Viola e la poetessa

VIOLA E LA POETESSA

di Daniela Ariano

Sipario. Scena: fondo grigio o comunque scuro. Al centro della parete un orologio tondo segna le due di notte. Al di sotto dellorologio ci sono due panchine, dietro, sempre sulla stessa parete, ci sono alcuni cartelloni pubblicitari, a sinistra una freccia che indica il W.C.; la luce di un lampione illumina la scena. Siamo in una stazione ferroviaria. Una figura infagottata dorme sdraiata sulla panchina di destra, accanto a lei per terra ci sono due o tre buste piene di stracci mentre una coperta sdrucita le copre il viso. Musica di sottofondo, si sente il rumore di un treno in lontananza. Una voce metallica annuncia che il rapido proveniente da Bologna viaggia con circa venti minuti di ritardo; la figura infagottata, disturbata dalla voce, si agita sotto la coperta, poi rimane di nuovo immobile.

Entra Viola da destra verso il proscenio, ha i capelli spettinati e lespressione un po vaga, persa; indossa un cappotto slacciato ( inverno). Si porta al lato sinistro del proscenio pi avanti possibile e resta l ferma in attesa, si immagina che sotto di lei corrano i binari della ferrovia. Viola osserva fissa i binari.

Di nuovo la voce metallica ripete il suo avvertimento. A questo punto la figura infagottata si agita innervosita ed emerge di colpo da sotto il plaid: una donna talmente ammantata di stracci e di polvere che si stenta a capire che et abbia. Indossa un cappellaccio di lana colorata e una sciarpona lunghissima sopra altre cento cose che non si sa bene cosa siano o cosa siano state in origine, tanto sono sdrucite e malandate.

poetessa

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(alzando i pugni per aria, a voce alta) Ma insomma, qui c qualcuno che tenta di dormire. Un po di silenzio per favore. (guarda in alto) Ehi, dico a te voce metallica dei miei stivali! (a Viola, che intanto sempre immobile al suo posto) Signora! (Viola accenna a unespressione di fastidio) Signora! (Viola si gira e si indica con il dito con aria interrogativa) S, proprio te signora. Che fai l immobile? Mica mordo io, sai? Sono solo un po arrabbiata perch cerco di dormire da due ore e questa maledetta voce metallica mi entra nel cervello come un trapano. (Viola interdetta e non sa come comportarsi, si guarda intorno per vedere se c qualcuno in giro ma la stazione vuota. Intanto la Poetessa si seduta sulla sedia e si stiracchia; indica la panchina accanto a lei) Signora siediti, che facciamo quattro chiacchiere, tanto stanotte di dormire non se ne parla. (si alza e accenna ad avvicinarsi ma la ragazza si ritrae infastidita) Non mi avvicino, stai tranquilla. Io resto qui e tu siedi l (si risiede e indica la panchina accanto), cos non c pericolo di contagio e appena vedi che faccio qualcosa di strano prendi la valigia e ti dai a gambe. (la ragazza torna a fissare i binari mentre la Poetessa la osserva meglio) Non hai la valigia tu? (Viola fa cenno di no con la testa sempre dandole le spalle) E dove vai senza la valigia?

viola

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(si volta spazientita) Dove sto andando io non c bisogno di portarsi i vestiti.

poetessa

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(ci pensa un attimo su) Cos un albergo di nudisti quello dove stai andando? (ride divertita)

viola

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(guardando i binari, tono funereo) Non sto andando in un albergo!

poetessa

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(fa spallucce) Io una volta ci sono stata in un albergo, non di nudisti per. Cera un uomo tutto vestito di nero che mi apriva la porta e ce nera un altro con il cravattino rosso che mi serviva da mangiare. Che roba ragazzi! (pausa) Come ti chiami?

viola

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(cercando di farsi forza, senza entusiasmo, sempre fissa sui binari) Mi chiamo Viola.

poetessa

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(si alza e declama saltellando qua e l) "Come il giacinto in montagna /calpestato dai passi dei pastori/ a terra violaceo fiore..." (si ferma e sorride) Bene Viola, io invece mi chiamo... (ci pensa un attimo, sorride furbamente) non lo so, o meglio non me lo ricordo, o forse... non me lo voglio ricordare. Comunque chi mi conosce, per distinguermi e darmi una voce, mi chiama la Poetessa.

viola

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(spazientita) Bene, Poetessa, adesso che ci siamo presentate, mi lasci in pace.

poetessa

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Che caratterino amica mia! Va bene come vuoi, come vuoi... (guarda lorologio e si risiede sulla sua panchina; si china, prende una delle buste che si trovano a terra, la appoggia accanto a s e comincia a frugare) Che caratterino... neanche ti avessi declamato qualche parolaccia... (tira fuori un calzino di lana lunghissimo e lo getta alle sue spalle, poi estrae dalla busta un paio di mutandoni e un guanto che fanno la stessa fine della calza. Parlando tra s) Ma dove diavolo lavr messa, ero sicura che stava in questa busta.

viola

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(tono lamentoso) La prego, sto cercando di concentrarmi. Non facile aspettare questo treno e se continua a parlare e a fare rumore con quelle buste mi innervosisce.

poetessa

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(senza ascoltarla, esultando tira fuori una scatoletta di tonno dal fondo della busta) Eureka! Ti ho trovata maledetta scatola di pesce trito! (si alza in piedi e dalla tasca del soprabito estrae una forchetta, da unaltra tasca interna prende un fazzoletto e se lo lega al collo, da unaltra tasca ancora tira fuori un pezzo di pane e un peperoncino) Senza un po di peperoncino questa roba non sa n di me n di te! (sorridendo sotto gli occhi inespressivi di Viola apre la scatola del tonno, ci sparge sopra un po di peperoncino e inizia a mangiare) Vuoi?

viola

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(si rivolta di nuovo a guardare i binari con aria sconsolata) No, grazie. Non ho fame.

poetessa

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(mangiando con gusto) Io invece s... linsonnia mi mette appetito... devessere un fattore nervoso... tu che dici? Forse cerco di compensare con il cibo la mancanza di sonno. (Viola non risponde) Cosa stavamo dicendo?

viola

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Nulla di interessante. (a s stessa, a voce alta) Ma quanto impiega a passare questo maledetto treno!

poetessa

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(mangiando) Viaggia con circa venti minuti di ritardo.

viola

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(scocciata si volta) E lei che ne sa? (sarcastica) E unaddetta delle ferrovie per caso?

poetessa

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(indica il soffitto) La voce, stata lei a dirlo poco fa. Ceri anche tu, non lhai sentita?

viola

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(stancamente fa cenno di no con la testa e va a sedersi sulla panchina di sinistra) No, ero distratta. (nasconde la testa tra le ginocchia)

poetessa

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(sorridendo bonariamente) Ma non fare cos. Il treno prima o poi arriva! Sai quante volte fanno ritardo questi treni! (aiutandosi col gesto esagerato della mano) Eeeeeeehhh! (ripensandoci) Ma perch tu vuoi prendere quel treno senza la valigia? Quello ti porta lontano e quando uno va lontano si porta sempre la valigia. Vedi, io viaggio molto e porto sempre le valige con me, (indica le buste ai suoi piedi, con tenerezza) l dentro c tutto il mio mondo.

viola

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(guarda le buste, le viene da sorridere anche se non ne ha voglia) Lei tiene tutto il suo mondo dentro a due buste?

poetessa

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Eh, s. (ci pensa) Ma che fai, mi dai del lei? Mica sono tanto vecchia io! (si alza in piedi e si guarda) S, lo so che con tutti questi stracci addosso posso sembrarti nonna bacucca, ma f freddo e senza questa roba, a questora, sarei gi bella che stecchita. (pausa) Ieri, mentre passavo per il centro, mi sono fermata davanti a un negozio di elettrodomestici e ho scroccato il telegiornale da un televisore che stava l, in bella mostra. Hai sentito quanti poveracci sono morti di freddo questanno? E io mica voglio fare la fine loro! (enfatizzando con il dito indice) No, no!

viola

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Ma tu dormi tutte le notti qui fuori?

poetessa

No, non tutte le notti. A volte capito in qualche stazione della metropolitana oppure riesco a infilarmi in un bagno pubblico fino a quando non arriva un guardiano a scacciarmi. Un periodo ho frequentato pure il dormitorio. Che pacchia ragazzi! L s che si dormiva. Poi mi scaduto il permesso e sono tornata per strada. Ma non mi lamento sai? Se non ci fosse questa vociaccia malefica (indica con i pugni il soffitto) si dormirebbe bene anche qui. (ispirata si alza e canticchia saltellando) "Io sopra morbidi cuscini adager le tue membra"

viola

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(sorride malinconica) Ma le inventi tu queste poesie?

poetessa

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Oh, no. Queste parole le ha scritte una poetessa vissuta tanti, tanti, tanti anni fa. Un giorno, in un bidone dei rifiuti, ho trovato un libricino piccolo cos (fa cenno con la mano), dentro era tutto scritto di poesie e mi ha fatto compagnia per tante, tante notti. Ogni sera mi mettevo sotto un lampione e iniziavo a leggere fino a quando gli occhi non si chiudevano e mi addormentavo con il mio libro fra le mani. (tristemente) Poi, una notte, un tizio me lo ha rubato per farci il fuoco ed io avrei voluto sbranarlo per la rabbia! Ma ormai, quando me ne sono accorta, le pagine erano diventate cenere e della mia poetessa restava solo il ricordo. (si alza in piedi, sorridendo) Ma io le sue poesie ce le ho tutte qui (indica la sua testa), per questo mi chiamano la poetessa! (di nuovo ispirata) "L dambrosia / crateri ricolmi / Ermes dallolpe agli di vers"

viola

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(divertita batte le mani) Brava! (pausa) Che cos un olpe?

poetessa

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Ah, non lo so. Per suona bene, non ti pare?

viola

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(ride divertita dalla strana filosofia della clochard) E vero, hai ragione. (pausa) Ma tu come mai ti trovi a vivere cos? (la guarda meglio) Sembri anche giovane a vederti bene!

poetessa

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(a disagio si ritrae dallo sguardo indagatore della ragazza) Una volta in ospedale uno dei signori vestiti di bianco mi ha detto che soffro di... (non le viene la parola) di... insomma, ricordo solo sprazzi di vita, come se fossero pezzettini di una fotografia sparsi un po qua e un po l. Io lo chiamo il "non ricordo".

viola

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(pausa) Magari fosse lo stesso anche per me. Probabilmente non sarei costretta a prendere questo treno!

poetessa

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Ma nessuno pu costringerti a prenderlo se tu non vuoi. E poi, senza valigia, chi te lo fa fare?! (Viola sorride ma non risponde) Sai, a volte immagino che da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno che mi sta cercando disperatamente. Magari una madre o un fratello o addirittura... (ride maliziosamente portandosi una mano alla bocca) un fidanzato! La cosa bella del "non ricordo" che uno si pu inventare tutto quello che vuole sulla sua vita. (si rialza e inizia a camminare liberamente, segue i suoi sogni) Chiss, forse io sono una ricca ereditiera e fino a pochi anni fa vivevo in un grande palazzo pieno di cristalli. Un giorno, al compimento del mio diciottesimo anno di et, quando finalmente potevo usufruire dei soldi che mi spettavano, il mio perfido tutore mi ha dato una botta in testa e mi ha scaricata per strada, abbandonandomi senza un soldo e senza memoria. (pausa, continua a lavorare di fantasia) O magari sono una promessa del cinema scomparsa misteriosamente dopo una gita in barca, gettata in mare da uno spasimante respinto e raccolta, fradicia e priva di sensi, da un ignaro pescatore che mi ha portato in ospedale. (seria) I miei primi ricordi iniziano proprio da l, dallospedale.

viola

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Ma non rammenti proprio nulla di quello che sei stata?

poetessa

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(si siede accanto a Viola) Te lho detto, ho solo immagini sparse, come lampi di luce fortissima nella notte pi buia. (pausa, si sta raccontando) So leggere e scrivere, quindi immagino che ho frequentato uno di quei posti dove insegnano a farlo, ma non so di pi. (sorride) Tutti affermano che parlo bene ed io tiro fuori spesso parole che non ho mai sentito ma di cui stranamente capisco il significato, parole strane come "eureka" oppure "ouverture". (si alza e allarga le braccia in unespressione di libert) Ma io sono contenta cos. Fino a quando non incontrer qualcuno che riuscir dirmi chi sono o chi sono stata veramente, io potr essere tutto ci che voglio e nessuno allo stesso tempo. (pausa, si risiede) Tu chi sei invece?

viola

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(pensosa) Sono ci che non vorrei essere. Per questo avrei bisogno di un "non ricordo" anchio. Vorrei sentirmi libera di reinventarmi la vita dal principio.

poetessa

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(le prende le mani, la fa alzare in piedi e ballando) Inventiamola allora la tua vita.

viola

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(divertita) Ma che fai?

poetessa

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Vediamo... tu sei... s, tu sei una principessa, sai come Carolina di Monaco... vedo sempre la sua foto sui giornali che la gente abbandona sopra le panchine della stazione. (fa un inchino esagerato) Principessa!

viola

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(ridendo si schernisce) Ma no! Tu sei pazza!

poetessa

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(la prende per un braccio e le mostra ci che la sua immaginazione le detta, tono affettato) Questo il suo palazzo. Qui c la sua camera da letto, guardi principessa, che magnifici fiori alle pareti e il suo letto a baldacchino poi un vero incanto! Guardi! C anche la toilette tutta intagliata a rose e fiori e sopra un bellissimo specchio... si osservi principessa, lo vede quanto bella! (Viola, presa dal gioco finge di specchiarsi) "Il bello se osservato / si innalzer a bello / invece il buono immediatamente / anche bello sar".Venga con me principessa. (la trascina dallaltra parte del palcoscenico, finge di aprire una grande porta) Qui c la sala dei ricevimenti. Che stupendi affreschi decorano il soffitto! (indica in alto)

viola

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(estasiata) Sono bellissimi! Guarda Poetessa, ci sono perfino gli angeli che volano con mazzi di fiori in mano.

poetessa

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Non sono angeli, sono dei puttini che portano ghirlande in onore alla dea della bellezza: Afrodite. La vede, principessa? E l, al centro.

viola

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(guarda meglio) S, la vedo. Mi somiglia, ha i miei stessi capelli e anche lo stesso sorriso... e chi quel bel giovane accanto a lei?

poetessa

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Quello devessere Marte, il dio della guerra. (riabbassa lo sguardo) Ma guardi qui che stupendo tavolo da pranzo e che stoviglie! (fingono di girare intorno ad un tavolo ovale)

viola

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(entusiasta) Oh, s. E c anche un centrotavola enorme tutto dargento. E ci sono i lampadari con le gocce di cristallo che formano un arcobaleno sulle pareti, sembra di essere al Luna Park... (gira su s stessa guardandosi intorno)

poetessa

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(guarda in basso e cammina come seguendo un disegno geometrico) Che pavimenti stupendi!

viola

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(anche lei guarda in terra estasiata) Marmo e lapislazzuli... e...

(di nuovo la voce metallica avvisa i signori passeggeri che il rapido proveniente da Bologna sar in arrivo fra dieci minuti sul binario tre. Le due donne, rotto lincanto, rimangono immobili in ascolto, poi Viola, a testa china si risiede mentre la Poetessa rimane in piedi a guardarla)

poetessa

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Non essere triste, amica mia! Del resto anche le principesse hanno i loro guai e non credo che siano cos felici come sembrano quando ti osservano coi loro sguardi smarriti dalle foto sui giornali! (si ferma un attimo pensosa. Poi il suo viso si illumina) Se vuoi ora possiamo immaginare di trovarci in un grande teatro. (sotto lo sguardo triste di Viola inizia a muoversi sul palcoscenico guardando verso il pubblico, avanzando lentamente e sorridendo) Guarda Viola! E un teatro stupendo, tutto tappezzato di velluto rosso con le tende di broccato e gli stucchi dorati che si intrecciano sulle pareti. Il palco pieno di fiori e le luci dei riflettori inondano la scena illuminando i nostri corpi. Il pubblico, commosso, applaude in piedi esultando e lanciando fiori verso di noi. (accenna ad un inchino e sorride di qua e di l) Grazie... grazie! (mima di raccogliere una rosa da terra, la guarda, la odora, saltellando si avvicina a Viola) Senti che profumo questa rosa! Ce lha lanciata un signore da quel balcone laggi! (indica un punto lontano)

viola

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(allontana la Poetessa infastidita) A che serve! Tanto la tua rosa non esiste! (si alza in piedi arrabbiata, si muove liberamente) E non esiste il teatro, n il pubblico che applaude, n le tende di broccato. (con tristezza e a voce pi bassa) E forse non esistiamo neanche noi. Io non posso barattare la mia vita con i tuoi sogni, io non posso dimenticare! (guarda la Poetessa rimasta immobile a testa bassa al centro della scena, con rabbia) Tu continua pure a seguire le tue magie, tu puoi farlo. Ma io non ho il dono di cancellare la mia memoria per impossessarmi di ricordi che non mi appartengono, lo capisci questo!

poetessa

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(si siede sulla panchina, sempre a testa bassa) Perch sei cos cattiva con me? Era cos bello il teatro e la rosa aveva un profumo cos buono! (prende gli oggetti che aveva sparso precedentemente sulla panchina e li rimette nella busta)

viola

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(la sua insoddisfazione nei confronti della vita esplode e si concentra contro la Poetessa) Smettila di farneticare e guarda come sei ridotta! Un lurido ammasso di stracci che sopravvive grazie alla sua mente allucinata. Non sembri pi neanche una donna! Dov il tuo corpo che dovrebbe esprimere femminilit e dov il tuo volto? Ricoperto di melma e di cenere come quello di un animale selvatico. Ma cosa pensi, che la vita, l fuori, sia davvero un enorme palcoscenico in cui tutto bello e buono? Non c nulla di bello nelle tue buste ammassate sotto una vecchia panchina di plastica e non c nulla di buono nelle tue scatolette di pesce trito e negli occhi della gente che ti sfiorano per la strada senza vederti. (pausa, si avvicina ancora di pi alla Poetessa mentre questa, intimorita, si ritira sempre di pi sulla panchina. Scandendo) Guardati! Sembri un sacchetto di rifiuti buttato sulla panchina da un signore maleducato e distratto. S, un piccolo cartoccio pieno di niente: ecco cosa sei tu... (pausa, a voce bassa) e cosa sono io. Nessuno potr mai curarsi di noi , oggi e per sempre, perch noi non siamo altro che nulla. (ritorna a posizionarsi a sinistra del proscenio, la Poetessa la guarda smarrita, nei suoi occhi non c rabbia ma solo tanta pena. Viola si gira un attimo a guardarla, capisce quanto possano averla ferita le sue parole, dentro di s prova quello strano dolore di quando si fa male ad un altro essere vivente che in realt non ci ha fatto nulla e non si meritava tanto scempio) Scusami, Poetessa, e fai finta di non avermi mai vista. (pausa) Dimenticami, come fai per tutte le cose brutte della tua vita.

poetessa

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(guarda Viola che le d le spalle) Perch sei tanto arrabbiata e tanto triste? Se non ti va di prendere quel treno lascialo passare sotto il tuo naso e via!

viola

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(sorride amaramente dellingenuit della clochard, fissando sempre i binari, a voce bassa) Se solo riuscissi a trovare almeno un motivo per non prenderlo, lo lascerei andare senza alcun rimpianto, credimi!

poetessa

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(rimane un attimo pensosa. Improvvisamente la sua attenzione catturata da un punto in alto nel cielo ossia fuori dal palcoscenico. Lentamente si avvicina a Viola con lindice puntato verso lalto, le prende un braccio e le indica ci che sta guardando. Viola cerca di divincolarsi infastidita ma la Poetessa la tiene forte, si sporgono dal proscenio) "Le stelle ai lati della bella luna / nascondono il brillante aspetto / quando essa piena risplende / sopra la terra intera / come argentea fanciulla" Guarda quanto bella!

viola

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(guarda anche lei. Pausa di meraviglia) Hai ragione! E veramente bella! Che strano, la prima volta che me ne rendo conto!

poetessa

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Guarda che forma perfetta, e quanta luce la circonda! Fra poco si trasformer in unenorme palla gialla che sbiadir piano piano mentre il blu del cielo diventer sempre pi chiaro fino a fondersi con lei. "La luna dita di rosa / in tutto superiore alle stelle / il suo chiarore spande sul mare salmastro / come sulla campagna fiorita"

viola

(sempre guardando in alto, tono intimo) Ho sempre visto la luna sorgere e poi scomparire dietro ai palazzi senza che ci provocasse in me la minima emozione. Era come se la sua vista fosse qualcosa di scontato, una specie di diritto dovutomi per il semplice fatto che respiro.

poetessa

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(si allontana da Viola e comincia a danzare al centro del palcoscenico mentre la ragazza la segue con gli occhi) Magari dove stai andando tu questa luna non la potrai pi vedere. E forse non ci saranno neanche i prati bagnati dalla rugiada del mattino e il sole che sorge da dietro le nuvole di panna. (ridendo) Forse non ci saranno i campi pieni di girasoli quando viene maggio e i pettirossi che si inseguono sopra le balle di fieno...

viola

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(pensosa) No, credo che tutto questo, dove sto andando io, non ci sar. (d un ultimo sguardo ai binari, poi si rivolge alla Poetessa) E non ci sar lodore della terra quando piove, n il profumo del pane appena sfornato... (mano a mano che parla inizia a danzare dietro alla Poetessa e inizia a sorridere fino a che il sorriso non si trasforma in riso) ...non ci sar il rumore del mare quando c tempesta n i colori dellarcobaleno quando torna il sereno...

poetessa

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...n il vento che sfiora le ali delle farfalle per farle volare pi in alto...

viola

...e non ci saranno le stelle e neanche gli occhi felici dei bambini quando viene gi la neve... (si ferma ansante, guarda la Poetessa a lungo e sorride) E poi, senza la valigia, chi me lo fa fare? (si stringe nel cappotto)

(la Poetessa annuisce felice, la voce metallica annuncia che in arrivo il rapido da Bologna sul binario tre. Le due donne si siedono sulle rispettive panchine e restano in attesa. Si sente il fischio del treno prima in lontananza, poi sempre pi vicino fino ad avere la sensazione che attraversi il teatro. Le due donne guardano davanti a loro come se effettivamente vedessero passare i vagoni. Un fischio, uno sferragliare di rotaie, il treno passato)

poetessa

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Adesso cosa farai, Viola? Prenderai il prossimo treno?

viola

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No, tanto non ricordo pi dove stavo andando. Penso che rester qui, con te, a guardare nascere il sole e poi andremo in un bar a fare colazione. Mi venuta fame.

poetessa

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(prende veloce una busta e comincia a frugare) Dovrei avere unaltra scatola di pesce trito in questa busta.

viola

Basta scatolette di tonno, oggi solo cornetti e cappuccino. Dobbiamo festeggiare il mio "non ricordo", Poetessa, e la fortuna di averti incontrata. Senza di te, chiss...

poetessa

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(la guarda, sorride; ingenuamente) Ma io non ho fatto nulla.

viola

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Tu mi hai fatto vedere cose che tanti non avranno mai la fortuna di vedere per tutta la loro vita, aspettando solo un treno che li porti via.

(inizia la musica di sottofondo. Le due donne restano immobili sulle loro panchine in attesa del sorgere del sole. Sipario)

FINE

9 marzo 1999

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