La paura numero uno

Stampa questo copione

 


Commedia in tre atti

di Eduardo De Filippo

(Su IL DRAMMA n. 133 del 15 maggio 1951)

Rappresentata la prima volta al Festival Teatrale di Venezia il 29 luglio T95O, dalla ¬ęCompagnia del Teatro di Eduardo¬Ľ

LE    PERSONE:

MATTEO GENEROSO

VIRGINIA, sua moglie

EVELINA, loro figlia

MARIA, loro nipote

ARTURO, fratello di Virginia

LUISA CONFORTO

MARIANO, suo figlio

VERA DI LORENZO

ANTONIO

VINCENZA, cameriera di casa Generoso

IL BRIGADIEBE di Pubblica Sicurezza

La signora BRAVACCINO

LO ZIO -

Il farmacista DI STASIO

La signorina SIVODDIO

Il dottor CIRILLO

CARABELLA, salumiere

Un commesso

Pellegrini di tutte le nazionalità.

Questa commedia fu rappresentata la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il29 luglio 1950, in occasione e per invito del ¬ę Fe¬≠stival Internazionale del Teatro ¬Ľ, dalla ¬ęCompagnia del Teatro di Eduardo ¬Ľ con Tltina De Filippo. Tutti i diritti riservati all'autore.

ATTO PRIMO

In casa Generoso. Una camera di soggiorno situata al centro dell'appartamento. Quasi tutta la parte di fondo è costituita da un ampio finestrone a vetri, dal quale si scorge la ringhiera che delimita il quadrato del cortile, nonché, oltre di essa, al centro, le porte degli altri appartamenti, e la scala che conduce ai piani superiori. Nella stanza vi sono tre porte. Quella in prima a sinistra dà nelle altre camere dell'appar­tamento. Quella in prima a destra dà in cucina, e quella in seconda nell'ingresso comune. Mobilio di gusto discutibile, ma sostanzioso, rassicurante. Sulla parete di sinistra, oltre la porta, un mobile libreria con alzata e il sotto a due sportelli. Un ampio scrittoio. Un tavolo, un divano, sedie e poltrone. In fondo, al centro del finestrone, un mobile radio. Sulle sedie, sui mobili, e specialmente sullo scrittoio, figureranno mucchi di giornali illustrati e quotidiani, d'ogni genere e ten­denza politica.

(Nella stanza si trovano Virginia, Evelina, Maria e Vincenzo. Virginia, eccitata e accaldata in volto, cerca nervosamente qualche cosa sullo scrittoio. Evelina e Maria frugano fra i giornali. Vincenza si dà da fare anch'essa, ma senza soverchia convinzione).

Virginia   (spazientita per la ricerca vana) Niente... chi te la dà... Cercate voi, vedete se la potete trovare... se no io, come mi è arrivata la nervatura fino alla cima dei capelli, apro il finestrone e butto i mobili in mezzo al cortile.

Evelina    Ma se vi fate prendere dai nervi è peggio; voi statevi seduta, cerchiamo noi con calma.

Maria       (ha trovato una carta) Fosse questa? Zi' Virgì, vedete. (Gliela porge).

Virginia   (dopo averla osservata fuggevolmente, si ribella per l'incomprensione della nipote, e grida) No! Non è questa. Ti ho detto che dev'essere una carta rosa. Questa è verde... Che me la fai vedere a fare?

Maria       E non gridate, 'a zi'. Se mi pigliate a strilli in testa, è peggio. (Piange) Poi dite che sono rimbambita...

Virginia   Uh, Madonna mia... tròvane tu una strada qualunque... Questo è l'inferno... L'inferno è questo.

Maria       (piagnucolando, ha trovato un'altra carta. Si avvicina alla zia e gliela mostra) Fosse questa?

Virginia   (esasperata) Questa è gialla! Ti ho detto che dev'essere una carta rosa. Non lo vedi che questa è gialla!

Maria       Io la vedo rosa.

Vincenza       (ha trovato anch'essa una carta, e la porge a Virginia) Fosse questa qua?

Virginia   Questa è rossa! Di' 'a verità, la vedi rosa pure tu?

Vincenza       No, ma a me il rosa mi piace quando è rosso.

(Campanello interno).

Virginia   Apri la porta, muòviti. (Vincenza esce per la comune) Rosa, rosso, giallo... Quant'è brutto avere a che fare con i fessi.

Antonio   (dalla comune) Buongiorno a tutti.

Virginia   A proposito d'intelligenza.

Antonio   (avvicinandosi a Maria, con interessa­mento) Marì, tu perché piangi?

(Scorgendo il malumore di Evelina)

E voi che avete? Donna Virgì, ch'è stato?

Virginia   (ironica) Stiamo allegri, lo vedete... allegria generale. Dobbiamo ringraziare a voi.

Antonio   Ma perché, ho mancato in qualche cosa?

Virginia   Chi vi disse di andare a svegliare i serpi sopra al municipio?

Antonio   Il municipio?

Maria       Il fatto della campagna.

Antonio   La campagna?

Virginia ¬† Eh, va bene... ¬ę 'o palazzo √® √†uto e 'a signora √® sorda ¬Ľ.

Maria       Te lo dissi pur'io di non andarci.

Virginia   Ma siccome tenete 'a capa tosta...

Antonio   Ah sì, la campagna. Ma io ci andai nel vostro interesse. E siccome devo sposare vostra nipote, mi permetto dire nell'interesse vostro e mio. Voi le cose le prendete troppo alla leggera.

Virginia ¬† E voi per prenderle alla pesante... per andare a domandare, ad informarvi, a mettere come si dice ¬ę carne a cuocere ¬Ľ, vi siete fatto dodici anni di vita militare, fra soldato e prigioniero.

Antonio   Allora mi dovevo far dichiarare diser­tore, e aspettare i carabinieri a casa?

Virginia   E va bene. Io l'ho detto poco fa: quant'è brutto avere a che fare con la gente come voi.

Antonio   Come me, come?

Virginia ¬† Come mia nipote, la vedete... Quello Iddio prima li fa, e poi li accoppia. Benedetta la mano del Signore... Noi due mesi fa, a tavola, voi presente... per disgrazia, facemmo una discussione cos√¨ innocente... Diss'io: ¬ę Gu√©, da prima della guerra non √® arrivata pi√Ļ la tassa per la mia campagna di Fratta. O se ne sono dimenticati, o ci hanno perduto di vista: meno male ¬Ľ. Questo dissi. ¬ę Bisognerebbe interessarsene ¬Ľ, diceste voi. Come infatti, ve ne siete interessato!

Antonio   Allora, sarebbe stato meglio vedersi arrivare l'esproprio,  da un momento all'altro?

Virginia ¬† √ą arrivato!

Antonio   L'esproprio?

Virginia ¬† No, ma qualche cosa di simile. Cal¬≠colando quello che pagavamo prima, in rapporto ai decreti di oggi, fra multe, arretrati e aumenti, forma una cifra tale che, se ce la vendiamo, ci dobbiamo rifondere il resto sopra, per pagare le tasse. √ą arri¬≠vata una carta, quindici giorni fa... Mio marito non mi disse niente... perch√© con la testa scombinata che tiene non si ricord√≤ di dirmelo... poi me l'ha detto, la carta chi lo sa dove l'ha messa... e non sappiamo dove e¬† quando ci dobbiamo presentare.

Maria       Una carta rosa, che io la vedo rosa, ma è gialla.

Antonio ¬† E voi pensate che la carta ¬ę √® ¬Ľ arri¬≠vata per colpa mia? Io pare che andai a dire l√† sopra: ¬ę Badate che per la campagna dei signori Generoso, la tassa non √® arrivata pi√Ļ ¬Ľ. Allora, mi giudicate male. Io non sono un bambino. Feci finta di interessarmi alla campagna come un compratore, e che volevo sapere, in linea amichevole, che tasse si pagavano... (Campanello interno).

Virginia   (nauseata)  Uh, sentite... Io con voi non ci voglio parlare, perché mi si attacca tutta la nervatura.

Mariano (dalla comune, a braccetto con sua madre Luisa) Buongiorno a tutti.

Luisa        Buongiorno, donna Virgì.

(Tutti rispondono al saluto).

Mariano (a sua madre) Sedetevi qua. Così, mentre vi riposate un poco, io scendo un momento abbasso al portone con Evelina, pecche ce 'a voglio fa'  vede.   (Fuggevolmente ad Antonio)  Salute,  Antò.

(Si avvicina ad Evelina per salutarla) Staje 'e malu­more?

Evelina    No. (Con interesse) L'hai comprata?

Mariano  Mò scendiamo...

(E continuano a parlare sottovoce).

Luisa        S'è comprata quella motocicletta corta corta, con le ruote piccole piccole...

Mariano La Lambretta, mammà.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Eh, s√¨... che a me mi fa una paura... Basta, √® meglio che non ne parliamo. Neh, al ritorno, non mi voleva portare sul sedile di dietro? ¬ę A chi!... ¬Ľ ho detto io. Non per paura, perch√© dal momento che ci andava lui sopra, ci potevo andare pure io; ma il rumore che fa mi stordisce... e po', io so' grossa, pesante... non sta bene all'et√† mia. Cos√¨ ho preso un tass√¨, e ho detto: ¬ę Vai appresso al signorino... ¬Ľ. (con amoroso rimprovero) Gli avevo detto di non correre... io non lo perdevo d'occhio, da dentro al tassi... Certi momenti, passava fra le automobili, che pareva che allora allora lo ¬ę investivano ¬Ľ. E il cuore mi andava per aria. Gi√†, se succedeva qualche cosa a lui, mi buttavo dal tassi pur'io.

Mariano Vieni, Evelì, la proviamo insieme. (Ad Antonio) Venite pure voi.

Luisa        Fagliela vedere, ma non ci montare.

Mariano E allora che me l'aggio accattata a ffa? Venite. (Alle signore) Permettete.

Antonio   Io ci sono andato una volta...

Mariano Ah, ci sai andare?

Antonio   No. Ci sono andato una volta, sotto, perché fui investito. Stavo ancora vestito da soldato. Tornavo dalla prigionia...

(E i quattro giovani escono parlottando).

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Statevi attenti... (Dall'interno si ode un superficiale ¬ę S√¨, s√¨ ¬Ľ dei quattro. Alludendo al figlio) Quanto √® simpatico... √® vero, donna Virg√¨? Sto sem¬≠pre in pensiero. Quante notti mi sveglio, e devo andare in camera sua a vedere se sta dormendo, se ha smor¬≠zato la luce. Non lo fa apposta. √ą distratto. Certe volte s'addormenta con la luce accesa. Lui dice che non l'avverte, e che non gli d√† fastidio. Invece, non √® vero. La luce distrugge la parte migliore del sonno che, per soddisfare il nostro organismo, deve giovarsi dell'oscurit√† completa. Perci√≤ 'o Padreterno ce fa chiudere ll'uocchie, quanno ce vulimmo addurm√¨. E poi la spengo pure... pecch√©... nun me fido d' 'o ved√©. Lui ha l'abitudine 'e durm√¨ supino. Quando lo vedo immobile... con gli occhi chiusi... mi fa impressione... E io stuto 'a luce.

Virginia   Ma voi non vi dovete fissare. Capisco l'attaccamento...

Luisa        No, non potete capire quali sono i senti­menti veri che mi spingono a certe manifestazioni che possono apparire esagerate agli occhi degli altri. Sono una donna sola. Resto per molte ore della gior­nata, sola. E non ne faccio colpa a nessuno: voglio sta' sola. E penzo penzo... Voi siete anziana come me; tenìte na figlia, e mi potete considerare. Io penso che non faccio abbastanza per lui; che nun 'o voglio bene come sarebbe giusto; che... dentro di me... non mi giudicate male... forse nun 'o voglio proprio bene. Che ho voluto troppo bene a Gastone, il fratello. E che perciò sono stata punita.

Virginia   Ma che ghiate dicenno...

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Lasciatemi finire.¬†¬† √ą¬† cos√¨ raro¬† che¬† io riesca a parlare con qualcuno, mi fa bene. Devo fare assai per lui. Devo fare pi√Ļ di quello che le mie forze stesse mi consentono di fare. E po' me pare ca nun tengo tiempo.¬†¬† Oggi,¬† per esempio, ho l'impressione che potevo fare qualche cosa per lui, ieri, e che non l'ho fatta.¬† Penso a¬† quello che vorrei fare per lui domani... e il giorno appresso non lo faccio perch√© mi sembra poco...¬† Facimmole spus√† al pi√Ļ presto. Sono cos√¨ contenta di vostra figlia. Evelina √® tanto buona.¬† Che s'aspetta?¬† Io sono contenta, voi pure. 'E guagliune se vonno bene... Perch√© non fissiamo una data definitiva?

Virginia   Ma che volete sapere? Io combatto con la testa di mio marito.

Luisa        E che difficoltà può trovare? Ha sempre detto che vuole bene a mio figlio... che lo stima...

(Campanello interno).

Virginia   Per questo potete stare tranquilla, oggi ce ne parlo un'altra volta.

Arturo    (dalla comune) Buongiorno.

Virginia ¬† Gu√®, Art√Ļ. Come stai? Io ti aspettavo stamattina presto.

Arturo    Signora Luisa, ben trovata.

Luisa        Bene arrivato a voi.

Arturo    Perché ieri sera dovetti prendere un altro treno. Avevo bisogno di rimanere nell'ufficio un altro paio d'ore, per dare delle disposizioni. Il tele­gramma tuo mi ha impressionato. (A Luisa) Io sono a Bari da sei mesi. Ho impiantato un cantiere im­portante. Dovrò rimanere là un paio d'anni... (A Virginia) Ho portato le valige in albergo perché so che qua non c'è posto. Ma ch'è stato?

Virginia ¬† E siediti, rip√≤sati. M√≤ sei arrivato. Pi√Ļ tardi ti spiego.

Luisa        Io vi lascio tranquilli. (Fa per avviarsi) Me ne salgo. Chi sa dov'è andato Mariano, con quella cosa... quella motocicletta corta corta con le ruote piccole piccole.

Arturo    La Lambretta.

Luisa        Già. Pure voi la conoscete, è vero?

Arturo    Come no.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą cos√¨ pericolosa...

Arturo    Macché. Anzi, è un mezzo tranquil­lissimo.

Luisa        Voi non avete figli, è vero?

Arturo    No.

Luisa        Io ne avevo due... e adesso ne ho uno. Permesso. (Ed esce per la comune).

Arturo    Povera donna. (A Virginia) E che avete fatto, avete precisata la data per il matri­monio di E velina col figlio?

Virginia   Poi parleremo pure di questo.

Arturo ¬†¬† Mi hai spaventato. Tu hai un carat¬≠tere allarmistico, ti conosco bene... ma capirai, t'ar¬≠riva un telegramma 'e bello... ¬ę Urge tua presenza prendi primo¬† treno ¬Ľ.¬† Non¬† sapevo¬† a che pensare...

Virginia   Si sapisse qual era il mio stato d'animo, quanno aggio fatto 'o telegramma...

Arturo    Ma di che si tratta?

Virginia  Matteo.

Arturo    Mbè?

Virginia   (seriamente preoccupata) Se continua di questo passo, lo portiamo diritto diritto al mani­comio.

Arturo    Io l'ho pensato che si trattava di questo. Ma sempre per la stessa ragione?

Virginia   Con la sua fissazione ci sta distrug­gendo. Sta distruggendo una famiglia.

Arturo    Colpa tua.

Virginia ¬† (risentita) Art√Ļ, ma tu dici sul serio?

Arturo    Sì, Virgì, dico sul serio. Perché, ripeto, ti conosco bene.

Virginia ¬† (impermalita, scatta) Art√Ļ, se sei venuto per farmi toccare i nervi pure tu, √® meglio che ti pigli il treno e te ne torni a Bari un'altra volta.

Arturo    E già, io po' piglio Napoli pe' Galleria. Non facciamo discorsi da bambini. Se hai sentito il bisogno di mandarmi a chiamare, lo hai fatto per avere un consigliò. Soprattutto, dicevo, parlando del tuo carattere, quando puoi contraddire tuo marito, ti senti eroica, felice. Che ti costa a te, santo Dio... il dargli ragione qualche volta? L'assecondarlo, ecco tutto.

Virginia ¬† Ma assecondarlo in che, nella sua follia? E starr√¨amo frische. Ma capisci che se ancora si occupa di qualche cosa, lo fa proprio perch√© io gli d√≤ in testa, dalla mattina alla sera? Per lui tutto √® diventato inutile. ¬ę Questo? Che lo facciamo a fare! ¬Ľ. ¬ę Quest'altro? E a chi lo presentiamo? ¬Ľ. ¬ę Siete degli incoscienti! Non avete il minimo sentore di quello che sta accadendo ¬Ľ. Uno √® il suo chiodo. Una √® la sua idea fissa.

Mariano (dalla comune, seguito da Evelina) Eccoci qua. (Scorgendo Arturo) Bene arrivato, don Art√Ļ.

Evelina    Zio Arturo... come state?

Arturo    (abbracciando la nipote) Bene, grazie.

Maria       (entrando) Zio Arturo caro...

Arturo    (abbracciando Maria) Cara Maria. 'O sposo che fa? 'O tirate nterra stu capo... o no?

Maria       A vvuje ve piace 'e pazzià.

Arturo    No, ma dieci anni di fidanzamento... me pàreno nu poco troppo.

Maria       Embè, chillo 'o diavolo ce mette 'a coda.

Virginia   Evelì, perché non si può fissare la data del matrimonio tuo con Mariano?... Va, dincello a zio Arturo.  Accussì se fa capace.

Evelina    Perché papà dice che da un momento all'altro scoppia la guerra.

Maria       Dice che aprire famiglia, in questo mo­mento, è da pazzi.

Evelina    Ha detto che devo aspettare la mag­giore età, così la responsabilità la piglio io, perché lui non vuole portare scrupoli sulla coscienza.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Io non mi posso sposare perch√© Antonio √® tornato da poco dalla prigionia e non ha trovato ancora una sistemazione, e va bene. Ma lui ha detto: ¬ę Ringrazia la Provvidenza. Come potete pensare di sposarvi, con una guerra che deve scoppiare? Siete pazze! Se rimanete in istato interessante, andate sgra¬≠vando per dentro ai ricoveri? ¬Ľ.

Virginia ¬† Questo ha detto, persino Hai capito, Art√Ļ? Non lavora, non guadagna una lira... io prov¬≠vedo a tutto con quello che mi √® rimasto della mia dote... che quando sar√† finita, ti saluto. √ą diventato una pila elettrica. Se te lo vuoi fare amico devi par¬≠lare di guerra, di come scansare la morte, di come trovare un rifugio sicuro e in quale paese. Questi sono i discorsi e basta. E la casa va alla deriva... Pure la cucina √® diventata inutile. Non mangia nien¬≠te... √® ridotto uno straccio, tu se lo vedi non lo rico¬≠nosci pi√Ļ. E vado io stessa in cucina per preparargli le pietanze... sai, conosco i suoi gusti... Niente: non mangia. Insomma, non l'ho perduto in guerra, il marito, lo devo perdere per debolezza? Se lo vedi √® diventato magro cos√¨... Quant'√® brutto, nun me fido manco d' 'o guard√†.

Arturo    Virgi, non ci burliamo. La preoccupa­zione della guerra ce l'abbiamo tutti quanti. Voglio dire che uno, prima di fare un affare, di investire dei capitali, ci pensa un poco. Ma ognuno cerca di non appesantire il proprio stato d'animo, di farsene una ragione... Matteo, l'ho sempre detto, è un uomo impressionabile... non ha saputo riaversi dopo i guai che ha passato per l'ultima guerra. Diciamo quello che è: Matteo, con una famiglia sulle spalle, se la vide brutta. Non trovava pace: sfolla a destra... sfolla a sinistra. Ecco perché dicevo che gli dovresti dare ragione.

Virginia¬† Art√Ļ, ma tu fusse venuto 'a Bari pe' me ncuit√†? Ma gli devo dare ragione in che modo? Gli devo dire: ¬ę S√¨, hai ragione: la guerra scoppia domani ¬Ľ. Il giorno appresso, quella non scoppia, e stiamo punto e da capo.

Arturo    Che c'entra...

Virginia ¬† Oppure, secondo te, mi devo andare a buttare ai piedi del Capo del Governo... ¬ę Eccelle, fatemi la carit√†, fate scoppiare la guerra, se no mio marito non si calma! ¬Ľ.

Arturo    (le ultime parole di Virginia lo colpiscono. Bimane assorto in un pensiero che lo incoraggia e lo diverte insieme. Dopo una pausa, rivolgendosi a Mariano)

Mi faresti un favore?

Mariano Figuratevi.

Arturo    (staccando una piccola chiave dalla cate­nina) Vuoi andare un momento allo studio mio, a due passi?

Mariano Sì, ci sono venuto tante volte.

Arturo ¬†¬† Questa √® la chiave dello studio, e questa... (ne stacca un'altra e gliela porge) ...apre il mobile che sta dietro allo scrittoio. Mi devi prendere uno scatolo di pelle nera. Non √® proprio uno scatolo... √ą come fosse una borsa. Vicino ci sta una macchina fotografica. Ma ci devi mettere dieci minuti.

Mariano Una volata. (Esce per la comune).

Arturo ¬†¬† Voi m√≤ mi fate la santa cortesia di non dire a Matteo che sono a Napoli, se no s'impres¬≠siona. Io mi presenter√≤ pi√Ļ tardi, facendo finta di essere arrivato in quel momento. Non lo contraddite, e lasciate che ci parli io.

Matteo ¬†¬† (dall'interno, come parlando a qualcuno) Quando?...¬† Pi√Ļ tardi? E stanno freschi. Come mi sento oggi, voglio d√† retta proprio a loro.

Arturo    (avviandosi verso la prima a sinistra) Io sto in cucina. (Esce).

Matteo    (c. s.)E se lo trovano, un altro ammi­nistratore del palazzo. Io non mi sento bene, e non mi posso occupare del condominio. (La sua voce, in contrasto  con  l'affermazione di non  sentirsi  bene,  è robusta e ferma).

Virginia   Sentitelo... sentitelo... Madonna mia, mettici tu una mano!

Matteo    Devi dire al condominio che fra poco non saremo nemmeno in grado di amministrare le macerie del palazzo.

(Entra dalla comune. √ą un uomo sui cinquant'anni: ossuto, robusto; ma il volto √® patito, smunto. Sono evidenti in lui i segni di una lotta interna, la quale, giorno per giorno, lo rende sempre pi√Ļ esal¬≠tato. Il vestito gli soverchia addosso. Stringe un pacco di giornali nella mano, altri sbucano dalle tasche. Gli pende al collo la cravatta disfatta. La camicia √® aperta fino al terzo bottone. Stringe fortemente a s√© il braccio sinistro, come se reggesse qualche cosa sotto l'ascella. Infatti, vi ha applicato il termometro. Nell'entrare, scorge i familiari e volge loro lo sguardo accorato e patito, per impietosirli. Siede su di una poltrona a destra. Dopo una pausa, stacca il termometro e l'os¬≠serva)

Non segna. Famiglia mia, il termometro di colui che fu il solerte, il cosciente, l'abnegato capo di casa e padre di famiglia... non segna pi√Ļ. Appena appena qualche lineetta. Meglio cos√¨... √® la fine. (Alla moglie) Virg√¨, ci siamo. (Mostrando i giornali) Parlano chiaro. Non √® pi√Ļ un mistero. E come faremo? Chi avr√† la forza di affrontare altri disagi, altri guai? Uno pare che t√®ne vint'anne. E poi, a parte gli anni, la guerra passata ci ha distrutto il sistema nervoso, il fisico non ce la fa pi√Ļ. Vuie vedite 'o Pateterno... e chi se mette a correre 'e notte, per andare ai rico¬≠veri? Io n'ata guerra nun 'a faccio! Nun 'a faccio! Noi si pu√≤ dire che da poco ci siamo ripresi, ci siamo messi un poco a posto... Ca puzzate jett√† 'o sango! Accummenciano n'ata vota cu' 'o sfollamento?... La roba di casa sparsa e perduta a destra e a sinistra... Io 'a poco aggio fatto biancheggia 'a cucina... Le lenzuola me l'aggio accattate fresche fresche... 'e mata-razze, tutta lana di Scozia... ogni fiocco di lana √® una pecora scozzese... Poveri matarazzi miei... Virg√¨, ci siamo. Ho visto una ragazza a Toledo, non c'era male... che mordeva, pi√Ļ che mangiare, un cannolo alla siciliana, ridendo con una sua compagna, che le diceva: ¬ę Damm√©nne nu poco!... ¬Ľ. Dal tono, ho capito che voleva dire: ¬ę Forse √® l'ultimo cannuolo che ci mangiamo insieme: √® meglio ca ce 'o spartimmo ¬Ľ. Mi sono avvicinato con molta delicatezza, e ho detto: ¬ę Non c'√® bisogno di dividere quello. Ve lo compro io un altro cannuolo... Venite! ¬Ľ. Una delle due ha risposto, con una sovreccitazione intollerante, dovuta al clima in cui viviamo: ¬ę 'A tiene na sora bbona? Ce l'accatte a ssoreta 'o cannuolo. Cammina, Cuncett√¨! ¬Ľ. Hanno affrettato il passo, e le ho viste scom¬≠parire in mezzo alla folla. Una folla che percorre le strade gesticolando disordinatamente, chiacchierando con un tono di voce sproporzionato, isterico. E si riversano nei ristoranti, nelle rosticcerie, nei cinema¬≠tografi,¬†¬† nei¬† teatri,¬†¬† nei ritrovi¬† notturni...¬† Add√≤¬†¬† 'e ppigliano 'e denare, nun capisco... mah, chesto s' 'o vvedono lloro... Con una furia avida di chi capisce il baratro che gli si spalancher√† davanti, da un attimo all'altro.

Virginia ¬† Ma add√≤ 'e vvide tu, tutte sti squilibrate, tutta sta ggente malaurie che te fa turn√† 'a casa cchi√Ļ malaurio 'e lloro? Io, quando esco, vedo tutta gente tranquilla, ca se diverte, va in automo-bile, a teatro... se va a fa' na scampagnata c' 'a famiglia, pe' piglia nu poco d'aria. Tutta gente che campa cujeta e ngrazia 'e Dio, e ca nun ha passato 'o ¬ę diciassette ¬Ľ c'avimmo passato nuie, cu te dint' 'a casa!

Matteo    Come manifestazione di spirito folkloristico, il tuo modo di esprimerti non c'è male, anzi fa addirittura faville. Ma non trova conclusioni. In altri termini, sei una cretina spiritosa.

Virginia   Bada come parli.

Matteo    (scattando) Perché se non vedi quello che vedo io, vuoi dire che non osservi; non raccogli. Vuol dire che quando ti porto con me per la strada, è comme si me purtasse un bastone, nu mbrello... Ma nun 'e vvide 'e negozie pieni? Non vedi che la gente compra vestiti e scarpe come se fosse niente?

Virginia   Ma allora, secondo te, la gente deve andare scalza? S'accatta 'e scarpe?... S'accatt' 'e vestite?... Viate a lloro ca tèneno 'e solde!

Matteo ¬†¬† Ma insomma, non capisci che la gente compra perch√© dice: ¬ę √ą meglio ca me ne veco bene! ¬Ľ. E che soprattutto cerca di stordirsi, di distrarsi per¬≠ch√© non vuole pensare?

Virginia   Ma quando buono buono ce penza, ne ricava qualche cosa? Se la guerra deve scoppiare, scoppia, con le scarpe o senza le scarpe.

Matteo    E noi l'aspettiamo... così... con i pol­lici nella cintola.

Virginia   E allora comme 'a vuo' aspetta, Mattè? Ce avimma ntussecà ore minuti e momenti, chesto avimma fa?

Matteo    Ognuno l'aspetta come vuole. Io la aspetto come voglio io e tu come vuoi tu.

Evelina ¬†¬† Io mi voglio sposare perch√© non ne posso pi√Ļ.

Matteo ¬†¬† Adesso la devi dire tutta. Non ne puoi pi√Ļ di che cosa?

Evelina    Di aspettare! E pure perché il dottore disse a mammà, e io sentivo dietro alla porta, che il matrimonio mi farà bene.

Maria       E pure a me, per via della disfunzione che non mi ha fatto crescere tanto.

Matteo ¬†¬† Perch√© - secondo te - se ti sposi cresci di qualche mezzo metro. (Gridando) √ą incoscienza! Siete degli incoscienti!

(Matteo gira la chiavetta della radio.  Trasmissione in corso relativa agli armamenti).

Voce dello Speaker‚ÄĒDal ¬ę Messaggero ¬Ľ di Roma, mercoled√¨ 7 giugno 1950. A proposito di una possi¬≠bile invasione dell'Europa occidentale, il ministro ha detto: ¬ę Il mezzo migliore per impedire una simile catastrofe consiste nell'essere pronti ad affrontare quelle masse di forze terrestri potentemente mecca¬≠nizzate. (Pausa) Londra. (Pausa) Il ministro della guerra ha cercato stasera, in un suo discorso, di destare un po' di ottimismo nell'opinione pubblica. Questo non √® l'inizio di una terza guerra mondiale, ha asserito, ma le sue parole parevano portare l'eoo di una scarsa convinzione. Sebbene la sua frase ri¬≠specchi l'opinione prevalente nei circoli responsabili britannici, ci√≤ che pi√Ļ infatti si teme e si considera possibile non √® una deflagrazione totale, ma bens√¨ l'inizio di una forma di guerriglia su scala mondiale, destinata a prolungarsi anche per anni e a conclu¬≠dersi,¬† al momento¬† opportuno,¬† con il cozzo finale.

Matteo    (chiudendo la radio) Avete capito!... Figuratevi che sarà il cozzo finale!

Vincenza       (dalla comune) Fuori ci sta il dottor Cirillo.

Matteo    Ho detto che non mi sento bene. Non posso ricevere nessuno. Lo volete capire che il termometro non segna?

Cirillo ¬†¬†¬† (dalla comune) Se il termometro segna o non segna, non ha importanza, √ą la terza volta che convocate il consiglio dei condomini, e dite che vi sentite male. E per via del vostro stato di salute, 'a signora 'o quarto piano se n'√® infischiata di tutte le nostre proteste, ha fatto la sopraelevazione, fra giorni far√† pure la copertura... e ti saluto. Si voci¬≠fera che vi ha dato il sottomano. Fra mezz'ora sare¬≠mo tutti da voi. (A Virginia) Scusate, signora, sono entrato senza chiedere permesso... (A Matteo) E non vi fate venire nessuna malattia. A pi√Ļ tardi. (Esce).

Matteo    (dopo pausa) Incosciente pure tu! (A Virginia) Io me ne vado in camera mia. Mi chiudo dentro. Non voglio vedere nessuno.

Virginia   E quando questi vengono?

Matteo    (dopo aver riflettuto ) Mi hanno pro­posto la compera di un terreno nell'interno di Positano. Ci sta una piccola cappella del quattrocento con un cimitero scavato sottoterra. Quando sarà il momento...

Virginia   Ce vaje tu.

Matteo    Incoscienti siete. (Esce per la sinistra).

Arturo    (dalla destra. Scorrendo un foglio su cui, evidentemente, ha scritto qualche cosa un momento prima, perché mentre lo legge si rimette in tasca la stilografica) Ecco fatto.

Virginia   Hai sentito? Dimmi sinceramente se ho torto o ragione.

Mariano (dalla comune. Reca lo scatolo di pelle nera) Eccomi qua. (Lo porge ad Arturo) √ą questo?

Arturo    Sì, è proprio questo. (Mariano gli restituisce le chiavi) Tu tieni un poco di tempo?

Mariano Sì.

Arturo ¬†¬† (apre lo scatolo e ne tira fuori un micro¬≠fono con un filo lunghissimo, alla cui punta si scorge una spina da innestare. Osservando l'orologio) √ą l'una meno dieci. Fra dieci minuti attaccati a questo microfono e leggi quello che ho scritto su questa carta... (E consegna a Mariano la carta che aveva portato con s√© nella scena precedente).

Mariano Fra dieci minuti?

Arturo    E con una bella voce, chiara, forte.

Mariano Va bene. (Esce per la prima a destra).

Arturo    (passa il filo sotto i mobili e tutt'intorno alla stanza, finché giunto vicino all'apparecchio radio, e dopo averlo spostato, innesta la spina in un punto della  parte  posteriore  dell'apparecchio).

Matteo ¬†¬† (entra dalla sinistra come per chiedere qualcosa alla moglie) Virg√¨... (Scorgendo Arturo, l'abbraccia piangendo) Gu√©, Art√Ļ, ci siamo visti un'altra volta. Hai letto i giornali? (Arturo afferma) Quando sei arrivato?

Arturo    In questo momento. Ho lasciato Bari in fretta perché ti devo parlare. La radio funziona!

Matteo    Comme no.

Arturo    (consultando l'orologio) L'una meno sette. (Assumendo un'aria grave e un tono di voce accorato) Ci siamo.

Matteo ¬†¬† Ma ch'√® stato, Art√Ļ?

Arturo    A Bari ho avuto occasione di conoscere sua eccellenza... non ti posso fare il nome perché ho promesso di tacerlo... Insomma, una persona che sta cucita a filo doppio con il Capo del Governo. Mi ha chiarito tutta la situazione. Raccogliamoci intorno alla radio. Venite.

(Siede davanti all'apparecchio radio e lo mette in funzione. Matteo e le donne, incuriosite, lo circondano)

Sedetevi.

(I quattro seggono).

Matteo    Ma mi vuoi spiegare?

Arturo ¬†¬† Non hai capito, Matt√®? Mi sono spie¬≠gato cos√¨ bene! Avevi ragione tu: la guerra. Tutti i quattro quarti del mondo... Stati repubblicani, monarchici, sovietici, non hanno potuto esimersi. Persino le pi√Ļ piccole repubbliche: la Svizzera, il Principato di Monaco, San Marino...

Matteo    Ci sono state delle alleanze... Noi con chi siamo?

Arturo ¬†¬† Con nessuno. E questo √® il bello. La persona di cui non posso farti il nome mi ha spie¬≠gato tutto. Il piano √® stato elaborato per circa due anni; finalmente lo mettono in pratica. √ą il mondo che dichiara la guerra.

Matteo    Ma a chi?

Arturo    A se stesso. A se stesso nel senso che ognuno combatte la sua.

Matteo    Ad un certo punto noi ci troveremo a combattere contro tutto il resto del mondo?

Arturo    Già, ma tutto il resto del mondo si trova nelle stesse condizioni. Quindi il blocco non potrà mai pesare su di una nazione sola. I calcoli sono precisi. Si va per eliminazione. Chi ave 'a fortuna 'e rimané all'ultimo, ha vinciuto 'a guerra.

Matteo    E diventa padrone del mondo?

Arturo    Si piglia tutto il mondo.

Matteo    E non è assai?

Arturo    (guarda l'orologio) Come va?... l'una e tre minuti... (Osservando sul quadretto luminoso del mobile radio la lancetta che indica le diverse stazioni) E se capisce ca nun sentévemo niente... Qua sta spostata!

(Manovrando la piccola chiavetta, finge di trovare il punto giusto. Infatti si ode la voce di Ma-riano, che imita il pi√Ļ possibile quella dello speaker).

Mariano ...Il governo non poteva esimersi, di fronte a questo conflitto, al quale partecipano tutte le nazioni...

Matteo    Abbiamo perduto il principio.

Mariano L'ambasciatore ha ricevuto cento-sessanta dichiarazioni di guerra, e ne ha consegnate a sua volta altrettante. Il lavoro diplomatico è stato intenso e faticoso se si tien conto che c'è stato uno scambio per un ammontare di venticinquemila-settecentosessanta dichiarazioni di guerra. La, ceri­monia si è svolta in un clima sereno e piacevole di consapevole dignità protocollare. La nostra nazione conserverà calma e disciplina, per affrontare i rigori di questa guerra che combattono tutti i popoli del mondo. I cittadini devono formarsi una discipli­nata mentalità bellica, e applicare scrupolosamente le ordinanze impartite dalle autorità. In riferimento allo stato di guerra sono in corso disposizioni per disciplinare e bloccare i prezzi dei generi di prima necessità...

Matteo    Mo accummencia 'a borsa nera n'ata vota.

Mariano ...Leggiamo ora le disposizioni del Ministro della Guerra, e del Prefetto. Per tutta la durata di questa guerra, che si prevede lunghissima, l'oscuramento non ci sar√† (Pausa) perch√© si √® capito che o con l'oscuramento o in piena luce, se deve cadere una bomba atomica, cade lo stesso. La vita cittadina si svolger√† su di un piano normale. I pubblici ritrovi, teatri, cinema, ristoranti, locali notturni, sale da ballo, ecc. svolgeranno i loro programmi normalmente e rispetteranno gli orari di apertura e di chiusura come in tempo di pace. (Pausa) Se per puro caso dovesse cadere una bomba atomica inesplosa, date le sue dimensioni minime - bisogna calcolare che non √® pi√Ļ grande di un pallino da bigliardo - chi ha la fortuna di trovarla, √® tenuto a portarla perso¬≠nalmente al pi√Ļ vicino commissariato e consegnarla nelle mani del brigadiere di servizio. Nel caso in cui costui si rifiutasse di accettarla, adducendo frasi codarde, si ha l'obbligo preciso, dopo aver denun-ziato il fatto al Ministero della Guerra, di custodire gelosamente l'ordigno prezioso, fino a quando i tecnici competenti non avranno prese le misure necessarie, affinch√© la rimozione di esso non possa recare danni ai terzi.

(Si ode il fischietto della tra­smissione della Rai, imitato in maniera discutibile attraverso il microfono che è nelle mani di Mariano, in cucina. Poi una voce di donna sempre imitata da Mariano)

¬†... Trasmettiamo ora musica da camera. Denza: ¬ę La mia bandiera ¬Ľ. Canta il baritono De Bonis. Disco Voxbiscum.

Arturo    (muovendosi per chiudere l'apparecchio) 'A musica, 'a vulite sentì?

Matteo    (con un filo di voce) No.

(Arturo chiude la radio).

Arturo    Non mi aveva ingannato. La persona di cui non posso fare il nome, ha detto la verità. Siamo nuovamente in guerra, e chi sa per quanti anni. Avete sentito? La guerra si prevede lunghissima.

Virginia   Madonna santa...

Evelina    E chi se l'aspettava?

Matteo    Voi no, ma io sì. Io lo dicevo, lo presentivo.

Virginia   Questi scherzano con le bombe ato­miche... non avete sentito?

Matteo    (è avvenuto in lui un cambiamento. Il tono della sua voce è pacato, tranquillo. Il suo volto assume l'aspetto sereno e bonario dell'uomo normale. Accom­pagna ogni parola con un sorriso comprensivo e dolce)

Ma non credo. Vedi, Virg√¨, come ho previsto la guerra, e tu mi davi dello squilibrato, cos√¨ ti dico: ¬ę Stai tranquilla... per me la bomba atomica non verr√† usata da nessuno ¬Ľ. Piuttosto bisogner√† prov¬≠vedere per un poco di provvista, e di questo me ne occuper√≤ io. Olio, pasta, riso, pepe... Il pepe mancher√† e andr√† ai cieli. A me, se mi tolgono il pepe a tavola, mi hanno rovinato.

Virginia   Mattè, tu pienze 'o ppepe?

Matteo ¬†¬† E a che mi vuoi far pensare? Oramai la guerra √® scoppiata... Hai sentito? La vita citta¬≠dina rimane inalterata. L'oscuramento non ci sar√†. Si prevede lunghissima... Che altro vuoi? Na sera ce ne jammo a nu teatro, n'ata sera a nu cinemato¬≠grafo... hadda fern√¨! Se cade una bomba atomica... Salute a noi... pi√Ļ di una non ne possono gettare.

Evelina    Il guaio è il mio, perché adesso si rimanderà il matrimonio a dopo la guerra.

Maria       E se cade una bomba atomica restiamo zitelle.

Matteo ¬†¬† Ma perch√©? Non √® detto ca pe' bia d' 'a guerra, si deve paralizzare il corso delle cose e dei fatti. Anzi, √® necessario fissare la data e cele¬≠brare i vostri due matrimoni al pi√Ļ presto. Per Maria, penser√≤ io a darle una dote, perch√© se aspetta che Antonio si sistemi, sta fresca.

E velina   (felice) Veramente, papà?

Matteo ¬†¬† (carezzando la figlia) Ma certo. Sarebbe un egoismo da parte mia. Oramai la guerra √® scop¬≠piata, bisogna pensare seriamente all'avvenire. (Ad Arturo) Art√Ļ, tu che fai? Resti a Napoli?

Arturo    Vado e vengo da Bari.

Matteo    Virgì, io vaco dinto, me voglio cagnà stu vestito: 'o tengo ncuollo 'a na settimana. Acqua 'e Colonia ce ne sta?... (Rovista nelle tasche, tira fuori una carta e l'osserva) Ah, chesta è 'a carta d' 'a tassa p' 'a campagna!... (Alla moglie che fa il gesto di pren­derla, lacerando la carta) Tanto, ci sarà la moratoria.

(Esce per la sinistra).

Arturo    Hé visto, Virgì? Hai visto che signi­fica dar ragione ad un uomo?

Virginia ¬† (cercando di mettere assieme i pezzetti di carta per ricostruire il foglio) E' na parola... cc√† nun se capisce niente cchi√Ļ.

Mariano (dalla prima a destra) Com'è andata, neh?

Arturo    Bene, benissimo.

Virginia   E se legge i giornali?

Arturo ¬†¬† Qualunque giornale apre, di qualunque parte del mondo, e di ogni tendenza politica, si con¬≠vince sempre pi√Ļ che siamo in guerra.

Virginia   (osservando Maria che piange sommes­samente, seduta su una poltrona, in un cantuccio della stanza) Marì, ch'è stato? Tu perché piangi?

Maria       (piagnucolando) Finalmente, zio Matteo ha dato il consenso al mio matrimonio... mi dà la dote... posso essere felice... E se Antonio dovesse essere richiamato alle armi? Ha dato il consenso proprio adesso che è scoppiata la guerra.

Virginia ¬† Uh, nenn√©, tu s√¨ scema veramente. Allora ho ragione io quando dico : ¬ę Dio prima li fa e poi li accoppia ¬Ľ.¬† (Esce per la sinistra).

Evelina    Papà vuole fissare subito la data del nostro matrimonio.

Mariano Chisto è nu miracolo. (Ad Arturo) Dobbiamo ringraziare voi.

(Ed escono insieme per la sinistra).

Antonio   (dalla destra) Neh, io mangio qua. Non credo di dare fastidio. A casa mia hanno fatto la cianfotta...  e  nun  vonno  capì che  a  me nun  me piace. Ch'è stato, Marì?  Tu pecché staje accussì?

Maria       Zio Matteo ha dato il consenso per il nostro matrimonio.

Antonio   E questo ti mette di malumore!

Maria       Ha detto pure che mi darà lui la dote, perché se aspetto a te che ti sistemi sto fresca.

Antonio   (felice) Buono. Danaro chiama danaro. Mi sistemerò in seguito, e gli restituiremo fino al­l'ultimo soldo.

Maria       Ma allora non sai niente?

Antonio   Di che cosa?

Maria       La guerra.

Antonio   Quale guerra?

Maria       Non hai sentito la radio?

Antonio   Che ha detto?

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† √ą scoppiata la guerra.

Antonio   (sorpreso) Contro chi?

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Non lo so, non l'ho capito. √ą venuto zio Arturo da Bari che gi√† lo sapeva. Poi ci siamo messi tutti intorno alla radio e abbiamo sentito la notizia.

Antonio   Lo ha detto la radio... ma allora è vero... (Sconfortato) N'ata guerra! N'ata guerra, a distanza di pochi anni. Ma cheste so' cose 'e pazze! Ma io non mi presento. Io me ne scappo.

Maria       Ce spusammo ampressa ampressa... e ce stammo nascoste.

Antonio   (cade in uno stato quasi febbrile, in uno stato di insofferenza tale, che non riesce a sopportare nemmeno le parole della ragazza che ama) Seh... ce stammo nascoste... Ma non dire fesserie! N'ata guerra... Ma questo è uno sconforto... Ce stammo nascoste... addò? Me lo dici dove? (Pausa imbaraz­zante per tutti e due) Io mi devo andare ad informare...

Maria       Addò?

Antonio   (scattando) Lasciami perdere, Marì... si mò sapisse 'e nierve addò stanno. (Si avvede di aver esorbitato) Scusa. Al Distretto. Devo andare al Di­stretto per informarmi. Che c'è di vero. Che classi chiamano. Se contano i dodici anni di soldato e di prigionia che ho fatto... Se avranno considerazione di questo.

(Dalla seconda a destra entra Luisa. Avanza di qualche passo, osservando con curiosità i due)

Io vado, Marì. (Eroico) Se dovesse succedere qualche cosa nel senso che mi vedono e mi fanno partire subito, non stare in pensiero... A rischio di andare al muro, scappo per mezz'ora e ti vengo a salutare!

Matteo    (dalla sinistra. Ha indossato un vestito nuovo grigio chiaro. Ha raccolto le ultime parole di Antonio) Che c'è, Antò?

Antonio   Vado al Distretto.

Matteo    Sei stato richiamato?

(Dalle scale scendono la Bravaccino e lo zio).

Antonio   No, ma mi vado ad informare. Vi raccomando Maria.

Matteo    Stai tranquillo. A che ora parti?

(Dalle scale scende Di Stasio).

Antonio   Non lo so. Ma se dovessi partire subito, salutatemi tutti quanti, e ricordatemi agli amici.

Matteo    Stai tranquillo.

Antonio   (abbracciando Maria) Statte bona, Marì.

Maria       (piangendo disperatamente) Pecché... pecché...

(Scendono il dottor Cirillo e la signorina Sivoddio).

Antonio   (avviandosi) Prega a chella bella Mamma d' 'o Carmene che me scanzasse n'ata vota... (Esce).

Maria       (gridando verso la comune) Io mi affaccio alla finestra. Voltati. (E correndo esce per la sinistra).

Matteo    Fatti onore!

Luisa        Don Mattè, ch'è successo?

Matteo    (grave) Ve lo dicevo: è scoppiata la guerra.

Luisa        (spalancando gli occhi) La guerra... (Rimane impietrita, non osa parlare. Raggiunge una sedia e siede, fissando lo sguardo nel vuoto).

Vincenza (dalla comune) Signò, fòre ce sta il dottore Cirillo e tutte chille d' 'o condominio... Ce sta pure 'a signora Bravaccino.

Matteo    Li vado a ricevere all'ingresso. (A Luisa) Quando lo dicevo io, mi davano del pazzo... Un'altra guerra, a distanza di pochi anni... Che generazione tormentata!

(Esce per la destra seguito da Vincenza).

Luisa        (chiamando a sé il figlio che in quel momento entra seguito da Evelina, Virginia e Arturo, con infinita amarezza nella voce) Mariano, figlio mio!

Mariano Mammà, state qua...

Luisa        Non ti ho visto salire, e sono venuta a domandare. Dice che è scoppiata la guerra...

Mariano No, mammà... non è vero niente.

Matteo    (con invitante cordialità) Accomodatevi, per me è sempre un onore ricevervi. E poi faccio il mio dovere.

(Entrano il dottor Cirillo; il signor Di Stasio, farmacista; Carabella, salumiere; Buonavoglia, rappresentante; la signora Bravaccino e lo zio; la signorina Sivoddio e altri tipi - comparse - tutti compro-prietari dello stabile)

Prendiamo posto.

(Alla cameriera che ha seguito tutti ed è rimasta in disparte)

Vincenza, dài le sedie.

(Vincenza porge una sedia ad ognuno. Matteo prende posto al suo scrittoio, mentre gli altri si dispongono di fronte a lui)

Dunque?

Cirillo     E dunque... la questione sapete qual'è.

La signora Bravaccino (si alza di scatto e con tono deciso) Io sono una donna sola. Quel poco che mi lasciò mio marito me lo devo saper guardare...

Lo Zio       Mia nipote...

La signora Bravaccino Stateve zitto,  'o zì.

Di Stasio (interviene) Scusate. Io sono venuto pure in rappresentanza dell'ingegnere Coppetta, il quale per sue occupazioni non ha potuto intervenire. Dice che come si regolano gli altri si regola pure lui.

Cirillo     Ah, giusto... Io rappresento l'avvocato Cappiello, e pure lui mi ha detto che accetta le decisioni.

Carabella Io sono venuto per dire una sola cosa, poi fate quello che volete. Questo palazzo √® diventato il campo di ¬ę c√†mpeteapett√® ¬Ľ. Chiunque vuole apportare un miglioramento alla propria casa, chiama un capomastro e realizza senza nemmeno avere la delicatezza di chiedere permesso.

Di Stasio ¬†¬†¬†¬†¬† Se parlate per me, io non credo di avere arrecato danno a nessuno. Ho coperto un pas¬≠saggio pensile che da sul cortile, per avere un poco di sfogo, perch√© non sapevo pi√Ļ dove mettere le latte di olio di vasellina e il seme di lino.

La signorina Sivoddio Qua non si parla per quello che avete fatto, ma per come lo avete fatto. Avete cambiato pi√Ļ di cinquanta muratori.

Di Stasio       Quattro farabutti che mi hanno fatto sputare sangue.

Buonavoglia No, il sangue l'abbiamo sputato noi e i muratori che hanno avuto la disgrazia di lavorare per voi.

Carabella Mentre sembrava che il lavoro fosse finito, e io pensavo: ¬ę Meno male se l'ha fatta 'a nicchia... accuss√¨ stammo cujete! ¬Ľ... Ar√≤... dopo una settimana, e anche due, cominciava la tortura dei rumori un'altra volta.

La signorina Sivoddio E di notte. Perché sapevate di lavorare di frodo.

Di Stasio Signurì, vuie qua frodo... di notte ho fatto lavorare solamente un paio di volte, appunto per terminare prima.

Carabella Ad ogni modo questo volevo dire, che qua ognuno fa il comodo suo.

Cirillo Io quando, nel millenovecentotrentotto, me ricordo comme fosse ajere, comprai il mio appartamento: sei camere, cucina e bagno, nonché la cantina deposito, mi si incluse... - 'o ttengo scritto nel contratto di compra vendita - l'uso del terrazzo...

La signora Bravaccino E l'avrete lo stesso. Con la sopraelevazione che ho fatto fare nessuno perderà niente, perché la scala continua tale e quale comme sta.

Lo Zio       So' diciassette scalini...

La signora Bravaccino Stateve zitto, 'o zì.

Cirillo     (sottolineando) Che avete fatto fare... Ecco, lo avete detto! Dove sta il consenso dei com-proprietari?

La signora Bravaccino E s√¨, aspettavo il nuovo Messia. Domandavo a uno: ¬ę S√¨ ¬Ľ. Domandavo a un altro: ¬ę M√≤ vediamo ¬Ľ. Perfino don Matteo... sta qua e mi pu√≤ smentire se dico bugie, mi disse : ¬ę Va bene. Voi siete una donna sola... √® giusto. Penser√≤ io a convincere gli altri ¬Ľ. Ebbi il permesso dal Municipio... tengo tutta la pratica in regola...

Cirillo     E avete fatto il comodo vostro.

La signora Bravaccino Sì. E con questo? Ho chiesto diecimila volte il permesso senza avere avuto mai una risposta concreta. Se voi tenete che mangiare la mattina, io me lo devo procurare con le mie mani. Non ho nessun uomo in casa...

Lo Zio       (protesta timidamente).

La signora Bravaccino ...e mi devo difendere con le unghie. √ą capitato l'Anno Santo e con la sopraelevazione che ho fatto fare, fra un mese e mezzo posso mettere dentro dai quindici ai venti pellegrini.

Di Stasio       E facimmo 'a lucanda 'e capa e coda.

La signora Bravaccino No, io la locanda non la faccio. Badate come parlate.

Lo Zio       Noi mettiamo...

La signora Bravaccino Metto su una pensione degna e pulita... e senza scarafaggi come in casa vostra.

Di Stasio       (con sussiego) Non attacca, cara mia. In casa di un farmacista, gli scarafaggi...

La signora Bravaccino Sì. Li ho visti entrare e uscire per sotto l'uscio di casa vostra.

Di Stasio (rettificando) Tentano di entrare, ma non lo fanno perché mi temono. Se ne vanno... quando capiscono che corrono il pericolo di entrare nella casa del farmacista Teodoro di Stasio.

Cirillo     E già, lèggeno l'etichetta for' 'a porta...

Matteo    Posso dire una parola? Mi permettete di parlare apertamente e senza spirito di parte?

(Tutti si dispongono ad ascoltarlo)

Ho l'impressione di trovarmi di fronte a dei bambini. 'E scarafaggi, 'a vasellina... 'o campo 'e ¬ę c√†mpeteapett√® ¬Ľ ... Noi trattammo la quistione della signora Bravaccino, e, se vi ricordate, io mi schierai in favor vostro, contro di lei. Ma ora vi dico, e piglio tutta la responsabilit√† delle mie parole, che fra noi una sola persona √® vera¬≠mente degna di rispetto e ammirazione: la signora Assunta Bravaccino.

(Tutti gli altri con un lieve gesto vorrebbero intervenire)

Fatemi parlare. Ho detto che prendo la responsabilit√† di quello che dico. Che cosa ha detto il signor Carabella! Che in questo palazzo ognuno fa quello che vuole, senza chiedere permesso. E si preoccupa del rumore pi√Ļ o meno snervante prodotto da un paio di muratori, che met¬≠tono su, per conto del Di Stasio, due o trecento mat¬≠toni per costruire un muretto da trenta su di un passaggio pensile. Ma quant' 'anne v√≤ camp√† Carabella? Quanti secoli vuol vivere il dottor Cirillo, e tutti quanti voialtri, io compreso, che ve dongo retta, per mettersi d'accordo nel piantare una grana: 'o permesso, 'a licenza... se po' fa... nun se po' fa... Ma voi alla guerra non ci pensate? I giornali li leg¬≠gete s√¨ o no? La radio la sentite qualche volta? Signori miei, noi siamo in guerra. Ve ne rendete veramente conto? La vita cittadina rimane inalte¬≠rata ma la guerra √® in atto...

Cirillo     E come no! Non avete sentito la radio di oggi?

Matteo    E io perché vi sto parlando così?

La signorina Sivoddio Madonna che im­pressione!

Carabella Dint' 'a puteca s'è fatta 'a folla!

Buonavoglia Mia moglie si √® messa talmente di malumore che non ha voluto cucinare pi√Ļ!

Matteo ¬†¬† E non possiamo dire : ¬ę Il nemico √® Tizio ¬Ľ, come in tutte le altre guerre passate. No, non lo possiamo dire perch√© la guerra che combattiamo noi la combatte tutto il mondo.

Di Stasio       Tutti i popoli sono nelle nostre con­dizioni.

Cirillo     Tutto il mondo è in guerra!

Buonavoglia I proiettili razzo, la bomba atomica!

Matteo ¬†¬† L'invenzione dei dischi volanti, pei quali mai pi√Ļ opportunatamente fu usata la parola: ¬ę invenzione ¬Ľ.

Tutti ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Siamo in guerra, non c'√® che dire. √ą giusto. √ą la guerra.¬† √ą¬† la guerra.

Matteo    Ecco perché io vi dicevo che l'unica persona degna di rispetto e ammirazione è la signora Bravaccino. Per realizzare una sopraelevazione di una casa, non bastano sei o sette milioni. E con questi  chiari di luna...  rispondetemi voi signorina Sivoddio... con questo stato di cose, voi tirereste fuori una somma simile?

(La signorina Sivoddio non risponde, rimane incerta)

La sborsereste voi, dottor Cirillo? Non credo. Ma oggi chi tira fuori un capita-luccio per iniziare un commercio, una speculazione qualunque, per conto mio, deve avere un cuore di leone. Deve avere un fegato da leopardo, chi caccia una lira per metterla in commercio!

(Tutti commentano favorevolmente con parole analoghe)

La signora Bra¬≠vaccino, invece, giuoca la carta. Capisce che la guerra pu√≤ soffiare e disperdere quelle poche pietre che √® riuscita a mettere l'una sull'altra, ma dice: ¬ę Io me ne infischio. Costruisco lo stesso ¬Ľ. Non ha paura, e perci√≤ √® donna degna di encomio. Pensatela come volete voi, per me dico che si √® regolata benissimo. Stringiamoci fraternamente la mano e guardiamoci negli occhi per scambiarci un segno di fede e trove¬≠remo parole di indulgenza e ammirazione per chi sprezzante del pericolo costruisce, invece di demolire!

Cirillo     (di scatto, si alza commosso e grida) M'associo. Avete detto delle parole sante. Vi darei un bacio in fronte. Viva la signora Bravaccino!

Tutti         Evviva!

Matteo ¬†¬† E ancora con le spalle rotte, ancora inguaiati dalle conseguenze funeste dell'altra guerra, troviamo coraggio e forza per affrontare quest'altra e gridiamo insieme : ¬ę Madonna d' o Carmene, aiutaci tu! ¬Ľ.

Tutti ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (all'unisono scandendo ogni parole, ripetono) ¬ę Madonna d' 'o Carmene, aiutaci tu! ¬Ľ.

(Eccitati dalle parole di Matteo, e dal comune stato d'animo che li tiene giornalmente in pensosa alternativa: ¬ę Scoppia la guerra o no ¬Ľ, con uno slancio istintivo di ammira¬≠zione incondizionata, circondano la signora Bravac¬≠cino, la quale, raggiante di gioia per la vittoria improv¬≠visa quanto inaspettata, al centro del gruppo distribuisce sorrisi e strette di mano. E butterebbe le braccia al collo a Matteo - ¬ę Quello √® veramente un uomo sensibile! ¬Ľ che ha saputo cos√¨ bene intendere, e far comprendere agli altri, quali fossero le sue eroiche aspirazioni).


                 

ATTO   SECONDO

In casa Generoso. La stessa stanza dell'atto precedente. Sono trascorsi due mesi.

(Luisa √® seduta fra Virginia e Maria. Hanno for¬≠mato un malinconico gruppo a sinistra, presso lo scrittoio. Evelina √® in piedi al centro del finestrone, con la testa poggiata ai vetri. Guarda gi√Ļ nel cortile. Luisa sta leggendo con voce tremante di emozione e con gli occhi velati di lacrime, le ultime righe di una lettera; mentre amorosamente ne regge altre in grembo, gi√† aperte e lette in precedenza).

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (legge) ...e grazie sempre, mamma ado¬≠rata, di tutto quello che fai per me. Capisco e consi¬≠dero il tuo stato d'animo nel valutare le insidie e i pericoli che mi circondano; ma ormai siamo agli sgoccioli; la guerra finir√† presto, e potr√≤ finalmente stringerti fra le mie braccia, e sentire ancora la tua carezza. Non impazzire per la farina bianca. S√¨, √® vero¬† che adoro¬† le¬† ciambelle¬† dolci che¬† mi prepari tu; ma in questo momento posso farne a meno, specie se penso al sacrificio che ti costa questo mio peccatuccio di gola... ¬Ľ. (Piange) Piglio mio...

(Sul fondo, oltre il finestrone, passa la signorina Sivoddio leggendo una lettera ed esce).

Virginia   Calmatevi. Se vi fa male non leggete.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (con infinita dolcezza) No, non mi fa male. E poi volevo far sentire ad Evelina. (Riprende a leggere) ¬ę Siamo in sei nascosti in questa casa. La signora Vera - poverina - rischia la pelle per noi; si prodiga in mille modi per darci da mangiare. L'esiguit√† dei pasti, se non riesce a toglierci comple¬≠tamente l'appetito, serve in compenso ad alimentare in noi la speranza di un domani felice. Vorrei tanto che tu conoscessi personalmente la signora Vera di Lorenzo. √ą una buona e cara creatura. Finita la guerra, sarai certamente felice di stringere con lei una sincera amicizia ¬Ľ.

Evelina ¬†¬† (interviene pronta, con rammarico) E poi divent√≤ l'amante della signora Vera... e io non sapevo niente. E io facevo 'e nuttate chiare chiare, senza chiudere occhio, pensando a lui, ai pericoli che correva... Campavo di palpiti. ¬ę E se lo scovano... se lo fucilano... se lo catturano... ¬Ľ. Invece l'aveva catturato la signora Vera di Lorenzo... il nascondiglio era comodo. (A Luisa) E voi lo sapevate, eravate al corrente della relazione.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Lo sapevo: e chi dice il contrario, figlia mia. Ma Mariano mi disse ch'era finito tutto. E fu lui a chiedermi di non dirti niente, per non darti preoccupazioni per una cosa che non aveva pi√Ļ valore nemmeno come ricordo. Io po' so' 'a mamma...

Virginia   Ma si capisce. La madre cerca sempre di coprire il figlio.

Luisa        Ma, signora Virginia, qua non si tratta di coprire o meno; qua si tratta che gli avevo cre­duto fermamente. Chi è stata che ha sempre solleci­tato il matrimonio tuo con Mariano? Davanti a Dio, come se mi confessassi, ho sempre favorito il vostro matrimonio. Se avessi lontanamente sospettato che la relazione continuava, e che Mariano sarebbe tor­nato da quella donna, non avrei sentito, secondo te, il dovere di avvertirti?

Virginia   Ma, scusate, voi poi siete proprio sicura che Mariano è tornato in quella casa e che vive con quella donna?

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (con lieve scatto improvviso) Allora l'ho perduto... Se mettete in dubbio che mio figlio sia tor¬≠nato da quella donna, devo pensare che gli √® suc¬≠cessa qualche disgrazia. (Esaltandosi) Sono quindici giorni che √® sparito e non si fa vivo. Abbiamo denun¬≠ciato il fatto in questura, ne hanno parlato i gior¬≠nali, sono stati diramati fonogrammi per tutte le citt√† d'Italia... niente, nessuna notizia. Che devo pensare? Solamente un fatto di donna. Ho rovistato in tutte le sue carte per trovare un indizio, una prova che potesse illuminarmi. In un tiretto ho trovato questo pacco di lettere che mi scriveva lui quando stava nascosto in casa di quella signora, durante il periodo pi√Ļ triste della guerra passata, e ho voluto sospettare che fosse tornato da lei. E che il fatto che non si fa vivo √® perch√© si vergogna nei confronti di Evelina.¬† Se mi distruggete questa speranza,¬† come trovo la forza per andare avanti! Io songo 'a mamma, lo volete capire s√¨ o no? (Piange).

Virginia   Signora Luisa, non vi agitate così. Embè, voi dite sempre che vi sentite il cuore tran­quillo, che avete un presentimento buono. Il cuore di una madre non s'inganna.

Luisa        (sempre in lacrime)   Sì, l'ho detto... mi sento tranquilla; ma in certi momenti provo un senso di vuoto, di abbandono completo. (Pausa) Allora una donna dovrebbe essere di acciaio: mio marito l'ho perduto nell'altra guerra... disperso... nemmeno il conforto di sapere il posto dov'è sotter­rato... L'altro figlio mio, Gastone, preso e fucilato dai tedeschi nella guerra passata... Mariano sbandato per la stessa guerra... Iddio me lo volle salvare per puro miracolo... Fidanzato con quella povera figlia... rimandato il suo matrimonio non so quante volte... La resistenza umana, signora Virginia, ha un limite.

Arturo     (dalla destra comune) Buongiorno.

Virginia   Notizie?

Arturo    Niente. Sono stato in questura. Stanno facendo indagini. Ma io mi domando e dico: dove diavolo si è potuto andare a ficcare. Le Indagini le stanno facendo sul serio; anche perché ho parlato personalmente col commissario, il quale è legato a me da una vecchia amicizia... E badate che sarete interrogati tutti.

Virginia   E noi che ne sappiamo?

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Interrogano pure ¬ę a ¬Ľ me?

Arturo    Ma sì, non c'è da allarmarsi. Chiede­ranno quali erano le sue abitudini, cu chi s' 'a faceva.

Evelina ¬†¬† Io dico che su questa casa ci hanno ¬ę messo gli occhi ¬Ľ.

Virginia (contrariata per l'atteggiamento muto e immobile di Maria, le grida come se volesse svegliarla da un torpore) Marì'... nepote mia! E parla, muòvete nu poco... tu me pare n'auciello grifone. Ccà Dio 'o ssape.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Voi siete nu bellu tipo, 'a z√¨. Ma da dove mi deve venire l'allegria? Io, che d'√®? non mi trovo nelle stesse condizioni di Evelina? Stavo pro¬≠prio ¬ę lill√¨ ¬Ľ per coronare il sogno d'amore con il ma¬≠trimonio, e mi vedo togliere la polpetta dal piatto.

Virginia   E n'ata vota quella cima d'intelli­genza del tuo degno fidanzato nun se jeva a informà.

Maria       Perché è troppo preciso.

Virginia   No, chillo, è troppo fesso. (A Luisa) Scusate, signora, ma mi è uscito da dentro all'anima.

Antonio   (dalla comune dì pessimo umore) Sen­tite, quello che succede a me è veramente materia da romanzo tragicomico...  Buongiorno.

Maria       (premurosa) Ch'è stato? Nemmeno è finita?

Antonio   Quanto sei ingenua. Se vedi che cam­mino, che parlo, che campo, come puoi domandare se è finita o no? Non finisce, Marì, non finisce! Quanno murimmo, tanno fernesce. Cose da mondo nuovo. Cose da pianeta sconosciuto... Stamattina mi è ar­rivata un'altra carta dal Distretto. Eccola qua. (Fru­gandosi nelle tasche trova un foglio e lo mostra) Questa... (Dopo averla osservata bene) No, non è questa. Questo è un invito a presentarsi all'ufficio dello Stato Civile... chi sa che vanno truvanno... M'aggia j a nfurmà.

(Ha trovato quella che cercava) Eccola qua. (Ad Arturo) E devo ringraziare ¬ę a ¬Ľ voi. Perch√© io ci cre¬≠detti che era scoppiata la guerra come ci avrebbe, creduto chiunque... Di questi tempi, ce v√≤ tanto... E naturalmente per mettermi a posto andai al Di¬≠stretto a chiedere informazioni.

Arturo    Ma che ce jsteve a ffà?

Antonio ¬† Uh, Madonna! Per sapere che c'era di vero... e per non passare nu guaio. Ll√† s' 'arrevutaje. Volevano sapere io come l'avevo saputo; se ne ero proprio sicuro; se venivo da Roma... Il bello poi, un caporale, arrivato in quel momento, disse che era vero e che l'aveva sentito alla radio pure lui... Sapete, chilli tipe che vonno f√† vede che sanno tutte cose... Poi un sergente di servizio guardaje 'o Mar√¨sciallo, e per mantenersi sulle generiche, mi disse: ¬ę Sentite, a noi non risulta ancora niente... Potrebbe darsi che ci daranno disposizioni da un momento all'altro... ¬Ľ. E se pigliaje nome, cognome e indirizzo, dicendo : ¬ę Andatevene a casa, se ci saranno novit√† sarete avvertito ¬Ľ.

Arturo    E questo lo sappiamo.

Antonio ¬† Un momento. Non √® finita. Serve per ricostruire, se no non capite niente. Fissammo la data del matrimonio. Io sempre col patema d'animo: ¬ę Me chiammano... nun me chiammano... ¬Ľ. Mi man¬≠darono a chiamare, con una carta. Mannaggia 'e ccarte! Me dice 'o solito sergente: ¬ęLa cosa si √® complicata. Noi, per metterci a posto, facemmo dei fonogrammi. In seguito abbiamo dovuto spiegare come si svolse la cosa. Naturalmente fu fatto il vostro nome, ed ora la vostra pratica si trova a Roma, al ministero della guerra. L'ordine di arre¬≠starvi come spia o propagatore di notizie false non √® arrivato ancora, ma potrebbe arrivare da un mo¬≠mento all'altro ¬Ľ. Che vu√≤ spus√† cchi√Ļ... e riman¬≠dammo. M√≤, dopo circa quindici giorni, me credevo ca s'era scurdato 'o fatto... niente: √® arrivata 'a carta!

Maria       E quando ci devi andare?

Antonio   Adesso.

Virginia   Ma non ci andate! Vuje 'e guaie 'e gghiate truvanno c' 'a lanternella.

Arturo    Nun dà retta.

Antonio   Ma comme, non dò retta?!... Lo dice donna Virginia, è una donna, non capisce di cose militari, e va bene; ma voi siete un uomo...

Arturo    Antò, fa' comme vuò tu. Tanto è inu­tile consigliarti. Tu mò, si nun vaje llà ncoppa, e nun passe nu guaio, nun sì cuntento.

Antonio   Non dormo... Se non vedo l'orizzonte pulito, netto, faccio 'e nnuttate chiare chiare. Io vado, Marì.

Maria       E si t'arrestano?

Antonio   Perciò vi sono venuto a salutare. Se fra un'oretta non mi vedete tornare, vuol dire che mi hanno arrestato e... muovetevi, fate qualche cosa.

Maria       E che facimmo?

Antonio   Marì, io che nne saccio?... (Agli altri) Permettete. (Avviandosi verso la comune) Sfruttate qualche amicizia... menàteve 'e piede d' 'o ministro... mannàteme quatto purtualle ngalera... (Seguito da Maria esce).

Virginia   No, chillo pe' bbìa 'e stu fatto, nga­lera fernesce.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma, scusate, io in questo momento, per il fatto di mio figlio, poco vedo e raccolgo... ma spie¬≠gatemi una cosa. Non capisco come mai don Matteo non si sia accorto ancora che si √® trattato di una vostra invenzione. Scusate, ormai questa storia va avanti da pi√Ļ di un mese e mezzo. Vostro Mar√¨to esce, parla con gli amici, con persone che non hanno il dovere n√© l'interesse di rendersi vostri complici...

Virginia ¬† E questo √® il bello. Lui giornali non ne legge pi√Ļ perch√© dice che lle fanno paura. Sente solo la radio. E quando l'apre, sar√† una combinazione, qualunque stazione piglia, parla di guerra. Se avvi¬≠cina un amico, e parla di guerra, quello non si spa¬≠venta e non si meraviglia. Gli risponde: ¬ę Che vu√≤ fa, Matt√®, era da prevedersi. √ą una guerra che conti¬≠nuer√† chi sa per quanto tempo ancora! ¬Ľ. 'A guerra fredda, 'a guerra calda, insomma vi arrivo a dire che oramai se glielo dicessi io... voi, lui (mostrando Arturo) che non √® vero niente, Matteo non ci cre¬≠derebbe.

Luisa        E già, avendovi creduto subito, oramai rifiuterebbe di credere il contrario. E non avrebbe torto.

Di Stasio (dall'interno, oltre il finestrone e la rin­ghiera che delimita il cortile, scende le scale e parla animatamente con la signora Bravaccino, che è di fronte a lui sulla scala)

E questo me lo dovete provare.

La signora Bravaccino (scende la scala con lo zio, per avvicinarsi a Di Stasio e parlargli pi√Ļ da vicino. Alla spicciolata gli inquilini si affacciano sul pianerottolo per assistere al diverbio. Virginia, Evelina, Maria, Luisa e Arturo si avvicinano al finestrone con la stessa intenzione)

L'ha sentito la cameriera mia. Era una coppia di marito e moglie.

(Esce Cirillo in ascolto)

Due spagnoli. Hanno suonato il campanello di casa vostra perch√© hanno sbagliato piano. E voi avete risposto: ¬ę Nel palazzo non esiste nessuna pen¬≠sione. Siamo tutta gente onesta! ¬Ľ. E gli avete chiusa la porta in faccia.

Di Stasio La cameriera vostra √® una pettegola. Io ho detto: ¬ę Qui non c'√® nessuna pensione¬Ľ; ma intendevo parlare di casa mia. Non avevo il dovere di dare delle informazioni perch√© non faccio il guardaporta a voi.

(Scende la signorina Sivoddio).

La signora Bravaccino ¬†L'avete fatto apposta per farmi perdere i clienti. Che ci voleva a dire: ¬ę La pensione sta al piano di sopra ¬Ľ. Ci perdevate qualche cosa?

Di Stasio  Signora Bravaccino, io sto perdendo la salute con voi al piano di sopra. Io credevo che, avendo finito con i muratori, si trovava un poco di pace. Addò?! C'è da impazzire! Chilli mobili nun 'e ffà truvà pace, 'e sposta, 'e ccagna, 'e strascina pur' 'e notte... E di notte si dorme, signora Bravaccì!

(Alcuni inquilini, tre o quattro, richiamati dalla lite dei due, si fermano per curiosare).

La signora Bravaccino E io non dormo perch√© devo pensare come sbarcare il lunario. Si sapisseve comme stongo addirosa! Dopo avere speso tanti soldi per la sopraelevazione... e tutto il veleno che mi sono ¬ę menato ¬Ľ in corpo... con tutto il movimento dei pellegrini che ci sta, non si vede la faccia di un cri¬≠stiano che ¬ę avesse ¬Ľ bisogno di una camera! Arri¬≠vano due spagnoli... Dio lo sa come sono arrivati... forse erano maledetti dal padre e dalla madre, e quello li manda via.

Di Stasio       Signò, io con voi non voglio discutere.

La signora Bravaccino Vi approfittate che non tengo un uomo in casa!

(Lo zio protesta sempre timidamente).

Di Stasio ¬†¬†¬†¬†¬† Voi contate per un reggimento di soldati in ordine sparso. E vi dichiaro in presenza di tutti gli inquilini che chiunque bussa alla mia porta, fosse 'o figlio 'e Dio!, se mi chiede della pen¬≠sione, risponder√≤ sempre come ho risposto. ¬ę Al piano di sopra ¬Ľ dalla mia bocca non uscir√† neanche se mi uccidete. E st√†teve bene. (S√¨ avvia per scendere le scale) Dio lo sa come si √® complicata questa vita, fatta di tranelli, sorprese, scocciature, ci dobbiamo preoccupare pure dei clienti della signora Bravaccino! (E si allontana gi√Ļ per le scale).

La signora Bravaccino (gli grida appresso) Siete antipatico, Di Stasio. Siete antipatico a tutti quanti! (Rivolgendosi un poco a tutti) Adesso gli faccio la posta, e se si ripete il fatto dell'altro giorno, faccio succedere il finimondo!

(Sale la scala sbraitando e scompare con lo zio. Escono pure la signorina Sivoddio, Cirillo e gli altri inquilini).

Matteo    (entra seguito da Carabella, il salumiere, un commesso e Vincenza. Recano una rilevante quan­tità di generi alimentari. Due provoloni, un prosciutto, due damigiane di olio, scatole di tonno, quattro o cinque salami grandi e piccoli, ed altro. Depongono tutto in terra, presso la porta della cucina) Mettiamo tutto qua. Allora vi devo?

Carabella Il conto ve l'ho dato. Ventiquattro­mila lire.

Matteo    (frugando nelle tasche) Le chiavi le ho lasciate in camera mia. Vengo subito. (Avviandosi verso la prima a sinistra scorge le donne. Non gli sfugge lo sguardo saettante di Virginia) Buongiorno. (Poi alla moglie) Faccio il comodo mio.  (Ed esce).

Virginia ¬† Gies√Ļ, Gies√Ļ... e noi andiamo vera¬≠mente all'elemosina. Carab√®, ma come si deve fare con voi? Che ne facciamo di tutta questa roba?

Carabella E lo domandate a me?

Virginia   Ma io vi avevo pregato...

Carabella Signò, voi mi avete pregato per una cosa impossibile. Vostro marito fino a prova con­traria è maggiorenne.

Virginia ¬† E io so minorenne. Perci√≤ pi√Ļ tardi, quando mio marito ha conservato questa roba, io di nascosto suo, la piglio e ve la rimando al negozio un'altra volta.

Carabella E io non me la ricevo. Ve la rimando qua, e ve la faccio riprendere per forza.

Arturo    Come sarebbe?

Carabella Sarebbe che o il marito della signora √® pazzo, e allora ci fate la santa cortesia di mettere un avviso sul giornale, cos√¨ la gente si pu√≤ regolare; o se ve lo volete tenere sciolto per la casa, dovete riconoscere le¬† ordinazioni che¬† va facendo,¬† e¬† ve le dovete tenere. Io questo dicevo con mia moglie: ¬ę Ma che nne fanno tutta sta rrobba? ¬Ľ.

Virginia   E che volete fare! Gli è venuta la mania di grandezza.

Carabella    E ce la dovrei far passare io?

Virginia   E si capisce, per voi è un affare.

Carabella    Io faccio 'a puteca, signò.

Matteo    (dalla sinistra con un mazzetto di chiavi, si dirige verso lo scrittoio, apre il cassetto e prende del danaro) Avete detto ventiquattromila.

Carabella  Sissignore.

Matteo    (dopo aver contato i biglietti e rinchiuso il cassetto) Ecco a voi.

Carabella Tante grazie.

Matteo    Volete dare una mano alla cameriera per portare questa roba in cucina?

Carabella Volentieri. (Al commesso) Jammo bello...

(Ed insieme a Vincenza raccolgono la merce e la portano via a destra).

Matteo    Bravo, così. Poi penserò io a conservarlo in dispensa. C'è roba che deve andare in cantina. (Ad Arturo) Con queste due damigiane che ho com­prato, sò dieci. Sono in tutto ottocento litri d'olio; ma ce ne vò ancora. Ieri comprai due quintali di zucchero, venti scatole di sapone, trecento candele e millecinquecento rotoli di carta igienica.

Carabella (tornando seguito dal commesso e da Vincenza) Tutto è fatto. Buona giornata a tutti. (Al commesso) Cammina...

Matteo    Vi raccomando le sardine.

Carabella Ve l'ho detto, per il momento non vi ho potuto servire perché sono in arrivo.

Matteo    (supplichevole) Quanta scatole me ne putite mannà.

Carabella Ma ve pare... con un cliente come voi... Appena arrivano v' 'e mmanno tuttuquante ccà.

Matteo    Siete molto garbato.

Carabella Per carità, è dovere. (Esce per la comune seguito dal commesso e da  Vincenza).

Matteo    (dopo un lungo silenzio, nel quale si avverte il generale disagio, mostrando dieci scatole rettango­lari che ha portato con sé durante la scena precedente)

Me so comprato dieci paia di bretelle... Io 'a cinta nun 'a porto. Senza le bretelle, sono un uomo finito. (Nessuno gli risponde) Non le ho pagate nemmeno care... e ne devo tenere altre due paia... e dieci so dodici. (Il silenzio degli altri lo esaspera, perde il controllo e scatta rivolgendosi alla nipote) Guè...

Maria       (con un piccolo sussulto) Ch'è stato, 'o zì?

Matteo    Aggio accattate 'e bretelle.

Maria       E c'aggia fà? M'ha fatto mettere chella paura.

Matteo    E parlate! Uno spende migliaia di lire per approvigionare la casa! Me parite 'e mmummie.

Arturo    Stavamo sopra pensiero.

Virginia   Ci sta la signora Conforto, qua.

Matteo    L'ho vista, non sono cieco. (A Luisa) Ho pensato per voi.

Luisa        Avete comprato qualche cosa pure per me?

Matteo    La roba che ho comprato per noi è pure vostra, in qualunque momento vi dovesse oc­correre.

Luisa        Lo so, siete troppo buono.

Matteo    Ho pensato per voi per una ragione che vi spiegherò.

(Si avvicina lentamente ad Arturo, ruminando nel suo cervello una strana constatazione che lo sconcerta e lo meraviglia insieme)

Art√Ļ, come cambiano i tempi. E come il progresso e la civilt√† modificano e trasformano perfino gli avvenimenti bellici. (Concludendo) Io sta guerra nun 'a capisco. Si svolge in un modo strano... direi addirittura: con¬≠tro natura. Si vedono pochi soldati per le strade. Nun vide nu reggimento che parte... a stento qualche Mar√¨naio. La gente ne parla, s√¨, ma con indifferenza che rasenta l'incoscienza. Come di una cosa che fa¬≠cesse parte degli elementi indispensabili per vivere.

Arturo ¬†¬† Ve lo dissi: ¬ęLa vita si svolge normal¬≠mente ¬Ľ. Si combatte, s√¨, ma con freddezza. Si capi¬≠sce, tutto si rinnova.

Matteo    La trasformazione ebbe inizio dopo la grande guerra.

Arturo    Quale?

Matteo    Quella mondiale.

Arturo    Quella del '18?

Matteo    Nel '18 finì. Quattordici-diciotto. Poi ci fu l'altra.

Arturo    Quella del '35?

Matteo    No. '40.

Arturo    Noi cominciammo nel '10. Tripoli. E ci facemmo '10-'13. Poi '14-'18...

Matteo    …'30-'33...

Arturo    …'35-'37. '40-'45...

Matteo    Se capisce che 'a gente si è abituata.

Vincenza ¬†¬†¬†¬†¬† (dalla comune, rivolgendosi a Matteo) Fuori ci sta una signora che vuole ¬ę a ¬Ľ voi. Dice che ci avete dato¬† 'appuntamento.

Matteo    Un momento. (A Luisa) Adesso vi dico come ho pensato per voi. Quando stammatina leg­gevate le lettere che vi scriveva vostro figlio, quando era nascosto durante la guerra in casa di quella si­gnora, avete affacciata l'ipotesi che Mariano, per un ritorno di fiamma, diciamo, sia tornato con questa donna, e che mò se mette scuorno 'e se fa vedé.

Luisa        Ma ne sono sicura.

Matteo ¬†¬† Allora io, senza farvene accorgere, mi sono preso l'indirizzo della signora, e sono andato a trovarla. A quell'indirizzo non c'era pi√Ļ; ma il portiere mi ha dato il nuovo. Le ho scritto un espresso a mano, dicendole che l'aspettavo a casa mia per una cosa urgente. Non ho fatto il nome vostro per non metterla in sospetto. Voi adesso andatevene dentro, e fatemici parlare.

Luisa        E perché? Ci parlo io.

Evelina    Ma dopo ci voglio parlare pur'io.

Matteo ¬†¬† Va bene. Ci parlerete tutti quanti; ma per ora √® meglio non avventarsi. Io so quello che devo dire e so come controllarmi. Un uomo √® un'altra cosa. Andate. Trattienile tu, Art√Ļ.

Arturo    Venite, andiamo di là.

(Le donne, accompagnate da Arturo, escono per la sinistra).

Matteo    (a Vincenza) Falla entrare.

Vincenza       (esce per la comune. Dopo una piccola pausa torna precedendo Vera di Lorenzo) Prego, signora.

Vera         (entrando) Grazie.

(√ą una donna sui ventisei anni, semplice nel gesto e nel parlare. Ha un dolcissimo sguardo che ispira fiducia, simpatia).

Matteo    Buongiorno, signora. Matteo Generoso sono io. Molto piacere.

Vera         Fortunata.

Matteo    (a Vincenzo) Puoi andare. Accomo­datevi signora. (Le porge una sedia).

Vera         Grazie. (E siede) Il vostro espresso mi ha impressionato moltissimo. Ero occupatissima oggi, ma ho fatto ogni possibile per liberarmi e venire da voi. Non capisco cosa c'entri io coi gravi motivi della vostra famiglia, e l'urgenza che avete di parlarmi.

Matteo ¬†¬† I motivi gravi non riguardano soltanto la mia famiglia; infatti il cognome Generoso non vi dice niente. Ma se nel mio espresso avessi aggiunto l'altro cognome, quello cio√® della famiglia pi√Ļ col¬≠pita, voi forse qua non ci sareste venuta, perch√© avreste compreso subito di che cosa si tratta.

Vera         (sincera) Scusatemi, ma séguito a non capire.

Matteo    Allora io ve lo dirò l'altro cognome, così capirete immediatamente, e potremo raggiun­gere un accordo. (Fissandola negli occhi) Conforto. Mariano Conforto.

Vera         (rimane impassibile e con sincera semplicità chiede) E poi?

Matteo ¬†¬† Come, ¬ę e poi? ¬Ľ.

Vera         Per me questo signor Mariano Conforto è un illustre sconosciuto.

Matteo    Sentite, voi siete una bella signora, avete uno sguardo dolce, ingenuo, ma siete donna... e con me non attacca. Vi avverto che vi trovate di fronte ad un padre ferito, il quale, se vi mettete sulla negativa, lascia le buone maniere e fa valere i suoi diritti con metodi che possono diventare spia­cevoli per voi e per gli altri.

Vera         (calma, serena) Siete abbastanza diver­tente. Mi viene voglia di prendervi a schiaffi. Qualche anno fa l'avrei fatto senz'altro; ma la vita mi ha insegnato che bisogna riflettere sulle cose. Sono con­vinta che ci deve essere un equivoco fra noi. Adesso chiariremo i fatti, vi convincerete che io non c'entro per niente con gli affari della vostra famiglia, mi domanderete scusa e resteremo buoni amici.

Matteo    Ma se voi dite che non conoscete Mariano Conforto...

Vera         Può darsi che abbiate ragione voi. Che io lo conosca e che non mi ricordi affatto di lui. Chi è? Siete in condizioni di richiamarlo alla mia mente con un ricordo, un particolare?

Matteo    Quel ragazzo che era nascosto in casa vostra, durante il periodo dei tedeschi, prima della liberazione.

Vera         (rimane a riflettere per un momento. Poi chiede con incertezza) Quello con la barba?

Matteo ¬†¬† No, senza barba. Poi, se in quell'epoca ce l'aveva... sa... se la facevano crescere... (Riflette per un momento, poi decide) Permettete un momento, torno subito. (Esce per la sinistra, dopo poco torna) Niente barba. Insomma io vi devo parlare chiaro, se no non verremo mai a capo di niente. Questo giovane doveva sposare mia figlia. Il giorno del matrimonio, mia figlia col velo bianco, fiori d'arancio... lo sposo, Mariano Conforto, non si √® presentato. Sono passati quindici giorni, non si √® fatto pi√Ļ vivo. Per mia figlia √® stato un dolore, per tutti noi... e va bene; ma la madre... La povera madre non si rassegna.

Vera         (ricordando) Ecco. Ecco dove ho letto questo nome...

Matteo    Mariano Conforto.

Vera         Appunto. Sui giornali. Dai giornali ho appreso la sparizione di questo giovane.

Matteo    Precisamente. Voi... non vi offendete?

Vera         Ma no, parlate.

Matteo    Voi siete stata l'amante di questo giovane, in quell'epoca...

Vera         Se aveva la barba, sì. Il nome non me lo ricordo. (Ricordando meglio) Ecco, aspettate... Aveva baffi e barba. Poi ebbe un messaggio speciale, per cui dovette togliersi i baffi e rimase con la sola barba.

Matteo    (rimane di nuovo a riflettere per un mo­mento. Poi, come prima, decide) Permesso... (Ed esce per la sinistra. Dopo poco torna) Non ha mai avuto né baffi né barba.

Vera         Scusate, signor Matteo, io ricordo di un giovane con baffi e barba. Se il vostro Mariano è stato sempre sbarbato, si affacciano due ipotesi: o non. è mai stato in casa mia, o c'è stato come tanti altri, ma io non me ne ricordo.

Luisa        (dalla sinistra, seguita a breve distanza da Virginia, Maria, Evelina e Arturo. Avendo ascoltato le parole di Vera, dall'altra stanza, interviene con tono deciso)

E non te lo ricordi, √® vero? Non te lo ricordi pi√Ļ a mio figlio! E tutte le lettere che mi scriveva quando era nascosto da te?

(Mostrandole un po' a tutti) Eccole. Parlano sempre di lei. Le frasi pi√Ļ dolci, le parole pi√Ļ belle erano per lei. Questa cattiva donna, questa malafemmina √® riuscita a fargli dimenticare pure la madre. Non gli ha dato respiro da allora, povero figlio mio! Adesso dice che non se lo ricorda... Denunciatela, mandatele la polizia in casa...

Vera         (disorientata) Ma è pazza...

Luisa        (convinta) A casa sua. Mio figlio sta a casa sua.

Vera         Ma non è vero, ve lo giuro.

Luisa        Non le credete. Ha tolto il marito ad una ragazza, e il figlio a una madre. Ma se è vero che esiste un Dio, la pagherai cara. Non troverai pace per tutti gli anni della tua vita, per il male che hai fatto alle nostre famiglie.

Vera         Signora, vi prego di calmarvi. Vostro figlio in casa mia non c'è e non mi ricordo affatto di lui.

Luisa        A casa tua sta mio figlio. 'O core m' 'o ddice. Una madre non si sbaglia. (Piange) Guarda, sto piangendo... sono una vecchia... tengo i capelli bianchi... m'inginocchio davanti a te... (cade in ginocchio) Dammi mio figlio... Voglio mio figlio!

(Tutti, meno Vera che è rimasta in disparte impres­sionata dalla scena, l'aiutano a rialzarsi)

Te dò chello che vuò tu...

Matteo    Su, su... donna Luisa...

Virginia   Uh, Madonna mia...

Luisa        (rialzandosi sempre piangendo) E io come faccio a vivere senza Mariano? Guardatela: non si commuove. Non una lacrima... Schifosa, non la fate scappare...

Matteo    State tranquilla; non scapperà. Andate sopra, andatevi a riposare. Virgì, accompagnala che penseremo  noi.

Luisa        (piagnucolando e cedendo alle insistenze di Virginia, Matteo e Maria, ti avvia verso la comune per uscire)

Figlio mio, figlio mio! Dice che non se lo ricorda... (Esce per la comune seguita da Virginia e Maria)

Figlio mio... figlio mio...

(Vediamo le tre donne attraversare il finestrone, raggiungere e salire la scala che porta ai piani superiori, mentre si odono le ultime parole di Luisa)

 

Io sono una povera vecchia sola... Tenevo sulo a chillu figlio... Mariano mio... Mariano mio... (Via).

Vera         Povera donna, mi dispiace. Il figlio presso di me non c'è. Vi consiglierei di interessarvi seriamente della faccenda, e cercare altrove.

Arturo    Ma scusate, noi abbiamo sentito dall'altra stanza. Voi avete ammesso il fatto, e poi dite che non ve lo ricordate. Come è possibile?

Vera         Ho voluto dare delle spiegazioni al signor Matteo perché è il padre della signorina, e poi è abbastanza simpatico.

Arturo    Perché, io sono antipatico?

Vera         Non lo so perché non vi conosco. (A Matteo) Come si chiama vostra figlia?

Matteo    Evelina.

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Signorina Evelina, faccia qualche cosa per rintracciare il suo Mariano; ma non lo cerchi in casa mia perch√© non c'√®. Glielo giuro. Anche lei avr√† sen¬≠tito quello che ho detto a suo padre poco fa, allora posso parlare apertamente. Pu√≤ darsi che sia stato nascosto in casa mia in quell'epoca; ma non deve trovare strano il fatto che io non me ne ricordi. Era¬≠no giorni pieni di avvenimenti... il ricordo mi √® rima¬≠sto nella mente molto confuso. Non mi ricordo del suo Mariano. Il mio aveva la barba e i baffi, ma dopo ognuno and√≤ per la sua strada, e non ci si rivide mai pi√Ļ. Ricordo poco di allora. Americani... inglesi... Si sognava chi sa che cosa; quali avvenimenti roman¬≠tici per l'avvenire... Signorina Evelina, mi creda. Anzi, se vuole proprio assicurarsene, mi venga a vedere. Suo padre ha il mio nuovo indirizzo: Vera di Lorenzo presso la famiglia Accardi. Faccio la istitutrice, ecco tutto. Due bambini che mi d√†nno un poco da fare, ma riesco ad educarli abbastanza bene. Ormai parlano correntemente l'inglese. Buon¬≠giorno, signori.

(Si avvia per uscire. Giunta presso la comune, si rivolge di nuovo ad Evelina)

Se vuole proprio assicurarsene, mi venga a trovare. (Ed esce).

Arturo    A me, 'a verità, sembra sincera.

Matteo    E pure a me.

Evelina ¬†¬† Allora ci deve essere un'altra donna. Ma comme: 'o giorno d' 'o matrimonio, 'o sposo sparisce e nun se fa ved√© cchi√Ļ?

Maria       (dalla comune) Un poco d'aceto. 'A signora Luisa, dopo i pianti che s'ha fatto, e 'a col­lera che s'ha pigliato, è svenuta. Mò sta sopr' 'o letto; ce sta vicina zia Virginia.

Arturo    Povera donna. Vedete che guaio che doveva passare.

Maria       (dalla cucina con bottiglia di aceto) Io vado. (Via).

Matteo ¬†¬† (a Maria) Andiamo piano con questo aceto... che da un momento all'altro non se ne trova pi√Ļ...

Arturo    Vorrei scrivere due parole al socio mio, a Bari. Ce sta nu foglio e na busta?

Matteo    Sullo scrittoio; fa il comodo tuo.

(Arturo si avvicina allo scrittoio e cerca l'occorrente per scrivere)

Evelì, tirati un poco su. Capisco che sei dispiaciuta, ma cerca di farti coraggio.

Evelina    Io sto dentro. (Ed esce per la sinistra).

Vincenza ¬†¬†¬†¬†¬† (dalla comune) Sign√≤, fuori ci sta un uomo che vuole parlare con voi. √ą nu brigadiere 'e pubblica sicurezza.

Matteo    Fallo entrare.

Vincenza       (introducendo il brigadiere) Accomo­datevi.

Il Brigadiere Grazie.  (Vincenza esce).

Matteo    Matteo Generoso sono io.

Il Brigadiere Voi avete fatto la denunzia per la sparizione di... (consultando il foglio) Mariano Conforto?

Matteo    Precisamente. Sedetevi. (E gli porge una sedia).

Il Brigadiere Grazie. (E siede).

Matteo    (sedendo anche lui) C'è qualche cosa di nuovo?

Il Brigadiere L'abbiamo trovato. (Arturo si avvicina ai due con interesse).

Matteo    Voi che dite?

Arturo    E  dove?

Il Brigadiere Voi la denunzia quando l'avete fatta?

Matteo    Dodici giorni fa.

Il Brigadiere Gi√†. √ą certo, ci siamo dati da fare. Voi, quando denunciaste il fatto, io non c'ero. Lo seppi la sera, perch√© la pratica fu affidata a me.

Matteo    E lo avete trovato voi?

Il Brigadiere Camminavo per il Chiatamone. E, sapete, pensavo ai guai miei... Tengo quattro bambini... Ho fatto un concorso per entrare in ufficio alla prefettura. M√≤ vediamo... Basta, quando vedo sull'altro marciapiede un giovane che cam¬≠minava... e guardava un manifesto di cinemato¬≠grafo, con una bella donna sopra. Sapete, quelle belle ragazze prosperose della cinematografia. Chi sa perch√© dissi: ¬ę Io devo domandare le generalit√† a quello ¬Ľ, Mi avvicino e dico: ¬ę Che fate qua? ¬Ľ -¬ę Voi chi siete? ¬Ľ - mi risponde lui. ¬ę Io sono un agente ¬Ľ ¬ę Sto guardando questo manifesto ¬Ľ -¬ę E cos√¨ da vicino?¬Ľ ¬ę Perch√© sto leggendo quello che hanno scritto a lapis sul seno sinistro ¬Ľ - ¬ę E che hanno scritto? ¬Ľ - ¬ę Quanto s√¨ bbona! ¬Ľ - ¬ę Bravo. E non l'avete scritto voi? ¬Ľ - ¬ę No, io lapis in tasca non ne tengo ¬Ľ - ¬ę Come vi chiamate? ¬Ľ - ¬ę Michele Evangelista... ¬Ľ. Chi sa perch√© pensai: questo √® un nome falso. Evangelista... ¬ęDocumenti!¬Ľ. Mi pre¬≠senta la tessera postale, la patente di abilitazione di secondo grado. Leggo: Michele Evangelista. Tutto in regola. Dico: ¬ęBuone cose¬Ľ - ¬ęArrivederci¬Ľ dice lui. E se ne va.

Arturo    (deluso) E allora?

Il Brigadiere Per dirvi che alle volte si sospetta ingiustamente.

Matteo    Ma voi avete detto che lo avete trovato.

Il Brigadiere S√¨, abbiamo trovato un giovane senza documenti, e che non si ricorda come si chiama n√© da dove viene. Uno smemorato. Gli abbiamo detto : ¬ę Tu ti chiami Mariano Conforto ¬Ľ. E lui non ha detto n√© s√¨ n√© no. Qualunque domanda gli fate, qualunque cosa gli ¬ę chiedete ¬Ľ dice che non si ricorda.

Arturo    Ma i connotati quali sono?

Il Brigadiere ‚ÄĒ √ą un giovane sui venticinque o ventisei anni, altezza regolare.

Matteo    Biondo?

Il Brigadiere Sissignore, biondo.

Arturo    Un tipo piuttosto distinto?

Il Brigadiere Sì, si vede che appartiene a una buona famiglia.

Matteo ¬†¬† √ą lui!

Il Brigadiere Tiene la barba e i baffi.

Matteo    (al brigadiere) Non è lui. Se tiene la barba, non è lui.

Il Brigadiere E si s'ha crisciuta mò?

Matteo    (ad Arturo) Tu che dici: s'ha cresciuta mò?

Arturo    In dodici giorni! (al brigadiere) Ma è lunga sta barba?

Il Brigadiere Regolare. Non √® una barba che pu√≤ crescere in dodici giorni; ma ci sono certi che la crescono subito. Dovreste venire con me per il riconoscimento. Se √® lui mi farebbe piacere, cos√¨ finisce la storia. Se no ci dobbiamo tenere quel ¬ę p√¨-semo ¬Ľ sullo stomaco... Sapete, uno smemorato vi fa perdere la testa. E poi pu√≤ essere pure una simu¬≠lazione.

Matteo ¬†¬† (ad Arturo) Io sono stanco... Art√Ļ, ci vai tu per il riconoscimento. (Si avvia per la comune) Se tiene la barba e i baffi non √® lui... (Via).

Il Brigadiere Allora venite voi?

Arturo    Veramente volevo scrivere una let­tera... Se ci sbrighiamo.

Il Brigadiere √ą quistione di una mezz'ora.

(Dall'interno della cucina giunge all'improvviso un fragore di vetri rotti, provocato da un colpo tirato con violenza, misto al precipitare in terra di utensili di alluminio) 

Ch'è successo?

Arturo    Non so.

Vincenza       (dall'ingresso) Ch'è stato?

Evelina ¬†¬† (dalla sinistra) √ą in casa nostra?

Vincenza       Dint' 'a cucina, signurì.

Arturo    (esce svelto per la prima a destra. Dopo una pausa breve torna chiudendo la porta alle sue spalle)

√ą niente, √® niente. √ą stata na gatta, che non capisco da dove ha potuto tras√¨, ha fatto un mezzo disastro.

Vincenza       (avviandosi verso la cucina). E nuie gatte nun ne tenimmo...

Arturo ¬†¬† (fermandola) Lascia stare, ci vai dopo. Accompagna prima il signore. (Al brigadiere) Se per¬≠mettete, vorrei scrivere prima quella lettera che vi dicevo; √® una cosa urgente. Voi andate, che fra mez¬≠z'ora vi raggiungo. Mezz'ora pi√Ļ, mezz'ora meno...

Il  Brigadiere  Certo.  Allora vi aspettiamo. Permettete e buona giornata.

(Esce seguito da Vincenzo).

Arturo    (guarda verso l'interno dell'ingresso per assicurarsi che l'agente si sia allontanato, poi si rivolge ad Evelina per annunciarle) Mariano. Evelì, Mariano!

Evelina    (disorientata) Mariano che cosa?

Arturo ¬†¬† √ą lui. Sta dint' 'a cucina.

Evelina    Veramente!

Akturo    Ma se vedi in che condizioni...

Evelina    E come mai! (Ed esce svelta per la prima a destra seguita da Arturo).

Mariano (dopo una piccola pausa entra dalla cucina, seguito da Arturo ed Evelina. Appare dimagrito dal primo atto. Capelli in disordine e barba incolta. √ą in preda ad uno ¬ę choc ¬Ľ che gli fa malamente controllare i gesti e le parole. La giacca e i pantaloni presentano strappi in diversi punti, e macchie di polvere e terriccio. Si massaggia il polso sinistro per calmare il dolore di una distorsione)

Sì, sono io... sono io!... Aria!... Aria!... Luce!...

(E cade a sedere su di una sedia, respirando avidamente).

Arturo    Un bicchiere d'acqua... (Evelina esegue).

Mariano Quindici giorni sono stato rinchiuso. Ho contato le notti da una fessura di un finestrone che da nel cortile. 'A llà vedevo quanno faceva juorno.

Evelina    Ma dove sei stato?

Mariano Chiuso. Chiuso nello stanzino, vicino alla cucina.

Arturo    E t'hanno chiuso dentro?

Mariano Mamm√†. (Parla nervosamente, quasi accusando l'egoismo di sua madre) √ą stata essa.

Evelina    Ma sono cose da pazzi!

Arturo    E perché?

Mariano M√≤ sentite. Tornai a casa tardi perch√© ero stato con gli amici. L'indomani dovevamo spo¬≠sarci. Trovo mia madre sveglia, la quale mi dice: ¬ę Non andare in camera tua perch√© se n'√® caduta la carta del soffitto, sta tutta sottosopra... T'ho aggiu¬≠stato il letto nello stanzino vicino 'a cucina ¬Ľ. Io stavo stanco, mi avevano fatto pure bere un poco... dissi: ¬ę Buona notte, mamm√† ¬Ľ. E mi misi a letto. Presi sonno immediatamente. La mattina mi trovai murato nello stanzino!

Arturg    Murato?

Mariano Evidentemente lavorò per tutta la notte, ed io non sentii niente. Murato a doppia fila di mattoni e cemento.

Arturo    E come se li era procurati?

Mariano¬† Un residuo della sopraelevazione della signora Bravaccino. Aveva lasciato solamente un foro per passarmi il mangiare. Infatti mi port√≤ latte e caff√®. ¬ę Mamm√†, mamm√†, che avete fatto? Evelina, il padre, la madre mi stanno aspettando! ¬Ľ. ¬ę C'√® la guerra, figlio mio... c'√® la guerra... Bello 'e mamm√†, quando finisce ti faccio uscire! ¬Ľ. Mi sono disperato, ho gridato: niente... faceva finta di non sentire.

Arturo    Ma queste sono cose da romanzo!

Mariano In seguito poi, e precisamente otto giorni fa, pensai di assecondarla per avere il tempo di mettere in pratica quello che ho fatto. Quanno me purtava ll'acqua, 'o mmangià, 'a ringraziavo e lle dicevo che aveva fatto bene a regolarsi così.

Svitai un ferro da sotto al lettino, e con quello ho praticato un foro nel muro. E da llà mi sono buttato su di una tettoia di un passaggio pensile, ho rotto il finestrino, e sono arrivato nelle cucina vostra.

Arturo    Scusami, Maria, ma tua madre non è sana di cervello. Queste sono pazzie. Glielo dicemmo che la storia della guerra l'avevamo inventata per Matteo, e lei sembrava che ci avesse creduto.

Mariano Niente, gliel'ho detto mille volte.

Evelina    Ma allora è veramente pazza, scusa.

Mariano Senza dubbio i dispiaceri hanno deter­minato uno squilibrio nella sua mente... E mò, chi ce 'o ddice ca me ne sò scappato?

Arturo¬†¬†¬† √ą pericoloso, sapete. Vuje 'a purtate 'o manicomio deritta deritta.

Evelina ¬†¬† E allora non dobbiamo sposare pi√Ļ?

Arturo    Embè, se vede come si dovrà fare. Qualcuno glielo dovrà dire.

(Dalla tromba delle scale si ode la voce alterata di Di Stasio).

Di Stasio ¬†¬†¬†¬†¬† (dall'interno) Questo non √® pi√Ļ un palazzo, √® una portella! Ma io m' 'o venno l'apparta¬≠mento e me ne vaco ncopp' 'a nu pizzo 'e muntagna!

Evelina    Oh, Madonna! Chisto strilla sempre. (A Mariano) Vieni dentro.

Mariano Sì, me voglio menà nu poco d'acqua nfaccia. (E si avviano per uscire a sinistra) Avete capito che ho passato, per la vostra geniale trovata?

(Ed escono tutti e tre).

Di Stasio       (appare sul pianerottolo, oltre il fine­strone) Dio lo sa la battaglia che si sostiene dalla mattina alla sera per la strada!

(Gli inquilini, meno la signora Bravaccino, affollano il pianerottolo come prima)

Chi ti vuole dare la fregatura, chi ti vuole vendere la stilografica, 'a lente americana... che poi √® una bassa imitazione fabbricata in Italia... 'e pezziente ca te cercano l'elemosina, il frastuono degli autobus, ca 'o Padreterno li dovrebbe distruggere! Ci dobbiamo sopportare pure i pellegrini ospiti della pensione Bravaccino... Addo sta? Mo fa ved√© ca nun sente? Torno a casa e trovo sul portone un gruppo di stranieri. Me so appiccecato cu n' indiano che m'ha fermato cu na carta mmano... ¬ę M'avite pi¬≠gliato p' o facchino d' 'a pensione? ¬Ľ. Non basta la invasione per le strade di gente d'ogni paese e razza... gli autopullman pieni cos√¨... Poi dicono che io sono attaccabrighe.

Cirillo     Basta, signor Di Stasio. Non vi prendete collera. Avete ragione. Finitela.

(Tutti rientrano nelle loro case mentre Di Stasio rimane solo a sbraitare).

Di Stasio Me ne scappo. Ma primma 'e me ne scappa,  'a casa l'incendio!

Matteo     (entrando) Ch'è successo?.

Di Stasio       La guerra! Don Matteo mio, una guerra infernale. Per le strade si combatte a corpo a corpo. Voi uscite di casa e trovate i fucili spianati. Gli stranieri sbucano da tutte le parti. Arrivano con ogni mezzo. Autopullman, treni,  aeroplani...

Matteo    Ma la vita si deve svolgere regolarmente...

Di Stasio E uscite, camminate per le strade, andate a vedere... √ą una invasione completa. Indiani, turchi, egiziani, inglesi, americani... Ma io me ne scappo...

Matteo    E io pure. Tengo le valige pronte.

Di Stasio       (sempre sbraitando, rientra in casa sua) Me ne scappo.

Matteo    (preso dal panico, grida con voce isterica) Vincenza! Vincenza!

Vincenza (dalla destra) Comandate.

Matteo    Le valige.

Vincenza       Quali valige?

Matteo    Quelle ohe stanno sempre pronte.

Vincenza       E ce aggia mettere 'e cammise sti­rate.

Matteo ¬†¬† √ą mumento 'e penz√† 'e cammise? Piglia le valige!

Maria       (attraversa il pianerottolo ed entra svelta in casa) Ch'è stato?

Matteo    (prende delle carte dallo scrittoio e le ripone in una borsa di pelle) Dài una mano pure tu.

Vincenza       'O signore vo' 'e valige. (Ed esce per la sinistra).

Matteo    L'invasione. Dobbiamo scappare. Per le strade si combatte a corpo a corpo.

Maria       Uh,  Madonna!  E  chi ve l'ha  detto?

Matteo    Non perdere tempo con domande inu­tili. Piglia le valige.

Vincenza       (dalla sinistra con due valige) Ecco qua.

Matteo    E le altre?

Vincenza       E comme 'e ppurtavo tuttuquante?

Matteo    Fate quello che dico e non fiatate. In questi casi deve prendere il comando e la respon­sabilità uno solo.

Vincenza       (torna con altre due valige) Ecco.

(Ed esce di nuovo. Questa volta s'incontra con Maria, la quale reca a sua volta altri due valigioni).

Maria       Ecco qua.

Matteo    Prendete tutto alla rinfusa, comme vène vène. Gli stranieri sbucano da tutte le parti: indiani, inglesi, egiziani, turchi... Non c'è tempo da perdere!

(E s'imbatte in Mariano che in quel momento entra dalla sinistra seguito da Arturo)

Guè, Mariano! Ti avevano fatto prigioniero?

Mariano E come lo avete saputo?

Matteo ¬†¬† L'ho immaginato. (Alle donne) E voi muovetevi! Sbrigatevi! Pigliate la roba che manca dalle valige. (Ad Arturo) Art√Ļ, tu va in cucina. Dentro al forno, in un buco tappato con una pietra, ce sta un sacchetto pesante. Sono monete d'oro. Portale qua. E porta delle provviste.

Arturo    Va bene. (Ed esce per la prima a destra).

Matteo    Maria, in camera da letto mio, dietro al comodino da notte, ce sta un buco, dentro al muro: ci troverai tre rivoltelle.  Pigliale.  Ce le dividiamo.

Mariano Va bene.

(Esce per la prima a sinistra).

Maria       (entra svelta. Si ferma un istante sull'uscio della stanza e tira un paio di pantaloni ai piedi di Matteo. Ed esce con Evelina).

Matteo    (apre ad una ad una le valige e s'accorge che sono vuote) E se capisce. Io parlo nfaccia 'o muro int' 'a sta casa. (Gridando verso la stanza attigua dove sono le donne) Avevate detto che le valige erano pronte! Sbrigatevi!

(Dalla stanza arrivano alla rin¬≠fusa capi di vestiario d'ogni genere. Matteo corre da una valigia all'altra e vi pigia dentro ogni cosa alla meglio. Dalla sinistra Arturo porge a Matteo una quantit√† di salami, provoloni e un sacchetto di fagioli. Ed esce di nuovo.Con parole analoghe il giuoco dura ¬ęcome a concerto¬Ľ. Dalle scale giungono sei o sette pellegrini, indiani, turchi, inglesi, francesi, egiziani, americani, i quali, giunti all'altezza della ringhiera che delimita il cortile, e dopo di essersi consultati fra loro, si avvi¬≠cinano al finestrone, e battono le mani sui vetri per chiedere qualche informazione. Matteo, nel vederli, rimane terrorizzato. E non riuscendo ad articolar parole, si limita ad esprimersi con inchini e riverenze che vogliono arieggiare un po' il forzato benvenuto all'inva¬≠sore, un po' il classico gesto con cui i napoletani, trovandosi di fronte ad una via senza uscita, vogliono dire a s√© stessi: ¬ę Statevi bene! ¬Ľ. E mentre il sacchetto di fagioli, mal sostenuto da Matteo, si apre determi¬≠nando una candida grandinata che ¬ę sghignazza ¬Ľ sui coperchi delle valige, e il ¬ę miagolio ¬Ľ petulante dei pel¬≠legrini aumenta di tono, cala il sipario).


ATTO  TERZO

In casa Conforto. Un'ampia stanza ariosa, linda, allegra. Allegra non per i toni dei colori, i quali sono piuttosto smorti e sbiaditi dal tempo, ma per l'insieme singolare dell'arredamento. Ogni angolo forma un ambiente a s√©: camera da letto, da pranzo, soggiorno, cucina e dispensa. In sintesi la camera presenta i caratteri e i conforti di un intero appartamento. Tutto √® stato collocato reli¬≠giosamente intorno, a testimonianza di un'epoca, una sensazione, un ricordo. √ą carico di fiori e rampicanti il balcone aperto sulla collina di Posillipo e sul mare. Erbe aromatiche di tutte le specie, dalla cedrina alla maggiorana, dal basilico al prezzemolo, insieme a ra¬≠chitici peperoni gialli e rossi, denunziano una testarda ambizione di coltivare su quel balcone pure il piccolo orto. L'insieme germoglia in vasi di terracotta di dimen¬≠sioni diverse, disposti con cura simmetrica e preziosit√† di gusto. I mobili saranno scelti ispirandosi il pi√Ļ possibile al buongusto dell'Ottocento. Cos√¨ anche i qua¬≠dri, i ninnoli, le tappezzerie, i tappeti e la coperta del letto. Nel mobile che decide la presenza della stanza da pranzo, vi saranno vasetti colmi d'ogni frutta in conserva. Ognuno di essi presenta, meticolosamente incollata, l'etichetta con il nominativo di ci√≤ che contiene, scritto a mano. ¬ę Ciliege sotto spirito ¬Ľ - ¬ę Marmellata di albicocche ¬Ľ - ¬ę Marmellata di amarene ¬Ľ - ¬ę Mar¬≠mellata di prugne ¬Ľ - ¬ę Carciofini sott'olio ¬Ľ - ¬ę Melan¬≠zane piccole sotto aceto ¬Ľ, ecc. In un altro mobile, quello destinato all'angolo che deve rappresentare il soggiorno, vi sar√† un numero notevole di bottiglie con etichette della stessa natura di quella dei vasetti: ¬ę Rosolio di rose ¬Ľ -¬† ¬ę Rosolio di violetta ¬Ľ - ¬ę Rosolio di gelsomini ¬Ľ

-¬† ¬ę Rosolio di fragola ¬Ľ - ¬ę Rosolio di caff√® ¬Ľ - ¬ę Nocillo ¬Ľ

-¬† ¬ę Stomatico ¬Ľ, eccetera. Verso l'angolo ¬ę cucina ¬Ľ su di una sedia, vi sar√† un cesto di pere.

Prime ore del pomeriggio.                                    

Luisa        (ha sistemato uno scrittoio al suo posto) Ecco, così sta bene. Per fare i conti, per scrivere una lettera.

Maria       Sì, qua sta proprio bene. (Ripigliando il filo del suo discorso) Voi non scendete?

Luisa        Addò?

Maria       Quando gli sposi distribuiscono i confetti.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Mar√¨, figlia mia, la forza per trasportare un mobiletto come questo non mi manca; ma per stare in piedi tutta la giornata, salire, scendere, agitarsi, non mi basta. In chiesa ci sono stata: mi sono messa a piangere quando il prete ha parlato; a pranzo mi sono commossa quando il compare ha fatto il discorso d'occasione... m√≤ basta. 'O sposo m'√® figlio, 'a sposa l'ho vista nascere... vedrai che non mi dimenticheranno. 'E cunfiette, m' 'e pportano certamente... e s√¨ nun m' 'e pportano, nun fa niente. (Indicando un punto della camera) Prendi quello straccio, (Maria esegue) cos√¨ prima di metterci le carte sopra, ¬ę ci ¬Ľ togliamo un poco di polvere.

(Maria comincia a spolverare lo scrittoio. Di tanto in tanto poi va sul balcone e batte lo straccio sulla ringhiera di ferro).

Maria       E ve pare che se lo dimenticano? Si capisce che i primi confetti saranno i vostri.

Luisa        E poi aspetto i tuoi.

Maria       Seh, e state fresca. Avete voglia 'aspetta. Antonio non si è liberato ancora da quella compli­cazione militare.

Luisa        Seh, e mò se libera.

Maria       Io dovevo sposare stammatina, insieme a Evelina. Invece proprio ieri sera gli è arrivata un'altra carta dal Distretto, e stammatina Antonio si è dovuto presentare.

Luisa        E non vi ha fatto sapere niente?

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Comme no? Ha telefonato verso le nove e mezza dicendo: ¬ę Rimandate il matrimonio. Appena posso scappare vi parler√≤ a voce ¬Ľ. L'avete visto voi per tutta la giornata? E nemmeno io. Ormai mi sona abituata. Vi giuro che se un giorno, a fondo di mare possa andare, mi trover√≤ con Antonio, inginocchiata sull'altare, davanti al sacerdote, mi verr√† talmente da ridere, che mi ¬ę cacciano ¬Ľ da dentro alla chiesa.

(Lo scrittoio è ormai in ordine. Luisa, dopo aver rin­chiuso nei cassetti le sue carte personali, vi ha siste­mato sopra calamaio, penna, lapis, carta da lettere e un piccolo calendario).

Luisa        Apri il tiretto di quel comò, io non mi posso curvare. (Maria esegue) Adesso ti faccio un bel regalo per tutti i servizi che hai fatto.

(Prende una sedia, si avvicina al comò e siede accanto al cassetto che Maria avrà già aperto)

Brava, così. Piglia quell'involto di stoffa celeste. (Lo indica).

Maria       (tirandolo fuori dal cassetto)  Questo?

Luisa        Sì. (Disfa l'involto e ne tira fuori uno scatolo rettangolare, lungo trenta centimetri ed alto quattro) Questo non è il regalo per te; è una cosa che non ti riguarda. (Deposita lo scatolo sul comò, e ricompone l'involto com'era prima) Pigliami quel­l'altro scatolino. (Indica un altro involto).

Maria       (glielo porge) Eccolo.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Qui ci sta il regalo. (Tira fuori dall'in¬≠volto un piccolo scatolino, lo apre e mostra a Maria un fermaglio d'oro) Tu non ti sei sposata oggi, ma il regalo te lo faccio lo stesso, perch√© sono sicura che domani o dopodomani ti sposerai. √ą uno spillo di smalto e corallo.

Maria       (ammirata) Quant'è bello!

Luisa        Adesso le signore questi gioielli antichi li portano un'altra volta.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Lo voglio far vedere a Evelina. (Chiude il cassetto) Salgo pi√Ļ tardi. Posso sal√¨?

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Si te fa piacere, f√¨gliarella mia, perch√© no? Pi√Ļ tardi devo pelare le pere per farle sciroppate. Se t'interessa di assistere...

Maria       Sì, a me me piace 'e vedé; ve dò pure na mano. Permettete, e grazie. (Alludendo allo spillo che Luisa le ha donato) 'O tengo pe' ricordo vuosto.

Luisa        E allora grazie a te.

(Maria esce per la destra mentre dall'interno si ode il campanello dell'ingresso. Dopo una piccola pausa Maria torna).

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† √ą venuta 'a signora di Lorenzo.

Luisa        Falla entrare. (Maria esce).

Vera         (dalla destra) Buongiorno, signora Luisa. Volevo fare una scappatina stamattina per vedere gli sposi; ma non mi è stato possibile.

Luisa        E voi lo diceste che non potevate venire.

Vera         Ho  mandato i fiori.

Luisa        Sì, grazie. Sedetevi. (Siedono).

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† A quest'ora mi riesce facile, i bambini studiano... e allora posso allontanarmi. (Prende dalla borsetta due piccoli pacchetti) Ecco. (Ne apre uno e ne mostra il contenuto) Questa √® la variet√† di geranio che le dicevo ieri. (√ą un ramo di geranio reciso di recente).

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (sinceramente interessata) √ą veramente bello.

Vera         Pensi, l'ho tagliato senza domandare il permesso a nessuno. Mi son portato dietro le for­bici; le finestre di quella villa sono all'altezza d'uomo! ho guardato da una parte e dall'altra: non c'era nessuno... ho tagliato e via. Glielo avevo promesso... Bisognerebbe conoscere l'epoca per trapiantarlo.

Luisa        No. E qua stiamo a Napoli. Se ficcate in terra una scopa sottosopra, l'indomani mattina la trovate cresciuta. Ci penso io, vi sono molto obbligata.

Vera         Si figuri. (Porgendole l'altro pacchettino) E questo è l'incenso. Ha visto? Me ne sono ricordata.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Grazie. La mattina, dopo rassettato, appanno le imposte del balcone, prendo sopra alla paletta due ¬ę acinielli ¬Ľ di fuoco, e ci metto sopra qualche granello d'incenso. Ma poco poco. La casa piglia quel senso di freschezza. Specialmente d'estate.

Vera         Se vuole rimanere sola, signora Luisa, non faccia complimenti. Verrò a trovarla un altro giorno.

Luisa        No, non ve ne andate. Mi fa piacere se restate qua un altro poco. Mi siete molto simpatica, e poi vi devo dire qualche cosa.

Vera         Anch'io resto volentieri con lei. Mi fa gioia. Avverto... non... so... un senso di sicurezza... di protezione.

Luisa        Eh... e chi può proteggere una povera donna come me?

Vera         A me, sì. Avverto la sua vicinanza, la sua figura, la sua voce. Tutto ciò mi rimane dentro e si tramuta in coraggio. Non so spiegarmi... e dal coraggio che me ne è venuto, traggo la protezione per me stessa.

Luisa        Non ho capito. Non parlate difficile perché non capisco.

Vera         (un po' umiliata) L'ho detto: non so spie­garmi.

Luisa        No, che c'entra. Sono io che non capisco e che, fra le altre cose, non voglio fare niente per capire.

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą un po' stanca.

Luisa        Eh... eh... proprio così.

Vera         E voleva dirmi qualche cosa!

Luisa        Sì. Ecco qua. Mio figlio si è sposato sta­mattina... una bella cerimonia in chiesa, un bel pranzo, adesso c'è il rinfresco e distribuiscono i con­fetti agli amici... A me me li manderanno perché non ho voluto scendere. Giustamente, come avete detto, sono stanca... Si è sposato, vi dicevo, e di questi tempi...

Vera         Ma gliel'hanno spiegato che la guerra non c'è, e che fu tutta una storia inventata?

Luisa        C'è. La guerra c'è.

Vera         Guardi, signora Luisa, glielo assicuro io. Non deve insistere su questo punto, le fa male.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Non √® di questo che vi volevo parlare. Mio figlio parte fra poco con la moglie, e io resto sola. Voglio sentirmi serena, tranquilla. Voglio sentirmi come vi sentite voi dopo che avete visto ¬ę a ¬Ľ me.

Vera         (rimproverandola teneramente) Allora aveva capito quello che le avevo detto.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma lo avete detto con parole complicate... Ho capito il ¬ę zuco ¬Ľ... diciamo, l'essenziale. Dunque resto sola. E per sentirmi come vi dicevo, mi devo togliere tutte le preoccupazioni, fino all'ultimo debi-tuccio morale che, nella vita, per ragioni indipen¬≠denti dalla propria volont√†, chi pi√Ļ e chi meno con¬≠trae. Con voi un piccolo debito ce l'ho, e me lo voglio togliere.

Vera         Ha un debito con me?

Luisa        Quando vi mandai a chiamare, e voi veniste qua, vi dissi che avevo sbagliato, che mi ero comportata male; ma non vi dissi tutto. Voglio dire che mi vergognai di liberarmi completamente, e se non lo faccio non mi sento a posto.

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ma niente altro mi deve dire. √ą una faccenda ormai esaurita.

Luisa        No. Inventai tutta una storia contro di voi... Vi dissi in faccia tante brutte parole; ma lo feci per un sentimento intimo mio, che secondo me giustificava qualunque modo di agire.

Vera         Ma certo. La mamma ha il suo diritto.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† No. Fino a un certo punto. Per l'offesa che feci a mio figlio Iddio mi perdoner√†, lo so, non pu√≤ fare altrimenti, mi deve perdonare per forza, e se no √® peggio per Lui... e non mi preoccupo pi√Ļ. Ma con voi devo fare diversamente. Vi devo dire che sono stata una bugiarda, una donna falsa e cattiva, vi devo chiedere perdono e vi devo baciare la mano. (Con infinita semplicit√† fa per prenderle la mano e baciarla).

Vera         (ritraendola risolutamente) Ma neanche per sogno. Questo non glielo posso permettere.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (delusa, rimane per un momento a riflettere, poi con tono pacato) Sentite, non perdiamo tempo con una lotta inutile fra me e voi. Tanto, ho deciso che vi devo baciare la mano. Fa pi√Ļ bene a me che a voi. Fatevela baciare presto, e non ne parliamo pi√Ļ.

Vera         (un po' commossa) Come vuole. (E le porge la mano).

Luisa        (felice) Oh, mò sì. (Prende fra le sue la mano di Vera, per un istante si ferma a guardarla negli occhi, poi riprende) Ho detto delle cose sul vostro conto che non esistevano, vi ho offesa perché sono egoista, falsa e bugiarda. Vi chiedo perdono e vi bacio la mano. (E depone un bacio sulla mano di Vera) Ecco fatto. Abbiamo pagato il debituccio e ci sentiamo meglio. (Accorgendosi che Vera non riesce a contenere le lacrime, la rimprovera teneramente) Ah... ah... no. E perché? Non dovete piangere!

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (sempre pi√Ļ commossa) Non lo faccio apposta. Certe volte, per gli urti sofferti nella vita, si crede fermamente di aver acquistato un grado di indifferenza... Invece non √® vero... (Piange) Ho tutto qui, nel cuore... Se le raccontassi...

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (serena) Non ce n'√® bisogno. Nella vita ognuno tiene qualche cosa sulla coscienza... Se pian¬≠gete, per√≤, vuol dire che dovete ancora piangere... Vuoi dire che ¬ę ci ¬Ľ avete qualche piccolo debito mo¬≠rale che non avete pagato ancora... Pagatelo e non piangerete pi√Ļ!...

(Una scampanellata all'ingresso rompe il silenzio).

Vera         Vado io. (Ed esce per la destra).

Evelina    (dall'interno) Grazie.

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† (internamente) ‚ÄĒ Non mi √® stato possibile. Mi sarebbe piaciuto tanto di assistere.

Mariano (sempre internamente) Mammà sta dentro?

Vera         (c. s.) Sì, è di là.

Evelina    (entra seguita da Vera, Maria e Mariano. Evelina e Mariano sono vestiti da viaggio) Confetti a domicilio! (Porge a Luisa una bomboniera d'argento).

Mariano (porgendogliene un'altra simile) E questa te la dò io.

Evelina    Sono state scelte proprio per voi, mammà. Quelle per gli amici non erano così belle.

Luisa        Grazie, figlia mia. Ma a me ne basta una  sola.   Quest'altra la  diamo  alla signora  Vera.

Evelina    Ma certo.

Vera         Perché se ne deve privare? A me basta un confetto solo, per l'augurio.

Mariano Ma no, quello che fa mammà sta ben fatto.

Luisa        Sì, quando si tratta di una bomboniera.

Mariano E poi a voi ¬ę vi ¬Ľ spetta. Se sto qua, sano e salvo, lo devo molto a voi.

Vera         Grazie, allora.

Luisa        E quando partite?

Evelina    Fra un quarto d'ora. Abbiamo distri­buito i confetti... e adesso mammà e papà stanno salutando gli amici. Qualcuno è rimasto ancora a parlare.

Luisa        (rassegnata) Allora, ve ne andate... Maria, figlio mio, ti voglio dare una cosa.

Mariano E tu il regalo già me lo hai fatto.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Non √® il regalo. √ą un'altra cosa. Mar√¨, piglia quella scatola che ho messo sul com√≤.

Maria       (pronta, esegue e la mostra) Questa?

Luisa        Sì. (Apre la scatola e mostra al figlio una cravatta) Maria, questa te la devi mettere... almeno una volta, ma te la devi mettere.

Evelina ¬†¬† (convinta) √ą bella.

Vera ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† √ą di stoffa antica.

Luisa        (al figlio, con timore) Non ti piace?

Mariano Sì, mammà, mi piace assai. Non me la metto adesso perché non si adatta al vestito.

Luisa        (ad Evelina) Ce lo devi ricordare tu.

Evelina    Ve lo prometto.

Mariano Ma dove l'avete comprata? Lo scatolo è vecchio... Ce l'avevate?

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† La comprai a tuo padre quando eravamo fidanzati. Cio√®, non la comprai io sola... Andammo io, mia sorella pi√Ļ grande, buonanima, e una sorella di mia madre, una zia mia pure buonanima, che tu non ti puoi ricordare. Allora, per scegliere la cra¬≠vatta per il fidanzato, non ci poteva andare una ragazza sola. Che figura faceva una ragazza che entrava sola in un negozio da uomo? Ci si doveva andare per lo meno in tre. E una delle tre doveva essere anziana... Perci√≤ ven√®tte zia Elvira. Tuo padre fu contento, almeno cos√¨ mi sembr√≤; ma non se la mise subito... e io mi sentii un poco umiliata. Quando sposammo, la trovai in un armadio, e la feci sparire. (Rivivendo il passato) Un giorno me la chiese. Dice: ¬ęMa quella cravattai ¬Ľ - ¬ęUhm? ¬Ľ dissi io ¬ę Si sar√† perduta ¬Ľ. E per dispetto non gliela volli dare. La tenevo nascosta e non ci pensavo pi√Ļ. Quando poi nell'altra guerra, quell'altra, non quella prima di questa... venne un maresciallo dei carabinieri e mi port√≤ la notizia... chi sa perch√© pensai subito alla cravatta. Me l'aveva chiesta tante volte... e io gli avevo fatto il dispetto...¬† E te la devi mettere tu.

Mariano (commosso) Allora, m' 'a metto mò! (Cambia la sua cravatta con quella del padre).

Luisa        (a Vera) Abbiamo pagato un altro piccolo debito morale.

Matteo ¬†¬† (entrando si rivolge immediatamente ad Eve¬≠lina e Mariano) Fatemi il favore jatev√©nne, se no finisce male fra me e l'autista. Gies√Ļ, che scostu¬≠mato. Prima di tutto ha rivoltato una strada col clacson, per chiamare... Dove si √® visto mai l'auti¬≠sta che chiama i signori col clacson... come se una volta il cocchiere, per chiamare il padrone, avesse fatto schioccare la frusta... E poi dice che √® tardi, che lui aveva combinato il prezzo per mezza gior¬≠nata... Ma con certi modi cos√¨ villani! Fatemi il piacere, scendete se no finisce male veramente. Mam¬≠m√† sta abbasso con il compare e la moglie. Vincenza ha sceso pure le valige.

Evelina    Allora, scendiamo.

Mariano Statte bbona, mammà.

Luisa        Fate buon viaggio, e benedetti, figli miei.

Vera         Ci vediamo domani, signora Luisa, verrò a trovarla.

Luisa        V'aspetto.

Evelina    (a Maria) Me ne vado, Maria. Tanti auguri per il tuo matrimonio.

Maria       (sorvolando) Grazie, grazie. Ma io scendo con voi. Ci salutiamo abbasso al palazzo.

Evelina    Tu non scendi, papà?

Matteo ¬†¬† No. Io se scendo mi piglio a mazzate con l'autista. √ą meglio ca ce salutammo cc√†. Faccio compagnia 'a signora Luisa.

Mariano Andiamo.

Matteo    E m' 'a vuò fa salutà a mia figlia?...

Evelina    (abbracciando suo padre) Ciao, papa.

Matteo (baciando teneramente sua figlia) Tor­nate presto, e ricordati di tutte le raccomandazioni che ti ha fatto mamma... Va bene che tu già lo sapevi; ma altro è la teoria, altro la pratica. Statte bbona.

(Con saluti affettuosi e mille raccomandazioni, gli sposi seguiti da Maria e da Vera, escono per la destra. Dopo breve pausa, durante la quale ha riflettuto sulle sensa­zioni di tutto l'avvenimento, un po' commosso considera ad alta voce)

Quando si marita una figlia, va bene che uno dice: ¬ę Meno male, se, n'√® andata ¬Ľ... Meno male in che senso? Che si √® sistemata... La figlia femmina ti d√† pensiero... se ti rimane in casa... Ma ti piglia quel risentimento... Che giornata! Mi sento la testa come un pallone. Gi√†, che giornata? Sono quindici giorni che non troviamo pace. Pare niente un matrimonio. Combattere con i fornitori √® diventato un inferno. E non ti puoi fidare di nessuno... Perch√© mentre credi nella buona fede di uno, ti devi ricre¬≠dere immediatamente, quando meno te l'aspetti ti sferra la fregatura. Uno in mezzo deve essere guar¬≠dingo; ti devi difendere, devi lottare. O devi imbro¬≠gliare pure tu e ti metti all'altezza, o vieni sopraf¬≠fatto completamente. √ą diventato un problema tra¬≠gico, che veramente ti tiene inchiodato al muro, e che ti fa sentire la nausea di tutto, persino della vita.

Luisa        (tranquilla) Non vi pigliate collera. Mò ve dò io na cosa che vi calma i nervi. (Si avvicina al mobiletto dove sono i liquori e l'apre).

Virginia   (dalla destra, un po' stanca della giornata e depressa per la partenza di sua figlia) Sono par­titi. (Non può contenere oltre le sue lacrime e si mette a piangere, abbandonandosi quasi fra le braccia di Luisa) Donna Luisa mia, come faccio senza Evelina. Figlia mia. Quant'era bella... Vuota mi ha lasciata la casa, vuota!

Luisa        Donna Virgì, ma perché voi pensavate di tenervela sempre vicina, la figlia vostra? Noi siamo i genitori; non siamo i proprietari dei figli. Pigliatevi un bicchierino pure voi, e vi calmate.

Virginia   Beata voi, che ve la pigliate allegra­mente.

Matteo ¬†¬† Vattene al balcone. Vai a ¬ęsvernare!¬Ľ Luisa (non raccoglie) Bevetevi questo. (Ha riem¬≠pito due bicchierini di rosolio di violetta) √ą rosolio di violetta. Non fa male. E tutto profumo.

Matteo    (annusando il rosolio) Com'è delicato. Lo fate voi?

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Rosolii che faceva la buonanima di mia madre. Occupo un poco di tempo. Virginia √ą buono veramente.

Matteo    Ma qua si respira. (Si avvicina al bal­cone) Virgì, tu vide stu balcone?

Virginia ¬† √ą un paradiso. (E va sul bal¬≠cone a godere del panorama).

Matteo ¬†¬† Sta camera nun se riconosce pi√Ļ.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ci ho messo qualche mobile che pi√Ļ mi stava a cuore.

Matteo    Infatti, ho visto che il resto dell'appar­tamento è quasi svuotato. Avete fatto salotto, stanza da pranzo, camera da letto... ce sta pure 'a cucina.

Luisa        Io qua vivo.

Matteo    Già. Vi siete, diciamo, rintanata... (Dopo una breve riflessione) Voi però, donna Luì, scusate se ve lo dico, siete rimasta con una idea fissa. Da tante vostre mezze frasi, dal vostro modo di vivere da un po' di tempo a questa parte, ho capito... io sò naso fino... che non avete creduto affatto che la storia della guerra fu inventata da quello spiritoso di mìo cognato, perché secondo lui poteva finalmente mettermi l'animo in pace. Bene mi ha fatto. Questo lo devo dire ad onor del vero. Perché adesso, vi giuro, se ne scoppiano dodici, una appresso all'altra, non mi fanno impressione. Ma voi non ci avete creduto, e siete sempre convinta che siamo in guerra. Ed io non so che farei...

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Don Matt√®, mi fate proprio tenerezza. Io, vedete, ormai sono vecchia... voi siete pi√Ļ giovane di me, ma vi garantisco che il mio cervello non lo cambierei con il vostro.

Matteo    Pecché! Pecché!

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Perch√© voi allora credete una cosa, quando ve la dice la radio. Voglio dire che la radio per voi √® pi√Ļ importante del vostro stesso pensiero. Voi volete convincere me che la guerra non c'√®, mentre voi stesso me ne parlate come di un problema tragico che fa sentire la nausea persino della vita. Venite qua. (S'avvicina al mobile dove sono le marmellate. Matteo automaticamente la segue) La marmellata a voi ¬ę vi ¬Ľ piace?

Matteo    Sì. Non ci faccio folla, ma un poco ogni tanto...

Luisa        (apre gli sportelli del mobile e mostra i barat­toli a Matteo) Queste le ho fatte io.

Matteo    E che precisione! (Leggendo qualche etichetta) Amarena, fragola, albicocca. Quant'è bello a tené tutte sti ccose dint' 'a casa. (Ferma la sua attenzione su di un barattolo di ciliege sotto spirito) Cheste sì. Cheste me fanno ascì pazzo. D'inverno sono un vero conforto. (Legge) Ciliege sotto spirito.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Io mi affeziono a queste marmellate. 'E vvoglio bene. Come se fossero creature mie. Quando sto sola e me vene 'o gul√¨o 'e nu poco d'amarena, per esempio, io ci parlo come se fosse una persona viva. ¬ę Quanto sei buona. Come sei saporita. Ti ho fatta io, con le mie mani. Sono proprio contenta di come sei riuscita ¬Ľ. E loro mi rispondono, dan¬≠domi un poco di dolcezza. L'unica dolcezza che ha il diritto di pretendere dalla vita una povera donna come me. E capisco... m√≤ capisco, perch√© la buona¬≠nima di mia madre faceva lo stesso, e perch√© faceva rivoltare la casa quando qualcuno della famiglia se ne serviva senza chiedere permesso a lei.

Matteo ¬†¬† E gi√†, dice: ¬ę Chello √® rrobba mia ¬Ľ.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† Ecco. √ą robba mia. Ma √® difficile. La marmellata √® veramente mia e nessuno me la tocca. E po' io tengo 'a chiave. E non commetto un reato se la chiudo dentro. (Richiude a doppia mandata gli sportelli del mobile e conserva la chiave in tasca). E cos√¨ coi fiori. Vedete stu balcone... Sono tutte piante che le ho fatte crescere con le mie mani. (Indicando una pianta) Quella non so, non mi ricordo da quanti anni la tengo. Figuratevi, ero signorina. Ne ha fatti traslochi appresso a me. Come quel mobile. (Indica lo scrigno) Era di mia nonna... Poi di mia madre... Quando abitavamo a For√¨a... poi alla Riviera. Alla Concezione... Non vi so dire quante case ha cambiato stu scrignetto. (Con tono di voce bonario, comprensivo) Vostra moglie poco fa ha detto: ¬ę Beata voi che ve la pigliate allegramente ¬Ľ. Don Matt√©, ho tolto il respiro ai miei figli. Da quando cominciarono ad avere uso di ragione. Se tardavano mezz'ora per tornare a casa pensavo subito ad una disgrazia. Per non farli uscire organizzavo trattenimenti in casa, invitavo ragazze carine, giovani: niente, non li potevo frenare. E qualche volta mi facevano capire apertamente che la mia presenza dava fastidio, Scappavano, se ne andavano. Me dicevano nu sacco 'e buscie per vivere per conto loro una vita che non mi doveva riguar¬≠dare. Don Matt√®, a Mariano l'ho chiuso dentro con un muro di mattoni e cemento. E nun se n'√® scap¬≠pato!... E se uno di voi andava a denunziare il fatto, le autorit√† non mi avrebbero chiusa in un manicomio! - ¬ę 'A pazza ¬Ľ - ¬ę 'A vedete 'a pazza! ¬Ľ - ¬ę Ma c'ha fatto! ¬Ľ - ¬ę Ha chiuso 'o figlio dint' 'a na stanza, e ha costruito nu muro nnanz' 'a porta! ¬Ľ - ¬ę E perch√©! ¬Ľ -¬ę Pecche s' 'o vuleva ten√© vicino, nun 'o vuleva perdere!... ¬Ľ - ¬ę 'A pazza ¬Ľ.

(Non può controllare ancora i suoi sentimenti. La voce di­venta opaca, mozzata da qualche lieve singulto subito represso)

Don Matt√®, vi ricordate le ordinanze tede¬≠sche dalla radio! ¬ę I giovani che non si presentano al Comando saranno puniti con la morte... I genitori che nascondono i propri figli saranno fucilati sul posto ¬Ľ. E avrei lottato ancora, ma avevo capito che Mariano mi avrebbe odiato. Un giorno mi ha detto: ¬ę Ma lasciami campare! Questa generazione passata! Prima ci avete inguaiati... ¬Ľ. Don Matt√®, vi giuro davanti a Dio che non sono pentita di quello che ho fatto, no! No, sono felice! Per quindici giorni l'ho sentito un'altra volta figlio mio, come quando ce l'avevo qua. (Con tutte e due le mani aperte si batte ripetuta-mente sul ventre) Come quando, durante i nove mesi di gravidanza, trovavo modo di rimanere sola con lui, sdraiata sulla poltrona, con le mani come le tengo adesso, per parlarci. (Si tocca ancora il ventre) E lui si muoveva dentro e mi rispondeva; mi rispon¬≠deva dandomi una dolcezza che voi non potrete mai immaginare! Io capivo lui, e lui capiva me, poi non ci siamo capiti pi√Ļ. ¬ę Generazione passata, generazione moderna... Beata voi che ve la pigliate allegra¬≠mente... ¬Ľ.

Virginia   (dal balcone, un po' mortificata) Io l'ho detto così senza pensare.

Luisa ¬†¬†¬†¬†¬†¬† (ripigliando il tono sereno delle prime scene) ‚ÄĒ E adesso ci penserete bene, e non lo direte pi√Ļ.

Matteo ¬†¬† Avete ragione, donna Lu√¨. Per√≤ con¬≠vincetevi, se avessero saputo il fatto, nessuno vi avrebbe dato della pazza. Avrebbero detto, come abbiamo detto noi: ¬ę √ą 'a mamma! ¬Ľ.

Luisa        Grazie, don Mattè.

Maria       (entra, indicando il cesto di pere)  Eccomi qua. Vogliamo pulire le pere? (Prende il cesto e lo colloca su di un tavolo).

Luisa        Sì, così mi trovo una cosa fatta. Siediti. (Maria prende due coltellini e un altro cesto vuoto per mettervi le bucce, poi si avvicina al tavolo e siede anche lei)

Ecco fatto. Devi togliere la buccia sottile sottile... (glielo dimostra con la pera che sta sbucciando lei) senza fare le ¬ę gradiatelle ¬Ľ di S. Antonio... e non togliere lo ¬ę streppone ¬Ľ, perch√© quello serve per pren¬≠derle dal barattolo.

Antonio   (d. d.) Maria! Maria!

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† √ą¬† tornato Antonio.

Antonio ¬† (entra dalla destra. √ą vestito da soldato Arturo lo segue. Antonio apre le braccia, in atto di mostrare tutta la divisa militare) Avete visto? Mi hanno vestito.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Uh, Gies√Ļ. E¬† pecch√©?

Antonio   Ma questi sono numeri, sono numeri!

Arturo    Ma io non capisco... Perché non ti sei spiegato?

Antonio ¬† Non mi hanno fatto parlare. La carta che ho ricevuto ieri, e questo l'ho saputo dopo, mi √® arrivata perch√© quel sergente che conoscevo, con il quale ho parlato altre volte, √® andato in congedo. E' ca 'o p√≤zzano accidere add√≤ sta m√≤, ha lasciato la vecchia pratica mia nel tiretto del suo tavolo. Il nuovo sergente l'ha trovata e mi ha mandato a chia¬≠mare per avere delle spiegazioni. Quando sono andato stamattina, (a Maria) che poi ti ho telefonato, c'erano le reclute, pi√Ļ di cinquecento uomini. Mi hanno messo in rango... io vuleva parl√†... niente: ¬ę Silenzio! ¬Ľ -e siamo andati a Reggimento. Per la strada pensavo: ¬ę Arrivati in caserma, mi metto a rapporto ¬Ľ. Che vuoi parlare... Siamo capitati nelle mani di un caporale, nu sardagnuolo, che poco mi capiva... Tanno √® stato cuntento, quanno s'ha pigliate 'e vestite borghese e m'ha miso 'a divisa. E solamente alla libera uscita mi √® stato possibile di scappare qua. (Disperandosi) Non finisce, non finisce pi√Ļ!

Arturo    No, finisce. Finisce perché mò t'accom­pagno io. (A Luisa) Scusate, signora.

Antonio   Perdonate questa scena pietosa.

Luisa        Per carità, fate conto di essere in casa vostra.

Antonio   (ad Arturo) Il vestito, voglio il mio vestito borghese.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Accompagnatelo voi, 'o z√¨. Si no chisto fa cchi√Ļ guaje.

Antonio   Ma io in caserma non entro. Vi aspetto fuori.

Arturo    Quando ti chiamo, entri. Restituisci la divisa e te piglio 'e panne borghese.

Antonio   Fosse 'a Madonna! E vogliamo andare?

Arturo    Andiamo.

Antonio   Mariano ed Evelina sono partiti. Hanno sposato. Mò fanno 'o viaggio 'e nozze. E bravo... Beati loro. Marì, siamo sfortunati. Ma sta vota m' 'o ssento: domani mattina sposiamo pure noi.

Maria ¬†¬†¬†¬†¬† Ant√≤, io me so scucciata. Non lo diciamo pi√Ļ. Se succede bene, se no salute a noi.

Antonio   Avete capito? Si perde l'entusiasmo, se capisce. Hai ragione, Marì. Me sarrìa scucciato pur'j. (Ad Arturo) Andiamo. (A Maria) Tu nun m'accumpagne?

Maria       (quasi distratta) No, sto qua. Mò sono salita.

Antonio   (ingoiando amaro) E statte ccà. (Poi a se stesso, come un'intima considerazione) Nu fidan­zato ca parte pe' suldato... a gente 'o saluta na vota, doje, tre, quattro... ma po' se scoccia. E che fa, saluta sempe? Statevi bene.

(Ed esce con Arturo).

Matteo    (alludendo alle pere) Le fate sciroppate?

Luisa        Si mette tutto assieme a fuoco lento, ogni chilo di pere, mezzo di zucchero...

Maria       E  quanto tempo devono cuocere?

Luisa¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Fino a quando l'acqua diventa dorata e sciropposa... Tu queste cose le devi sapere. Prima perch√© ti sposi e ti possono servire per tenerti tuo marito il pi√Ļ possibile in casa. Sai, gli uomini sono golosi. Pure se dicono : ¬ę No, io di queste cose non ne mangio ¬Ľ... Nun d√† retta, lo fanno per sentirsi superiori... ma poi sono capaci di mangiarsele di nascosto. Perch√© un poco di dolcezza nella vita piace a tutti quanti... E poi pure perch√© ti fanno compagnia, ti aiutano... e ti d√†nno soddisfazione. Apri il mobile e dici: ¬ę Questa l'ho fatta io... √ą roba mia!... Nessuno me la tocca ¬Ľ.

FINE DELLA COMMEDIA

    Questo copione è stato visto
  • 1 volte nelle ultime 48 ore
  • 2 volte nell' ultima settimana
  • 7 volte nell' ultimo mese
  • 178 volte nell' arco di un'anno