Un giorno lungo un anno

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UN GIORNO LUNGO UN ANNO

anche Roma è stata milionaria

di

Claudio Morici

“...l’unico modo per non soccombere è restare fedeli alle proprie idee… fino in fondo…”

Il presente testo è tutelato da diritti S.I.A.E.                                                              Claudio Morici: pos. S.I.A.E. 153874

Per contattare l’autore: claudiomorici@yahoo.it


Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

PERSONAGGI

Cesare

Anna, sua moglie

Rocco, suo padre

Righetto, suo figlio

Giuliana, sua figlia

Don Carmine, parroco

Vincenzo, portiere del palazzo

Commissario Bettini

Sig. Marrazzi, vicino di casa

Sig.ra Marrazzi, vicina di casa

Heinz, tenente tedesco

Quirino, amico di Righetto

A nonna Anna, al suo ricordo, ai suoi ricordi


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ATTO PRIMO

Roma, 19 luglio 1943. Mattino. Interno povero costituito da uno stanzone con finestra a sinistra, porta d’ingresso sul fondo e una porta laterale, a destra, che conduce verso la camera da letto di Anna e Cesare. Nello stanzone dormono Giuliana, Righetto e, dietro una tenda posta in fondo alla camera, loro nonno Rocco. A sinistra un angolo cottura che funge da cucinino.

Ad apertura di sipario lo stanzone è in penombra. Si intravedono i letti di Giuliana e Righetto e la sagoma della tenda sul fondo.

Dopo poco la tenda si scosta e ne esce la sagoma di Rocco. Il nonno si muove lentamente tra i letti dei nipoti, urtandoli e bofonchiando versi poco comprensibili si avvicina al cucinino. Dopo aver armeggiato con alcune pentole e utensili, ripercorre a ritroso lo stesso percorso brontolando sempre più forte in corrispondenza dei due letti e rientra nel proprio angolo tirandosi la tenda alle spalle. Sono trascorsi alcuni minuti. Dal cucinino si sente il rumore del caffè che esce dalla macchinetta.

ANNA                           (da destra, ad alta voce fuori campo) Er caffè! (nessuno risponde) Giulià, er

caffè! (Giuliana mormora dal proprio letto ma non si muove) Giuliana!

RIGHETTO                (mormorando da sotto le coperte) Giulià, la stai a sentì tu’ madre?..

GIULIANA                 (c.s.) La sto a sentì sì..

RIGHETTO                (c.s.) Ah vabbè.. (si volta dall’altra parte) Me credevo nun l’avevi sentita..

GIULIANA                 (c.s.) Tranquillo l’ho sentita nun t’agità

RIGHETTO                (c.s.) Vabbè… allora nun m’agito

ANNA                          (ancora da fuori) Giulià!..

RIGHETTO                (anticipando, assonnato) ..er caffè.. senti mò eh…

ANNA                           …er caffè!

RIGHETTO                (c.s.) Ecco lo sapevo…

GIULIANA                 (c.s.) e come te sbaji

RIGHETTO                (c.s.) a Giulià.. e sortisci, sinnò se sveja nonno..

GIULIANA                 (c.s.) No che nun se sveja


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ROCCO                        (da dietro la tenda sul fondo) No, nun me svejo… tranquilli..

GIULIANA                 (c.s.) Hai inteso? Ha detto che nun se sveja..

RIGHETTO                (c.s.) Ah vabbè.. allora..

ANNA                           Giuliana! Giuliana!

RIGHETTO                (c.s.) A Giulià.. e daje..

GIULIANA                 (c.s.) T’ho detto che sto a dormì…

RIGHETTO                (c.s.) E pur’io…

GIULIANA                 (c.s.) Allora dormimo..

ANNA                           (sempre da fuori) Ma nun lo sentite che è uscito?

RIGHETTO                (a Giuliana) Chi è uscito?

GIULIANA                 (a Righetto) Che ne so? Io sto a dormì..

RIGHETTO                (tranquillizzato) Ah.. vabbè.. me pareva

ANNA                           (sempre da fuori) Se brucia tutto! Giulià!

RIGHETTO                Ha detto che se brucia tutto…

GIULIANA                 …sto a sentì…

RIGHETTO                Pur’io…

ANNA                           Giulià.. Giuliana! (si affaccia dalla porta di destra) Ma nun me senti?

(Giuliana non risponde) Ma te vedi se è ‘na cosa possibile.. ogni matina la

stessa storia! Ma dimme te!.. Nun se vede gnente! (attraversando la stanza

nella penombra urta ogni genere di cosa trova lungo il passaggio, compresi i

letti dei figli messi in mezzo alla camera) Ahia! Mannaggia.. chi ce sta qui?

RIGHETTO                A ma’… so io, so’ Righetto! Me sei salita sopra!

ANNA                           “A ma’, a ma’”… nun posso mica volà io! Tu guarda come state

accampati! Ogni vorta me pare d’attraversà piazza Campo De’ Fiori a

mezzogiorno.. (raggiunge a fatica il cucinino dalla parte opposta) Ma te


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guarda.. è uscito tutto.. lo sapevo io! (si scotta) Ahia! Giulià! Giuliana!

(va ad aprire la finestra) Hai visto che è successo? Guarda quà! Ma che te

credi che me lo regalano a me er caffè? (va a scuotere Giuliana sotto le

coperte) Ma tu lo sai che de ‘sti tempi c’è gente che pagherebbe chissà

quanto pe’ ‘na tazza de caffè la matina?

GIULIANA                 A ma’… e lassame dormì… so’ stanca.. e poi lo sai che io neanche lo

bevo er caffè (e si gira dalla parte opposta coprendosi la testa con le coperte)

ANNA                           E sei stanca sì che sei stanca! (scoprendole la testa) Se può sapè a che ora

sei tornata stanotte?

RIGHETTO                …stammatina.. non stanotte..

GIULIANA                 A Giuda!

ANNA                           Se facessi ‘na vita regolare, come tutte quelle dell’età tua, la matina

saresti sveja!

GIULIANA                 A ma’… nun parlamo de vita regolare che è mejo… (e si ricopre la testa)

ANNA                           (a tono) Ma perché che voi di’?

GIULIANA                 (da sotto le coperte) Gnente. Sto a dormì..

RIGHETTO                …Pur’io..

ANNA                           Dormi, dormi che è mejo.. (di nuovo alla figlia, piano) t’ha vista qualcuno?

GIULIANA                 No.. nun m’ha visto nessuno..

ANNA                           (osservando il fornello) Ma tu vedi che m’hai fatto fa’.. sortisci che è tardi!

GIULIANA                 Ma che ore so’?

ANNA                           Nun lo so. Saranno le otto

GIULIANA                 (si scopre e si alza seduta sul letto) Le otto? Ma te pare regolare che tutte le

volte nonno s’arza la matina, mette su er caffè e se rimette a dormì?

ANNA                           Sta zitta che te sente…


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GIULIANA                 (si gira verso la tenda di Rocco) E me deve sentì! E poi che sente… è ‘na

campana

RIGHETTO                (sempre da sotto le coperte) Ringrazia er Padreterno che ce sta chi te lo

prepara er caffè!

ROCCO                        (da dietro la tenda) Ecco bravo, dijelo!

RIGHETTO                (c.s.) E je l’ho detto…

GIULIANA                 Ahò, nonno pare che ce sente solo quando vò!

ANNA                           E’ er padre de tu’ padre che artro t’aspetti?

GIULIANA                 (al fratello) E poi t’ho detto che nun me lo bevo io il caffè… ma fa acido.

(alla madre) E’ ‘na settimana che come lo pijo me sento rigirà lostommico.

ANNA                           Viemme a da’ ‘na mano va.. vediamo se riesco a raccogliere almeno

quello che è uscito… ma te guarda!

GIULIANA                 (si alza a fatica dal letto) Ma ‘ndò sta scritto che debbo svejamme ogni

vorta io pe’ spegne er fornello? Nun lo po’ fa Righetto?

ANNA                           Tuo fratello è stanco che ha lavorato tutto er giorno fino a tardi!

RIGHETTO                (da sotto le coperte) Hai sentito? Io so’ stanco che ho lavorato tutto er

giorno

ANNA                           Hai sentito? E’ stanco

GIULIANA                 (al fratello ancora avvolto dalle coperte) Hai lavorato? Lassamo fa va..

ANNA                           (sottovoce, indica verso la tenda di nonno Rocco) Sshh, sta’ zitta...

RIGHETTO                E poi c’ho er problema io

GIULIANA                 Seh.. solo quando je fa comodo..

RIGHETTO                Che voi dì?

GIULIANA                 Vojo dì che l’asma te la sei fatta venì solo pe’ nun partì ecco che vojo dì!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

RIGHETTO

Guarda  che  er  dottore  ha  detto  che  me  po’  venì  la  ricaduta

all’improvviso! Ho fatto pure er teste!

GIULIANA

(alla madre) Che ha fatto?

ANNA

Ma che ne so.. j’hanno fatto fa un test, se chiama così, un esame.. psico

qualcosa

GIULIANA

A lui? E l’ha passato?

ANNA

None

GIULIANA

E me pareva..

RIGHETTO

Sinnò te pare che nun c’annavo a fa’ er soldato io?

GIULIANA

Lassamo fa’ va.. che è mejo

ANNA

Ecco, appunto. Lassamo fa’. Viè, damme ‘na mano qui

GIULIANA

Te dimme se se deve comincià così ‘na giornata…

ANNA

(a voce alta rivolta verso la tenda) Papà, vi pregherei la prossima volta di

chiamarmi, così ve lo vengo a preparare io il caffè… (poi a Giuliana) che

poi neanche se lo beve…

GIULIANA

Manco lui? Vorrei sapè chi se lo beve ‘sto caffè.. co’ quello che costa… la

notte nun se riesce a chiude occhio per il caldo e ce se mette pure lui!

(piano) passa tutta la notte con quella radio che nun se riesce a dormì,

bzz.. bzzz… poi pare che ce parla… stammatina ripeteva “salgheno,

salgheno..” ma chi sale? Secondo me nun ce sta co’ la testa…

ANNA

(idem) Io dico che ce sta tutto invece… secondo lui i rincojoniti semo

noi, damme retta… lo fa pe’ dispetto

GIULIANA

E perché?

ANNA

Lo sai perché

GIULIANA

Ancora?

ANNA

C’ha le sue idee.. la questione de principio fa! Secondo lui il caffè lo

devono avere poco ma tutti, invece che… sì insomma, invece che solo

chi sa come procurasselo.. qua tocca inventasse ogni giorno Giulià…


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che se magnamo? La questione de principio se magnamo? (pausa)

Passame lo strofinaccio che forse recupero qualche goccia và… (passa lo

straccio sul caffè versato e lo strizza in una tazza affianco) E’ mica colpa mia

se la gente nun se sa organizzà? ‘Ndò sta scritto che dovemo morì de

fame? La guera è la guera… nun è ‘na passeggiata.. e chissà quanti anni

potrà durà.. sempre che finirà poi!

GIULIANA                 Ahò.. se semo svejati ottimisti stammatina eh?

RIGHETTO                Pe’ fortuna che stamo a Roma noi!

GIULIANA                 Almeno quello! Si nun artro… e papà? se svejato?

ANNA                           Tu’ padre è annato stammatina ai mercati; dice che ce sta un lavoro

sicuro pe’ ‘mpò de tempo

GIULIANA                 Ai mercati?

ANNA                           Ai mercati.

GIULIANA                 ‘Nantra vorta?

ANNA                           (scocciata) ‘Nantra vorta Giulià!

GIULIANA                 Tanto va a finì come l’artre vorte

Anna prende Giuliana per un braccio

ANNA                           (tra i denti) Almeno tu’ padre ce prova a cercasse un lavoro come se

deve!

GIULANA                  (si libera stizzita) E lassame sta! Me fai male!

ANNA                           (sottovoce) Guardame bene Giulià, io nun vojo problemi. Ma tu lo sai

che..

Suonano alla porta d’ingresso

RIGHETTO                Hanno sonato..

ANNA                           (fissando Giuliana) Vado..

GIULIANA                 E mò chi è? Io sto vestita così!


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ANNA                           (avviandosi verso la porta) Vuol dire che se è Sua Maestà Vittorio

Emanuele lo faccio aspettare in anticamera! E vatte a coprì!

GIULIANA                 Manco se po’ sta’ a casa propria

RIGHETTO                (sempre più rintanato sotto le proprie coperte) Sì, mò è Vittorio Emanuele…

ANNA                           Righè… alle vorte me chiedo si ce sei o si ce fai..

GIULIANA                 Secondo me c’è fa

RIGHETTO                Co’ tutto quello che c’ha da pensà, pensa a noi!

GIULIANA                 Ma chi?

RIGHETTO                Er Re. Mò viè da noi… figuramose

GIULIANA                 (alla madre) No, me sa che c’è proprio..

Anna apre la porta e si trova davanti Vincenzo, il portinaio

VINCENZO              Buongiorno sora Anna.. che disturbo?

ANNA                           No Vincè figurati… scusa si nun te faccio entrà ma stamo ancora in

disordine e…

VINCENZO              (entrando rapidamente) Nun ve preoccupate sora A’ che nun me da

fastidio, vedeste a casa mia che ce sta a quest’ora. Mia moglie, Maria, si

sveglia presto perché se va a mette in fila a Sant’Agnese; dice che se

arriva entro le sette capace che trova pure la farina… (vede Giuliana e

cambia tono) buongiorno signorina Giuliana!

GIULIANA                 (coprendosi la sottana) Buongiorno Vincenzo

VINCENZO              (suadente) Siete tornata tardi questa notte?

GIULIANA                 E a voi, cor dovuto rispetto, che ve ne strofina?

ANNA                           Giulià!

VINCENZO              Prego?

ANNA                           Lassa fa Vincè..


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GIULIANA

Ho parlato italiano. Ma se volete ve lo dico co’ la lingua nostra: dico, a

voi che ve frega?

ANNA

Nun je dare ascolto Vincè che s’è svejata co’ la luna de sbieco… (alla

figlia) vatte a vestì va…

GIULIANA

(uscendo  verso  destra  sotto  lo  sguardo  di  Vincenzo)  Vado,  vado..

compromesso..

RIGHETTO

(alla sorella che gli passa vicino) Hai visto?

GIULIANA

Che ho visto?

RIGHETTO

Che nun era er Re. Quello c’ha l’impegni. Mò veniva da noi veniva..

figuramose.. (si ricopre)

Giuliana sbuffa ed esce a destra

VINCENZO              (ad alta voce verso Giuliana) Scusate signorì … e che la notte nun se

dorme co’ ‘sto caldo! Dicono che è l’estate più calda dell’ultimi tempi..

me prende la smania e sto svejo.. che devo fa? E siccome nun vò visto

tornà stanotte me so permesso de bussare qui per accertarmi… (poi ad

Anna) no è che, voi ce lo sapete, io c’ho la responsabilità der palazzo e,

nun è pe’ impicciamme, so’ abituato agli orari de tutti qua drento..

ANNA                           (continuando a pulire il fornello) Se vede che è tornata che stavi un attimo

distratto e non l’hai vista entrare

VINCENZO              Po’ esse, sora A’, po’ esse… sapete com’è, coi tempi che corono… coi

tedeschi che girano… saranno pure alleati.. e poi ‘sto coprifuoco… a proposito, voi lo sapete che io c’ho er compito der palazzo no?

ANNA                           E lo sapemo.. embhè?

VITTORIO                 No, figurateve.. io nun vojo mica creà problemi, però ieri sera avete

lasciato ancora la luce accesa. Lo sapete quelli poi se la prendono co’ me

ANNA                           E dev’esse stato mi’ socero.. capace che nun riusciva a prende sonno

VINCENZO              Capace, io lo so certo.. però se je lo potete dì voi capace che v’ascolta

ANNA                           Allora nun lo conosci. E poi tutta ‘sta manfrina pe’ ‘na luce accesa!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

VINCENZO

Sora A’, pe’ me potete accenne tutte le luci lo sapete.. ma m’hanno dato

‘st’incarico che devo fa? Devo controllà tutto er palazzo!

ANNA

Lo sappiamo.. lo sappiamo

VINCENZO

(approfittando che Anna è di spalle, cerca di guardare verso la stanza dove è

entrata Giuliana) Ah, ma io li capisco i ragazzi sa? Si nun ce se diverte a

quell’età…

ANNA

Che voi dì Vincè?

VINCENZO

(come scoperto) Io? Gnente, per carità!. Se sa.. ‘sta città è bella soprattutto

de’ notte, cor fresco, è romantica.. ‘sti ragazzi so sfortunati che l’anni

migliori li passeno co’ la guera.. pure si stamo a Roma se chiama

sempre guera!

ANNA

Perché altrimenti come se dovrebbe chiamà?

VINCENZO

Beh, si nun artro nun è come dall’artre parti d’Italia

ANNA

(c.s.) No eh?

VINCENZO

E no! C’avemo er Vaticano qua! Chi la tocca Roma sora A’!

ANNA

E certo.. chi la tocca..

VINCENZO

Intanto però noi l’avemo lassati fa’ e mò ‘sti stranieri, pare che stanno a

casa loro

ANNA

Nun te fa’ sentì Vincè.. io nun vojo passà guai! Qua puro li muri

c’hanno l’orecchie! Campamo e famoli campà.. e poi, tutto sommato,

semo alleati no? Nun se ponno mica mette contro. Ora se permetti..

VINCENZO

Fate, fate. Si me so’ preoccupato è perché la signorina me potrebbe esse

fija

ANNA

(accompagnandolo  verso  la  porta)  Sei  gentile  Vincè,  ma  Giuliana  è

accompagnata, la sera, dal suo fidanzato fin sotto il portone e non corre

alcun rischio. Puoi stare tranquillo.

VINCENZO

Certo, certo.. er fidanzato. A proposito! Ho visto che è cambiato!

ANNA

Chi è cambiato?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

VINCENZO

Dico.. er fidanzato, è cambiato me sembra

ANNA

Ahò, certo che a te nun te scappa gnente eh?

VINCENZO

Per carità! Signora se pensate che me ’mpiccio mi offendete! Si me so’

preoccupato è perché…

ANNA

… “è perché la signorina me potrebbe esse fija”

VINCENZO

Ecco. Sora Anna, che stavate preparando il caffè?

ANNA

(imbarazzata) Ma quale caffè Vincè, nun c’è nessun caffè.. nun lo sai che

è vietato?

VINCENZO

Si infatti me sembrava strano… ma lo sapete che l’odore arriva fino giù

ar gabbiotto? De ‘sti tempi nun è facile sentillo e me pareva che veniva

proprio da casa vostra

ANNA

(continuando a spingerlo verso la porta) E se vede che te sei sbajato Vincè,

qui nun c’è traccia de caffè

ROCCO

(si affaccia dalla tenda in mutande e canottiera) Nannarè, daje la tazzina mia

che io nun me la pijo quella zozzeria… quelle so’ cose che te resteno ner

gozzo (si richiude dentro)

VINCENZO

Grazie sor Rocco, avete inteso sora Anna? Me prendo la tazzina der

commendatore che è tanto gentile

ROCCO

(da dentro) Nun sò commendatore. Sò Radiofonista io! Radiofonista

scelto! Quarto battaglione di fanteria! Medaglia al merito!

ANNA

(lanciando un occhiataccia verso il suocero) E vieni, che te do ‘sta tazza… è

‘n’avanzo che ci siamo ritrovati… sai com’è… alle volte cerca che te

ricerca esce fori qualche cosa che,  chissà  come, t’eri dimenticato

d’avecce… so’ casi

Vincenzo si accomoda su una sedia a lato del cucinino mentre Anna gli versa il caffè in una tazza

VINCENZO              Eccome se so’ casi… ma i vostri so’ casi diversi dai nostri… io pure

cerco che me ricerco sora A’…. e trovo solo cambiali e debiti che m’ero

dimenticato d’avecce… (alludendo) quelli si che so’ casi… e sapesse che casi!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Vincè.. che te pensi che pe’ ‘n sacchetto de’ caffè che se semo ritrovati

famo la vita dei nobili? No dico, (indica attorno) hai visto?

VINCENZO

Per carità sora Anna, per carità! La guera è guera pe’ tutti.. pure si

stamo a Roma. Dico solo che pure a sforzamme, a casa mia nun po’

saltà mai fori un po’ di caffè.. o, (allusivo) così pe’ dì, ‘na forma de

formaggio, salami o qualche pacco de farina….

ANNA

(con aria di sfida) Ma tanto tanto me voi dì qualcosa Vincè?

VINCENZO

Io? Scherzate? Mi dovete scusare ma noi povera gente le cose non le

sappiamo dire bene…

ROCCO

(riapre la tenda e appare con i pantaloni a bretelle calate a la canottiera) A me

me pare che l’avete dette benissimo invece... (ad Anna) la camicia!

ANNA

E lo domandate a me papà? Ci dovete badare voi alle cose vostre

RIGHETTO

(si alza lentamente dal letto) A ma’, fammene una pure pe’ me va… tanto

ho capito che qui nun se riesce più a dormì..

ROCCO

Lassa perde Righetto mio (guardando Anna), quella è roba che te fa male

VINCENZO

Che dite sor Rocco? E’ buonissimo invece, (a Anna) siete brava sapete?

E’ questo nun è neanche er caffeol, questo è caffè vero! Manco me lo

ricordavo più..

ROCCO

Bevete, bevete… che ve ritornerà tutto su…

Vincenzo guarda Anna con aria interrogativa

ANNA

Nun da’ retta, ha le sue idee… piuttosto non vorrei metterti fretta ma

fra poco torna mio marito e, come vedi, devo mettere ancora tutto in

ordine

VINCENZO

(sorseggiando, per nulla agitato) Fate, fate.. nun ve preoccupate di me..

allora sor Rocco! Che se dice alla radio stamattina? Arivano ‘sti

americani?

gesto di stizza di Anna che torna al fornello

ROCCO                        Arivano, arivano…


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

VINCENZO

Allora avevo inteso bene! Se dice in giro che so’ sbarcati a Gela e Licata

giù in Sicilia la settimana scorsa è vero sor Ro’?

ROCCO

So’ sbarcati sì che so’ sbarcati… nove giorni fa so’ sbarcati. Dar mare e

dar cielo.

ANNA

(a bassa voce a Vincenzo) Sta tutto il giorno e la notte co’ quella radio

VINCENZO

(sottovoce ad Anna) Almeno così se distrae un po’. (poi ad alta voce)

Dicono che stanno salendo è vero sor Ro’?

ROCCO

Salgheno, salgheno…

VINCENZO

Volesse Dio! Non che a noi ce importi tanto, stamo a Roma e chi ce

tocca.., ma almeno sempre mejo dei tedeschi…

ROCCO

E ‘ndo sta scritto? E chi ve l’ha detto? Annatelo a chiede ai siciliani se so

mejo.. ma lo sapete che hanno fatto laggiù?

ANNA

(a bassa voce) A Vincè nun lo provocà che nun ne uscimo più..

VINCENZO

M’ha detto Martini, del secondo piano, che hanno incontrato gnente

resistenza e stanno a liberà la Sicilia!

ROCCO

E voi lo chiamate liberà? Bombardeno senza tregua, c’hanno aerei che

mitragliato i paesi ad altezza omo! Mitragliano finanche l’ambulanze

che vengheno a prende i feriti! Ber modo de portacce la libertà! (sputa in

terra)

VINCENZO

(ride) Ma quelli sparano sulle ambulanze tedesche! Che devono fa’?

ROCCO

Nun so’ tedesche.. so’ nostre.. so’ italiane! E nostri erano pure li

regazzini in mezzo alle strade! Nostri!

VINCENZO

(si volta con imbarazzo verso Anna che scuote la testa) Se ne dicono de cose..

ROCCO

Nun ve fidate. La guera è guera… esiste solo chi sta de qua e chi sta de

là… e noi stamo de qua, sempre! Anzi… ansaimai che ‘sta volta stamo

in mezzo (sputa e si richiude nella tenda)

ANNA

Papà! Vi ho pregato de nun sputà!

VINCENZO

(terminando la sua tazza) Ma quelli so’ americani (fa il gesto del pistolero)

bang, bang! (si alza fingendo di rinfoderare la pistola) lo sanno quello che


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

devono fa’.. se nun lo sanno loro… sora Anna grazie del caffè e una

buona giornata anche da parte di mia moglie Maria. (fa per avviarsi) Ah,

stamattina presto ho visto uscire il signor Cesare, vostro marito..

ANNA                           Nun te scappa gnente eh Vincè?

VINCENZO              Mica penserete..

ANNA                           ..che te impicci? No per carità! E chi voleva di’ questo? E che sei un

grande osservatore!

VINCENZO              E certo, come ‘na sentinella! Faccio ‘sto mestiere da ragazzo e prima de’

me mio padre e mio nonno. Se guadambia poco ma se mangia onesto.

Guardaporte si nasce nun ce se diventa! E nun è facile mi creda, il

nostro  è  come  un  avamposto  a  difesa  del  condomino..  bisogna

guardare, osservare.. capirete.. so’ responsabilità. E sono fortunato sa?

Quanti lavori sono scomparsi co’ ‘sta guerra! Guardate vostro marito: ragioniere.. un posto sicuro.. eppure.. eh, ma pe’ fa scomparì i guardaporte devono buttà giù i palazzi! (ride)

ANNA                           E    appunto   per    questo   mio    marito    è   uscito    presto    stamani…

propriamente pe’ trovà un lavoro; ‘sta casa deve annà avanti no?

VINCENZO              E certo.. anche se a voi le risorse nun mancano de certo..

ANNA                           Che voi dì?

VINCENZO              Gnente per carità!

ANNA                           A Vincè, a me me pare che le parole te parteno de bocca come le

ciavatte!

VINCENZO              E che vor dì?

ANNA                           Lassa sta’..

VINCENZO              Beh, io vado allora..

ANNA                           Ecco bravo va’, ‘na bona giornata!

VINCENZO              Ricordate di portare i miei saluti ar sor Cesare mi raccomando. ‘Na

bona giornata! (esce)

ANNA                           (tra sé) ‘Na bona giornata…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

GIULIANA                 (rientra da destra, massaggiandosi lo stomaco lamentosa) Se n’è annato?

Ahia..

ANNA                            (rimettendo in ordine, quasi tra sè) ‘Na bona giornata dice lui… giorni de

guera.. tutti uguali.. ogni giorno è ‘na scommessa.. ma quando finirà mai ‘sta guera…

RIGHETTO                (sorseggiando il suo caffè) Nun devi avè paura mamma. Ha detto Quirino,

mano de fata, che tanto noi stamo a Roma.. e che qui è come se la guera nun c’è.. puro si c’è.. insomma che pe’ noi nun è ‘na guera…

ANNA                           Ah no? (indica intorno) e questa che è? ‘Na guera finta? Ma nun lo vedi

come stamo ridotti? A Righè, la guera mica la fanno solo le bombe sa?

(tra sé) ‘Na guera quotidiana.. ogni giorno a inventasse qualcosa.. ma

per chi poi? Per cosa?.. manco me ricordo più perché è cominciata, mi

sembra una vita.. nun me ricordo manco come se stava prima..

RIGHETTO                Sì ma Quirino dice che a noi nun ce ponno toccà perchè ce stanno er

Colosseo e er Vaticano.. cioè lui dice che… adesso non mi ricordo, me lo devo fa’ spiegà meglio

ANNA                           A proposito Righè.. dì a ‘st’amico tuo che je devo parlà

RIGHETTO                A chi? A Quirino?

ANNA                           A Quirino a Quirino..

RIGHETTO                E che… che je devi dì?

ANNA                           Dije che tu’ madre je deve parlà! Scommetti che lui capisce?

RIGHETTO                Ma…

GIULIANA                 Ahia.. ahia

ANNA                           Che hai fatto Giulià?

GIULIANA                 Nun lo so… me sento male, me sento girà tutto qui dentro.. me viè da

rimette..

ANNA                           Ce mancava questa! Viè qua, mèttete seduta (prende una sedia) questa è

la fame… (a voce alta per farsi ascoltare da Rocco) avete sentito? Fame!

Perché la guera è guera.. (verso Righetto) pure si stamo a Roma… (si


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

infila sotto il letto di Righetto ed estrae uno scatolone dal quale tira fuori un cartone di latte) bevi, bevi un po’ de latte che te fa bene..

GIULIANA                 (sorseggia un po’) No… nun me va…

ANNA                           E te lo devi beve che te fa bene!

GIULIANA                 Me gira la testa

Fuori dalla porta si sente parlare. E’ la voce di Cesare che parla con qualcuno.

RIGHETTO                E’ papà!

ANNA                           Capirai! E’ già tornato. Brutto segno..

ROCCO                        (si affaccia) Che è arrivato Cesare mio?

GIULIANA                 (alla madre) Ammazza che udito quanno vo’ sentì eh?

CESARE                       (entrando, continua a parlare con Don Carmine che entra appresso a lui) A voi

ve sembra una cosa normale dico io? Ma voi m’avete guardato bene padre?

CARMINE                  Cesare mio tu devi avere pazienza; fede e pazienza. Però, dico io,

dovresti cercarti il lavoro che fa al caso tuo. Non sei più un ragazzino.

all’entrata di Don Carmine Anna e Giuliana si alzano per salutare, Righetto si allontana e si va a rimettere di corsa nel letto coprendosi con le lenzuola

CESARE                       Al caso mio dite? A voi ve sembra facile padre. I lavori de concetto nun

li fa più nessuno! Cercano solo manodopera giovane.. che poi certe cose le posso fa mejo io de un ragazzino

CARMINE                  (chinando la testa) Anna carissima. Buongiorno. Signorina Giuliana..

CESARE                       Hai visto Nannarè? C’è venuto a trovare don Carmine!

ANNA                           Ho visto, ho visto.. bona giornata! (con uno sguardo di rimprovero al

marito) Certo, se Cesare mi avesse avvisato..

dietro la tenda, armeggiando con la propria radio, Rocco fischietta provocatorio “bandiera rossa”

CARMINE                  Ma non dovete preoccuparvi! E’ stata una combinazione, ho incontrato

vostro marito per la via e parlando parlando siamo arrivati fino qui, lo


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

sapete che non dovete fare complimenti con me. Fate come se io non ci fossi.

CESARE                       Don Carmine aveva piacere a salutarvi!

ANNA                           E noi siamo onorati padre.

CARMINE                  (annusa l’aria) Ma.. questo è odore di caffè o sbaglio?

ANNA                           Era n’avanzo rimasto padre.. appena du’ gocce! (al marito) Allora? Già

sei tornato?

CESARE                       Se sto qui. Se vede che sono tornato. C’è sta n’aria strana fori.. calda..

afosa.. che se fa fatica pure a camminà!

ANNA                           Embhè?

CESARE                       Embhè.. che?

ANNA                           No, dico.. embhè?

CESARE                       Embhè.. gnente

ANNA                           Gnente?

CESARE                       Gnente Nannarè.. ma che te pare ‘na cosa facile? Ce stava la fila là fori,

dall’alba! Sembra che tutta Roma sta a cercà lavoro.. io ho chiesto pe’ un lavoro de concetto..

ANNA                           Ai mercati?

CESARE                       Ma perché nun se po’ fa’ un lavoro de capoccia ai mercati? Qualcuno

che tiene la contabilità.. entrate uscite.. buste paga.. e poi io quello so fa..

ANNA                           E che t’hanno detto?

CESARE                       Che nun stavo ar ministero. E se so’ messi a ride

ANNA                           E se capisce! Pure in giro te devi fa’ prende! Che t’aspettavi? Lì serve

gente pe’ scaricà cassette de frutta! Mica un ragioniere! (tra sé) Va a

cercà il lavoro de concetto va a cercà.. entrate uscite va a cercà.. ai

mercati.. (a Giuliana) Annamo di là che te misuri la temperatura. Con

permesso padre.


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

GIULIANA                 Compromesso..

don Carmine accenna un saluto con la testa

CESARE                       (a voce alta verso la moglie che è uscita verso destra con Giuliana) E peggio

pe’ loro! Io gli avevo offerto un’opportunità! Se la so’ lasciata sfuggì.. e

perché so’ incompetenti! Dicono che so’ vecchio per quel genere di

lavoro, che cercano ragazzi giovani tipo… tipo Righetto

RIGHETTO                (solleva il lembo del lenzuolo, spaventato) Hanno.. hanno fatto proprio il

nome mio?

CESARE                       No. Lo sto a fa’ io. (gli leva il lenzuolo da dosso) Ma te sembra ‘na cosa

normale che tu’ padre se sveja la mattina presto pe’ cercà lavoro e te, stai ancora lì sotto?

RIGHETTO                A pà, ma io lavoro! Alle vorte tutta la sera.. e la matina devo dormire

CESARE                       Io mica ho capito che fai! Ma è mai possibile che l’officina de’ ‘st’amico

tuo apre pure de’ sera? Tutta Roma sta sotto ar coprifoco e lui lavora?

RIGHETTO                Ma a lui lo lasciano lavorare

CESARE                       Ma perché? Non vale per lui il coprifuoco?

RIGHETTO                No, nun vale. ‘Na vorta Quirino ha aggiustato la Mercedes a un

ufficiale tedesco e se l’è fatto amico. Ogni tanto je portano ‘na moto.. ‘na camionetta.. e nun je fanno gnente

CESARE                       Co’ l’amici dei tedeschi te sei messo? (allargando le braccia, a Carmine)

Nun je fanno gnente! Padre, ma lo sta a sentì? Eccoli i giovani! Giocano cor foco e manco se ne rendono conto!

RIGHETTO                Ma no papà.. io l’ho visti.. so tranquilli.. c’hanno solo ‘sto modo de

parlà: acht.. acht.. nain.. che mette un po’ paura.. ma loro so’ tranquilli..

so’ quasi come noi..

CARMINE                  Io starei comunque attento. Siamo tutti figli di Dio ma la guerra cambia

gli uomini! Basta sentire quello che sta succedendo nel mondo! Tutti contro tutti. Oggi il tuo amico Quirino gli serve, ma domani?

RIGHETTO                No, no.. Quirino je serve più domani de oggi..

CESARE                       Che voi dì?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

RIGHETTO                Che je mette er “ritornello”

CESARE                       Er “ritornello”?

RIGHETTO                Pe’ falli tornà. Lo chiama così.. insomma, aggiusta una cosa e je ne leva

n’antra.. je allenta ‘na cosa qui, je cambia ‘na cosa lì.. “er ritornello”

appunto.. che nun se vede subito.. ma dopo qualche giorno devono

tornà! (ride)

CESARE                       A Righè, ma che stai a fregà i tedeschi?

ROCCO                        (mentre manovra con la sua radio) Bravo Righetto!

CESARE                       Ma come bravo papà! Se quelli se n’accorgono so’ cazzi! Oh, scusate

don Carmine..

CARMINE                  Prego, prego. Piuttosto io mi sento, in coscienza, di ammonirti figlio

mio. E’ vero che sono crucchi.. ma non è prudente prenderli in giro. In

questi giorni poi! I tedeschi hanno paura e stanno con le orecchie ben

aperte! Lo sbarco in Sicilia della settimana scorsa gli ha messo come

dire..

ROCCO                        Er pepe ar culo padre!

CESARE                       Papà! (al prete) Lo scusi..

CARMINE                  (sorride)  Ma  rende  l’idea..  state  certi  che  se  saranno  costretti  ad

andarsene, come tutti speriamo, non lo faranno così facilmente. Hanno

minacciato ritorsioni e lo faranno! (a Righetto) Dammi retta, figliuolo, è

meglio non avere nulla a che fare con loro

RIGHETTO                Ah ma noi già se stamo a organizzà eh? Infatti Quirino se sta studiando

le marche americane.. Ford invece che Mercedes! Dice che fra ‘mpò se cambia genere.. e bisogna fasse trovà pronti!

ROCCO                        E intanto Righetto mio si impara un mestiere.. capace che finita ‘sta

guera se apre un officina tutta sua!

Anna rientra da destra con alcuni stracci e va a bagnarli al lavandino sulla sinistra

CESARE                       Che ve devo dì padre? A me basta che mio fijo se trovi un lavoro onesto

come ho fatto io all’età sua...


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CARMINE

Già… (guarda Righetto che si gira istintivamente)

improvvisamente si ascolta l’allarme antiareo

CARMINE

(alzando la testa guardando il soffitto) Ancora..

ANNA

(facendo lo stesso come a guardare il cielo) Sembra che ‘sti giorni se

divertono a passacce sulla capoccia!

ROCCO

(con il casco in testa, corre verso l’uscita) Ce semo! So’ arivati! Io me ne

scendo al rifugio! Viva l’Italia! Viva Garibaldi! (esce)

ANNA

Tutte le volte la stessa storia.. (attraversa da sinistra verso destra per tornare

nella camera da Giuliana)

CESARE

(perplesso) Ma.. secondo voi nun dovremmo annacce a nasconne pure

noi?

RIGHETTO

(ridendo) Ma che c’hai paura papà?

CESARE

No.. che c’entra.. però dico.. è sempre n’allarme aereo

RIGHETTO

Lo devono fa. Passeno qui sopra. Ma vanno al nord.

CARMINE

Anche questo te l’ha detto Quirino?

RIGHETTO

Sine. E mica se ponno fermà qua sopra! Fanno le ricognizioni!

CESARE

Ah.. e vabbè..

l’allarme cessa

RIGHETTO

Hai visto?

CESARE

(osservando il soffitto) E’ già finita la ricognizione?

nel frattempo Rocco rientra con il casco in mano

ROCCO

Nun ve illudete. Quelli ritornano! (torna alla propria radio)

CESARE

Ma se può vive così dico io? A noi magari non ce fanno gnente ma i

tedeschi se agitano.. e ansaimai se la pijano co’ noi! Nun me fido de’

quelli.. papà, noi già rischiamo tanto con quella radio dentro casa!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ROCCO

La guera è guera Cesare mio.. nun da retta! Non molliamo le posizioni!

(e si tira la tenda e riprende a fischiare il motivo)

CARMINE

La radio?

CESARE

Si. Quella (indica verso la tenda di Rocco). E’ una radio da campo tedesca.

CARMINE

Tedesca??

CESARE

La teneva d’occhio da mesi. Papà è fatto così, quando se mette in testa

‘na cosa è inutile cercare de levargliela. Una postazione tedesca qui al

Tuscolano, dietro la ferrovia. Una notte s’è messo l’elmetto suo ed è

uscito. L’abbiamo cercato pe’ tutto il Quadraro, rischiando d’esse

sparati dai tedeschi perché era tardi e c’era er coprifuoco. La mattina

dopo si è presentato con il suo trofeo. E da allora nun c’è modo de

staccallo da lì. È la sua trincea.

CARMINE

E funziona?

CESARE

Cosa?

CARMINE

Dico, la radio. Funziona?

CESARE

Eccome! Lui, nell’antra guera, faceva proprio il radiofonista e sa bene

come farla funzionà. (ad alta voce) Vero papà? (al prete) Poi da quando

so’ sbarcati l’alleati in Sicilia nun fa che brontolare…

ROCCO

(Si affaccia) Alleati de chi?? Vedrete voi! Vedrete! Quelli mica so’ alleati

nostri! So’ alleati co’ l’inglesi! Boni pure quelli… so tutti ‘na razza!

L’alleati nostri invece eccoli lì fori, che pare che stanno a casa loro (sputa

a terra). Stamo messi proprio bene, stamo messi! (si mette la cuffia alle

orecchie) Io nun ce sto pe’ nessuno! (sputa ancora e si tira la tenda)

CESARE

Papà non sputate! (al prete) Ha visto? Dice che nun ce se po’ fidà più de

nessuno

ANNA

(si affaccia con una bacinella d’acqua in mano) A Ce’, me sa che Giuliana

c’ha la febbre alta! E’ tutta sudata

CESARE

J’hai misurato la temperatura? Ce mancava questo mò..

ANNA

Nun vole.. smania.. (infastidita) dice che vo’ er padre dice..

CESARE

E te pare.. eh.. i fiji.. sembra che nun crescono mai! Con permesso padre!


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ANNA                           Con permesso..

CARMINE                  Prego, prego..

Cesare segue Anna verso destra. Righetto resta solo con don Carmine

RIGHETTO                (a voce alta verso i genitori) Io esco un attimo, ho appuntamento con

Quirino!

CARMINE                  Tuo nonno ci ascolta?

RIGHETTO                (sorride)      Macchè.    Quanno    se    mette    le    cuffie    potrebbero    pure

bombardacce!

CARMINE                  (gli si avvicina dolcemente e lentamente si arrotola le maniche della tunica ) E

che devi fare con l’amico tuo?

RIGHETTO                (imbarazzato) Do.. dobbiamo organizzare una cosa..

CARMINE                   Ooh.. una cosa…

don Carmine, dopo un veloce sguardo verso destra molla un violento ceffone a Righetto

CARMINE                  E me sa proprio che oggi nun organizzi gnente!

RIGHETTO                Padre ma..

CARMINE                  (lo prende per un orecchio) Padre un par de cojoni! Si fossi mi’ fijo – e

grazie a Dio (si segna con l’altra mano) non c’ho ‘sti problemi – te farei

rigà dritto io! Ma che te pare che nun lo so che fate te e quel fijo de ‘na

mignotta der socio tuo? E guarda che nun vojo offende la madre: è solo

il suo reale stato civile! La madre se viè a confessà da me..

RIGHETTO                Padr.. don.. don..

CARMINE                  (continuando a tenerlo per l’orecchio) Din don dan.. guarda che te faccio fa’

la campana sur campanile della parrocchia mia te faccio fa’!

RIGHETTA                Ahia.. ahia..

CARMINE                  (lo lascia, poi dolcemente) Tu non vuoi fare la campana vero?

RIGHETTO                No! Nun la vojo fa’ la campana!


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CARMINE                  (accomodante) Ecco, bravo.. allora? Te lo vai a trovare un lavoro onesto

figliuolo?

RIGHETTO                Ma noi nun famo gnente de male!

un altro schiaffo fa cadere Righetto seduto sul letto

CARMINE                  Eh no, lo vedi? Così non annamo pe’ gnente d’accordo Righè.. finchè

rubi ai tedeschi me sta bene, sempre che poi te vieni a confessà da me..

passi che rubate pure ai soldati nostri.. tanto ormai a che ce servono a

noi le armi? La guera nun la stamo certo a fa’ noi.. noi la subìmo.. e così

pe’ i piccoli furtarelli.. se servono pe’ mangià.. (gli riprende l’orecchio) ma

la ricettazione, Righetto caro, è un reato ancora più pericoloso sai? E

ancora de più se la roba la nascondi dentro casa..

RIGHETTO                Ma che sta a dì? Io nun..

don Carmine alza la mano

RIGHETTO                (si ripara istintivamente, poi lamentoso) Ma che ce posso fa’ io se Quirino

c’ha ‘sti giri? Lui dice che se non faccio come dice lui fa sapè ai crucchi che tengo la roba dentro casa! M’ha chiesto de daje ‘na mano..

CARMINE                  E te la do io ‘na mano!

RIGHETTO                E no padre! Ma io che posso fa?

CARMINE                  L’artro ieri, qui ar Quadraro, hanno preso una cassa de torcioni ai

crucchi. Che ne sai qualcosa?

RIGHETTO                De che??

CARMINE                  Bombe a mano Righè. Tedesche.

Righetto non risponde

CARMINE                  (respira profondo, poi) Me sa che tu nun hai capito contro chi te stai amette.. a Righè, quelli nun so’ teneri.. e già stanno a fa’ le ronde casa pe’ casa a cercà chi j’ha fregato divise, armi, elmetti.. (guarda verso la tenda di Rocco) la radio! E adesso li torcioni.. Te credi che nun lo so? A me arrivatutto.. in un modo o nell’altro.. e si nun trovano la roba, pe’ loro fa lo stesso! Lo sai che vor dì?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

RIGHETTO

Che nun je interessa?

altro schiaffo

CARMINE

Eh no, ce la devi mette un po’ de volontà però… succede che pe’ loro

uno vale l’altro.. dente pe’ dente.. ma er dente loro nun è come er

nostro, ogni dente loro sò dieci dei nostri.. e fanno male Righè.. tanto

male.. ce ponno annà de mezzo l’innocenti e questo come uomo de

Chiesa nun posso permetterlo tu me capisci?

annuisce con la testa sempre tenendosi la guancia

CARMINE

Pe’ nun parlà de quello che possono passare tu’ madre e tu’ padre si

quelli se accorgono de quarcosa.. qui dentro...

RIGHETTO

Ma se qui dentro…

CARMINE

Tu pensa a quello che fai tu… (pausa) Righè, tu me devi solo dì se me

so’ spiegato bene o se me devo spiegà ancora mejo…

Righetto senza parlare si abbassa ed estrae da sotto il letto di Giuliana una cassetta di legno e la porge a don Carmine

CARMINE                  Ecco, lo vedi? Così va mejo.. poi co’ l’amico tuo ce parlo io.. ‘sta roba

intanto famo in modo de falla tornà da dove è arivata… e si te ritrovo ancora co’ ‘ste cose io… (alza di nuovo la mano)

da destra rientra Cesare

CESARE                       Scusatemi don Ca’. Le donne: fanno tanto le superbe che pare che nun

servi mai a gnente, poi però quando stanno poco bene.. cercano solo er padre! (osserva la scena) Ma che state a fa’?

CARMINE                  (ancora con la mano alzata) Ego te absolvo in nomine.. (lo accarezza sulla

testa) Righetto, da bravo figliuolo quale è, ha voluto attingere alla

Grazia   del   sacramento   della   riconciliazione,   liberandosi   di  quei

peccatucci veniali dell’età.. trovandoci qui io e lui… vero carissimo?

RIGHETTO                Eh..

CESARE                       E quella? (indicando la cassetta di legno)

CARMINE                  Glielo vuoi dire tu figliuolo?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

RIGHETTO

Io? Io nun..

CARMINE

Che giovine d’oro.. ha voluto fare una piccola donazione ai poverelli

della parrocchia.. vero?

RIGHETTO

Eh..

CARMINE

Una questua fatta in giro per il quartiere…

CESARE

Righetto?

CARMINE

Righetto!

CESARE

(interdetto, osserva il figlio) E se vede che ‘sta guera qualcosa de bono

ogni tanto la fa!

CARMINE

(avviandosi verso l’uscita con la cassetta in mano) Cesare caro, dammi

retta.. la guerra non ha mai portato niente di buono.. la guerra distorce i

comportamenti degli uomini. Li pone gli uni contro gli altri.. come

bestie inferocite. Cambia la prospettiva delle cose.. non esistono più

limiti.. tutto è permesso.. si marcisce da dentro e l’uomo diventa capace

di cose terribili pur di dimostrare che è il più forte.. il più potente.. il più

furbo.. e poi è difficile che le cose possano tornare al loro posto dopo…

la guerra ci resta dentro.. è difficile tornare indietro quando ci si abitua..

(guarda ancora Righetto che si sta vestendo)

CESARE

Che vuole dire?

CARMINE

Niente, Cesare caro.. niente. Che il Signore vi benedica! (esce)

Cesare e Righetto restano soli. Il padre si versa l’ultimo caffè rimasto e si siede a riflettere.

RIGHETTO                Papà.. io devo uscire. C’ho un’appuntamento co’ Quirino. Pare che j’è

entrata ‘na sidecar (detto come è scritto n.d.a.)

CESARE                       ‘Na che?

RIGHETTO                Sò delle moto speciali, a tre rote e con ‘na specie de carozzetta vicino

CESARE                       Ah, so’ cose moderne so’..

RIGHETTO                Allora.. vado?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E va, va fijo mio. Meno male che ce sei te che me dai ogni tanto quarche

soddisfazione! In mezzo  a tutta ‘sta dilinquenza..  dice bene  don

Carmine: la guera ha trasformato ‘sta città in una giungla! Pare che

fanno la gara a fregasse l’uno co’ l’artro.. semo diventati animali.. e

invece mio figlio che fa?

RIGHETTO

Che fa?

CESARE

Lavora sodo  fino  a tardi e trova pure er tempo pe’ fa l’offerte

all’orfanelli. Si nun artro anni e anni de sacrifici miei e de tu’ madre so’

serviti a quarcosa. E’ la soddisfazione più bella. Mò vai che sinnò fai

tardi e capace che er socio tuo s’incazza

pausa

RIGHETTO

(un po’ interdetto) Allora vado?

CESARE

Vai t’ho detto

RIGHETTO

Si serve resto..

CESARE

Va’ t’ho detto

Righetto arriva sull’uscio e si volta

RIGHETTO                Papà..

CESARE                       Eh

RIGHETTO                Ma i tedeschi.. quanti denti c’hanno?

Cesare si volta a guardare il figlio

CESARE                       I denti? (riflette) Come noi!

RIGHETTO                Ah, ecco. Anfatti… me sembrava a me.. (esce)

CESARE                       Bah.. (sorride, poi tra sè) alle vorte fanno certe domande..

da dietro la tenda si sporge Rocco con la testa

ROCCO                        Se n’è annato?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Sì papà, è annato dar socio suo, dice che c’hanno ‘na moto cor lettino

che je arivata

ROCCO

Ma no dico: er nemico se n’è annato?

CESARE

Ma quale nemico?

ROCCO

Er prete!

CESARE

Ancora papà? Ma io nun capisco perché ce l’avete co li preti! Che in

mezzo a ‘sto casino so l’unici che nun so schierati

ROCCO

Appunto

CESARE

Appunto che?

ROCCO

(uscendo vestito con cappello e bastone dalla tenda) Se dovrebbero schierà

me pare no? Guarda fijo mio che questa nun è solo ‘na guera tra paesi

diversi.. (gli si avvicina) ma nun lo vedi? Ce sta er demonio dall’artra

parte! È lui er nemico! E te che fai? Nun te schieri? (sputa in terra)

CESARE

Non esagerate  adesso  papà.  E  poi  voi  all’inferno  –così  come  ar

paradiso- manco ce credete!

ROCCO

(si ferma di spalle sull’uscio) Sì. Ma se me lo devo immaginà.. me lo penso

così. (pausa) Io esco Cesarì. (esce)

Cesare da solo

CESARE

Ma tu vallo a capì mi’ padre… a sentì lui so’ tutti nemici!

da destra entra Anna rapida, portando una bacinella in mano. Attraversa verso destra.

ANNA                           Se n’è annato?

CESARE                       Sì. S’è vestito de tutto punto cor cappello e cor bastone ed è uscito. Però

nun m’ha detto…

ANNA                           …ma no tu’ padre!

CESARE                       E chi?

ANNA                           (ripassando verso destra dopo aver riempito d’acqua la bacinella) Er prete..


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Ancora? Pure te mò? Ma che è questo? Un covo de luterani?

ANNA

(si blocca) De che?

CESARE

Lassa perde.. vojo dì, ma perché ce l’avete tanto co’ ‘sti preti?

ANNA

Nun lo so.. nun me piace come se guarda intorno.. pare che s’impiccia..

CESARE

Ma che stai a dì Nannarè? Quello fa er mestiere suo. Deve conosce

l’animo umano no?

ANNA

Ecco e a me nun me va de famme conosce l’animo. Ma guarda un po’!

(esce a destra)

Cesare da solo

CESARE

Ahò, pare d’esse tornati alla Roma papalina..

si sente suonare la porta

CESARE

Eccheteli tiè… so’ arivate le guardie svizzere.. Arrivo! Chi è?

da fuori

SIG. MARRAZZI Marrazzi signor Cesare, siamo i Marrazzi.. del suo pianerottolo..

Cesare apre la porta

CESARE                       Buongiorno dottò, prego accomodatevi.

SIG. MARRAZZI Noi veramente non vorremmo disturbarla signor Cesare

SIG.ra MARRAZZI Assolutamente

SIG. MARRAZZI Però si tratta di una cosa urgente..

CESARE                       (imbarazzato) Se posso esse d’aiuto…

SIG. MARRAZZI Sua moglie è in casa?

CESARE                       Sì… è di là perché Giuliana si è sentita poco bene, io lo so perché

succede.. uno alle vorte, soprattutto da ragazzi, se sente tanto l’energie drento che vorebbe fa tardi tutte le sere e nun capisce che poi…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

SIG. MARRAZZI …Ce la chiama per favore?

CESARE                       Come? Ah, sì. Certo. (forte) Anna! Anna!

da destra, fuori

ANNA                           Che c’è? È tornata la spia?

CESARE                       (rivolto ai vicini) E’ inutile, s’è fissata co’ ‘sto fatto delle spie. Come se poi

c’avessimo qualcosa da nasconde.. (forte) Ci sono i nostri vicini.. i..

SIG. MARRAZZI (sottovoce) Marrazzi!

CESARE                       Marrazzi

Anna entra da destra con uno straccio in mano

ANNA                           Ah. Buongiorno.

SIG. MARRAZZI (facendosi incontro) Scusatece Nannarè.. disturbiamo?

SIG.ra MARRAZZI Buongiorno signora Anna

ANNA                           Veramente sto un po’ impicciata co’ Giuliana, mia figlia, sta poco bene.

Se è ‘na cosa veloce..

SIG.ra MARRAZZI (annusa l’aria) Sembra odore de caffè

ANNA                           (va ad aprire la finestra) Sembra, signora sembra! Ripeto, se è ‘na cosa

veloce perché ho lasciato mi’ fija de llà

SIG. MARRAZZI Ve capisco. E’ giusto esse preoccupati pe’ ‘na fija. Alle volte si darebbe tutto pe’ vedelli sani. Poi de’ ‘sti tempi pure ‘na tosse diventa pericolosa.

ANNA                           Ma perché ve sentite poco bene?

SIG.ra MARRAZZI Non noi signora. Nostro nipote. Il padre è al fronte. La madre era insegnante ma sono mesi che non può più lavorare. Ci sono restrizioni dicono. Capisce vero?

CESARE                       E che nun ce lo so? Nun è mica facile trovà lavoro oggi

ANNA                           Beh fortuna che siete medico voi


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

SIG. MARRAZZI Ebreo. Un medico ebreo. Con una famiglia ebrea. Capirete che..

ANNA                           Sshh.. ma che me volete fa’ passà i guai?

SIG. MARRAZZI Sapete cosa significa de ‘sti tempi. E’ tutto diventato così difficile. E per noi ancora di più. Per adesso ci lasciano stare.. ma per quanto ancora?

ANNA                           Ho capito scusate.. ma perché me lo venite a raccontare a me?

SIG. MARRAZZI Per carità! E’ solo che siccome so’ ebreo non mi fanno esercitare. E niente lavoro, niente guadagno. Ci hanno messo in ginocchio..

SIG.ra MARRAZZI Si sono persi tutti i riferimenti, ecco qual è il punto! Tutto quello su cui abbiamo basato il nostro futuro.. famiglia, lavoro

ANNA                           Eh, dite bene. (osserva i vicini che sembrano imbarazzati) Ripeto, se è ‘na

cosa veloce..

i due si osservano vicendevolmente

SIG.ra MARRAZZI Nannarè… se tratta der solito prestito..

ANNA                           Sshh.. ma che siete matti? Entrate! (li fa accomodare) Volete famme passà

i guai? Guardate che de ‘sti tempi basta un gnente! Puro li muri ascolteno!

nel frattempo Cesare, sconcertato, si siede e osserva la scena

SIG. MARRAZZI Scusate, noi non..

ANNA                           Me sembra d’esse stata chiara.. io quello che potevo fa’ l’ho fatto!

SIG.ra MARRAZZI Nannarè, se non ci date ‘na mano voi a chi ci possiamo rivolgere? C’hanno fatto tutti er nome vostro Nannarè!

reazione di Cesare

CESARE                       Ma.. come?

SIG.ra MARRAZZI Non è pe’ noi ce lo sapete. Noi se saremmo arrangiati.. è pe’ er regazzino.. mio marito l’ha dovuto operare d’urgenza per un infiammazione ai polmoni.. purtroppo de ‘sti tempi nun se trovano le garze o le bende, figuramose la pennicilina.. (piange)


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

SIG. MARRAZZI (la prende a sé e continua) E’ stata una brutta emorragia. Ha perso tanti globuli rossi. Co’ ‘sto caldo afoso poi.. è ancora più debole.

SIG.ra MARRAZZI Nannarè, il piccolo ha bisogno della carne una volta a settimana e noi non sappiamo a chi chiederla

ANNA                           Ma mica faccio la macellara io!

SIG. MARRAZZI Per carità. Però voi c’avete i canali..

altra reazione di Cesare

SIG.ra MARRAZZI Nannarè.. si nun s’aiutamo tra de noi…

ANNA                           Ancora co’ ‘sta storia? Ma perché a me m’aiuta quarcuno? Ma lo sapete

che se scoprono che aiuto…

SIG.ra MARRAZZI ..degli ebrei.. vero?

ANNA                           (pausa) io posso vedè… ma nun v’assicuro gnente.. mò stamo d’estate e

la carne è ancora più difficile trovalla..

SIG. MARRAZZI Sì, ma se la chiedete voi..

ANNA                           Ve l’ho detto. Se posso ve vengo a bussare. Non sarà facile. Tenete conto

però che, se si trova, ve costerà un po’ de più..

SIG.ra MARRAZZI (guarda il marito) Che alternative abbiamo? (supplichevole) Fate quello che potete!

ANNA                           Vabbè però nun venite più a bussare. Non vorrei che me tenessero

sott’occhio.. ve l’ho detto: ve busso io.

SIG. MARRAZZI (prendendogli la mano per baciarla) Grazie Nannarè.. grazie! (rivolto a Cesare che, fino a quel momento, non si è mosso dalla sua sedia) Buonagiornata signor Cesare! E grazie!

CESARE                       Pre.. prego

SIG.ra MARRAZZI Allora l’aspettiamo.. (s’inchina verso Cesare ed escono entrambi)

Anna chiude la porta alle loro spalle e torna verso destra passando davanti a Cesare


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Nannarè..

ANNA

(si ferma) Eh..

CESARE

Vojo dì… io nun… insomma.. ma, dico.. che stamo a fa’?

ANNA

(si volta verso il marito) La guera. Stamo a fa’ la guera Cesarì. Pure noi.

Che te credi che la fanno solo i soldati la guera? Almeno quelli so

armati!

CESARE

Sì, ma.. questa è borsa nera!

ANNA

E allora?

CESARE

Ma come allora?.. ma capisci che si ce scoprono ci fucilano tutti?

ANNA

E vorrà di’ che la famo finita. Ma tu come te credi che potevamo annà

avanti in questi mesi? Cor lavoro tuo? Cinque bocche da sfamà Cesarì..

cinque. Meglio core er rischio d’esse fucilati che esse certi de morì de

fame!

CESARE

Ma questo è un reato!

ANNA

Perché? Er caffè che te bevi la matina da dove te pensi che viene? E la

farina? Er pane? Tutto reato Cesarì!

CESARE

Ce stanno l’avvisi pe’ tutta Roma! Chi viene trovato a.. a conservà.. ‘sta

roba.. viene passato per le armi immediatamente!

ANNA

E allora?

CESARE

Ma come allora? Allora.. allora vediamo de trovà un alternativa.. legale

ANNA

Legale?

CESARE

Eh..

ANNA

Va bene. (si siede su una sedia in attesa)

CESARE

E che stai a fa?

ANNA

Ho detto che va bene. Trovamo l’alternativa legale. Daje.. quale?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Oh, ecco… questo dico… basta ragionà! (pausa) ci dev’esse per forza un

modo.. chessò intanto trovo un lavoro

ANNA

Quale?

CESARE

Quale.. quale.. potrei provare, adesso nun è facile lo riconosco…

bisogna pensacce..

ANNA

(sempre seduta) E pensamoce va..

Lunga pausa. Anna e Cesare si osservano. Si ascoltano voci che si avvicinano fuori dalla porta.

CESARE

Vabbè…se se deve fa’.. famo almeno de nun fasse scoprì..

ANNA

Ecco.. (si alza e si avvia verso destra)

CESARE

Annarè!

Anna si ferma di spalle

CESARE

..niente..

Anna esce a destra. La porta si apre su vociare ed entrano Righetto e un ragazzotto robusto ben

vestito

RIGHETTO

(eccitatissimo) Io lo sapevo che nonno c’aveva ragione!

CESARE

A Righè!

RIGHETTO

Ciao papà!

CESARE

Beh? Hai già finito de lavorà?

RIGHETTO

Macchè.. tu non sai che sta a succede! (presentando l’amico) Lui è

Quirino.. l’amico mio!

CESARE

Ah, tu sei er famoso “mano de fata”? Er principale de mi fijo?

QUIRINO

(possente stretta di mano) Piacere

CESARE

Ahia! Artro che fata.. piacere.. e che starebbe a succede?

RIGHETTO

Devo fa vedè ‘na cosa a nonno (si avvia verso la tenda)


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E’ uscito tu’ nonno. Ma c’è qualcosa che posso vedè pur’io drento ‘sta

casa? O devo sapè sempre tutto da ultimo?

sull’uscio, rimasto aperto, compare Vincenzo

VINCENZO

Buongiorno sor Cesare!

CESARE

Ciao Vincè. Che hai lasciato er gabbiotto voto?

VINCENZO

No c’ho lasciato mia moglie Maria. Ho inteso strillà pe’ le scale e me so

preoccupato

CESARE

E nun ce sta bisogno. Nun te devi mica sempre preoccupà!

VINCENZO

(entrando) E’ permesso?

CESARE

(tra sé) E vabbè.. come non detto..

VINCENZO

Che è successo Righè?

CESARE

E’ quello che j’ho chiesto io.. capace che a te te risponne!

RIGHETTO

(a Quirino) Faje vedè!

QUIRINO

(consegna alcuni volantini a Cesare) Ecco, guardate! Ce ne stanno a

migliaia in giro per la città

CESARE

E che sarebbe ‘sta roba?

RIGHETTO

L’hanno mannati l’americani!

CESARE

Ma che già so arrivati?

RIGHETTO

No, l’anno mannati co’ l’aerei!

Anna si affaccia, Vincenzo accenna un saluto

CESARE

Che ce bombardano co’ la carta mò?

QUIRINO

Pe’ mò sì.. leggete

CESARE

In americano?

RIGHETTO

Ma no papà, so’ scritti in italiano..


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ANNA                           Che dicono Cesarì?

QUIRINO                    Buongiorno Nannarè

ANNA                           (tra i denti) Buongiorno

CESARE                       (si siede) Aspetta. (legge) “ Romani!”

RIGHETTO                (eccitatissimo) Ce l’hanno proprio co’ noi!

CESARE                      Ammazza l’americani.. (continua) “Abbandonate le vostre case se sono in

prossimità di stazioni ferroviarie, aeroporti, caserme. Rifugiatevi lontano dagli

obiettivi militari che le forze armate dell’aria Alleate possono bombardare.

Romani! Questo è un avviso urgente.”

Pausa, si osservano. Anna prende di mano un volantino e lo legge a parte

CESARE                       Ma.. che è?

QUIRINO                    Questi l’hanno lanciati stanotte ma già artri l’avevano mannati nei

giorni scorsi. Uguali. Stanno in giro pe’ tutta Roma!

VINCENZO              Avevo inteso qualcosa da Perinetti del piano terra che c’ha una sorella

de n’amico che abita vicino la stazione Tiburtina. Ma nun l’avevo ancora letto..

RIGHETTO                C’ha ragione nonno. Quelli arivano pe’ bombardà! Artro che!

CESARE                       Ma come pe’ bombardà? Ma nun ce devono liberà?

RIGHETTO                Eh, prima ce bombardeno.. poi ce liberano..

CESARE                       Ma nun credo..

VINCENZO              Manco io.. lo fanno pe’ mette paura ai tedeschi

ANNA                           Come se quelli se metteno paura de qualche cosa…

VINCENZO              Anzi. Se volete un consiglio nun ve fate trovà co’ quella roba in mano

CESARE                       E che c’entra? Noi l’avemo solo raccolti. Mica l’avemo scritti noi


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

VINCENZO

Vajelo a spiegà! Quelli dicono che è propaganda! Sembra che il prefetto

abbia fatto girà una nota dove dice che chi li raccoglie viene arrestato

per disfattismo! Me l’ha detto Tomassetti, del secondo piano. Quello

lavora al Ministero. Anzi.. secondo me se guarda pure intorno..

ANNA

Che voi dì? E’ ‘na spia?

CESARE

Ancora co’ ‘sta storia? Mica è un prete Tomassetti è pure sposato!

VINCENZO

Io non ho detto gnente!

ANNA

(indica la bocca) La ciavatta Vincè.

La ciavatta! L’hai detto tu che se

guarda intorno

VINCENZO

Io nun me impiccio Nannarè.. dico solo che de ‘sti tempi mica tutti

lavorano ar ministero..

CESARE

E che vor dì?

ANNA

(raccogliendo i volantini da mano di Cesare e Quirino) Che è mejo falli sparì

‘sti cosi. Ansai che c’annamo de mezzo noi che nun c’entramo gnente

VINCENZO

Ma sì.. quelli cercano de fa’.. come se dice.. la guera pissicologica

RIGHETTO

(a parte a Quirino) Che fanno?

QUIRINO

(c.s.) ‘na specie de guera de capoccia Righè..

RIGHETTO

(poco convinto) Ah..

improvvisamente si sente un rumore confuso dietro la tenda di Rocco

CESARE                       La radio de papà…

ANNA                           Pure de giorno mò?

CESARE                       E se vede che l’ha lasciata accesa

ANNA                           Come er caffè... è ‘na specialità la sua!

CESARE                       (si avvicina alla tenda) Magari stanno a dì qualcosa de importante..

ANNA                           Anche fosse? Solo tu’ padre sa falla funzionà


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E vabbè..

VINCENZO

Me la fate vedè da vicino la postazione de vostro padre sor Ce’?

CESARE

Sì ma ‘na cosa de prescia, che se torna capace che s’incazza. E’ così

geloso della roba sua..

RIGHETTO

E vengo pur’io!

Vincenzo, Cesare e Righetto entrano dietro la tenda

QUIRINO                    (imbarazzato di esser rimasto solo con Anna) A Righè io allora vado checapace che ariva quarche cliente!

si avvia ma Anna lo prende per un braccio

ANNA                           E magari lo famo aspettà..

QUIRINO                    Ahia, me fate male sora A’

ANNA                           E nun sai quanto te posso fa male

QUIRINO                    Ma perché? Io..

ANNA                           (attenta a non farsi ascoltare dagli altri) Perché? Ah, davero nun lo capisci?

Vedo de spiegamme mejo… perché questa nun è ‘na casa Quirì.. questa

è diventata ‘na polveriera… basta ‘na scintilla e saltamo tutti! Che te

credi che nun so gnente? E come lo so io prima o poi lo vengono a sapè

quelli!

QUIRINO                    E’ ‘na cosa momentanea sora ‘A, v’assicuro…

ANNA                           Allora nun me so spiegata.. a Righetto lo devi lascià fori! Si te serve un

posto sicuro me lo chiedi a me..    m’informo da qualche amico.. e

vedemo si se trova qualcosa pure qui ar Quadraro. Ma mi’ fijo lo devi

lascià fori.. Me so’ spiegata adesso?

uscendo dalla tenda

CESARE                       Lui dice che, oltre ai tedeschi, se sentono l’americani e pure l’inglesi

VINCENZO              Ma lui come fa a capilli?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Ma che ne so Vincè.. secondo me infatti nun li capisce mica. E’ più il

piacere di giocare con quella radio! Alle volte, a sentì mi’ padre, pare

che la guerra la decida lui.. almeno se distrae..

VINCENZO

Vabbè va.. io torno ar gabbiotto che sennò chi la sente a mi’ moije.. con

permesso sora Nannarè

ANNA

Ciao Vincè

esce Vincenzo

RIGHETTO

A pà.. io allora torno giù co’ Quirino.. visto che nun so cose importanti

CESARE

Troppe ne usciranno de ‘ste cose Righè.. bisogna facce er callo; la guera

se fa’ pure così

RIGHETTO

(rivolto a Quirino) C’avemo da riparà er sidecar vero Quirì?

Quirino annuisce

CESARE

(ad Anna come a chiarire) E’ ‘na specie de moto co’ ‘na carrozzella vicino!

ANNA

Righè me devi fa’ un piacere: uscendo bussa al dottor Marrazzi del

pianerottolo. Dije che je devo parlà. E’ urgente.

RIGHETTO

E je lo dico. Annamo Quirì

ANNA

Allora Quirì… restamo intesi vero?

QUIRINO

Salutamo sora ‘A

Quirino e Righetto escono

CESARE

(soddisfatto osserva il figlio uscire) Eh.. che gran lavoratori! A proposito..

ma che sarebbe ‘sta cosa del dottore? Ma se poco fa l’hai mannati via!

Che c’hai ripensato a quello che t’ho detto Nannarè? Lo sapevo! Brava,

io infatti mi dicevo, ma po’ esse che…

ANNA

Ma a che ho ripensato Cesarì? Giuliana sta troppo male. La deve vedè

un medico. Ma uno che poi nun va a parlà in giro..

CESARE

In giro? ‘Ndove?

ANNA

Lo so io


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       E lo vorrei sapè pure io!

bussano alla porta

ANNA                           Eccolo va. (si avvia ad aprire)

CESARE                       (tra sé) Ma te vedi si se po’ sape’ mai qualcosa..

Anna apre la porta ma si trova davanti un uomo in divisa

ANNA                           (imbarazzata) Desidera?

BETTINI                       Abita qui il signor Rocco?

CESARE                       E certo che abita qui! E mio padre! Ma lei chi è scusi?

BETTINI                       Lei allora è Cesare. E’ permesso?

ANNA                           Pre.. prego..

il commissario si accomoda, Anna istintivamente va a riordinare i fornelli per far sparire ogni traccia di caffè

BETTINI                       Buongiorno. Sono il commissario Bettini del commissariato tuscolano

CESARE                       Der commissariato? Ma è successo qualcosa a mio padre?

BETTINI                       Non ancora

CESARE                       E che vor dì?

BETTINI                       Sono venuto a comunicarle che suo padre è trattenuto presso il nostro

ufficio

Anna fa cadere in terra un piatto che si rompe

CESARE                       Papà? Hanno arrestato mi’ padre?

ANNA                           E io lo sapevo prima o poi!

BETTINI                       Non è  in stato  di  arresto.  Per  ora.  Lo  abbiamo  trattenuto  per..

precauzione diciamo..


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Ma come? E che ha fatto?

BETTINI

L’abbiamo sorpreso che faceva propaganda politica in piazza dei

Tribuni

CESARE

Mio  padre?  Oddio..  (ad  Anna)  s’è  messo  a  fa  propaganda!  (al

commissario) Lui c’ha le sue idee è vero.. è fatto così.. ma co’ la politica

nun c’entra gnente v’assicuro commissà!

BETTINI

Questo è quello che sa lei. E forse che sappiamo noi. Ma la gente

ascolta.. e si fa le sue idee.. lei capisce..

alla porta, rimasta aperta, si affaccia il dottor Marrazzi

SIG. MARRAZZI E’ permesso?

ANNA                           Ah.. prego.. prego.. entrate

SIG. MARRAZZI (osservando il commissario) Se capito in un momento sbagliato posso ripassare. (con intenzione) Vedo che avete visite.. buongiorno commissario.

BETTINI                       Buongiorno dottore..

ANNA                           E nun ve dovete preoccupà. (osserva la borsa che ha in mano) Vedo che

avete capito perché vi ho fatto chiamare.

SIG. MARRAZZI L’ho intuito signora. Avete detto che vostra figlia sta male. Capita di dover avere bisogno l’uno dell’altro in questi momenti.. vero?

ANNA                           (imbarazzata guarda il marito che scuote la testa) Seguitemi. Con permesso

commissario

Anna e il medico entrano nella stanza di Giuliana. Cesare e il commissario restano soli

CESARE                       Ma allora? Che è ‘sta storia?

BETTINI                       Vostro padre stava seminando il panico al mercato.. in piedi su una

cassetta di frutta continuava a ripetere che la vera guerra non è ancora cominciata. Dice che è questione di ore... Stavano per linciarlo.

CESARE                       A mi’ padre?? Ma come? Perché?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

BETTINI

Paura. La gente oggi vuole sentirsi dire altro. Oppure è meglio non

parlare. E vostro padre è stato doppiamente fortunato..

CESARE

Fortunato? Ma come? Ma se l’avete arrestato!

BETTINI

Ancora? Vi ho detto che non è in stato di arresto! E’ sotto custodia

cautelativa

CESARE

Vabbè.. ma sempre ar gabbio sta!

BETTINI

Momentaneo. Gabbio momentaneo. Preferivate che lo linciavano? E poi

meglio che l’abbiamo preso noi..

CESARE

La polizia?

BETTINI

Italiana.. la polizia italiana. Mi spiego?

CESARE

(non capendo) italiana?

BETTINI

(gli si avvicina) Se ad arrestarlo fossero stati i tedeschi, de ‘sti tempi, voi

vostro padre non lo avreste rivisto più! Adesso mi spiego meglio?

CESARE

E come no? E adesso?

BETTINI

E adesso spero che vostro padre si sia preso finalmente uno bello

spavento.. ma non capita sempre che arriviamo prima noi.. noi abbiamo

preso le generalità cercando di non calcare la mano (guarda l’orologio) e

adesso lo stanno lasciando andare.. io sono passato ad avvisarvi.

CESARE

Io.. io nun so come ringraziavve commissà; mi’ padre è un po’.. come

dire.. impulsivo.. a quell’età le cose se dicono pe’ dì.. come i bambini..

ma è un pezzo de pane v’assicuro!

BETTINI

Ve lo detto: questo lo sappiamo noi. Ma nun sempre ce stamo noi me

spiego? Fra poco sarà di ritorno. Però ora.. io lo affido a voi.. e non solo

lui

pausa

CESARE

Come? Nun capisco.

BETTINI

(sospira) La guerra non può giustificare tutto. Si sanno tante cose. La

gente parla. Le voci girano. Anche il nostro lavoro è cambiato. Stiamo in

mezzo alla gente noi. Non so se mi spiego. Non ci sono solo i tedeschi e


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

gli alleati. L’Italia s’è spezzata. Chi se prepara da ‘na parte e chi dall’altra. Ma ognuno può fare il proprio. In casa propria.. in famiglia..

CESARE                       E lo dite a me? Se non ci fossi io qui a gestire la famiglia.. e guardate che

nun è sempre facile perché i tempi so’quelli che so’.. e se nun se sta

attenti capace che te scappa tutto de mano.. ma pe’ fortuna me faccio

rispettà commissario.. l’omo, alla fine, è sempre l’omo! Qui nun se

move paja se…

si sente piangere Giuliana da dentro

ANNA                           (da dentro ad alta voce) E mò che fai? Piagni? Te darebbe ‘na sedia in testa

te darebbe!

GIULIANA                 (sempre da dentro) A ma’, che c’entro io?

ANNA                           (c.s.) Ma come che c’entri?? A dottò ma la state a sentì?

SIG. MARRAZZI (c.s.) State calma Nannarè!

ANNA                           (c.s.) Voi cortesemente fateve l’affari vostri! Me so spiegata?

BETTINI                       Beh, allora io vi lascio

CESARE                       (imbarazzato) So’ discussioni tra madre e fija! Fanno così ma poi se

vonno bene!

ANNA                           (sempre da dentro) ‘Sta zoccola!

CESARE                       Ecco.

BETTINI                       Certo, certo. Mi raccomando. Continuate co’ ‘sto polso duro voi eh?

CESARE                       (accompagnandolo alla porta) E certo. Grazie ancora commissà

il commissario esce

CESARE                       (tra sé) Ma te guarda che figura! Pure p’er culo me devo fa prende..

entra Giuliana e va a sedersi sul proprio letto piangendo. Seguita da Anna e dal medico

CESARE                       A Nannarè! Ma c’era bisogno de gridà così?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ANNA                           (ignorandolo) Dottò io pe’ mo ve ringrazio. Quanno posso fa’ quello che

v’ho detto busso. Intanto conto sulla vostra..

SIG. MARRAZZI ..lassate perde Nannarè. Faccio er medico io, nun faccio er verduraio..

dopo un cenno di saluto a Cesare esce

CESARE                       (sia vvicina affettuoso alla figlia a l’accarezza sulla testa) Giuliana, a papà,

ma che è successo?

ANNA                           Dijelo che è successo!

GIULIANA                 No!

CESARE                       E vabbè.. me lo dice quanno je va

ANNA                           Guarda che je lo dico io a tu’ padre.. capace che comincia a capì un po’

de cose!

CESARE                       Ma guardate che.. che io capisco tutto sa?.. Ma che sta male? Che c’ha

l’imbarazzi de panza?

ANNA                           L’imbarazzi? Artro imbarazzi! A Ce’… tu fija è incinta

Pausa. Giuliana smette di piangere in attesa di una reazione del padre

CESARE                       Co.. come.. incinta? Giuliana?? Ma se.. che.. chi…?

ANNA                           Ah questo  è  ‘n’artro  problema..  bisognerebbe  avecce  la  sfera  de

cristallo!

CESARE                       Ma che significa? Se è.. insomma se è.. vojo dì.. quarcuno sarà pure er

padre no?

ANNA                           Eh, certo.. questo è sicuro! Basta passà in rassegna le forze armate e

vedrai che sarta fori!

Giuliana riprende a piagnucolare

CESARE                       In che senso? Che c’entrano adesso le forze armate?

fuori la porta si sentono le voci di Righetto e Rocco che poco dopo compaiono sull’uscio

RIGHETTO                (entrando) E quanti erano?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ROCCO                        Saranno stati ‘na cinquantina de poliziotti! Me trascinavano via ma io

gridavo “viva l’Italia! Viva Garibaldi”! Dovevi essece! La folla in tripudio fijo mio! La patria ha bisogno dei suoi eroi!

RIGHETTO                Ammazza ahò!

ANNA                           V’hanno liberato papà?...

ROCCO                        E pe’ forza! C’hanno paura de ‘n’ insurrezione popolare pe’ venimme a

liberà! (si guarda intorno) Ma che è successo Cesarì? Che hai fatto?

CESARE                       Ma gnente papà.. comunque io e voi dobbiamo parlà perché nun è

possibile che..

ROCCO                        A Cè nun te fa cojonà pure te!

RIGHETTO                Che è successo papà?

ANNA                           (a Giuliana) Perché nun je lo racconti pure a tu’ nonno che è successo?

GIULIANA                 Ahò! E lasciateme perde! Ma che è colpa mia?

ANNA                           (a Cesare) La stai a sentì? Lei che c’entra? Mica è colpa sua!

GIULANA                  Ma perché nun faceva comodo pure a te?

ANNA                           Giulià ringrazia che c’è tu’ nonno!

RIGHETTO                A Giulià, mò che hai fatto?

GIULIANA                 Te statte zitto che è mejo

ANNA                           (a Cesare) E dijelo!

CESARE                       E che je dico Nannarè? Ma che so cose facili? Che se dicono così? Ma

poi dico, è sicuro?

ANNA                           (a Rocco, decisa) Papà, Giuliana aspetta!

ROCCO                        Eh.. io pure aspetto! Se qualcuno parla..

RIGHETTO                Ma a chi state a aspettà?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Nun aspettamo nessuno Righè! E’ incinta. Giuliana (fa il segno della

pancia) è in-cin-ta!

pausa

RIGHETTO

Mi’ sorella?

ROCCO

‘Sta zoccola!

CESARE

Eh no! Papà mò pure voi! E’ sempre vostra nipote! E prima pure te

Nannarè! Ortretutto ce stava er commissario!

ANNA

E invece stavolta c’ha ragione tu’ padre!

CESARE

Che voi dì? Ma ve sembra modo de…

ANNA

…che voio dì? Prova a pensacce! Apri l’occhi Cesarì! Nun l’hai capito

ancora?

Giuliana piagnucola. Pausa. Cesare si guarda intorno incredulo.

CESARE                       Mi’ fija?

Rocco si ritira nella tenda, la chiude. Poi la riapre, sputa in terra, la richiude.

ANNA                           E mo se trovamo un fijo senza manco un padre..

GIULIANA                 (debolmente) E invece ce sta..

CESARE                       Lo vedi?

ANNA                           E chi sarebbe?

GIULIANA                 (osserva i genitori, poi) E’ un ufficiale.. tenente

CESARE                       (ad Anna) Un tenente! Lo vedi? Magari è un bravo ragazzo! Lo sapevo

io! Dovremmo esse orgogliosi invece! Se nun artro! C’è er sangue dell’esercito italiano! Magari è pure sistemato bene..

GIULIANA                 ..non proprio papà

CESARE                       E vabbè pure se nun è ricco nun importa! Piano piano vedrai che poi le

cose se aggiust…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

GIULIANA                 …Nun è italiano

CESARE                       Nun è…

ANNA                           Ma che stai a dì?

CESARE                       E.. che è??

GIULIANO                E’ tedesco!

Anna crolla seduta. La tenda si apre.

ROCCO                        E no! Pure er nipote crucco mo! O lui o io! Scegliete! (sputa e si richiude

dentro)

RIGHETTO                Hai capito che hai combinato…

GIULIANA                 Te e mejo che nun apri bocca Righè.. che te conviene

ANNA                           Giulià smettila!

CESARE                       Mo che c’entra tuo fratello Giulià! Lui almeno fa un lavoro onesto! E gli

avanza anche il tempo pe’ la beneficenza!

GIULIANA                 Pe’ che? (ride) e a chi la faresti la beneficenza? A mani de fata?

Righetto si mette nel letto e si copre

RIGHETTO                Sempre co’ me ve la prendete!

GIULANA                  Perché nun je lo dici a tu’ padre che tieni nascosto sotto il letto mio?

Perché nun je lo dici che tieni in casa l’armi rubate ai tedeschi? E che le

rivendi ar mercato nero! Mentre tu’ madre il mercato nero lo fa dentro

casa? Eh? E se faccio quello che faccio è solo pe’ campà un po’ mejo! E

se nun artro me diverto pure!

RIGHETTO                Nun è vero!

Cesare alza le coperte sotto il letto di Giuliana. Pausa.

CESARE                       Righè… (alla moglie) Nannarè… ma tu… vojo dì… ma che sta a succede?

(crolla seduto) Ma che sta a succede?

ANNA                           (scuote la testa) A Cè…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

improvvisamente, dall’esterno, si ascoltano forti le sirene antiaeree

ANNA                           Arieccoli…

GIULIANA                 (stancamente) N’artra vorta..

Questa volta però in lontananza si ascoltano i sibili degli aeroplani, sempre più forti. Poi esplosioni.

Una. Due. Altre. Tutti si alzano, tranne Cesare che resta seduto con gli occhi fissi nel vuoto.

Panico. Anche Rocco spalanca la propria tenda.

ANNA                           Che sta a succede?

GIULIANA                 A ma’ c’ho paura!

RIGHETTO                Ma che stanno a fa? Ma che stanno a fa?!

Righetto corre ad abbracciare la sorella, Cesare è immobile

ROCCO                        Eccoli! So’ arivati! So’ arivati! Lo sapevo io!! (si mette l’elmetto) Comincia

la guera de Roma! Alle armi! Viva l’Italia! Viva Garibaldi!

alla porta accorrono spaventati Vincenzo e, i coniugi Marrazzi

VINCENZO              A  sor  Cesare!  State  a  sentì?  So’  arivati  l’americani!  So’  arivati

l’americani! Stanno a bombardà!

SIG.ra MARRAZZI Dalla finestra mia l’ho visti! Sono centinaia! Il cielo è tutto nero!

Stanno tutti sopra Roma!

SIG. MARRAZZI Sta arrivando l’inferno!

VINCENZO              E ‘nd’annamo adesso?

RIGHETTO                (piangendo e stringendo la sorella) Ma come? Ma nun possono! Stamo aRoma! Nun possono! Ma che so’ matti?? Stamo a Roma noi!! Stamo a Roma!

Caos crescente. Poi le voci vengono interrotte e sopraffatte dal rumore delle bombe in lontananza, dalle sirene degli allarmi, dalle grida per la strada, dai fischi acuti degli aerei e delle bombe sganciate su Roma. Va via la luce.

VOCE RADIOFONICA


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

“alle ore 11.02 del 19 luglio 1943, l’anniversario dell’incendio di Nerone, 321 bombardieri bimotori e decine di caccia americani, con ripetute ondate, bombardano Roma con oltre 680 tonnellate di bombe ad alto potenziale. Vengono colpiti i quartieri di San Lorenzo, Tuscolano, Prenestino e Tiburtino con oltre 3500 vittime civili. Uomini. Donne. Bambini. Ovunque palazzi sventrati. Ferrovie interrotte. Ponti abbattuti. Colpite anche molte chiese e il cimitero di San Lorenzo. Inestimabili e devastanti i danni al patrimonio artistico della città eterna. A seguire una squadriglia di lighting statunitensi bersaglia con criterio chirurgico tutte le ambulanze e i soccorsi verso le aree devastate. Eisenhower, prima del decollo per la capitale, fece pervenire questo ordine ai caccia: “se per salvare un solo americano dovete buttar giù il Colosseo, buttatelo pure giù”. Roma era stata colpita al cuore.”

FINE ATTO PRIMO


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ATTO SECONDO

VOCE RADIOFONICA

“Dopo il 19 luglio per Roma e i romani nulla fu più come prima. Lo sbarco alleato a sud e l’armistizio che sanciva, di fatto, la resa di Roma alla Germania resero la città eterna ostaggio delle ritorsioni tedesche e dei raid aerei anglo americani. Seguirono mesi terribili. L’Italia era spezzata in due. Tutti i ministeri furono spostati al nord. Roma –occupata dalle forze naziste- fu dichiarata formalmente “città aperta” ma, di fatto, fu drammatico territorio di scontri, rastrellamenti e tragiche ritorsioni in ogni vicolo, strada, in ogni quartiere. La Città Eterna, ora, stava vivendo la sua vera guerra.”

Marzo 1944. Otto mesi dopo. Stesso interno del primo atto. Ma tutto è cambiato. Dentro e fuori. Don Carmine è seduto al centro della stanza, in piedi affianco a lui Vincenzo. Anna, al fornello di destra, armeggia. Dietro di loro la tenda di Rocco è aperta e tutto è ordinato.

ANNA                           Zucchero ve ne metto?

CARMINE                  Meglio di no

ANNA                           Ma non sa di gnente così. Già è amara.

CARMINE                  Allora appena, appena.. devo stare attento al diabete..

VINCENZO              E fate bene zì prè! Anche Maria, mi moije, ci soffre da anni! Io je dico

sempre che tutto sommato semo fortunati che co’ la guera nun c’avemo certo la tentazione dei dolci! (ride)

CARMINE                  Vincenzo, ti ho pregato, se riesci.. non chiamarmi in quel modo; non mi

piace. Il Signore ci ha insegnato che siamo fratelli.. non nipoti.

VINCENZO              In quale modo zì prè?

ANNA                           (portando una tazza fumante) Ecco qua. Prendete che vi riscaldate un po’ e

ve tira su


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CARMINE                  Grazie (prende la tazza)

Anna prende una sedia e si siede di fronte a don Carmine

ANNA                           Allora?

CARMINE                  (sorseggiando dalla tazza) Allora.. lo sapete, a noi preti ci vedono come

fumo negli occhi. Credono che siamo tutte spie. Prima dei tedeschi..

adesso degli americani o dei partigiani

ANNA                           Si eh? Nun date retta.. quelle so’ le malelingue! Piuttosto.. siete riuscito

a parlacce?

CARMINE                  No, purtroppo.. oggi non me l’hanno fatto vedere.. stavano tutti agitati..

pare che ci siano stati altri attentati (si fa il segno della croce)

VINCENZO              Ancora? Nun se vive più!

ANNA                           Ma, almeno, sta bene? Avete chiesto?

CARMINE                  State tranquilla! Sta bene. Ho parlato con una persona che conosco.

VINCENZO              Certo che stavolta vostro fijo l’ha fatta grossa!

ANNA                           A Vincè, lassamo perde che è mejo!

VINCENZO              Io capisco fasse beccà pe’ ‘n’atto de patriottismo, chessò la difesa de

‘n’ideale! Uno se ne pò fa una ragione. Ma così…

ANNA                           A Vincè! Ma che stai a dì? ‘Na ragione? Mi’ fijo sta a Regina Coeli e me

ne devo fa ‘na ragione?

VINCENZO              No, nun me fraintendete Nannarè! Dico solo che tutto sommato l’hanno

messo ar gabbio pe’ un furtarello..

CARMINE                  Vincenzo caro, a parte che un furto è un sempre un furto. Ma a Righetto

l’hanno trovato che cercava di smontare pezzo pezzo un panzer tedesco! Mica una bicicletta!

VINCENZO              Beh, certo.. in effetti. E pure vero che ce stanno più mezzi armati che

biciclette in giro pe’ Roma de ‘sto periodo!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Che poi chissà che ce fa co’ i pezzi de un carrarmato dico io! Chissà che

je dice la testa!

CARMINE

La testa non lo so. Però so che gli dice il socio suo.. Quirino

ANNA

(alzandosi) Che vor dì?

CARMINE

Che magari gli servivano alcuni pezzi di ricambio per un mezzo che

stava riparando

VINCENZO

S’è messo a riparà pure i carrarmati mò?

ANNA

E intanto quell’arto gran fijo de ‘na mignotta...

VINCENZO

Nannarè… (indicando don Carmine)

ANNA

E vabbè scusate padre

CARMINE

Beh, nel suo caso è uno stato civile in effetti..

ANNA

Vojo dì…ce manda mi’ fijo? Nun ce poteva annà lui?

VINCENZO

Ma nun v’hanno detto per quanto tempo lo terranno? So già passati tre

giorni!

CARMINE

Aspettano

ANNA

Aspettano? Che aspettano?

CARMINE

Di vedere quello che succede. Sono giorni di fuoco questi.

ANNA

E che c’entra Righetto?

CARMINE

Anna cara, dal giorno del cosiddetto armistizio siamo tutti ostaggi dei

tedeschi.. siamo diventati carta di scambio. E più ce n’hanno meglio è.

ANNA

E che vor dì?

CARMINE

Che bisogna aspettare

VINCENZO

Ma nun se riesce a fa’ gnente?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CARMINE

(allargando le braccia) Cosa vi devo dire? Sono momenti difficili lo sapete.

Quelli stanno sul “chi va là”. Stanno con gli occhi aperti, ogni giorno si

sentono attentati da una parte e dall’altra in ogni parte della città.

ANNA

Ma Righetto nun fa politica!

CARMINE

Nannarella, qui ormai politica non la fa più nessuno. Si fa la guerra. E

basta. Quella vera. Nelle strade, nelle case..

ANNA

E intanto Righetto mio sta dentro!

CARMINE

Capace che lì fa meno danni che fuori.. bisogna stare attenti adesso, non

è come prima! (si alza e si avvicina ad Anna che è di spalle al fornello, facendo

attenzione di non farsi ascoltare da Vincenzo) A questo proposito vorrei

parlarvi di vostra figlia Giuliana..

dalla porta sul fondo entra Cesare, stravolto dalla stanchezza

VINCENZO              Sor Ce’! Siete arivato?

CESARE                       Si me vedi significa che so’ arivato.. fateme sedè (si siede su uno dei due

letti). Buongiorno padre. Che avete portato nuove de mi’ fijo?

CARMINE                  Purtroppo nulla di nuovo. Ma sta bene.

ANNA                           Aspettano Ce’.. qua pare che aspettamo tutti (torna ai fornelli)

CESARE                       Si eh?.. e aspettamo..

VINCENZO              Sor Ce’.. e allora?

CESARE                       E allora… allora gnente

ANNA                           Gnente?

CESARE                       Gnente

VINCENZO              Ma voi ‘ndò siete stato oggi?

CESARE                       E ‘ndò so’ stato? Me so fatto tutta la Casilina du’ vorte.. avanti e

indietro.. c’ho i piedi che fumeno..

VINCENZO              Ma perché? Siete tornato a piedi?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E come dovevo venì? Co’ l’aereo? I tram so’ tutti soppressi lo sapete..

manco più le biciclette!

CARMINE

E… niente?

CESARE

Niente padre.. niente.. ho parlato con qualche amico giù al casilino..

quelli sanno un po’ tutto.. movimenti.. storie.. niente!

CARMINE

Ma quando è successo?

CESARE

Cinque giorni fa. A dir la verità erano un po’ de giorni che faceva

discorsi strani.. era tutto eccitato.. e poi aveva ricominciato co’ quella

radio..

ANNA

A Ce’ ma se nun ha mai smesso de torturacce! A quella radio c’è sempre

rimasto attaccato!

CESARE

Sì, ma prima ascoltava soprattutto…

CARMINE

Invece adesso?

CESARE

Adesso parlava.. notte e giorno.. bofonchiava.. nun se capiva gnente!

Poi, cinque giorni fa, s’è preparato di tutto punto.. s’è messo l’elmetto

suo.. e se n’è uscito! E da allora nun è più rientrato! Ho chiesto a tutti gli

ospedali.. tutti gli amici.. pare che nessuno l’ha visto

ANNA

Magari vedi che papà ritorna da solo.. nun è la prima volta che

sparisce..

CESARE

Ma l’artre vorte è stata questione de ore! Mò so’ cinque giorni! E poi

s’annava a nasconne in cantina, lo sapevamo tutti.. noi facevamo finta

de gnente e la sera se ne tornava a casa.. (a Carmine) perchè poi, tra

l’altro, c’ha pure paura del buio!

VINCENZO

E alla polizia ce siete stato?

CESARE

A Vincè! Ma ‘ndò vivi? Alla polizia? Quelli so’ diventati le spie dei

crucchi! Lavorano pe’ loro! Je fanno il lavoro sporco, come dije n’do se

nasconneno l’ebrei o fa’ l’interrogatori in carcere. Pare che ce n’è il

nuovo questore.. un certo Caruso me pare.. che è peggio dell’esse esse.

(riflette) Che poi io un amico in polizia ce l’avevo pure.. il commissario

Bettini.

CARMINE

E.. non è più in servizio?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       Peggio. E’ ricercato.

VINCENZO              Pure lui? Ah, annamo bene annamo..

CESARE                       Pare che abbia cercato de nasconne pure lui una famiglia di ebrei.

CARMINE                  In che senso “pure lui”?

CESARE                       No.. nel senso che ‘sto periodo fanno retate all’improvviso.. insomma,

l’hanno beccato e volevano fucilarlo. Lui, grazie a qualche amico, è riuscito a scappà e adesso pare che sta co’ i partigiani m’hanno detto!

CARMINE                  Bettini..

VINCENZO              Vabbè ma de ‘sto passo de chi se dovemo fidà?

ANNA                           De nessuno Vincè! Tu nun te fidà de nessuno e sicuro nun te sbaji..

CARMINE                  E’ proprio questo il rischio. Dobbiamo poterci fidare di qualcuno

invece! Altrimenti non ne usciremo più!

ANNA                           Ah, si? E de chi me dovrei fidà padre?

CESARE                       Nannarè mò nun è er momento de…

ANNA                           …’sta città è diventata ‘na giungla! Tutti contro tutti! A che è servito

l’armistizio dico io? A fa’ incazzà i tedeschi! E quelli adesso se rivoltano contro de noi! Se stava mejo quanno se stava peggio dateme retta!

VINCENZO              Almeno a noi romani nun ce toccavano… adesso invece siamo gli

ostaggi pe’ l’americani.. vero zì pre’?

CARMINE                  (ignorandolo) E’ diventata una guerra strana questa. Una guerra nella

guerra. E noi siamo il nemico adesso.

CESARE                       Er nemico? Qui nun se capisce più chi so’ i nemici.. da ‘na parte i

tedeschi so’ incazzati perché semo passati co’ l’americani.. dall’altra

l’americani so’ incazzati perché sanno che eravamo alleati co’ i tedeschi

e allora pe’ liberacce ce bombardano.. e intanto l’uni e l’artri se fanno la

guera drento casa nostra.. e noialtri che famo? Se famo la guera tra de

noi.. nun poi parlà più co’ nessuno! Da ‘na parte i fascisti e la polizia..

dall’altra li partigiani.. ma che se fa così ‘na guera dico io?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

VINCENZO

Aveva ragione il sor Rocco! A me me sembra che stamo peggio de

prima..

ANNA

Un fijo ar gabbio e un padre disperso! Pe’ nun parlà del resto! Ma

quando finirà ‘sta guera padre? Voi che c’avete i canali giusti, perché

nun chiedete ar Padreterno se deve durà ancora pe’ molto ‘sta guera?

Così, tanto pe’ fasse n’idea! Oppure la fa finì lui ‘na vorta pe’ tutte? Je lo

chieda, così almeno se levamo er pensiero!

CESARE

A Nannarè! Ma che stai a dì? Scusatela padre..

CARMINE

E di cosa dovrebbe scusarsi? Di invocare Dio perché la guerra finisca?

Dio sa che è una preghiera anche questa.. anzi.. forse è ancora più vera

di tante altre. E le preghiere vengono ascoltate credetemi.

VINCENZO

E speramo! Stamo tutti a aspettà ‘sta pace!

CARMINE

Purtroppo le guerre non finiscono mai con una pace..

CESARE

E come dovrebbero finì?

CARMINE

La pace è un’altra cosa Cesare caro. Una guerra, questa guerra, finirà

con l’annientamento del nemico.. con una resa incondizionata.. con il

sangue. Con la morte. Non con la pace. Quella è un’altra cosa.

(rivolgendosi con intenzione ad Anna) Ma le cose possiamo cambiarle

anche noi da dentro…

ANNA

Che vuole dire padre? Come?

CARMINE

Non diventando come loro per esempio. Non permettendo di farci

cambiare. Questa è una guerra che ti entra dentro.. e ti leva tutto..

l’unico modo per non soccombere è restare fedeli alle proprie idee. Fino

in fondo… (a Cesare) come vostro padre!

CESARE

Che c’entra mio padre?

CARMINE

C’entra, c’entra… ora scusatemi ma devo incontrare delle persone. Sono

giorni che pesano come anni questi.. e anche le anime hanno bisogno

del giusto conforto, con permesso (fa per avviarsi all’uscita)

VINCENZO

Già che ci siete zi prè (occhi al cielo di don Carmine), perché nun me

passate a da ‘na benedizione ar gabbiotto? Sapete com’è de ‘sti tempi..

come dì? Nun fa mai male no? (don Carmine scuote la testa) Così co’


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

l’occasione ve presento mi moje Maria che è tanto devota! Pensi che tutte le matine all’alba va a Sant’Agnese!

CESARE                       A Vincè, ma che c’entra? Quella ce va pe’ prende er pane mica pe’

pregà!

VINCENZO              E che c’entra? Sempre in chiesa va! (al prete) Ma perché? Voi dite che se

ne accorgono della differenza?

CARMINE                  Ma chi Vincè? Chi dovrebbe accorgersene?

VINCENZO              Dico, lassù.. secondo voi… scendono proprio ner dettaglio? Vojo dì.. se

io vedo una che entra in chiesa… no?

CARMINE                  Annamo va.. che è mejo.. (prima di avviarsi, ad Anna) signora, quando

volete parlare di quella cosa io..

ANNA                           …e magari n’antra vorta! ‘Na bona giornata!

CARMINE                  (sospira) E vabbè.

VINCENZO              Ve faccio strada! (a Cesare e Anna) Con permesso allora (cenno con la testa

ed esce con don Carmine)

Cesare e Anna restano soli seduti l’uno di fronte all’altro pensierosi. Pausa. Cesare riflette.

CESARE                       Ma nun ho capito che c’entra papà.. mò sta a vede che diventa un eroe

de guera perché è scappato da casa!

ANNA                           Hai visto come te l’ha detto?

CESARE                       Cosa?

ANNA                           “C’entra, c’entra” t’ha detto..

CESARE                       E beh?

ANNA                           Quelli sanno tutto damme retta

CESARE                       Ma quelli chi?

ANNA                           I preti!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Ancora co’ ‘sta storia Nannarè? E’ ‘na manìa la tua! Ma te pare che se

sapeva ‘ndò stava mi’ padre nun me lo diceva?

ANNA

Sei te che devi svejà Cesarì! E capace che vole sapè de più.. tipo ‘ndò se

nasconne.. chi frequenta.. ma nun l’hai visto che sa molto di più de

quello che dice? “C’entra, c’entra” ha detto.. e poi ha cambiato discorso.

CESARE

Ma io nun credo..

Cesare riflette

CESARE

Vabbè..  ammettiamo  pure che  sappia qualcosa..  così..  pe’ dì..  sì,

insomma nun me sembra che se un vecchio rincojonito se perde pe’

Roma sia un reato contro i tedeschi! Al massimo lo potranno fermà pe’

vagabondaggio! E poi se avesse voluto denunciarci lo avrebbe fatto per

quella radio no?

ANNA

L’ha  detto  pure  lui..  aspettano!  Il  momento  giusto  aspettano!  E

comunque io la radio l’ho portata giù in cantina! Nun se sa mai..

CESARE

(si volta verso la tenda di Rocco) E hai fatto bene. Però, se nun te fidi,

allora perché je chiedi de Righetto?

ANNA

Perché co’ la scusa delle confessioni in carcere è l’unico che può

parlacce de persona! Che devo fa’? Te viene in mente qualcosa de

mejio? A me no.

Cesare riflette ancora

CESARE

J’hai detto gnente?

ANNA

(abbassando il tono della voce) Stai a scherzà? Che se volemo ritrovà la

gestapo drento casa?

CESARE

Ma almeno a lui io pensavo di…

ANNA

…A Cè! Io t’ho dato retta solo perché me l’hai chiesto te, ma mi hai

giurato de nun parlanne co’ nessuno! Hai detto che se trattava de pochi

giorni!

CESARE

E’ così Nannarè.. pochi giorni

ANNA

E allora nun ne parlamo manco noi!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E vabbè.. nun ne parlamo

pausa

CESARE

Però don Carmine ha detto una cosa vera

ANNA

E sarebbe?

CESARE

Che le cose le possiamo cambiare anche noi. Da dentro. Per esempio io

penso che..

ANNA

…Ma che stai a dì? E come? La guera è guera! Parlano loro! E’ facile

parlà quando nun devi portà avanti una famiglia! Quando stai al caldo

de ‘na bella sagrestia! E nun me fa parlà che è mejo!

CESARE

Ma perché te sembra modo de portà avanti ‘na famiglia questo? Ma nun

lo vedi? Qui le guerre pare che sono diventate due! Una fuori e una

dentro. Ma guardaci.. che siamo più quelli de prima?.. ha ragione lui, la

guerra ci è entrata dentro.. ma che è ‘na casa questa? E’ ‘na trincea!

Righetto a Regina Coeli.. Papà chissà ‘ndò sta.. e Giuliana…

Anna si alza di scatto

ANNA

A Giuliana lasciala stare!

si alza anche lui

CESARE

E no! Invece me devi sta’ a sentì adesso! Ma possibile che io le cose le

devo sapè sempre da ultimo? Che nun devo sapè mai gnente?

ANNA

Ma che cos’è che devi sapè? Cos’è che nun sai? Che cosa fa tua figlia?

Cos’è nun lo sai?

CESARE

(imbarazzato) Nun.. nun è che non lo so.. è che..

ANNA

..E’ che fai finta de nun capì!

CESARE

Ma.. voglio dì.. (fa il segno della pancia) anche così?

ANNA

Macchè! Ora non lavora più lei.. gestisce altre ragazze

CESARE

Come altre ragazze? Un bordello? Insomma,  mi’  fija gestisce  un

bordello?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Eh..

CESARE

Ma come “eh”? Te sembra ‘na cosa normale dico io? Un conto è…

ANNA

..fa’ la mignotta..

CESARE

(imbarazzato) ..un’artro è gestì un bordello! E’ sempre tu’ fija!

ANNA

(ride) Guarda come cambieno le cose! ‘Na vorta Roma era piena de fij

de’ ‘na mignotta.. ‘sta guera invece ha creato un sacco de’ madri de

mignotta!  Dovremmo  chiede  che  ne  pensa  l’amico  tuo  prete!  E

comunque, se nun artro, non è lei a lavorà… direttamente diciamo..

CESARE

(la prende per le spalle) Nannarè, io ho paura che annamo a finì male!

ANNA

Peggio de così? Stamo più sicuri in questo modo, damme retta.

CESARE

Ma nun rischia? Voglio dì.. coi tedeschi?

ANNA

Ma se so’ proprio loro a coprirla! L’attività de Giuliana je fa comodo a

quelli credimi.. serve a tenere su il morale delle truppe! E’ diventata una

funzione sociale

CESARE

Oh Dio! Ma stai a parlà de nostra figlia!

Anna fissa negli occhi Cesare

ANNA

Appunto. Nostra figlia. Da quanto tempo nun ce parli co’ tu’ fija?

Cesare resta colpito, subito dopo va via la luce e i due restano nella penombra

ANNA

N’artra vorta!

CESARE

Anche la luce mò ce levano!

ANNA

E’ la quarta volta da stamattina! (come un movimento meccanico e, ormai

abituale, accende le varie candele disposte per la camera) Per non parlare del

gas.. quello ormai manca da quasi due mesi in tutta la zona

sul pianerottolo, fuori dalla porta, si ascoltano voci in fermento, tra queste si riconosce la voce di Vincenzo

VINCENZO              (da fuori) Non è successo gnente! E’ annata via n’artra vorta ma mòritorna!


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

VOCE                            (c.s.) E mò hanno rotto li cojoni però!

VINCENZO              (c.s.) Commendatore vi prego! Nun ve ce mettete pure voi! Mica è colpa

mia! La luce manca in tutta la zona dal Quadraro fino alla Prenestina! Io che ce posso fa?

VOCE                            (c.s.) Fra un po’ pure l’aria ce leveranno!

VOCE                            (c.s.) Rimannamoli a casa ‘sti zozzoni!

VOCE                            (c.s.) Pare che stanno a casa loro!

VINCENZO              (c.s.) Prendete intanto queste! Sono le ultime. Fatevele durare che in

città nun se troveno più!

vociare confuso

VINCENZO              (c.s.) Ma io che ne so? Magari so’ solo voci! A me questo m’hanno detto!

Nun so gnente altro! Appena so qualcosa ve lo dico!

Vociare crescente. Dopo poco Cesare decide di andare ad aprire la porta e si affaccia

CESARE                       (ad alta voce verso qualcuno che non si vede) Ma se può sapè che succede?

VINCENZO              (entra a vista fuori la porta) E che deve succede sor Cè.. è permesso? (entra

e Cesare chiude la porta alle sue spalle) Oohh..

CESARE                       Ma che c’è la rivolta der condominio?

VINCENZO              Intanto so’ finite le candele! Anzi sora Anna, se magari ve n’avanza

qualcuna..

ANNA                           Ma che m’avete presa pe’ ‘no spaccio? Pare che c’ho tutto io!

VINCENZO              No, che vor dì.. è che magari ve n’avanza qualcuna..

ANNA                           A Vincè so anni che qui nun avanza gnente!

CESARE                       Nannarè..

ANNA                           Eh, Nannarè.. Nannarè..(si china sotto il letto di Righetto e tira fuori un

pacco) A Vincè, queste so’ le ultime che te do.. mica faccio l’assistentesociale io! Tiè. Fattele bastà!


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       Vincè, ma che è ‘sta storia delle voci che hai sentito?

VINCENZO              Ma no, io ho sentito solo notizie de sfuggita.. pare che.. si insomma pare

che abbiano fatto un attentato a una colonna de tedeschi qui in città ieri pomeriggio.. pare.

CESARE                       Pare?

VINCENZO              Eh. Pare. L’ha sentito poco fa mia moglie Maria da un amica che c’ha er

marito con un banco de frutta dietro piazza Barberini..

CESARE                       Ancora?

VINCENZO              Si, ma pare che stavolta se tratti de ‘na cosa grossa..

ANNA                           (allarmata) Grossa? Che significa grossa?

VINCENZO              Per carità, io non so molto.. solo quello che m’ha detto mi’ moje poco

fa.. che poi è quello che j’ha detto ‘st’amica sua..

CESARE                       E questo l’abbiamo capito.. dicce quello che sai!

VINCENZO              Sembra sia dalle parti de via Barberini.. dietro la questura.. una strada

interna, stretta.. un’imboscata in piena regola. Prima si è sentito un

botto.. forte.. poi spari.. bombe a mano.. j’hanno mitrajato addosso! Un

inferno!

CESARE                       Ma.. ce so morti?

VINCENZO              E questo nun lo so! Perché pe’ paura che i tedeschi se la prendessero a

caso coi passanti er marito de ‘st’amica de mi moje è scappato dalla parte opposta!

CESARE                       Vabbè ma.. vojo dì.. chi è che ha sparato?

VINCENZO              Nun me impiccio sor Ce’.. e poi io de ‘ste cose nun ce capisco gnente.

Questo è tutto quello che so!

ANNA                           Ma quann’è successo te l’avranno detto?

VINCENZO              Nel primo pomeriggio di ieri

torna la luce


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ANNA                           Arieccola

VINCENZO              Vabbè.. allora io me ne riscendo che ho lasciato Maria da sola ar

gabbiotto. (indicando il pacco di candele) Queste me le tengo casomai me le vengono a chiedere la prossima volta.

ANNA                           E vedi de fattele bastà!

CESARE                       A Vincè, scendo con te (guarda l’orologio) fra un po’ ricomincia il

coprifuoco, me faccio un ultimo giro qui intorno

VINCENZO              (uscendo con Cesare) Ma vedete che vostro padre ritorna da solo appena

lo decide lui, lo sapete che carattere che c’ha!

CESARE                       E lo so sì che lo so.. (escono)

Anna resta da sola ad armeggiare per casa. Dopo qualche attimo si sente da destra un bussare ritmico: un colpo secco seguito da due colpi corti poi di nuovo un colpo secco. Anna allarmata corre prima alla porta d’ingresso per assicurarsi che sia chiusa. Poi corre alla porta di destra, gira la chiave e la apre decisa.

ANNA                           (parlando verso l’interno a bassa voce) Ma che siete pazzo? Me volete fa

passà i guai?

dalla porta viene avanti il signor Marrazzi con la barba sfatta e l’aspetto evidentemente trascurato

SIG. MARRAZZI Avete ragione e vi chiedo scusa

ANNA                           I patti sono chiari! Voi nun dovete mai farvi sentire prima de sera! E

comunque solo se ve chiamo io o mio marito! Voi nun dovete uscire per nessuna ragione!

SIG. MARRAZZI E’ vero ma..

ANNA                           Sentite, io ancora nun so perchè me so fatta convince da mi’ marito, ma

nun posso mette in pericolo la mia famiglia avete capito bene? Me so’ spiegata?

SIG. MARRAZZI Dio vi renderà merito per tutto questo Nannarè.. siccome avevo inteso

che eravate rimasta sola in casa me so’ permesso de bussà.. solo pe’ avè

un goccio d’acqua.. non tanto per noi..

ANNA                           Ma pe’ er ragazzino..


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

SIG. MARRAZZI Ecco..

ANNA                           (riempie un brocca d’acqua e la porta rapidamente) S’è detto pochi giorni

dottò.. ‘sta città scotta! Co’ questo so’ già quattro giorni che state in casa nostra!

SIG. MARRAZZI Nannarè, ve assicuro che entro poco ci spostiamo.. appena la situazione

per noi è un po’ più tranquilla..

ANNA                           (porta la brocca piena d’acqua) Più tranquilla dite? E a noi nun ce pensate?

Un ebreo dentro casa de ‘sti tempi è come avecce ‘na bomba sotto er cuscino! Ringraziate a mi’ marito che ha insistito!

SIG. MARRAZZI Si però..

Bussano all’uscio. Da fuori la voce di Giuliana.

GIULIANA                 (da fuori) A ma’. So’ io. So’ Giuliana! Apri!

SIG. MARRAZZI ..però così avete chi ve può seguì vostra fija..

ANNA                           (lo osserva, pausa) Annate dentro va..

SIG. MARRAZZI (prende la brocca) Grazie Nannarè! Il Signore proteggerà questa casa! (rientra a destra e Anna chiude a chiave la porta rimettendo la chiave nella sottana della gonna)

ANNA                           (tra sé) E certo. Co’ tutto quello che c’ha da fa… sta giusto a pensà a

noiartri..

Anna va ad aprire la porta

ANNA                           Giulià!

GIULIANA                 (entra. Ha un evidente pancia) A ma’.. nun so’ da sola.. (a qualcuno verso l’esterno) daje amore.. entra! Sbrigate!

Entra Heinz, ufficiale tedesco, in uniforme. I suoi modi sono gentili.

HEINZ                          Bitte

ANNA                           (evidentemente imbarazzata e spaventata) Pre.. prego..


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

GIULIANA                 Dovevi vedè la faccia de Vincenzo e la moje quanno semo passati

davanti ar gabbiotto!

Anna non ascolta e resta fissa a guardare l’ospite inatteso che le sorride

GIULIANA                 (accorgendosi della cosa) Mamma, Heinz ha voluto accompagnarmi fino

su in casa.

ANNA                           Ah sì? E.. e me fa piacere. Però io.. nun parlo il tedesco e..

HEINZ                          Non problema signora Anna. Io ho imparato vostra lingua grazie a

Giuliana e capisco tutto

ANNA                           Ah ecco.. capisce tutto? beh, allora prego.. accomodatevi (prende una

sedia) volete un po’ d’acqua fresca?

HEINZ                          Grazie

ANNA                           (a parte a Giuliana) Ma che te sei impazzita? Ma te rendi conto che se..

GIULIANA                 (a parte) Sta tranquilla ma’.. (poi a voce alta) mamma, Heinz ti voleva

parlare. (al tedesco) Vero?

HEINZ                          (in un italiano con evidente accento germanico) Vero. Permette signora. Io

so che sono ufficiale di forze nemiche. Di forze occupanti voi.

ANNA                           Ma no, che occupanti.. è solo che..

HEINZ                          (continua come non volendo perdere il filo di un proprio concetto) In questi

giorni stanno succedendo cose gravi in vostra città. Noi abbiamo tutti

nemico che è paura. E paura fa tutte cose più difficili. Ma voglio che tu

sai che io voglio bene a figlia Giuliana e suo bambino in pancia.

Anna, non vista, guarda più volte verso la porta dove si nascondono i Marrazzi

HEINZ                          Famiglia di Giuliana è mia famiglia ora. E famiglia tutti amici di

Giuliana.

ANNA                           E.. e questo ce fa piacere ma..

GIULIANA                 Heinz dice che potrebbero esserci rastrellamenti al Quadraro in questi

giorni. Lui ha assunto il comando delle operazioni così da essere sicuro che non passino qui.


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

HEINZ                          Ja

ANNA                           Ma come? Rastrellamenti? Qui?

HEINZ                          Però niente è più così sicuro ora. Io prego voi stare attenti.

ANNA                           Che vuol dire attenti? Non crederà mica che…

HEINZ                          Dico che in questi giorni è meglio per Giuliana e voi non uscire

Improvvisamente voci fuori dalla porta. Si riconosce la voce di Cesare. Heinz si alza in piedi e, istintivamente porta Giuliana da una parte vicino la tenda di Rocco come per difenderla. Entra Cesare seguito da don Carmine. Non si accorgono subito dell’ufficiale

CESARE                       Prego padre, entrate

CARMINE                  Grazie Cesare.. è una cosa veloce ma urgente

CESARE                       Se ve posso esse d’aiuto. Venite che almeno drento casa se può parlà un

po’ più sicuri.. lì fori, a parte Vincenzo che c’ha du’ orecchie che pare un

gatto, è pieno de crucchi e mò comincia pure ‘sta rottura de cojoni der

coprifuoco! Oh, scusate padre..

CARMINE                  Beh, in effetti è noioso, certo

CESARE                       Me dovete scusà. E’ che so’ nervoso perché ho girato e rigirato e nun

riesco a…

ANNA                           (come per avvisarlo) Cesarì…

Cesare si volta e vede il tedesco vicino la figlia. Istintivamente alza le mani. Don Carmine, fermo sull’uscio, non sembra invece spaventato.

CESARE                       (terrorizzato) Nannarè! Giulià! Mannaggia! Ma che ce stanno a arrestà?

Noi nun c’entramo gnente! Nun lo sapevamo manco! Pensavamo solo de…

ANNA                           (ad interromperlo) Cesare!

GIULIANA                 (le si fa incontro) Papà, tranquillo! E’ Heinz.. (si accarezza la pancia) il

padre de tu nipote..

Heinz batte i tacchi e inchina la testa in segno di saluto. Cesare abbassa le mani.


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

Er che?

HEINZ

Tu è il padre di Giuliana?

CESARE

(come a discolparsi) Io??

GIULIANA

A papà!

ANNA

Ma certo Cesarì! Ma che te sei rincojonito? (a don Carmine) Perdonate

padre..

CARMINE

(che osserva la scena) Prego.. prego

GIULIANA

Mi ha chiesto di accompagnarmi fino in casa

CESARE

(istintivamente anche lui guarda verso la porta dove sono nascosti i vicini) Ah,

ecco.. ma.. che… nun è che..

ANNA

(anticipando un eventuale errore da parte del marito) Cesarì, il maresciallo

qui..

GIULIANA

Tenente mamma. E’ tenente.

ANNA

…è venuto solo per accompagnare Giuliana! (ridendo nervosamente)

Insomma una visita amichevole! Vero tenente?

HEINZ

Ja. Solo per accompagnare.

CESARE

Amichevole? (rassicurato ma non troppo) Amichevole! (istintivamente va a

mettersi con le spalle verso la porta di destra) Ecco, perché io infatti sarei un

po’ stanco.. ora meno male che ce sta ‘sto divieto de girà per le strade

alla sera perché se riposa molto mejo sa?.. C’avete avuto proprio ‘na

bella idea! Nun ce stanno i ragazzini pe’ le strade a fa cagnara.. ma

adesso se dovete annà nun ve tratteniamo.. chissà le cose che c’avete da

pensà voiartri!

ANNA

Cesare!

HEINZ

Infatti. Io adesso va. (osserva la tenda) Giuliana mi ha parlato di suo

nonno.. Rocco mi pare.. dove lui ora?

CESARE

(sempre più imbarazzato, come per prendere tempo) Chi?

HEINZ

Vostro padre. Dove lui ora?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       (c.s.) Ora?

GIULIANA                 (interviene pronta in aiuto) Ha un forte raffreddore. E’ di là in camera che

dorme ora. E non vuole essere disturbato.

CESARE                       (a bassa voce) Per questo teniamo la porta chiusa!

HEINZ                          Ah ecco. Bene io allora va (ad Anna) Grazie per acqua. (stringe le mani di

Giuliana senza dire nulla e si avvia verso Cesare che, per salutare accenna timidamente un saluto romano. Heinz lo guarda poi gli stringe la mano)

CESARE                       Pi.. piacere. Qu.. quando volete ripassare.. a noi fa piacere..

HEINZ                          Grazie

prima di raggiungere l’uscio il tedesco incrocia lo sguardo di don Carmine che lo fissa a lungo a pochi centimetri di distanza. Il tedesco si volta per un ultima volta verso gli altri. Batte i tacchi ed esce. Attimo di silenzio. Cesare crolla seduto sfinito dalla tensione.

ANNA                           Chiedo scusa padre. Ma vi conoscete?

CARMINE                  Con chi?

ANNA                           Cor tedesco. M’era parso che v’avesse riconosciuto

CARMINE                  Noi preti siamo tutti uguali. Mi avrà scambiato per qualcuno!

ANNA                           E certo, po’ esse..

CESARE                       A Giulià! Dico.. ma che te sei impazzita a fallo salì fino qui?

GIULIANA                 E che artro avrei dovuto fa? Ha insistito. Se je dicevo de no sarebbe

stato peggio!

ANNA                           (cercando di far notare la presenza di don Carmine) D’altronte nun c’avemo

gnente da nasconne me pare no?

CESARE                       (si volta verso il prete, imbarazzato) E certo.. ma che significa? Sarà la

suggestione! A me me metteno sempre paura quelli.. co’ quell’accento..

hai visto come me chiedeva de tu’ nonno? Me mettono ansia! Quelli

c’hanno l’occhio da interrogatorio!

GIULIANA                 Ma de lui io me fido! Anzi è sempre premuroso co’ me


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       A Giulià lassamo perde che è mejo! (a parte per non farsi ascoltare da don

Carmine) e de questo ne parlamo a quattr’occhi!

ANNA                           E io invece no! Nun me fido! Se davero ce può aiutà perché nun me tira

fuori Righetto dar carcere?

GIULIANA                 A ma’, lo sai, ha detto che pe’ quello ce vuò tempo ma che è una

questione de giorni ormai

ANNA                           De giorni! C’ha ragione tu’ padre: nun me fido mai dei tedeschi. M’ha

fatto tutti discorsi strani..

CESARE                       Che discorsi?

ANNA                           De sta attenti. Che gnente è come prima.

CESARE                       Ma perché questo nun lo sapevamo già da soli?

ANNA                           Appunto. Che bisogno c’era de venì a dimmelo?

CARMINE                  Forse perché ora le cose si sono complicate ulteriormente

ANNA                           Che vor dì padre?

CARMINE                  E’ quello che stavo cercando di dire a vostro marito ma poi ci siamo

dovuti interrompere

ANNA                           E sarebbe?

CARMINE                  Sarebbe che i tedeschi hanno intensificato i controlli in questi giorni e

sembra che siano previsti rastrellamenti nella zona

CESARE                       Ancora?

ANNA                           E infatti questo mi ha detto. (con intenzione) E voi come mai sapete tutto

questo padre? Nun me dite che pure i tedeschi se vengono a confessà!

CESARE                       Nannarè!

CARMINE                  Qualcuno forse. E poi a Roma in questi giorni le notizie girano

rapidamente.

CESARE                       Scusatela padre


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CARMINE                  Perdonatemi ma c’è poco tempo per la forma. Io per questo sono qui. E

vipregherei di collaborare perché ho pochissimo tempo a disposizione per quello che devo fare e devo uscire di qui prima che cominci il coprifuoco. Una macchina con i sigilli del Vaticano mi aspetta qui sotto.

CESARE                       Der Vaticano? Meicojoni! Oh, scusate..

CARMINE                  Sono le uniche che possono girare. Per ora. Ma non per questo sono

immuni dai posti di blocco in giro per la città. E’ un rischio comunque.

Ma il minore. Bisogna fare presto.

ANNA                           Scusate padre ma nun ve capisco sa? Ce dite che dovemo collaborà! A

fa che? Se la macchina v’aspetta annate! Nun la fate aspettà!

CESARE                       Nannarè!

CARMINE                  La macchina non aspetta me. Io ho la bicicletta.

CESARE                       E beato voi che ve l’hanno lasciata almeno quella!

GIULIANA                 (preoccupata) E chi aspetta? A noi?

pausa, Carmine si avvicina ad Anna, poi deciso

CARMINE                  Devo chiedervi con una certa urgenza di far uscire il dottor Marrazzi

con la moglie e il figlio da quella stanza. La macchina che è sotto li

porterà in un luogo sicuro che, per vostra e loro sicurezza, è meglio non

conosciate

pausa

ANNA                           Ma di cosa state parlando? Quale stanza? Ma ve pare che noi..

CARMINE                  (rivolgendosi anche a Cesare) Vi prego. Arriveranno anche qui. Non ci

sono coperture che tengono. Abbiamo pochissimo tempo! Fateli uscire..

Pausa. Cesare e Anna si guardano. Poi Cesare fa un cenno alla moglie.

CESARE                       Nannarè. Famo come dice er prete.

Tenendo fisso lo sguardo sul prete Anna tira fuori la chiave da sotto la gonna.

ANNA                           Se permettete padre…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CARMINE                  (si volta) Prego

Anna apre la porta e si tira indietro

ANNA                           Fatto

Carmine si volta nuovamente verso la porta dalla quale lentamente si affacciano i coniugi Marrazzi evidentemente provati. Ben vestiti ma trascurati e stanchi.

SIG. MARRAZZI Padre! (gli corre incontro e lo abbraccia mentre la moglie visibilmente commossa si inchina)

CARMINE                  Su.. su.. non perdiamo tempo! Svelti! Raccogliete le vostre cose in fretta

e avvolgete vostro figlio in una coperta! Dobbiamo andare via. Questo posto non è più sicuro. Non dimenticate nulla!

SIG. MARRAZZI (uno sguardo rapido verso Anna e Cesare, poi come un’abitudine, eseguono)

Va bene, certo. (rientra a destra svelto con la moglie)

CARMINE                  Mentre la macchina li porterà in luogo sicuro, io con la bicicletta vado a

Regina Coeli dove ho avuto un appuntamento per parlare con Righetto

ANNA                           Davero?.. Ce parlate?

CARMINE                  Se la situazione si è tranquillizzata si. Ma devo riuscire ad arrivare in

tempo!

CESARE                       Come in tempo? Per cosa?

CARMINE                  (tradendo un minimo imbarazzo) Per la confessione della sera.

Da destra escono i coniugi Marrazzi. Lui con in mano una valigia di cartone, lei con un fagotto di coperte in braccio

SIG. MARRAZZI Ecco padre

CARMINE                  (deciso) Andiamo allora

SIG. MARRAZZI Un momento soltanto. (si avvicina a Giuliana) Signorina, stamattina, quando vi ho visitato, ho capito che siete pronta

GIULIANA                 Come so’ pronta? A fa che?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

SIG. MARRAZZI (sorride) Siete prossima. Però vi consiglio sin da ora di mettervi a letto. Potrebbe capitare in ogni momento. (sorride) Tanto ora la stanza di là è libera! (ad Anna) mi raccomando.

Anna annuisce, Giuliana preoccupata si siede

GIULIANA                 (tra sé) Oddìo.. so’ pronta..

SIG. MARRAZZI (a Carmine) Ora possiamo andare

SIG.ra MARRAZZI (mostrando il fagotto) Nannarè, vi abbiamo preso una coperta di lana se nun ve dispiace..

ANNA                           Fate.. fate..

SIG.ra MARRAZZI Speriamo di potervela restituire presto!

CARMINE                  Su.. su.. andiamo

SIG. MARRAZZI (passando si ferma davanti a Cesare e Anna) Non dimenticheremo mai quello avete fatto per noi.. e neanche il Signore lo farà

La signora Marrazzi è commossa. Anna volta la testa dall’altra parte.

ANNA                           E’ mio marito che dovete ringrazià

CARMINE                  (apre la porta di casa) Andate, andate.. passeremo dal retro così da non

essere visti (i vicini escono velocemente)

CESARE                       Figuramose! Tanto Vincenzo se ne accorge lo stesso!

ANNA                           Padre! Ricordateve de Righetto!

CARMINE                  (Il prete si ferma un attimo sulla soglia e osserva Anna) Dio vi premierà per

questo. Che voi lo vogliate o no. Addio. (esce)

chiusosi l’uscio, Cesare, Anna e Giuliana restano a guardare verso la porta

ANNA                           Figuramose..

GIULIANA                 (ancora stordita) Succede tutto così velocemente!

CESARE                       Beh, si nun artro stanno in mani sicure adesso


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Speriamo bene

CESARE

Che voi dì?

ANNA

Lo sai. Hai visto il tuo prete come ha guardato Ritz là..

GIULIANA

Heinz mamma, Heinz

ANNA

Vabbè, er tedesco.. quelli se conoscono damme retta!

CESARE

Ancora? Ma hai sentito? Te l’ha detto lui! So’ tutti uguali i preti, è facile

confonnese..

ANNA

Sarà... se nun artro se semo liberati de un pensiero..

GIULIANA

Ma adesso ‘ndò li porteranno?

ANNA

Non lo so

CESARE

Meno cose se sanno è meglio è Giulià..

ANNA

Guardame Cesare.. ma tu l’avevi detto a qualcuno de ‘sto fatto?

CESARE

Io? Ma che sei matta? Lo sapevamo soltanto noi della famiglia

ANNA

Però lui sapeva tutto

CESARE

Ma che ne so? Qui le cose che nun se devono sapè se sanno subito..

(guarda Giuliana con intenzione) quelle che invece se dovrebbero sapè.. io

nun le so mai!

ANNA

A Cè lassa sta.. mo nun è er momento

CESARE

Eh, no. Nun è mai er momento!

GIULIANA

Ma de che state a parlà?

CESARE

E de che stamo a parlà? De te per esempio!

GIULIANA

De me? E che c’entro io?

CESARE

Ma perché per te è tutto normale? E’ normale pe’ te la vita che stai a

fa?.. Io.. io lo so che è anche colpa mia che.. che.. forse.. nun te so stato

vicino.. che ho lasciato che le cose andassero così..


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

GIULIANA                 Ah, ecco.. stai a parlà der lavoro mio?

CESARE                       E me lo chiami lavoro?

GIULIANA                 Ma perché tu come lo chiami invece? Come te credi che semo annati

avanti nell’ultimo anno? Ma te vedi intorno? So’ spariti tutti i gatti der

Palatino. Te sei chiesto ‘ndò so’ finiti? Roma sta a morì de fame! E la

stanno facendo morì poco a poco come ‘na bestia ferita! Perché nun je

frega gnente né ai tedeschi né a quell’artri! E io me so’ organizzata.

Come se semo organizzati tutti qui dentro! Solo che er mio è un lavoro

che fa schifo.. l’altri invece no! Vero? (Anna abbassa la testa) All’inizio me

piaceva pure.. poi è diventato un lavoro. Un lavoro come n’artro. Me

trattavano  da  signora.  Hai  capito  papà?  Come  ‘na  signora  me

trattavano! E guarda che metà delle ragazze romane oggi è costretta a

lavorà come me.. anzi adesso io so’ diventata Madama Giuliana.. avete

capito? Madama!.. ora lo faccio solo per lui (si accarezza la pancia).. lui

nun deve fa la fine nostra..

CESARE                       Ma.. se ce vengono a liberà capace che cambia tutto! Capace che io pure

ritrovo un lavoro.. insomma.. se semo noi i primi a nun avè speranza

‘sta guera nun potrà finì mai! Ma guardace.. io nun ce riconosco più..

ma te ricordi prima che cominciasse ‘sta guera? Alle volte me sembra

tutto    un    brutto     sogno.    Ce    penso    tutte    le     sere    prima      de

addormentamme.. me dico: capace che domani me svejo e tutto è

finito!.. e noi semo tornati quelli de prima… e allora provo a dormì..

(pausa) ma poi tu’ madre se sveja tutte le notti, alla stessa ora, la sento

che parla.. se lamenta.. sente ancora i fischi di quegli aerei.. e poi le

bombe.. tante bombe.. una dietro l’altra.. e nun riesce più a dormì fino

alla matina. Io faccio finta de dormì.. nun je dico gnente ma la sento..

faccio finta de avvicinarmi e aspetto la matina insieme a lei.. ascoltando

pure io insieme a lei quei fischi nella notte, come spilli nella capoccia..

che te gelano er sangue.. un fischio lungo, che t’entra nell’orecchie.. e

poi il rumore.. forte.. e le grida. E quella puzza. Non lo dimenticheremo

mai.. so notti lunghe Giulià.. tanto lunghe.. ma dovranno passà prima o

poi.. se dovremo sveja da ‘sto incubo no? E io quanno me svejo.. vorrei

non ricordarmi gnente.. e ritrovacce come eravamo prima. Prima de ‘sta

nottata. (sospira, Giuliana non risponde) E una cosa così bella come ‘sto

ragazzino che ariva neanche riusciamo a godercela.. adesso devi pensà

a lui. Te devi riposà. Hai sentito il dottore?

GIULIANA                 Ha detto che so’ pronta. (alla madre) Ma’, io c’ho paura..


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

Ma che paura. Te mo ‘sti giorni è mejo che nun te movi da casa. Anzi,

ha detto il tenente amico tuo che è mejo che nun se famo vedè in giro..

GIULIANA

Allora.. vado? (indica verso la stanza di destra)

ANNA

Va’ che mo te vengo a portà un po’ d’acqua fresca. Tanto solo quella c’è

rimasta..

Giuliana si alza e va verso la stanza di destra. Si ferma. Si volta verso il padre che ha lo sguardo raccolto nei suoi pensieri. Vorrebbe dirgli qualcosa. Poi esce a destra veloce. Attimo di pausa. Anna osserva Cesare che è ancora assorto. Si siede accanto. Attimo ancora di silenzio.

ANNA                           A Cè…

CESARE                       (si volta) Eh

ANNA                           Perché nun me l’hai mai detto?

CESARE                       Che cosa?

ANNA                           Il fatto della notte

CESARE                       Ah. Ma nun lo so.. nun me sembrava importante se vede..

ANNA                           E invece è importante. Io me credevo che nun te n’eri mai accorto.

CESARE                       (sorride) De tante cose me so accorto Nannarè.. de tante cose..

da fuori, voci interrompono il dialogo. Si riconosce la voce di Vincenzo

VINCENZO              (da fuori) Sor Cesare! Sor Cesare!

ANNA                           Arieccolo, e mo che cerca? Je so finite le majette pulite?

Cesare si alza e va ad aprire la porta. Entra eccitatissimo Vincenzo.

CESARE                       A Vincè! Embhè? Che è successo mo?

VINCENZO              (non sta nella pelle) E che è successo! Mò ve faccio vedè che è successo!

(verso fuori) Entrate! Potete entrà!

dalla porta entra il commissario Bettini in abito civile. La barba incolta e il vestito in disordine lo rendono quasi un’altra persona rispetto al primo atto.


75


Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

BETTINI

(sulla soglia) Buongiorno signor Cesare. Signora.

CESARE

Commissario!

BETTINI

Ex commissario. Possiamo entrare? (accennando a qualcun altro con lui

fuori la porta)

CESARE

(si volta verso Anna che allarga le braccia) Prego. Ma perché c’è qualcuno

con voi?

BETTINI

C’è una persona che desidera incontrarvi

CESARE

(preoccupato) Pre.. prego

sulla soglia appare Rocco con il casco in testa

CESARE

Papà!

BETTINI

(a Rocco) Sshh.. entra! Svelto!

ROCCO

Cesare! (corre incontro al figlio e l’abbraccia commosso)

VINCENZO

(quasi come un successo personale) Avete visto sor Cè? E’ tornato! Ve lo

dicevo io!

ANNA

Papà! Ma da dove venite? (al commissario) Mica l’avrete arrestato n’artra

vorta?

BETTINI

Non sono più commissario adesso signora Anna. (ironico) Potete stare

tranquilla

ANNA

Ah.. vabbè

CESARE

Papà! Vi ho cercato pe’ tutta Roma! Ma ‘do siete annato? C’avete fatto

stà in pensiero!

ROCCO

E’ ‘na storia lunga Cesarì.. sediamoci che te racconta tutto Paolo

CESARE

Paolo? E mo chi è Paolo?

BETTINI

(indica Vincenzo) Lui è persona fidata?

VINCENZO

(pronto) Fidatissima! Fidatissima! (si siede)


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

(ironica) Praticamente uno de famija..

BETTINI

Meglio così. Un bicchiere d’acqua lo potrei avere signora?

ANNA

E come no? Quelli ancora ce li hanno lasciati!

BETTINI

Grazie (ne prende e beve)

CESARE

Insomma ma che sta a succede? Chi è ‘sto Paolo?

BETTINI

C’è qualcun altro in casa?

ANNA

Nostra figlia Giuliana. Riposa perché è prossima.

BETTINI

Prossima? A che?

ANNA

(fa il cenno della pancia) Prossima!

BETTINI

Ah, ecco. Auguri allora..

ROCCO

Te vedi se me deve nasce pure er nipote tedesco! A me!

CESARE

Ma che c’entra? E’ pure fijo de Giuliana no?

ROCCO

Ecco, pure fijo de ‘na mignotta! (sputa in terra)

CESARE

Eh no papà! Nun sputate!

ANNA

Sempre gajardo eh? Ma se può sapè che è successo? E perché tutto ‘sto

mistero?

BETTINI

Nessun mistero. Soltanto massima prudenza. Vostro padre non poteva

mettersi in contatto con voi per non mettervi in pericolo. Dovevamo

trovare il momento giusto. Ecco perché siamo qui ora.

CESARE

Pericolo? Ma perché che ha fatto ancora?

BETTINI

Niente di quello che immaginate. Ora vostro padre fa parte del mio

gruppo. Ed è sotto la mia responsabilità insieme ad altre decine di

persone.

ANNA

Che gruppo??

BETTINI

Resistenza Nannarè. Capite cosa intendo?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       Oh mamma mia! Papà! Ma che te sei messo co’ i partigiani?

Rocco batte i tacchi e fa il saluto militare

BETTINI                       Ognuno di noi ora ha un nome in codice. Il mio è Paolo. Quello di

vostro padre ora è Guido.

VINCENZO              Gajardo! Lo sapete che ve sta pure bene?

CESARE                       Guido? Come Guido?

BETTINI                       E’ per via delle intercettazioni e per garantire proprio la sicurezza delle

nostre famiglie. Tutti noi facciamo riferimento ad un contatto, un certo

Pietro, che agisce nella clandestinità e ci fornisce tutte le informazioni

che ci servono. E’ il nostro capo, sebbene nessuno lo abbia mai visto.

Comunichiamo solo via telefonica o radio. Non sappiamo neanche se è

a Roma.

ANNA                           Vabbè ma a che serve mette in piedi tutta ‘sta manfrina?

BETTINI                       Purtroppo è necessario. Dopo l’8 settembre le cose in città sono

cambiate radicalmente. O stai da una parte o dall’altra. Con la nomina

del nuovo questore e dei suoi compari la polizia italiana è passata sotto

i tedeschi e opera per le esse esse e la gestapo. In pratica è diventato il

loro braccio armato. Io non ho avuto scelta. Sapevo da tempo delle idee

di vostro padre ma come commissario non potevo sostenerle. Ora sì. E

con noi tante altre persone che hanno solo un obiettivo: liberare Roma.

ROCCO                        Li dovemo caccià uno a uno ‘sti zozzoni! E dopo de loro quell’artri che

arriveranno! Viva l’Italia! Viva Garibaldi!

ANNA                           Arieccolo..

CESARE                       (crolla seduto) Ma te dimme! C’ho pure er padre partigiano…

BETTINI                       Non è completamente corretto. Noi siamo un gruppo di resistenza

ristretto. E per questo più agile e veloce.

ROCCO                        (orgoglioso) E lo sai come ce chiameno? i leoni der Quadraro!

BETTINI                       Il nostro obiettivo non è quello di spargere ulteriore sangue per le

strade di Roma ma favorire clandestinamente i romani e sostenerli.

Abbiamo contatti nei posti che contano e grazie a quelli cerchiamo di


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

agire in anticipo su chi vuole solo trasformare Roma in un campo di battaglia.

VINCENZO              Hai capito!.. Gajardi..

ANNA                           Vincè ti prego! Risparmiaci i tuoi commenti!

BETTINI                       Purtroppo però, nonostante i nostri sforzi le cose stanno precipitando..

CESARE                       E sarebbe?

BETTINI                       (si alza per assicurarsi che la porta sia chiusa) Avete sentito parlare

dell’attentato di ieri pomeriggio?

CESARE                       (voltandosi verso Vincenzo) A dir la verità..

VINCENZO              E come no? Io l’ho saputo da ‘n’amica de mia moglie Maria che c’ha er

marito con un banco de frutta proprio vicino a piazza..

ANNA                           Vincè! Lassa parlà il... (si corregge) Paolo

BETTINI                       Grazie. Ieri poco dopo pranzo un commando del GAP ha fatto saltare

un convoglio della polizia tedesca in via Rasella.. è stata una strage..

decine di militari morti trucidati

VINCENZO              Bene!

BETTINI                       (severo verso il portiere) Non può esserci bene in un massacro. Al sangue

segue sempre sangue. E infatti questo avverrà.

CESARE                       Che vuole dire?

BETTINI                       Abbiamo un contatto interno al carcere di via Tasso poco lontano da

qui. Un certo Kappa.

ANNA                           Un tedesco?

BETTINI                       Sì. Ma collabora con noi da mesi ormai. E da lui abbiamo saputo

informazioni che per ora vogliono mantenere segrete per paura di una

rivolta in città. I tedeschi hanno ricevuto ordini molto alti di una

rappresaglia senza precedenti.. che purtroppo sembra sia già iniziata!

CESARE                       Una rappresaglia? Contro chi?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

BETTINI

Non importa contro chi. Importa per chi. Per l’immagine dei tedeschi

davanti a Roma. Hanno deciso di gettare la città nella paura. Per ogni

militare morto ne fucileranno dieci presi a caso nel carcere di via Tasso.

Saranno centinaia e centinaia di romani che forse sono stati già uccisi.

Anna si mette le mani al volto

CESARE

Ma.. ma stamo a scherzà? Ma che se fa così dico io?? Ma lo possono fa?

ROCCO

Cesarì, quelli ponno fa tutto finchè stanno qui.. e faranno de tutto pe’

restà qui!

in quel momento si affaccia Giuliana in vestaglia, Rocco la vede

ROCCO

E ce sta pure chi s’è venduto ai crucchi..

CESARE

Papà vi prego!.. Ve sembra questo er momento dico io?

ANNA

(alla figlia) hai sentito tutto? (Giuliana fa cenno di si)

GIULIANA

Ho paura mamma.. (la madre l’abbraccia)

ROCCO

E ce potevi pensà prima..

VINCENZO

Ma quanti saranno? Dei nostri? Quanti saranno?

BETTINI

Sembra che abbiano contato più di trenta militari caduti. Quindi il conto

è facile: uccideranno almeno trecento romani. Pietro ha detto che alcuni

contadini hanno visto un via vai di camionette tedesche nella zona della

cave di sabbia sull’Ardeatina e poi hanno udito alcuni spari. Ho paura

che abbiano già cominciato

ROCCO

Però Kappa il tedesco dice che a via Tasso ce ne saranno si e no la metà

de quelli che je servono..

CESARE

(temendo la risposta) Quindi?

BETTINI

Quindi cercheranno altrove. Per le strade, dove capita..

CESARE

A casaccio? Ma che è ‘na guera questa dico io?? Ma che c’entramo noi?

Mica semo soldati! C’ha ragione don Carmine.. se annamo avanti così

s’ammazzamo tutti! Così nun finirà mai ‘sta guera!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ROCCO

Bono quello! Tutti uguali li preti! ‘Na vorta de qua, ‘na vorta de là! A

seconda de chi ce occupa..

BETTINI

Ora io devo andare. Volevo avvisarvi che è meglio non farvi vedere in

strada per qualche giorno. (a Cesare) Vostro padre è più prudente che

resti  con  voi  finchè  non  avrò  nuove  diposizioni.  (a  Rocco)  Mi

raccomando Guido.. ricordati che tu qui dentro sei soltanto Rocco

Rocco fa il saluto militare

CESARE

Grazie commissà.. cioè scusate.. Paolo

BETTINI

(sorride) Va bene anche commissario.. ora scusatemi (esce)

All’uscita dell’uomo restano tutti per un attimo in silenzio. Rocco rientra nella sua tenda sul fondo.

Cesare e Anna si guardano. Giuliana abbraccia la madre.

VINCENZO              (imbarazzato) Vabbè.. io me ne torno al gabbiotto che sennò Maria, mia

moje, capace che sta in pensiero..

nessuno risponde

VINCENZO              Vabbè.. io allora me ne scendo.. se nun serve artro..

ANNA                           Va Vincè.. va.. oggi nun ce serve artro..

senza dire altro Vincenzo si avvia verso la porta di fondo ed esce

CESARE                       Ce mancava solo la confusione dei nomi pe’ rendece la vita più facile..

ROCCO                        (dalla tenda) Anzi che m’hanno dato un nome comune! All’artri, i primi,

j’hanno dato nomi de imperatori, de consoli.. io purtroppo so’ arivato che j’ereno finiti se vede..

CESARE                       E certo, se vede… vabbè, ma vojo dì, mica ve siete messo a sparà papà?

ROCCO                        Macchè.. sta tranquillo.. sia Paolo che Pietro nun vojono che se spari.. e

poi, anche volendo, le armi ‘ndò le pijavamo?.. le “ciliegie” le mannano solo ai partigiani veri.. mica a noi!

CESARE                       Le ciliegie? Ma che je tirano l’ossi de ciliegia ai tedeschi?


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ROCCO

None. Le “ciliegie”… è il nome in codice con cui l’americani fanno

arrivà le armi coi cosi.. come se chiamano.. co’ li paracaduti. Ma io da

quelli nun vojo gnente! (sputa)

CESARE

E daje.. (ad Anna) hai capito che organizzazione Nannarè? Noi stamo

qui e intanto la fori succede de tutto..

ANNA

Ma perché? Qua dentro no? Sta a succede de tutto.. io ancora nun ce

riesco a crede.. forse hai ragione tu Cesare.. forse è tutto un incubo.

Forse dovemo solo aspettà che passa la notte.. (alla figlia) Giulià, adesso

vatte a riposà.. tanto adesso nun potemo fa artro che aspettà.. tu’ nonno

è tornato.. e speramo che er prete amico de tu’ padre ce fa tornà pure tu’

fratello.

GIULIANA

A ma’.. lo sai che… me manca Righetto..

ANNA

(sorride) Annamo va.. che adesso la cosa più importante è che te riposi..

Giuliana rientra verso destra accompagnata dalla madre

CESARE                       (sorride) Ma te vedi.. so’ sempre stati cane e gatto.. e mo je manca er

fratello!

bussano alla porta

CESARE                       Ancora!.. Pare che ce sta solo ‘sta casa (a voce alta avviandosi ad aprire) e

mo che te sei dimenticato Vincè?

aperta la porta, inaspettatamente, si trova di fronte Heinz. Stavolta in abiti civili.

CESARE                       Voi? (getta un rapido sguardo dentro casa) E.. che.. che volete?

HEINZ                          Vi prego. Devo entrare. Cosa urgente!

ROCCO                        (ascoltata la voce apre la tenda) A Cè… si entra lui esco io!

HEINZ                          Vi prego!

CESARE                       (indeciso) E vabbè entrate.. (chiude la porta dopo essersi accertato che

nessuno abbia seguito l’ospite)

Rocco tira la tenda e sputa

CESARE                       Papà v’ho pregato! (ad Heinz) lo dovete scusà.. fa così ma poi…


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

HEINZ                          (interrompendolo) Devo dire a voi cosa di estrema importanza

CESARE                       A me?

HEINZ                          E Giuliana?

CESARE                       E di là che riposa.. il.. il dottore ha consigliato così

da destra la voce di Anna

ANNA                           (da fuori) A Cè ma co’ chi stai a parlà? (entra e vede il tedesco) Voi?

HEINZ                          (saluta con un cenno della testa) Signora Anna

ANNA                           (chiude rapidamente la porta alle spalle per non farsi ascoltare da Giuliana) E

adesso che volete da noi? Eh? Ce siete venuti a prende voi? Ma sì..

almeno famo ‘na cosa in famija!

CESARE                       Aspetta Nannarè..

ANNA                           Aspetto? Ma che aspetto? De fa la fine dell’artri aspetto? Sapete che ve

dico? Che me so’ rotta i cojoni d’aspettà! Io sto a casa mia!

ROCCO                        (spalanca la tenda) Brava Nannarè.. è così che parla ‘na romana! Brava!

CESARE                       Papà ve prego.. nun ve ce mettete pure voi! Ma che stamo a fa le

alleanze incrociate pure noi?

HEINZ                          Signora io vi prego ascolta me! Ho cose importanti da dire

ANNA                           Ancora? Io nun le vojo sentì le cose vostre

HEINZ                          Signora io sono qui per Righetto..

Pausa

CESARE                       Righetto?

ANNA                           (spaventata) Righetto? E che c’entra ora Righetto? Che j’è successo?

HEINZ                          Posso avere acqua?

Anna svogliatamente ma ansiosa ne riempie un bicchiere e glielo porta


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

HEINZ                          Grazie (beve). Io credo che voi sapete di attentato.

Tutti tacciono. Rocco, aperta la tenda, ascolta attentamente

HEINZ                          E sapete di come si dice.. rappresaglia tedesca.

CESARE                       (vago) Beh, si.. qualcosa.. quello che si dice..

HEINZ                          Comando centrale tedesco ha preso prigionieri di carcere in via Tasso.

Ma comando cerca ancora altri prigionieri per sua .. vendetta

ANNA                           E’ per questo che siete venuto?

CESARE                       Ma che c’entra Righetto?

HEINZ                          Ora polizia tedesca insieme a vostra, deciso di prendere altre persone.

(li osserva) Da prigione Regina Coeli.

CESARE                       Come da Regina Coeli??

ANNA                           Ma ce sta Righetto a Regina Coeli!!

HEINZ                          Io per questo sono qui. Per dire che lui ora in pericolo.

CESARE                       Ma come in pericolo? Mi’ fijo? Ma che c’entra lui? Mica ha sparato lui!

Ma stamo a scherzà? Ma mica se fa così!

ANNA                           (gli leva violentemente il bicchiere di mano) E mo che voi? Che te dimo

grazie? Nun t’è bastato quello che hai fatto a mia figlia? Pure Righetto te voi prende? (gli da un ceffone)

CESARE                       Nannarè! Ma che te sei impazzita??

HEINZ                          (si tocca la guancia) Vostra moglie ha ragione. Io avrei fatto stessa cosa

per mio figlio..

ANNA                           E no! Ve sbajate! Perché voi a vostro fijo nun lo vedrete nemmeno! Io

nun vojo avecce gnente a che fa co’ voi!

ROCCO                        Brava Nannarè! Brava!

CESARE                       Scusate tenente ma che c’entra mi’ fijo? Che c’entra?.. Voglio dì.. voi

siete dei loro! Nun potete mettece ‘na parola bona?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ROCCO                        Ma nun l’hai capito Cesarì? Questi so’ tutti uguali! Nun je ne frega

gnente de noi! Sanno solo a fa’ i padroni a casa nostra! (sputa)

CESARE                       Papà! Vi prego! (al tedesco) Lo dovete scusà, c’ha ‘sto vizio ma nun è

cattivo.. alle vorte vorrebbe cambià da solo il mondo

HEINZ                          Eppure noi è su persone come vostro padre che contiamo adesso

CESARE                       Voi? Come voi? E che ce fanno mo i tedeschi co’ mi’ padre?

Il tedesco non risponde. Rocco si avvicina al tenente e lo osserva da vicino. Cesare e Anna si guardano senza capire

ROCCO                        Ma che voi siete..

Il tedesco annuisce e sorride

ROCCO                        A Comandà.. e me dovete perdonà! Ma io come facevo a sapè?

HEINZ                          Non potevate sapere. Troppo pericoloso, per voi e per vostra famiglia.

Mai nessuno mi ha visto in faccia. Solo Pietro, il capo. (a Cesare) Guido è

una delle persone più importanti per nostra lotta adesso. (Rocco fa il

saluto militare)

ANNA                           Sicchè voi sareste il famoso contatto interno? L’informatore?

ROCCO                        (quasi a giustificare la cosa) Je l’ha detto Paolo..

CESARE                       Quindi.. quindi voi state dalla parte nostra?

ROCCO                        E’ grazie a lui che so’ state salvate tante persone Cesarì

HEINZ                          Non grazie a me. Grazie a persone come Guido e soprattutto come voi

ANNA                           E mo che c’entramo noi?

HEINZ                          Perché voi avete salvato la famiglia ebrea da campo di concentramento.

Avete rischiato in vostra casa. La vostra vita. Per vita loro.

ANNA                           A Cè… ma che era er segreto de pulcinella? Qua pare che lo sapevano

tutti!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

HEINZ

State tranquilla signora. Solo chi doveva sapeva. Io non potevo dire

cose a voi e neanche a figlia Giuliana! Troppo rischioso. Ma io sempre

protetto vostra famiglia

ANNA

(imbarazzata gli porge il bicchiere d’acqua) Beh, certo.. questo cambia un

po’ le cose ma.. resta il fatto de Righetto! Ma dite che rischia davero?

Nun potete tirarlo fuori? Voi siete ancora uno de loro!

HEINZ

Non più. Il comando ha trovato una mia lettera a Pietro e ora loro mi

danno caccia.. come spia.

CESARE

(osservando gli abiti civili) Ah, ecco adesso se capisce.. benvenuto da ‘sta

parte allora!

ROCCO

Ma nun possiamo fa gnente pe’ mi’ nipote comandante? Lasciateme

annà a me!

HEINZ

No Guido. Non è prudente per te e per lui. In questo momento, mentre

io parlo con voi, alcune persone di nostro gruppo stanno cercando di

capire.  Siamo tutti in allarme su questo. Appena so qualcosa sarete

avvisati. (a Cesare e Anna) Vostro dolore, mio dolore. Ma non posso

promettere. Ora io vado. Mia presenza qui ora pericolosa per voi.

(restituisce il bicchiere) Grazie

CESARE

Ma.. quanno se potrà sapè se.. insomma se...

HEINZ

Presto. Io so che Pietro sta verificando la cosa di persona. Ora scusate

(batte i tacchi e si avvia all’uscita salutato militarmente da Rocco, poi –

sull’uscio- si ferma), signora Anna ho promesso che figlia Giuliana e

figlio.. di figlia Giuliana faranno altra vita quando tutto questo sarà

finito. Lo prometto a voi.

ANNA

..Grazie..

il tenente esce

ANNA

A Ce’.. e mo’ che famo?

CESARE

Gnente Nannarè.. hai sentito no? Noi nun potemo fa’ gnente. Sarebbe

troppo pericoloso pe’ Righetto nostro.. e poi nd’annamo? A protestà

davanti ar carcere? Quelli nun aspettano artro!

ANNA

Ma io nun mica posso lascià Righetto da solo!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

E allora voi annà lì? E così quelli ce fanno fori pure a noi! Che te credi

che nun lo farei pure io? E pure mi fijo! E poi? E Giuliana? Se c’è ‘na

sola possibilità è quella d’aspettà!

ROCCO

Se Pietro qualcosa la può fa’ la fa’! E’ uno co’ i cojoni quello!

ANNA

Ma come se può sta così?.. E se nun può fa’ gnente?

CESARE

Nun lo so Nannarè.. nun lo so.. nun so più gnente.. qua pare che gnente

è come sembra.. ma che è ‘na guera normale questa? E’ cambiato tutto.

Dentro e fori! L’alleati pe’ liberacce ce bombardano.. quelli che erano alleati invece c’hanno preso Roma insieme alla polizia nostra.. e poi mi’ padre, il commissario, adesso il tenente.. e pure noi..

improvvisamente dall’esterno arrivano altre voci

ANNA                           E mo’? Che artro deve succede adesso?

bussano con insistenza. E’ la voce di Vincenzo.

VINCENZO              (da fuori) Sor Cesare! Sor Cesare! Aprite!

ANNA                           Va a vedè! Strilla sempre quello!

CESARE                       Arrivo, arrivo! (apre la porta e si trova davanti Vincenzo con Righetto)

Righè!!

RIGHETTO                Papà! Mamma!

ANNA                           (correndo ad abbracciarlo) Righetto! Fijo mio!!

ROCCO                        A Righè!    T’hanno liberato?? E io lo sapevo! Te l’avevo detto Cesarì!

(corre anche lui dal nipote)

VINCENZO              Avete visto chi v’ho portato Nannarè?

CESARE                       Viè dentro! Viè dentro! (Vincenzo dietro Righetto) Ma che t’è successo?

Racconta!

RIGHETTO                Fateme sedè, fateme sedè

CESARE                       Nannarè, portaje ‘na cosa!


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Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ANNA

E che je porto? (agitata va nuovamente a prendere dell’acqua) Tiè, bevete un

po’ d’acqua bella fresca fresca

RIGHETTO

Grazie ma’.. (beve) so’ arrivato de corsa che le gambe nun me le sento

più! Nun mangio da du’ giorni

CESARE

E se è pe’ quello manco noi!

ROCCO

Ma che sei scappato Righè?

RIGHETTO

None. M’hanno lasciato annà loro

ANNA

T’hanno liberato?

ROCCO

Ma come ha fatto er tedesco a fa così veloce? L’hai incontrato er tedesco

Righè?

RIGHETTO

A nonno.. lì era pieno de tedeschi! Erano tutti tedeschi.. me gridavano..

gridavano a tutti! E più nun capivamo e più s’incazzavano! (piange)

ANNA

Povero fijo mio!

CESARE

Ma Heinz.. l’hai visto?

RIGHETTO

E chi è?

ANNA

Ma ragiona! Nun può avè fatto in tempo ad arrivare fino al carcere!

Mica volano quelli!

VINCENZO

Ma de che state a parlà?

ANNA

Tu nun te preoccupà Vincè

CESARE

Allora nun t’hanno portato via! C’hanno ripensato?

VINCENZO

Ma de che state a parlà?

ANNA

E daje.. a Vincè!

RIGHETTO

No.. nun c’hanno ripensato papà. Ne hanno presi tanti.. pure quelli che

stavano co’ me in cella.. gridavano.. e quelli li trascinavano via.. ma

‘ndò li portavano?

CESARE

(imbarazzato) Ma.. quindi a te nun t’hanno preso?


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

RIGHETTO                No papà.. m’hanno preso pure a me.. me volevano legà le mani pe’

portamme fuori!

CESARE                       Embhè? E poi?

RIGHETTO                Poi è arrivato er prete

ANNA                           Er prete?

VINCENZO              Come er prete?

RIGHETTO                L’amico tuo papà.. quel.. don Carmine

CESARE                       (agli altri) E già.. l’aveva detto che sarebbe passato pe’ lì!

ANNA                           C’ha messo ‘na parola bona? Capirai.. quelli so’ tutta ‘na cosa.. chissà

che j’avrà promesso

RIGHETTO                (piange) No mamma.. no..

CESARE                       No? E allora che ha fatto?

RIGHETTO                (si guarda intorno con gli occhi pieni di lacrime) E’ annato ar posto mio!

CESARE                       Come ar posto tuo?

RIGHETTO                Ha pregato i tedeschi de lasciamme libero.. ha chiesto de prende lui er

posto mio.. ha detto che ammazzà un prete valeva almeno due de noi..

infatti hanno lasciato pure Spartaco della cella mia..

ANNA                           (si inginocchia davanti al figlio seduto) Ma che stai a dì Righè?

RIGHETTO                Ho visto che je davano un sacco de botte.. e se lo so’ portato via..

(piange) ar posto mio.. ar posto mio!

Attimo di silenzio. Tutti si guardano. Righetto ha la testa tra le mani e trema.

ROCCO                        Er prete ha salvato mi’ nipote..

ANNA                           Er prete..

VINCENZO              (a Righetto) Aspetta. Te prendo altra acqua. Posso Nannarè? (Anna non

risponde, lui prende altra acqua e la porta al ragazzo)


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

CESARE                       Adesso è tutto passato Righè.. (lo accarezza) è tutto passato!

ANNA                           Ma.. perché l’ha fatto?

CESARE                       L’ha detto te ricordi? “l’unico modo per non soccombere è restare fedeli

alle proprie idee. Fino in fondo”.. (si fa il segno della croce) e lui ha fatto così..

RIGHETTO                Prima de fasse portà via m’ha chiesto una cosa.. m’ha pregato de divve

che ve saluta Pietro, che voi avreste capito

CESARE                       Pietro?

ROCCO                        Pietro?

RIGHETTO                Ha detto che Pietro quello che doveva fare l’ha fatto. Adesso tocca a

Paolo e che la pace deve comincià da oggi.. così m’ha detto

VINCENZO              E scusate.. e chi sarebbero quest’altri?

ROCCO                        Pietro.. era er prete?

VINCENZO              Un prete?

CESARE                       Adesso se capiscono tante cose.. vero Nannarè?

Anna abbassa la testa e stringe a sé il figlio

ANNA                           (guarda Righetto negli occhi) E se vede che pure Pietro c’aveva un capo.. e

allora.. allora ha fatto la sua volontà. Come ogni bravo soldato!

VINCENZO              Ah, ecco.. è un militare!

poi da destra si sente un grido di Giuliana

GIULIANA                 (da fuori) Mamma! Mamma!

ANNA                           Voi state qui.. vado io! (entra a destra)

VINCENZO              Ma sta male vostra figlia sor Cè?

CESARE                       No, nun te preoccupà.. è impressionabile! Come sente un dolore strilla..


90


Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

ROCCO

Perché pe’ fa ‘na cosa bella bisogna sempre soffrì fijo mio!

CESARE

(riflette) Lui l’aveva detto.. sangue chiama sangue.. e nun se n’esce.. nun

se può arrivà mai alla pace così. Lui invece..

ROCCO

(si abbassa l’elmetto e batte i tacchi) Onore a te.. prete Pietro!

VINCENZO

Ma è un sordato o un prete? Mica ho capito io!

CESARE

E’ tutti e due Vincè. Ma le armi sue nun so’ quelle che intendemo noi

VINCENZO

(sempre più confuso) No eh?

RIGHETTO

Papà ma ‘ndò li portano tutti? Perché se li so’ presi?

CESARE

Perché semo diventati tutti bestie Righè.. ecco perché.. e la vita sembra

che nun ha più valore.. c’è stato un attentato e tanti ragazzi loro so’

morti e allora adesso se vendicano prendendone dieci per ognuno dei

loro! E poi?

ROCCO

Ma nun potemo falli ammazzà così!.. Dovemo fa’ qualcosa!

CESARE

Cosa papà? E come? Nun sapemo manco de preciso ‘ndò li portano!

RIGHETTO

E mò ho capito pure quello che me voleva dì quella vorta.. (scuote la

testa) me l’aveva detto lui..

CESARE

Che t’aveva detto? Che cosa hai capito?

RIGHETTO

“er dente loro nun è come er nostro, ogni dente loro sò dieci dei nostri..

e fanno male Righè”… questo m’aveva detto.. e lui lo sapeva quanto

facevano male… però s’è fatto mozzicà ar posto mio!

VINCENZO

A me però nun m’è tanto chiaro! Che vor dì che un dente loro.. cioè..

in quell’istante si sente un pianto di bimbo provenire da destra

CESARE

E’ nato!

VINCENZO

Ma come è nato? Chi?

la porta di destra si apre ed esce Anna con in braccio un neonato avvolto in una coperta

ANNA

A Cè! E’ femmina!


91


Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

ROCCO                        Come femmina?.. vabbè.. va bene lo stesso!

CESARE                       (accorre) Fammela vedè!

RIGHETTO                Ma che l’ha fatto mi’ sorella? Da sola? Come sta mi’ sorella?

ANNA                           Bene! Sta de llà! Sul letto! Ma sta bene!

RIGHETTO                Posso?

ANNA                           Vai, vai! (Righetto entra a destra)

CESARE                       Aspetta vengo pur’io.. (segue il figlio dentro)

VINCENZO              (si avvicina) Permette signora?

ANNA                           E mo’ me dovete chiamà nonna! Nonna Anna!

VINCENZO              E lo sa che je sta pure bene?

ROCCO                        E io che je sò? Bisnonno?

VINCENZO              E certo sor Rò! Eeh.. me ricordo quanno Maria, mia moglie…

interrotto da Cesare che rientra

CESARE                       E’ ancora più bella de prima! J’è venuta ‘na pelle come ‘na pesca!

ANNA                           E Righetto?

CESARE                       Righetto sta de là.. nun te proccupà Nannarè.. nessuno ce lo porta più

via adesso.. vedessi come s’abbracciano co’ la sorella! Nun l’ho mai visti

così.. ma ne so’ dovuto annà perché me veniva da piagne.. (si osserva

intorno) e manco a noi c’ho mai visti così..

ANNA                           Chissà che magari co’ la bambina che piagne tutta la notte nun sento

quei fischi.. e riesco pure a dormì!

CESARE                       Me ricordo un’altra cosa che diceva er prete amico mio..

ROCCO                        Amico nostro


92


Un giorno lungo un anno

Claudio Morici

CESARE

(sorride al padre) diceva che de ‘sti tempi i giorni sembrano come anni..

E’ ‘na guera brutta questa.. diversa.. ricordate papà? L’avete detto voi

chi è er vero nemico.. e c’avevate ragione. E quel nemico nun se sazia..

anzi.. pare che er sangue je fa venì sete... ma chissà che er sangue de ‘sti

trecento innocenti je possa restà ner gozzo. L’unico modo pe’ fermallo è

fermasse! ..E chissà che nun dovemo comincià proprio noi. Il male

chiama male. E don Carmine c’ha voluto da’ n’esempio. Oggi è un

giorno triste pe’ Roma.. terribile! Così come ‘sti mesi de inferno. E non li

dimenticheremo mai. (riflette) Io nun lo so se ‘sta giornata entrerà.. come

se dice.. nella storia, però ha cambiato la storia de ‘na famija.. e de tante

altre in questa città.. per sempre. Chissà quante ce ne saranno de storie

lunghe un anno.. e chissà se ce sarà qualcuno mai a raccontalle.. perché

nun se devono dimenticà!

ANNA

E a chi dovrebbero raccontalle?

CESARE

(guarda la nipotina) Per esempio a bambini come lei.. e poi e ai loro figli..

VINCENZO

Ma ve pensate che quelli che veranno nun se ricorderanno de ‘sti giorni

sor Cè? Ve pensate che se può dimenticà tutto quello che è successo?

Tutto quello che siamo stati capaci de fa?

CESARE

Ma le cose bisogna raccontalle Vincè.. sinnò la gente dimentica. E ‘sta

città ha visto cose che nun se ponno dimenticà.. anche se tutti voremmo

lavacce subito la capoccia. Nun voremmo ricordà gnente. ‘Sta guera de

noantri.. quella che se combatte drento e fori.. quella fatta dalla gente..

nun se scrive mica sui libri de storia. Quella te resta scritta nell’occhi,

nell’orecchie.. e ‘sta ragazzina se la deve ricordà e co’ lei tutti quelli che

veranno. Sinnò sarà stato tutto inutile. Sinnò Pietro sarà morto pe’

gnente! (si guarda intorno) La guera grossa, quella che scriveranno sui

libri, nun è finita lì fori.. ce ne saranno tanti ancora de giorni lunghi un

anno.. nun è finito gnente.. (osserva la bambina) ma almeno in mezzo a

‘sta nottata pare che se vede ‘na luce. E’ strana la vita alle vorte. Magari

po’ esse che c’ha ragione don Carmine.. che se cominciamo da dentro

famo in modo che finisce prima. (sorride) Magari ‘sta notte sta davero a

finì!.. Magari proprio da oggi. Capace che da un momento all’altro farà

giorno Nannarè..

ANNA

(sorride e gli prende la mano) Capace Cesarì.. capace.

VOCE RADIOFONICA


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Un giorno lungo un anno                                                                                                                                      Claudio Morici

“Il 24 marzo 1944 rappresentò insieme il giorno più triste ma anche l’inizio della fine del conflitto per Roma. Le 335 vittime innocenti delle Fosse Ardeatine scossero i cuori dei romani che si strinsero intorno ai loro martiri.

Quel giorno un sacerdote, stipato con altre centinaia di persone in una camionetta, passò ad un bivio lungo la via Appia dove era un’insegna: Domine, Quo Vadis?.. chiese Pietro. E il sacerdote sorrise. Poi la camionetta imboccò per la strada di destra.”

FINE

Post Scriptum

Tutti i personaggi hanno un nome di fantasia ma i fatti no. Quelli sono storia.


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