Una notte


UNA NOTTE

Dramma in tre atti

di GIUSEPPE ROMUALDI

PERSONAGGI

LAVV. NAGY, anni 45

LON. HERZEG, anni 35

LAVV. JOKAI, anni 30

IL COMMISSARIO

CARLO NAGY, anni 22

ANTONIO GELLERT, anni 60

ROSZI, anni 22

ANTONIETTA KRUSKI, anni 40

IL BRIGADIERE OSKAY

UN AGENTE

Commedia formattata da

(Lo studio dell'avv. Giovanni Nagy. Severo ed elegante. Librerie. Quadri. Un grande scrittoio nel fondo, ad angolo. Un altro pi piccolo a destra del primo. Telefono. La comune sulla parete di sinistra. In fondo, a sinistra dello scrittoio grande, ampia finestra. Al levarsi del sipario sono in scena il giovane di studio Gellert ed il sostituto avv. Jokai. Questi in piedi dietro il grande scrittoio e riordina delle carte; il giovane di studio in piedi dinanzi ad esso).

Jokai - Il sesto fascicolo della rivista.

Gellert - La Giurisprudenza ?

Jokai - No. La Cassazione . Non conosce ancora il maestro?

Gellert - Eh! Santo Dio! Sono qui da quando ho cominciato...

Jokai - Ed allora, ha bisogno d'imparare che legge soltanto La Cassazione?... (Squilla il campanello del telefono). Pronto... Studio Nagy... Le ho detto che l'avvocato in Corte d'Assise... Uscito da unora? Non ancora tornato in istudio . telefoni pi tardi... Finita la causa da un'ora? Non pu essere... (A Gellert) Diceva, lei?

Gellert - Perch abbonarsi a tante riviste, se non ne legge che una sola?

Jokai - Tutti devono vivere! Be', me lo prende questo famoso sesto fascicolo?

Gellert - Subito.

(Esce a sinistra. Jokai guarda ancora attentamente qualche carta, prende qualche appunto).

Gellert - (rientrando col fascicolo) Eccolo. L'ha gi segnato col lapis blu.

Jokai - Appunto. E' per la causa di domani.

Gellert - Domani? Ma domani il palazzo sar chiuso!

Jokai - Perch?

Gellert - Come, perch? Ma che giovane lei?

Jokai - Gi, il giovane dello studio lei.

Gellert - Ma, dico. Non lo sa che accadr tra un'ora?

Jokai - Sar a casa mia, al mio tavolo... proprio a quello mio di lavoro... con la mia lampada a paralume verde...

Gellert - Ma dice davvero?

Jokai - Perch, lei dove sar?

Gellert - Allora non lo sa; non legge i giornali?

Jokai - La cronaca giudiziaria. Ma anche quella...

Gellert - E vive cos, fuori del mondo ?

Jokai - Ci si vive cos bene!

Gellert - Ed io no. Io ci andr presto a vivere fuori idei mondo; sul serio.

Jokai - Perci vuol godersi quello che le rimane... E se lo goda. Ognuno il suo gusto.

Gellert - E lei davvero non verr in piazza Santo Stefano questa sera?

Jokai - In piazza Santo Stefano?

Gellert I - Parler l'onorevole Herzeg. Tutta la citt sar sulla piazza.

Jokai - Ah, s!, ho capito. E' cos ardente in politica lei?

Gellert - Ma non mica un comizio per chiacchierare quello di stasera... Ci sar anche lui.

Jokai - Lui, chi?

Gellert - Il principale.

Jokai - Hem!

Gellert - Vuole scommettere? L'onorevole Herzeg stato anche lui qui nello studio, sa?

Jokai - Lo so, lo so.

Gellert - Era proprio al suo posto... sostituto come lei... ha una diecina d'anni meno del principale... non ne ha pi di trentacinque,.. Era qui, attento, tranquillo, pareva che dovesse diventare un notaio, pi che un avvocato... poi improvvisamente...

Jokai - La politica lo cacci dallo studio.

Gelleet - Gi, d'improvviso... una fiamma... ecco, una fiamma... e noi, bruciati.

Jokai - Noi! Chi?

Gellert - Njoi, il popolo, quello vero. Lo alzeremo sulle spalle nostre...

Jokai - Lo leveranno sugli scudi... Vorrei vederla lei a sollevare uno sculdo con un uomo sopra...

Gellert - Ironie, -ironie... non pi il tempo di farne, avvocato Jokai!

Jokai - Be', confessi, Gellert, che l'immagine di lei con le braccia levate, urlante... , via, diciamola...

Gellert - ... ridicola? E lo dica pure. E quella di un giovane che, in giorni come questi, non vede l'ora di scapparsene a casa... e di metter si le pantofole?... (Grida confuse d'una folla che passa sotto le finestre).

okai - Che cos'?

Gellert - (indicando col pollice la finestra) Mentre fuori le strade sono piene di centomila persone...

Jokai - Che cosa vogliono?

Gellert - Tornare a vivere, ritrovare le leggi della vita civile, che si erano perdute...

Jokai - Perbacco !

Gellert - Sono parole del principale, queste.

Jokai - Infatti... mi pareva...

Gellert - E che importa? Sono le parole del nostro bisogno, della nostra vita. E lei non le sente! C' una tempesta fuori, per ogni strada... e lei chiude le finestre per non sentirla!

(Entra la signorina Rozsi da sinistra).

Rozsi - Scusi, avvocato...

Jokai - Ha finito?

Rozsi - Mi mancano solo due pagine.

Jokai - E allora?

Rozsi - Se crede, finir domani...

Jokai - Domani scadono i termini... la memoria dev'essere presentata.

Rozsi - Le domandavo il permesso di uscire un po' prima... Ho appuntamento con una mia amica... Ha una finestra che d sulla piazza di Santo Stefano. Se non vado prima, non mi sar possibile passare...

Jokai - Ma una mania. Anche lei?

Rozsi - Si capisce... guardi - (trae dalla borsetta una bandierina).

Gellert - E guardi. La sventoleremo sul muso dei rinnegati(dalla tasca interna della giacca estrae a sua volta una piccola bandiera).

Jokai - Ah, ho capito!

Rozsi - Allora, vado?

Jokai - Le ho detto che domani scadono i termini...

Gellert - Domani suoneremo le campane a stormo... e il palazzo avr chiuso le sue porte, per riaprirle quando la Giustizia avr ritrovato le sue bilance e la sua spada.

Jokai - Parole del principale?

Gellert - Del principale e mie, se non le dispiace.

Rozsi - Ma come s' acceso cos, signor Gellert, lei sempre cos silenzioso?...

Gellert - Brava. Un simbolo! Signorina, io sono un simbolo. Ho taciuto sempre. Nel millenovecentoquattordici la guerra nessuno sapeva perch si dovesse fare... ho taciuto; la perdemmo... ho taciuto; uccisero a fucilate il presidente della Camera, che non ne aveva colpa... ho taciuto ; con le cos dette leggi del popolo spezzettarono il nostro paese, unito da pi di mille anni... taciuto, nel diciannove il terrorismo al potere... taciuto... ho sempre piegato la schiena, ed ora mi sollevo per gridare: basta! ecco il simbolo, vede! ', ritroviamo la strada della nostra gente, riprendiamo la nostra tradizione e la nostra missione...

Jokai - Queste...?

Gellert - Ed inutile che lei mi dica: parole del principale... Sono nell'aria... sono di tutti e di tutte le cose... E guai a chi non le sente... mi ascolti, signor avvocato Jokai... guai a chi non le sente...

Jokai - Io intanto sento il maestro, che non mi pare di buon umore...

Rozsi - Ha sbattuto la porta...

Gellert - Allora... ha perduto la causa.

Jokai - Chieda il permesso a lui, signorina.

Rozsi - S, grazie.

Nagy - (entra accigliato, muto, ha in mano la borsa di studio che getta con violenza sullo scrittoio).

Tutti - Buona sera, maestro.

Nagy - Buona sera. Carlo non tornato?

Jokai - No, maestro.

Nagy - Ma dov' andato?

Jokai - Non stato con lei in Corte d'Assise?

Nagy - No. Mi doveva portare il volume di Tissot.

Jokai - (guardando sullo scrittoio) L'ha lasciato qui.

Nagy - (alla signorina Rozsi) Rozsi, ne sai niente tu?

Rozsi - No, maestro. E' uscito presto dallo studio, credevo che fosse con lei.

Nagy - Cos non va! Non va! E' da pi di un mese che ha la testa fra le nuvole... eh, Rozsi.

Rozsi - Io non ne ho colpa, maestro.

Nagy - Gi... la colpa mia!... Bisogna stare al chiodo... lavorare... Ed pi di un mese che egli non lavora. (Una pausa).

Jokai - Ha telefonato l'avvocato Polay. Dice che stato a trovarla in Corte d'Assise...

Nagy - Ne sono uscito da un'ora. Avevo bisogno di star solo... bisogno d'aria... d'aria pura...

Jokai - E la causa Andriassy, maestro?

Nagy - Malissimo.

Jokai - Condannato?

Nagy - Rinviato il processo al momento del verdetto.

Jokai - Ancora detenuto?

Nagy - Naturalmente. Legittima difesa. Chiara, certa, innegabile... Due forsennati, abbrutiti dal fanatismo fazioso, gli si lanciano contro, gli sparano addosso, Andriassy reagisce... si pu dubitare un momento? Ma hanno avuto paura di assolvere.

Jokai - Paura di che?

Nagy - Jokai, tu sei un ottimo figliolo, pieno di cultura e di diligenza... senso giuridico tanto... ma senso politico niente... neanche una briciola. Di chi hanno avuto paura?... Dei Mongoli... sissignori, dei Mongoli di Batu Can... perch siamo alle condizioni di allora, tali e quali... Il Tribunale, i giudici, la legge... i simboli primi, gli eterni, la garanzia del vivere civile... distrutti nella loro essenza. E l, nell'aula stessa, dal fondo del pretorio urlano: Assolvete! , se chi ha colpito uno dei loro...; Condannate! , se uno dei loro stato colpito.

Jokai - Ed oggi?

Nagy - Lo stesso grido: Condannate! . Ma i giudici hanno sentito che nell'aria c' un altro grido, oramai!

Rozsi - Ed allora?

Nagy - Sospeso il verdetto. Aspettano di vedere chi vince, per regolarsi. A questo ridotto il palazzo, oggi... ma finir. E voi che fate qui, a quest'ora?

Jokai - Sono le sette appena...

Nagy - Via... via... nella strada, con tutti gli altri che vogliono riacquistare la dignit di uomini...

Jokai - Domani, maestro, c' la causa Polnay...

Nagy ........................... - Non ci sar un domani, se questa sera non avremo vinto. Ricordate la frase di Alessandro Garbai, il muratore: Oggi facciamo rotolare la pietra sepolcrale su una costituzione millenaria! . Bene, o quella pietra sar rimossa, o potremo bruciare libri, codici, toghe... (Grida e canto di cui non si distinguono le parole, nella strada). Nella strada! Chi pu, deve andare. Verr anch'io, appena Carlo ritorna... ma intanto, Gellert, qui la radio... non voglio perdere nulla...

Jokai - Trasmettono la cronaca dell'adunata?...

Nagy - Abbiamo amici nella Direzione dell'Ente... ma ce n' voluto.

(Gellert, intanto, uscito ed tornato con una piccola radio che colloca su uno sgabello).

Nagy - L, cos...

JiOKAi - Maestro, sul tavolo la rivista...

Nagy - Ma lascia stare... lascia stare...

Jokai - E badi che domani scadono i termini per la memoria nella causa Mayer.

Nagy - Oh, benedetto figliolo... non capir mai! Andate, andate. Anche tu, mio vecchio Gellert.

Gellert - Anch'io, signor avvocato.

Nagy - Bravo, cos. E tu, Rozsi?

Rozsi - Oh, vado anch'io, mi aspetta una amica...

Nagy - Un'amica?

Rozsi - Ha una finestra che d sulla piazza Santo Stefano...

Nagy - Ah, s? Va, va... e gridate tutti, anche per mio conto...

Tutti - Buona sera, maestro.

Nagy - Buona sera. (Escono tutti. Nagy esita un momento, poi chiama) Rozsi!

Rozsi - (sulla porta) Maestro!

Nagy - Dov' Carlo?

Rozsi - (china la testa e non risponde).

Nagy - Cosa c'? Dov'? Non lo sai? Non viene con te?

Rozsi - No.

Nagy - Nuvole?

Rozsi - Non ci parliamo pi da molti giorni.

Nagy - E perch?

Rozsi - Quando io vengo in studio, egli trova subito un pretesto per uscire.

Nagy - Ma perch?

Rozsi - Non Io so.

Nagy - Non ti ha detto nulla? Non ti ha spiegato nulla?

Rozsi - No.

Nagy - E non gliel'hai domandato?

Rozsi - No.

Nagy - Per orgoglio?

Rozsi - Forse.

Nagy - E dicevate di volervi bene? E stavate insieme tutto il giorno! (Una pausa). Rottura, insomma?

Rozsi - S.

Nagy - Sei stata tu?

Rozsi - Io, no.

Nagy - E te ne stai l... e non hai un attimo di debolezza... di abbandono femminile... non piangi? Ma perch avvenuto?

Rozsi - Cos...

Nagy - E basta? Questo tutto il necrologio di un fidanzamento che dura da due anni? Ma qualche cosa vi sarete pur detti, no?

Rozsi - Nulla, maestro. Egli ha ripreso la sua libert, io, come vede, ho ripreso la mia.

Nagy - Cos!... Buon giorno, Rozsi, buon giorno, Carlo... e potete continuare a vedervi nello stesso studio, dove vi siete visti ogni giorno da fidanzati... e ci resterete ancora?

Rozsi - Certo, maestro, fino a quando lei mi permetter di restarci...

Nagy - Oh, per me! Non ci capisco pi nulla... Siete cos diversi da noi...

Rozsi - Permette che vada?... Se tardo troppo temo di non poter passare...

Nagy - Va, va. Anzi, scusami... Non potevo prevedere. Buona sera!

Rozsi - Buona sera, maestro. (Rimasto solo, l'avv. Nagy sosta un momento pensoso... poi scrolla la testa... riordina alcune carte, apre la radio, si siede).

La Radio - La piazza Santo Stefano gi quasi piena. In questo momento sbocca da via San Mattia una fiumana di popolo preceduta da un gruppo di bandiere nazionali . (Grida, Naev applausi, un canto corale vasto, del quale giunge soltanto la musica, grave, solenne). Si attendono altre squadre. Partite dalla periferia giungeranno pi tardi. Intorno al palco degli oratori sono schierate le organizzazioni sportive del Partito nazionale. Il palco sorge intorno ad una vera selva di bandiere. Le finestre prospicienti la piazza sono gremite. Lo spettacolo fantastico. E' stato deciso che parler soltanto l'onorevole Herzeg. L'oratore non ancora giunto. Non prender la parola prima che arrivino le squadre dei metallurgici iscritte nei Sindacati nazionali . (Prima delle ultime frasi, un lungo suono di campanello. L'avvocato scrolla le spalle con dispetto: non vuole aprire. Ma chiude la radio, perch non si capisca che egli in istudio. Il campanello torna a suonare a lungo, sostando per un attimo, e tornando ad insistere, quasi a significare l'urgenza di colui che suona. L'avvocato ha un gesto d'impazienza, ma si rassegna ed esce per aprire. Poco dopo torna in scena seguito da un uomo pi giovane di lui, con sul viso i segni d'un abbattimento profondo).

Nagy - Perch non sei nella piazza? E' gi tutta piena. La radio ha annunziato che tu non sei ancora giunto, e devi parlare soltanto tu. (L'altro si passa la mano sulla fronte con un gesto di stanchezza e di disperazione. Si lascia cadere su una sedia, le braccia pendenti lungo il corpo, il volto chinato sul petto). Che hai? (L'altro puntella i gomiti sulle ginocchia abbassando il viso sulle mani aperte). Ma non capisci che la tua assenza in piazza Santo Stefano come una battaglia perduta nel momento che stava per esser vinta?

Herzeg - Perduta! Perduta!

Nagy - Perch?

Herzeg - Domani lo scandalo schiaccer me e quanti hanno creduto in me.

Nagy - Lo scandalo? Nella tua vita? E' impossibile! Tu sei impazzito.

Herzeg - Io non posso parlare questa sera... Non potr mai pi.

Nagy - Una minaccia? Da parte di chi?

Herzeg - No, no.

Nagy - Che cosa, dunque? (L'altro tace). Non hai il diritto di restare cos. Non hai pi che un dovere solo, contro tutto e contro tutti.

Herzeg - Anche contro me stesso?

Nagy - Soprattutto contro te stesso.

Herzeg - Anche contro un delitto?

Nagy - Un delitto?!

Herzeg - Come ho avuto la forza di suonare a questa porta? Di entrare? Di essere qui? Sono smarrito come in una nebbia... non vedo pi... non vedo pi nulla... vorrei nascondermi, essere ignorato da tutti... non aver nome...

Nagy - Non fare cos. Tu hai lottato con una fermezza d'acciaio. Ed ora? Nel momento decisivo vuoi fuggire? Essere dimenticato? Non lo puoi pi. Una tua fuga tradimento, che non ti perdoner nessuno; a cominciare da me.

Herzeg - Ma un delitto... ho compiuto un delitto...

Nagy - Di che natura? Che hai fatto?

Herzeg - (a voce bassa, vergognoso, come in un sospiro) Ho ucciso!

Nagy - T'hanno aggredito? Ti sei difeso? E' la storia di ogni giorno. Ed allora sali al tuo posto e gridalo alla massa. Non un delitto.

Hekzeg - Una donna!

Nagy - Che significa? Anch'esse sono nella tormenta. Pi audaci, pi fanatiche degli altri. T'ha aggredito? T'ha attirato in un tranello?

Herzeg - Non cos... non cos...

Nagy - Ma allora? Parla. Non ti rendi conto? Aspetta... (Nagy apre la radio, e i due stanno immobili, ad ascoltare. La radio trasmette il mareggiare della folla. Poi il coro gi udito, cantato da migliaia di voci diventa formidabile).

Herzeg - No, no, chiudi... abbi piet di me. Chiudi !

Nagy - Aspettano te! Dopo che tu avrai parlato la folla spezzer tutte le dighe. I centri di riunione dei nostri nemici sono stati individuati, bisogna schiacciarli prima delle elezioni di domani... Domani il Partito nazionale al potere, l'Assemblea costituzionale possibile; il ritorno alla vita civile... Ma se tu manchi finita. Credono in te; sperano in te. Parla. Non possibile che tu abbia compiuto un delitto senza un profondo motivo d'umanit, impossibile... o io non ho mai capito nulla della vita e degli uomini.

Herzeg - Parlare, parlare. Hai ragione! Il silenzio pesa come una pietra. (Una pausa... Un ultimo ritegno da vincere). Olga...

Nagy - Tua moglie...

Herzeg - L'ho uccisa... lasciami dire, non mi interrogare... ti dir tutto. Viveva qui, nel tuo stesso palazzo, due piani sopra il tuo.

Nagy - Qui? Da quando?

Herzeg - Da pi di due mesi, credo. Eravamo separati da anni. Tu stesso mi hai assistito nel giudizio.

Nagy - Tu avevi l'obbligo di sovvenirla...

Herzeg - L'ho fatto sempre. Ho sempre provveduto, a patto che non portasse il mio nome, e non abitasse nella mia stessa citt.

Nagy - Era la condizione basilare...

Herzeg - Infatti si faceva chiamare Olga Petroski. L'avevo amata come un disperato. Tu lo sai. L'avevo avuta nella carne come una malattia. Era stata la miseria della mia vita. Ora non pi. Un senso di ripugnanza... Ma che importa pi questo, oramai?

Nagy - Avanti, avanti. Era tornata, m'hai detto.

Herzeg - Credo da pi di due mesi. Ho soppresso l'assegno.

Nagy - Bene!

Herzeg - Non avevo altra difesa.

Nagy - Eri nel tuo diritto.

Herzeg - Ieri mi telefon minacciando di presentarsi questa sera al comizio e di sollevare uno scandalo, se mi fossi rifiutato di versarle l'assegno.

Nagy - Perch non mi hai avvertito?

Herzeg - Ho preferito vederla io... Le ho telefonato che sarei andato a casa sua, se l'avessi trovata sola. Me l'ha promesso. Sono andato. Era sola. E' venuta lei stessa ad aprirmi. Sapeva che il nostro Partito avrebbe vinto, che forse sarei stato assunto al Governo; chiedeva di tornare nella mia casa, col mio nome.

Nagy - Aveva chiesto anche a me che te ne parlassi...

Herzeg - E' stata qui?

Nagy - S, appunto due mesi fa. Non te ne parlai per non turbarti. Le dissi che tu saresti stato irremovibile... e che d'altra parte io stesso ti avrei sconsigliato. Non mi sembr troppo ostile... Credevo fosse ripartita.

Herzeg - Invece si fermata qui. Ha rinnovata la proposta. Ho rifiutato. E' diventata una furia. Sembrava impazzita. Una mia fotografia in mostra su un mobile l'ha fatta a pezzi e l'ha calpestata con le ingiurie pi volgari. Si strappata la vestaglia, gridando che si sarebbe data a tutti, a tutti, cos nuda, per le strade, dicendo a tutti che era mia moglie. Era pazza di rabbia e di odio. Ad una ingiuria pi atroce... ho avuto un impeto di morte... ho stretto i pugni... ho fatto il gesto di afferrarla. Ma mi son fermato... Da un cassetto di un mobile l, accanto al divano, ha gittato via nastri e carte. Ha preso una rivoltella nel fondo. Ho fatto in tempo a sviarle il braccio. Un colpo andato a vuoto. Ho sentito un rumore di vetri sul pavimento... un grande specchio si era spezzato... Nello sforzo per disarmarla, l'avevo gittata riversa sul divano. Era l supina, sudata, ansante, quasi nuda... la faccia scomposta come da un ghigno... mi sembrata la figura mostruosa della lussuria... avevo in mano l'arma... Un rantolo, poi il silenzio (si nasconde il viso nelle mani. Una pausa. Nagy appoggiato col dorso allo scrittoio, il mento sul petto).

Nagy - T'ha veduto entrare nessuno?

Herzeg - Nessuno. La portineria era chiusa.

Nagy - Era davvero sola nella casa ?

Herzeg - : Sola. Mentre eravamo nel salotto, qualcuno entrato in anticamera. Ha chiesto: Antonietta, sei tu? . Sono io, signora . Va via. Voglio restar sola. Torna pi tardi. Va via, capisci? . Va bene, signora, torner pi tardi . Perch queste parole mi sono restate nell'orecchio pi nitide di tutte le altre?

Nagy - Gli assegni?

Herzeg - Erano rimessi con nomi diversi.

Nagy - La rivoltella?

Herzeg - L'ho gittata sul divano. (Una pausa).

Nagy - Devi tacere.

Herzeg - Non posso.

Nagy - Il tuo dramma personale non pu incidere in quello del nostro paese. E' una povera cosa... Una nota di cronaca nera... come un altro segno dei tempi di brutalit e di bassezza che deve essere cancellato insieme col resto.

Herzeg - L'uomo deve accettare la sua responsabilit. Tu me l'hai insegnato.

Nagy - Se tu fossi un uomo comune, e questa fosse una notte come le altre! Ma in questo momento sarebbe il crollare di ogni speranza. E tu sai che cosa significa.

Herzeg - Sono nella nebbia... non vedo nulla... non sento che quel rantolo.

Nagy - Hai dimenticato il tre novembre mil-lenovecentodiciotto? La dichiarazione del Ministro della Guerra: Non voglio vedere pi soldati ? Gli ufficiali ingiuriati e percossi dopo essersi battuti come leoni. Hai dimenticato il Re deposto come se fosse stato il responsabile della sconfitta ? Ricorda, ricorda: la Camera dei Deputati sciolta; la Camera dei Magnati soffocata; il conte ucciso a fucilate; la Nazione spezzettata; da diciotto milioni ridotta a sette. Ricorda: il ventun marzo millenovecentodiciannove i terroristi al potere, le fabbriche invase da incapaci, le terre abbandonate, il lavoro sospeso ad ogni capriccio della massa; l'immiserimento progressivo... il concetto della patria distolto, il suo stesso nome vilipeso, la sua storia rinnegata. Devi tacere!

Herzeg - Ma se un innocente sar sospettato? Pensa a questo!

Nagy - Tutto, tutto. Qualunque cosa accada, non ha significato... nulla... di fronte al bene da conquistare. E non si pu conquistare se non con te.

Herzeg - Ma io...

Nagy - Tu non ti appartieni pi. Non sei pi libero di disporre di te. La bandiera della patria caduta, bisogna raccoglierla, ad ogni costo.

Herzeg - Come posso... con queste mani... ho ucciso una donna... nell'ombra d'una camera... in un momento di bestialit... come posso... con queste mani?

Nagy - Che avverrebbe se tu non fossi, tra poco, al tuo posto? Se tutti quelli che ti han seguito ti vedono abbandonare la lotta, per quali vie si sperderanno? Devi andare!

Herzeg - No!

Nagy - E' l'ora decisiva. L'hai preparata tu: tua; nessuno te la pu contendere, neanche l'ombra di un delitto. Devi andare.

Herzeg - Non posso.

Nagy - Ma perch? Cristo Santo! Perch?

Herzeg - Il pensiero che nascondo quello che ho compiuto mi paralizza, mi toglie ogni forza, ogni volont di lotta. Mi sembra d'ingannare... di truffare tutta quella folla.

Nagy - Tu? E chi sei tu in quest'ora, se non il mezzo scelto dal destino? Null'altro. Quasi non sei pi una persona fisica. Nessuno ti domanda quel che tu sei veramente. Quel che hai potuto fare in un'ora della tua vita privata, non conta; non ha valore, meno che nulla. Chi ti chiede conto di questo?

Herzeg - Io! Io me lo chiedo. Non importa che intorno si gridi il mio nome. Qualunque sia il grido della piazza, qua dentro, qua dentro c' un grido pi forte. (Dalla strada un canto che si avvicina a mano a mano, finche, dalla finestra, irrompe nella stanza).

Nagy - Senti... sono le ultime squadre che giungono dalla periferia.

Herzeg - Non posso.

Nagy - Gli operai stanchi della tirannia degli scioperi, che cercano una disciplina, una guida.

Herzeg - Non posso.

Nagy - Gridano il tuo nome. Ascolta!

Herzeg - Non posso. Non posso. Come vuoi che io parli di ordine, di disciplina, essendo un latitante? Che vuol restare impunito?

Nagy - Chi ti ha detto questo? Sfuggire a un giudizio? Io non t'ho chiesto questo.

Herzeg - Che cosa, allora, che cosa?

Nagy - Tacere fino a quando necessario per vincere. Dopo assumerai la tua responsabilit. E sar io il testimone del tuo silenzio di

oggi-

Herzeg - (sorge in piedi: come improvvisamente liberato da un incubo) Ah, cos s! Hai ragione: cos. Vincere! Vincere! Dopo non importa pi nulla!

Nagy - Non tardare pi un minuto. Gi al portone la mia macchina, prendila.

Herzeg - Tu non vieni?

Nagy - Aspetto mio figlio. Non pu tardare. Rimanda la macchina. (Fissandolo) Tu vai al comizio, vero?

Herzeg - Ora s. Ora posso. Sento che non inganno pi nessuno. Tu mi hai ridato il desiderio della lotta, ora. Sta tranquillo.

Nagy - E allora va! Ti raggiunger presto. (Ha sospinto Herzeg verso la porta. Escono insieme. Poco dopo l'avvocato Nagy torna in iscena. Passeggia. Si siede. Si alza. Si avvicina alla radio. Fa per aprirla. Scrolla le spalle. Torna a passeggiare. Campanello).

Nagy - Carlo! (Esce, e poco dopo torna accompagnato da un uomo, seguito da un altro che si ferma su l'uscio). Che cosa desiderano?

Il Commissario - Nulla da lei, avvocato.

Nagy - Ed allora? Perch la polizia nel mio studio, a quest'ora?

Il Commissario - Vuole avere la bont di indicarmi qual lo scrittoio di suo figlio?

Nagy - Di mio figlio? E perch?

Il Commissario - Dobbiamo eseguire una perquisizione. So che molto triste per lei... capisco...

Nagy - Mio figlio non si occupa di politica.

Il Commissario - Eh! Non s tratta di politica. Purtroppo!

Nagy - Come?

Il Commissario - E' stato arrestato per omicidio.

Nagy - Che cosa dice, lei?

Il Commissario - Per omicidio, in persona di una donna. Ecco, non avrei voluto dirglielo, mi creda.

Nagy - Lei pazzo!

Il Commissario - Omicidio della sedicente Olga Petroski. (Nagy non risponde: ha negli occhi lo stupore doloroso e l'ansia di sapere). E' stato arrestato nella casa stessa della donna, qui nel suo palazzo...

Nagy - (in uno scoppio in cui tutta la certezza) E' falso! E voi, ripeto, siete pazzi! Avete arrestato un innocente!

Il Commissario - Che ne sa, lei, avvocato?

Nagy - (ha come un impeto. Qualche cosa lo spinge a gridare la verit. Ma una volont pi forte doma l'istinto. Nel breve momento di pausa, l'uomo di polizia gli figge gli occhi nel volto).

Il Commissario - Che ne sa, avvocato?

Nagy - (tornato padrone di se stesso) Il tavolo di mio figlio quello. Faccia il suo dovere.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

(La stessa scena del primo atto. Il sipario non ha segnato che una pausa del dialogo. Il commissario si avvicina al tavolo indicatogli).

Il Commissario - Non ha la chiave?

Nagy - No. E' il tavolo personale di mio figlio.

Il Commissario - Appunto.

Nagy - Che cosa cerca?

Il Commissario - Lettere, fotografie, qualche segno, insomma, di una relazione con l'uccisa.

Nagy - E' impossibile.

Il Commissario - Perch?

Nagy - Mio figlio fidanzato da due anni.

Il Commissario - La signorina, o signora, Petroski era qui da due mesi: donna fatale con tutti i requisiti classici, bruna, occhi verdi... appetito... tutti! (Alla guardia rimasta sulla porta) Lo scalpello?

La Guardia - Signors.

Il Commissario - (indicando) Il cassetto.

Nagy - Lei ha un mandato per perquisire a quest'ora ?

Il Commissario - Come vuole che abbia un mandato? Sono stato chiamato qui un quarto d'ora fa... servizio pesante, stanotte... Creda, non poteva capitare in un momento peggiore. Io veramente sono della polizia giudiziaria, ma stanotte...

Nagy - Lei esegue dunque una perquisizione di suo pieno arbitrio?

Il Commissario - Credo che ne abbia il dovere.

Nagy - Ma non il diritto.

Il Commissario - In ogni modo ne assumo la responsabilit. (Alla guardia) Aperto?

La Guardia - Signors.

Il Commissario - Bene. (Si avvicina al tavolo, fruga nel cassetto, prende una lettera) Chi questa Rozsi?

Nagy - Se Rozsi non pu essere Olga Petroski, mi pare!

IL Commissario - Avvocato, lei mi parla con un tono di ostilit che sento di non meritare.

Nagy - Le ripeto, faccia il suo dovere.

Il Commissario - Sono entrato nel suo studio con vero rincrescimento. So chi lei, avvocato; ma non potevo non farlo.

Nagy - Ma come pu pensare che mio figlio?... Un ragazzo! E' ancora un ragazzo!

Il Commissario - (all'uomo che sulla porta) La cameriera qui. (L'uomo esce). E' la cameriera della Petroski. L'ascolter e giudicher lei stesso. Vedr.

Nagy - Ma che cosa vuole che ascolti? Apparenze...

Il Commissario - Pu darsi.

Nagy - Apparenze... Quante volte le ho incontrate... e gli uomini, come dinanzi ad un miraggio, credono che la verit sia l a portata di mano ed ad una lontananza remota, commissario, remota!

Il Commissario - (che ha continuato a cercare nel cassetto e a leggere) Non nego. Tutto pu essere! (Con altro tono) Rozsi non contenta. Vede, questa una lettera che merita una spiegazione.

Nagy - Comincia l'inventario! Una lettera. (Con ironia) Le assicuro che lei ha messo la mano su una prova del delitto.

Il Commissario - No; ma su qualche cosa che pu essere un documento...

Nagy - L'amore tra giovani... sole e nuvole... temporali e schiarite... stato sempre cos.

Il Commissario - S, s, ma qui c' qualche cosa di pi. Rozsi deve essere un tipetto... Anche essa nel suo studio?

Nagy - Da due anni.

Il Commissario - Ah, ecco perch...

Nagy - Si fidanzata con mio figlio. Precisamente...

Il Commissario - Precisamente... avevo capito.

Nagy - E, con ci?

Il Commissario - Nulla. La signorina aveva indovinato... o sapeva con certezza...

Nagy - Che cosa?

Il Commissario - Che il fidanzato aveva una distrazione troppo seria.

Nagy - E che rapporto pu aver questo con un delitto?

Il Commissario - E' un elemento di fatto da tener presente... la causale...

Nagy - Ecco, ecco le parole! Ed ognuna una croce su cui cercherete di inchiodare un fatto. La causale!... Bisogna trovare una causale... Ah, c' una fidanzata scontenta... una relazione illecita. Ecco la prima croce... e quando ne avrete piantate tante su la strada di un calvario... su in cima... sull'ultima, in mancanza di un fatto, inchioderete un'ipotesi e, pi tardi, un innocente.

Il Commissario - Si pu sbagliare, convengo, ma non c' un metodo migliore...

Nagy - Io so che mio figlio innocente!

Il Commissario - Tanto meglio, no?

Nagy - Guardo a ci che lei sta facendo, come si guarda un bambino, sul lido, costruire castelli di sabbia... so che verr un'ondata e via tutto. Eppure ho come un brivido di paura...

Il Commissario - Perch? Se suo figlio innocente...

Nagy - Lo prover facilmente, vero? Voleva dir questo? Sono trenta anni che lo sento ripetere...

Il Commissario - E non esatto, scusi?

Nagy - Provare l'innocenza? Quando lei avr trasmesso il suo rapporto con le sue induzioni, lei lo difender come una creatura del suo spirito... ed ogni prova d'innocenza le sembrer un artificio, un inganno... Sar pi vigile, pi tenace lei nel difendere la sua ipotesi, che lo stesso accusato nel difendere la verit!

Il Commissario - Non esageri, non esageri, avvocato... Ella sa che il magistrato...

Nagy - Avr dinanzi lei, che appare disinteressato, anzi il difensore sereno dell'interesse pubblico, e un ragazzo atterrito dall'accusa, ogni parola del quale sembrer una menzogna... Provare l'innocenza? Io mi domando perfino se sarebbe possibile! Vede, se io le dicessi che mio figlio restato qui con me, nello studio, al suo tavolo...

Il Commissario - Ah, no, no! Non potrebbe dirlo, avvocato, perch non vero.

Nagy - Non vero. Ma se anche fosse vero, lei non mi crederebbe, perch sono il padre.

Il Commissario - Naturalmente... avrei il diritto di dubitare. (Pausa).

Nagy - Se anche le dicessi che qualcuno venuto qui a confessarmi... non mi crederebbe, vero? Perch sono il padre!

Il Commissario - Se lei ne denunziasse il nome, e se la denunzia fosse verosimile...

Nagy - E se non potessi farlo questo nome?

Il Commissario - Toh! E perch?

Nagy - Se quell'uomo avesse confessato affidando al mio onore e al mio segreto di avvocato la sua confessione?...

Il Commissario - Andiamo, avvocato. Il segreto professionale consente eccezioni, e nessuna pi potente di questa. Lei lo sa!

Nagy - Se non potessi: non potessi per altra ragione, pi alta, pi forte... e le dicessi: lasci mio figlio, gli risparmi la tortura di queste ore, non infanghi la sua vita con rivelazioni che non hanno attinenza alcuna col delitto; non lo confonda in un dramma di una mala femmina; egli pu aver perduto la testa per la passione di questa donna, ma non questa, non questa la causale del delitto. Creda ad un uomo che non ha mai mentito... e aspetti, non lanci ai giornali il suo nome... vedr... domani, forse, lei mi sar grato di questo consiglio... dell'aver accolta questa preghiera...

Il Commissario - Ma che vuole che faccia? E' necessario che io presenti il mio rapporto questa notte stessa...

Nagy - A chi? Il palazzo di giustizia chiuso... tutto sospeso l dentro. Aspetti... non presenti nulla...

Il Commissario - Le ripeto, debbo fare il mio dovere.

Nagy - Ei lo faccia! Vedr che scoperte!

(Il commissario torna ad esaminare le carte. Ad un tratto, leggendone una, ha un gesto di sorpresa. Estrae dalla tasca una rivoltella, ne osserva la canna, rivolgendo la sua attenzione ora alla carta, ora all'arma, come per confrontarne qualche dato comune all'una e all'altra. Intanto l'avvocato Nagy avr con dispetto voltato le spalle al commissario).

Il Commissario - E' proprio cos!

(L'avvocato Nagy si volge ora; ma il commissario nasconde l'arma).

Nagy - (ironico) Un'altra prova?

Il Commissario - Eh! Credo proprio di s.

Nagy - Quella carta? Che cos'?

Il Commissario - E' la fattura per una rivoltella acquistata da suo figlio.

Nagy - E chi non ha, oggi, una rivoltella?

Il Commissario - Eh, s! Ma con questa stata uccisa la donna lass. Guardi (mostrando la carta) Browning 1722... e (mostrando l'arma) Browning 1722...

Nagy - Che significa? L'avr regalata alla donna; questa glie l'avr tolta; si possono fare mille ipotesi...

(E' alla porta l'agente in borghese).

Il Commissario - La donna? Avanti.

(Entra la donna. E' sulla quarantina: un misto di falsa dignit e di maniere volgari; a volte riservata, a volte verbosa, nei momenti di sincerit).

Il Commissario - Venga, venga, signora...

La Donna - Antonietta Kruski, signorina.

Il Commissario - Ecco, s, precisamente. Lei dovr firmare la sua dichiarazione. Lei la conferma, naturalmente.

La Donna - Naturalmente, signore.

Il Commissario - La ricorda, non vero? Non c' bisogno di rileggere?

La Donna - No, no, lei ha scritto tutto.

Il Commissario - Appunti, appunti, per ora. Nulla da modificare?

La Donna - Non mi sembra, signor commissario. La verit una sola!

Il Commissario - Tanto pi che lei ha riferito quel che ha visto, eh? Soltanto quello che ha visto?

La Donna - E che altro, allora? Ma quel che ho visto tutto.

Nagy - Tutto, che cosa?

La Donna - Mi pare che basti, no?

Nagy - Basta a che cosa?

La Donna - spiegare.

Mut - Cio?

La Donna - Ma lei il padre, io la conosco.

Nagy - Appunto per questo deve dirmi la verit.

La Donna - (al commissario) Io non so...

Il Commissario - S, s. Pu parlare.

Nagy - Lei dice di aver visto... che cosa? Che cosa ha visto?

La Donna - Il signor Carlo nel salotto della signora, con la rivoltella ancora in mano.

Nagy - Perch dice ancora ? Che vuol dire? Ancora... come se avesse udito sparare mentre mio figlio era nel salotto. (La donna riflette ed esita nel rispondere). Lei non pu dir questo... non si faccia suggestionare dalla sicurezza che chi ha sparato mio figlio... Lei non pu aver udito il colpo...

La Donna - Non l'ho udito...

Il Commissario - Ma scusi... adesso lei che la suggestiona... a me ha detto che, appena sulla porta, ha udito...

La Donna - No, non l'ho udito...

Il Commissario - Questa una variante... a me ha detto esplicitamente...

Nagy - Ma s, ma s, l'ha detto perch sentiva che lei voleva che questo dicesse...

Il Commissario - Storie...

Nagy - E perch, sicura che mio figlio avesse sparato, affermare di aver udito il colpo, per la sua coscienza, era la verit.

La Donna - Non l'ho udito. Questa la verit. La signora mi aveva mandata per una commissione... quando sono tornata, sono entrata in salotto, ho trovato il signor Carlo... Non pu essere stato che lui.

Nagy - Perch?

La Donna - Perch? (Al commissario) Non so parlare dinanzi a lui.

Nagy - Parli, parli pure... io sono tranquillissimo... domani si convincer anche lei di quanto facile ingannarsi!

La Donna - Non m'inganno. Non posso ingannarmi... soltanto suo figlio pu avere ucciso...

Nagy - Ma, ancora una volta, perch?

La Donna - Perch le aveva giurato che l'avrebbe uccisa... L... l'ha voluto sapere...

Nagy - E' la verit, questa?

La Donna - La verit? Ma la verit, caro signore, se la vuol sapere sul serio... gliela dir tutta... parlare dinanzi a lei mi pareva... ma quando lei tranquillo e vuol sapere... allora un altro affare!

Nagy - Castelli sulla sabbia!

La Donna - Ah, s? Vedr lei! Aveva giurato di ucciderla. E' questo l'ho udito con le mie orecchie... non questione di fantasia... L'ho udito cento volte... e l'ultima qualche ora prima che l'uccidesse.

Nagy - Minacce di ragazzo!

La Donna - Accidenti! Gi, lei il padre... e poi avvocato. Si sa: lei capace di far credere che l'ho uccisa io la signora. Ma, pensi, lui se ne va sbattendo la porta, con gli occhi cos... guardi, cos...

Il Commissario - Ah! Ah! E perch?

La Donna - Eh, questa una storia troppo lunga. Ogni giorno una scenata... ogni giorno lo scacciava... pareva che lo sentisse il suo destino, poveretta!, e lui: Qualche volta la far finita... vedrai, la far finita . E poi tornava, si metteva a piangere dietro la porta... e domandava perdono... e aspettava che gli si aprisse... come un pezzente aspettava... se sapesse quel che ha fatto il signor Carlo per accontentare la signora! Non le mancato mai denaro, a lei?

Nagy - Mio figlio! (Si appoggia col dorso allo scrittoio, una mano contratta sul cuore). Basta... basta... stia zitta...

La Donna - Ha visto? Io non volevo dirgliele queste cose... ad un padre, si sa, bruciano... non creda che non lo capisca... loro hanno voluto...

Il Commissario - Si sente male, avvocato? (Nagy fa cenno di attendere. Il gesto della mano stanco... gli occhi chiusi). Non le pare che avrei dovuto provvedere? Lei dice... innocente...

Nagy - (a voce bassa) Innocente.

La Donna - Eh, lui non ci vorr credere mai... si capisce...

Nagy - Mai... perch so che non vero... mi capiscono? So che non vero... non questo che... ma che mio figlio, mentre suo padre lavorava qui... (Riavendosi) Ma questa la prova che ha ucciso? Se l'avesse fatto sarebbe restato l ad attendere che tornasse la cameriera? Non avrebbe avuto tutto il tempo di fuggire?

La Donna - Che! Era l che pareva sognasse. Gli ho detto: Che ha fatto? Che ha fatto? . Mi ha guardata e non mi ha risposto. Gli sono andata vicino. Gli ho tolto la rivoltella dalla mano: Che ha fatto? , ho ripetuto. Ed egli: Non lo so . Pareva che parlasse come in sogno. Ora debbo chiamare la polizia! , gli ho detto. La polizia? ha ripetuto. Perch? . Ma come perch? Non vede che l'ha uccisa? . Allora ha cominciato a tremare: Io no! Io no! . Ma pareva che parlasse a s stesso, non a me. E ripeteva: Io no!, io no! .

Il Commissario - L'ho trovato ancora l, come se non si fosse reso conto. Poi ha capito. Ha cominciato a piangere, a piangere, s, era molto commosso, questo si!, e lo noter nel verbale, sia certo.

Nagy - E non mi ha chiamato? Suo padre non l'ha chiamato?

Il Commissario - Come non l'ha chiamato? Ma pregava che lei non sapesse... che non le si dicesse nulla... e ripeteva come un pazzo le stesse parole... sempre quelle... Non vero! Non vero! Sono tornato... la porta era aperta... Sono entrato... credevo che dormisse... mi sono seduto attendendo... Poi ho veduto la rivoltella... Io no... Io no!... . Ma lo diceva cos, come un ritornello, senza commozione, senza impeto. Come se non credesse neanche lui a quello che diceva.

Nagy - Commissario, lo lasci parlare con me.

Il Commissario - No, no. Non mi domandi una cosa impossibile.

Nagy - Lei sar presente: io non potr dirgli una parola che lei non senta. Che pu temere? Non ha in mano tutte le prove, ormai? Una relazione illecita... minacce di morte... la rivoltella... l vicino al cadavere della donna... il non aver saputo gridare nemmeno la sua innocenza. E' lui! Lo tiene! Che pu temere, lei?

Il Commissario - Avvocato, le ripeto, non mi chieda l'impossibile. Pi tardi, quando il magistrato permetter...

Nagy - Dopo tutti gli accertamenti, eh? Dopo gli interrogatori... L'autopsia... Conosco, conosco... e lui intanto l a macerarsi, ad invocarmi disperato, disperato... come lo soltanto l'innocente!

Il Commissario - Anzi, avvocato, se innocente...

Nagy - Attender serenamente la giustizia!... Lasci stare... Menzogna... Retorica... Roba da romanzo... Nessuna disperazione ho visto mai - cupa, muta, tormentosa - come quella dell'innocente: e non sa ripetere che le parole che lei ha udito da mio figlio, quelle, sempre quelle: Non vero! . Appena arrestato, durante il giudizio, dopo la sentenza, in punto di morte: Non vero! , e intorno il sorriso d'incredulit... o di scherno... quello stesso che lei ha avuto dinanzi a mio figlio. Me lo faccia vedere... O glielo dica lei, questo pu farlo, che suo padre lo sa che innocente. Che gli perdona tutto per questo suo martirio... ma che durer per poco... perch qualcuno assumer la propria responsabilit dinanzi a tutti... che abbia coraggio... sar per poco.

Il Commissario - Glielo dir. Questo glielo prometto.

Nagy - Grazie. Non chieggo di pi. (Dalla strada, improvvisamente, un rumore confuso, un vocio indistinto e crescente),

Il Commissario - E' gi finito il comizio. Discorso breve. Meglio. La folla va via. (Va alla finestra: l'apre, si sporge a guardare. Il rumore, le grida si fanno pi intense. Spari in lontananza).

Il Commissario - E' davvero imponente! Sparano. Chiss dove? Guardi, guardi... quante fiaccole... E' un fiume! Spazzer via tutto... Oramai credo anch'io... domani si ricomincer a vivere! Oh! scusi, avvocato... domani, invece per lei...

Nagy - Non ho nulla da scusarle... Ha ragione. Domani si ricomincer a vivere... tutti... tutti...

Il Commissario - Certo, certo... capisco... o almeno glielo auguro... E tutto questo l'opera d'un uomo... a pensarci... formidabile! L'onorevole Herzeg! E fino a due anni fa un avvocato come ce ne son tanti... un ignoto si pu dire...

La Donna - Non per me.

Il Commissario - Come?

La Donna - Eh, io ne ho sentito parlare sempre, da quando sono entrata al servizio della signora...

Il Commissario - Che cosa dice lei?L'onorevole Herzeg frequentava la casa?

La Donna - No, no. Non si vedevano da anni... ma la signora era la moglie dell'onorevole...

Il Commissario - Divorziata?

La Donna - Che? La signora non aveva mai voluto... non era mica cos stupida... separata.

Il Commissario - E il nome? Olga Petroski? Falso?

La Donna - Falso proprio no. Il nome da ragazza.

Il Commissario - Che cosa mi sta dicendo lei?...

La Donna - Anzi, la signora contava di riunirsi col marito. Con me parlava poco, ma questo me l'ha detto proprio lei.

Il Commissario - Be'! Questo, invece, lei non deve dirlo proprio a nessuno... Almeno per ora... Non c' nessuna necessit che si sappia... Nel mio verbale, ad ogni modo, io non lo scrivo. E' una circostanza che non ha rapporto col delitto... non serve a niente... se non a dare un pretesto di scandalo... contro un uomo che domani sar al Governo. Io le proibisco di parlare, ha capito?

La Donna - Oh! per me! [Un agente in borghese appare sull'uscio).

L'Agente - Signor Commissario...

Il Commissario - Che c'?

L'Agente - Una signorina chiede di entrare... Dice che dello studio...

Nagy - E' la signorina Rozsi... pu entrare, vero?

Il Commissario - Anzi, venga... venga...

Nagy - Vorrei pregarla di tacere. Per... domani, quando mio figlio sar uscito, le spiegher lui...

Il Commissario - Eh! Ma vorr sapere perch siamo qui, noi.

Nagy - Le dir io! Ragioni politiche.

Il Commissario - Ma lei proprio tanto sicuro che, domani, suo figlio uscir?

Nagy - Sicuro, commissario.

Il Commissario - E heato lei! (All'agente) Fa entrare la signorina. (L'agente esce; subito dopo Roszi entra; ancora un poco ansante).

Rozsi - Carlo non qui?

Nagy - No... Sar al comizio... Che cosa hai?

Rozsi - L'onorevole Herzeg... stato ucciso... gli hanno sparato...

Nagy - Che cosa dici? Ucciso?

Rozsi - E' caduto di schianto... Aveva appena incominciato a parlare. Ora sparano per tutte le vie... la folla ha preso il cadavere... L'ha sollevato sulle braccia... Lo portano cos... come in trionfo... Carlo, dove sar? Ho paura.

Il Commissario - Via! Via! (Alla cameriera) Venga con me, lei! (All'agente) In ufficio... portate via quello lass... Anzi, nell'auto con me... (Alla cameriera) Anche lei. Avvocato, scusi... La mander a chiamare... appena possibile...

(Il commissario, l'agente e la cameriera escono di scena).

Rozsi - Chi sono? Polizia? Ancora? Che vogliono?

(L'avvocato Nagy si abbattuto su una sedia).

Rozsi - Maestro, che cosa ha? Che cosa ha?

(L'altro non risponde: guarda la ragazza, il viso scomposto, l'occhio smarrito, vinto).

Rozsi - Che cosa ha?

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

(L'ufficio di polizia. In fondo la comune. A destra una porta che conduce negli uffici interni).

Il Commissario - L'ho fatta venire non per sentirmi ripetere per la millesima volta che lei innocente!

Carlo - Ma come pu credere che io potessi avere il coraggio...

Il Commissario - Oh, l... l... ricominciamo. Lei ha fatto la sua dichiarazione, io l'ho raccolta fedelmente a verbale. Ne conviene. Gliel'ho letta due volte.

Carlo - Ne convengo.

Il Commissario - Del resto, se vuole, gliela riassumo prima che lei firmi; o vuole che rilegga...

Carlo - No, no!

Il Commissario - Benedetto Dio! Dunque riassumo, perch non ho tempo e lei mi costringe a restar qui in una notte come questa, a restar qui come un topo nella tana perch io sono della polizia giudiziaria. Dunque riassumo: lei ha ammesso di essere stato in relazione intima con l'uccisa Olga Petroski: esatto?

Carlo - S.

Il Commissario - Precisamente da un mese.

Carlo - Da un mese.

Il Commissario - Ammette, e non pu negarlo perch c' un testimone di vista e de audito, che stato scacciato dalla sua amante. A proposito, perch?

Carlo - Era senza mezzi. Attendeva assegni che non giungevano.

Il Commissario - E voleva denari da lei?

Carlo - E' cos.

Il Commissario - Lei, naturalmente, non ne aveva, o ne aveva pochi... si capisce...

Carlo - Ne avevo chiesti a mio padre... molti... non potevo pi...

Il Commissario - E perci la signora Petroski... normale... Alle offese della donna lei ha reagito minacciandola ripetute volte di ucciderla.

Carlo - Mai! Io l'ho minacciata soltanto...

Il Commissario - Gi, gi, di farla finita. Va bene? Be', non le pare che sia lo stesso?

Carlo - Niente affatto. Io intendevo dirle che non sarei tornato pi...

Il Commissario - E viceversa tornava ogni volta... esatto? (Carlo curva la testa). Esatto anche questo. Lei ammette che una di queste scene si ripetuta questa sera stessa, che tornato ed restato solo con la sua amante.

Carlo - Ho trovato la porta aperta... non capisco perch...

Il Commissario - Sta bene, sta bene... E' entrato nel salotto... E' scritto, scritto tutto. Ha trovato la donna sul divano, ha creduto che dormisse... poi ha veduto la rivoltella... Dove era? Ecco una lacuna.

Carlo - Era l, sul divano, accanto al corpo di lei...

Il Commissario - Figliolo mio... badi che l'ipotesi del suicidio non possibile.

Carlo - Perch? Chi pu escluderla?

Il Commissario - Ah, ecco, ecco! Vedo che si riavuto. Gi pensa alla difesa, lei...

Carlo - Adesso... lei che mi ci ha fatto pensare... Perch non pu essere?

Il Commissario - Perch impossibile... le condizioni in cui si trovata la camera lo escludono... Lei non lo sa?

Carlo - Io non ho visto che lei, stesa l... poi quell'arma... poi pi nulla.

Il Commissario - La rivoltella era sua. L'aveva comprata lei... Ho la fattura dell'armaiuolo.

Carlo - S. Fu Olga che me la tolse, a mia insaputa. La nascose; non ho mai saputo dove; poi, questa notte, l'ho ritrovata l. Perci penso che...

Il Commissario - ...si possa essere uccisa? Eh, no! Dalla rivoltella sono stati sparati due colpi... le basti questo...

Carlo - Due colpi?

Il Commissario - Gi, ma lei lo sa meglio di me...

Carlo - Non lo so.

Il Commissario - E poi, chi si uccide si spara a bruciapelo... Nella ferita della donna non c' traccia di bruciatura.

Carlo - Ma chi pu aver fatto questo?

Il Commissario - Io dico che stato lei... lei naturalmente dice di no... Il magistrato giudicher. Anche suo padre, del resto...

Carlo - Ha gi saputo?

Il Commissario - Dovevo pur dirglielo...

Caribo - Cos presto?

Il Commissario - Come vuole che non fosse venuto a saperlo? Ma lui afferma che lei innocente.

Carlo - Glielo ha detto lui?

Il Commissario - Oh, egli sicuro! Come se avesse visto chi ha sparato... ha voluto che glielo dicessi... ho promesso e mantengo. (Carlo nasconde il viso tra le mani).

Carlo - Pap...

Il Commissario - Eh gi. Ora pap ma a pap non ha pensato quando saliva da quella donnaccia... Sempre cos... Be', ma io non ho il compito di farle la morale. Le ho detto che suo padre la crede innocente... se questo le pu dare coraggio, tanto meglio... ma se, viceversa, lei colpevole, tanto peggio per lei... e tanto peggio per quel disgraziato, purtroppo.

Carlo - Mi creda, mi creda...

Il Commissario - Ma non sono io che debbo crederla. Non l'ha capito ancora? Lo dica ai giudici che innocente, e che Dio l'aiuti... che cosa vuole che le dica io? (Si picchia all'uscio). Avanti! (Un agente appare sull'uscio). Che c'? (L'agente si avvicina e gli parla all'orecchio). Anche qui? Ma che vuole? Proprio stanotte mi doveva capitare tutto questo! Riaccompagnatelo... e naturalmente massima sorveglianza... Non deve comunicare con nessuno... La cameriera sempre di l?

L'Agente - Signors.

Il Commissario - Bene! Riconducetelo, torner domani. (L'agente prende Carlo per un braccio, ma senza violenza, e l'accompagna all'uscio di destra).

Il Commissario - Ah, dimenticavo... Suo padre vuole che le dica anche che le perdona tutto... tutto! Lei ha capito... E' veramente un bravo uomo, suo padre. Vada, vada. (/ due escono). Un brav'uomo, ma che prender domicilio qui nell'ufficio. Mi soffocher. Padre e avvocato... Che Santo Stefano mi protegga! Intanto che succede fuori di qui? (Compone un numero al telefono... mentre attende che si risponda, rientra l'agente dall'uscio di destra). Introduci... (Al telefono) Pronto? Sono io, Firi... Che succede? Corbezzoli, ma una cosa seria davvero! (Una pausa). Al Ministero dell'Interno? Alla Centrale telefonica? Ma allora fatta... I soldati fraternizzano? Quasi quasi affaccio la bandiera... quella, quella, l'antica, si capisce. Se sono contento? Viva la Patria! Firi l'ha sempre gridato... dentro di me, si capisce... Appena libero passo da te, se non mi ferma una fucilata nella strada... Facciamo scongiuri... S, telefono prima, addio.

(Mentre il commissario telefonava l'avvocato Nagy entrato ed restato in piedi vicino all'uscio, che l'agente ha chiuso alle sue spalle).

Il Commissario - Oh! Avvocato! Hanno gi invaso il Ministero degli Interni e la Centrale telefonica... Meraviglioso! I soldati fraternizzano al grido di Viva Herzeg! . Herzeg! Pare che si sia centuplicato, morendo. Un martire! Ma lei forse non in condizioni ora... capisco. Ho parlato ancora con suo figlio, gli ho detto che lei lo crede innocente e che lo perdona... credo che gli abbia fatto un gran bene... Veramente, non che un ragazzo...

Nagy - Commissario, sono venuto per dirle la verit...

Il Commissario - La verit? Su che?

Nagy - Sull'omicidio di Olga Petroski!

Il Commissario - E come la conosce, lei, avvocato, la verit?

Nagy - Quando io le dissi che sapevo chi aveva sparato, lei mi rispose che difficilmente sarei stato creduto, perch ero il padre di Carlo Nagy, vero?

Il Commissario - E lei ne ha convenuto con me.

Nagy - A meno che, lei aggiunse, non avessi dato prove ragionevoli, conclusive...

Il Commissario - Ricordo perfettamente, e mantengo.

Nagy - Sono venuto a darle queste prove. Avevo sperato che la cosa fosse restata nell'omhra... uno dei tanti delitti che si archiviano perch di autori ignoti.

Il Commissario - Eh, ma qui le tracce sono tante!...

Nagy - Che non si pu fingere di ignorarle... giusto. Ognuno, chiunque egli sia, deve accettare la responsabilit di ci che ha compiuto. Per questo sono qui.

Il Commissario - Avvocato, io sto a sentirla per il riguardo che devo alla sua personalit, ma lei sa...

Nagy - Che le prove debbono essere certe, lo so. Mi ascolti. Io non ho parlato con mio figlio. La cameriera non l'ho veduta che dinanzi a lei. Lei stato chiamato nella casa dell'uccisa, ha trovato mio figlio, l'ha dichiarato in arresto, e poi sceso da me direttamente, due piani sotto... vero?

Il Commissario - E' vero. Ma non capisco dove voglia giungere.

Nagy - Mi permetta. Quando sceso da me, lei ha lasciato la casa dell'uccisa sorvegliata, suppongo.

Il Commissario - Certamente! Un agente era nell'interno a sorvegliare l'arrestato e la cameriera... un altro sul pianerottolo dinanzi alla porta...

Nagy - Quando passato qui nel suo ufficio, quella porta stata chiusa?

Il Commissario - Sicuramente... ecco la chiave della porta principale, ecco quella della porta di servizio... su entrambe le porte, per eccesso di precauzione, suggelli.

Nagy - Pu assicurarsi quando vuole che sono intatti.

Il Commissario - Non ne dubito. Ma, ancora una volta, non capisco...

Nagy - Se io sar in grado di descriverle le condizioni della camera in cui stata uccisa quella donna, lei considerer questa una prova conclusiva?

Il Commissario - Mi dica, mi dica: lei in grado?...

Nagy - Di descriverle particolarmente come stata uccisa la donna.

Il Commissario - Senta, se lei davvero mi pu descrivere le condizioni della camera; se lei davvero conosce alcuni particolari... che io j non ho ancora nemmeno descritti nel mio verbale, comincer a credere che veramente...

Nagy - Un grande specchio rotto da un primo colpo di rivoltella andato a vuoto... vero ?

Il Commissario - (si alza di scatto e preme nervosamente sul bottone di un campanello: all'agente che si presenta) Il brigadiere Oskay. Subito! (L'agente esce). Avvocato, quello che lei mi dice sbalorditivo. C' un'altra circostanza.

Nagy - Un tiretto del mobile vicino al divano aperto... nastri e carte gittati sul pavimento...

Il Commissario

Nagy - La donna aveva la vestaglia aperta e giaceva supina quasi nuda sul divano...

Il Commissario - Ah, perdio!

Il Brigadiere - (fermo sull'uscio) Comandi, I commissario.

Il Commissario - Senta, Oskay, io ho ordinato che il giovane Nagy non comunicasse con nessuno...

Il Brigadiere - E non ha comunicato che con lei, signor commissario.

Il Commissario - La cameriera Kruski?

Il Brigadiere - Con nessuno.

Il Commissario - Sul suo onore?

Il Brigadiere - Sul mio onore, s, signor commissario.

Nagy - Ma di che dubita?

Il Commissario - Di tutto, dubito di tutto!

Nagy - Lei ha lasciato il mio studio ed passato con mio figlio e la cameriera qui nel suo ufficio.

Il Commissario - Nella stessa automobile con me... dinanzi a me tutti e due.

Nagy - Io sono restato nel mio studio, lei venuto nel suo ufficio, e non se ne mai allontanato...

Il Commissario - Mai, nemmeno per un minuto !

Nagy - Come vuole dunque che io abbia comunicato con mio figlio o con la cameriera?

Il Commissario - E' giusto, o meglio... sembra giusto, ma diabolico!

Nagy - E' tanto semplice, invece. Basta credermi, non fermarsi alle apparenze. Non ricorda? Le ho detto sempre che lei costruiva sulla sabbia. Era vero. Quando lei venuto nel mio studio, io conoscevo gi tutto quello che le ho detto. Guardi, non so se una circostanza le sia stata detta...

Il Commissario - Quale?

Nagy - Quando la Petroski era nel salotto, prima che fossero sparati i colpi la cameriera tornata... doveva avere la chiave dell'ingresso o della porta di servizio, e la padrona le ha gridato di andar via, di tornare pi tardi.

Il Commissario - (al brigadiere restato sull'uscio) La cameriera... qui. Questo decisivo. E' de-ci-si-vo. Perch tutto il resto si pu spiegare.

Nagy - Come?

Il Commissario - Ma s... ma s... si pu spiegare. Qualcuno che abbia visto da una finestra prospiciente ed abbia riferito a lei... e lei vuol salvare suo figlio... Ma se il particolare della cameriera vero... Nion me l'ha detto... non me l'ha detto... ed era importante...

Nagy - Le ripeto che ho avuto' la confessione di colui che ha sparato!

Il Commissario - Gi, ma c' un altro particolare... che l'omicida avrebbe dovuto narrarle e che lei non conosce. E' una lacuna grande, avvocato.

Nagy - Pu essere. Anche a lei qualche particolare non stato narrato.

Il Commissario - Gi, ma io non ho parlato che con una testimone, la cameriera, mentre lei... nientemeno l'autore stesso si precipitato dal piano superiore al suo studio, fresco fresco.

Nagy - Precisamente, commissario!

Il Commissario - Ed allora non pu averle taciuto un particolare che deve riferirsi ad un episodio importante del fatto...

Nagy - Lo conosco, ma intendevo... pi tardi...

Il Commissario - Ah, no! Lei cerca di prender tempo... spera di afferrare qualche cosa dalla cameriera... o da qualche mia imprudenza... , in fondo, l'arte in cui maestro, avvocato !

Nagy - (dopo un attimo d indecisione) Sul pavimento lei ha trovato i pezzi di una fotografia...

Il Commissario - Di chi?

Nagy - Non lo so.

Il Commissario - Ah, vede... qualcuno ha veduto strappare la fotografia... ma non sa di chi fosse... dunque non stato l'autore dell'omicidio che l'ha informato.

Nagy - lo vorrei che lei distruggesse quei pezzi, commissario... perci non ne avevo parlato.

Il Commissario - Perch?

Nagy - Perch vorrei che un nome non fosse fatto mai per quel che successo. Un nome che significa... la certezza di ricostituire la patria nella sua integrit.

Il Commissario - (allargando con rassegnazione le braccia). Sa anche questo! L'onorevole Herzeg?

Nagy - Ora che morto bisogna difenderlo, difenderlo ad ogni costo!

Il Commissario - Ed allora mi dica lei il nome dell'assassino.

Nagy - Le ripeto che non posso. Ma se lei convinto che non pu avermi parlato che colui che ha ucciso... rilasci mio figlio... un atto di giustizia.

Il, Commissario - Che cosa? Lei scherza, non vero, avvocato? Lei tace il nome del suo informatore, ed io debbo rilasciare suo figlio, trovato l accanto all'uccisa con la rivoltella in mano! Lei rispetta i suoi scrupoli di avvocato, ed io debbo tradire i miei di commissario? Eh, no, che diamine!

Nagy - Mio figlio un ostaggio dell'istruttoria allora; non vero?

Il Commissario - Pressapoco, avvocato.

Nagy - Io ho chiesto un atto di giustizia; lei mi risponde con un ricatto.

Il Commissario - Oh, che paroloni! Ad ogni modo la prenda come vuole... o il nome dell'autore, o suo figlio. Sono nel mio diritto. (Si picchia alla porta). Avanti!

Il Brigadiere - La donna, signor commissario.

Il Commissario - Avanti!

La Cameriera - Sono arrestata, io? Perch mi tiene chiusa, con una guardia nel corridoio? Sono arrestata? Me lo dica!

Il Commissario - Non lo so. Non so pi nulla. Sospetto di tutti.

La Cameriera - Anche di me? Oh, questa nuova! E' sbalorditivo, sapete. Io trovo la mia padrona uccisa. Mi attacco al telefono, chiamo la polizia, faccio prendere l'assassino con l'arma in mano, si pu dire, e lei sospetta di me?

Il Commissario - Perch non mi ha detto che lei era gi tornata una prima volta in casa e che la signora l'ha mandata ancora fuori?

La Cameriera - Perch non ci ho pensato. Oh, bella!

Il Commissario - Non ci ha pensato?

La Cameriera - Con tutta questa confusione lei vuole che io abbia pensato a tutto?

Il Commissario - Ma vero?

La Cameriera - Sissignore, vero. Ero tornata, appena entrata in anticamera, la signora mi ha detto di uscire di nuovo.

Il Commissario - Come le ha detto, precisamente?

La Cameriera - Che vuole? Che ricordi tutte le parole?

Nagy - (lentamente) Antonietta, sei tu? . Sono io, signora . Va via. Voglio restar sola. Torna pi tardi. Va via, capisci? . Va bene, signora; torner pi tardi .

La Cameriera - Oh, cos, proprio cos! Le sue stesse parole... le mie stesse. (Guardando con occhi sbarrati l'avvocato, dopo una pausa) Ma allora... (avvicinandosi rapidamente al commissario, come per paura dell'altro) Allora... (Pausa).

Il Commissario - Avvocato, non risponde? Che Santo Stefano ci protegga tutti. Non risponde! E del resto c' poco da rispondere. Quelle parole non possono essere state riferite da nessuno... Lei era dunque nel salotto. Allora lei! (L'avvocato ha come una vertigine: si appoggia col dorso ad un tavolo, si porta la mano alla fronte). Ma cos chiaro, cos chiaro. Non avevo visto. Niente, niente, una benda sugli occhi. Non ci avrei pensato mai. Lei? Lei? L'uomo pi onorato della citt!

Nagy - (ha taciuto con gli occhi fissi a terra. Ad un tratto rialza il capo. Ha compreso che per il figlio non c' che una sola via di scampo, ed ha deciso) Se anche fosse stato un altro, ora vorrei essere stato io ad ucciderla. Se anche fosse stata colpita per altra ragione, vorrei che fosse morta per quel che ha fatto di mio figlio. Non mi capisce? Che importa? Lo sa che cosa mio figlio per me?... No, non lo sa. Ho perduto mia moglie quando egli non aveva che cinque anni... ed io non sono vissuto che per lui... sono stato tutto per lui, ed egli stato tutto per me... buono, onesto, diritto... ha imparato a lavorare accanto a me; fino a quando non giunta quella donna a prendermelo... Vede, quando quella l (indicando la cameriera) mi ha descritto le umiliazioni imposte a mio figlio e le parole crudeli che ha subito... e la speculazione su quella prima passione di ragazzo... e il pianto disperato di lui... e la sfrontata avidit dell'altra... io l'avrei uccisa... in quel momento... un'altra volta. Ora le dir, tutto... avvenuto cos, come le dir io... senza dubbio... cos! Se qualcuno ha detto il contrario, ha mentito, perch l'ho uccisa io... io... Sono salito da lei... le avevo chiesto un convegno per telefono. Lei ha sperato che io volessi regolare con denaro la cosa. Le ho chiesto di essere sola... non pensavo a violenze, mai, mai, nemmeno per un momento... non avevo armi. Volevo indurla ad andar via. Ero pronto a darle denaro, anche molto... a patto che andasse via dalla citt. Ha negato, ha ricordato che ero stato io ad assistere il marito nella separazione legale, che mi ero rifiutato di indurlo a riunirsi... ha presa la fotografia di Herzeg, l'ha fatta a pezzi, l'ha calpestata. Aveva traviato mio figlio, l'aveva strappato alla sua fidanzata, al suo tavolo di lavoro, lo aveva indotto a rubare... Le ho detto che mi sarei rivolto alla polizia, che il regno della legge stava per essere ristabilito... Ha capito... E' diventata una furia. Mio figlio... non l'avrebbe lasciato mai. Se fosse stata costretta ad andar via, mio figlio l'avrebbe seguita, era certa di questo, era il suo cane; l'avrebbe tenuto non perch ne avesse neanche un capriccio, ma perch doveva costringerlo a rubare prima al padre, poi agli altri... doveva svergognarlo innanzi a tutti, vendicarsi su lui del male che io le avevo fatto. Tra te, il padre, e me, l'amante, sceglier me perch egli ama la mia carne! . Si strappata la vestaglia. Era quasi nuda. Ho avuto un impeto di morte... ho stretto i pugni... le ho gridato un'ingiuria. Da un cassetto vicino al divano... ha buttato nastri e carte... ha preso una rivoltella nel fondo, sono riuscito ad afferrarla; un colpo partito... ho sentito un rumore di vetri sul pavimento. Era caduta sul divano, ansante, sudata; negli occhi lo scherno, sul volto un ghigno di sfida... un mostro di lussuria e di malvagit... avevo in mano l'arma... ho sparato. Io, io, e se anche qualcuno - il marito, l'amante - fosse venuto qui a dire d'essere stato lui... avrebbe mentito. Io, io solo, il padre! (Una pausa) Ora pu rilasciare mio figlio.

La Cameriera - Ah, cos eh? Tranquillamente ?

Il Commissario - Stia zitta, lei. Anzi, vada via. Oramai non ho pi bisogno di lei. Vada via.

La Cameriera - Magari! Dove voglio?

Il Commissario - Dove vuole!

La Cameriera - Lo dica a quelli di l che mi facciano uscire.

Il Commissario - (chiamando) Oskay, la donna pu andare !

La Cameriera - Ce l'ha con me perch sono stata io che l'ho scoperto.

Il Commissario - Oskay, buttala fuori! (// brigadiere afferra la donna per un braccio e la trascina fuori). Vampiri! (Una pausa). Avvocato, questa una delle ore pi dolorose della mia carriera. Mi pesa, mi pesa compiere questo dovere, mi creda; ma debbo compierlo. Lei lo sa.

Nagy - Mio figlio sar rilasciato?

Il Commissario - Subito. Non c' pi ragione di tenerlo.

Nagy - Mi permette di vederlo, prima?

Il Commissario - Non ho difficolt. (Suona, ed all'agente) Il giovane Nagy. (L'agente esce. Una pausa. Il commissario a disagio; vorrebbe parlare, poi si trattiene, finalmente) Io non so che dirle... sono un commissario di polizia... ma sono padre anch'io... Non le dir che ha fatto bene... non posso e non debbo... la vita bisogna rispettarla sempre... ma se ci un caso che possa essere perdonato... insomma, io, giudice, troverei modo di assolverla. Ah! L'ho detta! Anzi, per mio conto, aiuter il giudice a trovarlo.

Nagy - Grazie, commissario!

(Sulla porta appare l'agente).

Il Commissario - Avanti, avanti!

(Carlo si ferma un momento, poi si precipita nelle braccia del padre. I due restano abbracciati in silenzio, per qualche tempo. Il commissario, per darsi un contegno, riordina le carte).

Carlo - Non vero, pap, non vero!

Nagy - Lo so, figliolo, lo so. Anche il commissario si convinto.

Carlo - Si convinto?

Nagy - Che tu sei innocente. Torna allo studio, c' Rozsi.

Carlo - C' Rozsi?

Nagy - Tutto passato. T'aspetta!

Carlo - E, tu?

Nagy - Io debbo restare ancora col commissario.

Carlo - Perch?

Nagy - Ci sono molti punti da chiarire. Non so nemmeno se potr tornare questa notte.

Carlo - Taspetto?

Nagy - No, no. Domani... parleremo domani. Non tardare, va! (Carlo si avvia verso la comune, vi quasi giunto quando si volge ancora dubbioso verso il padre, temendo che qualche cosa non detta trattenga il padre. Ma questi ripete con un sorriso in cui stanchezza e tristezza) Domani... domani...

FINE

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