VESTITO SU MISURA
Commedia in tre atti
di VITTORIO MINNUCCI
PERSONAGGI
PIERO SPERI
ASSUNTA SPERI
ROSALBA
FERNANDO CAMBI
FLORIANO DE ALBERTIS
GIANNA DE ALBERTIS
MIRELLA ROCCI
LETIZIA MASSINI
GIOVANNI
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Nello studio di Piero Speri. Vasto ambiente arredato con gusto. Mobili severi e massicci di stile antico; a destra uno scrittoio ed intorno numerose librerie. Al lato opposto un grazioso angolo per il th in stile 900. Una porta in fondo conduce al salotto ed all'ingresso; un'altra a sinistra al restante dellappartamento e una a destra alla camera da letto.
(Al levarsi del sipario, Piero Speri seduto allo scrittoio e scrive nervosamente riempiendo cartelle su cartelle. Per quanto ancora giorno una lampada illumina debolmente le molte carte ammucchiate.
Lunga scena muta. Dall'interno dell'appartamento giunge il suono di un pianoforte. Piero da principio non lo sente, poi, appena lo avverte, diviene nervosissimo, si alza di scatto e va a chiudere la porta.
Immediatamente il suono si attenua. Torna mi lavoro. Si picchia leggermente alla porta di centro. Piero risponde con una specie di grugnito. Entra Giovanni, il cameriere, per annunziare qualcuno, ma conoscendo la irascibilit del padrone tace ed attende).
Piero - (sollevando finalmente il capo dallo scrittoio) Che c'?
Giovanni - Il signor Cambi.
Piero - Che aspetti? Ma fallo entrare, diamine! subito!
Giovanni - (si ritira).
Fernando - (entrando) Ciao, caro.
Piero - (facendoglisi incontro) Ciao, e allora?
Fernando - (un po' sconsolato) Niente da fare.
Piero - Irremovibile?
Fernando - Irremovibile!
Piero - Ma hai detto che...
Fernando - Ma tutto ho detto, perbacco! se non sono al corrente io della cosa!
Piero - Gi!...
Fernando - Nulla... entro domani, dopo domani al pi tardi tutto deve essere concluso.
Piero - Ma hai detto che io non ho altra soluzione che quella di sopprimerla?!
Fernando - Va bene, mi ha risposto, faccia quello che gli pare .
Piero - (con forza) E... se non mi resta altro!
Fernando - (si stringe nelle spalle).
(Un attimo di silenzio. Piero passeggia nervosamente. Fernando si siede su una poltrona ed accende una sigaretta).
Piero - Per terribile!
Fernando - Ti capisco.
Piero - Perch vedi... si incomincia quasi per ischerzo, senza dare importanza, poi adagio adagio ci si affeziona. Si impegna un pezzetto di anima, poi qualche cosa pi di un pezzetto... ho seguita questa creatura quasi con affetto di amante, ho sognato per lei grandi cose, avvenimenti strabilianti, adatti alla sua morbosa sensibilit. Poi... nulla, nello spazio di poco pi di un giorno... la fine. Un colpo di rivoltella! Senza un motivo plausibile, senza un filo di logica... Ma perch? mi domando.
Fernando - (assente con il capo) ... Mah! Anche lui contrariato, sai, almeno cos ha detto, per sostiene che non se ne pu fare a meno... necessit d'ordine superiore... esigenze...
Piero - (riprendendo) ... senza considerare poi la parte economica: essa mi aiutava... non molto, ma abbastanza... Erano circa centocinquanta lire al giorno, (poi riprendendosi) ma questo, ti assicuro, passa in seconda linea... il guaio che mi ci ero affezionato veramente: devi credermi!
Fernando - Ti credo, ti credo, ma che vuoi? inutile starsi a rattristare: deve finire? e finisca, e pace all'anima sua.
Piero - Gi, tu queste cose le capisci a modo tuo... sei un cronista. Ti basta un fattaccio un po' sensazionale e ti ci butti dentro alla ricerca del particolare con un cinismo da sadico. Stasera, domani, al pi tardi, io l'uccido... sei contento? facci un bel pezzo a sensazione... due colonne...
Fernando - Io faccio il mio mestiere, come tu fai il tuo...
Piero - Per non facciamo confronti... il tuo rester sempre un mestiere, mentre il mio...
Fernando - (un po' seccato) Oh! insomma, tu sei nervoso: puoi avere le tue buone ragioni, ma non capisco perch devi prendertela con me. (Poi rifacendo l'amico) Amico mio, guarda che lettera mi venuta!... una mazzata!... vai tu, tu solo puoi spiegare, convincere. Io mi commuovo, vado, faccio, brigo, ritorno con una notizia che non quella che speravi... colpa mia? Sai cosa ti dico? fai come ti pare: la vuoi ammazzare, ammazzala, non la vuoi ammazzare, non l'ammazzare... ma lascia vivere in pace gli amici. Statti bene.
(Fernando getta con violenza la sigaretta nel portacenere e facendo appena un vago gesto di saluto all'amico se ne va imbronciato. Piero rimasto visibilmente colpito dalla scenata dell'amico, resta un poco titubante, poi con improvvisa risoluzione si afferra alla tastiera dei campanelli sullo scrittoio e ne suona due o tre contemporaneamente a lungo. La casa un po'in subbuglio. Si sentono battere delle porte per l'ansia di accorrere alla inusitata suonata).
Giovanni - (di corsa) Che c'? comandi!
Piero - Ferma Fernando!
Giovanni - (irresoluto) Come? Cosa debbo fare?
Piero - Ma s, santo cielo! Ferma Fernando, gi per le scale... andato via. Raggiungilo!... portalo qui!
Giovanni - (che finalmente ha capito esce di corsa, ma si imbatte in Assunta che viene anch'essa a vedere cosa stato).
Assunta - (entrando con un p9 di apprensione) Ma, mio caro, cosa succede? metti in subbuglio tutta la casa... che volevi?
Piero - Fermare Fernando.
Fernando - (comparendo nel vano della porta) gi fermato, eccolo qui... (Accorgendosi della signora) Oh, signora! (La saluta).
(Durante tutta questa scena, mentre Assunta e Fernando parlano fra loro nell angolo-salotto dello studio, Piero per darsi un contegno riordina le carte sulla scrivania ed interviene ogni tanto da lontano con poche frasi nella discussione o meglio in quella parte di discussione che giunge al suo orecchio, finch a mano a mano i due amici dimenticano il lieve contrasto di poc'anzi e la conversazione si anima a tre).
Assunta - (sorridendo) Ma che stato? Le solite discussioni?
Fernando - Peggio.
Assunta - (sempre ridente) Non mi spaventi!
Fernando - (con fare cupo e misterioso) Eh... c' da spaventarsi. Si tratta di un omicidio!
Assunta - Un fatto di cronaca per il giornale?
Fernando - (sempre pi melodrammatico) No, suo marito che entro oggi, domani al pi tardi, deve, capisce, deve uccidere qualcuno... o qualcuna!
Piero - (da lungi a mezza voce) Sempre spiritoso!
Assunta - (un po' in apprensione) Ma di che si tratta? non capisco!
Piero - (con forza) Hai mai capito nulla quando Fernando vuol spiegare qualche cosa?...
Fernando - Tu no... tua moglie sempre...
Assunta - (sorridendo) Si... ma questa volta!
Fernando - Perch quel benedetto uomo non mi lascia finire... dunque dicevo: si tratta di un omicidio...
Assunta - Omicidio?!...
Piero - (dando un colpo sullo scrittoio) Basta. Senti, cara, ti spiego io in due parole: per ragioni di spazio, di impaginazione, non so bene, devo concludere in breve tempo il mio romanzo d'appendice sul giornale... ecco tutto... quindi ammazzare la protagonista, metterci una conclusione pi o meno idiota e sopratutto segnare la parola fine perch il direttore possa al pi presto usufruire di quello spazio che sembra gli necessiti in modo assoluto... a sentire almeno lui...
Fernando - Gi io me le invento le cose!
Piero - No, ma pare che ci prendi gusto... Tu, vedi, hai la prerogativa di irritarmi.
Fernando - Io?
Assunta - (ai due energica) Ma andiamo, non ricominciate! Se no il signor Cambi prende cappello e se ne va; tu metti sossopra tutta la casa... e si ritorna sempre da capo. (Sorridendo) E dire che, in fondo, vi volete bene!
Fernando - (con aria) ... e sono indispensabile.
Piero - (brontolando) Esagerato!
Assunta - Ssst... basta! (A Fernando) Non lo irriti anche lei; lo sento gi tanto nervoso... e lo capisco sa, ora che conosco il motivo...
Piero - (quasi fra se) Meno male, c' chi capisce!
Assunta - (a Fernando) Venga qui, (si siedono nellangolo dello studio) una sigaretta... e parliamo un poco di questa ecatombe... (Ab-bassando la voce) Lei crede che ci siano motivi di scontento che abbiano determinato il direttore a far troncare cos repentinamente...
Fernando - (sempre sottovoce) Lo escludo, signora... il romanzo di Piero incontrava, stupido ma incontrava...
Piero - Scemo!
Fernando - (ridendo) No, parliamo sul serio. La figura di Rosalba la protagonista vera, viva, fatta di passione: quindi si capisce che lui sia molto contrariato di dover toglierle la vita in un modo cos repentino.
Assunta - Ma il motivo?
Fernando - Unicamente ragioni di spazio. imminente la campagna degli abbonamenti, e ne occorre molto. In questi casi l'amministratore un despota nei confronti del direttore... e di fronte a cento abbonati di pi l'arte va a gambe all'aria.
Assunta - Peccato!... Oh Dio! Peccato per il lavoro, ma per lui, creda, son quasi contenta...
Fernando - Come?
Assunta - Non si meravigli, non una lettrice che parla, una moglie che al disopra dell'arte vede la salute di suo marito. un periodo, creda, da che ha cominciato ad entusiasmarsi di questo romanzo che non si ragiona: sempre ossessionato dal lavoro, stanco e non vuol concedersi un giorno di riposo.
Piero - Gi, come se l'impegno di dover consegnare venti cartelle al giorno fosse una cosa da nulla...
Assunta - Appunto per questo devi essere contento che ormai finito e ti potrai riposare.
Piero - Bel gusto!
Assunta - Senti, caro, appena finito il romanzo, via in campagna... dieci giorni, una settimana magari, ma ci vuole. vero, Cambi?
Fernando - Certo che ci vuole!
Piero - Figurati se diceva di no!
(Piero scuote la testa disapprovando, s'alza dalla scrivania e si avvicina alla moglie).
Assunta - Perch , vede, (rivolta a Fernando) quando lui scrive tab , intoccabile, intrattabile... scrive, niente da fare... io non conto... ma dopo subentro io, (prendendolo per un braccio) la sua moglietta, che riacquista il tempo perduto, che tenta di riparare ai disastri della fatica, comanda, dispone il riposo, il vitto, le distrazioni, proprio come una mammina.
Fernando - Senti, se fossi in te, per far contenta una mammina simile ammazzerei non una, ma dieci Rosalbe!
Piero - (molto conciliante prende sotto braccio l'amico e la moglie) Vedete, altre volte attendevo con ansia la parola fine, anzi acceleravo il mio lavoro verso l'ultimo per togliermi il pensiero, per potermi liberamente concedere un po' di riposo e lasciavo che lei, con il medico di casa, combinassero programmi interminabili di uova e ricostituenti. Che importava? Avevo finito! Un po' di tempo senza pensare a cartelle, a personaggi. Anche per dare a lei un po' di soddisfazione: io avevo la mia con i primi accenni del successo, lei la sua, che era tutta nei glicerofosfati...
Assunta - (imbronciata) Mi consideri un po' troppo terra, terra...
Piero - No, cara... non nascondere che l'idea di curarmi la salute ti d una grande soddisfazione.
Assunta - Perch ti voglio bene...
Piero - Certamente... dunque, dicevo, questa volta differente: il lavoro di creazione entro di me non si ancora concluso, io vivo ancora gli avvenimenti che si accavalcano nella mia mente in attesa del loro turno e dal di fuori mi viene l'ordine perentorio di cessare. Questo, non so, forse perch mi capita per la prima volta, mi sconvolge, mi esaspera, determina in me una reazione che non so catalogare, ma che certamente mi turba come se...
Fernando - Come se... ti togliessero d'improvviso il piatto di sotto, mentre stavi mangiando con appetito.
Piero - (con una smorfia) Non sei molto felice nelle similitudini ma... (poi sorridendo furbescamente ed avvicinandosi all'orecchio di Fernando) ecco, come se mi portassero... (parla sottovoce).
Fernando - (scoppia in una irrefrenabile risata) vero!... hai ragione.
Assunta - (vuol apparire seccata, ma sorridente) Adesso incominciate con le spiritosaggini per uomini soli... ed io me ne vado.
Piero - (trattenendola ed ancora ridendo) No, non te ne andare, abbiamo finito, (a Fernando) vero?
Fernando - (sempre ridendo) Veramente non si parlava di... aver finito.
Assunta - Cambi, non ci si metta anche lei ora!... (al marito) no, lasciami andare. (Guardando l'orologio) Oggi ho delle amiche. Anzi, sai cosa faccio, te le porto qui... cos prendiamo il th insieme.
Piero - Non ti azzardare!
Assunta - (a Fernando) Un po' di conversazione gli far bene.
Piero - (con intonazione drammatica) Lo vedi? Lo studio dovrebbe essere per me una cosa seria: ed invece no, ogni tanto me lo riempie di donne...
Fernando - Va l, di' che ti dispiace!
Piero - Non mi dispiace, ma non m'entusiasma.
Fernando - Impostore! Hai ragione che c' tua moglie, se no...
Assunta - Dica, dica pure, tanto sono tetragona alle insinuazioni... ho troppa stima di mio marito...
Piero - Ti ha messo a posto?...
Fernando - (con cocciutaggine voluta) Eppure... se volessi parlare!
Piero - Ma non vai al giornale? Bada che sono le cinque: ecco come si rubano gli stipendi!
Fernando - Vado, vado.
Assunta - No, Cambi, non ci lasci! Io contavo proprio su lei, per un po' di conversazione. Con quest'orso...
Fernando - Orso? la pelle, ma sotto sotto...
Piero - Basta, o ti mando via a pedate.
Fernando - Non puoi, sono invitato dalla padrona di casa... (Con affettazione) Noi siamo molto desiderati in societ!
Piero - Sfido, non aveva nessun uomo sotto mano da dare in pasto a quelle pettegole.
Assunta - No, un uomo c', per questo...
Piero - Chi ?
Assunta - De Albertis.
Piero - (di scatto) Ma quello non uomo.
Fernando - Oh buffo! Cos' allora?
Assunta - Piero, non essere feroce!
Fernando - Per intenderci, porta i pantaloni o la gonna?
Piero - Oh per questo, porta i pantaloni, ed anche con molta ricercatezza, ma da di quei tipi... alla moda... tutte moine e galanterie... snob insomma, molto snob. (Improvvisa-mente mutando tono, alla moglie) Io vorrei sapere chi che ogni tanto mi fa trovare questo tipo per casa!
Assunta - (accomodante) Ma come si fa? fratello di Gianna, non posso invitare lei ed escludere lui!
Piero - E tu non invitare neanche lei.
Assunta - Ma tanto amica di Mirella e di Letizia, poi lo verrebbe a sapere e se ne avrebbe a male.
Piero - (a Fernando) Lo vedi?... Come pa-dron di casa, qui dentro dovrei vedere unicamente chi mi va, ed invece no, ogni tanto mi trovo tra i piedi questa personificazione dell'idiozia applicata alla eleganza maschile... Una cosa che mi irrita... Tu sei un lazzarone...
Fernando - Grazie.
Piero - ... ma sei una persona intelligente.
Fernando - Meno male.
Piero - Resta almeno te per scambiare due parole, se no, quanto vero che te lo dico, sprango lo studio e mi barrico dentro.
Fernando - Ma poi se non vado al giornale, dici che rubo lo stipendio!
Piero - Tanto un furto continuato... giorno pi, giorno meno!
Fernando - No, veniamo a patti... io resto, purch la signora mi permetta di andar via un po' prima: al giornale ci dovr pure andare?!
Assunta - Lei andr via quando vorr. A fra poco. (A Cambi) Mi sembra un po' pi sollevato: inutile, non bisogna lasciarlo solo...
Piero - Perch non istituisci dei turni di guardia, come nei giardini pubblici?
Assunta - Dovrei farlo. (Assunta esce. Piero e Fernando restano soli. Fernando accende un'altra sigaretta e Piero passeggia per lo studio).
Fernando - Una mogliettina deliziosa...
Piero - (tace e continua a passeggiare).
Fernando - una compagna, vedi, che completa mirabilmente con il suo buon senso il tuo temperamento bizzarro, fatto di entusiasmi e di abbandoni... di puntigli e di sconforti.
Piero - (che ha finto di non ascoltarlo, evidentemente per non inoltrarsi in una discussione, a questa ultima frase, resta un poco stupito ed esclama) Plagiario! (Poi si avvicina allo scrittoio, sceglie fra le tante una cartella e legge ad alta voce:) Ella era divinamente e superlativamente donna: il suo temperamento bizzarro, fatto di entusiasmi e di abbandoni, di puntigli e di sconforti, la rendeva... .
Fernando - (sorpreso dalla identit della frase) E questa chi ?
Piero - Rosalba.
Fernando - Te la sei fatta a tua rassomiglianza! ?
Piero - Forse, senza saperlo: questi requisiti di cui tu mi gratifichi saranno esatti, non so, potrei anche discuterli, io l'ho applicati in pieno alla creatura nata dalla mia fantasia, e torse quindi fatta a somiglianza del suo creatore... c' in tutto questo un qualche cosa di mistico e di sovrumano che ricorda le scienze occulte.
Fernando - Mi auguro che non le avrai fatto, per restare nella rassomiglianza, i capelli brizzolati alle tempie - (guardandolo sarcastico) ed un accenno di radura, che i maligni chiamano pelata .
Piero - (non badando all'insinuazione) No, ella bionda come l'oro al sole e flessuosa come un filo di fumo...
Fernando - Ah!
Piero - Vedi, Fernando, se tu potessi comprendere!...
Fernando - Mi sforzer...
Piero - Poc'anzi t'ho detto che il disappunto derivava dalla necessit di troncare una vicenda il cui ciclo non era compiuto, ma allora c'era mia moglie... No, no, c' qualcosa di pi intimo, di meno confessabile... Rosalba, la donna: la donna del sogno, che la realt costantemente ti contende e che la fantasia sola ti dona. La donna che non hai mai incontrato, ma che hai sempre sognato fin dalle fantasticherie della adolescenza, di cui ogni ingrediente dosato come una combinazione chimica, lungamente elaborata...
Fernando - Insomma la donna su misura...
Piero - S, bravo, perfettamente, la donna su misura, la donna che ti sei costruito da te, per te, secondo i tuoi gusti, secondo le tue aspirazioni, i tuoi desideri, per la quale hai un solo rincrescimento... che irreale... irreale, come tutte le cose perfette... (Dopo una pausa, sopra pensiero) ... La donna su misura... infatti... noi scegliamo la compagna della nostra vita, come in un magazzino di abiti fatti... Per forza!... la vita ti presenta le mogli gi confezionate... Vai l... Che taglia? Quarantasei. L'assortimento pu essere vasto quanto vuoi, ma certo proprio quello che avevi sperato, non lo trovi... quel colore di stoffa sarebbe l'ideale, ma, un po' stretto di spalle... questo va magnificamente bene. S, ma come disegno preferirei quell'altro... allora vediamo questo... C' poi il negoziante che vuole affibbiarti la merce. Nel matrimonio chi ti affibbia la moglie sono le madri e le zie: Tanto cara, brava! sembra fatta per te! ... Sembra, questo il punto... sembra e tu ti porti via soddisfatto il vestitino perch sembra... ma poi quando te lo metti...
Fernando - una lezione di confezioni che mi stai dando?
Piero - Ma mi hai capito? Il paragone calza magnificamente.
Fernando - (ridendo) Come un guanto su misura... (Poi facendosi serio) S, s, amico mio, ti capisco, ti capisco perfettamente... per sei ingiusto, ingiusto nei riguardi di tua moglie che il vestito ideale...
Piero - (interrompendo) S, lo so, non avrei potuto sperare di meglio, ideale, ideale, non me ne lagno. Ma vedi, ci sono a volte dei requisiti, dei pregi, che possono, non dico disturbare, ma stabilire una consuetudine e... dalla consuetudine alla noia il passo breve...
Fernando - Noia?!
Piero - Non formalizzarti sulla parola: quella sua stessa dedizione, quella amorevolezza affettuosa che a volte la fa pi materna che amante, pu a volte determinare una reazione: quel suo costante equilibrio di saggia donnina vorresti a volte che fosse meno costante, quel suo interessamento ti fa tanto bene... ma ti svuota la vita, ti toglie l'imprevisto, il rischio, l'azzardo... un freno nelle discese, un aiuto nelle salite, ma cos pronto, cos presente, che tu non avverti pi n le salite, ne le scese ed allora il paesaggio ti si presenta piatto, uniforme e monotono...
Fernando - Ed allora tu ti sei creato un ideale... fatto di carta e di inchiostro...
Piero - No, caro, fremente di vita... mai nessun personaggio dei tanti che ho creato, stato per me pi reale, direi quasi pi tangibile... forse lo stesso genere letterario l'ha favorito: il romanzo d'appendice. Un nome poi mi ha sedotto: Rosalba. Un nome che ha in s il profumo dei fiori e le luci diafane dell'aurora... Questo personaggio ha avuto la sua vita giorno per giorno: al caff, fra amici, nei salotti, gi mi parlavano di Rosalba e la commentavano, mentre ancora lo spasimo creativo mi tormentava e mi ci sono appassionato, la sentivo talmente viva che il mio lavoro alla scrivania era quasi una conversazione con lei.
Fernando - E l'hai fatta quindi, con tutti i requisiti fisici, opposti a quelli della tua compagna.
Piero - Amico mio, naturale... si desidera sempre qualche cosa che ci tolga dalle abitudini.
Fernando - Ed ora devi dirle addio.
Piero - Con la stessa tristezza con cui si deve lasciare un'amante...
Fernando - T'avverto che la moralit della tua casa ne risulter molto avvantaggiata.
Piero - Esagerato!
Fernando - Vergognati! Un'amante sotto il tetto coniugale... fortunatamente arrivato il direttore che ha messo fine alla tresca.
Piero - Tu dici delle cose stupide... eppure... strano! mi danno un malessere, come se si trattasse di cose vere.
Assunta - (entrando) Ci sono Mirella e Letizia. (Verso linterno) Avanti, avanti... lui sempre un po' l'orco.
Piero - (ridendo) Che brutta fama che ho! Buon giorno, signorine, l'orco per oggi si ammansito. Come stanno?
Letizia e Mirella - (parlando insieme) Bene, grazie. E lei, maestro?...
Fernando - (con un moto un po' ironico di sorpresa) Maestro!
Piero - (a Fernando) Non ti impressionare: maestro , nella consuetudine, un po' il marchio che segna la vecchiaia degli scrittori, quando non pu segnarne la fama.
Letizia - Al contrario, in questo caso, suggella una giovinezza gi famosa.
Piero - (sorridente) Troppo buona, signorina.
Assunta - (al marito) Ma tu non presenti!
Piero - Ah scusate! (Indicando) Fernando Cambi, giornalista brillante e soprattutto mio amico; la signorina Letizia Massini, la signorina Mirella Rocci, graziosissime, come vedi e amiche... di mia moglie (Cambi si inchina cerimonioso) e quindi anche un po' mie, non vero?
Mirella e Letizia - (insieme) Ma certo e grandi ammiratrici!
Piero - Oh questo mi lusinga. (A Fernando) Senti ?
Fernando - Evidentemente le signorine hanno un cuore che va all'unisono.
(Tutti si dispongono per il th. Entra il domestico con il vassoio. Si svolge la consueta banale conversazione d'occasione. Assunta fa gli onori di casa. Si intrecciano frasi: Con il latte o con il limone?, ecc.).
Letizia - A proposito, potrei farle una domanda?
Piero - Senz'altro.
Letizia - Forse un po' indiscreta...
- ... Lei... poi... fuggire con l'a-
Piero - Dica, dica pure.
Letizia - (un po' titubante) fuggir o no con l'amante?
Piero - (scattando) Io? mante?
Mirella - Ma cosa dici?
Letizia - (arrossendo) No, Dio mio, non mi sono spiegata! intendevo Rosalba.
Piero - (con un sospiro di sollievo) Ah! Rosalba! (Sorridendo a Fernando) Vedi, poi vienmi a dire che non un personaggio vivo... se ne parla come di una persona conosciuta... (A Mirella) Eh, non so, quello che avverr di Rosalba.
Letizia - Forse ho chiesto troppo, mi scusi.
Mirella - un segreto dell'autore?
Piero - Non un segreto... perch neanche l'autore dei suoi giorni ne sa nulla... (rannuvolandosi) forse... chi sa... vedremo...
Mirella - La faccia finir bene.
Piero - Ecco, gi, vorrei. Ah! che cosa assurda!
Assunta - (intervenendo) Ma perch ora vogliamo preoccuparci con la fine di Rosalba?
Letizia - (confusa) Chiedo scusa, non sapevo... ma seguo con tanto interesse, con tanta passione la vicenda... forse sono stata sconveniente...
Piero - Ma no, cara signorina...
Letizia - Tutte, sa, noi amiche. Ella ha saputo cos bene descrivere l'animo femminile.
Mirella - Ha reso quel personaggio con tanta sincerit che sembra quasi non sia una finzione.
Piero - Grazie, grazie... ma, vedete, la sorte di Rosalba non dipende da me soltanto. (Cupo) E voi che pensereste, care signorine, se Rosalba,, proprio mentre sta per realizzare i suoi sogni, cadesse vittima di un delitto?
Letizia - Ah no, atroce... disumano...
Mirella - E poi sarebbe illogico.
Piero - (sempre pi cupo) - Gi, illogico... ma la logica non di questo mondo... specie quando dipende da uno stupido quotidiano.
Assunta - (intervenendo) Vogliamo parlare d'altro?!
Piero - (a Fernando) Che ti dicevo?... il personaggio vivo, di dominio pubblico, s'agita... discusso, eppure non ha ancora la sua parola fine... .
Giovanni - (entrando) I signori De Albertis.
Assunta - (alzandosi) Oh finalmente, si accomodino, avanti...
(// cameriere si pone di lato per far passare. Entrano Gianna e Floriano De Albertis. Gianna graziosa e vivace, Floriano eccentrico pi che elegante, esageratamente aristocratico, vanesio. Assunta va loro incontro. Abbraccia Gianna e d la mano a baciare a Floriano cerimoniosissimo. Poi i nuovi venuti si uniscono al gruppo).
Assunta - Voi vi conoscete. (Piero saluta Gianna e molto freddamente ed energicamente Floriano) Vi attendevamo, anzi non sapevamo spiegare questo ritardo.
Floriano - (affettatamente) Cosa vuole, signora, sarebbe stato nostro vivo desiderio giungere prima, ma un noiosissimo bridge al Club mi ha trattenuto oltre il solito; poi sono dovuto passare a prendere Gianna, perch la di-lambda era con me, e quindi si fatto tardi. Tutta colpa mia, e chiedo umilmente perdono.
Assunta - La perdono. Scusatemi! Il signor Cambi, giornalista, la mia amica Gianna De Alberti, il signor De Albertis.
Fernando - Molto lieto.:, ma molto dispiacente di doverli subito lasciare.
Gianna - (scherzosa) Le abbiamo messo paura, che fugge cos?
Fernando - Paura? Lei non pu immaginare invece il mio rammarico.
Assunta - I suoi impegni al giornale...
Piero - (con intenzione) Gi lui lavora ed i th ed il bridge sono per lui un'eccezione... Non vero, Ferdinando?
Floriano - Eppure anche per chi lavora, i th dovrebbero rappresentare una simpatica sosta pomeridiana.
Piero - (brusco) Ma non per chi lavora sul serio alle prese con la tirannia del tempo!
Floriano - Oh la tirannia del tempo! Che cosa seccante! A volte si hanno tanti impegni che non si sa come contemperarli ed allora (inchinandosi alla padrona di casa) si fa finta di dimenticare gli altri per preferire quelli che maggiormente ci interessano.
Assunta - Molto gentile!
Piero - (a Fernando con intenzione) Mentre tu che hai da lavorare non puoi dimenticare gli impegni come il signore e non puoi essere gentile come il signore!
Fernando - (che ha capito l'insinuazione) Hai ragione... ma vedi, il guaio che se io dimentico gli impegni, a fine mese il direttore si dimentica di darmi lo stipendio.
Floriano - Oh il danaro! questa cosa borghese!
Piero - ...specialmente quando si guadagna...
Assunta - (per troncare la discussione) Cambi, non voglio trattenerla...
Fernando - Signora, (Fernando saluta) a rivederle signorine, (a Piero) addio, caro.
Piero - T'accompagno. Andando al giornale, cerca di vedere il direttore e digli magari che... (escono entrambi).
(Assunta versa il th ai nuovi venuti).
Gianna - Sai, Assunta, ho parlato a Floriano di quelle tue riviste francesi con i costumi... Fagliele vedere, gli potranno interessare.
Assunta - Volentieri. (S'alza seguita da Floriano e va dall'altro lato della scena ove su un tavolinetto sono delle riviste). Eccole, le ha ricevute mio marito pochi giorni fa.
Letizia - Tu ci vai al ballo?
Mirella - S: metto un costume da baiadera, tutto in viola.
Gianna - Viola? Non lugubre?.
Floriano - (sfogliando) Oh, deliziosa questa e molto interessante.
Assunta - Se cos, pu prenderla senz'altro, mio marito non le sfoglia nemmeno...
Floriano - Grazie... e lei signora non si lascia tentare? Un bel costume... questo ad esempio, sarebbe adattissimo per la sua persona.
Assunta - Ma lei vuol scherzare... io in maschera? ad un ballo?
Floriano - E come no?... Forse non conta di onorarmi qualche volta. Questa sera ad esempio c' un ballo molto interessante.
Assunta - Sar ben difficile. Sa, mio marito...
Floriano - Ah, i mariti sono sempre noiosi...
Assunta - Non sempre... ma vede, la mia casa cos riposante che la vita mondana non mi interessa pi.
Floriano - Male, male, signora, occorre reagire a questa pigrizia... questo assentarsi un suicidio...
(Durante questa conversazione Piero rientrato e nota immediatamente Floriano e sua moglie che parlano da un lato e ne resta visibilmente turbato. Vuol darsi un contegno e si avvicina al gruppo delle signorine, ma con gli occhi segue costantemente l'altro gruppo).
Mirella - (a Piero) Sa, maestro, che simpatico quel suo amico!
Piero - (sempre un po' distratto) S, non c' male.
Letizia - E deve essere anche una persona intelligente...
Piero - Certo... fa il giornalista...
Gianna - Questo non vorrebbe dire.
Piero - S, vuol dire, perch fa il giornalista sul serio.
(Assunta, non appena suo marito rientrato, si accorta immediatamente che seccato e ne intuisce il motivo. Tronca quindi la conversazione e va verso di lui).
Assunta - Peccato che Cambi abbia dovuto andar via cos presto!
Piero - (sempre corrucciato) Anzi mi ha ricordato un impegno che avevo anch'io... Mi dispiace veramente, ma...
Assunta - (sorpresa) Come, vai via? anche tu?
Piero - (ad Assunta, rude) S, me ne vado... (Agli altri) Chiedo scusa. Con permesso. (Saluta molto freddamente ed invece di avviarsi verso l'uscita di fondo, si dirige verso il proscenio, come se di lato, verso la barcaccia di destra, ci fosse un'altra uscita).
Assunta - (che lo segue con gli occhi) Come? esci di l?
Piero - S, debbo passare un momento in biblioteca e prendere delle carte...
Assunta - (che sempre pi imbarazzata) Ti accompagno.
Piero - Non occorre.
Assunta - (agli altri) Voi permettete che accompagni il maritino? (Si avviano entrambi verso il proscenio, diagonalmente; alle loro spalle cala velocemente la tela, ma le luci della ribalta restano accese. Concitata) Piero, che hai? che ti successo?
Piero - Nulla.
Assunta - Ma Piero, non fare cos, dove vai? perch cos all'improvviso?
Piero - Vado fuori. (Poi con amarezza) Cos potrai conversare pi liberamente.
Assunta - Ma andiamo! si parlava di quelle riviste...
Piero - Non m'importa... lo sai perfettamente che quel tipo non mi va gi...
Voce di Mirella - (dall'interno) un po' lungo questo salutino...
Voce di Letizia - (c. s.) Stanno facendo una scena d'amore!
Piero - (seccato da quelle voci, con un gesto d'impazienza) Ma che scena! ma che amore! (Esce di lato affrettatamente).
Assunta - No, Piero... senti... Piero... (Esce seguendolo).
(Si spengono le luci della ribalta, mentre si illumina la sala).
ATTO SECONDO
La stessa scena dell'atto precedente.
(Al levarsi del sipario la scena vuota e buia. sera. Entra Floriano de Albertis preceduto dal cameriere).
Giovanni - (entrando accende la luce) Prego, s'accomodi.
Floriano - Ma se la signora a cena non la disturbi.
Giovanni - Non a cena. Il signore ancora non rientrato.
Floriano - Allora ditele che c' il signor De Albertis che vorrebbe dirle una parola sola, ma se ci non la disturba.
Giovanni - Sta bene, signore. Si accomodi. (Esce).
(Floriano nell'attesa gironzola per lo studio, considera qualche soprammobile, sfoglia delle riviste. Poco dopo entra in scena accigliato e pensoso Piero).
Piero - (scorgendo Floriano) Ah!
Floriano - (con sorpresa) Buona sera, commendatore.
Piero - (sostenuto) Buona sera. Voleva me? attendeva me?
Floriano - No, veramente, ecco... attendevo la signora!
Piero - Ah, la signora!... (Poi improvvisamente) La signora non pu venire, indisposta.
Floriano - Oh, non sapevo, Giovanni non mi aveva detto...
Piero - Giovanni non pratico di indisposizioni!
Floriano - (un po' imbarazzato) Me ne dispiace... una cosa grave? Mi auguro di no.
Piero - No... un po' di emicrania.
Floriano - Creda, sono proprio tanto, tanto dolente.
Piero - Ad ogni modo, poich immagino che aveva qualche cosa d'urgente da dirle, a quest'ora... (Guardando l'orologio) Pu dirlo a me, riferir io... sempre che possa dirlo...
Floriano - Oh, si figuri: nulla di importante... anzi, s, qualche cosa di importante... ma non troppo... insomma che possa giustificare la mia visita a quest'ora... poco opportuna...
Piero - Ecco, infatti, che possa giustificare...
Floriano - Si trattava... vede commendatore... che la signora quest'oggi mi aveva fatto sperare che sarebbe intervenuta, anzi che sarebbero intervenuti, anche lei commendatore, al ballo di questa sera al club, ed allora mi ero affrettato a procurarle ed a portarle dei biglietti, ed in questa occasione mi sarei permesso insistere, perch la loro presenza sarebbe stata oltremodo gradita.
Piero - (un po' ironico) Lei molto gentile. Ad ogni modo se non le dispiace pu lasciarli. Sa, le emicranie femminili possono passare anche da un momento all'altro e chi sa che mia moglie... (Con durezza) Io no, io sono orso, molto orso.
Floriano - (sempre pi imbarazzato) Capisco... come vuole, ad ogni modo sempre con molto piacere. Ecco i biglietti.
Piero - (congedandolo) Benissimo, le assicuro che ci metter una buona parola per far passare l'emicrania- al pi presto possibile.
Floriano - Confido molto nel suo gentile interessamento.
Piero - S, bene. Confidi, e a rivederla.
Floriano - A rivederla, commendatore, e scusi tanto.
Piero - Non c' di che. (Un po' sarcastico) Sono io che debbo ringraziarla per essersi disturbato.
Floriano - Di nuovo.
Piero - Di nuovo. (Appena Floriano uscito ha un vivace gesto di impazienza e passeggia nervosamente per la stanza osservando di tratte in tratto i biglietti).
Assunta - (entrando, indossa una vestaglia vaporosa) Buona sera De Albertis, qual buon vento...
Piero - (voltandosi di scatto) Tramontana...
Assunta - Oh Piero, sei tu? sei rientrato? Non ti avevo inteso...
Piero - Gi, sei sorpresa... te ne vieni tutta vaporosa credendo di trovare De Albertis ed invece trovi semplicemente tuo marito.
Assunta - Piero!
Piero - Peccato che non sei arrivata prima, ti assicuro che avresti visto un bel idiota.
Assunta - Basta, Piero. Non ti accorgi che mi stai offendendo?
Piero - (con impeto) E voi non vi accorgete che mi state seccando tutti e due?
Assunta - Piero, ti prego, ragiona: Giovanni mi aveva annunziato De Albertis che doveva dirmi due parole.
Piero - Ed invece le ha dette a me... non so per se erano le stesse.
Assunta - Non avrai fatto una scenata, spero?
Piero - Non temere, ancora vivo...
Assunta - Tu sai quanto mi dispiace tutto questo... non vorrei che tu dessi la sensazione di essere geloso a quel ragazzo che anche sciocco.
Piero - Sciocco, sta bene. Sul ragazzo non siamo d'accordo specialmente quando si applica ad uno che ha trent'anni di et.
Assunta - Ma s, un ragazzo, niente di pi di un ragazzo... e non puoi credere quanto mi avvilisca tutto questo. Cosa voleva?
Piero - Ecco, questo importante. Voleva procurarsi il piacere di consegnarti di persona questi due biglietti per il ballo di stasera, unitamente alla sua pi melliflua preghiera di un tuo intervento...
Assunta - La solita sua sciocca insistenza.
Piero - Ed io gli ho detto che in quanto a me poteva anche scordarsene, in quanto a te ho promesso tutta la mia opera di persuasione per indurti ad accettare il cortese invito.
Assunta - Non dire sciocchezze.
Piero - Non vedo perch tu non debba intervenire, dato che il signor De Albertis si scomodato fin qui a portare i biglietti...
Assunta - Piero, smettila, credi, mi fai male. (Avvicinandosi affettuosa) Dimmi tutto quello che mi devi dire. I tuoi sospetti sono cattivi, ma dilli lo stesso, ti far bene, ti servir a sfogarti. Ci siamo parlati sempre con tanta franchezza. Ci siamo detti tutti i nostri pensieri buoni e cattivi... Perch vuoi avvilirmi, pensando che qualche cosa ali'infuori di te possa interessarmi e poi quando questo qualche cosa un niente?...
Piero - (che si sta rabbonendo, ma non completamente convinto) Un niente che balla la rumba a perfezione, sa portare il monocolo senza fare smorfie e quando indossa il frack...
Assunta - E tutto questo basta per fare un uomo?
Piero - Per gli altri uomini no, ma per le donne...
Assunta - Per le altre donne forse, ma non per me. Ormai mi dovresti conoscere. Andiamo, andiamo, la cena deve essere in tavola da tempo.
Piero - Grazie, non mangio.
Assunta - Ancora?
Piero - Ma, santo Dio, non abbiamo qui dentro un rubinetto per fare il bel tempo e il cattivo tempo. Non ceno; non per un puntiglio, ma non ho voglia... non posso, mi farebbe male. Va tu. Io lavoro un poco...
Assunta - Sei troppo nervoso per lavorare.
Piero - Ed invece va benissimo: proprio il clima che ci vuole. Debbo uccidere dei personaggi. E lo far con volutt, cos mi sfogher con loro.
Assunta - Non potendo uccidere me?
Piero - Ti prego, vai... non insistere.
Assunta - Vado, vado. (Uscendo) Per sei cattivo.
(Piero rimasto solo passeggia un poco nervosamente prende una sigaretta, s'avvicina allo scrittoio, accende la lampada e spegne la luce centrale, in modo che l'ambiente resti in penombra. Scorre alcune cartelle, si passa sovente la mano sulla fronte quasi a riordinare le idee, poi di scatto si decide, si siede e comincia a scrivere velocemente, fissando ogni tanto lo sguardo innanzi a se, e riprendendo subito dopo. Ad un certo punto sospende il lavoro, per rileggere un brano del suo scritto).
Piero - (leggendo a bassa voce) ... a Mauro sent che qualche cosa nel suo intimo sprofondava nel nulla. Tutta la sua sensibilit era concentrata nella mano spasmodicamente contratta sulla impugnatura di quel piccolo gingillo che racchiudeva la morte. E la sua mano si lev lenta e fatale a segnare la fine di Rosalba, fremente di vita che, inconscia e lieta, dall'alto della terrazza, offriva al vento tutto l'oro dei suoi capelli... . (Tra se) Che cosa pacchiana!... (Scuote il capo scontento e dopo un poco si rimette al lavoro). (Nello stesso tempo da dietro una tenda, silenziosa e lenta come una visione appare Rosalba. Rosalba quale ormai si conosce attraverso la descrizione del suo autore. Si muove lentamente, con gesti calmi e quasi ieratici. vestita con un elegante abito da sera che la modella divinamente. I suoi movimenti sono tardi, poi a mano a mano acquista maggiore scioltezza e disinvoltura. veramente Rosalba che un miracolo ha materializzato o non piuttosto una visione parto della fantasia esaltata e morbosa dello scrittore? Rosalba si avvicina lentamente allo scrittoio, sino a che Piero pi che vederla la sente vicina ed allora impressionato getta la penna e balza in piedi). Chi ? Chi siete?
Rosalba - (tace e lo fissa).
Piero - (stropicciandosi gli occhi e passandosi una mano sulla fronte quasi a fugare la visione) Chi siete? Che volete?
Rosalba - (scandendo le parole) Tu? Proprio tu me lo domandi? (Una pausa piena di ansia e di stupore).
Piero - (a mezza voce) Rosalba?!
Rosalba - S, Rosalba... la tua creatura!...
Piero - Ma questa una visione! uno scherzo! (Si avvicina a Rosalba squadrandola e portandosi le mani alle tempie).
Rosalba - Perch tanto stupore? Non mi aspettavi? Eppure io dovevo venire qui. Tu lo hai voluto. (Dopo una pausa) Tu hai voluto che mi si uccidesse. Io non discuto il tuo volere. Chi muore torna al creatore. Eccomi qui! (Piero resta interdetto. La logicit assurda del discorso di Rosalba lo impressiona e non ardisce ribattere. Fa per allungare una mano per accertarsi della consistenza di quella visione, ma la ritrae timoroso. Rosalba gliela afferra). S, sono io, non sogni. Ho attraversato in un attimo gli spazi siderali, le profondit dell'infinito per obbedire alle leggi ineluttabili e fatali della creazione e della morte. Sono io, senti, questi sono i miei capelli di sole, guarda i miei occhi di verde marino che tu mi hai dato...
Piero - Rosalba, io sono preda, forse, dell'incubo di un sogno... ma di un sogno bello... (Le prende le mani e la guarda fissamente negli occhi) Grazie di essere venuta... la mia fatica non fu vana, se io ora posso esserti vicino e vederti ed ascoltarti cos come ti ho descritta... e come ti ho sognata... Rosalba, parlami ancora, la tua voce soltanto io non conoscevo ed ora la conosco... armoniosa come argento che vibri... Grazie di essere venuta!
Rosalba - Dovevo... perch tu mi hai chiamata... violentemente. Se non mi avessi fatto uccidere, io vagherei ancora nell'irreale, ove vivono tutti coloro che sono nati dalla fantasia. Io benedico il dolore di un attimo che ha annullato le distanze abissali e mi ha portato qui al tuo cospetto, o mio Dio, o mio creatore!...
Piero - Io vivo il sogno pi bello e pi insperato della mia vita... io benedico d'averti uccisa.
Rosalba - Sono gli eletti che il creatore ama chiamare pi presto a s... ed io sono l'eletta del tuo spirito.
Piero - (sempre pi. esaltandosi) L'eletta del mio cuore... mai nessuna altra delle mie creature io ho vagheggiata con pi passione, (ammirandola) io ho creato per soddisfare l'aspirazione pi completa e perfetta del mio spirito... (le si avvicina ancora, le cinge la vita con un braccio e la porta pi verso la luce; le carezza i capelli quasi per convincersi della sua realt. Poi improvvisamente, sostando con la mano su di un segno rosso alla tempia) Sei ferita?...
Rosalba - (con un sorriso) Di qui entr la morte.
Piero - Hai sofferto? molto?
Rosalba - No. Tu non sai che cosa sia morire? Tu che tutto sai, che hai descritto le vicende pi immaginose... non sai come si muore... Nessun tuo personaggio tornando a te, te lo ha descritto?
Piero - (pensando) No... non ho mai scritto tragedie e...
Rosalba - Morire poca cosa... il nulla che ti prende per un salto nel vuoto. Un dolore acuto, improvviso, breve... Poi di l la vita ti sfugge, e s'affolla nelle vene come una linfa tepida che ti percorre tutto e s'agita e svanisce e degrada da te verso l'esterno come i cerchi di un'acqua ferma colpita da un sasso. Poi un grande benessere in te, e ti senti lieve come l'aria che ti circonda e lieve ti muovi in un'immensit d'azzurro e vai veloce, dove? non sai, ma verso qualche cosa cui tendi fatalmente. Io non sapevo dove tu fossi, eppure sono qui giunta senza una indecisione, senza un tentennamento. Da quanto tempo sono morta? Forse da un secolo se considero lo spazio che ho percorso, forse da un attimo se considero la velocit che mi animava... (volgendosi verso la scrivania e guardando le cartelle) certo da un attimo... ancora fresco d'inchiostro il mio decreto di morte, (poi con slancio verso Piero) no, di vita... che questa per me... come per tutti i mortali vera vita!...
Piero - (che ha seguito con esasperazione di curiosit e di interesse la descrizione di Rosalba) bello! un po' letterario, poco naturale!... ma...
Rosalba - No, naturale, logico e fatale. Questa veramente la mia vita eterna.
Piero - (un po' scosso) Eterna?
Rosalba - S, eterna, presso di te... (Con slancio) 0 mio signore, dimmi che mi attendevi, che mi volevi vicina...
Piero - (dubbioso) Veramente... (Poi di scatto esaltandosi) S, ti attendevo, ti desideravo, mirabile realizzazione del mio sogno. Vieni, siedi... sei stanca forse, certo hai percorso tanta strada per venire da me; io ti terr vicina, sempre, e passer la mia vita ammirandoti, cos come ora. (La fa sedere su di una poltrona e le si inginocchia dappresso, tenendole stretta una mano). Sei bella, sei supremamente bella!
Rosalba - Sono come tu mi hai voluta... come tu mi hai descritta...
(Picchiano alla porta. Piero si scuote e resta interdetto. la realt che lo riprende. Va verso la porta, ma poi torna indietro, quasi per nascondere Rosalba e grida: Un momento ; poi sempre molto incerto torna verso la porta e senza aprirla domanda):
Piero - Chi ?
Voce del Cameriere - Sono io, signore.
Piero - (seccato) Cosa vuoi, t'ho detto di non seccarmi.
Giovanni - La signora le fa domandare se desidera almeno uno zabaione al marsala...
Piero - Non voglio niente, non voglio niente... Grazie!
Voce - Va bene, signore.
Piero - (tace un poco contrariato; sopra-pensiero; fa per riavvicinarsi a Rosalba, poi improvvisamente torna alla porta e chiama) Giovanni! (Non risponde). (Apre appena uno spiraglio, sporge il capo e torna a chiamare) Giovanni.
Giovanni - (accorrendo ma sempre dietro la porta) Comandi.
Piero - La signora dov'?
Giovanni - Nella sua stanza.
Piero - Cosa fa?
Giovanni - Non so...
Piero - Ha cenato?
Giovanni - No, signore...
Piero - Sar andata a letto?
Giovanni - Non credo...
Piero - (un po' contrariato) Ad ogni modo ricordati che non voglio essere disturbato. (Richiude energicamente la porta, poi si avvicina di nuovo a Rosalba).
Rosalba - Hai moglie?
Piero - (titubante) S.
Rosalba - Peccato!
Piero - Perch ?
Rosalba - Perch ... sar una cosa seccante.
Piero - (perplesso) Eh... gi... ed anche pericolosa.
Rosalba - (improvvisamente sorridente) Pericolosa! Allora non mi dispiace! (Piero resta sorpreso - con esaltazione) Certo avremo il clima dell'adulterio... l'ansia... il brivido della colpa...
Piero - Eh?!
Rosalba - (c. s.) S, come Mauro, anche lui aveva moglie!... ma se ne disfece per darmi la suprema prova d'amore... (a Piero con volutt) ed anche tu, Piero... saprai darmi questa prova d'amore?!
Piero - Mi spaventi! Hai un modo di parlare! No, invece, senti, ragiona, tu certo non puoi restare qui...
Rosalba - (con scatto) Perch ?... mi scacci?
Piero - No, cara, ecco... bisogner sistemarti... vedi... se tu passassi di l, nella mia stanza, forse si potrebbe stare un po' pi tranquilli.
Rosalba - Di l, senza di te... no mai... io voglio stare qui, qui, che il tuo regno, ove lavori, ove mi hai creata.
Piero - S, ma potrebbe entrare qualcuno da un momento all'altro.
Rosalba - E tu dai ordine che non entri nessuno.
Piero - Non facile... (Sollevandola) Bisogna riflettere... Senti, ora sono le nove e mezzo, un po' presto... tu passi di l, da brava, e stai zitta e quieta... ti riposi un poco, mangi qualche cosa... ci sono dei biscotti...
Rosalba - (ridendo) Ah! ah! e quando mai i personaggi da romanzo sono stanchi? hanno fame?... Voi non li fate mai mangiare i vostri personaggi...
Piero - Va bene... farai quello che vorrai... ma passi di l... io sto ancora qui a lavorare, o meglio a far finta di lavorare, fin verso le undici o mezzanotte. Allora, quando tutti dormono, noi pianino pianino, usciamo e si vedr come sistemarti: non so, in una pensione, in un albergo, (Rosalba accenna di no) provvisoriamente per, poi studieremo...
Rosalba - E tu resti con me?
Piero - Eh no, mia cara! Vedi di comprendere la mia situazione...
Rosalba - (decisa) Allora no, no, io non mi muovo di qui... con te in capo al mondo, ma senza di te, mai.
Piero - Sei capricciosa!
Rosalba - Sono come tu mi hai fatta. Non ricordi pi? Il capriccio era il profumo inebriante della sua femminilit... sono tue parole... nel capitolo secondo!...
Piero - (interrompendo) S, va bene... ma vedi... nella vita i capricci...
Rosalba - ... allora perch mi hai fatta cos? Certo perch cos ti piacevo... (insinuante) eh! lo so... io ti piaccio... (mettendogli le braccia al collo) Piero, tu non puoi mentire a te stesso. Io ti piaccio tanto... tanto...
Piero - (esaltandosi) S, mi piaci, ma...
Rosalba - Ma liberati dai preconcetti, e grida forte la tua gioia di avermi a tutto il mondo, contro tutto e contro tutti e non rinunciare di vivere il pi bel sogno che ti concesso! Piero!
Piero - Follie!
Rosalba - Mio bene!
Piero - (decidendosi) S! S!... che importa... perch pensare che dovr destarmi, fin che il sogno dura?...
Rosalba - Amore!
Piero - Rosalba! (In uno slancio simultaneo si abbracciano e si baciano lungamente).
Rosalba - (con un fil di voce) Amore! (Dopo una pausa, sottovoce, quasi sognante) Amore... non v' nulla all'infuori dell'amore e noi l'abbiamo trovato, indiscutibile, perfetto. Vivremo solo di esso e per esso. Sempre... I miei baci saranno la tua vita, l'ardore della mia passione il tuo sole. (Declamando) Ella non sapeva amare che appassionatamente, follemente, fatalmente.
Piero - (sorpreso) Chi?
Rosalba - Io... nel primo capitolo.
Piero - Ah!...
Assunta - (da fuori la porta) Piero.
Piero - (trasale; non sa come comportarsi; vorrebbe nascondere Rosalba, ma incerto, imbarazzato, si avvicina alla porta) Assunta, cosa vuoi?
Assunta - Lavori ancora?
Piero - Eh! altroch!
Assunta - Lasciami entrare a darti un bacio!
Piero - Ti bacio con il pensiero... attraverso la porta.
Assunta - (aprendo di scatto ed apparendo sulla soglia) Ma, Piero, questo vuol dire che non debbo entrare.
Piero - Ed infatti... sei entrata.
Assunta - Perch non volevi?... (si guarda attorno) lavoravi? No, ed allora... (Tutta la scena si svolger in modo che Piero rester costantemente turbato, ambiguo, incerto e a volte cattivo per la presenza di Rosalba - Presenza vera o illusione egli non sa ancora. Certo che Assunta non la vede e non lode e si comporta come se non esistesse, mentre egli lavverte e la sente distintamente: forse la voce del suo io interno esaltato dal desiderio dellavventura che lo rende ostile e desioso di libert. Assunta avanza verso la scena e passa indifferente presso Rosalba. Piero render con espressioni successive di sgomento, di stupore e di sollievo, il suo stato d'animo. Sar per sempre eccitatissimo e nervoso) Non rispondi?
Piero - Ma, ecco, vedi, preferirei essere lasciato solo.
Assunta - Mi mandi via?
Piero - No, ti prego di andartene.
Assunta - la stessa cosa!
Piero - Non la stessa cosa... Insomma, Assunta, ti prego...
Rosalba - (coti voce annoiata) Quanto seccante questa donna!
Piero - (trasale ma non risponde).
Assunta - (continuando senza aver nulla avvertito) Tu non devi restar solo. Io ti sar vicina e riuscir a scacciare tutti i brutti pensieri. Ma anche tu, mettici un poco di buona volont!
Rosalba - Piero, liberati da lei...
Piero - (a Rosalba seccato) Sta zitta!
Assunta - Ah, non vuoi neppure che parli.
Piero - (riprendendosi ed avvicinandosi ad Assunta) No, senti, Assunta, tu non puoi capirmi perch neanche io mi capisco. Forse chi sa... domani o dopo io ti spiegher. Certo c' un assurdo, qualche cosa che non riesco a comprendere. In queste condizioni bene che tu non insista, che tu non domandi, che tu non mi secchi insomma.
Assunta - Mi spaventi, non riesco a comprendere come uno stupido incidente che sembrava risolto, possa ancora tenerti in questo stato!
Piero - Quale incidente?
Assunta - L'invito di De Albertis.
Piero - (ridendo) Ma che De Albertis, ma che De Albertis. Ah! Ah! l'invito al ballo! a proposito perch non vai... Credi, non potrebbe esserci soluzione migliore.
Assunta - Mi prendi in giro?
Piero - No, ti do un consiglio. Vai, cara, una telefonata ad una amica, sei ancora in tempo, e cos ti diverti e ti distrai...
Assunta - (con ira a stento repressa) ... e cos ti libero della mia presenza.
Rosalba - ...comincia a ragionare.
Piero - (a Rosalba fra i denti) Ti proibisco di parlare.
Assunta - (esterrefatta) Mi proibisci di parlare?... ma allora... Ma che cosa stato!... io non so... Piero... (Piero tace assorto, fremente, con il pianto in gola) debbo andarmene. E va bene... (con risolutezza) Per bada se io me ne vado... sar un po' difficile che ritorni... Non dici nulla?
Rosalba - Che pitoccheria! In questi casi ci si uccide... ma si tace.
Piero - (ha un gesto di violento rimprovero contro Rosalba).
Assunta - Ma cos'hai? Dio mio! vado... vado... (Piero ha un gesto come per fermarla) No, no, non ti muovere... non fingere... continua ad essere sincero... (S'avvia verso la porta nascondendosi il volto fra le mani, quasi barcollante. Piero fa per slanciarsi a sostenerla e trattenerla, ma Rosalba gli ha preso violentemente una mano e lo trattiene. Assunta sulla soglia, sosta un poco quasi attendendo un richiamo che non giunge, poi esce).
Piero - (un po' emozionato e con il pianto che gli trema in gola) Assunta!
Rosalba - (sarcastica) La richiami? Ancora non sei disgustato da questa scena da teatro di terzo ordine?
Piero - Rosalba, tu non puoi comprendere. I tuoi sentimenti dilagano in superficie, ma forse non penetrano in profondit... tu chiami scena teatrale quello che potrebbe essere la fine di due vite... e ci mi turba, mi mette tanto amaro nell'animo.
Rosalba - (sempre frivola) Ed io ho tanto dolce sulle mie labbra che tu non ricorderai pi nulla del tuo passato!...
Piero - Si fa presto a dirlo!...
Rosalba - Come a dirlo!... Tu ti immergerai nel mio amore come nel fiume Lete... e da questa sera comincer la tua vera vita... ieri non esiste pi!... La tua vita di ieri cadr come scoria e nel sogno tu dimenticherai e rivivrai...
Piero - (mettendosi una mano sulla fronte) Senti, cara, non potresti fare a meno di tutte queste parole... queste parole...
Rosalba - Vuoi il silenzio? Eccoti il silenzio!... (Gli si avvicina, lo cinge con le braccia) Infatti lo dici anche tu: ce fra loro erano cadute le parole, perch parlassero solo i silenzi... .
Piero - Ecco, brava...
Rosalba - Come brucia la tua fronte!... C' tanto fuoco dentro, ma la mia mano fresca e ti far bene. Voglio portare tutto questo fuoco dal cervello al cuore ed allora solo sarai mio, mio, veramente mio... (Piero si guarda attorno smarrito) No, fissa i tuoi occhi nella felicit senza guardarti attorno... Vuoi che prendiamo qualche cartella, l sullo scrittoio?...
Piero - (esasperato) No, no, basta con le cartelle, con i capitoli, con le chiacchiere...
Rosalba - No, dicevo... solo per leggerle insieme... per vibrare ancora come quando nascevo dalla tua esaltazione.
Piero - (ha un gesto di scontento, poi improvvisamente scattando) Io vorrei sapere una cosa sola: se sono diventato matto!... Lo sai tu, almeno? Sei vera o sembri?...
Rosalba - (ridendo) Tu sei ancora a questo punto?... non sai se io sia vera o sia una tua allucinazione... Caro! (Gli cinge la vita e con lui si avvia verso la camera attigua) Ebbene, abbiamo innanzi a noi tutta una notte di amore per convincertene. Una notte di passione, la pi bella della tua vita perch fino ad ora invano desiderata. (Diviene suadente, affascinante, femmina) Vieni, povero caro, dimentica i tuoi dubbi... La passione non raziocinio, ma fremito di vita... languore... sospiro... Io non vera?... Te ne accorgerai, povero caro!... Vieni... (Piero si lascia condurre, ma presso la soglia Rosalba si ferma di scatto e si volge) No...
Piero - Cosa c' adesso?
Rosalba - Non insieme. Io ti precedo e ti attendo... voglio provare il languore dell'attesa...
Piero - Senti... non complichiamo ancora le cose!
Rosalba - (sempre declamando) No, voglio che tu passi quella soglia con il tumulto nel cuore e con le tempie martellanti a stormo.
Piero - Le tempie?... che c'entrano?...
Rosalba - Come?... non ricordi pi?... la prima notte d'amore di Mauro e Rosalba...
Piero - (seccato) Ancora...
Rosalba - Guarda: ecco qui (prende un foglio e legge declamando): C'era nella stanza una luce lunare che dava brividi ed ella sentiva nelle pi ascose fibre il languore spossante dell'attesa. Allora Mauro varc quella soglia con un tumulto nel cuore e con le tempie martellanti a stormo .
Piero - (passandosi una mano sulla fronte) E va bene... verr con le tempie martellanti...
Rosalba - Cos mi piacerai di pi, Mauro... (Riprendendosi) No, Piero... Piero, (con volutt) ...a tra poco. (Esce).
Piero - ( concitato ed esaltato, si guarda intorno, poi fa per raggiungere Rosalba, ma torna indietro. Apre laltra porta centrale e chiama sommesso, ma sentito) Giovanni, Giovanni!
Giovanni - Comandi, signore! (Appare sulla soglia).
Piero - (sempre un p9 indeciso ed asmatico) Giovanni, la signora?
Giovanni - Uscita.
Piero - Uscita?! Veramente, quando?
Giovanni - Poco fa.
Piero - E dove andata?
Giovanni - (si stringe nelle spalle) Non so, signore.
Piero - (dopo una pausa) Era vestita in abito da sera?
Giovanni - No, aveva il solito abito del pomeriggio.
Piero - Non ha detto nulla?
Giovanni - Nulla.
Piero - Era triste?
Giovanni - E s, aveva gli occhi arrossati.
(Piero tace lungamente. Giovanni attende ordini. Si ode dall'interno distintamente la voce di Rosalba).
Rosalba - Piero, puoi entrare... c' una luce lunare nella stanza che mette i brividi.
Piero - (trasale e guarda Giovanni che resta impassibile. Poi afferrandolo violentemente per la giacca) E tu, tu non senti niente? non hai sentito niente?
Giovanni - (al colmo della sorpresa) Io? no, che cosa?
Piero - Vai via, allora, vai via. (Lo spinge fuori, richiude violentemente la porta, resta fermo con la testa fra le mani lungamente; guarda dalla parte della stanza di Rosalba, sembra titubante).
Rosalba - (dall'interno languida) Mauro!...
Piero - (si scuote e minacciando col pugno le carte sulla scrivania, con voce d'ira repressa) E Mauro varc quella soglia col tumulto nel cuore e con le tempie martellanti a stormo!... . Capitolo tale!... pagina tale!...
(Cala velocemente la tela).
ATTO TERZO
La camera da letto di Piero. Molta confusione, molto disordine. Da un lato il letto ancora sossopra, su di un piccolo tavolino un telefono. La porta di destra aperta comunica con il bagno, la porta di sinistra con lo studio. Nella parete di fondo un'ampia finestra guarda il giardino sottostante. mattina.
(Piero solo, da poco alzato, ed indossa una veste da camera sul pigiama da notte. Rosalba nel bagno accanto e poich la porta aperta si sente distintamente lo sciacquio dell'acqua nella vasca ed a tratti la sua voce.
Piero sprofondato in una poltrona Ha un aspetto desolato e preoccupato, guarda spesso l'orologio, poi si avvicina all'apparecchio telefonico, incerto se telefonare o meno, poi torna alla sua poltrona).
Piero - Potresti almeno chiudere la porta, cara...
Rosalba - (da dentro) Per chi, per te?... per te non ho pi segreti.
Piero - (senza entusiasmo) Gi, infatti.
Rosalba - Il bagno era delizioso... ristoratore... ha avuto un solo inconveniente.
Piero - Troppo caldo?
Rosalba - No, ha cancellato dal mio corpo tutti i tuoi baci e tutte le tue carezze...
Piero - (senza convinzione) Peccato!
Rosalba - Ma un inconveniente cui si pu rimediare.
Piero - Certo!
Rosalba - Purch tu voglia... io non chiedo che di rabbrividire ancora al contatto delle tue labbra sapienti!.
Piero - S... certamente... pi tardi.
Rosalba - Piero, cosa hai?... ti sento strano, differente.
Piero - Mia cara, ho un mal di testa cos furibondo che mi sembra di averci la cupola del Duomo... e poi certi dolorini per le ossa... Non vorrei che fosse un po' d'influenza.
Rosalba - (ridendo) S, influenza... ma la mia influenza... (dopo un attimo) per guarirti faremo insieme un po' di ginnastica da camera.
Piero - Per carit non farmi muovere da questa poltrona, sento che scricchiolerei tutto...
Rosalba - Hai torto... e tu dovresti saperlo! proprio alla ginnastica da camera che tu mi facevi fare ogni mattina che io debbo la sinuosa e morbida flessibilit del mio corpo... che tu hai rassomigliato ad un giunco lacustre !
Piero - Ah! nel romanzo...
Rosalba - No, nella mia prima vita!... mio caro! tu che hai delle ottime teorie... ma non le metti in pratica!... non vuoi fare un po' di ginnastica? Pazienza... faremo insieme una bella galoppata... al sole... Vedi che giornata magnifica!
Piero - Una galoppata? Vuoi scherzare! dove? Hai un cavallo a dondolo?
Rosalba - Macch dondolo!... Il mio sauro! Il mio puro sangue...
Piero - Eh, s, ti ho abituata un po' male... ma sai, allora un cavallo... dieci cavalli, potevo dartene quanti volevi... non mi costavano nulla!...
Rosalba - Piero, ti sento sarcastico, quasi ostile!
Piero - Non farci caso, cara; che vuoi, la luce del giorno rischiara le idee meglio della luce rosa di una veilleuse.
Rosalba - Allora debbo ringraziare la luce della veilleuse se questa notte eri tanto differente da ora... Bene, torna ad accenderla e chiudi la finestra.
Piero - Per carit!...
Rosalba - Cosa? per carit? Ora ti guarir io... ecco son pronta...
Piero - (vedendola s'alza di scatto e le fa gesto di fermarsi) Che fai? Vieni fuori in quella tenuta? Non hai almeno dieci centimetri di stoffa da metterti addosso?
Rosalba - Vuoi che indossi l'abito con la coda di ieri sera?... sono le 9 del mattino, non sarebbe molto chic.
Piero - Non sar chic, ma sar sempre pi decente. Aspetta che ti cerchi qualche cosa.
Rosalba - Decente? Che parola strana! (Con tono di rimprovero) Tu per non avresti mai permesso che io indossassi al mattino un abito da sera!... Procurami invece almeno un abito da mattino; s, come quello di lana d'Angora, guarnito di zibellino che portavo al Bois de Boulogne...
Piero - (assente) S, ... facile!
Rosalba - Che ci vuole? Ordinalo subito da Patou...
Piero - (c. s.) Lascia andare Patou... ti trover qualche altra cosa...
Rosalba - E cos rischi di rovinarmi la linea!...
Piero - Tanto per coprirti... Aspetta, santo cielo! se entra qualcuno! (Gira per la stanza, fruga disordinatamente in un armadio e trova la vestaglia viola della moglie) Tieni, mettiti almeno questa indosso... (s'avvia per consegnargliela, ma, nel darla, s'accorge che in una tasca c' un pezzo di carta; resta interdetto, poi cerca il foglio di carta, lo prende e consegna la vestaglia, aprendo il foglio di carta) 31.740 (resta un poco soprapensiero) 31.740...
Rosalba - (entrando ridente) Ecco, cos sei contento? la moralit salva... (guardandosi) la moralit s, ma l'estetica no di certo... (durante questo soliloquio Piero la guarda, ma assente, preoccupatissimo per quel foglietto che si gira nelle mani) ...non ho mai indossato una vestaglia pi borghese di questa! Che gusto!... Certo non pu essere altro che una vestaglia da moglie! Che sciocche queste mogli! Indossano per casa dei fagotti simili... e pretendono che i mariti siano eternamente innamorati di loro! ma pazzesco...
Piero - Che cosa?
Rosalba - Che i mariti restino innamorati delle mogli con vestaglie simili!
Piero - Non affatto pazzesco...
Rosalba - Allora sei incoerente: hai sempre sostenuto che il mio fascino era dato dal mio Kimono giapponese autentico che tra i fiori di loto lasciava intravedere i gelosi misteri di una intimit bramata e...
Piero - (si stringe nelle spalle).
Rosalba - S, l'hai detto tu... sono parole tue, sai... (Guardandosi) Che intravedi da questa lanaccia da poche lire al metro?
Piero - Ma no, non esagerare...
Rosalba - Piero... mi irriti... tu ti burli di me... io non sono donna che...
Piero - (interrompendo) Ed io non sono uomo da restare sotto il peso di un dubbio come questo...
Rosalba - Quale dubbio?
Piero - 31.740.
Rosalba - Che cosa ?
Piero - Ma! lo sapessi!... (dopo un attimo) ma s che lo so... (con rabbia contenuta quasi orlando a se stesso) il numero di quell'imbecille. Sissignore, giurerei... vuoi vedere?
Rosalba - (si stringe nelle spalle senza comprendere) Imbecille?
Piero - (prende di scatto l'elenco telefonico sul tavolinetto e lo sfoglia febbrilmente) Proprio quello, certamente. Eh! lo ricordo... (cercando) a... da... da... di... de ab... de al... eccolo, De Albertis, proprio lui 80.301 (resta sorpreso) non ... (riprende il foglio di carta) 31.740... Ah! l'elenco numerico... (torna a sfogliare febbrilmente) 20, 30, 31, 31500, 31700, ecco, 31.740 - Cooperativa di consumo pane, pasta e cereali - Via Torino... (Sorride rasserenato).
Rosalba - (che non si spiega) Ma cosa cerchi? da stamane che stai alle prese con il telefono.
Piero - Il telefono la pi grande invenzione del secolo!...
Rosalba - Anche prima hai telefonato a quell'altro signore, come si chiama, Francesco, Federico...
Piero - No, Fernando... a proposito mi ha detto vengo subito, che impostore! ancora non si vede...
Rosalba - Vorrai dire che persona educata! Non si va a casa di amanti a quest'ora...
Piero - (come colpito da un pensiero improvviso) 80.301... (si avvicina all'apparecchio, prima titubante, poi improvvisamente deciso, forma il numero) otto, zero, tre, zero, uno. Pronto, pronto, parlo con casa De Albertis? Bene, desidererei il signor Floriano... Un suo amico.... Che cosa? Non ancora rientrato? Ma sicura lei? da ieri sera, non ancora rientrato! (Sempre pi seccato) Grazie. (Si prende la testa fra le mani e passeggia nervosamente) Dovevo immaginarmelo...
Rosalba - Speriamo che non dovrai telefonare a tutte le tue banali conoscenze.
Piero - (non risponde e continua a passeggiare nervoso).
Rosalba - ... ed ancora non mi hai dato un bacio!
Piero - (seccato) Sta zitta!
Rosalba - (sorpresa) Piero, poche ore fa, non mi trattavi cos.
Piero - Tu non riesci neppure a immaginare quanto sei intempestiva...
Rosalba - Piero, convinciti che io non sono una donna da trattarsi come una cocotte qualsiasi o peggio, come una moglie, da desiderare e da ripudiare a tuo piacimento... Eppure dovresti conoscermi!
Piero - Rosalba, non drammatizziamo, fammi la cortesia. (Bussano alla porta. A Rosalba) Sst... (forte) Che c'?
Giovanni - (da dentro) Il signor Cambi.
Rosalba - Mandalo via,
Piero - Zitta, vai di l (La spinge violentemente verso il bagno).
Rosalba - Io? Perch io di l?
Piero - Ti prego, ti scongiuro (chiude la porta; poi, forte) Fallo entrare, subito...
Fernando - (entrando) Mi hai telefonato? Che c'? Trovo ancora il mio amico Piero o in sua vece un mentecatto da camicia di forza?
Piero - (andandogli incontro con effusione) No, trovi ancora il tuo amico Piero, per quanto, forse, qui dentro qualche rotellina deve essere andata fuori posto.
Fernando - Ci vuole un psichiatra o un meccanico ?
Piero - No, ci vuole un amico buono, affezionato come sei tu ed anche intelligente perch ti assicuro che non facile comprendere quello che forse neanche io sapr spiegare.
Fernando - Allora la mia mansione piuttosto di concetto... Sentiamo.
Piero - (un po' esitante) Io sono il marito pi disgraziato del mondo.
Fernando - No, tu sei il marito pi farabutto che io abbia mai conosciuto.
Piero - Perch ?
Fernando - (misterioso) So tutto...
Piero - (al colmo della sorpresa) Come sai?
Fernando - Non sarei un ottimo cronista se non sapessi...
Piero - Ti prego, non scherzare su un argomento che mi sta a cuore!
Fernando - Ed io credevo che mi avessi chiamato per stilare una regolare domanda di divorzio!
Piero - Ti scongiuro, metti da parte gli scherzi... Come sai?
Fernando - Se tu non me lo hai detto ed io lo so, segno che me lo ha detto tua moglie.
Piero - Mia moglie, quando? L'hai vista, dov'?
Fernando - Eh! quante domande!
Piero - Dov'? voglio sapere dov'?
Fernando - Dove vuoi che sia... a casa di sua madre.
Piero - (subito rinfrancato) Ah! Ma certo dove poteva essere?! Ma sei sicuro?
Fernando - - Diamine! le ho parlato per telefono ieri sera ed anche stamattina!
Piero - Amico mio, quanto ti sono grato... non puoi credere quanto bene mi hai fatto. Ah, Dio, Dio, come la mente galoppa sempre verso le supposizioni pi assurde!
Fernando - Certe menti!...
Piero - Ma quel cretino, ho telefonato stamane, non rientrato in casa!...
Fernando - Chi?
Piero - De Albertis!
Fernando - Ancora con i tuoi dubbi! (Piero accenna di no) e ieri sera non hai telefonato per sapere se era in casa?
Piero - Ieri sera no, ieri sera forse mi interessava meno... ieri sera la decisione di mia moglie di andarsene mi sembr la pi logica, la pi opportuna. Stamane invece no, e per quanto permanga in casa mia uno stato di fatto eccezionale, pure io sento che qualche cosa in me si agita; non so se sia il rimorso, certo molto simile, per cui, vedi, io credo che se avessi vicino mia moglie, forse molte cose si risolverebbero. Forse lei stessa troverebbe, con quella saggezza istintiva che come un sesto senso di tutte le mogli, quella soluzione che a volte noi uomini con tutto il nostro bagaglio di esperienze e di dottrina non riusciamo ad intravedere.
Fernando - Constato con piacere che il famigerato vestito di magazzino non poi tanto spregevole, come...
Piero - (ricordando) Gi, il vestito da magazzino... e quell'altro! Quell'altro, Dio mio! Che tremenda esperienza ho fatto in merito ai vestiti!
Fernando - per questo, allora, che sei in veste da camera... Per... (Guardandosi intorno con aria poliziesca) Per! ho l'impressione che tu questa notte debba avere indossato qualche vestito su misura...
Piero - (sibillino) Pu darsi... ma di questi vestiti talmente su misura che finiscono per opprimerti, asfissiarti...
Fernando - Sporcaccione!
Piero - No, sono una vittima...
Fernando - Bugiardo!
Piero - S, una vittima!... non c' nulla di pi tragico che aver sognato febbrilmente ed aver desiderato un qualche cosa di irreale, e, ad un dato momento, accorgersi che il sogno si fatto realt, con tutte le sue seduzioni, ma anche, purtroppo, con tutti i suoi inconvenienti che solo la realt ci addita. Ed allora accorgersi di essersi illusi e desiderare di spezzare questo incantesimo e non riuscirci...
Fernando - Se tu fossi meno sibillino nelle tue espressioni, forse potrei darti una mano.
Piero - No, no, l'unica persona che potrebbe comprendermi, compatirmi e piano piano ricondurmi verso la realt vera, sarebbe mia moglie. Ma dimenticher, torner?... quando?... Fernando, tu che le hai parlato, era molto offesa?
Fernando - No, era molto addolorata.
Piero - Poverina! E che ti ha detto d'altro? Raccontami.
Fernando - Mi ha detto che, nonostante tutto, ella sicura che tu hai agito in un momento di irresponsabilit.
Piero - Vedi come lei capisce tutto! Fernando... tu che hai fatto tanto... se tu provassi a ritelefonarle... se la consigliassi a tornare...
Fernando - Sarebbe inutile.
Piero - irremovibile?
Fernando - No, in strada, per venire qui.
Piero - Tu scherzi!
Fernando - Son sicuro... me lo ha detto lei.
Piero - un angelo!... (Subito come colpito da un'idea) Oh!
Fernando - Che c'?
Piero - Fernando, ora faccio un'ipotesi, un'ipotesi assurda, per su questa ipotesi assurda ci costruisco un ragionamento logico. Se sbaglio, correggimi. un'idea geniale che mi venuta in questo momento. Ascolta. Ammettiamo che un bel giorno un tale, anzi, meglio, una tale, venga aggredita da un bandito che le spari a bruciapelo un colpo di rivoltella e l'uccida. Che cosa succede? Che questa tale se ne va all'altro mondo.
Fernando - il minimo che le possa capitare.
Piero - Benissimo: ammettiamo ora, ed ecco l'ipotesi assurda, ma ammettiamola ugualmente, che al mondo di l ci siano dei banditi ed esistano delle rivoltelle. Un bel giorno un bandito del mondo di l incontra quella tale che essendo morta sta anch'essa al mondo di l e le spara un altro colpo di rivoltella...
Fernando - Quella tale proprio sfortunata...
Piero - Che cosa succede allora?
Fernando - E chi lo sa?
Piero - Te lo spiego io: logicamente quella tale rimuore ed allora, per forza di cose, dall'altro mondo ritorna a questo mondo.
Fernando - Piero!...
Piero - Eh?...
Fernando - (guardandolo con molto sconforto) Povero amico mio!
Piero - (con veemenza) Non mi compatire, perch invece incomincio ad essere sulla buona strada... s, s, una soluzione c', eroica, drammatica, truculenta, come ti pare, ma una soluzione c' ed io l'addotto, sai quanto vero che te lo dico, l'addotto...
Fernando - (un po' preoccupato) Piero, tu torni ad agitarti. Sta calmo, ti prego (Vedendolo assorto) Cos'hai?... Vuoi un bicchiere di acqua?... Vuoi un cachet? Vuoi che faccia venire un medico? (Piero sorride e tentenna il capo) Ed allora smettila... se no chiamo gente!
Piero - (vedendo Assunta che appare silenziosa nel vano della porta) Assunta!
Fernando - Oh! finalmente, signora, lei arriva a buon punto. (Assunta apparir non imbronciata, ma serena e dignitosa) Perch io stavo perdendo la testa...
Piero - (timidamente) Assunta, io vorrei che tu potessi...
Fernando - (autoritario) Un momento. Prima che si inizino le spiegazioni riterrei opportuno di eclissarmi.
Piero - (tendendogli la mano) Come vuoi... grazie sai, e scusami.
Fernando - (andandosene) Non c' di che... (Ad Assunta) Signora, i miei omaggi!
Assunta - Caro amico, le sono infinitamente grata.
Fernando - Non lo dica neppure, signora... glielo affido... e lo affido in buone mani... (Esce).
(Un attimo di silenzio).
Piero - (timidamente) Assunta, credimi, se io potessi...
Assunta - (avvicinandosi) Taci, Piero, non dire nulla. Non occorre che tu parli... Non per nulla ci hanno uniti dodici anni di vita comune... A me basa guardarti negli occhi, per leggervi tutti i tuoi sentimenti. E stamane sono buoni, sono i tuoi... ieri sera no, non erano tuoi: negli occhi avevi un qualche cosa di strano che mi aveva spaventato... temevo di non poterci leggere pi.
Piero - Sono stato cattivo, malvagio, ma non ero io, sai!
Assunta - Lo so, lo so... perch vuoi giustificarti quando io sono pi convinta di te...
Piero - Come sei cara... sai rendere lieve anche l'umiliazione di chi riconosce i propri torti. (Le prende una mano e gliela bacia).
Assunta - (guardandolo) Ma tu hai gli occhi gonfi... tu non hai dormito stanotte.
Piero - (un po' confuso) Mah! Cosa vuoi che ti dica?
Assunta - ... e l'aspetto stanco, il colorito terreo!... (con apprensione) Tu hai la febbre!...
Piero - No, la febbre no, non credo, certo mi sento male, ho un mal di testa...
Assunta - Povero piccolo mio... vieni qui, siediti. Mettiamo il termometro.
Piero - Ma no, non ho febbre.
Assunta - Accontentami, mettiti il termometro. (Va verso il comodino per prendere il termometro e vede il letto sossopra) Che letto! Sembra un campo di battaglia... eh! io lo so il perch .
Piero - (trasalendo) Perch ?
Assunta - (avvicinandosi affettuosissima) Trattare cos la sua moglietta che gli vuole tanto bene!... e allora ci si agita, non si dorme!
Piero - (accarezzandola) Cara!
Assunta - Ecco, cos e stai quieto un poco. Io ti porto un cachet e ti preparo un ottimo infuso di camomilla con alcune gocce di valeriana. (Piero dice sempre di s) Un attimo, caro, bada al termometro, tienilo bene e non te lo togliere prima per farmi credere che non hai febbre... (Ridendo) Ti conosco, sai!
Piero - Non aver paura, non batter ciglio. (Assunta esce) Purch il mercurio non subisca influenze anche lui!
(Piero rimasto solo resta per un attimo immobile sulla poltrona, poi, quasi ricordandosi che nel bagno chiusa Rosalba, si alza circospetto, chiude la porta donde uscita Assunta e si dirige in punta di piedi verso la porta del bagno. Origlia e fa un gesto come per dire che non c' pi nessuno, poi guarda dal buco della serratura. Nel mentre in questo atteggiamento la porta si apre di scatto ed appare Rosalba. ancora vestita semplicemente della vestaglia viola di Assunta. Ha un cipiglio fiero, appare seccata ed offesa).
Piero - (ricomponendosi di scatto) Scusa,... credevo...
Rosalba - Credevi che io non ci fossi pi... anzi lo speravi!...
Piero - Veramente no... ma...
Rosalba - (scandendo le sillabe) Sei il pi gretto, il pi goffo, il pi volgare degli amanti... sei un ma-ri-to.
Piero - Ebbene?
Rosalba - Non solo, ma nella insignificante schiera dei mariti... sei il pi marito di tutti.
Piero - Ma...
Rosalba - Taci... Ti conosco bene ormai. Ah! ah! mi fai ridere! L'uomo che si costruisce le amanti, e le costruisce proprio cos, come piacerebbero a lui!... e poi quando una di queste... la sua prediletta, soffre lo spasimo nelle sue carni martoriate, attraversa gli spazi infiniti del soprannaturale per giungere a lui, allora si pente, sente che la sua vita borghese, gretta, fatta di consuetudine subirebbe troppe scosse, si brucerebbe troppo presto al contatto di questa fiamma abbagliante ed allora preferisce le pantofole, una buona tazza di camomilla... ed il termometro.
Piero - (appare incerto, ha costantemente un braccio aderente al torace per reggere il termometro) Senti, cara..- In tutto quello che dici c' un fondo di vero, ma esageri. Vedi, tutto questo non si sarebbe verificato se tu fossi stata un po' pi ragionevole, meno autoritaria, meno esclusivista, se avessi seguito il mio consiglio di sistemarti fuori di qui...
Rosalba - (scattando) Bella tempra di mollusco! Gi per poter aggiustare nel modo pi egoistico tutte le tue faccende. Ti sarebbe piaciuto, vero? non turbare la compagine familiare e quindi non mettere in repentaglio la tua camomilla, ma nello stesso tempo non rinunciare al brivido dell'avventura... molto comodo tutto ci. Ma io no, sai, non mi adatto, io ho il temperamento dell'amante, e tu dovresti saperlo, non quello della moglie..
Piero - (tace confuso, avvilito) Ma...
Rosalba - inutile che ti domandi chi intendi scegliere fra le due... Ti conosco ormai bene: ho sentito tutti i tuoi discorsi.
Piero - Ed allora?...
Rosalba - Ah! egoista! vile!, vuoi sapere subito quello che far, quello che decider, ma subito, subito, vero? prima che quella l ritorni con la tazza di camomilla... Guai, avverrebbe lo scandalo e tu non vuoi scandali... piuttosto si uccide una persona, ma in modo che nessuno sappia... (Piero ha un gesto di orrore) No, non ti impressionare: del resto quello che tu stesso hai stabilito. Ho inteso il tuo lungo discorso, del passaggio del mondo di qui al mondo di l e viceversa. Spiccami questo biglietto di ritorno. Il tuo ragionamento esatto. Un altro semplice colpo di rivoltella ed io ritorno donde son venuta, nel mondo dei sogni... dove si sta meglio, molto meglio: pi avventura, pi romanticismo, pi imprevisto! avanti, deciditi prima che sia troppo tardi. Non hai coraggio? lo vedo, tremi, sei smarrito... dov' una rivoltella, dammela, ti insegner io come si fa a morire. Non appartengo alla categoria di quelle donne che la sera si cacciano di casa e la mattina si ripresentano con il sorriso ebete del perdono. Io, se fossi stata quella donna, a quest'ora ti avrei gi ucciso...
Piero - Ma Rosalba, calmati, ragioniamo e, soprattutto, non facciamo tragedie.
Rosalba - Ma insomma cosa vuoi?! Vuoi sbarazzarti di me e non hai il coraggio di uccidermi. Ti chiedo una rivoltella e non vuoi perch forse temi che il colpo spaventi quella povera donnetta... se ti chiedessi un pugnale me lo negheresti per paura di macchiare di sangue il pavimento... ma io non sono donna da desistere dinnanzi alle difficolt. Guarda. (Si slancia verso la finestra, la apre, sale di scatto sul davanzale e poi con intonazione melodrammatica) Guarda come sa morire una eroina da romanzo! (Si lascia andare nel vuoto).
(Piero si porta entrambe le mani agli occhi per non vedere e lancia un grido acutissimo. Il termometro cade a terra e si frantuma. Resta tremante, smarrito, senza avere il coraggio di andare alla finestra).
Assunta - (entra di corsa, spaventata dal grido) Piero! Piero! che ? che stato?
Piero - (convulsamente) Niente! niente!
Assunta - Ma no, mi spaventi, che hai fatto?
Piero - (balbettando) ... caduto... il termometro... e si ... rotto...
Assunta - E per questo... hai gridato?
Piero - S... per... questo.
Assunta - Ma no, Piero, c' qualche cosa, tu mi preoccupi, tu stai male. Ti scongiuro, dimmi cosa ti senti.
Piero - Nulla, cara.
Assunta - Ed allora stai calmo! perch ti sei alzato, mettiti qui sulla poltrona... ma perch tremi tanto?
Piero - Ho un po' freddo.
Assunta - Gi la finestra aperta... chi l'ha aperta? (Si dirige verso la finestra per chiuderla).
Piero - (con un grido) No, non andare, non chiudere la finestra... lasciala cos, ho bisogno di aria.
Assunta - Non la chiudo, non la chiudo, occorre gridare? (Cercandosi intorno) Certo fa un po' freddo... non riesco a trovare la mia vestaglia pesante...
Piero - (trasalendo) La tua vestaglia viola?
Assunta - S, l'hai vista?
Piero - Io? no, non l'ho vista...
Assunta - Sar di l. Ma tu stai calmo e fermo. (Prende una coperta e gliela dispone indosso molto amorevolmente) Mi prometti di star buono.
Piero - S.
Assunta - Vado a prendere la camomilla e torno. (Esce).
(Non appena Assunta uscita, Piero s'alza, getta da un lato la coperta e si avvicina alla finestra. Non ha il coraggio di guardare gi, incerto, finche si decide e guarda. Resta sor' preso, ha un grande respiro di sollievo, torna a guardare, quasi non credendo ai suoi occhi, poi di scatto suona il campanello).
Giovanni - (entrando) Ha chiamato il signore?
Piero - (tentando di mostrarsi indifferente) S, Giovanni, fammi una cortesia, scendi in giardino subito, qui sotto a questa finestra, c' la vestaglia della signora... caduta ora, un colpo di vento, vai a riprenderla.
Giovanni - Va bene, signore. (Esce).
(Piero visibilmente soddisfatto, si guarda intorno, si frega le mani, poi si ridispone sulla poltrona, con coperta. Pensa, ed ogni tanto non pu frenare uno scoppio di ilarit).
Assunta - (entrando con la tazza di camomilla) Meno male, sei allegro! di che ridevi ?!
Piero - Ma! pensavo a... Fernando.
Assunta - Fernando un caro ragazzo.
Piero - Sottoscrivo. Che cosa hai l? Camomilla? Niente camomilla. E quello? un cachet! Niente cachet... Non sono mai stato tanto bene come oggi...
Assunta - Ma se avevi un furibondo mal di testa ?
Piero - Tutto passato!
Giovanni - (entrando) Ecco la vestaglia della signora!
Assunta - Oh! finalmente: dove era?
Giovanni - Era caduta in giardino.
Piero - Un momento. C' niente dentro?
(Giovanni non capisce, si stringe nelle spalle ed esce).
Assunta - Che ci deve essere?
Piero - Nulla... dammi qua. (Prende la vestaglia e la palleggia fra le mani, poi la sbatte) Nulla, non c' nulla. (Ilare) Sai come fanno i prestigiatori a teatro. (Imita) Guardino signori, questa una vestaglia... di qua non c' nulla, dall'altra parte nemmeno... non c' trucco... . (Con galanteria aiuta Assunta ad indossare la vestaglia, poi restando nello stesso atteggiamento, l'abbraccia e la bacia sul collo).
Fernando - (bussando) permesso?
Assunta - (divincolandosi dall'abbraccio) Avanti!
Piero - Oh! Fernando, lupus in fabula...
Fernando - Sono venuto per darti una notizia importante. Ho visto poco fa il direttore che mi ha detto che se vuoi puoi continuare pure il romanzo...
Piero - (indifferente) Lo sapevo...
Fernando - Come lo sapevi?!...
Piero - Insomma, me lo immaginavo... Il Direttore ti ha detto questo circa un quarto d'ora fa, vero?
Fernando - S, il tempo di venire qui a portarti la buona notizia.
Piero - Ed infatti tutto corrisponde.
Assunta - Che cosa?
Piero - Niente, niente!... Per ringrazialo, ma digli che ormai il romanzo finito. Basta con Rosalba e le sue avventure...
Assunta - Oh! bravo!
Fernando - (sorpreso) Ma se lo desideravi tanto!
Piero - Ieri, oggi no... io poi debbo riposare.
Assunta - Finalmente!
Fernando - Io credevo di portarti una notizia che desideravi!
Piero - S, caro, ti ringrazio di esserti disturbato. Ma vedi, ho cambiato idea. Quel romanzo ormai non voglio pi vederlo... (resta un po' soprapensiero) anzi, no, cambier la finale... le ultime due cartelle. Sai che avevo messo che era finita con un colpo di rivoltella. Cos non va! pericoloso... metter invece che vivr, nel romanzo... Partir, andr lontano, lontano... (esagerando) nel centro dell'Africa. Anzi no, quella donna ha un temperamento un po' focoso e il clima dell'Africa non le si addice... la mander in Siberia, al fresco. Vi pare? Verso i deserti di ghiaccio... in modo che si sfreddi bene tutta, fino alla radice dei capelli.
Fernando - Va bene, abbiamo capito, la mandi al fresco... per smettila con queste tue divagazioni, se no, mi dai l'impressione che torni a sragionare...
Assunta - Ecco...
Piero - (sorridendo sarcastico) Ah! sragionare! Caro amico, perch non conosci il punto essenziale... senza del quale ti sembreranno sempre oscuri i miei ragionamenti.
Fernando - Ed illuminami allora!
Piero - S, bisogna che ti illumini, anzi che vi illumini. Per preparatevi ad ascoltare qualche cosa di assolutamente strabiliante.
Fernando - Ci metti in curiosit...
Piero - Prendi quella sedia, io mi metto qui, Assunta l. Pronti.
Fernando - Prontissimi...
Piero - Dunque... ieri sera, io ero nel mio studio, al mio tavolo... in perfetta lucidit di spirito e di mente. Stavo ultimando il famoso romanzo; avevo appena scritto l'ultima cartella ove descrivevo la fine tragica della protagonista, allorch appare come una visione, sapete chi?...
(Al momento che Piero inizia il suo racconto la tela comincia a calare lentamente fino a chiudersi del tutto, mentre sta ancora parlando).
FINE
- Questo copione è stato visto:


