Uno strano imbroglio

Stampa questo copione

ATTO PRIMO

DINO DI GENNARO

UNO STRANO IMBROGLIO

COMMEDIA IN DUE ATTI

Settembre 2005

A Napoli ai giorni nostri.

Ad Angela

PERSONAGGI:

SALVATORE PERCUOCO: cinquantacinquenne, impiegato comunale in pensione; uomo tranquillo ed abitudinario, vedovo, ha sposato in seconde nozze una trentacinquenne che lo domina.

ASSUNTA PERCUOCO: sui cinquanta; sorella di Salvatore, donna di casa tranquilla e timorosa; si lascia trasportare dal desiderio di trasgressione, ma non ha il coraggio di mettere in pratica il tradimento.

ALFREDO LA NOTTE: sulla cinquantina; marito di Assunta, con lei gestisce la “pensione” che ama definire “famiglia”; tradisce la moglie con una ragazza molto assillante.

ELVIRA GRASSO: sui trentacinque;seconda moglie di Salvatore; le piacciono gli uomini molto maturi; ha un amante che non esita a portare in casa come pensionante. Opprime il marito, che comanda a bacchetta.

NICOLINO PERCUOCO: sui venticinque; figlio di Salvatore, fa il disk joekey e scrive rap; è patito fan di Jovanotti e ne canta continuamente l’ultimo successo.

MARIA PERCUOCO: suitrenta; figlia di Salvatore, fa la rappresentante di enciclopedie; non disdegna di portare in camera quello che crede il suo fidanzato.

MADDALENA TRIPPA: “ospite” della “famiglia”; sotto i cinquanta, zitella, cerca marito e si incontra con strani tipi conosciuti in chat.

RICCARDO SCARAMUZZA: “ospite” della “famiglia”; sulla settantina; libertino che batte ancora la cavallina, ma solo con donne non sposate e cha abbiano superato i sessant’anni.

AMILCARE RIGHETTI: altro “ospite” della “famiglia”; sessantacinquenne colonnello in pensione; divorziato, passa quasi tutta la pensione alla moglie per gli alimenti; non riesce mai a dormire in pace.

ISIDORO CARAMIELLO: sulla trentina, fa la guardia notturna; spasimante di Maria, che lo ignora e lo maltratta, non si dà mai per vinto.

OTTO SPLITZ: altro “ospite” della “famiglia”; sulla sessantina; amante di Elvira, si finge tedesco per non destare sospetti.

SUSANNA LUCE: altra “ospite” della “famiglia”; sui sessanta; moglie di Otto e amante di Riccardo.

GIGI LO TURCO: sui cinquantacinque; donnaiolo che ha adescato Maddalena in chat.                    

MICHELE BUONDI’: sulla cinquantina; marito geloso; cerca di punire Riccardo per aver circuito la moglie.

GIOVANNI SANTACROCE: Amico di Alfredo; sulla cinquantina; procacciatore di clienti per la “famiglia”

CICCIO CACCAVALLO: altro “ospite” della “famiglia”; sui quaranta, amante, ma non troppo, di Assunta.

RENATO FIORILLO: sulla trentina; “fidanzato” di Maria, è invece sposato.

NADIA LASECCA: sulla trentina; moglie di Renato ed amante di Alfredo.


ATTO PRIMO

Sala da pranzo di casa Percuoco. A sinistra, in prima quinta, la camera di Maria; in terza quinta, la camera di Otto. Sul fondo: a sinistra la comune, che dà sul corridoio dove sono: la cucina, il bagno, la camera di Assunta ed Alfredo, le camere di Maddalena e di Amilcare e la cameretta di Ciccio; al centro, la porta di ingresso; a destra, la camera di Riccardo. A destra, in terza quinta, la camera di Nicolino, in seconda quinta, la camera di Susanna e, in prima quinta, la camera di Elvira e Salvatore. L’arredo: a sinistra, in seconda quinta, una credenza; sulla sinistra, un divano a due posti e, a destra un tavolo da pranzo posto longitudinalmente alla scena; sul fondo della comune, un mobiletto da ingresso con specchio; quadri alle pareti e piante. All’apertura del sipario, sono in scena Assunta che serve la colazione a Maddalena seduta al tavolo.

SCENA PRIMA

(Assunta e Maddalena)

ASSUNTA        ‘Onna Matalè, ma ci volete proprio andare?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, che vi devo dire? Se ci ragiono sopra, penso che sarebbe meglio evitare… però la tentazione è troppo forte… qua non andarci significa rinunciare a un’occasione irripetibile!

ASSUNTA        Eh, irripetibile! Voi siete ancora giovane, una presenza ce l’avete… che bisogno avete di fare queste cose strane?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, qua’ cose strane? Mo’ fanno tutti quanti così! Modernizzatevi! Ma come, stiamo nel terzo millennio, in pieno duemilaecinque, e voi vi scandalizzate per così poco?

ASSUNTA        Non è che mi scandalizzo, ma voi lo sapete: io sono un tipo tradizionalista e queste diavolerie che si vedono oggi mi fanno un poco paura.

MADDALENA  Paura? E di che cosa? Oggi si fa tutto col computer, è l’era di internet, si fa tutto con un click: dovete prendere il treno o l’aereo? Un click e fate il biglietto! Dovete pagare una bolletta? Un click ed è subito fatto! Vi serve un’informazione? Un click e l’avete… ‘onn’Assù io non capisco come potete campare senza cliccare! E cliccate ‘nu poco pure vuje!

ASSUNTA        ‘Onna Matalè, io tengo cinquant’anne, aggio campato fino a mo senza… cliccà, come dite voi, e mi so’ trovata sempre bene, non mi manca niente.

MADDALENA  Mah! Io non saprei campare senza PC, io ci faccio tutto.

ASSUNTA        Pure quello che non dovreste fare!

MADDALENA  E che cosa non dovrei fare?

ASSUNTA        Lo sapete meglio di me: la cat!

MADDALENA  Eh, ‘o cane… la chat, si dice, la chat… e perché non dovrei? Lo fanno tutti: “se ci sei, sei su ci sei” e io ci sono, donna Assunta, ci sono: “Cuoreinfiamme”!

ASSUNTA        L’a’te miso ‘ncoppa ‘o ffuoco?

MADDALENA  Ma che dite? “Cuoreinfiamme” è il mio nick!

ASSUNTA        ‘O che?

MADDALENA  Aaaah… ‘onn’Assù, ma vi devo spiegare proprio tutto? Il nick, il nick-name! Sarebbe una specie di pseudonimo…

ASSUNTA        E a che serve?

MADDALENA  Uh, mamma mia! Quando si chatta, non si dice il proprio nome vero, ci si presenta col nick, così si rimane anonimi. Poi, quando si conosce una persona che ci interessa e si comincia a chattare sempre con lei, ci si presenta e da cosa nasce cosa…

ASSUNTA        E a voi è nata la cosa…

MADDALENA  Lupacchiotto… quanto è bello!

ASSUNTA        Lupacchiotto?

MADDALENA  È il nick no?

ASSUNTA        A già, il click…

MADDALENA  Qua’ click ‘onn’Assù, il nick!

ASSUNTA        Sì, vabbè, ma come fate a dire “quanto è bello” se non lo avete mai visto?

MADDALENA  La web!

ASSUNTA        ‘A che?

MADDALENA  Ah, ma site proprio ignorante! La web… la web cam…

ASSUNTA        E ched’è?

MADDALENA  Aaah… la web cam è una piccola telecamera collegata al PC e così ci vediamo mentre chattiamo…

ASSUNTA        Ma allora lo avete visto!

MADDALENA  Sì e no.

ASSUNTA        Come sarebbe sì e no, lo avete visto o no?

MADDALENA  L’ho visto e non l’ho visto…

ASSUNTA        Uh, mamma mia, se po’ sapè ch’avite visto?

MADDALENA  Mo  vi spiego: quello Lupacchiotto ha detto che vuole mantenere un alone di mistero e così, quando abbiamo attivato le web lui si è fatto vedere dal collo in giù…

ASSUNTA        Dal collo in giù… ma giù dove, ‘onna Matalè?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, ma che andate pensando? Per chi mi avete presa? Io certe cose non le faccio… lui stava a torso nudo e si è inquadrato fino alla vita… a dire il vero voleva scendere più giù, ma io ho detto che se lo faceva spegnevo il PC e allora ha desistito.

ASSUNTA        Vedete? Lo avete detto voi stessa che chissà che vi voleva far vedere… questo chissà chi è, non vi fidate! E poi come fate a dire che è bello, se avete visto solo il torso?

MADDALENA  E’ una montagna di muscoli, ‘onn’Assù… quanto è bello!

ASSUNTA        E lui vi ha visto a voi?

MADDALENA  Gli ho fatto vedere solamente le mani per mantenere pure io l’alone…

ASSUNTA        E lui che ha detto?

MADDALENA  Prima si è un poco incazzato, perché ha detto che uno solo doveva mantenere l’alone, poi si  è calmato e ha detto che lo intrigavo e che voleva conoscermi di persona…

ASSUNTA        E voi subito gli avete dato l’appuntamento…

MADDALENA  ‘Onn’Assù, ma per chi mi avete presa? Questo è successo un mese fa… l’ho fatto spanticare per un mese e poi finalmente ho ceduto… e mo non so se ci devo andare o no…

ASSUNTA        Ma perché vi siete dati appuntamento a quest’ora del mattino? In genere gli appuntamenti galanti si danno di sera…

MADDALENA  E quello Lupacchiotto di sera lavora, se volevo incontrarlo di sera, dovevo aspettare fino a domenica… onn’Assù, io non ce la facevo più ad aspettare!

ASSUNTA        Statemi a sentire: non ci andate! Che ne sapete quello che può succedere? Se ne sentono tante… e se quello è un maniaco e cerca di abusare di voi?

MADDALENA  (prende una bomboletta dalla borsa) E che so scema io? Io tengo lo spry: se poco poco ci prova, glielo spruzzo negli occhi e me ne scappo.

ASSUNTA        Ma non date retta, sentite a me, che bisogno avete di incontrare uno sconosciuto? Abbiate pazienza, vedrete che prima o poi, quando meno ve lo aspettate,  incontrerete l’uomo giusto per voi.

MADDALENA  ‘Onn’Assù, io è una vita che lo sto aspettando e quello non viene mai… io tengo quasi cinquant’anni, di questo passo mi faccio vecchia e nessuno mi piglia più… no, no, mo ci vado e succeda quello che deve succedere.

ASSUNTA        Allora avete deciso?

MADDALENA  Sì… Cuoreinfiamme va da Lupacchiotto (fa per andare)  ‘onn’Assù, ‘na muntagna ‘e muscoli!

ASSUNTA        Mi raccomando, state attenta, non vi fate portare in posti isolati, è pericoloso…

MADDALENA  ‘Onn’Assù, dipende… se quello è bello come penso e se io gli piaccio, potrei pure farci un pensierino… beh, io vado… fatemi gli auguri…

ASSUNTA        In bocca al lupo…

MADDALENA  Lupacchiotto, onn’Assù, lupacchiotto! (via dal centro) Quanto è bello… quanto è bello…

SCENA SECONDA

(Amilcare e detta, poi Elvira, Salvatore, quindi Maria)

AMILCARE       (entra dalla comune) Buona giornata a voi, signora Assunta, avete dormito bene?

ASSUNTA        Buon giorno, Colonnello… sì, grazie, ho dormito bene, ma perché me lo chiedete tutte le mattine se ho dormito bene?

AMILCARE       Poffarbacco, signora Assunta, ve lo chiedo perché non capisco come facciate a dormire bene con tutto quello che succede in questa casa di notte.

ASSUNTA        Colonnè, io tengo il sonno pesante e non sento niente.

AMILCARE       E io invece lo tengo leggero e tutte le notti alle due, quando rientra vostro nipote, finisco di dormire.

ASSUNTA        Colonnè, quello Nicolino torna alle due perché a quell’ora smette di lavorare.

AMILCARE       Sì, va bene, ma perché non va a dormire invece di parlare come uno scemo fino alle cinque?

ASSUNTA        Colonnè e quante volte ve lo devo spiegare? Nicolino il sabato fa il disk jokey in una discoteca e finisce alle cinque; gli altri giorni, nel periodo estivo, lavora nella cornetteria a via Roma, fa i cornetti di notte fino alle due, ma poiché è abituato ad andare a letto alle cinque, non riesce a prendere sonno e così si prepara il lavoro per il fine settimana.

AMILCARE       ‘Onn’Assù, e non può prepararselo a bassa voce?

ASSUNTA        E come fa? Quello, per non disturbare, sente la musica con la cuffia e con quel frastuono nelle orecchie, se non parla forte, non si sente.

AMILCARE       E meno male che non vuole disturbare!

ASSUNTA        Colonnè, però pure voi, visto che state in pensione e non tenete niente da fare, potreste andare a letto alle cinque e svegliarvi a mezzogiorno come fa Nicolino.

AMILCARE       E fino alle cinque che dovrei fare?

ASSUNTA        E che so? Per esempio potreste dare una mano a Nicolino a prepararsi il lavoro.

AMILCARE       Poffarbacco! E io mo, a sessantacinque anni, dopo una vita al servizio della patria, mi metto ad ascoltare la musica dei zulù e le chiacchiere di quello squilibrato di vostro nipote… ‘onn’Assù, ma vi sentite bene?

ASSUNTA        Colonnè, io un consiglio vi stavo dando… lasciamo stare che è meglio… che volete per colazione?

AMILCARE       Il solito the al latte con due fette biscottate, grazie.

ASSUNTA        E accomodatevi che ve lo preparo.

AMILCARE       (siede al tavolo) E la signorina Maddalena stamattina non fa colazione?

ASSUNTA        La signorina Maddalena è già uscita, aveva un appuntamento.

AMILCARE       Ah! Un appuntamento mattiniero… e chi è questa volta il malcapitato?

ASSUNTA        Lupacchiotto!

AMILCARE       È andata allo zoo?

ASSUNTA        Qua’ zoo, Colonnè, è uno che ha conosciuto su internet.

AMILCARE       E si chiama Lupacchiotto?

ASSUNTA        Quello è il click, Colonnè, lo pseudonimo… (via in cucina)

AMILCARE       Mah! Che tempi!

ELVIRA             (entra dalla prima a destra) Buon giorno, Colonnello, avete dormito bene stanotte?

AMILCARE       Signora Elvira, avevo appunto detto a vostra cognata che col chiasso che fa Nicolino è impossibile dormire.

ELVIRA             Nicolino? Io non ho sentito niente, Colonnè, forse voi avete il sonno leggero…

AMILCARE       Mo magari è pure colpa mia…

SALVATORE   (fa capolino dalla prima a destra) Elvira, ma dove sta il pantalone marrone?

ELVIRA             Si deve stirare!

SALVATORE   Come, “si deve stirare”? Ti avevo pregato di farmelo trovare pronto stamattina perché me lo dovevo mettere…

ELVIRA             E non ho avuto tempo… mettiti quello blu…

SALVATORE   Gué, fosse ‘na vota che avessi tempo per me! Ma dico io, uno che la tiene a fare la moglie se non se ne può servire?

ELVIRA             (irata) Salvatò, ma tu overo faje? Vide ‘e nun te fa’ vattere stammatina!

SALVATORE   Calma… calma… io ‘nu cazone stirato vulevo… va bene, mi metto quello blu… (via)

AMILCARE       Poffarbacco! Che uomo energico!  

MARIA              (entra dalla prima a sinistra; ha premura) Ciao, Elvira, per favore, dammi il latte che ho fatto tardi …

ELVIRA             Che novità: tu fai tardi tutte le mattine… aspetta che te lo vado a prendere. (via dalla comune)

MARIA              (siede al tavolo col colonnello) Buon giorno, Colonnello, avete dormito bene?

AMILCARE       Signorina, io non capisco perché tutti quanti mi facciate questa domanda inutile…

MARIA              Colonnè, perché inutile?.. non capisco…

AMILCARE       Signorina Maria, voi volete sapere se ho dormito bene, il ché implica che io abbia dormito… e secondo voi in questa casa si può dormire?

MARIA              Colonnè, io una domanda di cortesia vi ho  fatto, che ne so che voi soffrite di insonnia… io per esempio ho dormito tanto bene che stamattina ho preso sonno e sto facendo tardi… (ad alta voce) arriva questo latte?

ASSUNTA        (entra dalla comune e serve la colazione al Colonnello) Qua sta il the… qua le fette biscottate… e qua il latte.

AMILCARE       Grazie, signora Assunta, sempre gentile…

ELVIRA             (entra dalla comune e da il latte a Maria) La baronessa è servita, comanda altro?

MARIA              Uh, Elvì…

AMILCARE       Cose da pazzi: io soffro d’insonnia? Poffarbacco! Devo essere pure preso in giro, dopo una vita che ho messo tutti sugli attenti…

ASSUNTA        Colonnè, e comme ‘a state facenno longa, vuie e ‘stu durmì!

AMILCARE       Voi avete regione che la mia pensione se ne va quasi tutta per gli alimenti a mia moglie e col poco che mi resta non posso permettermi un affitto di casa, così sto qua da voi perché vi prendete seicento euro al mese per la camera e il vitto, se no, poffarbacco, già me ne sarei andato…

ASSUNTA        Colonnè, lo avete detto: seicento euro per la camera e il vitto… e voi con seicento euro pretendete pure di dormire?

AMILCARE       Ma perché, per dormire ci vuole l’extra?

ASSUNTA        Colonnè, voi siete padrone di dormire quando volete, però dovete adattarvi alle regole della casa.

AMILCARE       E quali sarebbero queste regole?

ASSUNTA        Che i padroni di casa fanno quello che vogliono e gli ospiti non  si devono lamentare. (via dalla comune)

AMILCARE       Signora Elvira, ma che tiene vostra cognata stamattina?

ELVIRA             Colonnè, che deve tenere? Quella ha ragione! Voi e il dormire state facendo una tragedia… e questo che cos’è? Ma lo sapete che state diventando proprio scocciante? (via dalla comune)

AMILCARE       (a Maria) Poffarbacco! Sono pure scocciante?

MARIA              (alzandosi) Colonnè, che volete da me?.. io ho fretta…

uella ha ragione, voi state facendo una tragediaq

SALVATORE   (entra dalla prima a destra) Buon giorno, Colonnello, avete dormito bene?

AMILCARE       (rabbioso) Sì, una bellezza!

SALVATORE   (sottovoce a Maria, che si avvia al centro) Ma ch’ha passato?

MARIA              (a voce alta) Io esco! (via)

SALVATORE   Questa è un’altra che mi tiene in grande considerazione… (a voce alta) Elvira, mi prepari la colazione?

ELVIRA             (d. d.) E che sono la tua serva? Se la vuoi te la prepari da te!

SALVATORE   Grazie, scusa tanto.

AMILCARE       Signor Percuoco, ma stamattina vostra moglie sta più nera del solito?

SALVATORE   Nera? Voi non avete ancora visto niente… stamattina sta grigio perla!

AMILCARE       Senza contare vostra sorella… Signor Percuoco, ma come fate a resistere?

SALVATORE   E che vi devo dire? Vedete, uno dopo, tanti anni, ci fa l’abitudine…(siede al tavolo del colonnello) dovete sapere che con la mia prima moglie, la buonanima di Caterina, era ancora peggio: se mi permettevo di lamentarmi di qualcosa, prima urlava come una pazza e poi entrava in sciopero alimentare.

AMILCARE       Sciopero alimentare?

SALVATORE   Lei così lo chiamava: per un paio di giorni cucinava per sé e per i bambini e a me mi lasciava digiuno…

AMILCARE       Ah! E voi?

SALVATORE   E che potevo fare? Dicevo che andavo a comprare le sigarette e mi andavo a mangiare qualcosa di nascosto in rosticceria.

AMILCARE       Di nascosto?

SALVATORE   E per forza! Quella, se scopriva che mangiavo quando stava in sciopero, si inventava chissà quale altra punizione… santa donna! Pace all’anima sua… quando morì sei anni fa, per il grande dispiacere mi andai a fare una mangiata tale, che presi una indigestione…

AMILCARE       E voi dopo una esperienza del genere vi andate a risposare?

SALVATORE   E che vi devo dire, Colonnè? Col tempo uno le cose se le scorda, così, quando dopo un anno conobbi Elvira e cominciai a frequentarla, mi innamorai di lei e lei di me… Colonnè, era così giovane, bella, piena di vita… pensate che tiene solo cinque anni più di mia figlia… io non volevo legarla a me che potevo esserle padre, ma lei disse che i suoi coetanei non le interessavano, che le piaceva l’uomo maturo e che, anzi, io ero pure troppo giovane… era dolcissima… e così  la sposai… Colonnè, potevo mai immaginare che mi avrebbe fatto la stessa riuscita di Caterina?  E così mi sono rassegnato…

AMILCARE       Povero signor Percuoco!

SALVATORE   E perché, povero? Colonnè, io sono un tipo che si abitua a tutto… che so, io non sopportavo gli occhiali; a un certo punto mi sono accorto che non ci vedevo bene… mi sono messo gli occhiali e ci ho fatto l’abitudine… odiavo le medicine, ho scoperto di avere l’ipertensione e mi sono abituato a pigliarmi le pillole mattina e sera… in macchina non sopportavo la cintura di sicurezza; l’hanno resa obbligatoria ed io mi sono abituato alla cintura e non mi scordo mai di metterla… come vedete ci si può abituare pure alle cose più fastidiose. (si versa un bicchiere di latte)

AMILCARE       E così vi siete abituato pure alla vostra seconda moglie…

SALVATORE   Colonnè, nella vita bisogna operare delle scelte: voi avete scelto di divorziare e che ne avete ricavato? Vostra moglie si mangia quasi tutta la pensione; io invece ho scelto di abituarmi a sopportarla.

AMILCARE       Sì, ma vostra moglie non vi riempie di corna come faceva la mia!

SALVATORE   Colonnè, ci si abitua anche a quelle! (suonano alla porta)

ELVIRA             (d. d.) Salvatore, vai ad aprire!

SALVATORE   Subito, tesoro! (va ad aprire)

AMILCARE       Permettete, signor Percuoco, io vado a vedere se riesco a dormire un poco. (via dalla comune)

SCENA TERZA

(Isidoro e detto, poi Assunta, poi Riccardo, Elvira, Nicolino, Amilcare)

ISIDORO          (entra dal centro con mazzolino di fiori) Buon giorno, don Salvatore, Mariuccia ci sta?

SALVATORE   Isidò. Mi dispiace, ma ti è andata buca pure stamattina: è uscita due minuti fa.

ISIDORO          Uh… ho fatto tardi per comprare i fiori…

SALVATORE   Isidò, ma quante volte te lo devo dire che ti devi rassegnare? Tu sei un gran bravo ragazzo, sei educato, gentile, ossequioso e mi dispiace vederti soffrire ma a Maria è meglio che te la scordi: non ti vuole!

ISIDORO          Don Salvatò, ma che dite? Seh, non mi vuole… quella la ragazza non se ne è ancora accorta, ma pure lei è innamorata di me e prima o poi se ne accorgerà!

SALVATORE   Overo? E tu come lo sai?

ISIDORO          Uh, uh, uh… come lo so? Ma è così evidente: don Salvatò, quella ogni volta che mi vede mi saluta!

SALVATORE   Ah! E poi?

ISIDORO          Poi che cosa?

SALVATORE   Dopo che ti ha salutato, che fa?

ISIDORO          Ah… si volta e se ne va!

SALVATORE   E tu, solo perché ti saluta, pensi che sia innamorata di te? Isidò, pure io, se ti vedo, ti saluto, ma ti assicuro che non ti amo.

ISIDORO          Sì, don Salvatore, ma voi non sapete come mi saluta Mariuccia!

SALVATORE   Che ti fa “ciao ciao” con la manina?

ISIDORO          Eeh! Quella quando mi vede mi sorride e mi dice: “Gué, Isidoro nostro ha superato un’altra nottata… e bravo… ma prima o poi…”  capite, don Salvatore, “prima o poi…” secondo voi che significa?

SALVATORE   E sì, hai proprio ragione, è innamorata di te e non se ne è ancora accorta… forse se ne accorgerà la mattina che non ti svegli.

ISIDORO          Chi lo sa?

ASSUNTA        (entra dalla comune) Gué tu stai un’altra volta qua?

ISIDORO          Buon giorno signora Assunta, mi sono permesso di portare questo piccolo omaggio floreale a Mariuccia, ma non ci sta…

SALVATORE   Assù, mettili tu in un vasetto e portali in camera di Maria.

ISIDORO          Sì, grazie, signora Assunta, quella così Mariuccia è contenta quando torna e li trova.

ASSUNTA        Sì, per la grande gioia ‘e gghietta ‘int’’a munnezza.

ISIDORO          Uh, uh, uh, siete sempre spiritosa, signora Assunta.

ASSUNTA        Isidò, ma non tieni niente di meglio da fare?

ISIDORO          E che tengo da fare? Io lavoro di notte, lo sapete, faccio il guardiano notturno e di giorno non ho impegni…

SALVATORE   Scusa, Isidò, ma quando dormi?

ISIDORO          Ah, io dormo poco, mi bastano quelle cinque o sei ore che mi faccio sul lavoro...

SALVATORE   Sul lavoro?

ISIDORO          E sì, quello al centro direzionale non succede mai niente…

RICCARDO      (entra dal fondo a destra sbadigliando) Uaaah… buongiorno a tutti quanti… jammo bello, ‘onn’Assù, dateme ‘nu bellu cafè!

ASSUNTA        Signor Riccardo, come siamo eleganti stamattina, avete un altro appuntamento galante?

RICCARDO      ‘Onn’Assù, e che volete fare? Quelle alle femmine ci piace l’uomo esperto e io, modestamente lo songo!

SALVATORE   ‘On Riccà, avete trovato un’altra ragazzina di settant’anni?

RICCARDO      ’On Salvatò, vui pazziate, ma ‘o ssapite che la femmina raggiunge il massimo dell’eroticità tra i sessantacinque e i settantacinque anni? A me ‘e guaglione ‘e quaranta, cinquant’anne non mi interessano, so’ ‘nzipete, nun me danno sfizio... pigliate invece ‘na bella settantenne: chella è capace ‘e ve cunsumà e lasciarve muorto ‘nterra.

ASSUNTA        Signor Riccardo, e voi ce la fate ancora a farvi consumare? Non avete paura di restare “muorto ‘nterra”?

RICCARDO      ‘Onn’Assù, vui site troppo piccerella e nun ve pozzo da’ ‘na dimostrazione, ma fidatevi: Riccardo Scaramuzza ha atterrato ‘e meglie femmene e a sittant’anne se fide ancora d’’o ffa’!

SALVATORE   Assù, non intrometterti nei discorsi dei grandi, va a pazzià, va’!

RICCARDO      Qua’ pazzià, chella m’hadda fa’ ‘o ccafè!

ISIDORO          Signor Riccardo, voi che siete esperto di donne, mi potreste dare qualche consiglio per conquistare Mariuccia?

RICCARDO      E comme no? Allora, figliu mio, ‘a primma cosa ch’hê ‘a fa’, t’hê ‘a fa’ fa’ ‘na faccia nova, pecché cu’ chella ca tiene puo’ solo fa’ ‘a parte d’’o scemo pe’ fa’ ridere ’e ccriature!

ISIDORO          Don Riccardo, voi scherzate sempre!

RICCARDO      No, no, qua’ scherzà, io faccio overamente, me te si maje guardato ‘int’’o specchio?

ISIDORO          Certo, lo faccio tutte le mattine e sono soddisfatto di ciò che vedo.

RICCARDO      E chisto è ‘o guaio, figliu mio!

ASSUNTA        Signor Riccardo, ecco il caffè.

RICCARDO      Grazie, picceré, quanno ve facite grossa venite addu Riccardo Scaramuzza che ve fa divertì.

SALVATORE   ‘On Riccà, chella mia sorella tiene cinquant’anni, quando se fa grossa voi non ci sarete più.

RICCARDO      E chi v’ha ditto ‘sta fessaria? Quanno ‘a sora vosta farrà sittant’anne, io sarò un giovanotto novantenne ca se fide ancora d’’o ffa’.

ISIDORO          Allora, signor Riccardo, non mi date nessun consiglio?

RICCARDO      Hê maje penzato seriamente ‘e t’accidere?

SALVATORE   Eh, quella sarebbe una soluzione…

ISIDORO          Va bene, ho capito, qua mi pigliate solo in giro, ma io vi farò vedere che a Mariuccia me la sposo.

RICCARDO      ‘O vvi’ ca nun si buono a niente? Le femmine non si sposano, si usano! Quanno te spuse a’ ‘na femmina, hê fernuto ‘e campà, hê perzo ‘a libertà e fernisce pure ‘e fa’ ‘o zzuchetozzù pecché tene sempe ‘e dulure ‘e capa.

SALVATORE   Don Riccà, ma allora voi non vi siete mai sposato?

RICCARDO      Io? Ma fusseve pazzo? ‘On Salvatò, a me me piaceno ‘e femmene, no ‘e mastugiorge e “mugliera” significa mastugiorgio! Mo feciteme j’ si no faccio tarde all’appuntamento… ma sta aspettanno ‘na pullanchella ‘e sissant’anne… è di primo pelo… penzo che l’aggia ‘mparà io tutte cose…

ISIDORO          Me ne vado pure io… arrivederci, donna Assunta, statevi bene… papà.

SALVATORE   Isidò, vide addò eh ‘a j’!

RICCARDO      ‘Onn’Assù, mi raccomando, oggi a pranzo, una cosa sostanziosa, pecché stammatina faticarraggio assai! Statevi bene! (si avvia al centro seguito da Isidoro)

ISIDORO          Don Riccardo, scendo con voi… (via)

RICCARDO      Guagliò, nun te fruscià: ‘e femmene nun so’ cosa pe’ te… (via)

ASSUNTA        E bravo a papà, hai fatto un altro figlio.

SALVATORE   Seh, staje fresca: si Isidoro era figlio a me ‘o sciuglievo ‘o vellicolo.

ELVIRA             (entra dalla comune) Salvatore, stai scendendo?

SALVATORE   No, veramente dovrei ancora fare colazione.

ELVIRA             Bene, allora vammi a comprare il mascara che l’ho finito!

SALVATORE   Ma io non stavo scendendo.

ELVIRA             Appunto: non stavi scendendo prima, stai scendendo adesso. c‘è qualche problema?

SALVATORE   No, cara, nessun problema… che ti devo comprare?

ELVIRA             Ah, ma sei ottuso? Il mascara! Devi andare alla profumeria all’angolo e farti dare un astuccio come questo, va bene così?

SALVATORE   Va benissimo, cara, vado subito, tesoro… (fa per andare)

ELVIRA             Aspetta! Dove vai? Dopo devi andare in lavanderia a ritirare il mio vestito rosso… qua sta la bolletta…

SALVATORE   Va bene, amore mio, vado… (fa per andare)

ELVIRA             Dove vai? Non ho finito! Dopo devi andare a casa di Rosaria che ti deve dare un pacchettino per me… mi raccomando, non lo aprire che sono cose femminili.

SALVATORE   Va bene, bambolotta mia… vado… (fa per andare)

ELVIRA             Gué ma vaje ‘e pressa? Tornando tornando, passa per il giornalaio e comprami “Bella”, “Donna moderna” “Grand’hotel” e “Confidenze”.

SALVATORE   (resta immobile con espressione interrogativa)

ELVIRA             E te vuo’ movere?

SALVATORE   Non serve nient’altro?

ELVIRA             Vai, muoviti!

SALVATORE   I tuoi desideri sono ordini! (fa per andare)

ASSUNTA        Aspè, Salvatò, passa da don Gioacchino il salumiere e fatti dare tre chili di spaghetti.

SALVATORE   (sbuffa) Va bene! (fa per andare)

ASSUNTA        Ah, pure due pelati da un chilo.

SALVATORE   (a voce alta) Neh, guardate che io sto scendendo! A qualcuno serve qualcosa? Posso andare?

NICOLINO        (d. d.) Me serve ca te staje zitto e me faje durmì.

ASSUNTA        Ecco! Hai vegliato quella creatura! Mo sei contento? Va’, va’ e non ti scordare gli spaghetti ed i pelati…

ELVIRA             E il mascara, il vestito in lavanderia, il pacchetto da Rosaria, “Bella”, “Donna moderna” “Grand’hotel” e “Confidenze”.

NICOLINO        (entra dala seconda a destra) E visto che mi hai svegliato, ti trovi, comprami un pacchetto di Marlboro…

AMILCARE       (fa capolino dalla comune) Signor Percuoco, visto che qua non si fa altro che strillare, per favore potete passare per la farmacia e comprarmi un paio di tappi per le orecchie, così spero di poter dormire!

SALVATORE   Basta, basta… non ce la faccio più, me ne vado, me ne vado prima che vi viene in mente qualche altra cosa!

AMILCARE       Non vi scordate i tappi! (via)

SALVATORE   (fa per uscire ma si scontra con Alfredo che entra) Ma insomma me ne facite i’ o no? (via dal centro)

SCENA QUARTA

(Alfredo e detti, poi Maddalena e Gigi)

ALFREDO        (entrando dal centro) Ma ch’ha passato?

ASSUNTA        E chi lo capisce a tuo cognato!

ALFREDO        Veramente prima sarebbe tuo fratello… buon giorno Elvì… guè, Nicolino, stamattina sei caduto dal letto?

NICOLINO        ‘O zi’, chillo papà alluccava comme ‘a nu pazzo e m’ha scetato… (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…

ASSUNTA        Nicolì, ‘a fernisce cu’ ‘sta lagna?

NICOLINO        ‘A zi’, e tu famme ‘a zuppa ‘e latte…

ALFREDO        Niculì, si nun ‘a fernisce te faccio io ‘na faccia tanta, tanta tanta, tanta tanta…

NICOLINO        E ti pareva… i soliti vecchi che non capiscono la musica giovane… e poi quante volte vi devo dire di smetterla con questo “Niculì” io sono D.J. Nick, mettetevelo bene in testa… ‘a zi’ quando è pronta la colazione, chiamami… io mi vado a vestire… (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via in camera sua)

ALFREDO        Uno ‘e ‘sti juorne veramente m’’o levo ‘o sfizio d’’o piglià a pacchere.

ELVIRA             Alfredo, Nicolino ha ragione… quanto sei pesante! E cerca di ringiovanire un poco… qualche sabato sera porta Assunta a sentire Nicolino in discoteca così ballate un poco e vi divertite…

ASSUNTA        Elvì, io l’ho detto c’’a capa nun t’aiuta… io e Alfredo in discoteca…

ELVIRA             E che male c’è? Anzi, sai che ti dico? Mo convinco a Salvatore di portarmici.

ALFREDO        Hê truvato! Se io sono vecchio, Salvatore è ‘o nonno mio…

ELVIRA             Alfredo, ma non lo sai che Salvatore fa tutto quello che dico io?

ALFREDO        Tutto quello che gli ordini, vorrai dire…

ASSUNTA        Alfré, allora?

ALFREDO        Tutto a posto, Assù: ho parlato con Santacroce e mi ha assicurato che il tedesco è una persona affidabile e tranquilla; poi si deve trattenere solo un paio di mesi, così non c’è     nessun problema.

ASSUNTA        E per il pagamento?

ALFREDO        Anche su questo non c’è problema: paga due mesi anticipati: mille e duecento euro sull’unghia.

ELVIRA             Allora abbiamo un altro ospite? E quando arriva?

ALFREDO        Santacroce ha detto in mattinata, quindi da un momento all’altro sta qua.

ASSUNTA        Allora, Elvì, è meglio che andiamo a preparare la camera, vieni… Alfré, prepara tu la colazione a Nicolino, per favore. (via con Elvira dalla seconda a sinistra)

ALFREDO        E prepariamo la colazione! (via dalla comune)

MADDALENA  (entra dal centro con Gigi) Entra, Lupacchiotto, accomodati, io faccio in un attimo…

GIGI                  Magda, non siamo più in chat, chiamami Gigi, per favore.

MADDALENA  Va bene Lupac… Giogiotto, i tuoi desideri sono ordini… io vado a cambiarmi, aspettami qua.

GIGI                  E non posso venire con te?

MADDALENA  Birbaccione che non sei altro, e che faccio, mi spoglio davanti a te?

GIGI                  Sì, sì, andiamo mi piace.

MADDALENA  E secondo te io mi spoglio davanti ad uno sconosciuto? Per chi mi hai presa?

GIGI                  Ma io non sono uno sconosciuto, sono  Giggino tuo bello… e poi ci conosciamo in chat da tanto tempo che ormai tra di noi non dovrebbero esserci più barriere.

MADDALENA  Hai ragione, Lup… Gigiottino, ma sai, io sono timida, ho bisogno di tempo…

GIGI                  Dai, Cuoreinfiamme, lo sai che hai acceso un fuoco anche in me… andiamo ina camera tua a spegnerlo, sii la mia vigilessa del fuoco!

MADDALENA  Ah, ah, ah… tu mi puoi chiamare Cuoreinfiamme ed io non posso chiamarti Lupacchiotto?

GIGI                  Chiamami Lupacchiotto, chiamami Gigiotto, chiamami come vuoi, ma portami in camera tua, io non ce la faccio più!

MADDALENA  Dai, non fare il bambinone, abbi pazienza che prima o poi verrà il momento e ti porterò in paradiso!

GIGI                  Sì, sì, Magda, portami in paradiso, ma prima spegni l’incendio che c’è in me, pompiera!

MADDALENA  Sì, sarò la tua pompiera, ma devi avere pazienza, devi aspettare… assettate ‘lloco, lieggete ‘o giurnale e aspetta! (via dalla comune)

GIGI                  Allora mi vuoi proprio lasciare solo?

MADDALENA  Un minutino e sono da te, Lupacchiottolottolino!

GIGI                  Fai presto, Couorinfiammolina!  (siede ad un tavolo) ‘A verità, mi aspettavo qualcosa di meglio… e se fa pure attennere… Mah! ‘Ntiemp’’e tempesta, ogni pertuso è porto…(prende un giornale) E leggiamoci il giornale!

ASSUNTA        (entra dalla seconda a sinistra, vede Gigi e si blocca) Buon giorno.

GIGI                  Buon giorno.

ASSUNTA        Voi siete il tedesco?

GIGI                  No, sono Lo Turco.

ASSUNTA        Ma noi aspettavamo un tedesco…

GIGI                  E non sono io.

ASSUNTA        Ma siete turco?

GIGI                  Sono Lo Turco.

ASSUNTA        Allora Santacroce si sarà sbagliato.

GIGI                  Se lo dite voi…

ASSUNTA        Comunque la camera è quasi pronta, mia cognata sta finendo di prepararla.

GIGI                  La camera?

ASSUNTA        Sì, la camera, perché?

GIGI                  Perché io me ne vado subito.

ASSUNTA        Ah, no, non scherziamo proprio, voi dovete restare due mesi almeno.

GIGI                  Due mesi? E a fa’ che?

ASSUNTA        Ah, questi sono fatti vostri a me basta che mi date i 1200 euro, poi potete fare quello che volete… sempre nei limiti del consentito, s’intende.

GIGI                  Né, signò, e perché vi dovrei dare questi soldi?

ASSUNTA        Perché questi erano i patti.

GIGI                  Quali patti, scusate?

ASSUNTA        I patti con Santacroce.

GIGI                  ‘N’ata vota ‘stu Santacroce?

ASSUNTA        Ma siete sicuro di non essere tedesco?

GIGI                  Signò, sono Lo turco.

ASSUNTA        Eppure è strano, come ha fatto Santacroce a prendere un turco per tedesco?

MADDALENA  (entra dalla comune) Eccomi qua, Lupa… caro Gigi.

ASSUNTA        Gigi? Ma voi lo conoscete?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, è lui!

ASSUNTA        Lui chi?

MADDALENA  Ma come, vi siete scordata? E’ Lupacchiotto!

ASSUNTA        Lupacchiotto?

GIGI                  Ti prego, chiamami Gigi, per favore, specie davanti ad estranei…

ASSUNTA        Ma allora non siete l’amico di Santacroce?

GIGI                  Signò, ma qualu Santacroce? Io sono amico di Magda.

ASSUNTA        Magda? E chi è?

MADDALENA  Sono io no?

ASSUNTA        Ma avevate detto che siete turco.

GIGI                  Ho detto Lo Turco, signò, sono Gigi Lo Turco.

ASSUNTA        Allora è vero che non siete il tedesco… e quando me lo dicevate?

GIGI                  Signò, ma ve lo sto dicendo da mezz’ora che non sono tedesco, io so’ cchiù napulitano ‘e vuie!

ASSUNTA        Io nun ce capisco cchiù niente… (a Maddalena) allora questo sarebbe Lupacchiotto?

MADDALENA  Sì!

ASSUNTA        E ‘a montagna ‘e muscole l’ha lasciata a’ casa?

MADDALENA  Ah, quello mi aveva fatto uno scherzo, aveva inquadrato la fotografia di un amico suo atleta… ma è bello lo stesso, non vi pare?

ASSUNTA        Eeeh… e come mai lo avete portato qua?

MADDALENA  Sono salita un momento per cambiarmi la camicetta, al bar mi era caduto il caffè addosso, così l’ho fatto salire con me, ma ora ce ne andiamo.

ASSUNTA        Per me potete pure restare, basta che non ve lo portate in camera, sapete che noi ci teniamo alla moralità.

MADDALENA  ‘Onn’Assù, qua’ camera? Io l’ho appena conosciuto… per chi mi avete presa?

NICOLINO        (entra dalla seconda a destra) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” E’ pronta la colazione?

ASSUNTA        Te la sta preparando zio Alfredo.

NICOLINO        (a voce alta) ‘O zi’, arriva ‘sta zuppa ‘e latte? (siede al tavolino; a Gigi) Buongiorno, io sono D.J. Nick e voi?

GIGI                  Io no!

NICOLINO        Uh, Uh, Uh… finalmente un tipo spiritoso! Perché non mi venite trovare in discoteca, possiamo fare un bel duetto io e voi… sapete cantare? (impedendo a Gigi di parlare) No? Non importa, tanto il Rap è facile… provate insieme a me: “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

GIGI                  Matalè, ma addò m’hê purtato? Chesta è a casa d’’e pazze!

MADDALENA  Scusalo, Giogiotto, quello il ragazzo è esuberante…

GIGI                  ‘A signora mi piglia pe’ tedesco, il ragazzo è esuberante… io non ci capisco più niente…

ASSUNTA        Scusate signor Lo turco, è stato un equivoco, gli amici della signorina Maddalena sono sempre ben accetti in questa casa.

GIGI                  Grazie, ma forse è meglio che togliamo il disturbo.

MADDALENA  Sì, andiamo, Lupac… Gigiottino, ci facciamo una bella passeggiata.

GIGI                  Arrivederci, signora e salutatemi a Girolamo Santacroce. (via dal centro con Maddalena)

ASSUNTA        Statevi bene… (chiude la porta) famme vedé se Elvira ha finito la camera. (via dal fondo a sinistra)

ALFREDO        (entra dalla comune con vassoio) Il signorino è servito.

NICOLINO        Grazie, zio, ma non dire così, lo sai che tu non servi.

ALFREDO        Mo te jetto ‘a coppa abbascio!

NICOLINO        Ma zio, non sai stare allo scherzo? Ma quando ringiovanisci un po’?Perché sabato non porti la zia in discoteca, ti faccio entrare gratis e ti faccio vedere che cos’è la vera vita!

ALFREDO        Niculì, si ‘a vita è sentì a te che strilli int’’a ‘nu microfono ‘ncopp’’a ‘na specie ‘e musica d’’e zulù, io preferisco murì. (bussano alla porta, va ad aprire)

SCENA QUINTA

(Michele e detti)

MICHELE         (entra dal centro) Buon giorno, abita qui un certo Riccardo Scaramazza?

ALFREDO        Veramente sarebbe Scaramuzza, ma fa lo stesso… si abita qui, ma ora è uscito.

MICHELE         Ah! È uscito… e non sapete quando torna?

ALFREDO        Veramente non lo so, ma voi chi siete, scusate?

MICHELE         Avete ragione, scusate, non mi sono presentato… io mi chiamo Michele Buondì…

ALFREDO        E io mi chiamo Alfredo La Notte.

MICHELE         La Notte? Vi chiamate proprio  La Notte?

ALFREDO        Perché, vi dispiace?

MICHELE         No, solo cho io mi chiamo Buondì e pensavo che volevate scherzare.

ALFREDO        Sentite, signor comevichiamate, qua non abbiamo tempo per scherzare… vi ho già detto che il signor Scaramuzza è uscito e non so quando torna, perciò non posso fare niente per voi.

MICHELE         E invece sì!

ALFREDO        Sì cosa?

MICHELE         Potete fare molto per me.

ALFREDO        Non vedo come…

MICHELE         Sentite, voi mi dovete aiutare: io devo sapere!

ALFREDO        Sapere cosa?

MICHELE         Devo sapere se ho le corna!

ALFREDO        E ‘o vvulite sape’ ‘a me?

MICHELE         No, però voi potete aiutarmi a scoprirlo: io credo che mia moglie abbia una relazione con Scardamazza.

ALFREDO        È sempre Scaramuzza, ma scusate, posso farvi una domanda?

MICHELE         Ma vi prego!

ALFREDO        Vostra moglie quanti anni ha?

MICHELE         Mia moglie? Ha 48 anni, perché?

ALFREDO        Allora vi garantisco che non avete le corna!

MICHELE         Siete sicuro? E come fate a dirlo?

ALFREDO        Veramente non sono sicuro che non siate cornuto, ma sono certo che se avete le corna, vostra moglie non ve le ha fatte con don Riccardo.

MICHELE         No, non è possibile, quel farabutto le ha telefonato ed io l’ho sentita con le mie orecchie che diceva: “Riccardo Scamaruzza, mi hai stregata, non vedo l’ora di fare l’amore con te”

ALFREDO        Vedete che ho ragione?  Non l’hanno ancora fatto e non lo faranno mai.

MICHELE         Ma come fate a dirlo?

ALFREDO        Sentite, amico, probabilmente don Riccardo non sa ancora l’età di vostra moglie, ma appena la saprà, state certo che ve la rimanda a casa senza toccarla neanche con un dito.

MICHELE         Siete sicuro?

ALFREDO        Come sono sicuro di chiamarmi Alfredo La Notte! Riccardo Scaramuzza  va a letto solo con chi ha superato i sessant’anni, non prende neppure in considerazione una bambina di 48 anni.

NICOLINO        Ha ragione lo zio, don Riccardo dice che chi va con le femmine di meno di sessant’anni è pedofilo… però, secondo me, voi le corna le tenete lo stesso.

MICHELE         E tu come lo sai?

NICOLINO        Uh, e tanto ce vo? Se vostra moglie ha detto che non vede l’ora di fare l’amore con lui, pure se non lo fa perché don Riccardo la rifiuta, comunque è una zoccola e quindi voi siete cornuto.

ALFREDO        Nicolino, ma come ti permetti di offendere il signore!

NICOLINO        ‘O zi’, che ci posso fare io se quello ha le corna?

ALFREDO        E continui?

MICHELE         No, no, lasciatelo stare, il ragazzo ha ragione: io tengo le corna… e se le tengo è comunque grazie a quel disgraziato di Riccardo Scassamazza e per questo me la deve pagare!

ALFREDO        Sentite, voi fate quello che volete, ma fuori di casa mia… ma, a proposito, come avete fatto ad arrivare qua?

MICHELE         Sarò cornuto, ma non sono scemo! Ho letto sul “chi è” il numero che aveva chiamato, ho visto a chi era intestato ed eccomi qua.

ALFREDO        Sì, va bene, ma come vi dicevo, ora è meglio che ve ne andate e risolvete i vostri problemi con Scaramuzza fuori da questa casa.

MICHELE         E come faccio? Io non l’ho mai visto… vi prego, ditemi almeno a che ora torna, così lo aspetto giù al palazzo…

ALFREDO        E io che ne so?

MICHELE         Ma mangia qua… ditemi a che ora mangiate, per favore…

NICOLINO        Ah, qua si mangia alle due perché io poi ceno alle dieci di sera e se mangiamo più presto in non ce la faccio a stare digiuno tanto tempo…

MICHELE         Grazie, guagliò, io me ne vado, ma fino alle due sto sotto al palazzo!

ALFREDO        Bravo, fate bene, ma sapete quanti uomini entrano fino alle due?

MICHELE         Sì, ma io seguo ogni uomo che entra nel palazzo  fino al piano dove è diretto, così quando arriva fuori la porta di casa vostra capisco che è lui.

ALFREDO        Bravo, ma mo ve ne dovete andare perché io ho da fare…

MICHELE         Sì, me ne vado, ma sentirete presto parlare di me. Arrivederci. (via dal centro)

ALFREDO        Ma chi me l’ha mannato a chisto?

NICOLINO        Oggi è il secondo, prima ci stava un altro tipo strano, uno secco secco e lungo lungo, appena ho provato a parlare con lui se n’è scappato.

ALFREDO        E ci credo. Tu po’ non ti sai fare mai i fatti tuoi; che bisogno c’era di dire a quello che è cornuto? Mo va a fernì che appena torna don Riccardo succede il quarantotto.

NICOLINO        ‘O zi’ ma perché lo dovevi fare illudere di non avere le corna… e poi oggi le corna ce le hanno tutti, sono di moda… aggio ‘a fa’ ‘nu “rap” ‘ncopp’’e ccorne! (bussano alla porta) ’O zi’, ‘a porta!

ALFREDO        E il cameriere va ad aprire! (apre) Gué, il nostro caro Giovanni Santacroce… e questo simpatico signore deve essere il nostro nuovo ospite!

SCENA SESTA

(Giovanni, Otto e detti, poi Assunta ed Elvira)

GIOVANNI        (entra dal centro con Otto) Esatto! Caro Alfredo, ti presento in signor Otto Splitz da Monaco.

ALFREDO        Non mi avevi detto che era monaco…

OTTO                No, non stare monaco, io fenire di Monaco, Monaco di Pafiera…

ALFREDO        Oh, scusate, avevo capito male… piacere, Alfredo La Notte…

OTTO                Molto piacere mio… mio amico Ciofanni, afere detto che per camera stare tutto a posto, fero?

ALFREDO        Certo, ora chiamo mia moglie e vediamo se la camera è pronta… Assunta!

ASSUNTA        (entra con Elvira dalla seconda asinistra) Che c’è?

ALFREDO        Èarrivato il nostro nuovo ospite.

ASSUNTA        Ah, allora è questo il tedesco… buon giorno, Santacroce…

GIOVANNI        Assunta, Elvira, vi presento il mio amico Otto.

OTTO                (saluta con inchino e battito di tacchi) Molto onorato, Sig-nora, Otto Splitz! (ad Elvira con sguardo rapito) Sig-nora!

ELVIRA             Piacere, io sono Elvira, la moglie del proprietario… (porge la mano)

OTTO                Elfira? Crande pello nome! Molto piacere. (le bacia a lungo la mano)

ALFREDO        (imbarazzato) Assunta, se vuoi far vedere la camera al signor Splitz…

ELVIRA             Ma che fretta c’è? Offriamo prima qualcosa al signor Splitz…

ASSUNTA        Prendete un caffè, signor Sprizzo?

OTTO                Feramente sareppe “Splitz”… sì, crazie, prendere folentieri puono caffè napoletano!

ASSUNTA        Allora lo vado a preparare, permettete…(via dalla comune)

ELVIRA             Signor Splitz, come mai si trova a Napoli? Per turismo?

ALFREDO        Elvira, non essere invadente!

OTTO                No, no, sig-nor La Notte, Sig-nora non stare infatente… Io stare Napoli per laforo… io stare… come si dire, Ciofanni?

GIOVANNI        Il signor Splitz è agente di commercio; è venuto a Napoli per verificare se è il caso di aprire qui un ufficio e quindi si trattiene per un paio di mesi per conoscere la piazza.

OTTO                Prafo! Proprio così, io dofere conoscere piazza, ja!

NICOLINO        Signor Otto, se volete vi accompagno io a conoscere la piazza.

ALFREDO        Dove lo vuoi accompagnare tu?

NICOLINO        A piazza Plebiscito, no? Signor Otto, io la conosco bene perché ci ho fatto il “Festivalbar”, facevo il cronista per una radio locale, sapete, io sono D.J. Nick, sicuramente avete sentito parlare di me.

OTTO                Feramente io non conoscere… foi essere acente di commercio?

NICOLINO        No, che commercio… io faccio il disk jokey, sapete, come Jovanotti… conoscete il “rap”?  “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

OTTO                No, mi dispiacere, io non conoscere sig-nor Rap…

ELVIRA             Nicolino, ma che dici? Non infastidire il nostro ospite…

ALFREDO        Scusate, signor Splitz, quello il ragazzo è un poco strano…

NICOLINO        Mo, io sarei quello strano? Hai ragione che sei mio zio e che sei anziano… mo è meglio che torno in camera mia… statevi bene signor Otto, se avete bisogno di un D.J. in Germania, sono a vostra disposizione… “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via in camera sua)

ELVIRA             Scusate tanto, signor Splitz, il ragazzo è giovane, non sa contenere l’entusiasmo… che ci volete fare, io lo dico sempre, i giovani sono vuoti, pensano solo alla musica, al gioco, al computer e ai cellulari… non sanno cogliere le cose importanti della vita, non sanno, per esempio, come prendere una donna come può fare un uomo maturo ed esperto come… voi…

OTTO                Ja… ja… afere racione… ja…

ASSUNTA        (entra dalla comune con caffè) Ecco servito, un bel caffè napoletano fresco fatto.

OTTO                Crazie, centilissima sig-nora… (beve il caffè) feramente puono, ja…

GIOVANNI        Che ti avevo detto, Otto? In questa casa starai come a casa tua e godrai inoltre delle cose belle che abbiamo a Napoli… il caffè, la buona cucina, la simpatia… starai come in famiglia!

OTTO                Grazie, Ciofanni, tu afere me fatto crande recalo portando me in cuesta casa!

ALFREDO        Va bene, ma non esageriamo… noi siamo gente alla buona, questo non è un albergo, né una pensione, per noi gli ospiti sono persone di famiglia… noi, poi, lo facciamo perché la casa è molto grande e ci piace stare in compagnia…

OTTO                Sì, Ciofanni mi afere tetto già… e cuanti ospiti stare adesso?

ELVIRA             Adesso c’è Maddalena Trippa, una signorina molto simpatica… il signor Amilcare Righetti, un colonnello in pensione… e il signor Riccardo Scaramuzza, un simpatico e arzillo settantenne… e poi… ci siete… (languida) voi…

ASSUNTA        Signor Otto, noi normalmente facciamo colazione tra le otto e le dieci, pranziamo alle due e ceniamo alle otto… va bene per voi?

OTTO                Perfetto, ja!

GIOVANNI        Sì, io già glielo avevo anticipato e per lui va bene.

ALFREDO        Allora non resta che fargli vedere la camera…

ELVIRA             Gliela mostro io… prego, signor Otto…

OTTO                Grazie pella sig-nora…(via con Elvira dalla seconda a sinistra)

ALFREDO        Vi’ comme fa ‘a zeza Elvira!

ASSUNTA        Ma che dici? Lo sai che lei è affabile con tutti quanti!

ALFREDO        Tranne che con il marito!

GIOVANNI        Ma che c’entra, Alfredo, tra moglie e marito c’è l’intimità e ci si comporta di conseguenza.

ALFREDO        Cioè, vuoi dire ch’’e marite se tratteno manco ‘a chiaveca?

ASSUNTA        Appunto! Perché non ti sta bene?

ALFREDO        Gué, picceré, te penzasse ca io so’ Salvatore?

ASSUNTA        Perché, che hai da dire di mio fratello?

GIOVANNI        Nhe, mo v’avisseve appiccecà? Parliamo di cose serie… qua stanno i mille e duecento euro che mi ha dato Splitz…

ASSUNTA        (prende i soldi e da 100 euro a Giovanni) E questi sono per te…

GIOVANNI        (prende i soldi e li intasca) Ma no, Assù, nun da’ retta… tu lo sai che io lo faccio per amicizia…

ALFREDO        S’è visto!

GIOVANNI        Comunque, c’è ancora quell’altra persona che che mi deve far sapere… ha detto che mi chiamava stamattina, ma non si è ancora fatto vivo…

ASSUNTA        Santacrò, ma è ‘na persona a posto?

GIOVANNI        Assù, e mo mi offendi… tu lo sai che ti ho sempre portato gente per bene…

ASSUNTA        Sì, ma a me ‘stu tedesco nun m’’a conta justa…

GIOVANNI        Perché, che hai da dire? Io lo conosco bene: quello è un lontano cugino di un amico della zia del fidanzato di un’amica della figlia del mio portiere!

ALFREDO        Ah, site quese pariente…

GIOVANNI        Che c’entra? Io poi l’ho conosciuto di persona… ieri sera mi ha pure pagato la cena… e poi i tedeschi sono persone per bene.

ASSUNTA        A sì? E perché?

GIOVANNI        Perché non sono napoletani.

ALFREDO        Giuvà, vide addò hê ‘a j’, va’…

GIOVANNI        Va bè, mo me ne vado… se mi chiama Ciccio Caccavallo ed è d’accordo ve lo porto qua, va bene?

ALFREDO        Ok, ma sempre minimo per due mesi anticipati.

GIOVANNI        E certo, su questo non ci piove. Allora ci vediamo appena ho notizie… ciao, Assù, ciao, Alfredo… (via dal centro)

ASSUNTA        Statti bene, Santacroce… Alfré, tu che ne pensi di quel tedesco?

ALFREDO        E che ne devo pensare? Ha pagato? E questo è l’essenziale!

ASSUNTA        Sarà, ma a me nun m’’a conta justa…  Vabbè, mo vado a cucinare.

ALFREDO        E che prepari di buono oggi?

ASSUNTA        Faccio due spaghetti al sugo e due scaloppine… patate fritte e insalata verde… (via dalla comune con Alfredo)

ELVIRA             (entra dal fondo a destra con Otto) Vieni, non c’è nessuno…

OTTO                Elvì, ma non potevamo restare in camera?

ELVIRA             Ma sei pazzo? E se entrava mia cognata?

OTTO                Amore, ma ci pensi? Possiamo vederci tutti i giorni per due mesi!

ELVIRA             Sì, ma dobbiamo stare molto attenti.

OTTO                Stai tranquilla, tuo marito non si accorgerà di niente.

ELVIRA             No, non mi preoccupo di mio marito, è Alfredo che mi fa paura. E con tua moglie come hai fatto?

OTTO                Le ho detto che andavo da mio fratello in Germania, che ha dei problemi con l’azienda e mi ha chiesto di aiutarlo… e che ci resterò almeno due mesi.

ELVIRA             E ci ha creduto?

OTTO                Elvì, tu mi conosci, lo sai che sono un grande attore, ho fatto la parte faticata, ho fatto finta di non volerci andare e lei mi ha convinto ad andarci.

ELVIRA             Bravo, però, il tedesco non è che lo fai tanto bene… stai attento a mia cognata che ho visto che ti guardava in modo strano, come se volesse studiarti…

OTTO                Non ti preoccupare, non si accorgerà di niente… (entra Nicolino) molte grazie sig-nora, io atesso uscire e tornare per ora di pranza, ja?

NICOLINO        “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

ELVIRA             Ah, si… ricordatevi che si pranza alle due…

OTTO                Auf widerseen! (via dal centro)

NICOLINO        Elvì, te piace ‘o tedesco eh?

ELVIRA             Nicolino, ma che vai pensando?

NICOLINO        Seh, Elvì, ti credi che non ho visto come lo guardavi ‘o vicchiazzone tedesco?

ELVIRA             Tu parli così perché sei invidioso… ti piacerebbe avere l’esperienza di un uomo maturo come quello…

NICOLINO        Elvì, qua’ maturo, chillo è quase fraceto… io invece sono fresco e tosto!

ELVIRA             Ma vide addo’ hê ‘a j’, tu e tutti i ragazzini vuoti come te… (via dalla comune)

NICOLINO        Penso proprio che papà si dovrà abituare pure alle corna… no, ma io l’aggi’’a scrivere ‘nu “rap” ‘ncopp’’e ccorne… (siede ad un tavolino pensa per un po’, poi scrive marcando una parola di tanto in tanto ) “quando… …pizzicore… (pensa)  …il cuore… (pensa) …per venire… (suonano alla porta)…giorno…

ALFREDO        (d.d.)Nicolino… la porta!

NICOLINO        Un momento,.. sto componendo! (suonano di nuovo)

ALFREDO        Nicolino, vai ad aprire!

NICOLINO        Uffà, in questa casa non si può neppure comporre un “rap”! (va ad aprire)

SCENA SETTIMA

(Susanna e detto, poi Alfredo, quindi Assunta, Giovanni e Ciccio)

SUSANNA        (entra dal centro) Buon giorno, giovanotto, è qui che affittate camere?

NICOLINO        Noo! E che ci avete presi per un albergho? Noi ospitiamo solo le persone per dormire e mangiare e loro ci pagano per essere ospitate… voi per caso vorreste essere ospitata?

SUSANNA        Veramente io vorrei una camera…

NICOLINO        No, solo la camera non è possibile, dovete mangiare pure… se vi interessa vi chiamo mio zio e parlate con lui.

SUSANNA        Va bene, chiamatemi vostro zio allora…

NICOLINO        (a voce alta) Zio Alfredo, vieni un momento!

ALFREDO        (d.d.) Che vuoi? Sto aiutando la zia a cucinare!

NICOLINO        ‘O zi’ ci sta una befana che vuole una stanza!

SUSANNA        Ma come vi permettete?!

NICOLINO        Perché, scusate, non siete una befana? Voi siete più vecchia

di mia nonna!

SUSANNA        Mmmm… per regola e norma vostra, io ho solo 64 anni… e me li porto pure molto bene…

ALFREDO        (entra dalla comune con grembiule) Nicolino, ma quando la smetterai di offendere la gente? Scusatelo, signora, sapete, i ragazzi di oggi…

SUSANNA        Non vi preoccupate, li conosco fin troppo bene, ne ho uno anche io e pensa solo alle discoteche…

NICOLINO        Ah, si? Allora quando lo vedete ditegli che avete conosciuto di persona il grande D.J. Nick  e vedrete come vi invidierà! Lo sapete che sto componendo un “rap”? Mo ve lo faccio sentire, aspettate… (va al tavolo, prende il foglio e canta battendo il tempo con una mano sulla gamba) “sulla fronte un pizzicore… son due punte di calore… sentirai scoppiare il cuore, se hai campato con amore… non temete cari amanti, già ce l’hanno tutti quanti… è la moda di oggigiorno ‘e tené ‘nu paro ‘e  CORNAAA… CORNAAA… corna, corna corna corna, CORNAAAA…” questo è solo il principio… vi piace?

SUSANNA        Che schifo!

ALFREDO        Niculì, si nun te ne vaje immediatamente te faccio ‘na faccia ‘e pacchere… scusate signora, il ragazzo è un poco strano…

NICOLINO        Ho capito, è meglio che me ne esco, qua sono incompreso… ma capirete quando mi vedrete in televisione insieme a Jovanotti… “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via dal centro)

SUSANNA        Questi giovani moderni sono impossibili…

ALFREDO        Allora, signora…

SUSANNA        Susanna Luce, piacere…

ALFREDO        Alfredo La notte… allora, signora Luce, cosa posso fare per voi?

SUSANNA        Io avrei bisogno di una camera per un paio di mesi… è possibile?

ALFREDO        Beh, come certo saprete, noi non fittiamo camere, bensì ospitiamo qualche amico, trattandolo come persona di famiglia e infatti con quello che prendiamo copriamo solo le spese…

SUSANNA        Capisco… e quanto prendete per due mesi?

ALFREDO        Signora Susanna, normalmente prendiamo 700 euro al mese, ma per lei posso fare una eccezione… facciamo 1200 per i due mesi, compreso naturalmente colazione, pranzo e cena.

SUSANNA        Beh, non è che siano tanto pochi… ma va bene, accetto… posso prendere subito possesso della camera?

ALFREDO        Eh, un momento, signora, prima dobbiamo vedere se la camera è disponibile, un attimo che chiamo mia moglie… Assunta, puoi venire un momento?

ASSUNTA        (entra dalla comune) Che c’è?.. Buongiorno…

SUSANNA        Buon giorno…

ALFREDO        Assunta, questa è la signora Luce, vorrebbe una camera per un paio di mesi, come è la situazione?

ASSUNTA        Alfredo, la camera c’è, ma dobbiamo aspettare che Santacroce ci fa sapere di quell’amico suo… però, stavo pensando, non potremmo sistemare l’amico di Santacroce nella stanzetta sul retro?

ALFREDO        La cameretta? Ma non è troppo piccola? Non credo che l’amico di Giovanni si adatti…

ASSUNTA        Certo, bisogna vedere… (bussano alla porta) Vediamo chi è… (apre) Gué, si parla del diavolo e spuntano le corna… è arrivato Santacroce…

GIOVANNI        Eccomi qua… e questo è il signor Ciccio Caccavallo…

CICCIO             Buon giorno.

ALFREDO        Caro Giovanni, siete arrivati giusto in tempo, proprio in questo momento è venuta questa signora per la camera e stavamo pensando se il signor Cavallo…

CICCIO             Cacca…

ALFREDO        Cacca?

CICCIO             Cacca-vallo, Ciccio Caccavallo.

ALFREDO        Ah, acusate… dicevo, si era pensato che il signor Caccavallo si potesse arrangiare in una stanzetta più piccola, ma non credo che vada bene…

CICCIO             Ah, guardate, non c’è nessun problema, io questo stavo dicendo al signor Santacroce: io vivo a Milano, sono appena andato in pensione e mi voglio riposare un po’ nella mia città… mi trattengo a Napoli per un paio di mesi e voglio essere libero, senza orari da rispettare, perciò avrei bisogno solo di un posto per dormire e fare colazione al mattino, per mangiare me la vedo io; però mi diceva il Signor Santacroce che qua fate pensione completa…

ALFREDO        No, qua’ pensione? E mica questo è un albergo? Noi ospitiamo le persone in famiglia e loro contribuiscono alle spese, niente di più…

ASSUNTA        E certo, la casa è così grande che ci fa piacere avere degli ospiti… certo, se è solo per dormire, la stanza grande non ve la possiamo dare, però, se vi accontentate della stanzetta…

CICCIO             Ma certo, ve l’ho detto, io ho bisogno solo di un letto…

ALFREDO        Allora la stanza la possiamo dare alla signora Luce?

ASSUNTA        E come no? Con molto piacere, anzi mo ve la faccio vedere, venite con me, signora Luce…

SUSANNA        Visto che stiamo in famiglia, chiamatemi pure Susy…

ASSUNTA        Va bene, Susy, andiamo… (via dalla prima a destra)

GIOVANNI        Allora non ci resta che stabilire il prezzo per il signor Caccavallo.

ALFREDO        Giovanni, tu lo sai, noi per due mesi, camera e vitto prendiamo 1200 euro, poiché è senza vitto, possiamo fare 800 euro… vi va bene?

CICCIO             Beh, se fosse possibile risparmiare qualcosa, visto che non mi fate neppure la fattura, (insinuante) perché mi pare di aver capito che non la fate vero?

ALFREDO        La fattura? E che c’entra mo la fattura? Io ve l’ho detto: noi non fittiamo stanze e non siamo né un albergo, né una pensione, come faremmo ad emettere fatture? Voi, come amico di famiglia, contribuite con 700 euro alle spese di casa, va bene così?

GIOVANNI        E certo che va bene, è vero, don Ciccio?

CICCIO             E come no? Allora vediamo questa cameretta?

ALFREDO        Certo, seguitemi… (via dalla comune con Giovanni e Ciccio)

SCENA OTTAVA

(Maria e Renato, poi Assunta e Susanna, quindi Ciccio, Giovanni ed Alfredo, poi Nicolino)

MARIA              (entra dal centro con Renato) Vieni, ora non c’è nessuno, andiamo in camera mia.

RENATO          Ma sei sicura che non c’è pericolo?

MARIA              Renato, e quanto sei pauroso! Di che ti preoccupi? Nel caso il problema sarebbe mio…

RENATO          Sì, ma se ci scopre tuo padre, ‘e mazzate m’’e piglio io.

MARIA              Ma quali mazzate? Qui siamo persone civili… vuol dire che, se mio padre ci scopre, gli diciamo che siamo fidanzati e ci vogliamo sposare.

RENATO          Sposare? Ma che dici?

MARIA              Certo, perché, non mi vuoi sposare?

RENATO          Certo, che voglio sposarti, ma… non posso.

MARIA              Non puoi? E perché?

RENATO          (esita) Perché… perché non ho i soldi per mettere su casa.

MARIA              Scusa, ma non hai detto che hai trovato lavoro a Milano?

RENATO          Ma quello è un lavoro provvisorio, fra due mesi ritorno…

MARIA              Comunque non ti preoccupare, quando sarà il momento ci

penseremo… dai vieni, fa’ presto…

RENATO          Speriamo che non ci scoprono!

MARIA              Ma quanto sei fifone… dai vieni, non aver paura… (via trascinando Renato in camera sua)

ASSUNTA        (entra con Susanna) Allora, vi piace la camera?

SUSANNA        Bellissima! E le altre camere come sono?

ASSUNTA        Sono tutte simili, le abbiamo arredate con gli stessi mobili così nessuno si lamenta.

SUSANNA        E chi ci sta nelle altre camere? Se non sono indiscreta…

ASSUNTA        Ma figuratevi… se dovete stare qua, dovete conoscere gli altri componenti della “famiglia”… (indica le porte) allora: questa è la camera di mia nipote Maria, qui c’è il corridoio dove c’è la cucina, il bagno, la camera mia e di mio marito, quella del Colonnello Righetti e la cameretta; qua ci sta il signor Splitz, un tedesco che è appena arrivato, qua c’è il signor Scaramuzza, questa è la camera di mio nipote Nicolino e qua, come vi dicevo, c’è la camera di mio fratello Salvatore e della moglie Elvira. Alle due, a pranzo, li conoscerete tutti.

SUSANNA        Che bello, a me piacciono le famiglie numerose…

CICCIO             (entra dalla comune con Alfredo e Giovanni) Certo che è veramente piccola la camera, pare quasi uno stanzino…

GIOVANNI        Va bene, don Ciccio, però avete comunque i servizi personali…

CICCIO             Quasi quasi è più grande il bagno della stanza…

ALFREDO        Signor Caccavallo, se non va bene non importa… e poi, per questa cifra che volevate, l’Hilton?

CICCIO             Beh, tutto sommato, per 600 euro (marcando) senza fattura, può andare…

ALFREDO        Seicento? Ma si era detto…

CICCIO             Senza fattura!

ALFREDO        E va bene, ma pagamento anticipato!

GIOVANNI        E come no? Io già glielo ho detto…

CICCIO             Accettate un assegno?

ALFREDO        E certo, voi siete di famiglia…

ASSUNTA        Allora, mio marito vi ha già detto l’importo del vostro contributo?

SUSANNA        Mi pare che fosse mille euro…

ALFREDO        Signò, mille e duecento!

SUSANNA        Ah, si, scusate… mi ero confusa… vi faccio un assegno…

ASSUNTA        E vedete di non confondervi mentre lo scrivete.

GIOVANNI        Beh, visto che è tutto a posto, io me ne vado… se avete bisogno, chiamatemi…

ALFREDO        Grazie, Giovà, poi ci vediamo…

ASSUNTA        Stette buono, Santacrò.

GIOVANNI        Arrivederci… (via dal centro)

SUSANNA        Io vado in camera, permesso… (via dalla prima a destra)

CICCIO             Io mi vado a sistemare, permettete… (via dalla comune)

ASSUNTA        E così siamo al completo, non speravo proprio di fittare pure la stanzetta, seicento euro trovati a terra. Non ti scordare di dare il compenso a Santacroce.

ALFREDO        Stai tranquilla che me lo ricorda lui.

ASSUNTA        Io vado in cucina. (via dalla comune)

ALFREDO        (prende il cellulare e telefona) Nadia? Sì, sono io… …mi dispiace, è saltato tutto… (dal centro entra Nicolino e si ferma sotto la porta della sua camera ad origliare) …no, non è questo, solo che si è presentata una tizia e mia moglie le ha dato la camera e così ho dovuto dare la cameretta al cliente di Santacroce… no, amore, non dire così, ci vediamo lo stesso… lo so, dispiace anche a me… no… …dai non ti arrabbiare… pronto… pronto… (richiama) Lo ha spento! Porca miseria! (via dalla comune)

NICOLINO        Hê capito a zio Alfredo? Allora pure zia Assunta tene ‘e ccorna! Che bellu “rap” aggi’’a fa’! “…non temete, cari amanti, già ce l’hanno tutti quanti… è la moda di oggigiorno ‘e tené ‘nu paro ‘e corna… CORNA! Corna, corna corna, corna…  CORNA… CORNAAA!”

SCENA NONA

(Amilcare e detto, poi Assunta, Alfredo, Susanna, Ciccio, Elvira, quindi Michele e Salvatore)

AMILCARE       (entra dalla comune infuriato) Ma insomma, non solo non mi fai dormire la notte, ora ti ci metti anche al mattino? Basta!

NICOLINO        (continua a cantare a voce alta) “Corna, corna corna, corna…  CORNAAA!”

ASSUNTA        (entra con Elvira dalla comune) Nicolino smettila!

ELVIRA             Ma che sta succedendo?

AMILCARE       Basta, io non ce la faccio più!

NICOLINO        (continua a cantare a voce alta) “Corna, corna corna, corna…  CORNAAA!

AMILCARE       Io lo ammazzo!

ALFREDO        (entra dalla comune e blocca Amilcare) Calmatevi, Colonnello, calmatevi…

SUSANNA        (entra dalla prima a destra) Ma che succede?

CICCIO             (entra dalla comune) Ma chisto è ‘nu manicomio?

NICOLINO        (continua a cantare a voce alta) “Corna, corna corna, corna…  CORNAAA!”

MICHELE         (d.d.) ‘E ccorna, eh? Disgraziato, me vulive mettere ‘e ccorna a me? Ma t’’e spezzo io ‘e ccorna! (si apre la porta di ingresso ed entra Salvatore, pieno di pacchetti, aggradito da Michele)Te faccio vedé io che succede a chi vo’ mettere e ccorna a Michele Buondì, Scardemazza!

AMILCARE       (cerca di bloccare Michele, ma si becca un ceffone) Fermo! Fermo!

SALVATORE   Aiuto!, Ma che volete? Io non vi conosco! Aiutooooo

NICOLINO        (continua a cantare a voce alta) “Corna, corna corna, corna…  CORNAAA!”

MICHELE         T’aggio accidere, Scamardazzo, fatte acchiappà, disgraziato!

SALVATORE   Aiuto! Basta! (inseguito, inciampa, cade e viene colpito da Michele, parte la musica e si chiude il sipario)

FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. In scena Salvatore, sdraiato sul divano con la testa fasciata, e Michele.

SCENA PRIMA

(Michele e Salvatore, Poi Nicolino, quindi Riccardo)

MICHELE         Voi mi dovete perdonare, io ero sicuro che voi foste Riccardo Scazzarumma, quello che ha circuito mia moglie Rachele, e per questo vi ho aggradito.

SALVATORE   Ma almeno potevate prima chiedere: “scusate, voi siete Riccardo Scaramuzza?” Io vi rispondevo di no e…

MICHELE         …E io ve vattevo lo stesso.

SALVATORE   Giesù, e perché?

MICHELE         Semplice, se voi eravate il vero Mascaruzza, per evitare di essere punito da un marito geloso, avreste mentito.

SALVATORE   Insomma io avev’abbuscà pe’ forza! Grazie tante.

MICHELE         Mi dispiace signor Percuoco, ma queste cose succedono quando in casa si ospita un farabutto come Marascuzza.

SALVATORE   Ma vi rendete conto che voi così potete passare un guaio? Io non vi denuncio perché ho capito la situazione, ma se voi ammazzate di botte Scaramuzza, finite in galera.

MICHELE         E che me ne frega, tanto ormai sono cornuto!

SALVATORE   Eeh, ma che dite? qua, se tutti i cornuti finissero in galera, si svuoterebbero le città. E poi da quello che mi avete raccontato, voi le corna vere non le tenete.

MICHELE         Sì, ma quella disgraziata di mia moglie è pronta a mettermele.

SALVATORE   Ma non ve le metterà, state tranquillo… sentite a me, tornatevene a casa, quando viene vostra moglie, fatele un bel discorsetto, ditele che nella vita ogni tanto ci capita di voler cedere a certe tentazioni, ma che alla fine quello che conta è fermarsi in tempo… per esempio, voi fumate?

MICHELE         No, ho smesso due anni fa.

SALVATORE   Benissimo! Voi dite a vostra moglie che stamattina siete stato fortemente tentato di fumarvi una sigaretta, siete arrivato fino dal tabaccaio e lo avete trovato chiuso ed ora ne siete contento; vedrete che vostra moglie capirà e tornerà ad esservi fedele.

MICHELE         Ma siete sicuro?

SALVATORE   Sicurissimo! E poi, come si dice?, “chi è senza peccato, scagli la prima pietra!”

MICHELE         Allora voi dite che non devo ammazzare Lamaruzza?

SALVATORE   No, accedite ‘o cannulicchio… Scaramuzza, si chiama Scaramuzza e ve lo dovete scordare.

MICHELE         Avete ragione, è meglio che questo nome me lo scordi… ‘a verità, non lo avevo ancora imparato bene… Signor Percuoco, vi sono debitore: io vi stavo ammazzando e voi mi avete salvato, grazie, grazie (gli bacia le mani) voi siete un Santo!

SALVATORE   Seh, San Martino! Mo è meglio che ve ne andate, altrimenti arriva Scaramuzza e vi può venire la tentazione.

MICHELE         No, me ne vado e qua non ci torno più… arrivederci e grazie ancora. (via)

NICOLINO        (entra da camera sua) Papà, t’ha fatto nuovo nuovo eh ‘o curnuto?

SALVATORE   Nicolino, non ti permettere di offendere la gente!

NICOLINO        Papà, ma che offendere, oggi avere le corna è di moda, ‘e ttenene tutte quante… io sto pure scrivendo un “rap” sulle corna… lo vuoi sentire?

SALVATORE   Niculì, per piacre, già ‘a capa me fa male pe’ cunto suoio, ci manca solo il “rap” e stiamo a posto.

NICOLINO        Che ingiustizia! Incompreso dal mio stesso padre… ma vi dovrete ricredere tutti quando mi vedrete in televisione insieme a Jovanotti… (canta)  “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

SALVATORE   Nicolino! Smettila! Me fa male ‘a capa!

NICOLINO        D.J. Nick, prego! Io esco, mi vado a fare un giro… (canta)  “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via dal centro mentre entra Riccardo)

SALVATORE   Ma comme aggio fatto a fa’ ‘nu figlio accussì?

RICCARDO      (entra dal centro) Don Salvatò, buon giorno… (allarmato) ma che v’è succieso? Chi v’ha ciaccato?

SALVATORE   ‘O Buondì.

RICCARDO      Avev’’a essere bellu sereticcio pe ve cumbinà ‘e chesta manera?

SALVATORE   Ma che avete capito? Buondì, Michele Buondì m’ha preso per voi e mi voleva uccidere al posto vostro.

RICCARDO      O’ posto mio? Ma chi ‘o canosce a ‘stu Buondì? E po’, pecché m’avessa vuluto accidere?

SALVATORE   Perché avete cercato di cornificarlo!

RICCARDO      Io? Ma non è possibile, io vado solo con le vedove proprio per non correre rischi… e poi, dovete sapere che la vedova di una certa età, avendo perduto il marito che ‘na vota ogni tanto le dava solo il cosiddetto “dovere coniugale” si sente libera di dare sfogo a tutta la libidine che tiene dentro… ‘on Salvatò, avissev’’a pruvà pure vuie… e po’ non si corre il pericolo d’essere vattuto ‘a ‘nu marito geluso. Ma vuie pensate che tengo p’’e mmane ‘nu femmenone ‘e sissantaquatt’anne e nun m’’a spuzzuleo solo perché è sposata… no, no, solo vedove!

SALVATORE   E intanto Buondì dice che la moglie Rachele se la intendeva con voi.

RICCARDO      Rachele? Avite ditto Rachele?

SALVATORE   Sì Rachele.

RICCARDO      Chella disgraziata! Era pure spusata? Io ‘o ddico sempe: “chi se mette cu’ ‘e ccriature…” Cose ‘e pazze! ‘On Salvatò, pensate ca chella muccusella me vuleva fa’ fesso; aveva detto che teneva 60 anni ed era vedova, ma quanno l’aggio vista stammatina, subbeto me so’ accorto ch’era troppo guagliona e l’aggio ditto: “neh, picceré, ma m’avisse pigliato per pedofilo? Vide addò hê ‘a j’, che Riccardo Scaramuzza non se la fa con le lattanti!” 

SALVATORE   Intanto per colpa d’’a lattante ‘e 48 anni io me so’ pigliato ‘na bella paliata.

RICCARDO      Me dispiace, ‘on Salvatò… però pure io sono andato in bianco.

SALVATORE   ‘On Riccà, per piacere…

RICCARDO      E va bene! Vuol dire che stamattina ci siamo riposati… mo vaco a fa’ ‘nu poco ‘e ginnastica, così mi mantengo in allenamento… permette… (via in camera sua)

SALVATORE   Ma quanta energia tene ‘stu viecchio! (via dalla prima a destra)

SCENA SECONDA

(Maria e Renato, poi Maddalena e Gigi, quindi Susanna e Riccardo, poi Otto, Elvira e Salvatore)

MARIA              (socchiude la porta della sua camera, vede che la sala è vuota ed entra tenendo Renato per mano) Vieni, via libera…

RENATO          Stiamo un altro poco, dai…

MARIA              Ch’è, ti è passata la paura?

RENATO          Oddio, quando è successo quel pandemonio, ho temuto che ci scoprissero, ma per il resto è stato fantastico… dai torniamo in camera…

MARIA              Non sfidiamo troppo la fortuna… e poi non sappiamo neppure cosa sia successo prima con tutte quelle urla… (si apre la porta di ingresso) svelto, torna in camera!

RENATO          Che bello! (via con Renato in camera sua)

MADDALENA  (entra dal centro si guarda intorno , poi fa entrare Gigi) Vieni, Lupacchiotto, non c’è nessuno!

GIGI                  Ma siamo sicuri che non arriva qualche altro pazzo, sai, io per certe cose ho bisogno di tranquillità…

MADDALENA  Non temere, stai tranquillo, siediti un momento qua mentre io vado a vedere se la camera è pronta.

GIGI                  Non lasciarmi solo a lungo che qua non mi fido troppo.

MADDALENA  Stai tranquillo, faccio in un lampo. (via dalla comune)

GIGI                  Speriamo. (siede sul divano)

SUSANNA        (entra dalla prima a destra in vestaglia succinta, sta per avviarsi verso la camera di Riccardo, quando vede Gigi; chiude la vestaglia) Buon giorno…

GIGI                  Buon giorno.

SUSANNA        (imbarazzata) Buon… giorno…

GIGI                  Buon giorno.

SUSANNA        Siete un nuovo ospite?

GIGI                  Io? No!

SUSANNA        Siete un amico di famiglia?

GIGI                  Io? No!

SUSANNA        Ah!

GIGI                  Scusate, ma voi chi siete?

SUSANNA        Io sono Susanna Luce, Susy per gli amici. E voi?

GIGI                  Io no!

SUSANNA        No, intendevo: voi chi siete?

GIGI                  Io sono Gigi Lo Turco e non sono tedesco, non sono D.J.Nick e non sono Susanna Luce, Susy per gli amici.

SUSANNA        Ma… veramente non capisco.

GIGI                  Signò, non c’è niente da capire, io sono solo di passaggio, non mi serve nessuna camera e non tengo soldi da cacciare. (alza la voce) Mi sono spiegato?

SUSANNA        (indietreggia verso la sua camera) Certo… certo… scusate… scusate… (via in camera sua)

MADDALENA  (entra dalla comune) Eccomi qua, la nostra alcova è pronta…

GIGI                  Si, andiamo, prima che arrivi qualche altra pazza.

MADDALENA  Pazza? Perché, ti ha visto qualcuno? A che gli hai detto?

GIGI                  No, è arrivata ‘na vecchia che vuleva sapé se mi chiamavo Susy… ma non ci pensiamo, dai andiamo in camera!

MADDALENA  Sì, andiamo in camera, mi hai convinta, Lupacchiotto, sarò tua!

GIGI                  Non chiamarmi lupacchiotto, con te voglio essere un leone, ti mangerò tutta in un boccone! Auhm!

MADDALENA  Brrrr… ed io mi lascerò divorare da te, belva assetata di sesso. Vieni!

GIGI                  Sì, ti porterò in paradiso, andiamo. (viano dalla comune)

SUSANNA        (entra dalla prima a destra vede che non c’è nessuno e si avvia alla porta di Riccardo) Meno male! Se n’è andato quel pazzo furioso! (bussa alla porta di Riccardo) Riky, apri…

SUSANNA        Apri, sono Susy…

RICCARDO      (entra) Susanna?

RICCARDO      (d.d.) Chi è?

SUSANNA        Sorpresa! Te lo aspettavi?

RICCARDO      Ma tu sarraje pazza! Ti ho detto  che non è possibile, io con le donne sposate non ci vado, so’ pericolose… ma che ce faje cca?

SUSANNA        Ci abito!

RICCARDO      Ma che staje dicenno? Susà, nun pazzià!

SUSANNA        E chi scherza, io faccio sul serio: per i prossimi due mesi abito qua, (indica la prima a destra) nella camera che sta di là, l’ho presa in fitto per due mesi.

RICCARDO      Susà, ma tu te siente bbona? T’hê scurdato che tiene ‘nu marito?

SUSANNA        Certo che ho un marito, ma per i prossimi due mesi non ce l’avrò!

RICCARDO      L’hê surgelato?

SUSANNA        No, ma è come se fosse.

RICCARDO      Susà, che n’ê fatto ‘e mariteto?

SUSANNA        Niente, stai tranquillo; mio marito ha un fratello in Germania che ha problemi con l’azienda ed ha bisogno di aiuto; lui non voleva lasciarmi sola per tanto tempo, ma io gli ho detto che se un fratello chiede aiuto, anche la moglie passa in secondo piano e così si è convinto e starà via per due mesi ed io starò qui con te… sei contento, mio piccolo Riky?

RICCARDO      Ma comme se fa? Qua sono molto rigorosi, questa è una famiglia timorata di Dio… qua se si accorgono ca ce canuscimmo, ce ne cacciano a tutt’’e dduje!

SUSANNA        Non temere, mandrillone mio, staremo attenti e nessuno si accorgerà della nostra tresca… saranno due mesi di favola, ti farò impazzire di piacere come nessuna donna ha mai fatto.

RICCARDO      Susà, certo che la cosa mi alletta… però, quanno torna tuo marito, finisce tutto, pecché io nun voglio passà ‘nu guaio!

SUSANNA        Tra due mesi si vedrà se sei della stessa idea.

RICCARDO      Susà, ma mariteto quanto è gruosso?

SUSANNA        Non temere, è piccolino… da me o da te?

RICCARDO      E  che t’aggi’’a dicere? Dopo il contrattempo di stamattina pozzo maje dicere che no? Da te… (fa per andare, poi si ferma) …no, da me. (via con Susanna in camera sua)

MARIA              (socchiude la porta della sua camera, vede che la sala è vuota ed entra con Renato) Andiamo, non c’è nessuno.

RENATO          Peccato, ci stavo provando gusto…

MARIA              Ora non esagerare, ci saranno altre volte, però dobbiamo stare attenti (si apre le porta di ingresso) accidenti, torna dentro. (via)

RENATO          Benissimo (via)

OTTO                (entra dal centro) Certo che è stata una grande idea prendere la camera qua… speriamo che Elvira trovi il modo per stare con me.

ELVIRA             (entra dalla comune) Ah, sei tornato… guarda che ora c’è pure mio marito.

OTTO                E non puoi venire un poco in camera mia?

ELVIRA             Ho un’altra idea… aspetta… (chiama) Salvatore, vieni subito!

SALVATORE   (entra dalla prima  a destra) Che c’è, tesoro?

ELVIRA             Ti volevo presentare il nostro nuovo ospite, il signor Otto Splitz.

SALVATORE   (stringe la mano ad Otto) Piacere, Salvatore Percuoco…

OTTO                Crande piacere mio, Otto Splitz a suo serfizio.

ELVIRA             Il signor Splitz viene da Monaco e si trattiene a Napoli un paio di mesi per lavoro.

SALVATORE   Ah, bene, così avremo modo di conoscerci bene, vedo che parlate italiano…

OTTO                Ja, io parlare italiano, ma non molto pene…

ELVIRA             Amore, c’è la tapparella della camera del signor Splitz che ha la cinghia tutta consumata, potresti cambiarla un attimo, prima che si spezzi?

SALVATORE   Veramente non so se c’è una cinghia di ricambio…

ELVIRA             C’è, e l’ho già portata in camera del signor Splitz insieme agli attrezzi.

SALVATORE   Va bene, allora vado.

OTTO                Molte grazie sig-nor Salfatore…

ELVIRA             Dovere nostro, signor Splitz.

SALVATORE   Nostro? Mio! (via in camera di Otto)

ELVIRA             Dai, andiamo in camera mia.

OTTO                Siii… (via con Elvira dalla prima a destra)

SCENA TERZA

(Ciccio e Assunta, poi Maria e Renato, poi Alfredo e Nadia, quindi Isidoro)

CICCIO             (entra dalla comune, va a sedere ad un tavolo, prende il giornale e legge)

ASSUNTA        (entra dalla comune in punta di piedi va alle spalle di Ciccio e gli mette le mani sugli occhi) Cucù!

CICCIO             Tetté! (le prende le mani e le bacia, poi si alza) Finalmente soli!

ASSUNTA        Sì, ma è molto pericoloso. Mio marito è geloso e se poco poco ha un sospetto comincia a perseguitarmi con le scenate.

CICCIO             Stai tranquilla, staremo molto attenti; in due mesi dovrà capitare un momento in cui saremo soli in casa, no?

ASSUNTA        Io ho paura, fino all’ultimo ho sperato che non prendessi la camera, te l’ho detto che non ho il coraggio di fare queste cose…

CICCIO             Assù, in albergo non vuoi andare perché vogliono i documenti, a casa mia no, perché hai paura che ti vedano entrare, in macchina no, perché hai paura che ci possano rapinare… l’unico sistema per vederci era che io venissi qua, perciò cerca di stare tranquilla.

ASSUNTA        Sì, però staremo insieme solo se restiamo in casa da soli in un orario in cui siamo certi che non torna nessuno. Ora vado di la, tu escitene perché non sto tranquilla se sei in casa. (via dalla comune)

CICCIO             Secondo me aggio jettato 600 euro. (via dal centro)

MARIA              (socchiude la porta, vede la sala vuota e, mentre entra con Renato, bussano alla porta) Porca miseria, torna dentro! (via)

ALFREDO        (entra dalla comune  e va ad aprire) Nadia! Ma che ci fai qua?

NADIA               Dì la verità, vuoi liberarti di me?

ALFREDO        Ma sei pazza? Lo sai che ti amo.

NADIA               E allora perché hai dato la camera a un altro? Lo sapevi che ho fatto l’impossibile perché mio marito accettasse la trasferta a Milano per avere la possibilità di stare qui con te.

ALFREDO        Certo che lo sapevo, ma non è stata colpa mia, è stata mia moglie che ha fatto il guaio, mi ha preso alla sprovvista e non ho potuto fare niente. Ora però, vai via, ché se ti vede mia moglie siamo rovinati.

NADIA               Non mi frega niente di tua moglie. Mi sai dire ora che faccio? Qua non posso stare, Renato sta a Milano ed io sono rimasta da sola.

ASSUNTA        (d.d.) Alfredo, chi è?

ALFREDO        Nessuno… porca miseria va via. (suonano alla porta) Maledizione, aspetta… (guarda nella camera di Nicolino) nasconditi qua, presto.

NADIA               Sì, ma dopo dobbiamo parlare. (via in camera di Nicolino)

ASSUNTA        (entra dalla comune, mentre suona di nuovo il campanello) Come nessuno? Non senti che bussano ancora? (apre) Isidò, staje ‘n’ata vota ccà?

ISIDORO          Signora Assunta, è tornata Mariuccia?

ASSUNTA        No, non è ancora tornata.

ISIDORO          Io le avevo portato questi cioccolattini al liquore…

ALFREDO        A Maria non piace la cioccolata, la disgusta.

ISIDORO          Voi veramente dite? Ma non è possibile… quella l’altro giorno, quando l’ho incontrata nel supermercato e volevo farle compagnia mentre faceva la spesa, mi ha detto: “Isidò, sei proprio un cioccolattino al liquore”.

ASSUNTA        Appunto, Maria è astemia e il liquore le fa schifo.

ISIDORO          Eh, signora Assunta, a voi piace scherzare… posso aspettare che torna Mariuccia?

ALFREDO        No, Isidò, Maria ha telefonato e ha detto che pranza fuori.

ASSUNTA        Sì, sì, ha chiamato dieci minuti fa.

ISIDORO          Uh, che peccato! Io ero venuto per parlare un poco con lei, sapete, quello don Riccardo mi ha detto come si fa a conquistare una donna ed io volevo fare una prova.

ALFREDO        Ah, don Riccardo ti fatto lezione… e che ti ha insegnato, fammi sentire.

ISIDORO          Eh, io mo lo dico a voi… quelle sono cose che si fanno spontaneamente al cospetto della donna che si ama, mica uno le fa con lo zio della ragazza?

ASSUNTA        Cose che si fanno? Neh, Isidò, ma che vulisse fa cu’ Maria?

ISIDORO          Signora Assunta, ma che avete capito? Quello è come se fosse un rito… don Riccardo me lo ha spiegato proprio bene.

ASSUNTA        Va bene, lasciamo perdere; mo, però, è meglio che te ne vai, tanto Maria non torna…

ISIDORO          Signora Assunta, vi posso lasciare i cioccolattini? Li mettete sul letto di Mariuccia, così quando li trova pensa a me.

ALFREDO        E va a rimettere.

ASSUNTA        Va buò, dammi qua, ci penso io…

ISIDORO          Grazie, Signora Assunta, quando mi sposo con Mariuccia, la domenica, voglio che venite sempre a pranzo da noi, voi e il signor Alfredo.

ALFREDO        Sì, sì, ma mo vattenne…

ISIDORO          Quando torna Mariuccia, le dite di telefonarmi?

ASSUNTA        Sì, sì, glielo diciamo… statte bbuono, Isidò.

ISIDORO          Allora me ne devo proprio andare? Che peccato, io qua mi sento proprio a casa mia… ma lo sapete che io voglio bene anche a voi come se foste zii pure a me?

ALFREDO        Isidò, ma che dice?

ISIDORO          E come no? Pensate, poi, che per me Nicolino è come se fosse mio fratello, don Salvatore mio padre e la signora  Elvira…

ALFREDO        Tua madre.

ISIDORO          Eh, signor Alfredo, mia madre? Quella è così giovane… la signora Elvira è come un’altra zia.

ASSUNTA        E mo che t’hê fatto tutta ‘a famiglia te ne vulisse j’?

ISIDORO          Va bene, me ne vado… ci vediamo più tardi… e non vi scordate di dare i cioccolattini a Mariuccia.

ASSUNTA        Va bene, vai, vai…

ISIDORO          E non vi scordate di dirle di telefonarmi…

ALFREDO        Sì, e mo te ne vuo’ j’?

ISIDORO          Sì, me ne vado…  ma posso tornare più tardi?

ASSUNTA        Isidò, Maria torna tardi!

ISIDORO          Va bene, io provo lo stesso; a più tardi… arrivederci. (via dal centro)

ASSUNTA        Mamma mia e quanto è scucciante!

ALFREDO        Astipa ‘sti ciucculatine che me li mangio io.

ASSUNTA        Tu già staje bello combinato cu’ ‘stu panzone, solo i cioccolattini ci mancano.

ALFREDO        Mica li vorrai buttare? Quelli sono al liquore.

ASSUNTA        Li offriamo agli ospiti. (via nel corridoio)

ALFREDO        (guarda nel corridoio, poi apre la porta di Nicolino) Vieni, fa’ presto.

NADIA               Io di qua non me ne vado.

ALFREDO        Nadia, per favore, calmati… ora te ne torni a casa ed io ti prometto che troveremo una soluzione per vederci.

NADIA               No, io voglio stare con te, me lo avevi promesso.

ALFREDO        Ma insomma, vuoi proprio che ci scoprano?

NADIA               Sono problemi tuoi, tanto mio marito è a Milano.

ALFREDO        Sì, ma se mia moglie ci scopre, stai pur certo che tuo marito lo verrà a sapere.

NADIA               Ma se tua moglie neppure mi conosce.

ALFREDO        No, tu non conosci mai moglie; quella è capace di sapere vita morte e miracoli di te e di tuo marito… per favore, Nadia, vai a casa e poi ne riparliamo.

NADIA               Non ti libererai facilmente di me, non me ne vado!

ALFREDO        Allora andiamocene tutti e due, ti accompagno a casa e parliamo per strada.

NADIA               Parliamo solo?

ALFREDO        Poi si vedrà, muoviti.

NADIA               (gli da un colpetto sulla pancia) Andiamo, panzone mio.

ALFREDO        Pure tu cu’ ‘o panzone? (a voce alta) Assunta, io esco un momento.

ASSUNTA        (d.d.) Non fare tardi per pranzo.

ALFREDO        No, no, vengo subito.

NADIA               Questo lo credi tu. (via dal centro)

ALFREDO        Dai, muoviti. (via con Nadia)

MARIA              (socchiude la porta, vede la sala vuota ed esce con Renato) Gué, ma oggi c’è traffico in questa sala.

RENATO          E fammi restare ancora un po’ dai…

MARIA              No, ora devi andare, è pericoloso.  (fa per avviarsi alla porta, ma vede entrare il colonnello dalla comune) Maledizione! (prende Renato per mano e lo trascina di nuovo in camera; mentre chiude si sente chiamare)

SCENA QUARTA

(Amilcare e Maria, poi Renato, Maddalena e Gigi, quindi Assunta, poi Elvira, Otto, Riccardo e Susanna, quindi Salvatore)

AMILCARE       (entra) Signorina Maria…

MARIA              (rientra e chiude la porta, dando le spalle ad Amilcare con le braccia conserte) Che c’è, Colonnello?

AMILCARE       Signorina Maria…

MARIA              Colonnello, che volete?

AMILCARE       Signorina Maria…

MARIA              Colonnè, ma siete diventato sordo? Sto qua, che volete?

AMILCARE       Signorina Maria…

MARIA              (si gira) Colonnè, ma non ci sentite?

AMILCARE       Come?

MARIA              (urla) Siete diventato sordo?

AMILCARE       (toglie i tappi dalle orecchie) Oh, scusate, mi ero scordato di avere i tappi, me li sono fatti comprare da vostro padre e così sono riuscito a dormire un poco, ne avevo proprio bisogno.

MARIA              Sì, Colonnello, ma che volete da me?

AMILCARE       Io? Niente!

MARIA              E scusate, perché mi avete chiamata?

AMILCARE       Ah, sì, avete ragione, volevo sapere se l’energumeno se ne è andato.

MARIA              L’energumeno?

AMILCARE       Quello che ha picchiato vostro padre.

MARIA              (allarmata )Mio padre? Chi ha picchiato mio padre? Ma come sta ora? È all’ospedale?

AMILCARE       No, no, sta bene… ma voi non sapete niente?

MARIA              Colonnè, io sono appena tornata e voi siete il primo che incontro; mi volete spiegare per favore che è successo?

AMILCARE       A dire il vero, io non ci ho capito molto; posso solo dirvi che, mentre stavo un po’ appisolato, vostro fratello ha cominciato ad urlare come un pazzo: “corna, corna, corna, corna…” io sono uscito dalla camera per chiedergli di stare zitto, ma lui ha continuato sempre più forte: “corna, corna, corna, corna…” poi, dalle scale si è sentito un uomo che urlava: “le corna, le corna, tu mi vuoi mettere le corna…” , si è aperta la porta ed è entrato vostro padre inseguito da un energumeno che voleva picchiarlo ed urlava: “le corna, le corna, tu mi vuoi mettere le corna…”

MARIA              Mio padre? E che c’entra mi padre con le corna?

AMILCARE       No, lui non c’entrava, era stato scambiato per don Riccardo…

MARIA              Io non ci capisco niente… e voi che avete fatto?

AMILCARE       Io ho cercato di difendere vostro padre e mi sono beccato un ceffone… poi la cosa si è chiarita, io ho raccolto da terra il pacchettino con i tappi che mi aveva comprato vostro padre e sono tornato a dormire.

MARIA              Cose da pazzi!

AMILCARE       Potete ben dirlo! Comunque penso che l’energumeno se ne sia andato. Allora io torno a dormire un altro poco… permettete… (via per la comune)

MARIA              (apre la porta della sua camera) Dai, vieni, non c’è nessuno…

RENATO          (entra) Che voleva il colonnello?

MARIA              Niente, mi ha spiegato quello che è successo prima, poi ti racconto… ora vai, forza… (dalla comune entrano Maddalena e Gigi) Ancora? Torna dentro! (via con Renato in camera sua)

MADDALENA  Ma tutte a me mi capitano?

GIGI                  Magda, scusami, non riesco a capire cosa sia successo…

MADDALENA  E questo perché mi dovevi portare in paradiso!

GIGI                  Mi dispiace…

MADDALENA  Giggì, a te te dispiace, ma il bidone l’ho avuto io… ‘a montagna ‘e muscoli nun ce steva, e va bene; tiene ‘na faccia ‘e fesso, e nun fa niente; si sicco comme ‘a ‘nu chiuovo, e passi; ma ca nun si nemmeno buono, no… e che miseria, almeno chello!

GIGI                  Magda, ti prego, proviamo ancora, non mi era mai successo…

MADDALENA  Giggì, simme state mez’ora a pruvà, che vuo’ pruva’ cchiù? Rassegnati: è morto!

GIGI                  Ma che dici? È stato solo un momento di defaiance, vedrai che riprovando…

MADDALENA  Giggì, è morto!

ASSUNTA        (entra dalla comune) Chi è morto?

MADDALENA  Ehm… uno zio di Gigi che stava male, lo ha appena saputo e mi ha accompagnata a casa perché deve partire per il funerale.

ASSUNTA        Uh, mi dispiace, condoglianze… e quando tornate?

MADDALENA  Non torna!

ASSUNTA        Non torna?

MADDALENA  No, volevo dire che non torna presto, sapete lo zio viveva… in Giappone…

ASSUNTA        Capisco… e dovete partire subito? Vi volete fermare a pranzo da noi, prima di partire?

GIGI                  Veramente, non saprei…

MADDALENA  No! E quello ha il treno alle due e mezza…

ASSUNTA        Va in Giappone col treno?

MADDALENA  In Giappone col treno? …No, con l’aereo, ma lo deve prendere… a Roma… deve scappare, se ne stava andando… vai, Gigi, vai… (lo spinge verso la porta) e tante condoglianze per il defunto.

GIGI                  Ma… veramente…

MADDALENA  Vai, ché perdi il treno! Ciao…

GIGI                  E va bene, arrivederci! (via dal centro)

ASSUNTA        Arrivederci e buon viaggio… Allora, ‘onna Matalè, come è andata?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, una delusione!

ASSUNTA        Overo?

MADDALENA  Sì, non è l’uomo per me, è ignorante, incolto, non sa tenere una conversazione.. e poi deve andare in Giappone…

ASSUNTA        Ma come, voi eravate così entusiasta.

MADDALENA  E che vi devo dire, donna Assunta, mi sono lasciata trasportare dalla novità, ma poi, conoscendolo meglio, mi sono resa conto che non era adatto a me.

ASSUNTA        ‘Onna Matalè, conoscendolo meglio? Voi mo lo avete visto per la prima volta! Non avete avuto nemmeno il tempo di presentarvi… no, no, voi non me la contate giusta… ditemi la verità, ha cercato di approfittare di voi?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, ma che approfittare, chillo nun tene nemmeno ‘a forza e se movere. No, ve l’ho detto, non è il mio tipo… io voglio un uomo forte, muscoloso, virile… un macho, no ‘nu spilapippe comme a chillo.

ASSUNTA        Ma voi dicevate che era bello…

MADDALENA  ‘Onn’Assù, si vede che nun l’avevo visto buono…  che vi devo dire, è stata una delusione!

ASSUNTA        Non ci pensate, ‘onna Matalé, vedrete che troverete di meglio… Io vado di la, permettete! (via dalla comune)

MADDALENA  Prego, prego, andate… (prende dalla borsa un cellulare e chiama) Pronto? Rubacuori? Sono Cuoreinfiamme… sì, scusami se non ti ho chiamato stamattina, ma avevo una forte emicrania… … …sì, ora sto meglio, mi è passata… … …certo che ci possiamo vedere, ma prima mi devi dire una cosa: sei proprio quello che ho visto in chat, oppure all’appuntamento si presenta un’altra persona? … …no, sai, a volte in chat succede… a me? Noo… io non ho mai incontrato nessuno conosciuto in chat, questa è la prima volta… …va bene… adesso?.. mi prendi alla sprovvista… …non so… all’ingresso della Floridiana? Benissimo, io abito proprio là vicino… Ok… sto venendo, mio dolce Rubacuori… (chiude il cellulare) E speriamo che almeno chisto è buono! Mamma mia, come si deve fare con questi uomini? (a voce alta) Signora Assunta, io esco!

ASSUNTA        (d.d.)Tornate per pranzo?

MADDALENA  (c.s.)Sì, certo, a dopo! (tra sé) Rubacuori, arriva il cuoreinfiamme da rubare! (via dal centro)

MARIA              (socchiude la porta della sua camera, vede la sala vuota e sta per uscire con Renato) E speriamo che sia la volta buona!

ELVIRA             (entra dalla prima a destra e vede Maria) Ah, sei tornata…

MARIA              (entra e si chiude la porta alle spalle ) Ehm… già…

ELVIRA             Come mai così presto?

MARIA              Avevo un appuntamento con un cliente e non si è fatto trovare…

ELVIRA             Allora neanche stamattina hai venduto niente?

MARIA              Elvì, qua, da quando ci sono i computer, nessuno si compra più le enciclopedie, mi sa che devo cambiare mestiere…

ELVIRA             E che vuoi fare, oggi tutto è difficile… oh, ho lasciato le sigarette in camera… (via dalla prima  a destra)

MARIA              Che buffo: anch’io! (via in camera sua)

ELVIRA             (fa capolino da dietro la tenda, vede la sala vuota e fa uscire Otto) Vai, fa’ presto.

OTTO                (entra e si dirige verso la camera sua) Sei fantastica! (via)

ELVIRA             Muoviti! (via dalla prima a destra)

RICCARDO      (apre la porta della sua camera, vede che la sala è vuota e fa uscire Susanna) Va’, nun ce sta nisciuno!

SUSANNA        (entra e si dirige alla prima a destra) Ricky sei un mandrillone! (via)

RICCARDO      Fa’ ampressa, muovete! (via in camera sua)

SALVATORE   (d.d.) Ah, signor Otto, ho appena finito di cambiare la cinghia, tutto a posto.

MARIA              (ha aperto la porta per vedere se la via è libera, ma, sentendo la voce del padre, rientra in camera sbuffando) Uffa!

OTTO                (d.d.) Molte crazie sig-nor Salfatore!

SALVATORE   (d.d.) Figuratevi, dovere nostro.

SALVATORE   (entra dalla camera di Otto) E pure questa è fatta! Mo speriamo di poter riposare un poco! (sta per sedersi, ma entra Elvira e lo blocca)

ELVIRA             Che fai, ti siedi?

SALVATORE   Veramente…

ELVIRA             Ma come, già hai finito con la tapparella?

SALVATORE   Elvì, io una cinghia dovevo cambiare…

ELVIRA             Tu fai le cose sempre di fretta e così ti vengono male! Meno male che non ci hai messo di meno…

SALVATORE   Perché, scusa?

ELVIRA             Perché… perché, se ci avessi messo di meno, andava a finire che, appena Splitz chiudeva la tapparella, gli restava la cinghia in mano.

SALVATORE   Sì, sì, va bene… ora mi posso riposare un poco?

ELVIRA             Solo a questo pensi: a riposare! Da quando sei andato in pensione non fai altro che riposare! Con tutto quello che c’è da fare in casa, il signore vuole riposare!

SALVATORE   Neh, Elvì, ma che c’è da fare in casa?

ELVIRA             Tutto! C’è da spazzare, spolverare, lavare i pavimenti, pulire i vetri, lavare i panni, stirare, cucinare, lavare i piatti…

SALVATORE   E queste cose dovrei farle io? Con tre donne che stanno in casa?

ELVIRA             Ma dove sta scritto che queste cose devono farle le donne? E comunque Assunta da sola non ce la fa a portare avanti la casa e Maria lavora.

SALVATORE   Sì, fa la rappresentante di enciclopedie da due mesi e non ne ha ancora venduta una.

ELVIRA             Comunque lavora!

SALVATORE   Ed io per trentacinque anni non ho lavorato al comune?

ELVIRA             Quando mai a Napoli gli impiegati comunali hanno lavorato?

SALVATORE   Ma che c’entra? Io portavo a casa lo stipendio! E poi hai nominato Assunta e Maria e tu? Tu cosa fai?

ELVIRA             Io? (indignata) Io? Io sono tua moglie e tu hai l’obbligo di mantenermi, io devo solo pensare a mantenermi in forma. E mo basta, hai riposato già troppo, vai a dare una mano a tua sorella in cucina, sbrigati!

SALVATORE   Senti, Elvira, io…

ELVIRA             (urlando) Muoviti!

SALVATORE   Certo, amore, vado, vado… (via dalla comune)

ELVIRA             Ah! Se con gli uomini non hai polso, si prendono il dito con tutta la mano! (via dalla prima a destra)

SCENA QUINTA

(Maria e Renato, poi Alfredo, Nicolino e Assunta, quindi Isidoro, poi Salvatore)

MARIA              (socchiude la porta, vede la sala vuota e sta per uscire con Renato) Vieni, finalmente puoi andare.

RENATO          Che peccato! (si apre la porta di ingresso)

MARIA              Renà, mi sa che tu oggi dormi qua! (via in camera sua trascinando Renato)

RENATO          Che bello! (via)

ALFREDO        (entra dalla porta d’ingresso) Mamma mia e che c’è voluto a convincerla! Ma come, io l’ho scelta sposata per non avere problemi sentimentali e quella è peggio di una adolescente! (si apre la porta di ingresso e fa capolino Nicolino) Mo speriamo che non si ripresenta qua…

NICOLINO        (entra) E sì, altrimenti sono guai seri!

ALFREDO        (sussulta) Niculì, te pozzano accidere! (imbarazzato) Che hai detto?

NICOLINO        Hai capito benissimo! Se torna Nadia sono guai seri!

ALFREDO        Nicolino, non capisco di cosa stai parlando.

NICOLINO        Ah, non capisci? Aspetta, mo vedo se lo capisce zia Assunta…

ALFREDO        Aspetta! Nunn’alluccà… quanto vuoi?

NICOLINO        Ah, mo cominciamo a ragionare… (siede con le gambe accavallate) ‘o zi’, io mi sono scocciato di lavorare in cornetteria, tu lo sai, il mio vero lavoro è fare il D.J.

ALFREDO        E questo che c’entra con me?

NICOLINO        C’entra, c’entra… ‘o zi’, io in cornetteria guadagno 20 euro a sera, che fanno 100 euro a settimana e più di 400 euro al mese…

ALFREDO        E… allora?

NICOLINO        Certo che per 20 euro devo lavorare fino alle due di notte, se invece potessi stare a casa, mi potrei accontentare, che so, di 300 euro al mese…

ALFREDO        Tu si’ pazzo!

NICOLINO        Hai ragione, è meglio che ne parlo con zia Assunta.

ALFREDO        Aspetta! E… per quanti mesi dovrei darti i 300 euro.

NICOLINO        ‘O zi’, tu lo sai, io lavoro in cornetteria solo i mesi estivi, poi comincia la scuola… si tratta solo di quasi tre mesi… ma se la cosa non ti interessa…

ALFREDO        Facciamo 500 euro una tantum e non se ne parla più!

NICOLINO        Facciamo 700 ed io mi scordo di Nadia.

ALFREDO        600 e non chiudiamola qui!

NICOLINO        E va bene… ma solo perché sei tu…

ALFREDO        Mo t’affoco… (prende i soldi) E se ne so’ zumpate ‘e solde ‘e Ciccio Caccavallo…  tieni, sporco ricattatore!

NICOLINO        Zio Alfredo, non dire così, io ti voglio un sacco di bene… anzi, vuoi sapere quanto bene ti voglio?

ALFREDO        No!

NICOLINO        E io te lo dico lo stesso: ‘o zi’, io ti voglio bene… (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via in camera sua)

ALFREDO        No, io l’accido!

ASSUNTA        (entra dalla comune con una cesta con tovaglie e stoviglie) Chi uccidi?

ALFREDO        Chi?.. Ah.. la zanzara, c’è una maledetta zanzara che mi sta mangiando…

ASSUNTA        E si vede che hai il sangue dolce. (posa la cesta su un tavolo e via dalla comune)

ALFREDO        In questo momento, proprio dolcissimo. (segue Assunta)

MARIA              (socchiude la porta della sua camera, vede la sala vuota ed entra con Renato) Finalmente, vai fa’ presto…

RENATO          È stato bellissimo. (si avvia al centro, sta per uscire ed entra Nicolino)

NICOLINO        Ciao, sorellina, non mi presenti il tuo amico?

MARIA              (imbarazzata) Certo, Renato, ti presento mio fratello Nicola… Nicolino, questo è un mio collega, Renato Fiorillo…

RENATO          (stringe la mano a Nicolino) Piacere.

NICOLINO        Piacere mio… Maria, e che ci faceva il tuo collega in camera tua?

MARIA              Niente, stavamo parlando degli aggiornamenti dell’enciclopedia.

NICOLINO        In camera? Vediamo papà che ne pensa… (sta per chiamare)

MARIA              Aspetta! (lo blocca) Quanto vuoi?

NICOLINO        E quanto posso volere da mia sorella? Sono due mesi che tenti di vendere un’enciclopedia e non ci riesci… quanto mi puoi dare?

MARIA              Tengo solo 50 euro, ma mi servono per le spese quotidiane…

NICOLINO        Vabbè, ho capito, dammi venti euro e non ne parliamo più… (bussano alla porta) porca miseria… (a Renato) nasconditi in camera mia.

MARIA              Io l’ho detto che stasera dormi qua.

RENATO          Si, ma non con tuo fratello. (via in camera di Nicolino)

NICOLINO        (apre la porta) Gué, Maria, guarda chi è venuto: il nostro carissimo Isidoro.

ISIDORO          Ciao, Nicolino, ciao Mariuccia, che piacere trovarti!

MARIA              Il piacere è tutto tuo.

NICOLINO        Piccioncini, vi lascio soli a tubare… eh lo so, Maria, cha a te Isidoro piace… (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…” (via in camera sua)

MARIA              Farabutto!

ISIDORO          Mariuccia, come sei bella oggi!

MARIA              Perché ieri ero brutta?

ISIDORO          Ma no, che dici? Tu sei sempre bellissima.

MARIA              E tu sei sempre… lasciamo perdere…

ISIDORO          Hai trovato i fiori che ti ho portato?

MARIA              Ah, l’hai portata tu quell’erba puzzolente?

ISIDORO          Scherzi sempre tu! La signora Assunta ti ha dato i cioccolattini al liquore che ti ho portato?

MARIA              Senti, Isidoro, per favore, non mi portare più niente, io non voglio niente da te e soprattutto non voglio le cose che mi fanno schifo!

ISIDORO          Ma io credevo che ti piacessero…

MARIA              E invece non mi piacciono, né i fiori, né i cioccolattini al liquore, né tu!

ISIDORO          Eh… io lo so che tu scherzi… tu fai così per vedere quanto ti voglio bene ed io per dimostrartelo non ti lascerò mai.

MARIA              Lasciare? Ne, Isidò, ma sei pazzo? Chi è mai stata insieme a te? Ma la vuoi smettere di tormentarmi? IO-NON-TI-VO-GLIO! Rassegnati, non sei il mio tipo! E poi io amo un altro.

ISIDORO          Sì, sì… e io ci credo… Mariuccia, tu non lo sai ancora, ma io l’ho capito che ti stai innamorando di me! Che ti credi che non mi sono accorto di come mi guardi?

MARIA              Ma chi ti guarda? Chi ti ha mai guardato? E poi non chiamarmi Mariuccia che mi da fastidio.

ISIDORO          Va bene, per ora ti chiamerò Maria, ma quando ci sposeremo per me sarai sempre Mariuccia.

MARIA              No, questo è un incubo, non può essere vero, non può esistere un idiota così idiota come questo… no, non è possibile, non è possibile… non voglio vederlo… (indietreggia verso la sua camera) non voglio vederlo… (via)

ISIDORO          Povera Mariuccia mia, quello è lo stress per il troppo lavoro… no, io glielo devo dire a don Salvatore che non la deve far andare più a lavorare, tanto a me dei soldi non importa niente, io me la sposo così com’è!

ASSUNTA        (entra dalla comune) Isidò, e che ci fai qua?

ISIDORO          Signora Assunta, Mariuccia è tornata, sta in camera sua.

ASSUNTA        E tu perché stai qua?

ISIDORO          E che vi devo dire? Quella la ragazza sta un poco stressata e se ne è andata un poco a riposare… ma poi le passa e vedrete che esce e sta insieme a me.

ASSUNTA        Isidò, ho capito… siediti qua e parliamo con calma… (siedono a un tavolo) Isidoro, ascoltami attentamente… tu sei un bravo ragazzo e mi dispiace trattarti male, però devi capire una volta per tutte che a Maria nen gliene frega assolutamente niente di te, che tu per lei sei solo un essere fastidioso, che meno ti vede, meglio sta… io e mio marito abbiamo cercato di fartelo capire in mille modi, ma tu mi pare che sei ottuso… per favore, vattene e lascia in pace Maria e la sua famiglia… vedrai che prima o poi troverai la ragazza adatta a te.

ISIDORO          Ma signora Assunta, io l’ho già trovata la ragazza per me, oramai si tratta solo di tempo e me la sposo.

ASSUNTA        Ah, meno male! E chi è?

ISIDORO          Ma è Mariuccia no?

ASSUNTA        No, chisto è proprio scemo! Io ci rinuncio! Non c’è niente da fare… Isidoro, ora te ne devi andare, perché fra poco dobbiamo mangiare… vai… (lo spinge verso la porta) vai…

ISIDORO          Signora Assunta, per favore, non fate così, quella Mariuccia mo esce e dobbiamo parlare…

ASSUNTA        No, te ne devi andare, qua non puoi stare, ci sono i nostri ospiti che devono pranzare, vai, vai…

ISIDORO          E va bene, me ne vado, ma dopo ritorno e vedrete che Mariuccia sarà contenta di rivedermi. E non vi scordate che vi voglio tanto bene. (via dal centro)

ASSUNTA        No, secondo me è un caso patologico, chisto fernesce o’ manicomio!

SALVATORE   (entra dalla comune, ha un grembiule da cucina e un coltello in mano) Assù, vieni un momento in cucina, vedi se le patate che ho sbucciato bastano per farle fritte…

ASSUNTA        Ma le hai pure tagliate?

SALVATORE   Si a fette lunghe, però non so se bastano…

ASSUNTA        E andiamo a vedere. (viano dalla comune)

MARIA              (entra dalla camera sua e va in quella di Nicolino) Fammi dare i venti euro a quel fetente di mio fratello e vediamo di fare andare via Renato. (via)

SCENA SESTA

(Riccardo, Alfredo, poi Elvira e Nicolino, poi Maddalena, Assunta, quindi Ciccio)

RICCARDO      (entra dalla camera sua) Mamma mia, Susanna m’ha consumato… e che teneva ‘o ffuoco ‘ncuorpo? Mo ci vuole solo un bel pranzetto! (siede a un tavolo)

ALFREDO        (entra dalla comune e porta dei cestini col pane) Gué, don Riccardo nostro! E come è andata c’’a pullanchella ‘e sissant’anne?

RICCARDO      ‘Onn’Alfré, non ne parliamo! Già ce l’aggio ditto a don Salvatore che è stato un bidone: chella muccusella nun teneva nemmeno 50 anne e era pure spusata.

ALFREDO        Allora siete andato in bianco?

RICCARDO      Non proprio… ma che se magna ‘e buono oggi?

ALFREDO        Spaghetti al sugo, scaloppine al vino bianco, patate fritte e insalata verde.

RICCARDO      Dicite a donn’Assunta ‘e me fa porzioni abbondanti perché mi devo rinforzare… quanno se magna?

ALFREDO        Alle due, lo sapete… (guarda l’orologio) manca poco.

RICCARDO      Io me credevo ch’era gia ora… e va buo’,  va’, me vaco a fa’ ‘n’atu ppoco ‘e ginnastica… (si alza)

ALFREDO        Don Riccà, ma chi ve la dà tanta energia?

RICCARDO      Ah, è sulo questione d’allenamento… io po’ nunn’è che faccio tanta fatica, songo abituato…

ALFREDO        Io ce mettesse ‘a firma per essere come voi tra vent’anni!

RICCARDO      ‘Onn’Alfré, vui nun v’avivev’’a spusà! Il matrimonio fa invecchiare! Invece, pezzecanno ccà e là, ci si mantiene sempre giovani! Comunque state ancora in tempo, putite divorzià…

ALFREDO        Don Riccà, ma pecché, nun pozzo pezzecà ‘o stesso?

RICCARDO      Sì, ma nunn’è ‘a stessa cosa, nun state tranquillo, tenite sempe ‘a preoccupazine ca se n’accorge ‘a mugliera vosta… nun ve ne vedite bene!

ALFREDO        E pure avete ragione!

RICCARDO      Mah! Faciteme fa’ ddoje flessioni… (via in camera sua)

ELVIRA             (entra dalla prima a destra limandosi le unghie) Ci vuole molto per pranzare?

ALFREDO        È quasi pronto, ma se dai una mano pure tu, facciamo prima.

ELVIRA             Ho mandato Salvatore ad aiutare in cucina.

ALFREDO        Si, però potresti aiutare un poco anche tu. (via dalla comune)

ELVIRA             Io ho altro a cui pensare!

NICOLINO        (antra dalla sua camera) ‘O tedesco!

ELVIRA             (sobbalza) Cosa?

NICOLINO        Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e OTTO!

ELVIRA             Nicolino, non ti capisco, lasciami in pace!

NICOLINO        E dai, che l’ho capito che ci hai fatto un pensierino!

ELVIRA             Nicolino, non ti permettere di fare insinuazioni assurde!

NICOLINO        Perché, vuoi negare che il tedesco ti piace… (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

ELVIRA             Basta, smettila!

NICOLINO        (canta) “Tanto, tanto tanto, tanto tanto… tanto, tanto tanto, tanto tanto…”

ELVIRA             Questo è un manicomio! (via dalla comune)

NICOLINO        (aspetta qualche attimo, guarda che non arrivi nessuno dalla comune, poi socchiude la porta della sua camera) Via libera! (maria e Renato stanno per uscire ma si apre la porta di ingresso) Abbiamo scherzato! (via con i due in camera)

MADDALENA  (entra dal centro; ha i capelli scompigliati e il vestito sgualcito, ansima per aver corso e va a sedersi a un tavolo) Mamma mia… mamma mia… chillu disgraziato!

ASSUNTA        (entra dalla comune) ‘Onna Matalé, che è successo?

MADDALENA  Niente… niente…

ASSUNTA        Come niente? Voi state così sconvolta! Volete un bicchiere d’acqua, qualche cosa?

MADDALENA  No, grazie… sto bene…

ASSUNTA        Ma che vi hanno fatto? Chi è stato?

MADDALENA  Ruba… cuori! (piange)

ASSUNTA        Rubacuori? E chi è?

MADDALENA  Un disgraziato farabutto! (piange)

ASSUNTA        E calmatevi, su, raccontatemi che è successo…

MADDALENA  ‘Onn’Assù, dopo la delusione che avevo avuto da lupacchiotto, ero rimasta così male che ho deciso di incontrare Rubacuori.

ASSUNTA        E chi è ‘stu Rubacuori, ‘n’atu click?

MADDALENA  Nick, ‘onn’Assù, si dice nick… sì, lo tenevo in caldo da un paio di settimane, mi stava martellando che voleva incontrarmi e così ho accettato di vederlo…

ASSUNTA        Mannaggia ‘a capa vosta! E che è successo?

MADDALENA  Mi ha detto che stava al vomero e così  abbiamo deciso di incontrarci  subito all’ingresso della Floridiana… io stavo lì a guardarmi intorno, quando è arrivato un uomo meraviglioso, bello, alto, biondo, un fisico fantastico… quant’era bello, ‘onn’Assù… (piange) quant’era bello!

ASSUNTA        E calmatevi, su… raccontatemi…

MADDALENA  Io, come l’ho visto, ho capito che era lui; infatti si è fermato e si guardava intorno, poi all’improvviso si è rivolto a me e mi ha detto: “Buona donna, avete per caso visto una bella ragazza mora, con i capelli lunghi, che aspettava qualcuno?” Io l’ho guardato dritto negli occhi e gli ho chiesto: “Rubacuori?” Lui mi ha guardato meglio, ha spalancato la bocca e dopo due secondi mi ha detto: “E tu saresti Cuoreinfiamme?” (piange)

ASSUNTA        E poi?

MADDALENA  Io gli ho risposto: “Cuoreinfiamme che brucia per te”!

ASSUNTA        E lui?

MADDALENA  Lui mi ha guardato ancora per due secondi e poi mi ha detto: “Ma va’ t’appicce! E tu fusse  ‘bella ragazza mora capelli lunghi?’ ma si nun tiene nemmeno quatto zille!

ASSUNTA        E che c’entra la bella ragazza mora coi capelli lunghi?

MADDALENA  Era la descrizione che ho messo nel mio profilo in chat.

ASSUNTA        ‘Onna Matalè, scusate, ma voi non siete né ragazza né mora…

MADDALENA  Ma ero così vent’anni fa… (piange)

ASSUNTA        Ma ora non siete più così… a allora?

MADDALENA  Io gli ho detto che ero un po’ cambiata col tempo, ma che tutte le altre cose che gli avevo detto del mio carattere erano vere, che ero dolce, romantica e passionale…

ASSUNTA        E lui?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, non me lo fate ricordare… mi ha presa per un braccio e mi ha detto: “Ma vide addò e’ ‘a j’, dolceromanticapassionale! ‘Sta papera guallarosa!” Avete capito? Mi ha chiamato papera guallarosa, a me, papera guallarosa a me... (piange)

ASSUNTA        E voi che gli avete detto?

MADDALENA  Ah, nun c’aggio visto cchiù, l’aggio zumpato ‘ncuollo e l’aggio pigliato a pugne alluccanno comme ‘na pazza: “disgraziato, papera guallarosa sarà chella pernacchia ‘e mammeta…”

ASSUNTA        Donna Maddalena! E che so’ ‘sti parole in bocca a voi?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, quanno ce vo, ce vo…. L’aggio tirato ‘e capille, l’aggio scippato ‘a faccia e, l’aggio stracciato ‘a cammina!

ASSUNTA        E isso?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, m’a pigliato a pacchere, m’ha iencuto ‘e male parole e po’ ha ditto che gli avevo rovinato la camicia buona e gliela dovevo pagare, m’ha strappato la borsa di mano, s’è pigliato ‘o portafoglio, e se n’è andato dicendo: “Mo vide ‘e te j’ a suicidà, accussì faje ‘nu favore all’umanità.” E m’ha lasciata così… (piange)

ASSUNTA        Io però ve lo avevo detto che era pericoloso, non potete negarlo.

MADDALENA  Lo so, ma che ci posso fare se non trovo nessuno che mi piglia? Speravo che in questo modo trovavo qualcuno. (bussano alla porta)

ASSUNTA        (va ad aprire, è Gigi) Voi state ancora a Napoli?

GIGI                  Si… ho perso il treno e non ce la faccio a prendere l’aereo, così parto domani… volevo dire una cosa a Magda…

MADDALENA  Tu stai ‘n’ata vota ccà? Ma se po’ sapé che vuo’?

GIGI                  Magda, ma cosa ti è successo?

MADDALENA  Niente, sono caduta per la strada e sto male, perciò lasciami in pace…

GIGI                  Magda, io volevo dirti che mi dispiace per quello che è successo, ti prego, dammi un’altra possibilità, vedrai che con un poco di tranquillità le cose andranno meglio…

MADDALENA  Giggì, pe’ piacere, vide ‘e te ne j’, che per oggi ne ho abbastanza.

GIGI                  Ma come? Cacci a Lupacchiotto tuo? Mandi via Giggiottino tuo bellissimo?

MADDALENA  Ma qua’ lupacchiotto? Ma qua’ bellissimo? Ma te si’ guardato ‘int’’o specchio? ‘Stu spilapippe!

GIGI                  Ma, Magda… non dire così…

MADDALENA  Giggì, pe’ piacere, vettenne in Giappone!

ASSUNTA        Signorina Maddalena, ma non lo trattate così, quello ha avuto pure il dispiacere per la morte dello zio…

MADDALENA  ‘Onn’Assù, quello lo… zio di questo signore, secondo me era

già morto da parecchio tempo e lui non se ne rendeva conto…

GIGI                  Non è vero… quello era vivo, vegeto e arzillo e sicuramente risusciterà!

ASSUNTA        Ma che dite? Capisco che il dolore vi fa parlare così, ma dovete rassegnarvi: oramai è morto e nessuno lo può più riportare in vita.

MADDALENA  Giggì, hai sentito? Rassegnati e vattenne!

GIGI                  Matalè, chillo, ‘o zio, nunn’è muorto: è sulo ca quanno ‘a visto a te s’è miso paura e s’è annascunnuto.

ASSUNTA        Come l’ha vista? Scusate, ma non stava in Giappone?

MADDALENA  No… quello lui… gli  ha mandato la mia foto per e-mail… (a Gigi) Mo te n’hê ‘a j’ solamente, hê capito? Vattenne!

GIGI                  Va bene, io me ne vado… ma ricordati: sei tu quella che ci perde. Addio!

MADDALENA  Vide tu ‘e nun perdere ‘o treno p’’o Giappone.

GIGI                  Cuorinfia’, va’ t’appicce! (via dal centro)

MADDALENA  (piange) Avete sentito? Pure lui mi ha detto “va’ t’appicce”… penso proprio che devo cambiare nick…

ASSUNTA        ‘Onna Matalé, sentite a me, non disperate, lasciate stare il nick, guardatevi invece intorno e sicuramente lo troverete un buon marito… ci stanno tanti scapoli in giro… per esempio, nun ve piacesse don Riccardo?

MADDALENA  Seh, quello è fissato con le vecchie, dice che sotto i 50 le donne non sono buone… e poi quello non è il tipo che si sposa.

ASSUNTA        Ma a voi piace don Riccardo?

MADDALENA  ‘Onn’Assù, certo, non è questo gran bell’uomo, tiene pure un’età… però, da quello che va raccontando, pare che è peggio di un mandrillo… oddio, in mancanza di meglio… ma quello non mi guarda nemmeno… (si asciuga le lacrime con un fazzolettino)

ASSUNTA        Non vi preoccupate, faremo in modo che si accorga di voi… mo andatevi a sistemare ché fra poco si mangia. (bussano alla porta)

MADDALENA  Grazie, donna Assunta, siete proprio una vera amica… io vado a restaurarmi. (via dalla comune)

ASSUNTA        (apre la porta, è Ciccio) Cosa ci fai un’altra volta qua?

CICCIO             Veramente io qua ci abito…

ASSUNTA        No, non è vero, tu devi solo dormire qua.

CICCIO             Certo, e mo mi vorrei fare una mezz’ora di sonno.

ASSUNTA        No, io non sto tranquilla se tu sei in casa, vattene, ti prego.

CICCIO             Assù, mi hai fatto dare 600 euro a tuo marito per avere la possibilità di stare qua e mo non posso neppure dormire un poco?

ASSUNTA        Sì, hai ragione, la tentazione è stata troppo forte e per questo ho accettato… ma ora che stai qua ho paura, mi sto pentendo…

CICCIO             Io ‘o ssapevo che finiva così: stiamo insieme, per così dire, da sei mesi e non ti sei fatta neppure sfiorare con un dito per tutte le paure che ti venivano; mo che possiamo stare tranquilli, ti tiri indietro.

ASSUNTA        Ma che tranquilli? La casa è piena di gente.

CICCIO             Ma questo lo sapevi pure prima di farmi venire!

ASSUNTA        Hai ragione, perdonami, ma per ora non ce la faccio, ti prego vattene, poi ne riparliamo con calma; se mi vuoi bene, fammi contenta, vattene.

CICCIO             E va bene! Per ora ti faccio contenta e me ne vado, ma dobbiamo trovare una soluzione, altrimenti togliamo tutto di mezzo, mi ridate i 600 euro e non se ne parla più.

ASSUNTA        Ecco, il danaro, solo questo conta per te. Siete tutti uguali voi uomini: pensate solo al sesso e ai soldi.

CICCIO             Vabbè, ho capito, è meglio che me ne vado, se no finisce che litighiamo e non voglio. Ciao. (via)

ASSUNTA        (lo accompagna alla porta e, mentre va via, lo chiama e gli manda un bacio) Ciao. (tra sé) Non lo dovevo fare… non lo dovevo fare… (via dalla comune)

SCENA SETTIMA

(Sussanna e Otto, Assunta, poi Riccardo, quindi Salvatore. Alfredo e Amilcare, poi Maddalena ed Elvira)

(si apre la porta della camera di Otto e contemporaneamente Susanna sta entrando dalla prima a destra, i due stanno per entrare, quando si avvedono l’uno dell’altra, ed entrambi escono; dopo qualche istante, la scena si ripete, infine i due entrano e si affrontano)

SUSANNA        (all’unisono con Otto) Cosa ci fai qua?

OTTO                (contemporaneamente) Cosa ci fai qua?

SUSANNA        (all’unisono con Otto) È quello che dico io!

OTTO                (contemporaneamente) È quello che dico io!

SUSANNA        (all’unisono con Otto) Sorvegliavo te!

OTTO                (contemporaneamente) Sorvegliavo te!

SUSANNA        Tu dovevi stare in Germania!

OTTO                Tu dovevi stare a casa!

SUSANNA        Sì, ma tu perché non sei  partito?

OTTO                Perché sospettavo che mi tradissi e ho fatto finta di partire per coglierti in flagrante!

SUSANNA        Tu cogliere in flagrante me? Io non ho mai creduto che tu andassi in Germania e ti ho seguito per cogliere, io, in flagrante te!

ASSUNTA        (entra dalla comune portando delle formaggiere) Oh, signor Otto vedo che avete conosciuto la nostra nuova ospite…

SUSANNA        Otto?

OTTO                O, no, sig-nora io afere appena incontrato lei…

ASSUNTA        Allora vi presento io: La signora Susanna Luce, Susy per gli amici… il signor Otto Sprizzo…

OTTO                Feramente sareppe Splitz… molto piacere…

SUSANNA        Piacere mio… sicché voi sareste tedesco?

OTTO                Ja, Sig-nora, ti Monaco ti Pafiera!

SUSANNA        E vi chiamate Otto…

OTTO                Spltz, al fostro serfizio, ja… e foi fi chiamare Susanna Luce…

SUSANNA        Susy… per gli amici…

ASSUNTA        (posa le formaggiere sui tavoli) Io vi lascio, vado di la… (via dalla comune)

SUSANNA        Vincenzo Scognamiglio, e perché ti fai passare per il tedesco Otto Splitz?

OTTO                Mafalda Ruocco, e tu perché ti fai passare per Susanna Luce, Susy per gli amici?

RICCARDO      (entra dalla sua camera) Buon giorno… Ah, voi dovete essere i nuovi ospiti… (tende la mano ad Otto) Piacere, Riccardo Scaramuzza a servirvi.

OTTO                Molto piacere mio, Otto Splitz!

RICCARDO      Ah, allora site tedesco? (a Susanna) Signora bella, pure voi siete straniera?

SUSANNA        No, io sono napoletana…

RICCARDO      E se vede! Signor tedesco, ‘e femmene napulitane so’ ‘n’ata cosa! Po’, specialmente dopo i sessanta, teneno ‘o ffuoco!

OTTO                Feramente non capiscio

RICCARDO      Ah, non capite il napulitano?

OTTO                Non capiscio…

RICCARDO      Susà, chisto nun capisce niente, putimmo parlà, aggio penzato ‘na cosa…

SUSANNA        (gli fa cenno di non parlare, indicando Otto con lo sguardo) Veramente…

RICCARDO      No, sta’ tranquilla…(a Otto)  Non capiscio?

OTTO                Non capiscio…

RICCARDO      Hê visto? Allora, devi sapere ca ccà, ‘a notte, alle due torna a’ casa Nicolino e se mette a fa’ ‘nu cuofeno ‘e casino…

SUSANNA        (gli fa cenno di non parlare, indicando Otto con lo sguardo) Ma...

RICCARDO      Nooo, chillo non capiscio… (a Otto)  Non capiscio?

OTTO                Non capiscio…

RICCARDO      Allora, tu,  appena siente che Niculino rientra, fa’ passà ‘nu paro ‘e minute e te ne viene in camera mia, accussì, cu’ ‘o casino che fa Niculino, nisciune ce sente a nuie…

SUSANNA        (guardando Otto terrorizzata) Ma cosa dite? E che ci dovrei venire a fare?

RICCARDO      Chello c’avimmo fatto primma, ma pe’ tutt’’a nuttata!

SUSANNA        Ma… come vi permettete?

RICCARDO      Ma chillo non capiscio…

OTTO                (prende Riccardo per il bavero) No, scurnacchiato, io capiscio e comme!

RICCARDO      Capiscio? Susà, ma chi è chisto?

SUSANNA        Mio marito!

OTTO                Mo m’hê dicere ch’hê fatto cu’ muglierema!

RICCARDO      Niente, nunn’aggio fatto niente… state calmo…

OTTO                Sto calmo? Ma io t’accido!

RICCARDO      (si divincola e scappa, rincorso da Otto) Aiuto!

SALVATORE   (entra dalla comune) Ma che sta succedendo?

ALFREDO        (entra dalla comune) Ma ched’è ‘stu casino?

ASSUNTA        (entra dalla comune) Ma che succede?

AMILCARE       (entra dalla comune) Poffarbacco! Cosa accade?

RICCARDO      (si nasconde dietro Salvatore) Don Salvatò, aiutateme, ‘o tedesco me vo’ accidere!

OTTO                (trattenuto da Alfredo) Lascateme, l’aggio accidere!

ASSUNTA        Signor Sprizzo, calmatevi!

OTTO                Ma qua’ sprizzo, signò, ‘stu fetente m’ha mise ‘e ccorna! (si avventa su Salvatore e lo spinge via, poi rincorre Riccardo) Fermati che ti devo ammazzare!

MADDALENA  (entra dalla sua camera realizza e si butta davanti a Riccardo facendogli scudo) Devi passare prima sul mio cadavere!

OTTO                Ma chi è chesta? Levate ‘a nanzo si no accido pure a te!

MADDALENA  E allora ammazzami, moriremo insieme!

RICCARDO      ‘Onna Matalè, ma che dicite?

OTTO                Ah, sì? E allora accido a tutt’’e dduje!

ELVIRA             (entra dalla comune, urla) No, Vincenzo, fermati!

TUTTI               Vincenzo?

OTTO                (si ferma) Ma… signora… cosa dite?

ALFREDO        Tu sai il suo nome?

ELVIRA             Ehm… si, lo so!

SALVATORE   E come fai a saperlo?

ELVIRA             Me lo ha detto… me lo ha detto Santacroce.

ASSUNTA        Santacroce? E perché proprio a te?

ELVIRA             Perché… perché me lo aveva presentato una settimana fa, quando lo incontrai per strada insieme a lui.

ALFREDO        Allora tu sapevi che non era tedesco?

ELVIRA             Sì, lo sapevo, ma Santacroce mi aveva pregato di non dirlo, perché lui si nasconde…

SALVATORE   Si nasconde? E da chi?

SUSANNA        Ti nascondi? E da chi?

OTTO                Da chi? Ah, sì, dalla polizia…per certi affari che ho fatto con mio fratello…

AMILCARE       Poffarbacco! Ma allora, noi ospitiamo un ricercato!

RICCARDO      Un assassino!

OTTO                Ma che assassino? Io non ho mai fatto male a una mosca… (a Susanna) Mafà, jammo a’ casa, ché dobbiamo parlare io e te…

ASSUNTA        Mafalda?

SUSANNA        Scusate, signora, ma pure io ero in incognito…

ASSUNTA        Io nun ce capisco niente!

SALVATORE   Ma che ‘mbruoglio è chisto?

AMILCARE       Don Salvatore, è uno strano imbroglio, poffarbacco! Proprio uno strano imbroglio!

SUSANNA        Beh, io vado via…

OTTO                Andiamo…

ALFREDO        Ma le camere?

OTTO                Le lasciamo libere, poi, se ci volete restituire una parte dei soldi, ce lo fate sapere…

ALFREDO        Ne parliamo quando vi sarete chiariti… arrivederci.

OTTO                Arrivederci… (via con Susanna dal centro)

SALVATORE   Io non ci capisco niente

ELVIRA             Tu non capisci mai niente!

AMILCARE       Don Salvatore, sentite a me, a volte è meglio non capire.

SALVATORE   Mah!

ASSUNTA        E mo, di tutti gli spaghetti che ho buttato che ne faccio?

RICCARDO      ‘Onn’Assù, non c’è problema, io m’aggi’’a mettere in forze…

MADDALENA  Sì, deve mettersi in forze, perché io devo dimostrargli che pure le bambine di quasi cinquant’anni sanno il fatto loro…

RICCARDO      Gué, picceré, ma che t’hê miso ‘n’capa? Guarda ca Riccardo Scaramuzza è uno ca nun se sposa!

MADDALENA  Sei sicuro? Ne parliamo dopo mangiato… intanto vado a rifarmi il trucco. (via dalla comune)

RICCARDO      Ma che vo’ chesta?

ASSUNTA        Don Riccardo, ma come, quella ha rischiato la vita per voi… e poi, come si dice, provare per credere!

RICCARDO      Voi dite? E vabbè, ci penserò… mo me vaco a sistemà ‘nu poco pur’io, permettete…(via in camera sua, mentre bussano alla porta)

ASSUNTA        (va ad aprire, è Isidoro)         Tu stai un’altra volta qua?

SCENA ULTIMA

(Isidoro e detti, poi Nadia, Renato, Nicolino e Maria, quindi Ciccio, poi Amilcare, Riccardo e Maddalena)

ISIDORO          Signora Assunta, si è calmata Mariuccia?, io le ho portato un regalino per farmi perdonare…

ASSUNTA        ‘N’atu regalino? Isidò, ma quante volte te lo dobbiamo dire? Tu a Maria te la devi scordare!

ISIDORO          Ma quale scordare? Io le ho portato l’anello di fidanzamento!

ALFREDO        Isidò, ma stai dando i numeri?

ASSUNTA        No, chisto è pazzo!

ISIDORO          Sì, pazzo d’amore per Mariuccia mia!

SALVATORE   Isidoro, figlio mio, tu ti devi rassegnare, trovati un’altra ragazza, a me dispiace dirtelo, ma tu, se continui così, veramente vai al manicomio. (bussano alla porta)

ALFREDO        (va ad aprire, è Nadia; imbarazzato) Ehm… desiderate?

NADIA               Ti avevo avvisato che ritornavo!

ALFREDO        Ma… signora, cosa dite?

NADIA               (vede che Alfredo non è solo) Io… veramente… (guarda verso la camera di Nicolinio) ho scordato una cosa… (via in camera di Nicolino)

ASSUNTA        Alfré, ma chi è chella?

ALFREDO        Veramente non saprei, chi l’ha mai vista…

NADIA               (d.d.) Tu qua? Per questo dovevi andare a Milano? Disgraziato!

RENATO          (entra dalla camera di Nicolino seguito da Nadia, Maria e Nicolino) Io… veramente… ero qui per parlare…

NADIA               Per parlare con chi? Con questa signorina?

RENATO          Ma… veramente…

NICOLINO        Era qui per parlare con me, perché, che c’è di male?

NADIA               Con voi? E di cosa?

NICOLINO        Poiché Renato sta per partire per Milano, gli ho chiesto il favore di portare i “cd” di alcuni miei “rap” all’agente di Jovanotti, non mi fidavo a mandarli per posta.

RENATO          Infatti… e tu cosa ci fai qua?

NADIA               Io… ero venuta perché… perché ho ricevuto una telefonata anonima che mi diceva che eri qua con una donna.

NICOLINO        Ma quale donna…

MARIA              (a Nadia) Ma, insomma, voi chi siete?

NADIA               Sono sua moglie!

MARIA              Sua moglie? Allora…

NICOLINO        (a Maria) Ah, non ti avevo detto che Renato era sposato? Sì, è felicemente sposato con la signora qua…

RENATO          Ehm.. certo, signorina Maria… è Nadia, mia moglie… ora è meglio che andiamo… molto piacere di avervi conosciuta…

MARIA              (acida) Il piacere è tutto vostro… (fra i denti) farabutto!

NADIA               Allora noi andiamo… scusate il disturbo… (via con Renato dal centro)

ASSUNTA        Alfredo, ma quella donna ti conosceva!

ALFREDO        Ma che dici?

ASSUNTA        E invece sì, e poi perché è andata in camera di Nicolino?

ALFREDO        E io che ne so? Quella mi sembrava mezza pazza…

ELVIRA             Alfré, qua’ pazza? Quella mi sembrava di casa!

ALFREDO        Ma che dici?

ASSUNTA        No, no, ha ragione Elvira… allora?

ALFREDO        Ma io…

CICCIO             (entra dal centro) Ah, meno male, non avete ancora cominciato; poiché ho fatto tardi e ha chiuso la rosticceria, potrei pranzare con voi?

ASSUNTA        (imbarazzata) Ehm… veramente… non ho preparato…

ALFREDO        (approfitta dell’interruzione) Ma come, c’è quello che avevi preparato per quei due…

ASSUNTA        Ah, sì… va bene… andiamo in cucina a fare le porzioni… (via in cucina con Alfredo)

ISIDORO          Mariuccia, scusami per prima… per farmi perdonare ti ho portato questo anellino… (le porge un anello con diamante)

MARIA              Isidoro, per favore, lasciami in pace… (vede l’anello) Ma… ma questo è un diamante vero?

ISIDORO          Sì, l’ho comprato coi miei risparmi… ti piace?

MARIA              Ma è enorme!.. E che ti devo dire? Visto che hai investito i tuoi risparmi… vieni, andiamo in camera mia, voglio vederlo meglio…

ISIDORO          Sì, andiamo, così parliamo pure del nostro fidanzamento… (via con Maria in camera sua)

SALVATORE   Colonnè, voi ci avete capito qualcosa?

AMILCARE       Poffarbacco, no! È proprio uno strano imbroglio… un imbroglio di corna, direi…

NICOLINO        Ma sì, papà, te l’ho detto: le corna sono di moda, le hanno tutti! Senti il rap che ho scritto: (canta) “…non temete cari amanti… già ce l’hanno tutti quanti…. è la moda di oggigiorno ‘e tené ‘nu paro ‘e corna…  CORNAAA… CORNAAA… corna, corna corna, corna…  CORNAAA!”

SALVATORE   No, Nicolino, basta!

AMILCARE       Basta, smettila, poffarbacco! (rientrano Assunta, Alfredo, Riccardo, Maddalena, Maria ed Isidoro a soggetto; parte la musica e si chiude il sipario)

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 4 volte nell' ultimo mese
  • 33 volte nell' arco di un'anno