Un portiere chiamato ghepardo

Un portiere chiamato ghepardo

UN PORTIERE CHIAMATO GHEPARDO

Atto unico

di

Antonio Sapienza

Personaggi:

Cabarettista, narratore

Liliana, figlia del Presidente

Pasquale, magazziniere

Sulla scena c il solo cabarettista. Gli altri personaggi, di volta in volta, compariranno a destra del palcoscenico illuminati da un occhio di bue.

Una voce grida al buio: Liliana - Te ne pentirai!-

Cabarettista Cos inizia la storia del portiere Angelino Samperi, detto il ghepardo.

Con questa frase che attravers la stanza, dove alloggiava il ragazzo, come una lama dacciaio, andandosi a conficcare nel petto del ragazzo, mentre la donna che glielaveva lanciata, usciva infuriata, sbattendo la porta dietro di se.

Angelino, aveva sedici anni, ed era alto asciutto, sorriso aperto, occhi profondi; capelli neri, corti, pettinati con la riga a met, che, come due ali dantracite, gli ricadevano sulla fronte spaziosa, ombreggiandogli il bel viso, le cui guance erano lievemente azzurrate da una barba dadolescente ben rasata.

Rimasto solo nella sua stanza semplice, spartana, egli si gett sul lettino muggendo:

- E finita, finita!

Si disperava perch credeva che tutti i suoi sogni, le sue speranze, le sue ambizioni, e, forse, anche la sua vita, stessero per svanire come in un convulso incubo dellalba - quando i sogni appaiono e sembrano pi reali della stessa realt - per colpa di quella donna, che poteva disporre del suo futuro a proprio piacimento, nel bene e nel male (ma da quella minacciosa frase, sarebbe stato senzaltro nel male): Infatti, quella mantide ventiseenne, belloccia e capricciosa, si chiamava Liliana de Pretis, ed era la figlia del Presidente del suo Sodalizio Sportivo e uninfluente Consigliera della Societ di Calcio Esperia.

- Accidenti, accidentaccio dun accidenti. gemeva Angelino, picchiando i pugni sul cuscino io lo sapevo che sarebbe finita cos - lo sapevo! Aveva ragione Pasquale.

Pasquale - Stai attento alle donne. Guardati soprattutto da Liliana De Pretis.-

Angelino - Ehi, zio, state buono, so badare a me stesso.-

Ed ecco come aveva saputo badare a se stesso. Conclusione: Ora si trovava nella stanza del Villaggio dellEsperia - forse per lultima volta sdraiato su un letto, che si commiserava per ci che gli era accaduto; e per quello che gli sarebbe potuto accadere in seguito; e tutto ci a causa di una donna.

E ripensava - gi quasi con rimpianto - a quando giunse nella grande societ di calcio e gli sembr daver toccato il cielo con le dita, perch tutto corrispondeva secondo le sue aspettative: grande Club, grande citt, grande pubblico, grande allenatore, grandi campioni per compagni e maestri. Beh, cerano anche i soldi, e molti, ma per lui questi particolari erano di secondaria importanza: a lui interessava interessava- suvvia e dilla! - interessava la fama, la gloria, losanna dei centomila del pubblico: lovazioneeeee!

Poi le presentazioni, gli allenamenti, le partire di campionato, naturalmente viste dalla tribuna; la gioia, la liberazione, gli abbracci per le vittorie; i sudori, le ansie, i tormenti per le partire che andavano storte; quindi i primi applausi quando fu schierato come portiere titolare della Squadra Giovanile, e poi il naturale debutto nel campionato Primavera; e i primi cori: ghe-par-do, ghe-par-do, ghe-par-do...

-Oddio, oddio, tutto compromesso, se non definitivamente perduto!- e si disperava ardentemente.

E rivide quel giorno, quando Liliana, al momento delle presentazioni, con un sorriso strano, forse ambiguo, e uno sguardo magnetico, gli profetizz un avvenire radiosose fosse stato docile e intelligente.- Ed ora, purtroppo, sapeva cosa ella intendesse per docilit e intelligenza - E, dopo dallora, col passare dei giorni, con discrezione, con tatto, ella intensific sempre pi la sua presenza durante gli allenamenti della squadra; rimanendo, qualche volta, fino al termine della preparazione dei portieri; e lodandolo ampiamente per il suo intuito, per il suo stile e per il suo forte e scattante fisico.

Liliana - Ehi, Lino Ghepardo, uno di questi giorni ti sbraner: Ahum, ahum!-

Cabarettista - Ed imitava latto del gatto, nel graffiare ( o nellafferrare il topo).

Egli rideva, le ricambiava il gesto e si affrettava ad entrare negli spogliatoi.

Poi ci fu quellepisodio: Sera attardato a lavorare con lallenatore dei portieri, Taddei - il quale voleva irrobustirgli quelle sue gi forti e grandi mani davorio e quando finalmente terminarono i suoi supplizi, Angelino, sudatissimo, si rec subito a far la doccia, ma sotto il getto dacqua, con sorpresa, intravide Liliana che lo spiava.

-Ehi, guardona!-

Le grid, beffeggiandola mostrandole la lingua, quindi, allegramente e incurante, le gir le spalle, insaponandosi velocemente. Intanto arriv Taddei, e allora lei, con un gesto deliziosamente civettuolo, lo salut con due dita e usc dallo spogliatoio.

Da quel momento, per, le stava sempre pi vicina; gli diceva che lo faceva per studiare il suo carattere, nellinteresse della Societ.

Per Giorgio e Pasquale, gli zii, i due magazzinieri del Club, che lavevano preso a ben volere e che intravedevano per lui un futuro da campione, conoscendo la fama di quella Circe, e sapendo cosa ella intendesse per Interesse della Societ, gli si strinsero a protezione.

Pasquale non lo lasciava mai pi solo negli spogliatoi, e Giorgio lo tallonava fino alla sua abitazione nel Villaggio del Club, dove spesso si soffermava fino a tarda ora, con la scusa di vigilare sui suoi studi. E gli diceva:

-Tuo padre mi ha raccomandato di sorvegliare sullandamento dei tuoi studi. Ecco il libro, siediti e studia! March!-

Ora ci mancava proprio questa scenata:

Era solo nella sua stanza, quella domenica mattina, e stava studiando - aveva ancora due ore a disposizione, prima di recarsi allo stadio per assistere allultima e decisiva partita della prima squadra; la quale doveva assolutamente vincere per potersi fregiare, nuovamente, dello Scudetto di Campioni dItalia - ed egli era nervoso- chi non lo sarebbe stato?- ma ciononostante, caparbiamente, voleva farsi lo stesso i due capitoli giornalieri di Ragioneria- come aveva promesso a Giorgio e, quindi, stoicamente, si applic a leggere e a ripetere le prime paginette della materia pi ostica di tutto il ciclo dei suoi studi.

Immerso nello studio, non si accorse che la porta della sua stanza si era aperta e che, silenziosamente, era entrata Liliana; la quale, avvicinandosi da tergo in punta di piedi, gli tapp gli occhi e gli domand con una vocina infantile: Indovina chi ?

Angelino prima sobbalz per la sorpresa, quindi schizz quasi fino al soffitto - quando ella lasciandogli finalmente liberi gli occhi, gli si offr alla sua vista quasi nuda - poi cadde a sedere e spalanc la bocca, mentre il cuore gli balz in gola, mozzandogli il fiato ( Beh, insomma, per la decenza, proprio nuda non era: aveva una minigonna, molto, ma molto mini e una camicettina trasparente, poi... nientaltro).

Subito dopo il suo giovane cuore (come diceva una famosa canzone canticchiata da suo padre), si mise a battere a mille allora, il suo viso dadolescente si smarr tra il rossore, le sue gambe vacillarono perch, insomma, era evidente, ella gli si offriva! E i suoi ormoni questo lo captarono molto chiaramente.

Ma Pasquale laveva messo in guardia:

Pasquale - Angelino, la donna, anzi la femmina ti riduce a pappamolla: perdi la forza, lo scatto, i riflessi, e per un portiere meglio morire!-

E lui, memore, aveva resistito prima a lei: facendo il finto tondo, poi il pudico, infine respingendola apertamente; poi ai suoi ormoni: recitando un Padre Nostro dietro laltro.

E fu allora che ella, abbottonandosi furiosamente la camicetta, gli lanci quella terribile tagliente frase: - Te ne pentirai! Adesso, addio sogni? No! Perbacco! forse sarebbe ritornato alla sua ex societ di C1, quindi niente addio ai sogni; ma solo un breve rinvio. Certamente, sarebbe finita proprio cos. Pu darsi ma, ma e se mi cedessero a una Societ minore? E se mi mettessero in naftalina? Oddio. Oddio, ma perch, perch?-

E gi pugni sullincolpevole cuscino equalche timida lacrima. Lacrime? Beh, si. E allora diciamo la verit, in fondo era ancora un adolescente, e quindi, senza vergogna, qualche lacrimuccia poteva starci benissimo, no?

Ma, fortunatamente, le emozioni, la stanchezza, la giovinezza ebbero il sopravvento e, dolcemente, gli regalarono un sonno ristoratore.

Ed egli sogn. Sogn la sua viuzza, nella piccola cittadina di provincia, piena di ragazzini che inseguivano un pallone. E cera lui, che gi giocava in porta; e cera pure Vincenzino, il suo alto e magro compagno di terza elementare, che lo chiamava: Ghepardo! Oh, para questo, Angelino Ghepardo! E gi un tiraccio allangolino che Angelino parava in tuffo.

Ghepardo: Quel soprannome laveva inventato proprio quel fantasioso spilungone, dopo aver visto, in Quark, un servizio su quei saettanti felini.

Gli disse: Angelino, tu sei come un ghepardo, balzi e arrivi dappertutto, parola mia!

E da quel giorno, per tutti i suoi compagni, fu Angelino, ghepardo, portiere gagliardo.

Ghepardo, para questo! e Angelino parava. Para questo rigore, ghepardo. E Angelino, silenziosamente, si metteva tra le due pietre che segnavano la porta, si concentrava osservandosi le scarpe slabbrate, poi guardava negli occhi Vincenzino e gli diceva: Tira.

E rivide anche quel signore elegante che volle sapere chi fosse suo padre e dove abitasse. E il padre che gli comunicava che gli era stata offerta la possibilit di entrare, gratuitamente, nella scuola di calcio della Societ calcistica locale, la Sportul, che militava in C1.

Angelino, vedi pap tuo, che fortuna?

Eppoi vide, fumosamente, il primo giorno nella Scuola di Calcio; si vide dietro la grande porta della Direzione; sent ancora i colpi delle nocche della mano del padre, sulla porta: Toc toctoc toc

Entra Pasquale-

Pasquale - Alzati! Grandi notizie! Devi scendere subito nel salone. Sei stato convocato, forse devi andare in panchina! Ci pensi, moccioso? In panchina! Alzati! Il Mister taspetta!-

Cabarettista -E ad Angelino incominciarono a tremare le gambe. E intanto che si asciugava il viso, vedendosi allo specchio diceva: Non possibile. Non vero. Sto ancora sognando e gi la testa sotto il rubinetto bruh bruh Non ci posso credere: in pochi minuti, da che il mondo sembrava crollarmi addosso, sono passato a questa grande notiziae chissWhuau! Whuau!!! Pasquale, Angelino ghepardo pronto, anzi prontissimo!-

Pasquale Senti questa notizia: Il Mister, quello che consideri un flemmatico allenatore, famoso, con quel suo strano accento mi ha detto ha detto a Taddei: Samperi, verr con la squadra, e si terr a disposizione in panchina. Lei le dar ulteriori disposizioni. E adesso che vada a pranzo insieme ai suoi compagni.-

Cabarettista - I suoi compagni! Ci pensate? Aveva detto proprio cos: i suoi compagni. E quei compagni comprendevano, nientemeno, che sette nazionali, cinque campioni stranieri, pi cinque spiccioli di classe, tanto per gradire

Immediatamente, il super portierone, Annibaldi, Capitano, zio e Nume Tutelare dello spogliatoio, lo accolse con il solito buffetto in viso, invitandolo, quindi, a sedersi al suo fianco. Quello era un onore riservato a pochi eletti; quel posto in effetti era molto importante: era destinato al personaggio del giorno. Ma, nella sua modestia, Angelino pens che il Campione glielo avesse offerto proprio perch, per quella partita, egli sarebbe stato il suo sostituirlo in caso - corna facendo - di necessit: insomma, forse, si trattava di un atto di fiducia, dincoraggiamento o di solidariet di ruolo.

Il cibo era buono, ma non scendeva nellesofago di Angelino: vi restava a mezzaria, come sospeso, non si decideva a scendere gi, nonostante i suoi volenterosi e ripetuti tentativi di deglutizione forzata.

- Accidenti pensava il giovane qui mi strozzo per lemozione. Ma, ah! Che cos questemozione? No! Non roba per me! Angelino, stai calmo, rilassati, mangia quello che devi, e concentrati tutto per affrontare decorosamente questavventura sia pure in panchina!-

Dopo il pasto, tra lallegria generale degli atleti - che mascherava un certo nervosismo dovuto alla importanza della partita e dalla posta in gioco - tutta la comitiva lasci la sala da pranzo e si rec nel salone in attesa del pullman che doveva condurla allo stadio.

Pasquale- La squadra era appena partita, quando, con uno stridore di freni, arriv nel vialetto unauto sportiva rosso fiamma. Ne scese Liliana. Era cupa e nervosa. Con rudezza mi spinse da parte quando,allingresso, le andai premurosamente e disinteressatamente incontro. Lindemoniata , sal le scale che portavano agli alloggi degli atleti e si rec nella stanza di Angelino. Allora io usci velocemente allaperto e trafficai nei pressi dellauto sportiva rossa. Terminato di armeggiare, ciondolando, si rec presso la sua vecchia utilitaria parcheggiata nei pressi, che aveva appena terminato di lavare, e ne controll linterno, poi aprii il cofano trafficai e velocemente richiusi.

Come una Valkiria imbufalita, per non averlo trovato, scese gli scalini a balzi veloci e feroci; quindi mi affront con occhi fiammeggiati.-

Liliana - Dov? (puntando il dito come una spada della vendetta)-

Pasquale - Dov chi?

Liliana - Dov Angelino! Dimmelo subito o sei nei guai!-

Pasquale - Ah, Angelino. Devessere in camera sua a studiare, mi pare-.

Liliana - Ehi, cialtrone! Su non c! Ti ho detto gi che passerai dei guai? No? Bene, te lo dico adesso. Dimmi immediatamente dov il Ghepardo!-

Pasquale- Aspetti, mi pare che abbiano detto che doveva andare allo stadio-

Liliana - Alo stadio? Cos presto? Perch?-

Pasquale - Non saprei, signorina, andato con la squadra. Lho visto salire sul pullman-

Liliana - Con la squadra? E come mai?-

Pasquale- Non saprei forse deve andare in panchina credo forse-

Liliana - In panchina? E Vitale?

Pasquale- Ah, lui ha avuto proprio due ore fa una colica renale, signorina. E allospedale.- Liliana - Il Ghepardo in panchinagigi. ..Grazie! Bene! Con te faremo i conti dopo.-

Pasquale Ed esce come il vento, per rientrare come una tempesta-.

Liliana - La ruota a terra! Maledizione! Pasquale cambiamela!-

Pasquale Subito signorina (simulando prudentemente fretta, prese gli attrezzi e procedette, apri il cofano) Signorina, per la miseria, questa ruota di scorta scoppia. ( per simulare rabbia, scaravent per terra il suo berrettaccio)-.

Liliana - Come scoppia? Ma se lho fatta riparare due giorni fa.-

Pasquale - E vuol dire che sar stata riparata male; ci sar rimasto un buchino e si sgonfiata-

Liliana - Me ne frego! Montala lo stesso. Debbo arrivare allo stadio prima che inizi la partita!-

Pasquale - Signorina, ma rovina tuttovoglio dire, oltre al copertone si rovina il cerchione, la trasmissione, la carburazione, la testataE un peccato rottamare questauto cos bella, cos preziosa-

Liliana - Va bene, maledizione! Allora vengo con voi del seguito.-

Pasquale - Signorina, noi ancora non siamo pronti, poi usiamo il furgone(poi, come se fosse stato colto da unidea) potrei potrei prestarle la mia auto alla signorina per recarsi allo stadioGliela presto con tutto il cuore.(mostrando le chiavi dellauto in mano e consegnandole a Liliana con un inchino)-

Liliana ( resta per un attimo perplessa, poi prende le chiavi, sale a bordo, mette in moto e parte a razzo) Grazie a buon rendere.-

Pasquale- E ma la rese benissimo, infatti percorse il vialetto, prese la provinciale e, poi, sinoltr per una scorciatoia di campagna; fece appena tre chilometri e mand cinque o sei grandiosi moccoli contro la vecchia auto; la quale, stanca, malinconica, asfittica - sera arresa - fermandosi senza pi una goccia di benzina, tra un incurante gregge di pecore. Giustizia fatta!

Cabarettista - Nello spogliatoio, tra il vocio allegro degli atleti intenti a indossare le divise del Club, tra landirivieni del personale addetto, tra i capolini che facevano i giornalisti pi audaci, tra gli ultimi consigli ( o disposizioni) che il Mister dava al Capitano della squadra, tra limbarazzo del Cappellano che voleva a tutti i costi far pregare gli atleti, Angelino Samperi, detto Ghepardo, quasi incredulo e con la testa che lievemente gli frizzava, gustava uno spicchio abbastanza ampio dei suoi sogni pi audaci.

Ma si ricompose in fretta quando, preceduto da uno svolazzo di dirigenti e seguito dai suoi famigliari, tranne la figlia Liliana misteriosamente assente, fece il suo ingresso nientemeno che pap Bernardo De Pretis, Presidente del glorioso Sodalizio.

Il suo sorriso innocente e largo, lo sguardo mite, gli occhi buoni, fecero il giro di tutti gli atleti e si soffermarono, brevemente e benevolmente, anche su Angelino; il quale, senza un preciso motivo, si mise quasi sullattenti.

De Pretis termin la sua panoramica puntando il Mister e stringendogli calorosamente la mano; quindi, formulando gli auguri di rito - seguiti, come duso, dagli scongiuri di tutto lo spogliatoio si accinse ad uscire. Ma ebbe unesitazione; quindi si volt e si avvicin ad Angelino. Il giovane portiere impallid perch pens: Ci siamo, adesso mi dir: giovanotto sei stato ceduto alla Pro Casamicciola . Ma il gentile signore, invece, gli si par innanzi, gli pizzic la guancia e gli disse:

Ragazzo, benvenuto in prima squadra. Sostituisci Vitale? Allora in gamba, eh?

Che differenza - pensava Angelino, intanto che faceva qualche esercizio per scaldare i muscoli, prima dentrare in campo- tra questo gentile signore e il sanguigno Presidente del sodalizio Sportul, dovera cresciuto calcisticamente e al quale doveva praticamente tutto.

E gli venne in mente quando esord nella Berretti- dopo aver giocato qualche partita nel campionato Regionale Allievi, che lo Squadra aveva disputato con un discreto successo e nello spogliatoio fece la sua comparsa il Presidente Padrone Vitantonio Brachetto, con un sigaro in bocca, e senza tante cerimonie, subito, attacc il suo discorsetto galvanizzatore:

Ragazzi, questo il momento della verit! Vi dovrete impegnare al massimo e dare sempre di pi. Questo campionato lo voglio vincere! Manca solo questo trofeo dalla mia bacheca. Tu, ragazzo e si rivolse ad Angelino lhai mai visto la mia bacheca? No? Bene, la vedrai dopo la partita, se non ti fai segnare gol; altrimenti che stronzo di Ghepardo saresti? Dico bene ragazzi? Allora dateci dentro e non fate i cacasotto!

Gli altri ragazzi, conoscendo il soggetto, stavano zitti e ascoltavano senza svelare il loro stato danimo, ma Angelino rest turbato e confuso da quel crudo linguaggio: Non seppe cosa pensare, cosa dire, ne cosa fare. Ma in campo una cosa la fece: fu strabiliante perch, quella volta, invent parate grandiose. Ma non vide la bacheca misteriosa: persero quella partita su autogol.

Ecco che le squadre entravano in campo preceduti dalla terna arbitrale. Il pubblico si agitava, applaudiva, intonava cori, mentre gli altoparlanti annunciavano le formazioni. Angelino, in tuta nuova fiammante, entr al seguito della Squadra, insieme ai suoi cinque compagni di panchina e prese subito posto accanto a Taddei.

Era frastornato dai Centomila, si guardava attorno incredulo e sorrideva a tutti quelli che gli venivano a tiro, finanche ai poliziotti di servizio. Poi, quando apparve il suo nome sul cartellone, la vista quasi si appann per la felicit. E lesse e rilesse decine di volte la formazione della sua squadra incisa su quel magico schermo luminoso:

ESPERIA: Annibaldi, Corsi, Geronetti; Ecc. Ecc.

In panchina: Samperi, Ortolani, Fazio, Ecc. ecc.

Samperi. Comera scritto bene il suo cognome. Come luccicavano quelle sillabi, Come era dolce quella pronuncia: Sam-pe-ri: Che nome!

-Ehi, Ghepardo, che parli da solo?-

Era la voce stridula di Ortolani che, grazie anche ad una gomitata, lo riportava alla realt: lincontro stava per iniziare. Infatti, in quellistante, larbitro dette il via alle ostilit.

La squadra avversaria si dimostr subito, come daltronde era stato ampiamente previsto, forte e ben organizzata, e i suoi compagni stentavano a trovare il bandolo della matassa per prenderle le misure. E il Mister dava ordini a gesti e a segni convenzionali, che i suoi giocatori ben conoscevano; e gli avversari, naturalmente, no.

I ragazzi ce la mettevano tutta: La classe non mancava, linventiva neanche, la voglia di vincere pure, ma i minuti passavano e il sospirato gol non arrivava.

Tutto il primo tempo fu un duello al fioretto: finte, schivate e affondi. Ma il risultato rest, purtroppo, inchiodato sullo zero a zero. E questo punteggio, mentre andava benissimo per gli ospiti, per LEsperia, che doveva vincere a tutti i costi, era inaccettabile: addirittura raccapricciante! solo a pensarlo

Nellintervallo il Mister parl ai giocatori molto pacatamente; analizz i fatti, le azioni, gli errori commessi da alcuni compagni, e spieg la nuova tattica per sfondare le retrovie di quellostica squadra.

Infatti, nel secondo tempo, i giocatori si buttarono allarrembaggio ma con giudizio; agendo a fisarmonica, con una pressione costante, insidiosa, instancabile.

E la nuova tattica del Mister, unita allo sforzo degli atleti in campo - a parte qualche brivido corso in contropiede - diede i suoi frutti: Nicola Zardo, piccolo saettante attaccante opportunista, con un guizzo da serpente, affond il piede su una palla fiondata da destra e spinse il pallone in rete.

Il boato che si lev al cielo fece tramare lo stadio, e Angelino si trov abbracciato al poliziotto Carvagna, suo baffuto compaesano. Era il trentesimo minuto del secondo tempo.

Ora tutto sar pi facile, pensava Angelino: la squadra ospite si sarebbe aperta e loro avrebbero raddoppiato, mettendo al sicuro il risultato, la vittoria e lo scudetto.

Ma non fu proprio cos.

Come una maledizione di qualche dio invidioso, sui suoi compagni piomb la paura di vincere: Divennero nervosi, sbagliavano i passaggi pi facili, sembravano senza pi forze, le gambe legnose. E, come se ci non bastasse, Zardo si mangi un gol gi quasi fatto!

E gli avversari, purtroppo, lo capirono; si presero di coraggio e fecero vedere i sorci verdi ai suoi spiritati compagni, al Mister - che aveva perso il self-control -; al pubblico e, forse forse, anche al nobile Presidente.

Come Dio volle, si arriv al novantesimo minuto, e il risultato era sempre sulluno a zero. Sembrava gi fatta; anche se, dal bordo campo, segnalarono allarbitro che si dovevano recuperare tre minuti di gioco. E pazienza, quindi, ancora tre minuti dangoscia. Tre interminabili minuti di sofferenza per centomila cuori; tre minuti per esplodere di gioia o per strapparsi i capelli.

Pasquale- Buon Dio dei calciatori: Tre minuti, solo tre minuti di protezione. Come? tre secoli? No, macch: solo tre miserabili minuti, centottanta secondi. Poi un cero alto come una porta non te lo leva nessuno!-

Ma era tempo di Cresime e il Buon Dio del pio e disinteressato magazziniere, probabilmente, era impegnato altrove; e il Maligno, sempre secondo Pasquale, ne approfitt per fargli uno sgarbo personale, sgambettando la Squadra col suo caprino zampino: Infatti, nonostante fossero gi trascorsi i tre minuti di recupero, larbitro, perch ispirato proprio da Belzeb, non si decideva ancora a fischiare la fine della partita. E, purtroppo, come spesso accade, ecco il fattaccio:

Da un rimpallo casuale, un atleta avversario un campione che sembrava un fauno - di contropiede, sinvol verso la porta difesa da Annibaldi. Corsi fu tagliato fuori, di slancio; Geronetti tent, invano, di placcarlo prima che quel demonio entrasse nellarea di rigore; mentre Angelino, dintuito, grid al suo portiere:

-Esci!-

Sempre velocemente, quellindiavolato attaccante, approfittando anche della piccolissima esitazione dello zio nelluscita, con una diabolica finta lo super. Senonch, prima di depositare la palla in rete, quel satanasso commise lerrore di girarsi a guardare, con sguardo mefistofelico, il grande Annibaldi - che aveva mandato a spasso. Ma il portierone, lo pun! Con un tuffo disperato piomb sui piedi di quel luciferino e arrogante avversario travolgendolo.

Rigore ed espulsione, non cera rimedio.

Lo stadio ammutol. Il silenzio era cos profondo che si ud lo zufolare di un merlo nel vicino parco. Ma tutto dur pochi attimi, forse un secondo, poi esplose un finimondo di proteste contro larbitro: reo, secondo i tifosi, daver prolungato ingiustificatamente la durata dellincontro; dessere stato eccessivamente severo fischiando il calcio di rigore; e daver espulso lincolpevole portierone.

Annibaldi e poi Geronetti, a cui pass la fascia di Capitano, e gli altri compagni, protestarono energicamente con larbitro. Ma era pi che evidente che fossero proteste sterili, inutili: larbitro, irremovibile Minosse, non si mosse di un centimetro dal dischetto del rigore.

E il Mister, intanto fece lunica mossa possibile: fuori Zardo, dentro Samperi.

Angelino - che era rimasto calmo e compassato durante tutta la fase critica della partita - al cenno del Mister, e al grido di Taddei: Vai Ghepardo!, silenziosamente e rapido si alz dalla panchina, prese a volo i guanti che gli lanci Pasquale, aspett lautorizzazione per entrare nel terreno di gioco, e ottenutala, con naturalezza entr in campo.

Un grido di donna squarci laria: Ghepardo!

Quindi ancora silenzio.

Angelino, incurante delle esortazione dellarbitro che lo invitava a far presto, impassibile, a lunghi e felpati passi, si diresse verso la sua porta: la porta del suo Destino.

Il suo viso era di pietra, lo suo sguardo ardente, i suoi movimenti felini; e, mentre procedeva, il suo pensiero era rivolto solo al pallone, alla sua probabile traiettoria e alla forza che vi avrebbe impresso il giocatore avversario incaricato del tiro.

Poi fece il vuoto attorno a se: rimase solo tra i Centomila.

E come ai tempi delle interminabili partite a palla nelle strade del suo quartiere - quando Vincenzino gli gridava: Ghepardo, para questo rigore! - egli, raggiunta la porta, si piazz tra i pali; poi, guardandosi la punta delle sue scarpette bullonate, attese che il giocatore designato a calciare il rigore si recasse sul dischetto; e quando lavversario si accinse a battere, egli alz la testa e lo fiss dritto negli occhi coi suoi occhi felini; poi, pacatamente, gli disse:

-Tira.-

Il giocatore sferr uno di quei tiri che i giornalisti definiscono imparabili: il pallone, cento allora, fil verso langolino alto della porta, a destra, proprio allincrocio dei pali:

- Amen!- voi direste.

Ma il Ghepardo scatt: si erse in tutta la sua altezza, saettando con tutti i muscoli tesi fino allo spasimo, quasi allungando le sue membra, snodando le ossa, stirando i tendini, dilatando le cartilagini, violentando le leggi fisiche e anatomiche; quindi con i polpastrelli della mano destra sfior la palla, ed essa schizz, innocua, sopra la traversa.

Lurlo della folla copr il triplice fischio dellarbitro, che decretava la fine dellincontro.

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