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YERMA

YERMA

Garcia Lorca

YERMA - Juan, mi senti ? Juan!

JUAN - Eccomi.

YERMA - E’ ora.

JUAN - Addio

YERMA – Non lo vuoi un bicchiere di latte ?

JUAN – Del latte, perché ?

YERMA – Tu lavori troppo.

JUAN – Gli uomini che non bevono restano forti come l’acciaio.

YERMA -  Ma tu no. Eri un altro quando ci siamo sposati. Adesso hai la faccia bianca, come se non vi battesse mai il sole. Siamo sposati da molto tempo, e tu sei sempre più triste e più magro, come se crescessi all’incontrario.

JUAN – Hai finito ?

YERMA – Non prendertela a male Se io fossi malata sarei contenta che tu mi curassi. “Mia moglie sta male. Ammazzerò un agnello per darle un buon piatto di carne”. “Mia moglie è malata. Metterò via questo grasso di gallina per darle sollievo al petto, le porterò questa pelle di pecora per ripararle i piedi della neve”. Sono fatta così; ecco perché ho cura di te.

JUAN – Io te ne sono grato.

YERMA – Ma non ti lasci curare.

JUAN – Perché non ho niente. Sono tutte idee tue. Lavoro molto, questo sì, e ogni anno sono più vecchio.

YERMA – Ogni anno… tu ed io, sempre avanti così, ogni anno… per te e per me tutti gli anni sono uguali.

JUAN – E in pace, grazie a Dio. Il lavoro va bene e non abbiamo figli che ci costano.

YERMA – Non abbiamo figli…Juan!!

JUAN – Dimmi.

YERMA – Noi non abbiamo figli… forse io non ti voglio bene ? Ho forse pianto la prima volta che sono andata a letto con te ? non cantavo invece, nel rimboccare le lenzuola, e non ti ho detto “come profumano di mele questi panni” ?

Yerma abbraccia e bacia Juan.

JUAN – Bisogna aspettare un po’.

YERMA – Nessuna donna si è mai sposata con più felicità.

JUAN – Dobbiamo aspettare. Vado a lavorare. Dimmi si hai bisogno di qualcosa, e te lo porterò. Sai che non amo che tu esca.

YERMA – Io non esco mai.

JUAN – Stai meglio qui, in casa. La strada è fatta per chi non ha nulla da fare. A dopo.

Esce Juan e entra Maria.

YERMA – Da dove vieni ?

MARIA – Della bottega.

YERMA – Della bottega, così presto ?

MARIA – Se era per me avrei aspettato sulla porta che aprissero; ma non lo sai cosa ho comprato ?

YERMA – Avrai comprato caffè, zucchero, pane…

MARIA – No, ho comprato dei merletti, filo, nastri e lane di vari colori per fare tante nappine.

YERMA – Ti fai una camicetta ?

MARIA – No,… è perché … non indovini ?

YERMA – Cosa ?

MARIA – Perché è già arrivato.

YERMA – Dopo cinque mesi !!

MARIA – Sì.

YERMA – Ne sei sicura ?

MARIA – Naturalmente.

YERMA – E cosa senti ?

MARIA – Non lo so; una certa angoscia.

YERMA – Angoscia ? Ma… quando è arrivato ? … Tu non ci pensavi proprio.

MARIA – Sì, non ci pensavo.

YERMA – Magari stavi cantando, non è così ? Io pure canto… Dimmi… che cosa si sente ?

MARIA – Non hai mai tenuto stretto nella mano un uccellino vivo ?

YERMA – Sì.

MARIA – Beh, è la stessa cosa… però dentro, nel ventre, nel sangue.

YERMA – Che meraviglia!!

MARIA – Mi sento stordita. Non so cosa devo fare.

YERMA – Non camminare troppo, e quando respiri fallo dolcemente, come si avessi una rosa tra i denti.

MARIA – Chiederò a mia madre.

YERMA – Senti: dicono che più avanti ti dà dei calcetti con le gambette. Ed è quando gli si vuole più bene, quando già si può dire: “Mio figlio”.

Yerma tocca il ventre di Maria.

MARIA – Provo un po’ di vergogna.

YERMA – E tuo marito ?

MARIA – Non dice nulla, però mi si mette vicino e gli occhi gli tremano come due foglie verdi.

YERMA – Lo sa ?

MARIA – Sì.

YERMA – E come lo sa ?

MARIA – Non so. Ma la notte delle nozze non faceva che sussurrarmelo, con la bocca premuta sulla mia guancia, tanto che ora mio figlio mi sembra un colombo di fuoco che lui mi abbia fatto scivolare nell’orecchio.

YERMA – Fortunata!!

MARIA – E tu ? Di tutte le spose della tua età tu sei la sola…

YERMA – E’ vero.

MARIA – Sei ancora in tempo. Elena ha aspettato tre anni, e oltre dell’età di mia madre, molto di più.

YERMA – Ogni giorno che passa è di troppo. Penso che non è giusto che io mi consumi qui, senza bambini.

Se vado avanti così, finirò col diventare cattiva.

A volte, di notte, senza sapere perché, vado scalza nel patio per sentire il contatto con la terra.

MARIA – Andiamo, parli come se fossi una vecchia ! Una sorella di mia madre l’ha avuto dopo quattordici anni.

YERMA – Quattordici anni ?

MARIA – Sì, e vedessi che amore di bambino!

YERMA – Raccontami, che faceva ?

MARIA – Urlava come un torello, con la forza di mille cicale che cantassero tutte insieme, e ci faceva la pipi addosso, e ci tirava le trecce, e a quattro mesi ci riempiva la faccia di graffi.

YERMA – Ma non sono cose che fanno male.

MARIA – Posso assicurarti che con quelle unghiette…

YERMA – Io ho visto mia sorella allattare il suo bambino con il petto …. di ragadi che le faceva un male tremendo, ma era un dolore fresco, buono, necessario alla salute di una donna.

MARIA – Dicono che con i figli si soffre molto.

YERMA – Tutte bugie. Lo dicono le madri deboli, le lagnose. Che li hanno a fare ? avere un figlio non è come avere un mazzo di rose. Ci prendono il sangue, è vero. Ma ogni donna ha sangue quanto basta per quattro o cinque figli, e quando non li può avere il sangue le diventa veleno, come succederà a me.

Chiedendole i tessuti che ha nel pacco.

- Dammi.

MARIA – Dato che tu sai cucire così bene…

YERMA – Dà qua. Ti ci farò due vestitini. E questo ?

MARIA – Sono i pannolini.

YERMA – Va bene.

MARIA – Allora ci vediamo.

Maria esce.

YERMA – Non correre per quella strada piena di sassi.

Entra Victor.

YERMA – Ciao, Victor.

VICTOR – E Juan ?

YERMA – Sui campi

VICTOR – Cosa stai cucendo ?

YERMA – Sto tagliando dei pannolini.

VICTOR – Però!

YERMA – Ci faccio un bordo di merletto tutt’intorno.

VICTOR – Se sarà una bambina le metterai il tuo nome.

YERMA – Come ?

VICTOR – Sono felice per te.

YERMA – No, non sono per me. Sono per il figlio di Maria.

VICTOR – Beh, vediamo se con questo esempio ti fai coraggio. In questa casa manca un bambino.

YERMA – Sì, manca!

VICTOR – Allora di a tuo marito di pensare un po’ meno al lavoro. Vuole fare soldi e li farà, ma a chi li lascerà alla sua morte ?

Io vado via. Di a Juan che venga a prendersi le due pecore che mi ha comprato, e quanto al resto, che ce la metta tutta!

Esce Victor.

Yerma sta per uscire quando entra la vecchia-mujer 1

MUJER1 – Buongiorno mia bella.

YERMA – Buongiorno.

MUJER1 – Dove vai ?

YERMA – Porto il pranzo a mio marito.

 MUJER1 – Anch’io porto il pranzo a mio marito. È vecchio, ma lavora ancora. Ho nove figli che sono come nove soli, ma poiché nessuno di loro è femmina, ecco che tocca a me andare di qua e di là.

YERMA – Lei abita dall’altra parte del fiume ?

MUJER1 – Sì, ai mulini. E tu di che famiglia sei ?

YERMA – Sono la figlia di Enrique, il pastore.

MUJER1 – Ah! Enrique il pastore. L’ho conosciuto. Brave persone. Alzarsi, sudare, mangiare qualche tozzo di pane e morire. Né giochi né niente. Le peste per gli altri. Gente silenziosa. Avrei potuto sposarmi con un zio tuo. Ma sì! Ero una con le vesti al vento quand’ero giovane. Di certo riderai di me.

Ho avuto due mariti, quattordici figli, cinque mi sono morte, ma con tutto ciò non sono triste e vorrei vivere ancora a lungo.

YERMA – Lei è ancora giovane.

MUJER1 – Ah, giovane… quante volte all’alba mi affacciavo alla porta di casa credendo di sentire un suono di chitarre…ma era solo il vento.

YERMA – Vorrei chiederle una cosa

MUJER1 – Sentiamo

YERMA – E’ tanto che desidero scambiare qualche parole con una donna anziana. Perché voglio capire. Si, lei mi dirà…

MUJER1 – Che cosa ?

YERMA – Quello che sa.

MUJER1 – Cos’è che dovrei sapere ?

YERMA – Perché non ho figli ?  Perché sono arida ? Dovrò ridurmi nel pieno della vita ad accudire gli uccelli o a mettere tendine ben stirate alla finestra ?

MUJER1 – Sei sposata da molto tempo ?

YERMA – Sì.

MUJER1 – Oh. Sei bella!

YERMA – Lei deve dirmi cosa devo fare.

MUJER1 – Io ? Ma io non so niente. Io mi sono messa pancia all’aria e ho incominciato a cantare. I figli arrivano così, come l’acqua.

YERMA – No, non è vero!!

MUJER1 – Ah, lasciami stare, figlia mia, non farmi parlare!

YERMA – Ditemi, farò qualunque cosa, anche se dovesse ordinarmi di ficcarmi degli aghi negli occhi.

MUJER1 – Senti un po’. A te piace tuo marito ?

YERMA – Come ?

MUJER1 – Voglio dire se lo ami. Se desideri stare con lui…

YERMA – Non lo so.

MUJER1 – Quando avvicina le sue labbra alle tue tu cosa senti ?

YERMA – Nulla.

MUJER1 – Non tremi tutta quando lui si accosta a te ?

YERMA – No, non ho mai provato niente di simile.

MUJER1 – Mai ? nemmeno ballando ?

MUJER1 – Forse… una volta… Victor.

MUJER1 – Va avanti.

YERMA – Mi strinse alla vita e non riuscii a dirgli nemmeno una parola perché non potevo parlare. Un’altra volta, sempre Victor, quando avevo quattordici anni, mi prese fra le braccia per saltare un canale e mi venne un tremito da farmi battere i denti.

MUJER1 – E con tuo marito ?

YERMA – Con mio marito è diverso. L’ha voluto mio padre e io ho accettato. Con gioia. È la pura verità, perché pensavo già ai figli che mi avrebbe dato.

MUJER1 – Per avere dei figli gli uomini ci devono piacere. Devono scioglierci le trecce e darci da bere l’acqua nella loro stessa bocca. Così sono le cose del mondo.

YERMA – Per te e non per me. Io penso tante di quelle cose, e sono certa che le cose che penso dovrà realizzarle mio figlio. Mi sono data a mio marito per lui, e continuo a darmi nelle speranza che arrivi, non per divertirmi.

MUJER1 – Risultato: resti vuota!

YERMA – No, vuota no, perché sto riempiendomi di odio. Dì, è forse mia la colpa ? bisogna cercare l’uomo nell’uomo, e nient’altro ? E allora, a cosa pensi quando ti lascia nel letto con gli occhi tristi, a guardare il soffitto, e si gira dell’altra parte e si addormenta ? Devo starmene lì a pensare a lui o a questa rabbia che vuole uscire dal mio petto ?

Io non so, ma tu dimmelo per pietà!

MUJER1 – Che creatura stupenda sei!! Non voglio dirti altro. Sono questioni d’onore, e io non brucio l’onore di nessuno.

YERMA – Le ragazze di campagna come me trovano tutte le porte chiuse. Tutto è mezze parole, gesti, silenzi. E anche tu, anche tu taci, sapendo ogni cosa ma non volendo dir niente a chi sta morendo di sete.

MUJER1 – Con una donna serena io parlerei. Con te no. Sono vecchia e so quel che dico.

YERMA – Quand’è così, che Dio mi protegga.

MUJER1 – Dio, no. A me Dio non è mai piaciuto. Quando vi convincerete che non esiste ? Sono gli uomini quelli che devono “proteggere”.

Anche se dovrebbe esserci un Dio, magari piccolo piccolo, per scagliare fulmini contro tutti gli uomini dal seme marcio che imputridiscono la festa dei campi.

YERMA – Non capisco quello che vuoi dire.

MUJER1 – Non fa niente, mi capisco io. Sei ancora così giovane, aspetta fiduciosa.Io devo andare. Si è fatto tardi. A presto, mia bella.

Esce la Mujer 1 che raggiunge la Mujer 2 e la Mujer 3 e tutte e tre assistono da lontano alla scena con Victor e con Juan.

VICTOR – “Perché dormi solo pastore ?  Perché dormi solo pastore ? Sul mio materasso di lana dormiresti meglio. Perché darmi solo pastore ?”

YERMA – “Perché dormi solo pastore ? Se odi voce di donna è voce rotta dell’acqua. Pastore, pastore, che chiede a te la montagna ? Montagna dalle erbe amare, che bimbo ti sta uccidendo ? La spina della ginestra!”

Entra Victor.

VICTOR – Dove va questa bellezza ?

YERMA – Eri tu che cantavi ?

VICTOR – Io ?

YERMA – Come canti bene! Non ti avevo mai sentito!

VICTOR – No ?

YERMA – Che voce poderosa! È come un piatto d’acqua che ti riempie tutta la bocca.

VICTOR – Mi sento allegro. Così come tu invece sei triste.

YERMA – Non è nella mia natura essere triste.

VICTOR – E tuo marito più di te.

YERMA – Lui ha un carattere duro.

VICTOR - È sempre stato così. Gli porti da mangiare ?

YERMA – Sì. Che ti sei fatto là ?

VICTOR – Dove ?

YERMA – Qui, sulla guancia, si direbbe una scottatura.

VICTOR – Non è niente.

YERMA – Mi era parso.

VICTOR – Sarà stato il sole.

YERMA – Senza dubbio. Hai sentito ?

VICTOR – Che cosa ?

YERMA – Non senti piangere ?

VICTOR – No.

YERMA – Mi era sembrato che piangesse un bambino.

VICTOR – Davvero ?

YERMA – Proprio qui vicino. E piangeva come se soffocasse.

VICTOR – In questi paraggi ci sono sempre molti bambini, che vengono a rubare la frutta.

YERMA – No, era il pianto di un bambino piccolo.

VICTOR – Io non sento niente.

YERMA – Sarà stata una mia impressione.

Entra Juan.

JUAN – Che fai ancora qui ?

YERMA – Parlavo.

JUAN – Dovresti essere a casa.

YERMA – Ti ho portato da mangiare.

JUAN – Così farai chiacchiere la gente.

YERMA – Juan, cosa ti passa per la testa ?

JUAN – Non lo dico per te, lo dico per la gente.

YERMA – Al diavolo la gente!

JUAN – Non imprecare. Non sta bene in una donna.

YERMA – Magari fossi una donna.

JUAN – Basta parlare. Vai a casa.

YERMA – Va bene, devo aspettarti ?

JUAN – No, dovrò irrigare tutta la notte. C’è poca acqua ed è tutta mia fino allo spuntare del sole. E bisogna che la difenda contro i ladri. Tu va a letto e dormi. Andiamo Victor.

YERMA – Dormirò.

Esce Yerma. Le tre donne salgono sul palco.

MUJER1 – A me le chiacchiere non piacciono.

MUJER3 – Ma è quello che si fa qui.

MUJER2 – Non c’è niente di male.

MUJER3 – Chi ci tiene all’onore, che agisca di conseguenza.

MUJER2 – Ben detto.

MUJER1 -  Non sappiamo nulla di certo contro di lei.

MUJER3 – Si dice che l’altro ieri notte se ne sia stata tutto il tempo seduta sulla soglia di casa nonostante il freddo che faceva.

MUJER2 – E perché mai ?

MUJER3 – Le pesa starsene in casa.

MUJER2 – Le donne sterili sono fatte così.

MUJER3 – Invece di ricamare o preparare marmellate di mele per suo marito, preferiscono salire sue tetto e camminare scalze nei ruscelli.

MUJER1 – Lei non ha figli, va bene, ma mica è colpa sua.

MUJER3 – ha figli chi vuole averli. Il fatto è che le pigrone, le sdolcinate, le comodone non sono fatte per avere la pancia grinzosa.

MUJER2 – E si mettono la cipria bianca e il rossetto. E si appuntano mazzetti di oleandri a caccia di qualcuno che non il loro marito.

MUJER2 – Niente di più vero.

MUJER1 – Ma voi l’avete forse veduta con un altro ?

MUJER3 – Noi no, ma la gente sì.

MUJER1 – Sempre la gente. E che facevano ?

MUJER3 – Parlavano.

MUJER1 – Parlare non è mica peccato.

MUJER3 – Parlare no, ma guardarsi… esiste al mondo una cosa che è lo sguardo. Mia madre lo diceva sempre: non è lo stesso una donna che guarda delle rose e una donna che guarda le cosce di un uomo. Lei lo guarda.

MUJER2 – Guarda chi ?

MUJER3 – Ma, hai capito ? Cerca di capire o vuoi che lo dica a voce alta ? E quando non lo guarda perché è sola, perché non ce l’ho davanti, lo porta stampato negli occhi.

MUJER2 – E il marito ?

MUJER3 – E’ come sordo. Immobile come una lucertola al sole.

MUJER1 – Tutto questo si sistemerebbe se avessero dei bambini.

MUJER3 – Questo non lo so ma di ora in ora aumenta l’inferno in quella casa.

MUJER1 – Lui ne ha colpa. Quando un uomo non da figli deve star dietro alla moglie

MUJER2 – No, è di lei la colpa. Di lei che ha una pietra al posto della lingua.

MUJER1 – Quale diavolo ti si è infilato tra i capelli per farti parlare in questo modo ?

MUJER2 – Parlare non è un peccato ?

MUJER1 – Con un ferro da calza io infilzerei le linguacce calunniatrici.

MUJER2 – State zitte!

MUJER3 – E io i capezzoli delle ipocrite!

MUJER2 – Silenzio. Eccola che arriva!

Entra Yerma.

MUJER1 – Sei stata coraggiosa a venire. Non esiste al mondo forza maggiore del desidero.

YERMA – Sì, ma è troppo buio.

MUJER1 – Io ho detto spesso queste orazioni al cimitero con donne che volevano avere bambini, e tutte erano spaventate. Tutte, tranne te.

YERMA – Io sono venuta per il risultato; penso che tu non sia un’imbrogliona.

MUJER1 – Non lo sono. Che la bocca mi si riempia di formiche come quelle dei morti, se ho mai mentito. L’ultima volta che ho detto l’orazione è stato per una donna sterile da più tempo di te e le si addolcì il ventre in un modo così bello che mise al mondo due creature laggiù al fiume.

YERMA – E non le accade niente ?

MUJER1 – E che doveva accaderle ?

YERMA – Vero, perché Dio è Dio.

MUJER1 – Non poteva accaderle niente. Solo afferrare le due creature e lavarle nell’acqua corrente.

MUJER2 – Avrai un figlio, adesso, posso garantirtelo.

YERMA – L’avrò perché debbo averlo. O non capisco più come va il mondo. A volte, quando già mi sento sicura che mai, mai… mi sale come una vampata di fuoco su dai piedi, e tutto mi sembra vuoto, gli uomini nei campi, i tori, le pietre, tutto mi sembra come di cotone. E allora mi chiedo: Che ci stanno a fare ? Perché mi trovo qui ?

MUJER3 – E’ una buona cosa che le donne sposate desideri dei figli, ma se non li ha perché questa frenesia di averne ? L’importante a questo mondo è lasciarsi portare dagli anni. Io non ti critico. L’hai veduto da te come ho partecipato alle preghiere. Ma dimmi che terra fertile speri di dare a tuo figlio, che felicità, che sedia d’argento.

YERMA – Io non penso al domani; io penso all’oggi. Tu sei vecchia e vedi tutto come un libro già letto. Io penso che ho sete e non ho libertà. Io voglio tenere mio figlio tra le braccia per dormire tranquilla, e, stammi bene a sentire, e non ti spaventare per quello che sto per dirti: qualora anche sapessi che mio figlio mi torturerà e mi odierà e mi tirerà per i capelli per le strade, io accoglierei felice la sua nascita perché è molto meglio piangere per un uomo vivo che ci pugnala che per questo fantasma piantato anno dopo anno sul mio cuore.

MUJER2 – Tuo marito è un buono uomo.

YERMA – Buono, buono, e allora ? Magari fosse cattivo, invece. Ma no. Lui se ne va con le sue pecore, per la sua strada, e la notte sta li a contare soldi. Quando mi monta fa il suo dovere ma io noto che il suo corpo è freddo come quello di un morto. E io, che ho sempre provato ripugnanza per le donne calorose, in quei momenti vorrei essere una montagna di fuoco.

MUJER1 – Yerma!

YERMA – Non sono una sposa svergognata; so solo che i figli nascono dall’uomo e dalla donna. Ah, se potessi averli da sola.

MUJER1 – Pensa che anche lui soffre.

YERMA – Lui non soffre. La verità è che non desidera avere figli.

MUJER1 – Non dirlo!

YERMA – Me ne accorgo dai suoi occhi e siccome non gliene importa niente, non me li dà. Non lo amo, non lo amo, ma è la mia unica salvezza. Per l’onore e per la nostra casta. La mia unica salvezza.

MUJER1 – Sarà presto giorno. Devi rientrare a casa tua.

MUJER3 – Da un momento all’altro usciranno le greggi e non è bene che ti vedano così tutta sola.

YERMA – Avevo bisogno di questo sfogo. Quante volte devo ripetere le orazioni ?

MUJER1 – La preghiera dell’alloro due volte e a mezzogiorno quella di sant’Anna. Quando saprai di essere incinta mi porterai quella misura di grano che mi hai promesso.

MUJER2 – Lassù sui monti già sta facendosi chiaro. Và via.

MUJER3 – Cominceranno ad aprire i portoni, passa dal lato del canale.

YERMA – Non so perché sono venuta!

MUJER3 – Ne sei pentita ?

YERMA – No!

MUJER2 – Se hai paura posso accompagnarti fino all’angolo.

MUJER1 – Sbrigati, sarà giorno pieno quando arriverai alla porta di casa.

MUJER3 – Tacete! Chi è ?

Entra Juan.

JUAN – Sono io.

YERMA – Eccomi qua.

JUAN – Cosa ci fai in questo posto ? Se potessi urlare sveglierei tutte queste montagne per mostrare a tutto il paese dove è andato a finire l’onore di casa mia. Ma devo soffocare tutto e tacere, perché sei mia moglie.

YERMA – E se anch’io potessi gridare lo farei per far sorgere dalle loro tombe persino i morti e far vedere la purezza che mi ricopre tutta.

JUAN – No. Questo no! Tollero tutto tranne la menzogna. Mi tradisci, mi imbrogli; sono un uomo che lavora la terra e non so far fronte alle tue astuzie.

Juan vuole picchiarla.

3MUJERES – Juan!

JUAN – Zitte voi, neanche una parola !

MUJER1 – Tua moglie non ha fatto niente di male

JUAN – Fa del male fin dal primo giorno di matrimonio. Guardandomi con due occhi che sono come punte di spillo, passando le notti sveglia, a occhi sbarrati accanto a me e riempiendo i miei cuscini di maledetti sospiri.

YERMA – Taci.

JUAN – Non ce la faccio più. Bisognerebbe essere fatti di bronzo per sopportare accanto una donna che vuole infilare le dita nel cuore di suo marito e che se ne esce di casa la notte in cerca di cosa ? Dimmelo! In cerca di cosa ? Le strade sono piene di maschi, nelle strade non ci sono fiori da cogliere.

YERMA – Non ti permetterò di dire una sola parola. Non una di più. Tu e la tua gente pensate di essere gli unici a custodire l’onore e non sai che i miei non hanno mai avuto nulla da nascondere. Vieni, avvicinati, e annusa i miei vestiti. Avvicinati! Cerca un odore che non sia tuo, che non sia del tuo corpo. Spogliami nel bel mezzo della piazza e sputami addosso, se credi. Fa di me quello che vuoi, perché sono tua moglie, ma attento: non mettere un nome d’uomo sui miei seni.

JUAN – Non sono io a mettercelo, sei tu con la tua condotta, e la gente in paese comincia a mormorare. Quando mi avvicino a un gruppo di persone, tutti ammutoliscono. E mi sembra che di notte in campagna, quando mi sveglio, addirittura i rami degli alberi ammutoliscano.

YERMA – Io non so per quale ragione si sollevino i venti cattivi che abbattono il grano, ma tu sai che il grano è buono.

JUAN – Io non riesco a capire cosa vada cercando a tutte le ore una donna fuori di casa sua.

YERMA – Te, io cerco. Cerco te, ti cerco giorno e notte senza trovare un po’ d’ombra per respirare. È il tuo sangue e il tuo rifugio che io voglio.

JUAN – Scostati.

YERMA – Non mi respingere, e desidera con me.

JUAN – Lasciami !

YERMA – Guarda che resto sola. Come se la luna vagasse per il cielo alla ricerca di sé stessa. Guardami!

JUAN – Ti ho detto di lasciarmi una volta per tutte.

3MUJERES – Juan!

YERMA – Quando uscivo a cercare i miei garofani, ho sbattuto contro il muro. Contro quel muro dovrò spaccarmi la testa.

JUAN – Sta zitta, ti ho detto!

3MUJERES – Yerma!

YERMA – Lasciatemi libra almeno la voce, ora che vado sprofondando nel punto buio del pozzo.

JUAN – Silenzio.

YERMA – E’ inutile che tu mi torca le mani. Una cosa è amare con la testa e un'altra è che il corpo non risponda. Maledetto sia il corpo!

JUAN – Sta zitta!

YERMA – E’ scritto e non mi metterò a lottare disperatamente contro il mare. Che la mia bocca taccia per sempre!

JUAN – Sarà andata alla fontana. Non mi piace che esca sola. La mia vita è nei campi ma il mio onore è nella mia casa. Me lo guadagno davvero il pane che mangio. Ieri è stata una giornata dur. Tutto il tempo a portare i meli, e quando si è fatta sera mi sono ritrovato a pensare perché mai mi impegno tanto nel lavoro se non mi riesce di portarmi neanche una mela alla bocca. Ne ho abbastanza. E quella non arriva, sarei dovuto uscire con lei. Eri andata alla fontana ?

YERMA – Sì, per avere dell’acqua fresca a tavola. Ti fermi questa sera ?

JUAN – No, devo badare alle bestie. Lo sai che questo è compito del padrone.

YERMA – Lo so.

JUAN – Ogni uomo ha la sua vita.

YERMA – E ogni donna la sua. Non ti chiedo di restare, io. Qui ho tutto il necessario. Le tue sorelle mi accudiscono bene. Mi pare che tu possa vivere in pace.

JUAN – Per vivere in pace bisogna anzitutto essere tranquilli.

YERMA – Perché, tu non lo sei ?

JUAN – No. Tu esci troppo. Le pecore nell’ovile e le donne dentro casa.

YERMA – Giusto. Le donne dentro casa. Quando le case non sono delle tombe. Quando le sedie si rompono e i lenzuoli di lino si consumano a forza di usarli. Ma qui non è così. Ogni sera, quando vado a dormire, il mio letto è sempre più novo, più lustro, come se l’avessimo appena comprato.

JUAN – Ho dei buoni motivi per stare all’erta.

YERMA – All’erta per che cosa ? Io non ti offendo in alcun modo. Vivo sottomessa a te e le mie pene le tengo dentro la mia carne. E sarà sempre peggio. Io porterò la mia croce come meglio potrò, ma tu non devi chiedermi niente. Se potessi invecchiare all’improvviso, se avessi la bocca come un fiore calpestato, allora potrei sorriderti e rassegnarmi a questa nostra vita, ma per adesso lasciami portare la mia croce.

JUAN – Parli in un modo che non ti capisco. Non ti faccio mancare nulla. Mando a comprare nei villaggi vicini le cose che so che ti piacciono. Ho i miei difetti ma quello che voglio è trovare pace e star bene con te. Voglio, quando dormo fuori casa, pensare che anche tu stai dormendo.

YERMA – Ma io non dormo, io non posso dormire.

JUAN – Ti manca qualcosa ? Dimmelo! Rispondi!

YERMA – Sì, mi manca!

JUAN – Sempre così! Da più di cinque anni ormai. Io me ne sto quasi dimenticando.

YERMA – Ma io non sono te. Gli uomini hanno un’altra vita: le bestie, gli alberi, i loro discorsi mentre noi donne non abbiamo altro compito che quello di fare figli e allevarli.

JUAN – Non siamo tutti uguali. Perché non ti prendi uno dei figli di tuo fratello ? Io non mi opporrei.

YERMA – Non voglio tirare su i figli degli altri. Mi si gelerebbero le braccia a tenerli al collo.

JUAN – Questa idea fissa ti renderà pazza e non fai che sbattere la testa nel muro. Vicino a te non si respira che inquietudine, affanno. Alla fine dovrai rassegnarti.

YERMA – Non sono venuta al mondo per rassegnarmi. Quando avrò un fazzoletto stretto attorno alla testa perché non mi cada giù la bocca e le mani ben strette dentro la bara, allora mi sarò rassegnata.

JUAN – Ma cosa vuoi fare ?

YERMA – Voglio bere e non c’è acqua. Voglio salire sulla collina e non ho piedi. Voglio ricamare le mie sottane e non trovo il filo.

JUAN – Non sei una vera donna e vai cercando la rovina di un uomo senza volontà. Non mi va che la gente indichi per la via. Ecco perché voglio che la porta di casa nostra rimanga sempre chiusa.

YERMA – Parlare con la gente non è peccato.

JUAN – Ma può sembrarlo. Quando ti si rivolgerà la parola, tu chiudi le labbra e pensa che sei una donna sposata.

YERMA – Sposata!

JUAN – Le famiglie hanno un onore da salvaguardare e l’onore è un peso che dobbiamo portare insieme. Non parliamone più andiamo a mangiare. Mi hai sentito ?

YERMA – Mangia tu. Io non ho fame.

JUAN – Come vuoi.

Juan esce.

YERMA – Signore non ne posso più di avere queste mani e di non poterle usare per qualcosa di mio. Perché sono offesa e mortificata nel vedere che il grano germoglia, che le fontane non cessano di dare acqua e che le pecore partoriscono centinaia di agnelli, e così le cagne. Mi sembra che tutta la campagna voglia mostrarmi la nascita delle sue creature, mentre io sento qui dei colpi di martello, al posto della bocca del mio bambino. Finirò col credere di essere io stessa mio figlio. Tante volte la sera scendo a dare da mangiare ai buoi. Nessuna donna lo farebbe. Io sì, e quando attraverso l’ombra della tettoia i miei passi mi sembrano i passi di un uomo.

Entra Victor.

VICTOR – C’è Juan ?

YERMA – Sì, siediti.

VICTOR – Sto bene così. Sono venuto a salutarvi.

YERMA – Parti con i tuoi fratelli ?

VICTOR -  È la volontà di mio padre.

YERMA – Sarà piuttosto vecchio ormai

VICTOR – Sì, molto vecchio.

YERMA – Fai bene cambiare zona.

VICTOR – Una vale l’altra.

YERMA – No, io vorrei andarmene molto lontano.

VICTOR -  È uguale dappertutto. Stesse pecore, stessa lana.

YERMA – Per gli uomini sarà così; ma noi donne siamo diverse. Non ho mai sentito dire da un uomo che le stava mangiando: “Come sono buone queste mele.” Tirate dritto per la vostra strada senza perdervi in delicatezze.

JUAN – Può darsi.

YERMA – Victor…

VICTOR – Sì ?

YERMA – Perché vai via ? Qui ti vogliono tutti bene.

VICTOR – Io mi sono sempre comportato bene.

YERMA -  È  vero, ti sei comportato bene. Quando eravamo giovani mi hai portato in braccio una volta, ricordi ?

VICTOR – Tutto cambia. Non si sa mai quello che può accadere.

YERMA – Ci sono cose che non cambiano. Cose racchiuse dietro i muri, che non possono cambiare perché nessuno le sente.

VICTOR -  È vero.

YERMA – Cose che, se all’improvviso uscissero all’aperto, gridando a squarciagola, riempirebbero il mondo.

VICTOR – Non migliorerebbe nulla. I ruscelli rimarrebbero dove si trovano, il gregge nell’ovile, la luna in cielo e l’uomo al suo aratro.

YERMA – Che pena non riuscire a mettere a frutto gli insegnamenti dei vecchi.

Entra Juan.

VICTOR – Buongiorno, Juan.

JUAN – Già di partenza ?

VICTOR – Sì, voglio oltrepassare il valico prima dell’alba.

JUAN – Hai qualche rimostranza da fare nei miei confronti ?

VICTOR – No, mi hai sempre pagato bene.

JUAN – Gli ho comprato le pecore.

YERMA – Ah sì ?

VICTOR – Ora sono tue.

YERMA – Non ne sapevo niente.

JUAN -  È così.

VICTOR – Tuo marito vuole vedere ben provvisto il suo podere.

YERMA – Il frutto cade nelle mani del lavoratore che lo cerca.

JUAN – Ormai non abbiamo più posto per sistemare così tante pecore.

YERMA – La terra è tanta

JUAN – Vengo con te fino al fiume.

VICTOR – Auguro una grande felicità a questa casa.

YERMA – Che Dio ti ascolti. E a te…

VICTOR – Dicevi ?

YERMA – Ho detto: salute a te.

JUAN – Andiamo.

Juan e Victor escono, Yerma resta sola. Entra Mujer 1.

MUJER1 – Yerma! Yerma! Sei pronta, hai già bevuto l’acqua santa ?

YERMA – Sì.

MUJER1 – (Parlando del santo) Adesso stiamo a vedere cosa succede

YERMA – Non ho fiducia in lui.

MUJER1 – Perché lo stiamo facendo se non ci credi ?

YERMA – Vengo perché ne ho voglia.

MUJER1 – Che Dio ti perdoni.

YERMA – Vengo ogni anno e non ci sono mai risultati.

MUJER3 – Ha figli chi deve averne.

MUJER2 – La penso anch’io così.

YERMA – Non mi è mai piaciuto questo posto.

MUJER2 – L’anno scorso, non appena si fece buio, un gruppo di ragazzi afferrò con le mani i seni di mia sorella.

YERMA – Per quattro leghe all’intorno non si sentono che parole tremende.

MUJER2 – Un fiume di uomini soli scende giù da queste montagne.

MUJER1 – Tu, dimmi, perché sei venuta ?

YERMA – Non lo so.

MUJER1 – No sei convinta ? E tuo marito ?

YERMA -  È lì.

MUJER1 – Cosa sta facendo ?

YERMA – Beve, ahimè!

MUJER1 – Ahimè, ahimè. Meno ahimè e più animo. Prima non ho potuto dirti niente, ma ora posso.

YERMA – E cosa potrai mai dirmi che io già non lo sappia.

MUJER1 – Quello che non si può tacere. Quello che è chiaro come l’acqua. La colpa è di tuo marito. Hai sentito ? Mi ci farei tagliere le mani. Né suo padre, né il nonno né il bisnonno si sono mai comportati come uomini di sana razza. Per avere un figlio bisognava che cielo e terra si unissero. Sono fatti di saliva. Ma la tua gente, no. Hai fratelli e cugini per cento leghe all’intorno. Vedi che maledizione è venuta a cadere sulla tua bellezza!

YERMA – Una maledizione, una pozza di veleno sulla spighe.

MUJER1 – Ma a te non mancano i piedi per andartene di casa.

YERMA – Per andarmene ?

MUJER1 – Quando ti ho veduta al pellegrinaggio ho avuto un sobbalzo. Qui ci vengono donne desiderose di conoscere altri uomini. E il santo fa il miracolo. Mio figlio è seduto dietro il santuario e ti sta aspettando. Mio figlio ha buon sangue. Ha bisogno di una donna in casa sua. Mettiti con lui e vivremo tutti e tre insieme. Fregatene della gente. E in quanto a tuo marito…in casa mia ci sono muscoli e coltelli in abbondanza perché non si azzardi nemmeno a passare per quella strada.

YERMA – Zitta, zitta, non capisci. Questo non lo farei mai. Non me la sento di andare a caccia di un altro. Pensi che possa conoscere un altro uomo ? E il mio onore ? L’acqua non può tornare indietro e la luna non sorge a mezzogiorno. Vattene. Io vado avanti sulla mia strada. L’hai pensato davvero che io potessi darmi a un altro uomo ? che io potessi chiedergli quello che è mio come una schiava ? Cerca di conoscermi per non parlarmi più. Non cerco uomini. Ne ho uno e mi basta.

MUJER1 – Quando si ha sete si gradisce l’acqua.

YERMA – Io sono come un campo arido dove potrebbero arare mille paia di buoi, e tu mi offri un bicchiere d’acqua di pozzo. Il mio dolore è dilagato oltre la mia carne.

MUJER1 – E allora va avanti così. Come i cardi nelle seccagne, ispida, avvizzita.

YERMA – Avvizzita, sì, lo so. Avvizzita ! Non c’è bisogno che me lo butti in faccia. Non venire a sollazzarti come i ragazzi davanti all’agonia di una bestiola. Avvizzita ! Da quando mi sono sposata questa parola mi gira e mi rigira per la testa ma è la prima volta che la sento pronunciare, la prima volta che me la sbattono sulla faccia. La prima volta che mi rendo conto che è la verità.

MUJER1 – Non mi fai per niente pena. Per mio figlio cercherò un’altra.

Mujer 1 esce. Entra Juan.

YERMA – Eri lì ?

JUAN – Ero lì.

YERMA – Mi spiavi ?

JUAN – Ti spiavo.

YERMA – E hai sentito tutto ?

JUAN – Sì.

YERMA – E allora che vuoi ? Lasciami in pace e va con gli altri a cantare.

JUAN -  È   venuto anche per me il momento di parlare.

YERMA – Parla!

JUAN – E di protestare

YERMA – Per quale motivo ?

JUAN – Perché ho la bocca amara.

YERMA – E io le ossa.

JUAN - È ora di smetterla con questo continuo lamento per delle cose oscure, fuori della vita, che non stanno né in cielo né in terra.

YERMA – Fuori della vita secondo te ? Che non stanno né in cielo né in terra ?

JUAN – Per delle cose che non sono successe e che né tu né io possiamo governare

YERMA – (Con violenza) Continua, continua.

JUAN – Per cose di cui non mi importa niente. Capisci ? Non mi importa niente. A me importa quello che stringo tra le mani, quello che vedo con i miei occhi.

YERMA – Ah, è così ? E’ così ? E’ quello che volevo sentire dalla tua bocca. La verità non la si avverte quando ce la teniamo dentro, ma come è grande e come grida quando esce allo scoperto e leva in alto le braccia. Ora ho sentito.

JUAN – Prova a pensare che doveva essere così. Molte donne sarebbero felici di vivere una vita come la tua. La vita è più dolce senza i figli. Io sono felice di non averne. Non ne abbiamo nessuna colpa.

YERMA – E cosa cercavi allora in me ?

JUAN – Te cercavo.

YERMA – Ah ecco cercavi la casa, la tranquillità e una donna. Nient’altro, vero ?

JUAN – Vero, come tutti gli uomini.

YERMA – E il resto ? E un figlio tuo ?

JUAN – Ma non hai capito che non me ne importa niente! Dovrò urlartelo negli orecchi perché tu possa finalmente vivere in pace ?

YERMA – Non hai mai pensato a lui quando vedevi che io lo desideravo ?

JUAN – Mai.

YERMA – E non potrò più sperarlo ?

JUAN – No

YERMA – Nemmeno tu ?

JUAN – No, rassegnati.

YERMA – Avvizzita !

JUAN – Vivremo in pace, entrambi con dolcezza e con soddisfazione. Abbracciami !

YERMA – Cosa cerchi ?

JUAN – Te cerco. Sei così bella.

YERMA – Mi cerchi come quando vuoi mangiarti una colomba.

JUAN – Baciami… così.

Yerma uccide Juan

YERMA – No, questo mai. Mai. Avvizzita, avvizzita ma sicura. Ora lo so con certezza. E sola. Ora potrò riposare senza svegliarmi di soprassalto per vedere se il sangue mi annuncia un altro sangue nuovo. Con il corpo arido per sempre. Che volete sapere ? Non vi avvicinate perché ho ucciso mio figlio, io stessa, con le mie mani, ho ucciso mio figlio!

 

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