Un po’ di bufera

UN PO DI BUFERA

UN PO DI BUFERA

Un atto con coro

Di GALAR

PERSONAGGI

CRISTINA

ORESTE

CARLO

Cateragia per il Sito GTTEMPO

La scena un salone in un vecchio castello isolato. A sinistra dello spettatore una porta che comunica con l'attigua camera, da letto; in fondo una grande finestra in istile gotico con vetri smerigliati o una vetrata. A destra dello spettatore un alto e ampio caminetto. Il fuoco acceso e ogni tanto dalla sala si intravvedono rossi bagliori. Siamo di notte. Luce scarsa. E' accesa una grande lampada che diffonde un circolo di luce e basta. Da poche ore deceduta la moglie di Carlo e l'ambiente respira tristezza. Si odono o&ni tanto scrosci di pioggia e sibili della bufera. Nelle pause si sentono a intervalli donne che mormorano pianissimo preghiere dei morti. Quando si apre il velario sono in scena Cristina, Carlo e Oreste. Carlo seduto vicino al tavolo prossimo al camino, Oreste in piedi con gli occhi rivolti verso la stanza di Maria; Cristina in fondo osserva la notte cupa dalla vetrata. Sul tavolo c' un pacco di lettere chiuse in un busta legata a croce con un nastro stinto. I due attori sono vestiti di scuro: Cristina d'un'ampia vestaglia grigio perla. Come indicato nelle didascalie ogni tanto si ripeteranno lampi, tuoni, scrosci di pioggia, ma dev'essere evitata ogni esagerazione. La bufera le preghiere, i canti degli angioli, ecc., hanno un solo compito: quello di sottolineare, commentare, negare o smentire le parole degli attori. La loro quindi una funzione puramente corale; contri-buiscono a creare una data atmosfera - quella necessaria e voluta - alla lievissima vicenda. I commenti esteriori sono in un certo senso la beffarda (o pavida) eco delle coscienze degli interpreti (o di situazioni) e per tanto devono pesare sul. la recitazione solo per quel tanto di reazione psicologica che susciteranno negli interpreti.

Carlo - (a Oreste, come se continuasse un discorso; con gravita)...E da quel momento entrata in agonia...

Cristina - (senza voltarsi) Un'agonia rapidissima, povera Maria... A 35 anni...

Carlo - (sempre a Oreste) Inaudito, ti dico, inaudito! Gli ultimi istanti sono stati d'uno strazio che non ti saprei descrivere. Io stesso orni sentivo morire. Tenevo la maino sul suo polso e sentivo i battiti a rallentare. Ricordo di avere contato fino a cento... Poi di avere ricominciato da capo: uno, due, tre... E poi il polso tacque... Ed anche il mio, mi parve, s'arrest per un istante. Vivo senza vita mi sentii trascinato in un gorgo di vertigine: guardavo e non vedevo, udivo e non capivo... Intorno a me si accendevano ceri, si piangeva, si pregava (mor. morar lievissimo di preghiere dietro le quinte; Oreste segue il racconto con nervosismo crescente) che so, ohe so... Fu la voce anonima di un, signore sconoscili. to che mi fece rientrare in me stesso.

Oreste - (con tenerezza e larvato rimprovero) Ma perch non mi avevi avvertito tempestivamente... Come potevo prevedere da lontano una cos subitanea catastrofe. Potevate telegrafarmi o telefonare. (Concitato) In ogni caso avrei potuto anticipare di un giorno e sarei giunto in tempo a vederla.

Cristina - (tristemente soave) E' stata la fulmineit della sciagura ad impedircelo. Ieri l'altro si era delineato un lieve miglioramento e il dottore stesso ci aveva autorizzati a sperare...

Oreste - Sempre cos, alla vigilia della catastrofe...

Cristina - Ma un'ora dopo il male riprendeva con violenza maggiore e le nostre deboli armi per fronteggiarlo divennero inutili. La nostra povera amica... Fino all'ultimo ti ha invocato...

Oreste - (esitante) E come avete giustificato la mia assenza?

Carlo - Le ho detto che eri lontano e non saresti giunto ohe stasera tardi.

Oreste - E lei?...

Carlo - (guarda fisso Oreste a lungo) E lei? Volse gli occhi al cielo e disse: Non lo vedr pi. Quando arriver, io sar gi partita... . (Preghiere),

Cristina - E cos fu. La terribile profezia si avverata!

Oreste - (profondamente commosso) Ne sono annientato !

Carlo - Un'ora dopo la sua anima volava in Cielo... (Aereo canto d'angeli realizzabile con disco; il canto viene interrotto da un po' di bufera. Cessato il... coro una donna di servizio si affaccia alla porta del fondo. Cristina le si avvicina, scambia qualche parola con lei sottovoce e quindi, seguita dalla domestica, entra nella stanza dove si suppone sia la salma di Maria).

Carlo - (che ha seguito con l'occhio le mosse di Cristina) Tua moglie stata di una generosit impareggiabile. Da quando Maria sii messa a letto non ci ha pi lasciato un istante. Mi domando cosa avrei fatto senza di lei.

Oreste - Tua moglie e la mia, come noi due del resto, erano amiche d'infanzia e non o' nulla di strano nel loro attaccamento. Anch'io, tu lo sai, amavo teneraimente Maria. (Pausa) Il lutto che ti ha colpito (con convinzione inequivocabile) ha colpito me pure e con non minor violenza. (Altra lunga pausa; poi, con una punta di inquieta curiosit) E, dimmi, Carlo, quali sono state le sue ultime parole?

Carlo - Le ultime parole? (Oreste assente col capo) Ah! (Dopo un attimo di pausa) Ha pronunciato ancora una volta il mio nome - s, mi pare, ha detto quasi in un rantolo: - Carlo, Carlo e mi ha indicato con gli occhi supplichevoli il pacco delle lettere (getta un'occhiata alla busta sul tavolo) che ani aveva consegnato pochi istanti prima e che io tenevo ancora in mano...

Oreste - (ansioso)... e poi?

Carlo - (continuando)...e poi, dopo aver sussurrato un'ultima volta il misterioso diminutivo che ti ho detto...

Oreste - (cupo e nello stesso tempo quasi orgoglioso)...Bob! (Sibila il vento).

Carlo - S, Bob..., spir tra le mie braccia! (Altra pausa) Ma a chi volesse alludere con il suo strano Bob non mi riuscito di capire. (Guardando stranamente Oreste) Forse...

Oreste - (turbato ma tentando di assumere un tono naturale)...a qualche nipotino residente in provincia...

Carlo - Non l'avrebbe rievocato nel momento stesso in cui si sentiva morire. E poi se esistesse un nipotino col nome di Bob lo avrei saputo. Non ti pare?

Oreste - Naturalmente, ma sai, l per l uno magari non ci pensa...

Carlo - (calmo e con sicurezza) Ho pensato, ho cercato profondamente nella memoria: nessun Bob esiste nella nostra parentela, ne sono sicuro.

Oreste - (dopo una breve pausa) Hai interrogato in proposito Cristina? (Fa per avviarsi verso la stanza accanto, ma subito si arresta) Forse mia moglie ne sapr qualcosa...

Carlo - Non ho interrogato nessuno. Ti pare questo il momento per una simile... inchiesta? E poi sono cose delicate... (Equivoco) Ne parlo con te che sei il mio migliore amico, ma non potrei certo raccontare simili intimit ad altri. Potrebbero anche fraintendere... (Silenzio) Speravo che tu mi avresti chiarito la cosa...

Oreste - (turbato, ma sempre controllandosi) Io?

Carlo - Per essere sincero (guarda la stanza dove c' la- salma della moglie)...e l'ora lo impone a tutti (squadra l'amico come se lo volesse provocare)...ti dico che certi atteggiamenti tuoi e le strane invocazioni di Maria mi hanno fatto pensare ohe Bob eri tu!

Oreste - (si agita; la recitazione assume un tono tra il grottesco e il drammatico) Ma cosa ti salta in testa? Bob? Bob! Cosa c'entro io con il tuo Bob?! (Va su e gi per la scena).

Carlo - (calmo) Eri tanto amico di Maria... Eri il suo confidente, il suo consulente spirituale, la sua guida artistica... (Insidioso) Che so io che cosa non eri per Maria...

Oreste - Non ti dico di no (si ferma, sembra deciso ad affrontare l'amico, ma dinanzi allo sguardo duro di Carlo, dopo un attimo di sosta, riprende a camminare; con apparente di-sinvoltur); ma tra tua moglie e me non ci sono mai stati rapporti tali da giustificare l'uso di un vezzeggiativo cos... affettuoso. Del resto tu sai che essa mi ha sempre chiamato col mio vero nome, Oreste. Anzi il signor Oreste .

Carlo - Non ti allarmare: che ci sarebbe stillo di strano se Maria ti avesse battezzato con uno stranome?

Oreste - (quasi offeso) Bob non uno stranome.. qualcosa di... pi e di diverso.

Carlo - S, s, pu darsi; tutto quello che vuoi... (Pausa opprimente) Ma se Bob non sei tu, allora il mistero ancora pi... misterioso.

Oreste - La mia amicizia per tua moglie sempre stata chiara come la luce del sole. (La scena si rabbuia quasi completamente in contrasto con le parole dell'attore; quando ritorna la luce, quando cio si riaccende l'unica lampada che c' in scena, l'attore si trover fra M tavolo e il camino ed accenner a movimenti che giustifichino il sorgere nel pubblico del sospetto ch'egli abbia approfittato dell'attimo di buio per tentare di buttare le lettere nel fuoco. Si tratta di una parentesi ce gialla rapidissima, dopo la quale Oreste continuer il discorso iniziato. Carlo che ha notato il gesto, pi intenzionale che reale, guarda Oreste con stupefazione) Un'amicizia onesta nata e cresciuta sotto i tuoi ocelli, della quale tu hai seguito ogni fase. Ma per lei sono sempre stato il signor Oreste e mai Bob. Ti prego' di prenderne nota, se il dolore per la sciagura che ti ha colpito te lo consente...

Carlo - Reagisci con tanta vivacit alle mie innocenti e... legittime congetture che se non ti conoscessi cos profondamente ci sarebbe da insospettirsi...

Oreste - Ah no, caro, le tue pretese congetture non sono n legittime, ne innocenti. Sono invece stranamente subdole ed anche offensive. E, data l'ora e il luogo dove questo assurdo colloquio si svolge, (accenna verso la stanza accanto; folata di vento, crepito del fuoco) mi sembra che sarebbe bene cambiare... discorso.

Carlo. - Figurati... Capisco anch'io che il momento sfavorevole. E poi c' tempo a chiarire ogni cosa pi tardi. (Un silenzio; i due attori si guardano a lungo senza pi ostilit, come se improvvisamente i dubbi di Carlo e i timori di Oreste fossero svaniti).

Oreste - (si avvicina incoraggiante) Perdonami, Carlo... Ti prego di dimenticare le vivaci espressioni coin cui ho reagito alle strane insinuazioni suggerite, forse, dal dolore...

Carlo - Non pensarci pi. Per conto mio ho gi dimenticato. Ho i nervi in tale stato di eccitazione... Comprendimi, Oreste. (Un lungo silenzio).

Cristina - (rientra con un fascio dv lettere e di telegrammi in mano che getta su di un vassoio) Da ogni parte giungono parole di conforto per lei, signor Carlo. Il cordoglio per il nostro lutto universale. (Pausa) Ma possono queste parole recar conforto?

Oreste - Se fossero sincere...

Carlo - Maria non aveva che amici.

Cristina - Tutti l'adoravano e se lo meritava. (Unico colpo secco di tuono) Nessuna creatura la superava in bont, in semplicit, in onest. (Scroscio violento di pioggia).

Oreste - Nei suoi occhi c'era tanta luce... (Sembra sognare) Sembravano due stelle ardenti...

Carlo - (sempre cupo) Ma ora sono spenti e per sempre! Ed eccomi qui, a 45 anni, senza mta alcuna, senza una ragione plausibile di vita, stroncato dalla bufera... (Dietro le quin. te\ rumore di un albero schiantato dal vento che soffia con impeto).

Cristina - (tornato il silenzio) Abbiamo il ricordo di Maria...

Carlo - Il ricordo! (Vagamente allusivo). Certo quello nessuno ce lo pu rapire (la bufera esterna si placa, compare un debole raggio di luna).

Oreste - Ah! no, quello nostro, mostro e nessuno ce lo pu rubare! (Si eccita; con gli oc chi ardenti come se inseguisse un sogno esaltante guardando e avvicinandosi gradatamente alla stanza dove c' la morta). Soino passati dieci anni da quando l'incontriai per la prima volta, a Usseaux, in quell'osteria di montagna, pochi giorni dopo il vostro matrimonio e la visione di quel memorabile istante mi rimasta incisa nella memoria in ogni pi minuto particolare. A tal segno che un momento fa, tdi l, quando la rividi col volto tanto pallido circondato di fiori nel suo letto di morte, a poco a poco si operata nel mio sipirito come una sostituzione d'immagini: quella del sogno che ora rievocavo prese a poco a poco il posto dell'altra vera, fredda, muta, cerea, che era l stesa davanti a me e pareva sorridermi con mestizia, quasi con rimprovero. (S'accorge di essere osservato da Carlo che segue con intensa emozione le parole rivelatrici e si riprende. Continuando, con tono superficialmente banale) Era tanto bella...

Carlo - (glaciale e volutamente equivoco) Se lo dici tu...

Cristina - Anche noi c'eravamo sposati da poco... E son passati dieci anni! Dieci anni... Vi eravate nascosti lass per sottrarvi ai parenti, agli amici, agli estranei. Ma Maria non aveva saputo resistere ,al bisogno d'informarmi e subito vi abbiamo raggiunti. Quant'eravate felici... Maria era tutta vestita di rosa...

Oreste - (il sogno sembra riprenderlo) Tutta meno il grande nastro che le cingeva la vita: quello era di tulle bianco. I suoi capelli biondi inondati di luce svolazzavano al vento. Quando ci vide, Cristina ed io, che salivamo lentamente verso la casetta, ci venne incontro correndo, precedendoti. Pareva un angelo che volasse... (Chiaro di luna intenso).

Cristina - Rammento. Mi abbracci con tanto impeto che per poco non scivolammo tutte e due nel ruscello che fiancheggiava la stra-dicciiuola. Ci tenemmo strette strette. E Mania urlava a squarciagola mantenendosi a stento in equilibrio. Rideva, cantava, ballava... Pareva l'immagine della bellezza vivente...

Oreste - (piano, quasi a se stesso) Lo era... Concepiva la vita come un dono da offrire.

Carlo - Ed ci che rende pi strano il contegno degli ultimi giorni (la luna sparisce gradatamente), o, forse, lo spiega...

Un domestico - (affacciandosi) Il dottor Remondi chiede di essere introdotto.

Carlo - (alzandosi) Fallo passare.

Cristina - Non si scomodi, signor Carlo. So il motivo della visita, vado io (esce).

(La bufera riprende; la luna scompare rapi, damente e la scena torna ad essere illuminata dall'unica lampada e dai bagliori del fuoco che arde nel caminetto. Gli attori adegueranno la loro recitazione al mutato clima esteriore).

Carlo - (come continuasse il discorso interrotto per l'uscita di Cristina) Del resto un gesto, urna parola, una lettera bastano talvolta a svelare il segreto di un'intera esistenza. Mah! Se proprio volessi approfondire le cose, squarciare il mistero che ci opprime, non mii sarebbe difficile... (Sguardo alle lettere).

Oreste - (allarmato ma senza lasciar trasparire inquietudine) E come faresti?

Carlo - (indicando il pacco delle lettere sul tavolo) La verit li: dentro quella busta.

Oreste - (atterrito) Non vorrai, spero, commettere un simile sacrilegio...

Carlo - (prende la busta tra le mani, la palpa l'annusa lungamente, ne osserva il nastro squadrando in tralice Oreste. Ad un certo punto si avvicina all'amico e gli mette la busta sotto il naso. Mentre Carlo compie questo gesto si ode lo sbattere improvviso e violento di una porta, provocato dal vento che continua a fischiare con cupa e simbolica violenza, seguito da un grido strozzato. Oreste sfiora con la mano la gola in modo che il pubblico si renda conto che il gi-do esterno esprime il senso di angoscia che lo domina e che non vorrebbe lasciare trapelare. La scena, tratto tratto, inondata dai j-iflessi dei lampi, si ode un mormorare lontano di tuono decrescente. Oreste arretra un po' sgomento, ma riprende subito il dominio di se stesso. Del resto anche Carlo attenua continuando il discorso. Anche qui gli attori ignoreranno voci e rumori provenienti dall'esterno. La recitazione aumenter d'intensit fino a quando Oreste non dar l'impressione di sentirsi sopraffatto dai dubbi di Carlo; da quel punto in avanti, come in un decrescendo musicale, la recitazione riprender un ritmo pi calmo) La chiave del mistero qui dentro!

Oreste - (naturale, come se volesse tentare di persuadere l'amico) Se vero che ti sei impegnato col giuramento a non leggere e a bruciare il contenuto di quella busta, ebbene, non hai che un gesto da compiere: buttala nel caminetto e fanne un rogo. (Improvvisa ampia fiammata nel caminetto).

Carlo - (colpito, osserva ancora un istante la busta e poi la ripone con calma sul tavolo) Forse hai ragione...

Oreste - Maria era un'anima squisita (com-'mento di lampi e tuoni) e i tuoi sospetti sono assurdi! Ascolta un mio consiglio: vai a riposare un'ora: ti far bene. Sono otto giorni che non mangi, che non dormi, che tii disperi. Capisco le tue condizioni... Carlo.

Carlo - (calmo) E' inutile; vedi, ora sono perfettamente calmo. (Pausa) Non pensiamoci pi! (Nuovo silenzio; l'attore raggiunge la vetrata e sta muto ad osservare la bufera notturna. Al lato opposto Oreste rimane immobile davanti a! camino. 1 due attori si voltano la schiena. Dopo una pausa si ode una voce ( la voce di Maria ) che cade come un fulmine, rapida, secca, che dice: Bob y>. Carlo e Oreste si voltano di scat. to e si guardano con fare indagatore ma curando di stare con la bocca ermeticamente chiusa. Durante la pausa la voce come un'eco ripete pi lentamente: Bob ).

Carlo - Che dici?

Oreste - Io? Nulla. E tu?

Carlo - Mi era pauso di udire una voce...

Oreste - Era parso anche a me... Questi vecchi castelli sono pieni di fantasmi...

Carlo - (con amara ironia) Sar la voce di Ma-!ria... A meno che non sia uni fantasma anche Bob...

Oreste - (senza raccogliere la battuta) Io non ci vivrei per tutto l'oro del mondo. Ci si gela anche nella buona stagione (sibilo di vento) Carlo, ascolta il mio consiglio, vai a riposare. (Guardando nella stanza di Maria) Rimango io a vegliarla...

Carlo - No! Non voglio separarmi da lei (indica la stanza con un cenno del capo): non lo potrei neanche volendo. Mi scinto inchiodato. (Va alla vetrata, l'apre, ma subito si ritrae e rinchiude) Che notte orrenda... La bufera sembra voglia tutto abbattere... Rimango qui, tanto pi che, ora, sto meglio e mi sento anche pi sicuro.

Oreste - (incitandolo subdolamente) Allora brucia quella busta. E chiudiamo cosi per sempre questa brutta parentesi indegm/a.

Carlo - (di nuovo insospettito; un lampo. Prende la busta e va verso il caminetto, ma prima di gettarla tra le fiamme si sofferma a riflettere. Guardando con occhio indagatore Va. mico) Ma a te che importa se mantengo o no la parola data a Maria?

Oreste - (con scetticismo) Una ricaduta?

Carlo - (Za recitazione, che si era fatta calma, riprende un ritmo pi sostenuto) Dunque la temi !

Oreste - Io? Ho la coscienza tranquilla e per conto mio non ho proprio nulla da temere n da quelle lettere u da altro. Me ne dorrebbe per te.

Carlo - (rude) Ti dispenso dal partecipare alle mie ansie...

Oreste - Persisto meill'affermare - e come amico ho il sacrosanto dovere di farlo! - che per un insignificante vezzeggiativo fiorito sulle labbra di una donna in un momento in cui non aveva forse pi consapevolezza delle parole che diceva, assurdo imbastire uin romanzo come stai facendo tu con tanto accanimento.

Carlo - E a me sembra che se c' uno che non ha pi l'assoluta consapevolezza di quello che dice, quello sei tu! (Breve pausa) Bob non , come dici tu, un... vezzeggiativo dell'ultima ora, - m'intendi?! - non una parola vaga e senza senso detta da una creatura in delirio o quasi. Eh no, caro! Lo... strano nomignolo non ha atteso tanto a fere la sua comparsa. Fin dai primi gioirai della terribile malattia, Maria si mise a sospirare dei Bob che mi agghiacciavano. Come vedi, la cosa un po' diversa...

Oreste - Forse, ama la sostanza non muta.

Carlo - Muta moltissimo! E c' di pi: ricordo esattamente che l'altra notte, dopo avere insistentemente chiesto di te, ripet per l'ennesima volta la misteriosa invocazione: E Bob, perch non viene? . Nemmeno questo ti rivela nulla?

Oreste - (rapido, interrompendo) A me, no. Non vedo proprio nulla di strano in questo.

Carlo - (risoluto, aggressivo) Non lo vedi? Mettiti nei miei pian ni e lo vedrai subito!

Oreste - (come se desse delle spiegazioni) L'accostamento di quei due nomi da parte di Maria pu essere stato puramente occasionale. (Grave) Chi pu sapere ci che accade nella mente di una creatura agonizzante?

Carlo - (rude, con egoismo) Io so soltanto quello che accadeva nella mia mente. E se nutro dei dubbi nei tuoi confronti, non devi sor. prenderti... Anche un momento fa parlavi di Maria come eli un'innamorata ed evocavi il vostro primo incontro ad Usseaux con frasi troppo commosse perch non esprimessero con sincerit i tuoi veri sentimenti!

Oreste - Parlo di Maria come ne pu parlare un amico che ha sempre provato per lei un'intensa tenerezza, una devozione illimitata. Con che diritto mi rimproveri oggi sentimenti che hai sempre accettato senza riserve ieri?

Carlo - Ieri ignoravo l'esistenza di Bob!

Oreste - E che c'entro io col tuo Bob? Sei certo che Bob sia io? No? E allora...

Carlo - E allora perch mi sconsigli con tanta insistenza di leggere quelle lettere?

Oreste - Perch?... Perch non sono... tue, perch - l'hai detto tu stesso pochi istanti fa - hai giurato sul letto di morte di tua moglie che le avresti distrutte.

Carlo - Dunque, secondo te, meglio ch'io mantenga il giuramento dato a Maria. E sta bene! Che rinneghi il ricordo di una moglie onesta, questo, per te, non ha importanza. Ma le lettere; oh, quelle siano arse, arse anche se con esse andr distrutta la prova della sua... innocenza o del suo tradimento! Hai un modo singolare di concepire l'amicizia, Oreste...

Oreste - Potevi non assumere l'impegno. Nelle condizioni.attuali il tuo dovere chiaro e preciso: devi.agire in modo che il segreto di Maria non sia violato!

Carlo - - Logica da... manuali filosofici. Non capisci che se non leggo quelle lettere sono un uomo perduto? Io voglio sapere (un. lampo) chi Bob, devo, devo saperlo. Credi tu che Maria sia stata una donna onesta? Lo credi? (Oreste accenna di s col capo. Tuoni, lampi) E allora aiutami a procurarmi le prove della sua onest e non intralciarmi.

Oreste - (senza partecipare alla commozione dell'amico, con calma ostentata e un tono leggermente ammonitore) Questa non l'ora del voglio e del devo: l'ora del sacrificio, mio caro. Affidati a Dio...

Carlo - Lascia stare Dio! Preferisco (con gesto energico riafferra la busta) veder chiaro..

Oreste - (solenne) Anche oltre tomba? Tu stai lanciando una sfida al Cielo: bada! Te ne pentirai (sibili di vento).

Carlo - Tu mi conosci, Oreste. Sai che so - che ho saputo - soffrire in silenzio. Noi siiamo amici da dieci anni e pi. Da dieci anni e pi viviamo per cos dire insieme, uniti negli affari, uniti nelle gioie ed ora... uniti nel dolore. Lasciami libero moralmente di agire, non crearmi rimorsi in anticipo; questa busta non mi attira per curiosit, puoi credermi. I sentimenti che si agitano in me questa notte di tempesta (tuoni prolungati) sono pi elevati, pi puri. Lasciami cercare dove posso la verit. Posso ancona vivere nel dubbio? Sono un uomo all'antica, con sentimenti! rozzi, primitivi. Vedi, al solo pensiero di poter raggiungere la prova della colpa di Maria mi sento il sangue ribollire dentro le vene. (Agita la busta minacciando l'amico) Sarei capace, anche dopo la sua imorte...

Oreste - (affrontando Carlo con cinismo)... di ucciderla! ?

Carlo - (risoluto, dopo una scrollata di spalle come per dirgli: Non questo il momento di fare dello spirito )... di vendicarmi colpendo senza piet il suo complice. (Colpi violentissimi di tuono seguiti da pioggia torrenziale). Oreste - (tentando di calmare Carlo) Esagerato... Intanto bisognerebbe scoprire il complice, se esiste. E poi... oggi le vendette sono gi di moda. Ma avanti tutto bisogna veder chiaro in se stessi, il che non certo il caso tuo. In te invece tutto torbido e non sai nemmeno bene quello che vuoi dagli altri. E' un'ora che mi stai tormentando con delle allusioni. Su, fotti coraggio, precisa le tue domande, le tue accuse: ti risponder, se saprai essere abbastanza calmo per ascoltare le mie parole. Ma non agitarti, per carit, non lasciare straripare la tua gelosia che ti morde l'animo anche se la neghi !

Carlo - (aggressivo) Chi era Bob?

Oreste - (scoraggiato) Ed io che ti consiglio la calma! Carilo, il tuo cuore sconvolto... Farnetichi.

Carlo - Smettila con i consigli. In quanto ai tuoi divieti, trattandosi del ce suo onore (indicando la stanza) e del mio (si batte il pet. to) me ne rido. (Strappa con energia il nastro che avvolge la busta contenente le lettere e sta per aprirla; Oreste tenta d'impedire all'amico il gesto e fra i due s'impegna una lotta per il il possesso della busta, lotta che dev'essere per contenuta e non violenta. Non dimenticare che a pochi passi c' - o si finge che ci sia - una creatura morta di cui uno dei contendenti era il marito e l'altro - forse - l'amante).

Carlo - (cercando di svincolarsi) Lasciami, lasciami!

Oreste - (sottovoce) Insensato! Che vuoi fare ?

Carlo - (ad alta voce, con la sola preoccupazione di sciogliersi dall'avversario, deciso e ansioso di prendere conoscenza delle lettere) Leggere le sue lettere!

(Mentre si svolge l'alterco entra in iscena Cristina stupefatta e indignatissima. I due uomini si sono frattanto separati e si stanno mettendo in ordine i vestiti mentre Cristina li investe con sguardi pieni di rimprovero per il loro assurdo contegno. Carlo ha deposto le lettere sul tavolo, ma non le abbandona con lo sguardo; durante la zuffa scariche di tuono, lampi e scrosci di pioggia a guisa di accompagnamento musicale).

Cristina - Ma si pu sapere cosa accade? Cos' quest'indegna gazzarra che si svolge a due passi dalla salma della povera Maria menti di l si prega e si piange per l'anima sua? (Pi dolce, con tristezza) Vi ho lasciati poco fa che sembravate entrambi rapiti e consolati nell'estasi delle rievocazioni e vi ritrovo scagliati l'uno contro l'altro come dei nemici.

(Oreste e Carlo rimangono interdetti e con. fusi. Cristina osserva la busta e poich ha udito le ultime frasi scambiate durante il diverbio soggiunge:)

Cristina - Ed per quel pacco di lettere che vi accapigliate?

Oreste - (grave) Il motivo inon ti riguarda ed assai pi serio di quanto tu possa immaginare. Ci che accaduto tra noi due (indica Carlo) irreparabile e ne tu n io possiamo prolungare di un istante la nostra permanenza in questa casa.

Cristina - (che ormai sa le ragioni del dissenso tra i due uomini e non intende subire gli ordini interessati del marito) Andarmene? Non prima che siano chiarite le cose. Maria era la mia amica (tuono) e mi pare di avere anch'io il diritto di sapere cos' successo. (A Car. lo, incitandolo con fervore) Parli lei, signor Carlo, che ha sempre dimostrato per me tanto rispetto e tanta buona amicizia.

Carlo - (turbato) Le chiedo scusa, signora, di quanto sta accadendo - cos male a proposito - in questa casa. La colpa non mia...

Oreste - Tua, esclusivamente tua...

Carlo - (senza raccogliere l'interruzione) E' stato Oreste a provocare quest'irragionevole conflitto...

Oreste - Non ho fatto che il mio dovere tentando d'impedire un atto insensato.

Cristina - E glielo volevi impedire con la violenza?

Carlo - La violenza non avrebbe impedito nulla. E' stata lei, signora, ad evitarlo, varcando la soglia di questa stanza. Se lei non accorreva richiamata dal nostro assurdo alterco a quest'ora avrei certo compiuto l'atto insensato e saprei chi Bob.

Cristina - (colpita) Bob?!

Carlo - S, in quelle lettere (indica la busta) il mistero svelato.

Oreste - Dovresti dire a Cristina anche il resto.

Carlo - Lo sa.

Oreste - (spiegando) E' dall'assurdo accostamento del mio nome con quello di Bob che sono sorti i sospetti di Carlo.

Cristina - Contro di te?

Oreste - Certo, non contro di te!

Cristina - Ah! Capisco...

Carlo - A lei Maria non ha parlato mai di... Bob?

Cristina - (vaga, come se inseguisse altri pensieri) S e... no. Ho udito anch'io Maria pronunciare quel nome, ma non so nulla di preciso: non ho mai osato interpellarla su un argomento che mi sembrava cos strettamente personale ed intimo...

Oreste - Ma vi pare questo il momento per riprendere la discussione? (A Carlo),

Cristina - (con volont e decisione ma sempre con tono mansueto) Prima sar bene chiarire le cose, non le pare, signor Carlo?

Carlo - E' anche il mio parere.

Cristina - Ho anch'io le mie ragioni per desiderare luce (lampo che illumina la scena) completa. In un'ora coin questa anche l'ombra di un sospetto turba ed offende. Sono stata I un'amica sincera, devota, disinteressata di Maria. (Come se facesse una trovata un po' vaga, ma grave, senza guardare gli attori) Il mezzo ci sarebbe...

Carlo - Un mezzo!, dica.

Cristina - (con lo sguardo nel vuoto)... S, j ci sarebbe.

Carlo - (ansioso) Dica, dica...

Cristina - Ma non facile... (Pausa) Lei ha dato la sua parola a Maria che non avrebbe letto le lettere contenute in questa busta? (Prende la busta in mano e la esamina).

Carlo - S.

Oreste - E poi?

Cristina - Lei pu benissimo mantenere il giuramento fatto e... conoscere il contenuto delle lettere.

Oreste - E come?

Cristina - (a Carlo) Le legger io...

Oreste - Questo mai. E' una proposta as- ] surda.

Cristina - Ma perch?

Oreste - La violazione delle estreme volont di Maria avverrebbe ugualmente attra- I verso un'altra persona..., in modo pi sleale.

Cristina - (secca) Taci, Oreste, taci! (Commossa) Qui in gioco la rispettabilit di urna j donna che stata la inaia migliore amica, la tua stessa rispettabilit,

Oreste - evidente - giacch Cario ti sospetta; il tuo dovere di gentiluomo - se con lui hai agito da... gentiluomo - quello di aiutarmi, non di ostacolarmi nella ricerca della verit. (A Carlo) Per patti chiari: io leggo...

Carlo - (risoluto)... ad alta voce.

Cristina - No: coi soli occhi: leggo e brucio. Voi due starete l di fronte a me. (A Carlo) Terminata la lettura le sveler il segreto.

Oreste - Hai perso la testa? Sembri dimenticare che a due passi, l, c' Maria ohe sta a... sentire.

Cristina - Se Maria mi ascolta, ebbene, essa inon potr che approvami. Difendo la sua memoria, il suo onore... (Tuoni).

Oreste - E chi ti dice che ci le sia gradito?

Carlo - Ad ogni modo necessario a noi! (A Cristina) Vuol cominciare? Io sono pronto (Si mette da un lato).

Oreste - (si dispone dall'altro lato) Al punto in cui siamo giunti, fate come volete; ormai quello che accade qui mi estraneo. Tengo solo a dichiarare esplicitamente che questa tragica farsa io non l'approvo. La vostra curiosit quanto di pi meschino si possa concepire. Che volete sapere? (Sembra deciso a fare delle rivelazioni, ma poi vi rinunzia. Pausa angosciosa - con sdegno) Ah!il vostro dolore, il vostro lutto! Sciacalli sembrate, nient'altro che sciacalli che si stanno sbranando un'anima. (Beffardo) Ma s, leggi, leggi... se ti piace...

Carlo - (che avr ascoltato con impazienza ma senza attribuirvi peso le parole di Oreste; a Cristina) E allora legga...

Cristina - (decisa) Ecco... (Strappa la bu-sta e comincia a leggere rapidamente le lettere evitando di lasciare intuire a Carlo - Oreste non lo osserva neanche - il contenuto dei pochi foglietti).

Carlo - (non ne pu pi dall'ansia) Le ha lette tutte?

Cristina - (accenna col capo gravemente come per dire: ce S , poi si volta, straccia e butta lentamente le lettere tra le fiamme del camino. Carlo vorrebbe impedirglielo ma con un gesto Cristina lo dissuade. Si fatta pallidissima. Il dramma si concentra tutto su di lei. Oreste invece si avanza alla ribalta con indifferenza. Segue una fiammata divoratrice; dopo un silenzio, quando del pacco delle lettere non rimangono che le ceneri) Metta il cuore in pace, signor Carlo: Maria, come non ne ho mai du-. bitato, era una donna immacolata... (Colpo di folgore).

Carlo - (incredulo) Ah! e... Bob?

Oreste - (guardando scettico e quasi con sfida Cristina) E Bob?

Cristina - (a Carlo risoluta, sfidandolo con lo sguardo energico) Non... esiste, non era che un sogno...

Carlo - (dubbioso) Ma allora perch... mi ha fatto giurare di bruciare le lettere?

Cristina - La ragione c'. Nelle lettere si parlava di lei, signor Carlo, ma anche di altre cose. Innocentissime, pu credermi, ma di quel-le che non si svelano a! proprio marito. Inezie senza peso e senza conseguenze. L'animo di una donna , come si dice, un abisso insondabile.

Carlo - (poco convinto) Anche in punito di morte? (Pausa) E a chi erano dirette quelle lettere? (Guarda Oreste).

Cristina - (con una scusa balenatale improvvisa nel cervello, ma senza reticenze eccessive) A... se stessa! Non indaghi.

Carlo - (stupefatto) Mia moglie scriveva a se (medesima?

Cristina - (risoluta a... mentire) Lo faccio anch'io (Oreste la guarda con stupore, di sfuggita) non si sorprenda. Ogni donna ama fissare sulla carta i suoi ricordi pi intimi, i sogni, le speranze (guardando Oreste), le proprie delusioni e magari le colpe (Carlo solleva il capo), ma il diario di Maria - si rassicuri - non recava traccia di cose inconfessabili.

Carlo - (non persuaso-, guarda con occhio furbesco il camino) Oh, tanto adesso... (A Cristina) Non sapevo che Maria tenesse un diario.

Cristina - Non aveva anch'essa, Maria, il diritto di sognare? Quei fogli (indica il camino) non erano documenti di peccato, ma testimonianza di un'esistenza senza ombre e tutta dedicata alla casa e a lei.

Carlo - (sempre incredulo) Sar, sar. (Debole raggio lunare).

Cristina - E', . Le pare che in un mo-imento come questo si possa mentire? E', non sar! E poi perch mentirei? Che interesse mi spingerebbe a farlo? Non s'immagini che sia per solidariet... postuma verso l'amica... Volevo bene (si sente dal tono che Vaffermazione si riferisce al passato) certo, a Maria, ma non fino al punto da diventare comiplice sua oltre tomba per il gusto di difendere l'onest ad ogni costo. Lo vede che le parlo franco!

Carlo - (incerto) Che so, che so...

Cristina - Quello che le ho detto la verit, se ne persuada, creda! Del resto ammetta per un istante che lei non fosse per Maria l'uomo ideale, l'uomo del sogno, che male ci sarebbe stato? Sono sicura io di essere la donna ideale per Oreste? Forse ... sicuro il contrarlo. Ma ci non mi ha mai impedito di rimanere una moglie onesta! Creda a me, signor Carlo, non si smarrisca in congetture: sono sempre pericolose e per di pi inutili. Bob non esiste pi... E' finito sul rogo... (Indica il camino; tenta un vago sorriso che subito le muore sulle labbra) Si pu sognare un ideale senza insozzarsi, non le pare? Del resto, ne convenga, signor Carlo, l'uomo ideale non che uno stupido pupazzo. Quello che conta veramente nella vita l'altro uomo, cio lei. E Maria, che sapeva queste cose quanto me, le ha anche scritte nel suo diario...

Carlo -... distrutto! (Un po' vago).

Cristina - Ed bene che sia stato distrutto. Del resto cosa rivelano quattro o cinque fogli di carta?... Le anime sanino nascondersi anche dietro il paravento delle parole dette o scritte...

Oreste - Non son anime quelle che cercate voi, ma prove , documenti , rivelazioni . Degli inquisitori, mi sembrate, non gente che ha il cuore sconvolto dal dolore. (Fa un gesto decisivo, ma Cristina si frappone con e-nerga sovrumana). La verit che...

Cristina - (con voce disperata) La verit quella che ho detto io! (Oreste si rifugia in un lato della scena).

Carlo - La verit, la verit... Francamente mi sto domandando cos'... e cosa conta nella vita di una creatura... La mia verit a che serve, che vale? Sono un semplice, un uomo senza segreti. Forse per questo che Maria...

Cristina - (precipitando la soluzione) Ora che tutto chiarito potete perdonarvi. Maria benedir la vosra pacificazione...

Carlo - Oh, per conto mio... Ci sono delle buone ragioni per evitare soluzioni drammatiche... E poi, perch non dovrei dirlo? Ora che non c' pi Maria, non potrei vivere senza di voi. Il diario distrutto: mon pensiamoci pi. Sono rassegnato, lo vede, signora Cristina; accetto ormai senza riserve il fatto compiuto. Un'ombra che non potr mai scacciare si distende sul ricordo di Maria. Ebbene, in questa ombra vivr, anzi vivremo, Oreste ed io, legati, ad un unico destino. Non esigo pi niente. (A Cristina) Vuole che faccia la pace con Oreste? Lo vuole proprio? E' semplicissimo... Del resto tra noi due (indica Oreste) non c' mai stata guerra. La guerra presuppone delle vittime, del sangue, degli eroi. Non il caso nostro... Tra noi nom c' stato ohe un conflitto oscuro e insincero, forse indegno. Di eroi non c' che lei, signora (dinieghi di Cristina), s, solo lei. Vuole la pace? Ecco... (A Oreste) Qua, dammi la mano. (Oreste si avvicina e sen. za fretta offre la mano a Carlo che l'afferra e la stringe con rude violenza rimanendo ben distaccato dalVa amico ) Ecco fatto, siamo rappacificati... Non vero, Oreste?

Oreste - (senza entusiasmi) Se lo dici...

Carlo - (rude; la stretta di mano... continua e gli attori rimangono nelle posizioni indicate) Lo dico perch ! Pacificati ed... uniti per sempre. (Le luci ancora come sopra).

Oreste - (pronto, senza battere ciglio, accettando la sfida) Per me! (Carlo e Oreste si sciolgono dalla lunga stretta di mano. L'alba si avvicina e la chiarezza delle prime ore del mattino penetra nella stanza; il fuoco nel caminetto sembra spento).

Cristina - (a Carlo con dolcezza come se volesse rompere l'opprimente atmosfera) Ed ora mi pare che lei, signor Carlo, farebbe bene ad inginocchiarsi al capezzale di Maria (preghiere rapidissime) e chiederle perdono dei sospetti.

Carlo - Ah... (Sorride enigmatico) Sicuro... E' un dovere. Ha fatto bene a rammentarmelo... Vado, vado. Nessuno deve dubitare che Maria non fosse... - come ha detto Oreste un momento fa? -...ah! ecco, rammento: un'anima squisita; o come ha detto lei, signora: una donna immacolata! Sicuro... Ah! Ah! Ah! (Esce ridendo fra i denti e guardando ancora una volta il caminetto; appare un raggio di luna, la bufera passata, tutto ridiventato calma e serenit; la vetrata si apre e in lontananza si odono lievissimi4i rintocchi dell'Ave Maria).

Cristina - (ha mandato via. Carlo per rimanere con il marito, ma Oreste, violentemente ripreso dalla torbida gelosia postuma che lo divora, u-scito Carlo, accenna a volerlo seguire per impedirgli di godersi da solo la vista di Maria) Oreste! (Con drammaticit) Oreste!

Oreste - (irrevocabile e senza voltarsi verso Cristina) Maria! Anch'io voglio vederla ancora una volta. Maria!

Cristina - (guardando il marito che esce) Oreste! (Ma Oreste uscito e non ode pi la voce di Cristina. Rimasta sola l'attrice avanza lenta, silenziosa. La bufera riprende. Gradata, mente la scena si oscura. La donna viene isolata da violenti raggi di luce gialla; nel caminetto rinascono fiamme rosse dalle carte che si credevano incenerite. Cristina- osserva quasi sen. za guardare la bufera che piombata su di s, e sembra schiantarla, apre le braccia con gesto lento e) sta cos'con gli occhi fissi nel vuoto. A questo punto si sentiranno le note di un disco di musica religiosa eseguita dall'organo. Idealmente la scena sembrer trasformata in una cattedrale. Cos crocifissa quando torna il si-lenzio l'interprete che ha il volto inondato di lagrime dice:) Le mie lacrime... Per me... Pi di quella (sguardo alla camera mortuaria)...mi sento morta... Ed ora come far a vivere?

FINE

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