ANTONELLO PANERO
UN SILENZIO MAI VISTO
storie dalla sclerosi multipla
16032006
PRIMO TEMPO
Una salsa o un mambo a tutto volume colorano lambiente. Una coppia di ballerini, sul fondo della scena, danzano con grazia ed eleganza. La musica sfuma con la loro uscita di scena. Una luca illumina in primo piano alla destra della scena una poltrona a ruote, tipo ufficio, voltata schiena al pubblico: un uomo seduto, lentamente si volta di tre quarti. Muove solo la parte sinistra del corpo (braccio, gamba); la parte destra ferma, fredda, assente. La luce in primo piano illumina, a sinistra, un altro uomo, il camice, chiaramente un medico che parla con la poltrona.
CAMICE
Le manca il ballo?
POLTRONA
Mai ballato granch.
CAMICE
(sorridendo) Le manca quel granch?
POLTRONA
Neanche troppo. Non sono mai stato Fred Astaire o John Travolta. Qualche volta ballavo, s... ma non quello che mi manca.
CAMICE
Cos, allora, che le manca? La forza per correre? Correva, prima?
POLTRONA
Solo se mi inseguivano. Mai capito quelli che corrono per divertirsi. Mai capito lo sport. Mai capito il bello del calcio o delle gare. Potrei parlare per ore delle cose che non ho mai capito.
CAMICE
(sorridendo) Anchio, sa?
POLTRONA
Allora si sieda lei e faccio io le domande. Cosa non ha mai capito?
CAMICE
La malattia.
POLTRONA
Ma no?!
CAMICE
Non ho mai capito perch le malattie esistono per tutti ma nessuno le prende tutte. E nessuno pu scegliere.
POLTRONA
Potendo scegliere, nessuno si ammalerebbe.
CAMICE
Mica detto, sa? Ci sono persone che stanno bene solo se sono malate.
POLTRONA
Dice a me?
CAMICE
No, noper carit. Per, se ci pensa, sono molti quelli che si mettono al centro dellattenzione di amici e parenti credendosi malati.
POLTRONA
solo perch esistono parenti e amici che ti mettono al centro dellattenzione solo se stai male.
CAMICE
Bella, questa!
POLTRONA
Il mondo dei sani, dottore. Sano uguale normale, quindi va tutto bene. Prosegui per la tua vita e non dai segni di anormalit. Nessuno ti nota. Ma quando ti ammali anche solo un po, ecco che tutti si accorgono di te. Mamma, compagna, figli, mogli, amici... Improvvisamente sei circondato da attenzioni e coccole! Ogni tanto fa bene, non dica di no!
CAMICE
E lei si sente cos? Bene?
POLTRONA
No. Mi sento male. Anzi, talvolta non mi sento proprio. Mi sembra di essere scollegato, come se una parte di me facesse quello che vuole e laltra no. Berlino col muro in mezzo, ha presente? Si ricorda che mostruosit? Una sola citt divisa in due parti ma, in realt...
CAMICE
E lei come si sente, mio caro Berlino?
POLTRONA
Non ho ancora capito una cosa.
CAMICE
Quale?
POLTRONA
Il muro. l per tenere diviso o per tenere unito? Voglio dire...se cadesse il muro, tornerei come ero prima o andrei in pezzi?
CAMICE
Questo pu dirmelo solo lei!
POLTRONA
(ironico) Le devo dire proprio tutto!! Sta a vedere che divento io il medico!
CAMICE
Si impara qualcosa da ognuno.
POLTRONA
Allora da stavolta le pago solo mezzora.
CAMICE
Vedremo. Torniamo a Berlino. Secondo lei il suo muro che ruolo ha? (poltrona tace) Serve a tenerla insieme o a dividerla in due parti?
POLTRONA
Non lo so,dottore. Non lo so.
CAMICE
Prima della scoperta della sua malattia, come si sentiva? Il muro cera gi?
POLTRONA
Lo stavano costruendo...
CAMICE
Chi?
POLTRONA
Cera la guerra. Ogni giorno una battaglia. Morti e feriti non si contavano, ma ero sempre io. Io a sparare e bombardare ed io ad essere ferito o ucciso. Ogni giorno. (CAMICE tace. POLTRONA, dopo una breve pausa e con ironia) Che ne dice?
CAMICE
Posso essere sincero?
POLTRONA
Vada.
CAMICE
Bella frase, molto efficace. Troppo teatrale, per.
POLTRONA
Il teatro sempre stato una mia passione. Certe volte mi lascio prendere un po la mano erecito!
CAMICE
Si, capisco. Attento per che corre il rischio di sembrare falso.
POLTRONA
Ogni tanto, forse, esagero un po. (POLTRONA,di colpo serio e un po innervosito) Lei, per, giudichi la mia malattia e non la mia recitazione.
CAMICE
Vorrei capire se affronta la malattia giocando un ruolo.
POLTRONA
In che senso?
CAMICE
Non lho mai vista disperato, arrabbiato, preoccupato. Quando parla di s, sembra quasi che parli di un altro. Come ha detto lei prima: sembra che stia recitando.
POLTRONA
Perch dovrei disperarmi? Non c rimedio, no? Preoccuparmi? C lei che mi tiene sotto controllo. Arrabbiarmi? No. Semmai incazzarmi a morte, questo s! Ma non cambierebbe proprio niente. E non dica che non mi ha mai visto incazzato, perch non vero.
CAMICE
Una volta sola, vero. Quando la terapia le ha dato dei problemi.
POLTRONA
Che tatto! Ero gonfio di cortisone che sembravo un dirigibile! Non riuscivo neanche pi a camminare! Lei li chiama problemi?
CAMICE
(sorridendo) Ma anche quella volta non ha perso del tutto il controllo.
POLTRONA
(un po amaro) Non mi piace incazzarmi in pubblico. Dovrebbe vedermi certi giorni a casa... ma da un pezzo che non mi capita pi. Ho capito che non serve granch... anche se fa bene.
CAMICE
Piange ogni tanto?
POLTRONA
Mai.
CAMICE
Perch?
POLTRONA
Non ci riesco. Non ne sono pi capace. E mi secca. Ecco, questo proprio mi fa incazzare: non poter pi piangere!
CAMICE
Chi le ha detto che non pu pi?
POLTRONA
Ci ho provato ed andata male. Avrei voluto farmi un pianto di quelli seri ma, niente. Cilecca.(con un ghigno ironico) Ansia da prestazione?
CAMICE
(duro) Non mi sembra che sia molto utile ridere su tutto!Sembra che ogni cosa sia uno scherzo! Provi a prendere un po sul serio la sua situazione e vedr se non piange!
POLTRONA
(colpito ma non affondato) Si calmi!
CAMICE
Non sta a lei dire a me come mi devo comportare!
POLTRONA
E allora si incazzi! Cosa vuole che le dica? (di colpo cambia tono) Ma che diavolo stiamo dicendo? Berlino, io che non piango, lei che non capisce le malattie... Ma dove siamo, su Candid Camera??
CAMICE
Scusi se mi sono alterato.
POLTRONA
Le capita spesso?
CAMICE
Ultimamente, s.
POLTRONA
Vuole il numero di un bravo analista?
CAMICE
(un po irritato un po no) Ma che devo fare con lei?
POLTRONA
Polpette. Sono ancora commestibile con tutte le medicine che prendo?
CAMICE
Ma lei ha sempre fatto cos? Cio, voglio dire...
POLTRONA
Se mi sono sempre preso in giro, vuol dire? S, pi o meno. un buon modo per tirare avanti. Non le so dire se sia proprio quello giusto, ma il solo che conosco.
CAMICE
Come ha scoperto la sua malattia?
POLTRONA
(POLTRONA, per la prima volta dallinizio, recita rivolto al pubblico) La mia una di quelle malattie che arrivano cos, senza motivo, come i buoni sconto nella buca delle lettere. Un bel mattino. Un mattino di gennaio, freddo e luminoso. Che strano. C pi luce a destra che a sinistra. Vabb! Al lavoro come sempre, tutto il giorno, poi a casa. Ciao, tesoro, tutto bene? Ma hai cambiato la lampadina? Non so, c meno luce. Come, dove? Dappertutto. Non soc meno(si volta come guardasse linterno di una camera) menolucemaboh! Sar un po stanco. Si, a sinistra. Come se a sinistra locchio fosse pi debole.(tenta la battuta) La crisi della sinistra! E dai, amore, non era sta gran battuta, per E poi ceniamo, come sempre. Ma guardando la mia compagna mi sembra di vederla un po sfocata, a sinistra, come se ne vedessi met. Mezza compagna, ma anche mezza stanza, mezza casa, mezza cena. Mezzo mondo! E la cosa continua, si accentua. Si fa imbarazzante guardando la tv: vedo sfocato, in bianco e nero, tremolante ai bordi. Ma non possibile! Un televisore nuovo! Lho appena comprato! Chiedo alla mia compagna e mi conferma ci che temevo: lei vede benissimo. Dunque, c qualcosa che non va. In me. Devo avere unaria strana, lei mi guarda allarmatissima. Ma dai, tesoro! Domani chiamo loculista e mi faccio visitare. Che vuoi che sia? Si, sono un po teso, da un po che non mi riposo. Come tutti. Bianchini, il mio collega, ha lulcera: a me si stancato un occhio, niente di spaventoso. Ma lei continua a guardarmi come se avesse lo sguardo taumaturgico. Allora la guardo anchio e dopo una serie di sguardi pi o meno profondi ci troviamo abbracciati ed eccitati come non capitava da tempo. Facciamo lamore sul divano come due diciottenni! (POLTRONA smette di recitare) Che peccato avere solo due occhi!
CAMICE
Non sapevo che avesse una compagna. Non lho mai conosciuta.
POLTRONA
finita un anno dopo. (bloccando una reazione di CAMICE) Sarebbe finita comunque. Non si metta a pensare chiss che storie. La mia ex mi stata accanto e la nostra storia finita perch doveva finire.
CAMICE
(dopo una breve ma intensa pausa) Le manca?
POLTRONA
S. Lei, s. Ma non divaghiamo. Vuole sentire il resto della storia?
CAMICE
Certo.
POLTRONA
Ero convinto di averglielo gi detto. In questi quattro anni credo di averlo raccontato a mezzo mondo!
CAMICE
A me, no.
POLTRONA
Allora, prepari i popcorn: lunga!
CAMICE
Ho pazienza e poi paga lei
POLTRONA
Gi, il tempo denaro! (ironico) Tempo mio e denaro suo vabb! (come prima, POLTRONA recita al pubblico mentre CAMICE arretra un po in ombra) Loculista mi visita tre giorni dopo. La situazione, nel frattempo, peggiorata. A sinistra non vedo quasi pi niente. come se avessi davanti allocchio una tenda grigia strappata e tremante. A destra va bene, ma vedere cos non proprio il massimo. Comunque, il dottore mi mette di tutto negli occhi: gocce, lenti, bastoncini e, gran finale, latropina che mi fa dilatare le pupille. Crisi anche a destra. Par condicio. Il mondo diventato una minestra di farro vista dallalto. Speriamo che serva a qualcosa. Mi d delle pillole, un collirio e il classico cerchi di fare una vita tranquilla!. (pausa) Speriamo nelle pillole. Qualche giorno di cure e la vista migliora. Torno a guardare e vedere come prima. Tutto risolto, dunque. Tutto a posto. e tutto continua come prima, anzi comincia. Il fatto di non aver visto bene per qualche tempo mi ha fatto rivalutare il gusto di guardare. Guardo tutto come se non lavessi mai visto prima. Cani, case, cielo, nuvole, vetrine le persone, no. Non le guardo. E non so perch. E come se gli occhi adesso vedessero pi in profondit, come se guardassero dentro. Come se avessi paura di veder le persone davvero, per quelle che sono. Perdere per un po qualcosa che abbiamo sempre avuto, e poi ritrovarlo, ce lo fa apprezzare fino in fondo. come una volta, da bambini, quando avevi il dolce solo alla domenica. Oggi, invece, certe volte non lo mangiamo neanche perch ci nausea. Oggi c troppo di tutto.(tenta la battuta) Ecco perch la sinistra in crisi! Ma dai, amore! Era una battuta! Dai vieni sul divano a vedere la tv! I piatti li lavi dopo! (scuote il capo) Niente. Forse dovrei dirle che non ci vedo piche non riesco pi a (POLTRONA si blocca di colpo e smette di recitare)
CAMICE
Tutto a posto?
POLTRONA
(sbatte gli occhi) S, s. Tutto a posto. che ricordare, a volte (sorride a CAMICE) Non so se mi faccia pi male ricordare la malattia o la mia ex. Che differenza fa? Sono due parti della mia vita. Indimenticabili tutte e due.
CAMICE
Per!! Lei ha un cuore! (POLTRONA lo guarda malissimo) Scusi
POLTRONA
Me la sono cercata. Bravo!
CAMICE
Le giuro che non volevo
POLTRONA
Meglio perdere un amico che una buona battuta, disse un saggio. E aveva ragione.
CAMICE
Il fatto che lei scherza su tutto e mi sono lasciato trasportare. Scusi, davvero.
POLTRONA
Un medico non dovrebbe mai lasciarsi andare. Ma stia tranquillo, non lo dir a nessuno. la vita! (sorridendo, con aria da finto filosofo) Sa cos che distingue lamore dalla morte? Un apostrofo e una t.
CAMICE
Chi lha detto?
POLTRONA
Io. Ma non ci ricami su, la prego. Vuole che continui con la storia?
CAMICE
(appare un po disorientato) Sar meglio.
POLTRONA
Un paziente come me non capita tutti i giorni, vero?
CAMICE
C anche di peggio
POLTRONA
Grazie! Ben gentile! Ma continui pure a commentare come meglio crede. lei che comanda il gioco. E poi mi piace avere attorno qualcuno che mi risponde a tono. Mi fa sentire sano! Per, se permette, sulla mia malattia ci scherzo io se e quando voglio.
CAMICE
Le piace sentirsi al centro dellattenzione anche quando malato o no?
POLTRONA
comodo. Siete tutti attorno a me. Ma non mi sento felice, se questo che...
CAMICE
La felicit unaltra storia. Si sente bene quando tutti le stanno attorno? Si sente al sicuro?
POLTRONA
A volte, ma vorrei che la malattia non centrasse. Vorrei essere accettato per quello che sono e non per quello che ho. Non voglio che la malattia diventi una scusa per poter dire e fare quello che voglio, anche se certe volte succede proprio cos. Certi mi perdonano cose che non avrebbero accettato se non fossi come sono. E non bello. Anzi.
CAMICE
Torniamo alla storia?
POLTRONA
Meglio. S.
CAMICE
La vista era tornata normale. Cos successo, dopo?
POLTRONA
(CAMICE resta in scena allo stesso posto che occupava. La luce cala leggermente e POLTRONA riprende a recitare al pubblico) Da qualche giorno ho mal di schiena. Una sciatalgia come tante altre, ne ho gi avute ma poi passano. Quella fitta al centro della schiena che poi scende alla chiappa destra e piega allesterno della coscia fino in fondo al piede. Qualche giorno di riposo e poi tutto come prima! (la luce cala ancora) Stavolta, per Non so diverso. Il dolore stato forte per tre giorni e poi sceso, gradatamente. Con il dolore, per come se se ne fosse andata anche la gamba. fredda, lenta, meno sensibile. Sembra, a volte, come se fosse quella di un altro. Formicola e vibra, ma non sente il freddo o il caldo. Un giorno ho fatto il bagno: acqua calda e piena di schiuma. Mi rilasso e dopo qualche minuto mi accorgo che tutto il mio corpo caldo. La gamba destra, no. fredda, anzi senza temperatura. Non n fredda, n calda. Ma la mia? una situazione piuttosto strana, che non avevo mai vissuto prima. Voglio dire: io sono un uomo, abito in questo corpo da quarantanni e di colpo me ne manca un pezzo! Come se venissi sfrattato da una parte della casa. Come dire: tre camere, cucina, bagno per quarantanni e da oggi, PUM! via la cucina! Ci rido su, oggi come allora quattro anni fa. Accidenti, mi sembra una vita, ma sono passati solo quattro anni. (pausa) E se quattro anni fossero una vita? (lunga pausa. La luce scende fino al buio. In sottofondo parte il primo movimento della 4 Sinfonia di Johannes Brahms diretta da Leonard Bernstein. Un minuto di musica nel buio pi assoluto poi la luce torna improvvisa. POLTRONA seduto, teso, rivolto al pubblico e continua a recitare. CAMICE uscito di scena. La musica rimane in sottofondo) Radiografie. Ecodoppler. Esami del sangue. Risonanza magnetica dorso-lombare. Niente. Non c niente. Bene. Peccato che la gamba non lo capisca e continui a rimanere distante, quasi assente. Zoppico. A volte inciampo. Da quindici giorni vado a lavorare con il bastone. In ufficio mi chiamano Yoda. Simpatici! La forza sia con te Ma quale forza? La forza di riderci su, forse. La forza di andare da un ospedale allaltro a fare un esame dopo laltro e raccontare tutto ad un medico dopo laltro. E tutti che, dopo visite e controlli cerchi di fare una vita tranquilla! che fantasia! Poi, un bel giorno, la proposta di un esame nuovo, mai sentito. Elettromiografia. Il nome bello, il resto no. scariche elettriche, aghi infilati nei muscoli dei polpacci e poi su, contragga, contragga! Spinga!. Dio, che male! Per, almeno, una dottoressa che non riparte con la storia della vita tranquilla. Anzi, mi dice vuol fare una visita neurologica completa?. Facciamola. Martelletti, occhi chiusi, braccia tese, cammini sulle punte, sui talloni, vada avanti, vada indietro! E alla fine le proposte: altri due esami. Il primo ha un nome da Mago Merlino. Potenziali evocati. Cosa sono? Scariche elettriche, luci su uno schermo e aghi infilati in testa per vedere come stanno i nervi. Sembro quello di Arancia meccanica con fili dappertutto che vanno a finire in un computer. E poi il responso: salta fuori che i nervi non funzionano proprio bene, soprattutto alcuni. E poi il secondo esame, quello definitivo. Risonanza magnetica cerebrale con liquido di contrasto. Nouvelle cuisine! Mai sentito. Proviamo! E gi nel tubo di plastica con quei TUM TUM TUM. Un quarto dora. Mi tirano fuori e mi dicono ancora un po di pazienza e ZAC! lago nel braccio con il liquido di contrasto. E di nuovo nel tubo e TUM TUM TUM. Un altro quarto dora. E poi basta. Una settimana e poi avremo i risultati. Ma dai, amore, non fare quella faccia triste. Cosa vuoi che sia? Ma lei mi guarda con quegli occhioni tipo mamma di Bambi. Preferirei che mi lanciasse qualche occhiata un po meno Walt Disney. Niente da fare. Quando stai male le donne diventano materne. Anche troppo. Sarebbe meglio un po meno mamma e un po pi Sharon Stone, mi sentirei meglio! Ma le donne non ci pensano. Stai male! E poi, scusa, amore, ma io di mamma ne ho gi una! E basta e avanza! No. Fino al responso tutto galleggia in un limbo. Non si sa mai. Ma cosa vuoi che abbia? (lunga pausa) Quello che ho ha un nome: si chiama sclerosi multipla. Me lo ha detto un medico, uno dei tanti. Sono rimasto un po senza parole. Devo aver fatto una faccia strana perch il medico mi ha chiesto se avessi capito. Ho capito. Lo capisco! Lo capisco Lo capisco?? So che esiste la sclerosi multipla, ma non so cosa voglia dire averla! Chi mi ha mai spiegato cos questa cosa? In televisione e sui giornali si parla di cancro, di leucemia e di migliaia di malattie mortali. Ma di questa malattia chi me ne ha mai parlato? Cos? Sapevo della sclerosi a placche la stessa cosa? E le placche dove sono? Mi hanno parlato di demielinizzazione, ma cosa vuol dire? Vuol dire che la mielina, che la sostanza che riveste i nervi si consuma. Se si riduce, per una patologia come questa, lascia il nervo scoperto e cos i liquidi cerebrali vanno a toccare il nervo e il nervo non svolge pi la sua funzione, tutto come interrotto, ostacolato. Nel cervello si formano le placche! E allora ZOTT!!! Cortocircuito!Io vado in cortocircuito come se fossi una lampadina?! E allora possono mancare gli impulsi alle gambe o alle braccia o agli occhi! E cosa posso fare? Un altro esame. La rachicentesi. Traduco: buco nella colonna spinale per prelievo di liquor. Liquor uguale liquido che scorre lungo la colonna vertebrale, dal cervello al s, al culo. E te lo prelevano allaltezza della 4 o 5 vertebra lombare, mediante un ago con rubinetto. Ti pieghi in avanti e loro, ZAC, ti piantano lago nella schiena, raccolgono il liquido e poi ti fanno stare un giorno a letto senza poterti alzare senn ti viene un mal di testa da crepare. A me lhanno fatto il 19 agosto. Un caldo mai provato. Lawrence dArabia! Alle 7 di sera ho chiesto se potevo alzarmi per cambiare il pigiama, che era diventato praticamente una ceretta. Luca, il mio infermiere, mi ha detto tanto lo so che ti sei gi alzato prima: se non ti successo niente Accidenti!Ma ti tengono proprio docchio in ospedale! Mi alzo, nonostante mia madre e la mia compagna mi implorino di non farlo. Ma puzzo! Puzzo come un dinosauro! Non riesco a dormire in queste condizioni! E loro e se poi ti viene male sono affari tuoiChe gentili! Dov finita la mamma di Bambi? Mi alzo comunque. Vado in bagno, mi lavo e mi cambio il pigiama. Torno a letto, mangio quello che passa lospedale, che non poi cos tremendo, e dico Sto bene. Guardo la mia compagna, poi mia madre e dico Sto bene. Andate. Ci vediamo domani. E loro Ma stiamo qui stanotte. (pausa) Ma state scherzando! e quelle, che secondo me erano daccordo, dicono No! Noi stiamo qui! (urlando) infermiera! Portale via! Non voglio nessuno!
E loro Ma cosa dici? Stai tranquillo (urlando)Infermiera!
(buio. Nel silenzio POLTRONA comincia a parlare e la luce torna a salire dopo una trentina di secondi) Cominciano le flebo di cortisone. I problemi si risolvono man mano e in una decina di giorni torno come prima. Di nuovo al lavoro. Di nuovo io! E poi qualcosa di veramente nuovo. La chemioterapia. Cosa? Non ho mica il cancro! E un medico mi spiega che chemioterapia vuol dire letteralmente terapia chimica. non suona bene lo stesso. E lui mi dice che la terapia cui dovr sottopormi servir solo a ridurre lattivit dei globuli bianchi. Perch? Perch la sclerosi multipla una malattia autoimmune. Cio? Cio il mio corpo che crea questa condizione. Autodistruzione!? Ma perch? Perch vorrei essere io ad autodistruggermi? Ma in che senso? Perch? Ma cosa mivoglio dire qual il motivo per cui io dovrei Ho un lavoro, una compagna, una famigliae basta. Per non sono mica il solo a vivere cos. Siamo in tanti ad avere un lavoro, una compagna, un padre ed una madre e un mucchio di amici che ci ripetono quanto siamo fortunati ad avere una famiglia una compagna e un lavoro. E io che decido di colpo Io che mi voglio distruggere? Ma perch? Cosa mi manca? Non forse questo quello che volevo? E il resto? Tutti i miei sogni, i miei desideri, le mie passioni? Dove sono? Io, da ragazzo, volevo fare lattore ma mia madre mi ha detto che non era una cosa seria. E pi tardi ho cominciato a cantare nei piano bar, ma la mia compagna mi ha detto che non era una cosa seria. E adesso? Adesso che finalmente quello che ho una cosa seria Dio mio, adesso a chi lo dico?
(buio. luce gradatamente a salire. In sottofondo il preludio del Tannhauser di Wagner.) Sono alla sesta infusione di chemioterapia. Ci ho fatto il callo, ormai. Nausea, sapori alterati, odori alterati, umore alterato. Tutto alterato. Per i problemi non sono pi gli stessi. Fa bene anche se fa male sto mitoxantrone. Mica pizza e fichi! Tutto in one. Cortisone. Mitoxantrone. E poi, fra due mesi, linterferone. A noi solo cose imponenti. Cosa vuoi che ci facciano laspirina, la novalgina, no! One! One! Che fanno bene da una parte, certo. Ma dallaltra Col cortisone sono gonfiato come una zampogna. E con il mitoxantrone ho perso gusto, olfatto e allegria. In bocca come se succhiassi un Bactrim, i gusti non li sento pi: bevo aranciata sgasata o Barolo ed ha lo stesso gusto. Gli odori non li distinguo. E poi la stanchezza! Me lo hanno detto il mitoxantrone si fissa alle fibre muscolari, perci potrai essere pi stanco del solito.
in questi momenti che ti ricordi quello che hai studiato a scuola: il pi importante muscolo del corpo umano il cuore. Appunto. Muscolo. Il mitoxantrone cardiotossico. Ti si attacca al cuore e te lo spompa. Diventi come un cellulare: quattro tacche e poi, dopo una sola chiamata, la batteria lampeggia. E cos io. Faccio un isolato da casa, e dopo dieci metri mi devo fermare perch non va pi avanti. Non io. Lui. Il cuore. Rallenta fino a fermarsi. E io guardo una vetrina qualunque, appoggiato a mio padre, che ha quasi quaranta anni pi di me! E dopo dieci minuti, cinque,non lo so, riprendo a camminare. Lentamente. Con il passo di mio padre. Anzi, pi lento ancora. Lui a settantasette anni va pi veloce di me! Ma dov andata a finire la logica? Possibile che io a quarantadue anni debba farmi aiutare da mio padre? Una volta era il contrario! E cera un senso! Adesso cosa significa? Che io dovr dipendere da mio padre fino al giorno in cui (nel silenzio) Mio padre, in fondo, un granduomo. Ha lavorato duro, molto duro. Tutta la vita. Lui e mia madre hanno fatto di tutto. Per me. E troppe volte non li ho capiti. Troppe volte ho creduto che la ragione fosse davanti a me. Invece era davanti a loro. A loro e a tanti come loro. Uomini e donne che hanno attraversato una vita di lavoro dopo aver vissuto una guerra. Hanno fatto quello che credevano fosse il meglio. Sbagliando, talvolta, come tutti. Ma senza farlo apposta. Oggi la ragione non so pi dove sia. Non riesco pi a trovarla. In niente. Esiste ancora? Oggi basta avere per essere e non importa a nessuno se la pensi diversamente. Anzi, non importa se pensi. Oggi pensare un lusso che pochi si permettono e lo devono fare di nascosto! Il futuro, una volta, era molto meglio. difficile essere genitori tanto quanto lo lessere figli. Per lungo tempo non ci si capisce, ci si ignora, ci si giudica. Ci si tollera. Ma non si spezza mai quel filo che ci unisce. Adesso che sono adulto e loro sono vecchi ancora pi difficile, perch quel filo diventato una corda che ci lega. Ed cos difficile essere figlio e parlare con loro come un adulto. Gli acciacchi dellet e le malattie ci fanno tornare bambini. Dipendiamo gli uni dagli altri. In fondo, siamo tornati bambini insieme. A volte litighiamo per delle fesserie, ci teniamo il muso, ci rimproveriamo a vicenda per le stesse cose. Come i bambini allasilo che il giorno dopo hanno dimenticato tutto e sono amici come prima e si vogliono un bene dellanima. Ed cos con i miei. Li amo anche per questo. Perch sono due esseri umani. E la cosa meravigliosa che lho capito adesso, che siamo vivi tutti e tre.Oggi sono qui. E voi siete con me. E se mi appoggio a voi non solo per la chemio. Sappiatelo. Ciao.
(buio)
SECONDO TEMPO
(Lunga pausa di buio durante la quale esplode una musica da discoteca a volume altissimo, forsennato. POLTRONA si spostato alla sinistra del pubblico. Da questo momento muover solo la parte destra del corpo, quella che prima era immobile. CAMICE2, chiaramente un altro medico ed un altro attore, sar alla sinistra di POLTRONA, ossia a destra del pubblico. Tutto lopposto di prima, praticamente)
CAMICE2
(quando la musica cessa di colpo) Le manca il ballo?
POLTRONA
Mai ballato granch.
CAMICE2
Le manca quel granch?
POLTRONA
Non ho ancora capito quale sia.
CAMICE2
Risposta evasiva, la sua.
POLTRONA
Domanda stupida, la sua. E poi me lha gi fatta un suo collega.
CAMICE2
(sorridendo)
Oggi mi sembra di cattivo umore.
POLTRONA
Non le sfugge niente, vedo.
CAMICE2
Che posso fare per lei?
POLTRONA
Dirmi che sono guarito.
CAMICE2
Lei guarito.
POLTRONA
Perfetto. Posso andare ora?
CAMICE2
Pu andare quando e dove vuole. lei che comanda.
POLTRONA
(amaro) No. Io sono solo quello che paga la seduta. Lei che comanda! (si d delle pacche sul cranio) Lei, la mia malattia. La pi bisbetica e capricciosa delle padrone possibili. La mia padrona di casa!
CAMICE2
Se vuole chiamarla cos, faccia pure.
POLTRONA
Che nome potrei darle senn?
CAMICE2
Perch la vuole battezzare?
POLTRONA
Perch fa parte di me, della mia vita. Magari la chiamo Teresa. Se crede che sia una cosa da pazzi mi faccia visitare!
CAMICE2
(sorridendo) Io sono qui apposta.
POLTRONA
Dottore, dottore! Sapesse quanti ne ho visti come lei in questi anni! E ogni volta gli stessi sorrisi, le stesse parole, gli stessi gesti, gli stessi consigli smetta di fumare, non beva troppo, mangi sano, dorma molto e faccia una vita tranquilla!
CAMICE2
Ha provato a seguirli, questi consigli?
POLTRONA
Mangio sano, dormo come una mummia e certi giorni penso che non mi sveglier mai pi. Sono astemio da una barca di tempo e mi arrabbio solo se non posso farne a meno.
CAMICE2
Fuma?
POLTRONA
Ne vuole una?
CAMICE2
Qui non si pu.
POLTRONA
Peccato.
CAMICE2
Non lo dica a me
POLTRONA
Vede? Un vizio su sette non mi sembra da fucilazione.
CAMICE2
Il fumo fa male.
POLTRONA
E perch lei fuma?
CAMICE2
Perch sono un essere umano, come lei.
POLTRONA
Nessuno perfetto, no? E allora perch qualcuno si ammala e altri no? Il suo collega, qualche tempo fa, mi ha detto che non capiva la malattia: non capiva perch colpiva qualcuno ma non tutti e mai allo stesso modo.
CAMICE2
Non lo sa nessuno. Se lo scoprissimo non servirebbero pi medici e medicine.
POLTRONA
Bella fregatura per voi, eh? Disoccupati da un giorno allaltro.
CAMICE2
Troveremmo un altro lavoro.
POLTRONA
E se si riuscisse a sconfiggere anche la morte?
CAMICE2
(estrae dalla tasca del camice un blocco e scrive)
POLTRONA
Che sta facendo?
CAMICE2
Le prescrivo degli altri ansiolitici. Con quelli che prende adesso crede di essere Dio in terra!
POLTRONA
(ironico) Non mi credo Dio in terra semmai Lui che si crede me in cielo!
CAMICE2
(ridendo e riponendo il blocco in tasca) La faccio ricoverare! Almeno tutti i giorni vengo a visitarla e mi tira su di morale!
POLTRONA
Adesso s che mi sento tranquillo! Ma possibile che in questospedale non ci sia un medico con la testa a posto? Va bene che siamo in neurologia, ma dovremmo essere noi i malati, mica voi!
CAMICE2
Scherzi a parte, come si sente? La trovo meglio dallultima volta.
POLTRONA
Non mi posso lamentare, infatti. Nellultimo anno ho avuto solo tre ricadute lievi ma, dalle risonanze, risulta che le placche sono ferme.
CAMICE2
Buono. Bravo. Continui cos.
POLTRONA
Per il cortisone mi ha causato due attacchi di angina e unischemia. E non stato per niente bello.
CAMICE2
Ma il cuore adesso a posto. Si trattato di episodi
POLTRONA
(interrompendolo bruscamente) Episodi un cazzo! Scusi il francesismo!
(POLTRONA recita rivolto al pubblico) Ero pieno di cortisone, gonfio come un dirigibile, seduto a leggere in autobus. E di colpo un dolore scemo in mezzo alla gola. Il respiro che non basta. Il petto che sembra pugnalato. Le tempie che scoppiano. Un ronzio nelle orecchie. Il dolore arriva allo stomaco. La gola si stringe. Spalanco la bocca ma non c un filo daria in tutto il mondo. Chiudo il libro, lo metto nella borsa. La fronte suda ghiaccio. La lingua carta vetro. Il pugnale nel petto sale fino alla bocca. Il braccio sinistro pulsa. Un momento e diventa un dolore sordo e pesante. Vedo grigio. Voglio arrivare in ufficio. Devo resistere. Devo! Ho sete. Sete di aria e di acqua. Muovo le mani come se fossi immerso nellacqua. La testa suda. Ho freddo. Ancora poche fermate. Non credo di riuscire a parlare. Ho la gola di ferro gelido. Lo stomaco caduto per terra. Vedo la paura. Vedo solo paura e non sento altro che sangue acido nella testa. Un gesto. Pesante. Alzo la mano e tocco la spalla di un ragazzo vicino a me. Credo di parlare ma forse non serve. Credo di dire che sto male. Lui capisce. Urla allautista. Lautobus accosta. La gente scende. Stringo la spalla al ragazzo per dirgli grazie e lui mi tocca la mano. Lautista parla alla radio. Chiede soccorso. Si avvicina a me. Io a bocca aperta riverso sul sedile. Vorrei tutta laria del mondo in quel momento ma non ce n. Lautista ha una busta di plastica in mano e mi fa vento con quella. Mi dice che non sa se si fa cos in questi casi. Riesco a prendere il cellulare dalla tasca. Faccio il numero dellufficio e lo porgo allautista. Gli dico il mio nome e lui parla con una mia collega. Le dice cosa successo. Credo di avergli sorriso. Lambulanza arriva. Sono passati dieci minuti. Riesco a mormorare. Dico alla ragazza che ho la sclerosi multipla e che sono sotto cortisone. Sono sdraiato sulla barella. Credo di esserci salito con le mie gambe. Il mio corpo butta fuori il dolore e sudo. Sudo come se fossi un panno strizzato. In ambulanza mi fanno lelettrocardiogramma. Non un infarto. Mi sento come se stessi guardando una puntata di E.R.. Sirena. Le curve fanno vibrare tutti gli strumenti. Riesco a parlare ma il sudore mi allaga le labbra. Alzo il bastone che tengo fra le mani e dico che mi sento come il cadavere di Re Art. La ragazza sorride. Dice che non sono ancora morto. Lospedale visto dalla barella un soffitto che mi scivola addosso. Altro elettrocardiogramma. Flebo. Nessun infarto. Continuo a sudare. Mi portano in una camera con altre persone. Saluto. Ho sonno. Dormo fino al pomeriggio. Altri esami. Prelievi. Ecocardiogramma. Arriva la sera. Ischemia, dicono. Aspettiamo domani. E dormo. Come si pu dormire in un Pronto Soccorso. Ma dormo. Non mi vorrei mai pi svegliare. Per mi sveglio e a mezzogiorno mi fanno uscire. Puzzo di sudore e di ospedale. Ma sono fuori. Forza! Non ancora ora di morire.
CAMICE2
(dopo una lunga pausa) Pensa mai alla morte?
POLTRONA
Tutti i giorni. Ma non sempre alla mia. Mi fa pi paura quella degli altri.
CAMICE2
E come pensa alla morte?
POLTRONA
Vuol sapere se ho mai pensato di uccidermi? una domanda come le altre, no? Su, forza. Me lo chieda.
CAMICE2
Ha mai pensato di uccidersi?
POLTRONA
(secco e con profonda ironia) Non sono cazzi suoi! (scoppia a ridere insieme a CAMICE2)
CAMICE2
Madonna, che elemento!
POLTRONA
Caro il mio dottore, cosa vuole che mi uccida a fare? Senza me come paziente lei si divertirebbe molto meno. questo che mi tiene lontano dallinsano gesto.
CAMICE2
La ringrazio del pensiero.
POLTRONA
E poi sono troppo sfigato. Se tentassi il suicidio non ci riuscirei e farei una figura di merda. (breve pausa) E poi...
CAMICE2
E poi?
POLTRONA
Non credo che sarebbe giusto. Ecco. C una gran canzone di Jannacci, Mario si intitola. E parla di questuomo che ha una vita squallida ed infelice e pensa di uccidersi. Ad un certo punto Jannacci gli dice lascia fare alla vita questa vecchia fatica: siamo feriti quanto basta. Non le sembra una frase stupenda?
CAMICE2
Davvero.
POLTRONA
E il grande Gaber? In quel suo fantastico monologo sul suicidio arriva in fondo e dice: C una fine per tutto. E non detto che sia sempre la morte. Me la ripeto spesso, questa e altre delle sue frasi.
CAMICE2
Teatro e musica come terapia?
POLTRONA
Meglio del cortisone. E funziona. E non gonfia! Perci lascio fare alla vita e quando sar ora vedremo.
CAMICE2
Sul serio non ha paura di morire?
POLTRONA
Tanto quanto lei, credo. O quanto tutti i cosiddetti sani. Non posso sapere n come n quando, e nemmeno lo vorrei. Anzi, no. Il come lo vorrei decidere io.
CAMICE2
E sarebbe?
POLTRONA
Mi piacerebbe morire allalba guardando il sole che sale dietro una montagna. O al tramonto, vederlo scendere nel mare. Un altro giorno in pi per tutti, me compreso. E vorrei tanto riuscirci come ho sempre cercato di fare in tutta la vita. Ridendo e senza rompere i coglioni a nessuno.
CAMICE2
Morire ridendo?
POLTRONA
Certamente! E vorrei lasciare per testamento lobbligo di sghignazzo per tutti i presenti! Vorrei che nessuno piangesse. Vorrei che ricordassero le volte che abbiamo fatto cavolate insieme, abbiamo riso e ci siamo presi in giro. Niente fiori. E tanta musica.
CAMICE2
Lei credente?
POLTRONA
(pausa) A modo mio. So che c qualcuno da qualche parte che fa qualcosa. Se lo vuole chiamare Dio, faccia pure. Io lo chiamo Dio. E lo ringrazio di avermi dato una vita, un po di soddisfazioni, un cervello e la sclerosi multipla.
CAMICE2
Scusi?
POLTRONA
Ha capito bene. Scoprire la malattia stata una delle cose pi belle della mia vita. Lho trovata in tempo, la sto tenendo sotto controllo e sto imparando a darmi retta. Ho capito di essere migliore di quanto credevo. Ho capito quanto vale il tempo. So cosa fare e come farlo. So cosa mi fa stare bene e cosa no. Ed ho imparato quanto sia straordinario stare bene, essere pieno di gioia e voler andare avanti. Adesso sono io a contare per me stesso, non il mondo.
CAMICE2
Non la seguo
POLTRONA
Per anni ho lavorato cercando di migliorare, di imparare il pi possibile, di salire, di farmi la posizione. Ho studiato e messo in pratica quello che mi avevano detto. Ed ho un lavoro che mi piace, che era tutta la mia vita. (pausa) Quando mi sono ammalato ho dovuto scendere a patti con la realt. Lavoro part-time, ovvio. Non riuscirei pi a reggere le nove ore che facevo prima. Ha capito?
CAMICE2
Non del tutto
POLTRONA
Il lavoro era tutta la mia vita, le ho detto. Adesso lavoro a met. Dovrei avere mezza vita. Invece no! Ne ho una intera! Perch? Prima non ce lavevo o non sapevo di averla? Lei quante ore fa in ospedale?
CAMICE2
A volte otto, a volte nove, a volte Dipende.
POLTRONA
sposato?
CAMICE2
No, ma ci sto pensando.
POLTRONA
Vuole davvero sposarsi, avere figli e non sapere quanto dura quel dipende? Non le sto mica dicendo di licenziarsi, per carit. Ma pensi a quanto tempo dedica al suo lavoro nella speranza che un giorno lei possa diventare primario o magari scoprire il rimedio per la mia malattia o per una pi grave o magari vincere il Nobel!
CAMICE2
Addirittura!?
POLTRONA
Non mi dica che non ci ha mai pensato
CAMICE2
Sogni
POLTRONA
Ne avevo anchio. Tutti ne abbiamo avuti e ne avremo. Ma per quelli come me il gioco rallenta, a volte si ferma. Oltre un certo punto non potr mai pi andare. Chi mi ripaga delle energie che ho speso per avere un ruolo, una posizione nel mio lavoro? Lo sa quanto vale la mia esperienza, adesso? Meno di niente. Faccio quello che posso al meglio, ma non mi ripaga di quegli anni passati ad imparare. Nel mio campo come se fossi laureato: ventiquattro anni di esperienza. E faccio un trentesimo di quello che sarei in grado di fare. Certe volte mi sento una zavorra per i colleghi. una mia sensazione ma, le giuro, mi rovina la giornata! Sono la met di un uomo, al lavoro. E fuori? Guardo il mondo, la gente, leggo, scrivo, ascolto musica. Faccio la vita di un pensionato con la certezza di non arrivare mai alla pensione e godermela. Ho pi trattenute che stipendio e devo pagare tutte le tasse fino allultimo centesimo perch sono invalido, s, ma non abbastanza. E mi devo anche pagare un mucchio di medicine. (pausa) Avrei tutti i motivi per diventare un serial killer e invece no. Prendo i momenti in cui sto bene e li uso per vivere. Faccio le cose che fanno tutti ma a modo mio, con lentezza. Mi nutro del tempo che mi resta. Lavoro e vivo. Avrei potuto anche farlo prima, dice lei? E come? Dopo nove o dieci ore di lavoro anche lei arriva a casa disfatto. Una telefonata alla fidanzata o una cena di corsa se non troppo tardi. Un fine settimana s e tre no. Tempo per leggere o vedere un film, solo ogni tanto. E tutto questo solo per andare avanti. Per la carriera. Per il futuro! (pausa. CAMICE2 ascolta interessato)
Ma lha mai visto qualcuno il futuro? Mi sa dire, dottore, dov questo cazzo di futuro di cui tutti parliamo? solo un sogno, una speranza, una pia illusione. Niente di pi. Bisogna sperare e guardare avanti, dottore, certamente. Ma faretutto in attesa di qualcosa che non sappiamo nemmeno se verr, mi pare troppo. Per questo ringrazio Dio della mia malattia. Perch ho capito che non sono Superman. Perch ho smesso di inseguire una carriera o una vita futura ed ho incominciato a guardare quello che ho, il mio presente. poco, lo so. Ma tutto mio. Una famiglia, una casa, i miei libri, il mio gatto, il cielo, unarancia, un bagno caldo, il sonno, la mia storia, gli amici. La malattia stata utile anche in questo: ha fatto da setaccio per le persone. Certi amici non mi hanno pi telefonato da quando hanno saputo la notizia. Mai pi visti n sentiti. Bella gente! Se fossi sano, come loro, li avrei ancora fra i piedi. Invece ho soltanto quello che giusto. Quello che ho, sono io. Sembra niente, detto cos, ma realmente tutto. Io coi miei difetti e i miei pregi, le mie passioni, gli amici veri, i dubbi e le paure. Cera tutto anche prima, ma non sapevo dovera e quanto valesse. (pausa) Mi conosco bene. Se avessi continuato come prima avrei passato anni e anni senza capire perch sprecassi tanto tempo per far contenti gli altri. Avrei continuato a pelare le patate bollenti e gli altri si sarebbero mangiati il pur. Avrei continuato a fare il mio lavoro con passione, a volte perfino con emozione, senza badare se il merito del successo andava sempre a chi non aveva fatto un cavolo di niente. Avrei continuato a produrre energia e altri avrebbero goduto: come la batteria di un vibratore, in parole povere. Lo sa che chi ha una malattia cronica certificata come la mia a fine anno si vede ridotto il premio di produzione? Sa come si chiama il motivo per cui il premio viene assottigliato? Si chiama assenteismo per malattia. Esattamente come quello di chi attacca una settimana di mutua alle ferie! E guardi che non mi frega niente di 20 o 30 euro in pi! Mi frega del modo in cui viene chiamata la faccenda: assenteismo per malattia! Quanto pesano certe parole! E poi ci dicono che certi termini non vanno usati, che bisogna usarne altri per non squalificare gli individui, per non farli sentire inferiori! Ma mi faccia il piacere! C un tatto nel chiamare operatori ecologici gli spazzini che, guardi, mi creda, li fa sentire degli dei! Che ipocrisia! Chiamiamo le cose e le persone con il loro nome. Mettiamoci un po di coraggio, forza! Se permette, io voglio essere chiamato invalido perch quello che sono e non diversamente abile! E il mio non assenteismo ma condanna! Io sono un invalido, un disabile! Lasciamo che ad usare certe parole siano quelle persone con la bocca pulita! Dire diversamente abili mi sembra soltanto un modo elegante per definire abilmente i diversi. Un modo comodo e sicuro di guardare la realt e le persone che quella realt ce lhanno tatuata sul corpo ma non rimanerne coinvolti! Un profilattico per la coscienza! Per chi sano, la nostra una condizione. Una realt parallela in cui vive chi ci nato! Ma non cos. A tutti pu capitare di scoprirsi malati, ma finch non ci cascano dentro pensano che sia un diverso modo di essere. Come se fosse una scelta! Una volta mi sarei incarognito ma adesso, le assicuro, non mi interessa pi. Adesso, se permette, voglio addormentarmi ogni sera contento di me. Non mi riesce sempre, ma pi di prima. Finch ho pensato io ho una malattia mi sono depresso. Un bel giorno ho detto io sono un malato. Ed cambiato tutto. Prima ero un numero in una statistica aziendale. Adesso sono un uomo.
CAMICE2
(dopo una pausa) Non so che dire.
POLTRONA
Non dica niente. Sono solo pensieri miei, mica leggi universali.
CAMICE2
Come le vengono certe idee?
POLTRONA
Lascio fare alla vita. Ogni giorno dico vediamo fin dove arrivo e parto.
CAMICE2
Non mi sembra male come filosofia.
POLTRONA
Ci provi anche lei. Se funziona facciamo a met del Nobel.
CAMICE2
Credo che lei non abbia pi bisogno di questi incontri.
POLTRONA
Mi licenzia?
CAMICE2
In un certo senso. Mi sembra che stia abbastanza bene, nel complesso.
POLTRONA
Anche lei si difende bene, sa? (pausa ironica) Possiamo fare una cosa?
CAMICE2
Sarebbe?
POLTRONA
Diamoci del tu. Mi sa che ci vedremo ancora. (gli porge la mano) Antonello.
CAMICE2
(restituendo la stretta) Massimiliano.
POLTRONA
Cos sembra meno freddo, non credi?
CAMICE2
I medici non dovrebbero mai essere troppo in confidenza con i pazienti, ci dicono. Per tu sei un paziente speciale.
POLTRONA
Da adesso puoi anche mandarmi a quel paese, data la confidenza.
CAMICE2
Anche tu.
POLTRONA
Perci attento alle cure che mi prescrivi. La mia vendetta sarebbe spietata!
CAMICE2
Posso farti una domanda personale?
POLTRONA
Certo.
CAMICE2
Quanto hai impiegato a trovare questi lati positivi?
POLTRONA
una situazione che non ti d scelta. Te lho detto prima. Queste sono le mie sensazioni, i miei pensieri, i miei modi per tirare avanti. Tu vedrai centinaia di malati ed ognuno di loro reagisce a suo modo. Ne ho conosciuti tanti, in questi anni. Chi rifiuta di accettare la malattia, chi cede, chi lotta fino allo sfinimento. Non c una regola. Io cerco di riderci su, non mi vergogno a raccontare la mia storia come, invece, fanno molti e lascio fare alla vita. Non alla malattia. Credo che fino in fondo far cos, se mi riesce.
CAMICE2
Sono convinto che ce la farai. Allora ciao, Antonello.
POLTRONA
Ciao, Massimiliano.
(si stringono la mano. CAMICE2 esce. POLTRONA si alza e raggiunge il centro del palco)
E allora? Alla fine cos cambiato? Tutto, praticamente. Eppure, se ci penso bene, mi sembra che Non so bene come dire, ma mi sembra tutto uguale. Uguale a come dovrebbe essere, non a come era. E io sono qui. Io con i limiti della malattia che mi sembrano, a guardarli bene, amplissimi. Una prateria, una nazione: addirittura un continente. Certo, i limiti sono fatti apposta per bloccare; ma allinterno di questi limiti ci sono io e comando io. Anche prima era cos, solo che non ci pensavo. Adesso tutto pi chiaro, pi essenziale, come se avessi fatto pulizia in un vecchio solaio ed ora mi trovassi nel mezzo a guardare tanto spazio vuoto da riempire. Detto cos sembra un gioco, ma non tanto semplice. Insomma, ho vissuto tempi difficili ma ne sono uscito. Ho una terapia da seguire per far s che la sclerosi non peggiori. Per sono qui. Io e tanti come me siamo qui. Quanti ce ne sono in giro che si portano a spasso la malattia? Eppure continuiamo, nonostante tutto. Interferone tre volte la settimana: marted, gioved e sabato prima di andare a dormire ZAC! la puntura. E ce la facciamo da soli, con un apparecchio a molla che sembra la spada laser dei cavalieri Jedi. Star Wars. Yoda, appunto. Il giorno dopo sembra di avere linfluenza, ma poi passa e si va avanti. Controlli mensili del sangue, visite semestrali dal neurologo, risonanza magnetica ogni anno. Ma si va avanti. A piedi, col bastone, in carrozzella, ma si va avanti. E non si dice pi tiro avantino! Come va? Bene, grazie! Vado avanti! Mica tutti i giorni, certo. Ogni tanto marchiamo visita: quando fa troppo caldo o cambia la stagione, quando siamo pi stanchi o quando unemozione pi forte del solito ci fa saltare i nervi. Ma poi ripartiamo e andiamo avanti. Siamo delle navi: il mare agitato o la bonaccia ci creano difficolt ma noi riprendiamo comunque la rotta e la navigazione. Andiamo magari un po pi lenti, ma non ci fermiamo mai. Avere un velocit diversa da quella del mondo non vuol dire niente. Non siamo fuori posto. Non una colpa. Se il mondo corre e noi camminiamo solo perch il mondo va troppo veloce. Se il mondo ci guarda come se fossimo dei relitti, se la gente per strada ci guarda zoppicare o trascinare le gambe e fa la faccia di circostanza tipo poveretto, non colpa nostra. Se la cosiddetta societ del benessere ci taglia fuori perch noi siamo il malessere, non una disgrazia. Se al lavoro ci lasciano indietro e loro sono convinti di andare avanti, facciano pure: da certi giochi di carriera noi siamo esclusi, perci Dobbiamo stare al nostro posto ed essere fieri di rimanerci. Il mondo del lavoro ci lascia fuori? Pazienza. Essere chiusi fuori da un manicomio meglio che starci dentro e non rendersene conto. Facciamo quello che possiamo e ce la mettiamo davvero tutta. E lo sapete benissimo, voi che ci state vicino e ci vedete tutti i giorni. Voi che ci incontrate per strada! Ma per favore, cari cosiddetti sani, quei sorrisi condiscendenti, teneteveli! Non sappiamo che farcene. Abbiamo solo bisogno di lavorare per poter vivere, nientaltro. Se voi volete vivere per lavorare, fate pure, ma non fate la parte dei buoni solo per sentirvi meglio. Provate a vivere un giorno come dobbiamo fare noi ogni giorno. Non fate la parte di comprende e si sente pi buono solo perch ha compreso! E compreso cosa? Non fate i bravi bimbi: un ruolo che non vi riesce bene. Se capitasse a voi, e non ve lo auguro, vedreste lazienda e la societ che reazione avrebbe! Non facciamoci vedere pi buoni di quanto non siamo. Non facciamo i Santi, perch non lo siamo. Piuttosto mandiamoci allinferno, sarebbe molto pi onesto. Ma oggi un obbligo essere buonisti e politicallycorrect, perci non possiamo non esserlo! Perci, continuiamo come abbiamo sempre fatto. Voi che vi commuovete per i bambini del terzo mondo e partecipate alle gare di solidariet, provate un momento a pensare che il terzo mondo ce lavete a portata di mano! Esistono milioni di persone che muoiono di fame e non vivono in qualche paese lontano. Per, daltro canto vi capisco benissimo: piuttosto che guardare in faccia uno che zoppica o fa la chemio e cercare di pensarci su e dargli una mano meglio mandare il cervello in pensione e cantare che i bambini fanno ooooh!. Vi capisco! Vi capisco davvero, credetemi! Un sorriso e una parola sono gratis ma costano molto pi di una cena di beneficenza. Non sprecate i soldi che guadagnate col sudore della vostra sacra fronte immacolata per aiutarci a distanza! Avvicinatevi. Dateci la mano. Non siamo contagiosi. Non abbiate paura, non siete mica dei vigliacchi! Non potete esserlo! Comandate voi, cari cosiddetti sani! Vi riempite ogni giorno la bocca di parole come brainstorming, meeting, briefing e non avete il coraggio di dirci in faccia che vi facciamo pena. Pena e paura! Paura perch siamo l, davanti a voi e non a migliaia di chilometri di distanza! Per questo non parlate! Siamo il lato oscuro della vostra mente! Vi basterebbe scendere dal piedistallo che vi siete dannati anni a costruire e vedere le cose dal nostro punto di vista. Basterebbe che foste uomini e non numeri. Ma siete talmente sicuri della vostra posizione che nulla vi pu toccare. Per questo ripetete le frasi che avete imparato in TV o al catechismo dellazienda! E, per piacere, non mettete spillette o fiocchi rossi sul bavero delle vostre giacche un giorno allanno e gli altri 364 chi se ne fotte! Non consumate la vostra preziosa carta di credito per fare offerte! Non fatevi edere in giro con le mele o i bonsai o i vasi di fiori con il simbolo di qualche malattia solo per il gusto di farvi vedere! Cercate di capire quanto peso pu avere un gesto, una parola, un sorriso e fate quello che vi sentite di fare. Nessuno vi chiede niente. Ma se fate qualcosa, qualsiasi cosa, vi prego, siate onesti con voi stessi. Se basta un vaso di azalee a farvi sentire la coscienza tranquilla, vuol dire che di coscienza ne avete davvero poca. Punto. Tutto qui. Inutile parlare. Non ci sentite nemmeno. Siete troppo avanti, voi cosiddetti sani. Noi non corriamo pi. Ma non ci fermiamo. E vi raggiungeremo, un giorno. Tranquilli, non una minaccia. una promessa. (pausa. Sguardo sopra il pubblico come se ci fosse un mare)
I motoscafi sfrecciano sulle onde e noi navighiamo con la calma delle navi. E ci godiamo il mare perch lo guardiamo. Ci godiamo il sole e il cielo perch abbiamo pi tempo per vederli e guardarli. E la notte possiamo goderci il silenzio e guardarlo. Noi lo possiamo vedere perch lo abbiamo visto in faccia e lo conosciamo bene: gli altri lo sentono e basta. Talvolta lo odiano perch si sentono soli. Che peccato per loro. Non hanno ancora capito che il silenzio non mai solitudine se un uomo tranquillo e a posto con s stesso. Se chi non malato si comportasse come noi, con rispetto e dignit verso s stessi, senza fretta, capirebbe meglio le cose e scoprirebbe quanto pu essere silenzioso, calmo e lungo il viaggio di una nave.
(musica: Larca di No di Sergio Endrigo da che fatica essere uomini. Luce intensa sulluomo e dissolvenza a sfumare fino al buio)
SIPARIO
16052006
- Questo copione è stato visto:


