenuto nascosto?
Krutojrov - Al contrario. L'ho preparata alla notizia, ho cercato di farglielo capire... Ma lo sa che sei arrivato, che sei qui?
Evgnij sipović - S, lo sa.
Krutojrov - Che strana donna! Sa che sei qui, ma sar lo stesso l'ultima a uscire dall'ufficio! Proprio un esempio di attaccamento al dovere. D'altra parte, proprio per questo tanto apprezzata dai superiori. Il ministro in persona le affida la redazione della corrispondenza pi importante.
Evgnij sipović - Tu certo non lo faresti!
Krutojrov - E va bene, sfogati pure sul sottoscritto... Ha la schiena larga lui e sopporter tutto. Sarebbe proprio bello se voi due vi sposaste. Per te, sarebbe ora, e anche per lei, dopo tante tribolazioni... santa anima russa!
Evgnij sipović - Sei sempre pieno di sorprese tu, Valentin. Ma tutto sommato resti un simpaticone straordinario.
Krutojrov - Come, come?
Evgnij sipović - Un simpaticone! (Entra Mrija Michjlovna)
Mrija Michjlovna - Oh, buon giorno! Perch cosi stupiti? Buongiorno Evgnij sipović. Sono veramente lieta di vederla. Come mai siete qui? Andiamo a pranzo oppure gi ora di cena?
Krutojrov - Scusi, Mrija Michjlovna, io devo andare. Ma prima voglio la sua parola d'onore che oggi sar nostra ospite. Festeggeremo l'arrivo di mio fratello.
Mrija Michjlovna - Non ho nulla in contrario, ma dove vuole scappare? Avr come al solito tre sedute contemporaneamente!
Krutojrov - Non me ne parli! Vado. Allora vi aspettiamo.
Mrija Michjlovna - Bene... Verremo... (Krutojrov esce. Una pausa) Ah, Evgnij sipović, Evgnij sipovic... Ecco giunto per lei quel famoso "terribile momento", dell'omonima lacrimosissima romanza di Ciajkvskij: "O mi immergerai un pugnale nel cuore, oppure..." Come continua? Lei dovrebbe conoscere questo genere di romanze! Sono nel suo gusto.
Evgnij sipović - Come mai tanto in vena di scherzare?
Mrija Michjlovna - E perch mai pensa che io stia scherzando? Pu darsi che anch'io voglia entrare nella sua compagnia filodrammatica. Ma, non ci mancher il tempo spero, per parlare di ogni tipo di pugnali e coltelli, che si immergono nel nostro cuore.
Evgnij sipović - Certamente no.
Mrija Michjlovna - Mi racconti, invece in quali lontani paesi stato ultimamente? I giornali hanno scritto che lei era in Europa; stato anche in Inghilterra? Mi smarrisco a seguire i suoi spostamenti.
Evgnij sipović - Eh, viaggio molto. S... anche troppo.
Mrija Michjlovna - Si lamenta?
Evgnij sipović - Perch?
Mrija Michjlovna - Non vorr dire che stanco? Lei, con la sua posizione!
Evgnij sipović - Non la capisco. Essere stanchi a volte naturale e assolutamente decoroso.
Mrija Michjlovna - S, dopo aver spaccato la legna o aver lavorato di zappa. Ma c' anche una stanchezza perenne. un tipo di stanchezza ripugnante, indecorosa... La stanchezza spirituale.
Evgnij sipović - Di chi parla?
Mrija Michjlovna - Non di me, non il caso. Io sono una persona finita.
Evgnij sipović - Ma come... Non mi ha mai parlato cos.
Mrija Michjlovna - Pensava che fossi felice? Oppure che, grazie all'amorosa tutela di suo fratello, godessi di una piena serenit di spirito? Per carit, non creda che voglia piangere e lamentarmi. Soltanto non mi va di ingannare me stessa: "Oh, che forza d'animo, quella donna, come sa reggersi!" Nossignore, nessuna particolare forza d'animo, e non sa affatto reggersi, tira avanti, semplicemente, messa nella necessit di vivere. E per istinto di conservazione non si lascia andare ad atteggiamenti pietosi. (Pausa) Ma non certo la vita che lei immagina, n la vita come la vive lei, Evgnij sipović.
Evgnij sipović - Vedo che in pessime condizioni di spirito oggi, Mrija Michjlovna.
Mrija Michjlovna - Da dieci anni sono in queste condizioni di spirito, e ormai non c' niente che possa cambiarle.
Evgnij sipović - Non riesco a capirla...
Mrija Michjlovna - Davvero? Sono tanto enigmatica?
Evgnij sipović - Lei lavora... e lavora anche bene. apprezzata... Le affidano incarichi di fiducia...
Mrija Michjlovna - E perch dovrei fare male il mio lavoro quando posso farlo bene? Ma il mio stato d'animo sempre lo stesso. N buono n cattivo, del resto. Senza aggettivi... e non riguarda nessuno.
Evgnij sipović - Allora mi scusi.
Mrija Michjlovna - No. Lei la riguarda. Dopotutto mi ha fatto una domanda di matrimonio! Ora sono la sua fidanzata.
Evgnij sipović - Oh, Signore, c' da diventare matti... Deve essere allegra la vita accanto a lei.
Mrija Michjlovna - Ma lei non ha nessuno che possa rallegrarla? Proprio nessuno? Poveretto! Con la posizione e le possibilit che ha, dovrebbe prendersi almeno un addetto culturale o uno specialista di divertimenti... Nel nostro paese esiste anche questa categoria di fannulloni... Oppure, pensava che avrei potuto renderle io questo servizio?
Evgnij sipović - No, non riuscir mai a farmi perdere la pazienza, anche se chiaro che sta facendo ogni sforzo per riuscirci.
Mrija Michjlovna - Oh, ci mancherebbe altro! naturale che lei non si permetterebbe mai di scendere dall'altezza alla quale l'hanno innalzato! E tutto quel che quaggi, in basso, van dicendo di lei i comuni mortali e, a maggior ragione, gli intellettualucoli da strapazzo, chiaro, le del tutto indifferente. Ma se a parlare fosse qualcuno che stesse ancora pi in alto, allora si che si agiterebbe!
Evgnij sipović - Mrija Michjlovna, tutto quello che sta dicendo non pu toccarmi in nessun modo. Farebbe meglio a rivolgere le sue critiche al mio caro fratellino piuttosto che a me, soprattutto le sue allusioni a chi sta pi in alto. Perch deve toccare proprio a me di sentire le sue accuse? Non riesco a capire. Ha forse qualche ragione per non voler litigare con lui?
Mrija Michjlovna - Sappia che io non ho paura di litigare con nessuno e in nessuna circostanza. Conosco perfettamente i difetti di suo fratello. Qualcuno insinua pure che sia stato lui la causa della mia sventura. Sciocchezze. Idiozie. Lui responsabile quanto quelli che lo accusano. Cosa pu aver cambiato, lui, nel destino di mio marito? Nulla. Non erano uomini come Krutojrov a decidere dei nostri destini allora... per lo meno non in quell'anno da incubo. La mia amicizia per lui cominciata nei giorni, in cui tutti i miei amici mi sfuggivano, presi dal panico e dal terrore, stato l'unico in quell'occasione ad accostarmisi con simpatia e con aiuti concreti. Sar un modo di vedere molto soggettivo, ma questo fatto, ai miei occhi riscatta largamente Krutojrov di tutti i suoi difetti. Da allora ho acquistato molti altri amici, ma lui sempre al primo posto. (Pausa) Anche lei... ma purtroppo dalla categoria degli amici ha preferito passare a quella dei pretendenti. E penoso e ridicolo.
Evgnij sipović - Mrija Michjlovna, quando partii un anno fa, se ricordo bene, ebbi la promessa da parte sua, che al mio ritorno avremmo chiarito la situazione.
Mrija Michjlovna - Invece crede che mi burli di lei?
Evgnij sipović - Allora non dir pi una parola.
Marita Michjlovna - No, invece parli, parli pi che pu. Lei mi ama. Avanti, me lo dica: "Io la amo". (Vede la scatola) E questa che cos'? Una scatola?... Sicuramente un regalo! Su, che aspetta, mi mostri il suo regalo,
Evgnij sipović - Mi scusi... So che una cosa borghese... Comunque, ecco qua, viene dalla Persia, l'ho comprato a Londra e l'ho portato a Mosca per lei... uno scialle persiano. (Tira fuori lo scialle)
Mrija Michjlovna - Che meraviglia... sembra proprio preso dalla Shhrazade. Come mai non mi ha portato anche il velo per coprire il viso?
Evgnij sipović - Ma... una cosa autentica. Lo guardi bene.
Mrija Michjlovna - (esamina lo scialle) Si vero, autentico. Costa molto?
Evgnij sipović - Non c' male.
Mrija Michjlovna - Le piace? Anche a me piace. Bisogna metterselo e fare un nodo... "Per l'addio uno sciai mi regal"... Caro Evgnij sipović, conie difficile rispondere a tutte le sue domande. Ma non farlo impossibile. I nostri rapporti amichevoli si stanno trasformando in un gioco indegno.
Evgnij sipović - Amichevoli?
Mrija Michjlovna - Un momento. Non esatto. Mi tormento, mi creda... Sto ad aspettare lei, lei vivo, sensibile, reale... E insieme attendo l'altro, che non esiste pi. O forse non l'aspetto, ma il passato che mi tiene legata. E non perch non sia moderna, caro Evgnij sipovic. Lei mi ama, lo so. E anch'io l'amo. Ma lui non ha nessuna colpa nei miei confronti... e questo mi tormenta. Mi perdoni.
Evgnij sipović - (alzandosi) Mrija Michjlovna, lei una creatura nobile... Ma che debbo fare io? Evidentemente andarmene.
Mrija Michjlovna - No, non se ne vada.
Evgnij sipović - Mi deve capire, mi scusi, io non so pensare a lui nello stesso modo. Per me un estraneo, uno sconosciuto...
Mrija Michjlovna - Non mi succeder pi.
Evgnij sipović - Ma io non la rimprovero.
Mrija Michjlovna - Non mi succeder pi. molto che tornato da Londra? Com' l'Occidente Marcio?
Evgnij sipović - un problema che la interessa?
Mrija Michjlovna - Certamente.
Evgnij sipović - L'occidente malato nell'anima. Gli uomini, laggi, hanno un terrore mortale,
Mrija Michjlovna - Ah, s, e lei glielo diceva, questo?
Evgnij sipović - Erano loro a parlarmene.
Mrija Michjlovna - E, naturalmente, lei si sar sentito superiore a tutti loro.
Evgnij sipović - S, infatti. Ma non capisco perch facciamo questi discorsi.
Mrija Michjlovna - Oh, come si scalda subito... Non se la prenda. Le dir io, perch: lei mi ha conquistata, mi ha ridotta come una ragazzina innamorata... e sa come? Con la sua forza, il suo coraggio, la pulizia della sua anima.
Evgnij sipović - Che nobili parole, Mrija Michjlovna. Ma basta, basta non il caso.
Mrija Michjlovna - Anche lei un uomo nobile. Su facciamo la pace. (Entra Kormlicyn)
Kormlicyn - Mrija Michjlovna, vuole un melone? Un autentico melone di Taskent? Pu venire un accidente solo a sentirne l'odore! Oh, Evgnij sipović, buongiorno! Ma guarda, non riconoscevo neanche pi il compagno Krutojrov! Be' meglio cos, porta buono. un bel pezzo che non si fa pi vedere a casa nostra. Io e mia moglie abbiamo sentito la sua mancanza.
Evgnij sipović - Si sieda...
Kormi'licyn - No grazie. Non voglio disturbare. Provate il melone, ne lascio un pezzetto di assaggio, dolce come il miele. Buona permanenza. (Esce)
Mrija Michjlovna - Potevamo dire almeno "grazie"...
Evgnij sipović - Ha interrotto i nostri pensieri. Erano pensieri buoni...
Mrija Michjlovna - In compenso ora abbiamo un melone. Avanti assaggiamolo. Poi andremo da Valentin sipović.
Evgnij sipović - Vada per il melone.
(La porta si apre di colpo. Entra Kapka ma si ferma sulla porta)
Mrija Michjlovna - Visto che entrata, Kapitolina, si faccia pure avanti.
Kapka - Mi vergogno. C' un ospite. Mi scusi, passer pi tardi. Era solo per una sciocchezza di donne. In presenza di un uomo non starebbe bene... Eppure non posso aspettare. Devo chiederglielo ora. Posso accendere la luce? (Accende la luce) Mia cara dia un'occhiata alla mia pettinatura. Anche dietro... Posso andare in visita con questa testa? Non far impazzire gli uomini?
Mrija Michjlovna - Una testa come un'altra... Solo mi sembra molto grossa. Non sapevo che avesse tanti capelli.
Kapka - Non ride di me?
Mrija Michjlovna - Affatto.
Kapka - Non mi sta prendendo in giro?
Mrija Michjlovna - Ma cosa dice, Kapitolina?
Kapka - E lei che un uomo, cosa ne dice?
Evgnij sipović - Uno splendore!
Mrija Michjlovna - bellissima, Kapitolina.
Kapka - Di solito mi chiamano "Kapka", ma voi mi chiamate "Kapitolina". un po' freddo ma pazienza. Sono una donna di poche pretese, io. Ma lei dir che mi prendo troppa confidenza... (Vede il melone) Oh, stato qui il mio cagnone a rifornirvi di meloni? Vi auguro una buona conversazione... Scusate... (Spegne la luce. Esce)
Evgnij sipović - Ecco i vicini.
Mrija Michjlovna - una donna profondamente infelice.
Evgnij sipović - Chi? Kapka? Ma lei che infelice. Quella una donna felicissima. (Entra Andrej)
Andrej - Mamma c' qui una persona... Viene di laggi, dai campi. Chiede di te.
Mrija Michjlovna - Be' perch te ne stai li impalato, falla entrare.
Andrej - Scusi, Evgnij sipović, ma ha chiesto di parlare solo con i parenti, senza estranei.
Evgnij sipović - Allora, vado da mio fratello. (Esce)
Mrija Michjlovna - (a Andrej) Dov'?
Andrej - Gi, in strada. (Escono. Sul proscenio. Nella luce di un riflettore sta in piedi un ufficiale del servizio segreto. Entrano correndo Mrija Michjlovna e Andrej)
Mrija Michjlovna - Buongiorno.
Ufficiale - Buongiorno. lei Mrija Michjlovna Pervozvnova?
Mrija Michjlovna - S.
Ufficiale - Mi segua. (Escono)
QUADRO TERZO
Krutojrov - Io non ci capisco pi niente... non riesco a capire. Senz'altro dev'essere successo qualcosa di incredibile.
Evgnij sipović - Ma cosa vuoi che sia successo?
Krutojrov - Oh, dio mio non capisco niente... Per dieci anni non si saputo assolutamente niente. E ora d'un tratto arriva qualcuno dai campi... Perch?
Evgnij sipović - Ah... (Fa un gesto di noncuranza. Entra Anna Ivnovna)
Anna Ivnovna - Eccolo li che continua ad agitarsi per la sua Mrija Michjlovna! E anche tu, 2enka! Io non aspetto pi. Vado a dormire. (Sospira)
Krutojrov - Su, su, avanti... Di' pure quello che pensi.
Anna Ivnovna - Eh, no! Va bene, una vedova... Va bene, infelice... Ma non sar l'unica vedova infelice di questo mondo! Siamo appena venuti fuori da una guerra... e che guerra! Ma, a loro che importa? Pensano solo a questa qui e basta. C' da vergognarsi e da farsi rider dietro a dirlo in giro! Due uomini come loro star su fino a mezzanotte ad aspettare una donnetta qualunque, e lei qui a due passi, basta attraversare il corridoio... e non d segno di vita. Permettete, ridicolo. Io me ne vado. Gli antipasti sono sul tavolo.
Krutojrov - Ti sei sfogata?
Anna Ivnovna - S. (Esce)
Krutojrov - Non cattiva, ma stupida. E con gli anni diventa sempre peggio.
Evgnij sipović - Hai fatto bene a non metterla a parte della mia decisione.
Krutojrov - Quale decisione?
Evgnij sipović - Quella di sposarmi. Per il momento meglio che tu non le dica niente - (Entra Mrija Michjlovna)
Mrija Michjlovna - vivo!
Krutojrov - Cosa?... Di chi sta parlando?... Non capisco.
Mrija Michjlovna - Ma di chi vuole che sia parlando, vivo! (Guarda Krutojrov) Le sto dicendo che Aleksndr Valerinovic vivo... non c' stato nessun tentativo di fuga. Lavora.
Evgnij sipović - Lavora, dice?... Le faccio le mie congratulazioni... No, mi scusi, naturalmente non la parola giusta. Non so proprio pi quel che dico.
Krutojrov - Andiamo in sala da pranzo, compagni, andiamo a bere alla salute di Aleksndr Valerinovic. Bisogna dire la novit a mia moglie. (Esce)
Mrija Michjlovna - Nonostante tutto, la vita bella.
Evgnij sipović - Cosi, lavora?
Mrija Michjlovna - Si. Questo lo posso dire a lei solo... a volte permettono ad Aleksndr Valerinovic di uscire dai confini del campo per occuparsi dei suoi studi. In questo periodo vive liberamente presso una famiglia di pescatori del posto. Il direttore del campo gli ha concesso il permesso nel pi assoluto segreto. Ma non pu scrivere.
Evgnij sipović - Non l'ho mai amata come la amo ora, Mrija Michjlovna... Ma passer...
Mrija Michjlovna - Che cosa passer?
Evgnij sipović - Tutto. Allora ci potremo incontrare ancora come vecchi amici. Ora meglio che me ne vada.
Mrija Michjlovna - No, aspetti un momento, amico mio. Non si pu lasciar sola una persona in momenti come questi.
Evgnij sipović - Io l'amo! Dovrei rallegrarmi insieme a lei per la gioia che le toccata, ma non posso... Non posso...
Mrija Michjlovna - E io, non crede che anch'io l'ami? Mi ha mandato a dire che mi rende la mia libert.
Evgnij sipović - Naturalmente, perch sicuro che non ne approfitter mai...
Mrija Michjlovna - Lui s, ne sicuro, ma io no.
Evgnij sipović - Lo , lo anche lei. Tutti e due, noi probabilmente, come dire... siamo un po' legati ai vecchi principi. Se non fosse cos, saremmo, gi da tempo, marito e moglie.
Mrija Michjlovna - Pensa che io non l'ami?
Evgnij sipović - Non cos, Mrija Michjlovna.
Mrija Michilovna - Ma perch? Finora sono sempre stata sincera nel mio modo d'agire. E anche adesso, lo sono. Io l'amo, ho voglia di baciarla sugli occhi. E questo vita. E che mio marito sia vivo, anche questo vita. Se vero che si pu morire di gioia, dovrei morire ora, in questo momento. Non ne avr mai pi, in vita mia, uno migliore, credo.
Evgnij sipović - E neppure io nella mia. Tuttavia lei sa perfettamente che noi non possiamo vivere insieme.
Mrija Michjlovna - Forse ha ragione, dobbiamo dire addio al nostro sogno... Allora, addio... Addio, caro, meraviglioso gentiluomo d'altri tempi. Addio per sempre.
Evgnij sipović - Addio, mia cara.
Mrija Michjlovna - un'epoca che impone dei sacrifici. Accettiamola, docilmente.
Evgnij sipović - Mia cara, lei continua a scherzare.
Mrija Michjlovna - Non uno scherzo.
Evgnij sipović - Allora, non rimane altro da dire... Bene, ecco tutto! (Esce. Pi tardi, entra Krutojrov)
Krutojrov - Evgnij se n' andato senza dire una parola. tornata Nina da teatro. Mia moglie dorme e non c' verso di svegliarla. Andiamo a cena. Abbiamo fatto tardi.
Mrija Michjlovna - Abbiamo fatto tardi? Oh, volevo chiederle un consiglio, Valentin sipović. Andrej vuole andare a raggiungere suo padre. Io lo capisco bene, veramente un'azione nobile, ma non le sembra un po' avventata? Potrebbe parlargli... La prego. Gli spieghi cosa pu significare in seguito, per lui, questa decisione... (Krutojrov si sente male) Ma mio caro, cosa le succede? Mi sta ascoltando?
Krutojrov - (con fatica) L'ascolto, l'ascolto... sta dicendo che Andrej andr a raggiungere suo padre... il cuore... Chiami mia figlia.
Mrija Michjlovna - Nina! Presto, corri! (Entra di corsa Nina) Tuo padre si sente male.
Nina - Pap... cos'hai?
Krutojrov - Niente, niente... passato. stato solo un momento. Sono molto lieto per lei, cara Mrija Michjlovna. E mi rallegro anche per la decisione di Andrej. Ecco, Ninocka, impara da lui ad amare i genitori! Andrej va a stare con suo padre al confino nella taiga. Come, non dici niente? Ti meravigli? Tu, al suo posto, non lo faresti mai...
Nina - Non ti capisco, pap. Mi hai sempre insegnato il contrario.
Mrija Michjlovna - Per Andrej, suo padre rappresenta tutto quello che c' d'onesto al mondo, tutto quello in cui si crede...
Krutojrov - In cui si crede? (A Nina) E tu avresti creduto in me, se mi fosse successo qualcosa?
Nina - Non riesco a capirti. Ma se sei stato tu a insegnarmi a non credere in niente e in nessuno...
Krutojrov - S, vero, te l'ho insegnato. Ma tu non devi accettare qualsiasi cosa ti insegnino. Sono molto lieto per lei, Mrija Michjlovna. Ha saputo allevare un figlio esemplare.
Nina - Cos, mi hai ingannato. E ora taci? Perch non dici nulla?
Krutojrov - Mi sento male, figliola... mi sento male. Ho qualcosa qui... al cuore...
ATTO SECONDO
QUADRO PRIMO
Nell'appartamento dei Pervozvdnov, un pomeriggio otto anni dopo.
Andrej - (tra s) Vorrei tanto, riuscire a scoprire cosa vuole da me Kormlicyn. Sono sicuro che ha bisogno qualcosa.
Kormlicyn - Non credo ai miei occhi, lo giuro dinnanzi a Dio! Andrjuska, bambino mio, io mi ricordo di te quand'eri ancora alto cos, e guarda ora che pezzo d'uomo sei diventato! Quanti anni sono passati da quando sei andato da tuo padre?
Andrej - Otto anni, cittadino Kormlicyn, otto anni, carissimo.
Kormlicyn - E da quando in qua, adesso, per te sono diventato il cittadino Kormlicyn?
Andrej - Abitudine, carissimo. Lass, dove ho vissuto finora, molto in voga questo vocabolo.
Kormlicyn - Vocabolo?...
Andrej - un bel vocabolo. Tu, Kormlicyn, sai cosa significa il vocabolo cittadino?
Kormlicyn - Vocabolo?! Adoperi un sacco di parole astruse tu. E che te ne fai poi? Di' un po' piuttosto, come va il paparino?
Andrej - Il paparino? Se la passa discretamente.
Kormlicyn - E di salute? Sopporta bene il clima?
Andrej - Non fa una piega. In diciott'anni non ha mai avuto neanche un raffreddore.
Kormlicyn _ - Be'... adesso non spararle troppo grosse. Non ci credo.
Andrej - Secondo mio padre sono le preoccupazioni che conducono la gente alla tomba. E lass, nel Nord, in mezzo alla tundra, non c' proprio niente di cui preoccuparsi. Da questo punto di vista il campo di concentramento assomiglia molto al paradiso. Non c' la minima cosa di cui preoccuparsi: tutto chiaro fino all'incredibile.
Kormlicyn - Ma guarda, che ragazzino divertente! Le tue battute mi fanno morir dal ridere.
Andrej - Tu, invece, Kormlicyn, sei eternamente preoccupato; secondo le teorie di mio padre, ti accorci l'esistenza. Dimmi, qual buon vento? Mettiti a sedere, io torno subito. Aspetta un momento. (Esce)
Kormlicyn - (solo) Non se ne cava una parola. Quel ragazzo! E sarei proprio curioso di sapere cosa far il paparino per l'assegnazione della casa... sar tornato coi piedi diritti?... (Entra Andrej)
Andrej - Bene, e tu come te la passi ora, Kormlicyn?
Kormlicyn - stato riabilitato Aleksndr Valerinovic, o no?
Andrej - Pienamente riabilitato.
Kormlicyn - Mi rallegro.
Andrej - Lo vedo.
Kormlicyn - Cosa vedi?
Andrej - Che ti rallegri...
Kormlicyn - Ma guarda... come sei aggressivo!
Andrej - E dimmi un po', Kormlicyn, il tuo motto, la tua regola di vita, il tuo slogan, lo segui sempre?
Kormlicyn - Ma cosa? Io non conosco nessuno slogan, non mi restano in mente.
Andrej - Non ti restano in mente... Ma senti questa! Quando ero ragazzo, mi ripetevi continuamente il tuo motto preferito: "Abbi sempre paura". Ne traevi le pi straordinarie conseguenze. "Abbi paura", e riuscirai ad assicurarti il benessere. "Abbi paura", e sarai rispettato dai potenti di questo mondo. Cosa ne pensi ora di questa filosofia?
Kormlicyn - Eh, Andrjuska, hai trovato proprio quello buono con cui prendertela! Che cosa sono mai, io? Pfuh... Un granellino di sabbia sulla faccia della terra. C' gente ben pi grande di me a questo mondo. Va' a farla su di loro, la tua analisi! un bel pezzo che sono su questa terra e, credimi, sono riuscito a capire un po' come van le cose!
Andrej - Io non so di che cosa abbiano paura gli altri, ma tu adesso hai paura che mio padre ti preghi cortesemente di sgomberare dal suo studio, dove hai abitato fin'ora con la tua stimatissima consorte.
Kormlicyn - Perch?... Avr ancora voce in capitolo nei circoli dirigenti?
Andrej - Se i "circoli dirigenti" l'hanno liberato, scagionato da tutte le accuse e fatto tornare a casa con onore, probabilmente significa che qualche influenza ce l'ha ancora.
Kormlicyn - Andrjuska, tu che sei un ragazzo intelligente e che ti sei anche fatto qualche anno, fra i deportati, spiegami un po' come va interpretata questa amnistia generale.
Andrej - Vedi, Kormlicyn, un avvenimento di proporzioni gigantesche, un avvenimento storico... E per comprendere gli avvenimenti di proporzioni gigantesche, ci vogliono concetti di proporzioni gigantesche. Tuttavia ti posso dire che non , e non sar generale, l'amnistia. Lass, e non solo lass, si incontrano tipi che non puoi neanche immaginare. Non crederai che tutti quelli che mettevano dentro erano innocenti e che il potere sovietico non avesse e non abbia ancora dei nemici? Ne ha, eccome, ne ho conosciuti anch'io.
Kormlicyn - E che cosa vogliono?
Andrej - Come, cosa vogliono?... Il capitalismo, no? Testa di rapa!
Kormlicyn - Come sarebbe a dire "il capitalismo"? (Comincia a muoversi verso la porta)
Andrej - Arrivederci Kormlicyn! Passa pure da me quando vuoi... Se c' qualcosa che non capisci sar ben lieto di spiegartela.
Kormlicyn - Tu Andrjuska sei diventato, come dire, troppo aggressivo... (Entra Mrija Michjlovna)
Mrija Michjlovna - Dove sono? (Kormlicyn sparisce senza farsi notare)
Andrej - Oh, mamma! (Mrija Michjlovna si mette a piangere) Mamma... siamo tornati...
Mrija Michjlovna - Andrjuska! Possibile che ti sia fatto cos grande?
Andrej - A quanto pare. (Si abbracciano)
Mrija Michjlovna - Come sei diventato robusto!
Andrej - Un autentico membro della classe operaia, cara mamma... Hai davanti a te un meccanico, pilota fluviale, elettricista, trattorista e perfino agronomo.
Mrija Michjlovna - Basta, basta, mi fai girar la testa... Non ti sarai mica anche sposato, per caso, laggi?
Andrej - No, non ti agitare mamma, non mi son portato dietro nessuno.
Mrija Michjlovna - E pap, dov'?
Andrej - Viene subito. uscito, voleva starsene un po' all'angolo della via.
Mrija Michjlovna - All'angolo... Non capisco.
Andrej - Manca da tanto dalla sua citt, e gli venuto voglia di fermarsi un po' all'angolo della via...
Mrija Michjlovna - Com' andato tutto a rovescio! Io vi aspettavo all'aeroporto, e voi eravate gi qui! Sono terribilmente dispiaciuta.
Andrej - Non colpa di nessuno. stato il tempo, che ha scombinato tutto. Siamo rimasti fermi trentasei ore all'aeroporto di Novosibirsk.
Mrija Michjlovna - cambiato?
Andrej - E come faccio a saperlo io? L'ho visto sempre tutti i giorni. Non direi.
Mrija Michjlovna - E di salute?
Andrej - Ci farei firma...
Mrija Michjlovna - Come la firma? Dove?
Andrej - Ma, non capisci pi il nostro modo di parlare?
Mrija Michjlovna - Si, vero... me ne ero dimenticata. Gi, come dire... E allora, benissimo! Pap una persona dal fisico molto forte. Mi sento un po' stanca... Ho bisogno di raccogliere un po' i pensieri. Andrjuska, a te lo confesser, non credevo, che l'avrebbero fatto. Mai avrei pensato che ci fossero uomini capaci di tanto coraggio da... farli tornare. Ora invece, s' visto, che ci sono. E quello che ci sembrava ormai morto e sepolto, ritorna a vivere. un miracolo, figlio mio, un miracolo. Io non ci credevo, eppure avvenuto. La storia, di solito, non tanto benevola con gli uomini, da correggere propri errori durante la vita della stessa generazione che li ha subiti.
Andrej - Ho l'impressione che a Krutojrov il nostro ritorno non abbia fatto troppo piacere... Ha paura.
Mrija Michjlovna - Io so soltanto, che Valentin sipovic una persona degnissima.
Andrej - E come mai ha una figlia cos?
Mrija Michjlovna - Come, cos?
Andrej - Non ho nessuna voglia di rivangare il passato e non rimpiango affatto di essermene andato da mio padre, ma quando partii, vedevo la vita veramente nera... e proprio grazie a lei.
Mrija Michjlovna - Si, era una ragazza eccessivamente... Ora cambiata... Ma, mi sembra ancora eccessivamente... come dire... cinica, dura, non fa che criticare. Io non riesco a capire i giovani come lei. Nella maggior parte sono sazi, pigri... Non riesco a capirli e perci non li giudico. E eternamente in lite con suo padre...
Andrej - Oh, questa una novit... La nostra Ninka ha cambiato moda: era logico. Dov' andato a finire tutto il suo cemento armato?!
Mrija Michjlovna - E tu, Andrjuska... Come sei tu?
Andrej - Come faccio a dirlo io?
Mrija Michjlovna - Un uomo dev'essere in grado di definirsi. (Andrej tace) Andrjuska, perch fai quella faccia scura?
Andrej - Ti sbagli mamma, stavo solo cercando di rispondere alla tua domanda... Probabilmente, sono la copia esatta di mio padre... Una semplice copia, non c' proprio niente di cui vantarsi. Del resto non mi lamento, pap mi piace molto. (Entra Pervozvnov)
Mrija Michjlovna - (tra s) No, non lui. Solo gli occhi... terribile, mi completamente estraneo...
Pervozvnov - (tra s) Com' cambiata poco!
Andrej - Be', perch non dite niente?
Pervozvnov - Che c' di strano? Il sole al primo momento abbaglia. Be', Maa, mi riconosci? Salve!
Mrija Michjlovna - Salve, Aleksndr!
QUADRO SECONDO
Nell'appartamento dei Krutojrov. Corner da letto. Notte. Krutojrov a letto. Entra Anna Ivnovna con una bottiglia di acqua minerale.
Krutojrov - Chi era?
Anna Ivnovna - Era lei, Mrija Michjlovna. Dice di passare da lei domani mattina perch deve parlare.
Krutojrov - So che cosa mi vuol dire... Vuole che tenga nascosta la cosa a suo marito, che tiri in lungo... Oh, Anna Ivnovna, Anna Ivnovna, come sono stanco di questa vita...
Anna Ivnovna - Ma che cosa devi tener nascosto? Non capisco.
Krutojrov - Che le macchine elettroniche attualmente in uso non sono costruite sul suo progetto, che non vengono costruite qui, nei miei laboratori. Hai capito ora?
Anna Ivnovna - N-no... non esattamente...
Krutojrov - Lui, aveva fatto degli studi, ma, dopo il suo arresto, abbiamo mandato tutto a monte-questo, naturalmente, in parole povere. E adesso, chiaro?
Anna Ivnovna - S, ma non capisco perch tu debba tenergli nascosta la cosa.
Krutojrov - Perch, perch... Dormi, va', che meglio. Te l'ho detto, una situazione veramente spiacevole.
Anna Ivnovna - Vedi? Se tu ti confidassi pi spesso con tua moglie! Invece, poi vien fuori che sono una donna "limitata". Anche a nostra figlia hai messo in testa quest'idea! Con Mrija Michjlovna si, che andavi a confidarti... Grazie a Dio, adesso tornato suo marito!
Krutojrov - (scoppia a ridere) No, cara, non che tu sia limitata, sei semplicemente stupida. Gelosa di Mrija Michjlovna!... No, cara, non questo il guaio... Il fatto che io avevo ben altre speranze... E qual il bel risultato? Che adesso arrivato il compagno Pervozvnov e, scusa l'espressione, mi butter fuori con un calcio nel sedere. Mi metterei a piangere, se ne fossi capace.
Anna Ivnovna - Ma perch sono stupida?
Krutojrov - Senti, Anna Ivnovna, lasciami un po' in pace! Trovati qualcosa di divertente da leggere...
Anna Ivnovna - Sempre solo... sempre in silenzio... sempre cupo. Quando uno sta sempre solo, gli viene addosso la malinconia.
Krutojrov - Oh, questa un'osservazione intelligente... Sempre solo... sempre cupo... esatto. Ho paura di lui.
Anna Ivnovna - Di chi, Valja?
Krutojrov - Di Pervozvnov. Sai come mi ha accolto poco fa? Come se ci fossimo lasciati il giorno prima. spaventoso.
Anna Ivnovna - Ecco, bravo, confidati con me... vedrai che poi starai meglio.
Krutojrov - Quell'uomo un santo... fin troppo. Ma dimmi un po', perch li fanno tornare? Forse perch questi vengano a mettere noi miseri peccatori sulla croce? Perch tornato Pervozvnov? A che scopo, a chi pu essere utile? Come scienziato, rimasto indietro. Come membro del partito vive delle concezioni degli anni trenta. Va bene, mettiamo pure che bisognasse rimediare a un'ingiustizia. Non discuto, era stato condannato ingiustamente. Se si trattasse di un errore, allora sarei d'accordo, rimediateci. Ma qui c' stata un'ingiustizia collettiva, storica, della quale nessuno pu essere ritenuto personalmente responsabile. E non sta a noi, oggi, ripararvi. Anche senza che ci mettiamo le mani noi, ci penser la storia a chiarire gli avvenimenti del passato e a rimettere ogni cosa al suo posto. Cosi la vedo io.
Anna Ivnovna - Vlen'ka, lasciala andare al diavolo, quella maledetta poltrona di direttore! Ormai ce n' passata del tutto la voglia. Che ci si sieda pure lui.
Krutojrov - Ma non dire sciocchezze! Non per il posto che mi dispiace, mi dispiace per me stesso. Lui sar la mia rovina, lo sento.
Anna Ivnovna - Ma se hai sempre detto che Aleksndr Valerinovic una bravissima persona.
Krutojrov - E proprio questo il guaio! Vai a fargli capire quel che successo qui durante la sua assenza! Non lo capir, non lo accetter. Io l'ho rinnegato pubblicamente, l'ho denigrato. Vai a fargli capire la ragione per cui l'ho fatto! Mrija Michjlovna lo comprende, ma lui no, non lo capir. Ma fin qui, pazienza, sono faccende nostre personali, in un modo o nell'altro ci metteremo d'accordo. Ma come potr fargli capire perch allora diedi ordine di mettere in soffitta la sua macchina elettronica? Dunque, volevo recare danno alla nostra scienza, al nostro paese, al nostro popolo? No! Eppure ne venuto proprio un danno, lo si voglia o no. Solo la storia potr giudicare, non noi, uomini vivi, contemporanei. Certe cose ora io stesso non riesco a capire perch le ho fatte. Eppure allora le facevo, in buona fede, con onestissime intenzioni. No, solo ai posteri il tempo dar abbastanza distacco per capire e renderci quello che ci spetta... Su, versami un bicchiere di acqua minerale... E lui invece si presenta a chieder conto a me. Questo ingiusto. Ma perch te ne stai l impalata? Su versa!
Anna Ivnovna - Non gridare! Ma davvero verr da te a chiederti conto?
Krutojrov - Non direttamente... forse non mi chieder neanche nulla. La nostra, una storia complessa, molto complessa...
Anna Ivnovna - Partiremo, ce ne andremo via. Tu ti troverai un lavoro pi semplice. Se ti trascini avanti cosi, non sarai pi tu.
Krutojrov - Anche questa un'osservazione intelligente: non sarai pi tu.
Anna Ivnovna - Se ti confidassi con me un po' pi spesso... Cosi, invece... poi dici che sono una stupida.
Krutojrov - Cara, sono stanco nell'anima. Io ero capace di demolire. E per quello, ci vuol poco. Tanto pi che spesso, gli avversari, ero io a inventarmeli. S, mi capitava, perch nascondere la verit? Ora invece lo stile un altro: ci vogliono azioni costruttive. Occorre pi pratica, occorrono pi risultati concreti, pi realismo... Voglio essere onesto con me stesso: meglio che mi faccia da parte. Tu hai fatto un'osservazione giustissima, meglio che mi trovi un lavoro pi semplice. Pi modesto. Voglio parlarne con Evgnij.
Anna Ivnovna - Ecco, bravo, parlane con lui.
Krutojrov - A vederlo cosi giovane, pieno d'energia, chi direbbe che siamo fratelli. Come mai? Non so. Mi hanno offerto di andare a lavorare nel Nord. Mi trasferir.
Anna Ivnovna - Nel Nord, Valja?... Gli altri tornano dalla deportazione e tu vai a prendere il loro posto? un'idea spaventosa!
Krutojrov - La deportazione... Davvero non so chi stia meglio tra noi due, se io o Pervozvnov. tornato contento e allegro... e io l'ultima volta che son stato allegro non me la ricordo neanche pi.
Anna Ivnovna - E Nina? Ci separeremo da lei?
Krutojrov - Nina... Ora che grande non ci guarda neanche pi in faccia... come un animale selvatico...
Anna Ivnovna - Non ha trovato marito... Questo ha influito sul suo carattere.
Krutojrov - Ma perch prendersela con noi?
Anna Ivnovna - Cosa la spinga a detestare me proprio non riesco a capirlo.
Krutojrov - Ah! Te lo sei lasciato scappare. Vuol dire che, per detestare me, ne ha di ragioni. Ecco il risultato di una vita!
Anna Ivnovna - Ma Vlecka, non ho detto questo!
Krutojrov - Come, non hai detto questo? Proprio questo, invece. Ninka ti pi cara di me. Lei, la capisci; per me invece, non provi che compassione e nient'altro. ma voi non riuscirete a distruggermi! Vi far vedere io! Io non ho paura di voi! (Ha un collasso)
Anna Ivnovna - (gli d una medicina) Ma, Valentin, sei impazzito? Nessuno vuole distruggerti. Cosa ti sei messo in testa?
Krutojrov - Io... io ho parlato cosi, senza pensare... solo in senso metaforico. Nessuno, naturalmente, nessuno...
Anna Ivnovna - La tua disgrazia, Vlja, che ti sei messo in testa quel posto e continui a tormentarti.
Krutojrov - Un'epoca, ecco cos' un'epoca. Vai a indovinare quando s' trasformata, quando il momento di lasciarle il passo... Forse, invece di andarmene, dovrei addirittura scappare?
Anna Ivnovna - Ma parla, di' chiaramente, di che cosa hai paura?
Krutojrov - Macch! Ho detto questo? Ti sbagli, io non ho paura di niente. Io ho le mani perfettamente pulite... Va' a letto... Avevo qualcosa da dirti e adesso non riesco a ricordare. Ed una cosa che continua a tormentarmi... Ah, ecco, s! Domattina arriva Evgnij da Leningrado...
Anna Ivnovna - Non poteva capitare in un momento peggiore. Dopo tanti anni che non si faceva vivo!
Krutojrov - Forse spera ancora... un uomo incredibile! Per questo magari non si pi sposato!
Anna Ivnovna - E a noi, cosa ce ne importa? Se tra lui e Mrija Michjlovna c' stato qualcosa, lascia che se la sbrighino loro, adesso che il marito vivo. Noi abbiamo la coscienza perfettamente tranquilla.
Krutojrov - Dormi, dormi... Per stasera hai parlato abbastanza. Oh... notte, notte! Odio la notte!
QUADRO TERZO
In un laboratorio dell'istituto.
Nina - (sola) Non ho proprio voglia di far niente... Fare... "Io faccio, tu fai, egli fa, noi facciamo, voi fate, essi fanno"... "L'uomo nato per non fare nulla". Chi ha detto questo? Io, l'ho detto! E cosa sono io? A mettere insieme tutti i pensieri che mi passano per la testa durante una giornata, ne verrebbe fuori un autentico manicomio. (Entra Krutojrov) Hai fretta?
Krutojrov - Evgnij arriva tra poco. Devo andarlo a prendere alla stazione.
Nina - E perch? Una volta non ti precipitavi cos.
Krutojrov - Bisogna che lo avverta, prima che sorgano spiacevoli inconvenienti.
Nina - E perch mai?
Krutojrov - Sai bene che una volta aveva intenzione di sposare Mrija Michjlovna.
Nina - E noi che c'entriamo?
Krutojrov - Visto che Io chiedi, ecco qua: viene proprio a proposito di ci.
Nina - Uh, a proposito di ci!
Krutojrov - E tu non rifarmi il verso. Non sono uno dei tuoi Osklkov. Son passato di qui anche perch in mia assenza pu darsi che capiti all'istituto Aleksndr Valerinovic Pervozvnov.
Nina - Anche in questo caso, possono sorgere spiacevoli inconvenienti?
Krutojrov - Figlia mia, te lo ripeto un'altra volta, sono veramente stanco della tua ironia. Puoi parlare seriamente per un momento?
Nina - Avanti... Sono seria da far paura...
Krutojrov - Eh, non troppo.
Nina - Come no?... Ho ottenuto fulmineamente e brillantemente la laurea in scienze. Tutti mi invidiano persino.
Krutojrov - Da un po' di tempo comincio a pensare che questa laurea ti impedisca di vivere. Eh? Perch non vai a fare la semplice operaia di laboratorio?
Nina - Ho paura che saranno loro a mandarmici, e molto presto anche.
Krutojrov - Hai paura... e hai i tuoi buoni motivi, credo. E appunto, a proposito di ci...
Nina - Oh!... Ancora... "a proposito di ci"!
Krutojrov - Non gridare, stupida. Se non hai neanche un briciolo di tatto, abbi almeno un po' di cervello! Cosa penseranno di noi i collaboratori? Controllati!
Nina - Va bene, d'accordo. Su, dimmi, perch sei venuto?
Krutojrov - Dunque... Primo, ti prego di essere un po' pi gentile con Pervozvnov. Secondo, devi prepararlo un po' alla volta alla scoperta che... le macchine elettroniche per noi non sono pi una novit... Che sono gi state costruite...
Nina - E poi?
Krutojrov - Poi niente... Ho paura per il suo cuore, nient'altro. Non un colpo da poco scoprire che il sogno di tutta una vita non si avverato n si avverer mai! Diciotto anni fa, le sue macchine pensanti ci sembravano dei prodigi dell'elettronica. Ma oggi! E nessuno poi parla di lui come inventore... Cerca quindi di prepararlo un po', con estrema cautela.
Nina - Va bene, cercher. tutto?
Krutojrov - Eh, come dire... Sei insopportabile, ma sei mia figlia. E hai un cervello sveglio. Se capiti sul discorso, cerca di scoprire i suoi progetti per il prossimo futuro.
Nina - Eh, paparino, "poi, niente"! C' sempre un "poi", ed sempre la cosa pi importante! "Ho paura per il suo cuore"! Ma sai benissimo che il suo cuore pu reggere anche troppo! Non ti agitare. Sapr essere molto attenta! Non mi attira affatto l'idea di passare tra le operaie. Si guadagna troppo poco. Be', perch te ne stai l impalato. Farai tardi al treno.
Krutojrov - S, ora corro. Comincia proprio una bella giornata! Hai visto il nostro caro Andrej?
Nina - No, non mi interessa.
Krutojrov - Benedetta Nina! Ma la vita non sta a guardare quel che ci interessa e quel che non ci interessa. La vita... Ma ora meglio che vada... (Esce)
Nina - (sola) In fondo mi fa pena... Scoppiava dalla gioia... Non ho proprio intenzione di mettere il naso nei piani di Pervozvnov, in ogni caso bisogner che gli parli un po', anche di mio padre. Mi sbrigher in un batter d'occhio. Oh, che noia tutta questa faccenda... (Accende una sigaretta. Entra Osklkov) Oh, Osklkov, buongiorno! Perch quella faccia scura?
Osklkov - Ieri ho preso una sbronza.
Nina - Non una novit.
Osklkov - Hai intenzione di farmi una predica? Questa si, una bella novit.
Nina - Senti, Osklkov, perch non lavori?
Osklkov - E tu lavori? Neanche tu lavori.
Nina - Ma io, cosa sono? Una nullit. Tu invece sei un talento. Malato per.
Osklkov - Un talento malato?
Nina - S, insieme a te s' ammalato il tuo talento.
Osklkov - E allora vada in malora. A guardarci bene, per me esistono solo tre cose: gli esperimenti, fregare il prossimo e sbronzarsi. Tutto il resto uno schifo.
Nina - Disgraziato... se penso a quello che potresti essere.
Osklkov - Io sono io e non voglio essere nient'altro. Me ne frego! Il nostro caposettore mi ha definito meglio di tutti gli altri. Tu, dice, ragazzo mio, sei semplicemente un innocuo ubriacone.
Nina - Sai la grande novit? Ieri arrivato il fondatore del nostro istituto insieme a suo figlio che era andato volontariamente con lui, in Siberia.
Osklkov - L'imbecille... Non il padre, il figlio.
Nina - Tu non credi agli atti eroici disinteressati?
Osklkov - Io credo solo nei liquori, dai cinquanta gradi in su. E tu?
Nina - Pensi che io possa avere una cattiva influenza su di te.
Osklkov - Una donna ama la precisione e l'ordine, anche quando la prima a vivere senza nessun ordine. Vive in modo tutto diverso. Di che influenza stai parlando? Io me ne frego! Possano i miei genii tutelari essere tutti negativi. Perch io sono Osklkov, un buono a nulla, un mascalzone.
Nina - Ti adoro quando ti esprimi con tanta esattezza.
Osklkov - una condizione che raggiungo solo dopo una sbronza.
Nina - Vale a dire sempre...
Osklkov - Spesso. E in ogni caso non influisco mai su nessuno. E smettetela voi coi vostri discorsi che nel collettivo di tale influisce sul tal altro! Se uno non vuole, su di lui non influisce un accidente. E ora, marsch! Via di qui!
Nina - (va al suo tavolo) Non faccio che pensare ad Andrej.
Osklkov - (lavorando) E chi ?
Nina - Quel ragazzo, che otto anni fa andato a stare con suo padre in Siberia.
Osklkov - Be', e allora?
Nina - Vedi, lui ha preso, e se n' andato... Tu dici che stato un imbecille. Non discuto, pu darsi che in fondo tu abbia anche ragione... Ma perch noi siamo cosi cinici?
Osklkov - Hai proprio voglia di andare sempre al nocciolo delle cose, eh?
Nina - Non che ne abbia voglia, che non posso farne a meno. Perch siamo cosi cinici?
Osklkov - E una cosa semplicissima: il cinico ha la vita pi facile di tutti. Non risponde di niente e tratta tutto dall'alto in basso. Ma noi non siamo dei cinici, siamo semplicemente degli innocui ubriaconi...
Nina - E se tutto questo fosse solo un'apparenza?
Osklkov - Ohi Ohi!... Senti, andiamo a bere un goccio! Ho ricevuto proprio adesso dei soldi per un mio affaruccio. (Tira fuori dei soldi da una tasca) Filiamo via.
Nina - No, non posso.
Osklkov - E perch non puoi? Non sai che nulla impossibile all'uomo, nella nostra realt?
Nina - Oggi abbiamo ospiti a casa nostra.
Osklkov - Chi?
Nina - Loro, i Pervozvnov.
Osklkov - E io sono invitato?
Nina - No, ma tu verrai di tua iniziativa. (Entra Pervozvnov senza che se ne accorgano)
Osklkov - E da bere ce ne sar per me? S, naturalmente. I tuoi mi considerano il buffone di casa.
Nina - Non dubitare: dopo tutto mi hai fatto la tesi di laurea. Ti devo della riconoscenza.
Osklkov - Che sciocchezze. Sono commosso. Verr.
Pervozvnov - Buongiorno ragazzi! Mi chiamo Aleksndr Valerinovic Pervozvnov. (A Nina) E lei dovrebbe essere Ninocka, la figliola di Krutojrov, vero? Quando me ne sono andato, era una bambina. (A Osklkov) Lei, non credo di conoscerla.
Osklkov - Il mio cognome Osklkov... Il mio nome s' perso per la strada, non ha fatto presa. Poco male.
Pervozvnov - Interessante, ne ho gi incontrati tipi cos.
Osklkov - Cos, come?
Pervozvnov - Tipi che se ne infischiano se hanno perso il loro nome. (Osserva la stanza) Come mai ha i capelli bianchi?
Osklkov - La guerra.
Pervozvnov - Capisco. (Osklkov gli offre una sigaretta) Ho le mie... (Si arrotola una sigaretta)
Nina - Aleksndr Valerinovic, mi scusi, ma lei entrato qui esattamente come se fosse uscito da questa stanza ieri sera... In realt... Dev'esserci una tempesta nella sua mente... Non mica di pietra, lei...
Pervozvnov - E invece sono proprio di pietra... Tutta la faccenda sta qui.
Nina - strano quello che dice... Come va interpretato?
Pervozvnov - Eh, cara Nina, al mondo ci sono cose che non si possono capire, e che, forse, non bisogna capire. Neanch'io so come mai sono potuto entrare qui tanto tranquillamente, come se non fosse successo niente. Secondo la logica, dovrei avere "l'animo in tempesta", come dice lei, invece nessuna tempesta. Vuol dire che sono di pietra, ma il perch non lo capisco.
Nina - Certo, si pu liquidare tutto con una battuta. Ma possibile? Le hanno tolto diciott'anni di vita...
Pervozvnov - Perch tanto interesse?
Nina - Glielo domandavo seriamente.
Pervozvnov - E io le ho risposto altrettanto seriamente, anche se avevo l'aria di scherzare. Alcuni fenomeni della nostra vita ci sono chiari, altri, arriviamo a comprenderli a fatica, altri ancora sono accessibili solo al mondo dei sentimenti. Si, diciotto anni... (Oskolkov fa un fischio di apprezzamento) Non si pu credere... e... terribile...
Nina - Dei sentimenti? Ma quali sentimenti?
Pervozvnov - Le spiegher. Anche nei giorni pi penosi, durante questi diciotto anni, non mi ha mai sfiorato il pensiero che colpevole della mia sventura fosse il partito. Dev'essere questa la ragione per cui, ora, posso entrare qui dentro con tanta tranquillit: io ritorno qui comunista, come quando me ne sono andato. E adesso basta con le tristezze.
Nina - Ah, ma allora sono tristezze...
Pervozvnov - E cosa avrebbe voluto?
Nina - Poi dice che fatto di pietra...
Pervozvnov - Uno, quando gli strappano i denti, grida, un altro invece sta zitto.
Nina - Mi aiuti lei, io vorrei riuscire a capire qualcosa di molto importante... Per me, la vita, una continua sofferenza...
Pervozvnov - Da giovani, solo gli stupidi non soffrono.
Nina - Avrei voglia di vedere Andrej, e nello stesso tempo ho paura di questo incontro.
Pervozvnov - Perch? successo qualcosa?
Nina - Qualcosa? Una porcheria. E ne ho colpa io.
Pervozvnov - La colpa di tutti, se succedono delle porcherie. Lei, io...
Nina - Oppure, n io n lei, ma qualcun altro, per esempio, mio padre?
Pervozvnov - Ah, ecco dove voleva arrivare! A-desso chiaro perch soffre. Ma ditemi ragazzi, cosa ne di quella macchina che una volta chiamavamo "macchina pensante"?
Nina - Oskolkov, gliene parli lei, che qui dal quarantacinque.
Oskolkov - L'ho vista, la sua macchina. L'hanno portata gi dalla soffitta tre anni fa. Ma era cos antiquata, che non ci fu possibile utilizzarne neppure qualche singolo pezzo, e cosi la mandammo a demolire. Un vero schifo.
Pervozvnov - Un vero schifo... Niente che meritasse la minima attenzione... (Nina fa un segno a Oskolkov)
Oskolkov - Non il caso di essere diplomatici. Non sa, che ora ci sono delle calcolatrici elettroniche a migliaia di valvole?
Pervozvnov - Lo so... Ma pensavo che quella nostra prima macchina potesse esserne il prototipo.
Oskolkov - Certamente, che poteva.
Pervozvnov - Invece, le mie ricerche sono state abbandonate finch non apparvero macchine simili in Occidente, a quanto pare. Questo mi amareggia.
Nina - Ecco, finalmente, parla con sincerit... E amareggiato, addolorato...
Pervozvnov - S, amareggiato e addolorato che la mia invenzione l'abbia affossata il mio pi caro amico, suo padre. Lui, ieri ha evitato in ogni modo di rispondere alle mie domande. (A Oskolkov) La ringrazio, (Esce. Entra Andrej)
Andrej - Salve, Ninocka!
Nina - Salve, Andrjuska.
Andrej - (porgendo la mano a Oskolkov) Pervozvnov.
Oskolkov - Oskolkov. Io esco un momento. (Esce)
Nina - Come mai, eh, neanche una riga in otto anni? Mrija Michjlovna mi leggeva le tue lettere. Lass, eri un operaio libero, non un deportato. Avresti potuto anche scrivermi.
Andrej - Avrei potuto... ma non volevo.
Nina - straordinario! In questo, non sei davvero cambiato!
Andrej - In che cosa?
Nina - Nella tua sacrosanta sincerit.
Andrej - Cosa potevo scrivere? "Ti amo", "sono triste"... Idiozie!
Nina - Forse "sono triste no..." Ma "ti amo" non capita spesso di poterlo scrivere.
Andrei - Come stai, Nina?
Nina - E tu come mi trovi? Invecchiata?
Andrej - No... Ho solo l'impressione che tu beva un po' troppo.
Nina - Ora no. Ma in generale vero, mi capita spesso.
Andrei - una sciocchezza.
Nina - Mio caro, a volte penso che tutta la mia vita sia una sciocchezza.
Andrej - Anche questa una sciocchezza.
Nina - Mi hai stufato! Non sei capace di dire altro?
Andrej - Certo. Sei passata da un estremo all'altro.
Nina - Non vero. Andrjuska, chiariamo le cose una volta per tutte, da non tornarci pi sopra. Io maledico quello che feci allora... perch... insomma sono cambiata, adesso.
Andrej - Lo vedo.
Nina - Andrej, cerca di capirmi, io detesto mio padre.
Andrei - Lascialo stare tuo padre; tu piuttosto, come sei?
Nina - Eccomi. A esser precisa non sono in nessun modo. Semplicemente esisto...
Andrej - "Tenebre e disincanto".
Nina - Non davvero il caso di riderci, t'assicuro.
Andrej - Ma io non sto ridendo.
Nina - Ora non mi lascio pi trascinare da ciechi entusiasmi.
Andrej - I ciechi entusiasmi sono per gli sciocchi o per gli ipocriti.
Nina - Oppure per i mediocri, come il mio amato pap. Oggi entusiasta di una cosa e domani di quella opposta.
Andrej - Disgraziatamente, tuo padre non il solo...
Nina - Bene! Su avanti, parla, insegnami tu. So gi in anticipo quello che mi dirai. " inutile sfuggire alla realt"... "Dobbiamo sforzarci di essere migliori, pi attivi, pi coscienti"... Anch'io dicevo cosi una volta. Ma adesso, basta. Voglio solo essere lasciata un po' tranquilla...
Andrej - Ci siamo! Il dissidio con la realt! La realt non come dovrebbe, storielle da quattro soldi per giustificare la nostra nullit... e la nostra corruzione.
Nina - Ti ringrazio caldamente.
Andrei - Non ti offendere, il fatto che conosco bene questo modo di pensare, l'ho imparato da certi sporchi individui lass nel Nord. Ognuno di loro aveva un sogno che non si era realizzato. E nel commovente quadro d'insieme entrava sempre anche il "dissidio con la realt".
Nina - Perch sei venuto qui? Per farmi la morale?
Andrej - Io, a te? Ma che dici!
Nina - No, dimmi, perch sei venuto?
Andrej - Non lo so neanch'io.
Nina - Allora parliamo onestamente.
Andrej - D'accordo, parliamo onestamente.
Nina - Com' possibile essere cos? Tuo padre stato in Siberia diciotto anni, senza nessuna ragione... e tu arrivi, e sprizzi entusiasmo.
Andrej - Mio padre adesso stato liberato e ha riacquistato con onore tutti i suoi diritti: e io cosa devo fare? Piangere e lamentarmi? Anche tu dici di essere colpevole di fronte a me. S, un tempo ti disprezzavo... Ora ci siamo incontrati di nuovo, e io, cosa devo fare? Picchiarti? Strozzarti?
Nina - Tu mi disprezzi anche ora.
Andrej - Sei una sciocca... Una volta eri implacabile con me, ora lo sei con tuo padre. Da un estremo all'altro. Dici che soffri. Ma anch'io soffro.
Nina - Vuoi farmi da esempio? Vecchio trucco!
Andrej - Perch no? In ogni caso, io non vivr come un pezzo di legno. Ritrovarsi, ubriacarsi. E fregarsene di tutte. No, questo non mi attira davvero.
Nina - E che cosa ti attira?
Andrej - Scusami per le parole grosse, ma io sono cosciente di essere un uomo e non intendo vegetare. Un pezzo di legno se ne frega se per caso mettono in galera un innocente, ma un uomo, no! Io penso che se io, tu, ognuno di noi si adoperasse...
Nina - ... la nostra vita, allora, diventerebbe bellissima!
Andrej - Non capivi niente prima, e continui a non capire niente. Se tu avessi avuto anche solo un pensiero tuo, non avresti compiuto quella vigliaccheria nei miei confronti. Non hai mai ragionato con la tua testa e non sai nemmeno che cosa significhi. Per questo dai sempre la colpa agli altri. E tu? Se davanti ai tuoi occhi, si commettono delle indegnit, te ne infischi. Per la semplice ragione che ti tutto perfettamente indifferente... una psicologia da montone.
Nina - I montoni non hanno psicologia.
Andrej - Nina, incredibile! Sei stata la prima ragazza che ho baciato.
Nina - Te ne ricordi ancora?
Andrej - S. Chi quel tipo che uscito poco fa?... Un tuo corteggiatore?
Nina - Osklkov? Ma cosa dici! Quello - vodka a parte - non fa la corte a nessuno. Eppure un ragazzo che ha molto talento... Purtroppo malato... l'alcool lo sta rovinando...
Andrej - Sta attenta di non finire male anche tu....
Nina - Commossa per l'interessamento. (Entra Osklkov)
Andrej - Fa' pure dell'ironia! Ci si pu rovinare l'esistenza per delle alzate d'ingegno come queste.
Nina - Non ti piaccio pi, ora?
Andrej - Follemente. La vita mi ha insegnato ad apprezzare tutto quel che pulito! Non tollero la sporcizia morale.
Nina - Oh, tornato Maksim Gorkij dall'altro mondo! Sporcizia morale! Ma, prego! Di' pure! Per quel che me ne importa...
Osklkov - Vi divertite a farvi reclame a vicenda? Gusti che non condivido... Meglio seccarsi un po' il cervello con qualcosa di forte! Nina, non ti sei accorta che cominciato da un pezzo l'intervallo di mezzogiorno? Io ho gi fatto una scappata qui di fronte, a scolarmene un paio. Adesso il mio equilibrio tornato perfetto. (Ad Andrej) Ho fatto quattro chiacchiere con suo padre. Ritiene che il parco stia andando in rovina. Io gli ho detto che mi trovo perfettamente a mio agio in ogni ambiente in rovina, e allora lui scherzosamente mi ha coperto d'insulti e mi ha chiamato "simulatore sociale". Me ne frego, naturalmente, tuttavia curioso. Stavo proprio andando da un amico a farmi mollare una simulazione cartacea...
Nina - Idiota!
Andrej - Perch diventi volgare?
Nina - Ti sar grata se avrai la bont di non farmi osservazioni e di non impartirmi lezioni. Io non credo n a te n al tuo caro paparino. Voi non imbrogliate nessuno.
Andrej - N abbiamo nessuna intenzione di farlo.
Nina - Piantala, Andrej... Invece ci provate! Ebbene provatevi pure... una cosa che rende.
Andrej - Sei proprio un immondezzaio!
Nina - Ah, cos?
Andrej - S, proprio cos. (A Osklkov) Arrivederci. (Esce)
Osklkov - Hai torto.
Nina - Oh, anche tu, ora! Vattene!
Osklkov - Hai terribilmente torto.
Nina - Sgombera.
ATTO TERZO
QUADRO PRIMO
Nell'appartamento dei Pervozvdnov, lo stesso giorno.
Pervozvnov - (da solo osservando lo scialle persiano) Non per niente sono fratelli: uno vale l'altro. Regalo costoso. Un po' vecchio stile. Avrebbe dovuto portarle dei gioielli! (Getta lo scialle) un tormento amare, dopo tanti anni di separazione, rimanere uguali, come se si fosse sempre vissuti insieme. Da due giorni soltanto sono a casa, e ho l'impressione di non averla mai abbandonata. Potrei illudermi di essere giovane, ma crederci impossibile. Eppure il sentimento per lei, per mia moglie, rimasto quello di una volta, intatto, giovane. No, non posso continuare a vivere sotto lo stesso tetto dei Krutojrov... (Entra Andrej)
Andrej - Cosa stai facendo?
Pervozvnov - Non so.
Andrej - Come non sai?
Pervozvnov - Capita: fai una cosa e non sai cosa fai. Giravo per la casa, per abituarmi agli odori. E d'un tratto mi ha assalito una folla di ricordi. M' venuta voglia di piangere.
Andrej - Sarebbe uno spettacolo interessante.
Pervozvnov - (di cattivo umore, con un tono ironico) Sono un intellettuale... marcio. E gli intellettuali marci sospirano e piagnucolano... del resto, non sono neppure veramente marcio, solo un po' rammollito. Dev'essere proprio cos.
Andrej - (da molto tempo ha fatto l'abitudine a questi discorsi mezzo seri e mezzo scherzosi) Ma perch?
Pervozvnov - Un uomo con pi carattere di me, si sarebbe dato da fare subito per buttar fuori dall'istituto Krutojrov; io, invece, no, non me la sento. Ho un senso di imbarazzo, di colpa...
Andrej - (con allegria) Tu?!
Pervozvnov - Ho distrutto la sua pace, il ritmo delle sue abitudini.
Andrej - (serio) Allora, sei veramente un tipico intellettuale.
Pervozvnov - (fissandolo intensamente) Ma tu, Andrjuska, sai cosa significa: "tipico intellettuale"?
Andrej - Significa pince-nez... pizzo... voce gradevolmente morbida...
Pervozvnov - Ma figliolo, questo Cechov!
Andrej - (confuso) Davvero?
Pervozvnov - Sono cent'anni che diciamo le cose pi ripugnanti sul conto della nostra intelligentsia. E siamo noi a dirle... proprio noi, gli intellettuali russi! Ma cosa sarebbe stata la Russia senza la sua "intelligentsia"? Non giusto credere, Andrjuska, che l'intellettuale russo sia davvero un prodotto negativo, una nullit. stata proprio l'intelligentsja a darci un uomo come Lenin.
Andrej - (con severit, lentamente) vero... Non ci avevo mai pensato.
Pervozvnov - A un sacco di cose, non hai mai pensato. Il vostro guaio che trovate gi la pappa fatta, e non dovete preoccuparvi del pane quotidiano. Il cervello invece ha bisogno di un nutrimento che si conquisti a fatica.
Andrej - (lieto) Sacrosanta verit! un'osservazione che va a pennello per la nostra Nina. Lei proprio cresciuta a forza di biscotti. Mi fa pena.
Pervozvnov - Perch?
Andrej - inacidita.
Pervozvnov - Non una gran disgrazia.
Andrej - Non fa che criticare.
Pervozvnov - Neppure questa una gran disgrazia.
Andrej - Vede tutto nero.
Pervozvnov - Questo si male.
Andrej - (addolorato) Le piace bere.
Pervozvnov - E cos'altro, ancora?
Andrej - Non so... molte altre cose... Aridit. Scetticismo. Non so... va veramente male.
Pervozvnov - Una natura appassionata? Sono nature che spingono ogni cosa all'eccesso. Ti indifferente, Nina?
Andrej - (colto di sorpresa) Perch mi fai questa domanda?
Pervozvnov - Indifferente?
Andrej - Ma perche me lo chiedi?
Pervozvnov - Vuol dire che non lo sai neanche tu. un'ottima condizione. Ancora non sai, ma nel fondo all'anima gi matura e cresce qualcosa. E nelle orecchie hai un suono... come di ghiacci al disgelo, nelle notti d'aprile. un secondo piano della coscienza, il piano poetico. Te ne accorgi solo pi tardi.
Andrej - (con riconoscenza) Come sei giovane, pap!
Pervozvnov - (duro) Conosci il fratello di Krutojrov? Evgenij sipovi?
Andrej - S, certamente...
Pervozvnov - E perch non me ne hai mai parlato?
Andrej - (non sospettando lo stato d'animo del padre) Veniva raramente da noi. Io mi sentivo a disagio con lui, perch tutti dicevano che era un uomo importante. Con una grande posizione.
Pervozvnov - Anche Mrija Michlovna lo diceva?
Andrej - Non conosci la mamma! Non si lascia davvero influenzare da queste cose. Per lei mi diceva che il pi giovane dei Krutojrov era esattamente l'opposto del fratello maggiore. Sul piano umano. E lei sa giudicare gli uomini.
Pervozvnov - Dunque Evgnij sipović, dev'essere una brava persona.
Andrej - (che comincia a capire qualcosa) A parer mio, s.
Pervozvnov - Vedi?... E tu, non me ne hai mai ' parlato.
Andrej - Che c'era da dire? una brava persona e nient'altro. Ascolta, pap, cosa mi consigli? Devo andare a lavorare all'istituto? Krutojrov me lo ha proposto e le condizioni sono vantaggiose.
Pervozvnov - Con Krutojrov meglio non aver a che fare. Neanch'io torner a lavorare all'istituto. Far delle pubblicazioni: scriver.
Andrej - Non andrai neppure a trovarli?
Pervozvnov - (con aria furba) Ah, questo si. un bel po' che io e te non facciamo visite.
Andrej - (con tenerezza) Tu soffri, pap.
Pervozvnov - Non so... forse s, soffro.
Andrej - Parliamo un po' insieme.
Pervozvnov - No, meglio non parlare.
Andrej - Allora esco. Voglio andare a vedere cosa c' allo stadio Dinamo.
Pervozvnov - Va', va'. C' una lettera... una scrittura alterata... mi ripugna, ma devo leggerla... E poi, devo raccogliere un po' i miei pensieri.
Andrej - Non hai un'aria allegra, pap. (Esce).
Pervozvnov - Va', va'. (Legge la lettera, canticchia) "Mi sorgeva davanti Magadan, / Capitale della regione di Kolymskij...". Strano, una canzone che ho sempre saputo, e non mi vengono pi le parole. E anche il motivo non mi sembra questo. (Canta di nuovo, si interrompe, poi chiama) Kormlicyn!
Kormlicyn - (pronto) Cosa desidera, Aleksndr Valerinovic?
Pervozvnov - Si sieda.
Kormlicyn - Onoratissimo, ma di l in cucina c' il latte sul gas... Mia moglie si sta pettinando e ha incaricato me di guardarlo.
Pervozvnov - (con finta severit) Io voglio interrogarla e lei viene a parlarmi del latte! Si sieda!
Kormlicyn - (non capisce) Ma... cosa... cosa sarebbe... (Si siede) Lei allegro oggi...
Pervozvnov - Mi dica, Kormlicyn, lei nel partito da molto tempo?
Kormlicyn - Eh, un bel pezzo. Ci sono entrato diciassette o diciotto anni fa.
Pervozvnov - Che lavoro fa?
Kormlicyn - Viaggio, come direttore... di un vagone-ristorante.
Pervozvnov - Ruba molto?
Kormlicyn - (che non capisce dove voglia andare a finire il suo interlocutore) Ma... un interrogatorio davvero... Non si pu prender le cose a questo modo... bench, naturalmente, non sia senza peccato...
Pervozvnov - E il melone di cui lei scrive nella sua lettera anonima...
Kormlicyn - Cosa? Il melone?...
Pervozvnov - Era stato rubato anche il melone di Tasknt?
Kormlicyn - (che finalmente s' reso conto) Quale lettera? Io non ho scritto nessuna lettera. (Un moto di terrore) Mamma mia, noi siamo qui, e il latte intanto va in fuoco!
Pervozvnov - (serio davvero) Resti seduto!
Kormlicyn - (gentile) Ma che le successo, Aleksndr Valerinovic? Io ho bevuto un goccetto, poco fa, prima di mangiare, ma non avr mica bevuto anche lei...
Pervozvnov - (fissando pensierosamente Kormlicyn) Dunque, niente meloni...
Kormlicyn - (con sollievo) Ma io non capisco neppure di che cosa...
Pervozvnov - Nessuna lettera... nessuna lettera offensiva per mia moglie?
Kormlicyn - Ma niente di niente! Lei se l' sognato. Qualcuno ha offeso sua moglie, va bene, ma cosa c'entro io, me lo dica per favore?
Pervozvnov - Lei, Kormlicyn, si considera un buon sovietico?
Kormlicyn - (cominciando a rinfrancarsi e a irritarsi) Ma... questo un modo di parlare incredibile. Vuole dimostrare che io non sono un buon sovietico? Prego, s'accomodi, lo dimostri.
Pervozvnov - (che arrivato al punto) Ecco, mio caro vicino, proprio questo il guaio! Che nessuno pu dimostrare che lei non sia un buon cittadino sovietico. Tuttavia io devo assolutamente darle una lezione. E questo bisogna che lo faccia subito, finch siamo soli. Che altro mi resta da fare?
Kormlicyn - (che ha compreso che non verr picchiato, anche se possibile che Pervozvnov gli allunghi uno schiaffo) Su beviamo insieme un bicchiere, Aleksndr Valerinovic! Io non le ho ancora fatto le mie congratulazioni per il suo ritorno. Di picchiarmi... non il caso. E uno scherzo che le giocano i nervi parola mia. E perch mai picchiarmi?
Pervozvnov - (con tristezza) Se non ci fosse davvero nessuna ragione per farlo, lei non mi offrirebbe da bere. Mi dica, dunque, chi questo uomo influente che viveva qui per settimane intere, durante la mia assenza?
Kormlicyn - Ma cosa vuole che ne sappia io? Io non ho mai sentito parlare di nessun uomo del genere. (Suona il campanello)
Pervozvnov - Vado io ad aprire, lei intanto cerchi di farselo venire in mente. (Esce)
Kormlicyn - Questa volta ho esagerato... quello adesso mi picchia davvero. Dovevo proprio andare ad attaccar briga con un galeotto! (Entrano Pervozvnov e Evgnij sipović)
Evgnij sipović - Anche se non mi ha ancora detto il suo nome, credo di indovinare. Lei il marito di Mrija Michjlovna.
Pervozvnov - (con ostentazione) Crede di indovinare... Come mai? Ho i segni della furia, sul viso?
Evgnij sipović - Cosa dice? La furia?
Pervozvnov - Legga! (Gli porge la lettera)
Evgnij sipović - Vuole che legga ad alta voce?
Pervozvnov - Gliene sarei grato.
Evgnij sipović - (legge) Stimatissimo... il presente messaggio Le viene inviato con animo disinteressato... da una persona che vuole il Suo bene e che stata testimone dei fatti... Le noto il nome di un personaggio molto importante, il quale durante la sua assenza... Le ricordo inoltre di quella volta che passarono una tranquilla serata insieme a mangiare un melone di Tasknt..." Mi scusi, mi ripugna leggere questa roba.
Kormlicyn - (sospirando) Eh, io me ne vado di l...
Pervozvnov - (con forza) No, lei resta qui.
Kormlicyn - (con un debole tentativo di arroganza) Cittadino Pervozvnov, lei commette un atto di violenza sulla mia persona.
Evgnij sipović - Una lettera anonima?
Pervozvnov - Gi.
Evgnij sipović - Lui?
Pervozvnov - Lei cosa ne pensa?
Evgnij sipović - Nessun altro, se non lui, avrebbe potuto scrivere del melone...
Kormlicyn - (come uno che si sente intrappolato) Vi d la mia parola di membro del partito... che non l'ho scritta io.
Pervozvnov - S, che l'ha scritta! E non la prima volta... Ne ricevevo continuamente... Accusava mia moglie di essere nemica del potere sovietico!
Kormlicyn - No, non vero!
Pervozvnov - E non si faccia scudo col partito! Risparmi il partito per le cose oneste.
Kormlicyn - Si sente odore di bruciato, in cucina. Pu scoppiare un incendio... (Scappa)
Pervozvnov - Ma in fondo, che senso c', prendersela con lui?... Lui non ha colpa.
Evgnij sipović - Ne ha, invece.
Pervozvnov - Mah...
Evgnij sipović - Questi Kormlicyn, sono per la maggior parte persone meschine, nullit; perci sono piene di risentimento e di invidia. A questo, almeno, un briciolo di pudore rimasto...
Pervozvnov - Lei crede?
Evgnij sipović - Certamente. In fondo c' un po' di verit in quel che scrive, perch nasconderlo? "Il personaggio molto importante", di cui parla l'autore della lettera, sono io.
Pervozvnov - L'avevo indovinato.
Evgnij sipović - Cosa le devo dire?...
Pervozvnov - Forse non neppure il caso di parlarne. Ora mi sembra che non ce ne sia alcuna necessit.
Evgnij sipović - No, necessario.
Pervozvnov - Come vuole.
Evgnij sipović - Io amavo sua moglie. (Ambedue si danno il tempo di calmarsi) A lei non interesser affatto sapere che sentimento fosse il mio, tuttavia era un sentimento vero. Un'altra cosa le devo dire: che io appartengo a quella categoria di persone non molto diffusa, ma largamente nota, che amano un'unica donna.
Pervozvnov - (sforzandosi di sorridere) Tanto peggio... per me...
Evgnij sipović - (anche lui sorridendo) Non importa, non occorre che cerchi di aiutarmi, ora sono pi calmo. Adesso m' rimasta da dirle la cosa principale... la pi difficile. (Sinceramente addolorato) Il nostro, avrebbe potuto essere un matrimonio felice, come tutti i veri matrimoni. Mio fratello mi aveva assicurato che lei era morto... sulla base di certe notizie. Per fortuna invece... stata, naturalmente, una fortuna per tutti e tre... di laggi arriv in tempo qualcuno ad avvisarci. Da quel giorno fino a oggi io non ho pi rimesso piede in questa casa. Non so come, ma non me ne mai capitata l'occasione. Ora sono a Mosca per affari, ho saputo che lei era tornato e sono venuto di proposito a trovarla.
Pervozvnov - (seccamente) E perch? Per dirmi quello che mi ha detto ora?
Evgnij sipović - Mi creda, non lo so. Forse, non fosse stato per questa sporca lettera, non mi sarei messo a rivangare il passato. Sarebbe dipeso dall'esito del nostro incontro. Del resto, lei lo sa meglio di me... sua moglie appartiene a quel tipo di donna russa che molto prima della nostra epoca fu cantata dal poeta Nekrsov. Si conservata anche ai tempi nostri.
Pervozvnov - (con maggiore dolcezza, sollevato) Si, si conservata.
Evgnij sipović - Ma passiamo ad altro. Un argomento, anche pi scabroso.
Pervozvnov - Pi scabroso?
Evgnij sipović - Si. (Concentrandosi) L'uomo sovietico, certamente, migliore degli altri. Non ho dubbi. Sono stato varie volte all'estero, ci ho vissuto anche per mesi interi. Gli uomini, certo, sono uguali dappertutto, ma le regole che governano la loro vita hanno il loro effetto... Sa cosa mi disse una volta un mio amico francese tutt'altro che stupido e fornito di molto spirito d'osservazione? Era vissuto per qualche tempo da noi e mi disse che l'espressione degli occhi delle nostre donne indescrivibile, unica. Naturalmente, da buon francese, egli aveva osservato soprattutto le donne, ma in ogni caso anch'io, dopo d'allora, presi a osservare le donne quando mi recavo in Occidente. E mi avvidi che aveva ragione. Sono unici: sono occhi che capiscono, che cercano, e quando sono allegri, sono impertinenti. Il tramonto, la notte... Tuttavia, nonostante l'amore per la mia gente, da qualche tempo io ho preso a meditare molto sul problema morale. Forse perch avevo ricevuto un incarico specifico dal governo che riguardava appunto questo aspetto. Vede, Mrija Michjlovna una persona veramente ammirevole. Ma accanto a lei, ecco questo... come si chiama... Kormlicyn.
Pervozvnov - E gli altri.
Evgnij sipović - Gi, e gli altri. simbolico il titolo di Gorkij: Egor Bulycev e gli altri1. Oh, questi altri! Io sono venuto espressamente da lei per parlare di loro.
Pervozvnov - (con diffidenza) Non so se potr esserle utile in questo senso... tanto tempo che manco da qui. (Entrano Kapka e Kormlicyn. Kapka trascina a forza il marito)
Kormlicyn - Ma guardate che deficiente! Ma che diavolo fai?... Lascia andare la mano... Disgraziata. Che vergogna...
Kapka - In ginocchio!
Kormlicyn - Ma ragiona un momento, cosa fai?
Kapka - In ginocchio, e domanda perdono!
Kormlicyn - Ma che sciocchezze dici? Ragiona un momento!
Kapka - In ginocchio!
Kormilicyn - Non mi sogno neanche! Non ho fatto niente, io.
Kapka - Zitto serpente! Se non vuoi parlare tu allora lo dir io. Stimatissimi compagni, perdonate questo serpente! Per quanto adesso cerchi di sgusciar via... io ero presente quando scriveva le sue lettere.
Kormlicyn - Ma guardatela un po'... imbevuta d'alcool come una spugna... Vi garantisco, cittadini, che nell'elenco del dispensario.
Kapka - Non mentire cosi sfacciatamente. Non ti salverai lo stesso. Ne ha scritte e ne scriver ancora, un intrigante fatto cos.
Evgnij sipović - (allegro) E allora, cosa serve perdonargli?
Kapka - Oh, voi siete persone fini... comprensive...
Kormlicyn - Fini... Sentitela l'agnellino! Di solito per queste "persone fini" le chiami soltanto "rompiscatole"! Ipocrita!
Kapka - Questa poi! Scrive una lettera anonima calunniando sua moglie, e poi vien fuori che l'ipocrita sono io! (Si mette le mani tra i capelli) Io mi strappo i capelli per la disperazione ogni giorno... a causa di questo scorpione. (Fingendo un attacco di rabbia, si strappa la treccia finta e la solleva sopra la testa)
Kormlicyn - Guardate... nessuno lo avrebbe detto! Si strappa davvero i capelli. Mica i suoi per!
Pervozvnov - Cari vicini, tornatevene nella vostra stanza... per favore.
Kapka - (con un sussurro penetrante) Non lo farete metter dentro? - (Silenzio) Andiamo, Kormlicyn... andato tutto bene. (Si inchina) Vi siamo infinitamente riconoscenti. (Escono)
Evgnij sipović - (con forza e durezza nella voce) E ora parliamo di mio fratello Valentin.
Pervozvnov - (sospirando, piano) Una volta... eravamo intimi...
Evgnij sipović - Mio fratello una di quelle persone che non cambiano mai. Si sviluppano presto e poi si fermano, finiti, compiuti una volta per sempre. l'aspetto morale, che mi preoccupa.
Pervozvnov - Ma ne vale poi la pena?... Suo fratello le caro, voi siete cresciuti senza genitori e questo unisce ancora di pi. meglio che non parli con me di suo fratello, Evgnij sipović. Io ho patito un torto da parte sua e, di conseguenza, posso non essere obiettivo.
Evgnij sipović - proprio con lei che voglio parlarne.
Pervozvnov - Allora non esiti. Vedo che ha qualcosa da chiedermi.
Evgnij sipović - (interrompendosi, con voce alterata) Lui... Krutojrov... ha avuto parte nel suo arresto? Per dirla pi chiaramente, non stato per caso lui a mandarla in Siberia? Perch non risponde?
Pervozvnov - No.
Evgnij sipović - Forse lei non Io sa?
Pervozvnov - No.
Evgnij sipovic - Senta, Pervozvnov, non il caso che reciti la parte del magnanimo. Per me molto importante saperlo. Lei risponde con tanta incertezza, che mi rimangono dei dubbi.
Pervozvnov - Non posso dirle altro. (Poi, con ostentazione) E se anche fosse cosi, che interesse ha di saperlo? una questione che riguarda me solo!
Evgnij sipović - Mi auguro di cuore che il mio sia un sospetto infondato, ma devo sapere la verit. Sono incaricato dal governo di far liberare le persone come lei. Ma se stato lui a farla arrestare, nessun culto della personalit servirebbe a salvarlo.
Pervozvnov - Io faccio ancora fatica a raccapezzarmi in tutto questo. (Entra impetuosamente Mrija Michdjlovna)
Mrija Michjlovna - (sorpresa) Oh, guarda! Non perdete tempo, voi.
Pervozvnov - Come? Di cosa stai parlando?
Mrija Michjlovna - (che si ripresa, ma ancora pi irritata contro di loro) Di chi ha troppa fretta. Be', buongiorno, Evgnij sipović! Non ricordo pi che aspetto avesse sette o otto anni fa, cos non ho termini di paragone. strano, non riesco a capire. Forse ha evitato cos tenacemente di incontrarmi in tutto questo tempo per ricomparire al momento giusto. venuto a ritrattare pubblicamente, mio caro? Un'idea simpatica e significativa. Ma perch farlo in mia assenza? Meglio, se ci sono anch'io: fa pi effetto. "Cos e cos... io, umile servo di Dio, persona quanto mai degna e meritevole, eccetera eccetera... confesso: ho peccato! E sono sceso tanto in basso da dichiarare il mio amore a una sventurata donna, sposa di un altro. Non lo far pi, e chiedo perdono". Carico le tinte, si capisce, ma i pentimenti di questo genere suonano cos.
Pervozvnov - (esterrefatto) Io non ti capisco! Mi prenda un accidente se riesco a capirti, Mrija Michjlovna.
Evgnij sipović - (amareggiato, cercando di dominarsi) L'ironia sempre stata il suo forte, ma adesso... non so come esprimermi. Mi scusi, ma non le sembra fuori luogo il suo atteggiamento dopo quello che abbiamo passato?... Non sono mai venuto prima, perch mi era penoso... se non le sembra fuori luogo, rida pure, la prego. Non posso assolutamente capire n condividere il suo modo di fare, mi scusi, non posso. (Esce)
Pervozvnov - (con rimprovero e implorazione) Maa!
Mrija Michjlovna - (con ira) Perch questa recita volgare? Non potevi aspettare un po'? Mi hai chiesto dello scialle e io ti ho detto da dove veniva. Non ti bastava? Ti ci volevano le prove? Avevi proprio bisogno di rimestare nel passato? Ecco quello di cui avevo paura! Le penose e umilianti spiegazioni, i sospetti silenziosi, accennati a met, le basse allusioni, le scenate! Ecco, la prima scena tra i due rivali! Come mi offende, come mi amareggia, tutto questo!
Pervozvnov - Maa!
Mrija Michjlovna - (senza dargli retta) E tu, con che animo sei tornato? Visto che ti piacciono tanto le spiegazioni, avanti, spieghiamoci anche noi. Che cos'hai dentro? Ho paura di questo pi che della morte!
Pervozvnov - Di che cosa, Maa?
Mrija Michjlovna - Io osservo un tale che lavora da noi, in ufficio... rabbioso, ripugnante, bilioso e zelante nello stesso tempo. Si vendica su tutti del fatto che ha sofferto senza colpa. Una posizione comoda la sua, invulnerabile. Si batte per migliorare le nostre file, pieno di santit come un demonio!
Pervozvnov - A chi mi paragoni, Maa!
Mrija Michjlovna - Di paragoni non ne faccio ancora, figurati, mi fa paura! Il vostro incontro mi ha veramente sconvolto... perch non avete potuto aspettare almeno un po'?
Pervozvnov - Ha un animo nobile.
Mrija Michjlovna - (non ha capito) Come?
Pervozvnov - E tu l'hai difeso senza motivo. Una volta non ti succedeva.
Mrija Michjlovna - Vuol dire che non so pi controllarmi.
Pervozvnov - (con severit e durezza) Non sono stato io a chiamarlo e non c'era niente da nascondere. Non si scusava con me, n io ho bisogno di scuse, n da lui, n da te. Era venuto per un'altra ragione.
Mrija Michjlovna - Un'altra ragione?
Pervozvnov - S.
Mrija Michjlovna - Allora... scusami...
Pervozvnov - a lui che dovrai chiedere scusa...
Mrija Michjlovna - (con passione) E Io far. Cerca di comprendermi, Aleksndr, tu non sai quante notti sono rimasta sveglia a immaginare i nostri rapporti, quando fossimo di nuovo insieme. Cerca di capirmi: ti conoscevo come un uomo di larghe vedute, e amavo la tua apertura, la tua vitalit, in cui non c'era niente di falso, e di meschino. Ti ho rimpianto, da morirne. E d'un tratto, t'ho ritrovato... come spezzato.
Pervozvnov - Calmati... non piangere. Certo gli anni non passano senza lasciare una traccia, ma quello che ti spaventa, non accaduto, in me. Non voglio vendicarmi di nessuno, non sono capace di regolare i conti. Apparteniamo alla generazione di quelli che hanno fatto la rivoluzione. Posso perdere le forze, non cambiarmi.
Mrija Michjlovna - S, s, vero... Ma cerca di capirmi: sarebbe stato terribile, averti aspettato tanto tempo, e ritrovare un altro! (Riprendendosi, con gioia) Via queste facce scure. Dobbiamo fare festa. Mi far dare una settimana intera di permesso. Daremo un gran pranzo. Mi piace ancora far baldoria.
Pervozvnov - A proposito, stasera siamo invitati.
Mrija Michjlovna - Lo so. Ti prego, parla con Valentin sipović. Chiarite anche i vostri rapporti, una volta per tutte.
Pervozvnov - Ma che rapporti ci possono essere tra noi? Sono isterismi, i suoi. Io non pretendo niente. Mi occorreranno due anni buoni per recuperare il tempo perso. Si tranquillizzi: continueremo a vivere come abbiamo sempre vissuto, nella stessa casa. Per un momento avevo pensato...
Mrija Michilovna - (con tenerezza) Capisco, Saa, tu sei un rivoluzionario, un eroe, e noi, gente comune, facciamo fatica a intenderti. Ma sei anche un uomo, semplicemente: sei l'uomo che eri. Dopo tanti anni di sofferenze: sei meraviglioso!
Pervozvnov - Macch, meraviglioso. Questa faccenda comincia a" seccarmi. Non offenderti, ma s' presa l'abitudine di portare alle stelle un disgraziato perch ha sofferto. Me ne sono accorto. Ne creano un mito. Non stato eroismo, il nostro. Ci guardano con gli occhi umidi. Sciocchezze! Non abbiamo bisogno di lacrime. Abbiam bisogno di vivere, di lavorare alla pari con voi. Eroismo, stato quello dei partigiani nelle retrovie tedesche, o di coloro che han difeso Leningrado, non il nostro. Ho gi la nausea di tutte queste commozioni e questi sospiri. E poi fanno una faccia come se ti dovessero dei soldi! ripugnante! (Entra Nino)
Nina - Posso entrare un momento?
Mrija Michjlovna - Vieni, vieni, cara. Ancora con la faccia scura?
Nina - Sono stufa.
Pervozvnov - E di cosa?
Nina - Di tutto.
Pervozvnov - Perbacco. Dev'essere insopportabile.
Nina - Mi prende in giro, tanto per cambiare?
Mrija Michjlovna - Be', voi continuate pure a scherzare. Vado a prendermi la mia nuova toilette.
Pervozvnov - Dove?
Mrija Michjlovna - Dalla sarta. Mi sono fatta fare un vestito nuovo per il tuo arrivo. Nina la cena da voi non stata rimandata?
Nina - (freddamente) No, no. Al contrario.
Mrija Michjlovna - Corro, allora. (Esce)
Pervozvnov - Perch, "al contrario"?
Nina - Mio padre in grande agitazione, continua telefonare a casa per assicurarsi che lei verr.
Pervozvnov - Perch se la prende tanto?
Nina - Lo so io il perch.
Pervozvnov - Se non vuole dirlo, non faccia allusioni, non simpatico.
Nina - Parler seriamente?
Pervozvnov - Parler seriamente.
Nina - Sembra allegro.
Pervozvnov - Posso essere allegro, e serio.
Nina - Ecco, lui continua a telefonare, si agita, e io lo trovo ripugnante. Perch, mi chiede? chiaro: se fosse sinceramente rallegrato per il suo ritorno, bene, ma non cos...
Pervozvnov - (fissandola intensamente) E lei, come fa a sapere che non lo ?
Nina - A casa nostra non si vedono n ospiti n amici, ma soltanto gente... gente utile. Non ci concediamo sprechi. Per noi un grande lusso perdere tempo con persone che non ci siano utili. Mi d perfino fastidio parlarne, mi ripugna immensamente. Mi dica, in che cosa siamo diversi dai funzionari dei tempi degli zar, descritti nei vecchi romanzi? Lei non conosce mio padre.
Pervozvnov - Lo conosco, invece.
Nina - Forse che Lenin si riferiva a gente come lui, quando cre il suo grande partito?
Pervozvnov - Certamente, se no il suo partito non sarebbe diventato grande.
Nina - Se davvero come dice, io non riesco a capirci nulla.
Pervozvnov - (bruscamente e con severit) Mille volte ha detto che il comunismo in Russia si doveva costruire coi mattoni che esistevano gi, e non aspettare i nuovi comunisti senza macchia e senza peccato. E i mattoni siamo noi, io, lei, suo padre e tutti gli altri.
Nina - (ostinata) Creando un grande partito, Lenin voleva che vi entrassero a far parte i migliori.
Pervozvnov - (riscaldandosi) Ma quali sono "i migliori"? Feliks Dzerzinskij! Gli eroi. Anche Lenin era un eroe, ma nella vita accettava anche l'uomo comune.
Nina - Ma da allora sono passati quarant'anni... sarebbe ora, mi sembra...
Pervozvnov - Che cosa sarebbe ora, che cosa le sembra? Quarant'anni... Lei ha letto Cechov, dove dice che ogni giorno doveva uccidere in s il servo? Cechov! Il cuore pi nobile. Geniale conoscitore dell'uomo e... servo. E lei pretenderebbe che suo padre, un individuo non molto dotato, cresciuto nella miseria senza la guida dei genitori, nella fame e nel freddo, con un passato di grandi umiliazioni, formatosi in condizioni storiche durissime, fosse una splendente personalit? Credevo che lei fosse pi intelligente. Andrjuska, che lo sostiene.
Nina - Non si arrabbi. Ne parlo perch una cosa che mi fa soffrire molto.
Pervozvnov - Ma cosa vorrebbe da lui?
Nina - Mi ha ingannata. Un tempo lo amavo immensamente.
Pervozvnov - Ah, ecco! Ma la colpa non di suo padre, sua. "Mi ha ingannata"! Mi scusi, ma infantile. Non ha un pensiero suo? Cosa ne sa lei dei padri di Cernysvskij, di Belinskij, di Marx? Impari a camminare per il mondo sulle sue gambe! Lei pretenderebbe che la conducessero per mano, fino a quarant'anni. (Entra Andrej) Oh, bene. Parlatene un po' tra voi. Pu darsi che vi serva a capirvi meglio. (Esce)
Andrej - (preoccupato) Nina... che cos'hai? Sei arrabbiata?
Nina - (con dolore) Ho cercato di parlare un po' con Aleksndr Valerinovic, ma sarebbe stato meglio che non l'avessi fatto.
Andrej - Come mai, Nina? Perch?
Nina - Non gli piaccio. E per questo, forse, mi d sulla voce, qualsiasi cosa dica. Forse, ha mille volte ragione, e io sono una nullit... Un essere cattivo, insignificante. Lui ha delle convinzioni ferree, e io vado ora in una direzione, ora in un'altra... insomma, sono davvero una nullit. (Esce)
Andrej - Ecco, abbiamo parlato e ci siamo capiti! Se va avanti cos, chiaro che noi due non ci capiremo mai. (Gridando) E pazienza! Non voglio pensarci, non voglio soffrire... Via dai miei pensieri. Allegria! Voglio cantare, urlare! O-ho-ho-ho. Ehi, voi, che state in questa casa, mi sentite? Sono io che grido, Andrej. Sono contento di vivere... vivere... vivere!
QUADRO SECONDO
Nello studio di Krutojdrov, a casa sua. La stessa sera.
Osklkov - (continuando a parlare; di ottimo umore) Krutojrov un genio della diplomazia, ma anche convinto di esser riuscito a fregare tutti. Va a organizzare un ricco ricevimento in onore di tuo padre, quando tutti sanno perfettamente, che non gli servir proprio a niente. Tuo padre se ne infischia altamente delle feste! E poi ha una fortissima personalit. Come le sa suonare!... Anche il povero sottoscritto stato messo k.o.
Andrej - Chi? Tu?
Osklkov - Certo. M'ha liquidato con due parole. Una sinteticit veramente classica. Osklkov, ha detto, tu sei un simulatore sociale... Immagine perfetta. Io soffro. Mi credi? Che ne dici, ce ne beviamo un goccio, per festeggiare l'avvenimento?
Andrej - Non mi sembra il caso. Non ne vale la pena. A cena ti disseteranno.
Osklkov - La cena! La cena fatta di parole e diplomazia, invece qui, dietro una tenda, di nascosto, una delizia per l'anima. Io ho un fiaschetto di misure ridotte. Coprimi alle spalle. (Entrano Krutojrov e Pervozvnov)
Krutojrov - Che fate voi due qui?
Osklkov - Beviamo un goccio alla vostra salute!
Krutojrov - (rallegrandosi) Oh, Osklkov! Mi avevano detto che eri malato, che dovevi andare dal medico e che ti eri fatto dare un permesso per malattia.
Osklkov - Infatti, me lo sono fatto dare.
Krutojrov - Ti rovini la salute, mio caro. Cosa ti ha trovato il dottore?
Osklkov - Qualcosa mi ha trovato... i denti... i piedi...
Krutojrov - Non ti sembra di fare un po' di confusione? Son due cose diverse. Mostrami il certificato. Sei capace di raccontarmi delle storie...
Osklkov - Ecco qua, un certificato in piena regola. Legga.
Krutojrov - (spiegando il foglio) Tu non tieni da conto la salute, ti sei bruciato le viscere. "I denti... i piedi."- (Legge velocemente pronunciando qua e l qualche parola troncata a met) Non ci capisco niente. tuo, questo certificato?
Osklkov - E di chi altro?
Krutojrov - sorprendente... Io non sono ubriaco eppure, giudicate voi. (Legge) "Gravidanza... terzo mese. Intossicazione. Sintomi di parto prematuro." Ebbene, cos'hai da dire? parla.
Osklkov - (sinceramente smarrito) Io non c'entro.
Pervozvnov - Ragazzo, dica qualcosa, se un certificato scritto e firmato.
Osklkov - Ma no! Lei, Valentin sipović, non ha letto bene...
Krutojrov - Come no! Ecco qui, gravidanza-terzo mese... e parto prematuro. Leggi tu stesso.
Osklkov - (guarda il foglio) Gi, s... adesso capisco. L'infermiera aveva fretta, io la stuzzicavo... e lei si arrabbiata e m'ha fatto questo scherzo.
Krutojrov - (a Pervozvnov) Una macchietta. Un tipo veramente originale, come non se ne trovano altri. Sono pronto a scommettere.
Osklkov - (guardandosi intorno) Un tipo originale, dice lei... Ma neanche per sogno. Forse anzi, Osklkov non sono neppure io, ma lei. Forse, io, sono lei, e lei, me. Non afferra? Ma una cosa semplicissima. Sia lei che io, siamo falsi, come questo certificato medico. Ancora non afferra? Il fachiro era ubriaco e il gioco di prestigio non riuscito. E il povero sottoscritto piange.
Krutojrov - (con calma, benevolmente) Te l'ho detto tante volte, Osklkov, tu finirai col rovinarti. Stai parlando come in delirio.
Osklkov - Appunto, appunto... Questo vi piace. Prego, accomodatevi. Adesso organizzerete il mio salvataggio. Osklkov malato e gli organismi sociali gli comprano un bel pigiamino. Ha-ha! Attorno a Osklkov incomincia la danza dei cigni bianchi. Voi, senza di me, appassireste. Parola d'onore. A chi affibbiare la colpa di ogni guaio, se vi portan via Osklkov? Chi l'ubriacone? Osklkov. L'imbroglione? Lui. Chi il residuo di tutti i residui? Sempre lui. La collettivit gongola. Un imbecille come lui non ha prezzo. Tutti si atteggiano a puri e santi spiriti, e le sue caricature riempiono i giornali murali. Il coniglietto se ne va in giro smunto di paura, e i lupi avanzano tutti tronfi. Osklkov, solo lui, la colpa di ogni male.
Krutojrov - (con ira) Un momento! Perch mi confronti a te? Cosa ti passa per la testa? Non avrai, per caso, l'impudenza di sostenere che gli altri sono molto al di sopra di te? Gli altri, intanto, sono vivi e sani, e tu cosa sei? La degradazione fatta persona. Basta questo certificato... Una cosa nauseante!
Osklkov - (ad Andrej) Andiamo, vecchio mio... gli dei sono in collera. Il primo tempo della sinfonia finito. Valentin sipović non se la prenda. Le assicuro, volevo solo dire che sotto la sua direzione noi ce la siamo passata in modo molto simpatico... Abbiamo bevuto alla sua salute e ora scompariamo. (Escono entrambi)
Krutojrov - (sordamente, con irritazione) Che schifo... si permette di sputare sentenze. E tu, Aleksandr Valerinovic, che cos'hai da guardarmi? Su, che cos'hai? (Entra Evgnij sipović)
Evgnij sipović - Buona sera.
Krutojrov - Mi fa molto piacere che tu sia venuto, Senja. Presentatevi.
Evgnij sipović - Non occorre, ci conosciamo gi.
Krutojrov - Avete gi avuto il tempo di incontrarvi?
Evgnij sipović - S... per caso.
Krutojrov - Niente avviene per caso, ogni cosa ha la sua ragione. una verit fondamentale.
Evgnij sipović - Sempre dogmatico: bada che adesso il dogmatismo non molto quotato.
Krutojrov - Ci sono dogmi che noi non abbiamo mai discusso e che continueremo a non porre in discussione. Finiscila con la tua ironia.
Evgnij sipovi - (a Pervozvnov) Ecco, vede? Eternamente cosi, io e lui... Eppure siamo fratelli. Ma ora la smetteremo una volta per sempre, Valja! Io mi ero giusto preparato una specie di discorso per questo incontro, ma non trovo pi la solennit necessaria. Tuttavia parler lo stesso... mi prender l'ardire di esporvi alcuni miei punti di vista.
Krutojrov - Interessante. (A Pervozvnov) Lui una persona molto bene informata.
Evgnij sipović - Valja, sta' zitto un momento.
Krutojrov - (con derisione) Obbedisco.
Evgnij sipović - Compagni, nel vostro interesse vi consiglio di mettervi a lavorare senza perdere neanche un minuto... Se nel passato e nel presente, non c' niente che vi separi, se non esiste alcun ostacolo a una fraterna collaborazione, mettetevi all'opera. Ora necessario produrre... (Alla porta compare Nina)
Nina - Zio Senja, avevi promesso che avresti ballato con me. Sono rimasta sola e m'ha preso la malinconia.
Evgnij sipovic - (allegramente) L'ho promesso e lo far! (Va verso la porta) E necessario produrre... Tu, Valja, per fortuna ci sei abituato...
Krutojrov - Fermati, non scappare. Non posso sopportare queste allusioni, A che cosa sono abituato?
Evgnij sipovic - Lo sai da te, Valja, a che cosa sei abituato. E per questo te la prendi tanto. Si prepara una nuova epoca, Valja... un segreto che ti rivelo. Sai bene che sono sempre informato.
Nina - Andiamo, zio Senja, andiamo! (Escono entrambi)
Krutojrov - (a Pervozvnov con un sorriso cattivo) Mi guardi come se avessi intenzione di prendermi a pugni.
Pervozvnov - (come se non avesse sentito, con sollievo e in modo significativo) Oh, finalmente eccoci a tu per tu. Non temere, non star a seccarti con lunghi discorsi. Ma non possiamo tacere. In futuro dovremo lavorare assieme, vivere sotto lo stesso tetto e c' ancora qualcosa che non stato chiarito tra noi. Tra membri del partito non ci deve essere mai nulla di poco chiaro. Cosi mi hanno insegnato, quand'ero giovane.
Krutojrov - Non solo a te l'hanno insegnato.
Pervozvnov - Ma tu mi eviti come se non volessi incontrarti con me.
Krutojrov - Ho perso l'abitudine a trattare con te. E tu sei rimasto lo stesso di diciott'anni fa,
Pervozvnov - Anche tu sei sempre lo stesso.
Krutojrov - Lo stesso... No, non sono pi lo stesso! Io ho bisogno di quiete, come i morenti hanno bisogno di ossigeno. Me ne andr al polo. "Sulle isole. Nella quiete, in completa solitudine.
Pervozvnov - Tu non te ne andrai da nessuna parte Valentin. Noi dobbiamo chiarire le cose pi importanti, le altre andranno a posto da s. Dimmi, perch non hai utilizzato la mia invenzione? Ti rendevi conto che era un fatto nuovo, che apriva grandi possibilit? Potevi rinnegare me e tutto quello che ci aveva legato, ma, la macchina! La macchina elettronica era un passo avanti di vent'anni. E tu invece...
Krutojrov - Io, cosa? (Gridando) Si, io! Io, ma andate tutti al diavolo! Adesso tu sei tornato bello pulito, bianco come la neve, e noi tutti siamo contenti e ti facciamo festa. Ma allora, come stavano le cose allora? Scusatemi! Allora io sapevo che tu stavi meditando assassinii sotto i miei occhi. Ero convinto che fossi un nemico, un traditore. E non vedevo pi nulla di buono in quello che avevi fatto, il tuo delitto aveva annullato tutto... Cerca di capire. Non mischiate insieme i tempi, come colori su una tela. Tiri tre righe, aggiungi dell'azzurro e ne viene una tonalit del tutto nuova. Tu giudichi il mio passato come se gi allora io fossi tenuto a sapere quello che si sa solo ora. E ingiusto!
Pervozvnov - Ma chi fu a calunniarmi? Chi fece la denuncia?
Krutojrov - Domanda, domanda... non fermarti.
Pervozvnov - Ho raccolto certe informazioni, ma non potevo crederci, perci attendevo tanto questo colloquio. Eri uno dei miei allievi. Io, ti ho spinto avanti. Ricordo ancora quel giorno come se fosse oggi. Eri l'unica persona che fosse a casa mia quella domenica e solo tu mi vedesti pulire il revolver. Io e te: non c'era nessun altro. Sei stato davvero tu?
Krutojrov - Io, s.
Pervozvnov - Mi hai denunciato!
Krutojrov - Pensai, posso tirarmi indietro, come un buono a nulla? (Con fatica) Quel revolver maledetto.
Pervozvnov - Non capisco quello che dici... cosa ti succede?
Krutojrov - Stavi pulendo un revolver; mi avevano gi comunicato che eri un nemico... un nemico del popolo. Eri segnato sull'elenco...
Pervozvnov - Che elenco?
Krutojrov - Che elenco!... Uno qualsiasi. Ricordo ancora adesso: eri il numero otto. Ora suona tutto strano, fantastico, adesso facile dire "mi hai denunciato".
Pervozvnov - Aspetta, io non dico questo. Voglio solo sapere ogni cosa con esattezza.
Krutojrov - Non lo dici,... l'hai gi detto. E pure che ho provocato un grave danno alla nostra scienza, hai detto. Avanti, datemi addosso, resister. Non riuscirete a uccidermi. Vi far vedere io! (Tace) Guarda, Aleksndr, cosa sta succedendo sopra di noi. Degli uccelli neri stanno volando per la stanza.
Pervozvnov - Quali uccelli?
Krutojrov - Degli uccelli neri, ti dico. Mi chiamano.
Pervozvnov - Valentin sipović, cosa ti succede? Mi vedi?
Krutojrov - Male, amico mio. Sto morendo, credo... Chiama gli altri. No, meglio nessuno. Chiama solo Nina.
Pervozvnov - (alla porta) Nina... Nina, presto...
Krutojrov - (guardandosi intorno) Quanti ce n'! (Entra Nina)
Nina - Volevi me pap?
Krutojrov - M'era successo altre volte,., ma cos... cos mai. (Cade a terr)
Nina - Pap! Caro pap...
QUADRO TERZO
Lo stesso luogo della prima scena. Un giorno di sole. Nina seduta su una panchina. Poi dalla strada arriva Evgnij sipović.
Evgnij sipović - Fatti forza, Nink...
Nina - E facile a dirsi. E tu, zio Senja, ti fai forza?
Evgnij sipović - Ci provo.
Nina - Anche tu sei infelice...
Evgnij sipović - Ma gli uccelli volano... perch neri? Sono azzurri!
Nina - Che cosa stai dicendo?
Evgnij sipović - Oh, niente... m' venuta in mente una cosa. Neri, sono i corvi. Devo passare da Anna Ivnovna. Passer. Guarir, si calmer...
Nina - Oggi, dici cose senza senso.
Evgnij sipović - Hai ragione, Nina, hai ragione. (Esce)
Nina - "Non riuscirai a placare il tuo dolore con le lacrime." Che cos'? Dove l'ho sentito?... Un'Elegia? Padre, padre, cosa hai fatto di me!... Povero pap... Tutta la vita s' trascinato... E ora, cosa succeder? Osklkov un'idiota... urla... e s' ubriacato... E i discorsi al cimitero? Che orrore... (Entra Andrej)
Andrej - Nina. (Pausa) Nina.
Nina - S?
Andrej - Stai male?
Nina - Non sto male.
Andrej - Ci sono cose peggiori...
Nina - Lo so.
Andrej - Devo andar via? (Pausa) Nina.
Nina - Ma, cosa vuoi? (Andrej le tende la mano) Io... non capisco.
Andrej - La mano, Ninka, dammi la mano.
Nina - (si getta al collo di Andrej e lo bacia) Tu non sai quello che hai fatto ora! Poi te lo dir. Ho vergogna, ho paura. (Esce)
Andrej - L'hanno distrutta, quei vermi. Cosa mi attira, di lei? Perch mi preoccupa tanto? (Entra Mrija Michjlovna) Dove vai, mamma?
Mrija Michjlovna - In nessun posto.
Andrej - Io invece andr, in un posto. Ho qualcosa da fare... ci sono... come si dice? Ah, s... delle "brillanti prospettive". (Esce. Entra Evgnij sipović)
Mrija Michjlovna - Va via? Torner questa sera?
Evgnij sipovic - Si capisce... Le donne, a casa, si agitano. Verranno dei vecchi amici. Come al solito.
Mrija Michjlovna - Anche noi, caro, siamo vecchi amici. Andiamo, la accompagner fino al cancello del giardino. Fa molto caldo oggi, in casa si soffoca.
Evgnij sipović - Non ha intenzione di partire, per un periodo di riposo?
Mrija Michjlovna - Mio marito andr in una casa di cura estiva e io lo accompagner.
Evgnij sipović - Far bene a tutt'e due.
Mrija Michjlovna - S, ne abbiamo bisogno.
Evgnij sipović - "Bisogna vivere e compiere i propri doveri." L'ho letto tempo fa. Ne La disfatta.
Mrija Michjlovna - Da molto tempo la seguo, questa massima edificante. Andiamo, l'accompagner fino al cancello.
Evgnij sipović - Forse, meglio di no.
Mrija Michjlovna - E necessario. (Si allontanano. Dalla casa esce Pervozvnov)
Pervozvnov - (da solo) E tu non hai fatto che pensare come mai fosse stato tuo figlio e non tua moglie, a raggiungerti. Il mondo cambiato e tu vorresti che qui fosse tutto come prima. Per la scienza un po' del tempo perduto lo puoi recuperare, ma per il resto no, non recuperi pi niente. Inutile ingannare se stessi coi ricordi del passato: una penosa menzogna! Accanirsi, impedire, sciupare... No, la vita proceda come vuole la natura. E mai, nella vita dei nostri figli, mai nei secoli, si ripetano tempi cosi oscuri.
FINE
1 Qui, salvo errori, l'autore fa confusione tra i due drammi di Gorkij Egor Bulycev e Dostigev e gli altri. (N.d.T.).
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